Montagna, Dolomiti Friulane d’esempio per i progetti europei di rilancio

«Si è trattato di un incontro estremamente costruttivo e interessante quello svoltosi a Tramonti di Sotto con la Magnifica Comunità di Montagna delle Dolomiti Friulane, Cavallo e Cansiglio. Dove i diversi protagonisti dei territori montani, come in questo caso, hanno già da tempo cominciato a lavorare insieme facendo sinergia, tanto che emerge con chiarezza come la collaborazione sia utile ai fini di preparare la programmazione per i prossimi progetti che saranno finanziati dall’Unione europea». Lo ha affermato l’assessore regionale alla Montagna, Stefano Zannier, a margine dell’incontro che si è tenuto l’altra sera a Tramonti di Sotto nel quale erano presenti anche le municipalità di Tramonti di Sopra e di Frisanco, oltre a rappresentati delle categorie economiche. «La collaborazione – ha rimarcato Zannier – e la cooperazione che si è creata in quest’ambito montano è da esempio proprio per come si riesce a lavorare insieme con il coinvolgimento del territorio».
«È emerso come le progettualità già esistenti – ha evidenziato ancora l’esponente della Giunta Fedriga – stiano dando un effettivo aiuto nel creare le strategie future, quindi nel riuscire a fornire l’evidenza di quella che dovrà essere la scrittura dei nuovi programmi di sostegno ai territori montani e le migliori azioni per poi realizzare i bandi e applicare i programmi stessi».
Già da alcune settimane l’assessore Zannier – accompagnato dai tecnici degli uffici e delle Direzioni regionali – sta procedendo con una serie di incontri con le Comunità di montagna del Friuli occidentale. Momenti di confronto diretto che hanno proprio l’obiettivo di raccogliere attorno alle Comunità di montagna tutti i protagonisti e tutte le diverse espressioni del territorio. Le Comunità hanno proprio il compito di progettare gli indirizzi e le strategie di sviluppo condivise sui propri territori. Azioni che, come ribadito dall’assessore, «devono essere fatte insieme proprio per delineare un percorso comune che consenta alla Regione di declinare, nei prossimi mesi, le effettive linee attorno alle quali verranno costruiti i bandi e le programmazioni con i relativi finanziamenti sulle progettualità avanzate». E ha aggiunto:«Le collettività che hanno già da tempo cominciato a lavorare assieme, come quelle che costituiscono la Magnifica Comunità delle Dolomiti, stanno dimostrando in questo momento quanto vantaggio possono avere grazie a questa unione e alla reciproca collaborazione che ne deriva. Compito della Regione, anche grazie a questi incontri con le popolazioni locali, è quello di riuscire a dare anche alle altre comunità montane una metodologia di lavoro simile».
I prossimi incontri programmati saranno con la Comunità delle Prealpi orientali: in calendario il 15 dicembre a Travesio, il 19 dicembre ad Arba e l’11 gennaio a Pinzano al Tagliamento.

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In copertina, la zona di Tramonti di Sotto con il lago di Redona e le Dolomiti Friulane; qui sopra, un momento dell’incontro.

 

Pitina, vanto dell’enogastronomia Fvg. Grande successo alla festa di Tramonti

«Un territorio è sempre anche espressione dei suoi prodotti tipici. E quando questi prodotti diventano parte integrante della narrazione del territorio si crea anche una ristorazione che con i piatti porta in tavola e propone la propria terra. Quando c’è questo circolo virtuoso non può che esserci una comunità, come quella regionale, che ha capito di poter valorizzare la propria produzione di eccellenza. Nel caso della Pitina delle valli pordenonesi, questo è accaduto e sta accadendo. Un prodotto che, seppure di nicchia, sta dando lustro e valore all’enogastronomia e che ci aiuta a fare vivere le nostre comunità diventando elemento di attrattività turistico-culturale». Parole pronunciate dall’assessore alle Risorse agroalimentari e alla Montagna, Stefano Zannier, intervento alla cena didattica “La Pitina, icona del territorio” organizzata allo Ial, l’Istituto alberghiero di Aviano. L’evento, voluto dall’Associazione produttori Pitina Igp, ha offerto l’occasione per fare il punto su un prodotto che negli ultimi anni è riuscito a farsi conoscere e apprezzare. Nel corso della serata si sono tirate le somme sulla conclusione del progetto di promozione “Sviluppo e innovazione nella promozione dei prodotti agroalimentari tipici del territorio”, un’iniziativa promossa del Gruppo di azione locale di Montagna Leader.

La cena didattica di Aviano.

«Un progetto – come ha sostenuto l’assessore Zannier – che in questi ultimi anni ha certamente fatto crescere i produttori che hanno dovuto misurarsi con il disciplinare che i prodotti Igp devono osservare. La Pitina è sicuramente destinata a vedere salire la produzione, ma rimarrà sempre un prodotto di nicchia e di grande qualità il cui consumo ha proprio l’obiettivo di far conoscere il territorio dove è nato. Possiamo dire che l’unicità del prodotto è un forte elemento di attrattività. Ecco dunque l’importanza – ha evidenziato Zannier – di costituire quel sistema a filiera fatto dai produttori e dalla rete dei ristoratori in grado di massimizzare la promozione». Val Tramontina, Valcellina, Val Colvera, sono queste le vallate che custodiscono quel piccolo tesoro della gastronomia dei tempi andati: la Pitina, il salume (realizzato con carni ovine e caprine, ma anche con selvaggina) per il quale un gruppo di produttori ha ottenuto nel 2018, al termine di un iter durato parecchi anni, il riconoscimento della Igp (Indicazione geografica protetta). Ma già dal 2002 la Pitina era stata inserita tra i Presidi di Slow Food.
Un percorso che, durante l’evento allo Ial di Aviano, è stato ricordato dal giornalista esperto di enogastronomia Bepi Pucciarelli. Nel corso della serata è stato anche presentato il volume “Dieci anni di Premio Trivelli”, una raccolta di ricette dei piatti realizzati dai ristoranti premiati negli anni. Ricette che hanno accompagnato il percorso che ha portato alla tutela comunitaria ottenuta con la certificazione Igp e il riconoscimento come prodotto “culturale”. Il libro è stato realizzato in collaborazione con Lis Aganis, Ecomuseo delle Dolomiti Friulane. Il volume vuole essere anche una testimonianza, come ha voluto evidenziare la presidente dell’Ecomuseo Lis Aganis Rita Bressa, di come il futuro stia nelle mani delle giovani generazioni che stanno investendo, anche nelle aree montane, in produzioni e lavorazioni dei prodotti agroalimentari tradizionali. E’ a loro che con orgoglio – è stato ribadito – va trasmessa la memoria al fine di mantenere viva una tradizione che attraverso nuove produzioni di specialità come la Pitina evita che cibi di una volta spariscano dalle tavole del Friuli Venezia Giulia.

La Festa a Tramonti di Sopra.


Intanto, grande successo è stato ottenuto dalla Festa della Pitina Igp a Tramonti di Sopra. Il ritorno della manifestazione in onore del primo presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia è stato un successo su tutti i fronti: un’eccezionale affluenza di pubblico, una grande soddisfazione degli oltre 50 produttori presenti che arrivavano da tutta Italia e dall’estero e, naturalmente, grande apprezzamento per la regina della festa, la Pitina appunto, i cui produttori hanno finito inaspettatamente le scorte durante le due giornate. Sono state almeno un migliaio, infatti, le persone arrivate a Tramonti di Sopra grazie a giornate tiepide di sole che hanno esaltato la bellezza dei colori autunnali della Val Tramontina.
Tutte le strutture ricettive della Valle, infatti, sono state riaperte ad hoc per il weekend e hanno segnato il tutto esaurito (hotel, agriturismi, b&b, alberghi diffusi) durante un periodo che normalmente sarebbe fuori stagione. Novanta persone si sono sedute al tavolo della Cena dell’Alleanza che ha fatto cucinare insieme ben sette degli undici cuochi dell’alleanza Slow Food presenti a Tramonti che arrivavano da Friuli, Toscana, Emilia Romagna, Alto Adige, Germania e Svezia. Gli organizzatori, la Condotta del Pordenonese di Slow Food con Proloco e Comune di Tramonti di Sopra e Associazione Produttori Pitina Igp, in collaborazione con Regione Fvg, Promoturismo, Concentro, Cciaa di Pordenone, Ascom, Confcommercio e Fipe di Pordenone, Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis APS e con il Patrocinio della Fondazione Dolomiti Unesco e del Parco Naturale Dolomiti friulane, guardano già alla prossima edizione e all’autunno 2023. www.festadellapitina.com

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In copertina, la Pitina delle Valli pordenonesi da quattro anni è Igp.

Agriflash.FVG – E non solo

Pac, in Fvg 50 milioni in più Cinquanta milioni di fondi aggiuntivi nell’arco di cinque annualità saranno messi a disposizione dalla Regione Friuli Venezia Giulia quale cofinanziamento obbligatorio alla Pac (Politica agricola comune): lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, illustrando in sede di II Commissione del Consiglio regionale le principali misure inserite nel Defr, nella legge regionale di Stabilità e nella collegata alla finanziaria. Nell’occasione, Zannier ha reso noto che il nuovo Programma di sviluppo rurale partirà il primo gennaio prossimo, dopo l’approvazione entro dicembre del Piano strategico nazionale. Di particolare rilievo la conferma, nel Defr, del programma anticrisi legato alle conseguenze sul settore primario della crisi Ucraina. «Il rinnovo del programma prevedrà la rimodulazione dei massimali dei contributi e un ulteriore intervento finanziario sarà attivato ad aprile», ha riferito Zannier. Nella Stabilità regionale, accanto all’intervento finanziario sulla Pac, la novità più qualificante è data dalla norma che incentiva l’utilizzo degli impianti di micro-irrigazione nelle colture, stanziando 1 milione di euro per il 2023, 3 milioni per il 2024 e 3 milioni per il 2025. Tra le altre misure di spicco figurano il rifinanziamento delle graduatorie del bando sulle sistemazioni post tempesta Vaia, con 1 milione di euro per il 2023, oltre 2 milioni per il 2024 e 500mila euro per il 2025. Nella collegata alla legge di Stabilità sarà previsto che per il bando sui nuovi insediamenti di giovani agricoltori in montagna ciascun soggetto possa avanzare una sola domanda. Zannier ha annunciato inoltre che sarà rimodulato il calendario per la pesca e l’acquacoltura del novellame. L’assessore alle Risorse agroalimentari si è infine soffermato sui protocolli fitosanitari. «La flavescenza dorata inizia a essere un problema rilevante – ha rilevato Zannier – e creano preoccupazione le cocciniglie». Anche in quest’ottica il panel dei tecnici integrato per la prevenzione e l’applicazione dei corretti protocolli sulla vite sarà ampliato.

Montagna, domani incontro a Clauzetto«Questi incontri sono momenti di confronto fondamentali perché avvengono in vista dell’apertura delle nuove programmazioni e linee di finanziamento dell’Unione europea, sia sul fronte dell’agricoltura sia sulla nuova strategia delle aree montane interne. Vogliamo informare in maniera puntuale su queste nuove opportunità, ma soprattutto vogliamo raccogliere le segnalazioni e le esigenze che provengono dei territori montani. Solo così, infatti, si potranno “scrivere” le future strategia di sviluppo, con i relativi bandi alimentati dalle risorse europee, nella maniera più coerente possibile rispetto a quanto le popolazioni e le attività economiche hanno davvero bisogno». È quanto sottolineato dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e alla Montagna, Stefano Zannier, nel corso dell’incontro pubblico sulla situazione della pedemontana e sulle politiche di sviluppo della montagna organizzato ad Aviano dalla Magnifica Comunità di Montagna delle Dolomiti Friulane. All’incontro – svoltosi nell’auditorium della Biblioteca comunale di Aviano – erano presenti, oltre al presidente delle Comunità stessa, Dino Salatin (sindaco di Caneva), anche i primi cittadini Paolo Tassan Zanin (Aviano), Ivo Angelin (Budoia) e Mario Della Toffola (Polcenigo). «Occasioni come questa – ha sottolineato l’assessore – di confronto diretto hanno proprio l’obiettivo di raccogliere attorno alle Comunità di montagna tutti i protagonisti e tutte le diverse espressioni del territorio. Le Comunità hanno proprio la “mission” di progettare gli indirizzi e le strategie di sviluppo condivise sui propri territori. Ma questo deve essere fatto insieme proprio per delineare un percorso comune che consenta alla Regione di declinare, nei prossimi mesi, le effettive linee attorno alle quali verranno costruiti i bandi e le programmazioni con i relativi finanziamenti sulle progettualità avanzate». La Regione Fvg vuole evitare di calare progetti dall’alto: per questo, attraverso le Comunità di montagna, chiede e agevola la maggiore aggregazione possibile attorno alle esigenze e ai bisogni di cui i territori necessitano. Il passo successivo sarà quello di “disegnare” le linee di sviluppo sulla base delle indicazioni che arrivano dagli stessi territori. Quello di Aviano è stato il primo di una serie di incontri, in programma le prossime settimane, con le due Comunità montane del Friuli occidentale: la Magnifica Comunità delle Dolomiti Friulane Cavallo e Cansiglio e quella delle Prealpi Friulane orientali. L’assessore regionale era accompagnato dai dirigenti e tecnici dei diversi servizi della Regione nell’ambito delle politiche della montagna, a disposizione proprio per raccogliere dettagliatamente le richieste, oltre che della Comunità e dei sindaci appartenenti, anche delle diverse categorie produttive, dei portatori di interesse e delle popolazioni che nei territori montani vivono e operano. Gli incontri programmati dall’assessorato regionale con la Comunità delle Dolomiti friulane proseguiranno il prossimo 1 dicembre a Barcis e il 6 dicembre a Tramonti di Sotto. Mentre con la Comunità delle Prealpi orientali gli incontri in calendario sono quattro: domani, 29 novembre, a Clauzetto, il 15 dicembre a Travesio, il 19 dicembre ad Arba e l’11 gennaio a Pinzano al Tagliamento.

Magredi e risorgive, al via un progetto «È lodevole che progetti come quello condotto sui magredi e le risorgive puntino a contemperare la competitività delle imprese dell’agricoltura e dei produttori primari con la valorizzazione degli ambienti naturali e la preservazione degli ecosistemi. È una strategia valida». Questo il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, intervenuto a San Quirino all’evento di presentazione del progetto a valere sul Psr Fvg 14-20 che interessa i magredi e le risorgive e coinvolge quattordici Comuni della pianura pordenonese con capofila il Comune di San Quirino. «La strategia è valida – ha ribadito Zanier -, ma si scontra con la rigidità degli strumenti amministrativi messi a disposizione: il Psr non tiene conto, infatti, delle diverse velocità dell’agire delle imprese private rispetto all’Amministrazione pubblica». Oltre al tema degli iter procedurali, Zannier ha rilevato criticità anche sul rispetto dei preventivi di spesa all’interno di un programma che abbraccia un settennato caratterizzato da molteplici imprevisti che hanno inciso sui prezzi delle materie prime, dell’energia, causando una generalizzata inflazione. «I costi preventivati sette anni fa non sono rimodulabili in considerazione dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi perché le procedure non lo prevedono. In ogni caso – ha assicurato l’assessore – la Regione ha tutta la volontà di chiudere le rendicontazioni entro i termini stabiliti, a tutela di quanti hanno già investito e utilizzato i capitali attesi». Quanto al progetto presentato, Zannier ha evidenziato il forte interesse del territorio a realizzare iniziative che mettono assieme soggetti diversi. In futuro, le progettualità dovranno essere pensate in modo da utilizzare più strumenti di accesso ai finanziamenti pubblici, abbinandone l’efficacia in maniera organica». Il progetto «Valorizzazione dell’ambiente, del territorio, delle produzioni, della multifunzionalità delle aziende e dell’agricoltura sociale per l’ambito rurale dei magredi, delle risorgive e della pianura pordenonese» vede la partecipazione di 55 partner pubblici e privati, di cui 20 beneficiari. Sono coinvolti 14 Comuni, 10 aziende agricole oltre a enti, associazioni, Università. Sono previsti 45 interventi per un valore di oltre 22,9 milioni di euro in un territorio che comprende 190mila abitanti su una superficie di 540 chilometri quadrati.

Il Natale di Cantina Tramin Sabato 10 dicembre, dalle 10 alle 18, Cantina Tramin accoglie curiosi e appassionati in occasione dell’evento Il Natale dei cinque sensi. Dopo la sosta pandemica del 2020 e la versione ridotta dello scorso anno, l’edizione 2022 torna con un ricco programma, alla scoperta delle sue eccellenze enologiche e delle specialità gastronomiche ad opera di artigiani del cibo e produttori locali. Il momento più atteso sarà la presentazione delle nuove annate dei vini della Selezione, con accesso su prenotazione, dati i posti limitati, e diverse sessioni di assaggio organizzate nell’arco della giornata in sala Nussbaumer. Unterebner Pinot grigio 2021, Nussbaumer Gewürztraminer 2021, Glarea Chardonnay 2021, Maglen Pinot Noir Riserva 2020 e Urban Lagrein 2020 saranno i protagonisti della degustazione, arricchita da una proposta di tortelli fatti in casa dal tradizionale Pastificio Remelli di Valeggio sul Mincio (Verona). Le sessioni in lingua italiana si terranno negli orari 10.30, 12.30, 14.30 e 16.30 al costo di 37 euro a persona. In Sala Urban sarà possibile esplorare l’evoluzione di Unterebner Pinot grigio attraverso una verticale delle annate più affascinanti. Spesso consigliato da bere giovane, in realtà il Pinot grigio è un vino capace di sorprendere per il grande potenziale d’invecchiamento e quindi adatto a una lunga conservazione in cantina. Sempre in sala Urban, sarà allestito un ampio banco d’assaggio con le nuove annate dei vini delle linee Classica e Selezione, tra i quali Nussbaumer, Unterebner e Stoan, accompagnato da ricercate specialità gastronomiche: il pesce d’allevamento di Schiefer (San Leonardo in Passiria), gli squisiti formaggi affinati in Alto Adige dallo chef stellato Hansi Baumgartner (Varna e Bressanone) e lo speck Alto Adige Igp del Consorzio Tutela Speck Alto Adige. L’ingresso al banco d’assaggio è libero e i prezzi a consumazione. La sala ospiterà anche una collezione di opere dell’artista locale Evelyn Rier realizzate con tessuti incorporati su pannelli di poliestere e dettagli in pittura acrilica. Per maggiori informazioni: visit.CantinaTramin.it

Ais Vitae premia bollicine 2007Pioggia di premi per Mosnel, l’azienda di Camignone (Brescia) guidata dai fratelli Giulio e Lucia Barzanò, nella nona edizione della guida di Ais Vitae: la Riserva 2007 Pas Dosé Riedizione 2022 si aggiudica il Tastevin della Lombardia, la Gemma e le Quattro Viti. Il Tastevin rappresenta il riconoscimento più prestigioso della pubblicazione, che viene conferito a chi ha contribuito a imprimere una svolta produttiva al territorio di origine e che rappresenta un modello di riferimento di indiscusso valore nella rispettiva zona. La Gemma premia invece i cento migliori vini italiani selezionati tra quelli che hanno ottenuto i punteggi più alti; le Quattro Viti sono il riconoscimento dato ai vini che hanno ottenuto un punteggio superiore a 91, perfetti sotto il profilo stilistico e organolettico. Oltre che alla Riserva 2007 Riedizione 2022 (96 punti), le Quattro Viti sono state assegnate anche al Parosé 2016 (93,5 punti) e all’EBB 2016 (93). «Siamo felici – afferma Lucia Barzanò – per i riconoscimenti ottenuti nella guida di Ais. È il segno inequivocabile che il percorso che abbiamo intrapreso ormai da anni è quello giusto, un percorso che premia la volontà di spingerci sempre oltre, alla ricerca dell’eccellenza. Così come per la Riserva, che sosta lunghi anni sui lieviti in attesa del momento perfetto per essere degustata, anche noi abbiamo saputo attendere, dando valore al trascorrere del tempo». Nella Riserva 2007 Pas Dosé Riedizione 2022 la vinificazione è avvenuta in acciaio per il Pinot bianco e in piccole botti di rovere francese per lo Chardonnay e il Pinot nero. Dopo l’assemblaggio, alla Cuvée è stato aggiunto lo “sciroppo di tiraggio” e le bottiglie sono state coricate nelle cantine dell’azienda, dove sono rimaste a contatto con i lieviti per 14 anni. La lenta maturazione ha consentito alla Riserva il raggiungimento di una grande complessità: nel calice oro intenso e brillante, i profumi sfumano dall’eleganza floreale di robinia e camomilla alle note di cedro candito e bergamotto, con un tocco di zenzero e pan di spezie.

Dop e Igp, il Friuli Venezia Giulia è leader in Italia nella crescita post-pandemica

«Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui le produzioni dell’agroalimentare Dop e Igp hanno registrato la crescita maggiore nel 2021. L’incremento del 63 per cento, rispetto all’anno precedente, nel valore generato dalle produzioni a marchio tipico rispetto al totale della produzione agroalimentare pone la nostra regione al primo posto in Italia per il tasso di aumento che si è registrato nell’anno post-pandemia rispetto al 2020». A renderlo noto è stato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto a Roma proprio in occasione della presentazione del ventesimo Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole certificate Dop Igp Stg, che descrive i dati del settore dei prodotti registrati a origine protetta e tipici e analizza i consumi delle stesse tipologie di prodotti nel mercato italiano nel 2021, con un focus anche sull’andamento e l’evoluzione nel corso del 2022.

Grandi protagonisti anche il prosciutto…


«Il dato di crescita record, il 63 per cento nell’ultimo anno quando la media nazionale è del 21 per cento – ha sottolineato l’assessore – rappresenta un risultato molto importante per il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia. I numeri e i dati che pongono la regione in vetta alla classifica del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 testimoniano anche la capacità del settore e delle sue imprese a reagire con le strategie giuste nonostante le diverse difficoltà che non sono mancate nella congiuntura internazionale”. L’analisi territoriale del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ha un nuovo indicatore “Peso Dop Igp” che, per ogni regione, esprime l’incidenza del comparto sul totale del settore agroalimentare regionale».
In Friuli Venezia Giulia il peso della “Dop economy” equivale a un valore pari a un miliardo e 162 milioni di euro. Il settore delle produzioni a marchio tipico comprende 26 prodotti (oltre a molti vini, tra le produzioni certificate più “blasonate” e conosciute vi sono Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, la Pitina, la Brovada, il Prosciutto di Sauris) e occupa circa 3.650 addetti. Sul valore complessivo la parte del leone è rappresentata dai vini: 803 milioni di valore economico, quasi tremila occupati e una crescita di oltre il 35 per cento nel 2021 rispetto al 2020. Nel segmento del cibo l’incremento è stato di circa il 7 per cento e il valore nella “bilancia” complessiva delle produzioni a marchio registrato è di 359 milioni di euro. Nelle filiere, quella vitivinicola rappresenta il 69% del totale, mentre quella dei prodotti a base di carne il 29%.
«I risultati che emergono dal Rapporto – ha concluso l’assessore Zannier, a margine della presentazione dei dati alla quale era presente anche il neoministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – mostrano che la strada intrapresa dalle imprese del settore e dalle politiche regionali degli ultimi anni in difesa e per la valorizzazione delle produzioni certificate va perseguita con ancora maggiore determinazione. Nella convinzione che non serve competere sulla quantità, ma bisogna saper investire sulla qualità e sulle tipicità».

… e il formaggio di qualità.

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In copertina, i grandi vini Fvg sono l’elemento di traino nel “paniere” Dop e Igt.

Trent’anni di viticoltura ed enologia: lungimirante fu l’Università di Udine

«Nel Friuli Venezia Giulia dove l’attività legata alla vite e al vino assume una rilevanza determinante entro il panorama agricolo – siamo la regione con la maggior superficie vitata rispetto a quella agricola – il corso di laurea in viticoltura ed enologia iniziato ben trent’anni fa dimostra la lungimiranza di chi aveva capito che questa sarebbe stata una delle colture in forte espansione vista la vocazione del nostro territorio». L’ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo nel polo economico e giuridico di via Tomadini alla celebrazione dei trent’anni di formazione vitivinicola all’Università di Udine.

Enrico Peterlunger e l’assessore Zannier.


Zannier ha insistito sulla «centralità del capitale umano che è la risorsa fondamentale per ottenere grandi risultati. Le sfide che il mercato ormai pone quotidianamente e a ritmo incessante sono sempre più difficili da cogliere – ha rilevato l’assessore regionale – ed è possibile per le nostre imprese tenere il passo solo attingendo a conoscenze ed esperienze di eccellenza. Ecco perché oggi è indispensabile dotarsi di tecnici e di professionisti in grado di apportare al settore vitivinicolo capacità che possono essere garantite solo da corsi di formazione di altissimo livello quali quelli proposti dall’Università degli studi di Udine».
La formazione vitivinicola dell’Ateneo friulano ha generato 1190 laureati enologi (il numero più alto rispetto alle altre università italiane), 292 dottori magistrali e un nuovo master di I livello in partenza a gennaio, intitolato Gestione della filiera vitivinicola. Tra i tratti distintivi la forte internazionalizzazione, le elevate percentuali di studenti provenienti da fuori regione, l’alto tasso occupazionale dei laureati e la ricerca, che ha contribuito anche allo sviluppo dei primi vitigni resistenti alle malattie costituiti in Italia. All’evento erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, e il rettore della stessa Università, Roberto Pinton.
Come si ricorderà, l’11 novembre scorso, ricorrenza di San Martino, era stato insignito con il Premio “Falcetto d’oro”, dalla sezione Coldiretti di Dolegna del Collio, il professor Roberto Zironi, proprio per la istituzione a Udine, appunto trent’anni fa, del corso di viticoltura ed enologia.

La premiazione di Roberto Zironi a Dolegna.

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In copertina, è ormai tempo di potatura anche nei vigneti del Friuli Venezia Giulia.

 

 

 

Agriflash.FVG – E non solo

Due libri di cucina a Corno di Rosazzo Puntando a valorizzare la collaborazione con altri enti culturali del territorio, dopo il concerto del Festival “Dialoghi” il Circolo culturale di Corno propone d’intesa con la Società filologica friulana la presentazione di due pubblicazioni relative a preziosi ricettari del territorio. Giovedì 24 novembre, alle ore 18.30, verrà presentato nella sala Cavalieri di villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, il volume “Le ricette delle dimore storiche friulane” curato da Carlo del Torre Due libri di cucina a Corno di Rosazzo – Puntando a valorizzare la collaborazione con altri enti culturali del territorio, dopo il concerto del Festival “Dialoghi” il Circolo culturale di Corno propone d’intesa con la Società filologica friulana la presentazione di due pubblicazioni relative a preziosi ricettari del territorio. Giovedì 24 novembre, alle ore 18.30, verrà presentato nella sala Cavalieri di villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, il volume “Le ricette delle dimore storiche friulane” curato da Carlo del Torre ed edito dall’Associazione dimore storiche italiane, sezione Friuli Venezia Giulia. Sarà lo stesso curatore ad illustrare il contenuto della sua ricerca volta a recuperare un aspetto originale del patrimonio storico locale. Conoscere una ricetta antica è come immergersi nella lettura di un romanzo che ci riporta nel tempo e nello spazio in cui venne concepita ed eseguita. È lo scopo che si prefigge questo libro che gode pure del patrocinio dell’Accademia italiana della cucina oltre che della Filologica. Il 15 dicembre sarà, invece, la volta del libro “Mama Moja” che raccoglie una serie di ricette friulane presentate nel corso della trasmissione radiofonica Rai Fvg “Vita nei campi”. Il Comune di Corno di Rosazzo e il locale Comitato fiera vini supportano queste iniziative del Circolo Corno presieduto da Sergio Paroni che ha pure in programma tra breve una nuova edizione del Premio “Noax” supportato dal Comune colinare e da Civibank.

Pesca e acquacoltura, ci sono 150 mila euroUn nuovo bando regionale con le risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca 2014-2020 rivolto a organizzazioni e gruppi di produttori che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. Il bando, previsto da una delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari e ittiche, Stefano Zannier, prevede misure a favore della commercializzazione e della promozione delle produzioni ittiche e conta risorse per 150mila euro. Le iniziative presentate potranno avere una copertura delle spese fino al 75 per cento della spesa complessiva. Il programma europeo legato al Fondo per gli affari marittimi e la pesca si concluderà alla fine del 2023. Il precedente bando approvato nel luglio scorso aveva visto una sola istanza da parte degli operatori che era però pervenuta dopo la scadenza. “Le associazioni di categoria – ha spiegato l’assessore Zannier – confermano la necessità di riattivare il bando per non perdere l’occasione, data dai fondi ad hoc europei, per la promozione e commercializzazione del prodotto ittico”. Si tratta di un bando attraverso il quale si intende promuovere campagne regionali, nazionali o transnazionali di comunicazione e promozione al fine di sensibilizzare i consumatori sui prodotti della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. I progetti finanziabili dovranno essere volti alla ricerca di nuovi mercati e alla promozione della qualità nel settore ittico. Le iniziative proposte non dovranno essere orientate verso denominazioni commerciali. Le domande per accedere ai finanziamenti previsti dal bando dovranno essere presentate esclusivamente via Posta elettronica certificata (Pec) sulla base dei moduli scaricabili dal sito internet della Regione Friuli Venezia Giulia entro il 12 dicembre. Ogni previsione di spesa dovrà essere accompagnata da almeno tre preventivi, dovrà contenere i dati per la valutazione dei punteggi di selezione e dovrà includere una previsione di spesa che sia attendibile e congrua.

Venezie a Tavola, premiato giovane cuocoAl Cuoa Business School di Altavilla Vicentina, in occasione della presentazione della guida “Venezie a Tavola 2023”, Giannitessari ha consegnato il premio Giovane delle Venezie a Federico Rovacchi. Matteo Franchetto, responsabile commerciale dell’azienda vitivinicola di Roncà, ha omaggiato lo chef del ristorante Baita Piè Tofana di Cortina d’Ampezzo con una jéroboam di Lessini Durello Doc Extra Brut Giannitessari, riconosciuto per essere “un giovane talento ricco di promesse, esempio di cuoco che ha struttura, sguardo all’orizzonte e profondità di ricerca”. Originario di Reggio Emilia, Federico Rovacchi ha trascorso sei anni ai fornelli del ristorante St. Hubertus di Norbert Niederkofler a San Cassiano (Bolzano), esperienza che ha forgiato la sua professionalità e alimentato il desiderio di migliorarsi costantemente, attitudine che lo chef trasferisce alla squadra di Baita Piè Tofana, nuova avventura intrapresa con la maître e compagna Elisa Prudente. “Da anni Giannitessari si impegna attivamente nella promozione del territorio veneto con un occhio di riguardo per i talenti emergenti – afferma Matteo Franchetto –. Una sensibilità e una lungimiranza che ci contraddistinguono e accomunano a Venezie a Tavola”. La guida, curata del critico gastronomico e giornalista Luigi Costa, giunge quest’anno alla tredicesima edizione. La pubblicazione ha l’obiettivo di scovare e recensire, provincia per provincia, tutto il buono delle Venezie: dall’Alto Adige al Trentino, dal Veneto al Friuli, dalla Venezia Giulia all’Istria. La guida 2023 ha premiato un totale di 225 ristoranti, 30 pizzerie, 20 vini e 14 prodotti gastronomici.

Sostenibilità, otto obiettivi raggiuntiLa Pasticceria Filippi prosegue il suo percorso come società benefit e nella Relazione d’Impatto dichiara raggiunti gli 8 obiettivi di sostenibilità prefissati per il 2021. Dal 2016, anno in cui ha ottenuto la certificazione B Corp, l’azienda di Zanè (Vicenza) si impegna infatti a generare un impatto positivo su persone, comunità e ambiente con obiettivi di beneficio comune sempre più sfidanti, dalla volontà di supportare il lavoro degli individui appartenenti alle categorie più fragili all’efficientamento energetico della struttura. Nello specifico, Pasticceria Filippi si è impegnata a: favorire assunzioni che sviluppassero l’inclusione sociale; incentivare la formazione professionale, trasversale e personale dei dipendenti; promuovere la felicità e la coesione dei lavoratori; sviluppare programmi di welfare aziendale; scegliere le materie prime e l’economia del territorio; affiancare e sostenere i fornitori per migliorare i prodotti in termini di qualità ed etica; lavorare attivamente per la salvaguardia dell’ambiente; utilizzare materie prime prodotte con metodi sostenibili. L’importante aumento di produzione del 2021 ha generato anche una crescita del personale del 20%. A fine anno è stato registrato un aumento del 25% di dipendenti donne e del 3,8% di lavoratori over 50, mentre il numero di giovani non ha subito variazioni, in quanto tutti i dipendenti sono stati confermati. In calo invece la percentuale di lavoratori stranieri (-6,2%), che per esigenze personali hanno preferito cambiare occupazione e, sponsorizzati da Pasticceria Filippi, hanno trovato nuovo impiego.

Lugana Doc per aiutare l’EtiopiaIn vista del prossimo Natale Le Morette sostiene il progetto Diritto all’acqua in Etiopia di Gma – Gruppo Missioni Africa. Per quest’occasione il Lugana Doc Mandolara veste una nuova etichetta in edizione limitata, realizzata da Giakomo, artista e illustratore vicentino, che ha donato una sua opera a questo scopo: l’illustrazione gioca con i colori – giallo, arancio, rosso e azzurro in diverse gradazioni – e raffigura in maniera stilizzata un rubinetto, accompagnato da una grossa goccia. Il ricavato della vendita delle mille bottiglie numerate verrà devoluto al “Villaggio della Speranza”, clinica di riabilitazione pediatrica nella periferia di Gassa Chare, insediamento situato nella regione del Dawro Konta, a circa 500 chilometri di distanza dalla capitale Addis Abeba, che si occupa di accogliere bambini rimasti orfani di madre alla nascita, denutriti e/o disabili da 0 a 3 anni. Il caratteristico territorio argilloso del Lugana è strettamente legato all’acqua, che non solo lo circonda ma ha contribuito alla sua formazione grazie all’azione del ghiacciaio del Garda diverse migliaia di anni fa. Il Lugana Doc Mandolara è ottenuto dalle uve di Turbiana coltivate nel vigneto dell’azienda più importante per estensione, raccolte a partire dalla seconda metà di settembre, rigorosamente a mano. La vinificazione avviene in serbatoi di acciaio a temperatura controllata di 16° C, segue affinamento “sur lie” per almeno tre mesi e poi uno in bottiglia. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, il Lugana Doc Mandolara presenta note spiccate di fiori bianchi. Sapore fresco, armonico e delicato e un sentore di mandorla nel finale sono i tratti distintivi di questo vino che esprime al meglio la mineralità, vera caratteristica di longevità del Lugana. La limited edition del Lugana Doc Mandolara, con l’etichetta ispirata al progetto e creata dall’artista Giakomo, sarà in vendita al prezzo speciale di 11 euro in cantina e nello shop online nel mese di dicembre.

Frutta Friuli vale 14 milioni di euro con l’unione di Friulfruct e Friulkiwi

L’unione fa la forza e vale 14 milioni di euro: al teatro Don Bosco di Rauscedo si è riunita la prima assemblea di Frutta Friuli, la più grande cooperativa di frutticoltori del Friuli Venezia Giulia nata il 1° agosto scorso dalla fusione tra la cooperativa Friulfruct di Spilimbergo (mele, presieduta da Livio Salvador) e Friulkiwi di Rauscedo di San Giorgio della Richinvelda (kiwi, presieduta da Juri Ganzini).

Zannier con Salvador, Paoli e Ganzini.


La nuova realtà – con sede centrale a Spilimbergo nella zona industriale Nord e spazi produttivi tra la cittadina mosaicista e la “capitale delle barbatelle” – ha 150 soci, 600 ettari di frutteti e, appunto, 14 milioni di fatturato. La prima assemblea dei soci – alla presenza di Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari – ha visto, oltre all’approvazione all’unanimità del bilancio (chiuso come da prassi per le cooperative agricole al 31 luglio), l’elezione del nuovo consiglio d’amministrazione al cui interno sarà scelto nel corso della prima riunione il nuovo presidente. Il direttore Armando Paoli ha relazionato sugli aspetti agronomici e commerciali dell’annata di raccolta. Presenti per Confcooperative Pordenone il presidente Luigi Piccoli, il vicepresidente Pietro Tomaso Fabris e il direttore Marco Bagnariol.

Ben 175 mila quintali di mele.


«La scelta di dare vita ad una fusione tra Friulfruct e Friulikiwi è stata lungimirante ed ha permesso ad entrambe le realtà di affrontare le problematiche del contesto in corso, cogliendo le molteplici opportunità offerte dal più ampio bacino commerciale a disposizione», ha osservato Zannier. «La cooperativa Frutta Friuli – ha aggiunto -, grazie alla scala raggiunta, può portare avanti una strategia maggiormente incisiva, sia a livello quantitativo sia a livello qualitativo, a beneficio del proprio territorio e dei suoi soci».
«I rispettivi consigli di amministrazione delle cooperative fondatrici – ha affermato il presidente Salvador – hanno condiviso la necessità di unire le due realtà, dando prova di grande maturità. C’è stata infatti la consapevolezza del fatto che, per poter crescere e realizzare un futuro più solido, è necessario puntare all’espansione sul mercato globale, all’innovazione, alla digitalizzazione e alla elevazione della professionalità delle risorse umane. Tali obiettivi richiedono tempi non brevi ed investimenti importanti, che possono essere ottimizzati lavorando in sinergia. Grazie a tutti i soggetti che ci sono stati vicini in questi passaggi, dalla Regione a Confcooperative Pordenone».

I soci riuniti in assemblea a Rauscedo.


La nuova cooperativa eredita dalle fondatrici una spiccata predisposizione per l’esportazione e un processo di rinnovamento dei frutteti in corso negli ultimi anni, proponendo le nuove varietà che i consumatori richiedono, nonché l’ampliamento delle sedi di stoccaggio. Su questo ultimo punto a Spilimbergo sono in corso di conclusione i lavori che hanno visto la demolizione delle vecchie celle frigo e la loro sostituzione con un nuovo impianto della capienza di circa 110 mila quintali per un impegno di 6 milioni 200 mila euro (in questo modo in totale la capienza è ora di 262 mila quintali tra Spilimbergo e Rauscedo). Come per tutte le realtà produttive, preoccupa l’aumento del costo dell’energia, anche se la cooperativa vi sta tenendo fronte in parte grazie all’autoproduzione con il proprio impianto fotovoltaico e all’utilizzo delle nuove celle frigo che hanno comportato un risparmio energetico di circa il 50%.
L’annata ha visto raccogliere 175 mila quintali di mele e 23 mila quintali di kiwi, con una produzione che si prevede in crescita nei prossimi anni. Crescita che si riflette anche sotto il punto di vista occupazionale. «Abbiamo dato lavoro a 20 persone in più nella nostra sede – sottolinea il direttore Paoli -, mentre i nostri soci nelle proprie campagne ad ulteriori 100. I nuovi frutteti portano a un prodotto migliore, mentre coperture e reti moderne di distribuzione dell’acqua, con impianti a goccia, hanno evitato crisi idriche e scottature ai frutti. Stiamo attenti alle gelate primaverili, sempre più frequenti, mentre stiamo vincendo la sfida con la cimice asiatica, grazie a specie antagoniste e alle coperture. Nonostante la situazione internazionale, che ha spostato le mele dei produttori dell’Est Europa verso i nostri mercati, abbiamo buone opportunità future. Mi auguro che il territorio le sappia continuare a cogliere al meglio, come ha dimostrato di poter fare negli ultimi tre-quattro anni. L’unione di due realtà importanti in Frutta Friuli potrà ancor più fornire un servizio commerciale che meglio si saprà collocare nell’ambito ortofrutticolo generale».

Le sedi delle cooperative accorpate.

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In copertina,  i caratteristici frutti del kiwi: ne sono stati raccolti 23 mila quintali.

Nasce “Terra Sancti Viti”, il vino dedicato al Comune leader del Vigneto Fvg

«Un regalo alla comunità e un bel segnale per il territorio offerto attraverso un prodotto di qualità realizzato a San Vito. Tutto ciò avviene nel Comune più “vitato” del Friuli Venezia Giulia, in una regione che è al primo posto in Italia per superficie destinata a questa coltivazione con un valore pari al 13 per cento. Questo vino presentato oggi è un progetto che riesce a valorizzare sia il prodotto sia il territorio, un connubio indispensabile anche in termini di promozione». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, durante la presentazione del progetto “Terra Sancti Viti”, il vino dedicato a San Vito al Tagliamento, Città del vino Fvg, prodotto dalla Cantina Bagnarol e descritto nella sala consiliare del Municipio, a palazzo Rota.

L’assessore Zannier alla presentazione.

Nel giorno di San Martino, che da sempre segna la conclusione dell’annata agraria e l’avvio di quella nuova, rinnovando la tradizione di assaggiare il vino novello, questa terra ha ricevuto un dono prezioso: un vino dedicato alla terra di San Vito al Tagliamento e alla sua comunità che vuole intrecciarsi con la storia delle persone e del territorio. Si tratta di un Refosco dal peduncolo rosso, un vitigno e un vino decisi, autorevole e orgoglioso, le cui caratteristiche corrispondono alle caratteristiche di San Vito al Tagliamento, ma anche dei sanvitesi.
Nell’occasione, Zannier ha sottolineato la necessità di valorizzare la nostra regione in modo unitario. «Dobbiamo agganciare il prodotto al territorio – ha detto – e promuoverci in un’unica soluzione perché siamo una regione che non ha pari a livello nazionale grazie alle sue molteplici diversità. Abbiamo territori vocati alla viticoltura che continuano ad essere attrattivi sul mercato – ha infine rimarcato l’esponente della Giunta Fedriga -, ma dobbiamo essere capaci di valorizzare l’intero panorama della viticoltura, dalla pianura alla collina, senza distinzioni, senza antagonismi perché siamo una regione piccola che deve saper comunicare in un modo unico offrendo un’ampia varietà di prodotti, paesaggi, esperienze».

Vendemmia del Refosco alla Bagnarol.

Il Vigneto Fvg si prepara ad Agenda 2030: un convegno con le Città del vino a Duino

Un nuovo schema di Regolamento Intercomunale di Polizia rurale, a partire da quelle realtà legate a coltura e cultura del vino: l’Università degli studi di Udine e il Coordinamento tra le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia stanno lavorando a “Città del Vino Fvg: Obiettivo Agenda 2030”. Un progetto di ricerca applicata che ha come obiettivo il documento unitario Vite FVG 2030, legato agli obiettivi di sostenibilità.
Lo stato dei lavori sarà presentato nel pavilion di Portopiccolo, a Sistiana, sabato 19 novembre, alle ore 10. L’appuntamento aprirà la Convention 2022 dell’Associazione nazionale Città del Vino che si terrà fino al giorno successivo, domenica, a Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Città Italiana del Vino per quest’anno (ovvero la “capitale” tra tutte le aderenti a livello nazionale). Sempre sabato, nella stessa sede, si terrà alle ore 10.30 il convegno nazionale “Innovare in vigna. Nuovi orizzonti, formazione e buone pratiche”.
Dopo i saluti di Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina – Devin Nabrežina, “Obiettivo Agenda 2030” sarà illustrato dal coordinatore scientifico del progetto Luca Iseppi, economista agrario docente dell’Università di Udine, nella serie di interventi a cui parteciperanno anche Tiziano Venturini, coordinatore Città del Vino del Friuli Venezia Giulia; Adriano Gigante, presidente Consorzio delle Doc Fvg; Angelo Radica, presidente Associazione nazionale Città del Vino; Stefano Zannier, assessore regionale del Friuli Venezia Giulia alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna.
Sarà invece Francesco Marangon, economista agrario docente dell’Università di Udine, a moderare il convegno “Innovare in vigna. Nuovi orizzonti, formazione e buone pratiche” a cui parteciperanno Paolo Sivilotti, fisiologo della vite docente dell’Università di Udine con l’intervento “Cambiamenti climatici: migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua in vigneto”; Sandro Sillani Economista agrario Docente dell’Università di Udine “Il consumatore e le innovazioni genetiche in viticoltura”; Giovanni Bigot, agronomo, fondatore della società di consulenza viticola Perleuve “L’uomo al centro del vigneto: osservare, dedurre e agire”; Diletta Covre, coordinatore ambito agroalimentare Mits e Coordinatore Formazione Superiore IalFvg “Its Agrotech specialist, nuovi approcci verso le tecnologie smart 4.0”.

In totale i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 32: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Manzano e Latisana.

Per partecipare è obbligatoria la prenotazione scrivendo a cittadelvino.fvg@gmail.com

Agriflash.FVG – E non solo

Il Ringraziamento a Udine “Le condizioni di eccezionalità che hanno caratterizzato l’anno agricolo appena concluso si potrebbero ripresentare, anche se in forma meno acuta. Il Friuli Venezia Giulia può, però, guardare con fiducia e speranza alla nuova annata agraria grazie anche agli interventi strutturali che sono stati sostenuti dalla Regione per non farsi trovare impreparati”. È il pensiero dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, a margine della Messa per la LXXII Giornata del Ringraziamento che si è celebrata nel Duomo di Udine. L’assessore vi ha partecipato in rappresentanza della Giunta regionale rimarcando l’impegno di quest’ultima nell’affrontare le criticità che si sono aggiunte al post-pandemia, quali siccità, aumento dei prezzi di sementi ed energia, emergenza incendi. “A conclusione di un’annata decisamente complicata per tutto il comparto, arriviamo a questo San Martino con la consapevolezza del mondo agricolo che le difficoltà permangono, ma il settore ha le necessarie capacità di adattamento che gli consentono, con i dovuti aiuti, di guardare con speranza e fiducia al futuro”, ha concluso l’assessore.

Come gestire oggi le malghe FvgLa gestione delle malghe, l’accesso agevolato dei giovani all’attività agricola in alta quota, la gestione della fauna selvatica e l’imprenditoria montana sono alcuni dei temi toccati dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, che a Sutrio ha partecipato al convegno “Malghe: problemi e opportunità”. Promosso in collaborazione con la Comunità di montagna della Carnia per favorire il confronto tra i proprietari e i gestori dei complessi malghivi, il simposio ha posto l’accento su alcune delle criticità attuali maggiormente sentite da chi vive e fa impresa in montagna. “È assolutamente necessario continuare con le forme di aiuto per favorire i giovani, ma che vantano vere competenze nella gestione delle malghe” ha affermato Zannier, aggiungendo che “la Regione è impegnata nel cercare soluzioni che favoriscono la capacità di fare sistema tra soggetti di piccole e grandi dimensioni in modo da calmierare la corsa al prezzo e puntare all’obiettivo strategico della gestione della montagna”. L’assessore ha evidenziato come siano “necessarie regole per far sì che i compendi malghivi vadano in gestione a chi fa parte della nostra comunità regionale, inserendo nei bandi delle precondizioni per favorire la corretta gestione del territorio montano. Quando parliamo di malghe, infatti, dobbiamo avere una strategia comune, scevra da cavilli burocratici”. Allo stesso modo Zannier ha affrontato i temi della gestione boschiva e faunistica sostenendo l’opportunità di abbandonare una visione meramente conservativa. “La gestione della fauna selvatica, ad esempio, va affrontata con chiarezza senza nascondere il problema – ha detto Zannier -; i cambiamenti climatici impongono alle specie nuove forme di adattamento di cui dovremo tener conto. L’uomo potrà solo accompagnare i fenomeni e comprendere quali sono le nuove abitudini e quali i rischi connessi all’espansione delle specie verso i centri urbani, con riferimento ad esempio all’evoluzione di lupi, cinghiali, cervi. Resta fermo il principio che per preservare la fauna è necessario gestirla e lo stesso vale anche per l’ambiente” ha concluso l’assessore.

Incentivi per pesca e acquacolturaUn nuovo bando regionale con le risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca 2014-2020 rivolto a organizzazioni e gruppi di produttori che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. Il bando, previsto da una delibera approvata nell’ultima seduta della Giunta regionale su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari e ittiche, Stefano Zannier, prevede misure a favore della commercializzazione e della promozione delle produzioni ittiche e conta risorse per 150mila euro. Le iniziative presentate potranno avere una copertura fino al 75 per cento della spesa complessiva. Il programma europeo legato al Fondo per gli affari marittimi e la pesca si concluderà alla fine del 2023. Il precedente bando approvato nel luglio scorso aveva visto una sola istanza da parte degli operatori che era però pervenuta dopo la scadenza. “Le associazioni di categoria – ha spiegato l’assessore Zannier – confermano la necessità di riattivare il bando per non perdere l’occasione, data dai fondi ad hoc europei, per la promozione e commercializzazione del prodotto ittico”. Si tratta di un bando attraverso il quale si intende promuovere campagne regionali, nazionali o transnazionali di comunicazione e promozione al fine di sensibilizzare i consumatori sui prodotti della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. I progetti finanziabili dovranno essere volti alla ricerca di nuovi mercati e alla promozione della qualità nel settore ittico. Le iniziative proposte non dovranno essere orientate verso denominazioni commerciali. Le domande per accedere ai finanziamenti previsti dal bando dovranno essere presentate esclusivamente via Posta elettronica certificata (Pec) sulla base dei moduli scaricabili dal sito Internet della Regione Friuli Venezia Giulia entro il 12 dicembre 2022. Ogni previsione di spesa dovrà essere accompagnata da almeno tre preventivi, dovrà contenere i dati per la valutazione dei punteggi di selezione e dovrà includere una previsione di spesa che sia attendibile e congrua.

Online la guida ai vini del VenetoÈ online l’edizione 2023 di Vinetia.it – Guida ai vini del Veneto, il portale che ogni anno raccoglie le eccellenze enologiche della regione selezionate dai degustatori di Ais Veneto. La nuova edizione è stata presentata all’Hotel Ca’ Sagredo di Venezia ed è ora consultabile all’indirizzo www.vinetia.it. Nella stessa occasione è avvenuta l’assegnazione del Premio Fero, in cui una giuria composta da sommelier Ais e giornalisti del settore enogastronomico ha valutato i 21 vini finalisti, tre per ognuna delle sette categorie: Miglior Spumante Metodo Charmat, Miglior Spumante Metodo Classico, Miglior Vino Bianco, Miglior Vino Rosa, Miglior Vino Rosso, Miglior Vino Rosso da Invecchiamento, Miglior Vino da Dessert. Ai sette vini che hanno raggiunto i punteggi più alti all’interno della propria categoria è stato quindi riconosciuto il titolo di Miglior Vino del Veneto. “Per Vinetia.it – spiega Giovanni Geremia, curatore della guida di Ais Veneto – abbiamo degustato più di 2000 vini di oltre 340 aziende del Veneto. Il portale è uno strumento agile che consente di conoscere le eccellenze enologiche e gastronomiche della regione. Vinetia.it non è solo una guida vini, ma anche e soprattutto un prezioso strumento di promozione turistica. Infatti, attraverso la nostra Guida numerosi appassionati hanno la possibilità di scoprire cosa può offrire il territorio veneto dal punto di vista enoturistico”. “Assieme a Vinetia Magazine, la rivista ufficiale di Ais Veneto, e al volume Carnet di Viaggio – continua il presidente di Ais Veneto, Gianpaolo Breda – la guida Vinetia.it descrive attraverso un calice di vino il paesaggio e i sapori veneti. Un viaggio nella cultura enoica della nostra regione che rinnoviamo ogni anno, con lo scopo di raccontare al meglio il territorio che rappresentiamo”. “Le guide regionali come Vinetia.it, diramazione della guida nazionale Vitae – aggiunge Sandro Camilli, presidente di Ais Italia – sono fondamentali per la conoscenza del territorio e dei produttori, custodi di luoghi e di culture, veri e propri patrimoni nazionali. Un plauso quindi ad AIS Veneto per il grande lavoro di promozione delle eccellenze enologiche regionali”. I vincitori del Premio Fero – Miglior Vino del Veneto 2023 per le categorie Miglior Spumante Metodo Charmat e Miglior Spumante Metodo Classico sono rispettivamente il Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Dry 2021 di Adami e il Mat ’55 2013 di Pian Delle Vette. Il riconoscimento per il Miglior Vino Bianco è andato al Lugana Doc Riserva 2017 di Corte Sermana e per il Miglior Vino Rosa a Keya 2021 Chiaretto di Bardolino Doc di Guerrieri Rizzardi. Per i rossi, la giuria ha assegnato il titolo di Miglior Vino Rosso a Borgo delle Casette Riserva 2018 Colli Euganei Cabernet Doc de Il Filò Delle Vigne e quello di Miglior Vino Rosso da Invecchiamento a De Buris Riserva 2011 Amarone della Valpolicella Classico Docg di Tommasi. Infine, è stato premiato come Miglior Vino da Dessert il Gambellara Vin Santo Doc 2007 di Dal Maso. La nuova edizione di Vinetia.it ha visto inoltre 163 vini premiati con i 4 Rosoni, la fascia di punteggio più alta assegnata dalla commissione di degustazione, e 43 con il Ducato, conferito ai prodotti che uniscono alta qualità e prezzi vantaggiosi. Sono invece 50 le aziende vinicole insignite del Premio Rialto per la loro continuità nella produzione di vini d’eccellenza. La guida Vinetia.it è accessibile gratuitamente con qualsiasi dispositivo al sito www.vinetia.it. Oltre alla guida, nello store AIS Veneto (store.aisveneto.it) sono disponibili sia Vinetia Magazine sia il Carnet di Viaggio, opere che completano e rendono unica la scoperta dei vini del Veneto. L’evento di Vinetia.it precede la presentazione della guida nazionale Vitae, in programma il 24 novembre nella nuova sede di Milano dell’Associazione.

Il progetto solidale SantaluciaSi rinnova per il tredicesimo anno il progetto solidale Santalucia, frutto della collaborazione tra l’azienda agricola Maculan e la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus. Giovedì scorso la Commissione Selezionatrice si è riunita nella sede di Breganze (Vicenza) per degustare alla cieca sei diverse barriques messe a disposizione dalla cantina. La giuria di esperti, giornalisti di settore e imprenditori, presieduta dall’assessore regionale Elena Donazzan, ha scelto il migliore monovarietale destinato a diventare Santalucia 2021: il Cabernet Sauvignon nato in località Ferrata a Breganze. Il vigneto Santo Stefano è stato piantato nel 1985 e si caratterizza per l’altissima densità: le viti sono a un metro l’una dall’altra così come i filari e l’altezza delle piante allevate a cordone speronato. I grappoli sono sei per vite e a soli 30 centimetri da terra, il che consente una maturazione perfetta senza uso di erbicidi. “Dopo un anno di sosta in piccole botti di rovere nuovo, il vino si presenta di color rosso rubino molto intenso, con archetti persistenti – spiega Fausto Maculan, titolare, insieme alle figlie Angela e Maria Vittoria, della storica azienda agricola –. Annusando l’aria sopra il bicchiere si sente un aroma intenso con note di piccola frutta rossa e blu amarena, prugna e lampone, ma anche toni speziati che ricordano la vaniglia e il caffè ben tostato. Bevendone un sorso si sente il possente corpo foriero di lunga longevità. Nonostante la gioventù in bocca, infatti, il vino è già bilanciato con un bel rapporto tra la dolcezza e i tannini nobili presi dalle bucce e dai vinaccioli maturi. L’aroma permane a lungo fra le guance, prima di andarsene lasciando gradevoli sensazioni fruttate”. L’intera barrique di 225 litri si trasformerà in 300 pregiate bottiglie di formato 0,75 litri, uniche e numerate, ordinabili fin d’ora e disponibili a partire dal 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. I proventi della vendita finanzieranno la ricerca contro le malattie oculari condotta da Fondazione Banca degli Occhi. Da più di 30 anni, infatti, l’ente non profit ridona la vista a migliaia di pazienti, confermandosi centro di riferimento per i trapianti di cornea nelle regioni di Veneto e Friuli Venezia Giulia, oltre a una delle principali banche degli occhi a livello europeo. Il progetto Santalucia nasce nel 2008 da un’idea di Fausto Maculan: “Come imprenditori è importante dedicare una parte del nostro impegno al territorio e alla solidarietà, farci promotori di iniziative serie e concrete capaci di rispondere a problematiche insite nel tessuto sociale nel quale viviamo e operiamo”. “Santalucia si è rivelato negli anni un supporto importante ai nostri progetti di ricerca, che mirano a chiarire i meccanismi delle malattie genetiche rare dell’occhio, di patologie della cornea e della retina impattanti nella vita quotidiana di migliaia di persone. Il nostro ringraziamento va alla lungimiranza e all’impegno di un imprenditore come Fausto Maculan, al nostro fianco da oltre quindici anni”, afferma il presidente di Fondazione Banca degli Occhi Giuseppe Di Falco. Anche quest’anno Santalucia si presenta con una confezione d’autore che sarà svelata il prossimo 13 dicembre in occasione dell’evento di presentazione. Se le precedenti edizioni hanno tratto ispirazione dai dipinti di artisti contemporanei come Francesco Stefanini, Matteo Massagrande, Graziella Da Gioz e Maurizio Trentin, le attuali 300 bottiglie richiameranno nell’etichetta artistica e nel packaging l’occhio di Santa Lucia, particolare conchiglia tipica delle spiagge di Sardegna e Corsica. Santalucia 2021 è disponibile su ordinativo presso l’azienda Maculan e la Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus con una donazione minima di 100 euro.

Vite, vino e bilancio di sostenibilità L’azienda agricola Cecchetto Giorgio di Tezze di Piave (Treviso) presenta il primo bilancio di sostenibilità relativo all’anno 2021, distinguendosi come una tra le prime realtà vitivinicole venete a farlo. Il documento, redatto utilizzando gli standard internazionali di riferimento del Global Reporting Initiative (GRI), racconta in maniera trasparente le loro performance economiche ma soprattutto ambientali e sociali, unitamente agli obiettivi e progetti futuri. Nata nel 1985, Cecchetto impiega oggi 32 collaboratori e conta 224 ettari vitati coltivati. La produzione si attesta sui 65.850 ettolitri di vino per un fatturato totale di 10,9 milioni di euro. Il mercato di maggior interesse è l’Italia, mentre le esportazioni si concentrano soprattutto in Europa ma anche negli Stati Uniti d’America e in Australia. Il percorso, iniziato nel 2017, coinvolge tutta la filiera, dai fornitori ai consumatori nel post-acquisto. Alla qualità produttiva di Cecchetto si affianca oggi una marcata responsabilità sociale ed ecologica. L’azienda ha intrapreso un cammino a tappe per misurare, comprendere e ridurre il proprio impatto ambientale con l’obiettivo di diventare climate positive entro il 2026. “Oggi le aziende vitivinicole – sostiene Giorgio Cecchetto – oltre a produrre vini di grande qualità riconosciuti e premiati a livello internazionale devono essere consapevoli del proprio impatto ambientale. Questo significa da un lato adottare buone pratiche in vigneto e in cantina, dall’altro tutelare e preservare il territorio in cui si svolge la propria attività, coinvolgendo ed educando alla responsabilità le comunità locali su tematiche legate alla crisi climatica”. Per promuovere il benessere ambientale e sociale, Cecchetto negli anni ha implementato diverse attività: l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, la riduzione del consumo idrico in campagna e in cantina, l’impiego di materiale riciclato o certificato FSC per il packaging, l’acquisto di attrezzature poco impattanti sull’ecosistema e la messa in opera di iniziative di riforestazione sul territorio. Esempio recente di questa visione attenta e responsabile, volta a trattenere più emissioni di CO2 rispetto a quelle derivanti dai processi produttivi, è il bosco di proprietà a Maser, sulle colline asolane, sito nell’area MAB Unesco e certificato FSC: qui sono stati piantati circa 1000 alberi con il coinvolgimento degli alunni della scuola media locale. L’impegno di Cecchetto nel 2017 è stato riconosciuto e si è tradotto in importanti certificazioni di sostenibilità, tra queste Sqnpi – Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata e Viva – La Sostenibilità nella Vitivinicoltura in Italia. La prima garantisce un sistema agricolo di produzione basato su metodi agronomici e di difesa naturali, attenti alla preservazione della biodiversità locale. La seconda, invece, prevede ogni due anni la valutazione delle prestazioni di sostenibilità dell’azienda e lo sviluppo di piani di miglioramento per il futuro. Nel frattempo, la Comunità Europea si sta muovendo per finalizzare entro giugno 2023 gli standard di reporting non finanziario, che verranno resi obbligatori a partire dall’esercizio 2024 a seconda della tipologia e dimensione aziendale. “Nonostante noi, come Pmi, per il momento non abbiamo l’obbligo di fare reporting – continua Giorgio Cecchetto – nel voler promuovere un modello d’impresa. ma soprattutto di filiera vitivinicola sostenibile, abbiamo deciso di redigere il nostro primo Bilancio di Sostenibilità a testimonianza di una responsabilità concreta e trasparente verso l’ambiente ma soprattutto verso i nostri stakeholder, poiché tutti abbiamo l’obbligo di preservare il nostro pianeta per le future generazioni”. All’attenzione ambientale si aggiunge l’impegno sociale, in quanto l’azienda non vuole essere un sistema chiuso ma un soggetto capace di entrare in relazione con il territorio e le comunità, facendo impresa in maniera condivisa e inclusiva. Massima espressione di questo approccio la vendemmia organizzata assieme a Aipd – Associazione Italiana Persone Down, occasione in cui i ragazzi diventano vignaioli per un giorno, lasciando la loro impronta su 1000 bottiglie con etichette da loro personalizzate.