Impianti fotovoltaici su terreni agricoli, da Roma è stop ai vincoli imposti in Fvg

«Eravamo consapevoli della possibile impugnazione da parte del Governo della nostra norma, ma abbiamo lavorato nella direzione giusta e infatti il Ministero della Cultura ci ha dato ragione esprimendo parere favorevole ai nostri “vincoli” per le installazioni fotovoltaiche su terreni agricoli o tutelati. Ho sempre sostenuto la necessità di trovare un equilibrio tra ambiente e necessità dell’uomo, ma l’attuale situazione rischiava di vederci invasi da richieste di multinazionali straniere interessate più al profitto che alla tutela del nostro territorio». L’assessore regionale all’Energia, la Difesa dell’ambiente e lo Sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, ha commentato così – informa Arc – la notizia giunta da Roma dell’impugnazione da parte del Governo guidato da Mario Draghi della legge del Friuli Venezia Giulia 16/2021 “Misure finanziarie intersettoriali”, «relativamente al limite di 1 megawatt che – precisa l’esponente della Giunta Fedriga – imponevamo ai terreni agricoli per la realizzazione degli impianti fotovoltaici, ritenendo questo limite idoneo e stimato per l’autoconsumo di un’azienda agricola».
«La competenza, ancora di più in un momento storico come questo di crisi energetica e Pnrr, è dello Stato – ha confermato Scoccimarro -. Lo abbiamo ripetuto anche in Consiglio regionale quando abbiamo ribadito che legiferare prima del recepimento della direttiva Red2 esponeva a possibile impugnazione del Governo presso la Corte Costituzionale come successo per Toscana ed Emilia Romagna». E ha concluso: «Per limitare il proliferare mega parchi fotovoltaici in regione, avevamo predisposto norme e fondi perché i Comuni e gli enti pubblici indicassero gli edifici o aree dismesse non agricole su cui poter installare impianti fotovoltaici pubblici: questo avrebbe significato meno spese per l’energia elettrica e riqualificazione di edifici e aree dissestate».

Fabio Scoccimarro


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In copertina, un impianto fotovoltaico a fianco di un fondo agricolo.

 

Vigneti di Casarsa, triplicate le aziende che si affidano alle persone con fragilità

Con oltre 100 ettari di vigna lavorati con potatura e stralciatura da novembre 2020 a marzo 2021, e il triplo delle aziende agricole che oggi si affidano al servizio, cresce l’agricoltura sociale grazie al Piccolo Principe di Casarsa della Delizia. Infatti, da cinque anni, la cooperativa sociale sta portando avanti un progetto che mira a rendere le lavorazioni in vigneto sempre più inclusive con il coinvolgimento di oltre una quarantina di aziende vitivinicole locali e che ha pure l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura. Tanto che il progetto è stato censito tra le buone pratiche nazionali rilevate dal progetto Rural Social Act del Fami (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) 2014-2020 Interventi di integrazione socio-lavorativa per contrastare il caporalato.


In pochi anni sono aumentati i lavoratori impiegati per un totale di 20 persone coinvolte, la maggior parte delle quali si trovano in situazioni di fragilità, e pure le aziende agricole che hanno aderito a questo progetto di agricoltura sociale. Partner del progetto, avviato in primis con i Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa e ora allargatosi al Veneto, sono anche l’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, i Servizi Sociali del Territorio Uti Tagliamento, il Comune di San Vito al Tagliamento, e la rete informale Rasa (Rete Agricoltori Solidali Attivi).
«Nel 2017, quando siamo partiti con questo progetto – ha spiegato Tobia Anese, responsabile degli inserimenti lavorativi del Piccolo Principe – non credevamo di poter crescere così tanto e raggiungere questi numeri: ad oggi sono raddoppiate le persone assunte e quasi triplicate le aziende agricole partner del progetto. Siamo, infatti, arrivati a 20 persone assunte per mansioni legate alla viticoltura di cui per l’80 per cento con situazione di svantaggio quali fragilità mentali, disabilità, dipendenze, difficoltà di inserimento sociale. All’attivo – ha specificato – abbiamo quattro squadre di lavoratori: due impiegate nelle vigne dei Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa, e altre due squadre che lavorano rispettivamente per le aziende agricole locali della rete informale Rasa e a Santa Margherita di Fossalta di Portogruaro. Negli anni, poi, alcuni di questi lavoratori sono stati addirittura assunti dalle stesse aziende vitivinicole».

La cooperativa sociale Il Piccolo Principe è così passata dal collaborare nel 2018, primo anno di attività, con una quindicina di aziende sul territorio, ad oggi, triplicandone quasi il numero con oltre una quarantina di partner nel progetto. Aumentati anche i servizi: oltre alla stralciatura e potatura delle viti, vi è l’applicazione dei diffusori per la lotta sessuale in agricoltura, lavori di orto e giardino anche presso privati, con un’attenzione costante alla sostenibilità ambientale. Numeri davvero significativi se si pensa che ad oggi si è arrivati a 1000 ettari di applicazione di ferormoni per la confusione sessuale, utili per la lotta biologica in agricoltura, a 100 ettari lavorati, come si diceva, da novembre 2020 a marzo 2021 con potatura e stralciatura dei vigneti. «Ciò ha avuto delle ricadute positive – ha spiegato Anese -: maggiore benessere psicofisico dei lavoratori coinvolti, maggiore consapevolezza e stima di sé, acquisizione di nuove competenze, minore bisogno di assumere farmaci e di interventi medico-sanitari, con quindi un risparmio di investimento di risorse pubbliche da parte dello Stato. Inoltre, il progetto è stato recentemente inserito nel Rural Social Act, progetto Fami che, partendo dalle buone pratiche, promuove il ruolo dell’agricoltura sociale come sviluppo territoriale sostenibile, inclusivo, di qualità, capace di contrastare il caporalato e costituire argine alle agromafie e quindi come Piccolo Principe abbiamo il compito di intercettare situazioni a rischio per quanto riguarda caporalato e sfruttamento nei lavori agricoli».

Recentemente, lavoratori, aziende agricole, servizi sociali e specialistici si sono ritrovate per festeggiare questi bei traguardi raggiunti con un momento di convivialità alla Volpe sotto i Gelsi, la fattoria didattica e sociale a San Vito al Tagliamento e con l’occasione hanno conosciuto il nuovo sindaco Alberto Bernava e il nuovo assessore alle politiche sociali, Giacomo Collarile, che hanno avuto modo di ringraziare per il lavoro fin qui svolto e lanciare la nuova sfida della sostenibilità. «Ora i nuovi lavori di stralcio e potatura – ha concluso Anese -. Il nostro ringraziamento va a tutte le aziende agricole, piccole e grandi, che hanno creduto fin da subito nel nostro progetto di agricoltura sociale, in primis ai Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa: fin dagli esordi ci hanno dato fiducia, ci hanno permesso di crescere e continuano ad affidarsi a noi con entusiasmo».

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In copertina  e all’interno stralciatori impegnati nei vigneti e un momento della loro festa.

 

Oltre 112 milioni per l’agroalimentare. Torre-Natisone e Prepotto candidati Snai

«Per il comparto dell’agroalimentare del Friuli Venezia Giulia la Regione nel 2021 ha impegnato oltre 112 milioni di euro, a cui vanno sommati i 9 milioni di euro per la montagna e i quasi 8 milioni per la caccia e pesca. Un impegno che dimostra l’attenzione per dei settori strategici dello sviluppo economico della regione«». Lo ha detto a Trieste, come informa Arc, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, nel corso della conferenza stampa di fine anno.
Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, sul fronte della crisi dovuta alla pandemia «non abbiamo mai mancato di dare il nostro sostegno alle imprese del comparto attraverso 50 milioni di euro per la liquidità delle aziende e altri 25 per gli investimenti a favore della ripresa». Ottimi risultati, ha sottolineato poi l’assessore, anche per quel che riguarda il marchio “Io Sono Friuli Venezia Giulia”: le aziende che hanno aderito sono arrivate a 190, a 300 i prodotti e a 240 i punti vendita. «In relazione al settore vitivinicolo – ha quindi detto Zannier -, grazie ad un anticipo delle risorse che ha consentito alle imprese di stipulare le fideiussioni necessarie per rendere cantierabili gli interventi, dal 2013 sono stati recuperati 13 milioni di finanziamenti inutilizzati assegnati alle altre regioni».
Infine, in chiave prospettica che guarda al 2022, tra le priorità della Regione Fvg c’è la candidatura dei Comuni delle Valli del Torre e Natisone, oltre che del Comune di Prepotto (attualmente esclusi dai fondi statali), nella Strategia nazionale per le aree interne. La Snai rappresenta una politica nazionale innovativa di sviluppo e coesione territoriale che mira a contrastare la marginalizzazione ed i fenomeni di declino demografico propri di territori caratterizzati da importanti svantaggi di natura geografica o demografica. Su tali luoghi la Strategia nazionale punta ad intervenire, investendo sulla promozione e sulla tutela della ricchezza del territorio e delle comunità locali, valorizzandone le risorse naturali e culturali, e creando nuovi circuiti occupazionali e nuove opportunità. In definitiva, contrastandone l’“emorragia demografica”.

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier durante la conferenza stampa di fine anno.

Venezie, il Pinot grigio è amato all’estero. E le bottiglie “volano”: quest’anno +6%

La Doc delle Venezie si appresta a chiudere il suo quarto anno nel segno della positività, mantenendo un trend in costante crescita che riguarda sia gli imbottigliamenti sia le certificazioni. Nel periodo gennaio-novembre 2021, la più grande denominazione a livello nazionale del Pinot grigio che, con i suoi circa 27 mila ettari di vigneto, riunisce gli operatori della filiera produttiva del Pinot grigio Doc di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento, registra un +6% di imbottigliato, ovvero + 97.322 ettolitri sullo stesso periodo del 2020, per un totale di ben 1.728.517 ettolitri messi bottiglia ad una media di 157.138 hl/mese (oggi al 98,7% di tutto il Pinot grigio Doc imbottigliato nel 2020). Una vera e propria corsa all’imbottigliamento quella della nuova stagione produttiva iniziata già a settembre – anticipando le operazioni di un mese rispetto allo scorso anno (e di due rispetto al 2019) –, che si traduce in oltre 94 mila ettolitri messi in bottiglia nell’ultimo trimestre.

Albino Armani

Fa ben sperare anche il trend delle certificazioni che, a poche settimane dalla fine dell’anno, vede già certificato tra settembre e novembre – esclusivamente dall’ultima campagna produttiva – un totale di 362.855 ettolitri, 206.647 dei quali sono stati certificati nel solo mese di novembre, che registra il valore più alto di sempre pari a un +22% di certificazioni sullo stesso periodo del 2020. E a novembre il Pinot grigio delle Venezie ha chiuso anche l’intenso tour istituzionale e informativo promosso dal Consorzio di Tutela in Nord Europa, Usa e Uk, primi partner commerciali della Denominazione, che assorbono insieme oltre il 70% dell’intera produzione. Un trimestre ricco anche di attività promozionali che ha segnato un passaggio senza precedenti in termini di traguardi raggiunti e di consapevolezza da parte del consumatore internazionale, facendo guadagnare al Pinot grigio delle Venezie (che, ricordiamo, solo nel 2020 ha concluso i percorsi di riconoscimento ufficiale di Denominazione e Consorzio) il podio rispetto all’enorme offerta internazionale della varietà.

Qualità nel bicchiere e territorialità garantita da tracciabilità e certificazione unite a una intensa attività promozionale sono quindi gli ingredienti del successo che accompagna il Consorzio a chiudere positivamente il 2021. Ad inaugurare il fitto calendario autunnale di eventi e manifestazioni è stato il Simply Italian Great Wines Scandinavia Tour 2021 organizzato da International Exhibition Management, che ha visto il Pinot grigio Doc protagonista di due masterclass aperte ad un pubblico b2b e media a Oslo e Copenaghen. Non tra i primissimi mercati della Doc delle Venezie, ma senza dubbio i due Paesi rappresentano un punto di forza per l’export del vino italiano, con un consumo pro-capite, per quanto riguarda soprattutto la Danimarca, molto elevato, fra i primi 10 posti a livello globale (dati al 2020).
Il Consorzio è volato poi a Londra per incontrare il media partner The Drinks Business in occasione della manifestazione b2c The Wine & Spirits Show al Chelsea Old Town Hall. Qui il Mw Patrick Schmitt ha condotto due masterclass dedicate alla Do che hanno registrato un “tutto esaurito” per un totale di 100 partecipanti seduti ai banchi d’assaggio. Sempre nella Capitale britannica, la Doc delle Venezie si è presentata anche a un pubblico di operatori, giornalisti e opinion leader nell’ambito della tappa londinese del Simply Italian Great Wines Northern Europe Tour 2021: importante occasione di approfondimento sulle diverse sfumature di colore – dal bianco al ramato – tipiche della varietà, che affonda le sue radici in una lunga tradizione viticola del Nordest. Il Consorzio ha infine partecipato per la prima volta a Taste of London, Festive Edition (Tobacco Dock), manifestazione enogastronomica di punta dell’autunno londinese che ha aperto le porte a circa 25mila foodies e wine&spirits enthusiasts.
Il Regno Unito, secondo più grande importatore di vino al mondo, rappresenta anche il secondo mercato di riferimento per il Pinot grigio delle Venezie, con un assorbimento di circa il 27% della produzione della Doc. Per ora, nonostante gli oneri burocratici relativi all’import del vino causati dalla Brexit, sembra che il comparto nazionale non solo stia resistendo, ma che, anzi, nel primo semestre del 2021 abbia registrato un piccolo incremento delle esportazioni (Confagricoltura, luglio 2021).

Una degustazione guidata.

Negli Stati Uniti, nuovamente in collaborazione con International Event & Exhibition Management, il Pinot grigio Doc ha partecipato alle due tappe di New York e San Francisco del Simply Italian Great Wines US tour 2021, organizzando due seminari rivolti a operatori, stampa ed esperti del settore. «Gli Stati Uniti – spiega Albino Armani, presidente del Consorzio delle Venezie – sono il nostro mercato di riferimento con una quota che supera il 40% sul totale dell’export della nostra Doc. Qui troviamo certamente un consumatore attento ed esigente, con una discreta consapevolezza del prodotto enologico e, quindi, una certa predisposizione a cogliere tutte le implicazioni e le specifiche contenute nel concetto di Denominazione d’origine. I consumatori americani si dimostrano sensibili ai valori della Doc e questo, nel caso specifico del Pinot grigio delle Venezie, rappresenta per noi uno stimolo per un’ulteriore crescita nell’immediato futuro, per rendere sempre più familiare agli acquirenti americani il concetto di certificazione, di sicurezza, di controllo e di elevata qualità del nostro prodotto». Il Consorzio tornerà negli Usa già a febbraio per una serie di eventi in programma a Miami, in Florida.
Non mancano commenti positivi anche da parte dei media statunitensi. Lo scorso agosto la Doc è stata infatti protagonista di un approfondito seminario condotto dalla giornalista esperta e wine educator Regine Rousseau, nell’ambito della Wine Media Conference (Eugene, Or), il più grande evento del settore rivolto esclusivamente a giornalisti e blogger. «A partire dall’annata 2017, la regione ha imposto un sistema di certificazione a “beneficio del consumatore”». Regine Rousseau, wine writer & educator, li chiama «vini che sollevano l’umore» e ricorda ai consumatori di «cercare sempre la fascetta di Stato, a garanzia del complesso sistema di certificazione e tracciabilità riconducibile alla Denominazione d’origine», come si legge in un articolo pubblicato su Forbes, a cura della giornalista Jill Barth.

«Forti dei grandi risultati raccolti negli ultimi mesi, con l’inizio imminente della campagna di commercializzazione 2022, siamo pronti a realizzare nuovi progetti di comunicazione on e off-line con brand ambassadors selezionati dal nostro Cda in Paesi come Usa, Canada, Russia, Giappone, Uk ed Est Europa», conclude Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di tutela.

Tonalità di vini ramati.

Per maggiori informazioni:
Consorzio DOC delle Venezie
PR & Comunicazione
Valentina Fraccascia
M. +39 349.6225578
press@dellevenezie.it

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In copertina, i grappoli del Pinot grigio varietà molto richiesta.

“Oro di Ramandolo”, a Nimis un brindisi per i 20 anni della Docg la prima in Friuli

Era il 2001, per la precisione il 26 ottobre, quando la Gazzetta Ufficiale pubblicava il disciplinare di produzione del primo vino a Docg (denominazione di origine controllata e garantita) del Friuli Venezia Giulia: il Ramandolo. Il ventesimo compleanno, nelle intenzioni dei produttori, si sarebbe dovuto celebrare in maniera adeguata, in particolare con una edizione speciale della bellissima iniziativa “Oro di Ramandolo”, il “tour enogastronomico tra cantine e colline” che soprattutto nelle ultime edizioni – quelle del 2018 e 2019 – si è rivelata un importante strumento di promozione del territorio di produzione. Le restrizioni legate alla pandemia hanno, però, costretto a rinviare ogni evento a tempi migliori. Tuttavia, i produttori di Ramandolo hanno voluto ricordare il ventennale con un brindisi ospitato nella sala consiliare di Nimis che, non a caso, ha una intera parete ricoperta di gigantografie tratte dal ricco volume pubblicato in coincidenza con l’ottenimento della Docg.

Il brindisi dei 20 anni in Municipio.

Ha fatto gli onori di casa Paolo Comelli, presidente dell’Associazione “Oro di Ramandolo” nata nel 2012 dopo che, l’anno precedente, il Consorzio di tutela era confluito in quello dei Colli orientali del Friuli, che da qualche anno, come è noto, ha trasferito la sede da Cividale a Corno di Rosazzo. Comelli ha ripercorso brevemente la storia recente del Ramandolo, dal riconoscimento all’inizio degli anni Ottanta della sottozona dei Colli orientali – ritagliata tra Nimis e Tarcento -, alla nascita del Consorzio nel 1988 e al successivo ottenimento della Docg appunto nel 2001. «Quando ci rechiamo a qualche manifestazione, come alla Fiera di Cremona poche settimane fa – ha sottolineato –, constatiamo che il nostro vino riscuote sempre grande apprezzamento; e, nonostante la pandemia, negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una riscoperta del nostro territorio, già ben frequentato da ospiti stranieri, anche da parte di turisti italiani. Questo vuol dire che, superato il momento contingente, dobbiamo impegnarci tutti per crescere ulteriormente».
Comunicare il vino ed il territorio in cui nasce è stato il tema ribadito da Paolo Valle, presidente del Consorzio tutela vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo, intervenuto con il tecnico Mariano Paladin e il responsabile delle pubbliche relazioni Matteo Bellotto, presente il rappresentante locale nel consiglio direttivo, Maurizio Zaccomer. «La pandemia – ha detto – ci ha costretti ad annullare anche i festeggiamenti per i nostri 50 anni, compiuti nel 2020; ma abbiamo investito sulla creazione della Tasting Academy, uno strumento che, grazie alla professionalità e all’impegno dello staff consortile si sta dimostrando strategico per innalzare in Italia e all’estero il livello di conoscenza dei nostri vini, delle nostre aziende e del nostro territorio». In mezzo secolo, ha ancora osservato Valle, la tecnica ha fatto passi da gigante consentendo di ottenere prodotti di grande pregio, ma non sempre la comunicazione si è rivelata adatta per farli adeguatamente conoscere ai consumatori, per cui bisogna puntare di più proprio sui mezzi per divulgare quanto offre il Vigneto Fvg .
Il saluto dell’amministrazione comunale di Nimis è stato portato dal sindaco, Gloria Bressani, che ha assicurato il pieno sostegno delle istituzioni alle iniziative di promozione, quando l’emergenza sanitaria permetterà di potere ricominciare ad operare, facendo altresì riferimento al progetto di ciclovia che attraverserà anche la zona del Ramandolo Docg, con una sicuramente interessante ricaduta turistica sul territorio. A brindare con i produttori – sono state stappate alcune rinomate etichette – anche Giuseppe Longo, assessore comunale all’agricoltura quando, appunto, nei primi anni Ottanta assieme alla Cooperativa agricola di Ramandolo, allora guidata da Dario Coos, si gettarono le basi per la tutela del prestigioso vino, ottenendo dapprima, con un iter molto complesso, il riconoscimento della ricordata sottozona all’interno dei Colli orientali del Friuli, più tardi promossa attraverso una lungimirante iniziativa nella ricordata denominazione di origine controllata e garantita, il massimo grado di tutela della qualità di un vino.

Vigneti nella zona di Ramandolo.

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In copertina, la vendemmia dei grappoli di Verduzzo che danno origine al Ramandolo Docg.

Quando lo Schioppettino di Prepotto diventa un valido “pretesto” letterario

di Giuseppe Longo

PREPOTTO – Schioppettino di Prepotto protagonista nelle suggestive cantine sotterranee del Castello di Albana, tra boschi e vigneti che raccontano la storia della bellissima valle bagnata dalle acque del Judrio. Il motivo? La conclusione, con la consegna dei premi, del concorso letterario “Prepotto, i racconti dello Schioppettino”. Sì, perché il celebre rosso di questa terra di confine – la varietà, come noto, è la Ribolla nera o Pocalza – è diventato anche un valido “pretesto” per imbastire racconti e novelle che hanno per filo conduttore i vini e l’ambiente rurale di quest’area del Friuli, ultimo lembo a Est dei Colli orientali, perché poi, appena superato tra Albana e Mernico il “Ponte dello Schioppettino” (che bella serata a Calici di Stelle!) c’è Dolegna, e quindi il Collio.

L’incontro nel Castello di Albana mentre parla Pierpaolo Rapuzzi.

Mario Soldati, grande amico del Friuli – che pure i nostri telespettatori di una certa età ricorderanno per i famosi “Racconti del maresciallo”  -, aveva definito lo Schioppettino “un solitario senza macchia”. Ed è proprio questa affermazione-etichetta che ha rappresentato il tema conduttore di questa edizione del concorso organizzato dal Comune di Prepotto per celebrare le glorie di un vino veramente unico, inimitabile. Ecco dunque il verdetto della giuria: 1) “Come un re solitario” di Stefano Talamini, 2) “Come macchie senza nome” di Matteo Quaglia, 3) “Pergolati” di Raffaele Serafini. Nove invece gli scrittori scelti come finalisti (Sabina Dal Zovo, Emanuele Finardi, Rita Mazzon, Mariangela Miceli, Sandra Puccini, Rita Reggiani, Federica Savio, Paolo Steni ed Elena Vesnaver) su ben 180 partecipanti. Un numero molto consistente che dimostra quanto interesse abbia suscitato l’iniziativa letteraria – padrino il giornalista Luca Perrino, presidente dell’associazione “Leali delle notizie” – stimolando la civica amministrazione presieduta da Mariaclara Forti e l’Associazione Schioppettino di Prepotto, guidata dal giovane Mattia Bianchini, a continuare su questa proficua strada, aperta dalla felice idea di Barbara Pascoli, consigliere comunale, che si è tanto spesa per dare vita a questa bella e importante iniziativa per la valorizzazione del “gioiello” di Prepotto.
L’incontro nel Castello di Albana – d’estate cornice ideale per invitanti manifestazioni dedicate proprio all’enologia e alle bellezze di Prepotto – si era aperto con Duino & Book “Storie di Vini”, la cui chiusura ha avuto quale protagonista Massimo Romita, presidente del gruppo Ermada Flavio Vidonis, nonché assessore del Comune di Duino Aurisina, da pochi giorni proclamato Città del vino 2022: alla base dell’amicizia fra le due località, la presenza a due passi dal mare di un altro Prepotto, quello del Carso. Ma il pomeriggio ha offerto anche la possibilità di parlare tanto proprio di Schioppettino e della sua sottozona, una fra le più prestigiose, assieme a quella contermine, perché all’interno dello stesso Comune, di Cialla. Così, c’è stata una interessante disamina del professor Luca Iseppi, dell’Università di Udine, sul tema sempre più attuale della sostenibilità del vigneto, con dati e spunti offerti dagli ultimi studi e rilevazioni, oltre che sulla “montana” di Prepotto (ecosistema del bosco e bosco-terapia). Interessantissime poi le testimonianze di un discendente della famiglia Rieppi, storica produttrice di Schioppettino proprio ad Albana, e di Pierpaolo Rapuzzi, figlio maggiore dell’indimenticabile Paolo, l’appassionato viticoltore che, lasciata tutt’altra attività, con il convinto sostegno della moglie Dina Marangone, si avventurò appunto sulle colline di Cialla nella produzione di grandi vini: a lui si deve il merito di aver salvato, da ormai sicuro rischio di estinzione, proprio lo Schioppettino, tanto da meritare la prima edizione del Premio “Risit d’Aur” della Distilleria Nonino. Un’azione lungimirante, ripetutamente premiata e sottolineata come un luminoso esempio. Anche oggi, a distanza ormai di decenni, con uno Schioppettino sempre più protagonista. Non solo a tavolae e nelle degustazioni, ma appunto anche come “pretesto” letterario.
E per finire una nota… sportiva. Perché sotto le volte della cantina castellana sono risuonate anche le parole “Giro d’Italia”, che in Friuli come tutti sanno hanno qualcosa di “magico”. Il bravissimo Enzo Cainero è riuscito, infatti, a riportare sulle nostre strade la carovana rosa anche del prossimo maggio. E la tappa che prenderà il via tra i pescatori di Marano Lagunare si concluderà a Castelmonte, il cui Santuario mariano è amato da tutti, ancora in Comune di Prepotto. Ma all’arrivo i ciclisti, superata la non facile salita da Carraria, con cosa brinderanno? Con lo Schioppettino, ovviamente!

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In copertina il tipico grappolo dello Schioppettino e qui sopra colline nella suggestiva zona di Cialla.

A Torlano una nuova vita per il “Friuli” che ora riparte nel ricordo di Turo

di Giuseppe Longo

Natale nel Comune di Nimis con un nuovo locale, anzi con un graditissimo ritorno, seppur con un’altra, innovativa impostazione. A Torlano ha infatti appena riaperto – e la cosa merita d’essere adeguatamente sottolineata in un momento delicato come l’attuale, con una pandemia che dopo quasi due anni ancora non si vuole arrendere – la storica e rinomata Trattoria “Al Friuli”, da tempo tristemente chiusa facendo sentire la sua mancanza fra i buongustai e i tanti clienti affezionati. Arturo Petrossi – per tutti Turo – è mancato infatti poco più di quattro anni fa, ottantaseienne, dopo aver gestito il “tempio” della carne alla griglia e della selvaggina per oltre mezzo secolo.

Stefano Bertoni

Arturo Petrossi

Ora al timone del locale ai piedi della Bernadia c’è il giovane Stefano Bertoni che, forte della grande esperienza maturata con il padre Livio nel conosciutissimo ristorante “Lis Campanelis” alle porte di Nimis, ha rilevato la trattoria dello zio, dandogli una nuova veste, un “taglio” giovane in sintonia con la sua età, con una proposta “rivoluzionaria” che probabilmente anche Arturo, uomo di grandi vedute e aperto alle novità, avrebbe approvato. Ha, insomma, creato una paninoteca, abbinata a una cucina legata alla tradizione friulana – che propone ovviamente l’immancabile “frico” – da accompagnare con birre e vini di qualità, questi provenienti tutti dai vigneti di Torlano o comunque del territorio di Nimis che eccelle per il Ramandolo Docg e per alcuni grandi rossi come il Refosco. Una curiosità: è subito molto piaciuta l’idea di chiamare ogni proposta gastronomica con i nomi delle località più note, declinati in lingua friulana: a parte “Nimis” e “Tamar” che hanno la stessa grafia, gli hamburger sono “Val Montane” e “Torlan”; i fishburger “Cornap”, “Tor” e “Crosis”; le schiacciate “Clotz”, “Mondiprat”, “Chialminis” (ma sarebbe meglio “Cjalminis”), “Bernadie” e “Ramandul”. E si potrebbe continuare, ma Stefano assicura che in ogni caso si tratta di “panins di lusso in chel di Torlan”.
La riapertura del locale è avvenuta in una folta cornice di amici e vecchi estimatori del “Friuli”, presenti una commossa Anita, la vedova di Turo che per decenni è stata l'”anima” della cucina dalla quale uscivano piatti deliziosi – come non ricordare i famosi “tris” di primi, con quelle pappardelle al sugo di capriolo o di cinghiale… -, il sindaco Gloria Bressani e l’assessore Serena Vizzutti, che nella civica amministrazione rappresenta proprio la comunità di Torlano. La benedizione l’ha impartita monsignor Rizieri De Tina, accompagnandola con parole beneauguranti per questa nuova importante avventura nel settore della ristorazione che, da sempre, nel Comune di Nimis è molto rinomata e frequentata. E un grande merito spetta proprio a Turo: a Stefano Bertoni ora il compito di portare avanti il buon nome della trattoria “Friuli”. Cosa che sicuramente saprà fare, proprio nel ricordo dell’indimenticabile zio.

La benedizione di monsignor De Tina.

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In copertina, ecco uno dei gustosi panini preparati alla rinata Trattoria “Al Friuli” di Torlano.

 

Vini “senzatempo” al Castello di Spessa. E per le festività c’è anche “Amadeus”

(g.l.) Sulle tavole di Natale e Capodanno il Vigneto Fvg propone anche un nuovo spumante con cui brindare a un 2022 che ci liberi finalmente dall’oppressivo Coronavirus: è “Amadeus”, l’ultimo nato al Castello di Spessa, presentato ancora in estate, ma che proprio con queste festività vivrà il suo momento di gloria. Un debutto che corona un anno importante per la storica tenuta legata anche al ricordo di Giacomo Casanova, che ha visto non solo la presentazione di queste “bollicine” di gran classe che Loretto Pali propone con orgoglio, ma anche l’apertura di un centro benessere che fa leva sulla “vinoterapia” e la presentazione di un bel libro celebrativo dei fasti del maniero che sorge tra suggestive colline di Capriva ricoperte di vigneti. E per ultima una nuova dimostrazione – perché in realtà si tratta di una felice conferma – del grande valore dei vini invecchiati di questa meravigliosa realtà produttiva. Veramente dei vini “senzatempo”.

La degustazione al Castello.

La degustazione – Vini che non temono il tempo, tanto da poter essere considerati l’espressione stessa della longevità delle pregiate etichette del Collio: questo il giudizio emerso dalla degustazione di diverse annate storiche del Castello di Spessa, selezionate direttamente dal caveau della cantina scavata molti metri sotto il maniero. A degustarli, Giulio Colomba, Walter Filiputti e Josko Sirk invitati da Loretto Pali ad assaggiare vecchie annate selezionate dall’enologo Enrico Paternoster e dal cantiniere Domenico Lovat, pure presenti all’incontro. «L’invecchiamento dei nostri vini nelle annate scelte da Paternoster e Lovat è risultato eccellente sia per i rossi che per i bianchi, il che conferma che la strada che abbiamo intrapreso con l’impostazione del nostro lavoro sia in vigna che in cantina è quella giusta. Ne sono veramente contento ed orgoglioso», ha detto Pali. L’incontro – avvenuto alla Tavernetta Al Castello – è stato un piacevole momento pre-natalizio di confronto tra questo gruppo di amici legati da anni e tutti fortemente dediti a far conoscere e valorizzare al meglio il Friuli Venezia Giulia e le sue ricchezze turistiche ed enogastronomiche. Al termine, Loretto Pali ha premiato Walter Filiputti con una Magnum di Santarosa vendemmia 1991, in ringraziamento per la sua collaborazione storica col Castello di Spessa.

Pali con Walter Filiputti.

Le nuove bollicine – Dicevamo del debutto alle feste di fine anno di “Amadeus”, il nuovo Metodo classico del Castello di Spessa. Ma da dove deriva il suo nome, che ci riporta subito con la mente al Genio di Salisburgo? «I nostri vini – spiega infatti Loretto Pali – richiamano personaggi importanti le cui vicende nei secoli li hanno portati al Castello di Spessa: Giacomo Casanova, Luigi Torriani, Salvatore Segrè, Giorgio Stavro di Santarosa e molti altri. Per questo motivo abbiamo voluto dare al nostro Metodo classico il nome “Amadeus”, omaggiando il famoso compositore e musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, di cui Lorenzo da Ponte fu librettista. E proprio quest’ultimo tra il 1779 e il 1780 soggiornò al Castello di Spessa, ospite del Conte Luigi della Torre. Questo Metodo classico, dunque, è dedicato ad Amadeus Mozart: le sue bollicine finissime e persistenti fanno sognare come la musica del grande compositore». Il nuovo spumante classico – cioè con fermentazione in bottiglia, sui lieviti, che dà dunque il prodotto più pregiato – è stato ottenuto nel 2016, per cui compie cinque anni tondi tondi, assemblando uve di Chardonnay (87 per cento) e Pinot nero (13). La scheda tecnica: «Con il perlage finissimo ed elegante, il colore giallo leggermente dorato con brillanti riflessi verdognoli, al naso risulta suadente ed articolato, dal floreale all’agrumato su fondo minerale. Al gusto si impone per la pienezza e la ricchezza della struttura, unite a un fine bocca sapido-salato con piacevole nervo acidico. Sposa perfettamente crudi di mare, crostacei, raffinati finger food, formaggi di media stagionatura e delicate carni bianche».

Il nuovo spumante classico.

La “vinoterapia” – Le proprietà benefiche dei principi attivi delle uve e del vino sono alla base dei trattamenti e dei cosmetici della Vinum Spa, aperta all’inizio dell’estate 2021 al Castello di Spessa Golf Wine Resort, e interamente dedicata alla “vinoterapia”. Ricavata nella zona delle antiche scuderie, si articola su 2 mila metri quadrati con piscine (interna con idromassaggio ed esterna riscaldata) ed idromassaggio circolare panoramico esterno con vista sui vigneti. Qui tutto riconduce all’uva e al vino: gli affreschi sulle pareti, i grandi tini appunto per la “vinoterapia”, i massaggi con pietre calde ricavate dalla ponca del Collio (impasto di marna e arenaria stratificatesi nel corso dei millenni, ricco di sali e microelementi), i nomi dei trattamenti, le essenze nelle saune all’aroma di uva e mosto, le tisane derivate dalle foglie di vite e succo d’uva. I trattamenti sono effettuati con cosmetici naturali agli estratti di uva e di vite creati appositamente per il Castello di Spessa Golf Wine Resort & Spa, così come l’olio di vinaccioli e al mosto d’uva per i massaggi, lo scrub corpo ai semi di vinaccioli, il fango antiage al mosto d’uva, il profumo d’ambiente. Un corner è dedicato anche alla “grappaterapia”, con trattamenti dall’azione antiossidante, antinfiammatoria e tonificante, che si concludono con una degustazione di grappa, prodotta con le vinacce della Tenuta.

Una sala per la “vinoterapia”.

Il libro – La prefazione del volume “Castello di Spessa – Affascinanti intrecci di memorie ed esperienze di benessere”, scritto da Stefano Cosma, è di Antonio Trampus, professore ordinario di Storia moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che scrive: «La passione e la sapienza di Stefano Cosma sono riuscite a restituire, attraverso queste pagine, gli intrecci affascinanti di queste vicende, simili quasi a tralci di vite ai quali si annodano storie di uomini, di paesi, di castelli. (…) Come noto a tanti lettori, Spessa trovò un ambasciatore straordinario del suo castello nel mondo attraverso la figura di Giacomo Casanova, che racconta del suo soggiorno nelle memorie così come fa un altro eccezionale protagonista dell’Europa del Settecento come Lorenzo Da Ponte, il librettista di Wolfgang Amadeus Mozart». Il libro, edito da Nuove Edizioni della Laguna, in italiano ed inglese, riprende ed amplia una precedente pubblicazione del 2004 per approfondire la storia del territorio, delle famiglie che ne furono proprietarie – dai Rassauer ai Torriani al marchese Voelkl, dagli Economo ai Segrè Sartorio, per finire con gli Stavro Santarosa e Loretto Pali, che ne è l’attuale proprietario – e degli ospiti illustri. Un ruolo fondamentale lo ebbe Rodolfo Voelkl, che affidò nel 1880 a Ruggero Berlam il restauro e l’ampliamento. L’attuale proprietario Loretto Pali, appunto, negli ultimi trent’anni ha proseguito con lavori di miglioramento ed ampliamento, arricchendo il complesso – ora elegante Country Resort – con un campo da golf a 18 buche, con il ristorante gourmet La Tavernetta e l’Hosteria nella Club house, con camere ed appartamenti anche in rustici ristrutturati fra le vigne, nonché con la ricordata struttura dedicata alla “vinoterapia”.

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In copertina, una splendida immagine del Castello di Spessa in una foto di Fabio Pappalettera.

Quale sarà il futuro per il Vigneto Fvg? Ecco cosa ne pensa Assoenologi

di Giuseppe Longo

Auguri con riflessioni via web per Assoenologi Fvg. I tecnici della vite e del vino, nell’imminenza delle festività natalizie, hanno infatti dovuto nuovamente approfittare delle grandi opportunità offerte dalla “rete” per esprimere auspici in vista del nuovo anno e trarre alcune considerazioni su quello che sta per finire. A cominciare da quelle del presidente nazionale Riccardo Cotarella, il quale, dopo l’intervento introduttivo del leader regionale Rodolfo Rizzi – che ha portato anche il saluto dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, «sempre vicino al nostro settore» -, non ha indugiato nel criticare aspramente l’Unione Europea che «tratta il vino come un prodotto che provoca tumori, accomunandolo a carni e formaggi». «Ma non demorderemo – ha assicurato -, daremo battaglia con tutte le nostre forze per contrastare questi disegni che mettono in serio pericolo tutto il Made in Italy». Cotarella ha espresso anche un elogio alla sezione Fvg e al suo presidente, Rizzi appunto, che sono d’esempio a livello nazionale. «Le loro azioni – ha detto – sono volte a dare all’enologo ciò che è dell’enologo, veramente bravi!». Ma non poteva non fare riferimento all’annullato Congresso nazionale di Verona, «scelta doverosa ma opportuna. Speriamo – ha aggiunto – di poterlo indire nel primo weekend di marzo per celebrare degnamente i 130 anni della nostra associazione, nessuna così longeva in Italia». Concludendo il suo apprezzatissimo intervento, il capo degli enologi italiani – richiamandosi anche a quanto detto da Rizzi nelle premesse – ha sottolineato quanto sia importante il settore vitivinicolo nel Belpaese: «Vale la bellezza di 13 miliardi, una Finanziaria, senza considerare l’indotto. Il vino è la nostra bandiera nel mondo, per cui dobbiamo fare di tutto per difenderlo e valorizzarlo».

Cotarella e Rizzi a Trieste nel 2018.


Se il presidente nazionale ha, dunque, avuto l’onore di aprire i lavori, al direttore generale è spettacolo quello di chiuderli. Paolo Brogioni – che ebbe il “battesimo del fuoco” al riuscitissimo Congresso di tre anni fa a Trieste – ha tratto infatti le conclusioni dell’incontro telematico, facendo riferimento all’«anno particolare che si sta per chiudere», sotto il profilo tecnico-produttivo, ma anche sociale registrando una «accelerazione della digitalizzazione del nostro Paese». E questo è probabilmente l’unico dato positivo che ci lascerà l’emergenza pandemica. Per quanto riguarda l’attività futura, Brogioni ha anticipato l’intenzione di intensificare le azioni a favore degli enologi associati, incrociando gli ormai collaudati webinar con le analisi sensoriali “in presenza”. Attività che avrebbe – ha osservato concludendo la sua riflessione – sicuramente un impulso dal Congresso di Verona.
E tra gli interventi di Cotarella e Brogioni, ci sono state alcune apprezzate disamine, ben coordinate dallo stesso presidente Rizzi, il quale aprendo il collegamento web aveva fatto riferimento all’interessante momento che sta vivendo il settore vitivinicolo, nonostante il duro colpo inferto dal “ciclone Covid” che ha penalizzato soprattutto la ristorazione, quella che oggi va sotto l’acronimo di Horeca. Buone prospettive di rilancio, dunque, ma che possono avere esito ancora più soddisfacente se si registrerà maggior unione di intenti fra gli operatori. E’ l’auspicio di Adriano Gigante, confermato alla guida del Consorzio delle Doc Fvg, il quale ha sottolineato la necessità di investire maggiormente in progetti che possano dare un’immagine più appropriata della nostra regione e delle sue produzioni. In questo percorso non mancherà l’aiuto dell’Università di Udine – ha assicurato Emilio Celotti, responsabile del corso di laurea in viticoltura ed enologia -, tanto che fondamentale è stato il suo apporto, attraverso l’Istituto di genomica applicata, per dare vita ad alcuni “vitigni resistenti” che, come è noto, hanno appena avuto il via libera europeo per etichettare i loro vini anche come Doc e non soltanto come Igt o da tavola. L’Ateneo friulano – ha detto il professore – è il più a Nordest e richiama studenti di enologia da tutta Italia e pure dall’estero, sia per la laurea triennale che per quella magistrale. «E questo per noi è un vanto», ha aggiunto.
Alle nuove varietà di vite – in grado di contrastare le malattie più comuni, ma anche altre molto temibili come il “blackrot” – si è riferito pure Eugenio Sartori, direttore dei Vivai cooperativi di Rauscedo, il quale è intervenuto dopo il saluto di Chiara Peresani a nome dei giovani enologi. Sempre sul fronte dei “vitigni resistenti”, ha annunciato per il 2022 importanti novità per quanto riguarda Traminer e Glera, il vitigno base del Prosecco. «Fare una nuova varietà – ha chiosato – serve investire qualcosa come 500 mila euro», e a tale riguardo ha messo l’accento sui «costi raddoppiati per impiantare nuovi vigneti». Dal punto di vista “politico”, Sartori ha infine invitato a istituire una «cabina di regia» nazionale, poiché «ogni Regione continua ad andare per proprio conto».
Dopo le riflessioni sul clima che cambia repentinamente, non senza creare preoccupazione fra quanti operano in campagna, del meteorologo Marco Virgilio, e sul ruolo degli enologi anche nella cooperazione del presidente della Cantina di Ramuscello e San Vito, Gianluca Trevisan – che ha appena vissuto con grande soddisfazione il debutto del primo “vino vegano” del Friuli Venezia Giulia -, Bruno Augusto Pinat, leader dei vivaisti viticoli friulani, si è richiamato alle analisi di Sartori e Gigante, auspicando che finalmente «vengano avanti progetti comuni, quelli che il settore aspetta da 30 anni». Nel contempo, ha messo in guardia contro il pericolo ormai mondiale dell’omologazione viticola – «si vorrebbe ridurre tutto a sei o sette varietà» -, mentre in Italia c’è un patrimonio ampelografico prezioso (ben 450 vitigni diversi!) che attende d’essere valorizzato e non abbandonato. Infine, tra gli altri, un saluto anche da Alessandro Salvin, da quest’anno nuovo leader del Ducato dei vini friulani che si appresta a celebrare il mezzo secolo di vita, con «rinnovato impegno, restando a fianco di un settore strategico che, con coesione e unità d’intenti, è chiamato ad affrontare nuove sfide».

Una “varietà resistente”.

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In copertina, un brindisi beneaugurante: a fine anno lo fanno anche gli enologi Fvg auspicando nuove fortune fortune per il settore vitivinicolo.

Un Prosecco tutto in linea con l’ambiente: da Casarsa il primo esempio del Friuli

La Delizia Viticoltori Friulani, cantina di Casarsa tra le prime 10 realtà nazionali per la produzione di spumanti, ha presentato il primo Prosecco Doc sostenibile, un progetto che ha coinvolto le realtà che credono, come La Delizia stessa, in valori quali l’attenzione e la salvaguardia dell’ambiente e che traducono questi valori in azioni concrete all’interno delle loro attività. Dal vino ottenuto da uve certificate Sqnpi, alla bottiglia in vetro riciclato, passando per il tappo di sughero certificato, fino all’etichetta stampata su carta ottenuta dalla lavorazione di residui d’uva, che sostituiscono fino al 15% della cellulosa proveniente dall’albero.
Si tratta della prima progettualità di questo tipo, che segue le linee guida aziendali riassunte nel poggetto valoriale “Visionari. Sostenibili. Responsabili”. Un percorso nuovo, di crescita e in continua evoluzione iniziato in occasione del 90° anniversario della Cantina La Delizia, con la scelta di inserire una farfalla nel logo aziendale, simbolo di rispetto ambientale, di trasformazione, della vocazione all’evolvere, in linea con la visione di agricoltura sostenibile che per l’azienda casarsese è diventata responsabilità nella gestione delle risorse, ma anche responsabilità in termini di sostenibilità economica e sociale. La bottiglia, realizzata nella sua edizione zero, è stata presentata nel salone Ippolito Nievo del ristorante Al Molino di Glaunicco, a Camino al Tagliamento. Si tratta della rappresentazione fisica di una scelta etica, è il simbolo di responsabilità, consapevolezza e determinazione nel proiettare La Delizia verso un futuro più sostenibile.

La bottiglia.

I VERTICI

“Per La Delizia la sostenibilità è un punto imprescindibile – ha dichiarato il presidente Flavio Bellomo -. Abbiamo scelto di essere visionari, sostenibili e responsabili nei nostri metodi produttivi e di approccio al mercato, rispettando il nostro territorio e i nostri consumatori. Da questo percorso intrapreso in occasione del novantesimo anniversario, rispondendo alle sfide poste dal Covid-19, non si torna indietro, anche perché è la stessa domanda di Prosecco a richiedere sempre più rispetto per l’ambiente e le comunità da cui il vino nasce”.
“In un momento in cui si parla tanto di sostenibilità – ha aggiunto il direttore generale Mirko Bellini – La Delizia vuole concretizzare con i fatti questo impegno presentando la prima bottiglia di Prosecco Doc sostenibile. Questo prodotto in edizione zero dimostra che c’è tutta una filiera, la quale coinvolge anche le barbatelle e i trasporti, che può essere declinata in maniera sostenibile. Da qui partiamo per arrivare prossimamente a un’etichetta che sarà commercializzata. Oggi si traccia un solco dal quale non si torna indietro, un percorso che dovremmo seguire per rimanere al passo con i tempi”.

LA PRESENTAZIONE

Durante la serata a Glaunicco, Carlos Veloso dos Santos, amministratore delegato Amorim Cork (tappi in sughero) – che lo scorso luglio al convegno “Dalla Terra al bicchiere”, sempre organizzato da La Delizia, aveva lanciato la proposta del Prosecco Doc sostenibile – ha detto che “non esiste un piano B” e che tutte le aziende, come già fanno la sua e la cantina casarsese, devono puntare le loro energie sulla sostenibilità.
Presentato anche il company profile con le magnifiche fotografie di Elio Ciol (rappresentato nell’occasione dal figlio Stefano) e Francesco Galifi, grandi fotografi capaci di raccontare in tutte le sue meraviglie il territorio friulano e gli elementi che lo compongono.

Il saluto di Bellomo.

IL DIBATTITO

Nella tavola rotonda conclusiva il direttore dei quotidiani Messaggero Veneto e Il Piccolo, Omar Monestier, ha dialogato con Luca Giavi (direttore Consorzio tutela Doc Prosecco), Valerio Cescon (presidente della cantina La Marca) e lo stesso presidente de La Delizia Flavio Bellomo. Un’analisi a tutto tondo del momento del Prosecco Doc, tra le sfide della produzione (anche qui si guarda con attenzione, come nel resto del mondo economico, all’aumento del costo delle materie prime) e quelle del commercio (con la richiesta che cresce in vari Paesi, tra i quali la Francia, patria mondiale delle bollicine). Coinvolti anche il presidente dei Vivai cooperativi Rauscedo, Pietro D’Andrea, e il rappresentante dell’azienda di trasporti Ceccarelli, Gabriel Fanello, per un’analisi finale su tutta la filiera che come ha ricordato il direttore generale de La Delizia, Mirko Bellini, è tutta orientabile sulla sostenibilità.

IL PROGETTO

Metodo Charmat – Il progetto del Prosecco Doc sostenibile ha visto La Delizia partire dallo studio di tutti gli elementi che compongono la bottiglia di uno spumante, ricercando accuratamente, assieme ai fornitori, materiali che rispettino il più possibile l’ambiente. “Uva” è un Prosecco Doc Extra Dry spumantizzato con metodo Charmat e ottenuto da uve certificate Sqnpi, la certificazione di qualità volta ad armonizzare le norme agronomiche rispettando le peculiarità ambientali, culturali e fitosanitarie con precise strategie di intervento e minor impatto possibile sull’uomo e sull’ambiente.
La bottiglia – La bottiglia in vetro riciclato Extral di Verallia ha visto la scelta di un modello leggero da 550 grammi di peso, ispirandosi a una forma semplice e minimalista che anni fa vide l’inizio del cammino degli spumanti friulani La Delizia. Aver scelto una bottiglia così leggera, composta di materiale riciclato per l’86%, permette un risparmio di consumo energetico e una minor emissione di C02 sia per la produzione che per il trasporto.
Il tappo – Il tappo utilizzato è lo Spark 02 classe A-Brand di Amorim Cork, interamente in sughero, materiale totalmente naturale, riutilizzabile, altamente riciclabile, proveniente da foreste certificate Fsc (Forest Stewardship Council, che garantisce la silvicoltura sostenibile e la tracciabilità dei prodotti), ecologico e sostenibile al 100%. Inoltre, il sughero è un naturale immagazzinatore di C02, in quanto ogni tappo permette di togliere dal ciclo produttivo 562 grammi di anidride carbonica, contribuendo così alla riduzione di carbon footprint dall’ambiente.
La gabbietta – La gabbietta di Icas è prodotta in alluminio, materiale al 100% riciclabile, mentre proprio per rendere il prodotto il più sostenibile possibile non è stata realizzata la capsula, alleggerendo così anche la bottiglia e mantenendo pulite le linee del packaging scelto.
La carta – Al posto della capsula c’è un copri-gabbietta realizzato nella stessa carta scelta per l’etichetta: una carta Favini Crush Grape, prodotta con il 15% di residui d’uva ottenuti dallo scarto della lavorazione dell’uva, senza Ogm, contenente il 30% di carta riciclata post consumo. Certificata anch’essa Fsc, dove il legno da cui si produce proviene da foreste nelle quali sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Inoltre, è realizzata al 100% con energia verde e con una carbon footprint ridotta del 20%.
L’etichetta – Sempre per rispondere alle esigenze produttive di sostenibilità, l’etichetta è realizzata su un pezzo unico, fasciante che avvolge l’intera bottiglia, riducendo al minimo l’impatto della colla. Dopo aver bevuto il Prosecco Doc, la si può srotolare, strappando l’apposita linguetta e sulla facciata interna dell’etichetta si trova la spiegazione del perché Uva è sostenibile (ideazione grafica dell’agenzia Weagroup). Una bottiglia dall’impatto contemporaneo che diventa oggetto di design dichiarando il suo essere sostenibile.

Monestier e Bellini.

LE LINEE GUIDA

A completare la presentazione il nuovo company profile de La Delizia, elegante e significativa rappresentazione cartacea che racchiude le linee guida aziendali 2021-2023. Realizzata con carta Favini Tree Free Bamboo Natural, composta dal 75% di bambù certificato FSC e dal 25% di linters di cotone (fibre corte del cotone che si trovano attorno al seme). Una carta estremamente morbida e liscia al tatto e totalmente riciclabile, biodegradabile, realizzata con energia verde al 100% e con emissioni C02 azzerate. Particolare attenzione è stata riposta sulla rilegatura della pubblicazione fatta con filo Singer da parte di una cooperativa sociale che impiega persone con disabilità, unendo quindi le finalità ambientali a quelle sociali.

LE FOTO DI CIOL

La pubblicazione è stata arricchita dalle fotografie in bianco e nero del maestro Elio Ciol, testimone nel corso della sua vita dell’essenza del Friuli Venezia Giulia e da quelle del fotografo di paesaggio Francesco Galifi, occhio poetico e concettuale che racconta l’infinita bellezza della natura attraverso un linguaggio di forme, linee e colori. Attraverso le loro fotografie, La Delizia afferma nuovamente l’attenzione e la salvaguardia nei confronti dell’ambiente ed in particolare della Terra, dell’Aria, dell’Acqua e del Cielo, i quattro elementi alla base della viticoltura e da cui deriva la filiera produttiva aziendale.

I partecipanti alla festa.

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In copertina, Flavio Bellomo e Mirko Bellini, presidente e direttore dei Viticoltori La Delizia, presentano orgogliosi la bottiglia innovativa del primo Prosecco Doc “sostenibile”.