Il sistema delle latterie turnarie nell’arco alpino raccontato agli accademici della Cucina. Mostra a Udine fino a domenica

Resterà aperta fino a domenica 2 giugno la mostra documentaria “Latte, Mleko, Milk. Il sistema turnario nell’arco alpino”, allestita nel Museo Etnografico del Friuli di Udine e curata dall’Ecomuseo delle Acque del Gemonese, che da oltre 15 anni è impegnato per salvaguardare ciò che resta dell’esperienza delle latterie turnarie. Una specie (quasi) in via di estinzione: in Friuli nel 1960 erano 652, vent’anni dopo meno della metà (298), oggi ne restano solo otto. Se può essere una consolazione – magra – in Veneto e in Trentino ne sono rimaste solo una per regione. Sono quelle di Valmorel, provincia di Belluno, e di Peio (Trento), protagoniste della mostra (fotografie di Graziano Soravito) assieme al sistema di piccoli alpeggi del Monte Nero in Slovenia, dove pure è ancora in uso il modello turnario, basato sulla cooperazione e condivisione.


Un gruppo di soci della Delegazione di Udine dell’Accademia Italiana della Cucina, guidati dalla delegata Annalisa Sandri e dal suo predecessore Massimo Percotto (da pochi giorni eletto nella Consulta nazionale dell’Accademia) ha visitato la mostra, che era stata inaugurata il 15 marzo scorso. A far gli onori di casa, il direttore dell’Ecomuseo delle Acque Maurizio Tondolo ed il fotografo Soravito. Prima di guidare gli accademici (ai quali si è aggregato un gruppo di soci dell’Onaf, Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi) nella visita alla mostra, Tondolo ha illustrato il modello ecomuseale (“l’Ecomuseo è un museo eretico”, ha affermato) ed il progetto turnarie partito da Campolessi (il formaggio della frazione di Gemona è oggi un Presidio Slow Food) e poi allargato alle altre realtà dell’arco alpino.
Al termine della visita, il gruppo si è spostato nelle sale poco distanti della Trattoria All’Allegria, dove gli assaggiatori Onaf Roberto Zottar (del Centro Studi Nazionale dell’Accademia) e Antonio Lodedo (giornalista e sommelier Ais) hanno guidato una degustazione di sei formaggi prodotti nelle latterie del progetto turnarie. A conclusione dell’impegnativo pomeriggio, sempre l’Allegria ha ospitato una cena accademica squisitamente friulana: cjarcions, frico con polenta ed un inedito tiramisu con i biscotti Esse di Raveo in luogo dei tradizionali savoiardi.
Ricordiamo, infine, che la mostra “Latte, Mleko, Milk. Il sistema turnario nell’arco alpino” sarà ancora visitabile dalle 10 alle 18 nelle giornate di domani 31 maggio, sabato 1 e domenica 2 giugno.

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In copertina, Annalisa Sandri (a sinistra) consegna il gagliardetto dell’Accademia ad Angela e Emilio Innocente, titolari dell’Allegria. All’interno,  Maurizio Tondolo durante la sua introduzione; Roberto Zottar (a sinistra) e Antonio Lodedo guidano la degustazione dei formaggi di turnaria.

Le Donne del Vino nella storia del Friuli alla Setemane de culture furlane domani a Udine con quattro ritratti esemplari

Domani, alle 16, nel Salone d’onore di Palazzo Mantica, a Udine, in occasione della “Setemane de culture furlane” organizzata dalla Società Filologica Friulana, l’Associazione nazionale Donne del vino – Delegazione del Friuli Venezia Giulia presenta la conferenza della professoressa Miriam Davide sul ruolo delle “donne del vino” nella storia del Friuli dal titolo “Margini di azione delle donne nel Patriarcato di Aquileia nell’amministrazione delle proprietà e dei beni, nel campo degli investimenti e nella gestione delle locande”.

Miriam Davide è professore associato di storia medievale all’Università di Trieste. Per l’occasione verrà proiettata anche una sintesi delle video-interviste che la delegata dell’Associazione Ddv Fvg Elena Roppa ha realizzato a quattro Donne del vino friulane che promuovono l’attualità del vino grazie alla loro professione e al loro impegno nell’Associazione: Ornella Venica, Hilde Petrussa, Antonella Cantarutti, Elisabetta Missoni Foffani.
Ornella Venica è entrata a far parte dell’Associazione nazionale Donne del Vino all’avvio nel 1988 e si è impegnata attivamente sia a livello regionale che nazionale. Ha ricoperto la carica di presidente del Movimento Turismo del Vino e di presidente del Consorzio Collio. È chiamata da tutti la “Signora del Bianco” per la passione che dedica alla promozione nel mondo dei vini bianchi del Friuli Venezia Giulia.
Hilde Petrussa è una Donna del vino dagli anni ’90. Gestisce l’azienda ereditata dalla madre, cosa che rende la sua realtà una delle poche cantine a conduzione femminile da tre generazioni. È stata presidente dell’Associazione Schioppettino di Prepotto, portando a compimento il risultato dell’ottenimento della sottozona, cosa che le ha valso il titolo riconosciuto da tutti di “Signora dello Schioppettino”.
Antonella Cantarutti è entrata nell’azienda di famiglia giovanissima, dopo gli studi di agraria, e, prendendo il timone di una storica azienda dei Colli orientali del Friuli, è oggi un’affermata produttrice. Ha svolto ruoli attivi nell’Associazione nazionale Donne del vino, ricoprendo le cariche di consigliere e di vicepresidente nazionale. È attualmente al suo terzo mandato di consigliere nazionale.
Elisabetta Missoni Foffani è arrivata in Friuli da Milano e si è inserita con passione nell’azienda della famiglia del marito, gettando le basi di una comunicazione diretta al pubblico e dell’ospitalità aperta al mondo, servizi che oggi porta avanti con successo. È stata consigliere nazionale delle Donne del  vino ed è sempre una grande sostenitrice e parte attiva dell’associazione sia a livello regionale che nazionale.

L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sul sito www.setemane.it

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In copertina, Elena Roppa conm Hilde Petrussa a Prepotto; all’interno, con Ornella Venica, Antonella Cantarutti ed Elisabetta Missoni Foffani.

Oltre 450 etichette del Vigneto Fvg protagoniste al Vinitaly di Verona

«Vinitaly è la più importante fiera di settore che vede partecipe il comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia: coinvolge infatti un mercato in cui le aziende del nostro territorio sviluppano una parte di assoluto rilievo del proprio business. L’edizione 2024 si porrà come un ulteriore step rispetto al percorso iniziato quest’anno con le fiere di Parigi e Düsseldorf, portando avanti la collaborazione avviata con il consorzio Unidoc per l’organizzazione e la gestione degli spazi espositivi. Una formula ancora sperimentale, nata per rimanere al passo con l’evoluzione dei tempi, e dalla quale stiamo cogliendo spunti utili per migliorare sempre più la posizione della nostra regione nel mercato vitivinicolo internazionale». Lo ha detto ieri a Udine l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, nel corso della conferenza stampa in cui sono state spiegate le peculiarità legate alla partecipazione del Friuli Venezia Giulia a Vinitaly 2024. La rassegna è in programma a Verona dal 14 al 17 aprile e vedrà la presenza di 90 aziende regionali nell’area collettiva, più altre 28 che parteciperanno in forma singola e saranno ospitate nel Padiglione Fvg, per un totale di oltre 450 etichette in esposizione (il numero più alto tra tutte le regioni presenti).

Parla l’assessore Stefano Zannier.

L’assessore ha illustrato le principali novità legate alla nuova formula espositiva che verrà adottata a Vinitaly 2024 per valorizzare le cantine del territorio, già sperimentata alle recenti fiere Wine Paris a Parigi e ProWein a Düsseldorf in collaborazione con Unidoc. «I percorsi espositivi – ha reso noto l’esponente della Giunta Fedriga – saranno suddivisi in 6 zone di denominazione ben definite (Doc Friuli Collio, Doc Friuli-Isonzo, Doc Friuli Grave – Carso – delle Venezie, Doc Fvg, Doc Friuli-Aquileia, Doc Colli Orientali che include anche la Docg Ramandolo), al fine di rendere pienamente riconoscibili le diverse aree produttive della nostra regione. Saranno, inoltre, potenziate le attività collaterali alle esposizioni, avremo 9 degustazioni masterclass con buyer internazionali e 60 etichette regionali in degustazione, oltre a interventi B2B con numerosi ospiti di prestigio».
Come ha evidenziato l’esponente della Giunta, supera i 2 milioni di euro l’investimento della Regione a sostegno delle imprese vitivinicole e della loro partecipazione alle fiere di settore. «Garantire la presenza a queste grandi manifestazioni internazionali – ha concluso Zannier – è fondamentale per allargare il più possibile la fetta di mercato delle nostre aziende e per migliorare la competitività su larga scala. L’obiettivo per il 2025 è quello di partecipare a ulteriori eventi in territori che, pur non rappresentando ancora un mercato di riferimento per il Friuli Venezia Giulia, potrebbero aprire nuovi sbocchi per il commercio delle eccellenze vitivinicole regionali».

Ritorna “Asparagus” in nove tappe e due new entry (Tarvisio e Trieste) nel ricordo degli ideatori Isi Benini e Elio Del Fabbro

di Giuseppe Longo

UDINE – «Elio, cossa podemo far per valorizzar i nostri asparagi?». È la domanda che Isi Benini, oltre quarant’anni fa, rivolse all’amico Elio Del Fabbro, titolare della trattoria “Al Grop” di Tavagnacco, mentre era seduto a tavola davanti a un piatto di bianchi turioni, coltivati nel paesotto alle porte di Udine e preparati con le tradizionali uova sode (“us e sparcs”, per dirla in friulano). Ed ecco che dal “cilindro” delle due menti, entrambe feconde, uscì l’iniziativa di “Asparagus”. Un mix tra aneddoto e ricordo per dire come sia nata, quasi casualmente, la fortunata manifestazione enogastronomica del Ducato dei vini friulani, sodalizio che ha tagliato felicemente il traguardo del mezzo secolo e che venne creato dall’indimenticabile giornalista innamorato del Friuli e delle sue produzioni di qualità. E a rievocare un tanto è stato, nella sala della Camera di Commercio di Pordenone-Udine intitolata a Gianni Bravo, grande presidente che spese le sue migliori energie a favore del Made in Friuli, Alessandro Salvin, continuatore della bellissima tradizione di “Asparagus”, che da biennale è diventata annuale «perché – ha giustamente osservato Alessandro I  – l’asparago cresce ogni anno e non ogni due».


Lo si troverà, dunque, verde o bianco, in abbinamenti più tradizionali e in versioni originalissime e sorprendenti frutto della fantasia e dello spirito di innovazione dei nostri bravi cuochi, ma il protagonista sarà sempre lui, l’asparago. È pronta infatti per partire – venerdì 5 aprile, proprio “Al Grop” di Tavagnacco dove la manifestazione è nata nell’ormai lontano 1981 – “Asparagus 2024”, ventiquattresima edizione della fortunata manifestazione che coinvolge alcuni dei migliori ristoranti di tutto il Friuli Venezia Giulia (con due new entry a Tarvisio e a Trieste) pronti a valorizzare con la creatività dei rispettivi chef uno dei prodotti stagionali tipici più amati. La presentazione del viaggio enogastronomico a tappe è avvenuta alla presenza del presidente Giovanni Da Pozzo e ovviamente del “duca” Salvin e di Enzo Cattaruzzi, in rappresentanza dello stesso sodalizio vitivinicolo ma anche del Club della minestra da lui stesso fondato. E con gli asparagi si possono preparare delle minestre veramente deliziose…

«Come Camera di Commercio siamo felici di affiancare il Ducato in una manifestazione che è un imperdibile “grande classico” nel panorama delle iniziative di valorizzazione dei prodotti del territorio. Ricordiamo che la ristorazione d’eccellenza è uno dei biglietti da visita del nostro variegato Fvg. Contribuisce con grande qualità all’offerta turistica e, dunque, alla crescita della nostra economia», ha evidenziato il presidente Da Pozzo, cui hanno fatto eco le parole di Salvin: «Il Ducato dei vini friulani, fedele custode e sostenitore dell’enogastronomia regionale, è testimone ed erede di due grandi personaggi quali furono Isi Benini, tra l’altro fondatore del Ducato, ed Elio Del Fabbro, gran patron del “Grop” di Tavagnacco. Furono loro a dare vita nel 1981 a questa manifestazione, chiamandola appunto “Asparagus”, coinvolgendo all’inizio cinque tra i migliori ristoranti della regione, che tra aprile e maggio proposero i piatti più ricercati e gustosi, con al centro il nobile turione bianco. La tradizione continua oggi con sempre maggior successo, coinvolgendo nove ristoranti che coprono gran parte della regione, dove gli chef sapranno una volta di più regalare piacevoli emozioni culinarie abbinate naturalmente ai nostri unici vini bianchi».
Presenti anche Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto e rappresentante della Corte del Ducato, e Maurizio D’Osualdo vice coordinatore delle Città del vino Fvg, Alessandro I ha poi ringraziato in particolare la Regione Fvg, la Camera di Commercio di Pordenone-Udine e la Fondazione Friuli «che non mancano mai di sostenere questa iniziativa, con la loro partecipazione e la condivisione alle nostre attività. Un grazie, infine, alla Corte Ducale e ai Nobili del Ducato per la loro preziosa collaborazione». Ogni cena è infatti abbinata a una proposta di vini speciali selezionati proprio dagli esperti del Ducato. E, naturalmente, i prestigiosi vini bianchi del Vigneto Fvg hanno la priorità assoluta con la delicatezza degli asparagi declinati in varie preparazioni, tutte gustose, accanto al classico “us e sparcs” già ricordato che, d’obbligo, deve essere presente in ogni serata. Come dire che l’innovazione è sempre ben accetta, anzi, ma guai a perdere di vista la tradizione.
Ecco, dunque, il calendario delle cene: come detto il 5 aprile Trattoria Al Grop (Tavagnacco); 12 aprile Hostaria alla Tavernetta (Udine); 19 aprile Ristorante Da Toni (Gradiscutta di Varmo); 26 aprile Là di Moret (Tavagnacco), 10 maggio Lokanda Devetak 1870 (San Michele del Carso), 10 maggio Ristorante Set Shop & Bistrot (golosa novità “made in Carnia” nel cuore di Trieste), 17 maggio Ristorante Ai Confini (l’altra new entry a Tarvisio), 24 maggio Ristorante La Dinette (Grado), 31 maggio Ristorante Da Nando (Mortegliano). Per la prenotazione basta contattare direttamente i ristoranti. Buon appetito!

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In copertina, i meravigliosi asparagi bianchi; all’interno, gli indimenticabili Elio Del Fabbro e Isi Benini, Salvin (Alessandro I), Da Pozzo e Cattaruzzi, Edoardo Marini e i nuovi ristoratori nella sede udinese dell’ente camerale.

Addio a Piero Pittaro “gigante” del Vigneto Fvg. Il governatore Fedriga: con lui se ne va un grande friulano

di Giuseppe Longo

Conoscevo Piero Pittaro da mezzo secolo – esattamente dal 1975 -, cioè dagli anni in cui lavoravo al Centro regionale per il potenziamento della viticoltura e dell’enologia del Friuli Venezia Giulia, nella centralissima via del Sale, a Udine. E da sempre sono rimasto colpito dalla sua vasta e multiforme preparazione, non solo nel settore specifico, quello vitivinicolo appunto, nel quale era un vero “gigante”. Poche sere fa, mentre ero diretto a Pordenone, passando davanti alla sua bellissima azienda, i “Vigneti Pittaro”, di fronte alle Frecce Tricolori, mi è venuto in mente proprio lui, che non vedevo da un bel po’ e non avevo sue notizie recenti. «Cuisa cemut cal sta Pieri», mi sono chiesto. Evidentemente, non sapevo che già da alcune settimane era all’ospedale per problemi cardiaci non di poco conto e che le sue condizioni, proprio in questi giorni, erano peggiorate. E oggi la tristissima, inaspettata notizia letta nel primo pomeriggio su un post dell’amico Enzo Cattaruzzi, subito inondato di reazioni addolorate, belle e grate parole dedicate a Piero, espressioni di condoglianze e vicinanza per i familiari. Purtroppo, non ce l’ha fatta e ha chiuso la sua laboriosa e geniale esistenza sulla soglia dei 90 anni.
«Con Pietro Pittaro se ne va un grande vignaiolo, che ha portato lustro al Friuli Venezia Giulia, attraverso un’attività infaticabile e preziosa, con quale ha conseguito il riconoscimento di eccellenza nel mondo del vino e una nitida affermazione imprenditoriale. Ma anche un friulano orgoglioso della sua terra e delle sue tradizioni, che ha valorizzato nel suo mandato da presidente dell’Ente Friuli nel mondo», ha detto di lui il governatore Massimiliano Fedriga, che ha espresso il cordoglio della Regione Fvg alla famiglia. E ha aggiunto: «Pittaro ha saputo consolidare una tradizione familiare secolare, ma ha anche saputo innovare e trasmettere i valori della cultura enologica a beneficio di tutto il territorio e anche all’estero. Sono basi solide che continueranno a dare frutto».
Di Pietro Pittaro si potrebbe effettivamente scrivere un libro, tanto è stata ricca di esperienze la sua vita. Nato a Valvasone, in una famiglia dall’antica tradizione vitivinicola, enologo fra i più preparati della nostra regione, uscito dal glorioso Istituto di Conegliano, ha inciso profondamente sul settore della vite e del vino del Friuli Venezia Giulia, aumentando di anno in anno in fama e prestigio anche all’interno della sua categoria. A lungo presidente della sezione regionale degli enotecnici – così si chiamavano allora, prima della riforma che li ha fatti diventare enologi, anche grazie al suo importante apporto – e sempre al vertice nazionale della professione, ponendosi in piena luce pure a livello internazionale tanto da diventare presidente mondiale degli enologi (attualmente aveva la qualifica di “onorario”). Sul piano lavorativo, invece, prima di dare vita all’azienda modello che tutti conosciamo, con un Museo del vino fra i più ricchi e documentati al mondo – mi piace ricordarlo proprio con una bella foto, sorridente, che gli avevo scattato durante una visita di sei anni fa -, era stato a lungo direttore della Cantina di Bertiolo, paese che poi lo aveva voluto anche come sindaco per più mandati. Ma al termine della presidenza dell’indimenticato Orfeo Salvador, aveva assunto anche la guida del ricordato Centro regionale vitivinicolo, trovando pure il tempo di ricoprire la carica di presidente dell’Ente Friuli nel mondo, l’organismo che tiene costanti contatti con i nostri tanti conterranei all’estero. E ovunque ha lasciato un segno di competenza, disponibilità, rettitudine. «Veramente un uomo di vecchio stampo», ha commentato con me proprio Cattaruzzi. E oltre a tutto questo coltivava anche tanti interessi extra-professione, fra i quali emergeva la passione per la musica, soprattutto quella lirica. Era grande amico del maestro Ottaviano Paroni, di Disma De Cecco e Nicola Benois, oltre che di Alfredo Mariotti, tutti del Codroipese come lui.
Un vero e proprio personaggio, insomma, sotto molteplici aspetti. Ma visto che questo blog si occupa del settore primario, a cominciare dalla vite e del vino, è doveroso porre l’accento su quello che è stato Pietro Pittaro proprio a beneficio del Vigneto Fvg, del quale ha assecondato la crescita soprattutto in questo quasi mezzo secolo post-terremoto, non solo come tecnico capace ma anche come imprenditore preparato e lungimirante nel cuore delle Grave del Friuli, ma con significativi interessi anche in collina dopo che il Ramandolo venne premiato, primo vino in regione, con la Docg. Il tutto coronato da quel gioiello che è, appunto, il ricordato Museo del vino che l’imprenditore ha messo assieme pezzo su pezzo, grazie alla sua passione di instancabile collezionista: un “bene” non solo dei Vigneti Pittaro ma di tutto il Friuli. Grazie Pieri, ti siamo riconoscenti!

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In copertina, l’enologo Piero Pittaro nel suo meraviglioso Museo del vino a Codroipo.

A Nimis dopo 60 anni di attività chiude l’Agraria di Valle: una pagina di storia del paese che cominciarono a scrivere insieme i giovanissimi Illa e Benito

di Giuseppe Longo

C’era una volta l’Agraria di Valle… Tra non molto, si potrà dire proprio così perché nella borgata di Nimis, l’ultima prima di salire a Ramandolo o a Torlano, sta per calare il sipario su una conosciutissima e apprezzata attività: dopo 60 anni di lavoro chiude, assieme a una importante pagina di storia paesana, proprio l’Agraria Da Benito e giovedì prossimo, 14 marzo, inizierà la liquidazione totale della merce ancora presente nel raffinato negozio. Poi, per Illa, le sorelle Anna ed Elena, e Daniele cambierà vita e sicuramente, almeno nei primi tempi, per loro il senso di disorientamento non mancherà. Perché, almeno per la madre che, giovanissima, con il suo Benito – che manca ormai da diversi anni, ma che nell’attività è sempre stato “presente”, se non altro con l’esempio e l’insegnamento -, aveva dato vita nel lontano 1963 al “Circul” in un borgo che ne era sprovvisto, aggiungendolo a quelli “Bepo de Lole” in Centa e “di Remo” in Ariis, sessant’anni non sono pochi. Tutt’altro, sono una vita. Quella di una persona, di una famiglia, ma anche quella di un paese. E in tutti questi decenni ne ha visti di cambiamenti l’Agraria di Valle, con “Benito di Code” e la “fie dei Filipons”, e le figlie nate e cresciute tra sacchi di cereali e di concimi, e poi di un’offerta che si è via via ampliata e arricchita, assieme alla dimensione del negozio.

Illa e Benito giovanissimi sposi.


«All’inizio, la superficie di vendita – ricorda infatti Elena – non superava i 16 metri quadrati, nei quali si vendevano principalmente mangimi e granaglie per il bestiame; dal lunedi al sabato i due giovani sposi (21 anni lei, 28 lui) lavoravano fino a sedici ore al giorno, mentre la domenica di buon’ora caricavano il piccolo furgone e, con un panino per il pranzo, partivano alla volta di paesini quali Cornappo, Debellis, Monteaperta, Montemaggiore, Platischis e Prossenicco, per il servizio di consegna a quanti non avevano i mezzi per scendere nel nostro paese».
Poi l’arrivo di quel terremoto che il 6 maggio 1976 sconvolse mezzo Friuli e disastrò anche Nimis, appena uscito dalla ricostruzione post-bellica che l’aveva fatto rinascere dall’incendio nazista del 1944. «Un evento che segnò un punto di svolta: la maggior parte delle stalle – aggiunge la figlia di Illa e Benito – erano state distrutte e fu così che la coppia si trovò a doversi reinventare, integrando l’offerta in negozio con nuove proposte quali alimentari, ortofrutta, fiori e piante». Ma con sacrifici enormi, è il caso di ricordare. Il giovane Benito, oltre a un’intera giornata nell’attività di Largo Diaz, doveva infatti scendere alle prime luci dell’alba ai mercati generali di Udine per l’acquisto di prodotti freschissimi, così da garantire sempre la ricercata qualità.
«Grande intuito, enorme spirito di sacrificio – racconta Anna aggiungendosi nei ricordi della sorella -, il momento storico-economico favorevole e tantissima voglia di realizzare qualcosa di importante per la famiglia che nel frattempo si era allargata, hanno fatto sì che dagli originari 16 metri quadri si arrivasse, ad inizio degli anni Novanta, a quasi 300 di vendita e 400 di magazzino, con un’offerta commerciale di primissimo piano sia per quanto riguarda i marchi presenti in negozio, sia per l’assortimento e che ad oggi spazia dagli articoli da regalo alle bomboniere, alla fioreria, a tutto ciò che può servire per l’orto, il giardino, l’enologia e l’agricoltura, settori questi ultimi di cui da 30 anni si occupa mio marito Daniele».


«Nel nostro negozio – rievoca poi con nostalgia ed emozione mamma Illa – abbiamo avuto il piacere di accogliere politici (come dimenticare, tra gli altri, il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, “motore” per la ripresa del Friuli terremotato?) e personaggi dello spettacolo: per esempio, gli attori Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey che durante la tappa friulana delle loro tournée teatrali, non dimenticavano mai di fare una capatina in negozio per acquistare i regali da portare a casa. Così come l’ex “velina” Elena Barolo, che si fermava da noi ogni volta che faceva un salto a trovare la nonna friulana, che abitava nel Comune di Taipana. Sono stati anni di intenso lavoro, ma anche di grandi soddisfazioni, durante i quali la nostra famiglia si è dedicata anima e corpo a far conoscere e crescere una realtà che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per tanti clienti che arrivavano da ogni angolo della regione – e non solo – e con molti dei quali si sono instaurati profondi legami di amicizia che continuano tutt’oggi».
«Adesso i tempi, nonché le persone – riprende Elena -, sono purtroppo profondamente cambiati, e quanti come noi hanno sempre privilegiato il rapporto umano, il servizio al cliente e la ricerca della qualità, si vedono oggi soppiantati da “realtà” virtuali che ormai hanno preso il posto dei negozi fisici soprattutto tra le nuove generazioni, ma non solo. Ed è così che, dopo aver avuto il privilegio di vivere anni irripetibili, in cui i negozi di paese erano il punto di riferimento, di incontro e di scambio dell’intera comunità, a partire da giovedì 14 marzo saluteremo tutti i clienti con la liquidazione totale al 50 per cento di articoli da regalo, bomboniere, tutto per l’orto, il giardino, l’agricoltura e l’enologia».

Lo storico bancone.


Insomma, un altro importante negozio che purtroppo se ne va – dopo tanti altri! – e che impoverisce il paese. Ma è questa la realtà che abbiamo tutti dinanzi agli occhi. Oggi comanda, implacabile, la grande distribuzione e le piccole realtà non arrivano a tenere il passo della concorrenza sempre più sfrenata – appunto anche online -, sostenuta da una martellante pubblicità. E i “piccoli” ne fanno le spese, nei paesi come nelle città: un segnale che, nella vicina Udine, tutti possiamo cogliere ogni giorno! Il grande cambiamento di cui dicevo all’inizio e di cui l’Agraria di Valle – assieme allo storico “bancone” che Benito acquistò dalla filiale di Nimis della Banca Popolare di Tarcento proprio nel 1963 – è stata testimone, e protagonista, in questi decenni, ha portato frutti positivi, ma anche negativi con le conseguenze che sono visibili a tutti. La vita, però, è proprio questa. Grazie Illa, Anna, Elena, Daniele per quanto avete fatto in tutti questi anni importanti, anche dopo che vi ha lasciato il vostro caro marito, papà e suocero. Voi ora chiudete una importante pagina di storia familiare, ma purtroppo la chiude anche Nimis!

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In copertina, mamma Illa con le figlie nel loro amatissimo negozio che ora chiude.

Crisi dell’agricoltura, Regione Fvg (con l’assessore Zannier): continueremo a usare i nostri mezzi per potervi aiutare

«È stato utile ascoltare oggi le problematiche rappresentate dagli agricoltori del territorio, dalle difficoltà finanziarie che molte aziende stanno attraversando a causa dell’aumento dei costi di produzione a temi di più ampio respiro come il Green deal e le normative comunitarie. Il canale di colloquio tra la Regione con il mondo agricolo non si è mai interrotto e continuerà su tutti i livelli. Pur consapevoli che in alcune macroaree i margini di intervento delle Amministrazioni regionali appaiono ridotti, confermiamo il nostro impegno per venire incontro alle necessità del settore con i mezzi a nostra disposizione». È quanto ha affermato ieri l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che ha incontrato nel Palazzo udinese della Regione una delegazione di agricoltori del territorio per ascoltare le criticità che ruotano attorno l’attuale situazione vissuta dal comparto e che in questi giorni è esplosa con la protesta dei trattori in tutta Europa, con una manifestazione anche nel capoluogo friulano.
Il rappresentante della Giunta Fedriga ha sottolineato l’importanza del sostegno finanziario assicurato all’agricoltura dalla Regione Fvg, che nel solo 2023 ha erogato risorse per oltre 150 milioni di euro. «Lavoriamo – ha sottolineato Zannier – per cercare, attraverso le norme regionali, di sburocratizzare il più possibile le linee contributive di nostra competenza».
Ritornando sull’incontro in questione, «su alcuni punti trattati – ha riferito Zannier – abbiamo già avuto modo di fornire agli interlocutori risposte concrete. Su altri abbiamo assicurato piena disponibilità a farci promotori delle istanze avanzate, come, ad esempio, la richiesta di snellimento delle procedure da parte dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare».

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In copertina, trattori durante la manifestazione a Udine; qui sopra, l’incontro alla Regione Fvg con l’assessore Stefano Zannier.

 

Grandi Verticali, è l’ora del Sauvignon inimitabile bianco del Vigneto Fvg: l’appuntamento è alla Rocca Bernarda

(g.l.) E ora l’aromatico e inconfondibile Sauvignon. Prosegue, infatti, con notevole successo il cammino delle Grandi Verticali delle Città del Vino in Friuli Venezia Giulia, l’associazione coordinata in regione da Tiziano Venturini. Dopo la riuscitissima serata di Capriva e l’importante incontro nella vicina Mariano, presente anche il presidente nazionale Angelo Radica, appuntamento giovedì prossimo, 8 febbraio, alle 19.30 alla Rocca Bernarda di Ipplis, nella Città del Vino di Premariacco – zona Doc Friuli Colli orientali – per il settimo appuntamento del ciclo di incontri, che sarà dedicato proprio all’inimitabile bianco che ai vignaioli friulani ha fatto ottenere molti riconoscimenti. E il Vigneto Fvg era stato premiato anche con l’organizzazione, qualche anno fa a Udine, del Concorso mondiale del Sauvignon che ebbe appunto risonanza planetaria.

Matteo Bellotto


Un nuovo momento di dialogo, dunque, con produttori, winelover ed esperti del settore, guidati da Matteo Bellotto, profondo conoscitore della storia e della tradizione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia e scrittore conosciuto a livello internazionale. «Queste serate – sottolinea Bellotto – aiutano a capire che le idee costruiscono squadre, uniscono, fanno passare momenti belli e permettono poi anche di creare un sistema che porti avanti risultati».
I partecipanti verranno condotti in un vero e proprio viaggio sensoriale, che seguendo il tema “evolvere per non invecchiare”, vedrà la degustazione di annate differenti per ciascuna etichetta proposta. In questa serata verrà proposta la degustazione del Sauvignon delle cantine Ermacora, Rocca Bernarda, Scubla e Tunella.

Il Concorso mondiale a Udine.

La serata ha un costo di 35 euro a persona. Prenotazione obbligatoria: Pro Loco Buri proloco@buri.it – 0432.673511
La rassegna è realizzata da Città del Vino Friuli Venezia Giulia in collaborazione con Pro Loco Manzano, Pro Loco Buri – Buttrio, Proloco Mitreo Duino-Aurisina e Formaggio Montasio.

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In copertina, un bellissimo grappolo di Sauvignon sui Colli orientali a Cividale.

La protesta dei trattori (anche a Udine) apre a Palazzolo dello Stella le riflessioni di Arga Fvg del nuovo anno

Rapporti tesi tra l’agricoltura comunitaria e l’Europa, con i trattori che, partiti dalla Germania oggi arrivano a Bruxelles, e che si sono messi in marcia anche in Italia e l’altro giorno pure in Friuli con la manifestazione di protesta a Udine. Di queste preoccupanti tematiche si occuperà anche l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia nel primo incontro del nuovo anno che si terrà domani, alle 18.30, nella sede dell’azienda Isola Augusta, di Massimo Bassani, a Palazzolo dello Stella. Si tratta, infatti, di un primo, importante momento di approfondimento sui temi emergenti del settore primario che caratterizzeranno anche nel 2024 il percorso di attività di Arga Fvg, l’associazione guidata da Carlo Morandini, che nelle scorse settimane ha tenuto una riunione del direttivo allargato del gruppo di specializzazione del sindacato dei giornalisti (Fnsi), in occasione della visita all’azienda Vigne del Doge, a Passariano di Codroipo.


Nell’occasione, il giovane titolare Gino Vendrame, presentato dal presidente onorario di Arga e già vicepresidente dell’Ordine del Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Amos D’Antoni, ha illustrato gli sviluppi dell’attività familiare, mirata a valorizzare e sviluppare le campagne del territorio circostante Villa Manin. Come testimonia la presenza a breve distanza dalla dimora dogale dello storico mulino oggi destinato a scopi museali sulle testimonianze del mondo rurale, si tratta di terreni sui quali originariamente veniva praticata quasi esclusivamente la cerealicoltura.  E l’area agricola Vendrame è stata riorganizzata in tempi recenti per esaltare le potenzialità dei terreni rispetto alla produzione viticola. Tale processo ha tenuto conto dei metodi di suddivisione dei terreni introdotti a metà del ‘700 e ideati proprio in questi luoghi da Napoleone Bonaparte nel corso della sua presenza nelle terre dei Patriarchi. Proprio qui, ha infatti ricordato Mario Salvalaggio, ricercatore, giornalista, esponente del mondo dell’economia regionale, Napoleone ha sperimentato e applicato per la prima volta la misura del chilometro (km) semplificando l’antica suddivisione topografica stabilita in “campi” e “are”.


Il segretario generale dell’Unarga, l’Unione delle Arga, Gian Paolo Girelli, ha poi ricordato i programmi dell’Unione nazionale rivolti ai giornalisti specializzati. Tra le attività in programma da parte di Arga Fvg nel primo semestre del 2024 figura, appunto, il citato incontro di domani a Palazzolo su Europa e mondo agricolo. Un tema individuato per l’avvio dell’attività del sodalizio nel nuovo anno, divenuto in questi giorni di estrema attualità visti gli sviluppi anche in Italia e in Friuli della protesta degli agricoltori rispetto a decisioni europee che li penalizzano in un contesto già critico. Tra le altre iniziative in preparazione ci sono, invece, un evento itinerante su ambiente, alimentazione e salute, in collaborazione con Anci Federsanità, e un progetto per la valorizzazione delle farine antiche per uso alimentare. Mentre il 10 febbraio ritorna a Marina Sant’Andrea di San Giorgio di Nogaro il Premio Voce dell’Adriatico. Nei locali del ristorante Stella di mare sarà, infatti, consegnato il riconoscimento a personaggi che hanno dato lustro all’Adriatico e alle realtà che vi si affacciano, con particolare risalto al pianeta mare e alla marineria.
Anche quest’anno, ha evidenziato nel concludere il presidente Morandini, Arga Fvg conferma e mette a frutto nuovamente la proficua collaborazione con l’Associazione culturale La Riviera friulana, soprattutto per la disponibilità delle location dove vengono sviluppati gli incontri, gli eventi, i corsi di formazione riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti, spesso preziosa anche per l’individuazione e il coinvolgimento di relatori ed esperti nei temi di competenza. Viene confermata e rafforzata nel contempo la collaborazione con il Club per l’Unesco di Udine, guidato dalla presidente Renata Capria D’Aronco, una figura emblematica della cultura del territorio e riferimento ineludibile per il mondo del volontariato culturale del Nordest e non solo; così come con Italia Nostra, tramite la sezione di Udine presieduta da Gabriele Cragnolini, relatore e formatore che come la D’Aronco viene spesso coinvolto come esperto sulle tematiche considerate come la gestione dell’ambiente e del territorio. Collaborazione confermata, pure, con il Fotocineclub Lignano presieduto da Gianfranco Cervesato e con l’Associazione per la Fondazione Giulietta e Romeo in Friuli guidata da Laura Zanelli.

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In copertina, la protesta dei trattori; all’interno, incontri Arga Fvg alle Vigne del Doge, a Passariano, e alla Cantina di Toniatti Giacometti, a Latisana.

 

La protesta dei trattori è arrivata a Udine. Cia Fvg: servono obiettivi chiari istituendo un tavolo unitario di confronto

«I cortei di trattori che percorrono le strade regionali, italiane ed europee, sono il sintomo di un disagio reale. Un disagio che Cia-Agricoltori Italiani ha già portato in piazza, a Roma, il 26 ottobre scorso (ma lì, quelli dei trattori non c’erano…), sotto lo slogan: “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri” – afferma in una nota Franco Clementin, presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani -. Purtroppo, tra l’altro, constato che la composizione di questi cortei e la qualità dei manifestanti pare comprenda anche vari soggetti che poco o nulla c’entrano con l’autentico mondo rurale e le sue giuste rivendicazioni. Indubbiamente, per la prima volta, l’Unione Europea ha messo pesantemente sotto accusa il comparto agricolo (dal Regolamento sul taglio dei fitofarmaci alla Direttiva sulle emissioni industriali, che le equiparava a quelle degli allevamenti, e alla Legge sul Ripristino della natura) creando un malcontento del quale, francamente, non si sentiva il bisogno».

La protesta dei trattori.

Il comunicato di Cia Fvg s’incrocia con la protesta dei trattori che ieri, come riferisce l’Ansa, è arrivata anche a Udine con una settantina di mezzi agricoli provenienti da diverse località della regione, che si sono radunati dinanzi allo Stadio Friuli e poi in corteo hanno attraversato la città fino a raggiungere piazza Primo Maggio, protestando contro le politiche europee del settore.
«In questo modo – sottolinea Clementin – la Commissione europea ha sbagliato il tiro, seguendo un modello errato, perché la transizione ecologica si fa con gli agricoltori non contro di essi. Senza l’adesione convinta degli agricoltori e dell’intero sistema agroalimentare, qualsiasi prospettiva di neutralità climatica diventa irrealizzabile. Comunque, gli imprenditori agricoli organizzati nelle loro associazioni, hanno sempre mantenuto un rapporto critico sì, ma anche costruttivo con le istituzioni che governano e dettano le regole al settore primario e a quello agroalimentare – prosegue Clementin -. Ora il punto è capire dove si vuole andare a parare. I sindacati agricoli accreditati, senza ombra di dubbio, sono significativamente rappresentativi e hanno una base sociale che produce la gran parte delle materie prime che finiscono sulle nostre tavole e negli impianti della trasformazione alimentare. Serve perciò non disperdere energie e non avere distrazioni sugli obiettivi da raggiungere: l’equo compenso nelle filiere; più limiti all’agrisolare a terra; un Piano strategico per la gestione delle risorse idriche; una Pac meno punitiva e più incentivante; una regolamentazione dell’uso dei fitofarmaci più realistica e centrata sulle diverse esigenze colturali e climatiche; uno sfoltimento significativo della burocrazia. Lo si può fare in maniera concreta predisponendo con urgenza, cosa che la Cia ha sempre chiesto, dei Tavoli unitari di confronto, partendo dalle nostre comunità regionali e nazionali. Più che trattori in strada, dunque, servono idee nuove, proposte concrete e soluzioni rapide e giuste evitando di far crescere ulteriormente la rabbia e il malcontento nelle campagne», conclude il presidente regionale».

Franco Clementin

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In copertina, un’immagine della manifestazione Cia in ottobre a Roma.