LA RICETTA DI COSETTI – Petto di faraona alle punte di asparagi

di Gi Elle

Con la Ricetta del sabato – che durante il periodo estivo vi proporremo a scadenza quindicinale – torniamo sulla montagana friulana per farvi scoprire un altro gustosissimo piatto dell’indimenticato Gianni Cosetti, anche questo legato a questo momento di fine primavera, avendo come protagonisti i sempre deliziosi asparagi (verdi in questo caso). Anche questa proposta l’abbiamo tratta dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Cosetti pubblicò nel 2000, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi e per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, di una elaborazione del ristorante Roma di Tolmezzo che ebbe come guida proprio lo chef nato a Villa Santina. Ecco, dunque, la ricetta:

“Petto di faraona alle punte di asparagi”

Cosa serve
(40 minuti)
4 petti di faraona
1 rametto di rosmarino
4 foglie di salvia
16 asparagi verdi di media grossezza
4 fette sottili di lardo
1 spicchio d’aglio
1/2 dl d’olio
50 g di burro
sale e pepe qb
1 bicchiere di vino bianco
1 pizzico di bicarbonato
1 m di spago

Come fare
Lessate gli asparagi in acqua salata col bicarbonato; scolateli, dividete le punte (5 cm) dai gambi che taglierete a rondelle sottili.
Schiacciate i petti con i batticarne, strofinateli con l’aglio, salate e pepate; disponetevi sopra le rondelle, la salvia, il rosmarino e chiudete i petti.
Avvolgeteli con il lardo, legateli con lo spago, quindi poneteli in una teglia con il burro e l’olio; infornate a 150 gradi per 20 minuti.
A cottura ultimata bagnate con il vino bianco, lasciate evaporare, quindi spegnete il forno continuando a tenere i petti in caldo. A parte restringete la salsa.
Tagliate i petti di faraona in senso orizzontale a fette spesse 1 cm.
Servite in piatti caldi disponendo le fettine al centro, le punte di asparagi a ventaglio e versando sopra la salsa ben calda.

Cosa bere
Collio Pinot nero.

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In copertina, ecco “Petto di faraona alle punte di asparagi”.

In Fvg “vespa samurai” contro la cimice: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Si chiama “vespa samurai” la speranza contro la temutissima cimice asiatica che falcidia le coltivazioni di ampi territori agricoli della nostra regione, oltre ad arrecare tanto fastidio nelle nostre case. “Dalla prossima settimana anche in Friuli Venezia Giulia verrà lanciata la vespa samurai ‘Trissolcus japonicus‘ per controllare la presenza della cimice asiatica nel nostro territorio”, afferma infatti l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, illustrando una iniziativa che si inserisce nell’ambito di una campagna organizzata di comune accordo tra le Regioni del Centro Nord Italia, tra cui appunto il Friuli Venezia Giulia.

La cimice asiatica.

A seguito dell’adozione del Decreto ministeriale che, su istanza delle Regioni, autorizza l’immissione in deroga della “vespa samurai” nel Centro Nord Italia, nel nostro territorio sarà l’Ersa ad occuparsi del lancio dell’insetto in 50 siti, distribuiti in modo tale da avere una copertura ottimale. Dal 16 giugno, quindi, la liberazione verrà compiuta esclusivamente in corridoi ecologici, siepi, aree verdi, vegetazione sugli argini di corsi d’acqua e in genere in prossimità di colture agrarie condotte con metodo integrato e biologico. Ad occuparsi dell’operazione saranno i tecnici del Servizio fitosanitario, utilizzando in più periodi e in tutti i siti individuati, le vespe samurai appositamente allevate dal Crea-Dc di Firenze.
Nel rispetto del Programma nazionale, l’attività prevede oltre al rilascio di questi specifici esemplari, anche l’effettuazione di valutazioni pre e post-intervento, allo scopo di verificare l’efficacia delle azioni intraprese. Per fare questo sarà coinvolta anche la cooperativa FriulFruct con il suo personale tecnico, sulla base di uno specifico progetto finanziato dall’amministrazione regionale.

Stefano Zannier


“Speriamo – spiega l’esponente della Giunta Fedriga – di essere giunti alla soluzione definitiva del problema relativo all’invasione della cimice marmorata asiatica. Il lungo percorso seguito con estrema attenzione dall’Amministrazione regionale assieme a tutte le altre Regioni coinvolte dalla stessa problematica, con il supporto del Mipaaf, ha finalmente consentito di procedere con l’immissione dell’antagonista della cimice”. “La grave situazione di crisi dei produttori danneggiati in questi anni – conclude l’assessore Zannier – aveva raggiunto limiti non più sostenibili, nonostante gli ingenti sforzi messi in campo dalla Regione. Gli indennizzi statali, per i quali in questi giorni si stanno perfezionando le domande di sostegno, potranno essere un valido aiuto per le aziende ormai stremate. A seguito dei risultati derivanti dalle immissioni dei prossimi giorni si valuteranno le eventuali strategie future“.

Philip Thurn Valsassina

«Con il via libera finale del Ministero dell’Ambiente al rilascio in campo aperto degli antagonisti naturali della dannosissima cimice asiatica in 4 Regioni italiane (Friuli Venezia Giulia compreso) – afferma il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – si completa l’ultimo di una serie di passaggi istituzionali molto impegnativi che ci hanno visti in prima linea. Tra le tante ipotesi di lotta in discussione, questa pare la più efficace e maggiormente sostenibile e siamo molto soddisfatti. Il momento stagionale per intervenire è quello corretto e confidiamo nel buon lavoro dei tecnici e nell’efficacia del metodo, avendo la consapevolezza che stiamo partecipando al più massiccio programma di lotta biologica mai tentato nel nostro Paese».

La sede di FriulFruct a Spilimbergo.

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In copertina, la “vespa samurai” in una fotografia pubblicata dalla Oregon State University.

Il Collio Sauvignon di Russiz Superiore ai vertici americani

Un vino straordinario che racchiude in sé tutta l’anima del territorio in cui è prodotto, il Collio Sauvignon Riserva 2016 Russiz Superiore è stato definito da Wine Enthusiast, tra le più prestigiose riviste di vino degli Stati Uniti, un prodotto di riferimento per i bianchi italiani, ricevendo ben 95 punti. La nascita di questa Riserva è legata alla selezione massale, voluta da Marco Felluga, di un vigneto che vanta più di 50 anni d’età e che il figlio Roberto – oggi alla guida delle tenute Marco Felluga e Russiz Superiore – ha saputo preservare e valorizzare.

La qualità di questo vitigno in Collio è confermata da un altro importante riconoscimento: il Collio Sauvigon 2018 Russiz Superiore è stato inserito in questi giorni da Vine Pair, il più importante digital media americano, nella classifica dei 25 migliori Sauvignon del mondo spiccando tra vini francesi, californiani e neozelandesi. Questi importantissimi riconoscimenti confermano ancora una volta che la qualità è frutto di scelte consapevoli, sostenibili e meditate, e che il Collio è una denominazione capace di esprimere vini di grande personalità, struttura e longevità.

https://www.winemag.com/buying-guide/russiz-superiore-2016-riserva-sauvignon-collio/
https://vinepair.com/articles/25-best-sauvignon-blancs-2020/

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In copertina, vigneti Collio a Russiz Superiore; qui sopra Roberto Felluga.

 

Cambio d’abito per i grandi vini lodati da Casanova

I vini del Castello di Spessa, prestigiosa azienda agricola del Collio Goriziano, cambiano abito. Nuovo logo e nuove etichette, infatti, per la cantina di Capriva guidata dall’imprenditore friulano Loretto Pali. Lo storico logo aziendale è stato pertanto rielaborato e reso contemporaneo, senza alterarne il fascino del passato, ma solo togliendone aulicità e dettagli superflui. Essenziale, pulito, romantico, l’attuale mette in risalto l’alta torre merlata, simbolo del castello, e interpreta con la grafia leggera ma non leziosa il romanticismo che è il “genius loci” del maniero, totalmente immerso nelle vigne della tenuta da cui provengono pregiati vini, che si affinano nelle scenografiche cantine storiche scavate nel suo sottosuolo.

Loretto Pali e Barbara Borraccia.

Romance is in our nature

E proprio “Romance is in our nature” è il nuovo claim che connota l’intero romantico mondo del Castello di Spessa Golf&WineResort, icona di raffinata ospitalità italian style, con oltre una novantina di posti letto, tre ristoranti, un campo da golf a 18 buche, una Wellness Spa con vinoterapia che utilizzerà in trattamenti e prodotti uve e vini della tenuta. Un’offerta impareggiabile e unica – di cui l’azienda vinicola è il fiore all’occhiello -, fatta di naturalità, territorio, gusto, valori di tradizione interpretati in maniera fresca e contemporanea, da scoprire e vivere con semplicità ed immediatezza.

Le nuove etichette

La storia del Castello di Spessa si intreccia da secoli con la viticoltura, dato che dai suoi vigneti si produceva vino sin dal XIII secolo e nel XVI secolo si coltivava già la Ribolla gialla (il primo documento che attesta una vendita di questo vino risale infatti al 1559). Nel 1773 anche Giacomo Casanova, ospite a Spessa, ne apprezzò i vini, definendoli nelle sue Memorie “di qualità eccellente”. Oggi l’Azienda vinicola si estende su circa 90 ettari di vigne di proprietà, allevate con una filosofia eco-friendly, e produce circa 400 mila bottiglie all’anno. Le sue cantine sono le più antiche e scenografiche del Collio e si sviluppano sotto il castello su due livelli: quello superiore risale al periodo medievale, il secondo, che si trova a 18 metri di profondità, è un bunker militare realizzato nel 1939, ideale per temperatura e umidità a custodire le barriques.
La sagoma del castello (in oro per i bianchi e in bordeaux per i rossi) connota tutte le etichette, dalla carta pregiata e dalla grafica fresca ed essenziale, ed è diversamente declinata nelle tre linee dei vini: L’Eccellenza del Conte (i San Serf Bianco e Rosso, vini preziosi che invecchiano rispettivamente 7 e 10 anni), la Linea Collio (non più di 100.000 bottiglie annue, da uve di collina raccolte a mano), la Linea Isonzo (la pulizia e verticalità dei cui vini è ben espressa dall’etichetta sobria e pacata).

Ecco le nuove etichette.

La Linea Collio

Sui dolci rilievi collinari che circondano il castello sono coltivati i più antichi e nobili vitigni locali e internazionali. I terreni della Doc Collio – la prima a essere istituita nel Vigneto Fvg oltre mezzo secolo fa – sono formati dalla ponca, un impasto di marna e arenaria stratificatosi nel corso dei millenni, ricco di sali e microelementi, che dona ai vini (in particolare ai bianchi, per i quali la zona è conosciuta a livello internazionale) un carattere unico: cremosi, di ottima struttura, longevi, hanno un bouquet ampio e intenso. Dalle uve coltivate con maestria e grandissima cura nei 28 ettari di vigneti di proprietà nascono i Cru aziendali, a cui si scelto di dare il nome delle nobili famiglie che negli anni sono state proprietarie del Castello. Le nuove etichette interpretano il nuovo stile dei vini del Collio, lanciato nel 2014 da Loretto Pali, consapevolei che la tendenza internazionale era focalizzata su vini freschi e sapidi. Nacque così la collaborazione con l’enologo trentino Enrico Paternoster, che ha saputo unire eleganza e freschezza a struttura e longevità, ottenendo vini eleganti, minerali, persistenti, di notevole freschezza e grande bevibilità.

I vini
Bianchi: Pinot bianco Santarosa, Pinot grigio Ramato Joy, Sauvignon Segrè, Ribolla gialla Yellow Hills, Friulano Rassauer, Bianco Collio Riserva San Serff.
Rossi: Merlot Torriani, Pinot nero Casanova, Rosso Collio Riserva San Serff.

La Linea Isonzo

Nella DOC Friuli Isonzo, dove l’azienda possiede 60 ettari di vigneti, il terreno si contraddistingue per un primo strato ricco di minerali (fra cui ferro ed alluminio), a cui seguono un substrato di argilla e circa 6 metri di ghiaia, che accumula calore durante il giorno e lo rilascia la notte. Ne derivano vini dalla spiccata mineralità, eleganti, verticali e particolarmente longevi.

I vini
Bianchi: Ribolla gialla, Friulano, Chardonnay, Pinot grigio, Sauvignon
Rossi: Cabernet sauvignon, Merlot
Spumanti: Pertè – Ribolla gialla
Vini dolci: Perle Igt

Wine Shop Casanova

Le cantine di invecchiamento del castello accolgono i visitatori per visite e degustazioni. Le visite guidate, su appuntamento, iniziano dalla sala video e conducono tramite una galleria alla barriquerie con pietre a vista. Si scende poi, con una ripida scala di 70 scalini, al secondo livello, ricavato in un ex bunker militare. Su prenotazione è possibile partecipare a degustazioni guidate di varie tipologie di vini e di grappe distillate con le vinacce delle uve di Spessa.
Nel Wine Shop Casanova, allestito nelle ex scuderie del Castello, si possono acquistare i vini, le grappe, l’olio e i mieli aziendali, oltre ad una raffinata selezione di prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia.

Una foto di Fabio Pappalettera.

Castello di Spessa Golf & Wine Resort
Via Spessa 1 – Capriva del Friuli (GO)
Tel/Fax: + 39 0481.808124 – www.castellodispessa.it – info@castellodispessa.it

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In copertina, le cantine-bunker del Castello di Spessa a Capriva.

 

Pesca, da Fvg a Veneto la guida del Distretto Nord Adriatico

Passaggio di testimone del ruolo di coordinatore del Distretto di pesca del Nord Adriatico dal Friuli Venezia Giulia al Veneto nel corso di un videoincontro al quale erano presenti l’assessore regionale alle risorse agroalimentari e ittiche Stefano Zannier e gli omologhi delle amministrazioni regionali venete e dell’Emilia Romagna. Oltre al cambio al vertice dell’organismo territoriale, la riunione – come informa una nota Arc – è servita anche per illustrare una relazione tecnico-scientifica elaborata dal dipartimento di Biomedicina comparata ed alimentazione dell’Università di Padova sullo stato dei lavori e sulle misure di conservazione nell’area Sic-Marino. Inoltre, è emersa l’opportunità di allargare l’adesione alla Regione Marche, rafforzando ulteriormente l’identità del Distretto. Tra i diversi temi affrontati anche quello riguardante la situazione dei fondi Feamp, la necessità di sbloccare le risorse destinate al fermo pesca del 2018, l’esigenza di uno snellimento e semplificazione delle procedure per dare ossigeno alle imprese colpite dalla crisi sanitaria.

L’assessore Fvg Stefano Zannier.

“Il vero lavoro inizia ora – ha commentato l’assessore Zannier al termine dell’incontro -, in quanto c’è da tradurre in pratica le linee di azione condivise come Distretto. Cedo la stecca al collega del Veneto, al quale auguro buon lavoro in un ruolo che sicuramente saprà svolgere con dedizione e competenza, soprattutto nel momento delicato in cui ci troviamo, a causa dell’emergenza Coronavirus. Le Regioni, seppur in tempi differenti, affrontano le stesse problematiche per cui esprimo la massima collaborazione nel portare avanti idee e progetti condivisi”.

Dal canto suo, l’assessore regionale veneto, Giuseppe Pan, ha evidenziato l’importante ruolo del Distretto “perché non solo rappresenta tutto il settore della pesca della nostra area davanti alle Istituzioni e nei confronti delle marinerie, ma di fatto può essere concepito come una ‘nursery’ di tutte le specie ittiche, anche di quelle evolute”. Pan ha inoltre messo in risalto come il comparto si trovi in questo momento di fronte all’ennesima emergenza, a seguito dei fermi pesca e della rimodulazione dei fondi. “È necessario – ha detto il subentrante a Zannier – elaborare un progetto strategico unitario e condiviso dalle tre Regioni per dare un segnale forte e che permetta il rilancio del settore. La rimodulazione dei fondi Feamp deve garantire il ristoro alle singole imprese che ora si trovano in difficoltà o quelle che intendono programmare degli investimenti. Cogliamo questa occasione per far ripartire il mondo della pesca garantendo risorse reali in tempi celeri”.
Infin, l’esponente dell’esecutivo dell’Emilia Romagna, Alessio Mammi, ha messo in luce il fatto che il settore abbia grandi potenzialità ma esista un enorme divario sull’utilizzo dei fondi Feamp, tra il mondo dell’agricoltura e quello della pesca. “Come Distretto – ha aggiunto Mammi – dobbiamo ribadire che il fondo da 500 milioni di euro a favore delle filiere in crisi debba tenere conto dei settori più danneggiati, come la pesca”.

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In copertina, reti da pesca a Grado.

 

Un coro di sì alla Doc Friuli per lo stoccaggio del Pinot grigio

di Gi Elle

Anche il settore vitivinicolo ha subito un pesante contraccolpo a causa della crisi sanitaria da Coronavirus che ha imposto il lunghissimo lockdown, con il blocco di molte attività come quella della ristorazione. E a farne le spese è anche il Pinot grigio, vino di punta del Vigneto Fvg, ma non solo. Pochi giorni fa, riferendo della situazione a livello di Doc delle Venezie, rilevavamo infatti, sulla base dei dati consortili, come il grande bianco nonostante l’emergenza in atto avesse tenuto nei primi mesi dell’anno, soprattutto a livello di Grande distribuzione organizzata, mentre a preoccupare i vertici dell’organismo di tutela è il futuro, tanto da pensare ad adeguate misure protettive. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone ora anche la Doc Friuli che chiede lo stoccaggio del prodotto ottenendo un coro di consensi anche da parte di Confagricoltura Fvg e Fedagripesca Fvg. Afferma, infatti, il presidente Giuseppe Crovato: «La pandemia ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di vino, soprattutto di quello maggiormente prodotto, rivendicato ed esportato in Friuli Venezia Giulia: il Pinot grigio. Il blocco totale del canale Horeca, la crescita della produzione in altri areali italiani e l’approssimarsi della nuova vendemmia hanno spinto, dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della Doc Friuli, a sollecitare la richiesta di stoccaggio».
«Non potendo agire direttamente, poiché l’iter del riconoscimento consortile non si è ancora completato, solleciteremo le Associazioni di categoria e la Regione a consentire una produzione di 140 q per ettaro di uva (come da Disciplinare), destinandone però 10 allo stoccaggio. Un intervento che consentirà, qualora le condizioni di mercato migliorino, di sbloccare successivamente la produzione di vino mantenendo, nel contempo, un certo calmiere sul prezzo. È una decisione che abbiamo preso dopo avere ragionato su quanto hanno fatto altre Denominazioni importanti (Doc Delle Venezie, a esempio) e vorremmo che fosse da stimolo ad altre ancora ma, soprattutto, alle Igt della Penisola per avviarsi verso un contenimento anche della loro produzione. Siamo giunti a questa conclusione – aggiunge Crovato – dopo aver valutato che le misure sulla distillazione non saranno attuate. Confidiamo pure che si avvii, appena possibile, una nuova campagna promozionale per affermare sui mercati la grande qualità espressa dal Pinot grigio del Friuli Venezia Giulia».

Giuseppe Crovato

«La richiesta del Consorzio della Doc Friuli di porre a stoccaggio 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro per la prossima vendemmia è condivisibile», commenta Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg. «L’importante è che non si tratti di una semplice posizione ideologica, ma venga attuata con la finalità di garantire una maggiore redditività alle aziende produttrici. La scelta dello stoccaggio, dunque, dovrà essere condizionata all’eventuale sblocco della riserva, qualora le condizioni di mercato lo consentissero e si trattasse di una scelta che favorisse una crescita di valore per i vignaioli», conclude Pace Perusini.

Michele Pace Perusini

«È una richiesta di buon senso e che condividiamo quella dello stoccaggio di 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro, avanzata dal Consorzio della Doc Friuli, per la prossima vendemmia», gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca. «Il Pinot grigio, oltre a essere il vino più rivendicato della Doc (1.712 ettari di vigna per 127.159 ettolitri), è attualmente il più richiesto e venduto a livello mondiale. Il mercato (soprattutto estero), nonostante le chiusure di questi mesi, è ancora assai recettivo e, in previsione, continuerà a esserlo. Infatti, possiamo già anticipare che le cantine cooperative della regione procederanno regolarmente con i ritiri delle uve conferite dai propri soci. Il punto vero rimane la tutela del valore dell’uva e del vino – prosegue Francescutti – ed è per questo motivo che, a fianco dello stoccaggio, a nostro avviso, serve attivare altre misure per calmierare la produzione. A esempio, serve decidere il blocco dei nuovi impianti e, inoltre, fare in modo che tutto il Pinot grigio prodotto in Italia sia regolato da una tracciabilità seria, come abbiamo proposto a livello nazionale. Queste azioni, ancora una volta – conclude il presidente di Fedagripesca Fvg – testimoniano quanto sia importante per i vignaioli regionali, lavorare in maniera coordinata anche rafforzando la rappresentanza del Consorzio della Doc Friuli e contribuire alla crescita delle adesioni e della sua forza rappresentativa».

Venanzio Francescutti

I numeri della Doc Friuli

Continua la crescita a due cifre, anche per il 2019, del gradimento della Doc Friuli fra i vignaioli della regione. Una Denominazione nata nel 2016 e che, in pochi anni, è diventata la più importante del Friuli Venezia Giulia, se si escludono quelle del Prosecco e appunto del Pinot grigio condivise, peraltro, con il vicino Veneto. I numeri relativi all’annata 2019, dunque, forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) di Pradamano, indicano in 3.440 gli ettari rivendicati, rispetto ai 2.497 del 2018 (+38%). Di conseguenza, crescono in progressione gli ettolitri prodotti che passano dai 183.348 del 2018, ai 240.406 del 2019, con un aumento del 31%. Il vino più rivendicato resta sempre l’”internazionale” Pinot grigio (1.712 ettari per 127.159 ettolitri) seguito, a grande distanza, dal Merlot (269 ettari per 17.870 di vino prodotti). Il Friulano (255 ettari per 17.491 ettolitri di ex Tocai), l’autoctono più rivendicato, conquista il terzo posto spodestando dal podio lo Chardonnay.

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In copertina, una bella produzione di Pinot grigio in Friuli Venezia Giulia.

Porpetto, ristorazione tipica che riparte nel ricordo di Aligi

di Carlo Morandini

PORPETTO – La ristorazione della Riviera Friulana ora punta a una ripartenza vera e propria che s’innesti a queste prime timide esperienze di riapertura dopo il recente via libera. Anche a Porpetto, alla famosa Tavernetta da Aligi, l’avvio della bella stagione (tradito però da queste deludenti giornate di giugno) riscalda ancor di più le aspettative di un’estate che, per ora, si presenta densa di incertezze. Su quando, cioè,  le attrattive del territorio potranno essere perfettamente operative e girare a pieno regime, come ai bei tempi. L’unica certezza che nelle scorse settimane è rimasta agli operatori, dalla ristorazione ai bed & breakfast, alle aziende vitivinicole, così come quelle agroalimentari di pregio, è stata infatti la possibilità di puntare alla soltanto propria realtà. Il che, di per sé, non rappresenta una novità in assoluto.

Il compianto Aligi Grop.

Gran parte delle attività che oggi rappresentano le carature dell’offerta locale è nata e si è sviluppata partendo proprio dal territorio. Dapprima condividendo con gli amici la scoperta delle occasioni offerte dal mondo rurale del posto, per poi allargarsi alle realtà presenti nell’intero Friuli Venezia Giulia. Divenendo animatori delle terre rivierasche. Pionieri di un percorso che una regione speciale, anche nel gusto, si è saputa creare passo dopo passo, stagione dopo stagione, campagna agraria dopo campagna agraria. Fino a divenire un punto di riferimento dei sapori, dell’accoglienza, dell’attrattività riconosciute a livello globale da esperti, media e turisti. I quali sono rimasti bloccati nelle loro realtà con problemi analoghi a quelli che anche noi abbiamo vissuto. Però, a un certo punto, dalla lunga quarantena bisognava ripartire. Per gradi ovviamente, come è consentito, per evitare che il rischio vissuto si possa rinnovare e pure amplificare. Nel frattempo, si è diffusa anche in Fvg la consegna del cibo a domicilio. Ma, ovviamente, in modo sostenibile. Come dire che il numero di utenti che hanno richiesto il servizio doveva essere sufficiente a coprire le spese della materia prima, della preparazione e della consegna stessa.

I fratelli Clia, Ezio e Mari.

“Inizialmente non volevamo farlo – commenta Clia Grop, della Tavernetta da Aligi di Porpetto -, ma l’attesa fino all’1 giugno per la ripartenza era troppo lunga”. Così, d’accordo con il fratello Ezio, chef friulanissimo in cucina, e con lo staff del ristorante tutto al femminile, compresa la sorella Mari, ha deciso di partire nelle modalità consentite. Clia non nasconde l’amarezza per il tanto tempo perduto senza poter lavorare, con il lockdown scattato appena dopo il mese dedicato alla Tavernetta, da oltre cinquant’anni, agli Innamorati della cucina a base di carni suine. Che anche questo inverno aveva fatto registrare il consueto riscontro tra degustatori, gourmet, appassionati e curiosi del territorio e del gusto che esso promana. Anche perché tutto questo tempo, a Ezio, che in cucina ha sempre saputo interpretare la maestria tra i fornelli di mamma Elsa e le indicazioni dell’indimenticabile papà Aligi, mancato quattro anni fa, è servito per implementare una cucina garbata, affascinante perché trasmette emozioni in chiave moderna, senza trascurare il messaggio presente nel Dna dei ristoratori e operatori dell’area, che è la sintesi delle tradizioni e delle qualità della Riviera Friulana.
(6 – continua)

La Tavernetta e un suo piatto.

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In copertina, Ezio Grop, figlio di Aligi,  con Carlo Morandini a Porpetto.

 

Agricoltura e Fondo di rotazione: in Fvg accordo Regione-Banche

“Regione e banche hanno raggiunto l’accordo con il quale le imprese agricole potranno usufruire della sospensione delle rate dei mutui erogati dal Fondo di rotazione in agricoltura”. Ad annunciarlo, come informa Arc, è l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, al termine di un iter che ha portato a siglare una intesa tra le parti quale strumento per venire incontro alle necessità del comparto, a seguito dell’emergenza legata al Coronavirus. “L’attuale situazione – spiega Zannier – ha complicato anche per le imprese agricole i meccanismi di rientro dal debito e la possibilità di accesso a nuovi finanziamenti. Per questo motivo, la moratoria dei finanziamenti erogati dalla Regione alla filiera agroalimentare tramite l’apposito Fondo di rotazione era molto attesa dagli operatori del comparto”. Il sostegno alle esigenze di liquidità del settore agricolo ed agroalimentare nella situazione di difficoltà economica e finanziaria conseguente al Coronavirus era già stata messa in cantiere dalla Regione con l’articolo 12 della legge regionale 5/2020. In essa si prevedevano una combinazione di interventi straordinari denominata “Programma Anticrisi Covid-19”, tra cui proprio la sospensione delle rate.

L’assessore Stefano Zannier. 

“Sono molto soddisfatto – spiega l’esponente dell’esecutivo Fedriga – del lavoro costruttivo, di confronto e collaborazione con il sistema creditizio, che ha consentito di raggiungere questo risultato tutt’altro che scontato. Non si tratta della classica sospensiva adottata anche dalla Regione per le imprese degli altri comparti: la particolarità di questa moratoria consiste nel consentire alle aziende agricole di differire la restituzione delle rate in un momento successivo alla situazione di emergenza causata dal Covid-19, e di far sì, contestualmente, che le banche restituiscano comunque gli importi di quelle rate al Fondo. In tal modo, è possibile per il Fondo preservare il proprio meccanismo di rotazione reintegrando le proprie disponibilità per riutilizzarle in altri finanziamenti a favore delle imprese agricole“.

Per richiedere la sospensiva, che avrà una durata di sei mesi, le imprese dovranno rivolgersi direttamente alle banche finanziatrici. L’assessore sottolinea la strategicità dell’operazione nel momento in cui misure restrittive imposte dell’emergenza da Covid-19 stanno trasferendo sul bilancio regionale il loro impatto finanziario in un’inesorabile reazione a catena per cui l’intero sistema del Friuli Venezia Giulia avrebbe sofferto del venir meno delle risorse conseguenti al mancato incasso delle rate. “Ringrazio quindi le banche – conclude l’assessore Zannier – per il grande impegno dimostrato a favore delle imprese della nostra regione ed in particolare quelle che si sono già impegnate alla sottoscrizione formale dell’accordo che avverrà nei prossimi giorni, ossia Banche di Credito Cooperativo, CiviBank, Credit Agricole FriulAdria, Intesa San Paolo“.

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In copertina, una coltivazione di soia in Friuli Venezia Giulia.

(All’interno foto Arc-Montenero)

 

Oggi la Giornata mondiale dell’ambiente punta sulla biodiversità

Più informati, più attenti, preoccupati per il loro futuro in rapporto al degrado ambientale: nei giorni del #lockout e della libera circolazione anche fra regioni, gli italiani si scoprono cittadini del loro tempo. «La parola ambiente – spiega il fondatore della campagna Spreco Zero, Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico – esce da qualsiasi concetto astratto ed entra con prepotenza nella “hit” delle priorità di vita: ben 7 italiani su 10 (68%), infatti, dimostrano di saper correttamente definire la “biodiversità” come “una molteplicità di specie animali, vegetali e microorganismi” e con altrettanta precisione 4 italiani su 10 mettono in collegamento la perdità di biodiversità e l’alterazione degli equilibri ed ecosistemi a conseguenze rilevanti se non addirittura catastrofiche per l’abitabilità terrestre, come la pandemia Covid-19». Un restante 37% manifesta “moderata preoccupazione” per la perdita della biodiversità, confidando che un po’ di impegno consenta all’umanità di risalire la china. Solo 1 italiano su 10 (9%) ritiene che non valga la pena preoccuparsi, e che la perdita di biodiversità sia fisiologica nell’evoluzione degli ecosistemi, ma nell’insieme oltre i 3/4 dell’opinione pubblica hanno colto la serietà delle condizioni. Sono i dati del nuovo Rapporto #Biodiversità, I care 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, diffusi dalla Fondazione Fico con la campagna Spreco Zero della Giornata mondiale dell’ambiente in calendario proprio oggi, 5 giugno, e che quest’anno è dedicata proprio alla Biodiversità. L’indagine Waste Watcher è stata condotta dal 27 al 29 maggio su 1000 soggetti in tutta Italia, secondo un campione statistico per sesso, età, macroaree di residenza, ampiezza del Comune di residenza.

Andrea Segrè

(Photo by Roberto Serra – Iguana )

Preservare la biodiversità, quindi, ma come? Secondo 1 italiano su 2 (50%) sono necessari e urgenti prodotti e detersivi a basso impatto ambientale, mentre per il 42% degli intervistati la strada è privilegiare la varietà di prodotti agroalimentari del territorio attraverso la spesa della famiglia. Sono soluzioni che dimostrano la comprensione dei pericoli in atto e non di difficile attuazione. Ulteriori azioni utili: per 1 italiano su 4 l’impegno nel riutilizzo del cibo avanzato in compost per giardinaggio, per 1 su 5 la pratica di piccole coltivazioni di orto/giardino che valorizzano la biodiversità, per il 17% l’attivazione in esperienze dirette della biodiversità attraverso escursioni e viaggi in luoghi ad alta biodiversità e aree protette. Se agli italiani viene richiesto un impegno personale, quale scelgono di garantire in favore del basso impatto ambientale e di un footprint sostenibile? Un italiano su 2 (53%) si dichiara in prima linea nella raccolta differenziata e sempre il 50% degli intervistati ritiene si debba guardare innanzitutto alla prevenzione dello spreco alimentare. Mentre 4 intervistati su 10 (40%) sono disponibili a ridurre i propri consumi idrici ed energetici, e quasi altrettanti (37%) ad effettuare i piccoli spostamenti a piedi, in bicicletta, in monopattino. Meno fortuna per altre tipologie di impegno sostenibile: come la dotazione di pannelli solari, indicata solo da 1 intervistato su 4 (25%) o l’acquisto di auto elettriche (20%), mentre solo 1 italiano su 10 (12%) si dichiara disposto a ridurre viaggi e movimentazione a mezzo aereo (ma la percentuale di italiani che vola è pari a 1 su 5 circa), e il 13% si considera già su standard adeguati a livello di comportamenti e abitudini sostenibili.

Ma quali sono i segnali che arrivano agli italiani dall’ambiente? Nelle settimane di lockdown innanzitutto l’aria pulita come termometro di un habitat piu’ sano secondo l’83% degli italiani, ma anche acque più pulite dei mari, fiumi e laghi per 7 intervistati su 10, oltre alla maggiore varietà o presenza di volatili nei cieli (63%) e di specie di animali che in precedenza non si avventuravano in area urbana (56%). Sono soprattutto le specie animali a farsi notare per la loro rarefazione, nella crisi complessiva della biodiversità: farfalle e insetti per il 66% degli italiani, grilli rane e cicale per il 63%, ma un segnale inquietante arriva per 6 intervistati sulle 10 dalle cosiddette specie “aliene”, ovvero piante/animali invasivi di origine esotica/alloctona, che avvistiamo nel nostro ambiente e che sono stati importati dalla loro area di origine. Solo la scelta di frutta e verdura è un indicatore in calo meno percepito (41%): probabilmente, nei luoghi di vendita l’offerta è ancora sufficientemente ampia.


«Esiste uno stile alimentare che, secondo gli italiani, è piu’ rappresentativo della biodiversita’: la dieta mediterranea, secondo il 63% degli intervistati – osserva ancora Andrea Segrè –. Una valutazione pressoché unanime, perché la dieta onnivora è la più “biodiversa” solo per il 16% degli intervistati, e quella vegetariana/vegana per il complessivo 11% delle risposte. Questo ci permette di dire che, complessivamente, abbiamo fatto dei progressi nella strada dell’educazione ambientale e alimentare. Anche se molto resta da fare in vista degli Obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030, ed è questo il momento per uno scatto decisivo. Come abbiamo sperimentato nelle ultime settimane, siamo al limite. Con la pandemia Covid-19 il 2020 è diventato punto di svolta obbligato e la perdita di biodiversità è indicata fra le cause scatenanti di epidemie virali. Secondo la più autorevole rivista scientifica mondiale, Nature, se il riscaldamento globale dovesse continuare con il ritmo attuale, entro la fine del 21esimo secolo scatterà un allarme estinzione per il 73% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo».

Pinot grigio, tiene la Doc “delle Venezie” ma il futuro preoccupa

di Gi Elle

Pinot grigio, il grande bianco del Vigneto triveneto che ha conquistato il mondo facendosi apprezzare ovunque: un vero e proprio fenomeno produttivo di questi ultimi anni. Un vino che, nonostante tutte le difficoltà del momento, per ora tiene, ma a preoccupare è il futuro costellato di incertezza per il settore enologico. In un momento congiunturale molto duro per l’economia mondiale, il Consorzio delle Venezie Doc Pinot grigio ha tirato le somme del primo trimestre rilevando dati in linea con le medie stagionali degli ultimi due anni. Tenendo in considerazione l’andamento vendemmiale del 2019, che non prefigurava raccolte particolarmente abbondanti, ha evidenziato una sostanziale stabilità in termini di crescita di imbottigliato e certificazioni. Per cui le aziende della Doc – situate in Friuli Venezia Giulia, Veneto e nel territorio della Provincia autonoma di Trento – stanno lavorando con continuità e l’organismo di controllo, Triveneta Certificazioni, è pienamente operativa garantendo di poter procedere agli imbottigliamenti in maniera regolare.

Albino Armani

“Il mercato del Pinot grigio delle Venezie tiene e ad oggi non ha mostrato scossoni”, spiega il presidente Albino Armani, che continua: “I numeri in leggera crescita delle certificazioni del primo trimestre – 511.752 hl pari a un +6,9% sul 2019 – sono il frutto di un trend consolidato nei mesi scorsi che ancora non sta risentendo della pesante congiuntura negativa di queste settimane. Il nostro Cda tiene costantemente monitorato il mercato, siamo pronti ad intervenire con tutti gli strumenti che la legge ci consente per garantire l’equilibrio tra la domanda e l’offerta internazionale a tutela della filiera, contrastando eventuali tendenze speculative. È innegabile che i prossimi mesi rappresentino per tutti una grande incognita e non nascondiamo una certa preoccupazione, ma non vogliamo nemmeno cedere a facili pessimismi. Salutiamo, invece, con favore le nuove misure prese negli ultimi giorni dal governo per garantire la necessaria liquidità alle imprese, indispensabile per superare questa gravissima situazione di emergenza”.
Il trend di mercato relativo al primo trimestre per il Pinot grigio delle Venezie resta dunque costante grazie soprattutto alla distribuzione nel canale della Gdo internazionale, con un export che raggiunge il 95% di prodotto verso Paesi la cui domanda, al momento, risulta positiva. La Doc condivide in maniera realistica dati che non sono preceduti da un segno meno, in una situazione che sta sicuramente affliggendo l’economia del Belpaese, e non solo, a partire dal mondo dell’ho.re.ca. e dell’industria del turismo.
A seguito della cancellazione delle fiere internazionali del settore – Prowein e Vinitaly – con i trasporti e i contatti B2B che sono stati ridotti al loro minimo storico, il Consorzio delle Venezie si sta muovendo sul fronte della comunicazione, appoggiandosi a volti noti del settore per la realizzazione di digital tasting e webinar, che andranno a raggiungere i buyer (con un occhio di riguardo verso gli Usa), ma anche il B2C, al fine di educare il consumatore sul significato di certificazione e tracciabilità, aiutandolo a scoprire le aziende che formano la squadra del Consorzio.

Ricordiamo che la denominazione di origine controllata “delle Venezie” interessa tutta l’area nord-orientale dell’Italia, includendo i territori amministrativi delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto, nonché della Provincia autonoma di Trento. Questo vasto comprensorio presenta storicamente un unicum microclimatico che ha permesso la produzione di vini con caratteristiche specifiche e una particolare specializzazione nella produzione proprio del Pinot grigio potendo in tal senso creare un’unica macroarea nota come “tre Venezie”, “Triveneto” o “delle Venezie”, in base a un criterio di prossimità e affinità pedoclimatica. Il territorio delle Venezie raggruppa, come è noto, sistemi di terre viticole caratterizzate da elementi comuni, primi tra tutti la storia e la geologia del materiale da cui hanno preso origine i caratteri chimici e fisici del suolo.

www.dellevenezie.it

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In copertina, i grappoli del Pinot grigio che danno il grande vino.