Collio vino da uve autoctone, quando il territorio vale più delle varietà. Cresce il progetto per valorizzare lo storico uvaggio simbolo della prima Doc friulana

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Il Collio ha celebrato da poco i sessant’anni dalla sua nascita, come prima denominazione di origine controllata del Friuli Venezia Giulia. E di strada in questo lungo periodo, cominciato quasi l’indomani della pubblicazione della legge 930 del 1963 istitutiva delle Doc nel Vigneto Italia, ne ha fatto davvero tanta attraverso il Consorzio di tutela che ancora ricorda con riconoscenza la lunga e illuminata presidenza del conte Douglas Attems e che da pochi mesi è affidato alla giovane guida di Luca Raccaro. Ma, tra i tanti vitigni storicamente autoctoni e internazionali, peraltro perfettamente adattati al nostro habitat tanto da diventarne parte integrante, i vignaioli isontini hanno sempre avuto un punto fermo: l’uvaggio Collio. Che ora si vuole rilanciare e valorizzare, sapendo quanto sia importante il nome del territorio più di quello delle varietà. Il “terroir”, per dirla alla francese, fatto non solo dalla fisicità del luogo vocato alla coltivazione della vite, ma anche di tutti quei fattori ambientali, climatici e umani che fanno di una specifica area davvero un “unicum” che, proprio nel caso del vino, è in grado di donare prodotti inimitabili.


E con questi intendimenti si è dato vita a un singolare progetto dal titolo eloquente: “Collio vino da uve autoctone”. Nel quale i vitigni base utilizzati sono quelli di sempre, vale a dire Tocai friulano, Malvasia istriana e Ribolla gialla, fra i quali il primo – “offeso” dalla perdita del nome dopo il nostro grave insuccesso nella vertenza con l’Ungheria – ha la parte preponderante. E quale migliore location di Casa Krainer, in via Rastello a Gorizia, per presentare i nuovi arrivati nel gruppo? «Un progetto recente – spiega Stefano Cosma che, con la consueta bravura, ne ha coordinato la presentazione -, ma che affonda le sue radici nello storico uvaggio del Collio, come l’ex Ferramenta Krainer, aperta agli inizi del ‘900 in un edificio preesistente riprogettato in stile Liberty. Così l’etichetta dei primi del ‘900 del “Coglianer-Görzer weisswein”, il vino bianco del Collio amato da sempre dai consumatori austriaci». Un’etichetta storica proiettata durante la presentazione in quella bellissima strada del centro storico nella Città europea della cultura – con la contermine Nova Gorica – che si cerca in tutti i modi di rilanciare. «All’epoca – riprende l’esperto – era un vero e proprio uvaggio, perché nei vigneti c’erano varietà miste, in cui prevaleva la Ribolla gialla che venivano raccolte assieme e concorrevano a produrre un bianco tipico. Già nel 1888, alla prima Fiera dei Vini che si tenne a Trieste con espositori da tutta l’Austria-Ungheria, la Società agraria di Gorizia portò in assaggio un “Vino Bianco Collio 1887”, uno dei principali e dei più apprezzati prodotti vitivinicoli del “Giardino del Goriziano”».

«Dopo la Grande Guerra – ha aggiunto Stefano Cosma, appassionato conoscitore anche della storia del Collio, ma pure di tutto il Vigneto Fvg -, con la ricostruzione della viticoltura, fu dato maggior spazio alla Malvasia istriana e al Tocai friulano, che divennero gli altri due componenti del Bianco del Collio, assieme alla Ribolla gialla. Perciò Ribolla, Malvasia e Tocai sono state le varietà previste nel disciplinare della Doc Collio approvato nel 1968. Le percentuali sono state cambiate ad inizio Anni ’90, mantenendo le tre varietà; un’ulteriore modifica consente tutt’ora di utilizzare a piacimento altre varietà a bacca bianca».
Ma veniamo al progetto attuale. «Quattro produttori iniziali, poi diventati sette, hanno così deciso – continua la spiegazione del dottor Cosma – di proporre il “Collio Doc Vino da uve autoctone”: con l’utilizzo della bottiglia Collio Collio, l’etichetta uguale per tutti, uscendo con il vino dopo almeno 18 mesi dalla vendemmia, con la presenza delle sole varietà Ribolla gialla, Malvasia (istriana) e (Tocai) Friulano con prevalenza di quest’ultimo, la possibilità di affinamento in legno ed altre regole di autodisciplina. All’evento qui in Casa Krainer sono già in 11: Kristian Keber, Fabjan Muzic, Andrea Drius di Terre del Faet, Alessandro Dal Zovo della Cantina Produttori Cormons, Fabijan Korsic, Maurizio Buzzinelli, La Rajade, Marcuzzi, Vigne della Cerva, Ronco Blanchis e Manià. Un progetto nato dal basso, tra produttori che credono nella forza di un’identità territoriale autentica». «Abbiamo fatto un passo indietro come azienda per farne uno in avanti come gruppo», dicono gli stessi produttori. E Cosma riprende: «Il progetto del Collio da uve autoctone, che non serve chiamare “Collio bianco”, perché Collio è già sinonimo di miglior bianco d’Italia, dimostra che eleganza, complessità e capacità evolutiva possono convivere in un calice». «Un vino corale, dove il territorio viene prima del brand, l’identità prima del marketing», è la conclusione emersa durante l’incontro in Casa Krainer, attraverso gli interventi dei produttori e di alcuni ospiti, tra i quali Gianni Ottogalli e un giovane enologo trevigiano che su questo progetto ha basato addirittura la propria tesi di laurea. Veramente bravi i produttori di “Collio vino da uve autoctone” tanto che meritano i migliori auguri. Anche perché la qualità che tutti abbiamo potuto accertare – bottiglie del 2023 ma anche del 2022 – dopo le parole, pur necessarie, è davvero alta, oltre che valorizzata dai finger food di Chiara Canzoneri. Ma nel contempo pur suscettibile di ulteriori miglioramenti. Cosa che in oltre sessant’anni il Collio ha sempre dimostrato di saper fare con grande professionalità. E che continuerà a fare!

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In copertina e all’interno immagini della illustrazione del progetto: alcune delle bottiglie presentate, il gruppo di vignaioli con Stefano Cosma (primo a sinistra), interventi di produttori e Gianni Ottogalli, la degustazione a Casa Krainer.

Consorzio Collio, ok dell’assemblea a un nuovo grande “bianco Doc” che sarà ottenuto con uve autoctone di Tocai friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana

È stata approvata dall’assemblea dei soci del Consorzio di tutela vini Doc Collio, con ben il 97% di voti a favore, la proposta di lavoro per l’introduzione di un nuovo vino fatto esclusivamente con le uve autoctone di Tocai friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana. Il disciplinare attualmente prevede la possibilità di utilizzare tutti i vitigni bianchi previsti dalla denominazione di origine controllata per produrre il Collio Bianco ed il consiglio di amministrazione ha ritenuto di dover valutare la possibilità di introdurre una nuova categoria di vino bianco, composto appunto dalle uve delle tre storiche varietà e regolamentato dal disciplinare di produzione Doc. Il Consorzio, pertanto, istituirà un tavolo tecnico che dovrà stabilire le caratteristiche, le percentuali, i tempi di uscita e il nome di questo nuovo vino.


Grande soddisfazione, quindi, per i promotori del Collio da uve autoctone: «Abbiamo avviato questo progetto più di tre anni fa e mai avremmo pensato di riscontrare un così grande consenso da parte degli addetti al settore, giornalisti, blogger e guide, ed ora questo percorso consortile ci riempie di orgoglio e di speranza che in futuro questo vino possa diventare un riferimento per la denominazione, sempre senza nulla togliere a tutti i vini Collio bianco fatti con vitigni internazionali», hanno affermato Alessandro Dal Zovo, direttore generale della Cantina Produttori Cormons, Andrea Drius, di Terre dal Faet di Cormons, Fabjan Muzic, dell’azienda agricola Muzic di San Floriano del Collio, e Kristian Keber, dell’azienda Edi e Kristian Keber di Cormons, ovvero i padri fondatori del progetto. Ad essi, nel corso degli anni, si sono poi uniti Fabjan Korsic di Korsic wines di San Floriano del Collio, Maurizio Buzzinelli di Buzzinelli vini di Cormons, Nicola Campeotto di La Rajade di Dolegna del Collio e Riccardo Marcuzzi di Marcuzzi vini, sempre di San Floriano.

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In copertina, una splendida panoramica del Collio Goriziano; all’interno, le bottiglie dei promotori e la mappa della Doc.

Un Pinot grigio dei colli di Nimis oggi a Lignano per il nuovo libro di Polesini

(g.l.) Non solo il dolce Ramandolo Docg o il robusto Refosco, che sia nostrano o dal peduncolo rosso: Nimis, Città del vino Fvg, eccelle anche per altri prodotti di qualità, come il Pinot grigio – varietà che ha fatto la fortuna del Vigneto Fvg dopo il declino del Tocai friulano, soprattutto a causa della perdita del nome nell’indimenticata vertenza con l’Ungheria – coltivato con successo in questo angolo prestigioso dei Colli orientali del Friuli. E il Pinot grigio 2021 della Società agricola I Comelli – quella che si distingue ogni anno per la sua ospitalità alla benefica manifestazione “Diamo un taglio alla sete” – oggi a Lignano Pineta sarà il protagonista della bicchierata che concluderà la presentazione del nuovo libro di Gian Paolo Polesini.

L’appuntamento con “Polle. Il figlio unico” (Orto della Cultura), nell’ambito degli Incontri con l’autore e con il vino, è questo pomeriggio alle 18.30 al PalaPineta nel Parco del mare, dove l’incontro letterario sarà condotto dalla giornalista e scrittrice Elisabetta Pozzetto. Ricordiamo, al riguardo, che l’autore, ultimo discendente della dinastia dei marchesi Polesini, già nel 2007 scrisse “Sangue Blu” peripezie, curiosità, racconti di settecento anni di storia familiare fra visite di Imperatori e il triste esodo, quando il nonno e il papà furono costretti a lasciare l’amata isola di San Nicola di fronte a Parenzo, il 4 agosto del 1944. Quella che Polesini narra nel libro è la vicenda semiseria di un nobile nato povero, appunto, per colpa della storia.
Brindisi finale, come detto, con il Pinot grigio 2021 dell’azienda I Comelli. Si tratta di un vino strutturato ed elegante con equilibrio e personalità, dal colore giallo paglierino, con un profumo delicato che ricorda la mela golden, la banana e diversi fiori bianchi. Al palato dà una sensazione di freschezza e armonia. È ottenuto dalle migliori uve aziendali pressate con particolare delicatezza. Il mosto fermenta in barriques di rovere francese fino alla primavera, quindi viene assemblato per poi essere imbottigliato. Segue un ulteriore affinamento in bottiglia di oltre sei mesi.
All’interno del PalaPineta ci sarà un corner allestito da Librerie Coop per poter acquistare le copie dei libri con la possibilità di farsele autografare dagli autori. Gli Incontri con l’autore e con il vino sono organizzati dall’Associazione Culturale Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito e curati dallo scrittore Alberto Garlini, dal tecnologo alimentare Giovanni Munisso e dall’enologo Michele Bonelli. Tra i sostenitori dell’odierno appuntamento anche il Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio il vino ottenuto con successo anche a Nimis.

Collio da uve autoctone, il punto all’Enoteca di Cormons: due nuove cantine aderiranno al progetto

Il successo del progetto del Collio da uve autoctone non si registra solamente con i premi delle guide e le ottime recensioni sui periodici di settore, ma anche dagli incontri organizzati per farlo conoscere. I sei produttori che portano avanti il progetto – Cantina Produttori Cormòns, Edi Keber, Muzic, Terre del Faet, cui si sono aggiunti Korsic e Maurizio Buzzinelli – hanno invitato numerosi viticoltori del Collio all’Enoteca di Cormòns. Una trentina i partecipanti, in rappresentanza di più di 25 aziende, che hanno ascoltato con interesse.


Ad aprire la serata è stato Alessandro Dal Zovo, direttore generale della Cantina cormonese, il quale ha illustrato le regole che si sono dati, senza voler mettere in discussione né in secondo piano il Collio bianco fatto anche con altre varietà, come prevede il disciplinare. Stefano Cosma ha poi proiettato una serie di slide per raccontare la storia dell’uvaggio “Colliano” o “Bianco del Collio”, che già nell’800 veniva portato alle esposizioni. Nel 1888, alla prima Fiera dei Vini che si tenne a Trieste al Teatro Rossetti con espositori da tutta l’Austria-Ungheria, la Società agraria di Gorizia portò in assaggio un “Vino Bianco Collio 1887” e questo prodotto era uno dei principali e dei più apprezzati del “Giardino del Goriziano”. Dopo la Grande Guerra, con la ricostruzione della viticoltura, fu dato maggior spazio alla Malvasia istriana e al Tocai friulano, che divennero gli altri due componenti del Bianco del Collio, assieme alla Ribolla gialla. Perciò sono state le varietà previste nel disciplinare della Doc approvato nel 1968.
Sono quindi intervenuti Kristian Keber, per ricordare come questa via sia in linea con quanto si voleva fare nel 2017 creando il Collio Gran Selezione e utilizzando le varietà storiche, Fabjan Muzic che ha spiegato come la scelta di scrivere “da uve autoctone” sia coerente con quanto previsto dal Testo unico della vite e del vino, mentre Andrea Drius, membro del Cda del Consorzio, ha ricordato che la guida Vinibuoni d’Italia nell’edizione 2022 ha premiato con il massimo riconoscimento, la corona, tutti i quattro “Collio vino da uve autoctone” mandati in assaggio.
Lasciato spazio alle domande, è stato spiegato che si è scelto l’utilizzo della bottiglia Collio Collio, di uscire con il vino dopo almeno 18 mesi dalla vendemmia, la presenza delle sole varietà Ribolla gialla, Malvasia (istriana) e (Tocai) Friulano con prevalenza di quest’ultimo, e la possibilità di affinamento in legno. Al termine tutti sono scesi per assaggiare i vini, così i produttori ed enologi interessati ad aderire hanno potuto confrontarsi sulle altre regole di autodisciplina e sulle modalità di adesione. Già due nuove aziende sono pronte ad unirsi al progetto.

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In copertina, le bottiglie delle sei aziende del progetto; all’interno, immagini dell’incontro all’Enoteca di Cormons.

“Toc’ in Braide” o intingolo del podere nelle tre proposte di Gianni Cosetti

(g.l.) Appuntamento con la “Ricetta del sabato”. E, proprio in coincidenza con la bella manifestazione di Sutrio (di cui abbiamo riferito ampiamente nell’articolo che precede questo), riproponiamo, pensando di far cosa gradita, la ricetta del “Toc’ in Braide”, ovvero l’intingolo del podere, che ci ha lasciato Gianni Cosetti, indimenticato chef del ristorante “Roma” di Tolmezzo. L’abbiamo tratta, come tante altre in passato, dal prezioso volume “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Cosetti pubblicò nel 2000, un anno prima della prematura scomparsa, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Un piatto che, meglio di tutti, esprime attraverso una ricetta “tipica rinnovata” la cucina del grande cuoco tolmezzino con radici nella vicina Villa Santina, declinata in tre versioni stagionali:

“Toc’ in Braide”
intingolo del podere

Cosa serve
(40 minuti)

PREPARAZIONE DI BASE

per la polenta:
200 g farina di mais macinata sottile
2 dl acqua
2 dl latte
sale

per la salsa:
300 g tra formaggio di malga e ricotta fresca
e caprino
1 dl latte

per il condimento:
100 g burro
50 g farina di mais

COME FARE

In una casseruola fate bollire l’acqua e il latte, salate e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con la frusta e badando di non formare grumi: cuocete per 30 minuti.
A cottura ultimata ne risulterà una polentina piuttosto tenera.
A parte fate fondere a bagnomaria i formaggi con il latte e frullate il tutto fino ad ottenere una crema piuttosto liquida.
In un tegame rosolate il burro e la farina di mais finché diventeranno color nocciola: otterrete così la “morchia”.
Servite in piatti singoli la polentina calda, versatevi sopra un mestolino di crema di formaggi e condite con qualche cucchiaio di morchia.
Ed ecco le varianti stagionali di Gianni Cosetti:

In Estate ed Inverno
Con una fettina di Torchon di foie gras e Malvasia.

In Primavera
Con punte di asparagi e Tocai (oggi chiamato Friulano), oppure frittura di capretto e Chardonnay affinato in barrique.

In Autunno
Con funghi trifolati e Pinot bianco o fette sottili di tartufo bianco e Sauvignon.

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In copertina, il piatto “Toc’ in Braide”; in alto, lo chef Gianni Cosetti.

L’Italia non mollerà sul Prošek: “Pronti per la Corte europea di Giustizia”

(g.l.) L’Italia è determinata a non mollare di un millimetro nella vertenza del Prošek, venendo così incontro alle pressanti richieste dei vitivinicoltori del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Il Ministero delle Politiche agricole è, infatti, pronto a ricorrere alla Corte europea di Giustizia a tutela del Prosecco italiano – che per la sua denominazione beneficia del nome geografico dell’omonimo paese del Carso Triestino – nel caso in cui la Commissione europea decidesse di accettare la richiesta di protezione della menzione geografica tradizionale per il vino croato in questione.

Glera, il vitigno base.

Lo ha detto ieri a Bruxelles – come informa Askanews – il ministro Stefano Patuanelli al suo arrivo al Consiglio agricoltura dell’Ue. Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha sottolineato che in passato, nella vicenda analoga, ma a parti invertite, del vino ungherese “Tokaj”, l’Italia ha dovuto rinunciare alla denominazione del Tocai friulano. «Non si può, a corrente alternata, avere posizioni diverse: quando è stato deciso – ha ricordato il ministro – che il Tocai era una menzione da utilizzare per il vino ungherese, abbiamo cambiato il nome in Tai o Friulano e abbiamo accettato una decisione che era probabilmente corretta per il modo in cui era stata posta la domanda. Oggi – ha affermato – riteniamo di essere dall’altra parte, cioè di aver ragione nel dire che Prošek non può essere citato come menzione tradizionale, perché è la mera traduzione di Prosecco».
«Soprattutto – ha aggiunto il ministro Patuanelli, come informa ancora Askanews – non riusciamo a capire perché istituzionalizzare l’Italian sounding». Rispetto al Prosecco, il Prošek «è un prodotto che ha lo stesso nome, ma che è completamente diverso. Ora, se ha un senso la protezione delle Dop e delle indicazioni geografiche, ha senso farla a 360 gradi: vanno attuati i sistemi di protezione delle Dop e delle Igp, e non vanno fatti percorsi di retroguardia, con minor tutela di chi utilizza marchi che hanno ormai un livello di protezione molto alto». E il ministro triestino ha concluso: «“Al di là del mero impatto economico del Prosecco, certamente importantissimo per il nostro Paese, è proprio lo strumento delle Dop e delle Igp che verrebbe rimesso in discussione nel caso in cui ci fosse l’utilizzo del Prošek come menzione tradizionale».

Le colline di Valdobbiadene.

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In copertina, il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

 

Caso Prosek, verso un ripensamento. Il Fvg rispolvera anche la questione Tocai

«Gli argomenti sul tema del Prosek croato esposti oggi al commissario Ue per l’Agricoltura dalla Regione Friuli Venezia Giulia, unitamente al Governo e alla Regione Veneto, hanno aperto la strada a una rivalutazione più approfondita della questione». È quanto ha riferito l’assessore Fvg alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, al termine dell’incontro avuto stamane a Firenze, nella sede della Regione Toscana, assieme agli omologhi regionali e al ministro per le Politiche agricole con il commissario Janusz Wojciechowski.
Il tema di fondo su cui la Regione Fvg ha fatto leva, a fronte della richiesta croata di ottenere per il proprio vino bianco lo status di menzione tradizionale, è – informa una nota Arc – la recente sentenza della Corte di giustizia europea che tutela le denominazioni di origine rispetto alle assonanze. Se ci dovesse essere un riconoscimento Ue del Prosek, vino passito che nulla a che vedere con il Prosecco italiano – questa la posizione espressa dall’assessore -, a quel punto ci sarebbero le condizioni per chiedere la riapertura di vecchi fascicoli in modo da garantire un trattamento omogeneo alle diverse vicende agroalimentari affacciatesi sullo scenario europeo. In particolare, ha osservato l’assessore del Friuli Venezia Giulia, si potrebbe riproporre la questione del Tokaij, in modo esclusivamente provocatorio, per verificare se nell’Unione europea esistono due pesi e due misure.
Il Ministero delle Politiche agricole, supportato dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, depositerà nelle prossime settimane l’opposizione formale al riconoscimento della menzione tradizionale per il vino croato. Nel corso e proprio a seguito dell’incontro di oggi si è avuta la chiara percezione – ha reso noto l’assessore – che la Commissione europea stia prendendo consapevolezza della materia Prosecco in tutte le sue dimensioni e che vi possa essere un ripensamento rispetto a un approccio neutrale e asettico.
Va inoltre rilevato che la Regione Friuli Venezia Giulia con la vicina Regione Veneto, assieme al Consorzio Prosecco, darà tutto il supporto tecnico necessario al ministero delle Politiche agricole per costruire il fascicolo di opposizione contro la domanda di riconoscimento del Prosek da parte della Croazia. Come ha ricordato l’assessore Zannier – ricordando che solo lo Stato membro dell’Unione europea portatore di interesse, in questo caso l’Italia, può opporsi al riconoscimento della denominazione per il vino bianco passito croato -, nella stesura del dossier non verrà appunto tralasciata la vicenda Tokaji che, anzi, sarà usata come argomentazione al contrario in difesa del Prosecco. La vicenda ha infatti caratteristiche simili, posto che allora l’Unione europea privilegiò il valore della denominazione rispetto a quello della storicità del vitigno per ammettere il riconoscimento del Tokaji ungherese a scapito del Tocai friulano. Per l’assessore la linea del “due pesi e due misure” è inammissibile.
Anche alla luce di alcune recenti sentenze della Corte di giustizia europea, la denominazione deve essere tutelata da possibili assonanze, il che rende incomprensibile e ingiustificato l’accoglimento della domanda di riconoscimento avanzata dalla Croazia. Secondo l’assessore anche la tipologia del vino conta poco: il Tokaji ungherese, essendo un vino dolce, non aveva nulla a che fare con il Tocai friulano, ma ciò non fu sufficiente a tutelare la denominazione di quest’ultimo; allo stesso modo, il fatto che il Prosek sia un vino bianco passito, non diminuisce l’entità del danno in cui può incorrere il Prosecco italiano.
Oggi, in sede di Commissione politiche agricole (Cpa) della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Friuli Venezia Giulia e Veneto hanno chiesto la sottoscrizione di un documento unitario a difesa delle denominazioni nostrane dall’abuso di utilizzo di etichette “Italian sounding”. L’assessore ha confermato, infine, che l’interlocuzione politica è strettissima a tutti i livelli e si sta facendo pressione in ogni sede europea per difendere la posizione italiana con assoluta trasversalità da parte di tutti gli schieramenti.

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In copertina, grappoli di Tocai friulano, la varietà che non può essere nominata in etichetta.

Produttori Cormòns, bilancio record e premi. E ora un’ottima vendemmia

(g.l.) Quella che sta per partire ha tutti i numeri per essere un’ottima vendemmia, soprattutto in termini di qualità. Un’annata quindi favorevole che s’incrocia con i risultati più che lusinghieri dell’ultimo bilancio e con la indubbia soddisfazione per l’assegnazione di prestigiosi riconoscimenti: è questo il “ritratto” della Cantina Produttori Cormòns alla vigilia della raccolta delle uve 2021. E di tutto questo i vertici aziendali hanno parlato con i soci che si sono ritrovati in occasione della consueta riunione prevendemmiale, per un’analisi sull’andamento della stagione e per stilare il programma delle prossime giornate, quando si cominceranno a staccare i primi grappoli nei vigneti della zona interessata dall’attività della Cantina, divenuta ovunque famosa per il suo “Vino della Pace”.

La riunione prevendemmiale.

Il presidente Filippo Bregant ha anticipato ai numerosi associati il risultato di bilancio 2020, che verrà approvato in assemblea ad ottobre: «Nonostante le chiusure e le restrizioni causate dall’emergenza Covid, la Cantina registra uno dei migliori bilanci degli ultimi vent’anni – ha dichiarato soddisfatto -, con il fatturato in aumento e una maggior remunerazione delle uve ai soci. La politica di rinnovamento e di efficientamento degli ultimi anni sta dando i primi risultati. Quando ci riuniremo per l’approvazione del consuntivo, contiamo di inaugurare il nuovo impianto di imbottigliamento, l’ultimo grande sforzo finanziario per ammodernare la Cantina».
Successivamente, il direttore generale Alessandro Dal Zovo ha analizzato l’annata viticola che si sta concludendo: «Dopo un inizio difficile, dettato da un aprile freddo e siccitoso, il germogliamento – ha spiegato – è partito con un ritardo di una decina di giorni rispetto alla media degli ultimi anni. Da giugno in poi l’andamento climatico è stato favorevole, senza lunghi periodi di grande caldo e con piogge che si sono susseguite con costanza. Da qualche settimana le temperature notturne e diurne si sono abbassate creando la situazione ideale per la produzione degli aromi primari varietali nelle bacche. Le previsioni meteorologiche per i prossimi giorni sono molto buone e si prospetta un’annata tipicamente friulana e di ottima qualità. Decideremo a breve quando iniziare a vendemmiare, in base ai campionamenti delle uve».


La Cantina Produttori ha in questi giorni conquistato, inoltre, importanti premi. Il Collio Bianco Uve autoctone 2019 è, infatti, stato premiato con la Corona, il massimo riconoscimento da Vinibuoni d’Italia, l’unica guida dedicata ai vini da vitigni autoctoni. Un vino di qualità che si è distinto fra 904 etichette finaliste dell’edizione 2022, soprattutto per la sua eleganza e finezza, ottenuto da uve indigene – Tocai friulano, Malvasia istriana e Ribolla gialla – che donano ai vini fragranza e mineralità. Un altro grande riconoscimento arriva dalle commissioni di degustazione di Gourmet’s International del Merano Wine Festival, che attestano prodotti di elevata qualità, assegnando alla Malvasia Doc Friuli Harmo 2019 il premio “The WineHunter Award Rosso”. Ottenuta da uve di Malvasia istriana della pianura isontina, dalle quali nasce un vino elegante e profumato, la Malvasia Harmo è stata imbottigliata e messa in commercio da poco, ma si è subito distinta lo scorso aprile con la medaglia d’oro a Parenzo, nell’Istria croata.

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In copertina, uve con un ottimo stato di maturazione nei vigneti del Cormonese, tanto che la vendemmia è ormai imminente.

Cantine Aperte bis, vini a Buttrio, Casarsa e Bertiolo. E “caso” Tocai

(g.l.) C’è una possibilità di riaprire la famosa questione del Tocai friulano, mai del tutto “digerita”, al fine di restituire il suo nome “legittimo” allo storico bianco portabandiera al Vigneto Fvg, al quale una quindicina di anni fa è stato “sfilato” dall’Ungheria, al termine di una lunga controversia politico-legale? Una prospettiva che fin d’ora appare difficile e irta di difficoltà, ma che va verificata e approfondita, tanto che il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, ha lanciato il classico “sasso nello stagno” presentando ieri ufficialmente la Festa del vino di Bertiolo che, dopo un anno di astinenza, riparte con una nuova formula, proponendosi nel Comune del Medio Friuli fino a domenica 27 giugno. E di questa tematica, sempre molto sentita – a giudicare anche dal rilievo che la notizia ha avuto stamane sulla stampa -, si parlerà sicuramente domani mattina anche a Buttrio dove, in apertura della Fiera regionale dei vini, si terrà l’annunciato dibattito enologico.

Piero Mauro Zanin

Un problema che si aggiunge a una domanda che parte da una certezza, ovvero quella che il mondo del vino e dell’enoturismo, in Friuli Venezia Giulia e più in generale in Italia, è pronto a ripartire dopo il lungo inverno della pandemia. Ma nel farlo è pronto anche a confrontarsi tra pensieri e progetti e lo farà appunto alla 88ma Fiera regionale dei vini di Buttrio, dove domani 19 giugno, alle 10.30, a Villa di Toppo-Florio in presenza e in diretta Facebook sulla pagina Pro Loco Buri – Buttrio, si terrà l’enotalkshow “Ce VINO di fâ? – Quale futuro?”. Giocando sull’espressione in lingua friulana “che cosa dobbiamo fare” e la parola vino, si aprirà un confronto condotto da uno dei massimi divulgatori radiofonici del mondo vitivinicolo in Italia, Nicola Prudente in arte Tinto, da anni “anima” assieme al collega Fede dell’ apprezzata trasmissione “Decanter” su Radio2 Rai.

La ripartenza ha già fatto segnare i primi dati positivi nei consumi, tanto che l’Institut of wine and spirit resarch in un suo recente report ha indicato un aumento globale della domanda di vino del 2,9% nel 2021 rispetto al 2020 e di un ritorno ai consumi pre Covid-19 nel 2023, con una crescita fino al 2025. Sarà uno dei tanti spunti da cui si partirà per dialogare con alcuni tra i più noti esperti del settore enogastronomico in Italia e in Friuli Venezia Giulia. Saranno infatti presenti al talk show, sia in presenza che collegandosi online, Oscar Farinetti, imprenditore fondatore di Eataly (come quello sulle Rive a Trieste vicino al Salone degli Incanti); Mario Busso e Alessandro Scorsone, curatori della guida Vinibuoni d’Italia del Touring Club; Giuseppe Festa, curatore dell’Osservatorio del Turismo del Vino dell’Associazione nazionale Cittá del Vino; Donatella Cinelli Colombini, presidente nazionale Donne del Vino; Milena Pepe della Tenuta Cavalier Pepe (Campania) e Cecilia Zucca del Poggio Ridente (Piemonte), imprenditrici con esperienze in enoturismo ed ecosostenibilità; Matteo Bellotto, responsabile del Consorzio Colli Orientali e Ramandolo per il progetto Accademy. Inoltre, sarà portata l’esperienza della Strada del vino e dei sapori del Friuli Venezia Giulia con la testimonianza di due produttori aderenti al progetto di PromoturismoFvg. Sarà presente per il saluto istituzionale l’assessore regionale al Turismo e Attività produttive Sergio Emidio Bini, che ha recentemente indicato come il comparto turistico stia ripartendo in regione con numeri positivi.

Nicola Prudente “Tinto”

A seguire, concluso il talk show, la mattinata proseguirà con la consegna a 30 cantine del territorio degli attestati Ecofriendly della Guida Vinibuoni d’Italia del Touring Club Italiano a riconoscere il loro impegno nella sostenibilità ambientale. Inoltre, alla Cantina produttori Cormòns sarà consegnato il premio Eticork, istituito dalla Amorim Cork Italia per promuovere e valorizzare l’impegno di quelle aziende che coniugano gli sforzi produttivi con l’impegno nella sfera sociale. Nel caso della cantina cormonese si plaude al contributo dato all’Anffas di Gorizia (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), coinvolgendo le persone disabili in tutte le fasi di produzione, dalla vendemmia all’imbottigliamento, per la realizzazione di un “Collio Bianco Doc”. A conclusione brindisi nel cafè bistrot Le Fucine di Buttrio, una nuova apertura che testimonia come il settore ristorativo regionale sia pronto a ripartire con fiducia ed entusiasmo verso il futuro.

L’enotalkshow di Buttrio.

Ma torniamo al grande bianco rimasto senza nome, che da tanti anni ormai chiamiamo semplicemente “Friulano”. Riaprire il dossier del Tocai dopo la storica sconfitta nella guerra legale con l’Ungheria, che ha privato il Friuli di uno dei suoi prodotti-simbolo è infatti l’obiettivo che il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, ha annunciato per la prima volta appunto durante la presentazione della ricordata Festa del vino di Bertiolo. «Mi piacerebbe – ha detto Zanin – che il Consiglio riprendesse in mano la questione, anche se non si tratta di una battaglia facile. Ma noi siamo una Regione autonoma e abbiamo un ruolo e una tradizione che l’Europa deve riconoscerci. Il Tocai friulano fa parte della nostra storia e della nostra cultura, e anche se al termine della disputa legale sono arrivati dei fondi compensativi per la promozione del nuovo nome del vitigno (in verità, si tratta del nome del vino da commercializzare, perché quello della varietà di vite è rimasto immutato, ndr), io dico che la storia e la tradizione non si comprano con il denaro».
La “battaglia” di Zanin rientra in una più ampia valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti: «Bisogna incentivare – ha detto il presidente del Consiglio Fvg durante la conferenza stampa a Udine – i vitigni autoctoni come Ribolla, Pignolo, Refosco e Picolit, perché Chardonnay e Sauvignon si trovano dappertutto. Solo così si esalta l’identità del territorio e il vino diventa il filo conduttore del turismo lento. Non dimentichiamo – ha aggiunto Zanin – che abbiamo un patrimonio naturale e culturale di altissimo livello, e con i nostri cinque siti Unesco siamo la prima regione al mondo in rapporto al numero di abitanti». Ecco, allora, l’invito ai consiglieri a riaprire il dossier Tocai, sulla base della considerazione che «sulle grandi questioni questo Consiglio regionale si è sempre mostrato compatto, come dimostra anche la recente legge che restituisce l’onore ai fucilati di Cercivento, approvata da tutte le forze politiche».

Cantine Aperte 2021.

E la Fiera dei vini di Buttrio in questo weekend rappresenta una vera e propria punta di diamante tra le numerose proposte del Vigneto Fvg per queste giornate. Domani e domenica ritorna infatti Cantine Aperte! Per la prima volta, il Movimento Turismo del Vino nazionale ha deciso di proporre, in tutta Italia, una seconda edizione dello storico evento enogastronomico di fine maggio. Anche la nostra regione ha aderito – come avevamo annunciato – all’iniziativa, per cui gli enoturisti si preparino per un nuovo weekend ricco di appassionati racconti, imperdibili esperienze e coinvolgenti momenti conviviali! Due giorni di iniziative (organizzate nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie previste per il contenimento della pandemia) per raccontare pienamente il magico e variegato mondo del vino: visite in cantina e ai vigneti, degustazioni, prelibatezze enogastronomiche, esperienze suggestive accompagneranno il visitatore.
«Cantine Aperte a fine maggio – ha osservato Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg – ha dimostrato, ancora una volta, il suo grande richiamo verso tutto il mondo degli enoappassionati e siamo certi che anche questo bis sarà molto apprezzato. Una prima edizione estiva a cui hanno aderito oltre 30 aziende vitivinicole di tutta la regione, pronte ad accogliere enoturisti da tutta Italia e dall’estero. Inoltre, siamo molto soddisfatti della collaborazione con le associazioni culturali, le quali ci affiancheranno anche in questa nuova edizione di Cantine Aperte».
Non potevano di certo mancare le Cene (sabato 19) e i Pranzi (domenica 20) con il Vignaiolo, piacevoli occasioni per approfondire l’abbinamento cibo-vino grazie a prelibati menù e all’incontro con il produttore, e nemmeno i Piatti Cantine Aperte, proposte della cucina del territorio abbinate a un vino. Inoltre, sarà interessante approfittare anche  degli appuntamenti settimanali con Vigneti Aperti, il nuovo format targato Movimento Turismo del Vino che permette di vivere esperienze all’aria aperta nel segno della sicurezza. Oltre al ritorno di “DegustaMente – Risveglio sensoriale in vigna”. Domani ci sarà il primo appuntamento del 2021 con un evento perfetto per alleggerire la mente e ripartire con più carica. Un incontro dedicato al benessere psicofisico in compagnia di due esperti che guideranno i presenti in un viaggio alla scoperta dei nostri sensi, preparando il corpo a degustare con più consapevolezza il vino e i prodotti del territorio. Tutte le informazioni sul sito www.vinodila.it
Ricordiamo che è importante consultare il nostro sito www.cantineaperte.info per conoscere le aziende aderenti e le modalità di adesione e prenotazione previste. Inoltre, è fondamentale rispettare tutte le indicazioni che troverete nelle aziende per poter vivere serenamente la manifestazione.

Risveglio sensoriale in vigna.

E oltre a Buttrio, è ai nastri di partenza anche la Sagra del Vino di Casarsa della Delizia che vive la prima edizione estiva della sua storia: la pandemia non ha permesso di realizzare la storica manifestazione, insignita dall’Unione nazionale Pro Loco d’Italia del marchio di Sagra di qualità, nel consueto periodo primaverile, ma il gruppo organizzatore guidato da Pro Loco, Comune e La Delizia Viticoltori Friulani non ha voluto rinunciare all’appuntamento. Così da giugno a settembre spazio a un’edizione diffusa a misura della comunità, famiglie e persone sempre puntando sulla sicurezza.
La manifestazione partirà, dunque, domani 19 giugno proponendo, come corollario, anche “Tal baul da l’Agna – Nel baule della zia – Mercatino di antichità e ricordi a Casarsa della Delizia”. La manifestazione si svolgerà poi ogni terzo sabato del mese anche durante il resto dell’estate nell’area di via XXIV maggio e piazza Italia che per l’occasione verrà chiusa al traffico dall’alba al tramonto. Presenti oltre 40 espositori. «Un evento – spiega Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa – pensato per far passare ore liete al pubblico delle famiglie, degli appassionati di vintage e modernariato e dei collezionisti. Sarà la nostra ripartenza in vista di un’estate in cui la nostra comunità sarà protagonista, nella speranza che la Sagra torni poi alla sua consueta collocazione primaverile nel 2022. In totale fino a settembre avremo una ventina di appuntamenti, rispettosi della sicurezza, per riportare serenità a chi vorrà parteciparvi: prossimamente annunceremo il resto del programma».

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In copertina, grappoli di Tocai friulano e qui sopra un brindisi che potrebbe sembrare beneaugurante con il suo vino rimasto orfano del nome. Ma fin d’ora la battaglia si annuncia molto difficile.

Benini e Villotta giornalisti “innamorati” del Friuli e delle sue eccellenze

di Giuseppe Longo

UDINE – Pochi giorni fa, ricorreva il trigesimo della morte prematura di Piero Villotta, che fu per lungo tempo presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, ma anche leader del Ducato dei vini friulani e uomo di punta nell’Ente Friuli nel mondo. E il suo ricordo si è giustamente incrociato con quello di un altro grande giornalista, Isi Benini, scomparso trent’anni fa, ma entrambi accomunati da un impegno preciso: quello di valorizzare la loro terra, di cui erano “innamorati”, e con essa le sue peculiarità, a cominciare dalle produzioni agroalimentari. Nomi che sono riecheggiati più volte insieme, accompagnati dalle immagini dei loro volti proiettate su uno schermo, durante la bella cerimonia per la consegna dei riconoscimenti nell’ambito della prima edizione del “Premio Isi Benini – Città di Udine”, un concorso giornalistico indetto dall’Arga Fvg, associazione degli operatori della comunicazione che, attraverso i vari canali, si sono specializzati nella trattazione degli argomenti legati al settore primario, come piaceva fare tanto sia a Benini che a Villotta, approfondendo problemi e prospettive, ma anche sottolineandone le eccellenze, con equilibrio e competenza, doti supportate da una solida cultura. Prima di tutto, attraverso quello strumento prezioso che è la trasmissione radiofonica domenicale “Vita nei campi”, mentre Benini è ricordato anche per quella bellissima rivista, “Il vino”, in carta patinata che da tanti anni ormai non abbiamo più il piacere di leggere avidamente o perlomeno di sfogliare con interesse. Ma anche il giornalista morto repentinamente a Montevideo è ricordato per il  suo ruolo di primo piano nel Ducato dei vini friulani, sodalizio che lui stesso promosse mezzo secolo fa e all’interno del quale ideò la fortunata rassegna di “Asparagus”.

Isi Benini

Piero Villotta

“Un giornalista che, con la sua conoscenza e professionalità, non ha solo permesso di valorizzare il territorio friulano, ma anche di nobilitare una professione e la divulgazione delle notizie nel modo più corretto possibile”, ha detto infatti l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, durante l’incontro avvenuto nella solennità di Sala Ajace, di fronte a una folta platea – compatibilmente, è ovvio, con i tempi da emergenza sanitaria – riunita per applaudire i vincitori di questo primo concorso tendente a valorizzare la figura di uno dei padri del giornalismo enogastronomico regionale che per anni, dopo l’importante esperienza al Messaggero Veneto, di cui fu anche direttore, guidò la redazione udinese della Rai. Con il presidente dell’Arga Carlo Morandini, che ha spiegato le finalità dell’iniziativa e coordinato l’incontro, c’erano anche il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, gli assessori comunali alla Cultura, Fabrizio Cigolot – che ha fatto gli onori di casa portando il saluto del sindaco Pietro Fontanini -,  e ai Grandi eventi, Maurizio Franz, Amos D’Antoni, vicepresidente dell’Ordine, l’artista Gianni Borta, i giornalisti Marco Buzziolo e Gian Paolo Girelli, e appunto l’assessore Zannier che ha evidenziato l’importanza dell’eredità lasciata dal grande appassionato del mondo agricolo. “La coerenza e la correttezza dell’informazione – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – sono due elementi importanti poiché permettono di ampliare la platea dei fruitori delle notizie non relegandole alla cerchia ristretta degli addetti ai lavori. Questi due aspetti, legati alla semplicità di esposizione tanto a video quanto sulla carta stampata, hanno caratterizzato la figura di Isi Benini; quando c’è la possibilità di avere a che fare con un soggetto professionalmente dedicato a dare una notizia, che si è distinto per la sua capacità narrativa e di relazioni, si è di fronte ad un uomo che racchiude un valore aggiunto al di fuori della notizia stessa, capace di nobilitare il territorio che rappresenta”. Parole che possono essere attribuite, senza tema di smentita, anche a Piero Villotta, pure lui animato da uno spirito tenace e appassionato a difesa del nostro Friuli. “Se fosse stato ancora in vita, Isi Benini sarebbe stato sicuramente un cronista battagliero a difesa del Tocai friulano”, ha detto fra l’altro il presidente Zanin.

Daniela Paties Montagner…

… e Claudio Soranzo con i premi.

Premiati quindi, fra gli applausi, Licio Damiani e Sergio Gervasutti, che hanno condiviso con Isi Benini pagine di storia della nostra terra e che hanno proposto originali ritratti del collega indimenticabile, e Daniela Paties Montagner, che ha condotto per mano alla scoperta di Udine, città del Tiepolo, tra storia, cultura e rinnovamento, sottolineando la “voglia di ripartire” dei friulani dopo i danni inferti da questa pandemia che ancora non accenna ad allentare la presa. Premiato anche il giornalista Claudio Soranzo per un servizio sulla vitivinicoltura pubblicato proprio su questo sito. E appunto su vite e vino del Friuli Venezia Giulia si è soffermato nella sua “lectio magistralis” il professor Enrico Peterlunger, dell’Università di Udine, analizzando l’evoluzione che il settore ha conosciuto soprattutto negli ultimi cinquant’anni, quando il Vigneto Fvg partendo da una produzione spesso destinata soltanto al consumo locale è approdato a livelli di eccellenza che oggi gli sono riconosciuti, soprattutto con i vini bianchi, in tutto il mondo. Una evoluzione che, per la troppo precoce scomparsa,  Isi Benini non ha potuto assaporare e che per lungo tempo ancora avrebbe sicuramente beneficiato della professionalità di Piero Villotta.

Peterlunger, premiati e pubblico.

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In copertina, si premia Licio Damiani per il suo ricordo di Isi Benini.