In Borgo Clotz (tra Nimis e Tarcento) primo maggio con il Ramandolo Docg

(g.l.) Primo maggio con il Ramandolo Docg che sarà grande protagonista sulle colline tra Nimis e Tarcento, rivestite di fiori primaverili e con i vigneti in fase di germogliamento dopo la potatura e il riposo invernale. Ritorna infatti, per l’undicesima volta – e dopo due anni di assenza, a causa dell’emergenza sanitaria -, la bellissima manifestazione “Borgo Clotz – Camminando alla scoperta delle storiche frasche nel cuore del Ramandolo”.

Il Ramandolo Docg.


Nella borgata collinare, che si divide appunto fra i Comuni di Nimis e Tarcento, a partire dalle 10 ci saranno infatti degustazioni, abbinamenti enogastronomici, laboratori artigianali, intrattenimenti musicali e animazioni, protagonista proprio il dolce Ramandolo, il primo vino del Friuli Venezia Giulia a essere premiato, già nel 2001, dalla denominazione di origine controllata e garantita, il massimo riconoscimento della qualità.
Il tour enogastronomico prenderà il via all’agriturismo Merlino di via Carducci, a Nimis, per proseguire all’agriturismo Da Basan e all’azienda agricola Micossi di Sedilis e all’Osteria con cucina Tinat. Quindi ancora a Sedilis tappa al Bar all Vittoria – azienda agricola Domenico Treppo, frazione dove ci saranno anche gli appuntamenti a Sapori Divini di Casali Alex e all’Ostarie Ongjarut: in tutti i ritrovi saranno proposti invitanti abbinamenti con eccellenze gastronomiche del Friuli e della Carnia, ma anche lombarde come il gorgonzola presentato dall’omonima cittadina in provincia di Milano. L’organizzazione informa che dalle 10 alle 18 è previsto il servizio bus navetta Nimis-Tarcento, ma si consiglia anche di effettuare il percorso, peraltro molto suggestivo, a piedi trattandosi appena di 3,6 chilometri.
La manifestazione beneficia del sostegno di Turismo Fvg e dei patrocini dei Comuni di Nimis e Tarcento. Info: Serena Fattori cellulare 346.1231126.

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In copertina, l’immagine che accompagna l’iniziativa fin dalla prima edizione.

“Salvadigus” domani al via a Villafredda: la selvaggina è protagonista in tavola

(g.l.) Parte a Loneriacco la nuova edizione, la quindicesima, di “Salvadigus”, l’affermato circuito enogastronomico dedicato alla tradizione della selvaggina, che candida Tarcento a “Perla del Gusto”: il via è infatti fissato per domani nella storica Osteria di Villafredda, gestita da Luca Braidot. Seguiranno, negli altri venerdì di novembre, le serate al ristorante Costantini di Collalto, all’albergo Centrale-Il Ristorantino di Tarcento e all’Osteria Tinat di Borgo Cloz a Nimis.
La manifestazione della buona tavola si propone come una vera e propria esperienza itinerante nel gusto, definita “percorso di caccia”. Ogni locale presenterà piatti di selvaggina diversi ed esclusivi per soddisfare ed appagare i gusti degli appassionati: a base di cinghiale, cervo, camoscio, fagiano, pernice e germano reale. Il tour prevede una serata “di gala” appunto per ciascuno dei quattro venerdì di novembre. Ma finito il mese non chiuderà “Salvadigus 2021” perché, anche in dicembre, tutti i quattro locali manterranno nel menu alcuni piatti di quelli ideati per la rassegna.
Come è noto, il circuito enoastronomico beneficia del patrocinio del Comune di Tarcento ed ha come sponsor due eccellenze del territorio: il Ramandolo Docg, prodotto nell’area riconosciuta tra Nimis e Tarcento, e la Distilleria Ceschia di Nimis, la più antica del Friuli. Per la partecipazione alle serate è indispensabile la prenotazione.

L’Osteria di Villafredda.

I RISTORANTI DI SALVADIGUS

Ristorante Osteria VILLAFREDDA – via Liruti, 7 Loneriacco di Tarcento Tel. 0432.79215
Ristorante COSTANTINI – via Pontebbana – Collalto di Tarcento Tel. 0432.792372-792004
Albergo CENTRALE-IL RISTORANTINO – via Garibaldi, 1 Tarcento Tel. 0432.785150
Osteria TINAT- via Cloz, 40, Borgo Cloz, Nimis Tel. 0432.1848238

Città del Vino, Nimis rilancia la sua presenza con il “Ramandolo Docg”

di Giuseppe Longo

Nimis con il suo celebre “cru” del Ramandolo, prima Docg a essere istituita, nel 2001, in Friuli Venezia Giulia, fa parte da molti anni dell’Associazione nazionale Città del Vino che oggi conta in regione 25 località fra le più vocate alla vitivinicoltura. E oggi intende rilanciare la sua presenza all’interno dell’importante organismo. Proprio per questo i vertici regionali delle Città – il coordinatore Tiziano Venturini, già sindaco di Buttrio, e il suo più stretto collaboratore Maurizio D’Osualdo, vicesindaco di Corno di Rosazzo – si sono incontrati in municipio con la civica amministrazione: con la prima cittadina Gloria Bressani c’erano la vice Alessandra Domenighini e l’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Fabrizio Mattiuzza.

Tiziano Venturini


Venturini e D’Osualdo hanno illustrato gli obiettivi “in itinere” delle Città del Vino in Italia e in regione, a cominciare dall’affermata manifestazione estiva di “Calici di Stelle”, per passare poi a progetti di più ampio respiro e prossimi a vedere la luce, come l’Erasmus vinicolo per gli studenti europei e la vendemmia turistica, nonché la sostenibilità ambientale con i nuovi regolamenti di polizia rurale anche attraverso una collaborazione con l’Università di Udine. Oltre a tutte queste iniziative, il coordinatore regionale – da poche settimane confermato nel suo ruolo – ha ricordato il successo delle dirette Facebook sulla pagina di @cittàdelvino che finora hanno riguardato Prepotto con il suo Schioppettino e Povoletto con il recente progetto di valorizzazione del settore vitinicolo. Prossimi appuntamenti saranno quelli di Corno di Rosazzo, dove ha sede il Consorzio dei Colli orientali del Friuli e Ramandolo – in calendario già venerdì 14 maggio -, e di Capriva del Friuli. E uno degli incontri successivi di “In Viaggio per le Città del Vino” potrebbe riguardare proprio Nimis al fine di mettere l’accento su problemi e prospettive della ricordata Docg Ramandolo, istituita esattamente vent’annni fa e che tutela i vigneti delle colline poste a cavallo fra Nimis e Tarcento ai piedi del monte Bernadia. A tale riguardo, l’amministrazione civica ha dimostrato interesse per cui, d’intesa con la stessa Associazione, valuterà il momento più opportuno per organizzarla, offrendo così una scena nazionale per i suoi pregiati vini e in primis, appunto, per il Ramandolo a denominazione di origine controllata e garantita.
Ricordiamo che, oltre a Nimis e alle citate Buttrio, Capriva, Corno di Rosazzo, Povoletto e Prepotto, Città del Vino del Friuli Venezia Giulia sono anche Aquileia, Bertiolo, Camino al Tagliamento, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale, Cormons, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Premariacco, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Una bella e importante realta del Vigneto Fvg.

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In copertina, uno scorcio dei vigneti nella zona del Ramandolo Docg.

 

Parchi storici e beni ambientali del Fvg più belli per le feste di Pasqua

Parchi storici e beni ambientali del Friuli Venezia Giulia più belli per le feste pasquali. Cinquanta operai della Regione Fvg hanno, infatti, completato in questi giorni gli interventi di manutenzione straordinaria sulle alberature e sugli sviluppi arbustivi incontrollati nei principali compendi monumentali. Si tratta di personale attivo nel Servizio gestione territorio montano bonifica e irrigazione che nella stagione mite agisce in montagna, ma che nei mesi invernali si dedica alla sistemazione di parchi, giardini e aree verdi in operazioni particolarmente impegnative e spesso in situazione impervie. Gli operai, in questi primi tre mesi nel 2021, hanno utilizzato tecniche silvocolturali e procedimenti di ingegneria naturalistica per individuare ed eliminare piante infestanti malate e deperienti.
Gli interventi hanno interessato cinque tra i siti di maggior richiamo della nostra regione: il parco storico del Castello di Miramare a Trieste, il parco di Villa Coronini Cronberg a Gorizia, le mura del Castello di Gradisca d’Isonzo, i Bastioni e le mura di Palmanova e il colle del Forte di Osoppo. Ma l’azione delle otto squadre regionali ha interessato anche altri compendi pregiati: Villa Moretti a Tarcento, il parco di Villa Varda a Brugnera, l’ex Caserma Pasubio a Cervignano e il centro visite del Lago del Cornino.

Miramare a Trieste.

«È un’attività utile e intelligente quella di utilizzare il nostro personale, con le sue elevatissime capacità operative e le sue conoscenze botaniche, nel supporto e la cura dei luoghi di maggiore interesse e rilevanza presenti nella nostra regione durante i mesi invernali in cui non si può agire in montagna”, ha rilevato l’assessore regionale alle Risorse forestali Stefano Zannier, regista dell’iniziativa. “Si crea così una preziosa sinergia tra enti e organizzazioni. Supportiamo nella gestione e conservazione dei compendi pregiati – ha aggiunto Zannier – anche le amministrazioni proprietarie che in molti casi non sarebbero in grado di svolgere gli interventi più impegnativi in autonomia». L’impiego delle squadre regionali su beni e fondazioni di proprietà pubbliche di rilevante interesse storico e naturalistico è previsto dalla legge regionale 9 del 2007. Per attivare in concreto gli interventi si è fatto leva su convenzioni tra gli enti proprietari e il dirigente del competente Servizio regionale sulla scorta di progetti predisposti dagli enti e preventivamente approvati dai Comuni e dalla Soprintendenza.

Villa Coronini a Gorizia.

Bastioni di Palmanova.

Ora gli operai forestali, completati gli interventi nei compendi, si accingono a riprendere l’attività in montagna. «Ma – ha assicurato Zannier – l’anno prossimo le squadre regionali torneranno a disposizione dei parchi monumentali per contribuire a conservare e “tirare a lucido” un patrimonio naturalistico-architettonico che in Friuli Venezia Giulia non è localizzato solo in alcuni siti ma è molto diffuso e tutto da conoscere o da riscoprire, nella logica di intervenire in via straordinaria per ripristinare i siti e lasciare poi la gestione ordinaria agli enti proprietari».

Castello di Gradisca.

Lago di Cornino.

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In copertina, ecco un’immagine di Villa Moretti che domina Tarcento.

LA RICETTA – Risotto alle pere, noci e formaggio ubriaco

di Gi Elle

Primo sabato di novembre: anche nelle nostre città sono state accese le prime luci di Natale, per cui si comincia a respirare il clima delle festività di fine anno che si stanno rapidamente avvicinando. E così, con la speranza che questa nuova morsa pandemica si allenti quanto prima, permettendo anche alla nostra economia di tornare a “respirare”, riprendiamo la pubblicazione della ormai consueta rubrica settimanale dedicata alla enogastronomia Made in Fvg e, appunto, intitolata “La ricetta del sabato”. Oggi, pertanto, vi proponiamo un bel primo piatto di stagione del ristorante “Carnia” di Venzone. Il locale, gestito da tantissimi anni da Livio Treppo, fa parte del circuito di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, guidato da Walter Filiputti, protagonista in questi mesi di inizio autunno di una originalissima iniziativa che va sotto il nome di “La Nuova Cucina”, il cui finale, dopo il recente rinvio a causa delle disposizioni anti-Covid, è stato fissato per il 29 novembre al ristorante Costantini di Tarcento e al ristorante Al Paradiso di Pocenia. Ma di questo riparleremo a suo tempo. Per cui oggi ci soffermiamo proprio sulla invitante ricetta elaborata dalla chef Samantha Bigucci. Eccola:

“Risotto alle pere, noci e formaggio ubriaco”

Ingredienti
Per la preparazione del riso:
200 g di riso
½ cipolla tritata
1 cucchiaio di olio
2 pere ruggini
100 g di noci sgusciate
1 bicchiere di vino bianco
100 g di formaggio ubriaco
50 g di burro
sale q.b.
brodo vegetale q.b.

Per la preparazione della guarnizione:
1 fetta di pera disidratata
50 g di panna fresca
100 g di formaggio ubriaco

Preparazione
Rosolare la cipolla con l’olio. Scaltrire il riso, bagnare con vino bianco, iniziare la cottura con il brodo e aggiungere le pere a cubetti. Quando il riso è cotto, mantecare con il burro, il formaggio ubriaco a scaglie e le noci tagliate grossolanamente. Adagiare il riso sul piatto, poi guarnire con una fetta di pera disidratata. Sciogliere il formaggio ubriaco rimasto con la panna sino a ottenere una crema omogenea e, con un cucchiaio, adagiarla su un angolo del piatto. Infine, appoggiarvi sopra tre gherigli di noci.

Vino
Un Friulano Doc Friuli Colli orientali.

CARNIA
Via Canal del Ferro, 28
33010 VENZONE
Tel. 0432978013
info@hotelcarnia.it
www.hotelcarnia.it

Proprietario: Livio Treppo
Chef: Samantha Bigucci

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In copertina, ecco un’immagine del piatto del ristorante “Carnia”.

Colli orientali del Friuli, 50 anni di storia sulla strada della qualità

di Giuseppe Longo

Oggi è il 20 luglio. Ed esattamente in questa stessa giornata di 50 anni fa veniva approvato, con decreto del presidente della Repubblica – capo dello Stato era Giuseppe Saragat – il disciplinare della Doc Colli orientali del Friuli (la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 247 del 30 settembre successivo), la seconda denominazione di origine controllata istituita nella nostra regione dopo quella del Collio Goriziano, che fu apripista nel mettere a frutto le disposizioni della famosa legge istitutiva, la 930 del 1963. Cinquant’anni di storia, dunque, per i vini tutelati dal Consorzio contraddistinto dal marchio con lo Spadone di Marquardo e che sovrintende un ampio territorio che va dal lembo più settentrionale di Nimis e Tarcento – dove è stata ritagliata pochi anni dopo la zona del Ramandolo, evoluta nella prima Docg del Friuli Venezia Giulia -, per continuare verso Attimis, Faedis e Povoletto, con le bellissime colline di Savorgnano del Torre e Ravosa. Quindi, Torreano, Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, a due passi dal confine con la Slovenia, Corno di Rosazzo, Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone e Premariacco, con Ipplis e Rocca Bernarda. Piccole porzioni vitate sono comprese anche nei Comuni di Magnano in Riviera, Moimacco, Reana del Rojale e Tricesimo. La sede consortile, fin dall’inizio ubicata nella città ducale, da qualche anno è stata trasferita nella storica cornice di villa Nachini Cabassi a Corno, paese i cui vigneti s’incrociano con quelli del Collio nel limitrofo Comune di Cormons. Il Consorzio di tutela Friuli Colli orientali e Ramandolo – oggi presieduto da Paolo Valle – riunisce circa 200 soci, la maggioranza dei quali vende i vini imbottigliati. I vigneti (2 mila ettari iscritti all’albo) producono oltre 80 mila ettolitri di vino Doc, dei quali almeno il 30 per cento viene commercializzato all’estero. Un’esportazione destinata prevalentemente all’Europa, ma che non esclude Paesi lontani, tra i quali soprattutto Stati Uniti d’America e Giappone.

Paolo Valle

Oltre a quella del Ramandolo, negli anni hanno visto la luce anche le Docg Picolit e Rosazzo, oltre ad alcune prestigiose sottozone – “cru” per dirla con i francesi – che vanno sotto i nomi di Cialla (Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, Bianco e Rosso), Refosco di Faedis, Ribolla gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo e Schioppettino di Prepotto. La denominazione “Friuli” Colli Orientali – è questa attualmente la qualificazione corretta dopo l’ultima modifica del disciplinare di produzione – con la specificazione di una delle seguenti indicazioni varietali – Chardonnay, Malvasia (da Malvasia istriana), Pinot bianco, Pinot grigio, Ribolla gialla, Riesling (da Riesling renano), Sauvignon, Friulano (da Tocai friulano), Traminer aromatico, Verduzzo friulano, per quanto riguarda i vini bianchi; Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet sauvignon e/o Carmenere), Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso, Refosco (da Refosco nostrano), Schioppettino e Tazzelenghe, fra rossi – è riservata ai vini ottenuti da uve di vigneti costituiti dai corrispondenti vitigni ed aventi una composizione ampelografica monovarietale minima dell’85% in ambito aziendale. Sono ammesse anche le specificazioni “Friuli” Colli Orientali “Rosso”, “Bianco” e “Dolce”, mentre la menzione “Riserva” è ammessa qualora i vini siano stati invecchiati almeno due anni a decorrere dai primo novembre dell’annata di produzione delle uve.

La zona Doc nella storica cartina.

Il territorio – recita ancora il disciplinare – si estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo le direttrici nord-ovest e sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite, la quale beneficia di microclimi che rendono queste zone molto vocate. I terreni dei Colli Orientali appartengono al così detto “Flysch di Cormòns” che è costituito da un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall’aspetto molto tipico. Questo insieme è chiamato in friulano “ponca” ed è facilmente alterabile in presenza di agenti atmosferici (soprattutto pioggia, ghiaccio e sole) e si sgretola velocemente in frammenti scagliosi, i quali in seguito si decalcificano e mutano in giallastro l’originario colore grigioazzurognolo o grigio-plumbeo, fino a dissolversi in terreno argilloso. Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono dal 40 al 60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. I vigneti si collocano tra i 100 ed i 400 metri sul livello del mare, che si trova a una quarantina di chilometri: la maggior parte dei terreni vitati si trova su colline terrazzate, mentre alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza.

Questo, dunque, un rapido ritratto dei Colli orientali del Friuli come li conosciamo oggi, dopo un’evoluzione durata appunto mezzo secolo da quel Dpr che li istituì. Cinquant’anni che hanno segnato una crescita qualitativa notevolissima, grazie a produttori appassionati e capaci, assecondati da tecnici preparati e guidati da presidenti consortili lungimiranti – dai primissimi Pietro Rubini e Luigi Rodaro, per arrivare ai più recenti Adriano Gigante, Michele Pavan e, appunto, Paolo Valle – che hanno saputo trasformare questa zona Doc in una delle aree più prestigiose del Vigneto Fvg, producendo vini che hanno conquistato il mondo. Un impegno che sicuramente non mancherà nei prossimi 50 anni, perché i Colli orientali sono attesi da altri importanti traguardi. Sempre sotto l’insegna dello storico Spadone di Marquardo che vide il suo debutto a Cividale in occasione delle tradizionali feste epifaniche di 44 anni fa, dunque pochi mesi prima di quel terremoto che devastò mezzo Friuli e che segnò una svolta per la vita in questa meravigliosa terra friulana. Anche per la sua viticoltura di qualità.

La sede e il marchio.

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In copertina, maturazione dei grappoli al via sui Colli orientali: foto scattata ieri nel Cividalese.

Il vento e la grandine devastano i vigneti del “Ramandolo”

di Giuseppe Longo

NIMIS – Il meteo di ieri mattina non ipotizzava un maltempo di particolare violenza, sebbene  l’Osmer Fvg citasse la possibilità di “qualche isolato temporale più forte”, tanto che il simbolo con la saetta era posto proprio nel Tarcentino, nell’area a nord di Udine.  Previsioni dunque azzeccate e che, ancora una volta, confermano la veridicità dell’antico detto secondo cui un’avversità atmosferica, anche molto potente, è probabile nel giorno dei Santi Pietro e Paolo (altra data tenuta ogni anno sotto controllo è quella dei Santi Ermacora e Fortunato, il 12 luglio). I detti non nascono a caso: se i nostri vecchi avevano imparato a temere “el burlaz di San Pieri”, evidentemente avevano le loro ragioni. E ieri le condizioni c’erano tutte affinché si scatenasse la furia degli elementi, con grandine di grosse dimensioni e forte vento, soprattutto per la cappa di afa che ci opprimeva fin dal mattino. Per fortuna non si è trattato di un evento simile al fortunale abbattutosi il 10 agosto di tre anni fa, ma i danni sono stati comunque notevoli.


Tra le zone prese di mira, quella di Nimis, in particolare tra Ramandolo e Torlano ai piedi della Bernadia, è stata una fra le più pesantemente colpite. Per esempio, un vigneto “sorpreso” con le reti arrotolate  per agevolare la potatura verde è stato letteralmente distrutto. E la vitivinicoltura di pregio, a cominciare da quella dello stesso “Ramandolo Docg” – il celebre Verduzzo dolce che solo qui può fregiarsi del nome della località che lo produce con fatica (in un libro di una ventina di anni fa avevo fatto cenno a una “viticoltura eroica” in quella che può essere definita “la vigna giardino”) -, ha subìto un danno molto grave, soprattutto in quei vigneti che non sono stati protetti da quelle originali reti “a grembiule” ideate oltre quarant’anni fa, proprio qui a Nimis – e poi imitate anche altrove -, quando ormai ci si rendeva conto dell’inefficacia della difesa con i razzi antigrandine, che spesso non centravano le nubi cariche di tempesta, annullando così l’effetto di questa prevenzione che, peraltro (ne sono buon testimone), richiedeva anche molti sacrifici agli addetti nelle postazioni dislocate sul territorio. Ieri, una volta passato il maltempo, non si coglievano ancora in tutta la loro gravità gli effetti della grandine sui grappoli ormai in rapido accrescimento, ma è bastato il sole di stamane a denunciare la devastazione subita dai vigneti, soprattutto nelle zone di Torlano e di Ramandolo, appunto sulle pendici della montagna vegliata dalla storica Chiesetta ricoperte di ronchi bellissimi in cui si produce non solo il celebre bianco ma anche un generoso Refosco, di Faedis e del Peduncolo rosso (come mostra la foto di copertina) .


Produzione quindi notevolmente decurtata – perché la grandine è passata addirittura oltre le reti -, con un grave arresto della vegetazione che dovrà essere prontamente soccorsa con trattamenti anticrittogamici al fine di favorire una veloce cicatrizzazione delle ferite provocate sui tralci appunto dalla temutissima meteora, caduta con veemenza, e per preservarli da attacchi fungini. Quindi spese ulteriori che si sommano alle perdite per il mancato raccolto e ai danni causati alle aziende agricole, anche in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, dall’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha pesantemente influito sulla commercializzazione del prodotto della vendemmia precedente.

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In copertina e all’interno i danni del maltempo di ieri sui vigneti di Ramandolo con la grandine passata anche oltre le reti.

La vendemmia ok, ma il mercato tra luci e ombre

di Giuseppe Longo

Nel Vigneto Fvg la vendemmia sta procedendo con ritmi sostenuti tanto da avvicinarsi sempre più alle battute finali, escluse ovviamente alcune varietà tardive come i Refoschi, dal peduncolo rosso e soprattutto di Faedis (Refoscone), lo Schioppettino di Prepotto, il Verduzzo friulano – e quindi il Ramandolo Docg nel “cru” ritagliato tra Nimis e Tarcento – e il prezioso Picolit, altro vino protetto dalla denominazione di origine controllata e garantita. Una vendemmia che conferma le previsioni fatte nei primi giorni di settembre da Assoenologi, sia in termini di quantità che di qualità. Anche se quel 18 per cento in meno, a conti fatti, con molta probabilità dovrà essere rivisto ulteriormente al ribasso perché le rese uva-mosto soprattutto in collina sono notevolmente ridotte, complice l’estate siccitosa dopo un finale di primavera con piogge continue che avevano posticipato di molto la fioritura, anche se poi la vite ha un po’ recuperato, fruendo del gran caldo arrivato già in giugno, ma collocando comunque la vendemmia in un periodo più tradizionale per le nostre latitudini. Anche se questo non è un male, soprattutto per una regolare vinificazione che, a temperature mitigate, consente di preservare al meglio nei futuri vini aromi e profumi.

Il Refosco dal peduncolo rosso e quello di Faedis o Refoscone.

Qualità dunque buona, anche ottima, ma quantità ridotta di almeno un quinto rispetto all’anno precedente. Cosa che dovrebbe riequilibrare anche il mercato, che ha mostrato più volte segni di stanchezza. A parte l’anomala situazione che sta vivendo la Ribolla gialla, con quotazioni in pianura delle uve così basse – si è forse piantato troppo? E qui andrebbe aperta una parentesi anche sul dilagante Prosecco – che lanciano segnali preoccupanti anche per il futuro se non si troveranno soluzioni adeguate (e tra queste c’è anche la tutela del nome del vino di questo antico vitigno autoctono attraverso una Doc (o Dop come si dovrebbe dire oggi) che lo metta al riparo dalla concorrenza di altre regioni), è la situazione generale del mercato che va tenuta sotto controllo.

L’abbondante produzione italiana del 2018 – rileva la citata Assoenologi con un’analisi di “respiro” nazionale ma che, evidentemente, trova riscontri anche in Fvg – ha avuto riflessi negativi sulle quotazioni dei vini che nel complesso hanno segnato un -13% sulla precedente campagna. A determinare la riduzione dei listini sono stati soprattutto i vini comuni, da sempre i più esposti alle dinamiche dell’offerta internazionale e alla concorrenza degli altri Paesi produttori, Spagna in primo luogo. Il mercato dei vini comuni nella campagna 2018/2019, infatti, è stato caratterizzato da subito da ribassi piuttosto consistenti tanto che, soprattutto nei bianchi, in alcuni momenti si è tornati a sfiorare i prezzi di dieci anni prima. Nel complesso, l’ultima campagna si è chiusa con un -27% per i vini comuni, maturato da un -34% nel segmento dei bianchi e da un -21% nei rossi. Per i vini a denominazione (Doc-Docg) la riduzione si è limitata al -6%, a dimostrazione che i vini di qualità hanno mercati in qualche modo più consolidati e meno esposti alla concorrenza dei prodotti dei Paesi competitor”. Ed ecco spiegato il motivo per cui è urgente una soluzione anche per la Ribolla, soprattutto se spumantizzata.

Un momento della vendemmia.

In questo panorama certamente non roseo, una luce comunque è rappresentata dal commercio con l’estero, nonostante le “turbolenze” in atto a livello planetario fra le grandi Potenze, questione dazi e Brexit in primo luogo. “Il 2019 sembra avviato su binari piuttosto positivi – rileva infatti Assoenologi -, dopo un 2018 che aveva chiuso i battenti con esportazioni al di sotto dei 20 milioni di ettolitri (-8% sul 2017) a fronte, comunque, di una crescita del valore che, ancora una volta, aveva ritoccato il record positivo attestandosi sui 6,2 miliardi di euro. Intanto, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, i primi 5 mesi del 2019 hanno segnato una decisa progressione delle esportazioni italiane a volume, attestate a 8,6 milioni di hl (+11% sullo stesso periodo dell’anno precedente), a fronte di una meno che proporzionale progressione del valore che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro (+5,5%)”.

“Se i dati dei mesi successivi – osserva, ancora con proiezione nazionale, la organizzazione dei tecnici della vite e del vino che in Friuli Venezia Giulia è guidata da Rodolfo Rizzi – dovessero confermare questo trend, a fine anno si potrebbero sfiorare i 22 milioni di ettolitri per un introito che, finalmente, potrebbe arrivare al traguardo dei 6,5 miliardi di euro, sebbene ad un ritmo che si sta mostrando più lento rispetto alle attese di qualche anno fa. Sul fronte export, c’è da registrare una progressione più marcata verso i Paesi Ue (+14% in volume e +6% in valore), rispetto a quella verso i Paesi terzi (+6% e +5%). Questa dinamica è correlata chiaramente al mix di prodotto e al loro valore medio. Ad avere avuto, infatti, l’incremento più importante sono stati i vini comuni che, con 2 milioni di ettolitri hanno avuto una crescita del 19% a valore, accompagnata però da una lieve flessione degli introiti. I vini comuni, per lo più sfusi, hanno come naturale destinazione i mercati comunitari e la Germania in particolar modo”.

Continua la crescita degli spumanti (+8% sia a volume che a valore) – conclude Assoenologi -, ma ormai senza l’incremento a doppia cifra a cui eravamo abituati. Anche in questo caso bisogna considerare da una parte il Prosecco che continua a crescere di oltre il 20% sia a volume che a valore mentre l’Asti, ad esempio, mostra delle difficoltà importanti a mantenere quote di mercato. L’export rappresenta circa la metà del fatturato complessivo per il vino italiano, uno sbocco di mercato tanto più importante per lo sviluppo del settore vista la situazione interna che, dopo anni di flessioni, si sta ora assestando sui 22,5 milioni di ettolitri e che potrebbe aumentare nel corso del 2019, fino a superare i 23 milioni”. E per quanto riguarda casa nostra va a tale riguardo annotato proprio il caso Ribolla gialla, sempre più gradita anche spumantizzata. Ma la difficile situazione che, paradossalmente, la varietà sta vivendo in questa vendemmia deve sollecitare, quanti di competenza, a prendere quanto prima le contromisure più adeguate. Proprio perché il mercato ha regole così rigide e impietose che non impongono distrazioni.

Picolit e Verduzzo (Ramandolo Docg): la loro vendemmia è tardiva.

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In copertina, il Tocai friulano che si sta raccogliendo nella zona di Nimis.