Rive, rassegna della vite e del vino in novembre alla Fiera di Pordenone

«Il ruolo centrale della filiera vitivinicola per il mondo rurale ma anche per l’economia del Friuli Venezia Giulia e del Nordest è bene rappresentato dalla rassegna Rive, il Salone internazionale biennale dedicato al settore della vite e del vino, che ha trovato un riconoscimento importante all’impegno degli organizzatori e della Fiera di Pordenone nell’accordo siglato con l’organizzazione dei produttori di macchine agricole (FederUnacoma), volto a proiettare l’evento e contestualmente il mondo enologico regionale sul panorama nazionale e internazionale anche verso il Centro ed Est Europa attraverso i paradigmi dell’innovazione e della modernizzazione». Con queste parole l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, è intervenuto in videoconferenza alla presentazione della manifestazione orientata verso tutto quanto concerne la vitivinicoltura, dalla posa a terra delle barbatelle alla bottiglia di vino, che si terrà al quartiere fieristico in riva al Noncello il 10, 11 e 12 novembre.

Il ministro Patuanelli…

… e l’assessore regionale Zannier.

Zannier – come informa Arc – ha rilevato lo spazio di prestigio che la filiera del vino del Friuli Venezia Giulia si è saputa ritagliare nel mondo grazie alla continua ricerca dell’innovazione finalizzata ad adeguare il settore alle nuove opportunità create dallo sviluppo delle tecniche e tecnologie. Elementi che, proprio per quanto riguarda il pianeta vino, troveranno ampio spazio a Rive, tra i padiglioni della Fiera di Pordenone. La filiera enologica regionale, ha detto l’esponente della Giunta Fedriga, va intesa come un unico comparto che si sviluppa dalla produzione delle barbatelle al prodotto enologico commercializzato, fino alla sua degustazione, e dev’essere sempre attenta alle esigenze e alle attese del mercato, ma anche alla sostenibilità aziendale. Tali obiettivi sono perseguibili attraverso l’innovazione. Un processo – ha precisato Zannier – che la Regione Fvg sostiene con strumenti mirati assieme all’Unione Europea e, come aveva evidenziato in precedenza il ministro delle Politiche agricole, agroalimentari e forestali, Stefano Patuanelli, pure intervenuto in videoconferenza, di concerto con lo Stato, nella consapevolezza del ruolo che la modernizzazione può svolgere per lo sviluppo delle aziende in termini di sostenibilità e di redditività.
Sempre in quest’ottica, la Regione Friuli Venezia Giulia è nel contempo impegnata a valorizzare la migliore fruizione delle risorse idriche che, come ha ricordato l’assessore, non sono infinite e proprio per questo debbono essere utilizzate oculatamente, evitando gli sprechi: vanno infatti impiegate soltanto quando sono necessarie per la vita e lo sviluppo delle colture. Questo è l’obiettivo, ha concluso Zannier, verso il quale la Regione si è orientata per una fruizione intelligente delle risorse idriche esistenti tramite la modernizzazione dei sistemi irrigui, ma anche attraverso lo sviluppo di metodi interattivi che hanno lo scopo di concorrere alla crescita del comparto nel segno della sostenibilità.
Nel corso della presentazione, alla quale hanno partecipato i presidenti di FederUnacoma, Alessandro Malavolti, e di Unacma, Roberto Rinaldin, il presidente di Pordenone Fiere, Renato Pujatti, aveva anticipato le attese di Rive 2021, evento inizialmente previsto per lo scorso mese di gennaio e che è slittato a novembre a seguito della pandemia, al quale nella precedente edizione erano presenti 220 marchi con visitatori da 19 Paesi.

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In copertina e qui sopra il germogliamento della vite nella zona Doc Friuli Aquileia.

Consorzio agrario Fvg da record e che ora progetta nuove strategie di crescita

di Giuseppe Longo

Nonostante i disastri causati dall’emergenza sanitaria, fatturato e utile da record per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia: affari a gonfie vele, insomma, anche nell’anno del Coronavirus. E ora l’importante cooperativa accarezza l’idea di costruire una nuova strategia, economica e produttiva, decidendo di approfondire le opportunità di ulteriore crescita offerte dal progetto nazionale Cai che, come è noto, nei mesi scorsi aveva registrato posizioni molto differenziate all’interno della stessa compagine amministrativa, guidata dalla fine del 2020 da Gino Vendrame. Per il quale, «valutare il progetto nazionale non significa disperdere quanto fatto fin qui, ma cercare di migliorarlo cogliendo un’opportunità, guardando a un orizzonte più ampio». Indicazioni che sono emerse l’altra mattina, a Orgnano di Basiliano, quando l’assemblea – riunita in presenza, pur con le ormai immancabili mascherine – ha dato il via libera al bilancio. I soci hanno infatti licenziato il documento contabile appunto con un risultato record, ben 1,5 milioni di utile realizzato nell’anno della pandemia, e ha contestualmente dato avvio proprio allo studio di fattibilità relativo all’adesione ai Consorzi agrari d’Italia.

Il presidente Gino Vendrame.

Il bilancio ha chiuso con un valore della produzione pari a 122 milioni di euro (+3 milioni rispetto al 2019) per un utile, come detto, di ben 1,5 milioni che porta il patrimonio netto della cooperativa a oltre 23,6 milioni. Aumenta il fatturato, ma aumenta soprattutto l’utile, mai così alto a memoria dei soci. Il Consorzio ne riunisce complessivamente 2.200, dà lavoro a 240 dipendenti, tra la sede basilianese e le 38 distribuite sul territorio regionale. Numeri importanti che ne confermano la leadership indiscussa nell’ambito dell’agricoltura friulana. Un ruolo conquistato sul campo, come ha ricordato il direttore generale Elsa Bigai, che con questo adempimento ha concluso il suo impegno nella cooperativa, in particolare per quanto attiene ai risultati 2020: «Nulla viene per caso. Non è infatti solo l’utile ad avere portata storica, migliorano anche la posizione finanziaria netta, l’indebitamento, i crediti e le rimanenze solo per citare alcuni altri indicatori contenuti nel bilancio che non potranno sfuggire a quanti vorranno prendere attentamene in esame i numeri, frutto di una gestione sempre attenta, che certifica le fatiche compiute da tante persone nel corso degli anni». E poi ha aggiunto: «In questo bilancio raccogliamo anche i risultati di alcune scelte importanti, compiute nel recente passato, come la collaborazione con il Consorzio agrario di Treviso e Belluno, e dell’impegno che tutto il personale, al quale va il mio più sentito ringraziamento, e la base sociale hanno profuso in un anno difficilissimo, segnato dalla pandemia e da molte altre tensioni», ha concluso con orgoglio la dirigente annunciando stamattina il suo addio ai Consorzi agrari. Quello di venerdì è stato, infatti, il suo ultimo giorno di lavoro a Orgnano e del suo impegno pluridecennale a servizio del mondo agricolo friulano.

Elsa Bigai, direttore uscente.

Come si diceva, a ruota del documento economico-finanziario, l’assemblea ha votato a favore dell’avvio delle procedure di valutazione per l’adesione al progetto nazionale Cai che è stato illustrato ai soci dallo stesso presidente Vendrame. «Il patrimonio del nostro Consorzio – ha detto – è di tutto rispetto, come dimostrano i numeri del bilancio, ma l’importanza di questa realtà va al di là del risultati economici, sta in particolare nel ruolo di riferimento che riveste su questo territorio. Valutare il progetto nazionale – ha aggiunto – non significa disperdere quanto fatto fin qui, ma cercare di migliorarlo cogliendo un’opportunità, guardando a un’orizzonte più ampio, fermo restando l’obiettivo di garantire i migliori e più competitivi servizi alle imprese e alle persone».

Passando, infine, ad alcuni dettagli, va rilevato che, dal punto di vista meteorologico, il 2020 è stato un anno caratterizzato da meno anomalie rispetto all’anno precedente, il che ha aiutato la campagna primaverile ma soprattutto la fase autunnale della raccolta dei cereali. I prezzi internazionali sono risultati in forte riduzione per molti mezzi tecnici, vedasi i prodotti petroliferi, condizionando al ribasso il fatturato, ma ci sono stati viceversa degli aumenti sul valore di mercato di diverse materie prime. L’incremento più brillante si è registrato nei settori della meccanizzazione e degli ammassi, senza dimenticare il garden. Nel settore del giardinaggio, infatti, specie nei mesi del lockdown, si è assistito a un un vero e proprio boom, con incrementi a doppia cifra. Un’ottima salute, insomma, per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia che ora si appresta a voltare pagina. A oltre un secolo dalla sua nascita, è infatti seriamente motivato a scriverne una tutta nuova, cogliendo le opportunità appunto offerte dalla rete nazionale. E per fare questo assumerà tutte le informazioni necessarie per compiere razionalmente e serenamente un passo strategico, ma anche storico.

Due immagini dell’assemblea.

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In copertina, il momento dei lavori al terreno e delle semine. Anche per il futuro del Consorzio agrario Fvg.

“I danni da gelate in agricoltura coperti dal piano di gestione dei rischi”

«Tutte le principali produzioni regionali, tra cui i prodotti frutticoli, gli asparagi, i kiwi e la vite, sono ricompresi nel piano di gestione dei rischi in agricoltura attualmente in vigore per cui, allo stato attuale, sono assicurabili e non possono essere indennizzate, a meno che il ministero delle Politiche agricole non preveda una deroga a quanto stabilito dal decreto legislativo 102/2004». Lo ha specificato, come informa Arc, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, ittiche e forestali, Stefano Zannier, rispondendo in Consiglio regionale ad un’interrogazione sui danni al settore agricolo regionale a seguito delle gelate notturne avvenute nei primi giorni di aprile, con temperature tra le più rigide mai registrate dal 2003.
Come ha spiegato l’assessore, «gli indennizzi al comparto agricolo per danni derivanti da avversità atmosferiche, tra cui le gelate, sono regolamentati dalla norma statale che ammette interventi compensativi finalizzati alla ripresa economica e produttiva delle imprese agricole solo nel caso di danni a produzioni, strutture e impianti produttivi non inseriti nel piano di gestione dei rischi in agricoltura». «Nel caso in cui venga prevista una deroga nazionale – ha assicurato l’esponente della Giunta Fadriga -, ci siamo già attivati per iniziare a raccogliere i dati necessari per avviare le procedure previste, in particolare per quanto riguarda la delimitazione dei Comuni colpiti, il tipo di produzioni interessate, le percentuali di danno rispetto alla produzione lorda vendibile aziendale».

Zannier in Consiglio regionale.

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In copertina, i gravi danni del gelo sulla vite in ripresa vegetativa.

Il Consorzio agrario Fvg in assemblea: dal bilancio al progetto nazionale Cai

(g.l.) Giornata importante, quella odierna, per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia. Alle 10 si riunisce l’assemblea dei soci che è chiamata a votare il bilancio 2020 (si tratta della più grossa azienda del settore primario regionale con 240 dipendenti, 2.400 soci e un fatturato, nel 2019, di 120 milioni), ma soprattutto – ed è questo il nodo centrale della seduta – l’avvio delle procedure di valutazione per l’adesione al progetto nazionale dei Consorzi agrari d’Italia.
La riunione è stata convocata dal presidente Gino Vendrame, che è anche leader della Coldiretti provinciale di Udine, il quale in dicembre era subentrato a Fabio Benedetti che guidava la centenaria cooperativa da poco più di cinque mesi, quando ne era tornato al vertice raccogliendo il testimone da Dario Ermacora. La revoca del mandato all’imprenditore sacilese aveva messo in luce un evidente malessere all’interno della compagine amministrativa, collegato proprio al futuro assetto del Consorzio, cioè dentro o fuori rispetto a Cai, il citato progetto nazionale. Un problema che ha registrato posizioni diametralmente opposte da parte della stessa Coldiretti e di Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, che esprime il vicepresidente consortile Piergiovanni Pistoni.
L’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina aveva espresso molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi agrari italiani, e che ovviamente interessa anche quello targato Fvg, tanto da chiedere più elementi conoscitivi e maggiore chiarezza, ricordando che pure a livello di Nordest emergevano contrarietà al progetto. E sulla questione era scesa in campo anche la politica per chiedere se non ci fossero altre strade da poter individuare, per delineare in modo vantaggioso per la nostra regione il futuro del Consorzio agrario. «Tutta la nostra attenzione – aveva sottolineato l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, dopo l’approvazione in Aula della mozione che chiedeva massima attenzione della Regione Fvg sul futuro dell’importante cooperativa agricola – è volta a comprendere nel dettaglio tutti i risvolti e le condizioni del progetto che è stato presentato per poter esprimere, alla fine, un giudizio di merito. Le diverse forze presenti in Consiglio hanno comunque dichiarato in modo chiaro che qualsiasi scelta fatta dai soci del Consorzio debba sempre tenere nella giusta considerazione l’interesse del comparto agricolo regionale».
«La paura – aveva osservato Vendrame – provoca solo immobilismo e staticità, esattamente il contrario di quello che oggi serve alle nostre imprese chiamate a confrontarsi con la concorrenza di un mercato complesso dove agiscono anche realtà frutto di grandi aggregazioni. Per questo vogliamo pensare a un progetto di futuro per l’agricoltura italiana per garantire anche alle piccole e medie imprese agricole una centrale unica per l’acquisto di mezzi tecnici, gasolio e concimi, così da spuntare un miglior prezzo, strutturare filiere per riorganizzare le produzioni, sfruttare le strutture che già ci sono per lavorare anche il prodotti di altri, per essere in grado di proporci non solo in casa, ma anche oltre confine». E aggiungeva: «Il progetto Cai ci difenderà dal punto di vista produttivo ed economico, mettendoci in condizione di non subire più gli attacchi delle multinazionali, ma di competere con loro. Saremo noi, in futuro, a proporre i nostri prodotti, servizi e mezzi tecnici anche fuori dall’Italia, perché il Fvg non è solo un corridoio di entrata per gli altri. È e deve essere sempre più, soprattutto, un corridoio di uscita per il nostro Made in Italy».
«In via prioritaria – ricordava nel contempo Pistoni – avevamo chiesto di rinviare la votazione sul “progetto Cai Spa” e valutare se fosse il caso di aprire un confronto a livello nazionale, vista l’importanza dell’operazione proposta. Avevamo pure chiesto di anteporre a questa decisione la possibilità di valutare se esistessero, in regione e nell’area del Nordest, le condizioni per costruire aggregazioni locali con imprese simili». Secondo Confagricoltura Fvg, «il Consorzio agrario, spogliandosi delle reti commerciali, dei beni, dei servizi, del personale e del capitale immobiliare a esso intestato, conferendo tali attività a diverse società, non svolgerà più l’attività consortile in via diretta a favore dei propri associati (esercitando concretamente l’impresa sul territorio), ma in via indiretta, avvalendosi delle prerogative del socio nell’assemblea di Cai Spa, in difformità da quanto previsto dalla normativa vigente che inquadra i Consorzi agrari come società cooperative. Questa incontrovertibile situazione giuridica è gravida di conseguenze sul piano sociale ed economico – avvertiva ancora il vicepresidente Pistoni -. Il Consorzio agrario non si porrà più nel territorio come interprete diretto delle esigenze dei produttori agricoli associati, ma opererà come semplice “corpo intermedio” con l’organizzazione “sovraordinata” di Cai Spa».

In Fvg riecco “Vigneti Aperti” per capire meglio il vino come insegnava Veronelli

Luigi Veronelli diceva: “Per capire il vino, bisogna camminare la vigna”. E oggi potremmo dire: “Per capire la vita, bisogna camminare la vigna”. La natura, infatti, con i suoi cicli e stagionalità, è sempre rimasta un indiscutibile punto fermo trasmettendo a tutti noi un senso di sicurezza in questo complicato periodo pandemico. Proprio per questo motivo riecco “Vigneti Aperti”, la bella e importante iniziativa organizzata dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia che vi permetterà di respirare aria pura, conoscere le diverse fasi vegetative della vite e scoprire come il vino nasca in vigna grazie alle esperienze enoturistiche organizzate dalle cantine associate. Peccato, però, che l’iniziativa non parta sotto i migliori auspici meteorologici, viste le poco incoraggianti previsioni Osmer Fvg per il fine settimana.

Elda Felluga

Luigi Veronelli

Comunque, a partire da sabato 1 e domenica 2 maggio, e fino a novembre, un ricco calendario di appuntamenti aspetta gli enoturisti tra visite ai vigneti e/o in cantina, aperitivi in vigna, laboratori sensoriali, picnic, Cene con il Vignaiolo, musica in vigna e tante altre curiosità. Ogni incontro avverrà nel pieno rispetto delle normative igienico-sanitarie previste (obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto, distanziamento personale e così via).
Una valida e originale proposta turistica, dunque, quella dell’associazione guidata da Elda Felluga, per scoprire o riscoprire i nostri suggestivi paesaggi, i luoghi di eccellenza del vino, ricordando che tutto il percorso produttivo prende forma proprio dalla terra: potatura, legatura, sfogliatura e vendemmia sono tutti elementi indispensabili per la nascita e la maturazione delle nostre eccellenze enologiche. L’iniziativa è pensata come una piacevole e rilassante occasione di incontro all’aria aperta, adatta a turisti, appassionati e famiglie (bambini e ragazzi potranno imparare entrando direttamente a contatto con la natura): dopo aver ascoltato i racconti della vigna e conosciuto le diverse fasi di lavorazione del vigneto, gli adulti potranno deliziarsi con una piacevole degustazione dei vini aziendali accompagnata da prodotti tipici locali.
Tutti gli enoturisti che vogliono essere informati sulle news della manifestazione e le aziende aderenti nei vari weekend trovano tutte le informazioni sul sito www.cantineaperte.info e sui social media dell’associazione Facebook MtvFVG e Instagram mtv_friulivg.

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432.289540 – 348.0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.info

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In copertina e qui sopra due immagini scattate nel 2020 all’esordio della originale manifestazione.

“Piacevolmente Carso”, escursioni al via tra natura, enogastronomia e storia

Riprendono le escursioni “Piacevolmente Carso”, curate dalla cooperativa Curiosi di natura. Si terranno l’1 e 2 maggio e le domeniche fino al 20 giugno, dalle 9.30 alle 13, in sette diverse località del Carso triestino e goriziano. Le tematiche illustrate saranno naturalistiche, culturali, storiche ed enogastronomiche, con letture a tema, momenti di teatro nei boschi, e la possibilità di degustazioni dai ristoratori di “Sapori del Carso” con un buono sconto del 10 per cento. L’iniziativa si svolge nell’ambito della “Primavera della Mobilità Dolce”, promossa dall’Alleanza per la Mobilità Dolce con più importanti associazioni nazionali impegnate sul tema. Ha il patrocinio di PromoTurismoFvg e la collaborazione di varie realtà regionali. Le uscite, anche per persone poco allenate, si svolgono nel rispetto delle norme anti-Covid.

La prima escursione, sabato 1 maggio, dalle 9.30 alle 13, sarà da Basovizza al Monte Spaccato: tra pinete, grotte, doline, pascoli e panorami su Trieste. Con letture a tema, da Julius Kugy a Karel Čapek. Ritrovo alle 9.10 al Sincrotrone di Basovizza, nel parcheggio grande alla fermata bus n. 51 da Trieste.
Domenica 2 maggio, dalle 9.30 alle 13, si andrà invece sul ciglione carsico tra Obelisco e Conconello: tra boschi e prati, ammirando la città e il golfo, con letture sulla Trieste del passato. Ritrovo alle 9.10 nel parcheggio al quadrivio di Opicina (bus 2 e 4).
Seguiranno, sempre dalle 9.30 alle 12: domenica 9 maggio “Da Monrupino al Monte Orsario”. Nella riserva naturale fino alla cima del monte, tra boschi, rocce carsiche e vista sul Carso, le Alpi Giulie e l’Istria. Ritrovo a Zolla, alla fermata del bus 42, al bivio per il Santuario.
Domenica 16 si andrà invece “Nella Riserva del Monte Lanaro”: tra boschi, fiori e una grandiosa vista sul Carso. Ritrovo nel piazzale al bivio per Sagrado di Sgonico.
Sabato 22 e domenica 23 maggio si terrà l’iniziativa speciale “Shakespeare nel bosco”: sabato dalle ore 16 alle 19. e domenica dalle 9.30 alle 13.30, una passeggiata nei boschi di Basovizza, con teatro tra la natura e sorprese ispirate al “Sogno di una notte di mezza estate”. Con i giovani attori dell’Actis e la regia dell’attrice Daniela Gattorno. Ritrovo all’inizio del Sentiero Ressel, a Basovizza (bus 51 da Trieste).

Domenica 6 giugno, dalle 9.30 alle 13, si andrà nell’Isontino, a San Martino del Carso: sull’altipiano attorno al paese, tra boschi, prati e testimonianze della Grande Guerra, con letture a tema. Ritrovo in Piazza della Fontana a San Martino del Carso (Sagrado).
Ultima uscita domenica 20 giugno: dalle 9.30 alle 13 “Duino, il Monte Ermada e il Mitreo”. Sulle pendici dell’Ermada, tra panorami sul golfo, fioriture e rocce carsiche, fino alla grotta del Mitreo, con l’antico tempio al dio Mitra. Ritrovo al Conad Gran Duino (ex Bar Bianco).
Per le uscite è richiesta la prenotazione alla mail curiosidinatura@gmail.com o al cellulare 340.5569374. Prezzi: euro 10 interi; 5 i minori di 14 anni; gratis i minori di 6. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook.

L’iniziativa ha il patrocinio di PromoTurismoFvg, A.Mo.Do. (Alleanza Mobilità Dolce), AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Banca Etica, Ue.Coop (Unione Europea delle cooperative) ed è in collaborazione con l’URES-SDGZ (Unione Regionale Economica Slovena), “Sapori del Carso”, e i GIT (Gruppi di Iniziativa Territoriale) di Banca Etica di Trieste-Gorizia e Udine.

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In copertina e all’interno tre immagini dell’ambiente  del Carso triestino.

 

Corpo forestale Fvg, ruolo prezioso a difesa del nostro patrimonio naturale

All’interno delle sezioni del disegno di legge 130 approvate in questi giorni a maggioranza dalla II Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia rientra, su indicazione dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, la nuova Disciplina delle funzioni del Corpo forestale regionale. In questo modo – precisa Arc – vengono codificati il ruolo, le funzioni e, come precisa l’esponente della Giunta Fedriga, «la stessa esistenza di una realtà istituzionale che deve continuare a svolgere il proprio compito a tutela dei beni non solo forestali, ma anche dell’ambiente, e di un patrimonio essenziale per l’intera comunità regionale, qual è quello naturale. A seguito della soppressione del Corpo forestale dello Stato – ha aggiunto Zannier – si era reso necessario un provvedimento normativo che individuasse le competenze del Corpo forestale regionale, per permettergli di continuare a svolgere mansioni che sono insostituibili e indifferibili sul territorio».


«Quanto approvato dalla Commissione – ha osservato l’assessore – non è infatti nulla di più che la certificazione delle attività a oggi ancora svolte dal Corpo forestale regionale, senza alcuna modifica. Infatti, con questa norma vengono confermate le prerogative del Cfr, che è stato istituito ai sensi dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia e che continuerà così nella sua azione di tutela delle risorse forestali, naturali e dell’ambiente. Beni che mai come oggi sono considerati, anche dall’opinione pubblica, una ricchezza insostituibile e da salvaguardare». Nell’occasione, Zannier ha ribadito la massima disponibilità a discutere i contenuti di una legge organica sul Cfr, per regolamentare funzioni e le attività di un Corpo che, com’è codificato e certificato da quanto approvato dalla Commissione, tornerà ad avere una legge regionale di riferimento.

L’assessore regionale Zannier.

Caccia, Regione e termini
per le quote delle riserve

«Attraverso un emendamento che sarà inserito nel ddl 130 la Giunta regionale potrà fissare i termini di pagamento delle quote per l’esercizio dell’attività venatoria nelle riserve di caccia regionali». Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, dopo l’approvazione da parte della Giunta dell’emendamento che sarà ora inserito nel ddl 130 inerente la Legge regionale multisettoriale 2021. «A causa dell’emergenza pandemica – ha spiegato – alcune riserve di caccia non sono riuscite, molto spesso a causa di problemi logistici, a stabilire i termini per il pagamento delle quote. Con questo provvedimento la Regione interviene per dare tranquillità ai cacciatori e assicurare loro la possibilità di eseguire gli adempimenti burocratici necessari alla prosecuzione delle loro attività».

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In copertina, una bella immagine dall’alto del patrimonio forestale in Fvg. (Foto Legnoservizi.it)

 

Sprechi alimentari, come vivremo dopo l’emergenza del Coronavirus?

Come vivremo dopo il Coronavirus? Quando il lungo tempo pandemico si congederà da noi, sarà tutto come prima o qualcosa cambierà nel quotidiano delle nostre vite? Una prima risposta arriva dall’indagine Ipsos che, in collaborazione con Waste Watcher International Observatory, ha messo a confronto le risposte dei cittadini di ben 30 Paesi del mondo intorno ai comportamenti sullo spreco alimentare del post-pandemia: dall’Italia agli Stati Uniti, dalla Russa al Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Svezia, dalla Turchia alla Cina, dall’India al Brasile, all’Australia.
“Verso comportamenti più responsabili” è il focus dell’indagine che evidenzia come proprio la prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari sia il comportamento al centro dell’attenzione dei cittadini di tutto il mondo in direzione dello sviluppo sostenibile. In Italia lo dichiarano 4 intervistati su 10 (il 39%), che affermano di volersi impegnare, a fine pandemia, “per evitare di gettare il cibo”. Ma non è questo l’unico comportamento attenzionato dagli italiani: il 34%, infatti, risponde di volersi spostare in modalità più sostenibile in futuro, “a piedi oppure in bicicletta”. Ancora 1 italiano su 3 acquisterà “solo ciò di cui c’è realmente bisogno”. E ancora: il 31% lavorerà da casa, il 26% andrà in vacanza nei luoghi che non richiedono aereo e 1 italiano su 4, il 25%, dichiara che “acquisterà le cose usate”.

Andrea Segrè

L’indagine ha inquadrato 30 Paesi del mondo: un’anticipazione del lavoro che si progetta in vista del 29 settembre 2021, 2a Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari indetta dalle Nazioni Unite. Scopriamo così che è in Messico (63%), Sud Africa (59%), Turchia (52%), in India (49%) in Brasile a Arabia Saudita (45%) e in Cina (40%) che l’attenzione allo spreco alimentare svetta in vista dei comportamenti virtuosi per lo sviluppo sostenibile sulla Terra post-pandemica. Meno sensibili alla questione sembrano essere i cittadini russi (25%), australiani e canadesi (30%), statunitensi (33%). In Perù (61%) e Colombia (60%) l’impegno sarà soprattutto per la mobilità sostenibile, mentre in Europa è la Spagna che si aggiudica questo primato (37%). La carta d’identità dei cittadini che si impegneranno nella prevenzione degli sprechi inquadra innanzitutto gli under 35 nelle fasce di alta scolarizzazione e alto reddito, mentre sono particolarmente sensibili sul fronte della mobilità sostenibile i 35-49enni, e gli under 50 valutano di proseguire la loro attività professionale in smart working, uomini soprattutto. L’indagine, condotta fra il 19 febbraio e il 5 marzo 2021, ha raccolto le risposte di campioni statistici per ciascuno dei 30 Paesi: 21.011 cittadini complessivi di età compresa fra 16 e 74 anni (52% donne, 48% uomini), intervistati con metodologia Cawi.

Enzo Risso

«I riscontri dell’indagine – osserva il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, il triestino Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero – confermano la tendenza monitorata nell’ultimo biennio e accentuatasi con la pandemia: ovvero quel “patto” degli italiani col cibo che sembra essersi rinsaldato nei lunghi mesi del distanziamento. La maggiore disponibilità di tempo, favorita dallo smart working, ha permesso agli italiani di dedicare più tempo alla cucina, sei italiani su 10 dichiarano di aver cambiato il modo di fare la spesa: 1 italiano su 2 (il 47,2%) ha introdotto la lista della spesa, il 20% dichiara di averla sistematicamente adottata. Insomma, il lockdown ha imposto agli italiani un corso accelerato di educazione alimentare e di economia domestica, perché sono stati costretti a restare a casa. Ma gli italiani dimostrano di aver ben compreso anche le implicazioni dello spreco alimentare per la salute dell’ambiente e la propria. È questa l’eredità positiva della pandemia, che tuttavia fra le sue tragiche conseguenze include anche la drammatica accentuazione del food divide, il divario alimentare che si aggiunge alle diseguaglianze economiche, educative, digitali, di genere. Restituire valore al cibo e garantire il diritto per tutti i cittadini resta la strada maestra per colmare questo squilibrio, in Italia e nel mondo». La lotta allo spreco alimentare al primo posto nell’impegno quotidiano delle persone per la nostra Terra. «I risultati della ricerca condotta su 30 paesi da parte di Ipsos mostrano un’evoluzione importante negli atteggiamenti delle persone – precisa Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos – Documentano una crescita della consapevolezza, che ogni persona, ognuno di noi, può fare qualcosa per l’ambiente e per la nostra terra. Lo può fare non solo richiedendo ai governi un maggiore impegno nella lotta al cambiamento climatico, ma partendo, anche e soprattutto, dai comportamenti della vita quotidiana. Una crescita di coscienza globale che mostra un’evoluzione dell’importanza dell’ambientale nell’agenda delle diverse opinioni pubbliche. Non sprecare cibo e comprare solo quello che è necessario, senza eccedere, non significa, per gran parte delle persone nei trenta paesi monitorati, privarsi di qualcosa, ma fare un gesto di amore e di presa in carico del futuro della Terra e delle future generazioni. Mettere al primo posto la riduzione dello spreco alimentare, non è solo un atto di buona volontà, ma evidenzia che nelle persone sta scattando la necessità di passare da una dimensione ideologica, astratta e lontana da sé, dal proprio agire, della lotta al cambiamento climatico, a una dimensione concreta, fatta di atti precisi, di azioni cui tutti possono contribuire. Un mutamento che può avere riflessi politici significativi, perché nel medio lungo periodo può far crescere, in ampi segmenti delle opinioni pubbliche globali, l’indisponibilità a fare ulteriori sconti a quei governi che non mettono ai vertici della loro agenda strategica il tema ambientale e del futuro del pianeta».

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In copertina, una montagna di cibo purtroppo gettato tra i rifiuti.

 

A Casarsa ritornerà la “Sagra del Vino” (ma estiva) con i suoi spumanti

(g.l.) A Casarsa della Delizia, dopo un anno di stop, torna la principale delle sue manifestazioni: la Sagra del Vino, giunta alla 73ª edizione. Ma non sarà collocata nel tradizionale periodo di maggio, bensì “spalmata” su tutta l’estate – motivi di sicurezza sanitaria, ovviamente -, riproponendo anche l’ormai collaudata rassegna spumantistica regionale Filari di Bolle. Ma andiamo con ordine.
Nonostante le difficoltà causate dall’epidemia da Covid-19, che hanno creato grossi problemi al mondo delle associazioni italiane, la Pro Loco – dal 2017 iscritta all’albo regionale di promozione sociale (Aps) e da quest’anno al Registro Unico Nazionale del Terzo settore (come previsto dalla specifica riforma) – ha chiuso, nonostante il forte ridimensionamento di eventi rinviati o annullati, il bilancio consuntivo 2020 con un piccolo utile. Un risultato eccezionale, approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi in modalità online, che condurrà verso l’assemblea elettiva in programma a giugno. Dato questo appuntamento imminente, dal sodalizio arriva l’invito a chi voglia tesserarsi per impegnarsi in progetti a sostegno del tessuto sociale paesano, a partire dall’organizzazione della tradizionale Sagra del Vino spostata in via eccezionale in estate (presentata la nuova grafica dedicata) e che vedrà anche la celebrazione dei 40 anni dalla costituzione della Pro Loco.

Antonio Tesolin e Lavinia Clarotto.

«Sagra del Vino – ha ricordato il presidente Antonio Tesolin – che, lo ricordiamo, causa emergenza sanitaria non abbiamo potuto svolgere nella primavera 2020: si tratta dell’evento principale nel nostro calendario annuale, anche per quanto riguarda le entrate che garantisce. Nonostante le risorse economiche in forte diminuzione, grazie ai risparmi interni, sia tecnici che sul personale e con una serie di nuovi progetti che seguiamo in prima persona a livello operativo, quale il Psr Pais di rustic amour, siamo riusciti a chiudere il bilancio in territorio positivo e per chi vorrà approfondire troverà i documenti relativi sul sito della associazione. Ha contribuito anche la riuscita edizione estiva della Selezione regionale di spumanti Filari di Bolle, che non abbiamo annullato». Il valore della Pro Casarsa per la comunità è stato rimarcato anche dal sindaco Lavinia Clarotto, in collegamento assieme ai soci.

Ora spazio all’assemblea elettiva e alla successiva Sagra del Vino (organizzata con Comune e Viticoltori Friulani La Delizia con il supporto di enti e sponsor), appunto, estiva in modalità diffusa, con al suo interno Filari di Bolle 2021: presentata la nuova grafica della manifestazione (che recita come filo conduttore il fatto che l’estate sarà a misura della comunità, famiglie e persone sempre puntando alla sicurezza) e lanciato un appello a chi vuole avvicinarsi al sodalizio casarsese con il tesseramento e la candidatura al prossimo consiglio direttivo.
«Siamo felici – ha concluso Tesolin – di aprici a chiunque voglia mettersi in gioco: servono nuovi volontari, tanto più che quest’anno la Sagra del Vino, in via eccezionale data la situazione sanitaria, sarà estiva e durerà con vari eventi fino a settembre. Alla Pro Loco abbiamo sempre bisogno di nuove idee ed energie. Ognuno di noi, infatti, può fare la differenza per la nostra realtà comunale e resto a disposizione per chi vorrà contattarmi».
Nella sede dell’associazione, in via Zatti, sarà possibile ricevere tutte le informazioni e tesserarsi alla Pro Loco contattando la segreteria (Whatsapp 3387874972 – e-mail segreteria@procasarsa.org) prenotando il proprio accesso tramite appuntamento. Sono oltre 500 i tesserati nell’ultimo triennio, che si coordinano in diversi gruppi, con mansioni e compiti specializzati. Inoltre vi sono i volontari del Servizio Civile Universale che stanno portando avanti un progetto di valorizzazione culturale del territorio.

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In copertina, la rassegna Filari di Bolle che torna a Casarsa con la rinomata Sagra del Vino.

LA RICETTA DI GIANNI COSETTI – “Frìco di Cjàrgne”

(g.l.) Il “frico” è senza dubbio uno dei piatti più amati della cucina tradizionale friulana e carnica, avente come base l’inconfondibile Montasio sia nella declinazione, classica, con le patate, sia in quella friabile che non le prevede, ma che è ottenuto soltanto con il formaggio grattugiato. Così, oggi, nel quindicinale appuntamento con “La ricetta del sabato”, vi proponiamo il gustoso Frico di Carnia di Gianni Cosetti. L’abbiamo tratta, come le altre finora pubblicate su questo sito che si occupa anche di enogastronomia, dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che il grande cuoco pubblicò nel 2000, con i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta di una ricetta tipica originale che l’indimenticato chef nato a Villa Santina aveva valorizzato: una preparazione facile facile, alla portata di tutti. Eccola, dunque:

“Frìco di Cjàrgne”

Cosa serve
(40 minuti)
400 g di Montasio stagionato da 16 a 18 mesi, grattugiato
1 tegamino antiaderente da 16 cm di diametro

Come fare
Scaldare il tegamino sopra la piastra e non a fiamma diretta.
Quando è ben caldo versate a pioggia 1/4 del formaggio e lasciatelo sciogliere lentamente; con l’aiuto di una forchetta, premete sopra il frico, giratelo dall’altra parte ed eliminate la parte grassa.
Girate e rigirate per 10 minuti facendo attenzione che non diventi di colore rosso.
Modellatelo su una bottiglia perché prenda una forma cilindrica.
Quando sarà freddo, se è stato fatto bene, risulterà friabile.

Cosa bere
Collio Friulano (ex Tocai)

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In copertina, ecco il frico friabile secondo la ricetta di Gianni Cosetti.