Le 25 “Città del Vino” del Vigneto Fvg affidate ancora a Tiziano Venturini

(g.l.) Piena fiducia e generale apprezzamento per l’attività svolta: così Tiziano Venturini, già sindaco di Buttrio, è stato confermato all’unanimità quale coordinatore delle 25 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Una importante realtà che raggruppa i territori a maggior vocazione vitivinicola della nostra regione, ai quali si stanno per aggiungerne altri.
Nel corso della prima assemblea del 2021 tenutasi in modalità online, e nella quale è stato anche programmato il calendario degli appuntamenti del nuovo anno, Venturini, che è anche assessore alle attività produttive e turismo appunto di Buttrio – uno dei luoghi più blasonati dei Colli orientali del Friuli, famoso per la Fiera regionale dei vini, la più vecchia d’Italia -, è stato quindi rieletto coordinatore. Il quale ha poi proposto la riconferma, anch’essa approvata con voto unanime, quale vice, di Maurizio D’Osualdo vicesindaco di Corno di Rosazzo. Confermati nel coordinamento Ilaria Peloi, assessore alle attività produttive di Casarsa della Delizia, e Giorgio Cattarin, in rappresentanza di Cormòns. Non si è invece ricandidato il sindaco di Trivignano Udinese Roberto Fedele, al quale è andato il plauso per il lavoro svolto in seno al coordinamento in questi anni. Con l’occasione, è stato deciso l’allargamento del coordinamento stesso da 5 a 7 membri: sono stati eletti quindi anche Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, Lara Tosolini, consigliere delegato per la promozione agroalimentare e rapporti con le Città del Vino di Cividale del Friuli, e l’ambasciatore delle Città del Vino, Gianpiero Colecchia, in rappresentanza di Duino Aurisina.

D’Osualdo, Zambon e Venturini.


Altra novità l’apertura di un collegamento operativo strutturale con il mondo delle Pro Loco, da tempo protagoniste assieme alle Città del Vino nell’organizzazione di eventi in Friuli Venezia Giulia, a partire dal rinomato “Calici di Stelle” in estate: per questo Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa (la quale, caso unico in Italia, è anch’essa membro dell’Associazione nazionale Città del Vino) parteciperà ai lavori del coordinamento per i progetti che interessano le Pro Loco.
«Grazie all’assemblea di amministratori – ha commentato a nome di tutto il coordinamento, Tiziano Venturini – per la fiducia dataci: siamo pronti non solo a continuare ma anche ad ampliare il gran lavoro svolto in questi anni, allargando il coordinamento a nuovi membri, in rappresentanza così di tutti i territori vinicoli regionali, e al mondo delle Pro Loco ne è testimonianza. Neanche nel 2020 segnato dall’emergenza sanitaria ci siamo fermati, proponendo tra le altre cose nello scorso mese di agosto un’edizione di “Calici di Stelle” con numeri in linea con le edizioni pre-pandemia. Ci sono vari progetti, dall’Erasmus vinicolo per gli studenti europei alla vendemmia turistica, dalla sostenibilità ambientale ai nuovi regolamenti di polizia rurale con l’Università di Udine, che stiamo portando avanti e di cui daremo notizia nelle prossime settimane».
In apertura di assemblea è intervenuto il presidente nazionale delle Città del Vino, Floriano Zambon, di Conegliano: essendo in scadenza, il suo è stato un saluto di fine mandato a una realtà regionale come quella del Friuli Venezia Giulia con le quali c’è stata una positiva e intensa collaborazione. «Grazie al coordinamento, agli ambasciatori e a tutte le Città del vino regionali per il percorso fatto assieme – ha affermato – e in particolare a Duino Aurisina per la sua candidatura a Città Italiana del Vino 2021, con un progetto giudicato tra i migliori tre e che pone ottime basi per successive candidature». Presenti, oltre a sindaci e consiglieri comunali, pure gli ambasciatori delle Città del Vino Loris Basso (presidente anche dell’Ente Friuli nel Mondo e leader del Ducato dei vini friulani), Piero Bertossi, Claudio Fabbro, Venanzio Francescutti, Claudio Colussi e Gianpiero Colecchia.
Le 25 Città del Vino aderenti in Friuli Venezia Giulia sono in ordine alfabetico Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. In più, come detto, anche la Pro Loco di Casarsa della Delizia è membro dell’Associazione nazionale.

Un brindisi beneaugurante.

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In copertina, Tiziano Venturini confermato leader delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia.

 

“Gli agricoltori sono in prima linea per la salvaguardia della Terra”

(g.l.) Gli agricoltori sono in prima linea nella difesa del pianeta, sempre più minacciato da fattori avversi, primo fra tutti l’inquinamento ambientale. Divenuta nel tempo un avvenimento educativo e informativo, la “Giornata Mondiale della Terra”, che si celebra proprio oggi 22 aprile, quest’anno ha come tema Restore our Earth: “Ripristiniamo la nostra Terra”, per sottolineare la necessità di preservare gli equilibri ambientali a rischio e di ripristinare la naturale bellezza di un ecosistema globale dal quale dipende tutta la vita nel mondo. «Le imprese agricole e forestali – sottolinea infatti Confagricoltura – hanno l’orgoglio di essere parte attiva e responsabile di questo percorso. Più del 65 per cento della superficie italiana è affidata alla loro gestione: una superficie agricola utilizzata di circa 12,8 milioni di ettari (42 per cento della superficie nazionale) e una superficie forestale di quasi 11 milioni di ettari (il 36 per cento della superficie nazionale). Quest’ultima peraltro in costante crescita: 514.480 ettari, +4,9 per cento negli ultimi 10 anni».

Massimiliano Giansanti

«Il settore primario – prosegue l’organizzazione imprenditoriale guidata a livello nazionale da Massimiliano Giansanti e in Friuli Venezia Giulia da Philip Thurn Valsassina – è consapevole del ruolo centrale che assume l’impresa agricola sana, vitale e produttiva, nella mitigazione del cambiamento climatico attraverso le proprie produzioni, le proprie superfici e i propri residui; è altrettanto consapevole del costo dell’adattamento al cambiamento climatico che renderà sempre meno disponibili risorse naturali fondamentali quali l’acqua e la terra, in uno scenario di incremento della temperatura che comporterà una maggiore aridità dei suoli, cambi colturali importanti, attacchi di patogeni sempre più diffusi, fenomeni meteorologici sempre più estremi. In questo quadro, l’agricoltura ha molto chiaro il proprio impegno: da una parte, proseguire il percorso già sviluppato negli ultimi decenni sulla sostenibilità con il supporto delle innovazioni tecnologiche (agricoltura di precisione, efficientamento dei processi produttivi, economia circolare) che, rispetto al 2008, ha già portato a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci (-21 per cento) e di fertilizzanti (-52 per cento) di origine chimica. Ancora, secondo l’ultimo rapporto Ispra, dal 1990 al 2019 l’agricoltura ha ridotto le emissioni di ammoniaca di circa il 25 per cento, quelle di gas serra (che costituiscono il 7 per cento delle emissioni nazionali) del 17 per cento».

Philip Thurn Valsassina

Sono dati incoraggianti – evidenzia ancora Confagricoltura – che rivelano l’importanza di proseguire su questa strada, insieme a tutta la filiera e al mondo scientifico. Dall’altra, l’agricoltura in questi anni si sta impegnando sul fronte delle tecnologie verdi, investendo sempre più nella bioeconomia con le energie rinnovabili, nella produzione di biomateriali e bioprodotti, migliorando le tecniche di gestione dei suoli, nella gestione forestale sostenibile – su cui proprio in questi giorni si sta affinando la strategia europea – nell’assorbimento di CO2, contribuendo concretamente alla prevenzione dal dissesto idrogeologico, alla tutela del paesaggio, al presidio delle aree rurali, e soprattutto a quelle interne, del nostro Paese.
«L’Agricoltura 4.0, a partire dalle più recenti innovazioni sul piano digitale e genetico, è il supporto concreto per rendere i sistemi agricoli sempre più sostenibili – sottolinea il presidente Giansanti -. E tale approccio da parte degli agricoltori, custodi dei territori, consolida la sostenibilità ambientale ed economica salvaguardando qualità e quantità delle produzioni e del cibo. La Giornata Mondiale della Terra è un’occasione importante per ricordarlo».

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In copertina e qui sopra paesaggi pianeggianti e collinari in Friuli.

La Regione Fvg ammetterà ai ristori anche frasche, osmize e private

“In Commissione ho proposto l’ampliamento della platea dei beneficiari ristori anche alle frasche, osmize e private. Insieme a loro, proporrò nella riunione di Giunta che darà il via libera definitivo al provvedimento anche l’ampliamento a quanti operano nell’ambito del commercio all’ingrosso di apparecchiature per parrucchieri e palestre, sale da giochi e biliardi ed infine per coloro che producono cacao, cioccolati, caramelle e confetti. Spetterà infatti alla Giunta, ratificare quanto la commissione ha approvato oggi all’unanimità”.

L’assessore regionale Bini.


A prospettare l’inserimento di nuove categorie e codici Ateco nel quarto bando ristori è stato ieri l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini intervenendo, come informa Arc, nel corso della riunione della Seconda commissione consiliare. Durante i lavori è stata presa in esame la delibera approvata la settimana scorsa in via preliminare dall’Esecutivo in cui erano stati individuati i beneficiari, i requisiti di ammissibilità e modalità procedurali per l’accesso alla contribuzione. La richiesta di integrazione approvata dalla commissione ora verrà posta al vaglio della giunta che dovrà dare l’ok definitivo alle modifiche. Il provvedimento potrà contare su un plafond di risorse complessive pari a poco più di 7 milioni di euro.
“La commissione – ha detto Bini – ha dato parere favorevole nel prevedere, attraverso apposita autocertificazione, un ristoro pari a 700 euro a favore di frasche, osmize e private. Per quanto riguarda gli altri codici Ateco proposti all’interno della deliberazione, un contributo pari a mille euro sarebbe previsto per chi opera nell’ambito del commercio all’ingrosso di apparecchiature per parrucchieri e palestre (codice 46.69.30). Milleduecento euro potrebbero andare alle sale da giochi e biliardi (codice Ateco 93.29.30), mentre per il codice 10.82.00 riguardante la produzione di cacao, cioccolati, caramelle e confetti il contributo unitario potrebbe ammontare a mille euro”.
Sempre in merito a tale delibera, l’assessore ha ricordato altri punti qualificanti quali l’estensione dell’accesso al ristori anche alle nuove attività avviate dopo il primo gennaio 2020 comprese sia nei codici Ateco di questo nuovo riparto sia in quello precedente. Inoltre, per tutti i codici Ateco vecchi e nuovi, il canale contributivo è aperto anche ai lavoratori autonomi (indipendentemente dalla data di avvio dell’attività), ai titolari di partita Iva con domicilio fiscale in Friuli Venezia Giulia. A loro è riconosciuto un ristoro unico pari a 700 euro.
L’esponente della Giunta Fedriga si è poi soffermato su alcuni aspetti importanti riguardanti il terzo bando ristori appena concluso. “Le domande pervenute – ha detto l’assessore – sono state oltre 8mila, per un controvalore economico che supera i 14 milioni di euro. Proprio oggi attraverso il Cata e giovedì con il Catt inizieremo a liquidare l’80 per cento degli importi, mettendo a segno così un nuovo importante risultato poiché i beneficiari riceveranno le risorse a distanza di 20 giorni dalla chiusura delle procedure, rispetto ai 45 e 30 giorni dei primi due bandi. Accelerare le procedure è una cosa molto rilevante per venire incontro alle esigenze delle imprese nel minor tempo possibile”.
Infine, l’assessore ha ricordato che dei 70 milioni di euro fino ad ora messi a disposizione dalla Regione Fvg nei vari bandi ristori, in alcuni casi gli importi erogati per le singole categorie è stato rilevante. “Tra questi – ha detto Bini – figurano ad esempio i 18.800 euro a favore degli alberghi, oppure i 13.300 euro per le agenzie di viaggio e tour operator oppure gli 11.800 euro per le discoteche, i 10.800 euro per i parchi divertimenti, ma anche i 5.700 euro per i ristoranti, 4.900 euro per i bar ed infine 4.300 euro per palestre, piscine, organizzazione feste e cerimonie”.

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In copertina, una tipica osmiza del Carso: in Friuli questi locali si chiamano invece frasche o private.

Alla Giornata mondiale della Terra ora debuttano i Bio-distretti italiani

Svolta nel mondo del biologico: con la recente approvazione, nella Commissione agricoltura del Senato, del primo disegno di legge per regolamentare il settore – uno dei comparti gioiello dell’economia italiana – nuove prospettive si schiudono per gli 80mila operatori della filiera nazionale, che può contare su due milioni di ettari coltivati a biologico, pari al 15% della superficie agricola italiana, per un valore al consumo stimato in oltre 3,3 miliardi di euro. Spicca nel disegno normativo l’introduzione dei “Bio-distretti”, realtà già presenti in Italia da una decina d’anni, con numerose esperienze nate spesso spontaneamente dal basso e riconosciute a vario titolo dagli enti locali. Tecnicamente, la definizione dei Bio-distretti indica aree agricole organizzate in chiave di bioproduzioni, con una filiera inclusiva non solo di agricoltori e cittadini-consumatori, ma anche delle Pubbliche Amministrazioni, di associazioni del territorio e persino di operatori turistici.

Quali prospettive potrebbe schiudere adesso l’approvazione definitiva della legge nazionale sul bio, e quale slancio potrebbe imprimere all’agricoltura italiana nella fase post-pandemica? La nuova normativa italiana, quando sarà definitivamente approvata, potrà certamente stimolare la diffusione dei Bio-distretti, fornendo supporto e strumenti finanziari e di governance per stimolarne lo sviluppo. Così come i Bio-distretti potranno giovarsi del Piano per lo sviluppo del Biologico Ue, che ne sostiene e finanzia la formazione. Se ne parlerà in occasione della Giornata mondiale della Terra, giovedì 22 aprile, con il Circular Talk promosso da Alce Nero in sinergia con la campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, sul tema “Sviluppo sostenibile, l’Italia dei bio-distretti”. Sfide e prospettive del post-pandemia, in attesa che l’agricoltura biologica diventi legge”. Appuntamento dalle 17.30 sul canale Youtube Spreco Zero, a questo link: https://youtu.be/c13XYtyNyuU
L’incontro digitale, in streaming live, vedrà protagonisti – coordinati dall’agroeconomista triestino Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero – Benedetto Fracchiolla, Olivicoltore e presidente Bio-distretto delle Lame, l’esperto Cesare Zanasi, professore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agroalimentari – Università di Bologna, Marco Santori, consigliere di Amatrice Terra Viva e consigliere tecnico di Alce Nero, e Tommaso Perrone, giornalista e direttore di LifeGate.

Andrea Segrè

foto di Massimo Paolone

Il talk digitale svilupperà anche un focus dedicato a due realtà significative: il Bio-distretto delle Lame, innanzitutto, che include per ora i soli Comuni di Ruvo di Puglia e Bitonto, pur progettando di potersi estendere dalla Murgia al mare, seguendo il corso delle “Lame” e includendo quindi anche i Comuni di Corato, Terlizzi, Bisceglie, Molfetta e Giovinazzo, nel segno della diffusione di un modello partecipativo dal basso, attento allo sviluppo sostenibile e alla vocazione del territorio. Un riconoscimento è da poco arrivato dalla Regione Puglia, che ha inserito il bio-distretto delle Lame fra i sette diversi Distretti del Cibo riconosciuti della Regione Puglia. E si parlerà anche del Bio-distretto Amatrice Terra Viva, una filiera agricola con terre seminate in biologico che valorizza la vocazione cerealicola di grano tenero/farro della regione Lazio, e quindi la tradizione gastronomica del comprensorio di Amatrice. Un progetto che insiste su un’area fortemente simbolica, quella colpita dalla sequenza sismica dell’agosto 2016: qui l’agricoltura biologica può essere risposta concreta all’esigenza di rinascita del territorio.

Info e dettagli: sprecozero.it

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In copertina e all’interno alcune immagini del Bio-distretti italiani.

 

In Fvg un’agricoltura più sostenibile sfruttando le leve del Recovery plan

“Il Pnrr per il Friuli Venezia Giulia può diventare un’occasione per accelerare i processi di sviluppo di una vera e propria agricoltura sostenibile, sfruttando le leve che il Recovery plan impone, ovvero gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di rafforzamento dei processi di resilienza”. Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, a margine della seduta della II Commissione consiliare nella quale – come informa Arc – è stato chiamato ad illustrare le progettualità con cui la Regione Fvg intende contribuire alla realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza in materia di agricoltura.

L’assessore Stefano Zannier.


“Abbiamo cercato di prendere in considerazione le progettualità su cui stiamo già lavorando in modo da poter attribuire una visione strategica agli interventi inseriti nel Pnrr, che devono essere in continuità con gli obiettivi che stiamo già perseguendo con la nostra azione politico-amministrativa” ha evidenziato Zannier, portando ad esempio “il progetto per il passaggio dal sistema di irrigazione a canalette, che comporta un’altissima dispersione di acqua, al sistema sub-irriguo o a goccia, con cui potremmo arrivare ad un risparmio di quasi l’80 per cento della risorsa idrica, se abbinato anche ad una digitalizzazione dei programmi di irrigazione collegati alle sempre più accurate previsioni meteorologiche”.
Nel dettaglio, il progetto di maggior impatto che la Regione Friuli Venezia Giulia ha proposto di includere nel Piano di ripresa nazionale in materia agroalimentare e forestale consiste proprio nell’ammodernamento ed efficientamento di impianti irrigui consortili attraverso sistemi innovativi di valutazione e previsione di disponibilità della risorsa idrica in relazione ai fabbisogni delle colture. Vi è poi un innovativo progetto di sostegno all’imprenditoria agricola e a quella familiare per la salvaguardia del territorio regionale, con l’obiettivo di contribuire ad arrestare il fenomeno dello spopolamento della montagna e delle aree marginali della regione, favorendo il ricambio generazionale.
Alle filiere agricole è dedicato un intervento per aumentare la competitività dei settori produttivi agroalimentari locali, con il rafforzamento della sostenibilità dei loro sistemi produttivi. Il progetto intende promuovere una serie di investimenti per migliorare i sistemi organizzativi delle strutture produttive locali, l’innovazione tecnologica delle aziende e la distribuzione commerciale dei prodotti.
L’esponente della Giunta Fedriga ha quindi posto l’accento su un altro progetto innovativo che va sotto il titolo di “montagna più connessa”. “Si tratta – ha spiegato l’assessore – di realizzare infrastrutture di connettività su cui innestare progetti che abbracciano la sicurezza in montagna, la prevenzione dei rischi, la razionalizzazione nella gestione dei sistemi di allerta e monitoraggio ed infine la modernizzazione in chiave green”.

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In copertina e qui sopra irrigazione per ortaggi e in viticoltura.

(Foto Reviewbox.it e Acquafert Agri)

Quinta tappa “virtuale” nelle cantine di Nimis. E un tour tv-online fra le grappe

di Giuseppe Longo

Da un’azienda storica, ma moderna nelle strutture e nei suoi impianti, a una piccola, specializzata in quelle produzioni pregiate ma di piccola quantità che oggi preferiamo chiamare di nicchia. Passando per altre due di riconosciuta fama con i vigneti sulle pendici del monte Bernadia, cuore della zona del Ramandolo Docg, e una di nuovissima concezione, scavata nella collina sopra San Gervasio. E’ arrivato, infatti, alla quinta tappa il viaggio della “corriera virtuale” alla scoperta delle cantine del territorio di Nimis al fine di conoscere i protagonisti dei luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche di questo affascinante territorio dei Colli orientali del Friuli. Veicolo di questi messaggi sono la pagina Facebook dell’Ufficio turistico Nimis, che fa capo all’assessorato alle attività produttive e al turismo retto da Fabrizio Mattiuzza, e i gruppi in cui si parla del capoluogo e delle sue frazioni. Una bella e importante iniziativa, osservavamo in occasione del suo avvio, che sarà continuata e integrata anche con ristoranti, trattorie, agriturismi ed enoteche, esercizi strettamente legati al lavoro delle aziende vitivinicole e che, come è noto, a Nimis godono da sempre di ottima fama. E che insieme soffrono la grave crisi causata dal Covid-19, sulla quale proprio questo sito si è soffermato in questi giorni (dando voce a Coldiretti e Confagricoltura), soprattutto per quanto riguarda il settore vitivinicolo. C’è da sperare che le cose migliorino con le appena annunciate misure di allentamento delle norme anti-contagio, che scatteranno il prossimo 26 aprile. Ma, nel frattempo, continuiamo questo sicuramente appagante viaggio online fra le cantine di quest’area collinare e pedemontana.

LE AZIENDE – Il viaggio “virtuale” era cominciato poco più di un mese fa nella nuovissima cantina I Comelli gestita da una famiglia che da un paio di secoli è legata alla terra e alla produzione vitivinicola, divenuta famosa anche per l’agriturismo inserito nella storica casa di borgo Valle. Ed era proseguito nella cantina di Ivan Monai, a due passi dalla cinquecentesca chiesetta di Ramandolo: azienda nata nel 1983 e che è denominata “Anna Berra” nel ricordo della madre del produttore, il quale le ha dedicato anche una linea di vini. Terzo appuntamento ancora a Ramandolo nella piccola cantina di Alessandro e Dario Coos, che continua una secolare tradizione di famiglia. Dario è stato il principale artefice, sostenuto dalla civica amministrazione del tempo, per la valorizzazione, negli anni Ottanta, del Ramandolo prodotto nel territorio a cavallo fra i Comuni di Nimis e di Tarcento, promosso poi alla Docg nel 2001. Per la quarta tappa la singolare “corriera” è scesa a Nimis, salendo poi sul “Ronc dal Gjal” per visitare la originalissima cantina della famiglia Gori. Piero ha infatti realizzato una dozzina di anni fa la Gori Agricola. Una cantina che unisce l’innovazione con la tradizione: costruita su tre livelli, sfrutta il cosiddetto “metodo a caduta”. Ed ecco la quinta tappa del viaggio virtuale, in una piccola cantina, decisamente unica nel suo genere. E’ la “Feudo dei Gelsi”, creata dal veneziano Andrea Rizzo, il quale, spinto dalla passione per il vino, ha deciso di studiare enologia in Francia. Al rientro, nel 2002, è stato conquistato dalla zona di Nimis, dove  ha deciso di aprire la sua attività, ristrutturando una casa dell’800 e rinnovandone i vigneti.

LA DISTILLERIA – E collegata all’attività delle aziende vitivinicole è la distilleria Ceschia, la più antica del Friuli. La storica realtà – che ricava dal lontano 1886 grappe pregiate dalle vinacce dei colli di Nimis, in primo luogo quella famosissima di Ramandolo presentata nell’inconfondibile fiaschetto impagliato – domani sarà protagonista di una bella e importante iniziativa in tv e sulla rete: alle 21, sarà all’interno della puntata di “Spirito d’uva” sul canale 815 di Sky e sul canale youtube Winetv https://youtu.be/MX9GrQ_HsHQ, durante la quale il bartender Mauro Uva e il giornalista Federico S. Bellanca accompagneranno gli spettatori in un tour alla scoperta della storica azienda in riva al Cornappo #winetv #skytv #skyitalia #spiritoduva #grappe #grappafriulana #grappanemas. Ricordiamo che la distilleria nacque appunto 135 anni fa, quando Giacomo Ceschia iniziò a distillare le vinacce nell’alambicco che lui stesso aveva costruito. Negli anni la distilleria si è ovviamente evoluta, anche in seguito all’ingresso nel Gruppo Molinari, ma sono rimasti immutati passione,  tradizione e legami col territorio nel produrre distillati di riconosciuto pregio.

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In copertina e all’interno ecco alcune immagini di vigneti e grappoli, nonché degli impianti di distillazione.

 

Arga Fvg, riecco il Premio Isi Benini che valorizza le eccellenze di tutta la regione

di Ida Donati

È pubblicato sul sito www.argafvg.it il Bando del 2° Premio giornalistico “Isi Benini-Città di Udine”, indetto e organizzato dall’Arga Fvg, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, dell’ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, per ricordare la figura del leader della comunicazione di settore e del territorio attraverso il mondo del vino e delle produzioni agroalimentari di pregio. E per favorire la conoscenza e diffusione delle attrattive e delle peculiarità del capoluogo friulano e dell’intera regione. Ricordiamo che Isi Benini nacque nel 1924 a Moggio Udinese e morì a Montevideo, capitale dell’Uruguay, nel 1990.

Il presidente Arga Carlo Morandini.

“Un Premio – ricorda il presidente di Arga Fvg, Carlo Morandini – che nel 2020 è partito con il piede giusto nonostante l’emergenza sanitaria, stimolando la partecipazione altamente qualificata di personaggi trainanti del mondo del giornalismo e della comunicazione. L’ormai ambito riconoscimento, consegnato a Udine nel Palazzo comunale davanti a un pubblico numeroso e qualificato presente nel pieno rispetto delle prescrizioni anti-pandemia, considerato l’elevato livello degli articoli partecipanti era infatti stato assegnato con un verdetto ‘ex aequo’”.
Era così andato a Licio Damiani, scrittore e giornalista Rai che lavorò con Benini alla redazione di Udine e che condusse la popolare rubrica “Vita nei campi”, con un racconto costellato di fotografie di episodi professionali vissuti assieme a Isi; a Sergio Gervasutti, già direttore de Il Gazzettino e del Messaggero Veneto, che a sua volta ha tracciato un ricordo partecipato della figura del collega e amico, e a Daniela Paties Montagner, per un articolo descrittivo di Udine, attraverso i suoi ritrovi caratteristici e le attrattive della città, ricordando quelle degli anni ’80, quando Benini lanciò il capoluogo friulano e il Friuli esaltando i valori e le qualità della civiltà contadina e in particolare di quella enoica. Un riconoscimento è andato anche a Claudio Soranzo, vicepresidente di Arga Fvg, per un articolo sulle moderne tecniche di valorizzazione della viticoltura. Ai vincitori del Premio, sostenuto da Promoturismo Fvg, presenti per l’occasione in Sala Aiace il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, gli assessori comunali, alla Cultura, Fabrizio Cigolot, e alle Attività produttive, Daniele Franz, e il segretario generale Unaga, Gian Paolo Girelli, sono state consegnate opere dedicate degli artisti friulani Gianni Borta, Alessandra Candriella e Piero De Martin.
Quest’anno, rinnovata la collaborazione con il Comune di Udine, la sinergia con i sodalizi culturali e di volontariato con i quali Arga Fvg è impegnata su diversi versanti dei settori di competenza, il Premio prevede sempre le sezioni dedicate al ricordo di Benini e alla valorizzazione della città di Udine e del Friuli Venezia Giulia attraverso le specificità e prerogative del territorio, enogastronomiche, agroalimentari e del territorio. Alle quali si aggiunge una sezione: per partecipare gli interessati – pubblicisti o professionisti che non abbiano ancora compiuto i 30 anni d’età – dovranno sviluppare uno o entrambi i temi. Gli articoli, o servizi video, audio, o pubblicati online sempre su testate registrate, dovranno essere stati realizzati in uno dei Paesi della Ue tra l’1 gennaio e il 30 agosto 2021.
Nel frattempo, Arga Fvg ha stretto una collaborazione con l’Università di Udine per valutare le opportunità di ampliare il Premio anche al mondo della ricerca. E sta valutando le possibili opzioni con il professor Enrico Peterlunger, docente di viticoltura ed enologia, delegato del Rettore per la promozione della lingua e cultura friulana e direttore del Cirf.
Per la realizzazione del 2° Premio giornalistico “Isi Benini-Città di Udine”, Arga Fvg ha rinnovato la collaborazione con il Club per l’Unesco di Udine, Italia Nostra Sezione del Friuli Venezia Giulia e Unaga, cioè l’Unione nazionale delle Arga, Assoenologi Fvg, Unione cuochi Fvg, Associazione italiana sommelier sezione del Friuli Venezia Giulia. Le notizie e gli aggiornamenti sul Premio, oltre che sui media, saranno pubblicate sul sito www.argafvg.it, che è anche la testata giornalistica e organo ufficiale dell’associazione giornalistica.

I premiati con le autorità a Udine.

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In copertina, il giornalista Isi Benini al quale Arga Fvg ha dedicato il Premio giunto alla seconda edizione.

 

In Fvg il vino cooperativo è in salute malgrado Covid e ristorazione in crisi

(g.l.) Nel settore enologico, per fortuna, c’è anche qualche luce: il prodotto della cooperazione tiene, malgrado il Covid e il crollo dell’Horeca, vale a dire la ristorazione. Nell’anno della pandemia il sistema vitivinicolo cooperativo (423 cantine per 4,9 miliardi di euro di giro d’affari e una produzione pari al 58 per cento del vino italiano) ha infatti mostrato la sua resilienza, registrando nel complesso una sostanziale tenuta del proprio fatturato (+1 per cento), su cui ha inciso positivamente l’incremento di vendite nel canale della Gdo (+6 per cento) e quello sulle esportazioni (+3). È questo il dato più significativo emerso nel corso di Vivite Talk del vino cooperativo, iniziativa organizzata a Roma da Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Venanzio Francescutti


«Nel corso del 2020, il 34 per cento delle cooperative vinicole ha mantenuto stabile il proprio fatturato e un 41 per cento lo ha visto in calo», ha spiegato Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, presentando lo studio sulla performance delle cooperative vitivinicole durante il Covid. «L’analisi ha anche evidenziato, di contro, come una cooperativa su 4 del campione intervistato – che numericamente rappresenta oltre il 50 per cento del fatturato complessivo della cooperazione vinicola – abbia invece registrato un fatturato in aumento. Si tratta delle cooperative più dimensionate, con fatturati superiori a 25 milioni di euro che, nel 6 per cento dei casi hanno addirittura registrato un sensibile aumento, superiore al +15 per cento rispetto alle performance registrate nel 2019, prima dell’avvento del Covid». Guardando ai singoli canali distributivi, le cooperative più grandi sono state favorite, oltre che nella Gdo, anche nell’E-commerce.
«Abbiamo così un’ulteriore conferma – aggiunge Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca – di come i processi di sinergia tra cantine siano importanti e debbano essere maggiormente rafforzati in un mercato mondiale che ha subìto dei violenti cambiamenti nei mesi della pandemia. E io penso che il nostro sguardo, in questo senso, debba andare pure oltre l’orizzonte ormai ristretto dei confini regionali già superati, nei fatti, dalla collaborazione in essere sulle varie Denominazioni interregionali. L’altro asset sul quale lavorare, e le cooperative ci sono – spiega ancora Francescutti -, è quello della sostenibilità. Tutte le nostre cantine cooperative regionali, a esempio, hanno adottato o stanno adottando il protocollo di produzione della gestione integrata dei vigneti con relativa certificazione (Sqnpi), così come sta succedendo con le regole di produzione del Prosecco e di altre Denominazioni importanti. Il vino del Friuli Venezia Giulia, in questo modo, potrà essere comunicato non solo perché buono, ma anche perché sostenibile e certificato».
Infine, nelle sottolineature delle performance economiche della cooperazione va evidenziata quella delle vendite sui mercati esteri. Se l’export di vino italiano, nel complesso, ha registrato nel 2020 un calo pari al 2,4 per cento in valore, quello della cooperazione, invece, ha registrato una crescita pari al 3.

Vigneto Fvg, è sempre più drammatica la situazione del vino ancora invenduto

di Giuseppe Longo

Veramente drammatica, e purtroppo lo sarà sempre più se non interverranno cambiamenti in tempi rapidi, la situazione economica anche all’interno del Vigneto Fvg, a causa dei devastanti effetti dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati per contrastarla, con il blocco pressoché totale, da mesi, della ristorazione (Horeca). Impressionante, infatti, la quantità di vino ancora invenduto che è pari a quello ottenuto in un’intera vendemmia (circa 2 milioni di ettolitri!). Come dire, che quanto raccolto nel 2020 – l’anno dello scoppio della pandemia, con le prime gravissime ripercussioni sul settore vitivinicolo – è praticamente ancora tutto fermo nelle cantine. Perché la distribuzione è appunto bloccata, ma anche perché i consumi sono ulteriormente calati a causa proprio delle accresciute difficoltà. Alla faccia dei risparmi personali che sarebbero in costante aumento…
«I numeri delle giacenze del vino, a fine marzo, comunicati dagli organi competenti sono preoccupanti – spiega infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica viticola di Confagricoltura Fvg -. Quello che i numeri non dicono, purtroppo, è quanto di questo vino sia già imbottigliato e fermo. Tra l’altro, a esempio, nel primo trimestre del 2021 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) l’imbottigliamento del Prosecco Doc è cresciuto del 7,4%; quello del Pinot grigio delle Venezie, dell’11,2%. Ciò non significa, però, che si vende più vino, ma semplicemente che ci si prepara a vendere quel vino (o, almeno, si spera di venderlo presto). Perciò – aggiunge Pace Perusini – il focus dell’attenzione dovrebbe essere posto proprio all’aspetto economico della questione con i produttori stretti in una morsa».

Michele Pace Perusini


«Da un lato – prosegue l’imprenditore di Corno di Rosazzo, braccio destro del presidente Philip Thurn Valsassina – l’Horeca che non paga le forniture a motivo delle aperture (e chiusure) a singhiozzo dei mesi scorsi (utilizzando i fornitori per finanziarsi, sostanzialmente); dall’altra, le nuove spese che l’azienda deve accollarsi per imbottigliare e prepararsi alle prossime aperture dei mercati. Mercati che sono cambiati nei tempi della pandemia. Infatti, se fino ad alcuni mesi fa funzionava ancora il mercato italiano ed europeo, attualmente riprendono a “tirare” i mercati esteri dove il programma di vaccinazione è avanzato (Stati Uniti, a esempio) e rallenta dove ancora il piano vaccinale stenta a decollare. Serve perciò – è la conclusione di Pace Perusini – accelerare realmente sul piano vaccinale e tutelare il credito dei produttori vitivinicoli anche con una norma, come proposto da Confagricoltura, che preveda di collegare l’erogazione dei sostegni pubblici alle aziende con la verifica del pagamento delle pendenze con i fornitori».

Bollicine di Prosecco.


Ma dicevamo del vino invenduto. «Circa 200 milioni di litri di vino in più rispetto allo scorso anno (da 54 a 56 milioni di ettolitri) giacciono ancora nelle cantine del nostro Paese per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche in Italia e all’estero che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, a maggior valore aggiunto», afferma Coldiretti nel sottolineare che le difficoltà della ristorazione si trasferiscono a valanga sull’intera filiera dove sono impegnati in Italia 250 mila produttori di uve. E contribuire a questo dato, secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal ministero delle Politiche agricole, è purtroppo anche la nostra regione, come informa la Coldiretti del Friuli Venezia Giulia con il responsabile del settore vitivinicolo Marco Malison. «Le giacenze sul territorio – spiega –  ammontavano infatti, a fine marzo, a 2.079.886 ettolitri, circa l’equivalente di una vendemmia, con un incremento di quasi 4 milioni di litri sullo stesso periodo del 2020».
«Le giacenze di vino nella nostra regione sono di poco superiori a quelle del 2020 – commenta Malison –. Tuttavia, siamo ugualmente molto preoccupati. Primo perché le eccedenze italiane deprimono anche il mercato dei vini locali. Secondo perché il dato regionale è frutto di una forte adesione a misure di riduzione volontaria della produzione messe in atto dai viticoltori la scorsa vendemmia. Peccato però che gli aiuti economici collegati a questo impegno, che dovevano arrivare entro la fine di dicembre, ad oggi devono ancora essere liquidati. E questo aumenta la crisi di liquidità delle imprese già duramente provate dal lockdown e sta facendo infuriare i produttori».
Si tratta di produzioni di alta qualità in un Paese come l’Italia che è leader mondiale davanti alla Francia con la produzione tricolore è destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 % per i vini da tavola. «In gioco – conclude Coldiretti – c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto».

Grappoli di Pinot grigio.

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In copertina, operazione di imbottigliamento in Fvg.

 

La siccità in agricoltura e l’aria nuova in cucina assieme all’Università di Padova

Due interessanti incontri su piattaforma online, tra oggi e domani, grazie all’Università degli studi di Padova, riguardanti il grave problema della siccità in agricoltura e la correlazione tra alimentazione e respirazione. Ma andiamo per ordine, vedendo in dettaglio di che cosa si tratta:

Aria nuova in cucina per una tavola tutta da respirare
oggi 14 aprile, ore 19
Conversazioni di “Healthy Living”, un ciclo di 12 incontri che vede protagonisti chef, vignaioli e medici in un confronto interdisciplinare sul tema del benessere alimentare per il corpo e per la mente. Questo appuntamento dedicato al tema della correlazione tra alimentazione e respirazione per nutrire corpo e mente, ospita gli interventi dello chef Giuseppe D’Aquino, del chirurgo toracico Giuseppe Silvestre e del produttore di vino Sandro Boscaini.

Indici per il monitoraggio e la previsione della siccità in agricoltura
domani 15 aprile, ore 16
Webinar nell’ambito del ciclo di seminari “L’idraulica agraria e le sistemazioni idrauliche nelle applicazioni agro-ambientali”, con lo scopo di fornire informazioni sui più recenti sviluppi nella ricerca di base e applicata nel settore dell’Idraulica agraria e delle Sistemazioni idraulico-forestali. Nello specifico, saranno trattati metodi, strumenti e tecnologie innovative per il monitoraggio e la modellizzazione delle risorse idriche e dei suoli nei sistemi agricolo-forestali.
Ospite dell’incontro sarà Lorenzo Vergni dell’Università di Perugia.

Questi i link per potersi collegare ai due incontri:

  1. Info https://ilbolive.unipd.it/it/event/aria-nuova-cucina-tavola-tutta-respirare
  2. Info e iscrizioni https://ilbolive.unipd.it/it/event/indici-monitoraggio-previsione-siccita-agricoltura

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In copertina, un terreno arido: quello della siccità è un grave problema in Italia. (Foto www.startmag.it)