Flavescenza dorata nuovo flagello della vite oggi sotto la lente a Nimis. Fondi della Regione Fvg

di Giuseppe Longo

La Flavescenza dorata, per la vite, è il flagello del Terzo millennio, come lo fu la Fillossera da metà Ottocento, tanto da richiedere l’uso dei portinnesti. Un problema che ormai interessa tutte le zone viticole e quindi anche il Vigneto Fvg non ne poteva essere esente. E proprio per questo, vista la preoccupante situazione legata appunto al dilagare della malattia, il Consorzio Friuli Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con Unidoc Fvg ed Ersa, ha organizzato una serie di incontri in preparazione alla stagione 2023. Per cui la riunione dedicata alla zona settentrionale del comprensorio – dove c’è appunto anche il “cru” del Ramandolo, prima Docg ad essere istituita nel Friuli Venezia Giulia – si terrà oggi, 21 marzo, alle 18, nel salone delle ex scuole elementari in via Giacomo Matteotti a Nimis. Interverranno il dottor Sandro Bressan e il dottor Pierbruno Mutton, del Servizio Fitosanitario dell’Ersa, e il dottor Francesco Degano, coordinatore dei tecnici Unidoc Fvg. L’evento è organizzato in collaborazione con il Comune di Nimis.
Ricordiamo che la Flavescenza dorata è una malattia epidemica segnalata per la prima volta in Francia negli anni Cinquanta e in In Italia venne osservata nell’Oltrepò Pavese sul finire dei Sessanta. “I primi sintomi – si legge in una nota tecnica della Regione Veneto, dove il patogeno si è manifestato quarant’anni fa – si verificano generalmente in luglio, ma in annate particolarmente calde e sicci­tose si evidenziano già a metà giugno e possono interessare grappoli, foglie e tralci. Nelle manifestazioni precoci le infiorescenze o i grappolini disseccano e poi cadono. Nelle manifestazioni tardive, i grappoli raggrinziscono progressivamente fino a disseccare in modo parziale o totale. Nel caso di comparsa precoce dei sintomi, i tralci infetti appaiono di consistenza gommosa e tendono a piegarsi verso il basso, conferendo alla pianta un aspetto prostrato. La lignificazione non avviene o avviene solo par­zialmente e, nel contempo, i tralci si ricoprono alla base di piccole pustole scure dall’aspetto oleoso. Nel caso, invece, di manifesta­zioni tardive (settembre-ottobre) possono essere completamente lignificati e le foglie presentare i tipici accartocciamenti. Le foglie assumono colorazione giallo-dorata nei vitigni ad uva bianca e rosso­vinosa in quelli ad uva nera. Le decolorazioni possono essere limitate ad un settore della foglia o estendersi a tutta la lamina, comprese le nervature. La lamina fogliare risulta ispessita, bollosa, di consistenza cartacea, con i bordi arrotolati verso il basso, fino ad assumere una forma a trian­golo”.
L’anno scorso Giunta regionale aveva disposto lo stanziamento di ulteriori 40 mila euro per aumentare il numero di tecnici che svolgono attività di divulgazione, formazione, informazione ed assistenza tecnica relativamente al riconoscimento e al contenimento della Flavescenza dorata. Per effetto di questa delibera, è dunque salito dunque a 100 mila euro il totale dei fondi che la Regione Fvg ha riservato per contrastare il temuto patogeno. I primi 60 mila euro erano stati stanziati con la “Programmazione del sistema integrato dei servizi di sviluppo agricolo e rurale per il periodo 2022-2024”. Da ricordare, altresì, che il Consorzio delle Doc Fvg ha incaricato alcuni tecnici di visitare capillarmente i vigneti della regione per insegnare al personale addetto a riconoscere la fitopatia e ad adottare le opportune misure per il contenimento della stessa.

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In copertina e qui sopra foglie di vite attaccate dalla Flavescenza dorata.

CrediFriuli e Prosciutto di San Daniele insieme per il pegno rotativo sui Dop

Accordo tra CrediFriuli e Prosciutto di San Daniele. È stata siglata, infatti, una specifica Convenzione tra la Bcc e il Consorzio di tutela per il “pegno rotativo sui prosciutti Dop”. Lo prevede una legge del 1985, più volte aggiornata e, recentemente, semplificata nelle sue procedure. L’accordo consentirà, ai 31 prosciuttifici aderenti al Consorzio, di costituire in pegno le cosce di prosciutto presenti in magazzino a garanzia dei finanziamenti concessi da CrediFriuli. Proprio il Consorzio svolgerà l’attività di coordinamento delle procedure necessarie alla costituzione, gestione ed estinzione del pegno rotativo. All’atto della firma, avvenuta a San Daniele, erano presenti il presidente di CrediFriuli, Luciano Sartoretti, e il direttore del Consorzio, Mario Emilio Cichetti.
«Questa Convenzione rappresenta un modo per ampliare l’accesso al credito da parte dei prosciuttifici – spiega Sartoretti – che ora possono portare in garanzia i prodotti conservati nei magazzini, in aggiunta o in alternativa ad altre forme di garanzia. Siamo convinti che pure questo servizio sia in linea con la nostra politica dell’erogazione di credito sostenibile, vicino, anzi, vicinissimo alle piccole e medie imprese che fanno la vivacità e la ricchezza del nostro territorio».
«CrediFriuli si aggiunge agli Istituti di credito che supportano, da oltre trent’anni, il comparto del San Daniele Dop grazie al pegno rotativo per i prodotti a Denominazione di origine tutelata – aggiunge Cichetti –. La stipula di questa nuova Convenzione permetterà di estendere ulteriormente l’applicazione dello strumento per finanziare le aziende consorziate».
Le cosce suine marchiate, vendute nel 2021, sono state 2,8 milioni generando un fatturato totale di 350 milioni di euro, che registra un aumento del 14 per cento rispetto al 2020.

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In copertina, la firma della convenzione tra Cichetti e Sartoretti.

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

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In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

Ragogna, nuovo successo dei Fratelli Molinaro: lo speck tra i Grandi Salumi del Gambero Rosso

Il nuovo anno è iniziato sotto i migliori auspici per il prosciuttificio Fratelli Molinaro di Ragogna: lo “Speck di collina” è stato, infatti, inserito tra le eccellenze della norcineria italiana dalla Guida Grandi Salumi 2023 del Gambero Rosso. Per capire l’importanza del prestigioso riconoscimento, basti dire che nel prestigioso vademecum sono presenti 402 prodotti di 162 aziende; di questi, solo 35 in tutta Italia sono stati giudicati al massimo livello.
“Equilibrato, coinvolgente, soprattutto per l’incredibile dolcezza che evoca la crema pasticcera. Grasso eccezionale, che si sposa perfettamente con i sentori di erbe aromatiche e di caramello espressi dalla carne. Affumicatura da manuale. Eccellente, anche per l’assenza di conservanti”: questa la motivazione stilata dal panel di degustazione, un giudizio che premia l’impegno dei fratelli Monika e Renato – i quali portano avanti con passione l’attività avviata da papà Bruno e mamma Maria Assunta negli anni ‘70 del secolo scorso – e dei loro collaboratori.
Prosegue, quindi, il trend positivo dell’azienda friulana, che lo scorso anno ha festeggiato l’inserimento del “Prosciutto di Ragogna” nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, lista che viene aggiornata con cadenza annuale dal Ministero delle Politiche agricole. Nella guida del Gambero Rosso, “I Molinaro” sono presenti, oltre che con lo speck, anche con il Prosciutto di Ragogna 18 mesi e con il “Persut taront”, denominazione aziendale che identifica la “culatta”, ovvero il prosciutto crudo disossato e privato del “fiocco” e dello stinco.

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In copertina, lo “Speck di collina” dei Fratelli Molinaro di Ragogna.

Confagricoltura: la proposta svedese sulle emissioni industriali penalizzerebbe gravemente la nostra zootecnia

“Il voto del 16 marzo al Consiglio Ue ambiente (alla presenza dei Ministri dell’ambiente dei Paesi membri) non va nella direzione auspicata. La proposta di Direttiva sulle emissioni industriali – Ied (ossido di azoto, ammoniaca, mercurio, metano e anidride carbonica che riguardano le emissioni del comparto agricolo per il 7 per cento) la quale, pure dopo la proposta svedese di compromesso, prevede l’inclusione del settore bovino nel campo di applicazione con le conseguenti soglie di 350 unità di bestiame vivo per bovini e suini, non è stata corretta come Confagricoltura aveva chiesto. Lavoreremo insieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca affinché, nella fase di discussione, riesca a modificare l’orientamento generale e arrivare a una decisione finale favorevole per le imprese e per il settore degli allevamenti”. Così, in una nota, Confagricoltura commenta l’esito della votazione alla proposta svedese che amplia la sfera di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali includendo anche il settore bovino, attualmente escluso.

David Pontello


«Si tratta di una Direttiva che colpisce principalmente i piccoli allevamenti familiari i quali hanno rappresentato, negli anni, un tessuto economico e sociale importante per il territorio e la produzione della Dop e Igp (le famose “eccellenze agroalimentari”) – spiega David Pontello, responsabile della Sezione Economica zootecnica regionale di Confagricoltura -. Inoltre, rappresenta una nuova complicazione burocratica che equivale a un ulteriore costo (in termini economici e di tempo speso) che contribuisce a limitare l’attività e, in un certo qual modo, la voglia di investire nel comparto».
“Ringraziamo il ministro Pichetto Fratin e il Governo italiano per avere tenuto conto dei rilievi avanzati da Confagricoltura. Bene ha fatto l’Italia a esprimersi negativamente, – aggiunge l’organizzazione agricola – evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da numerose difficoltà. Sottovalutando l’impatto sul comparto, questa decisione rappresenta un disastro per la zootecnia”, conclude Confagricoltura.

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In copertina, un allevamento friulano di bovine di razza Frisona.

Doc Venezie ritorna a Prowein e Vinitaly. A Düsseldorf anche i bianchi di Armani

Siamo ai blocchi di partenza, tornano le più importanti fiere internazionali del vino a Düsseldorf prima, con Prowein dal 19 al 21 marzo, e due settimane dopo a Verona, con la 55ma edizione di Vinitaly dal 2 al 5 aprile, e come sempre si preparano ad ospitare migliaia tra produttori e visitatori provenienti da ogni angolo del mondo. Il Consorzio Tutela Vini della Denominazione d’Origine delle Venezie – la grande Doc italiana che riunisce gli operatori del Pinot grigio della filiera produttiva di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – non può certo mancare agli appuntamenti più significativi in termini di consolidamento di partnership e creazione di nuovi network utili a sviluppare strategie di comunicazione e promozione internazionali; ma soprattutto come importante sostegno per le aziende associate, in generale, e per quelle presenti ai due saloni in particolare.
Infatti, lo spazio espositivo allestito alle due kermesse del vino farà come sempre da punto di raccolta ed informazione per tutto ciò che riguarda territorio di produzione, numeri, stile e peculiarità del Pinot grigio delle Venezie e dove sarà possibile confrontarsi sui temi più attuali della Denominazione, conoscere più da vicino diverse referenze e ricevere indicazioni sulla posizione delle aziende socie presenti alle manifestazioni. Inoltre, al Prowein il Consorzio di Tutela guidato da Albino Armani si presenterà per la prima volta con un proprio stand, strumento chiave che arricchirà ulteriormente un racconto che parte dal territorio, passa attraverso i valori intrinseci di Denominazione d’Origine e si chiude con un prodotto unico e dallo stile inimitabile, il Pinot grigio delle Venezie, che proprio nel Nordest italiano trova la sua naturale collocazione.

Un prodotto molto ricercato e apprezzato dai mercati internazionali e una quasi totale vocazione all’export, che oggi sfiora il 95%. Incoraggiante il trend di imbottigliamenti della Doc delle Venezie nel primo bimestre del 2023 che si chiude con un +2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; in particolare assistiamo a un mese di febbraio molto performante, sia in termini di certificazioni – che toccano un +23% sullo stesso mese del 2022 – sia di imbottigliato per un totale di 140.648 hl di Pinot grigio delle Venezie Doc (di cui l’82% proveniente dall’ultima annata), ovvero il +7% sul 2022 messo in bottiglia in soli 28 giorni; un bilancio positivo degli ultimi mesi – e anni – ottenuto anche grazie al dinamismo degli imbottigliatori esteri che credono nei valori e negli alti standard qualitativi della Doc e che contribuiscono al suo successo. Nel secondo mese dell’anno le vendite di sfuso Pinot grigio delle Venezie raggiungono i 15.176 hl (di cui il 97% appartiene all’ultima stagione produttiva), dove i Paesi partner ancora una volta più fedeli alla Do triveneta sono nell’ordine: Germania, Usa, Uk e Austria.
Negli ultimi anni viene confermata la crescita del valore economico del Pinot grigio delle Venezie che è stata rilevante, con un trend iniziato nel 2020 e una stabilizzazione dello sfuso che da maggio 2021 non ha mai più visto il prezzo scendere sotto l’euro al litro (anzi, superandolo). Il Consorzio di Tutela è oggi testimone di un percorso di crescita anche della qualità della Denominazione d’Origine delle Venezie, con il suo stile fresco, elegante e versatile simbolo di italianità, che molte aree produttive del mondo cercano di emulare e che per questo deve essere vigilato e protetto. Chiaro infine l’impegno del Consorzio a voler aumentare la notorietà di marca a livello nazionale e fidelizzare sempre più il mercato domestico, con la certezza di replicare lo straordinario successo conseguito all’estero.

E al Prowein di Düsseldorf, anche quest’anno torna in scena la storica azienda Albino Armani per presentare al pubblico tedesco le nuove annate dei suoi vini prodotti tra Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia. Un territorio vasto e ricco, il Triveneto, patria di alcuni tra i vitigni e i vini più conosciuti e amati al mondo, varietà autoctone ed internazionali coltivate da decenni o addirittura secoli per portare sulle tavole rossi, bianchi, rosati e spumanti dalle caratteristiche più svariate, proprio come sono le microaree che disegnano le forme di questa terra da sempre vocata alla viticoltura. Tante le differenze, certo, ma anche un fondamentale comune denominatore che la famiglia Armani ha fatto diventare grande punto di forza nonché firma della sua produzione: le Alpi. Dalle Dolomiti venete e trentine fino alle Alpi Carniche che si affacciano sulle Grave, l’approccio produttivo di Armani svela la sua vera anima nella scelta e, conseguentemente, nella valorizzazione dei territori alpini, “l’unico contesto in cui mi sento a casa e a mio agio nel produrre vino” dice Albino con la sua fiera natura di “trentino doc”. Un areale, il Nordest, che a tutti gli effetti ha portato la qualità e l’eleganza dei grandi bianchi italiani nel mondo.
E proprio qui, nelle sue tenute di Dolcé in Vallagarina, di Crosano (Trento) sul Monte Baldo e a Sequals e Lestans in provincia di Pordenone, in luoghi spesso al limite per la coltivazione della vite (per quota o adattabilità pedologica), come mostra la foto, vengono prodotti i bianchi di Albino Armani che sposano il gusto del consumatore tedesco e che rappresentano la grande maggioranza del vino totale esportato nel paese dalla cantina: dal Gewürztraminer allo Chardonnay, dal Sauvignon Blanc – classico o superiore – al Lugana, fino al campione Pinot grigio oggi best seller aziendale in Germania, tutti veicolo di uno stile unico ed inconfondibile figlio dei territori di montagna e oggi ricercato a livello internazionale per freschezza, sapidità e versatilità; non mancano di certo qualità elevata, tradizione ed eleganza – attributi che comunque i tedeschi si aspettano dal prodotto enologico Made in Italy – e grande attenzione alla sostenibilità, a partire dal marchio Sqnpi – Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata che certifica tutti i vigneti di proprietà.
Ottime anche le performance del Prosecco firmato Albino Armani, che segue il trend positivo generale della tipologia, al primo posto dei vini italiani più consumati in Germania. Ma anche per i vini da base spumante di Armani vince il medesimo approccio. Qui la Glera cresce sotto l’antico sguardo delle Alpi Carniche – il paesaggio dei Magredi – dove si respira un clima pedemontano con forti venti e sbalzi termici, nell’altipiano disegnato dai fiumi Meduna e Tagliamento, dove regnano suoli notoriamente pietrosi e sassosi. La vite qui deve fare i conti da sempre con un contesto difficile, che concede rese naturalmente contenute ma con una qualità molto alta, dove prendono vita vini dall’inconfondibile tipicità, piacevolmente freschi, sapidi, eleganti e minerali.

Per maggiori informazioni
www.pinotgrigio.wine

Trento, conto alla rovescia per Vinifera: saranno protagoniste le etichette alpine

La città di Trento si prepara ad accogliere la quinta edizione di Vinifera, la mostra mercato dedicata ai vini dei territori alpini organizzata dall’Associazione Centrifuga, che si terrà negli spazi della Fiera sabato 25 e domenica 26 marzo. Oltre 100 i vignaioli e artigiani del cibo provenienti dall’arco alpino, italiano ed estero: sarà possibile degustare liberamente tra i banchi, ma anche acquistare direttamente i prodotti. Ad arricchire come di consueto la manifestazione un ricco calendario di masterclass organizzate nelle sale del Muse – Museo delle Scienze di Trento su viticoltura, territorio e sostenibilità.
Sabato 25 marzo, alle 10, Piwi Trentino, in collaborazione con Civit, propone il tasting I vini che verranno: microvinificazioni, prove di botte e nuovi imbottigliamenti. Evento gratuito, su prenotazione a info@piwitrentino.com. Alle 14.30 si terrà la degustazione I versanti dell’Etna, dedicata al territorio ospite della quinta edizione di Vinifera, con la partecipazione di Pietrardita, Quantico, Barone Beneventano, Tre.mi.la e Mecori. Evento a pagamento (10 euro), su prenotazione. Cose dell’altro mondo. Dai vini dell’Appennino calabro alla cucina del Sichuan, l’appuntamento di domenica 26 marzo alle 11, affronterà il pairing inaspettato tra la personalità tenace dei vini della montagna calabrese e le note piccanti e profonde dei piatti del Sichuan. A condurre questo percorso di confronto e degustazione Matteo Gallello alle bottiglie e Alessia Morabito ai fornelli. Evento a pagamento (10 euro), su prenotazione. Alle 14.30 si terrà Siro, la Sassella, i Terrazzi Alti, dove si parlerà di viti, vino, Sassella e Valtellina, degustando 6 annate di Valtellina Superiore Terrazzi Alti con Matteo Gallello accompagnato dai racconti di Siro Buzzetti. Evento a pagamento (10 euro), su prenotazione.
“Complice l’energia positiva che scaturisce dalla sinergia tra i vari soggetti che vi operano, Vinifera si sta affermando sempre più come l’evento del vino che annuncia la primavera e l’arrivo della bella stagione – afferma Luisa Tomasini, portavoce di Associazione Centrifuga –. C’è grande attesa per questa quinta edizione che viaggia verso il sold out; consigliamo a chi fosse interessato a partecipare di acquistare in prevendita il proprio calice, che garantisce l’accesso alle libere degustazioni tra i banchi dei vignaioli presenti”.
Per la parte dedicata al food confermata la presenza di una selezione di artigiani del cibo, piccoli grandi produttori e ristoratori locali che portano in mostra le loro specialità. Realtà fatte di persone che instaurano con il territorio un legame figlio di tradizioni passate ma anche attento alle esigenze contemporanee: gusti autentici, filiere corte, identità consapevoli, amore per la semplicità, ricerca del buono e scambio di conoscenze e di idee.
Rinnovato l’intento benefico della manifestazione a supporto di un progetto sociale sul territorio: “Quest’anno abbiamo deciso di destinare l’intero ricavato della vendita del merchandising (magliette, borse, taschine e guide) – continua Luisa Tomasini – al Centro Antiviolenza Associazione Coordinamento Donne Onlus di Trento, impegnato a contrastare ogni forma di violenza di genere attraverso l’accoglienza e il sostegno ma anche la promozione di attività̀ legate al cambiamento culturale, alla sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno della violenza”.
Il pubblico di winelover sarà chiamato durante i due giorni anche ad assegnare il premio “La Picca d’Oro” al miglior vignaiolo presente ai banchi della Mostra Mercato. Le schede per la votazione saranno disponibili presso lo stand di Associazione Centrifuga. Nelle precedenti edizioni il riconoscimento è stato attribuito a Villa Persani (2018), Malga Ribelle (2019), Cantina El Zeremia (2021) e Seppi Weingut (2022).
Completa la proposta di Vinifera, dalle 10.30 alle 17 di lunedì 27 marzo, Pro.Sit. – Tasting Ideas in a Professional Situation, un’occasione di incontri e assaggi pensata per i professionisti del vino. Anche questa giornata sarà caratterizzata da alcuni momenti di approfondimento. Alle ore 11 l’Associazione Pubblici Esercizi del Trentino, in collaborazione con Seac Cefor e l’enoteca online Enovely, presenta Alpine wine experience, un itinerario per scoprire il valore e le caratteristiche dei vini dell’arco alpino. Alle 12 Alfio Ghezzi, chef e patron del ristorante Senso al Mart di Rovereto, premiato con una stella nella Guida Michelin Italia 2023, proporrà La cucina attraverso, tre scale di lettura del paesaggio: Bioma, Locale, Pedologico. I vini in abbinamento agli assaggi suggeriti da Alfio Ghezzi sono selezionati da Ais Trentino. Evento gratuito, su prenotazione. L’ultimo appuntamento, alle 14.30, dal titolo Vini eroici dal cuore delle Alpi, storia di uomini e vigneti. Valsusa, emozioni da bere, si comporrà di mostra audiovisiva sulla Valsusa, presentazione del libro Valsusa, emozioni da bere e assaggio di un calice di Avanà Valsusa Doc, in collaborazione con Proposta Vini, Il Graffio Editore e La Chimera Viticoltura Eroica. Evento gratuito, su prenotazione.

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In copertina, ecco il logo della quinta edizione di Vinifera a Trento a fine marzo.

Anche la Vitovska “frutto del Carso” è un prezioso traino per l’enoturismo in Fvg

Il ruolo giocato dall’enoturismo è sempre più cruciale in Friuli Venezia Giulia. Infatti, l’80 per cento dei visitatori sceglie una destinazione tenendo conto dell’offerta enogastronomica del posto. E proprio l’enoturismo è stato in grado di favorire la crescita di tante piccole aziende che oggi rappresentano uno dei motori per la promozione territoriale, anche in questa zona della Venezia Giulia, incentivando un indotto fatto di realtà agroalimentari e di agriturismi che è decisamente in crescita.
E’ questo, in sintesi, il messaggio che l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo ha voluto lanciare ieri mattina alla presentazione del libro “Vitovska frutto del Carso” all’Infopoint di Duino-Aurisina. Il volume – realizzato con il contributo di PromoTurismo Fvg – è una riedizione aggiornata e in più lingue (oltre all’italiano, sloveno, tedesco e inglese) a distanza di quindici anni dal primo libro sulla Vitovska dal titolo “Vitovska, i vitigni dal mare al Carso”. La nuova pubblicazione (con prefazione di Carlin Petrini, testi di Stefano Cosma e Veronica Marzini) vuole rendere omaggio alla Vitovska come vero tesoro nascosto del Carso e al suo intimo rapporto con la storia e la cultura del territorio.
Oggi il Carso rappresenta un panorama vitivinicolo internazionale, un simbolo di artigianalità e di forte legame con la comunità rurale. Un territorio che ha enormi potenzialità, come ha evidenziato l’esponente della Giunta regionale ringraziando i produttori della Vitovska e gli altri produttori del Carso per la passione e la dedizione. Uno sforzo che è stato premiato anche con il riconoscimento di Duino Aurisina come Capitale italiana del vino nel 2022. Un riconoscimento che sta registrando effetti positivi sul fronte dell’enoturismo. Mai come negli ultimi anni, ha rimarcato l’assessore, la nostra regione ha visto molti piccoli borghi popolarsi di appassionati e intenditori. Ma anche di turisti curiosi di conoscere e scoprire territori attraverso la degustazione dei prodotti tipici e delle specialità che sanno proporre.
La Regione Fvg punta molto sull’enograstronomia, un segmento non legato alla stagionalità e che può contare su tutti i mesi dell’anno. E i risultati, è stato sottolineato, dimostrano che si è sulla strada giusta. Come dimostrano anche i 26 vini con etichette del Friuli Venezia Giulia premiati nel 2022 con i “Tre bicchieri” della prestigiosa guida del Gambero Rosso. Nell’ultimo anno, secondo i dati della Regione stessa, il segmento del vino ha pesato per il 21 per cento nel comparto agroalimentare con quasi 30 mila ettari coltivati a vigneto. Il settore occupa più di 23 mila addetti nelle 6.600 aziende vitivinicole. E il valore dell’export è stato di 180 milioni di euro.

Cia Fvg: priorità alla gestione delle risorse idriche e della fauna selvatica

Cia Fvg-Agricoltori Italiani ha deliberato un calendario di appuntamenti con i candidati alle elezioni regionali che si terranno nei giorni del 2 e 3 aprile. Massimiliano Fedriga, Alessandro Maran, Massimo Moretuzzo e Giorgia Tripoli saranno invitati a degli incontri che li vedranno protagonisti di uno scambio di idee con gli associati Cia Fvg. Chiare le priorità dell’associazione di agricoltori trasmesse tramite un documento ai candidati Presidenti delle quattro coalizioni in campo.

Franco Clementin


«Sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione della regione tra emergenze e crisi – riferisce il presidente Franco Clementin -. Guerra e siccità hanno impattato sull’intero sistema economico, mentre ci stavamo per riprendere dalla pandemia. Siamo colpiti dall’aumento dei prezzi e dell’inflazione e questa instabilità si riversa su imprese e famiglie, senza considerare che l’emergenza siccità (il 30 per cento delle colture è già oggi a rischio), soprattutto per gli agricoltori ma non solo, esige una politica di governo concreta e veloce come mai si è visto sino ad ora».
Cia Fvg chiede alla politica regionale diversi impegni nei primi 100 giorni del prossimo governo. «Insistiamo su alcuni punti – specifica Clementin –. Imprescindibile la difesa dell’agricoltura e dell’agroalimentare, settore trainante del Pil nazionale, ma anche contenitore di migliaia di posti di lavoro. Le aziende sono sempre pronte a impegnarsi sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione, sulla trasparenza, ma allo stesso modo aspettano risposte certe per il futuro. Grazie al Pnrr, finalmente, si potrebbero costruire infrastrutture per la gestione dell’acqua. Risale a diversi anni fa il progetto ideato dalla Federazione dei consorzi di bonifica per la realizzazione di invasi che non è mai stato recepito, ma che è indispensabile a fronte della siccità che ha distrutto i raccolti. Ora è venuto il tempo di un Commissario nazionale, altrimenti la situazione sarà disastrosa nell’estate prossima o, forse, già a partire dalla primavera in arrivo. Infine, non meno importante, chiediamo una diversa gestione della fauna selvatica (cinghiali, caprioli, nutrie, cormorani) che mette a rischio la sicurezza delle persone: è arrivato (e anche superato) il momento di passare ai fatti!», chiosa infine il presidente regionale di Cia.

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In copertina, esempio di irrigazione a goccia e qui sopra un branco di cinghiali.

 

 

 

Viticoltura e cambiamento climatico: da domani in streaming Giovanni Bigot

Qual è il futuro della viticoltura in un mondo in cui il cambiamento climatico si fa sempre più evidente? Come reagire a uno scenario sconosciuto, dove fenomeni violenti si manifestano sempre più frequentemente? Sono questi alcuni dei temi della nuova rubrica di Giovanni Bigot, fondatore della società Perleuve e ideatore dell’Indice Bigot, metodo di valutazione oggettivo del potenziale qualitativo del vigneto che prende in considerazione i nove parametri agronomici più importanti. A partire da domani 15 marzo alle 7.30, una volta al mese, l’agronomo e ricercatore friulano analizzerà l’impatto del cambiamento climatico sulla viticoltura attraverso l’Indice, i dati di oltre 400 aziende e gli indici bioclimatici calcolati per ogni area viticola.
Nella prima puntata, a discutere di viticoltura di precisione assieme a Giovanni Bigot ci saranno anche i professori Maurizia Sigura e Rino Gubiani, docenti del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine. Negli appuntamenti successivi interverrà anche l’enologo Ramon Persello, laureato in Viticoltura ed Enologia con una tesi sugli indici bioclimatici ed esperto di agrometeorologia e cambiamenti del clima.
La nuova rubrica si inserisce nella quarta stagione delle dirette Conversazioni viticole con Giovanni Bigot, che avranno come ospiti docenti universitari, ricercatori ed esperti dei diversi temi trattati. Le puntate saranno trasmesse in diretta streaming e rese disponibili in podcast su LinkedIn, Facebook, YouTube e sul sito di 4Grapes®.
“Bisogna conoscere il cambiamento climatico – spiega Bigot – per valutare le azioni da mettere in campo. Abbiamo acquisito i dati agronomici delle aziende presenti nelle più importanti zone viticole mondiali, li abbiamo analizzati e ne abbiamo ricavato delle previsioni che esporremo durante le dirette. Questi dati servono per comprendere il futuro, intravederne gli scenari e anticipare le scelte agronomiche. L’Indice diventa così uno strumento utile per leggere i fenomeni che sempre di più impattano su aspetti fondamentali della viticoltura, oltre che sul terroir”.
Da quest’anno, Giovanni Bigot insegnerà scouting viticolo nell’ambito della “Viticoltura di precisione” del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Udine. Le lezioni si concentreranno sulla raccolta di dati riguardanti le condizioni delle viti, delle foglie e dei grappoli, con l’obiettivo di identificare eventuali problemi e prendere le opportune misure preventive o correttive, aumentando il potenziale qualitativo del vigneto, riducendo l’impatto ambientale e i costi.
“Il monitoraggio del vigneto e la viticoltura di precisione – conclude l’agronomo friulano – entrano per la prima volta in un corso accademico, segno che si tratta di temi sempre più rilevanti nell’ambito dell’agricoltura e della produzione vinicola. L’introduzione di corsi universitari su questi argomenti rappresenta un importante passo avanti nella formazione di professionisti del settore”.

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In copertina, l’agronomo friulano Giovanni Bigot esperto in viticoltura di precisione.