Ersa Fvg, su Telegram i consigli per colture e cimice

Ersa Fvg ha attivato un nuovo servizio gratuito che permette a tutti gli utenti che lo desiderino di ricevere, tramite l’applicazione Telegram scaricata su Pc, tablet o smartphone, la notifica di avvenuta pubblicazione sul sito istituzionale www.ersa.fvg.it dei bollettini di produzione integrata e di produzione biologica per le colture più diffuse in regione e di poterne consultare il contenuto attraverso la ricezione del link. Tale iniziativa è volta a “potenziare servizi d’informazione e comunicazione per assicurare la diffusione e l’applicazione della difesa integrata da parte degli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari”, come previsto dal “Piano di azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”. A tal fine Ersa ha attivato, tramite l’applicazione Telegram, i seguenti canali:

Canali dedicati ai bollettini di produzione integrata 

Nome dei canali e Link diretti ai canali

ERSA FVG Bollettini melo difesa integrata https://t.me/ ERSA_melo_IPM
ERSA FVG Bollettini pero difesa integrata https://t.me/ ERSA_pero_IPM
ERSA FVG Bollettini drupacee difesa integrata https://t.me/ ERSA_drupacee_IPM
ERSA FVG Bollettini colture erbacee difesa integrata https://t.me/ ERSA_colture_erbacee_IPM
ERSA FVG Bollettini olivo difesa integrata https://t.me/ ERSA_olivo_IPM
ERSA FVG Bollettini actinidia difesa integrata https://t.me/ERSA_actinidia_IPM
ERSA FVG Bollettini vite difesa integrata https://t.me/ERSA_vite_IPM

Canali dedicati ai bollettini di produzione biologica 

Nome dei canali e Link diretti ai canali

ERSA FVG Bollettini vite produzione biologica https://t.me/ERSA_vite_BIO
ERSA FVG Bollettini melo produzione biologica https://t.me/ERSA_melo_BIO

Ersa, inoltre, ha creato il canale

– Ersa Fvg Cimice marmorata asiatica (link: https://t.me/ERSA_cimice_asiatica)
che consente di ricevere informazioni specifiche riguardanti la problematica in questione.
Seguirà la creazione di ulteriori canali Telegram dedicati ad altre tematiche.

COME FUNZIONANO I CANALI TELEGRAM

Telegram è un’applicazione di messaggistica istantanea gratuita utilizzabile da smartphone, tablet o PC connessi ad internet. I canali Telegram sono delle chat a cui possono unirsi migliaia di utenti.
I canali Ersa sono stati creati al fine di trasmettere comunicazioni in maniera unidirezionale (da Ersa ai membri del canale) senza dover conoscere o richiedere il numero di telefono ai partecipanti, inoltre i messaggi vengono inviati in modalità broadcast, quindi senza possibilità per i singoli utenti di vedere o controllare i contatti altrui.
L’iscrizione ad uno o più canali Ersa da parte dell’utente va effettuata previa visione dell’informativa sul trattamento dei dati personali, ai sensi del GDPR 679/2016 e D. Lgs 196/03, disponibile al link:
http://www.ersa.fvg.it/export/sites/ersa/aziende/in-formazione/Avvisi- Comunicazioni/Allegati_avvisi_comunicazioni/telegram_informativa-privacy.pdf

MODALITÀ DI ISCRIZIONE AL SERVIZIO

  1. Installare l’applicazione Telegram attraverso il negozio on-line delle applicazioni del proprio

smatphone o tablet oppure utilizzando i seguenti link: Link telegram per IOS (Apple) https://apps.apple.com/it/app/telegram-messenger/id686449807 Link telegram per Google Play (Android) https://play.google.com/store/apps/details?id=org.telegram.messenger&hl=it È possibile scaricare l’applicazione anche da PC al link: https://desktop.telegram.org/ 2. Accedere e registrarsi con il proprio numero di telefono; 3. Cliccare sul link diretto ai canali che si desidera seguire (vedi tabelle) e, una volta aperta la schermata del canale, scegliere “unisciti”. In alternativa è possibile ricercare il nome del canale desiderato (vedi tabelle) attraverso il motore di ricerca (lente di ingrandimento in alto a destra nella schermata iniziale di Telegram), entrare nel canale e cliccare su “unisciti”.

MODALITA’ DI DISISCRIZIONE DAL SERVIZIO

Entrare nel canale e selezionare nel menu in alto a destra l’opzione “lascia il canale”.

Per informazioni e segnalazioni sul servizio rivolgersi a: Gaia Dorigo – tel.: 0432 529282, e-mail: gaia.dorigo@ersa.fvg.it Luca Benvenuto – tel.: 0434 529249, e-mail: luca.benvenuto@ersa.fvg.it

Omaggio alla cucina di Gianni Cosetti “cantore” della Carnia

di Giuseppe Longo

Se c’è un cuoco che ha scritto una indelebile pagina nella storia della cucina friulana, e prima ancora carnica, non ci sono dubbi: è Gianni Cosetti, anima per tanti anni del mitico “Roma” di Tolmezzo, dove per Luigi Veronelli – grande amico del Friuli – i suoi menù erano «immensi, inarrivabili, superiori». Per l’indimenticabile giornalista enogastronomico, Cosetti era «il cuoco più moderno che l’Italia abbia mai avuto, perché ha intuito primo fra tutti il valore assoluto delle sue erbe, dei suoi funghi, dei prodotti delle sue malghe». Nato a Villa Santina nel 1939 e spentosi, ancora in giovane età, nella cittadina che, appunto, l’ha visto dare il meglio di sè, aveva infatti capito l’importanza di rimanere legato alla sua montagna, ai suoi prodotti, alle sue tradizioni. Lo spiega lui stesso nel bellissimo libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che già nel titolo riassume il senso della sua missione tra i fornelli: al passato, sempre portatore di saggezza, innestare la fantasia e lo spirito di iniziativa che in uno chef che si rispetti non devono mai mancare. «Anche per me, l'”orso” di Carnia, sono d’obbligo – scriveva lo stesso Gianni Cosetti – alcune righe di prefazione per presentare questo libro che non vuol essere un trattato di cucina ma una raccolta di ricette della mia terra. Ognuna di queste trova le sue origini nell’ingegnosa cucina delle donne carniche di un tempo che, facendo di necessità virtù, riuscivano con amore e fantasia ad inventare numerose pietanze nonostante la scarsa varietà degli ingredienti di base. Solo grazie all’insostituibile aiuto e sostegno da parte di tutta la mia famiglia sono però riuscito, dai numerosi appunti raccolti disordinatamente negli ultimi 20 anni, a giungere alla stesura di questa raccolta».
Ebbene, proprio attingendo a questo prezioso volume, vi proporremo di volta in volta un piatto nella settimanale rubrica enogastronomica “La ricetta del sabato” che riprenderà il 4 aprile prossimo. Il libro fu pubblicato da Gianni Cosetti nel 2000, appena un anno prima della sua prematura, dolorosa scomparsa: lo dedicò alla mamma Gabriella, fonte di tanti insegnamenti, estendendo, nel contempo, “un ringraziamento particolare al mio collaboratore Daniele Cortiula e alle mie figlie Gabriella, Anna, Silvia”. Alla stampa provvide l’Editrice Leonardo di Pasian di Prato in collaborazione con l’allora Camera di Commercio di Udine, nell’ambito della sua iniziativa promozionale Made in Friuli, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi. Il progetto grafico è di Federica Plazzotta e l’immagine di copertina è di Raffaele Larice. Vi sono pubblicate anche tre splendide fotografie di Ulderica Da Pozzo, impareggiabile con il suo obiettivo nel descrivere la sua Carnia.
Una proposta, quindi, che vuole essere sì un omaggio a Gianni Cosetti alla vigilia del ventesimo anniversario della morte, ma anche alla sua terra, difficile ma indubbiamente affascinante. Cominceremo con un piatto fra i più famosi e imitati, il “Toc’ in braide”, per continuare, settimanalmente o quasi, con le ricette più attinenti al momento stagionale, ripescandoli fra antipasti, primi, secondi, verdure, salse e dolci. Un vero peccato che non tutti siano accompagnati da una foto, ma in questi casi lasceremo libertà alla immaginazione dei lettori.
Tutte ricette, insomma, che attingono a quella fonte inesauribile di aromi e sapori che è la «cucina carnica, la sola che gli piacesse – scriveva Gianni Mura, che ci ha lasciato appena una settimana fa -, che gli uscisse da dentro, dai ricordi d’infanzia, dalle facce di casa”». «Il nostro “cuocosauro” – così simpaticamente lo chiamava il grande giornalista – rifiuta il progresso delle microonde e le seduzioni degli astici e dei branzini: solo fuochi di legna, solo ingredienti del posto. La cucina carnica è povera per definizione e antica fame, ma ricca nei sapori che il formaggio affumicato sottolinea, le erbe di campo ingentiliscono». Caratteristiche sulle quali era d’accordo lo stesso Veronelli. Della Carnia infatti diceva: «… mi conquista, mi affascina, mi assorbe la sua cucina. Una cucina maschia, lineare, senza tentennamenti da che si misura sulla fiamma odorosa dei legni e sui frutti senza mediazione, carichi di millenari afrori e sapori, della terra alpina, difficile sino ad asprezza». Concludendo con un elogio a Cosetti: «Gianni ha percorso strada via strada, sentiero per sentiero, pietra per pietra, alla ricerca e alla raccolta prima, poi alla catalogazione e alla stesura della ricetta dell’immenso patrinonio cucinario della sua terra». E, allora, arrivederci con “La ricetta del sabato” del 4 aprile. Con Gianni Cosetti vi insegneremo a fare il suo “Toc’ in braide”.

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In copertina, Gianni Cosetti e qui sopra il suo “Toc’ in braide”.

E’ tempo di lavori anche nell’orto: via libera da Roma

di Gi Elle

Da una settimana è ormai primavera per cui ci addentriamo sempre più, anche per quanto riguarda l’orticoltura di casa, nel periodo classico delle semine e dei trapianti. E, a tale riguardo, in considerazione dell’emergenza da Coronavirus, La Regione aveva chiesto al ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali “chiarimenti in merito al Dpcm 11 marzo 2020 relativo alle restrizioni in tema di mobilità personale”. ricordando che “tali limitazioni non coinvolgono il settore agricolo specializzato, ma agiscono sull’acquisto dei prodotti necessari all’attività di coltivazione dell’orto familiare in forma non professionale”.

Stefano Zannier

“Il Governo ha riposto positivamente al chiarimento sul Dpcm del 22 marzo posto dalla Regione, confermando che è consentita l’attività di produzione e commercializzazione di prodotti agricoli. Ciò permette quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso e fertilizzanti. Si tratta di una puntualizzazione importante per le imprese del Friuli Venezia Giulia operanti in quel settore, per la quale l’Amministrazione regionale esprime la propria soddisfazione”, ha dichiarato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, evidenziando che il provvedimento del Governo ammette espressamente la produzione, il trasporto e la commercializzazione di prodotti agricoli. Tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato al Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali” (codice Ateco 0.1.), per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione. “In base a quanto riportato anche tra le Faq del Governo – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – è quindi consentita l’apertura dei punti vendita di tali prodotti. L’attività dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore, per evitare la diffusione del Coronavirus”.
Il quesito era stato posto dallo stesso assessore Zannier, evidenziando che “con particolare riferimento alla produzione e commercializzazione di piantine da orto non possiamo permetterci che tali restrizioni comportino una rilevante perdita economica per le imprese regionali coinvolte, sia per il prodotto invenduto, per cui è bene ricordare è iniziato il periodo di maggior domanda, sia per la compromissione dei cicli colturali successivi. Inoltre, paradossalmente la grande distribuzione sembrerebbe poter commercializzare questi prodotti”. Il responsabile del settore primario aveva quindi rimarcato che “la Regione vuole sapere se l’attività di coltivazione dell’orto familiare possa considerarsi attività agricola ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile e, in tal senso, se lo spostamento per raggiungere il punto vendita del materiale vegetale destinato alla coltivazione, anche da parte di soggetto non esercente l’agricoltura in forma professionale, sia consentito ovvero se in alternativa sia permessa la consegna a domicilio“.

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In copertina, pomodori coltivati in un orto non professionale in Friuli.

 

A Valvasone il pane è veicolo di sicurezza e di solidarietà

di Gi Elle

Quando anche un sacchetto di pane può diventare un veicolo di amicizia e solidarietà, oltre che di sicurezza, in tempi difficili come questi che, ahinoi, stiamo vivendo a causa del dilagare di Coronavirus. Un kit di emergenza, con guanti monouso e mascherine di carta, viene infatti donato ai clienti del Panificio Cocetta di Valvasone per affrontare la preoccupante crisi sanitaria in atto. È questa la risposta originale, solidale e di tutela della propria comunità da parte di Sara e Nevio Bianchet, i titolari dell’antico panificio con sede in via Roma – nella cittadina medioevale, uno dei Borghi più belli d’Italia, famoso per la rievocazione storica settembrina -, i quali si sono da subito impegnati anche nel garantire le consegne a domicilio gratuite a Valvasone, Arzene e San Martino al Tagliamento per aiutare, in particolare, gli anziani e le persone con più fragilità.

Nevio Bianchet con il kit e Sara.

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“Abbiamo pensato di regalare a tutti i nostri clienti che ordinano la consegna del pane a domicilio – ha spiegato Sara Cocetta – un kit di emergenza che contiene una mascherina protettiva di carta (le uniche che siamo riusciti a trovare dai nostri fornitori) e un paio di guanti usa e getta, così se devono uscire di casa possono farlo con un po’ più di protezione visto anche l’irreperibilità di questi dispositivi di sicurezza”. Nel kit si potrà trovare anche il modulo di autocertificazione – che peraltro continua a cambiare – per gli spostamenti già pronto e stampato. “Ci rendiamo conto che molte persone – ha aggiunto infatti la signora titolare – non hanno una stampante a casa, in particolare le persone anziane, quindi abbiamo pensato subito di mettere a disposizione in negozio un plico di stampe aggiornate per chi ne avesse bisogno. E anche chi richiede la consegna a domicilio, potrà ricevere la fotocopia del modello già stampata insieme al kit di emergenza”.
Fino a ieri, il Panificio Cocetta aveva consegnato, con il pane, oltre 35 kit di emergenza. “Certi che ognuno nel suo piccolo possa contribuire ad aiutare gli altri, continueremo a fornire i nostri kit. Inoltre – ha aggiunto Sara – stiamo stilando una lista di prodotti alimentari che potremmo consegnare a domicilio assieme al pane. La nostra prima volontà è quella di aiutare i nostri concittadini, per questo le consegne saranno gratuite”. Le consegne a domicilio avvengono su prenotazione il giorno prima e vengono effettuate in mattinata nei giorni: lunedì, mercoledì, venerdì e sabato, telefonando al numero 3288872040.
Il Panificio Cocetta propone pane e dolci con materie prime tipiche del territorio, recuperando anche antiche ricette come il pane del Mezzadro. L’attuale sede venne inaugurata nel 1961 e ha nel forno alimentato a legna il suo cuore pulsante. Da allora, il Panificio Cocetta produce pane ma anche dolci tradizionali, come la colomba per le ormai imminenti festività pasquali.

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In copertina il pane prodotto e qui sopra il fornaio al lavoro.

L’irrigazione antibrina per la difesa dei frutteti dal gelo

di Giuseppe Longo

Parlando dei danni provocati ai frutteti della pianura friulana, ieri abbiamo fatto cenno (nel precedente articolo)  alla strategica possibilità di difesa degli impianti produttivi mediante l’irrigazione antibrina. Un metodo rivoluzionario per l’epoca in cui fu introdotto, ma che ormai fa parte delle razionali pratiche agronomiche che vengono adottate al fine di preservare dai freddi tardivi le colture pregiate. Una tecnica che, per esempio, in Trentino Alto Adige è molto diffusa, ma che da tempo è applicata con successo anche a salvaguardia di una significativa parte della frutticoltura del Friuli Venezia Giulia. Come nel caso dell’azienda melicola “Pomis” di Peter Larcher, a Chiasiellis di Mortegliano, della quale pubblichiamo alcune emblematiche immagini.

La difesa antibrina all’azienda Pomis.

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Ma come funziona e su quale principio agisce l’irrigazione antibrina? Osservavamo, sempre ieri, che vedere gemme e fiori ricoperti di ghiaccio, il mattino che segue l’intervento di protezione, farebbe pensare a una devastazione totale dei frutteti. Invece no: l’acqua, solidificandosi, “cede calore” e mantiene la pianta a zero gradi, impedendo che venga danneggiata da temperature inferiori, come appunto quelle dell’altra notte che sono scese, come riferito, a -4. Per spiegare meglio questo metodo di difesa, ricorriamo a un ampio articolo pubblicato da “Frutticoltura Iasma Notizie” – Notiziario del Centro per l’assistenza tecnica dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, nel quale si esordisce ricordando che “il pericolo delle gelate tardive primaverili per gli impianti frutticoli diffusi in Trentino è molto frequente, in particolare nelle zone del fondovalle. Il periodo di maggior rischio va da metà marzo a metà maggio, a seconda della comparsa delle gelate in concomitanza delle fasi fenologiche più sensibili (dai mazzetti affioranti fino all’allegagione). I danni dovuti alle gelate vanno da uno scadimento qualitativo dei frutti (rugginosità accentuata o deformazione delle mele), fino alla perdita totale o parziale della produzione”. Per cui, “il metodo di difesa più sicuro in uso nelle nostre aziende per proteggere i frutteti dalle gelate tardive si attua con l’irrigazione antibrina, un sistema che sfrutta il passaggio di stato dell’acqua da liquida a solida (ghiaccio) come fonte di produzione di calore (processo esotermico)”.

Lo schema del procedimento antibrina. (Iasma)

“Per poter essere efficace – si legge ancora nell’autorevole nota tecnica – l’irrigazione antibrina deve essere attivata prima che la temperatura ambientale provochi il congelamento dei succhi cellulari ed i conseguenti danni ai tessuti, visibili dopo il loro scongelamento. Va poi considerato che all’inizio dell’irrigazione antibrina si verifica un ulteriore abbassamento di temperatura per l’evaporazione dell’acqua distribuita.
La temperatura di attivazione dell’impianto va quindi individuata osservando il termometro a bulbo bagnato e varia in funzione dello stadio fenologico delle piante. Per avere la migliore efficacia del sistema di protezione dalle gelate anche nelle situazioni limite di temperatura vanno rispettate sia alcune caratteristiche tecniche degli impianti distributivi, sia il loro corretto utilizzo”.
“Sinteticamente – prosegue l’interessante articolo dello storico Istituto san michelino – si possono qui riassumere:
• sesti ideali degli irrigatori: 16 m x 18 m;
• irrigatori con velocità di rotazione pari almeno a 1,5 giri al minuto;
• pioggia d’irrigazione consigliata: 3,5-4 mm/h;
• evitare l’azionamento dell’impianto in presenza di vento (velocità del vento superiore a 2 m/s); il vento aumenta l’evaporazione dell’acqua appena distribuita raffreddando l’ambiente, compromette la distribuzione regolare dell’aspersione, rimescola gli strati d’aria nelle gelate da irraggiamento;
• in situazioni di presenza di vento è necessario prestare particolare attenzione per essere pronti ad avviare l’impianto qualora il vento dovesse cessare improvvisamente, dando luogo ad un repentino abbassamento termico;
• osservare costantemente l’avanzamento degli stadi vegetativi;
• per cultivar molto sensibili alle gelate (es. Red Delicious, Braeburn) prestare molta attenzione all’azionamento tempestivo dell’impianto;
• è opportuno cessare l’irrigazione solo quando al mattino la temperatura inizierà a salire sopra lo zero.
Al fine di non trovarsi impreparati nel momento dell’utilizzo degli impianti antibrina si raccomandano alcune operazioni preliminari:
controllare per tempo l’impianto di irrigazione;
• verificare il livello dell’acqua nel pozzo;
• controllare il motore e la sua funzionalità;
• verificare la pressione di esercizio e che non vi siano perdite di carico (rotture di tubazioni a seguito di reimpianti);
• controllare i filtri ed il corretto funzionamento degli irrigatori;
• controllare che i termometri siano efficienti e verificare costantemente il livello dell’acqua nel recipiente per il bulbo bagnato”.
I cambiamenti climatici in atto anche in Friuli Venezia Giulia impongono, quindi, una riflessione sui metodi di difesa dalle avversità atmosferiche più dannose. E uno di questi riguarda appunto quello dell’irrigazione antibrina. Le aziende che l’hanno adottata, come appunto la Pomis, sono testimoni della sua efficacia.

Mele danneggiate dal gelo. (Iasma)

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In copertina, giovani germogli di melo protetti dall’antibrina come apparivano martedì mattina all’azienda Pomis di Mortegliano.

Ondata di gelo sui frutteti Fvg. Ma le viti sembrano salve

di Giuseppe Longo

Tutti hanno ancora bene impressa nella memoria, come uno fra i più brutti episodi recenti, la gravissima gelata notturna del 21 aprile di tre anni fa, quando ci fu una devastazione di vigneti ma anche di frutteti di tutto il Friuli Venezia Giulia, con produzioni in certi casi quasi annientate. In quella occasione, si era trattato di uno dei fenomeni più tardivi che si ricordino. Ma purtroppo queste avversità sono ricorrenti in primavera, tanto che è evidente la necessità, da parte degli agricoltori, di premunirsi dotandosi dove è possibile di moderni ed efficaci accorgimenti, come gli impianti antibrina.
In questi giorni siamo in anticipo di circa un mese rispetto a quell’infausta data del 2017, ma l’annunciato arrivo di correnti siberiane – ovviamente gelide! – ha bruscamente interrotto una primavera che ormai stava viaggiando spedita, con il termometro a ben oltre i venti gradi nelle ore più calde. Così, tra il 23 e il 24 marzo l’abbassamento della temperatura è stato molto consistente, spingendosi fino a 4 gradi sotto lo zero. Cosa che non pare essersi ripetuta, perlomeno in modo così accentuato, questa notte, visto il rialzo delle minime che l’Osmer Fvg prevede si mantenga sempre più evidente anche nei prossimi giorni.
Tutto da copione, insomma. Un inverno troppo mite – il contrario di quello che auspicavamo per potere ripulire le campagne da almeno un po’ di cimici, molte delle quali abbiamo visto rifugiate nelle nostre case anche in tutti questi mesi “freddi” – ha fatto strada a una primavera che ha esordito con il “botto” al contrario, cioè con un vero e proprio tonfo della temperatura che nella pianura friulana si è abbattuta sui frutteti (melo, pero, pesco, kiwi) con danni che si annunciano già molto pesanti in quelli non protetti dall’irrigazione antibrina, visto l’avvio della fioritura  che è stato favorito dalle calde giornate di metà marzo. Ma non dovrebbero, almeno così si spera, registrarsi gravi conseguenze sulla vite, non essendo ancora un vistoso germogliamento neppure nelle varietà più precoci. E’ infatti appena terminata pressoché ovunque la potatura invernale e dai tralci tagliati e piegati comincia a sgorgare la linfa che la ripresa vegetativa mette in movimento, tanto che questo periodo è conosciuto come quello del “pianto”.
Come dire, che non ci lasciamo mancare proprio nulla in questo sfortunato periodo. L’ancora giovane anno bisestile si sta manifestando proprio alla grande, con un virus implacabile, terremoti oltre confine e avversità atmosferiche: c’è ancora qualcuno che non crede al proverbio friulano “An bisest nuje di sest!” (anno bisesto nulla di sesto)? Per cui c’è da sperare, almeno per quanto riguarda le campagne più esposte, che non si ripetano episodi avversi come quello della gelata che si è appena abbattuta. Ma il pericolo, almeno fino a Pasqua (12 aprile), incombe, per cui occhio alle previsioni meteo. E alle prime avvisaglie chi può non ha che da premere il pulsante degli irrigatori notturni, i cui effetti offrono al mattino immagini che indurrebbero a temere una vera e propria distruzione. Invece quegli “involucri di ghiaccio” proteggono con efficacia le gemme e i fiori già sbocciati che ci daranno la nuova produzione.

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In copertina e qui sopra viti devastate dalla gelata del 21 aprile 2017 nella zona di Nimis, sui Colli orientali del Friuli.

Anche il Vinitaly cede al Coronavirus: nel 2021 come chiesto dal Fvg

di Giuseppe Longo

Alla fine anche il Vinitaly ha dovuto cedere al Coronavirus. E così, come la generalità degli appuntamenti fieristici programmati per questi mesi, il prestigioso Salone enologico è stato rinviato al prossimo anno, quando celebrerà la 54ª edizione. Quindi, non più a metà giugno, come era nelle ottimistiche previsioni dell’Ente Fiera di Verona, bensì alla classica data di aprile, però del 2021. Una decisione evidentemente sofferta, ma che viene incontro alla pioggia – anzi un vero e proprio diluvio! – di richieste arrivate nella città scaligera da ogni parte d’Italia. E, come è noto, pure dalla nostra regione, dove prima a chiedere l’annullamento della manifestazione era stata Confagricoltura Fvg, seguita dai Consorzi Doc e Docg, in considerazione anche del fatto che già metà aziende dello stand collettivo Ersa si erano già ritirate. Tutti, infatti, avevano ritenuto troppo tardiva la data di giugno, non solo per i vigneti ormai in piena vegetazione, ma anche per la dubbia efficacia di un investimento promozionale così importante nel mezzo di una congiuntura ormai planetaria, che si è abbattuta come un uragano anche sul mondo del vino. Per la prima volta, dunque, nella propria storia, “anche Vinitaly – sottolinea amaramente Veronafiere in un comunicato – dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati”.
Per il direttore generale, Giovanni Mantovani: «Il post-emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno. Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa ieri dal Cda del Gruppo Veronafiere – riunitosi in convocazione straordinaria – d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative, e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.
«Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato oggi in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha aggiunto – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le Pmi europee».

«Se fino a qualche giorno fa, il rinvio a giugno poteva essere, in parte, condivisibile, con le disposizioni sulle nuove restrizioni conseguenti alla grave infezione del Covid-19, ora non lo è più. I tempi per uscire dalla pandemia si complicano e si allungano, quindi Confagricoltura chiede il rinvio dell’edizione annuale della Fiera al 2021 – aveva affermato infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina -. I motivi sono molteplici. In primis, quello che ci spinge a formulare la richiesta è basato dalla necessità di tutelare i vignaioli. Partecipare a questo importante evento, infatti, richiede molte risorse economiche che dovrebbero essere finalizzate a un certo successo di vendite da realizzare a Verona. In queste condizioni, contrariamente a quanto sostenuto da altri, probabilmente, ciò non è più possibile e, dunque, la dispendiosa partecipazione si tramuterebbe in un’ulteriore perdita economica in un momento così complicato e difficile per tutte le nostre aziende».

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In copertina e all’interno immagini del megastand  Ersa al Vinitaly 2019.

(Foto Regione Fvg)

Ermacora: “L’agricoltura non si può fermare, comprate prodotti Fvg”

Da tre giorni è primavera e anche in Friuli Venezia Giulia le operazioni di semina sono ai nastri di partenza. Le aziende agricole si preparano, insomma, a tornare nei campi, motori di un’attività che non può permettersi blocchi, neanche in tempi di emergenza Coronavirus. Anzi, i mezzi tecnici di proprietà degli agricoltori promettono oggi di diventare doppiamente strategici. Tanto nei campi, quanto per strada. Con grande senso civico e di responsabilità, le imprese si sono infatti messe a disposizione delle autorità, a partire dai Comuni, per effettuare le necessarie opere di disinfezione del territorio utilizzando allo scopo le proprie attrezzature di irrorazione.

Dario Ermacora

Agricoltura e allevamento vanno dunque avanti e, nel contempo, prosegue la propria attività anche il Consorzio agrario Fvg, la più grande “impresa” regionale del settore. Con oltre 220 dipendenti e 2.200 soci, l’azienda di Basiliano continua con determinazione a lavorare per le imprese fornendo loro tutto ciò di cui necessitano: dai seminativi all’assistenza tecnica. “In questo momento di grande difficoltà – afferma il presidente Dario Ermacora – l’agricoltura non può fermarsi e noi con essa. Dobbiamo andare avanti e continuare a offrire alle imprese, tanto agricole quanto zootecniche, il nostro supporto e contribuire affinché non si interrompa il fondamentale flusso agroalimentare”. Naturalmente, nel pieno rispetto delle disposizioni previste dal protocollo del governo sul contenimento del virus nei luoghi di lavoro: dalla sanificazione di uffici e punti vendita alle distanze minime da tenere tra dipendenti, lavoratori ai quali va la riconoscenza della governance, dello stesso presidente Ermacora e del direttore Elsa Bigai: “Grazie per l’impegno e il senso di responsabilità con cui stanno affrontando la situazione”. Nel pacchetto di misure straordinarie attivate dal Consorzio figurano anche la consulenza telefonica e le consegne a domicilio, così da ridurre al minimo i contatti tra lavoratori e clienti

“Ci auguriamo che il periodo di difficoltà passi presto – conclude il presidente Ermacora –. Speriamo che si riveli almeno un’occasione per rivalutare i prodotti locali che oggi soffrono la concorrenza di quelli che arrivano da fuori e soprattutto che si guardi finalmente all’agricoltura come a un settore strategico quale è a tutti gli effetti, ma che troppo spesso in questi ultimi anni è invece stato trascurato”. Insomma, un appello a tener conto della qualità del Made in Fvg, privilegiandolo negli acquisti così da dare una boccata d’ossigeno alle aziende che lo producono.

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In copertina e qui sopra è il momento delle lavorazioni nei terreni.

Crisi sempre più grave per la zootecnia: ecco come salvare le stalle

Zootecnia friulana sempre più in allarme a causa di Coronavirus. L’importante settore produttivo rischia, infatti, di pagare un prezzo molto alto all’emergenza Covid-19 che da giorni sta mettendo a dura prova le stalle. L’Associazione allevatori Fvg invoca, pertanto, misure urgenti. “E’ necessario che vengano adottati al più presto accorgimenti utilia garantire la tenuta di un settore che è già in crisi di suo e che rischia di pagare un prezzo altissimo a questa situazione. La frenata del consumo di latte e di carne rischia di tradursi nell’ennesima emorragia di stalle”, denuncia il presidente, Renzo Livoni, assieme al direttore Andrea Lugo, che aggiunge: “Tutti devono fare la propria parte, trasformatori, Gdo, sistema del credito, solo così potremo riuscire ad assorbire il pesante contraccolpo in arrivo. Il solito giochetto che l’ultimo paga per tutti, e l’ultimo in passato è stato proprio il mondo zootecnico, questa volta rischia di trascinarsi dietro anche altri settori se, come vuole lo slogan di questa emergenza, non restiamo uniti”. In questa partita, le istituzioni sono chiamate a uno sforzo ulteriore. Dall’Ue al Governo passando per l’amministrazione regionale e in particolare l’assessore alle Risorse agricole, Stefano Zannier, al quale Livoni e Lugo hanno suggerito alcune possibili misure da mettere in campo a sostegno del settore.

Si teme per il latte.

TENUTA DEL PREZZO. “E’ necessario trasmettere messaggi rassicuranti ai nostri allevatori in merito ad una stabilità del prezzo dei prodotti della zootecnia”, afferma Lugo. L’associazione chiede alla Regione di attivarsi per evitare un crollo del prezzo del latte come pure della carne, mettendo in atto un’azione concreta al fine di mantenere la quotazione attuale. Che nel caso del latte attualmente è mediamente di circa 0,38 euro per litro alla stalla. “Le azioni intraprese dal governo, tutte condivisibili e necessarie, hanno purtroppo portato ad una riduzione dei consumi soprattutto per il blocco delle attività di ristorazione – sottolinea il direttore -, questo fa sì che già ora qualcuno pensa di speculare minacciando riduzioni di prezzo dei prodotti della zootecnia e/o dei volumi di ritiro degli stessi”. E’ invece necessario mantenere l’attuale livello dei prezzi alla stalla o prevedere delle forme di compensazione per gli allevatori se effettivamente la collocazione sul mercato dei prodotti della zootecnia dovesse risultare momentaneamente compromessa.

STOP IMPORTAZIONI. Altrettanto importante per fronteggiare il contraccolpo dell’emergenza sulle stalle sarà la gestione delle importazioni di prodotti e materie prime dall’estero. L’associazione allevatori Fvg si unisce al coro di quanti domandano di fermare temporaneamente l’ingresso di latte e carne dal confine. “Almeno per 2, 3 mesi chiediamo di sospendere le importazioni ‘riservandoci’ così il mercato interno”, spiega Lugo, il quale teme che un’analoga disposizione venga presto affrontata da altri Stati Ue non appena si troveranno a loro volta alle prese con l’emergenza da Codiv-19. “A quel punto – aggiunge il direttore – ci troveremmo doppiamente penalizzati”.

SOSTEGNI DIRETTI. In alternativa, l’Aafvg chiede alla Regione di sollecitare il Governo affinché dia corpo a sostegni diretti agli allevatori, calcolati magari sull’effettivo eventuale calo di produzione conseguente al mancato ritiro del prodotto. Quanto alla sospensione delle rate dei mutui, a parere dell’associazione è una misura insufficiente. La richiesta è di fare slittare le rate: “Se ad esempio ho in essere un mutuo che termina il 31.12.2025 questo dovrà essere slittato e terminare il 30.06.2026 se non addirittura il 31.12.2026, in modo che nel 2020 io sia libero da questo peso”.

PRO FUTURO. Guarda avanti l’Associazione allevatori. A quando l’emergenza sanitaria sarà finalmente alle spalle, ma sul campo resteranno i danni di quella economica. Un contributo alla ripartenza potrà venire dagli investimenti. A questo proposito, l’associazione suggerisce per il regime degli aiuti “de minimis” che il limite sia portato da 3 a 2 anni, sia per quelli concessi in conto capitale che per quelli in conto interessi. “Questo – conclude Lugo – consentirebbe di liberare prima altre risorse destinate ad investimenti aziendali per ripartire con più forza. Si tratta in questo caso di una norma di derivazione Ue, che chiediamo di modificare a costo zero e applicarla il più velocemente possibile”.

Lattiero-caseario in difficoltà.

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In copertina, capi di Pezzata rossa, pregiata razza italiana.

Agricoltura e pesca in difficoltà: è urgente intervenire

Proroghe dei termini di pagamento, anticipi finanziari su canali ordinari, costituzione di fondi specifici e in generale accesso a una maggiore liquidità: sono questi alcuni dei provvedimenti urgenti richiesti al Governo per il comparto agricolo e della pesca da parte dell‘assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier. Lo ha comunicato lo stesso assessore nel corso della riunione, tenutasi in videoconferenza, con tutti i rappresentanti regionali delle categorie di comparto. Un tavolo tecnico – riferisce una nota Arc – voluto da Zannier e riunito settimanalmente per raccogliere e condividere informazioni sulla crisi del settore agricolo e ittico determinata dalla pandemia per il Covid-19.

“Ho informato il tavolo di crisi di tutte le interlocuzioni avute con il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali e con le altre Regioni per la condivisione dei provvedimenti e delle proposte da avanzare al Governo” ha informato Zannier, specificando che “in generale, raccogliendo le istanze provenienti dalle imprese, abbiamo avanzato una forte richiesta di liquidità che non trova adeguata copertura nei provvedimenti nazionali”. L’esponente della Giunta Fedriga si è anche fatto portatore di una richiesta specifica per il settore lattiero-caseario: “Ho sollecitato il ministro alla Salute a fornirci i dati del latte estero conferito in regione e lavorato da trasformatori del Friuli Venezia Giulia; avere un quadro dettagliato dei conferimenti dall’estero, pur utilizzando questi dati strettamente nell’ambito dell’attività interna alla regione, ci consentirebbe di attuare politiche per favorire, in questo particolare momento, l’utilizzo di latte di produzione regionale”.

È stata, inoltre, richiesta l’istituzione di un fondo specifico per la filiera florovivaista o quanto meno la previsione di protocolli di attività che consentano alle aziende di questo specifico settore di continuare a lavorare. Zannier ha infine confermato la disponibilità della Commissione europea ad avviare una rimodulazione dell’Organizzazione comune del mercato (Ocm), ovvero della regolamentazione unica dell’Unione europea che disciplina il comparto, definendo sia le norme di produzione che i contributi a fondo perduto assegnati alle aziende. Un tavolo tecnico tra Regioni e Ministero è stato avviato per fare una sintesi delle proposte da portare in Commissione, con particolare riguardo all’Ocm vino.

Coltura di soia in Friuli.

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In copertina, ecco due pescatori al lavoro nel porto di Grado.