Collio da uve autoctone, il punto all’Enoteca di Cormons: due nuove cantine aderiranno al progetto

Il successo del progetto del Collio da uve autoctone non si registra solamente con i premi delle guide e le ottime recensioni sui periodici di settore, ma anche dagli incontri organizzati per farlo conoscere. I sei produttori che portano avanti il progetto – Cantina Produttori Cormòns, Edi Keber, Muzic, Terre del Faet, cui si sono aggiunti Korsic e Maurizio Buzzinelli – hanno invitato numerosi viticoltori del Collio all’Enoteca di Cormòns. Una trentina i partecipanti, in rappresentanza di più di 25 aziende, che hanno ascoltato con interesse.


Ad aprire la serata è stato Alessandro Dal Zovo, direttore generale della Cantina cormonese, il quale ha illustrato le regole che si sono dati, senza voler mettere in discussione né in secondo piano il Collio bianco fatto anche con altre varietà, come prevede il disciplinare. Stefano Cosma ha poi proiettato una serie di slide per raccontare la storia dell’uvaggio “Colliano” o “Bianco del Collio”, che già nell’800 veniva portato alle esposizioni. Nel 1888, alla prima Fiera dei Vini che si tenne a Trieste al Teatro Rossetti con espositori da tutta l’Austria-Ungheria, la Società agraria di Gorizia portò in assaggio un “Vino Bianco Collio 1887” e questo prodotto era uno dei principali e dei più apprezzati del “Giardino del Goriziano”. Dopo la Grande Guerra, con la ricostruzione della viticoltura, fu dato maggior spazio alla Malvasia istriana e al Tocai friulano, che divennero gli altri due componenti del Bianco del Collio, assieme alla Ribolla gialla. Perciò sono state le varietà previste nel disciplinare della Doc approvato nel 1968.
Sono quindi intervenuti Kristian Keber, per ricordare come questa via sia in linea con quanto si voleva fare nel 2017 creando il Collio Gran Selezione e utilizzando le varietà storiche, Fabjan Muzic che ha spiegato come la scelta di scrivere “da uve autoctone” sia coerente con quanto previsto dal Testo unico della vite e del vino, mentre Andrea Drius, membro del Cda del Consorzio, ha ricordato che la guida Vinibuoni d’Italia nell’edizione 2022 ha premiato con il massimo riconoscimento, la corona, tutti i quattro “Collio vino da uve autoctone” mandati in assaggio.
Lasciato spazio alle domande, è stato spiegato che si è scelto l’utilizzo della bottiglia Collio Collio, di uscire con il vino dopo almeno 18 mesi dalla vendemmia, la presenza delle sole varietà Ribolla gialla, Malvasia (istriana) e (Tocai) Friulano con prevalenza di quest’ultimo, e la possibilità di affinamento in legno. Al termine tutti sono scesi per assaggiare i vini, così i produttori ed enologi interessati ad aderire hanno potuto confrontarsi sulle altre regole di autodisciplina e sulle modalità di adesione. Già due nuove aziende sono pronte ad unirsi al progetto.

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In copertina, le bottiglie delle sei aziende del progetto; all’interno, immagini dell’incontro all’Enoteca di Cormons.

Gli Allevatori Fvg ancora a Renzo Livoni: punta all’e-commerce Fattorie friulane

Sarà ancora Renzo Livoni a guidare l’associazione degli allevatori del Friuli Venezia Giulia. L’imprenditore zootecnico di Merlana è stato, infatti, riconfermato alla presidenza del sodalizio nel corso della prima seduta del consiglio di amministrazione eletto durante l’ultima assemblea dei soci. Per Livoni si tratta del quarto mandato consecutivo alla guida dell’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia, una conferma che gli consentirà di portare avanti i tanti progetti avviati nel corso degli ultimi anni tra i quali l’e-commerce Fattorie friulane e il Laboratorio di lavorazione della carne suina e bovina. Con lui entrano in giunta i due vice, Franco Baselli e Omar Maruccelli, e i consiglieri Moreno Caron, Gabriele Giacchetto, Lino Mazzolini e Agostino Listuzzi.

L’ASSEMBLEA – «Sono stati anni difficili gli ultimi tre, prima per gli effetti della pandemia, poi per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Una tempesta perfetta per la zootecnia già in difficoltà», aveva detto Livoni, aprendo nella veste di presidente uscente l’annuale assemblea dei soci a Codroipo, convocata per l’approvazione del bilancio consuntivo 2022 e per l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione. «Se il trend di chiusura, soprattutto delle stalle da latte, è ormai in atto da anni, la congiuntura economica caratterizzata da variabili impazzite come appunto quelle legate ai rincari di mangimi, fertilizzanti, combustibili ed energia ha dato un’accelerata che tradotta in numeri è costata, alla sola zootecnia da latte, la perdita nell’ultimo anno di ulteriori 20 stalle in regione, anche di una certa dimensione», aveva aggiunto Livoni ricordando che oggi le aziende zootecniche da latte attive in Fvg sono rimaste appena 600. Sempre meno. «Anche se – aveva osservato – rileviamo in certi casi l’avvio di percorsi di aggregazione che restituiscono al settore realtà di maggiori dimensioni, maggiormente in grado di far fronte alle turbolenze».
Dopo un 2022 che nel secondo semestre ha causato rincari per le aziende nell’ordine del 60%, il 2023 si è aperto con un parziale rientro dei costi e con un prezzo del latte tornato a livelli alti. «Oggi il litro di latte alla stalla viene pagato intorno ai 53 centesimi di euro contro i 35 dei momenti peggiori. E’ chiaro però – aveva evidenziato Livoni – che gli aumenti non ancora rientrati del tutto impattano significativamente sulla marginalità e lo fanno ancor più nei mesi a venire se, come si vocifera, il latte alla stalla verrà pagato qualche centesimo in meno».

NUMERI ED ELETTI – L’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia oggi controlla 40mila vacche da latte, circa l’80% del totale regionale, che sale a 120 mila se si contano che gli animali da rimonta. L’assemblea, e in particolare i 39 delegati chiamati a eleggere la nuova governance associativa, ha provveduto al rinnovo del consiglio di amministrazione che risulta composto dal presidente uscente Renzo Livoni, Franco Baselli, Lino Mazzolini, Moreno Caron, Gabriele Capitan, Marco Cecutti, Gabriele Giacchetto, Agostino Listuzzi, Omar Marucelli, Pancera Di Zoppola, Luca Frate e Stefanutti Matteo cui si aggiunge il consigliere delegato dalla Regione Fvg, Marco Boschian Cuch. Così composto, con un quarto dei consiglieri rinnovati, il nuovo Cda si è appunto riunito per eleggere il presidente chiamato a guidare l’associazione nei prossimi tre anni e portare avanti il corposo lavoro che ha visto impegnata la governance uscente e la struttura tecnica guidata dal direttore Andrea Lugo.

LAVORI IN CORSO – Un lavoro che Livoni aveva tratteggiato per sommi capi ai soci riuniti in assemblea, partendo dall’importante investimento sulle attrezzature del laboratorio analisi, un intervento da quasi 500mila euro, sostenuto dalla Regione Fvg, più volte ringraziata durante l’assemblea, «che da un lato dota l’associazione delle migliori tecnologie, dall’altro la mette al riparo dalla necessità di ulteriori investimenti per i prossimi 20 anni». Altri fronti di rilevo che vedono impegnata l’associazione sono quello di malga Montasio, dove proprio in questi giorni sono partiti i lavori per il rifacimento del caseificio, e il Centro fecondazione tori di Moruzzo che punta a produrre nell’arco di un biennio un milione di dosi di seme, forte dell’accordo con la Horizon Genetics che ha aperto le porte dei mercati statunitense e cinese al seme Fvg, e che per farlo necessita di un ampliamento degli attuali spazi. «Tengo infine a ricordare l’avvio del nostro e-commerce Fattorie Friulane, che ha consentito a 59 aziende del territorio, in larga parte zootecniche, di affacciarsi al commercio elettronico. E non ultimo l’avvio, proprio in questi mesi, del Laboratorio di lavorazione della carne suina e bovina, che l’associazione ha acquisito e dotato di due persone che trasformano le carcasse consegnate dalle aziende in insaccati e tagli di carne, riconsegnati sottovuoto o in vaschetta, così che queste possano commercializzarlo. Insomma – aveva concluso Livoni – oltre al ruolo di controllo che le è proprio, l’associazione in questi anni ha cercato di costruire una rosa di attività molto variegata nel tentativo di offrire al mondo zootecnico Fvg tutti gli strumenti possibili per garantirsi quella redditività che è l’unico modo per far sì che il comparto non si riduca ulteriormente».

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In copertina, il presidente riconfermato Renzo Livoni; all’interno, due immagini dell’assemblea dei soci.

Digital marketing e contratti d’appalto con Confagricoltura Fvg a San Vito

Continuano gli appuntamenti di approfondimento organizzati da Confagricoltura Fvg e Agrisoluzioni srl, all’interno dell’assistenza tecnica specialistica Sissar, con le imprese agricole friulane. Agli incontri sulle condizioni di occupazione e degli obblighi dei datori di lavoro, con particolare attenzione ai contratti di appalto, farà seguito il momento di assistenza ed approfondimento sugli aspetti inerenti alle prestazioni economiche dell’azienda agricola con evidenza al mondo dell’e-commerce e del digitale in genere.
Il prossimo appuntamento, aperto a tutte le imprese agricole, previa iscrizione obbligatoria alla mail assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it, è fissato per domani, 29 giugno, all’agriturismo Nonis di San Vito al Tagliamento, dove, una docente d’eccezione, Elena Roppa (presidente dell’Associazione donne del vino del Friuli Venezia Giulia), parlerà di digital marketing e uso dei social network per il vino e l’enogastronomia. Un incontro di approfondimento e conoscenza per le imprese agricole atto a migliorarne la competitività e la visibilità anche sui nuovi mercati e quelli emergenti.

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In copertina, Elena Roppa durante un incontro su tematiche vitivinicole.

Vini La Delizia, quando l’etichetta innovativa racconta Sasso e Terra

Concept grafico e packaging completamente rinnovati per Sass Ter, la linea di vini fermi de La Delizia Viticoltori Friulani, realtà di punta del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. La cantina cooperativa di Casarsa della Delizia presenta la rinnovata veste della sua linea premium di vini fermi, apprezzata in Italia come all’Estero. Un progetto sinergico tra l’ufficio marketing aziendale e la designer Dina Vecchiato che firma la nuova creatività della linea Sass Ter: la nota creativa – specializzata in lavori per il mondo vitivinicolo – coniugando rispetto dei valori aziendali e innovazione ha saputo raccontare nel profondo l’anima dei vini Sass Ter scegliendo sapientemente, con la sua visione unica e dalla grande sensibilità, materiali, colori e forme.

I vini protagonisti di questa nuova veste sono Sauvignon, Friulano, Pinot grigio, Traminer aromatico, Ribolla gialla, Merlot e Refosco dal peduncolo rosso. L’etichetta è un driver fondamentale nella scelta d’acquisto da parte del cliente, ma le nuove esigenze di mercato impongono sfide ulteriori, che La Delizia ha deciso di cogliere. Per questo l’etichetta ha un particolare effetto materico tattile: basta sfiorarla per percepire la ruvidità dei sassi e la granulosità della terra delle zone del fiume Tagliamento, basta toccarla per sentire il territorio in cui questi vini sono concepiti. Sassi che, dopo essersi staccati dalle rocce delle montagne friulane, vengono erosi durante il loro viaggio a valle da ghiaccio, acqua e vento. Perdono la loro spigolosità, si smussano e infine si depositano nella pianura friulana. Qui impastandosi con la terra creano il terreno dove crescono i vigneti La Delizia. Questa peculiare composizione territoriale favorisce l’equilibrio tra l’acidità del frutto, lo zucchero e i precursori di aromi che si riveleranno nel vino.
Tutto questo viene raccontato dall’etichetta con cromie naturali che evocano il sasso e la terra, la loro essenzialità e matericità. Anche la forma scelta evoca il profilo dei terreni dei vigneti La Delizia, mentre le lamine oro per i vini bianchi e di bronzo per i vini rossi donano luminosità e vitalità all’etichetta come il sole lo fa per il vigneto. Una precisa decisione per il lettering, pulito nelle sue linee ma allo stesso tempo intrigante, sa coniugare estetica e modernità. Il tutto in un rimando preciso tra vino, territorio e la sua gente.

“Volevamo – spiega Flavio Bellomo, presidente de La Delizia – trasmettere già attraverso il labelling e il packaging un intero mondo di valori attraverso segni grafici e sensoriali che veicolino al meglio non solo l’immagine del prodotto, ma anche il suo carattere. Era giunto il momento di dare questo nuovo “vestito” a Sass Ter, proprio per continuare a raccontarne nel miglior modo la qualità dei suoi vini a un mercato di consumatori che vuole sempre più conoscere, già attraverso la grafica e il packaging che caratterizzano la bottiglia, non solo la tipologia del vino ma anche il territorio, la realtà della cantina e la sua storia, al contempo ricca di tradizione ma con lo sguardo rivolto al futuro”.
“Sass Ter – aggiunge Bellomo – è il racconto del Sasso e della Terra, elementi evocativi della terra friulana. Una terra dall’anima generosa, essenzialmente operosa che s’intreccia con la tenacia del popolo friulano. Una sublime alchimia tra essenzialità e autenticità che rivela vini espressivi, dal carattere deciso e dall’anima sensibile. Una trama emozionante alla scoperta di autentiche interpretazioni che celebrano il territorio ed il carattere friulano. Da questi elementi fondamentali è nato il nostro progetto, che coniugando estetica ed esigenze di mercato, ha portato anche a una scelta molto attenta sui singoli componenti del packaging, scegliendo come partner dei fornitori che come La Delizia sono attenti nei loro processi produttivi alla sostenibilità e alla qualità”.

Da qui una filiera che coinvolge altre aziende – principalmente del Nordest – le quali dall’etichetta fino al tappo in sughero e alla capsula, sposano in pieno i valori sostenibili della cantina. Al fotografo Francesco Galifi infine il compito di raccontare questo lavoro creativo con scatti in cui i vini Sass Terr si fondono nei paesaggi della terra da cui nascono.
In un crescendo di sensi coinvolti, dalla vista al tatto, si arriva infine al profumo e al gusto, una volta che si stappa la bottiglia di vino Sass Ter. Ogni vino della linea ha la sua personalità, ma allo stesso tempo tutti sono caratterizzati da una struttura delicata e finemente bilanciata tra eleganza e complessità, per chiudere con un finale fresco e raffinato.
“I nostri vini Sass Ter – conclude il direttore de La Delizia, Mirko Bellini – sono il frutto di un’accurata selezione delle uve e di una sapiente vinificazione condotta nel pieno rispetto dei tratti distintivi ed aromatici delle uve. Con questo progetto di rinnovamento, comunicativo e commerciale, abbiamo voluto esaltare non solo le qualità dei nostri vini ma anche celebrare un tributo alla terra friulana e alla sua gente. Le scelte, dall’etichetta al packaging, permettono ora alla linea di rivelare immediatamente al consumatore espressività e vitalità dei nostri vini, apprezzati in tutto il mondo. Un’immagine rinnovata che, in maniera coerente con i nostri valori e innovativa, esprime la nostra identità nei confronti dei consumatori”.

Combattere il mal dell’esca della vite grazie alla tecnica della dendrochirurgia

Per combattere il mal dell’esca, i Vine Master Pruners Simonit&Sirch hanno messo a punto da anni con successo la tecnica della dendrochirurgia, una vera e propria operazione chirurgica sulle piante della vite grazie alla quale la carie bianca che colonizza la struttura legnosa delle piante e ne causa l’infezione viene eliminata con una specifica attrezzatura, mantenendo intatta la qualità delle uve.

I risultati che il Team Simonit&Sirch ha raggiunto in 13 anni di lavori e sperimentazioni sono sorprendenti e di grande importanza sia per la qualità dei vini che per il risparmio economico da parte dell’azienda: il 90% delle piante trattate è tornato infatti pienamente produttivo. La dendrochirurgia è, al momento, l’unica tecnica valida per fermare il mal dell’esca ed evitare l’estirpo del ceppo malato.
Per chi volesse apprendere le basi di questa tecnica, viene organizzato dal 31 luglio al 3 agosto, nel Campus Mario Schiopetto a Capriva del Friuli, un corso residenziale guidato dai tecnici Simonit&Sirch. Rivolto a tutti, il corso è un’occasione unica per apprendere questa tecnica in grado di prolungare la vita produttiva delle vigne. Il numero massimo di partecipanti è di 12 persone.
Il corso si articolerà in tre giornate di formazione per un totale di cinque lezioni pratiche e una teorica. Sede del corso sarà l’Accademia Vine Lodge di Capriva, dove i corsisti alloggeranno e si terrà la parte teorica, mentre le lezioni pratiche si svolgeranno nei vigneti limitrofi del Campus Mario Schiopetto. La quota di partecipazione è di 1.200 euro a persona e comprende, oltre al corso, tre pernottamenti con prima colazione, il noleggio del vestiario e dell’attrezzatura, l’assicurazione e una visita al Campus Mario Schiopetto (dove il Metodo Simonit&Sirch ha preso embrionalmente forma più di 30 anni fa), alle cantine dell’azienda e una degustazione dei suoi vini. Al termine, i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione al corso e la T-shirt PRUNINGUY/ PRUNINGIRL. Per chi si iscrive entro il 5 luglio la quota è di 1.100 euro.

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I tecnici Simonit&Sirch hanno sottoposto alla dendrochirurgia più di 15 mila piante di 12 varietà (Sauvignon blanc, Chardonnay, Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Sauvignon, Pinot nero, Riesling, Malvasia istriana, Sangiovese, Gruener Veltiner, Carmenere, Malbec), in vigneti di 12 regioni italiane e straniere: Collio, Franciacorta, Montalcino, Champagne, Borgogna, Bordeaux, Mendoza, Kamptal, Steiermark, Pfalz, Istria e Maipo in Cile. Analizzando i dati raccolti – e validati anche dall’Università e dall’Inra, Institut National de la Recherche Agronomique di Bordeaux – si evince che la dendrochirurgia rallenta la progressione di sintomi di mortalità delle piante infette e che la qualità delle uve è comparabile con quella di piante sane. Non è lo stesso per le piante infette non operate. In tredici anni di lavori e sperimentazioni, il 90% delle piante trattate è tornato pienamente produttivo.

Per iscrizioni e informazioni
VINE MASTER PRUNERS Academy
www.vinemasterpruners.com
info@vinemasterpruners.com

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In copertina e all’interno alcune immagini di un corso di dendrochirurgia viticola.

Manifesto contro il cibo sintetico (no da 39 associazioni) e per la difesa della qualità: il Parlamento farà una legge

No agli alimenti sintetici, sì alla difesa della qualità dei nostri prodotti. In Parlamento ha infatti preso il via il cammino del disegno di legge che vieta produzione, commercializzazione e importazione di prodotti alimentari realizzati in laboratorio e si rafforza il sostegno alla nuova normativa. Trentanove sigle – informa Il Punto Coldiretti – hanno firmato unite il Manifesto in favore della cultura del cibo di qualità e contro quello artificiale e di laboratorio. Mentre si lavora sul fronte scientifico per capire gli effetti sulla salute di questi nuovi prodotti.
Acli, AcliTerra, Adusbef, Anpit, Asi, AssoBio, Centro Consumatori Italia, Cia, Cna, Città del Vino, Città dell’Olio, Codacons, Codici, Consulta Distretto del Cibo, Ctg, Coldiretti, Demeter, Ecofuturo, Ewa, Federbio, Federparchi, Fipe, Fondazione Qualivita, Fondazione Una, Fondazione UniVerde, Globe, Greenaccord, Gre, Italia Nostra, Kyoto Club, Lega Consumatori, Masci, Movimento Consumatori, Naturasi, Salesiani per il sociale, Slow food Italia, Unpli, Wilderness, sono le sigle che, in occasione dell’incontro promosso dal responsabile Ambiente della Coldiretti, Stefano Masini, con chiarezza e varie motivazioni si sono espresse decisamente contro l’ingresso nel nostro Paese di carne, pesce, latte e formaggi sintetici. Al vertice, oltre ai rappresentanti delle sigle firmatarie, hanno partecipato con il sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro, parlamentari e professori universitari.
La Coldiretti per prima ha acceso la luce su una tematica che – ha spiegato il segretario generale Vincenzo Gesmundo in apertura dei lavoro – si voleva mantenere oscura. Qui – ha detto Gesmundo – riferendosi alle associazioni e movimenti che hanno firmato il Manifesto, c’è un mondo che esprime idee e con il quale siamo accomunati dalla battaglia contro gli Ogm. Il segretario generale di Coldiretti ha parlato di una lotta dura e per questo “vogliamo affidarci agli scienziati italiani”. Coldiretti ha già coinvolto numerose università e quello su cui punteranno gli studi è il microbiota, per verificare l’impatto che i cibi realizzati in provetta avranno sui diversi miliardi di microrganismi presenti nel tubo digerente.
Gesmundo ha anche evidenziato che le cellule nel bioreattore vengono nutrite con gli ormoni vietati nell’Unione europea e in Italia da più di 30 anni. Ha rispedito al mittente le accuse di oscurantismo piovute in questi mesi sulla posizione assunta dalla Coldiretti che ha avuto il merito di aver acceso la luce sul tema che ancora oggi molti, anche nell’ambito della Ue, non conoscono. Ha citato tra gli altri gli allevatori francesi ma anche alcuni parlamentari europei. E infine una difesa della zootecnia “la forma più avanzata di presidio del territorio”. Ancora una volta una scesa in campo mossa solo dall’impegno a preservare il bene comune senza battaglie autoreferenziali o corporative. Masini ha ribadito come il contrasto al cibo sintetico sia una battaglia di civiltà per garantire cibo di qualità a tutti e poi – ha aggiunto- Il cibo prodotto con stampanti 3 D non rallegra.
Un tema, dunque, assai complesso e che pone molti interrogativi. Sulla salute innanzitutto, ma anche sul futuro dell’agricoltura e sulla concezione stessa della vita e della gestione dei territori. Se non si contrasta la diffusione di queste produzioni si arriverà a cancellare la Dieta mediterranea che dura da secoli e non solo in Italia, ma nel mondo. Quanto poi alle accuse rivolte alla carne, dalla sicurezza alimentare all’inquinamento,
Maria Caramelli, dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte, ha sostenuto che dopo “mucca pazza” la carne è il prodotto alimentare più sicuro e controllato in assoluto. Ha detto che il modello della carne in provetta è quello dell’ingegneria dei tessuti, una pratica medica eccellente, ma per fare colture cellulari – ha aggiunto – servono almeno nella prima fase gli antibiotici. E va sempre utilizzato il siero fetale di vitello anche quando si realizza della carne di pollo, mentre per un altro processo della lavorazione si deve far ricorso a prodotti del maiale. Insomma nello spezzatino di pollo di laboratorio servono innesti di altri animali. Caramelli ha anche lanciato l’allarme sull’orientamento dell’Efsa di accorciare i tempi di approvazione dei novel food in cui potrebbe rientrare la carne sintetica. Ha infine sfatato due luoghi comuni e cioè che le produzioni sintetiche salvaguardino il pianeta e evitino sofferenze agli animali. Nel primo caso ha affermato che la lavorazione della carne “coltivata” impatta sul riscaldamento più di quella “vera”, nel secondo ha sostenuto che per prelevare il feto dalla vacca l’operazione non è indolore. Ma a preoccupare è soprattutto la tecnologia poco conosciuta e coperta da brevetti e dunque per Felice Adinolfi, professore di economia all’Università di Bologna, trattandosi di un prodotto non chiaro bisogna partire dalla definizione legale e serve un apparato regolatorio. Tutti hanno convenuto sulla necessità di un approfondimento scientifico che sia in grado di motivare bene il principio di precauzione che è alla base del disegno di legge del Governo. Un altro elemento chiave è di carattere sociale ed etico e riguarda il ruolo degli agricoltori e degli allevatori e la loro integrazione con il territorio di cui sono i principali difensori. Anche per la funzione strategica che l’agricoltura sostenibile può svolgere nell’azione per affrontare i cambiamenti climatici.

Domanda Pac, proroga
al 30 giugno

E’ stata ulteriormente prorogata al 30 giugno (dal 15 giugno) la presentazione della domanda di aiuti Pac per il 2023. Lo annuncia un decreto del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, pubblicato sul sito del Masaf il 12 giugno. Per le domande presentate oltre il termine del 30 giugno – precisa il decreto – si applicano le riduzioni previste dal decreto legislativo 17 marzo 2023, n. 42. Le modifiche alle domande vanno presentate entro il 25 luglio 2023. Oltre quella data sia le domande che le modifiche sono irricevibili. Il ministero ha accolto la richiesta di un ulteriore slittamento presentata con nota del 7 giugno dal coordinatore della Commissione politiche agricole della Conferenza delle regioni e province autonome. La proroga, secondo quanto affermato dalla Conferenza Stato Regioni, si è resa necessario per l’impatto sui sistemi informatici di raccolta delle domande, conseguenti alla tardiva formalizzazione di alcune decisioni in merito ai premi del primo pilastro e in particolar modo agli eco-schemi.

Cia Fvg: bene il Decreto Ue sul Parco Agrisolare che accelera la transizione verde in agricoltura

“Il via libera della Commissione Ue al nuovo Decreto per il bando Parco Agrisolare arriva come un nuovo input importante alla transizione verde dell’agricoltura italiana. Libera 1 miliardo di euro di finanziamenti, ma soprattutto accoglie lo svincolo dell’autoconsumo”. Così Cia Fvg-Agricoltori Italiani commentando l’ok da parte di Bruxelles alle misure del Governo per la seconda tranche di fondi del Pnrr, dedicati alla realizzazione di impianti fotovoltaici sulle strutture produttive agricole.

Franco Clementin


Nel dettaglio, Cia Fvg apprezza l’ok europeo al finanziamento a fondo perduto fino all’80% (con una dotazione di circa 700 milioni di euro), percentuale raddoppiata rispetto al precedente provvedimento, con la novità dell’”autoconsumo condiviso” e, soprattutto, il 30% di contributo (finanziamento pari a 75 milioni di euro), prevedendo maggiorazioni per piccole e medie imprese e per aree svantaggiate, con la possibilità di vendita dell’energia prodotta sul mercato, senza il vincolo di autoconsumo, da sempre battaglia della Confederazione.
«Riconosciamo il valore del lavoro fatto in questi mesi dal Ministero, ascoltando le nostre sollecitazioni perché venisse superato il limite dell’autoconsumo e dato spazio alle Comunità energetiche rurali – spiega il presidente regionale di Cia, Franco Clementin -. Con il nuovo bando si daranno più possibilità alle aziende di rientrare degli investimenti sul fotovoltaico. È chiaro – ha concluso – che bisognerà continuare a spingere su questi due fronti, per vedere ampliate, in modo significativo e davvero efficace, le opportunità di ammodernamento ed efficientamento del sistema produttivo agricolo. Il nostro settore è ormai in pista per essere sempre più sostenibile anche da un punto di vista energetico, ma va supportato con garanzie di reddito e nel processo culturale all’interno delle comunità».

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In copertina, fotovoltaico in un’azienda agricola per la produzione di energia.

Corno di Rosazzo, sipario sui vini Doc (un successo!) facendo confronti con la viticoltura egizia lungo il Nilo

A Corno di Rosazzo si è parlato anche di vini nell’antico Egitto nell’ambito della 52ma Fiera dei vini che si è appena conclusa con successo. Nell’ambito delle attività connesse con la storica rassegna enologica, la sala consiliare ha infatti ospitato una pregevole conferenza, dedicata alla cultura del vino e alla vinificazione sulle fertili sponde del fiume Nilo, nei vigneti vegliati dalle piramidi, organizzata per l’occasione dal Circolo culturale Corno presieduto da Sergio Paroni.

I relatori durante l’incontro a Corno.


L’approfondita lezione è stata tenuta da Antonella Testa e Giuseppe Polo, del Gruppo Archeologico Aquileiese. L’evento è stato introdotto dal saluto di Sonia Paolone, assessore comunale alla cultura e contestualizzato dall’intervento di Maria Visintini, del direttivo del Circolo, che ha presentato i relatori. Tra i presenti anche Federico Zilio, consigliere del Comune collinare.
I due relatori, attraverso una sequenza di immagini, hanno parlato dei metodi di coltivazione della vite e di vinificazione nell’antichità dell’Egitto rapportandoli con l’oggi in questo importante angolo della Doc Colli orientali del Friuli, hanno esposto le feste, i riti e le simbologie; a conclusione hanno recitato un componimento in onore del vino. Il pubblico attento ha apprezzato l’iniziativa, auspicando un potenziamento delle attività divulgativo-culturali, durante le varie manifestazioni che si tengono in paese. Il tutto si è concluso con un simpatico incontro conviviale sotto l’ampio tendone della Fiera. Della storia del vino si ritornerà a parlare in un prossimo incontro, sempre proposto dal Circolo culturale Corno, nel prossimo ottobre.

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In copertina, la viticoltura egizia in una raffigurazione rinvenuta in una tomba; qui sopra, antiche anfore vinarie.

 

Bollicine di Ribolla gialla a Lignano per le “storie” raccontate da Enea Fabris

Saranno protagoniste le fresche bollicine di Ribolla gialla nel secondo appuntamento degli Incontri con l’autore e con il vino, promossi dall’Associazione Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito, e curati dallo scrittore Alberto Garlini, dal tecnologo alimentare Giovanni Munisso e dall’enologo Michele Bonelli. Domani, 22 giugno, alle 18.30 a ingresso libero al PalaPineta nel Parco del Mare, proprio nel cuore di Lignano Pineta, Enea Fabris presenterà “Storie… che raccontano la storia”, in dialogo con Enrico Cottignoli.
“Storie… che raccontano la storia” è composto da una ventina di capitoli: nei primi tre, Enea Fabris va a ruota libera con ricordi della sua giovinezza vissuta a Ronchis, allora piccolo paese di circa 1.500 anime ad economia prevalentemente agricola; dal quarto capitolo si entra nella storia di Lignano, dove l’autore risiede da oltre mezzo secolo. Dalle origini del centro balneare friulano fino ai tempi nostri, un completamento del precedente libro “Dalla sabbia … all’Oro”.
La vera storia di Lignano ebbe inizio il 15 aprile 1903, quando salparono dal porto dei pescatori di Marano Lagunare sei grandi imbarcazioni con a bordo molte autorità, e un gruppetto di giornalisti udinesi. Alla compagnia si unirono tre signore che portarono con sé tre rametti di ginepro che misero a dimora in segno di buon auspicio. Dopo un lungo zig-zag di circa un’ora lungo i canali della laguna, sbarcarono sulla punta estrema della penisola servendosi di un rudimentale pontile in legno che veniva usato dai finanzieri della locale caserma. Tutti i componenti della comitiva furono presi da un certo entusiasmo nel trovarsi in un’area selvaggia in riva all’Adriatico con estese dune di sabbia a perdita d’occhio, ricoperte da una folta vegetazione spontanea. E fu qui che decisero di posare la prima pietra per la realizzazione del primo stabilimento balneare.
Il vino in abbinamento è offerto dalla Tenuta Pribus di Bagnaria Arsa. Come detto, si tratta di una Ribolla gialla spumante brut, dal colore giallo paglierino, intenso fresco e raffinato. Le note di fiori bianchi primaverili si sposano perfettamente con i sentori di frutta fresca a polpa gialla, agrumi e spezie. Fresco e piacevole, con un perlage sottile e persistente.

Gli Incontri con l’autore e con il vino sono organizzati dall’Associazione Culturale Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito e curati da Alberto Garlini, Giovanni Munisso e Michele Bonelli. La manifestazione e le iniziative collegate (corso di scrittura creativa, cene con l’autore) hanno il sostegno della Città di Lignano Sabbiadoro – Assessorato alla Cultura, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoTurismoFVG, Assoenologi, Società Lignano Pineta, Porto Turistico Marina Uno Resort, Hotel President Lignano, CiviBank, Ramberti, Ma.in.cart., Officine Zamarian, Dersut Caffè, Lignano Banda Larga, Nosella Dante, T.KOM, Repower, Lazzarini Impianti, Aedificare, Adriastrade, Applicatori società cooperativa, Artesegno, BlueSpeace, Costruzioni Cicuttin, Omnia Energy 3, Stenal, Neri Maurizio, Koki, Legnolandia.

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In copertina, Enea Fabris autore del libro che sarà presentato domani pomeriggio.

 

Cividale, domani all’enoteca Tabogan saranno protagonisti i vini siciliani

A Cividale, da giugno a luglio, per due volte al mese, dalle 19.30 alle 24, è in programma “Vini e Vinili”, una degustazione di prestigiose etichette accompagnata dall’esclusiva selezione delle migliori tracce anni 80, riprodotte rigorosamente in vinile dal Dj Max Zuleger: l’appuntamento è all’enoteca Tabogan interna al centro commerciale Borc di Cividât, alle porte della città longobarda.
Dopo la prima degustazione riservata al Friuli Venezia Giulia con la Cantina Guerra Albano della vicina Montina di Torreano, domani, 22 giugno, tocca alla Sicilia con protagonisti i vini palermitani di Tasca d’Almerita (https://www.tascadalmerita.it/), una delle aziende più rinomate di tutta l’isola, da accompagnare con i gustosi arrosticini.
Questi, poi, gli altri eventi programmati per le prossime settimane:

6 luglio - Francia, Reims
Champagne Pommery
https://www.champagnepommery.com/home

20 luglio – Trentino Alto Adige
Cantina Girlan
https://www.girlan.it/it/

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In copertina, uno scorcio dell’azienda Tasca d’Almerita in provincia di Palermo.