Macché grilli o carne finta! “Asparagus” ci tiene legati alle eccellenze del Friuli

di Giuseppe Longo

UDINE – «In tempi in cui sentiamo quotidianamente parlare di cibi sintetici, è un onore sostenere una manifestazione come “Asparagus”, che fonda la sua storia nella tradizione, nella naturalità della produzione della nostra terra, e che la valorizza. Al Ducato dei vini va dunque il nostro plauso, per la qualità che ripropone di edizione in edizione, promuovendo una delle eccellenze del territorio elaborate con creatività dai migliori chef». Sono le parole con cui Giovanni Da Pozzo, presidente della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, ha suggellato, ieri mattina in sala Valduga, l’incontro per la presentazione della nuova edizione, la 23ma, di “Asparagus”, la fortunata manifestazione enogastronomica promossa e organizzata dallo stesso sodalizio della vite e del vino, appunto, con il sostegno dell’ente camerale, della Fondazione Friuli e del marchio Io sono Friuli Venezia Giulia. Quindi niente grilli o insetti vari, e tanto meno carne sintetica, finta o “coltivata” che dir si voglia – peraltro vietata in Italia -, ma grande desiderio di rimanere saldamente ancorati alle eccellenze della nostra tradizione agroalimentare. E una di queste è proprio l’asparago friulano – bianco o verde, a seconda delle preferenze – dalle tante virtù organolettiche e nutrizionali.

Alessandro Salvin e Giovanni Da Pozzo.


A Da Pozzo ha fatto eco il duca Alessandro I, il quale, richiamandosi brevemente alla storia della manifestazione (dapprima biennale), ha subito detto che nei nove ristoranti del circuito piatto comune per tutti «sarà il classico, ma sempre di grande fascino e incomparabile gusto, “asparagi e uova”. Lasciamo poi alla fantasia degli chef declinare gli altri piatti nei vari e ricchi menù, che avranno sempre come denominatore comune l’asparago, sia esso il celebre e imponente bianco o il verde, che i vari produttori friulani ormai sparsi nelle aree dell’intera regione non mancheranno di fornire». E i vini? Quelli in abbinamento saranno ovviamente i grandi bianchi del Vigneto Fvg «lasciando però anche spazio – ha precisato il leader del Ducato, al secolo Alessandro Salvin – a qualche rosso in cerca di avventure». E uno di questi potrebbe essere lo Schioppettino di Prepotto o di Cialla, ipotesi che ha subito affascinato Mariaclara Forti, sindaco del piccolo Comune in riva al Judrio, presente all’incontro e sempre in prima linea per la valorizzazione dei prodotti della prestigiosa sottozona dei Colli orientali del Friuli.
Questa edizione di “Asparagus” avrà la novità di tre nuovi ristoranti inseriti nel tradizionale circuito per gourmet e sommelier: Hostaria alla Tavernetta di Udine, Eataly a Trieste e Il Pedrocchino di Sacile, che si vanno ad aggiungere agli storici ristoranti, appunto, Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano, La Dinette a Grado e Da Toni a Gradiscutta di Varmo: un applauso affettuoso è andato a Elisabetta Morassutti che ha deciso di portare avanti la storica attività nel ricordo del padre Aldo, scomparso lo scorso anno. «Manca ancora – ha fatto osservare Salvin – la montagna, ma è una lacuna che cercheremo di colmare fin dalla prossima edizione».

Asparagi bianchi…

… e verdi.

“Asparagus 2023” prenderà, dunque, il via il 14 aprile prossimo al ristorante Al Grop di Tavagnacco. Fu proprio in questo rinomato locale, all’ombra del campanile, che tutto cominciò nel lontano 1981, mettendo a frutto una felice idea degli indimenticabili Elio Del Fabbro e Isi Benini, giornalista il secondo con la passione innata dell’enogastronomia e strenuo difensore delle peculiarità del Friuli (ricordate la bellissima rivista “Il Vino”?). Andrà in scena uno speciale evento a tavola come quelli che seguiranno nei venerdì consecutivi fino al 2 giugno in cui si svilupperà il sicuramente coinvolgente percorso gastronomico-culturale.
Questo, pertanto, il calendario dopo la serata inaugurale di Tavagnacco, la “capitale” storica dell’asparago bianco friulano: 21 aprile – Là di Moret Udine; 28 aprile – Lokanda Devetak San Michele del Carso; 5 maggio – Da Nando Mortegliano; 12 maggio – Eataly Trieste; 19 maggio – La Dinette Grado; 26 maggio – Da Toni Gradiscutta di Varmo; 2 giugno – Hostaria alla Tavernetta Udine, in contemporanea con Il Pedrocchino Sacile.
Ricordiamo, infine, le zone tipiche di produzione dell’asparago, sebbene oggi sia coltivato anche in altre aree della regione, fra cui quelle pordenonesi di Casarsa e Cordenons: Tavagnacco, Tricesimo, Latisana, Fiumicello, San Vito al Torre, nonché Fossalon, Cormons, Sant’Andrea, Moraro e Medea nel Goriziano. I suoi ottimi valori nutrizionali contribuiscono al benessere di chi lo assapora e il suo sapore delicato dona ai piatti un gusto raffinato ricco di sempre nuove emozioni. I bianchi turioni già da metà Settecento venivano coltivati sulle colline moreniche e ve n’è ampia traccia nei bollettini agricoli del tempo. Inoltre, si narra come questo ortaggio fosse molto amato dall’imperatrice d’Austria Maria Teresa, il cui nome è rimasto indissolubilmente legato allo sviluppo di Trieste. E gli asparagi recapitati a corte fecero conoscere il prodotto friulano anche in Oltralpe, favorendo in tal modo il suo commercio nell’area viennese. Ma questa è storia. Passando, invece, all’attualità non resta che aspettare il via di “Asparagus 2023”, incamminandoci poi nelle nove affascinanti e gustose tappe.

Sala Valduga in Cciaa a Udine.

 

Vigneto Fvg protagonista al Vinitaly che chiude. Guida Top in anteprima

(g.l.) Ultimo giorno, oggi, per il Vinitaly, dove il Vigneto Fvg è stato anche quest’anno uno dei protagonisti più gettonati e applauditi, soprattutto con i suoi grandi e inimitabili vini bianchi. Proprio alle produzioni di pregio anche della nostra regione è dedicata una Guida realizzata da Federdoc e presentata in occasione di questa 55ma edizione del Salone enologico veronese. Vengono così prese in considerazione le quattro Docg, come Ramandolo – la prima ad essere istituita in Friuli Venezia Giulia già nel 2001 -, Colli orientali del Friuli Picolit, Rosazzo e Lison. Quindi le varie Doc: Carso, Collio, Friuli, Annia, Aquileia, Colli orientali, Grave, Isonzo, Latisana, Lison-Pramaggiore e Prosecco. Come è noto, oggi Docg e Doc vengono comprese sotto l’unica siglia di Dop, cioè denominazione di origine protetta.
E proprio in questa giornata conclusiva del Vinitaly, alle 12, sarà presentata in anteprima la terza edizione della Guida Top Vini Friuli Venezia Giulia 2022. L’appuntamento è al mega-stand Ersa della Regione Fvg che rappresenta un centinaio di aziende. Nell’occasione, sarà illustrata la Guida annunciando gli attestati di premiazione e i risultati delle degustazioni.
Le analisi sensoriali dei vini recensiti erano avvenute lo scorso gennaio a Villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo. «La guida “Top vini Fvg” – aveva detto in quella occasione l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier – ha il pregio di spingere le nostre aziende a cercare di migliorare costantemente la qualità delle proprie produzioni. Questo è fondamentale in una regione come la nostra, che conta un patrimonio vitivinicolo di 28 mila ettari corrispondente a ben il 13 per cento della superficie agricola. La guida si pone inoltre come una valida opportunità per promuovere anche le piccole attività, rendendole riconoscibili a un vasto pubblico di appassionati, ristoratori, enoteche e turisti».
Il volume, che ha ottenuto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”, elenca i migliori vini della regione evidenziandone le caratteristiche e le qualità. Le degustazioni e la valutazione dei vini sono state realizzate in collaborazione con il Collegio territoriale dei periti agrari e Assoenologi Fvg. La giuria era composta principalmente da enologi, enotecnici e periti agrari iscritti nei rispettivi albi professionali, per un totale di 336 professionisti che hanno preso in esame più di 200 vini certificati con marchi di qualità Docg, Doc e Igt di oltre 50 produttori regionali.

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In copertina, la vendemmia del Ramandolo (Verduzzo friulano) la prima Docg nata in Friuli Venezia Giulia.

A tempo di record l’Osteria di Ramandolo oggi riapre le porte, protagonista l’entusiasmo della giovane Giada Bardus

di Giuseppe Longo

Da sempre l’Osteria di Ramandolo è il classico punto di riferimento per i pregiati vini ottenuti dai vigneti coltivati sulle pendici del monte Bernadia. E lo è in particolare per il Ramandolo Docg, il celebre, caratteristico Verduzzo dorato “dolce-non dolce” (per l’elevato contenuto di tannini) che per primo nel Vigneto Fvg, nell’area settentrionale dei Colli orientali del Friuli, ha beneficiato del marchio più prestigioso, quello appunto della Denominazione di origine controllata e garantita che da oltre vent’anni tutela le produzioni di questo ineguagliabile “cru” ritagliato sulle colline tra Nimis e Tarcento.

La storica chiesetta di Ramandolo.


Chiuso dalla fine dello scorso anno, lo storico locale – di proprietà della Cooperativa agricola di Ramandolo – ritorna da oggi a nuova vita riaprendo le porte ai buongustai. L’Osteria, che sorge accanto alla famosa chiesetta di San Giovanni Battista, poche settimane fa al centro della tradizionale festa di “Sant Bastiàn”, riapre infatti proprio questo pomeriggio, alle cinque, grazie all’intraprendenza e al coraggio – in questi tempi certamente non facili! – di una giovanissima chef, appena 23 anni. E’ Giada Bardus: “Sono di Ramandolo – ha scritto in un breve messaggio affidato ai social – e la mia più grande passione è la cucina. Avevo un sogno nel cassetto da sempre: aprire un ristorante tutto mio. E dopo diverse esperienze come cuoca, finalmente eccoci qui!”. Per cui per lei questo è un giorno importantissimo e vuole festeggiarlo con tutti coloro, certamente numerosi, che vorranno salire nella piccola borgata di Nimis, rinomata Città del vino Fvg.
Un locale, insomma, che riapre a tempo di record dopo la rinuncia, a fine anno, di Pietro Greco e Ilenia Vidoni che l’avevano gestito, con una riconosciuta impronta qualitativa, per una decina d’anni. Ora, dunque, si volta pagina e a farlo è, appunto, Giada Bardus sorretta dalla sua già consistente professionalità e dall’entusiasmo che soltanto a poco più di vent’anni si può avere. E così l’Osteria di Ramandolo comincerà a scrivere un nuovo capitolo della sua storia, in questo che è uno dei luoghi più belli e suggestivi di tutto Friuli, con un panorama incomparabile, famoso per una viticoltura “eroica” di grande pregio. Tanti auguri, Giada!

Bellissimo scorcio panoramico su Nimis.

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In copertina, la giovane chef Giada Bardus che oggi riapre l’Osteria di Ramandolo.

 

 

Confagricoltura Fvg: contro la Flavescenza dorata più strategia, ricerca, tecnici e risorse adeguate

L’avvicinarsi della primavera, con il risveglio vegetativo della vite, mette di nuovo sotto la lente d’ingrandimento delle aziende agricole la diffusione della Flavescenza dorata. Una fitoplasmosi da lotta obbligatoria che, in questi ultimi due anni, ha registrato una preoccupante accelerazione, arrivando a minacciare le principali produzioni enologiche di Piemonte, Toscana, Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, che hanno registrato e segnalato, proprio di recente, nuovi focolai.

Alberto d’Attimis-Maniago Marchiò


«Chiediamo che venga messa a punto una strategia di interventi uniformi per tutto il territorio regionale alla quale gli enti competenti partecipino in modo coordinato e con la condivisione delle proprie iniziative – dice Alberto d’Attimis-Maniago Marchiò, nuovo presidente della Sezione economica viticola di Confagricoltura Fvg –. Una strategia che, oltre a essere operativa al più presto, deve fornire un’informazione capillare poiché il diffondersi dell’infezione è un problema di territorio e non solo di singolo vigneto. La Regione Friuli Venezia Giulia, finora, ha stanziato 100 mila euro per l’assistenza tecnica e il monitoraggio capillare della fitoplasmosi, ma non sono sufficienti per mettere in campo un numero adeguato di tecnici per il monitoraggio e per indennizzare, almeno in parte, le aziende più colpite che sono costrette a estirpare numerosi ettari di vigneto con, tra l’altro, nel caso in cui venga colpito un vigneto storico, la perdita di una parte del patrimonio di biodiversità varietale del Vigneto Fvg».
Anche a livello nazionale, secondo Confagricoltura, il fondo istituito dal ministero dell’Agricoltura nella legge di Bilancio 2023 che prevede una dotazione di 1,5 milioni di euro per il 2023 e altri 2 milioni per il prossimo anno, è insufficiente. Bisogna trovare le risorse economiche necessarie sia per finanziare gli interventi di selezione delle piante sintomatiche, sia per ristorare i viticoltori che stanno affrontando alti costi per l’estirpazione delle piante compromesse dalla malattia. Attualmente, infatti, le imprese colpite dalla Flavescenza dorata non sono coperte da nessun tipo di sostegno, né possono usufruire di compensazioni per i mancati ricavi. Per Confagricoltura è urgente intervenire per interrompere la diffusione della Flavescenza dorata al fine di tutelare e sostenere il comparto vitivinicolo che, nel 2022, ha raggiunto gli 8 miliardi di euro di esportazioni, con una crescita rispetto all’anno precedente del 12 per cento.

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In copertina, i gravissimi effetti della Flavescenza dorata sulla vite.

 

Vini, protagoniste anche oggi al Salone di Parigi le etichette di diciotto aziende Fvg

“Quella di Parigi è una vetrina importantissima dove i nostri vini si stanno facendo riconoscere per le peculiarità di una produzione locale capace di raccontare un i
ntero territorio. Grazie alla preparazione e al supporto di Ersa, anche quest’anno il Friuli Venezia Giulia si presenta agli esperti e alla stampa internazionale con diciotto aziende e una vasta gamma di etichette Doc, Docg e Igt protagoniste anche di due masterclass di livello”. È un bilancio più che positivo quello che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, ha restituito nel corso della prima giornata al Wine Paris-Vinexpo Paris 2023, la rassegna fieristica internazionale B2B dedicata ai vini che si conclude proprio oggi al quartiere espositivo Paris Expo Porte de Versailles.
“La Regione è presente attraverso l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale-Ersa che ha curato l’organizzazione e la gestione complessiva della partecipazione in collettiva delle aziende vitivinicole regionali alla manifestazione, registrando un riscontro positivo da parte sia dei partecipanti che degli operatori specializzati presenti, con importanti ricadute in termini di visibilità della produzione vitivinicola regionale sui mercati europei ed internazionali”, ha spiegato Zannier, aggiungendo che “lo stand espositivo istituzionale in rappresentanza della produzione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia accoglie quest’anno diciotto aziende, di cui otto in presenza con postazione individuale e dieci rappresentate attraverso due banchi di degustazione assistita supportati da sommelier di comprovata esperienza”.
Alle otto aziende presenti con una propria postazione autonoma è stato richiesto di presentare vini Doc, Docg e Igt del Friuli Venezia Giulia, fermi o spumantizzati. A ciascuna delle dieci aziende partecipanti con la modalità di degustazione assistita è stato richiesto di presentare quattro etichette, di cui due a scelta tra Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Prosecco e due a scelta tra Friulano, Ribolla gialla, vini bianchi e vini rossi da vitigno autoctono.
“Stamattina – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – si è svolta anche una delle due masterclass con cui Ersa ha reso più incisiva la partecipazione della Regione al Salone internazionale dei vini, al fine di presentare alla platea di professionisti del settore la produzione vitivinicola regionale. I vini protagonisti dei due appuntamenti sono stati selezionati, da una commissione di valutazione appositamente istituita, tra quelli proposti dalle diciotto aziende partecipanti alla collettiva”. La prima masterclass era dedicata al tema “Tra aromi e acidità il Friuli Venezia Giulia raccontato dai vitigni”, la seconda, in programma proprio oggi, sarà incentrata su “Passato, presente e futuro del Friuli Venezia Giulia”. I due appuntamenti fanno parte del programma di 54 masterclass proposti dalla fiera, alla quale sono già stati accreditati numerosi giornalisti internazionali e registrati oltre tremila incontri.
Le aziende presenti alla rassegna parigina nello stand del Friuli Venezia Giulia sono: Scarbolo – Friuli Colli Orientali, Borgo Veritas, Bortolusso Cav. Emiro, Bucovaz, Butussi Valentino, Draga – Miklus Winery, Dri Giovanni Il Roncat, Ermacora, Gigante Adriano, Il Roncal, Kurtin, Modeano, Obiz, Pitars, Stocco, Talis Wine, Tenimenti Civa, Tenute Tomasella.

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In copertina e qui sopra l’assessore Stefano Zannier all’apertura del primo masterclass sui vini regionali al Wine Paris-Vinexpo Paris.

Donne del Vino Fvg affidate alla guida di Elena Roppa. Stamane a Pordenone un progetto per gli Istituti alberghieri

di Giuseppe Longo

Subito un impegno importante per le Donne del Vino Friuli del Venezia Giulia, dall’altro giorno, affidate alla guida di Elena Roppa. Stamane infatti, all’Hotel Santin di Pordenone, è in corso la presentazione del Progetto D-Vino, come dire la strategia per introdurre il vino fra le materie di studio degli Istituti Turistici e Alberghieri di tutta Italia. Una proposta che era partita da Firenze, proprio dall’Associazione nazionale Le Donne del Vino, in occasione degli eventi organizzati in preparazione al G20-Agricoltura. Il Progetto D-Vino è coordinato a livello nazionale da Roberta Urso (Sicilia), Antonietta Mazzeo (Emilia Romagna) e Roberta Lanero (Piemonte). L’iniziativa prenderà avvio a partire da fine gennaio anche nella nostra regione all’Istituto Alberghiero Ial di Aviano e sarà coordinata dalle esponenti della delegazione friulana Maria Teresa Gasparet e Deborah Gelisi.

Donatella Cinelli Colombini con la nuova leader nazionale Daniela Mastroberardino.


Nuova guida, dunque, per le Donne del Vino Fvg. Elena Roppa – specializzata in attività di consulenza e progettazione a favore delle aziende vitivinicole – ha ricevuto il testimone da Maria Cristina Cigolotti quale delegata regionale dell’associazione. A collaborare con lei, succedendo alla vice delegata Liliana Savioli, sono state chiamate Sabrina Savorgnan Di Brazzà, la citata Maria Teresa Gasparet e Rosa Prisciandaro, per cui la carica è stata ripartita in tre donne del vino.
In questi giorni è avvenuto anche il rinnovamento a livello nazionale, come stabilito dal consiglio direttivo: Daniela Mastroberardino è subentrata infatti a Donatella Cinelli Colombini che ha retto l’importante sodalizio per sette anni portando le associate a oltre quota mille. La nuova presidente nazionale è una notissima produttrice campana, amministratrice ed export manager dell’azienda Terredora a Montefusco, in provincia di Avellino.
Ma torniamo alla nuova delegata Fvg. Elena Roppa si è specializzata, dopo la laurea, in promozione del vino e del turismo enogastronomico in Alto Adige ed ha poi lavorato a Udine dal 2005 al 2011 per il Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia presieduto da Elda Felluga. Dal 2012 ha avviato la propria attività di consulenza e progettazione a favore delle aziende vitivinicole, delle imprese del comparto agroalimentare e degli enti di settore. Le sue attività professionali riguardano: consulenza diretta alle aziende del settore vitivinicolo per lo sviluppo del brand sia offline che online; progetti mirati alla promozione e all’organizzazione di eventi per Enti, Associazioni e Consorzi del vino e dell’agroalimentare; formazione di figure professionali e degli addetti al settore del vino e dell’agroalimentare nel campo della promozione; sviluppo di progetti di comunicazione per le aziende vitivinicole e agroalimentari che desiderano promuovere la propria realtà al pubblico e ai professionisti. Inoltre, dal 2013 Elena Roppa è la docente di riferimento dell’Ente di formazione regionale Ial Fvg per il settore vitivinicolo ed agroalimentare e sviluppa corsi dedicati sia alla formazione di figure professionali per il comparto sia corsi di aggiornamento per i professionisti sui temi della promozione, dell’internazionalizzazione e del web marketing. A lei e alle tre nuove vice delegate gli auguri di buon lavoro a favore dell’affascinante settore della vite e del vino che nel Vigneto Fvg ha conquistato un prestigio conosciuto in tutto il mondo.

Le associate del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, Elena Roppa nuova delegata Fvg delle Donne del Vino.

 

Ramuscello e San Vito, la Cantina “vola”: il bilancio sfiora i 13 milioni di fatturato

(g.l.) Si chiude un anno davvero eccezionale per la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito che ha raggiunto il miglior fatturato di sempre, superando alla grande il test della ripartenza post-pandemica. Ha sfiorato, infatti, i 13 milioni di euro l’introito 2022, con una crescita di oltre il 30 per cento rispetto al precedente esercizio. I quintali di uva lavorati e raccolti negli 810 ettari lavorati dai soci sono stati ben 130 mila, con un incremento pari al 25 per cento. Questi alcuni dei numeri proposti all’approvazione dell’assemblea sociale della cooperativa riunitasi nella frazione di Sesto al Reghena, sotto la presidenza di Gianluca Trevisan. Costituita nel 1959, attualmente alla Cantina aderiscono 158 produttori attivi in 21 Comuni distribuiti nelle province di Pordenone, Udine e Treviso, tra i quali primeggia quello contiguo di San Vito al Tagliamento che ha la maggior incidenza di terreni vitati di tutto il Vigneto Fvg.

Soci in assemblea con il presidente Trevisan.


«I buoni risultati economici e operativi – ha affermato con soddisfazione Trevisan – ci spronano a proseguire sulla strada dell’innovazione, dell’efficientamento energetico e del miglioramento della qualità dei nostri prodotti, profondamente radicati nel territorio dal quale nascono. Dopo aver aumentato di 20 mila ettolitri la capacità di stoccaggio, portando la capienza complessiva a 87 mila, ora i nostri sforzi sono concentrati sul potenziamento e ammodernamento delle attrezzature per la vinificazione, sulla sostenibilità con l’incremento dell’autoproduzione energetica passando da 60 a 280 kWh e sulla costruzione di un moderno impianto di depurazione con il recupero totale dell’acqua di scarico per utilizzarla, sia nel lavaggio degli atomizzatori che delle macchine vendemmiatrici dei nostri associati. Perciò, nel prossimo triennio – ha aggiunto il presidente – il volume di investimenti previsto è pari a 2 milioni euro».

Il direttore Rodolfo Rizzi.

Va sottolineato che la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, a livello regionale, risulta essere la terza realtà per la quantità di uva raccolta, con un’ottima qualità dei vini prodotti che riscuotono ampi apprezzamenti dai partner commerciali. Anche le numerose certificazioni ottenute (Sqnpi, vino vegano, Cantina biologica e, prossimamente, Iso 9001-15) hanno contribuito sensibilmente al miglioramento del processo produttivo e rappresentano importanti e riconosciute credenziali con cui presentarsi ai consumatori che sono sempre più esigenti.
«La produzione di vino vegano – ha sottolineato, tra l’altro, il direttore Rodolfo Rizzi – è praticamente raddoppiata, passando dai 5.400 ettolitri del 2021 ai 10 mila del 2022, segno che la cooperativa sta intelligentemente intercettando con successo i nuovi sentiment del mercato».
Ricordiamo, infine, che il 95 per cento del vino prodotto dalla cooperativa ramuscellese (principalmente Prosecco, Pinot grigio e Ribolla gialla, quasi tutti marchiati Doc e Igt) viene proposto come sfuso ai migliori brand nazionali. Inoltre, negli ultimi anni si stanno consolidando importanti accordi commerciali al fine di intraprendere strategie comuni per meglio fidelizzare la clientela. Una stagione d’oro, insomma, per i soci della Cantina di questa importante area della Destra Tagliamento, usciti con esemplare slancio dalle indubbie difficoltà causate dall’emergenza sanitaria anche al settore vitivinicolo, e che ora possono guardare con rinnovata fiducia al futuro. Per cui un bel brindisi a Natale e Capodanno è più che opportuno!

La sede della Cantina cooperativa.

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In copertina, un particolare delle nuove vasche in acciaio inox della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito.

Un ottimo anno per Ramuscello-San Vito che si concede il “ponte” dell’Immacolata

(g.l.) Quello che ormai si sta rapidamente avviando alla conclusione sarà sicuramente ricordato come un anno importante per la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, balzata agli onori della cronaca anche per aver messo sul mercato il primo “vino vegano” del Vigneto Fvg. Inoltre, i livelli produttivi sono in crescita e anche il fatturato vola, segnando un’ottima ripartenza dal dannoso, inevitabile rallentamento dei due anni pandemici. Una situazione, dunque, più che buona e che farà trascorrere in serenità la pausa natalizia e delle feste di fine anno agli amministratori, allo staff tecnico che tiene in mano le redini della cooperativa, a cominciare dal direttore Rodolfo Rizzi, e ai soci viticoltori, concentrati soprattutto nei territori di Sesto al Reghena e di San Vito al Tagliamento, il Comune che ha la più alta incidenza viticola di tutto il Friuli Venezia Giulia. E la Cantina comincerà a concedersi un primo, meritato riposo – dopo il grosso lavoro della vendemmia (la sessantesima!) e dei primi mesi di particolare impegno richiesto dai nuovi vini – già da venerdì 9 dicembre, osservando quindi il “ponte” dell’Immacolata che ricorre domani. Il presidente Gianluca Trevisan ha, infatti, informato che dopodomani gli uffici e la Cantina rimarranno chiusi, mentre il punto vendita rispetterà i normali orari.

Gianluca Trevisan


Recentemente avevamo rilevato, proprio riguardo all’accresciuto livello produttivo, che la Cantina ramuscellese si è dotata di un ulteriore ampliamento della capacità di lavorazione e stoccaggio, pari a 20 mila ettolitri, aggiungendo così un nuovo tassello al progetto di sviluppo della cooperativa. «Nell’ultimo esercizio, chiuso il 31 luglio scorso aveva allora riferito Trevisan – abbiamo incrementato il fatturato con una crescita di oltre il 30 per cento prevedendo, per la prossima vendemmia un ulteriore incremento, sia nei conferimenti di uva che nel numero di soci. Questo ci impegna ad ulteriori investimenti con un considerevole aumento della capacità di stoccaggio, un potenziamento delle attrezzature per la vinificazione, l’incremento dell’autoproduzione energetica passando da 60 a 280 kWh e la costruzione di un moderno impianto di depurazione con il recupero totale dell’acqua di scarico per utilizzarla, sia nel lavaggio degli atomizzatori che delle macchine vendemmiatrici dei nostri associati».

Rodolfo Rizzi


«Con un’ottima qualità dell’uva raccolta, quasi esclusivamente a Doc e a Igt – gli aveva fatto eco l’enologo Rizzi –, durante la vendemmia 2022 abbiamo gestito 130 mila quintali di uva conferita (+25 per cento rispetto al 2021) dai nostri 159 soci che conducono circa 800 ettari di vigneti. Un lavoro reso possibile grazie al nostro staff tecnico, formato da agronomi ed enologi, che hanno seguito i soci durante tutte le fasi di coltivazione della vite, affrontando le criticità derivate dalla siccità (ma ben gestita grazie ai tanti impianti di irrigazione sotto chioma a disposizione delle aziende) e riducendo notevolmente gli interventi fitosanitari sui vigneti garantendo così un minor impatto ambientale». Rodolfo Rizzi aveva ricordato che nei conferimenti sono cresciute le varietà Glera (per Prosecco) e Pinot grigio, specializzando così la cooperativa nella produzione di vini ad alta qualità richiesti dai partner commerciali. «D’altro canto – aveva concluso il direttore -, fedeli alla nostra missione di attenzione alla sostenibilità, abbiamo avviato un’importante collaborazione con l’Università di Udine, finalizzata allo studio e ricerca sulla Flavescenza dorata, fitoplasma della vite che ultimamente sta creando alcuni problemi alla viticoltura regionale e non solo». Un anno insomma da incorniciare, il 2022, e che pone ottime premesse affinché anche il prossimo sia tale. Tanti auguri!

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In copertina, una panoramica sulla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito.

Il vigneto e l’innovazione sostenibile dopo il “vino vegano” di Ramuscello

(g.l.) Il Vigneto Fvg tra innovazione e sostenibilità: ecco il tema che sarà posto sotto la lente delle Città del vino domani a Duino Aurisina. Un argomento molto importante che la delegazione della vite e del vino giunta in Friuli Venezia Giulia da tutta Italia affronterà dopo due giorni di “immersione” tra le bellezze della nostra regione.
Infatti, mentre ieri, come già riferito, ci sono state le visite ad Aquileia e a Cividale, entrambe città Unesco, oltre che a Gorizia, Capitale Europea della Cultura 2025, oggi la delegazione si è spostata nella Destra Tagliamento, dove il programma annunciava puntate a San Vito – il Comune con la maggiore incidenza viticola di tutto il Vigneto Fvg -, Sesto al Reghena, Casarsa della Delizia, con la Cantina più grande della regione, e a Rauscedo, Capitale mondiale delle barbatelle. In particolare nel Comune di Sesto, oltre a visitare la meravigliosa Abbazia benedettina, c’è stata una proficua sosta alla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, che quest’anno ha festeggiato la sua 60ma vendemmia, e che si è posta in evidenza per essere stata la prima a porre sul mercato un “vino vegano” – che ha suscitato molta curiosità, oltre a interesse tecnico-produttivo fra gli ospiti -, ma anche per le sue certificazioni ambientali e qualitative. La delegazione delle Città è stata ricevuta dal presidente Gianluca Trevisan e dal direttore, l’enologo Rodolfo Rizzi.

Angelo Radica

Ma veniamo alle tematiche che verranno trattate domani, nella giornata che rappresenta effettivamente il clou dell’interna annata vissuta da Duino Aurisina “Città Italiana del Vino 2022”. Riguardano, come già annunciato, un nuovo schema di Regolamento intercomunale di Polizia rurale, a partire da quelle realtà legate a coltura e cultura del vino: l’Università di Udine e il Coordinamento tra le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, che stanno lavorando a “Città del Vino Fvg: Obiettivo Agenda 2030”. Un progetto di ricerca applicata che ha come obiettivo il documento unitario Vite Fvg 2030, legato appunto agli obiettivi di sostenibilità.
Lo stato dei lavori sarà presentato nel pavilion di Portopiccolo, a Sistiana, a partire dalle 10. L’appuntamento aprirà la Convention 2022 dell’Associazione nazionale Città del Vino che si terrà fino a domenica prossima proprio a Duino Aurisina – Devin Nabrežina, la “capitale 2022” tra tutte le aderenti a livello nazionale,. Sempre domani, nella stessa sede, si terrà alle ore 10.30 il convegno nazionale “Innovare in vigna. Nuovi orizzonti, formazione e buone pratiche”.

Tiziano Venturini


Dopo i saluti del sindaco Igor Gabrovec, “Obiettivo Agenda 2030” sarà illustrato dal coordinatore scientifico del progetto Luca Iseppi, economista agrario dell’Università di Udine. Ma prenderanno la parola anche Tiziano Venturini, coordinatore Città del Vino del Friuli Venezia Giulia; Adriano Gigante, presidente Consorzio delle Doc Fvg; Angelo Radica, presidente nazionale Città del Vino, e Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari. Sarà invece Francesco Marangon, pure lui economista agrario dell’Ateneo friulano, a moderare il convegno “Innovare in vigna. Nuovi orizzonti, formazione e buone pratiche” a cui parteciperanno Paolo Sivilotti, fisiologo della vite, pure dell’Università di Udine, con l’intervento “Cambiamenti climatici: migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua in vigneto”; Sandro Sillani, economista agrario dello stesso Ateneo, “Il consumatore e le innovazioni genetiche in viticoltura”; Giovanni Bigot, agronomo, fondatore della Società di consulenza viticola Perleuve, “L’uomo al centro del vigneto: osservare, dedurre e agire”; Diletta Covre, coordinatore ambito agroalimentare Mits e Coordinatore Formazione Superiore IalFvg “Its Agrotech specialist, nuovi approcci verso le tecnologie smart 4.0”. Per partecipare è obbligatoria la prenotazione scrivendo a cittadelvino.fvg@gmail.com.
Quindi domenica, 20 novembre, il gran finale di questa bellissima “quattro giorni” sempre a Portopiccolo. dove alle 10.30 si riunirà, sotto la presidenza del chietino Angelo Radica (è sindaco di Tollo), l’assemblea ordinaria dell’Associazione Nazionale Città del Vino.

Le Città del Vino in regione sono 32: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Manzano e Latisana.

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In copertina e all’interno la visita delle Città del Vino alla Cantina Produttori di  San Vito, accolta dal presidente Gianluca Trevisan e dal direttore Rodolfo Rizzi.

Il Merano WineFestival al via con l’ombra dell’idea Oms attaccata da Assoenologi

(g.l.) Farà sicuramente da sfondo all’imminente Merano WineFestival l’intenzione dell’Organizzazione mondiale della sanità di equiparare il vino alle sigarette, in quanto ai possibili danni che potrebbero derivare alla nostra salute, con tutte le conseguenze che un pronunciamento del genere potrebbe trascinare con sè. Una eventualità subito bollata come «assoluta follia» dal presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella che sul mensile della categoria – in Friuli Venezia Giulia rappresentata dalla sezione guidata da Matteo Lovo – ha scritto un editoriale di fuoco per condannare questo progetto che «rischia di mettere davvero in ginocchio il mondo del vino e un pezzo determinante dell’economia italiana in maniera irreversibile».
Giunto alla sua 31ma edizione, il Merano WineFestival – punto di riferimento, dopo Vinitaly, anche per molti produttori del Vigneto Fvg – è l’occasione perfetta per conoscere prodotti di selezionata qualità, premiati con The WineHunter Award. L’elegante Kurhaus, nel cuore della città altoatesina, è la location perfetta per l’atmosfera unica del salone enologico che non è solo degustazione, ma anche un’occasione di incontro tra produttori e un pubblico esperto composto da importatori, giornalisti, influencer e wine&food lover. L’opportunità di scambiare opinioni, di conoscere le novità e le tendenze del mercato, di degustare i prodotti della selezione ufficiale e di incontrare altri appassionati durante un viaggio attraverso la storia del vino e del cibo, uno showcooking, una masterclass, un convegno e molto altro ancora.
Il Merano WineFestival si apre dopodomani, 4 novembre, con la prima session di WineItalia The WineHunter Official Selection e Food, Spirits&Berr – The WineHunter Official Selection, rispettivamente nelle storiche sale del Kurhaus e della splendida Gourmet Arena. Tra venerdì e sabato prossimi al Teatro Puccini il Summit “Respiro e Grido della Terra” dove si parlerà si sostenibilità per tutto il comparto viticolo ed enologico, seguito dalla serata inaugurale “Small Plates Gala”, sempre nell’affascinante location.
Le eleganti sale del Kurhaus accolglieranno The Official Selection – Wine Session 1 e Session 2, cuore dell’evento: in degustazione etichette italiane e internazionali selezionate dalle commissioni d’assaggio The WineHunter. Sul Parco del Kurhaus la WineHunter Area, un’area gestita da personale specializzato che raccoglie oltre 400 etichette. Da non dimenticare The Official Selection – Food, Spirits, Beer e Territorio&Consortium all’interno della GourmetArena: un percorso di degustazione, tra eccellenze culinarie, birrifici artigianali, distillerie e consorzi di tutela, attraverso i sapori dell’Italia e del mondo, per celebrarne l’alta qualità. E, soprattutto per quanto riguarda il vino, sarebbe veramente grave se passasse il pronunciamento Oms di cui si è detto nelle premesse.