“Filari di Bolle”, grande ritorno a Casarsa. Con il debutto del Prosecco Doc Rosè

Debuttano i Prosecco Doc Rosè al concorso “Filari di Bolle” di Casarsa della Delizia, manifestazione enologica sempre di maggior successo e che, con la fine dell’emergenza sanitaria, sicuramente riprenderà quota tornando ai livelli pre-Covid. Sono oltre 80, infatti, i vini provenienti da tutta la regione che partecipano alla ottava edizione della Selezione degli Spumanti del Friuli Venezia Giulia organizzata da Pro Loco, Comune e Associazione Italiana Sommelier Fvg, in collaborazione con il Consorzio delle Doc Fvg e la sponsorizzazione di Friulovest Banca. Patrocinio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e collaborazione anche di Città del Vino, Assoenologi Fvg, Onav, PromoturismoFvg e Strada del vino e dei sapori Friuli Venezia Giulia.


Ieri, nella sala consiliare del palazzo municipale Burovich de Zmajevich, la giuria si è riunita per degustarli in forma anonima. I vincitori saranno poi svelati durante la cerimonia inaugurale della Sagra del Vino, in programma a Casarsa dal 22 aprile al 2 maggio prossimi: dopo uno stop di due anni, a causa della pandemia, la grande manifestazione enogastronomica torna così nelle sue consuete date primaverili.
La Selezione decreta ogni anno le migliori “bollicine” regionali con l’obiettivo di valorizzare la qualità e l’eleganza di prodotti che suscitano sempre maggiore interesse sui mercati nazionali ed esteri, dove la richiesta di spumanti Made in Fvg continua ad aumentare.
Novità quest’anno per quanto riguarda le categorie principali in gara. Alle quattro categorie delle precedenti edizioni, ovvero Metodo Charmat Prosecco Doc, Metodo Charmat Spumante Monovarietale (che da quest’anno sarà dedicata alla Ribolla gialla), Metodo Charmat e Metodo Classico, si aggiunge la categoria dedicata al Prosecco Doc Rosè, la grande novità della spumantistica regionale che sta riscuotendo grande successo tra i wine lover.
Ai vincitori saranno consegnati premi consistenti in un attestato accompagnato da una fotografia artistica del grande maestro casarsese Elio Ciol. Previsti anche altri riconoscimenti a partire da quello per l’etichetta che comunica meglio il prodotto.
La giuria era composta da alcuni tra i massimi esperti regionali tra sommelier, enologi e giornalisti enogastronomici: Renzo Zorzi, Gianni Ottogalli, Maria Teresa Gasparet, Stefano Trinco, Vladimiro Tulisso e Sergio Schinella. A presiederla il presidente dell’Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia Giulia Renzo Zorzi, che è intervenuto assieme al sindaco Lavinia Clarotto e al presidente della Pro Casarsa, Antonio Tesolin.

«Stiamo ripartendo ed è un’emozione forte – ha detto Tesolin -: non è facile ma ci stiamo impegnando, in vista del 22 aprile quando non solo inaugureremo la Sagra ma anche sveleremo gli spumanti selezionati di Filari di Bolle. Una ripartenza per un nuovo modello di festa paesana, con al nostro fianco Comune, Cantina La Delizia, Coop Casarsa e tante associazioni con i loro volontari». «Dopo due anni di sosta con la Sagra del Vino possiamo finalmente ripartire – gli ha fatto eco Lavinia Clarotto a nome della civica amministrazione -. Sarà un momento di gioia che potrà aiutarci anche a superare i tempi difficili che siamo vivendo. “Filari di Bolle” valorizza un’eccellenza non solo del territorio casarsese ma dell’intero vigneto Friuli Venezia Giulia, in sinergia con le altre Città del Vino regionali».
Infatti, sia la Sagra del Vino che “Filari di Bolle” quest’anno sono inseriti nel programma di Duino Aurisina Città Italiana del Vino 2022, ovvero il programma che dal borgo giuliano, capitale nazionale dell’enoturismo delle Città del Vino da qui a novembre, si allarga a tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia.
«Gli spumanti del Friuli Venezia Giulia proseguono il loro cammino di crescita – ha concluso Zorzi -, con un miglioramento continuo che abbiamo potuto notare in tutte queste edizioni di “Filari di Bolle”. Il Prosecco Doc Rosè si sta ritagliando uno spazio commerciale molto significativo e quindi abbiamo voluto allargare con un ulteriore premio le nostre categorie. Malgrado la pandemia e la situazione internazionale attuale, il comparto delle bollicine del Friuli Venezia Giulia al momento sta mantenendo i suoi numeri».

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In copertina e all’interno alcune immagini della seduta della giuria di ieri a Casarsa.

 

Il caffè verde e la sua conservazione nel nuovo Cenacolo domani a Trieste

(g.l.) “La stabilità del caffè verde. Moderne tecniche di conservazione”: è questo il tema del nuovo appuntamento divulgativo organizzato a Trieste dal sodalizio guidato da Gianni Pistrini. Argomento importante per una città che ha puntato molto, grazie all’attività portuale, sulla importazione degli aromatici chicchi e quindi alla loro torrefazione e distribuzione ai consumatori.
L’Associazione Museo del Caffè Trieste ha infatti organizzato per domani, 1 aprile, il sesto Cenacolo dell’anno 2021/22. L’appuntamento è fissato alle 18, al Campus universitario di via Fabio Severo 40: nella sala della Cappella, la conferenza sarà tenuta dalla dottoressa Alessandra Marino. L’incontro è stato infatti organizzato in collaborazione con l’Ateneo triestino.
Un appuntamento in presenza, quello di domani, che segna il ritorno alla tanto auspicata normalità. La sua organizzazione, peraltro, coincide con la fine dello stato d’emergenza sanitaria e con la caduta di numerose prescrizioni anti-contagio che hanno ritmato le nostre vite in questi due anni contrassegnati dalla pandemia da Coronavirus. Potrà così riprendere slancio anche l’attività del sodalizio presieduto dall’attivissimo, e appassionato, Gianni Pistrini, volto ad approfondire sempre interessanti tematiche legate alla bevanda di cui tutti facciamo, più volte, quotidianamente uso e che proprio a Trieste viene “declinata” in così tanti modi che sicuramente non si riscontrano altrove. E sarà interessante approfondire anche i temi relativi al caffè verde non solo, appunto, per quanto riguarda la sua corretta conservazione, ma anche per le proprietà che il prodotto ha prima di essere sottoposto a tostatura, quando è ancora “crudo”.

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In copertina, i chicchi  prima della tostatura e qui sopra il presidente Gianni Pistrini.

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Quando anche il caffè
è a portata di “clic”

Un servizio innovativo, conveniente e personalizzabile, pensato per offrire ai consumatori il piacere di bere un vero espresso italiano a casa come al bar oppure con la moka, scegliendo tra miscele diverse: è questa l’idea alla base del nuovo servizio di abbonamento ideato da Goppion Caffè per i suoi clienti. La storica torrefazione con sede a Preganziol, nel Trevigiano, ha ampliato l’e-commerce presente sul proprio sito Internet introducendo una nuova proposta per appassionati e clienti interessati all’acquisto sia di capsule che di caffè macinati. Si tratta di un servizio di abbonamento che consente agli iscritti di accedere a pacchetti promozionali che prevedono uno sconto del 10% per la consegna del caffè ogni quattro settimane e dell’8% ogni otto settimane. L’abbonamento consente così di risparmiare e di personalizzare gli ordini grazie ad un’ampia selezione di prodotti. Le quantità e il periodo di consegna possono essere scelti nelle pagine delle singole referenze. Per soddisfare tutti i gusti, infatti, sono disponibili le capsule di Nativo, Decaffeinato, Pregiato e Aromatico insieme ai pacchetti da 250 grammi di Arabica Blend, Decaffeinato macinato, Nativo macinato, Qualità oro macinato e il pregiato Ja.Bl.Mo, anche nelle versioni in grani.
Il servizio è stato ideato anche per avere una maggiore continuità nella frequenza delle consegne: abbonandosi sul sito internet di Goppion Caffè, i clienti possono scegliere i prodotti e i periodi in cui riceverli a casa, il tutto usufruendo degli sconti loro riservati. «L’idea di proporre questo servizio – spiega Paola Goppion, responsabile comunicazione e marketing di Goppion Caffè – è nata in quanto il caffè è un’abitudine consolidata, è il gesto con cui iniziamo le nostre giornate e, quindi, perché non togliersi definitivamente il problema di non averlo in casa? Il vantaggio dell’abbonamento è innanzitutto quello di non doversi ricordare l’acquisto del caffè e poi, con l’iscrizione, si riceve immediatamente uno sconto: più breve è la scadenza di consegna, maggiore è la convenienza. L’abbonamento è flessibile in base alle esigenze del singolo cliente, si può disdire in qualsiasi momento e consente di portare a casa tutta la qualità del caffè Goppion». Per abbonarsi al servizio e per maggiori informazioni visitare il sito www.goppioncaffe.it/abbonamento/

Stalle Fvg schiacciate dal caro prezzi: oggi i rischi in un vertice con Zannier

Allevatori del Friuli Venezia Giulia sempre più in affanno. Il rischio, infatti, è che in breve le aziende zootecniche decidano di chiudere e che non ci sia più latte da trasformare per la Gdo. A dare l’allarme è l’Associazione allevatori Fvg che denuncia la gravissima situazione vissuta dalle stalle in regione (e non solo), strozzate dai costi energetici più che raddoppiati di elettricità, gas e combustibili, dal costo delle materie prime per la coltivazione dei terreni, vedi sementi, concimi e fitosanitari, e ancora dei mangimi e concentrati per l’alimentazione degli animali. Un grido d’allarme trasformato anche in un appello che è stato subito raccolto dalla politica grazie all’interessamento del consigliere regionale Alberto Budai che ha informato l’assessore alle risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha immediatamente convocato, per oggi 30 marzo, un incontro per raccogliere le istanze dell’associazione allevatori e per portarle successivamente all’attenzione della Gdo e dei trasformatori.

L’assessore Stefano Zannier.

«Molti allevatori – spiegano Andrea Lugo e Renzo Livoni, rispettivamente direttore e presidente dell’Aafvg – hanno già inviato parte delle bovine allevate al macello per consentire di mantenere in vita gli animali rimasti in stalla e continuare a produrre il latte, ma nel giro di pochi mesi, i pochi animali rimasti non avranno più di che mangiare per sopravvivere».
La fiammata dei costi energetici, dei fertilizzanti e dei mangimi, peraltro pure di difficile reperimento dall’esplosione del conflitto in Ucraina, ha cancellato con un colpo di spugna i tempi del lockdown, «tempi – ricordano Lugo e Livoni – in cui la zootecnia in generale e quella da latte in particolare garantivano le produzioni ricevendo la gratitudine dei consumatori che nel frattempo prendevano d’assalto i supermercati spingendo le vendite della Gdo su del 25%».
Da mesi ormai la situazione è gravemente peggiorata. Il costo medio di produzione del latte, già nel 2021 (dati Ismea) era di 46 cent/litro, con un aumento medio del 7,4% rispetto all’anno precedente, a fronte di un rialzo dei prezzi del latte pagati agli allevatori limitato al solo 2,9%. Già l’anno scorso, il rapporto tra costi di produzione e prezzi di vendita aveva determinato l’annullamento della redditività del settore. Oggi quel rapporto si è ulteriormente deteriorato.
I vertici dell’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia fanno appello alla grande distribuzione: «Dev’esserci una presa di coscienza da parte della Gdo e del settore della trasformazione, ognuno deve fare la sua parte e riconoscere, almeno per qualche mese, un prezzo del latte alla stalla di 5 centesimi in più per consentire alle aziende di andare avanti mantenendo le produzioni», rivendicano Lugo e Livoni che avvertono: «Se non sarà così, a breve non ci sarà nemmeno latte da trasformare per la Gdo».
Come detto, oggi si terrà un incontro con l’assessore alle risorse agricole, Stefano Zannier, al fine di raccogliere le istanze dell’Associazione allevatori.

Il presidente Renzo Livoni.

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In copertina, bovine di razza Pezzata rossa allevate in Friuli Venezia Giulia.

 

Il Vigneto Fvg (Rauscedo leader in Italia) stravince fra i Sauvignon del mondo

(g.l.) Non ci sono dubbi. È il Vigneto Fvg la terra d’elezione per il Sauvignon e da Rauscedo, capitale planetaria delle barbatelle, proviene l’etichetta migliore d’Italia. La conferma è appena arrivata dal Portogallo dove, nella città di Torres Vedras, si sono concluse le degustazioni del 13° Concours Mondial du Sauvignon che ha assegnato 8 medaglie d’oro e 23 d’argento ai Sauvignon italiani. Oltre un migliaio, esattamente 1.120, i campioni provenienti da 23 Paesi produttori del grande bianco che hanno partecipato alla più prestigiosa competizione internazionale interamente dedicata a questo vitigno di origine francese che, proprio in Friuli Venezia Giulia, ha trovato il suo acclimatamento ideale dando vini di straordinaria finezza che hanno conquistato il mondo. E proprio qui, esattamente tre anni fa, erano i primi giorni di marzo, si era tenuto il Concorso mondiale – trovando perfetta collocazione a Udine, in sala Ajace -, a conferma del successo che questa varietà ha conquistato nella nostra regione. Oltre alle medaglie d’oro e d’argento, il Concours ha assegnato trofei speciali ai vini che hanno ottenuto i punteggi più alti nelle categorie Miglior Blend, Miglior Sauvignon barricato, Miglior Sauvignon dolce e Miglior Sauvignon del concorso.


L’Italia – annuncia l’organizzazione del Concorso – ha ottenuto un totale di 31 medaglie, oltre la metà grazie proprio ai Sauvignon di casa nostra: Friuli Venezia Giulia (22), Trentino Alto Adige (4), Veneto (2), Lombardia (1), Piemonte (1), Sicilia (1). Il miglior vino italiano è il Cantina Rauscedo Sauvignon 2020. «Dai risultati ottenuti all’ultima edizione del Concorso Mondiale del Sauvignon, fa piacere constatare che i produttori del Friuli Venezia Giulia continuano ad ottenere dei risultati importanti sia in termini numerici che di valore, questo consolida ulteriormente la lunga tradizione della nostra regione di grandi produttori di Sauvignon, sia a livello nazionale che internazionale», dice Mariano Paladin, direttore del Consorzio tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo.«Possiamo ribadire – aggiunge – che il lavoro che è stato svolto dalle aziende e dai Consorzi di tutela regionali, tra cui bisogna menzionare sicuramente il Consorzio tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo, è stato lungimirante ed ammirevole e continua a premiare questa terra che riesce ogni anno ad esprimere dei Sauvignon di altissimo livello».

Quest’anno il concorso ha registrato un altissimo numero di iscrizioni di vini barricati: 225 vini, ossia un quinto del totale delle iscrizioni, in larga parte provenienti dalla Stiria e da Bordeaux. Ottimi i risultati di questa categoria con il 35% di vini premiati. I primi cinque Paesi ad avere riportato il maggior numero di medaglie nell’edizione 2022 del concorso sono la Francia, l’Austria, l’Italia, il Sudafrica e la Repubblica Ceca.
La regione con il più alto numero di riconoscimenti è la Valle della Loira con ben 100 medaglie. La Stiria è al secondo posto con 71 medaglie, e il Friuli e Bordeaux condividono il terzo posto con 22 medaglie ciascuno. All’interno della Valle della Loira, le denominazioni che hanno avuto più successo sono Touraine (34), Sancerre (23) e Pouilly Fumé (12). La Do Touraine Chenonceaux ha avuto particolare successo: il 63% dei vini di questa denominazione è stato premiato, riportando anche il prestigioso Trofeo Denis Dubourdieu 2022 per il miglior Sauvignon del concorso, assegnato a Domaine Jean Christophe Mandard Blanc 2020.
Anche la Do Sancerre ha avuto un’elevata percentuale di successo (34%), confermato dal Trofeo Rivelazione Loira attribuito a Caillottes 2020 di Joël e Sylvie Cirotte. Con 39 medaglie d’Oro e 32 d’Argento, i Sauvignon Blancs della Stiria hanno dimostrato ancora una volta la loro eccellenza. La Stiria ha raccolto il maggior numero di riconoscimenti nella categoria barricati (42), tra cui il trofeo Rivelazione Sauvignon barricato 2022, assegnato al Sauvignon blanc Ried Kranachberg Reserve 2015 di Peter Skoff. Circa il 60% dei vini stiriani premiati sono barricati.
Il miglior vino nella categoria “Sauvignon dolce” viene invece dalla Repubblica Ceca – Skalák Sauvignon slámové víno 2015. Nella stessa categoria, sono stati premiati vini provenienti da Romania, Austria, Cile, Repubblica Ceca e Moldavia.Il trofeo Rivelazione per il miglior Blend è stato assegnato al greco Ktima Biblia Chora White 2021 – un blend di Sauvignon Blanc e Assyrtiko.

La giuria del Concorso era composta da specialisti provenienti da tutto il mondo, tra cui il Sudafrica, l’Australia e il Canada. Le 20 nazionalità rappresentate garantiscono una diversità eccezionale che permette al Concours Mondial du Sauvignon di distinguersi nell’universo dei concorsi enologici. Seguendo le linee guida dell’Oiv e dell’Unione Internazionale degli Enologi, il Concours Mondial du Sauvignon assegna riconoscimenti ad un massimo del 29% dei vini partecipanti. Per garantire ai consumatori il più alto livello di soddisfazione, gli organizzatori effettuano dei controlli post-concorso sui vini premiati, comparando una selezione di questi prodotti con un campione facente parte dello stesso lotto, acquistato in modo anonimo.

Tre anni fa a Udine.

Rivelazioni Concours Mondial
du Sauvignon 2022

Rivelazioni Concours Mondial du Sauvignon 2022
Trofeo Dubourdieu 2022 (Miglior Sauvignon in gara)
Domaine Jean Christophe Mandard Blanc 2020
Touraine Chenonceaux, Valle della Loira, Francia

Trofeo Tonnellerie Sylvain 2022 (Rivelazione Sauvignon barricato)
Peter Skoff Sauvignon blanc Ried Kranachberg Riserva 2015
Stiria, Austria

Rivelazione Blend 2022
Ktima Biblia Chora Bianco 2021
Monte Panego, Macedonia, Grecia

Rivelazione Sauvignon dolce 2022
Skalák Sauvignon slámové víno 2015
Slovacka, Moravia, Repubblica Ceca

Rivelazione Loira 2022
Caillottes 2020, Joël et Sylvie Cirotte
Sancerre, Val de Loire, Francia

Rivelazione Austria 2022
Wruss Sauvignon Blanc Gamlitz Dac 2020
Stiria del Sud, Austria

Rivelazione Nuova Zelanda 2022
Saint Clair Wairau Riserva Sauvignon Blanc 2021
Marlborough, Isola del Sud, Nuova Zelanda

Rivelazione Italia 2022
Cantina Rauscedo Sauvignon 2020
Venezia Giulia Igt, Friuli-Venezia Giulia, Italia

Rivelazione Sudafrica 2022
Diemersdal The Journal Sauvignon blanc 2021
Città del Capo, Regione Costiera, Sudafrica

Tutti i risultati: https://resultats.cmsauvignon.com/it/risultati

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In copertina, grappoli di Sauvignon nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

 

Cerealicola Vieris e Morenica Cereali insieme: nasce il “Granaio Friulano”

Importante novità nel mondo cooperativo friulano. Dopo due anni di stop and go causati dalla pandemia, è nata infatti l’impresa cooperativa “Granaio Friulano”. Un progetto di fusione pensato, portato avanti con convinzione e approvato dalle assemblee sociali della cooperativa cerealicola “Vieris” di Castions di Strada (fondata nel 1976 e presieduta da Daniele Castagnaviz) e dalla cooperativa “Morenica Cereali” di Fagagna (fondata nel 1974 e presieduta da Roberto Rosso), entrambe aderenti a Confcooperative Fvg.

Daniele Castagnaviz

Una struttura che movimenterà 1,2 milioni di quintali di cereali (mais, frumento, orzo, sorgo) e semi oleosi (soia, colza, girasole, pisello proteico) conferiti dai 900 soci agricoltori per un valore complessivo di oltre 24 milioni di euro. Il patrimonio netto aggregato è pari a 4,8 milioni di euro e comprende tre centri di essiccazione e 6 colonne essiccanti. Gli addetti complessivi sono 14.
«Riteniamo che questa collaborazione tra cooperative cerealicole rappresenti un momento importante per l’economia agricola regionale – sottolineano Castagnaviz e Rosso -. Pur nelle difficoltà del momento, abbiamo messo in piedi un’operazione virtuosa di aggregazione che ha un forte significato per tutto il territorio regionale. Ma non lo riteniamo un punto di arrivo, quanto un punto di partenza di un nuovo percorso che sta prendendo corpo all’interno del movimento cooperativo e, nel rispetto della mutualità, spinge le imprese verso la messa in rete per affrontare in condizioni migliori la modernità e le sfide che, anche nei prossimi mesi e anni, non mancheranno», concludono i due presidenti.
Una volta perfezionato l’iter della fusione, verrà eletto il nuovo consiglio di amministrazione e tutto sarà pronto, in “Granaio Friulano”, per avviare la nuova campagna di raccolta cerealicola.

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In copertina, un’immagine della cooperativa cerealicola “Vieris” di Castions di Strada; qui sopra, l’assemblea riunitasi all’interno dei suoi capannoni.

 

AGRIFLASH.FVG – E non solo…

Le “viti resistenti” oggi a Gradisca – Obiettivo sulla nuova vitivinicoltura Fvg oggi a Gradisca d’Isonzo, dove si porrà l’accento sulle ormai note “varietà resistenti” che coniugano la qualità della produzione con la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, richiedendo meno interventi chimici per la loro difesa dagli attacchi parassitari. Nel Teatro comunale, dalle 15 alle 18, si terrà infatti l’annunciato convegno sul tema “Le varietà e i vini resistenti del Friuli Venezia Giulia”, organizzato dal locale Isis “Brignoli-Einaudi-Marconi” con la collaborazione di Piwi Fvg e con il patrocinio del Comune di Gradisca. La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi ed insetti verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto, la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità. Per saperne di più, allievi dell’Istituto agrario gradiscano, tecnici e viticoltori potranno ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Iga ovvero Institute of Applied Genomics), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (“Brignoli”), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura. Dopo il convegno – moderato dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi -, i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi, guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Collabora all’iniziativa anche la Bcc Staranzano-Villesse.

Agricoltura in difficoltà per poca acqua – «Ci troviamo a vivere una situazione certamente delicata, con condizioni meteo che, per mesi, hanno visto un’assenza di precipitazioni sulla nostra regione, sia nel periodo della fine dello scorso anno, tra novembre e dicembre, sia in questi primi tre mesi del 2022. È evidente a tutti che oggi la capienza dei nostri sistemi di stoccaggio dell’acqua, per quello che è l’utilizzo irriguo, è al limite. Così come è evidente a ciascuno di noi che i corsi d’acqua si stanno prosciugando e stanno andando in asciutta. C’è una oggettiva difficoltà che, però, cade fortunatamente in un momento in cui le colture non sono ancora in fase di vegetazione». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e Montagna, Stefano Zannier, intervenuto a un incontro tenutosi nella sede di Udine della Regione Fvg, incentrato sul problema della carenza idrica e sulle possibili criticità legate al settore agroalimentare del Friuli Venezia Giulia; vertice al quale hanno preso parte i presidenti e i direttori dei consorzi di bonifica e i rappresentanti delle associazioni agricole del territorio. «Si sta approssimando, tuttavia, il periodo delle semine e quindi, il possibile perdurare della situazione di siccità, potrà creare delle condizioni di difficoltà; una condizione di sollievo potrà arrivare dalle precipitazioni previste nei prossimi giorni, che speriamo siano sufficienti a dare ristoro – ha detto Zannier, che ha ascoltato e recepito le istanze delle associazioni di categoria e dei consorzi -. È altrettanto evidente che, non essendoci delle soluzioni immediate da poter attuare in questi frangenti, l’utilizzo assolutamente consapevole della risorsa idrica sarà indispensabile, unito, ne consegue, a una gestione oculata del bene acqua. Sarà essenziale evitare qualsiasi tipo di gestione che possa portare a un uso scorretto e improprio di quello che ormai è diventato un bene assolutamente ricercato – ha chiuso Zannier -. Oggi l’acqua manca non solo per l’agricoltura ma anche per altre necessità fondamentali: dobbiamo guardando globalmente alla gestione complessiva di questa risorsa per non trovarci costantemente ad avere delle situazioni di squilibrio». Nel corso del lungo incontro, l’assessore Zannier ha avuto modo di ascoltare e recepire, per voce dei loro rappresentanti, le problematiche e le istanze degli agricoltori e di chi opera nello strategico primo settore, assicurando l’appoggio della Regione in questo momento critico, in cui non solamente la carenza idrica pesa ma anche la generale situazione di difficoltà internazionale.

La moria di pesci nell’Isonzo – I fenomeni di secca grave che hanno causato una moria di pesci nell’alveo dell’Isonzo sono una delle conseguenze più gravi della perdurante siccità. Per questo l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, rivolge un appello ai cittadini affinché segnalino alla Regione le situazioni di grave mancanza idrica, con appunto morie di pesci, nei corsi d’acqua del Friuli Venezia Giulia. Le segnalazioni possono essere fatte al numero verde della Protezione civile regionale 800 500 300 oppure scrivendo una mail all’Ente Tutela patrimonio ittico all’indirizzo etpi@regione.fvg.it. «La situazione legata alla carenza idrica ha raggiunto livelli di gravità importante – ha ribadito Zannier -, l’altro giorno abbiamo dovuto decretare lo stato di estrema pericolosità rispetto al rischio di incendi boschivi. Ad oggi continuiamo a registrare un calo delle portate con asciutte improvvise in tutto il reticolo idrografico regionale. Facciamo fatica ad arrivare in tempo per salvare la fauna ittica quindi il mio richiamo è alla massima collaborazione di tutti i cittadini affinché possano darci modo di ricevere in tempo le segnalazioni di eventuali asciutte. Solo così possiamo far intervenire i mezzi in maniera tempestiva. D’altro canto, non abbiamo alcuno strumento per invertire il fenomeno siccitoso, perché fino a che non arriveranno delle precipitazioni capaci di ricondurre le portate a un livello accettabile, questo sarà un periodo decisamente critico. Le previsioni danno per la fine del mese qualche evento piovoso in alcune zone della regione, ma non sappiamo ancora la possibile entità del fenomeno». Zannier ha inoltre comunicato che il comitato ittico ha deciso di posticipare di una settimana l’apertura della stagione di pesca nella zona B con possibilità di posticiparla ulteriormente qualora le precipitazioni non arrivino, mentre fortunatamente non sono iniziate le immissioni di pesci, decisione questa dovuta proprio alla situazione di prolungata carenza idrica.

Viabilità nel pel Parco delle Prealpi Giulie – «Aggiornare e consolidare gli obiettivi strategici del Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie. Questo l’obiettivo della Regione per lo sviluppo della viabilità silvo-pastorale in Val Resia, per l’accesso al patrimonio boschivo, ai pascoli in quota e per il mantenimento degli edifici rurali del territorio». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse forestali e Montagna, Stefano Zannier, intervenuto a un incontro, che ha promosso e coordinato, tenutosi nel municipio di Resia, assieme al sindaco Anna Micelli, al primo cittadino di Resiutta, Francesco Nesich, e al presidente del Parco, Annalisa Di Lenardo. «La Regione – ha detto Zannier – è indirizzata a coniugare le necessità e i fabbisogni in materia di ambiente ed economia, attraverso la sinergia delle azioni in ambito di conservazione e tutela ambientale, ma anche dello sviluppo economico sostenibile e delle politiche che traguardino il rafforzamento della presenza dell’uomo in questo contesto territoriale». Durante l’incontro l’assessore regionale ha sottolineato la centralità che hanno le infrastrutture di viabilità agro-silvo-psatorale, da innestarsi razionalmente sulle strade comunali; questa viabilità deve svolgere una pluralità di funzioni collegate alla gestione attiva e sostenibile delle foreste, anche a fini antincendio boschivo, o per interventi in caso di calamità naturali, al fine di raggiungere i pascoli e le malghe in quota e per consentire, infine, un turismo lento e legato all’uso delle biciclette. In ambito forestale è stata condivisa la necessità di valorizzare le specifiche risorse in particolare quelle maggiormente presenti, come il faggio e il pino nero d’Austria, quest’ultimo utilizzabile nelle attività di sistemazione idraulico forestale. «È nel nostro intento – ha concluso Zannier – potenziare le infrastrutture viarie silvo-pastorali e migliorarle sotto il profilo tecnico e costruttivo, ispirandosi a criteri di bioingegneria naturalistica. Così come riteniamo importante la valorizzazione del torrente Resia, per quel che attiene il profilo naturalistico e della difesa delle sponde, per non compromettere sentieri e viabilità dei versanti».

I migliori vini del Veneto a Treviso – Due giorni per degustare i migliori vini del Veneto nei luoghi più suggestivi della città: Vinetia Tasting – La Guida dei Vini del Veneto a Treviso è in programma sabato 14 e domenica 15 maggio nel capoluogo della Marca trevigiana. Durante l’evento dell’Associazione Italiana Sommelier Veneto sarà possibile scoprire i vini di 100 aziende selezionate nella guida Vinetia.it, che ogni anno raccoglie il meglio del mondo enoico regionale e si propone sempre più come strumento di promozione turistica, grazie a una nuova sezione dedicata ai territori, ai prodotti tipici, ai luoghi della cultura e ai percorsi enoturistici veneti. Oltre ai banchi d’assaggio, a Treviso è in programma anche un fitto calendario di degustazioni guidate ed eventi. «Vinetia Tasting è molto di più che una manifestazione dedicata al vino – spiega Marco Aldegheri, presidente di Ais Veneto –. Sempre di più infatti vogliamo raccontare la bellezza del territorio veneto e del suo paesaggio attraverso la cultura enogastronomica, patrimonio ricchissimo della nostra regione. A tal proposito, è significativo il fatto che la città di Treviso abbia aperto le sue porte e abbia deciso di ospitare il nostro evento accogliendoci nei suoi spazi più preziosi: un gesto che racconta come sempre più vino, turismo e cultura siano intimamente legati». Durante Vinetia Tasting verranno consegnati anche i premi del Memorial Dino Marchi, alla sua prima edizione. Il riconoscimento, dedicato al presidente di Ais Veneto scomparso nel 2014, è nato con l’obiettivo di valorizzare le competenze di giovani talenti della narrativa per diffondere la cultura del vino e del cibo attraverso la proposta di spazi di attrazione turistica nel territorio veneto. Il premio non ha finalità di lucro ed è aperto esclusivamente agli allievi del Master in Cultura del Cibo e del Vino – Ca’ Foscari Challenge School e del Master in Restaurant Business Management (2° anno) di Fondazione ITS Academy Turismo Veneto. I concorrenti dovranno raccontare un itinerario nel territorio veneto enfatizzando elementi storici, artistici, architettonici e paesaggistici, intimamente legati al mondo del vino e della gastronomia regionale. Il percorso dovrà essere composto da una serie di tappe che comprendano anche alcune aziende produttrici di vino, presenti sulla guida Vinetia.it (vinetia.it/aziende). Una giuria valuterà gli elaborati e assegnerà una borsa di studio agli autori dei tre migliori itinerari.

Sul Garda vola il Chiaretto di Bardolino – Il Chiaretto di Bardolino ha chiuso il primo bimestre del 2022 con una crescita su base annua del 26,7% e si prepara a riproporre il grande evento del vino rosa veronese: domenica 1 maggio l’Istituto Tusini di Bardolino, specializzato nella formazione di giovani operatori di cantina e vigneto, ospiterà la tredicesima edizione di Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino, organizzata dal Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino. In degustazione ci saranno le nuove annate in commercio del vino rosa da uve Corvina che nasce sulla sponda orientale del lago di Garda. In larghissima parte, si tratterà di etichette della vendemmia 2021, la prima nella storia per la quale è obbligatoria la nuova menzione “Chiaretto di Bardolino”, entrata in vigore con il disciplinare approvato lo scorso anno, al posto della vecchia denominazione “Bardolino Chiaretto”. In aggiunta, saranno a disposizione alcune “selezioni” affinate uno o due anni in cantina, anch’esse di nuovo ingresso sul mercato. Quest’anno, inoltre, nella sezione dedicata alla stampa, l’Anteprima sarà internazionale: per la prima volta, l’iniziativa vedrà tra i protagonisti i grandi vini rosé francesi, con la presenza dei produttori di Rosés de Terroirs, associazione recentemente nata in Francia, cui sono state invitate a far parte, uniche realtà non transalpine, anche due aziende del Chiaretto di Bardolino. Oltre alle masterclass sui vini di Rosés de Terroir, in programma una degustazione dedicata alla Aoc Tavel, denominazione della Valle del Rodano che nel 1936, prima al mondo, ha previsto esclusivamente vini rosé nel proprio disciplinare. Per il pubblico, saranno a disposizione i rosé della Côtes du Rhône del Domaine de l’Odylée, con la presenza della vignaiola indipendente Odile Couvert. «Dopo due anni di stop forzato – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino – siamo davvero felici di poter presentare al pubblico la nostra nuova annata, nonché di ospitare il Consorzio del Tavel e i produttori di Rosés de Terroirs in una nuova sede, il centro di formazione professionale salesiano del Tusini, sulla Rocca di Bardolino, nel cuore dei nostri vigneti. Intanto, registriamo con grande soddisfazione la crescita a doppia cifra del Chiaretto di Bardolino: il nuovo nome, entrato ufficialmente in vigore dalla vendemmia 2021, sembra portare decisamente bene, visto che in due mesi abbiamo già collocato 1,4 milioni di bottiglie, con un incremento a doppia cifra».

Il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene – Bellenda con S.C. 1931 affronta il mondo del Prosecco Superiore con un approccio innovativo e creativo, ritagliandosi una nicchia produttiva esclusiva con il Metodo Classico e con processi naturali di fermentazione. Ispirato al nome del fondatore, Sergio Cosmo, e al suo anno di nascita, il Conegliano Valdobbiadene Docg Pas Dosé di Bellenda è un’esperienza che evolve di annata in annata. Una bollicina non convenzionale, dalla decisa personalità, che regala note intriganti e sfumature sorprendenti agli occhi, al naso e al palato. Quando si parla di Prosecco si pensa a un vino di pronta beva da consumare in tempi brevi. S.C. 1931, invece, regala col passare degli anni un’evoluzione che rimanda alle particolarità tipiche di altri grandi Metodo Classico. In un viaggio tra le sublimi sfumature di questo spumante, le prime annate si differenziano dalle ultime per la metodologia di vinificazione utilizzata: inizialmente il processo avveniva in tini aperti con bucce, poi l’azienda ha preferito l’impiego di barili da 500 litri con una minore presenza di fecce. Una trasformazione che nelle annate più giovani di S.C. 1931 esprime le linee caratteristiche del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, per virare col tempo verso note armoniose che ricordano prima la voluttuosità del pan brioche e della crema pasticcera, poi l’aroma speziato dello zafferano, degli agrumi canditi e delle nocciole tostate. Infine, le annate più mature offrono un’incredibile complessità e una spiccata mineralità, con interessanti sentori di idrocarburo, miele e caramella d’orzo. Realizzato con uve glera provenienti dalle colline di Carpesica, in quel di Vittorio Veneto, S.C. 1931 è un Prosecco Superiore DOCG Metodo Classico Pas Dosé la cui fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in recipienti di legno senza controllo di temperatura, con una leggera malolattica prima della presa di spuma. L’affinamento su fecce fini per tre mesi è seguito da spumantizzazione in bottiglia e da sosta sui lieviti di 22-24 mesi, per rifinire il tutto da successiva sboccatura e ricolmatura senza dosaggio.

A Pasqua con la colomba al cioccolato  dell’Ecuador – Pasticceria Filippi per la Pasqua 2022 sceglie di celebrare nelle sue colombe uno degli ingredienti più amati in pasticceria: il cioccolato. Grazie alla costante ricerca e al desiderio di esplorare nuovi gusti, Andrea Filippi, titolare dell’azienda vicentina, ha creato delle ricette che giocano con i sapori e le consistenze, proponendo diversi abbinamenti nella Colomba con Cioccolato, Colomba con Pere e Cioccolato e Colomba con Arancia e Cioccolato. Il punto di partenza di tutti i prodotti è sempre la materia prima, che viene selezionata con attenzione per garantire ingredienti di ottima qualità, la cui filiera sia tracciata e sostenibile: la cura verso l’ambiente e la comunità fa parte delle pratiche di una Benefit Corporation quale è Pasticceria Filippi. Il cacao per le gocce di cioccolato delle Colombe nasce nelle piantagioni attorno a un piccolo villaggio dell’Ecuador, raggiungibile solamente in barca, dove quasi tutta la popolazione è dedita alla sua coltivazione. Grazie a una cooperativa locale, qui i produttori riescono a mantenere un elevato standard qualitativo e allo stesso tempo a valorizzare le relazioni umane e professionali. Il cioccolato fondente è ottenuto da una selezione di fave di cacao Criollo e Trinitario e ha una percentuale minima del 60%, ideale per integrarsi al meglio con la pasta lievitata e con gli altri ingredienti. Si presenta al gusto decisamente intenso, esprimendo note lievemente acidule tipiche dei frutti rossi, con delicati sentori di frutta secca: per gli amanti del cioccolato in purezza la Colomba con Cioccolato è un trionfo di gusto. Si evolve in unione alle pere candite naturalmente, senza pressioni meccaniche e senza zuccheri aggiunti, nella Colomba con Pere e Cioccolato, che crea al palato un’avvolgente morbidezza, dove la delicata dolcezza delle pere mitiga le note più astringenti del cioccolato. D’altra parte anche la leggera acidità dei cubetti di arancia ben si compensa con la rotondità del cioccolato, creando un equilibrio di raffinata eleganza nella Colomba con Arancia e Cioccolato.

Fvg, la vitivinicoltura che cambia con l’arrivo delle “varietà resistenti”

di Claudio Fabbro

Obiettivo sulla nuova vitivinicoltura Fvg domani a Gradisca d’Isonzo, dove si porrà l’accento sulle ormai note “varietà resistenti” che coniugano la qualità della produzione con la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, richiedendo meno interventi chimici per la loro difesa dagli attacchi parassitari. Nel Teatro comunale, dalle 15 alle 18, si terrà infatti un convegno sul tema “Le varietà e i vini resistenti del Friuli Venezia Giulia”, organizzato dal locale Isis “Brignoli-Einaudi-Marconi” con la collaborazione di Piwi Fvg e con il patrocinio del Comune di Gradisca.
La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi ed insetti, verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto, la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità.

Fragiacomo “Foglia d’Oro” (2018)…


Una delle più importanti soluzioni a questi problemi è, appunto, l’utilizzo delle “varietà resistenti” (“Piwi” acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig che letteralmente significa “viti resistenti ai funghi”) ottenute da incroci naturali tra la Vitis Vinifera europea e una selezione di Vitis selvatiche di origine americana e asiatica, donatrici della resistenza alle malattie fungine.
Fin dalla metà del secolo XIX, con l’arrivo prima della fillossera e poi di altre malattie, gli incroci si sono resi necessari per evitare l’estinzione della viticoltura e per perseverarne la coltivazione. Già dal 1890 ci furono i primi incroci tra vite selvatica americana (Vitis labrusca) e Vitis vinifera europea, tuttavia con risultati qualitativi modesti (uva Isabella o Fragola) e con un successivo rallentamento della ricerca. Tutto cambiò a partire dagli anni Cinquanta, con un nuovo forte interesse di ricerca dovuto alla pressante necessità di coesistenza ambientale della vite con fattori inquinanti e scarsità idrica, e con nuovi incroci che furono realizzati tra Vitis vinifera europea e Vitis di origine asiatica presso vari istituti di ricerca soprattutto del centro ed est Europa (come ad esempio l’Istituto di Friburgo e Geiweilerhof in Germania, l’Università di Novi Sad in Serbia, l’Università Brno in Repubblica Ceca, l’Istituto Eger in Ungheria). Incroci multipli e successivi per impollinazione, mixando varietà e preservando i geni della resistenza ai patogeni associandoli alla validità della vinificazione. Oggi le uve e i vini ottenuti da varietà resistenti sono perfettamente corrispondenti alle uve tradizionali da vino e iscritti ai Cataloghi vitivinicoli nazionali.

… e alla Rosa dell’Isonzo (2019).

L’AGRARIO “BRIGNOLI”
DI MARCO FRAGIACOMO

Particolarmente sensibile al problema – come ci conferma il dirigente scolastico Marco Fragiacomo – è l’Istituto agrario “Brignoli” con uno staff motivato alquanto per proporre, grazie ad una seria preparazione degli allievi, dei prodotti destinati ad un consumatore sempre più attento alla sostenibilità ambientale, alimentare e dintorni. Non a caso, sin dal 2016 il “Brignoli” ha iniziato a sperimentare in località Preval, cioè fra Mossa, il Collio e la Brda, la coltivazione di “viti resistenti” in un vigneto biologico in cui ritroviamo protagonista il vitigno autoctono Tocai friulano, declinato in nuovi incroci che porteranno sulle tavole vini al netto di chimica invasiva, sia a valere per i trattamenti antiparassitari (Oidio e Peronospora in primis) che diserbanti vari. Leggeremo allora in etichetta nomi varietali quali Soreli e Fleurtai, rigidamente Piwi.
Per saperne di più – prosegue il professor Fragiacomo (Premio “Foglia d’Oro” del Comune di Dolegna del Collio nel 2018) – allievi, tecnici e viticoltori potranno ritrovarsi al Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo il 28 marzo, dalle ore 15 alle 18, per ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Iga ovvero Institute of Applied Genomics), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (“Brignoli”), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura.
Dopo il convegno, cui collaborano il Comune di Gradisca d’Isonzo e la Bcc Staranzano-Villesse – moderato dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi – i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi, guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Come è noto, l’Istituto “Brignoli” è anche impegnato da anni nella valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, prezioso radicchio che non può mai mancare nel menù invernale dei ristoranti impegnati nella valorizzazione dei prodotti dell’Isontino.

Fleurtai…

L’ASSOCIAZIONE PIWI
FRIULI VENEZIA GIULIA

L’associazione è nata nel 2018 con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da “varietà resistenti”e promuovere l’interscambio di informazioni a riguardo di questa tipologia di viticoltura. Terre di Ger è socio fondatore dell’associazione.
A seguito delle autorizzazioni a coltivare queste tipologie di viti, nel 1999 ad Einsiedeln (Svizzera) si costituì l’associazione “Piwi International” con lo scopo di raggruppare le cantine produttrici di vini ottenuti da vitigni resistenti e promuovere lo scambio di informazioni tra esse. Ad oggi sono circa 400 i produttori iscritti e 2000 i soci simpatizzanti tra enologi, vivaisti e tecnici del settore.
Le nazioni dove si utilizzano i vitigni Piwi sono: Austria, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Polonia Belgio, Francia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Canada e Cina. In Italia, attualmente, solo in alcune regioni, soprattutto nel Nord-Est, è possibile coltivare queste nuove varietà.
La prima autorizzazione di impianto dei “vitigni resistenti” è avvenuta nella provincia di Bolzano, grazie alle sperimentazioni fatte dagli Istituti di San Michele all’Adige, Laimburg e Fondazione Mach e quindi alla costituzione della prima Piwi regionale italiana dell’Alto Adige nel 2003, integrata dalla Piwi Trentino nel 2010, con i primi vigneti autorizzati lungo la Val d’Adige da Egna e scendendo fino a Trento, coinvolgendo anche la Cantina Sociale di Trento. Nel 2015 la Regione Veneto definì le varietà resistenti Iper-biologiche e, grazie all’intervento di Veneto Agricoltura e della Scuola Enologica di Conegliano che hanno analizzato le caratteristiche organolettiche delle uve, si è proceduto all’autorizzazione di tutte le venti varietà iscritte al Ministero delle Politiche Agricole. Nello stesso anno a Mel (Belluno) è nata la Piwi Veneto. Nell’anno successivo (2016) a seguito delle autorizzazione di impianto è stata costituita la Piwi Lombardia.

VCR E UNIVERSITA’ DI UDINE:
I PRIMI DIECI VITIGNI

Il Friuli ha percorso una via sostanzialmente diversa, approcciando la ricerca grazie ai Vivai Cooperativi di Rauscedo e all’Università di Udine.
Già nel 2006, i Vcr avevano percepito la necessità di dare risposte concrete alle emergenti necessità in tema di sostenibilità vivaistico-viticola; per tale motivo, hanno instaurato una proficua collaborazione con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata con l’obiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori nuove varietà di uva da vino resistenti alle più pericolose malattie.
Le prime dieci varietà italiane resistenti, di cui Vcr è licenziatario esclusivo, sono il risultato di un lungo percorso di molti anni. L’ultima tappa di questo progetto riguarda la valutazione agronomica ed enologica dei nuovi vitigni, ed ha consentito l’iscrizione al Catalogo nazionale nel 2015 di:
FLEURTAI® (B.) SORELI® (B.) SAUVIGNON KRETOS® (B.) SAUVIGNON NEPIS® (B.) SAUVIGNON RYTOS® (B.) MERLOT KHORUS® (N.) MERLOT KANTHUS® (N.) CABERNET EIDOS® (N.) CABERNET VOLOS® (N.) JULIUS® (N.) e la successiva loro diffusione in Italia e all’estero. Oggi, dopo aver raggiunto questo primo traguardo, la valutazione è concentrata su sette nuovi vitigni, sempre costituiti dall’Università di Udine nati dall’incrocio di Pinot nero e Pinot bianco con nuovi e più performanti donatori di resistenza, tra cui il “99-1-48” cortesemente fornito dall’ibridatore Pal Kozma. Tra questi sarà richiesta l’iscrizione al Catalogo nazionale di quattro nuovi incroci: 109-033 (B.) 109-052 (B.) 156-537 (N.) 156-312 (N.). Nelle pubblicazioni Quaderno 18 dei Vivai di Rauscedo sono elencate tutte le caratteristiche organolettiche e le esperienze in campo degli ultimi sette anni.
Nel 2018 la Regione Fvg ha autorizzato (seppure in osservazione) l’impianto delle varietà resistenti sopra elencate e sulla base di questo storico risultato è stata fondata l’associazione “PIWI Friuli Venezia Giulia”, con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da varietà resistenti e promuovere l’interscambio di informazioni riguardanti questa tipologia di viticoltura.

… e Cabernet Eidos.

LA GESTIONE DEL VIGNETO
“OLTRE IL BIOLOGICO”

L’Associazione ha lo scopo principale di raggruppare i produttori da “varietà resistenti”, i simpatizzanti e gli operatori di settore con l’intento di diffondere e promuovere la sostenibilità viticola attraverso un modo di gestire il vigneto “oltre il biologico”, contenendo gli interventi di difesa e incentivando la naturalezza delle uve. Sostenibilità dentro il vigneto, attorno al vigneto, e a favore del consumatore è lo slogan primario.
L’Associazione ha un proprio atto costitutivo regolarmente registrato e uno statuto che sono stati approvati dalla “Piwi International”.
Lo statuto prevede due categorie di associati, gli Ordinari e i Gold.
La categoria Gold raggruppa tutti coloro che:
hanno piantato un vigneto resistente tracciabile e individuabile;
presentano una scheda tecnica di gestione a fini statistici del vigneto;
presentano una denuncia delle uve prodotte;
presentano una documentazione di conduzione in conversione Bio o certificazione Global Gap.
hanno una dichiarazione di resa massima consentita per ettaro rapportata alla Doc di appartenenza.
I soci hanno la possibilità di utilizzare il marchio “Piwi Friuli Venezia Giulia” nella loro documentazione e di partecipare alle degustazioni itineranti e masterclass con i loro vini, nonché di sviluppare un trend di mercato riconoscibile e certificato. L’obiettivo è lo sviluppo di incontri itineranti di confronto e osservazione tra le varie Province, documentando aspetti agronomici ed enologici diversi e fornire supporto statistico certo alla ricerca. Gli associati Ordinari sono tutti coloro che simpatizzano e partecipano alle attività ed agli eventi programmati.

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In copertina, Chardonnay e Bianco Preval prodotti dall’Istituto agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo.

 

 

 

Vino e ripresa, Cotarella a Verona: urgente un intervento deciso dell’Europa

(g.l.) «Il mondo del vino ha i giusti anticorpi per resistere anche alle crisi più profonde e l’ha saputo dimostrare proprio in questi anni così tribolati». Lo ha affermato il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, a margine del 75° Congresso nazionale degli enologi ed enotecnici italiani che si è aperto ieri alla Fiera di Verona. «I numeri del 2021 nonostante tre mesi di ristoranti, enoteche e locali chiusi per la pandemia – ha spiegato Cotarella – hanno detto chiaramente che il vino è l’asset dell’agroalimentare italiano più trainante nel mondo, e da quei numeri dobbiamo trarne linfa vitale per continuare nel nostro percorso di impresa. Un asset che però potrebbe essere messo a dura prova dal rincaro delle materie prime e dei costi di energia e carburanti. Bene l’azione di Governo messa in atto in questi giorni per contenere i prezzi di gasolio e benzina, ma serve un intervento deciso dell’Unione Europea, così da non cancellare del tutto la ripresa economica a cui stavamo assistendo grazie anche ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza».


«Il vino è cultura e passione. Il vino è una delle icone più rappresentative del Made in Italy nel mondo. E questo grazie soprattutto ai produttori e a noi enologi che abbiamo saputo dare una nuova impronta professionale, rendendo i prodotti sempre più alti sotto il profilo qualitativo. Rappresentare l’Associazione degli enologi ed enotecnici italiani, per me, è motivo di grande responsabilità, ma anche di immenso orgoglio», ha inoltre detto il presidente Cotarella, aprendo il primo Congresso a ritornare finalmente in presenza, nella cui cerimonia inaugurale sono intervenuti anche il ministro Renato Brunetta, il sottosegretario alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio e il governatore del Veneto Luca Zaia, partecipando al primo dibattito coordinato da Bruno Vespa.
«Il vino italiano – ha aggiunto Cotarella – da circa 40 anni è il simbolo di un vero e proprio rinascimento del nostro Paese e da allora ha sempre recitato un ruolo di primo piano grazie anche a figure sempre più specializzate che hanno permesso di adottare principi viticoli ed enologici improntati alla cultura scientifica. Arriviamo a questo Congresso, in cui festeggiamo anche i nostri 130 anni di vita compiuti nel 2021, dopo due anni orribili segnati dalla pandemia da Covid 19. E, come se non bastasse, oggi siamo chiamati anche a vivere la tragedia della guerra che si sta combattendo in Ucraina. Momenti terribili per tutta l’umanità che ci procurano ansie e tensioni, ma non ci tolgono l’ottimismo e la speranza che presto usciremo da queste crisi. Il mio vedere il calice mezzo pieno non è un mero esercizio di estrema fiducia nel futuro, ma nasce dalla consapevolezza che il mondo del vino ha i giusti anticorpi per resistere anche alle crisi più profonde e l’ha saputo dimostrare proprio in questi anni così tribolati».
L’evento congressuale continua, come annunciato, anche oggi e domani. Stamane si è parlato di Tendenze del marketing e del mercato del vino, prima di lasciare lo spazio all’incontro con il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli sul tema “Il vino al centro della ripresa economica”. Quindi alle 14.30 spazio ai festeggiamenti per i 130 anni di Assoenologi e i 30 dalla emanazione della legge 129 sul titolo di enologo. Con il direttore generale Paolo Brogioni, prenderà infatti il via una tavola rotonda condotta da Federico Quaranta, con i protagonisti degli ultimi decenni: Narciso Zanchetta, Ezio Rivella, Mario Consorte, Giancarlo Prevarin, lo stesso Riccardo Cotarella, e il friulano Pietro Pittaro, che a fine anni Novanta fu anche presidente mondiale della categoria. Poi alle 16 si parlerà di Sostenibilità in vigneto e in cantina. Domani, alle 9, ci sarà infine un affascinante Viaggio nell’Italia enoica, con la degustazione guidata di 15 “perle” dei nostri territori più vocati. A rappresentare il Vigneto Fvg ci sarà ancora lo Schioppettino Riserva 2011 dell’azienda agricola Ronc Soreli di Novacuzzo di Prepotto.

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In copertina, il presidente Riccardo Cotarella durante il discorso d’apertura e all’interno due immagini della prima giornata congressuale, caratterizzata anche dal dibattito condotto da Bruno Vespa.

(Foto Assoenologi)

Il formaggio, il sale e le spezie: due incontri con Pontoni a Codroipo

(g.l.) “Il formaggio sposa il sale” e “Il formaggio e le spezie” sono i titoli di due incontri molto interessanti che verranno proposti in due domeniche, domani e il 3 aprile, sempre alle 11, al Museo delle carrozze d’epoca di San Martino di Codroipo, nell’ambito della manifestazione “Primavera in Galleria 2022” e in occasione della mostra fotografica “Le latterie sociali turnarie”. Il tutto è organizzato con la collaborazione del maestro di cucina Germano Pontoni che ovviamente sarà presente e il cui nome è da sempre associato, assieme a quello della sua indimenticabile Bertilla Prevedel (scomparsa esattamente dieci anni fa), a un grosso impegno per la valorizzazione dell’oca sulle nostre tavole. Ma andiamo con ordine.

Germano Pontoni

DOMENICA 27 MARZO – “Il formaggio sposa il sale”. Il sale è un ingrediente importante nell’esistenza del genere umano e, come è noto, non può mancare nelle eccellenze nostrane, come il formaggio, i salumi e le verdure per la loro conservazione, ma anche per conferire sapore. Verranno proiettate delle slide legate al tema “Sapere il sale“, mentre a cura di Danilo Raggiotto ci sarà una esposizione di sali di varie provenienze e loro utilizzi, non solo in cucina. Quindi, Graziano Zanello, titolare dell’azienda agricola “La Sisile”, parlerà della Latteria di Turrida, frazione di Sedegliano, famosa per la sua produzione di formaggio Montasio Dop. Alle ore 11.30 seguirà la cerimonia della donazione del Centro di documentazione dei Maestri della cucina di terra e di mare, di Germano Pontoni, al stesso Museo codroipese. Interverranno Tiziana Cividini, assessore alla Cultura di Codroipo, Donatella Guarneri, conservatrice del Museo delle Carrozze d’epoca, lo chef Sergio Mian, maestro di cucina onorario della Federazione Italiana Cuochi, e Gloria Perosa, docente della Scuola alberghiera Jacopo Linussio di Codroipo. Al termine degustazione con il formaggio Primo Sale abbinato a “Pan di Farine di une Volte” del Des Friûl di Miec: si brinderà con lo spumante dell’azienda agricola “Le Celline”.

Il sale…

DOMENICA 3 APRILE – “Il formaggio e le spezie”. Fra gli aromatizzanti e i sapori di alcuni formaggi è sempre più in aumento l’utilizzo del pepe nero, anch’esso come conservante – il classico formaggio al pepe o al peperoncino ne è testimone -, affiancato ad altre spezie oggi di moda e legate alle ormai numerose etnie presenti in Friuli Venezia Giulia. Verranno presentate delle slide sulle spezie a cura di Rebecca Selenati. Seguirà un incontro con la lady chef Preeti Della Ricca che parlerà dell’uso dei formaggi in cucina, pasticceria e non solo. Infine, ci sarà una degustazione guidata a tema, con formaggi e spezie abbinate a “Pan di farine di une volte” del già ricordato Des Friûl di Mieç, a cura di Valentina Sioni della Latteria di Lavariano. Si brinderà ancora con le bollicine “Le Celline”.

… e il pepe nero.

La manifestazione beneficia di numerose collaborazioni, tra le quali spiccano quella dell’Associazione culturale Progetto Quattro stagioni, del Club per l’Unesco di Udine e della Casa editrice L’orto della cultura di Pasian di Prato.

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In copertina, la cagliata un momento fondamentale nella produzione dei nostri gustosi formaggi.