Agriturismi, fattorie didattiche e sociali: ci sono 3 milioni per il dopo-Covid

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari, il bando per l’accesso al sostegno temporaneo eccezionale a favore delle aziende agricole che diversificano la loro attività in agriturismi, fattorie didattiche, fattorie sociali del Programma di sviluppo rurale 2014-2020.
Le risorse assegnate, come informa una nota Arc, comprendono fondi cofinanziati per poco meno di 3 milioni di euro di spesa pubblica con una quota pari a 1.260.419,16 euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Feasr) oltre a fondi aggiuntivi regionali per euro 358.589,79. Si tratta di un intervento volto a fare fronte alla crisi derivante dalla pandemia da Covid-19 previsto nel Programma di sviluppo rurale 2014-2020 (misura 21). La scopo è di fornire il più ampio supporto alle aziende colpite dagli effetti dell’emergenza sanitaria che hanno interessato l’intero comparto della diversificazione delle attività agricole nei settori dell’agriturismo, dell’agricoltura sociale e delle fattorie didattiche.
Il bando prevede la concessione di un contributo forfettario modulato, da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 7.000, in base al servizio offerto dalle aziende agricole che svolgono attività di agriturismo o di agricoltura sociale o di fattoria didattica e che hanno avviato l’attività non più tardi del 31 gennaio 2020. Nel caso in cui la dotazione finanziaria del bando non fosse sufficiente a soddisfare tutte le richieste, il contributo – conclude la nota della Regione Fvg – verrà proporzionalmente ridotto in rapporto all’entità delle risorse disponibili. Le domande dovranno essere presentate entro il prossimo 12 ottobre attraverso il portale del Sistema informativo agricolo nazionale (Sian).

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In copertina, l’ambiente collinare in Friuli Venezia Giulia è molto vocato all’attività agrituristica.

 

Domani ultimo giorno per il Premio Arga dedicato in Fvg a Isi Benini

Ultimo giorno, domani, 31 agosto, per l’invio degli articoli o dei servizi partecipanti al 1° Premio giornalistico “Isi Benini – Città di Udine”, dedicato, nel 30° anniversario della scomparsa, a uno dei pionieri della valorizzazione delle tradizioni e delle peculiarità del territorio. Indetto dall’Arga Fvg, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio, presieduta da Carlo Morandini, intende infatti valorizzare la figura di uno dei padri del giornalismo enogastronomico in Friuli Venezia Giulia.

Il giornalista Isi Benini.


Il Concorso vuol favorire la riscoperta e la trasmissione delle eccellenze della città di Udine e nel contempo dell’intera regione, le realtà nelle quali Benini ha esercitato la professione di cronista e dalle quali ha tratto lo spunto per dedicare un’attenzione particolare al settore agricolo, alla civiltà contadina, allo sviluppo delle peculiarità del territorio. Il Premio, di concerto con il Comune di Udine, sarà assegnato all’autore di un articolo o servizio giornalistico, sulla carta stampata, radio o televisivo, o sul web, su testate regolarmente registrate, che sappia valorizzare quel mondo e le realtà nelle quali Benini ha lavorato da comunicatore e ne è stato protagonista. Il bando è pubblicato sul portale www.argafvg.it
Come detto, i lavori dei partecipanti al Concorso dovranno pervenire all’Associazione della stampa agricola Fvg entro domani 31 agosto.

Carlo Morandini

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In copertina, il Castello di Udine simbolo della città e del Friuli, terra di eccellenze enogastronomiche.

L’aroma del caffè declinato a Trieste in quattro proposte

Annunciate per oggi, a Trieste, quattro iniziative dall’aroma unico per soddisfare il “palato” di ogni pubblico. L’Associazione Museo del Caffè di Trieste invita, infatti, stamane alla presentazione di una serie di appuntamenti declinati proprio al tema della tanto diffusa bevanda, per la quale il capoluogo giuliano è famoso da secoli. Un dibattito scientifico, un reading teatrale inserito nell’ambito di Science in The City Festival–ESOF2020, la presentazione di un portale Web, un partenariato e un nuovo ciclo di incontri tematici e di approfondimento: questi sono i tanti modi in cui può essere declinato un chicco di caffè.
Si tratta di una serie di eventi che si susseguiranno a partire da mercoledì 2 settembre. Ad illustrarli stamattina, alle 10.30, e non a caso in uno storico ritrovo letterario come l’Antico Caffè San Marco, saranno Gianni Pistrini e Doriano Simonato assieme agli ideatori, promotori e realizzatori delle singole iniziative.
Nello specifico interverranno, appunto, Gianni Pistrini, presidente dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste; Doriano Simonato, per l’evento “Il panettiere e la luna”, reading teatrale in jazz, in ambito Esof 2020; Chiara Falzetti con la nona edizione del Partenariato fra Musei Europei del Caffè con il Museo del caffè di San Pietroburgo in Russia; Lucio Del Piccolo per l’evento i “Cenacoli del Caffè” edizione 2020/21: il “caffè nel collezionismo”; Emanuele Rossi per l’evento “Sostenibilità ed innovazione correlata alla filiera del caffè”.

Il presidente Gianni Pistrini.

Al Pinot grigio delle Venezie (prima Doc d’Italia) anche l’ok dell’Unione europea

di Gi Elle

La Doc più grande d’Italia, quella del Pinot grigio, ha anche il riconoscimento dell’Europa. Infatti, oltre alla recente approvazione da parte del Ministero delle Politiche agricole, il Consorzio Doc delle Venezie – che riunisce i produttori di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino – ha ottenuto (come avevamo anticipato recentemente riferendo proprio dell’ok romano) la protezione ufficiale del nome e la conseguente iscrizione nel registro eAmbrosia da parte della Commissione Europea: così ora, con queste due importanti acquisizioni, l’organismo di tutela è nella pienezza delle sue funzioni, anche per quanto concerne la promozione, per affrontare la difficile stagione del rilancio nel 2021. Il riconoscimento europeo costituisce un’ulteriore legittimazione del lavoro e del percorso di crescita nel segno della continuità, promosso da un team di filiera interregionale che ha creduto e crede fortemente nella valorizzazione di un prodotto-territorio – il Pinot grigio del Triveneto – che rappresenta l’85% del Pinot grigio italiano e il 43% di quello mondiale e che ha ancora molto da raccontare ai consumatori internazionali.

Il presidente Albino Armani.

“Si chiude un capitolo importante della storia della viticoltura italiana ed europea con la conclusione dell’iter di riconoscimento della Doc delle Venezie avviato nel 2014 – ha commentato il presidente del Consorzio Albino Armani –, un progetto inedito e ambizioso che è stato capace di costruire un concetto allargato di identità territoriale e porsi come punto di riferimento della produzione nazionale e globale di Pinot grigio. Il riconoscimento comunitario rappresenta la meta di un percorso intrapreso con coscienza da tutti i protagonisti della scena vinicola di Friuli, Trentino e Veneto, che hanno saputo accantonare campanilismi e fare squadra a beneficio di un patrimonio comune, il Pinot grigio del Nordest, mettendo in piedi un Consorzio impegnato da oltre tre anni nella tutela del valore del nostro vino e che, ora più che mai, deve ottenere presto il riconoscimento Ministeriale per entrare nella pienezza delle sue funzioni”.
“Con la protezione europea si chiude un percorso non facile, durato tre anni, che ha visto il coinvolgimento e la collaborazione di tre regioni diverse”, gli fa eco l’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan: “Abbiamo messo da parte gli interessi dei singoli e i particolarismi per trovare un denominatore comune che portasse alla valorizzazione del Pinot grigio e alla sua messa in sicurezza in tutta Europa. Oggi possiamo orgogliosamente parlare della più grande Doc italiana, con 27 mila ettari, di cui oltre la metà in Veneto. Una filiera importante che il Consorzio di tutela, con al timone Albino Armani, saprà guidare verso la strada giusta per vincere le sfide del futuro”.

“Sono convinta che questa rappresenti un’importante ed unica esperienza attraverso la quale l’attenzione e l’impegno delle amministrazioni regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento hanno saputo accompagnare i rispettivi produttori in un processo di sistema a tutela e garanzia della più grande denominazione vitivinicola italiana mantenendo e coniugando al contempo le singole specificità territoriali. Unicum che consegniamo ora alla responsabilità dei produttori che, sono certa, sapranno prestare attenzione per bene amministrare questo prezioso riconoscimento territoriale di sicura soddisfazione per i nostri produttori e di grande e valido esempio per tutta la comunità vitivinicola nazionale”, ha detto poi l’assessore all’Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento, Giulia Zanotelli.
“L’iscrizione al registro europeo della Doc delle Venezie premia il grande lavoro svolto in modo sinergico e coordinato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto e dalla Provincia Autonoma di Trento, al fine di accrescere il valore della nostra filiera vitivinicola, uno dei motori dell’economia regionale e nazionale”, ha invece commentato Maurizio Urizio, vicedirettore Centrale delle Risorse Agroalimentari, Forestali e Ittiche di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che ha aggiunto: “Un’aggregazione ampia creata in modo intelligente che ha portato e che, ora più che mai, porterà a ulteriori miglioramenti per l’intero sistema Pinot grigio del nostro territorio, che sarà nelle condizioni di affermarsi in maniera decisa sui mercati internazionali”.
E ora, ottenuti questi riconoscimenti-chiave per la sua piena operatività, per l’anno prossimo il Consorzio delle Venezie punta non solo a recuperare e rafforzare le posizioni acquisite sui principali mercati di riferimento – tra cui Uk e Usa, animati da turbolenze legate ai temi Brexit e dazi che preoccupano molto la filiera –, ma intende aprire una strada anche verso Paesi nuovi, dove il Pinot grigio delle Venezie è assente o marginalmente presente.

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In copertina e qui sopra grappoli perfettamente maturi e vigneti di Pinot grigio nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

Aspettando Godot a Valvasone. E i clown arrivano in cantina

“Aspettando Godot”, il nuovo spettacolo della Compagnia Hellequin prodotto dalla Scuola Sperimentale dell’Attore, si “gemella” con la cantina Borgo delle Oche: una sinergia creativa nata per superare le difficoltà legate alla pandemia da Covid-19 e offrire uno spettacolo di intrattenimento al pubblico. L’appuntamento è per sabato prossimo, alle 20.30, nell’azienda Borgo delle Oche a Valvasone dove verrà messo in scena il capolavoro di Samuel Beckett rivisitato dai clown con Lucia Zaghet, Martina Santelia, Giulia Colussi e Daria Sadovskaia per la regia di Ferruccio Merisi.
La location è una piccola e dinamica cantina di eccellenza che ha sede in uno dei Borghi più belli d’Italia, Valvasone. Si tratta a tutti gli effetti di una sorta di “gemellaggio” tra la Compagnia Hellequin e l’azienda agricola, ma anche di un’occasione per gustare uno spettacolo divertente, contribuendo a sostenere il teatro e, insieme a esso, una cantina locale.

Lo spettacolo dedicato a Godot.

“Ci lamentiamo poco – spiega Ferruccio Merisi, presidente della Scuola Sperimentale dell’Attore e regista dello spettacolo – per cui non tutti lo sanno, ma noi del “teatro” apparteniamo alla categoria più penalizzata dalla pandemia. Tra le cose che ci siamo inventati per resistere, c’è proprio questo spettacolo riuscito, e l’idea di ambientarlo, di volta in volta in modo diverso, presso piccoli produttori di altro genere, dagli artigiani alle cantine appunto, con l’idea di mettere in comune risorse e ricavi. Una alleanza concreta nell’emergenza”.
Lo spettacolo, che interpreta uno dei più grandi testi del ‘900, è stato prodotto durante il lockdown e quindi “vendemmiato” proprio a fine agosto, come sottolinea sempre Merisi, col suo debutto nei vigneti friulani. Un esempio di sinergia tra realtà diverse che fanno fronte comune di fronte al periodo di crisi in atto. Partecipare alla serata è semplice: basta prenotare il proprio biglietto d’ingresso al costo di 15 euro e oltre allo spettacolo si potrà portare a casa una bottiglia di Pinot grigio 2018 Borgo delle Oche.

“Pinot Grigio 2018 Borgo delle Oche è un bianco della Doc Friuli con acini selezionati dell’omonimo vitigno – ha precisato Merisi -: secondo le classifiche più accreditate, merita il punteggio pieno. La bottiglia si trova in negozio a 15 euro, e lo spettacolo potrebbe costare altrettanto nelle repliche invernali che speriamo di fare se questa prima andrà bene. Praticamente l’idea è di offrire al nostro pubblico un bel 2 x 1, più il generoso brindisi… E chi parteciperà potrà dire di aver contribuito a sostenere il teatro in questo difficile momento”.
La rappresentazione ha una durata di circa 60 minuti ed è pensata per intrattenere tutti, compresi i bambini. In più, alla fine, è previsto un brindisi di qualità da consumare in cantina. Per info e prenotazioni: 351.8392425 anche WhatsApp (si può prenotare anche in cantina, tel. 333.2176936).

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In copertina e qui sopra due immagini dal sito dell’azienda di Valvasone.

La “Mappa del sapore” di Lignano: ecco la proposta enogastronomica

Un progetto che si rinnova da diciassette anni e che si è consolidato nel tempo, divenendo uno strumento utile di consultazione che mette a disposizione dei turisti e dei curiosi del gusto l’offerta di operatori dell’enogastronomia che perseguono, sul territorio, la qualità. È così che può essere definita la “Mappa del sapore”, la quale costituisce un elemento di promozione capace di invogliare i visitatori del Friuli Venezia Giulia a conoscere e assaggiare i sapori che cuochi e ristoratori sanno proporre, fidelizzando attraverso il gusto locale sia i turisti occasionali sia quelli che scelgono di soggiornare in regione. Un modello che si rivela particolarmente significativo in una stagione non facile, a causa degli effetti della pandemia, come quella 2020.

Sono questi i concetti emersi nel corso della presentazione del volume della monografia “Mappa del sapore” dedicata a Lignano Sabbiadoro, avvenuta sulla Terrazza Mare, alla quale hanno partecipato, come informa Arc, l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, e il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin. Durante l’illustrazione del volume, una guida ai luoghi della ristorazione che intende agevolare nella scelta i visitatori della città balneare, è stato evidenziato che l’obiettivo degli operatori turistici, non soltanto nel 2020 ma anche in futuro, deve essere quello della qualità.

Nello specifico è stato spiegato che in un anno difficile come quello attuale, con un bilancio dell’andamento della stagione estiva meno confortante rispetto alle previsioni, in particolare a causa dell’assenza di molti turisti stranieri, occorre compiere un ulteriore sforzo per mantenere vive le località turistiche regionali, continuando a proporre un’offerta di qualità agli ospiti e ai potenziali visitatori. Un impegno che deve vedere uniti operatori e istituzioni, le quali si stanno adoperando per innovare, sburocratizzare e snellire l’apparato e le procedure amministrative, come dimostra la ricostruzione in soli 60 giorni del pontile del faro rosso di Lignano Sabbiadoro.
La Regione Fvg ha seguito l’evolversi dell’emergenza Coronavirus e i suoi effetti sull’economia locale fin dalle prime fasi, predisponendo interventi tampone a sostegno delle situazioni meno facili e ora guarda con fiducia ai nuovi finanziamenti ottenuti dall’Unione europea, auspicando che il loro utilizzo sia mirato a interventi e opere che assecondino e garantiscano la ripresa e lo sviluppo anche in Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, prosciutto di San Daniele tagliato a mano e qui sopra la Terrazza Mare simbolo di Lignano.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -15% però di grande qualità

di Giuseppe Longo

CORNO DI ROSAZZO – Da alcuni giorni, in qualche area del Friuli Venezia Giulia, sono scattate le operazioni di vendemmia, indirizzate soprattutto alla raccolta di uve destinate alla spumantizzazione. Ma per le operazioni in grande stile bisognerà aspettare ancora, anche alcune settimane – dipende dalle zone -, al fine di consentire una ottimale maturazione dei grappoli che finora è avvenuta regolarmente, lasciando intendere che se le condizioni climatiche rimarranno favorevoli i vini targati 2020 saranno di grande qualità. Di meno, però, di circa un 15 per cento rispetto alla media, ma questo alla luce della realtà che ci circonda in quest’annata veramente bisestile, i cui ritmi sono stati dettati dal Coronavirus, è “salutare”, considerate le giacenze presenti nelle cantine, a causa del mercato stoppato per tre mesi, e anche di più, dall’emergenza sanitaria. E’ questa, infatti, la “fotografia” che emerge dalla Prevendemmiale che Assoenologi ha organizzato a villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo, dove ha sede anche il Consorzio tutela dei vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo, rappresentato dal suo presidente Paolo Valle.

Rodolfo Rizzi con Paolo Brogioni.


Un incontro che si è onorato della presenza di Paolo Brogioni, direttore generale dell’associazione dei tecnici della vite e del vino guidata da Riccardo Cotarella, il quale tirando le somme dell’annuale summit agostano – sala piena, ma con uditorio opportunamente distanziato, e tre ore intense di relazioni, senza distrazioni da parte di nessuno – ha concordato sulla validità di questa vendemmia, osservando che «siamo in presenza di un’annata con grandi potenzialità, con una sanità delle uve in perfetto equilibrio». Ma nel contempo dobbiamo fare i conti con «grandi criticità del sistema produttivo che vivo costantemente assieme al presidente Cotarella ai tavoli ministeriali e che denunciano grosse difformità fra regioni». Ed ecco il “punctum dolens”: «In cantina abbiamo quasi un’annata intera di stoccaggio, considerato che alla fine questo sfortunato 2020 sarà un anno di nove mesi e non di dodici». E’ evidente che peserà gravemente nel bilancio finale la tremenda e indimenticabile “finestra” trimestrale del lockdown. Cosa che si riverbererà anche sulla tenuta dei prezzi che, «al momento, appare critica, ma non non possiamo sapere cosa potrà avvenire a vendemmia inoltrata». Per cui sarà fondamentale che le politiche di settore s’intreccino con un’idonea promozione al fine di sostenere un comparto che ha sofferto parecchio, e continua ancora, a causa di quell’insidia chiamata Covid-19. “Ci troviamo davanti insomma – ha aggiunto Brogioni – a una grande sfida che va affrontata con adeguati sostegni”. Il direttore di Assoenologi ha concluso annunciando che a livello nazionale i dati ufficiali sulle previsioni della vendemmia nel Vigneto Italia saranno resi noti giovedì 3 settembre, alle 11, nel corso di una conferenza stampa online alla quale parteciperà anche il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e che, come sempre, è stata organizzata da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini. «E quella sarà l’occasione buona – ha osservato – per esporre al Governo i problemi che gravano sul comparto vitivinicolo».

Claudio Fabbro


I lavori erano stati aperti dal saluto del presidente sezionale di Assoenologi, Rodolfo Rizzi, che ha immediatamente ceduto il microfono a Claudio Fabbro, il quale, fatta una premessa “storica” sulle ultime annate, ricordando in particolare quelle funestate da grandine, gelate tardive o siccità, ha condotto l’intensa seduta prevendemmiale avvenuta nella cornice di un edificio prestigioso che conta esattamente tre secoli di vita. Lavori scanditi dagli interventi, seguitissimi, di tecnici “amici” di lunga data della categoria: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteorologico primavera-estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il docente dell’Università di Udine Emilio Celotti (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità).

Relatori e ospiti al convegno.

IL METEOROLOGO – Marco Virgilio ha fatto un’accurata disamina del periodo che ha interessato la ripresa vegetativa della vite e le successive fasi evolutive e che, tutto sommato, non ha registrato grandi criticità, sebbene a primavera fosse corso un brivido sulla schiena non solo dei frutticoltori ma anche dei vignaioli friulani, essendoci stato un “abbozzo” di gelo tardivo, per fortuna però quando le gemme, anche delle varietà più precoci, non si erano ancora dispiegate. Quindi una primavera piovosa e di basse temperature che però, alla fine, non hanno condizionato la fioritura che quindi è avvenuta abbastanza regolarmente. L’andamento meteo successivo non ha registrato punte di caldo eccessivo che si erano lamentate anche in annate recenti, essendo arrivato appena in agosto il temuto anticiclone africano che ormai non dovrebbe creare problemi di sorta, ma che lascerà spazio a quelle notti fresche che tanto bene fanno alla fase finale della maturazione dei grappoli, arricchendone il corredo aromatico. La grandine, se non in aree fortunatamente abbastanza limitate (da ricordare quella di Ramandolo del 29 giugno), ha risparmiato il Vigneto Fvg, per cui in complesso l’annata dal punto di vista climatico si presenta abbastanza equilibrata.

Marco Virgilio

L’AGRONOMO – Giovanni Bigot ha offerto una vera e propria “radiografia” dello stato sanitario delle uve che quest’anno non presenta problemi particolari, essendosi evitate anche le scottature dei grappoli causati da quelle temute ondate di calore che a 38 gradi portano gli acini a sfiorare i 40(!). I maggiori danni, comunque contenuti, sono stati causati dalla peronospora, storica avversità fungina della vite, soprattutto su varietà sensibilissime come il Merlot. Soffermandosi poi soprattutto sulle fasi dell’invaiatura e della maturazione, l’esperto ha fatto un’analisi della Superficie fogliare esposta, cioè la “chioma efficiente”, rilevando come questa si riveli la “chiave” della qualità se abbinata a una ridotta produzione. Che, come dicevamo, indica un calo medio del 15,4 per cento. «Un minor stress idrico assieme ad una vigoria maggiore – ha osservato – hanno contribuito ad un aumento del peso medio dell’acino, con conseguente aumento della compattezza dei grappoli». Quindi, un «potenziale qualitativo elevato», garantito da una “sanità delle uve che si presenta ottimale», anche grazie all’equilibrato approvvigionamento idrico. Bigot ha anche osservato che «l’età media dei vigneti si è leggermente ridotta, in quanto gli impianti nuovi prevalgono su quelli vecchi», mentre «sulla biodiversità c’è ancora molto lavoro da fare per determinarla in modo attendibile».

Giovanni Bigot

IL DOCENTE – Emilio Celotti ha tirato le somme delle relazioni del meteorologo e dell’agronomo, essendosi occupato della fase successiva alla conduzione della vigna con importanti spunti sulla vendemmia, come detto al via per le basi spumante, e sulle operazioni in cantina. Ha fatto il punto sui fattori che sono alla chiave del successo del futuro vino, e quindi carica enzimatica, fenomeni ossidativi e riduttivi, ruolo di tannini e lieviti, acido ascorbico e anidride solforosa. Insomma, quanto oggi porta ad ottenere un «vino che non è più un alimento come un tempo, bensì una fonte di emozioni sensoriali”. Ed è proprio qui che è fondamentale l’azione dell’enologo, il quale deve sapientemente «gestire l’orchestra aromatica». Anticipando le linee che nei prossimi anni intende seguire l’Ateneo friulano, Celotti ha osservato che “sviluppare nuove tecnologie sostenibili a basso impatto è possibile, ma con gradualità e su basi scientifiche», assicurando che c’è l’impegno a «intensificare la collaborazione con il territorio», attraverso un proficuo dialogo fra i due “attori”, teorico e pratico, vale a dire lo studioso e il viticoltore-cantiniere. Il docente ha infine fatto cenno alle «tecnologie innovative, sviluppate dall’Università di Udine, applicate alla valorizzazione qualitativa del Sauvignon e delle varietà aromatiche e alla riduzione degli input in vinificazione».

Emilio Celotti

Presenti anche Michele Pavan  e Michele Pace Perusini, rispettivamente leader regionale della Coldiretti e responsabile del settore vitivinicolo di Confagricoltura Fvg, dopo brevi cenni di saluto e di apprezzamento al lavoro degli enologi, da parte di Paolo Tonello per l’Ersa Fvg (anche a nome dell’assessore Stefano Zannier) e di Franco Iacop, che ha portato l’adesione e l’appoggio del Consiglio regionale Fvg, osservando come «qualità e competenza siano le premesse per ottenere i prodotti di eccellenza che ci hanno proiettato con successo sul mercato mondiale», il presidente Rizzi ha tratto le conclusioni della ricca analisi prevendemmiale ricordando «l’enorme responsabilità dell’enologo di fronte a 1 milione 700 mila ettolitri di vino» e come il «mercato chieda sempre di più qualità». Ha fatto cenno al Prosecco, che ormai è un «brand mondiale» e al Pinot grigio, che ha dinanzi «un grande futuro”. Ma anche alla Ribolla gialla, «varietà da lanciare e sostenere», anche se non ha nascosto possibili «rischi d’impresa”. Tuttavia, ha aggiunto, «non possiamo rinunciare alle piccole varietà autoctone» che sono una vetrina del prestigio del Vigneto Fvg, il quale deve «trovare la forza e gli stimoli per andare avanti uscendo da questa delicata situazione. E proprio per questo – ha concluso Rodolfo Rizzi – abbiamo indetto questa Prevendemmiale, perché crediamo nel futuro. Il settore saprà sicuramente risollevarsi, assicurando nuove e meritate soddisfazioni a chi vi opera con passione, competenza, ma anche sacrificio».

Infine,  immagini della sala.

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In copertina, grappoli di Sauvignon ormai in perfetta maturazione pronti per la vendemmia.

(Foto Pholife.it e Claudio Fabbro)

Eccellenze Fvg (e non solo) sabato al Palmanova Outlet con lo chef Barbieri

(c.s) Degustazioni d’eccellenza, musica e territorio. Sono i tre cardini su cui ruoterà la serata dedicata alle eccellenze del Friuli Venezia Giulia e del Belpaese che troveranno casa tra le vie del Palmanova Outlet Village, il frequentatissimo centro commerciale friulano alle porte della città stellata.


L’eccezionale evento avrà luogo sabato prossimo, 29 agosto, a partire dalle 18.30, ora in cui nelle tre aree di degustazione, appositamente allestite per la “Village Night”, si potranno degustare, in un percorso unico, le eccellenze del territorio con 26 delle migliori cantine del Friuli Venezia Giulia: Castelvecchio, Venica & Venica, Tenute Tomasella, Obiz, Specogna, Bastianich, Tunella, Viarte, Jermann, Marco Felluga, Russiz Superiore, Keber Renato, Livio Felluga, Tenuta Baroni Del Mestri, Eugenio Collavini, Tiare, Villa Russiz, Dario Coos, Sirch, Moschioni, Ca’ Di Bon, Ermacora, Valpanera, Ca’ Tullio, Paolo Caccese e Castello Di Spessa.
Un’area dedicata ospiterà i vini della Land of Fashion: per la Puglia saranno ospitate le cantine di San Marzano, Torrevento, Vespa di Bruno Vespa, Placido Volpone di Michele Placido; per il territorio del Franciacorta La Montina, Bersi Serlini, Romantica; per la Toscana Consorzio Chianti, Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, La Fortuna, Tenuta Fanti; per il territorio mantovano il Consorzio Vini Mantovani e Consorzio Lugana. Saranno della partita anche 6 birrifici artigianali: Borderline Brewery, Forum Iulii, Foglie d’Erba, Gjulia, Antica Contea e Birrificio del Forte.
Durante la serata sarà inoltre possibile degustare stuzzicherie di accompagnamento locale, piatti studiati ad hoc per l’appuntamento enogastronomico dai punti ristoro del Village – Dall’Ava, dal 1988 prosciutteria con cucina e Hamerica’s – o di food e ristorazioni d’eccellenza esterne presso le aree degustazione, come l’Osteria Campana D’Oro e Jolanda de Colò.
Alle 21 al Village arriverà un ospite d’eccezione, il notissimo chef Bruno Barbieri, che accoglierà gli ospiti con foto, autografi e aneddoti della sua esperienza, non solo culinaria, ma anche televisiva: dalla “cattedra” di Masterchef Italia ai numerosi viaggi per il programma “4 Hotel”. Non solo, al Village verrà dedicato un piatto speciale preparato da Barbieri, che vanta ben 7 stelle Michelin in carriera. Il tutto sarà condito con buona musica; l’ingresso sarà gratutito e i negozi saranno aperti fino alle 23.

Arturo De Pellegrin, un maestro di gelati (e vini) in sintonia con Madre natura

di Ida Donati

LIGNANO – Riecco finalmente il vero gelato artigianale a Lignano Pineta! Anche se partita in ritardo, ed è la prima volta che accadeva dall’avvio dell’attività, continua infatti con successo la 53ª stagione estiva per Arturo De Pellegrin. Pochi giorni dopo i decreti riguardanti la fine del lockdown, pur con le precauzioni e nel rispetto delle prescrizioni anti-pandemia, che peraltro, per una gelateria artigianale per asporto fanno parte della gestione ordinaria, come l’osservanza delle norme igienico-sanitarie e la sanificazione delle apparecchiature, il Laboratorio-gelateria De Pellegrin di via dei Giardini ha riaperto da alcune settimane le serrande, chiuse alla fine della stagione 2019 con ben diverse prospettive.
Arturo, Nadia e il figlio Andrea, che da alcuni anni segue l’attività familiare, hanno vissuto la “quarantena forzata” come tutti in casa, a Conegliano. “Poi, l’incertezza nella quale ci siamo dibattuti – lamenta ancora oggi Arturo – impediva di fare programmi. Di prevedere, cioè, se e come la stagione balneare 2020 sarebbe ripartita”. Bombardati anche dalle fake news, pure gli artigiani del gusto hanno infatti atteso con ansia le disposizioni per la riapertura delle proprie attività. Ma, per un periodo prolungato, purtroppo invanamente.

Carlo Morandini, presidente Arga Fvg, con i De Pellegrin.

Fortuna vuole che la Regione Veneto, per la vita di ogni giorno, come quella del Friuli Venezia Giulia, per quanto attiene in particolare all’attività di aziende come quella dei De Pellegrin, abbiano accelerato i tempi emanando regole certe – ricorda Arturo – per l’avvio della stagione 2020. Per i cittadini, progressivamente, è stato possibile muoversi liberamente all’interno del proprio Comune, poi della propria Provincia, infine, tra le Regioni. E il maggior numero di degustatori dei gelati di pregio, frutto dell’elaborazione dell’arte e dell’esperienza che Arturo assieme al compianto fratello Giorgio ha maturato in oltre cinquant’anni, proviene dalla nostra regione ma anche da quella veneta. E non solo. Così, mentre la spiaggia lentamente cercava di rianimarsi, il “popolo” dei pendolari, dei domenicali, ma anche i proprietari delle seconde case e di natanti ormeggiati negli oltre 3 mila posti barca del comprensorio lignanese e latisanese, è tornato a raggiungere la località adriatica.
Non appena sparsa la voce che il Laboratorio aveva riaperto i battenti, sono cominciati a spuntare lungo via Giardini pedoni e ciclisti, tanto da dar vita alle prime file di attesa per poter assaporare un gelato. Dall’altra parte del banco, i De Pellegrin, che ormai tutti riconoscono fra i maestri del settore più affermati, continuano a mantenere i sapori genuini, autentici, di gusti che si distinguono per il colore attinente alla materia prima usata, la frutta matura. Come deve esserlo l’uva, alla raccolta, per poter dare un buon vino, così è per la frutta impiegata per realizzare le basi per il vero gelato artigianale. Il pistacchio, con il colore dei frutti di Bronte. Il limone tra il bianco e il trasparente, non giallo artificiale. Il malaga color uovo, perché il vero gelato alla crema deve avere quel colore. Così ancora il bacio, a cavallo tra il nocciola e il cioccolato. La stracciatella, fiordilatte con pezzetti di fondente, bianca e marrone scuro. E così via: accanto alle coppe che hanno fatto la storia dell’arte del freddo lignanese, l’Eiscaffè e la Nafta, nata a Lignano, le coppe Sombrero, Menta, Cioccolato, Lignano, Moka, Zibibbo e altre costellano le possibilità per gli appassionati del gelato. Ma anche i gusti alla frutta.

Parlando di uva, scopriamo la passione di Arturo De Pellegrin anche per il pianeta vino. Finita la stagione, si dedica infatti al piccolo vigneto per autoconsumo per produrre Prosecco, vista la natura delle terre del Coneglianese, ma anche ottimo Merlot. Come il suo gelato senza additivi, conservanti e altro. Ottenuto con metodi naturali. De Pellegrin segue con ammirazione il percorso enologico di Josko Gravner, la sua capacità di sperimentare, assecondando Madrea natura, ma soprattutto le tecniche antiche e originarie della lavorazione delle uve per produrre un vino senza alcun intervento successivo alla pigiatura. Cercando anche di poter fruire di terreni rispettati nel tempo, e non compressi dalle lavorazioni meccaniche con trattrici pesanti che, schiacciandolo, rendolo il suolo impermeabile. Tanto che a titolo sperimentale, in Friuli, c’è chi sta ripristinando la lavorazione dei campi a “trazione animale”.

Ma l’artigiano veneto-lignanese ci svela di avere seguito, per lo sviluppo del gelato, così come per quello della sua piccola vigna, anche gli insegnamenti di Gino Veronelli, il maestro dei giornalisti specializzati italiani, che indicava nelle aziende di piccole dimensioni la fonte per ottenere i prodotti migliori. Quelle più grandi, per motivi strutturali e di mercato, debbono infatti puntare soprattutto sulla quantità. Un concetto ripreso ai nostri giorni – ricorda Arturo – da Oscar Farinetti, e che si può riflettere anche nel mondo del gelato. Ecco, dunque, la chiave di lettura della capacità di produrre gelato di alta qualità che De Pellegrin sa esprimere da decenni. La passione per il naturale, per il biologico, per il biodinamico, applicata anche per il gelato che deve essere realizzato con le materie prime essenziali e fornite dal territorio e dall’esperienza di oltre cinquant’anni di esperienza tra mantecatrici, pastorizzatori e abbattitori di temperatura. Messa a disposizione dei degustatori più attenti, anche per la stagione 2020.

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In copertina, la coppa Malaga dell’indimenticato Giorgio De Pellegrin, candidata a diventare sempre più un must. E qui sopra la Nocciola per asporto.

Regione Fvg, fondi a montagna, apicoltura e lattiero-caseario

Rispetto a quanto inizialmente previsto, nell’assestamento di bilancio la Giunta Fvg – attraverso un proprio emendamento – ha messo a disposizione del comparto agroalimentare 5 milioni di euro. La maggior parte dei fondi, ovvero oltre 3 milioni, è destinata ad iniziative volte al contrasto dell’abbandono del territorio montano, mentre 1,5 milioni verranno impiegati per contributi in conto capitale alle imprese per la realizzazione di progetti integrati del comparto lattiero-caseario.
A queste tre azioni si sommano tre iniziative a sostegno dell’apicoltura regionale per complessivi 277 mila euro, suddivisi tra contributi agli apicoltori per l’acquisto di attrezzature (220 mila), per la ristrutturazione e l’ammodernamento dei locali destinati alla lavorazione dei prodotti apiari (32mila euro) e interventi direttamente a favore dell’apicoltura (25 mila).
L’emendamento – come informa una nota Arc – prevede infine lo stanziamento di 160 mila euro per contributi per la realizzazione o l’adeguamento, da parte delle imprese del settore primario, di vasche di liquame. Si riassume così il provvedimento presentato dalla Giunta e illustrato in Consiglio regionale dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, durante l’analisi dell’assestamento di bilancio.
Un ulteriore emendamento, volto a contrastare la crisi socioeconomica causata dall’emergenza Coronavirus, prevede inoltre che il Programma anticrisi Covid-19 istituito dalla Regione Fvg possa sostenere, assieme alle esigenze di liquidità corrente del sistema agroalimentare, anche progetti di investimento aziendali che assicurino la realizzazione di un modello di sviluppo qualificato e di ripresa duratura. In questo quadro, sempre attraverso un apposito emendamento, viene sancito che gli investimenti in conto capitale possano, in alternativa, essere finanziati dal Fondo di rotazione regionale per interventi nel settore agricolo e prevedono la rinuncia, a investimenti conclusi, a parte del rientro delle quote di ammortamento dei finanziamenti erogati alle imprese. Il provvedimento, che può essere applicato anche alle domande già presentate, fissa quindi a 15 milioni di euro l’importo massimo complessivo al quale il Fondo può rinunciare.

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In copertina, ecco bovine al pascolo sui prati del Montasio.