Tour su Collio e Brda con le auto d’epoca tra i colori d’autunno

di Gi Elle

Auto storiche tra i vigneti a cavallo del confine italo-sloveno che, conclusa la vendemmia, stanno cambiando colore e quindi perdendo le foglie in vista del riposo invernale, mentre i nuovi vini si stanno affinando in cantina.  Il Club friulano veicoli d’epoca (Cfve) chiude infatti in bellezza la stagione annuale con il tradizionale raduno “Colori d’autunno” che per il 2019 coinvolge il territorio transfrontaliero tra Friuli orientale e Slovenia.

Così, domenica 13 ottobre, una trentina di auto d’epoca dei collezionisti iscritti al club presieduto da Italo Zompicchiatti si ritroveranno, alle 9, presso la Cooperativa di Premariacco per procedere in direzione del Collio sloveno (Brda) con destinazione San Martino nei pressi di Casteldobra, famosissima località vitivinicola.  Qui gli equipaggi avranno modo di visitare le bellezze del territorio e degustare i prodotti dell’enogastronomia slovena. Dopo aver attraversato il valico di Plessiva, a due passi da Cormons, il variopinto corteo di “vecchie signore” a quattro ruote rientrerà in Italia per attraversare il Collio fino a raggiungere Cividale, cuore dei Colli orientali del Friuli, per poi proseguire verso le Valli del Natisone. Un percorso suggestivo dove i colori d’autunno sono davvero superbi e attrattivi. Veicoli di varia produzione ed epoca, ma tutti rigorosamente conservati e iscritti Asi, animeranno questa iniziativa per una giornata all’insegna della sana amicizia saldata dalla comune passione per il collezionismo di pregiate vetture.

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In copertina e qui sopra due immagini autunnali del Collio sloveno nella zona vitivinicola di Casteldobra.

 

Magici colori d’autunno tra i vigneti del Collio

(c.s.) L’autunno è arrivato e si fa sentire, ma non bisogna affatto disperare, anzi. L’autunno è la stagione più accattivante per concedersi una breve vacanza nel Collio goriziano, terra di grandi vini e di buon vivere in Friuli Venezia Giulia. In questo periodo le sue dolci colline si infiammano di mille sfumature – dal giallo al rosso acceso – delle viti che si preparano al riposo invernale dopo la vendemmia: è un “foliage” tutto italiano che ogni anno stupisce e lascia incantati.
Ma dove andare? Per esempio al Castello di Spessa, regalandosi una fuga dalla città per trovare benessere e armonia a contatto con la natura, assaporare vini e cibi di questa straordinaria terra di confine in cui si fondono tradizioni friulane, austriache e slave, e per imparare i segreti di come cucinarli.

Nell’antico maniero in Comune di Capriva gli ospiti dormono fra le vigne della tenuta di 28 ettari che lo circonda. Possono scegliere di alloggiare nelle suite o nell’ex rustico ai suoi piedi che ospita la Tavernetta al Castello, delizioso albergo di charme, oppure nel Casale in collina dedicato al Digital Detox, o ancora negli appartamenti ricavati in un altro grande casale affacciato sul green del golf a 18 buche.
Nei due ristoranti del Resort, la succitata Tavernetta e la più rustica Hosteria del Castello, arrivano in tavola i prodotti dell’autunno e i piatti che li interpretano: uva, zucca, oca, funghi, tartufo e cacciagione sono i protagonisti di ricercati menu, tutti giocati fra tradizione e creatività. Ma non basta: oltre ad assaporare i cibi si potranno scoprire i segreti di questi piatti, svelati ai partecipanti dei Corsi di cucina che lo Chef Tonino Venica tiene su richiesta.

E con i vini come la mettiamo? Nelle cantine d’invecchiamento scavate sotto il Castello, le più antiche del Friuli, si organizzano visite guidate e degustazioni dei pregiati vini Doc che portano in etichetta l’effige del maniero, che ebbe fra i suoi ospiti illustri anche Giacomo Casanova. Molto scenografiche, custodiscono le barrique per l’invecchiamento dei vini e si trovano su due livelli: il primo è il più antico e risale al periodo medievale; il secondo, più sotto, a 18 metri di profondità, è ricavato da un bunker militare realizzato nel 1939 e ha una temperatura costante a 14°, ideale per la maturazione dei vini. Degustazioni sono organizzate anche nei saloni del castello e nel Wine Shop, aperto tutti i giorni della settimana, dove si possono acquistare anche eleganti Wine–GiftBox, personalizzabili con i vini preferiti come pure ordinabili telefonicamente o per e-mail, e spedite tramite corriere.

Se desiderate poi farvi un giretto, dal Castello di Spessa si snodano sentieri per facili e rilassanti passeggiate fra le colline. Il percorso più panoramico è il Sentiero delle Vigne Alte, che collega il castello con La Subida di Cormòns e porta dritto nel cuore del Collio, con scorci panoramici. Ben segnalato, con punti di sosta, si snoda fra macchie dell’antico bosco e i vigneti: una corroborante passeggiata aerobica nel silenzio della natura, alla portata di tutti. Volendo, il sentiero può essere percorso anche a cavallo o in mountain bike. Per andare alla scoperta del Collio e dei dintorni, il Resort mette a disposizione dei suoi ospiti biciclette e Vespe griffate Giallo Collio.

Per l’autunno il Resort propone vari pacchetti fra cui “Sulle tracce di Giacomo Casanova”, dedicato al famoso letterato e avventuriero che soggiornò a Spessa nel 1773, ospite dell’allora proprietario Conte Torriani. Si pernotta in una suite del castello dedicata al Casanova. Dopo la ricca prima colazione a buffet nelle suggestive cucine antiche, la giornata trascorre nel relax, con una passeggiata letteraria nel parco dedicato, punteggiato da tabelle in ferro battuto che ne riportano frasi e detti. Raffinatissima la cena al ristorante Tavernetta al Castello.
“Week-end Gran Gourmet” prevede invece 2 pernottamenti in camera matrimoniale alla Tavernetta al Castello, una cena al piccolo e raccolto bistrot all’interno del castello con menu “Fra mare e terra” e una cena alla Tavernetta con Gran Menu Degustazione, ambedue con abbinamento vini della Tenuta Castello di Spessa.

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In copertina e qui sopra i caldi colori autunnali delle vigne del Collio, nel Caprivese, attorno allo storico Castello di Spessa.

Nimis ricorda il 1944: la vendemmia in regime cosacco

di Giuseppe Longo

Tempo di vendemmia a Nimis che oggi, 29 settembre, ricorda l’incendio del paese e la deportazione nei Lager nazisti avvenuti nell’ormai lontano 1944. E allora, proprio ricorrendo l’annuale commemorazione indetta dal Comune e dalla sezione ex Internati, ricordiamo come avvenne la stagione dei raccolti nel paese pedemontano, da sempre rinomato per la produzione del vino, durante la profuganza. La popolazione e quindi anche gli agricoltori, che allora erano la stragrande maggioranza degli abitanti, furono infatti costretti a lasciare in poche ore le proprie case che stavano per essere date alle fiamme. Lo facciamo pubblicando integralmente il capitolo intitolato “La vendemmia in regime cosacco”, tratto dal libro “L’incendio e il martirio di Nimis” scritto da monsignor Beniamino Alessio, pievano per oltre mezzo secolo (1912-1962) e testimone di quelle giornate rimaste scolpite nella storia del paese. Un prezioso volumetto che la civica amministrazione, guidata dal sindaco Giovanni Mattiuzza, ripubblicò in forma anastatica nel 1984, nel quarantesimo anniversario della distruzione del paese, con una presentazione dell’allora presidente della Regione Fvg e concittadino, Antonio Comelli, protagonista nella Resistenza nelle file della Brigata Osoppo. Vediamo allora cosa scriveva l’indimenticabile parroco.

“Per ottenere il permesso della vendemmia ci vollero forti pressioni sul Berater di Udine, e venne prospettata la penosa situazione alimentare del popolo di Nimis. Il merito di tale autorizzazione spetta a S.E. Mons. Arcivescovo che, con lettere e colla parola viva, perorò la nostra causa. La vendemmia doveva svolgersi nel periodo di pochi giorni, ma in causa del maltempo, il termine venne prorogato. I cosacchi però videro di mal occhio questa intrusione nelle faccende loro. Colle armi in pugno per due giorni consecutivi, ricacciarono indietro gli invasori. E dal loro punto di vista non avevano tutti i torti. Si era fatto loro capire che ormai erano essi i padroni di Nimis: i vendemmiatori quindi venivano a usurpare i loro diritti. E allora si rese necessario l’intervento delle truppe germaniche. La vendemmia si svolse in un clima ostile, e con ritmo accelerato. Invece di canti festosi si udivano, a intervalli, gli spari rabbiosi dei cosacchi che così esprimevano il loro malumore. Durante la vendemmia, e precisamente il 15 ottobre, furono uccisi a bruciapelo due cari giovani, Gervasi Mario di Egidio e Gervasi Domenico fu Basilio per il semplice sospetto di essere partigiani.
Fu un abuso di potere perché i cosacchi dovevano, se mai, consegnare i colpevoli alle autorità tedesche. Così mi dissero ufficiali austriaci ai quali mi ero rivolto per la loro liberazione. Le due salme, sepolte provvisoriamente in un campo, e rinvenute più tardi furono riesumate e trasferite in cimitero. Questo tragico episodio, che troncò la vita a due innocenti, gettò l’ombra del lutto su tutta la popolazione. Si cercò di attenuare l’impressione spargendo la voce che erano andati a lavorare in Germania.
I vigneti, situati lungo la strada e a portata di mano, furono alleggeriti, in tutto o in parte dell’uva. Abbastanza rispettati furono invece gli altri. Anche il raccolto del granoturco in certe zone fu magro perché serviva da mangime ai cavalli che ci sguazzavano dentro da padroni: altrove invece fu discreto. Ai cosacchi del Don si associò qualche cosacco indigeno. Quando ci sono predisposizioni naturali certi esempi  tornano contagiosi  e… comodi. Questa genia di cosacchi è cosmopolita e non è facile a spiantarli.
Però, tutto sommato, questi raccolti furono di grande sollievo morale e materiale, per affrontare l’inverno che fu più lungo e più rigido del solito”.

Questo, dunque, il drammatico racconto di monsignor Alessio e che, ricorrendo, appunto, il tempo della vendemmia – oggi molto più anticipata rispetto ad allora –, abbiamo voluto riproporre per inquadrare quelle difficili giornate di 75 anni fa, con un paese completamente raso al suolo come testimoniano anche le foto contenute nello stesso libro, alcune delle quali pubblichiamo a corredo di questo articolo rievocativo. Un paese distrutto, ma anche colpito duramente negli affetti tante furono le vittime: 14 morti durante il bombardamento o in seguito a ferite riportate o vittime dei cosacchi; 40 morti in Germania mentre altri 8 non fecero ritorno da quel Paese, né inviarono corrispondenze; 12 Caduti in guerra; 6 non tornarono dalla Russia e altri 3 all’epoca della stesura del libro figuravano ancora fra i dispersi; 12 partigiani Caduti; 2 operai morti ancora in Germania. “Purtroppo – avvertiva però monsignor Alessio – il martirologio non è ancora completo”. E a questo tragico elenco l’arciprete annotò puntigliosamente anche la devastazione del patrimonio edilizio: incendiate 452 case e 318 stalle, con la perdita del 70 per cento dei bovini. E naturalmente non si contano le cantine, all’epoca quasi sempre associate alle stesse abitazioni, per cui è facile immaginare in che “clima” avvenne quella vendemmia, sulla quale, come se non bastasse, gravò anche il maltempo.

Tornando alla odierna commemorazione, la cerimonia comincerà alle 11 con la Messa di suffragio celebrata in Duomo. Al termine, nel vicino Parco della Rimembranza, omaggio ai Monumenti ai Caduti e ai morti nei campi di concentramento. Dopo la deposizione delle corone di fiori e la consueta lettura dei nomi dei deportati Caduti nei Lager – ognuno scandito da un rintocco della campana grande della chiesa di Centa, unica salvata dal terremoto -, seguirà la commemorazione ufficiale del sindaco Gloria Bressani.

Tre immagini contenute nel libro.

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In copertina e all’interno foto della vendemmia di un tempo tratte dal libro “Nimis, un calvario nei secoli” del cavalier Bruno Fabretti.

La vendemmia ok, ma il mercato tra luci e ombre

di Giuseppe Longo

Nel Vigneto Fvg la vendemmia sta procedendo con ritmi sostenuti tanto da avvicinarsi sempre più alle battute finali, escluse ovviamente alcune varietà tardive come i Refoschi, dal peduncolo rosso e soprattutto di Faedis (Refoscone), lo Schioppettino di Prepotto, il Verduzzo friulano – e quindi il Ramandolo Docg nel “cru” ritagliato tra Nimis e Tarcento – e il prezioso Picolit, altro vino protetto dalla denominazione di origine controllata e garantita. Una vendemmia che conferma le previsioni fatte nei primi giorni di settembre da Assoenologi, sia in termini di quantità che di qualità. Anche se quel 18 per cento in meno, a conti fatti, con molta probabilità dovrà essere rivisto ulteriormente al ribasso perché le rese uva-mosto soprattutto in collina sono notevolmente ridotte, complice l’estate siccitosa dopo un finale di primavera con piogge continue che avevano posticipato di molto la fioritura, anche se poi la vite ha un po’ recuperato, fruendo del gran caldo arrivato già in giugno, ma collocando comunque la vendemmia in un periodo più tradizionale per le nostre latitudini. Anche se questo non è un male, soprattutto per una regolare vinificazione che, a temperature mitigate, consente di preservare al meglio nei futuri vini aromi e profumi.

Il Refosco dal peduncolo rosso e quello di Faedis o Refoscone.

Qualità dunque buona, anche ottima, ma quantità ridotta di almeno un quinto rispetto all’anno precedente. Cosa che dovrebbe riequilibrare anche il mercato, che ha mostrato più volte segni di stanchezza. A parte l’anomala situazione che sta vivendo la Ribolla gialla, con quotazioni in pianura delle uve così basse – si è forse piantato troppo? E qui andrebbe aperta una parentesi anche sul dilagante Prosecco – che lanciano segnali preoccupanti anche per il futuro se non si troveranno soluzioni adeguate (e tra queste c’è anche la tutela del nome del vino di questo antico vitigno autoctono attraverso una Doc (o Dop come si dovrebbe dire oggi) che lo metta al riparo dalla concorrenza di altre regioni), è la situazione generale del mercato che va tenuta sotto controllo.

L’abbondante produzione italiana del 2018 – rileva la citata Assoenologi con un’analisi di “respiro” nazionale ma che, evidentemente, trova riscontri anche in Fvg – ha avuto riflessi negativi sulle quotazioni dei vini che nel complesso hanno segnato un -13% sulla precedente campagna. A determinare la riduzione dei listini sono stati soprattutto i vini comuni, da sempre i più esposti alle dinamiche dell’offerta internazionale e alla concorrenza degli altri Paesi produttori, Spagna in primo luogo. Il mercato dei vini comuni nella campagna 2018/2019, infatti, è stato caratterizzato da subito da ribassi piuttosto consistenti tanto che, soprattutto nei bianchi, in alcuni momenti si è tornati a sfiorare i prezzi di dieci anni prima. Nel complesso, l’ultima campagna si è chiusa con un -27% per i vini comuni, maturato da un -34% nel segmento dei bianchi e da un -21% nei rossi. Per i vini a denominazione (Doc-Docg) la riduzione si è limitata al -6%, a dimostrazione che i vini di qualità hanno mercati in qualche modo più consolidati e meno esposti alla concorrenza dei prodotti dei Paesi competitor”. Ed ecco spiegato il motivo per cui è urgente una soluzione anche per la Ribolla, soprattutto se spumantizzata.

Un momento della vendemmia.

In questo panorama certamente non roseo, una luce comunque è rappresentata dal commercio con l’estero, nonostante le “turbolenze” in atto a livello planetario fra le grandi Potenze, questione dazi e Brexit in primo luogo. “Il 2019 sembra avviato su binari piuttosto positivi – rileva infatti Assoenologi -, dopo un 2018 che aveva chiuso i battenti con esportazioni al di sotto dei 20 milioni di ettolitri (-8% sul 2017) a fronte, comunque, di una crescita del valore che, ancora una volta, aveva ritoccato il record positivo attestandosi sui 6,2 miliardi di euro. Intanto, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, i primi 5 mesi del 2019 hanno segnato una decisa progressione delle esportazioni italiane a volume, attestate a 8,6 milioni di hl (+11% sullo stesso periodo dell’anno precedente), a fronte di una meno che proporzionale progressione del valore che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro (+5,5%)”.

“Se i dati dei mesi successivi – osserva, ancora con proiezione nazionale, la organizzazione dei tecnici della vite e del vino che in Friuli Venezia Giulia è guidata da Rodolfo Rizzi – dovessero confermare questo trend, a fine anno si potrebbero sfiorare i 22 milioni di ettolitri per un introito che, finalmente, potrebbe arrivare al traguardo dei 6,5 miliardi di euro, sebbene ad un ritmo che si sta mostrando più lento rispetto alle attese di qualche anno fa. Sul fronte export, c’è da registrare una progressione più marcata verso i Paesi Ue (+14% in volume e +6% in valore), rispetto a quella verso i Paesi terzi (+6% e +5%). Questa dinamica è correlata chiaramente al mix di prodotto e al loro valore medio. Ad avere avuto, infatti, l’incremento più importante sono stati i vini comuni che, con 2 milioni di ettolitri hanno avuto una crescita del 19% a valore, accompagnata però da una lieve flessione degli introiti. I vini comuni, per lo più sfusi, hanno come naturale destinazione i mercati comunitari e la Germania in particolar modo”.

Continua la crescita degli spumanti (+8% sia a volume che a valore) – conclude Assoenologi -, ma ormai senza l’incremento a doppia cifra a cui eravamo abituati. Anche in questo caso bisogna considerare da una parte il Prosecco che continua a crescere di oltre il 20% sia a volume che a valore mentre l’Asti, ad esempio, mostra delle difficoltà importanti a mantenere quote di mercato. L’export rappresenta circa la metà del fatturato complessivo per il vino italiano, uno sbocco di mercato tanto più importante per lo sviluppo del settore vista la situazione interna che, dopo anni di flessioni, si sta ora assestando sui 22,5 milioni di ettolitri e che potrebbe aumentare nel corso del 2019, fino a superare i 23 milioni”. E per quanto riguarda casa nostra va a tale riguardo annotato proprio il caso Ribolla gialla, sempre più gradita anche spumantizzata. Ma la difficile situazione che, paradossalmente, la varietà sta vivendo in questa vendemmia deve sollecitare, quanti di competenza, a prendere quanto prima le contromisure più adeguate. Proprio perché il mercato ha regole così rigide e impietose che non impongono distrazioni.

Picolit e Verduzzo (Ramandolo Docg): la loro vendemmia è tardiva.

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In copertina, il Tocai friulano che si sta raccogliendo nella zona di Nimis.

Vini e sapori in scena a Pordenone. E a Rosazzo Severgnini in Abbazia

di Gi Elle

Anche l’affascinante mondo della vite e del vino, e dei sapori, sarà grande protagonista in questi ultimi giorni della settimana tutti “consacrati” alla letteratura con pordenonelegge, sul quale ieri si è alzato il sipario, autentico crocevia del sapere condensato nelle pagine dei libri freschi di stampa, che profumano di carta nuova e inchiostro. Cultura che, però, non è in scena soltanto in riva al Noncello, ma anche sulle splendide colline di Rosazzo, dove, in pieno clima di vendemmia, c’è il secondo appuntamento del ciclo autunnale della bellissima manifestazione “I Colloqui dell’Abbazia – Il viaggio della Carta Geografica di Livio Felluga”, con un ospite d’eccezione: il giornalista e scrittore Beppe Severgnini. Ma andiamo con ordine.

L’indimenticabile Livio Felluga sulle amate colline di Rosazzo.

Pordenonelegge 2019 – Il Festival letterario propone un viaggio imperdibile nel mondo dell’enogastronomia: un nuovo spazio dedicato è stato allestito nel Convento di San Francesco per un percorso di incontri alla scoperta delle eccellenze agroalimentari della regione. E gli incontri con gli autori verranno accompagnati da speciali degustazioni curate da PromoTurismoFvg: una vetrina per il territorio, un volano turistico nel segno del gusto con un occhio alla sostenibilità, intitolato “Dalla nostra terra” e che si è aperto ieri sera con Cinzia Scaffidi, a lungo vicepresidente di Slow Food Italia, e “Il mondo del miele e delle api” (Manuali Slow Food).
Oggi, alle 15.30, gli occhi saranno puntati sulla nostra regione per la presentazione della Bradt Guide Friuli Venezia Giulia: come nasce una guida turistica internazionale. Interverranno Adrian Phillips, amministratore delegato di Bradt Guide, Dana Facaros autrice della prima guida turistica del Friuli Venezia Giulia in lingua inglese e Lucio Gomiero, direttore generale di PromoTurismoFvg. Coordina il giornalista Lorenzo Marchiori. Come nasce una guida turistica? Quali le tecniche usate da chi racconta una destinazione? Come viene visto il Friuli Venezia Giulia da chi lavora nel mondo del turismo internazionale? A queste e altre domande risponderanno i protagonisti che rappresentano una delle realtà editoriali di riferimento per viaggiatori di tutto il mondo. E sabato, alle 20.30, ancora la nostra regione torna in vetrina nell’incontro che vedrà protagonisti Giuseppe Cerasa e Stefano Cosma, coordinati dal giornalista Davide Francescutti. Dopo il debutto a Udine, nell’ambito di Friuli Doc, Le Guide di Repubblica presentano a pordenonelegge la nuova edizione della Guida dedicata al Friuli-Venezia Giulia, una delle mete più gettonate della nuova tendenza turistica attenta alle eccellenze enogastronomiche in abbinata al ricco patrimonio storico e ad ambienti naturali unici.
Fra gli altri incontri in programma: sempre oggi alle 17 “Vino all’ombra. Guida sentimentale delle osterie del Trevigiano, del Friuli e di Trieste”: ne converseranno gli esperti Giampiero Rorato e Bepi Pucciarelli. E alle 20.30 “Storie di vino e di Friuli-Venezia Giulia”: Matteo Bellotto e Nicola Angeli sfoglieranno brevi ritratti per raccontare l’anima profonda di una terra silenziosa, dove identità distinte spesso vengono tenute assieme dal vino, capace di raccontare la terra da cui nasce e le persone.

Giuseppe Cerasa


Domani, alle 16.30, prende il via percorso “Pagine da assaporare. Cibo, sapori, gusti nella grande letteratura”, fino a domenica 22 settembre con letture tratte da grandi libri del passato dedicati a pietanze, vino e aromi. Si alterneranno gli attori Mattia Lanteri, Carla Manzon, Claudio Moretti e Monica Beltrame.
Sempre domani, alle 20.30, “Langoris. Storie di vini e di cavalieri”: Stefano Cosma e Marta Locatelli, in dialogo con Alessandro Marzo Magno, raccontano la storia di Angoris, con tutto ciò che è ruotato intorno alla località di Cormòns negli ultimi quattro secoli, attraverso i protagonisti di vicende affascinanti.
Sabato, alle 10, focus “Dal latte alla tavola. Tradizioni ed eccellenze di un territorio di confine”, con Giorgio Rizzatto e Roberto Zottar, presenta il giornalista Bepi Pucciarelli. Alle 19 lo studioso di enogastronomia Giampiero Rorato, intervistato dallo stesso Pucciarelli, parlerà di “Veneto e Friuli a tavola, le nostre grandi ricette fra storia e leggenda”.

Alessandro Marzo Magno


Domenica , alle 11, “Benvenuti a Surisins”: gli interventi dell’agronomo Enos Costantini alla Rai regionale nella trasmissione “Vita nei Campi” sono ora raccolti in volume. Un intervento ogni 15 giorni per  sette anni. Interverrano, con Enos Costantini, Roberto Peduto della Condotta Slow Food e il giornalista Armando Mucchino. Sempre domenica, alle 19, il gran finale con “Momenti di pasticceria” e il maestro pasticcere Lucca Cantarin, presentato da Lorenza Dalla Pozza. Lontana da improvvisazioni e bagliori, la pasticceria di Lucca Cantarin ha radici lontane e autentiche: completa, moderna e creativa, ma sempre pensata con le logiche dell’imprenditore che ama il proprio lavoro e ne ha un profondo rispetto.

Abbazia di Rosazzo – Un viaggio nel cambiamento professionale e personale del giornalista e scrittore Beppe Severgnini entrando nelle pagine di “Italiani si Rimane”, edito da Solferino Libri: questa la proposta del nuovo appuntamento della rassegna “I colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” in programma domani, alle 18, nella sala delle Palme dell’Abbazia di Rosazzo. L’incontro, condotto dalla giornalista Margherita Reguitti, è promossa dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dall’azienda Livio Felluga nello storico complesso abbaziale in comune di Manzano. L’appuntamento si concluderà con un brindisi dei vini Livio Felluga, la cui etichetta, rappresentata da un’antica mappa del territorio, viaggia in oltre ottanta Paesi nel mondo.

Beppe Severgnini

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In copertina, il maestro pasticcere Lucca Cantarin protagonista nel gran finale di domenica a pordenonelegge.

Assoenologi conferma: in Fvg uva di qualità ma con il 18% in meno

di Giuseppe Longo

Ora che è tornato un bel sole settembrino, dopo il maltempo del fine settimana che ha riversato abbondanti precipitazioni su gran parte della regione, la vendemmia nel Vigneto Fvg procede a buon ritmo, ma è palpabile fra i viticoltori la sensazione che alla fine il raccolto risulterà molto meno generoso del 2018, che invece era stato espresso da un’annata record sia in termini di quantità che di qualità. In più, va annotato che in certe zone – specialmente di collina, a causa di gran caldo e poca pioggia – c’è una minore resa uva-mosto. A livello nazionale il calo è valutato intorno al 16 per cento, con una produzione di vino stimata in 46 milioni di ettolitri (nel 2018 si erano sfiorati i 55). E in Friuli Venezia Giulia la riduzione è ancora più evidente, tanto che si ipotizza il 18 per cento in meno: 1 milione 780 mila ettolitri contro 2 milioni 167 mila del 2108 (dati Agea). Ma, per fortuna, la qualità è molto buona qui come su tutto il territorio nazionale.
Si tratta delle stime ufficiali presentate a Roma durante un vertice, tenutosi al Ministero dell’Agricoltura, che per la prima volta ha visto insieme Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, organizzazioni che hanno unito forze e competenze con l’obiettivo di fornire un quadro ancor più completo e dettagliato sulle stime vendemmiali. La base è costituita dalle valutazioni condotte, a livello locale, con rilevamenti in campo dalle diciassette Sedi periferiche di Assoenologi, quindi anche quella del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Rodolfo Rizzi. Successivamente, questi dati sono stati confrontati con quelli rilevati dalle stesse Uiv e Ismea.
Come sempre, la relazione non si limita a dare un giudizio generale sulla qualità e quantità della campagna in corso, ma analizza nei dettagli l’andamento dell’annata dal punto di vista climatico, agronomico e fitosanitario, dal quale derivano prima in termini generali poi regionali il perché dei risultati di previsione. Vediamo allora la “fotografia” che la nostra Assoenologi ha scattato sul Vigneto Fvg.

“La stagione invernale, in Friuli Venezia Giulia – si legge nella relazione finale -, è stata caratterizzata da mesi poco piovosi contrassegnati da un caldo anomalo che, nel mese di febbraio, ha raggiunto temperature anche sopra i 20°C. Queste condizioni climatiche hanno accelerato la ripresa vegetativa della vite e, verso i primi di aprile, le varietà precoci, hanno iniziato il germogliamento, con due settimane di anticipo rispetto al 2018. Contemporaneamente ai primi germogliamenti, è ritornato il freddo con molta pioggia e intense nevicate in montagna. Questa situazione di forte instabilità è proseguita anche nel mese di maggio, con temperature ben al di sotto della media stagionale. Tutto ciò ha rallentato lo sviluppo vegetativo della vite, tanto che la fioritura è iniziata solo ai primi di giugno con una decina di giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Sabato 13 luglio un’intensa grandinata ha interessato alcune zone collinari e pianeggianti della provincia di Gorizia (Collio e Isonzo) creando notevoli danni ai grappoli, soprattutto in quei vigneti già defogliati. Nella seconda decade di luglio, in concomitanza con l’invaiatura delle varietà precoci come Pinot grigio, Chardonnay, Pinot nero e Sauvignon, è arrivato un nuovo fronte africano con caldo rovente. Anche il mese di agosto è stato caratterizzato da scarse precipitazioni e da alte temperature diurne (ma con un’apprezzabile escursione termica notturna), costringendo i vignaioli ad intervenire con irrigazioni di soccorso soprattutto nei terreni ghiaiosi”.

“Per quanto riguarda lo stato sanitario della vite, sia in collina sia in pianura, si segnalano – si legge ancora nelle conclusioni di Assoenologi Fvg – solo alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio. L’estate complessivamente è stata calda e l’acqua ben distribuita, condizioni ottimali per una buona maturazione dell’uva. La quantità risulta inferiore di circa il 18%, rispetto allo scorso anno. I grappoli dei vigneti di prima produzione e delle nuove varietà “resistenti alle crittogame” sono stati raccolti negli ultimi giorni di agosto, mentre i primi di settembre sono iniziati i conferimenti di Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera (per Prosecco) e Ribolla gialla”.
“Lo stacco delle uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) dovrebbe invece iniziare – prosegue il resoconto – solo dopo il 20 settembre, mentre le operazioni di raccolta termineranno con le varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit). Attualmente il mercato evidenzia una certa stagnazione dei prezzi per l’abbondanza delle scorte in cantina e le basse quotazione dei vini sfusi. Per le uve rosse l’attenzione è rivolta al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero”.

Riccardo Cotarella

Rodolfo Rizzi

Questa dunque la situazione in Friuli Venezia Giulia che anticipa i risultati di una vendemmia che si confermerà poco generosa, ma senza dubbio buona, e che concorrerà con la sua pur modesta entità (meno del 4 per cento) – se raffrontata con quella dei colossi produttivi a cominciare dal Veneto – a creare quei 46 milioni di ettolitri di cui dicevamo all’inizio. Tuttavia, l’Italia dovrebbe conservare anche quest’anno il ruolo di prima Cantina mondiale, perché anche in Francia la produzione non è quantitativamente esaltante.
Tutte previsioni che sono dunque uscite dall’Osservatorio del Vino presentate, come si diceva, nella sede del Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, che hanno appunto visto insieme per la prima volta Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini. All’appuntamento sono intervenuti il presidente di Uiv Ernesto Abbona, il direttore generale di Ismea Raffaele Borriello, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e il segretario generale del Comité Européendes EntreprisesVins Ignacio SanchezRecarte.
“Se l’annata 2018 è stata generosa – ha sottolineato Cotarella –, nel 2019 si assiste in molte zone a un’inversione di rotta. Dal punto di vista climatico anche quest’anno la variabilità del meteo si è fatta sentire, in particolare a maggio, con un abbassamento delle temperature accompagnato da abbondati precipitazioni, che hanno determinato un rallentamento del ciclo vegetativo della vite. Si rileva un generale ritardo della maturazione di circa 10/15 giorni, tanto da far rientrare l’epoca di vendemmia in periodi più legati alla tradizione, dopo gli innumerevoli anticipi registrati negli ultimi anni”.

“Con la vendemmia 2019 – ha spiegato Abbona – rientriamo nella media degli ultimi anni, segnando una flessione marcata rispetto alla eccezionale produzione dello scorso anno con una qualità variabile, tra il buono e l’eccellente a seconda delle zone, che ci consente di guardare al futuro con ottimismo e fiducia. È lecito attendersi la tenuta dei prezzi sui vini a Do, che rimanendo nei volumi dei disciplinari subiranno meno la flessione, così come lo scorso anno hanno risentito meno dell’aumento produttivo, e un possibile ritocco in alto dei listini degli sfusi visto il calo vendemmiale anche di Francia e Spagna”. “Il vino italiano – gli ha fatto eco Borriello – negli ultimi anni ha consolidato un importante percorso di internazionalizzazione tramite la concentrazione e la riorganizzazione dell’offerta verso prodotti di maggiore qualità e gradimento nei mercati esteri. Gli effetti di tale evoluzione verso la qualità e l’efficacia delle politiche commerciali sono testimoniati dal costante aumento del fatturato all’export, quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. In prospettiva, sul futuro del settore peseranno le modalità di uscita del Regno Unito dall’Europa e l’incertezza del nuovo assetto geopolitico mondiale, dove le dinamiche dei mercati saranno sempre più difficili da leggere e imporranno strategie sempre più complesse, differenziate e flessibili: maggiori rischi, ma anche maggiori opportunità, per chi saprà anticipare le tendenze evolutive, lavorando a un’accurata segmentazione delle politiche commerciali di esportazione”.
Infine, per Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Ceev, al livello europeo si prevede “una vendemmia 2019 ridotta rispetto a quella del 2018, che fu straordinaria e vicina alla media storica. Le elevate temperature registrate durante l’estate rappresentano la causa principale della riduzione della produzione, ma quest’anno ci aspettiamo un’uva di eccellente qualità”.

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In copertina e all’interno immagini di vendemmia scattate sul Collio tra Cormons e San Floriano.

(Foto di Giorgio Alt)

In ritardo (ma buona) la vendemmia dopo quella super-precoce

di Giuseppe Longo

L’anno scorso, alla data odierna, la vendemmia in Friuli era già cominciata da cinque giorni. Era, infatti, partita con un anticipo eccezionale il 13 agosto. Non è il caso del raccolto 2019 che – annotavamo qualche giorno fa, soffermandoci sulla determinazione dei prezzi delle vinacce -, avverrà in tempi più in linea con le epoche tradizionali. Anzi, piuttosto posticipato rispetto alla media degli ultimi anni, escluso appunto il 2018, super-precoce, che ha una storia tutta sua. La quantità sarà più contenuta, complice soprattutto una primavera da dimenticare che ha condizionato anche parte della fioritura, ma la qualità si annuncia generalmente buona. Addirittura meglio di come si sarebbe potuto ipotizzare, tenendo conto delle difficilissime premesse. E una “fotografia” fedele dell’annata in corso potrà essere scattata durante il consueto incontro pre-vendemmiale che Assoenologi Fvg, sotto la guida di Rodolfo Rizzi, tiene ogni anno nella seconda quindicina di agosto – l’appuntamento è annunciato per martedì 27, alle ore 18.30, a villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo -, anticipando le stime che saranno delineate dalla sede nazionale per tutt’Italia e quindi anche per la nostra regione. Proprio in quell’occasione, dati “ufficiali” alla mano, si potrà parlare di percentuali in meno: adesso è meglio soprassedere, anche perché i numeri in questa fase hanno un valore relativo. La vera conta è nei tini, anzi nelle botti. Per ora è più utile e prudente fare un’analisi di tipo generale, facendo riferimento soprattutto alle prospettive riguardanti la qualità.

Innanzitutto, bisogna riconoscere che poter parlare di buona vendemmia quest’anno è già qualcosa di veramente singolare. Perché le premesse, abbiamo appena detto, sono state disastrose. Infatti, un mese di maggio così freddo e piovoso, da non ricordarne di simili, aveva fatto accumulare dal Vigneto Fvg un clamoroso ritardo vegetativo, per cui anche la fioritura è avvenuta posticipata di due settimane abbondanti rispetto a quella dell’anno precedente, in pieno svolgimento già nell’ultima decade di maggio: a Cantine Aperte era in pieno sviluppo. E il concomitante maltempo ha influito in negativo sulla formazione dei grappolini, per cui ecco uno dei motivi del sensibile calo produttivo che si annuncia. Fortunatamente, l’estate partita con il turbo ha fatto recuperare almeno in parte il gigantesco ritardo e il caldo africano delle settimane successive – pur mal tollerato dal vignaiolo – ha dato una vera e propria “spinta” alla vite, nonostante a un certo punto si sia verificato uno squilibrio idrico (fino a poche settimane prima i terreni erano in ammollo…) dovuto alla pressoché totale e perdurante mancanza di piovosità, cosa che è stata mitigata soltanto dai temporali più recenti che purtroppo, ma in aree grazie al Cielo circoscritte, sono stati accompagnati anche da forti grandinate e da venti impetuosi. In generale, lo stato sanitario dei vigneti e quindi dei grappoli appare soddisfacente, anche se il controllo delle malattie funginee specie nei primi stadi vegetativi è stato difficile, e pure questo è indice di buona qualità per i futuri vini.

Con queste premesse, quindi, parlare di vendemmia agostana è pressoché impossibile, se non limitata a poche zone, ma comunque a fine mese, soprattutto per le uve “base spumante” (Chardonnay e Pinot bianco), e quindi Prosecco, per le quali peraltro è richiesto un grado di maturazione non troppo accentuato. Per il resto, specialmente sui rilievi – e cioè Collio, Colli orientali e Carso -, bisognerà aspettare i primi giorni di settembre anche per le varietà bianche più precoci, come il Sauvignon che sicuramente sarà il primo a essere pigiato. Quello che l’anno scorso sul Collio fu raccolto appunto il 13 agosto! Seguiranno Pinot bianco e grigio, Friulano – il vecchio Tocai che ancora non ci siamo abituati a chiamare con il nome sostitutivo dopo il famoso “scippo” ungherese – e Ribolla gialla, vino-rivelazione degli ultimi tempi soprattutto se tradotto in bollicine. Pressoché contestuale potrebbe essere la vendemmia di Pinot nero (ovviamente se non sarà destinato alla spumantizzazione), Merlot e Cabernet, mentre per Schioppettino di Prepotto e Refosco dal peduncolo rosso bisognerà aspettare settembre inoltrato. Per il Refosco di Faedis si arriverà addirittura a fine mese se non ai primi di ottobre, quando sarà anche la volta – ma anche più in là, essendo in uso almeno un modesto appassimento sulla pianta – del Verduzzo, per la produzione del Ramandolo, e del Picolit, entrambi protetti dalla Docg. E’ chiaro che le epoche di raccolta ipotizzate sono del tutto indicative, perché molto dipenderà dalle varie zone, se di pianura – Grave, Isonzo, Annia, Aquileia, Latisana – o di collina, e soprattutto dall’andamento meteorologico delle prossime settimane.

Una considerazione importante, però, ci pare di poter trarre fin d’ora. Anche se la quantità, come dicevamo, sarà meno generosa dello scorso anno, e questo non è un male viste le premesse, sul fronte qualitativo si può ipotizzare l’ottenimento di vini armonici e profumati, specialmente per i bianchi a cominciare dal Sauvignon che in fatto di aromi non è secondo a nessuno. Le ondate di caldo anticiclonico, se non con sporadici ritorni, dovrebbero essere finite, per cui le notti notevolmente allungate dovrebbero consentire proprio quell’escursione termica tanto preziosa per creare nel grappolo che sta maturando un significativo corredo aromatico che si trasferirà poi nel vino grazie anche alle mitigate temperature di fermentazione che, invece, l’anno scorso erano difficili da controllare, essendo caldissima anche la vendemmia, specialmente nelle cantine prive di adeguati impianti di refrigerazione.
Osservazioni che ci vengono dunque “di getto” a diversi giorni ancora dall’inizio della stagione dei raccolti. Ma per saperne di più, sarà bene aspettare appunto l’ormai imminente summit degli enologi, tecnici titolati a fornire un quadro puntuale ed esauriente su quest’annata davvero “miracolata”. Che però, nonostante la partenza molto negativa, non dovrebbe per nulla deludere il produttore, ma neanche il consumatore e l’appassionato che amano i vini Made in Fvg.

Pinot grigio sui Colli orientali.

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In copertina, il Sauvignon (spumanti esclusi) sarà sicuramente la prima varietà bianca a essere raccolta.

Vendemmia e prezzo delle vinacce: ecco il metodo Valdesolo

di Gi Elle

Anche se non è precoce come quella dell’anno scorso, tuttavia è iniziato il conto alla rovescia per l’avvio della vendemmia, soprattutto nelle zone di pianura e almeno per le uve destinate alla spumantizzazione. Quindi raccolta e vinificazione, ottenendo mosto e sottoprodotti, come le vinacce. E quindi proprio in vista della produzione di quest’ultime, si ripropone – secondo l’enologo Paolo Valdesolo, veneto di origine ma trapiantato da una vita in Friuli – il problema della determinazione del prezzo di cessione della vinaccia alla distilleria scelta dall’azienda vitivinicola. Una questione che il tecnico, oggi in pensione, ritiene di notevole importanza da molto tempo, tanto da aver elaborato un procedimento di stima relativo proprio a come stabilire il prezzo di vendita del sottoprodotto.

“E’ una ricerca – spiega Valdesolo – costruita in base alle mie esperienze raccolte in questi anni di lavoro nel settore vitivinicolo, quando spesso mi chiedevo come si potrebbe stabilire e come potrebbe nascere il valore da dare a un sottoprodotto, in questo caso le vinacce. Ogni  zona vocata, quindi, avrà il proprio valore commisurato ai prezzi di mercato legati alla materia prima (uva), alla varietà, alla qualità e naturalmente al valore di mercato del prezzo del vino”. Ecco, dunque, in dettaglio il suo procedimento. 

L’enologo Paolo Valdesolo.

     METODO DI VALUTAZIONE DEL PREZZO

DELLA  VINACCIA  IN  RIFERIMENTO  AL  VALORE  DEL VINO

PRINCIPIO  Il metodo proposto prevede le seguenti determinazioni:

1° – grado alcoolico complessivo della vinaccia.

2° – classificazione merceologica e assegnazione di un punteggio alla vinaccia.

3° – formazione del prezzo dell’alcool di vinaccia riferito al grado/quintale.

MODALITA’ DI PROCEDIMENTO

1° Grado alcoolico complessivo della vinaccia:

  1. a) Prelevamento del campione: I campioni vengono prelevati ad ogni carico di vinaccia presso la cantina o distilleria – in comune accordo tra le parti – e posti in due vasi di vetro da gr. 1.000 a tenuta ermetica con sigillo.
  2. b) Analisi dei campioni: Sulla vinaccia di uno dei due vasi verranno determinati (da parte di un laboratorio riconosciuto e prescelto dalle parti) la gradazione alcoolica complessiva previa determinazione  del grado alcoolico per distillazione (espresso in ML. Alcool/100 gr. di vinaccia) ed il contenuto in zuccheri riduttori (espressi in zuccheri gr. zuccheri/100 gr. di vinaccia).

La somma tra quest’ultimo dato, moltiplicato per il fattore 0,5 (*) più il dato  relativo all’alcool ottenuto per distillazione, darà la gradazione alcoolica complessiva.

L’acquirente potrà inoltre chiedere la determinazione dell’alcool metilico solo nel caso in cui costatate le condizioni di scarsa  integrità della vinaccia ne facciano sospettare un livello superiore all’1%.

(*) fattore tendente a determinare quel coefficiente di trasformazione degli zuccheri in alcool.

Grappoli di Ribolla gialla.

                                                                       

CLASSIFICAZIONE MERCEOLOGICA – PUNTEGGIO

LA CLASSIFICAZIOINE MERCEOLOGICA DELLE VINACCE ,OVVIAMENTE DIRASPATE,  ED IL PUNTEGGIO DA ASSEGNARE ALLE STESSE, VERRA RELEVATO DALLE SEGUENTE TABELLA:

GRUPPI                    QUALITA’ DELLE VINACCE                                 PUNTI CENTESIMALI

1°                                    Vinaccia fermentata                                                                          25

Vinaccia semi-fermentata ( 50% di alcol non svolto )                                                       24

Vinaccia non fermentata  senza SO2                                                                                     20

Vinaccia non fermentata  con SO2                                                                                         15

2°                                  Vinaccia integra                                                                                    25

Vinaccia non integra ( con metanolo superiore all’1% )                                                     20

3°                                  Vinaccia Bianca                                                       (23)                       25

Vinaccia Rossa                                                        (23)                                                              25

4°                                  Vinaccia con alcool complessivo superiore al 3%                           25

Vinaccia con alcool complessivo inferiore al  3%                                                                  22

(le parti potranno stabilire preliminarmente quale tipo di vinaccia avrà il punteggio maggiore)

La somma dei punti, relativi ad una voce per ognuno dei gruppi di qualità, risulterà compresa tra  80 e 100 centesimi e costituirà il punteggio da attribuire alla vinaccia.

Detto punteggio, che si potrebbe  convenzionalmente definire INDICE DI VALUTAZIONE , che rappresenta il fattore per il quale bisognerà moltiplicare il prezzo base della vinaccia, per ricavarne quello finale riferito a grado/quintale.

Grappoli di Refosco.

FORMAZIONE DEL PREZZO – BASE DELLA VINACCIA A GRADO/QUINTALE

Questo sarà ricavato sulla scorta dei prezzi praticati all’ingrosso per i vini e per le grappe, che solitamente vengono resi pubblichi nei mesi post-vendemmia da ottobre in poi .

Allo scopo si procede come segue:

  1. a) Rilevamento dei prezzi medi dei vini :

le parti solitamente si avvalgono riferendosi alle  Camere di Commercio, a Uffici preposti o a enti sindacali di settore. Nello stesso periodo le parti preciseranno o concordano il tipo  (o i tipi) di vino e relativa gradazione alcoolica corrispondente alla vinaccia trattata.

Allo scadere del quadrimestre (novembre o dicembre), si procederà quindi alla elaborazione della media delle accennate quotazioni relativamente ai tipi di vino indicati .

  1. b) Rilevamento dei prezzi medi delle grappe :

saranno prese in esame le quotazioni rilasciate dalle Camere di Commercio o dagli Enti preposti relative allo stesso periodo  come per i vini. Le stesse dovranno calcolarsi al netto dell’imposta di fabbricazione ed esprimersi in LITRO ANIDRO. Qualora il prezzo medio così ottenuto per le grappe dovesse però per un eventuale andamento anomalo di mercato (risultasse, cioè, superiore od inferiore di oltre il 15% al prezzo del vino) non si terrà conto della parte eccedente il detto limite. In tale eventualità, allo scopo di evitare ovvie sperequazioni, si prenderà come prezzo  medio delle grappe, quello dei vini maggiorato o diminuito del 15%.

  1. c) Indice di adeguamento :

al fine di una più equa, realistica formazione del prezzo – base della vinaccia a grado / quintale , si procederà infine a moltiplicare la media dei prezzi dei vini e delle grappe ( ricavati secondo quanto descritto nei precedenti paragrafi A e B ) per il fattore 0,76 che lo si può definire indice di adeguamento.

ESEMPIO

L’Azienda  A  vende alla Distilleria   B  la produzione di vinaccia della vendemmia 2018.

L’Azienda ha vinificato Ql. 100.000 di uva così suddivisa:

Bianca di Pianura………………………….ql.  30.000 = 30 %

Merlot di Pianura………………………….ql.  60.000 = 60 %

Refosco di Pianura………………………..ql.  10.000 = 10 %

Le vinacce consegnate alla distilleria sono risultate : QL. 10.000 (pari al 10 % dell’uva pigiata) e provenienti dalle seguenti varietà così ripartite:

Bianca di Pianura………………………….ql.    3.000 = 30 %

Merlot di Pianura………………………….ql.    6.000 = 60 %

Refosco di Pianura………………………..ql.    1.000 = 10 %

Considerando che LA MEDIA DEI PREZZI  relativa ai VINI  e alle VINACCE , nel quadrimestre  di riferimento (ottobre – gennaio) sia stata :

  1. a) PER I VINI V.G.  ( prezzi rilevati dai mercati locali )

Bianco di Pianura……………… 12/12,50 % vol…….E.U.         1 / LT.    X 30 =   EU.  30

Merlot di Pianura……………… 12/12,50 % vol…….EU.     0,60 / LT.   X  60 =  EU.  36

Refosco di Pianura……………. 12/12,50 % vol…….EU.     0,80 / LT.   X  10 =  EU.    8_

TOTALE….EU.  74

  1. 74 : 100 = EU. 0,74 PREZZO MEDIO PER ETTOGRADO DEI VINI RAPPORTATO ALLA QUANTITA’ DI VINACCIA.
  2. b) PER LA GRAPPA (PREZZO MEDIO) depurata  dell’imposta di fabbricazione

EU.1 / LITRO ANIDRO

LA MEDIA TRA VINO E GRAPPA  SARA’ QUINDI :

prezzo medio vino EU. 0,74   + prezzo litro anidro EU. 1 = EU.  0,87

DETTO VALORE  ANDRA’ MOLTIPLICATO PER L’INDICE DI ADEGUAMENTO 0,76

PER CUI SI AVRA’  EU. 0,87   X  0,76   =  EU. 0,66 PREZZO BASE A GRADO/ QL. DELL’ALCOOL

DI VINACCIA

A al punto, presi in esame i risultati delle analisi eseguite dal laboratorio prescelto e relativi alle partite di vinaccia consegnate alla distilleria, si procede alla fatturazione secondo lo schema indicato nella seguente tabella:

DATA   VINACCIA                      GRADAZIONE ALCOOLICA                         TOTALE GRADI           NOTE

IN QL.         Alcool Svolto    Alcool Potenz. Alcool Compless.      Ql. X grado

05.09      152,30         4,30                    0,30                   4,60                          700,58

25.09      174,80          3,20                     2,40                             5,60                          978,88           non integra

28.09      196,20            5,10                     0,10                    5,20                         1.020,24

02.10      147,80            2,10                     3,20                    5,30                            783,34        non ferment.

04.10      151,10            0,50                     4,10                    4,60                     695,06        non ferment.

Tot. Ql. 10.000                                                                   Totale Monte Gradi  50.000           Media : 5°

Supposto che  la classificazione merceologica abbia dato i seguenti risultati:

1° VINACCIA FERMENTATA, INTEGRA, BIANCA – ROSSA

CON ALCOOL  SUPERIORE AL 3%                           ( PUNTI 100 )   QL.   8.000

2° VINACCIA NON FERMENTATA , SENZA SO2, INTEGRA BIANCA – ROSSA BIANCA

CON ALCOOL  INFERIORE AL 3%                             ( PUNTI  92  )   QL.   1.000

3° VINACCIA NON FERMENTATA CON SO2, NON INTEGRA

CON ALCOOL SUPERIORE AL 3%                             ( PUNTI  85  )   QL.   1.000

TOTALE   QL. 10.000

Tenuto conto della gradazione media generale  ),  si avrà:

1)   QL. 8.000        x          Gradi  5° = Gradi 40.000      x           EU. 0,66    x   1,00   =  EU.   26.400

2)   QL.1.000         x          Gradi  5° = Gradi   5.000      x           EU. 0,66    x    0,92  =  EU.     3.036

3)   QL.1.000         x          Gradi  5° = Gradi   5.000      x           EU. 0,66    x    0,85  =  EU.     2.805

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  1. 10.000 MOMTEGRADI 50.000                       VALORE VINACCE EU.    32.241
  2. 3,22 prezzo vinaccia /ql.

Vigneto di Pinot grigio, Colli orientali.

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In copertina, vinacce di uve rosse.

(Foto Enotrend.it)

Controllo in vigneto di funghi e batteri: incontro a Tissano

di Gi Elle

Grazie all’arrivo del caldo, anche troppo per la verità, la vite si è ripresa molto bene dallo choc di maggio – quando aveva accumulato un eccezionale ritardo vegetativo – e ha recuperato notevolmente, tanto che questa inversione di tendenza si rifletterà sull’invaiatura e quindi sulla maturazione dell’uva, quindi anche sull’epoca della vendemmia che, a ragion veduta, sicuramente non sarà anticipata come l’anno scorso, ma neanche tanto ritardata. In questo quadro di sviluppo della vite e dell’ingrossamento dei grappoli, assume dunque in queste settimane grande importanza il monitoraggio dei patogeni, in particolare di quelli di origine fungina.
Proprio con questo intento, Assoenologi Fvg, nel prosieguo dei corsi di formazione, ha organizzato, in collaborazione con “Enocea srl”, un incontro avente per tema il controllo selettivo di funghi e batteri in vigna, con uno sguardo alla vinificazione e alla gestione dei solfiti. L’appuntamento è fissato per mercoledì 10 luglio, alle 18, alla Villa di Tissano, in Comune d Santa Maria la Longa. Questo l’obiettivo del convegno: “Contrasto alle problematiche funginee della vite e pulizia delle uve: un nuovo modo di affrontare le vinificazioni e gli appassimenti in modo naturale e sostenibile, governando le variabili ossidative e biologiche attraverso l’utilizzo delle sostanze di base”.
I lavori, moderati da Claudio Fabbro, saranno introdotti da Rodolfo Rizzi, presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia, mentre Emanuele Caprini presenterà Enocea srl. Quindi Gianni Conte, di Enostudio srl, tratterà Le “sostanze di base”: difesa della vite anche in Bio e ricadute enologiche, mentre Simone Vincenzi, del Dipartimento Agronomia, Alimenti, Risorse Naturali ed Ambiente, Università degli studi di Padova, si occuperà di Sostanze di base: il “caso” Chitosano. Origini, chimica e funzionalità; valutazioni microbiologiche.
Sarà poi la volta di Serena Ammirati che curerà la presentazione di “Mastgrape”: prodotto innovativo per il governo delle variabili fungine e batteriche in vigna e sulle uve e di Flavio Fruner che parlerà di Uva, mosto, vino: un approccio organico per la valorizzazione dell’espressione tiolica. Entrambi i tecnici fanno parte di Enocea.
Assoenologi ricorda che la partecipazione all’incontro dà diritto all’ottenimento di due crediti formativi e, per ragioni organizzative, chiede che gli associati provvedano alla prenotazione via mail a: segreteria.assoenologifvg@outlook.com. Al termine dell’incontro, Enocea ospiterà gli intervenuti in un buffet organizzato da Andrea Cecchini, abbinato alla degustazione di vini veronesi.

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In copertina e qui sopra grappoli visti oggi a Nimis sui Colli orientali.

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“DegustaMente” a Fagagna:
risveglio sensoriale in vigna

State cercando il modo per iniziare la settimana con una maggior carica positiva? Ecco la risposta giusta per voi: “DegustaMente”, la nuova iniziativa di Vino e Sapori Fvg pensata, in collaborazione con il Movimento turismo del vino Fvg, per rigenerare corpo e mente. Appuntamento quindi domenica 14 luglio all’Azienda del Poggio, a Fagagna, per un’esperienza di “mindfulness” immersi nella natura, per dopo essere guidati in una coinvolgente degustazione enogastronomica che stimolerà le abilità percettive. Per maggiori informazioni e prenotazioni: info@vinoesapori.it / telefono +390432611401 / +393804725486.