Finalmente riecco “Asparagus” vanto da 40 anni del Ducato dei vini friulani

(g.l.) Ma dove poteva nascere una manifestazione come “Asparagus” se non a Tavagnacco, la capitale friulana del celeberrimo asparago bianco? Proprio in questo paesotto alle porte di Udine vide infatti la luce, all’inizio degli anni Ottanta, la importante rassegna della buona tavola, promotori Elio Del Fabbro, titolare del ristorante Al Grop, il “tempio” della cucina dei gustosi turioni, e Isi Benini, giornalista e fondatore del Ducato dei vini friulani – sodalizio da mezzo secolo alfiere del Vigneto Fvg e dei suoi meravigliosi prodotti – che della promozione delle eccellenze dell’agricoltura Fvg e della loro valorizzazione in cucina fece una vera e propria missione professionale, tanto da dare vita anche a una rivista mensile, “Il Vino”, bellissima, in carta patinata, ricca di contenuti e di immagini efficaci, della quale ancora oggi si sente la mancanza.

Elio Del Fabbro e Isi Benini


E oggi, dopo due anni di black-out, finalmente si torna a parla di “Asparagus”, ricordando che l’edizione 2019, ultima ad andare in scena prima del Covid, aveva portato nei sette ristoranti protagonisti la bellezza di 1350 persone. E c’è tutta l’intenzione di ripetere e magari superare quel grande successo in questa nuova edizione, pronta a siglare la ripartenza dopo un biennio quanto mai complesso e ad animare per sette venerdì consecutivi, tra il 22 aprile e il 3 giugno, altrettanti “top restaurants” della regione Friuli Venezia Giulia. “Asparagus 2022” è stato presentato ieri mattina da Alessandro Salvin o, meglio, il duca Alessandro I, leader del Ducato dei vini friulani che è l’ideatore e promotore, fin dal 1981, di questa manifestazione – un vero e proprio fiore all’occhiello della benemerita confraternita -, sostenuta anche da Promoturismo Fvg e dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, che ha ospitato l’appuntamento con i giornalisti.

Giovanni Da Pozzo e Alessandro Salvin

(Foto Walter Menegaldo)

Il presidente camerale Giovanni Da Pozzo ha fatto gli onori di casa, in Sala dell’Economia, di rientro dalla cerimonia per i 170 anni della Polizia, in cui, ha riferito, «è stato espresso un concetto perfetto per darci speranza dopo questi due anni di pandemia: la forza della normalità. Nonostante ci troviamo con una situazione geopolitica internazionale preoccupante – ha evidenziato Da Pozzo –, stiamo lentamente vedendo la luce per quanto riguarda il Covid e finalmente si comincia a parlare di nuovo di eventi del territorio, una vera ricchezza per la vitalità delle nostre comunità e della nostra economia. “Asparagus” è ormai un grande classico tra gli eventi di qualità: ha il pregio di ruotare attorno a un prodotto tipico fortemente rappresentativo della nostra regione, abbinato ai vini del territorio e all’alta ristorazione, richiamo turistico di assoluta eccellenza. Come Cciaa – ha concluso il presidente – siamo stati, siamo e sicuramente saremo al fianco di “Asparagus” e come noi ci sono tanti altri enti che sostengono questo evento, bel simbolo di ripartenza, così come tanti altri eventi che via via confidiamo torneranno a vivacizzare le nostre giornate e la nostra produttività».
Il duca Alessandro I ne è convinto. «Per questa 21ma edizione – ha rimarcato – abbiamo grandi aspettative: c’è una squadra di sette tra i migliori ristoranti della regione pronta a mettersi all’opera per proporre l’asparago, rigorosamente friulano, declinato in svariate portate. I menù sono tutti diversi, ma abbiamo voluto mantenere un piatto comune, cioè il più semplice ma classico e goloso, “uova e asparagi”, che però sarà rivisitato dalla fantasia degli chef dei singoli ristoranti».

Spuntano gli asparagi bianchi.


Ed eccoli, i ristoratori in calendario: il 22 aprile Al Grop di Tavagnacco (dove “Asparagus” appunto è nato), il 29 aprile a La Dinette di Grado, il 6 maggio a Là di Moret di Udine, il 13 maggio alla Taverna di Colloredo di Monte Albano, il 20 maggio alla Lokanda Devetak di San Michele del Carso, il 27 maggio Da Nando a Mortegliano, infine il 3 giugno Da Toni a Gradiscutta di Varmo. Ogni menù sarà ovviamente abbinato «ai nostri meravigliosi vini friulani», ha chiosato Salvin, che ha anticipato l’intenzione, per l’edizione 2023, di ampliare la proposta di “Asparagus” a un territorio più ampio, coinvolgendo anche la montagna friulana.
“Asparagus”, come detto, è nata nel 1981 per volontà di Isi Benini, fondatore del Ducato dei vini friulani, e di Elio Del Fabbro, patron del ristorante Al Grop. L’appuntamento non solo valorizza un prodotto come l’Asparago bianco di Tavagnacco, ma anche l’asparago di Fossalon e di altre località della regione dove questo ortaggio viene tradizionalmente coltivato, con soddisfazione dei produttori per l’ottima qualità del raccolto, ma anche dei consumatori buongustai per i quali i bianchi turioni che spuntano dal terreno risvegliatosi dal gelo dell’inverno sono una vera e propria delizia, una festa per il palato.

La confezione dei mazzi.

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In copertina, il logo che tradizionalmente annuncia il ritorno di “Asparagus”.

Il Vigneto Fvg (Rauscedo leader in Italia) stravince fra i Sauvignon del mondo

(g.l.) Non ci sono dubbi. È il Vigneto Fvg la terra d’elezione per il Sauvignon e da Rauscedo, capitale planetaria delle barbatelle, proviene l’etichetta migliore d’Italia. La conferma è appena arrivata dal Portogallo dove, nella città di Torres Vedras, si sono concluse le degustazioni del 13° Concours Mondial du Sauvignon che ha assegnato 8 medaglie d’oro e 23 d’argento ai Sauvignon italiani. Oltre un migliaio, esattamente 1.120, i campioni provenienti da 23 Paesi produttori del grande bianco che hanno partecipato alla più prestigiosa competizione internazionale interamente dedicata a questo vitigno di origine francese che, proprio in Friuli Venezia Giulia, ha trovato il suo acclimatamento ideale dando vini di straordinaria finezza che hanno conquistato il mondo. E proprio qui, esattamente tre anni fa, erano i primi giorni di marzo, si era tenuto il Concorso mondiale – trovando perfetta collocazione a Udine, in sala Ajace -, a conferma del successo che questa varietà ha conquistato nella nostra regione. Oltre alle medaglie d’oro e d’argento, il Concours ha assegnato trofei speciali ai vini che hanno ottenuto i punteggi più alti nelle categorie Miglior Blend, Miglior Sauvignon barricato, Miglior Sauvignon dolce e Miglior Sauvignon del concorso.


L’Italia – annuncia l’organizzazione del Concorso – ha ottenuto un totale di 31 medaglie, oltre la metà grazie proprio ai Sauvignon di casa nostra: Friuli Venezia Giulia (22), Trentino Alto Adige (4), Veneto (2), Lombardia (1), Piemonte (1), Sicilia (1). Il miglior vino italiano è il Cantina Rauscedo Sauvignon 2020. «Dai risultati ottenuti all’ultima edizione del Concorso Mondiale del Sauvignon, fa piacere constatare che i produttori del Friuli Venezia Giulia continuano ad ottenere dei risultati importanti sia in termini numerici che di valore, questo consolida ulteriormente la lunga tradizione della nostra regione di grandi produttori di Sauvignon, sia a livello nazionale che internazionale», dice Mariano Paladin, direttore del Consorzio tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo.«Possiamo ribadire – aggiunge – che il lavoro che è stato svolto dalle aziende e dai Consorzi di tutela regionali, tra cui bisogna menzionare sicuramente il Consorzio tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo, è stato lungimirante ed ammirevole e continua a premiare questa terra che riesce ogni anno ad esprimere dei Sauvignon di altissimo livello».

Quest’anno il concorso ha registrato un altissimo numero di iscrizioni di vini barricati: 225 vini, ossia un quinto del totale delle iscrizioni, in larga parte provenienti dalla Stiria e da Bordeaux. Ottimi i risultati di questa categoria con il 35% di vini premiati. I primi cinque Paesi ad avere riportato il maggior numero di medaglie nell’edizione 2022 del concorso sono la Francia, l’Austria, l’Italia, il Sudafrica e la Repubblica Ceca.
La regione con il più alto numero di riconoscimenti è la Valle della Loira con ben 100 medaglie. La Stiria è al secondo posto con 71 medaglie, e il Friuli e Bordeaux condividono il terzo posto con 22 medaglie ciascuno. All’interno della Valle della Loira, le denominazioni che hanno avuto più successo sono Touraine (34), Sancerre (23) e Pouilly Fumé (12). La Do Touraine Chenonceaux ha avuto particolare successo: il 63% dei vini di questa denominazione è stato premiato, riportando anche il prestigioso Trofeo Denis Dubourdieu 2022 per il miglior Sauvignon del concorso, assegnato a Domaine Jean Christophe Mandard Blanc 2020.
Anche la Do Sancerre ha avuto un’elevata percentuale di successo (34%), confermato dal Trofeo Rivelazione Loira attribuito a Caillottes 2020 di Joël e Sylvie Cirotte. Con 39 medaglie d’Oro e 32 d’Argento, i Sauvignon Blancs della Stiria hanno dimostrato ancora una volta la loro eccellenza. La Stiria ha raccolto il maggior numero di riconoscimenti nella categoria barricati (42), tra cui il trofeo Rivelazione Sauvignon barricato 2022, assegnato al Sauvignon blanc Ried Kranachberg Reserve 2015 di Peter Skoff. Circa il 60% dei vini stiriani premiati sono barricati.
Il miglior vino nella categoria “Sauvignon dolce” viene invece dalla Repubblica Ceca – Skalák Sauvignon slámové víno 2015. Nella stessa categoria, sono stati premiati vini provenienti da Romania, Austria, Cile, Repubblica Ceca e Moldavia.Il trofeo Rivelazione per il miglior Blend è stato assegnato al greco Ktima Biblia Chora White 2021 – un blend di Sauvignon Blanc e Assyrtiko.

La giuria del Concorso era composta da specialisti provenienti da tutto il mondo, tra cui il Sudafrica, l’Australia e il Canada. Le 20 nazionalità rappresentate garantiscono una diversità eccezionale che permette al Concours Mondial du Sauvignon di distinguersi nell’universo dei concorsi enologici. Seguendo le linee guida dell’Oiv e dell’Unione Internazionale degli Enologi, il Concours Mondial du Sauvignon assegna riconoscimenti ad un massimo del 29% dei vini partecipanti. Per garantire ai consumatori il più alto livello di soddisfazione, gli organizzatori effettuano dei controlli post-concorso sui vini premiati, comparando una selezione di questi prodotti con un campione facente parte dello stesso lotto, acquistato in modo anonimo.

Tre anni fa a Udine.

Rivelazioni Concours Mondial
du Sauvignon 2022

Rivelazioni Concours Mondial du Sauvignon 2022
Trofeo Dubourdieu 2022 (Miglior Sauvignon in gara)
Domaine Jean Christophe Mandard Blanc 2020
Touraine Chenonceaux, Valle della Loira, Francia

Trofeo Tonnellerie Sylvain 2022 (Rivelazione Sauvignon barricato)
Peter Skoff Sauvignon blanc Ried Kranachberg Riserva 2015
Stiria, Austria

Rivelazione Blend 2022
Ktima Biblia Chora Bianco 2021
Monte Panego, Macedonia, Grecia

Rivelazione Sauvignon dolce 2022
Skalák Sauvignon slámové víno 2015
Slovacka, Moravia, Repubblica Ceca

Rivelazione Loira 2022
Caillottes 2020, Joël et Sylvie Cirotte
Sancerre, Val de Loire, Francia

Rivelazione Austria 2022
Wruss Sauvignon Blanc Gamlitz Dac 2020
Stiria del Sud, Austria

Rivelazione Nuova Zelanda 2022
Saint Clair Wairau Riserva Sauvignon Blanc 2021
Marlborough, Isola del Sud, Nuova Zelanda

Rivelazione Italia 2022
Cantina Rauscedo Sauvignon 2020
Venezia Giulia Igt, Friuli-Venezia Giulia, Italia

Rivelazione Sudafrica 2022
Diemersdal The Journal Sauvignon blanc 2021
Città del Capo, Regione Costiera, Sudafrica

Tutti i risultati: https://resultats.cmsauvignon.com/it/risultati

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In copertina, grappoli di Sauvignon nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

 

AGRIFLASH.FVG – E non solo…

Non piove, in Fvg rischio incendi – Anche se la nostra regione ha un deficit idrico meno grave rispetto ad altre zone dell’arco alpino, la scarsità di precipitazioni registrata negli ultimi mesi (le ultime piogge e nevicate di un certo rilievo risalgono al 15 e 16 febbraio) sta causando una progressiva disidratazione della vegetazione erbacea ed arbustiva, in particolare, nelle zone montane e nei versanti più soleggiati, che può facilmente alimentare, in caso di innesco, gli incendi boschivi. Ad evidenziare la situazione in cui versa il Friuli Venezia Giulia è l’assessore alla Montagna, Stefano Zannier. In via preventiva, e considerato l’avvio della stagione primaverile, periodo in cui per tradizione vengono svolte quelle operazioni colturali che prevedono anche l’accensione di fuochi, il Servizio foreste e Corpo forestale della Regione, sentita la Protezione civile Fvg, ha decretato lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi su tutto il territorio regionale. Oltre ai divieti in vigore per tutto l’anno è quindi inibita qualsiasi operazione che possa creare pericolo di incendio; inoltre, sono temporaneamente sospese tutte le autorizzazioni rilasciate per l’accensione di fuochi. Il Corpo forestale regionale, a cui compete oltre allo spegnimento degli incendi boschivi anche la vigilanza per il rispetto dei divieti previsti, intensificherà quindi la vigilanza al fine di prevenire la propagazione di eventuali incendi. L’assessore Zannier chiede quindi «la massima collaborazione per ridurre i rischi d’incendio in un periodo di particolare rischio come quello attuale. Invito, inoltre, i cittadini a prestare la massima attenzione e a segnalare alla Sala operativa della Protezione civile della Regione, al numero 800 500 300, o al Numero unico per le emergenze 112, la presenza di fiamme o colonne di fumo provenienti dalle aree boscose o dalle zone limitrofe».

Udine si prepara ad “Agriest 2023”– «Il dovere dell’Amministrazione regionale è di intervenire verso il settore primario con quella flessibilità e quel pragmatismo che la politica agricola richiedono in questa fase immediata di crisi per il tempo necessario a garantire la sostenibilità anche economica delle nostre aziende senza per questo stravolgere gli obiettivi di lungo periodo». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, nel corso dell’evento “Agriest Workshop: Farm to fork strategy 2023” organizzato nella sede di Telefriuli, a Tavagnacco, primo di tre appuntamenti di avvicinamento alla rassegna Agriest del 2023. «Dobbiamo continuare a garantire la reperibilità dei nostri prodotti agroalimentari – ha rilevato Zannier – sapendo che le nostre imprese non hanno paura di affrontare la sfida di standard qualitativi già molto alti, confidando naturalmente che questa terribile crisi internazionale aggiuntasi alla pandemia possa terminare prima possibile». Nell’ottica della sostenibilità ambientale, economica e sociale, Zannier ha osservato che «il marchio “Io sono Fvg” ha avuto un ruolo importante di aggregatore di tutti gli attori della filiera del Friuli Venezia Giulia in un percorso che parte dal piatto e arriva al campo e non viceversa, in cui si fa del consumatore il capofila e si creano le condizioni di un ritorno di reddito a tutte le imprese, dal primario, alla trasformazione alla distribuzione». Al workshop, moderato da Alessandra Salvatori, direttore responsabile di Telefriuli, hanno preso parte Giovanni Da Pozzo, presidente Camera di Commercio Pordenone Udine, e Lucio Gomiero, amministratore unico di Udine e Gorizia Fiere. Sono intervenuti il presidente di Agrifood Fvg Claudio Filipuzzi, Andrea Segrè, docente a Bologna di Politica Agraria internazionale e comparata, Maria Cristina Nicoli, docente di Tecnologie Alimentari all’Università di Udine, Massimiliano Cattozzi, responsabile direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo e il rettore dell’Università di Udine Roberto Pinton.

Pordenone verso “Novel Farm” – «Aver deciso di dedicare uno spazio autonomo a valenza internazionale ad una esposizione fieristica nel campo delle nuove tecnologie dedicate all’agricoltura, dimostra ancora una volta la grande capacità dell’ente pordenonese di essere precursore dei tempi, sapendo guardare con ottimismo al futuro per cogliere le nuove sfide che giungono dal settore primario della nostra economia». Lo ha detto l’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, partecipando in remoto alla conferenza stampa di presentazione di “Novel Farm”, la mostra convegno sulle nuove tecniche di coltivazione e vertical farm in programma il 23 e 24 marzo del 2023 negli spazi espositivi di Pordenone Fiere. L’iniziativa, ancora per quest’anno, si svolgerà come è avvenuto nel corso dell’ultimo triennio, all’interno di AquaFarm, la fiera dedicata all’acquacoltura e industria della pesca in calendario il 25 e 26 maggio prossimi, per poi diventare una manifestazione a se stante a partire dal prossimo anno. Alla presenza del presidente dell’ente fieristico Renato Pujatti, l’esponente dell’esecutivo Fedriga ha salutato con soddisfazione il fatto di essere riusciti a dare autonomia alla mostra convegno sulle nuove tecniche di coltivazione in campo agricolo. Nel corso della presentazione dell’evento fieristico è stata data la notizia secondo cui a Pordenone è nata Anifus, l’Associazione Nazionale Imprese Fuori Suolo, la prima del suo genere che raggruppa le aziende di questo specifico settore, riconoscendo così anche a livello di rappresentanza un comparto che sta diventando sempre più strategico per il futuro dell’agricoltura. «Un ringraziamento – ha detto Zannier – va rivolto a Confindustria Alto Adriatico, anche in questo caso fortemente innovativa, che ha saputo cogliere un’esigenza nata dal territorio e che non tarderà ad avere riflessi a livello nazionale».

“Io sono Fvg” sul Piancavallo – «Il rally del Piancavallo sarà uno dei primi appuntamenti di grande richiamo e alta visibilità nello scenario nazionale e internazionale al quale la Regione abbinerà il marchio “Io sono Fvg”». A darne l’annuncio è l’assessore regionale alle politiche agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier. La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 35ma edizione, si svolgerà il 14 e 15 maggio e consentirà, attraverso le sue tradizionali prove speciali, di valorizzare paesi e borghi delle Dolomiti orientali e della Pedemontana pordenonese. La prestigiosa gara motoristica diventa così anche una vetrina del meglio della produzione agroalimentare del Friuli Venezia Giulia, utilizzando il marchio regionale che ne garantisce l’origine e la sostenibilità. Nel corso degli anni il Rally Piancavallo, definito come “Un viaggio nel territorio, itinerario alla scoperta dei luoghi e della gente”, è diventato un brand sia sportivo sia turistico per il pordenonese, che accanto all’aspetto puramente motoristico abbina anche quello turistico ed enogastronomico. «Quest’anno, sotto il segno di “Io Sono Friuli Venezia Giulia” – spiega Zannier – saranno diverse le iniziative di promozione dei prodotti tipici e del settore agroalimentare che faranno da corollario alla gara. Si verrà così a creare un connubio tra sport e territorio, una vetrina carica di suggestioni non solo per gli amanti della competizione automobilistica, ma per un più vasto pubblico attirato dalle eccellenze locali, con un indotto economico altamente significativo e stimolante per ulteriori partnership nel prossimo futuro».

Quel bosco tra ulivi e vigneti – A Coste di Maser, tra le colline asolane, cresce un bosco responsabile di tre ettari certificato FSC® – C121844 nel rispetto di rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Sabato 19 marzo Cecchetto, azienda vitivinicola con sede a Tezze di Piave, ha messo a dimora gli ultimi alberi con l’aiuto dei ragazzi della Scuola media Paolo Veronese di Maser. Il bosco esistente da oltre tre secoli, un tempo abbandonato, oggi rinasce in un panorama attorniato da ulivi e vigneti, inserito all’interno del sito Rete Natura 2000. Dopo un primo processo di pulizia e riassetto dell’habitat avvenuto nel 2018, sono state organizzate attività didattiche e create nuove strade forestali, per proteggere questo ecosistema e per farlo conoscere a turisti, appassionati della natura e all’intera comunità locale. Passeggiandovi all’interno, infatti, si possono ammirare castagni secolari, ciliegi selvatici, frassini, bagolari e molte specie mellifere sotto le quali sono state posizionate alcune arnie. Cecchetto con questo progetto punta all’obiettivo di diventare climate positive entro il 2026, creando un ambiente salubre e virtuoso in cui la presenza delle api diventi un segno tangibile dell’utilizzo di processi eco-sostenibili che incentivino lo sviluppo armonico della biodiversità. Un piano di sostenibilità ideato e sviluppato assieme a Etifor, spin-off dell’Università di Padova, che offre consulenza a enti e aziende per migliorare i benefici economici, ambientali e sociali di politiche, progetti e investimenti attraverso la scienza, l’innovazione e la buona governance. In occasione della piantumazione di sabato 19 marzo, il team di Etifor ha presentato al pubblico il progetto di gestione del bosco, introducendo importanti tematiche legate al cambiamento climatico e alla tutela della biodiversità.

Cantina Toblino e l’innovazione – Cantina Toblino si aggiudica il Premio Eccellenza dell’Anno nella categoria Innovazione nel Settore vitivinicolo, assegnato alla dodicesima edizione di Le Fonti Awards®. Alla cerimonia tenutasi a Palazzo Mezzanotte, storica sede della Borsa Valori di Milano, è intervenuto Carlo De Biasi, direttore generale della cooperativa trentina nata nella Valle dei Laghi. In una premiazione che ha coinvolto studi legali, imprese e professionisti leader nei rispettivi settori, Le Fonti Awards® ha riconosciuto a Cantina Toblino il merito di “essere un punto di riferimento per la viticoltura nella Valle dei Laghi” e di “garantire ai clienti l’eccellenza lungo l’intera filiera produttiva”. Risultati significativi ottenuti grazie alla ricerca e alla continua innovazione in campo viticlo ed enologico e al costante raggiungimento di nuovi standard qualitativi. «Ricevere un premio così importante – afferma Carlo de Biasi – assieme ad autorevoli protagonisti del mondo imprenditoriale e professionale dà a Cantina Toblino la giusta motivazione per continuare un percorso che punta all’eccellenza. Un’eccellenza all’avanguardia, rispettosa dell’ambiente e attenta alle esigenze di viticoltori, vignaioli e consumatori». La cerimonia di premiazione non è stata solo un’occasione per celebrare i vincitori, ma si è rivelata un vero momento di approfondimento, condivisione e dibattito tra attori di rilievo, pronti ad affrontare temi di attualità legati a innovazione, tecnologia, leadership ed evoluzione normativa.

Gewürztraminer chiave del successo – Il bilancio 2021 di Cantina Tramin raggiunge per la prima volta quota 15 milioni di euro di vino imbottigliato. La crescita complessiva si attesta sul +30% rispetto al 2020 e sul +9% in rapporto al 2019. A trainare le vendite si conferma come prima varietà il Gewürztraminer, per un introito che rappresenta il 27% del fatturato totale, seguito dallo Chardonnay, cresciuto del 26% rispetto al 2019. «Siamo molto soddisfatti del traguardo raggiunto – sottolinea Wolfgang Klotz, direttore commerciale di Cantina Tramin –. In particolare, tengo a sottolineare la performance di Glarea, la nuova interpretazione di Chardonnay alpino presentata lo scorso ottobre. Nei primi tre mesi di messa in commercio, infatti, le vendite hanno superato il 63% della produzione, risultato che conferma la qualità del lavoro svolto intorno a questa varietà». La crescita sorprende ancora di più considerando il -10% registrato a livello regionale a causa della mancata stagione invernale del 2021, calo che ha toccato soprattutto i vini rossi autoctoni come il Lagrein. Il trend positivo ha riguardato anche il mercato estero, con le esportazioni cresciute del +35% rispetto al 2019. Le premesse per il 2022 sono altrettanto favorevoli in termini di qualità di prodotto, con una flessione tuttavia per quanto riguarda la quantità, dovuta alla scarsità vendemmiale dell’ultima annata. In conclusione, l’evento più atteso del 2022 sarà la presentazione di Epokale 2015. L’iconico Gewürztraminer vendemmia tardiva affina sette anni al buio della miniera di Ridanna Monteneve, a oltre 2.000 metri di altitudine. Al suo debutto con l’annata 2009, Epokale conquistò i 100/100 punti di Robert Parker’s Wine Advocate, passando alla storia come il primo vino bianco italiano a ottenere tale risultato.

“Sabi ’60 Dolomiti” a Cortinametraggio Partita la XVII edizione di Cortinametraggio a Cortina d’Ampezzo, con la Carpenè-Malvolti che rinnova anche per quest’anno la partnership già avviata tre anni fa. La storica Cantina di Conegliano fino al 27 marzo sarà infatti partner nonché fornitore ufficiale dell’evento dedicato al meglio della corto-cinematografia italiana e da sempre attento allo scouting dei giovani talenti. Un Festival che torna finalmente in presenza dopo due anni di dirette streaming a causa della pandemia. «La Carpenè-Malvolti si pregia per il terzo anno consecutivo di far parte dei selezionati partners della manifestazione Cortinametraggio – commenta il direttore generale, Domenico Scimone – ed anche in questa occasione si presenta all’appuntamento con una esclusiva Magnum della “Sabi ’60 Dolomiti” appartenente alla Sabi Collection per premiare il Miglior Attore e la Migliore Attrice del concorso. Una scelta dettata dal valore doppiamente simbolico che per noi rappresenta tale selezione. Il palcoscenico di Cortinametraggio ha rappresentato, infatti, il debutto internazionale assoluto dell’etichetta, ispirata all’immagine pubblicitaria realizzata dal celebre grafico Sandro Bidasio degli Imberti, in arte Sabi, negli anni Sessanta del secolo scorso. Ed altresì perché tale veste grafica richiama una eccezionale immagine delle Dolomiti, che insieme al Territorio del Prosecco, ovvero le colline di Conegliano e Valdobbiadene, interpreta virtuosamente due eccellenze paesaggistiche italiane divenute Patrimonio Unesco».

Ucraina, è allarme di FedAgriPesca Fvg per l’impatto sulle filiere agricole

Agroalimentare Fvg a rischio a causa della guerra in Ucraina. È forte, infatti, la preoccupazione delle cooperative delle filiere per l’impatto sui mercati del conflitto scoppiato ormai tre settimane fa. Perciò, i rappresentanti delle cooperative agricole e della pesca del Friuli Venezia Giulia si sono riuniti a Udine, nella sede di Confcooperative Fvg, per fare il punto della situazione. Alla crescita dei costi energetici, si aggiungono le turbolenze sui prezzi delle commodities scambiate sui mercati internazionali, con aumenti record per i cereali, e gli impatti sulle filiere agricole. «Le tensioni sui prezzi e sui mercati, aggiunte alle perturbazioni sui commerci internazionali e a comportamenti speculativi, potranno colpire in maniera differenziata i diversi segmenti delle filiere agricole, mettendo in crisi molti produttori», è l’allarme di Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca Fvg, la Federazione regionale delle 131 cooperative della filiera agroalimentare (agricoltura e pesca) di Confcooperative, con 449 milioni di euro di ricavi e 9.773 soci produttori.

Venanzio Francescutti


Il presidente nazionale di FedAgriPesca, Giorgio Mercuri, in collegamento da Roma, ha sottolineato la necessità di un Piano straordinario e di emergenza per le colture strategiche: «È necessario anticipare i pagamenti diretti per sostenere il settore e sospendere i requisiti del greening liberando l’uso di terreni improduttivi. È forte, infatti, la richiesta europea di influenzare le intenzioni di semina primaverili a favore di mais, soia, girasole, sorgo e orzo, aumentando la capacità produttiva e garantendo un incremento della produzione nazionale. Già nel quadro della Pac attuale, inoltre, si può attivare la riserva di crisi liberando risorse per 500 milioni di euro».
Ma l’incremento della produzione è frenato dalle incertezze sulle condizioni di mercato e sul prezzo finale al momento del raccolto: incertezze che inducono le aziende agricole a un comportamento cauto. «C’è il fondato timore che i prezzi di produzione possano erodere i margini in maniera significativa – spiega infatti Francescutti – perché non solo cresce l’energia, ma anche ad esempio il costo di fertilizzanti e mangimi. L’urea ha superato i 100 euro al quintale, e sta diventando di difficile reperibilità. Al momento, le maggiori preoccupazioni – aggiunge il presidente di FedAgriPesca Fvg – vengono dal settore zootecnico, che affronta un drammatico aumento dei costi di produzione (dei mangimi, in primis), mentre il prezzo del latte alla stalla resta eccessivamente basso – attorno agli 0,40 euro/litro -, frenato anche da consumi in calo del 6-7 per cento». E mentre il comparto cerealicolo potrebbe non beneficiare a pieno del buon prezzo dei cereali a causa dell’impressionante crescita dei costi energetici (ma anche dei prodotti fitosanitari e dei carburanti), quello vitivinicolo deve affrontare pure le tensioni legate agli scenari export, complicato ulteriormente da problemi nel reperimento di bottiglie e capsule. Uno scenario complesso, dunque, che intanto deve già fare i conti con aumenti dei costi degli imballaggi: in legname del 61 per cento; in cartone del 31 per cento; in banda stagnata del 60 per cento; della plastica per l’agroalimentare, del 72 per cento; del vetro del 40 per cento. A questi si aggiungono le impennate, dal 400 per cento al 1.000 per cento, di container e noli marittimi.

Coltivazione di soia.


Il presidente regionale di Confcooperative, Daniele Castagnaviz, invita a non sottovalutare le difficoltà del comparto: «La filiera agroalimentare è centrale per il Paese e per il Friuli Venezia Giulia ed è un elemento distintivo della nostra riconoscibilità nel mondo. Servono, pertanto, misure straordinarie per sostenerne la competitività anche in questa fase difficile».
Preoccupati anche i produttori ortofrutticoli: conseguenze sui mercati potrebbero derivare, infatti, pure dall’invasione del mercato nostrano di prodotti, mele in particolare, abitualmente smerciate da Paesi come la Polonia, proprio sul mercato russo, e che nei prossimi mesi potrebbero essere riversate sui mercati dell’Europa occidentale, creando tensioni sui prezzi.

Bovine di Pezzata rossa.

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In copertina, produzione di mele in Friuli: anche questo settore è a rischio.

 

AGRIFLASH.FVG – E non solo…

Quanta burocrazia in Europa! – «Tutti ci aspettavamo una nuova politica agricola europea che fosse più semplice e sburocratizzata. E invece ora ci troviamo di fronte a un sistema più complesso che rischia di mettere in difficoltà le realtà locali». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo – come già riferito ieri – a Palmanova all’assemblea regionale della Confederazione italiana agricoltori. Alla presenza del nuovo presidente dell’associazione degli agricoltori Franco Clementin, l’esponete dell’esecutivo regionale ha focalizzato l’intervento sul nuovo sistema che di fatto sta creano non poche difficoltà all’intero comparto. «Ci troviamo – ha detto Zannier – di fronte a un cambio di paradigma che però non ha semplificato la situazione. In passato potevamo contare su un primo pilastro nazionale e poi un programma di sviluppo rurale regionalizzato che teneva in considerazione le esigenze espresse a livello locale. Adesso, invece, siamo alle prese con un piano strategico nazionale di cui non si comprendono ancora le definizioni complessive e sul quale le Regioni si sono trovate a discutere su temi mai affrontati in passato. In questo clima di grande incertezza e confusione sarà difficile che le 21 Regioni riescano a trovare un piano unico di condivisione. Rispetto al passato – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – avevamo chiara evidenza di come fosse strutturato un programma di sviluppo rurale, quali erano le matrici che lo generavano e come venivano declinate sul territorio, sapendo quelle che erano le capacità di intervento all’interno di una regolamentazione comunitaria. Oggi, invece, si apre uno scenario completamente diverso caratterizzato da un confronto tra regioni per trovare gli accordi economici, uscendo dal criterio storico che vedeva distribuito il 50 per cento delle risorse a sei regioni e la parte rimanente a tutte le altre. Sarà questo un percorso difficile ma sul quale in qualche modo si troverà la quadra. Diverso sarà invece il ragionamento quando si dovranno mettere a fattor comune le esigenze di regioni profondamente diverse tra di loro. Per superare questa difficoltà – ha concluso Zannier – sarà necessario definire all’interno del piano strategico nazionale delle linee sufficientemente ampie che lascino così poi lo spazio per una sua declinazione a livello territoriale».

I giovani e l’enogastronomia – «Valorizzare il sistema della ristorazione, attraverso percorsi virtuosi di formazione e di trasmissione della conoscenza ai giovani studenti, significa valorizzare il prodotto primario, quindi il prodotto agricolo, che con l’enogastronomia è un tutt’uno, specialmente per il Friuli Venezia Giulia. La filiera complessiva, difatti, parte dal campo e arriva sul piatto del consumatore. Oggi più che mai abbiamo la necessità di aumentare il livello di conoscenza e della capacità di valorizzare il prodotto tipico e di qualità: in questo modo sarà garantita una maggiore remunerazione dello stesso prodotto a livello primario». Sono le parole dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto all’evento “Fare Formazione. Cibo per la mente delle future generazioni del settore enogastronomico” all’Isis Bonaldo Stringher di Udine, cui ha preso parte anche il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione ambasciatori del gusto in collaborazione con Ministero e Rete nazionale istituti alberghieri (Renaia). «Per valorizzare il prodotto primario serve un approccio sia tecnico che culturale da trasmettere agli studenti attraverso percorsi di formazione di eccellenza come quelli che vengono promossi in istituti come lo Stringher. L’iter virtuoso presentato all’Isis di Udine illumina la mente dei giovani allievi, così capaci di guardare al prodotto primario come grande valore, da trasmettere attraverso passione e conoscenza. Una volta adulti, saranno loro a spiegarli e a raccontarli ai loro clienti: facendolo in modo consapevole, valorizzeranno un’intera filiera». Una considerazione anche sui giovani impegnati nel settore primario dell’agricoltura nella montagna del Fvg. «Ritenendo che ci fossero delle aree con maggiore necessità di intervento, per l’agricoltura dei giovani la Regione ha varato una specifica legge (Giovani agricoltori in montagna) che ha avuto rilievo a livello nazionale: siamo riusciti infatti a sostenere gli imprenditori agricoli giovani in montagna con formule contributive assolutamente fuori scala, con copertura dall’80 al 100% – ha detto Zannier -. Abbiamo lasciato ai giovani la libertà di scelta per le iniziative che volessero intraprendere e la possibilità di farlo in modo semplicissimo. In un’area dove tutti ritenevano che non ci fosse interesse abbiamo visto 150 nuove imprese che hanno aderito. Ciò dimostra che nella realtà ci sono ragazzi e ragazze che vogliono investire sul loro futuro anche in agricoltura; bisogna dotarli di strumenti validi, che li mettano nella condizione di essere artefici delle proprie scelte; l’Amministrazione regionale dà loro sostegno».

Aspettando la Fiera di Trento – In attesa di riaprire le porte della Fiera di Trento per accogliere gli oltre cento produttori dell’arco alpino che saranno i protagonisti della Mostra mercato sabato 26 e domenica 27 marzo, l’associazione Centrifuga presenta il Forum Vinifera, una serie di appuntamenti aperti al pubblico nati per avvicinare chiunque voglia conoscere o approfondire tematiche legate al mondo del vino e al territorio montano. In calendario undici incontri, di cui sei precedenti la Mostra mercato, che animeranno l’intero mese. Dopo l’appuntamento di sabato scorso dedicato alla birra, giovedì prossimo, alle ore 20, alla Bookique di Trento si parlerà invece di vino con Le diverse facce della Valpolicella. Revalpo, un’associazione di otto vignaioli locali artigianali, accompagnerà in una degustazione che metterà in evidenza le molteplici sfaccettature della Valpolicella, un territorio piccolo ma molto eterogeneo. L’indomani, venerdì, alle 18, a Palazzo Candelpergher di Nogaredo sarà la volta di Viti parallele. Un percorso lessicografico ed enostorico in Trentino Radici: il Dizionario dialettale lagarino, un archivio della memoria. Tralci: le parole del vino, un ponte tra passato e presente. Grappoli: l’enologia trentina tra fine Ottocento e inizio Novecento. Una chiacchierata accompagnata da stuzzichini e vini della Vallagarina introdotta da Marco Felceri e che vedrà gli interventi di Danilo Bettini, autore del Dizionario dialettale lagarino, e di Gabriele Galli, ricercatore di storia del vino trentino. Sabato, poi, alle ore 14, alla Cantina El Zeremia di Revò Revò against the machine dove l’esperto Nereo Pederzolli condurrà alla scoperta dei vini autoctoni della Val di Non. Dopo una breve passeggiata in vigna, un racconto accompagnato da buoni calici di vino – tra cui quello del recuperato vitigno storico “Maor” – e prodotti tipici a km 0. Due invece gli appuntamenti in programma al Leno Klandestino Ind. di Rovereto. Martedì 15 marzo, alle ore 19, Tre per Tre. 3 territori, 3 vini, 3 storie. Una serata in compagnia di tre vignaioli artigianali provenienti da tre territori diversi – veneto, trentino e altoatesino – che racconteranno le loro storie e quelle dei loro vini, intimamente legate al loro territorio, proponendo in assaggio i vini che più li rappresentano. Venerdì 18, alle ore 18, l’appuntamento con Nel nome del padre, della vite e del vino, presentazione del libro di Flavio Demattè, a cura del giornalista Walter Nicoletti: una storia di un territorio e della sua gente, fra tradizioni, ricordi e curiosità; un libro da «degustare», assaporandone i diversi aromi: racconto, testimonianza, ma anche strumento pratico per meglio comprendere l’affascinante mondo dei vigneti. Le prenotazioni sono disponibili qui: https://www.eventbrite.com/cc/forum-vinifera-2022-eventi-117939. Durante la Mostra Mercato, invece, gli appuntamenti saranno sabato 26, alle ore 11, Piwi Doc: i vini resistenti nelle denominazioni di origine, un dibattito sull’evoluzione normativa che prevede l’utilizzo dei vitigni resistenti all’interno delle denominazioni di origine e sulle opportunità che ne derivano moderata dal giornalista Maurizio Gily, mentre alle ore 14.30 la degustazione condotta da Matteo Gallello Oltralpe: suggestioni biodinamiche da oltreconfine dedicata ai produttori dell’associazione francese Vignerons de Nature. Domenica, invece, alle ore 11, ci sarà il laboratorio di analisi gusto-olfattiva Bee The Future – mieli, erbe, pane, e alle ore 14, Tra 0 e 1, presentazione ufficiale del numero 0 della rivista Verticale, il nuovo interessante magazine dedicato alle verticali del vino, in compagnia di Jacopo Cossater, Matteo Gallello e Nelson Pari seguito da una degustazione. Tutte le info, il programma completo e l’elenco dei produttori italiani ed esteri presenti alla Mostra Mercato su www.viniferaforum.it

Un brindisi dedicato a tutti i papà – C’è chi condivide il momento con i propri cari, chi invece corre in pasticceria per gustare una golosa zeppola di San Giuseppe. Il 19 marzo è l’occasione perfetta per brindare a tutti i papà e perché non farlo con un calice di vino? Per la festa del papà, Studio Cru racconta la storia di 7 padri fondatori che hanno saputo racchiudere in un vino, in una cantina, in un’azienda vitivinicola l’anima di un territorio e i ricordi di famiglia. Si tratta di: Castello di Cigognola, Cuvée dell’Angelo Blanc de Noirs; Giannitessari, Dosaggio Zero Lessini Durello Riserva Doc; Cantina Tramin, Troy Chardonnay Riserva 2018; Monte del Frà, Colombara Veronese Igt – Garganega 2017; Roeno, Roeno – Il Vino del Fondatore; Cecchetto, Raboso del Piave Doc; Monte Zovo, Amarone della Valpolicella Docg.

Quel Satèn 2017 in Franciacorta – Spesso dalle difficoltà nascono rarità eccellenti: è questo il caso del Satèn 2017 di Mosnel, Franciacorta, che ha raggiunto un’ottima qualità in un’annata che verrà ricordata per la gelata straordinaria di aprile, che ha quasi dimezzato la quantità di uve vendemmiate nella denominazione. Nella nottata tra il 18 e il 19 aprile, infatti, le temperature minime hanno toccato un picco negativo di -2/-3 °C: gelate tardive di questa entità, nella terza decade di aprile, si verificano meno di una volta ogni quarant’anni. L’azienda di Camignone (Brescia), guidata dai fratelli Lucia e Giulio Barzanò, ha scelto di non produrre i millesimati 2017 Ebb, Parosé e Riserva, ma di puntare tutto sul Satèn, tipologia esclusiva della denominazione Franciacorta, per esprimere a pieno lo Stile Mosnel, inconfondibile fatto di lunghi affinamenti in cantina. Prodotto a partire dal 1996, il Satèn è tra i vini che meglio interpreta, per complessità e ricchezza, il terroir aziendale. Da solo uve Chardonnay e con un basso dosaggio zuccherino, asciutto ed elegante, il Brut Satèn presenta un perlage finissimo e suadente che avvolge il palato con la classica sensazione setosa di questa tipologia. Parte della cuvée fermenta e affina in barrique e dopo il tiraggio prosegue sui lieviti almeno 30 mesi. Il calice è intensamente dorato, al naso ricorda dapprima il mandarino e lo zenzero candito, ma compare subito una personalità maestosa, con aromi di caramello al burro e noci macadamia. Il sorso, pieno e complesso, ha note minerali e di frutta estiva. Cremoso e avvolgente, continua a mutare nel calice con sentori di pasticceria secca e lievi canditure, pur con una luminosa freschezza che seduce il palato. Un vino complesso, da degustare con attenzione, ideale se abbinato a tavola con primi piatti delicati, sorprendente con i risotti di verdure primaverili come gli asparagi. Il Satèn 2017 di Mosnel è disponibile in enoteche e ristoranti a partire da 30 euro.

 

Piano di sviluppo rurale Fvg, a Udine via ai lavori programmatici del Tavolo verde

L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, ha aperto ieri a Udine il Tavolo verde per illustrare il cronoprogramma dei bandi a valere sul Piano di sviluppo rurale per il 2022. Molte le novità annunciate dall’esponente della Giunta Fedriga, tra cui una modifica ai bandi per il sostegno all’imprenditoria agricola giovanile in montagna, dove sarà eliminata la voce attrezzature e la materia forestale per evitare un utilizzo improprio del bando rispetto ad altri canali contributivi esistenti. Zannier – come informa Arc – ha poi annunciato ulteriori 2 milioni di euro sulla legge regionale per l’acquisto di attrezzature e una norma a sostegno di nuovi impianti arborei per estendere la frutticoltura.
Entrando nel dettaglio della programmazione Psr, il titolare del settore primario ha dato conto di tavoli di lavoro costanti tra la Direzione centrale della Regione Fvg e il Ministero di via XX Settembre sia sulla programmazione 14-20 (che è stata estesa di due anni, fino al 2022, a causa della pandemia) sia sulla nuova programmazione che afferisce al quadriennio 23-27. Per il biennio 21-22 al Friuli Venezia Giulia sono stati destinati 92 milioni di euro di fondi ordinari, integrati con 14 milioni di euro da fondi legati alla ripresa dalla pandemia (fondi Euri). Il piano è stato approvato dall’Unione Europea a settembre, includendo il nuovo intervento sul miglioramento dell’uso e della gestione delle risorse idriche da parte delle aziende agricole (valore 2,5 milioni di euro, in scadenza il 7 febbraio).
Il prossimo avviso in pubblicazione è il bando annuale per l’insediamento di giovani agricoltori (sarà aperto dal 1° gennaio al 30 giugno) ed avrà una dotazione di 3,4 milioni di euro. Il bando per interventi agro-climatico-ambientali aprirà a marzo 2022 e scadrà il 15 maggio 2022 con una dotazione di 12,6 milioni; il bando agricoltura biologica avrà le stesse tempistiche e una dotazione di 7,4 milioni. L’avviso “Indennità Natura2000” (apertura a marzo 2022 e scadenza 15 maggio 2022) avrà una dotazione di 800 mila euro, mentre il bando di indennità a favore degli agricoltori della zona montana, con le stesse scadenze temporali, avrà 7,5 milioni di euro di dotazione.
Il bando per investimenti nella trasformazione, commercializzazione e sviluppo di prodotti agricoli avrà invece una dotazione di 4,3 milioni di euro, sarà pubblicato a maggio e avrà scadenza a fine settembre. Il sostegno a investimenti nella creazione di energie rinnovabili potrà contare su 600 mila euro di finanziamenti e sarà aperto tra luglio e settembre 2022. Saranno riattivati il fondo di rotazione Feasr con 6,55 milioni, il bando imboschimento e creazione aree boscate a pioppicoltura con 2,235 milioni di euro, l’aiuto all’avviamento di imprese extra agricole nelle zone rurali per poco più di un milione di euro. Infine, il bando per investimenti in macchinari e attrezzature sostenibili avrà una dotazione di 3,7 milioni, sarà aperto a dicembre e scadrà a marzo 2023. Le tempistiche sono provvisorie e saranno coordinate con i termini dei bandi previsti all’interno del Pnrr. A questi bandi a valere sul Psr si aggiungono i bandi del Gal, ovvero le strategie di sviluppo locale, per le aree interne e montane.

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In copertina, l’assessore regionale all’agricoltura Stefano Zannier.

Riecco “Estate di San Martino in Osteria” con tre giorni in ventun locali friulani

In Friuli l’“Estate di San Martino in Osteria” torna nel segno della tradizione, protagonisti una ventina di locali di Udine, ma non solo, che proporranno altrettanti menù a prezzi calmierati per la gustosa occasione con la buona tavola. Infatti, dopo la pausa forzata del 2020, dovuta ovviamente all’emergenza sanitaria, riecco una nuova e spumeggiante edizione – l’11, 12 e 13 novembre – del progetto enogastronomico organizzato da Confesercenti Udine, Comitato Friulano Difesa Osterie e Pro Loco Città di Udine.
La tre giorni dedicata al gusto, che esordisce proprio il giorno che venera San Martino e che vedrà la partecipazione di ben 21 osterie, «si intitola “Non solo l’oca” e intende proporre piatti tipici con protagonista l’oca ma non solo, nei locali del territorio», ha ricordato Marco Zoratti, presidente di Confesercenti Udine, durante la presentazione dell’iniziativa avvenuta Al Pavone, in via Muratti, a Udine, ospiti di Paolo Schiffo. Assieme ad alcune osterie di Udine (Da Artico, Pieri Mortadele, Ai Vecchi Parrocchiani, Osteria Da Lucia, Ex Provinciali, Al Canarino, Al Fari Vecjo, Ai Barnabiti, Al Fagiano, Cjanton Di Vin, Al Pavone, Osteria E Staffa, Al Pignolo, Al Lepre – Gustâ, Al Vecchio Stallo, Osteria Alle Volte, Osteria Mulinis, Quinto Recinto) parteciperanno anche La Polsade delle Streghe di Caminetto di Buttrio, l’Osteria Da Afro di Spilimbergo e Al Tirassegno di San Daniele. Ognuna delle realtà coinvolte proporrà, durante i tre giorni, un menù pensato ad hoc e accompagnano da un’abbinata di vino, il tutto a prezzi calmierati, dai 3,50 ai 20 euro.
«Si tratta di un’iniziativa preziosa – ha detto Maurizio Franz, assessore alle Attività produttive, Turismo e Grandi eventi del Comune di Udine – perché contribuisce a promuovere e valorizzare le eccellenze culinarie del territorio e conferisce un adeguato riconoscimento sociale alle osterie, che costituiscono un punto di riferimento storicamente molto rilevante all’interno della comunità friulana. Mi preme porre l’accento sull’aspetto identitario delle osterie: in una fase molto delicata sotto il profilo della frammentazione del tessuto sociale, questi punti di ritrovo mantengono e rafforzano il proprio ruolo. Proprio alla luce del momento storico, mi appello al senso di responsabilità di tutti nel fruire degli spazi nel pieno rispetto delle normative vigenti. Questo è un piacevole viaggio nella tradizione, ricordando i tempi in cui le osterie servivano un pasto caldo e sostanzioso – spesso simboleggiato dall’oca- e oggi offrono ristoro e protezione ai nostri cittadini».
Anche in quest’occasione, come già successo per “Friuli Doc in Osteria” e altri progetti, è stato realizzato un menù plurilingue: italiano, tedesco e friulano, grazie allo Sportel linguistic regjonâl pe lenghe furlane dell’Arlef. «Il mantenimento delle tradizioni enogastronomiche e conviviali tipiche del nostro Friuli – ha proseguito Zoratti – rappresenta da un lato la necessità di sentire vivo il legame con il passato e da un altro la proiezione culinaria, e dello stare insieme, del presente e del futuro. La collaborazione tra Confesercenti, Comitato friulano difesa osterie e Pro Loco Città di Udine, continua a dare buoni frutti e il coinvolgimento di così tanti portatori di interessi ci testimonia l’interesse per il mondo delle osterie che stanno conoscendo un momento di grande rilancio e di alto gradimento da parte di ogni fascia di età, dai più giovani ai più affezionati frequentatori. Ci ritroveremo prossimamente con il Carnevale in osteria per non perdere le buone abitudini: stare in compagnia, mangiare bene e bere meglio».
«L’osteria è storia di vita da raccontare. Eventi, persone, luoghi, musiche, allegria e vicende che arrivano da lontano per farci ricordare sempre chi eravamo e chi siamo: è nostro compito portare avanti tutto questo e farlo vivere – ha sottolineato infine Enzo Mancini, presidente del Comitato Difesa Osterie Friulane -. La tradizione ci racconta che, tra la fine del 1800 e la metà del 1900, nei primi giorni di novembre, si fermavano i lavori nei campi, si chiudevano i contratti di lavoro e quelli economici, come quelli di affitti e locazioni. Il fervore era molto, tanto che sono nati anche diversi modi di dire, come “Fâ Sant Martin” o “A Sant Martin ogni most al devente vin”. Perdipiù, l’11 novembre c’era l’usanza di mangiare, cucinata in mille modi, quella che era considerata la regina della tavola, l’oca: un pasto saporito da gustare prima del tempo di penitenza e digiuno che anticipava il Natale. Abbiamo quindi ritenuto importante, dopo un anno di pausa a causa dell’emergenza pandemica, ricominciare ripercorrendo la tradizione e dedicando le tre giornate di “Estate di San Martino in Osteria” a questa ricorrenza».

Zoratti, Mancini e Franz.

La rassegna enogastronomica è organizzata da Confesercenti Udine, Comitato Friulano Difesa Osterie e Pro Loco Città di Udine, con il patrocinio dei Comuni di Udine e San Daniele, Ente Friuli nel Mondo, Ducato dei vini friulani, Associazione Cuochi Udine, Unione regionale cuochi Fvg, Società Filologica Friulana, Accademia del Gusto Fvg; e in collaborazione con Arlef, Turismo Fvg, Radio Punto Zero, Radio Onde Furlane, La Legotecnica, AC – graphic&web designa.
La manifestazione si svolgerà nel pieno rispetto delle normative vigenti, pertanto per partecipare sarà necessario il green pass.

 

 

Bollicine rosa per un “frizzante” finale di Ein Prosit e Gran Premio Noè

(g.l.) C’è un filo rosso, anzi rosa, che unisce oggi Gran Premio Noè ed Ein Prosit, importanti manifestazioni del settore agroalimentare Made in Fvg, e non solo, giunte entrambe alla giornata conclusiva a Gradisca d’Isonzo e a Udine. Saranno infatti protagonisti gli spumanti e in particolare il Prosecco Rosè, nuovo fenomeno produttivo che domina il mercato del vino, perché – come rilevavamo l’altro giorno – piace a una foltissima platea di consumatori, soprattutto giovani e all’estero.


Proprio del Prosecco Doc Rosè – spumante millesimato a base di Glera e Pinot nero (10-15%) – si parlerà stamane nel corso della tavola rotonda “Assemblaggi e cuvée come base spumante” con degustazione in abbinamento a prodotti del territorio: l’incontro si terrà alle 11 in sala Bergamas. Dove, nel pomeriggio, alle 17, ci sarà una interessante tavola rotonda di Vinibuoni d’Italia, la guida edita dal Touring club italiano che si occupa ogni anno della Fiera regionale degli autoctoni di Buttrio, sul tema “La forza dei vini italiani: gli assemblaggi e i tagli più famosi”.
Giungerà, così, a conclusione questa nuova tornata del Gran Premio Noè che segna una vera e propria ripartenza, dopo il pesante stop causato dalle misure anti-contagio adottate per contrastare la pandemia. La manifestazione, come è noto, è stata programmata in questo fine settimana con un intenso calendario di proposte, che hanno preso avvio venerdì con la cerimonia inaugurale della storica manifestazione gradiscana e con la presentazione del libro “Essenze, leggende e storie” di Andrea Zanfi con testimonianze di produttori ed esperti del Friuli Venezia Giulia, seguita da una tavola rotonda sul tema “Differenza tra uvaggio e vinaggio, assemblaggio e cuvée”, con relativa degustazione. Ieri, invece, sono state protagoniste le Città del vino Fvg – sulle quali ci siamo soffermati anche nel precedente servizio -, parlando di Agenda 2030, ormai famoso programma sullo sviluppo sostenibile. Concetti poi riecheggiati anche alla tavola rotonda “Sostenibilità in vigneto: assemblaggi bianchi e rossi con varietà Piwi e altre tecnologie a tutela dell’ambiente”, nell’ambito della quale si è posto l’accento sui cosiddetti vitigni resistenti – alle malattie crittogamiche e parassitarie, richiedendo meno trattamenti chimici -, studiati e prodotti con successo anche in Friuli Venezia Giulia e che vedono lavorare insieme l’Università di Udine attraverso l’Istituto di genomica applicata e i Vivai cooperativi di Rauscedo.
Tornando infine a Udine, il Prosecco in versione Rosè sarà protagonista dell’ultima degustazione in programma nella giornata conclusiva di Ein Prosit. A cura di Paolo Ianna, in collaborazione con Renato Grando, si terrà nel pomeriggio, alle 17.30, nelle sale dell’Hotel Astoria. Saranno proposte “diverse interpretazioni di Prosecco Rosé Doc per meglio comprendere – si annuncia – questo fenomeno internazionale di una bollicina che fa sempre più discutere”. L’ingresso è gratuito ma con prenotazione obbligatoria (www.einprosit.org).

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In copertina, grappoli di Pinot nero, varietà che concorre alla produzione del Prosecco Rosè (all’interno).

 

Demar, il primo “marchio storico” del caffè in Friuli Venezia Giulia

La Demar Caffè di Udine sale sull’Olimpo del “Made in Italy”. La torrefazione del capoluogo friulano, infatti, ha appena ricevuto il riconoscimento di “Marchio Storico” (il numero 185), rilasciato dalla Direzione generale per la tutela della proprietà industriale del Ministero dello Sviluppo Economico. È la terza azienda del Friuli Venezia Giulia a potersi fregiare di questa importante denominazione e una delle 225 italiane (15 quelle operative, come la Torrefazione Demar Caffè) nel settore dell’aromatica bevanda.

L’espresso ottenuto tostando…

… i chicchi di caffè con il faggio.

«È una grande soddisfazione per noi – spiega la titolare, Edda Floreani (fresca di nomina a Cavaliere della Repubblica) che gestisce l’azienda di famiglia con i suoi due figli, Daniele e Stefano De Marchi -. Scavando nei nostri archivi siamo riusciti a raccogliere tutta la documentazione richiesta dal Mise per ottenere il prestigioso riconoscimento. Difatti, la Demar ha registrato il proprio marchio nel 1994, ma è operativa dal 1968 senza alcuna interruzione nella gestione e nella produzione da parte della stessa (la nostra) famiglia. Così abbiamo avuto la certificazione dello svolgimento di oltre 50 anni di attività continuativa dimostrata, come richiesto dal Decreto del febbraio 2020 che riconosce i “Marchi Storici Italiani”. La domanda è stata presentata a febbraio 2021 e, pochi giorni fa, ci è stata comunicata l’iscrizione nell’apposito Registro nazionale».
La norma, voluta dal governo Conte II, è stata scritta per tutelare le aziende storiche del “Made in Italy” dall’assalto degli eventuali acquirenti extracomunitari e sostenerle nel loro sviluppo. Una sorta di “medaglia”, nel caso della Demar, che sottolinea la professionalità applicata alla torrefazione della caffè e alla qualità dei prodotti immessi sul mercato. È datata 2018, infatti, la certificazione kosher e, da sempre, la garanzia di BiomassPlus della piena compatibilità ambientale del legno di faggio utilizzato per la tostatura dei chicchi come unica torrefazione del genere, autenticamente artigianale, del Friuli.

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In copertina, i fratelli Stefano e Daniele De Marchi con la madre Edda Floreani; qui sopra, con i ragazzi Gabriele e Giacomo ai quali spetterà il compito di continuare l’attività.

 

 

Ritorna Ein Prosit, per cinque giorni l’alta gastronomia in scena a Udine

«Stiamo alzando l’asticella della qualità per realizzare grandi eventi in grado di promuovere a livello internazionale l’intero territorio. Solo nelle ultime settimane abbiamo avuto la dimostrazione plastica che lavorando assieme questo è possibile, penso a manifestazioni recenti come la Barcolana o la mostra “La forma dell’infinito” a Casa Cavazzini, a Udine, che espone opere di mostri sacri dell’arte. Oggi a questi eventi dal respiro internazionale si aggiunge Ein Prosit, la kermesse enogastronomica capace di incrementare la visibilità del Friuli Venezia Giulia in tutto il mondo». Lo aveva detto, come riferisce Arc, l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini, a Palazzo D’Aronco a Udine, durante la presentazione della XXII edizione di Ein Prosit, la manifestazione enogastronomica d’eccellenza, prevista da oggi a domenica 24 ottobre nel capoluogo friulano e realizzata grazie al Consorzio di promozione turistica del Tarvisiano, di Sella Nevea e Passo Pramollo in collaborazione con la Regione Fvg, PromoTurismo Fvg e il Comune di Udine.

Il pluristellato Emanuele Scarello.


Bini, riferendosi in particolare al territorio udinese, ha rimarcato il positivo incremento dei flussi turistici: «Il Comune di Udine in questi anni è cresciuto molto grazie all’impegno di tutti i protagonisti del territorio e agli investimenti». Un connubio quest’ultimo, secondo Bini, rilevante per lo sviluppo e grazie al quale sono possibili iniziative di grande visibilità come Ein Prosit. «Le capacità dei player e il sostegno economico della Regione ovvero le professionalità, l’impegno, la passione assieme alle risorse economiche sono il volano per far crescere ancora di più la nostra regione», ha commentato l’esponente della Giunta Fedriga.
Ein Prosit, con il suo costante e crescente richiamo costituisce uno degli eventi simbolo dell’enogastronomia in Italia e nel resto del mondo. Per il secondo anno, come ha spiegato il direttore del Consorzio del Tarvisiano Claudio Tognoni, l’evento si terrà nel centro di Udine, con un calendario fitto di appuntamenti alla scoperta dei prodotti della tradizione. Un’edizione particolare questa del 2021, che intende rilanciare, in un momento molto delicato, il prodotto italiano nel mondo e la cucina di affermati chef che rappresentano il futuro della cucina italiana: saranno ospiti tutti i più grandi giovani chef italiani, il futuro della gastronomia italiana ed internazionale (Eugenio Boer, Francesco Brutto, Riccardo Camanini, Pino Cuttaia, Enzo Di Pasquale, Riccardo Gaspari, Anthony Genovese, Giuseppe Iannotti, Antonia Klugmann, Giancarlo Morelli, Ciro Oliva, Chiara Pavan, Floriano Pellegrino, Matias Perdomo, Wicky Prian, Benedetto Rullo, Ciro Scamardella, Emanuele Scarello – che oggi aprirà il ricco programma con l’anteprima “Agli Amici 1887” di Godia assieme a Valerio Serino,  Tèrra di Copenhagen -, Francesco Sodano, Lorenzo Stefanini, Luigi Taglienti, Stefano Terigi, Yoji Tokuyoshi e Francesco Vincenzi) . E anche quest’anno, come per le scorse edizioni, Ein Prosit vedrà la partecipazione di alcuni tra i più importanti esponenti della stampa enogastronomica.
«Udine – ha spiegato Bini – diventa per cinque giorni la capitale dell’alta gastronomia, con un interessante programma che attirerà nel capoluogo friulano grandi chef del panorama nazionale ed internazionale. Ein Prosit è anche una vetrina delle eccellenze del Friuli Venezia Giulia, dai vini ai prodotti fino alle tipicità regionali. È una perla di rara bellezza che può aiutare Udine a continuare a crescere dal punto di vista turistico. Abbiamo deciso tutti assieme di mettere questo brand a servizio dell’intero sistema del Friuli Venezia Giulia convinti che la manifestazione sia in grado di promuovere l’immagine del nostro territorio in tutto il mondo».
L’evento prevede in cinque giorni 70 eventi, fra cui le cui cene che vedranno protagonisti i grandi chef, le degustazioni, gli incontri, i laboratori e le masterclass, presieduti da note personalità del panorama giornalistico enogastronomico, operatori di settore ed alcuni tra i migliori cuochi di fama internazionale. Grande attenzione ai vini bianchi durante questa ventiduesima edizione di Ein Prosit, protagonisti indiscussi delle degustazioni guidate, in programma sabato 23 e domenica 24 ottobre. Dallo champagne ai Borgogna, passando per i grandi bianchi friulani. Torna poi il consueto appuntamento con i Laboratori dei Sapori, incontri condotti da esperti del settore, che, come focus, hanno i prodotti tipici regionali, come la Cipolla Rossa di Cavasso e i formaggi friulani, ma non solo; i laboratori portano alla riscoperta di specialità gastronomiche provenienti da tutta la penisola.
Presenti in conferenza stampa anche il presidente del Consorzio del Tarvisiano, Gabriele Massarutto, che ha evidenziato la capacità dell’iniziativa di aprirsi e coinvolgere l’intero territorio, Maurizio Franz, assessore alle Attività produttive, Turismo e Grandi eventi del Comune di Udine che ha definito Ein Prosit come «uno degli eventi organizzati a Udine maggiormente capaci di dare visibilità alla nostra città, portandola al centro del più esclusivo circuito enogastronomico a livello internazionale». Infine, la chef Antonia Klugmann che si è detta orgogliosa di partecipare all’evento. «Una manifestazione – ha affermato – che ha saputo cambiare nel tempo tenendo conto di uno degli elementi fondamentali del nostro territorio: la diversità. La non omogeneità della nostra regione è un valore aggiunto che va comunicato ma l’attenzione per il locale non significa essere provinciali».

I relatori alla presentazione.

L’intero programma di Ein Prosit 2021 è consultabile sul sito www.einprosit.org

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In copertina, l’assessore regionale Bini con la chef Antonia Klugmann.