Acque interne, per la stagione 2022 in Fvg ritornerà l’attesa “trota iridea”

La stagione di pesca sportiva 2022 nelle acque interne del Friuli Venezia Giulia avrà una novità attesa a lungo dai pescatori del Friuli Venezia Giulia, ovvero l’immissione della “trota iridea”. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, riferendo che il Ministero per la transizione ecologica ha autorizzato la Regione Fvg – come informa una nota Arc – a immettere questa specie a scopo di pesca sportiva e per lo svolgimento delle gare di pesca per il prossimo triennio. «Si tratta di un risultato importante arrivato dopo un lungo percorso per il quale si è lavorato molto – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -, che fornisce la giusta risposta agli oltre 12mila pescatori sportivi di questa regione che chiedevano di riprendere le immissioni. Un ringraziamento sentito va al sottosegretario alla transizione ecologica Vannia Gava per il suo supporto determinante nel raggiungimento dell’obiettivo. Ora disponiamo di un’autorizzazione triennale che ci consente di dare risposte concrete al mondo della pesca sportiva».

L’assessore Zannier con Vannia Gava.

L’impiego di “trota iridea” era stato infatti abbandonato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale numero 98/2017 con la quale era stata dichiarata illegittima una legge regionale che autorizzava tali interventi e che la Corte aveva ritenuto di contrastare con il divieto dell’articolo 12 del Dpr 357/1997. La norma nazionale è stata però nel frattempo modificata e il divieto attenuato, aprendo la possibilità per le Regioni, su richiesta e previo studio del rischio connesso a queste operazioni, di ottenere apposita autorizzazione in deroga.
«La nostra Regione si è mossa per prima, avanzando una prima richiesta a febbraio – ha ricordato a tale riguardo Zannier -, ma gli organi incaricati dal Ministero per le necessarie valutazioni tecniche hanno richiesto numerose e approfondite integrazioni che gli uffici dell’Ente tutela patrimonio ittico hanno provveduto ad effettuare». L’autorizzazione consente per il triennio 2022-2024 il rilascio di femmine sterili di “trota iridea” nei soli canali artificiali indicati nell’autorizzazione e impone alla Regione Fvg un attento monitoraggio sul numero di individui immessi e quelli che vengono catturati, nonché l’esame della dieta degli individui che rimangono in acqua più a lungo per verificare il loro reale impatto.
«Si tratta di un primo importante risultato, ancorché parziale, perché la Regione chiederà immediatamente la possibilità di utilizzare pesci non autoctoni anche in alcuni corsi d’acqua naturali, prevedendo altresì l’utilizzo della “trota fario”, che coglie ancor maggiore interesse da parte dei pescatori. Siamo consapevoli – ha concluso l’assessore – che questi animali possono avere un impatto sulla conservazione delle specie autoctone e infatti il loro impiego è limitato nelle quantità e nel tempo ed è riservato ad alcuni corsi d’acqua attentamente selezionati. La nostra Regione opera da quasi trenta anni per la salvaguardia della “trota marmorata” e da oltre venti per la tutela del “temolo”, con specifici progetti mai finanziati dall’Europa o dallo Stato, ma sempre con fondi regionali. Siamo quindi i primi a voler difendere le nostre specie, ma siamo anche consapevoli che questo può avvenire anche mediante l’utilizzo controllato delle trote di interesse per la pesca sportiva».
La stagione 2022 si aprirà anche con altre novità concernenti i requisiti per esercitare la pesca sportiva, possibile ora non solo ai possessori di licenza di pesca, ma anche a coloro che per un numero limitato di giornate desiderano cimentarsi in questa attività. Questa maggiore flessibilità unita all’impiego di APPesca.fvg, l’applicazione per smartphone in distribuzione da gennaio 2022 sul sito dell’Ente tutela patrimonio ittico www.etpi.fvg.it, agevolerà i pescatori eliminando vecchie difficoltà burocratiche e consentendo finalmente la ripresa dell’attività e un rilancio dell’indotto economico e turistico ad essa legato.

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In copertina e qui sopra ecco due immagini della “trota iridea”.

 

Duino Aurisina (Carso) incoronata a Barolo “Città Italiana del Vino 2022”

(g.l.) Duino Aurisina è stata, dunque, “incoronata” Città del Vino 2022. E così la piccola ma grande Doc Carso – terra che esprime vini straordinari come Malvasia e Terrano – nel prossimo anno salirà sulla scena nazionale. Assieme a tutto il Friuli Venezia Giulia, il cui Coordinamento è stato protagonista alla Convention d’autunno – Assemblea nazionale dell’Associazione delle Città del Vino, che si è appena riunita a Barolo, in Piemonte. Infatti, non solo c’è stato il passaggio di consegne tra il famoso centro delle Langhe e il Comune di Duino Aurisina – Devin Nabrežina quale, appunto, Città Italiana del Vino 2022, ma sono pure state ufficializzate delle prestigiose nomine all’interno del nuovo Consiglio nazionale – oggi presieduto dall’abruzzese Angelo Radica – e nel gruppo degli Ambasciatori del Vino.

Francesco Marangon “ambasciatore”.

Il titolo di Ambasciatore è assegnato dalle Città del Vino a quelle personalità che si distinguono nell’attività dell’Associazione e nella promozione del proprio territorio vinicolo: a Barolo è stato insignito dell’importante onorificenza il professore dell’Università di Udine Francesco Marangon, docente di Economia ambientale al Corso di Laurea di Economia e Commercio e  di Economia ed Estimo Ambientale al Corso di Laurea in Scienze per l’ambiente e la natura, nonché coordinatore del Comitato tecnico scientifico italiano per la candidatura a Patrimonio mondiale Unesco Collio-Brda-Cuei. “Da anni a fianco del Coordinamento delle Cittá del Vino del Friuli Venezia Giulia – si legge nella motivazione alla nomina – per la promozione e la valorizzazione dei territori vitati. Enoturismo, paesaggio, sostenibilità ed economia circolare sono i temi cari al professor Francesco Marangon e che, grazie alla sua grande passione e competenza, sono diventati patrimonio e terreno di confronto con le Cittá del Vino”.

Angelo Radica neo-presidente.

A Barolo l’associazione ha anche tributato omaggio al presidente nazionale uscente Floriano Zambon, grande amico della nostra regione dove è stato frequentemente ospite delle iniziative delle Città del Vino Fvg. Come detto, le elezioni hanno visto nuovo presidente Angelo Radica, sindaco di Tollo, in provincia di Chieti. Nel nuovo consiglio nazionale che lo supporterà ci sono due esponenti del Friuli Venezia Giulia: il coordinatore regionale Tiziano Venturini, assessore alle attività produttive e turismo del Comune di Buttrio (riconfermato), e Maurizio D’Osualdo vicesindaco di Corno di Rosazzo e vicecoordinatore regionale (nuovo consigliere).
«Un fine settimana davvero intenso – ha commentato Venturini – in cui l’affiatato gruppo regionale, che consta di 26 Comuni e 4 Pro Loco, si è sentito pienamente parte della grande famiglia italiana delle Città del Vino. La meritata nomina del professor Marangon quale Ambasciatore e l’entrata in consiglio nazionale di due esponenti regionali permette al Friuli Venezia Giulia di mettere a frutto il suo impegno ora che si avvicina il grande appuntamento della Città Italiana del Vino 2022 Duino Aurisina – Devin Nabrežina».

Il nuovo consiglio nazionale.

Ricordiamo che i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 26: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna dl Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese, Torreano. Nel loro territorio sono presenti tutte le Denominazioni d’origine controllata della regione Friuli Venezia Giulia e vi risiedono circa 130.000 abitanti (pari al 11% dell’intera popolazione Fvg). Aderiscono anche quattro Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina e Risorgive Medio Friuli Bertiolo.

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In copertina, il gruppo Fvg delle Città del Vino alla Convention di Barolo in Piemonte.

 

Cresce ancora la Cantina Produttori Cormòns. E Vitae premia il Pinot bianco

Bilancio in crescita, nuovo impianto d’imbottigliamento e premio prestigioso a uno dei suoi grandi vini: proprio un buon momento per la Cantina Produttori Cormòns! Alla cooperativa friulana, divenuta famosa per il Vino della Pace, è stato infatti appena comunicato di aver ottenuto il massimo riconoscimento da “Vitae” 2022, la guida ai vini del Belpaese dell’Associazione Italiana Sommelier: le “4 viti” sono andate al Pinot bianco Doc Collio 2020, un vino elegante, che coniuga freschezza e complessità, morbido e delicato. «Un grande risultato, molto importante per la Cantina, un segnale che ci fa entrare nell’olimpo delle aziende regionali e nazionali per la qualità dei nostri vini – ha affermato con evidente soddisfazione il direttore generale Alessandro Dal Zovo -, con una varietà in questo momento oggetto di promozione e valorizzazione per le particolari caratteristiche che ha nel Collio». Il Weisser Burgunder o Pinot blanc fu così descritto al IV Congresso enologico del 1891 a Gorizia: “Sul Collio esso si dimostrò anche nelle marne argillose, dette ponca, adattissimo e ferace (…) nei dintorni di Cormons si riconobbero i pregi di questo vitigno”.

Nuovo impianto di imbottigliamento.


A questo premio si aggiungono altri risultati, a partire appunto dal consuntivo chiuso il 30 giugno, approvato all’unanimità dai soci due domeniche fa, con un fatturato che registra una crescita in un anno di pandemia, ed una tendenza positiva del primo trimestre del nuovo bilancio, che sfiora il 15%. «Una soddisfazione rafforzata anche dall’ottimo raccolto – precisa il presidente Filippo Bregant -, una grande annata favorita dalle condizioni climatiche ed atmosferiche, con una produzione maggiore del 10% e un’altissima qualità. Possiamo definirla una vendemmia tardiva, con il mese di settembre soleggiato, che ha condotto alla perfetta maturazione le uve. Bei segnali giungono anche dal mercato estero, con vendite in ripresa negli ultimi mesi grazie all’acquisizione di nuovi importatori».
La stessa domenica, a conclusione dell’assemblea, nello stabilimento da poco acquisito dalla Regione Fvg, è stato inaugurato il nuovo impianto di imbottigliamento. Un altro passo storico per essere sempre più efficienti e al passo con i tempi. Dopo l’intervento del presidente Bregant e del sindaco Roberto Felcaro, presente il consigliere regionale Diego Bernardis, il dg Dal Zovo ha illustrato le caratteristiche tecniche dell’impianto: «Per prima cosa – ha spiegato – abbiamo rifatto l’area con una nuova pavimentazione, su cui è stato montato l’impianto. È costituito da un monoblocco isobarico con riempimento a camera sterile, che lavora 4.500 bottiglie all’ora, se si tratta di vini fermi, e 2.500 bottiglie all’ora nel caso di spumanti. A fine linea è stato inserito un pallettizzatore automatico. L’investimento è stato di 1 milione di euro circa, supportato da un contributo del Psr, che rende più efficiente l’azienda e migliora la qualità del lavoro dei nostri collaboratori». Quindi, monsignor Mauro Belletti, che affianca i sacerdoti nel servizio pastorale a Cormons, Borgnano, Brazzano e Dolegna del Collio, ha benedetto l’innovativa attrezzatura. Un valore aggiunto in cantina, cui precede un importante lavoro in vigneto, con l’attenta selezione delle uve, effettuata con la supervisione del nuovo consulente Alessandro Zanutta.

La cooperativa vitivinicola.

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In copertina, il presidente Bregant e il direttore Dal Zovo brindano al buon momento della Cantina di Cormòns.

Un anno di “Io sono Friuli Venezia Giulia”: ci credono già 200 aziende

«Un bilancio positivo per il primo anno del marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”; risultati particolarmente importanti in un periodo straordinario qual è quello pandemico, un successo ottenuto grazie alla partecipazione convinta degli imprenditori del settore agroalimentare, della distribuzione e della ristorazione che stanno credendo nell’iniziativa di valorizzazione dei prodotti locali e del nostro territorio». Lo ha detto il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, collegandosi online al convegno “Un anno di: Io sono Friuli Venezia Giulia” tenutosi, nell’auditorium Antonio Comelli della sede della Regione Fvg a Udine. L’evento aperto alle aziende concessionarie dell’omonimo marchio ha fatto il punto sul progetto che valorizza sostenibilità e tracciabilità nel settore agroalimentare del Friuli Venezia Giulia.
«Tengo molto a “Io sono Friuli Venezia Giulia” – ha sottolineato Fedriga – alla cui base c’è la volontà di informare i consumatori sull’origine dei nostri prodotti e sull’impegno delle imprese sulla sostenibilità garantendo trasparenza e l’origine dei prodotti regionali. Accanto a questo, vi è il valore dell’appartenenza che riguarda tutto l’agroalimentare e le offerte dell’intero territorio del Friuli Venezia Giulia, sia produttive che turistiche. Il marchio dovrà spaziare sempre di più nella promozione delle nostre eccellenze e tipicità».

Zannier e il Marchio Fvg.

Il marchio – secondo Fedriga – contribuirà ad accrescere la conoscibilità dei nostri prodotti e di tutta la regione. «Un’idea ottima se non ha un’adesione corale non può ottenere risultati positivi come dimostrano invece i numeri: quasi 200 aziende hanno già aderito, mentre sono 300 gli articoli con il marchio e 107 i punti vendita e i ristoranti», ha riferito Fedriga che ha richiamato la strategia messa in atto fin dall’inizio della legislatura, quella di inserire la parte promozionale dell’agroalimentare all’interno di PromoTurismoFvg. Un altro aspetto sottolineato dal governatore ha riguardato le caratteristiche proprie del marchio: «E’ di facile lettura, il consumatore coglie immediatamente la provenienza del prodotto dal Friuli Venezia Giulia e la sua italianità. La capacità di penetrazione di un marchio è data anche da questa percezione».
Accanto al governatore, anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che ha analogamente apprezzato gli indicatori positivi del marchio. «Registriamo un’elevata risposta delle aziende a un progetto che cambia il paradigma: siamo abituati a pensare in un’ottica di certificazione di origine sui prodotti o di marchio di qualità sempre legato ai prodotti, oggi invece iniziamo a ragionare su uno strumento legato al sistema del Friuli Venezia Giulia, sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale delle imprese con una possibilità di espansione anche al di fuori dell’ambito agroalimentare da cui siamo partiti. Una valorizzazione complessiva del sistema porta vantaggi a tutti gli aderenti».
«Il marchio esprime anche l’orgoglio di appartenere al Friuli Venezia Giulia», ha aggiunto l’assessore, il quale ha comunicato che per il futuro saranno attuate alcune migliorie per rendere il marchio sempre più strutturato anche sul fronte delle garanzie nella concessione dello stesso «per dare il massimo grado di trasparenza». Zannier ha evidenziato, inoltre, la necessità di intraprendere la promozione «anche oltre il nostro territorio per far riconoscere la regione come una realtà nella quale le eccellenze sono presenti in tutti i comparti per arrivare a fare in modo che tutto sia “Io sono Friuli Venezia Giulia”».
Tra gli interventi anche quello di Claudio Filipuzzi, presidente Agrifood Fvg, che ha rilevato l’importanza della reputazione del territorio «un valore fondamentale, segno della credibilità e della riconoscibilità». Anche Filipuzzi ha rimarcato la necessità di allargare il marchio ad altre attività, dato che «non c’è un limite di settore al quale può essere applicato». In chiusura, Zannier ha rimarcato come «oggi le imprese comprendano la validità dello strumento e le opportunità correlate ed iniziano a ragionare come sistema, a vantaggio di tutti, non più in modo individuale».

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In copertina, l’assessore Stefano Zannier in collegamento video col governatore Massimiliano Fedriga.

 

“Vigne Museum”, oggi arte e cultura invitano fra le storiche viti di Rosazzo

“Ascolto dunque sono”, questo il titolo della sesta edizione di “Paesaggi Futuri al Vigne Museum” in programma oggi, 27 novembre, alle ore 15, al Vigne Museum e a seguire, dalle 16, all’Abbazia di Rosazzo dedicato al progetto editoriale No Man’s Book – Il libro di tutti (Di Paolo Edizioni), collana di libri d’artista prodotta dall’omonima Fondazione con la presentazione in anteprima dell’ultimo volume “Ascolto” realizzato dall’artista Liliana Moro e a cura di Cecilia Casorati.

Liliana Moro

Nato per espandere le opere d’arte ad un pubblico attento ed interessato all’arte contemporanea, ogni pubblicazione di No Man’s Book prevede l’intervento di un singolo artista lasciato libero di utilizzare gli spazi della pubblicazione come se fosse uno spazio espositivo. Una mostra personale sotto forma di libro. Oltre alla nuova opera di Liliana Moro, la collana comprende i libri d’artista di Yona Friedman, Jimmie Durham e Maria Thereza Alves, tutti curati da Lorenzo Benedetti. Realizzata in collaborazione con Ram radioartemobile e con la Fondazione No Man’s Land, l’edizione 2021 di Paesaggi futuri conferma dunque la natura interdisciplinare del Vigne Museum coinvolgendo ancora una volta importanti esponenti del mondo dell’arte e della cultura per riflettere su temi di attualità legati alla società e alle problematiche ambientali con particolare attenzione al rapporto Uomo/Natura. Arte e scienza quale volano per possibili scenari futuri di crescita e di consapevolezza sociale.
Parteciperanno all’incontro: Liliana Moro (artista), Cecilia Casorati (presidente Accademia di Belle Arti di Roma e curatrice d’arte contemporanea), Dora Stiefelmeier (Comitato scientifico Fondazione No Man’s Land), Isabella e Tiziana Pers (artiste e fondatrici di Rave East Village Artists Residency) e Leonardo Caffo (filosofo). Edoardo Vigna (caporedattore del Corriere della Sera e responsabile dell’inserto Pianeta 2021) aprirà una parentesi dedicata alla causa ambientale e al rapporto Uomo/Natura in continuità con gli altri panel organizzati al Vigne Museum. Moderatrice dell’incontro Giovanna Felluga (direttrice artistica Vigne Museum – AtemporaryStudio).

Il programma delle attività inizierà dunque alle 15, al Vigne Museum, con il saluto di benvenuto di Elda Felluga (presidente dell’Associazione culturale Vigne Museum) a cui seguirà la visita alla struttura artistico-architettonica realizzata nel 2014 dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean-Baptiste Decavèle. Il Vigne Museum, dedicato a Livio Felluga per il suo centesimo compleanno, è un museo ideale rivolto alla vite e al paesaggio, collocato tra i vigneti storici di Rosazzo, nel cuore dei Colli orientali del Friuli, a pochi passi dalla suggestiva Abbazia benedettina che domina il paesaggio circostante fino al mare.
Ed è proprio nella sala delle conferenze del complesso monastico che alle ore 16 prenderà il via l’incontro pubblico “Ascolto dunque sono” per terminare la giornata alle 18 a pochi chilometri di distanza, nel Borgo di Soleschiano, con la visione di “In Onda” progetto di Liliana Moro realizzato quest’anno a Rave East Village Artist Residency. Il tutto alla presenza dell’artista.
Come annunciato, la conferenza è stata preceduta ieri, sempre a Rosazzo, dall’incontro con la giornalista e scrittrice Eliana Liotta che ha presentato il suo ultimo libro “Il cibo che ci salverà”, edito da La Nave di Teseo, in occasione della rassegna d’autore curata da Margherita Reguitti “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”.
Gli incontri si svolgeranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. Obbligo di Green Pass e mascherina. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti: fondazione@abbaziadirosazzo.it

VIGNE MUSEUM – “Vigne Museum” Associazione culturale pone le basi sull’omonimo progetto artistico-architettonico. realizzato da Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle nel 2014 in occasione dei 100 anni del patriarca del vino Livio Felluga. Un museo ideale dedicato al paesaggio, collocato sulle colline di Rosazzo, tra i vigneti storici della Livio Felluga, nel cuore dei Colli orientali del Friuli. L’Associazione riveste il ruolo dI ideatore, attivatore e organizzatore di un programma d’incontri e progetti dove il mondo dell’arte e della cultura contemporanea, insieme a quello della scienza, si interrogano su diverse tematiche legate all’ambiente, al paesaggio, alla tutela del territorio e alla costruzione di una società più consapevole. Il Vigne Museum è una ricchezza per il Friuli Venezia Giulia, un bene collettivo che l’omonima Associazione, attraverso la sua attività di respiro internazionale, vuole restituire al territorio in forma di esperienze, incontri e approfondimenti. Un punto di riferimento istituzioni universitarie, fondazioni, enti pubblici e privati che sposano le finalità culturali del Vigne Museum. Nuova frontiera di museo, il Vigne Museum non è connotato da uno spazio fisico abitabile, si sviluppa bensì sulle idee, progetti e partecipazioni di personalità che lo arricchiscono con il loro contributo. Fitta la rete di istituzioni museali internazionali con cui collabora, in particolare con Ram radioartemobile e No Man’s Land Foundation, il Vigne Musuem rappresenta in sintesi un pensiero e detiene un’eredità storica, morale e valoriale che deriva dal suo autore, Yona Friedman, non solo architetto ma importante e rivoluzionario teorico del Novecento.

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In copertina e all’interno il “Vigne Museum” e l’Abbazia di Rosazzo in tre scatti di Luigi Vitale.

 

Mattinata nei boschi di Muzzana alla ricerca del tartufo bianco

di Silvio Bini

Muzzana Amatori Tartufi, in sigla Mat, è un’associazione senza scopo di lucro, intenta a diffondere le conoscenze appunto sui tartufi, in particolare quello del Turgnano e favorirne la crescita in una armoniosa e rispettosa gestione del territorio, soprattutto di quello boschivo. I boschi di Muzzana, resti dell’antica foresta lupanica, una vasta macchia che ricopriva la pianura friulana prima della colonizzazione romana, sopravvissuta alle bonifiche del secolo scorso, sono ricchi di piante simbiotiche che favoriscono la crescita del tartufo bianco pregiato.
Le attività di Mat (la più appariscente delle quali è “Trifule in fieste”, un weekend muzzanese sullo speciale tubero, piacevole e raffinato, che in periodo di Covid ha purtroppo segnato il passo) sono orientate allo studio della biologia dei tartufi, alle prospettive di miglioramento produttivo, all’aspetto gastronomico e alla crescita del patrimonio socioculturale della comunità. A tale riguardo, per domani 27 novembre, l’associazione muzzanese ha organizzato un’escursione nei boschi in cerca del tartufo. I partecipanti saranno accompagnati dai cavatori, esperti osservatori e conoscitori del territorio che ospita il prezioso fungo sotterraneo. Il ritrovo in piazza San Marco sarà alle 9.30, il ritorno è previsto per le ore 11.30 circa. Seguirà una degustazione. Il costo di partecipazione è di 30 euro. Per informazioni e per la prenotazione obbligatoria telefonare al numero 338.9323907 (Anita).

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Nella foto, il pregiato tartufo bianco di Muzzana del Turgnano.

 

“La pianta del mondo”, Stefano Mancuso riceve a Bologna il Premio Sprecozero

Va allo scienziato e divulgatore Stefano Mancuso, autore del libro “La pianta del mondo” – edito Laterza – la seconda edizione del Premio Vivere a #sprecozero, categoria Saggistica – Pagine di Sostenibilità, “per averci ricordato che tutto comincia e finisce con le piante e che credere di essere al di sopra della natura è uno dei pericoli più gravi per la sopravvivenza della nostra specie”. Nella medesima categoria la menzione Speciale va all’autrice Anna Perin per il libro “Il tavolino magico. Avventure di riciclo fuori dall’ordinario” (Sensibili alle foglie), una raccolta di racconti che ci fa scoprire la pratica “freegan” del recupero dalla spazzatura: uno spaccato di come si possa vivere, in particolar modo di notte, la città e le relazioni nella società capitalista, dello spreco consumistico.

Stefano Mancuso


La cerimonia di premiazione è in programma oggi 26 novembre a Bologna, nel Palazzo Municipale in piazza Maggiore, dalle 16. Sarà aperta al pubblico possessore di Green Pass e verrà trasmessa in streaming live sul canale youtube della campagna Spreco Zero. Interverranno, con il presidente di Giuria, Andrea Segrè, fondatore campagna Spreco Zero, il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, ambasciatore 2021 di buone pratiche. Il Premio Vivere a #sprecozero – Saggistica, pagine di Sostenibilità è promosso con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e con la collaborazione di ENI, in media partnership con Rai Radio2. Dettagli e aggiornamenti sul sito sprecozero.it
«Le piante – ci spiega Stefano Mancuso nel saggio “La pianta del mondo” – sono baricentro essenziale della possibilità di vivere su questo pianeta, sono letteralmente dappertutto e le loro storie si intrecciano agli avvenimenti umani e alla narrazione della vita sulla Terra. Perché le piante costituiscono la nervatura, la mappa (o pianta) sulla base della quale è costruito l’intero mondo in cui viviamo. Non vederla, o ancora peggio ignorarla, credendo di essere al di sopra della natura, è uno dei pericoli più gravi per la sopravvivenza della nostra specie». Stefano Mancuso, Premio Hemingway 2021 a Lignano Sabbiadoro per L’Avventura del pensiero, è un botanico, accademico e saggista italiano, insegna arboricoltura generale ed etologia vegetale all’Università di Firenze. È membro dell’Accademia dei Georgofili, membro fondatore della Société internationale pour le signalement et le comportement des plantes e direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale. È direttore dell’International Laboratory of Plant Neurobiology e uno dei membri fondatori dell’International Society for Plant Signaling & Behavior. Tra le sue pubblicazioni Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (Giunti Editore, 2013, con Alessandra Viola), Uomini che amano le piante (Giunti Editore, 2014), Botanica. Viaggio nell’universo vegetale (Aboca Edizioni, 2017), Plant revolution (Giunti Editore, 2017), L’incredibile viaggio delle piante (Laterza 2018), La nazione delle piante (Laterza 2019) e La pianta del Mondo (Laterza 2020).

Andrea Segrè e Luca Mercalli

 

 

E domani “Salvadigus” sconfina a Nimis per il gran finale con la selvaggina

Ultimo appuntamento con “Salvadigus”, l’affermato circuito enogastronomico dedicato alla tradizione della selvaggina. E per questa quarta serata, che conclude il breve ma intenso circuito, la manifestazione lascia il territorio di Tarcento per sconfinare in quel di Nimis, ma soltanto per pochi metri (la strada praticamente divide i due Comuni). Così, domani i buongustai si ritroveranno all’Osteria Tinat sulle colline di Borgo Cloz, in una posizione incantevole che lascia spaziare con lo sguardo da una parte sull’intera vallata di Nimis racchiusa dalle montagne e dall’altra sul Friuli fino a Udine e oltre. Uno spettacolo che di notte, con le luci, diventa ancora più suggestivo.
Come si ricorderà, il calendario ed i menu di “Salvadigus” (sottotitolo: “Caccia al gusto nelle Prealpi Giulie”) erano stati presentati nel corso di un incontro avvenuto nelle sale del ristorante Costantini, a Collalto, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, del riconfermato sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, e del critico enogastronomico Bepi Pucciarelli. Presenti, ovviamente, anche i titolari dei locali di “Salvadigus 2021”: e quindi Fabiana Capovilla della stessa Osteria Tinat, Luca Braidot dell’Osteria di Villafredda, Paolo De Monte (Il Ristorantino dell’Albergo Centrale) e Pio Costantini (dell’omonimo albergo ristorante). “Salvadigus” – aveva spiegato i ristoratori – si propone come una vera e propria esperienza itinerante nel gusto, definita “percorso di caccia”, a base di gustose carni di cinghiale, cervo, camoscio, fagiano, pernice e germano reale.
Quello di domani a Nimis è dunque l’ultimo appuntamento, ma “Salvadigus 2021” non chiuderà perché, fino alla fine dell’anno, tutti i quattro locali manterranno nel menu alcuni piatti di quelli ideati per la rassegna. Come è noto, la manifestazione enogastronomica beneficia del patrocinio del Comune di Tarcento ed ha come sponsor due eccellenze del territorio: il Ramandolo Docg, prodotto nell’area riconosciuta tra Nimis e Tarcento, e la Distilleria Giacomo Ceschia di Nimis, la più antica del Friuli. Per la partecipazione alle serate è indispensabile la prenotazione.

Nimis vista da Tinat in Cloz.

(Foto da Tripadvisor)

I RISTORANTI DI SALVADIGUS

Ristorante Osteria VILLAFREDDA – via Liruti, 7 Loneriacco di Tarcento Tel. 0432.79215
Ristorante COSTANTINI – via Pontebbana – Collalto di Tarcento Tel. 0432.792372-792004
Albergo CENTRALE-IL RISTORANTINO – via Garibaldi, 1 Tarcento Tel. 0432.785150
Osteria TINAT- via Cloz, 40, Borgo Cloz, Nimis Tel. 0432.1848238

 

“Il cibo che ci salverà”, Eliana Liotta domani all’Abbazia di Rosazzo

Doppio appuntamento da domani a sabato nell’Abbazia di Rosazzo, un viaggio dedicato all’ecologia, all’ ambiente e all’arte.
Il riscaldamento globale non potrà arrestarsi senza modificare il sistema alimentare da cui dipende un terzo delle emissioni di gas serra, responsabili dell’aumento delle temperature. Partendo da questa importante analisi, molti saranno gli spunti di riflessione del confronto con gli ospiti di Eliana Liotta, scrittrice di best seller e autrice del libro “Il cibo che ci salverà”, La Nave di Teseo, ed Edoardo Vigna, caporedattore del Corriere della Sera e responsabile dell’inserto Pianeta 2021. L’incontro, si terrà domani, alle ore 18, nella Sala della Palma del complesso abbaziale. Si tratta del penultimo appuntamento della rassegna 2021 de “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, curata dalla giornalista Margherita Reguitti, moderatrice degli incontri, e da Elda Felluga assieme alla Fondazione Abbazia di Rosazzo.
Il dialogo sarà centrato su un approccio duplice, ecologico e nutrizionale. L’autrice si è avvalsa della consulenza di due partner d’eccellenza: l’European Institute on Economics and the Environment (Eiee, Istituto europeo per l’economia e l’ambiente) e il Progetto EAT della Fondazione Gruppo San Donato.

Eliana Liotta

Nel libro, dove sono presenti anche percorsi di alimentazione, diete eco carnivore e vegetali, alternative gastronomiche volte a mitigare le emissioni inquinanti ma anche salutari per l’organismo e il mantenimento della linea, emerge un concetto molto importante: “Siamo quello che mangiamo e quello che mangiamo cambia il mondo”. Le molteplici risposte indicate dalla giornalista Eliana Liotta, ci guidano alla comprensione di quanto sia importante il processo alimentare per la salvaguardia ambientale.
Sabato 27 novembre, l’appuntamento dedicato alla sesta edizione “Paesaggi Futuri al Vigne Museum” dal titolo “Ascolto dunque sono” prenderà il via alle 15 con il saluto di benvenuto di Elda Felluga, Presidente dell’Associazione Culturale Vigne Museum, nel luogo dove è stata realizzata la stessa struttura artistico artistico-architettonica realizzata
dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean-Baptiste Decavèle. Seguirà una visita all’installazione a cielo aperto, dedicata a Livio Felluga per il suo centesimo compleanno; è un museo ideale rivolto alla vite e al paesaggio, collocato tra i vigneti storici di Rosazzo, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, a pochi passi dalla suggestiva Abbazia che domina lo sguardo circostante fino al mare.
Alle 16 nella Sala della Palma dell’Abbazia di Rosazzo prenderà il via l’incontro pubblico “Ascolto dunque sono”, dedicato al progetto editoriale “No man’s book/Il libro di tutti (Di Paolo Edizioni), con la presentazione in anteprima dell’ultimo libro d’artista “Ascolto” di Liliana Moro e a cura di Cecilia Casorati.


Gli appuntamenti si svolgeranno nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti Covid 19. Obbligatoria la prenotazione per ambedue gli incontri de “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” e di Paesaggi futuri al Vigne Museum “Ascolto dunque sono” all’indirizzo fondazione@abbaziadirosazzo.it, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Gli incontri de “I Colloqui dell’ Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” sono una rassegna letteraria realizzata grazie alla Fondazione Abbazia di Rosazzo, Livio Felluga, Vigne Museum associazione culturale e il Comune di Manzano. Informazioni sui siti: www.abbaziadirosazzo.it e www.vignemuseum.com e pagine social.

 

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In copertina, la storica Abbazia di Rosazzo in una foto di Luigi Vitale.

Dalla latteria di Maniago del 1882 a quella di Palse: un premio dalle Cooperative

Dalla prima latteria sorta nel 1882 a Maniago alle sfide odierne dell’era del Covid-19 su tutto il territorio del Friuli occidentale, dove la cooperazione pesa per il 10% dell’intero panorama occupazionale: il mondo produttivo provinciale celebra Confcooperative Pordenone che, erede della cooperazione di fine Ottocento e inizio Novecento, sorse nel 1951. Una ricorrenza che sarà ricordata nel convegno su invito “La Cooperazione a Pordenone. I 70 anni di Confcooperative”, in programma sabato 27 novembre, dalle 10, in sala Zuliani a Pordenone Fiere con la presenza del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini. La giornata vedrà anche la presentazione dello studio “La cooperazione pordenonese alla prova della pandemia: un dinamismo in trasformazione”, realizzato dal professor Daniele Marini, docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Padova.

Luigi Piccoli e Marco Bagnariol

«Questo convegno si lega idealmente alla data del 15 settembre 1951, quando nacque la nostra realtà – afferma il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli -, allora chiamata L’Unione friulana delle Cooperative e mutue della Destra Tagliamento, ancora prima dell’istituzione della Provincia di Pordenone nel 1968. Una deroga ai regolamenti nazionali di Confcooperative che fu resa possibile proprio in virtù dell’importanza delle cooperative locali nel tessuto sociale ed economico del territorio del Friuli occidentale». «La cooperazione – aggiunge il direttore Marco Bagnariol – costituisce un patrimonio economico-imprenditoriale del Friuli occidentale spesso poco conosciuto: i valori che guidano la nostra associazione sono però sempre più attuali e tramite questo evento vogliamo renderli più accessibili a tutti».

Il programma prevede, dopo la registrazione dei partecipanti e il welcome coffee, la parte istituzionale con la premiazione dell’unica cooperativa ancora attiva tra quelle fondatrici nel 1951 (la Latteria di Palse) e una di quelle di più recente costituzione (cooperativa di comunità Insieme di Meduno sorta da poche settimane) oltre al neocostituito Gruppo giovani di Confcooperative Pordenone. “Facciamo impresa nella comunità dal 1951” il titolo della relazione del presidente Luigi Piccoli, seguita dai saluti del prefetto di Pordenone Domenico Lione, del vescovo della Diocesi di Concordia-Pordenone, Giuseppe Pellegrini, di Daniele Castagnaviz, presidente di Confcooperative Fvg e portavoce di Alleanza Cooperative Italiane Fvg e dell’assessore alle attività produttive del Comune di Pordenone, Samantha Miot.

Lo studio del professor Daniele Marini sarà seguito dalla tavola rotonda “La cooperazione fattore di sviluppo nella comunità”, moderata dal direttore del Messaggero Veneto e Il Piccolo, Omar Monestier. Interverranno l’assessore regionale Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna Stefano Zannier, il vicepresidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine Michelangelo Agrusti, il presidente Consorzio tutela Doc Prosecco Stefano Zanette assieme agli stessi Piccoli e Marini. Conclusioni affidate al presidente nazionale di Confcooperative, Maurizio Gardini. Accesso su prenotazione e con Green pass. Info: pordenone@confcooperative.it

I soci fondatori nel 1951.

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In copertina, la cagliata è il passo fondamentale nella produzione del formaggio.