Food delivery e video per i “solisti del gusto” in attesa di ripartire

“Non aggiungeremo nulla di nuovo al dramma che stanno vivendo la ristorazione e l’Italia intera. Noi del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori vorremmo semplicemente dare un messaggio almeno di coraggio e anche, sotto il profilo umano, di gratitudine”. A parlare, a nome dell’intero gruppo, è Walter Filiputti, presidente della famosa associazione di ristoratori sotto i riflettori ogni anno soprattutto per le cene spettacolo in location uniche, come il Lungomare di Grado e il Castello di Spessa, con grandi protagonisti i “solisti del gusto”. Vent’anni di attività alle spalle, il gruppo conta 20 tra i top restaurant della regione, che si sono confrontati fra loro virtualmente sulla piattaforma di Zoom per vedersi, anche se attraverso uno schermo, ragionare insieme, cercare di capire il difficilissimo momento e delineare le possibili strade da percorrere all’indomani del “lockdown”, cioè del blocco totale delle attività che ha causato gravissimi danni proprio al settore della ristorazione.
Molti dei locali associati hanno deciso di organizzarsi per il “food delivery”, portando le loro prelibatezze a domicilio. Ciò che ha colpito i ristoratori è stata la positiva accoglienza della proposta da parte dei clienti. Tanto che, non appena lanciato il messaggio sui social, sono arrivate le prime richieste.

“Ciò che li ha stupiti maggiormente – racconta Filiputti – è il senso di riconoscenza e gratitudine ricevuto. Si sono invertite le parti. Il fatto che i clienti li ringrazino per il servizio offerto, siano lieti di sentirli e di scegliere i loro piatti per le proprie tavole, premia l’impegno e il lavoro di tutti questi anni. Fiducia e stima corrisposte che confermano come il rapporto con la clientela sia reale e non di facciata. Un patrimonio di grande importanza”.
Certamente organizzare un servizio di “food delivery” non è facile: la macchina operativa e normativa è complessa, i menu sono necessariamente meno articolati del solito e anche i numeri bassi rispetto alla norma ma, nonostante ciò, l’accoglienza ricevuta ha dato loro la forza di lottare. I locali del gruppo che sono in città (Trieste, Udine, Pordenone) sono ovviamente più avvantaggiati, ma ad attivare il delivery sono anche vari ristoranti di località più piccole o defilate.

Le oltre due ore di analisi e pensieri a voce alta hanno confermato che il gruppo è compatto e che il Consorzio sarà molto utile nella fase di ripartenza. “E ciò vale anche per il gruppo allargato, che conta oltre sessanta aziende con i vignaioli e gli artigiani del gusto, che condividono il nostro percorso – precisa Filiputti -. Tutte sono convinte che l’unione fa la forza. Mai come in questi momenti, lo percepiamo chiaramente”.
In queste prime settimane di stop, il Consorzio ha elaborato e sta iniziando a trasmettere i suoi messaggi sui canali social: con il nuovo video che lo descrive, ad esempio, ma anche con i minivideo che gli chef lanceranno dopo Pasqua, coinvolgendo le eccellenze delle aziende partner, in attesa della riapertura. “Altro non c’è da aggiungere – conclude Filiputti -, se non che anche la gratitudine può generare forza”.

Tutti i “solisti del gusto”.

FRIULI VENEZIA GIULIA VIA DEI SAPORI

I ristoranti: Ai Fiori di Trieste, Al Gallo di Pordenone, Al Grop di Tavagnacco, Al Paradiso di Paradiso, Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, All’Androna di Grado, Campiello di S. Giovanni al Natisone, Carnia di Venzone, Costantini di Tarcento, Da Nando di Mortegliano, Da Toni di Gradiscutta, Ilija Tarvisio, La Primula di S. Quirino, La Subida di Cormòns, La Taverna di Colloredo di M.Albano, La Torre di Spilimbergo, Lokanda Devetak di San Michele del Carso, Mondschein di Sappada, Sale e Pepe di Stregna, Vitello d’Oro di Udine.

I vignaioli e i distillatori: Bastianich, Castello di Spessa, Dario Coos, Di Lenardo, Edi Keber, Ermacora, Eugenio Collavini, Forchir, Gradis’ciutta, Jermann, La Viarte, Livio Felluga, Livon, Marco Felluga, Petrussa, Ronco delle Betulle, Sirch, Venica&Venica, Villa Parens, Vistorta, Zidarich, Nonino Distillatori in Friuli dal 1897.

Gli artigiani del gusto: l’Aceto di Sirk; i conigli allevati all’aperto di Coniglionatura di Precenicco; le confetture e i salumi dell’azienda agricola Devetak Sara; il prosciutto crudo di San Daniele di DOK Dall’Ava; le golosità a base di trota di FriulTrota di San Daniele; i salumi d’oca e i prodotti di Jolanda de Colò di Palmanova; i formaggi e i prodotti della Latteria di Cividale; le farine e il baccalà del Mulino Zoratto di Codroipo; i tartufi di Muzzana Amatori Tartufi; il pregiato pesce della vallicoltura Valle del Lovo di Carlino; i pani del Forno di Rizzo di Tarcento; La Bonteca. Bistrot con bottega di Alessandro Scian di Cordenons; la gubana de L’Antica ricetta di Cormòns; il panettone di Maria Vittoria di Dall’Ava Bakery; i dolci della Pasticceria Simeoni di Udine; il caffè di Oro Caffè di Udine. Le realtà ad essi collegate: Lis Lavanderia per tovaglie di qualità; Globus noleggio attrezzature per catering; Monaco Ristorazione con le sue stoviglie monouso bio&compostabile; Bliz Concessionaria Peugeot.

Con la collaborazione di: Camera di Commercio di Udine, Promo Turismo FVG e Consorzio per la Tutela del Formaggio Montasio.

Ecco una delle cene a Grado.

Per informazioni: Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori
Tel 0432 538752 – info@friuliviadeisapori.it – www.friuliviadeisapori.it

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In copertina, Walter Filiputti, presidente di Fvg Via dei Sapori.

Fvg, agriturismo ko per Coronavirus: ormai persi 45 milioni

di Gi Elle

Agriturismo Fvg ko a causa della gravissima epidemia da Coronavirus. Per la Pasqua ormai imminente azzerate tutte le prenotazioni, ma stessa sorte è toccata anche a quelle di mezza estate. Per cui il danno è enorme anche se riferito a una piccola regione come la nostra: perso, infatti, completamente un flusso di 35 mila turisti per un valore di 45 milioni di euro.
Nei 670 agriturismi del Friuli Venezia Giulia transitano, in media, oltre 70mila persone l’anno (il 2 per cento di quelli che utilizzano in Italia, complessivamente, queste strutture per trascorrere, tutto o in parte, il loro periodo di vacanza). Di questi, oltre 32 mila sono stranieri (circa il 46 per cento), attratti non solo dalle bellezze ambientali e paesaggistiche ma anche dall’offerta enogastronomica tipica e di qualità, volàno sempre più imprescindibile nel supportare il movimento turistico in generale.

Philip Thurn Valsassina


Un flusso praticamente dimezzato, se consideriamo che tutte le celebrazioni religiose della stagione (Cresime, Prime Comunioni…) sono state annullate dalla pandemia da Covid-19, come pure le vacanze pasquali, nonché quelle dei tradizionali “ponti” del 25 aprile, del 1° maggio e della Pentecoste, molto amate e frequentate soprattutto dai turisti di lingua tedesca. Inoltre, continuano a fioccare le disdette per i primi mesi estivi – sottolineano in Confagricoltura Fvg, l’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina – e restano molti dubbi che la mobilità turistica possa avere un colpo di coda positivo ad agosto e settembre. Insomma, il settore agrituristico regionale è praticamente in ginocchio, con i suoi 4.434 posti letto e 27.579 coperti inutilizzati, con un danno stimato, per questo periodo, che come dicevamo all’inizio è di oltre 45 milioni di euro. Peggio di così…

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In copertina e qui sopra offerte agrituristiche in Friuli Venezia Giulia.

 

A Pasqua sulle tavole di casa arriva la Riviera con un pranzo “stellato”

di Carlo Morandini

Ed ecco che l’avvicinarsi della tradizione pasquale ha motivato la ristorazione “stellata” a reagire con forza. Alberto Tonizzo, chef e patron del ristorante “Al Ferarut” di Rivignano, si è infatti messo a disposizione di quanti non intendono trascurare le consuetudini della grande festa. E rispettando le precauzioni di sicurezza, anche a casa, si vogliono godere la suggestione di un pranzo di classe sulla propria tavola. Consegnato a domicilio e personalizzato. Un’occasione difficilmente ripetibile, perché nelle giornate delle grandi festività la ristorazione e l’alta cucina sono impegnate a fondo nei propri locali per mettersi a disposizione di una clientela sempre più esigente e preparata.
Alberto, come si legge nei suoi piatti, che sono creazioni scaturite dalla cultura del territorio e dai prodotti locali della stagione, ha ideato un menù che coniuga i sapori dell’area con il cima primaverile che suggerisce l’impiego di fiori, erbe e frutti del momento. Non per assemblare piatti dall’aspetto indubbiamente suggestivo e attraente, ma per trasmettere le emozioni del gusto della stagionalità. I “Ravioli di mele e fiori, ‘garusoi’ in umido con pesto di erbe spontanee, piantaggine agrodolce e caprino” è il piatto ideato per celebrare la primavera rivierasca, che “nasce da una pasta finissima di riso fatta con succo di fiori fermentato, ripiena di mele biologiche e infuso alla camomilla, con le erbe di raccolta, i rizomi e le foglie di piantaggine agrodolce, caprino di Blessano con pesto di erbe spontanee”. Da abbinare con uno Chardonnay della Riviera. È il piatto della primavera di queste zone. Che va a comporre una tavolozza di sapori. Una delle valenze che al ristorante di Rivignano ha fatto meritare i maggiori riconoscimenti. A cominciare dalla Guida Michelin. Per passare all’Associazione giovani ristoratori d’Europa, della quale Alberto Tonizzo fa parte da tempo, e che nel Friuli Venezia Giulia ha avuto tra i suoi promotori Andrea Gabin ed Emanuele Scarello. All’Associazione Le Soste.
Non sono che la sintesi di cinquant’anni di attività del locale fondato da Guerrino Tonizzo, padre di Alberto. Sempre di tendenza. Con ospiti, all’epoca, quali Claudio Villa, o il Mister Enzo Bearzot, I Nomadi, che hanno pernottato all’albergo connesso “Al Ferarut”. E ancora tra gli ospiti il pilota di F1 Juan Manuel Fangio. E in questi ormai oltre dieci anni di Stella Michelin, Aldo Giovanni e Giacomo, Le Iene, Arturo Antunes Coimbra, detto “Zico”. Alberto ha esportato le carature del suo ristorante anche nei grandi eventi e negli open day di aziende come Prada, Electrolux, Tesla. O in location come lo Yacht club Costa Smeralda. Con la ‘piccola’ soddisfazione di ottenere l’apprezzamento di Tronchetti Provera per i piatti degustati. Tutti questi riconoscimenti, per un locale che è il simbolo dei sapori della Riviera Friulana.

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In copertina, Alberto Tonizzo con Carlo Cracco e qui sopra con il padre Guerrino, fondatore del “Ferarut”.

Da Pozzo: “Bene Udine sui mercati agroalimentari”

di Gi Elle

Comincia una nuova settimana all’insegna di Coronavirus, il pericoloso morbo per contrastare il quale sono state decise numerose e importanti norme di sicurezza. Come quelle decise dal Comune di Udine per il commercio ambulante dei prodotti agroalimentari. Provvedimenti che hanno trovato l’immediato consenso della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, tanto che il presidente Giovanni Da Pozzo ha commentato con favore l’ordinanza della civica amministrazione del capoluogo friulano sulle misure da rispettare nei mercati all’aperto in cui si vendono alimenti.
Ringrazio il sindaco Fontanini e l’assessore Ciani per questa disposizione – ha detto -, che consente a queste imprese di continuare a operare nei mercati, giustamente mantenendo le corrette e idonee misure per garantire la sicurezza degli operatori e dei cittadini che li frequentano. I nostri imprenditori sapranno operare con il massimo impegno nel rispetto delle indicazioni prescritte e ben definite, necessarie per non fermare questo importante presidio della nostra economia cittadina, ma con la necessaria tutela della salute, che rimane prioritaria. Sarebbe importante che tutti i Comuni adottassero misure analoghe, per garantire uniformità di applicazione delle regole e consentire il dovuto equilibrio tra le esigenze di tutela della sanità e la tutela del tessuto economico“.

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In copertina, ecco gli asparagi che cominciano a essere presenti sui mercati agroalimentari friulani.

Da Silvia Tirel un aiuto a Collio e Brda candidati al marchio Unesco

di Claudio Fabbro

Anche l’approfondita e appassionata ricerca della neo-dottoressa Silvia Tirel sarà un prezioso sostegno al Collio e alla contermine Brda, l’area vitivinicola slovena, che aspirano a ottenere il prestigioso marchio Unesco. Martedì 24 marzo, infatti, la giovane caprivese, iscritta al corso di Laurea magistrale in Gestione del turismo culturale e degli eventi dell’Università degli Studi di Udine, ha discusso (in modalità streaming vista la nota situazione di emergenza sanitaria) la sua tesi intitolata “Candidatura Unesco del territorio transfrontaliero Collio-Brda” ottenendo il punteggio massimo di 110 e Lode.
Il lavoro di tesi ha come oggetto l’imminente candidatura del sito transfrontaliero Collio-Brda alla prestigiosa lista del Patrimonio mondiale Unesco; l’obiettivo è fornire un’analisi del territorio attraverso lo studio delle sue caratteristiche peculiari: sono infatti state fatte delle osservazioni riguardo gli aspetti paesaggistici, il clima, le diversità linguistiche, l’agricoltura e la gastronomia. Successivamente, è stata effettuata una ricerca circa le attività transfrontaliere volte a mantenere i rapporti, le tradizioni e gli scambi culturali tra le due aree storicamente unite e separate da un confine politico solamente in epoca recente, dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il sindaco Daniele Sergon.


L’Amministrazione comunale di Capriva del Friuli, tra gli enti promotori della candidatura, ha accolto con grande entusiasmo e prospettiva questo percorso di studi con tesi finale di Silvia. “Un simile lavoro di tesi, infatti, è certamente rilevante per il nostro territorio ed è verso la consapevolezza della popolazione, tutta nei confronti di un progetto così importante, che si deve lavorare”, le parole del sindaco Daniele Sergon. Se poi a farlo sono giovani, preparati, e così professionali nel loro iter di studio intrapreso, crediamo che sia una occasione importante per tutti.
La tesi ha proposto un ulteriore studio delle attività turistiche esclusive dell’area del Collio e degli eventi tradizionali tipici del Brda. Infine, dopo aver presentato l’organizzazione Unesco e illustrato i criteri necessari per candidare un sito e il relativo iter da seguire, il territorio è stato posto a confronto con altri siti già parte del Patrimonio Mondiale, al fine di evidenziarne eventuali similitudini ed elementi di unicità.
I criteri scelti per la selezione dei siti da porre a confronto sono quelli fondamentali per la candidatura di Collio-Brda, ovvero i criteri di selezione, la caratteristica transfrontaliera e la definizione di paesaggio culturale; sono quindi stati scelti rispettivamente il sito di Stari Grad in Croazia, il territorio transfrontaliero di Ferto/Neusiedlersee tra Austria e Ungheria ed infine il paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe, Roero e Monferrato. Ricordare infine l’importanza del “Prosecco” nella prestigiosa famiglia Unesco è “atto dovuto”.
“È per noi fondamentale che i cittadini siano consapevoli del valore del nostro territorio mostrandosi interessati a tali iniziative. Il marchio Unesco – ricorda infine Sergon – è sinonimo di valore e garanzia per il turista, pertanto è una potenziale risorsa per l’incremento turistico e la valorizzazione dell’area Collio-Brda, sapere che anche i giovani credono nel nostro territorio ci stimola a mantenere alto l’impegno verso tale progetto, auspicandoci che il lavoro della nostra concittadina Silvia possa essere d’aiuto alla candidatura“.

Ecco la zona vitivinicola collinare e il Castello di Spessa a Capriva.

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In copertina, la neo-dottoressa Silvia Tirel brinda alla sua laurea dedicata al Collio italiano sloveno.

LA RICETTA DI COSETTI – “Toc’ in Braide” intingolo del podere

di Gi Elle

Appuntamento con la consueta “Ricetta del sabato”. E, come annunciato la scorsa settimana, oggi diamo il via alla pubblicazione delle famose ricette di Gianni Cosetti, “anima” del Roma di Tolmezzo, e che lui stesso raccolse nel prezioso volume “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che pubblicò nel 2000, un anno prima di lasciarci prematuramente, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Apre la serie il piatto che, meglio di tutti gli altri, esprime attraverso una ricetta “tipica rinnovata” la cucina del grande chef tolmezzino con radici nella vicina Villa Santina, declinata in tre versioni stagionali:

“Toc’ in Braide”
intingolo del podere

Cosa serve
(40 minuti)

PREPARAZIONE DI BASE

per la polenta:
200 g farina di mais macinata sottile
2 dl acqua
2 dl latte
sale

per la salsa:
300 g tra formaggio di malga e ricotta fresca
e caprino
1 dl latte

per il condimento:
100 g burro
50 g farina di mais

COME FARE

In una casseruola fate bollire l’acqua e il latte, salate e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con la frusta e badando di non formare grumi: cuocete per 30 minuti.
A cottura ultimata ne risulterà una polentina piuttosto tenera.
A parte fate fondere a bagnomaria i formaggi con il latte e frullate il tutto fino ad ottenere una crema piuttosto liquida.
In un tegame rosolate il burro e la farina di mais finché diventeranno color nocciola: otterrete così la “morchia”.
Servite in piatti singoli la polentina calda, versatevi sopra un mestolino di crema di formaggi e condite con qualche cucchiaio di morchia.
Ed ecco le varianti stagionali di Gianni Cosetti:

In Estate ed Inverno
Con una fettina di Torchon di foie gras e Malvasia.

In Primavera
Con punte di asparagi e Tocai (oggi chiamato Friulano), oppure frittura di capretto e Chardonnay affinato in barrique.

In Autunno
Con funghi trifolati e Pinot bianco o fette sottili di tartufo bianco e Sauvignon.

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In copertina, il piatto “Toc’ in Braide”; in alto, lo chef Gianni Cosetti.

Ortofrutta solidale per i malati del Coronavirus

di Gi Elle

Quando anche l’ortofrutta può essere un efficace veicolo di solidarietà in tempi difficili come questi del Coronavirus. Ecco, allora, che vi segnaliamo questo bellissimo esempio che ci arriva da Bologna – capoluogo di una regione fra le più provate dall’emergenza sanitaria – e che vede al centro della importante iniziativa un docente dell’Università felsinea, il professor Andrea Segrè, originario di Trieste e che è molto noto pure in Friuli Venezia Giulia per la sua campagna anti-spreco alimentare.

Il presidente Caab Andrea Segrè.

Arance, mele, pere e clementine, ma anche fragole, finocchi, gentilina, trocadero, radicchio rosso, zucchine e pomodori sono, infatti, una corposa selezione dei prodotti ortofrutticoli freschi e stagionali sarà fornita gratuitamente, due volte alla settimana, da Caab – Centro Agroalimentare di Bologna, d’intesa con Fedagro Acmo Bologna che riunisce gli operatori grossisti del Caab, ai reparti Covid-19 del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi. L’iniziativa, concordata con la Fondazione Sant’Orsola, trova la collaborazione di Cofamo per la realizzazione delle consegne, previste ogni martedì e giovedì mattina a partire dalla prima fornitura recapitata ieri 2 aprile: per ogni prodotto sono stati consegnati una media di 4/5 colli destinati alla fruizione non solo dei pazienti, ma anche di medici e infermieri. «In questa emergenza – ha commentato il presidente della Fondazione Sant’Orsola, Giacomo Faldella – Bologna sta mostrando il proprio volto migliore. Le preoccupazioni per la salute, così come le paure per il futuro dell’economia, non ci stanno portando a chiuderci ma ad essere più solidali, ad aver cura insieme delle esigenze della comunità. Questa iniziativa è un ottimo esempio di tutto ciò e farà sentire ancor più a tutto il personale l’abbraccio della città».

«Sentirsi parte di una comunità significa testimoniare concretamente la propria solidarietà, anche e soprattutto nei momenti che richiedono coesione e partecipazione attiva a sostegno della salute pubblica e della ripresa – ha spiegato il presidente Caab, il citato Andrea Segrè -. Per questo abbiamo preso contatto con la Fondazione Sant’Orsola e, d’intesa con Fedagro Acmo e altre realtà cittadine, abbiamo avviato questa iniziativa che proseguirà sino alla conclusione dell’emergenza». «Stamane da Caab al Policlinico Sant’Orsola sono transitati circa 2 quintali e mezzo di ortofrutta – ha osservato il direttore generale Caab, Alessandro Bonfiglioli –. Pensiamo sia importante dare un piccolo segno di vicinanza ai nostri medici che stanno svolgendo un compito eroico con una dedizione incredibile in condizioni di lavoro estreme. Facilitarli nel reperimento dei prodotti di prima necessità per consentire a loro e ai degenti una sana e corretta alimentazione, che aiuti a potenziare le difese immunitarie naturali, è quanto abbiamo pensato di fare insieme ad Acmo e Cofamo».
«L’iniziativa – aggiunge Valentino Di Pisa, presidente di Fedagromercati – rientra in un progetto più ampio, promosso da Fedagro su scala nazionale per donare frutta e verdure agli ospedali delle proprie città e già avviato ad esempio a Torino, Genova, Firenze, Bergamo e Treviso. È un gesto semplice ma autentico per trasmettere a tutto il reparto Covid, la vicinanza ed il sostegno dei grossisti del Mercato in un momento drammatico come questo. Ci impegneremo ad inviare due volte alla settimana i prodotti che riterremo migliori per freschezza e stagionalità oltre ad assecondare eventuali richieste specifiche che ci dovessero pervenire». «Con la volontà di essere parte attiva in questo momento di grande difficoltà, il Cda della Cofamo – ha spiegato il vicepresidente Luca Poggioli – ha aderito con immenso piacere all’iniziativa per la fornitura omaggio di frutta e verdura per i reparti Covid del Policlinico Sant’Orsola, mettendo a disposizione dell’iniziativa i servizi di movimentazione erogati dalla Cooperativa all’interno del Mercato Ortofrutticolo e i propri mezzi per la consegna».

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In copertina e all’interno immagini del Centro Agroalimentare di Bologna.

“Intervenite subito! Con la pizza è a rischio tutto il Made in Italy”

di Gi Elle

In Friuli Venezia Giulia tutti, o quasi, amano la pizza – mangiata al ristorante, portata a casa nelle caratteristiche scatole di cartone o cotta direttamente nei forni delle nostre cucine -, ma probabilmente non sono molti coloro che conoscono la “Pizza Tramonti”. Qui, infatti, si sa dell’esistenza di due paesi del Pordenonese chiamati Tramonti (di Sopra e di Sotto). Ma sicuramente pochi sanno di un Tramonti anche dell’Italia Meridionale. Si tratta invece di una pittoresca cittadina – poco più di 4 mila abitanti – della suggestiva Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno. Resa famosa, appunto dalla pizza, quel meraviglioso piatto che ha conquistato tutta la penisola, e quindi anche il Nord “polentone”, facendosi apprezzare a livello planetario.

Qui e sotto la Pizza Tramonti.


Ma anche la pizza, in questi giorni del Coronavirus che per tutti noi saranno indimenticabili, ha dovuto fare i conti con la devastante emergenza sanitaria che ha assestato un durissimo colpo a tutti i settori produttivi, e quello agroalimentare certamente non ne esce indenne. Tanto che l’Associazione Pizza Tramonti – c’è appunto anche un sodalizio che riunisce i locali che preparano la specialità gastronomica – non è rimasta inerte al grido di allarme e alla richiesta di soccorso dei suoi associati e ha chiesto ufficialmente al Governo di creare un tavolo di lavoro affinché le esigenze della categoria dei pizzaioli e dei ristoratori tutti non restino inascoltate.


Gli affiliati dell’Associazione sono presenti su tutto il territorio nazionale, specialmente nelle regioni del Nord messe in ginocchio dalla crisi sanitaria, contando circa 2 mila attività in tutto il mondo. Non possono quindi essere ignorati. A tal fine, l’Apt intende collaborare in prima linea con l’Associazione Pizza Tramonti per arrestare i danni economici che incombono sul settore gastronomico, fiore all’occhiello del turismo e del Made in Italy. Mettendo a disposizione l’esperienza trentennale e accogliendo le richieste dei suoi consociati, dunque, il sodalizio tramontino propone misure di intervento riguardanti fiscalità, prolungamento degli ammortizzatori sociali, potenziamento degli strumenti per garantire liquidità, politiche di valorizzazione della gastronomia d’eccellenza del Belpaese.
“Dinanzi a questo disastro umanitario ed economico – afferma il presidente dell’Associazione Pizza Tramonti, Vincenzo Savino – ci sentiamo impegnati in una partita fondamentale, forse la più importante della nostra vita, poiché sono in gioco il ruolo, il valore ed il futuro della stessa ristorazione e della gastronomia Made in Italy, così come quello dell’intero nostro grande e amato Paese. Lavorare insieme assicurerà la vittoria di tutta una nazione”.

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In copertina, la cottura della Pizza Tramonti nel forno a legna. (Foto Defilippis)

Dal Fondo di rotazione liquidità alle imprese dell’agroalimentare

“Attiviamo un’apposita sezione contabile del Fondo di rotazione in agricoltura, lo strumento finanziario regionale dedicato alle imprese della filiera agroalimentare, ‘mettendo in campo’ un programma di interventi anticrisi Covid-19 per istituire una nuova tipologia di finanziamento che anticipa alle imprese le spese di conduzione e per adattare al contesto di crisi i finanziamenti agevolati già attuati dal Fondo”. Lo ha sottolineato – come informa una nota Arc – l’assessore alle Risorse agricole, Stefano Zannier, in merito all’emendamento della Giunta regionale al ddl 85 “Ulteriori misure urgenti per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.
“Le imprese del comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia – ha spiegato Zannier – accusano eccezionali difficoltà finanziarie, in primo luogo di liquidità. La norma consentirà al Fondo di rotazione di poter prontamente realizzare interventi di sostegno mirati, incisivi ed efficaci, così come è richiesto dal momento. Il sistema produttivo agricolo è a rischio di sopravvivenza e necessita di un intervento straordinario sia nelle dimensioni, dell’ordine di decine di milioni, che nella tempistica e questo intervento l’Amministrazione può provare a realizzarlo con il Fondo di rotazione agricolo in sinergia con il sistema bancario regionale.
L’emendamento – come ha ancora illustrato l’esponente della Giunta Fedriga – propone inoltre una moratoria delle rate dei finanziamenti in essere del Fondo, da realizzarsi a favore delle imprese con modalità diverse rispetto alle classiche sospensive, in modo da non privare il Fondo dei rientri indispensabili al prosieguo dell’attività. La norma, di fatto, demanda ad un tavolo negoziale tra la Regione ed il sistema creditizio la definizione di un meccanismo attraverso il quale le banche, pur concedendo alle imprese la sospensiva delle rate, verserebbero comunque al Fondo gli importi corrispondenti alle quote di ammortamento sospese, ricevendo per questo un compenso.
“In questo modo – ha concluso l’assessore Zannier – il Fondo potrebbe continuare a garantire, oltre agli interventi sulla liquidità, l’ordinario supporto ai progetti di investimento delle imprese, il ché per le sorti del tessuto produttivo, ha una valenza altrettanto imprescindibile”.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, prodotti della norcineria tradizionale carnica.

Il grido d’allarme dei ristoratori del Buon Ricordo Fvg

di Giuseppe Longo

Tempo di asparagi! E proprio questa settimana, esattamente venerdì 3 aprile, doveva prendere il via “Asparagus 2020”, la bella manifestazione enogastronomica del Ducato dei vini friulani, promossa negli anni Settanta da Isi Benini ed Elio Del Fabbro. A fare da apripista sarebbe stata anche quest’anno la trattoria Da Toni a Gradiscutta di Varmo. Ma pure questa iniziativa, come tantissime altre, ha dovuto tristemente arrendersi all’emergenza da Coronavirus e dare appuntamento al prossimo anno.

Da Toni di Gradiscutta.

Al Sole di Forni Avoltri.

E anche lo storico locale di Aldo Morassutti è uno dei dieci che nel Friuli Venezia Giulia fanno parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo dai quali oggi sale un grido d’allarme. “Questa crisi – dicono in coro – ci ha messi in ginocchio e se non si potrà ripartire, prima possibile, la situazione sarà sempre più grave e difficile da risolvere: un vero e proprio disastro”. Ecco, allora, gli altri locali che aderiscono al famososo sodalizio fondato oltre mezzo secolo fa: Hotel Ristorante Carnia di Venzone, Locanda al Castello di Cividale, Ristorante Al Sole di Forni Avoltri, Storico Ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, Trattoria Da Nando di Mortegliano, Hotel Ristorante Là di Moret di Udine, Lokanda Devetak 1870 di Savogna d’Isonzo, Ristorante Osteria La Pergola di San Daniele e Trattoria alla Luna di Gorizia.

Al Ponte di Gradisca.

La Pergola di San Daniele.

“Dal quel terribile 22 febbraio 2020 sono oramai trascorsi 38 giorni. Per tantissimi di noi ristoratori – scrivono in un drammatico appello in ristoratori anche del Friuli Venezia Giulia – da quel momento gli incassi si sono azzerati. La paura ha iniziato a serpeggiare tra i clienti e gli eventi in programma sono stati tutti annullati. Subito abbiamo dovuto mettere il personale in ferie. Prima ci è stato ordinato di chiudere alla sera, poi di chiudere definitivamente quando oramai quasi tutti eravamo ovviamente già chiusi. Da allora sono passati giorni e settimane lunghissime. Tutto il Buon Ricordo, al pari dei colleghi della ristorazione italiana, ha aspettato aiuti rapidi e incisivi. Ancora nulla, eccetto una minima dilazione di pagamento delle tasse e contributi. La cassa integrazione per i nostri dipendenti sta arrivando in queste ore. Nessun aiuto diretto da parte dello Stato a livello economico. I nostri colleghi all’estero ci fanno sapere di misure “importanti” prese da governi come la Germania, la Francia, l’Ungheria. Per la ristorazione italiana, così come per la piccola e media impresa, quasi il nulla”.

Da Nando di Mortegliano.

Là di Moret di Udine.

L’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo, poi, continua: “I tempi sono scaduti! Se davvero i nostri locali dovranno rimanere chiusi per un altro mese in queste condizioni sarà un disastro assoluto. Tanti di noi non riapriranno. Una volta tanto, sarebbe stato importante anticipare il problema, non rincorrerlo!”. E ancora: “Noi siamo da 56 anni ottimisti, vogliamo bene alla nostra Italia. Faremo di tutto per non mollare. Ma da soli non possiamo farcela. Lo abbiamo detto in tempi ancora non così drammatici, ma nulla si è mosso. Il nostro è un grido d’allarme che accomuna tutta la Ristorazione Italiana. Il Buon Ricordo grazie alla sua storia pensa di poter rappresentare le migliaia di colleghi sparsi per la penisola. Dateci un minimo di energia. Poi toccherà a noi di rimboccarci le maniche! W l’Italia, W la grande Ristorazione Italiana!”. Ovviamente, non serve aggiungere altre parole!

Alla Luna di Gorizia.

Lokanda Devetak di Savogna.

Ma per concludere soltanto un po’ di storia. Cinquantasei anni d’età, un centinaio di insegne, di cui una decina all’estero: dal 1964 l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio (a quei tempi scarsamente considerata) ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. L’Urbr è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, ristoranti e trattorie associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana. Nel quale tessere prestigiose sono anche quello dei dieci Ristoranti del Buon Ricordo Made in Fvg.

Al Castello di Cividale.

Carnia di Venzone.

I Ristoranti del Buon Ricordo in Fvg

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In copertina, il marchio dei Ristoranti del Buon Ricordo italiani.