Gran Premio Noè ricorda Roberto Felluga protagoniste le Donne del vino Fvg

di Claudio Soranzo

GRADISCA D’ISONZO – Una rappresentanza delle Donne del vino è stata al centro della tre giorni gradiscana (oggi ultimo giorno) dedicata al Gran Premio Noè, edizione autunnale. La kermesse enologica è riuscita per l’occasione ad aprire e ospitare parte del programma nei locali della conosciutissima enoteca La Serenissima, chiusa da qualche tempo e in attesa di una prossima definitiva riapertura. Oltre alle degustazioni del vino Friulano, che fino a 15 anni fa si chiamava Tocai, e alla presentazione di libri dedicati al vino, la cerimonia di premiazione si è svolta al teatro comunale con tanto di piccolo talkshow finale con parte delle donne premiate.

Le Donne del vino ieri a Gradisca.


Ad aggiudicarsi il riconoscimento sono stati Marco Primosig e la figlia Greta, ai quali è stata consegnata una targa per i traguardi qualitativi raggiunti dalla loro azienda vinicola; all’enologa giramondo, consulente del vino, Annarita Polencig e alla grafica Emanuela Cerato per la ricerca nel design e nella comunicazione di settore, mentre le statuette sono state appannaggio di Walter Filiputti, l’eclettico manager dell’enologia targata Fvg, nonché scrittore, docente e da sempre propositivo delle strategie di marketing; all’Associazione Città del Vino coordinata da Tiziano Venturini e a Igor Gabrovec, sindaco di Duino Aurisina, Città italiana del vino 2022. Grandi applausi quindi alle Donne del Vino Fvg (enologhe, sommelier, produttrici e ristoratrici), presiedute da Maria Cristina Cigolotti.
Un’emozione palpabile è arrivata dal palco quando è stato consegnato il premio a Ilaria Felluga, in ricordo del padre Roberto, salito a vendemmiare fra le nuvole un anno fa, a soli 63 anni. La figlia, che ne ha preso il testimone, ha portato anche i saluti del nonno Marco, che avrebbe voluto intervenire alla manifestazione, ma costretto a casa da acciacchi di stagione. Il patriarca Marco Felluga ha, infatti, festeggiato poco più di un mese fa il suo 95° compleanno, attorniato dal calore della sua grande famiglia, di parenti e conoscenti.
Sollecitata dal conduttore e organizzatore del Premio, Stefano Cosma, Ilaria ha spiegato quanto sia stato importante suo papà per farle comprendere come bisogna amare e curare la terra e i suoi frutti, nella fattispecie un vino così importante come quello prodotto nei loro vigneti, premiato e apprezzato in tutto il mondo. Ma qual è il valore aggiunto che può dare una donna nel mondo del vino? «Soprattutto quella sensibilità – ha affermato Ilaria Felluga – di poter vedere le cose a 360 gradi e quindi analizzarle al meglio e trarne le necessarie valutazioni, che non sempre un uomo riesce a cogliere. Ricordo ancora mio padre – ha concluso con voce commossa – che mi spronava sempre a tirar fuori quel qualcosa in più per poter affrontare ogni sfida importante, sia nella vita che nel lavoro. Ogni tanto mi diceva che io sono una di quelle donne che possono fare la differenza».

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In copertina, l’imprenditore Roberto Felluga tra i suoi amati vigneti del Collio.

E all’Anteprima del Gran Premio Noè debutta il “resistente” Bianco Preval

di Giuseppe Longo

GRADISCA D’ISONZO – Si scrive Piwi (acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig, cioè vitigni meglio attrezzati ad affrontare le malattie funginee), ma si legge più semplicemente “viti resistenti”. In Friuli Venezia Giulia, grazie all’Università di Udine (Istituto di genomica applicata) e ai Vivai di Rauscedo, come è noto, sono state create diverse nuove varietà, che hanno pure cominciato a produrre uva e quindi a dare i primi vini, peraltro subito promossi e apprezzati, anche perché ottenuti da vigneti meno trattati e quindi più in linea con il rispetto dell’ambiente. Come il Bianco Preval (dal nome di una nota area cormonese) degustato fra i numerosi Friulani e spumanti proposti a Gradisca d’Isonzo al termine dell’incontro organizzato quale Anteprima al Gran Premio Noè, la prestigiosa manifestazione dedicata al Vigneto Fvg.


Bianco Preval è un vino tutto Made in Gradisca, perché frutto del lavoro di studenti, insegnanti e personale tecnico dell’Istituto Agrario Giovanni Brignoli, diretto dal professor Marco Fragiacomo. Come informa la controetichetta, “è ottenuto dai vitigni resistenti Soreli e Fleurtai, derivati per incrocio con una varietà locale. La coltivazione biologica e il limitato numero di trattamenti permettono di ridurre l’impatto ambientale, mentre l’inerbimento, l’assenza di irrigazione e il ridotto numero di gemme a ettaro contengono la produzione. L’uva, raccolta manualmente, dopo una soffice pressatura, viene vinificata in acciaio con frequenti “battonage”. Il risultato è un vino dagli aromi intensi e persistenti, floreali e fruttati, con note di erbe aromatiche e spezie”.
La degustazione ha seguito, come si diceva, la cerimonia avvenuta in sala Bergamas dove c’era stata anche una interessante tavola rotonda, coordinata da Stefano Cosma, sul tema “Tocai Friulano: presente e futuro di un vino autoctono declinato al femminile”. Dopo l’intervento di Claudio Fabbro, autore del libro “Il Vigneto Friuli dall’arrivo dei romani alla partenza del Tocai”, hanno parlato Cristina Burcheri, coautrice del libro “Vitti di Tocai… 300”, Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Fvg, e Stefano Gri, presidente dell’Associazione Piwi Fvg, quella appunto che riunisce i produttori di vini da “viti resistenti”. C’era anche Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, ancora raggiante per il successo del concerto a Castelmonte (con abbinata degustazione di otto Schioppettini di Prepotto e di Cialla, perfettamente presentati dalla sommelier Liliana Savioli, pure presente all’Anteprima gradiscana) della sera precedente e oggi ancora più felice per lo straordinario esito della tappa del Giro d’Italia conclusasi ieri pomeriggio proprio dinanzi allo storico Santuario mariano.
La degustazione, abbinata a prodotti del territorio, in collaborazione con le Pro Loco di Gradisca d’Isonzo e di Duino Aurisina – entrambe Città del vino Fvg e la seconda investita, come è noto, anche dall’onore di rappresentare quest’anno non solo le trenta della nostra regione, ma anche tutte le Città che sono disseminate lungo lo Stivale e nelle Isole – ha visto una applaudita passerelle di ottimi bianchi, quasi tutti Friulano (ex Tocai) e spumanti, accanto appunto al Bianco Preval “resistente” prodotto a Gradisca. Ecco i protagonisti: con l’Istituto Brignoli, c’erano Butussi, Cantina di Cormons, Sant’Elena, Blason, Borgo Trevisan, Sirch, Conte d’Attimis Maniago, Antonutti, Cantina Rauscedo, Gri Alessio, Scubla, Uninersità di Udine Oro Patriarchi, Venica, Specogna, Felluga Marco, Luisa, Collavini, Zorzettig, Bortoluzzi, Terre Faet Andrea Drius, Castello di Buttrio, Vie d’Alt, Canus, Muzic e Gigante. Vini che ancora una volta hanno dimostrato, ma non ce n’era bisogno, di quanto il Vigneto Fvg sia vocato alla produzione di bianchi, tanto che si sono affermati in tutto il mondo. E il caro, vecchio Tocai – che oggi si chiama, ingiustamente, solo “Friulano” – continua a esserne il portabandiera, anche se quantitativamente da tempo superato da altre varietà che, secondo le mode del momento, vanno per la maggiore.

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In copertina e qui sopra la degustazione; all’interno, il Bianco Preval e la tavola rotonda in sala Bergamas.

Gradisca, anteprima del Gran Premio Noè tutta dedicata al Tocai friulano

(g.l.) A Gradisca d’Isonzo si riparla di “Gran Premio Noè”, la prestigiosa manifestazione dedicata ai vini del Vigneto Fvg. Tanto che domani, 22 maggio, ci sarà una importante anteprima che prenderà il via alle 17 con l’arrivo della “Passeggiata eno-naturalistica”, accolto dal saluto delle prime cittadine della stessa località marciana, di Duino Aurisina e di Prepotto. Al termine della breve cerimonia, in sala Bergamas seguirà una tavola rotonda sul tema “Tocai Friulano: presente e futuro di un vino autoctono declinato al femminile”.
Dopo l’intervento di Claudio Fabbro, autore del libro “Il Vigneto Friuli dall’arrivo dei romani alla partenza del Tocai”, parleranno Cristina Burcheri, coautrice del libro “Vitti di Tocai… 300”, Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Fvg, e Stefano Gri, presidente dell’Associazione Piwi Fvg. Moderatore il giornalista Stefano Cosma.
Seguirà una degustazione di vini Friulano – il nome che appunto sostituisce da anni quello della varietà autoctona Tocai friulano, dopo il tanto contestato divieto – abbinati a prodotti del territorio, in collaborazione con la Pro Loco di Gradisca d’Isonzo e la Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina.

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In copertina, bellissimi grappoli di Tocai, storica varietà del Friuli il cui vino può essere presentato soltanto come “Friulano”.

“Cantine Aperte”, una storia di trent’anni rievocata a Villa Russiz culla enoturistica

di Giuseppe Longo

CAPRIVA – “Cantine Aperte” compie 30 anni, tondi tondi. E dove parlare di questa importante tappa della principale manifestazione enoturistica d’Italia, ma anche del Friuli Venezia Giulia, se non a Villa Russiz? Nel cuore del Collio, dove storia, solidarietà in favore di bambini e ragazzi, e vini di prim’ordine s’intrecciano. Nel portare i saluti della Fondazione Villa Russiz, di cui è vicepresidente (leader è infatti Antonio Paoletti), il sindaco di Capriva del Friuli, Daniele Sergon, ha ricordato come già a fine 1800 il conte La Tour accogliesse a Russiz comitive di escursionisti (1885), i partecipanti al IV Congresso Enologico austriaco di Gorizia (1891) e scolaresche da Conegliano (1893). Insomma, un enoturismo ante litteram, come l’ha definito anche Stefano Cosma che ha coordinato la presentazione della ormai storica festa enologica che dà appuntamento sabato 28 e domenica 29 maggio, protagoniste ben 76 cantine di tutto il Vineto Fvg, tra le quali appunto Villa Russiz da sempre presente in questa “due giorni” dedicati ai grandi vini Fvg. E per la quale si stanno già scaldando i motori per accogliere gli enoturisti provenienti sicuramente da tutta Italia e dall’estero – c’è tanta voglia di tornare sempre più a una vita normale, dopo i due anni drammatici segnati dall’emergenza pandemica -, per far scoprire l’impegno con cui i vignaioli si dedicano alla cura dei propri prodotti e alla tutela del territorio. Due giorni di iniziative per raccontare il variegato mondo vitivinicolo regionale: visite in cantina, degustazioni abbinate a prelibatezze enogastronomiche, laboratori sensoriali, picnic in vigna e note musicali si aggiungono alle note olfattive e gustative che accompagneranno il “wine lover”.

Elda Felluga e Stefano Cosma.

Elettrizzata dalla frenesia organizzativa, Elda Felluga, da ben vent’anni al timone del Movimento Turismo del Vino Fvg: «Cantine Aperte è un evento dedicato alla cultura vitivinicola e alla valorizzazione del territorio. Un percorso cominciato trent’anni fa e cresciuto nel tempo grazie ai vignaioli consapevoli dell’importanza culturale del vino e del rapporto fondamentale con gli appassionati di questo mondo. “Cantine Aperte” è stato il primo evento che ha conciliato queste esigenze, facendo diventare la cantina non solo puro spazio tecnico, ma fucina di esperienze e di emozioni. Dentro ad un calice di vino c’è un caleidoscopico mondo da raccontare iniziando dalla storia unica di ciascun vignaiolo. Il mio sentito ringraziamento alla Regione Fvg, a PromoTurismo e alle istituzioni che ci hanno aiutato nella nostra crescita, agli enoturisti che continuano a credere nel nostro lavoro e ai miei consiglieri e collaboratori che coltivano con passione e professionalità questo meraviglioso “Vigneto chiamato Movimento Turismo del Vino”».

L’assessore regionale Bini.

Un fenomeno, quello dell’enoturismo, in progressiva crescita, tanto da regalare importanti soddisfazioni al settore vitivinicolo, come hanno dimostrato alcuni dati riferiti dal direttore di Mtv Fvg, Massimo Del Mestre, il cui dire si è irrobustito anche con le osservazioni di Alberto d’Attimis Maniago, che ha fatto cenno alle importanti esperienze maturate nella prestigiosa azienda di Buttrio, e Claudio Filipuzzi, leader di Agrifood Fvg, che ha fatto riferimento anche al valore strategico del marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” messo a punto dalla Regione Fvg, per la quale è intervento Sergio Emidio Bini, titolare delle Attività produttive e del Turismo: «Ritorna -ha detto – uno degli appuntamenti più attesi e apprezzati nel mondo del vino, un’occasione per conoscere le produzioni enologiche del nostro ricchissimo territorio. Una formula, attraverso la visita alle cantine e a diretto contatto con i produttori, che raccoglie sempre molti appassionati, tra i più esperti e chi invece si vuole avvicinare a questo trend, divenuto per molti uno dei principali motivi nella scelta delle destinazioni da visitare, come confermano anche i dati emersi dalla Bit, la Borsa italiana del turismo di Milano, che ci ha visto proprio qualche settimana fa tra i protagonisti. La Regione Fvg crede e continuerà a sostenere eventi come questi, in grado di valorizzare il territorio e le sue peculiarità, in questo caso enologiche: lo scorso anno, nonostante la pandemia in corso, la manifestazione ha registrato ha registrato un tutto esaurito e sono sicuro che anche per il 2022 sarà un successo. Un grazie al Movimento Turismo del Vino Fvg per l’organizzazione, a tutte le realtà che parteciperanno e aderiranno a questo bellissimo weekend e benvenuti a tutti coloro che sceglieranno “Cantine Aperte” come momento per conoscere e scoprire il Friuli Venezia Giulia».

Del Mestre e Filipuzzi.

Alla presentazione sono intervenuti anche Adriano Gigante, presidente dei Consorzi Doc Fvg, e Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del vino, associazione con la quale Mtv Fvg coltiva da sempre un proficuo rapporto. Tanto che quest’anno “Cantine Aperte” avrà una importante “coda” al mare. Tra i grandi eventi del 2022 torna, infatti, Calici di Stelle a Grado, dando fin d’ora appuntamento venerdì 12 e sabato 13 agosto sul suggestivo lungomare Nazario Sauro. Ma, come sempre, numerose saranno le manifestazioni collaterali. Così, sabato 28 e domenica 29 maggio non sono da perdere la Cena e il Pranzo con il Vignaiolo, per degustare un’esperienza a tutto campo: dai menù esclusivi agli incontri coi produttori e con le loro storie. Domenica le degustazioni potranno essere arricchite dal Piatto Cantine Aperte, che le aziende aderenti proporranno ispirandosi alla cucina del territorio e abbinandolo ad un loro vino. Grazie al kit “Cantine Aperte” e al suo tradizionale calice di benvenuto, la sensibilità per la cultura locale si rinnova e si concretizza nel sostegno ad associazioni culturali territoriali.

La presidente Elda Felluga con Bini, Sergon, Del Mestre e Cosma al termine dei lavori.

Per festeggiare il traguardo delle 30 edizioni, il Movimento Turismo del Vino Fvg non si ferma però all’evento di fine maggio: questo sarà soltanto l’inizio di dodici mesi ricchi di iniziative che nascono dalla creatività delle aziende aderenti e che si completeranno a primavera 2023. Anche gli appuntamenti settimanali con gli ormai “collaudati” Vigneti Aperti rientrano nel nuovo format dell’associazione, nel quale vengono privilegiati incontri e momenti conviviali nei bellissimi vigneti della regione e di tutta Italia. Un’occasione per scoprire le peculiarità dell’ecosistema vigneto e della sua biodiversità.
Grande attenzione è rivolta poi alla tutela del territorio grazie alla collaborazione con “Io sono Fvg”, il marchio che garantisce l’origine e la sostenibilità del settore agroalimentare regionale. A “Cantine Aperte”, le aziende ospiteranno produttori e ristoratori “Io sono Fvg” per presentare il meglio della gastronomia nostrana. Aderendo al club Wine for You, gli amanti del vino e della buona tavola riceveranno promozioni esclusive per gli eventi che si snoderanno durante tutto il 2022. “Cantine Aperte” segna poi, tradizionalmente, anche l’apertura ufficiale del 23° Concorso Internazionale “Spirito di Vino” che seleziona e premia le più belle e graffianti vignette satiriche sul tema del vino, realizzate da vignettisti di tutto il mondo: migliaia quelle presentate in questi due decenni. I partecipanti potranno, quindi, inviare le loro opere dal 29 maggio al 21 ottobre prossimo.

La visita a cantina e vigneti.

La presentazione ufficiale di “Cantine Aperte”si è conclusa nel giardino del Castello di Villa Russiz brindando con un ottimo Friulano – il vecchio, grande, inimitabile Tocai -, che ha fatto ottima compagnia con prosciutto cotto tagliato a mano e formaggio Montasio. E al termine è seguita una visita alle storiche cantine e ai vigneti dove, preparatissimo cicerone, il direttore Giulio Gregoretti ha illustrato la storia della benemerita Istituzione che affonda le sue radici negli ultimi decenni dell’Impero austro-ungarico. Il legame tra terra e vino a Villa Russiz nasce, infatti, nel lontano 1868, quando il conte Thedor de La Tour, lungimirante agronomo, crea un’azienda vitivinicola all’avanguardia per i suoi tempi, i cui vini venivano fatti invecchiare in una cantina realizzata appena un anno dopo e che oggi è affiancata da una costruzione dotata di moderne tecnologie. Anche al recente Vinitaly di Verona, i vini della Fondazione Villa Russiz sono stati molto molto apprezzati, assieme ai nuovi spumanti: il metodo classico “Pas Dosè” 50 mesi a base Chardonnay e la Ribolla gialla Spumante Brut Metodo Charmat.

Consultando il sito www.cantineaperte.info si trovano le informazioni riguardanti le aziende aderenti, nonché le modalità di partecipazione e di prenotazione alle diverse iniziative. Tutti gli amici winelovers che vogliono essere sempre informati sulle news possono consultare il sito web oppure seguire le pagine Facebook MtvFVG e Instagram mtv_friulivg.
Cantine Aperte in Friuli Venezia Giulia è organizzato dal Movimento Turismo del Vino Fvg con il supporto di PromoTurismo Fvg e il sostegno di Civibank. Si ringraziano per la collaborazione gli sponsor tecnici: Ceccarelli Group, Acqua Dolomia, Juliagraf, Car&Van, Il Maggese /Novalis, Latteria di Venzone, Latte Carso e la rivista mensile Q.B. QuantoBasta.

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor, 7 – Udine – Tel +39 0432.289540 – 348.0503700
info@mtvfriulivg.it _ www.cantineaperte.info

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In copertina, la cantina storica di Villa Russiz e qui sopra quella moderna che pure apriranno le porte a fine maggio.

Vini “senzatempo” al Castello di Spessa. E per le festività c’è anche “Amadeus”

(g.l.) Sulle tavole di Natale e Capodanno il Vigneto Fvg propone anche un nuovo spumante con cui brindare a un 2022 che ci liberi finalmente dall’oppressivo Coronavirus: è “Amadeus”, l’ultimo nato al Castello di Spessa, presentato ancora in estate, ma che proprio con queste festività vivrà il suo momento di gloria. Un debutto che corona un anno importante per la storica tenuta legata anche al ricordo di Giacomo Casanova, che ha visto non solo la presentazione di queste “bollicine” di gran classe che Loretto Pali propone con orgoglio, ma anche l’apertura di un centro benessere che fa leva sulla “vinoterapia” e la presentazione di un bel libro celebrativo dei fasti del maniero che sorge tra suggestive colline di Capriva ricoperte di vigneti. E per ultima una nuova dimostrazione – perché in realtà si tratta di una felice conferma – del grande valore dei vini invecchiati di questa meravigliosa realtà produttiva. Veramente dei vini “senzatempo”.

La degustazione al Castello.

La degustazione – Vini che non temono il tempo, tanto da poter essere considerati l’espressione stessa della longevità delle pregiate etichette del Collio: questo il giudizio emerso dalla degustazione di diverse annate storiche del Castello di Spessa, selezionate direttamente dal caveau della cantina scavata molti metri sotto il maniero. A degustarli, Giulio Colomba, Walter Filiputti e Josko Sirk invitati da Loretto Pali ad assaggiare vecchie annate selezionate dall’enologo Enrico Paternoster e dal cantiniere Domenico Lovat, pure presenti all’incontro. «L’invecchiamento dei nostri vini nelle annate scelte da Paternoster e Lovat è risultato eccellente sia per i rossi che per i bianchi, il che conferma che la strada che abbiamo intrapreso con l’impostazione del nostro lavoro sia in vigna che in cantina è quella giusta. Ne sono veramente contento ed orgoglioso», ha detto Pali. L’incontro – avvenuto alla Tavernetta Al Castello – è stato un piacevole momento pre-natalizio di confronto tra questo gruppo di amici legati da anni e tutti fortemente dediti a far conoscere e valorizzare al meglio il Friuli Venezia Giulia e le sue ricchezze turistiche ed enogastronomiche. Al termine, Loretto Pali ha premiato Walter Filiputti con una Magnum di Santarosa vendemmia 1991, in ringraziamento per la sua collaborazione storica col Castello di Spessa.

Pali con Walter Filiputti.

Le nuove bollicine – Dicevamo del debutto alle feste di fine anno di “Amadeus”, il nuovo Metodo classico del Castello di Spessa. Ma da dove deriva il suo nome, che ci riporta subito con la mente al Genio di Salisburgo? «I nostri vini – spiega infatti Loretto Pali – richiamano personaggi importanti le cui vicende nei secoli li hanno portati al Castello di Spessa: Giacomo Casanova, Luigi Torriani, Salvatore Segrè, Giorgio Stavro di Santarosa e molti altri. Per questo motivo abbiamo voluto dare al nostro Metodo classico il nome “Amadeus”, omaggiando il famoso compositore e musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, di cui Lorenzo da Ponte fu librettista. E proprio quest’ultimo tra il 1779 e il 1780 soggiornò al Castello di Spessa, ospite del Conte Luigi della Torre. Questo Metodo classico, dunque, è dedicato ad Amadeus Mozart: le sue bollicine finissime e persistenti fanno sognare come la musica del grande compositore». Il nuovo spumante classico – cioè con fermentazione in bottiglia, sui lieviti, che dà dunque il prodotto più pregiato – è stato ottenuto nel 2016, per cui compie cinque anni tondi tondi, assemblando uve di Chardonnay (87 per cento) e Pinot nero (13). La scheda tecnica: «Con il perlage finissimo ed elegante, il colore giallo leggermente dorato con brillanti riflessi verdognoli, al naso risulta suadente ed articolato, dal floreale all’agrumato su fondo minerale. Al gusto si impone per la pienezza e la ricchezza della struttura, unite a un fine bocca sapido-salato con piacevole nervo acidico. Sposa perfettamente crudi di mare, crostacei, raffinati finger food, formaggi di media stagionatura e delicate carni bianche».

Il nuovo spumante classico.

La “vinoterapia” – Le proprietà benefiche dei principi attivi delle uve e del vino sono alla base dei trattamenti e dei cosmetici della Vinum Spa, aperta all’inizio dell’estate 2021 al Castello di Spessa Golf Wine Resort, e interamente dedicata alla “vinoterapia”. Ricavata nella zona delle antiche scuderie, si articola su 2 mila metri quadrati con piscine (interna con idromassaggio ed esterna riscaldata) ed idromassaggio circolare panoramico esterno con vista sui vigneti. Qui tutto riconduce all’uva e al vino: gli affreschi sulle pareti, i grandi tini appunto per la “vinoterapia”, i massaggi con pietre calde ricavate dalla ponca del Collio (impasto di marna e arenaria stratificatesi nel corso dei millenni, ricco di sali e microelementi), i nomi dei trattamenti, le essenze nelle saune all’aroma di uva e mosto, le tisane derivate dalle foglie di vite e succo d’uva. I trattamenti sono effettuati con cosmetici naturali agli estratti di uva e di vite creati appositamente per il Castello di Spessa Golf Wine Resort & Spa, così come l’olio di vinaccioli e al mosto d’uva per i massaggi, lo scrub corpo ai semi di vinaccioli, il fango antiage al mosto d’uva, il profumo d’ambiente. Un corner è dedicato anche alla “grappaterapia”, con trattamenti dall’azione antiossidante, antinfiammatoria e tonificante, che si concludono con una degustazione di grappa, prodotta con le vinacce della Tenuta.

Una sala per la “vinoterapia”.

Il libro – La prefazione del volume “Castello di Spessa – Affascinanti intrecci di memorie ed esperienze di benessere”, scritto da Stefano Cosma, è di Antonio Trampus, professore ordinario di Storia moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che scrive: «La passione e la sapienza di Stefano Cosma sono riuscite a restituire, attraverso queste pagine, gli intrecci affascinanti di queste vicende, simili quasi a tralci di vite ai quali si annodano storie di uomini, di paesi, di castelli. (…) Come noto a tanti lettori, Spessa trovò un ambasciatore straordinario del suo castello nel mondo attraverso la figura di Giacomo Casanova, che racconta del suo soggiorno nelle memorie così come fa un altro eccezionale protagonista dell’Europa del Settecento come Lorenzo Da Ponte, il librettista di Wolfgang Amadeus Mozart». Il libro, edito da Nuove Edizioni della Laguna, in italiano ed inglese, riprende ed amplia una precedente pubblicazione del 2004 per approfondire la storia del territorio, delle famiglie che ne furono proprietarie – dai Rassauer ai Torriani al marchese Voelkl, dagli Economo ai Segrè Sartorio, per finire con gli Stavro Santarosa e Loretto Pali, che ne è l’attuale proprietario – e degli ospiti illustri. Un ruolo fondamentale lo ebbe Rodolfo Voelkl, che affidò nel 1880 a Ruggero Berlam il restauro e l’ampliamento. L’attuale proprietario Loretto Pali, appunto, negli ultimi trent’anni ha proseguito con lavori di miglioramento ed ampliamento, arricchendo il complesso – ora elegante Country Resort – con un campo da golf a 18 buche, con il ristorante gourmet La Tavernetta e l’Hosteria nella Club house, con camere ed appartamenti anche in rustici ristrutturati fra le vigne, nonché con la ricordata struttura dedicata alla “vinoterapia”.

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In copertina, una splendida immagine del Castello di Spessa in una foto di Fabio Pappalettera.

“Vinibuoni d’Italia” incorona il Fvg: i premi nel 2022, gli altri già a Merano

Quante corone, ben cinquanta, per il Vigneto Fvg! “Vinibuoni d’Italia”, guida unica nel panorama italiano e internazionale perché è la sola dedicata ai vini da vitigni autoctoni, incorona infatti il Friuli Venezia Giulia con 46 corone a cui si aggiungono 4 dedicate a Perlage Italia e altre 6 corone equamente divise tra Slovenia e Istria.  In attesa dell’edizione 2022 della Vinibuoni d’Italia, che sarà disponibile da questo mese, la prima presentazione ufficiale “post-Covid” si terrà, seppur in forma ancora contenuta nelle presenze, questo fine settimana al Merano Wine Festival. Nell’occasione, i coordinatori nazionali Mario Busso ed Alessandro Scorsone distribuiranno gli attestati dell’eccellenza alle cantine delle regioni Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, mentre i vignaioli Fvg dovranno pazientare ancora un po’ poiché saranno premiati all’inizio del 2022 in un evento esclusivo in corso di definizione a Roma.

«Vinibuoni d’Italia si basa su un processo di selezione eccezionale per impegno e per trasparenza. Infatti, collaborano oltre 80 degustatori riuniti in 21 commissioni di lavoro che operano nella loro regione di competenza», spiega Mario Busso, ricordando che per l’assegnazione dei massimi riconoscimenti, ovvero la Corona e la Golden Star, «la degustazione viene fatta pubblicamente ed è aperta, caso unico in Italia, alla partecipazione dei media».
Il Friuli Venezia Giulia, curato a livello regionale da Cristina Burcheri e Luisa Alzetta, si distingue per diverse varietà autoctone d’eccellenza. «Quella del 2020 è stata una bella vendemmia per i Friulano (ex Tocai, ndr) che ottiene molte Corone», riassume Cristina Burcheri, proseguendo: «Ma si distinguono anche le Malvasie istriane, i vini passiti sia a base Picolit che Verduzzo, nonché l’uvaggio da uve autoctone del Collio Bianco premiato su ben quattro cantine. Per me e Luisa Alzetta degustare oltre 600 campioni è stato anche quest’anno un piacere e un onore, poiché abbiamo notato che storiche cantine e giovani vignaioli ci hanno proposto mediamente vini di ottima qualità e di sincero carattere territoriale.Terra di grandi vini bianchi, il Friuli custodisce preziose gemme ambrate, altre spumantizzate senza dimenticare i vini bacca rossa come Pignolo, Schioppettino e Refosco».

Per quanto riguarda, poi, Slovenia ed Istria croata, Stefano Cosma, curatore delle due aree oltreconfine ricorda: «Nell’Istria croata emerge la Malvasia, varietà che rappresenta da alcuni decenni la maggior parte della produzione, con vini sia freschi che longevi. Mentre nel vicino Brda sloveno è la poliedrica Ribolla gialla ad essere protagonista con alcune diverse interpretazioni: spumante, passita e fresca».

LE CORONE FVG

Aquila del Torre Friuli Colli Orientali Doc Refosco dal Peduncolo Rosso Riserva 2016, Borgo San Daniele Friuli Isonzo Doc Pignolo Arbis Ròs 2016,Bortolusso Cav. Emiro Trevenezie Igt Schioppettino 2018, Branko Collio Doc Friulano 2020, Buzzinelli Maurizio Collio Doc Friulano 2020, Cantina Produttori Cormòns Collio Doc Bianco Uve Autoctone 2019, Castelvecchio Carso Doc Malvasia Dileo 2020, Colle Duga Collio Doc Friulano 2020, Colutta Giorgio Friuli Colli Orientali Doc Friulano Abate 2020, Dri Giovanni Il Roncat Colli Orientali del Friuli Picolit Docg 2017, Ermacora Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2020 e bissa con Friuli Colli Orientali Doc Schioppettino 2019, Ferruccio Sgubin Collio Doc Friulano Petruss 2020, doppia corona anche per la Fondazione Villa Russiz con Collio Doc Friulano 2020 e Collio Doc Ribolla Gialla 2020, Fruske Venezia Giulia Igt Vitovska 2019, Gigante Adriano Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2019, Grillo Iole Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2020, Jacùss Friuli Colli Orientali Doc Friulano Forment 2019, Keber Edi Collio Doc Bianco Uve Autoctone 2019, La Viarte Friuli Colli Orientali Doc Refosco dal Peduncolo Rosso Riserva 2013, Lis Neris Friuli Isonzo Doc Bianco La Vila 2018, Livon Collio Doc Ribolla Gialla RoncAlto 2019,Russiz Superiore Collio Doc Friulano 2020, Murva – Renata Pizzulin Venezia Giulia Igt Refosco dal Peduncolo Rosso Murellis 2018, due corone anche per Muzic con Collio Doc Bianco Uve Autoctone Stare Brajde 2019 e Collio Doc Ribolla Gialla 2020, Nero Magis Friuli Colli Orientali Doc Rosso Riserva Nero Magis 2015, Paolo Caccese Collio Doc Friulano 2019, Paraschos Venezia Giulia Igt Bianco Kai 2018, Picech Roberto Collio Doc Malvasia 2019, Plessiva Isidoro Polencic Collio Doc Friulano 2020, Primosic Venezia Giulia Igt Ribolla Gialla Think Yellow 2020, Rodaro Paolo Winery Friuli Colli Orientali Doc Friulano 2019, Sara & Sara Colli Orientali del Friuli Picolit Docg 2017, doppia corona anche per Scubla Roberto Friuli Colli Orientali Doc Malvasia Lo Speziale 2020 e Friuli Colli Orientali Doc Verduzzo Friulano Cràtis 2018, e 2 premi per Specogna con Friuli Colli Orientali Doc Bianco Identità 2019 e Friuli Colli Orientali Doc Rosso Oltre 2018, Tarlao Friuli Aquileia Doc Malvasia Ninive 2020, Terre del Faet Collio Doc Bianco Uve Autoctone 2019, Toros Franco Collio Doc Friulano 2020, Valchiarò Friuli Colli Orientali Doc Friulano Nexus 2020, Venica & Venica Friuli Colli Orientali Doc Schioppettino 2015, Vosca Collio Doc Malvasia 2020 e Zidarich Venezia Giulia Igt Bianco Vitovska Collection 2015.

Le corone Perlage Italia vanno a: Vigneti Pittaro Ribolla Gialla Ronco Vieri Brut, Villa Parens Gran Noir Dosage Zero Millesimato 2013 e due a Rizzi Roman con Lo Sfacciato Dosaggio Zero 2016 e Piè di Mont Dosaggio Zero Blanc de Blancs 2017.

Infine, le Corone slovene vanno a: Erzetič Sentio Brut 2013, Marjan Simčič Leonardo 2015 e Vini Noue Marinic Érigone Ribolla Gialla Gaugnaz Cru Classificazione 2019. Mentre dei tre premiati dell’Istria due vini sono di Benvenuti che convince con Teran Anno Domini 2017 e Malvazija Istarska 2019, l’altra è di Meneghetti con la Malvazija Istarska Moni Emvasis 2017.

In copertina e all’interno alcune immagini delle degustazioni finali condotte da Mario Busso ed Alessandro Scorsone.

 

 

“Langoris”, vini e Cavalieri a Cormons: Premio in Puglia a Stefano Cosma

di Claudio Soranzo

Un altro meritato riconoscimento è arrivato al giornalista e scrittore Stefano Cosma, triestino di nascita ma goriziano d’adozione. L’ufficializzazione del premio arriverà oggi 25 settembre, nientemeno che in un castello, quello di Ugento, in provincia di Lecce. Un bel viaggetto al Sud quindi per Stefano, per ritirare il riconoscimento a Santa Maria di Leuca dalle mani degli ideatori del Premio Iolanda, Vera Slepoj e Davide Paolini, che hanno annunciato in anteprima la vincita del premio letterario a Cosma quale autore di “Langoris. Storie di vini e Cavalieri”, edito da Leg Edizioni di Gorizia. Il libro racconta la storia della Tenuta di Angoris, sita nel comune di Cormons, che ha vinto il premio nella sezione Letteratura del Vino.


Il Premio Iolanda, giunto quest’anno alla 4a edizione, è ora diventato non solo un’iniziativa per celebrare la letteratura enogastronomica collegata alla memoria e alla tradizione, ma soprattutto un particolare momento per gli esperti coinvolti nelle due giurie, per poter fare il punto della situazione nei due settori interessati e delineare eventuali scenari futuri. Così ha spiegato la nota psicologa e scrittrice Vera Slepoj: «Si sta aprendo una nuova era in fatto di cibo e vino: la pandemia ha in pochissimo tempo cambiato il mondo in cui vivevamo, facendoci riscoprire quanto profondo sia il nostro legame – sia individuale che collettivo – con il cibo».
Il giornalista gastronomo Davide Paolini ha aggiunto: «Il premio Iolanda ha sempre cercato di selezionare e stimolare l’uscita di libri che non siano solo ricettari, di cui ormai sono piene le librerie, ma testi che approfondiscono le problematiche intorno a cibo e vino. Ora vediamo che questa impostazione ha avuto successo, come dimostrato dai numerosi e qualificati partecipanti dell’edizione 2021».
Stefano Cosma si occupa di comunicazione e di enogastronomia, operando nel capoluogo isontino. Il suo primo libro risale al lontano 1992: “Dotato d’eccellentissimi vini è il contado di Goritia…”. La sua produzione letteraria è continuata nel 2001 con “Vitti di Toccai… 300“, nel 2005 assieme a Mario Busso e Walter Filiputti con “Collio. I volti di una terra” e nel 2008 con “Vitovska. Tra i vigneti, dal mare al Carso”. Ha già ricevuto altri riconoscimenti, tra i quali il “Premio Collio” nel 2010 e il “Premio Città Impresa” due anni dopo.
A scegliere il libro di Cosma, edito anche in lingua inglese e realizzato in audiobook da Top Voice, sono stati i giurati Alvaro De Anna, Paolo Mieli, Enrico Semprini, Giacomo Mojoli, Roberto Felluga, Piernicola Leone De Castris, Davide Zuin, Seby Costanzo, Rossana Bettini, Giordano Emo Capodilista, Massimo Bassani, Diego De Leo e Massimo Fasanella D’Amore.
La prefazione del libro di Stefano, scritta da Alessandro Marzo Magno, recita “quel che ha scritto Cosma non è un saggio, ma un libro dal rigoroso contenuto storico, che utilizza l’espediente narrativo del romanzo. Immagina che Carlotta, personaggio di fantasia, avesse prestato servizio come infermiera nella villa di Angoris durante la Grande Guerra e che ci fosse ritornata nel 1968 e che, muovendosi per la casa, ne ricostruisca le vicende. Lei è inventata, ma non lo è affatto tutto ciò che racconta: gli episodi sono reali, e ripercorrono le vicissitudini di questo angolo di mondo, un territorio di confine, dove da sempre si sono incrociati popoli e culture. La storia è passata di qui e non smette di scorrere. Il vino è un elisir di lunga vita”.
Proprio oggi, giorno di consegna del riconoscimento in Puglia, Stefano Cosma avrebbe dovuto presentare a Monfalcone, nell’ambito della rassegna “Geografie”, le sue ultime due pubblicazioni: “Il gusto dei saperi fra Carso e Isonzo”, dedicato alla cucina bisiaca, e “Castello di Spessa. Affascinanti intrecci di memorie ed esperienze di benessere”, già presentato in anteprima nel parco del maniero di Capriva – il 30 giugno scorso – in occasione del debutto dell’Amadeus Brut, nuovissimo prodotto con le bollicine della cantina di Barbara Borraccia e Loretto Pali.

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In copertina, Stefano Cosma con Loretto Pali al Castello di Spessa.

Filari di Bolle, 80 spumanti Fvg in gara per la settima rassegna di Casarsa

Sono 80 i vini provenienti da tutta la regione che partecipano alla settima edizione di Filari di Bolle, la Selezione degli Spumanti del Friuli Venezia Giulia organizzata da Pro Loco, Città di Casarsa della Delizia e Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Consorzio delle Doc-Fvg. Ieri, nella sala consiliare del palazzo municipale Burovich de Zmajevich, la giuria si è riunita per degustarli in forma anonima.
Infatti, la Selezione punta a decretare le migliori “bollicine” Fvg con l’obiettivo di valorizzare la qualità e l’eleganza di prodotti che suscitano sempre maggiore interesse sui mercati nazionali ed esteri, dove la richiesta di spumanti Made in Fvg continua ad aumentare. I vini partecipanti sono stati suddivisi nelle 4 categorie Metodo Charmat Prosecco Doc, Metodo Charmat Spumante Monovarietale, Metodo Charmat Cuvée e Metodo Classico. Ai vincitori saranno consegnati premi consistenti in un attestato accompagnato da una fotografia artistica del grande maestro casarsese Elio Ciol. Previsti anche altri riconoscimenti per particolari produzioni, a partire dalla novità di questi mesi nel panorama vinicolo, ovvero il Prosecco Doc Rosè.

«Per noi è un orgoglio essere riusciti, come lo scorso anno, a proporre la Selezione nonostante la pandemia – ha affermato il sindaco Lavinia Clarotto, portando il saluto di tutti gli organizzatori -. Il vino spumante è un’eccellenza di Casarsa della Delizia e da questo siamo partiti per dare visibilità a tutto il comparto regionale e alla sua filiera. Le nostre bollicine sono sempre più apprezzate e per noi questo è un modo di promuovere tutto il Vigneto Friuli Venezia Giulia. Il vino è uno degli elementi della ripartenza, per ritrovare presto dei momenti di gioia nel rispetto delle regole e con responsabilità: c’è un nuovo mondo che ci aspetta».
La giuria era composto da alcuni tra i massimi esperti regionali tra sommelier, enologi e giornalisti enogastronomici: Pier Dal Mas, Rodolfo Rizzi, Gianni Ottogalli, Stefano Cosma, Vladimiro Tulisso e Stelio Smotlak. «Siamo soddisfatti dei vini assaggiati – ha commentato Pier Dal Mas, referente per la provincia di Pordenone dell’Ais, Associazione italiana sommelier -: edizione dopo edizione, c’è un innalzamento qualitativo. Gli spumanti del Friuli Venezia Giulia piacciono perché portano allegria e convivialità del bere senza rinunciare alla qualità, sono versatili sia per palati giovani che per quelli più maturi. Il Prosecco Doc Rosè? Interessante, elegante e pulito: farà strada».

La Pro Casarsa della Delizia, guidata dal presidente Antonio Tesolin, ha voluto donare a tutti i giurati delle pubblicazioni su storia e territorio di Casarsa. I vincitori saranno proclamati il 5 agosto, in una cerimonia su invito nel palazzo municipale. Gli spumanti selezionati saranno poi grandi protagonisti in occasione della tappa casarsese di Calici di Stelle delle Città del Vino, il 10 agosto con il concerto Note sotto le stelle nell’Arena estiva dell’Antico Frutteto di Palazzo Burovich de Zmajevich. Il tutto all’interno del programma della Sagra del Vino, che quest’anno in via eccezionale è organizzata in versione estiva.

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In copertina e all’interno alcune immagini della seduta della giuria.

«Collio e Brda meritano il titolo Unesco». Oggi Sirk e Gravner protagonisti a Topolò

«Il Brda-Collio ha tutti gli elementi per ottenere il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Citando Draghi, anche io sento il dovere di dichiarare “whatever it takes”, la Regione ed io personalmente faremo qualunque cosa sia necessaria». È quanto ha affermato l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, a chiusura della seduta dell’ufficio di presidenza della V commissione consiliare che, come informa Arc, si è riunito a Capriva del Friuli per le audizioni in merito alla candidatura Unesco del Brda-Collio. «Il lavoro scientifico ha avuto delle difficoltà tecniche iniziali, ma ora ha preso la rotta giusta, dimostrando che questo territorio merita il riconoscimento. Adesso abbiamo un dossier di candidatura di assoluto livello. Il Friuli Venezia Giulia è pronto, assieme al partner sloveno, a proseguire verso la candidatura alla tentative list. Ora è il momento della diplomazia ed entro il mese di ottobre avremo chiarezza sulla situazione. Ci auguriamo che il percorso possa essere completato così com’è iniziato con la partnership Slovenia Friuli Venezia Giulia, ma, qualora vi fossero problemi, noi proseguiremo comunque verso la tentative list».

La riunione di Capriva.

Presieduta dal consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna del Collio e convinto promotore dell’iniziativa per il riconoscimento alla zona collinare a cavallo del confine italo-sloveno il titolo di Patrimonio dell’Umanità, la seduta della Commissione è stata l’occasione per illustrare lo stato della ricerca svolta dal Comitato tecnico ristretto composto da Francesco Marangon, Lucia Pillon, Stefano Cosma e Federico Pizzin. In questa fase, il lavoro è finalizzato all’ingresso nella tentative list del Centro del patrimonio mondiale Unesco, nella sezione dei beni culturali transfrontalieri. La tentative list italiana contiene attualmente 43 candidature (alcune di vecchia data altre recenti), ma questa, ulteriore, è una delle poche transfrontaliere. La denominazione della candidatura si compone delle tre diciture in sloveno, italiano e friulano Brda/Collio/Cuei che identificano il territorio collinare appunto tra Italia e Slovenia.
I criteri, tra quelli definiti dall’Unesco, a cui la candidatura afferisce, sono relativi alla straordinarietà di un insieme tecnologico e di un paesaggio che illustri uno o più importanti fasi nella storia umana e l’eccezionalità di interazione tra l’uomo e l’ambiente. Il lavoro si sta concentrando su elementi quali l’ubicazione geografica e il clima specifico, le particolarità geologiche, le caratteristiche ed eccezionalità tecnologiche, la lavorazione agricola e la resilienza. In questo approccio scientifico assume valenza particolare il terrazzamento del Collio che qui ha la tipica denominazione di “ronco”. Questo paesaggio rurale trova denominazioni specifiche in tre Catasti settecenteschi, quello teresiano, quello dell’Ufficio tavolare e il Catasto giuseppino. Ma l’opera più sistematica ed uniforme va ricondotta al Catasto dei secoli XIX e XX avviato da Napoleone nel 1807 e proseguito con l’operato dell’imperatore Francesco I d’Austria, le cui mappe sono custodite all’Archivio di Stato di Gorizia.

Intanto, due famosi vignaioli del Collio saranno protagonisti oggi a Topolò, il piccolo paese delle Valli del Natisone, in Comune di Grimacco, postosi in evidenza in questi anni per le sue iniziative culturali. Tutto è pronto, infatti, per l’evento “zero” di Ikarus annunciato per il pomeriggio odierno: un piccolo assaggio del Festival che prenderà il via ufficiale a settembre. Dalle 17, infatti, saranno sulla scena di Stazione Topolò due “genius loci” del territorio collinare goriziano, Joško Sirk, il patron della Subida di Cormons, e Joško Gravner, il vignaiolo controcorrente di Oslavia famoso nel mondo per i suoi vini nati secondo natura.

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In copertina e qui sopra immagini del Collio italiano e di quello sloveno.

A Gusti di Frontiera tutto “frico” con Scarello e Del Fabro

di Gi Elle

“Gusti di Frontiera” ormai a metà cammino, anzi quella di oggi è la giornata principale, quella più attesa, consacrata a uno dei grandi e indiscussi piatti della tradizione friulana: il “frico”.  E sarà sicuramente quella dei grandi numeri, se il tempo sarà alleato, che si sommeranno a quelli già incamerati. Partenza da record, infatti, per questa 16ma edizione della rassegna enogastronomica in corso a Gorizia fino a domani: l’imponente kermesse conferma e supera il suo primato di più imponente e frequentata manifestazione enogastronomica del Nordest, con un afflusso stimato, già per le battute iniziali (gli stand si sono aperti giovedì pomeriggio), di circa 100mila presenze. Dagli accessi ai varchi, i dati sulla viabilità, l’utilizzo dei parcheggi, i materiali distribuiti agli infopoint, il dato registrato dagli organizzatori è nettamente in crescita rispetto allo scorso anno.

SINDACO SODDISFATTO

«La prima giornata di “Gusti di Frontiera” è stata ricca di soddisfazioni, sia per la qualità del programma che per l’afflusso affettuoso del pubblico che ha affollato le vie di Gorizia fin dalle prime ore della giornata», spiega il sindaco Rodolfo Ziberna. «La manifestazione negli anni ha confermato la qualità della sua offerta e della sua organizzazione, e il pubblico ha ripagato il nostro impegno con un affetto che supera perfino le aspettative.
La manifestazione ha puntato anche quest’anno su proposte sempre nuove e di qualità, come quella apprezzatissima del Borgo Africa, che è stato letteralmente preso d’assalto per tutta la giornata, ma anche su iniziative ad alta valenza simbolica, come il coinvolgente collegamento durante la cerimonia inaugurale con Matera Città Europea della Cultura 2019: un ideale trait d’union di buon auspicio per la candidatura di Gorizia e Nova Gorica 2025.
Per l’assessore ai Grandi eventi, Arianna Bellan, «l’apprezzamento è stato evidente, gli stand che si impegnano nella qualità della loro offerta hanno avuto da subito una risposta generosa, che ha portato la gente a mettersi in attesa per degustare piatti e ricette speciali. Grandissima quindi la soddisfazione nel percepire che l’attenzione che mettiamo a ricercare una proposta di sempre maggiore qualità, porta i risultati sperati. Su questa strada vogliamo continuare: le nuove proposte sono state apprezzate e su novità abbinata a qualità continueremo a focalizzarci anche per il futuro». «Abbiamo avuto conferma del tutto esaurito nelle strutture ricettive, registrato ormai da mesi: il pubblico da fuori regione torna quindi a Gusti di Frontiera, una manifestazione che non tradisce le aspettative».

Il tradizionale taglio del nastro. 

FOCUS SUL LATTE

Numerosi gli incontri e gli show-cooking, con importanti chef e produttori del territorio per oggi. Focus della giornata saranno il latte e i suoi derivati, dove non poteva mancare uno spazio dedicato ad uno dei piatti “cult”, rivisitato per omaggiare la manifestazione Gusti di Frontiera: il Frico! A celebrare il piatto e le sue infinite declinazioni e contaminazioni lo chef stellato Emanuele Scarello che, alle18.30, introdurrà un contest basato sulla rivisitazione del Frico, un piatto che nelle sue accezioni attraversa tutto l’arco alpino ed è bello immaginarlo “aperto” a influssi e usanze locali: gli chef Riccardo Gaspari e Michela Fabbro, introdotti da Carlo Passera (coordinatore editoriale di Identità Golose), omaggeranno con le loro creazioni i Paesi partecipanti a Gusti di Frontiera, ispirando a loro le elaborazioni del celebre piatto. A degustare la stampa specializzata e il pubblico.

ANCHE DUE LIBRI

Oggi in apertura di pomeriggio ci sarà spazio anche per la presentazione di due libri: la Guida ai Sapori e ai Piaceri del Friuli Venezia Giulia 2020 de La Repubblica, alla quale interverranno i giornalisti Furio Baldassi e Stefano Cosma (alle16) e, a seguire (ore 17), il libro “E Alore Frico!” a cura di ARLeF – Agenzia Regionale per la Lingua Friulana alla quale interverranno l’autore Adriano Del Fabro, il presidente ARLeF Eros Cisilino, il produttore di  latte e formaggi bio Giuseppe Zoff e l’enologo Matteo Lovo.  Alle 18.30 l’incontro “La malga in piazza” seguito dallo “spritz goriziano”. Anche nella giornata odierna spazio al Tour delle antiche Spezierie: ritrovo alle 13.30 in Piazza Sant’Antonio allo stand del Comune di Gorizia con la guida Sabrina Pellizon. Partenza ore 13.45. Obbligatoria l’iscrizione via mail a sabrina@ecoturismofvg.com

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In copertina, lo chef stellato Emanuele Scarello e qui sopra il “frico”  in una foto del libro di Adriano Del Fabro.