Torricella, dai cereali anche energia “verde”, economia circolare e solidarietà

(g.l.) Davvero brillante, nonostante questi difficilissimi momenti di emergenza sanitaria, il bilancio della Cooperativa intercomunale cereali Torricella, con un raccolto in crescita del 18 per cento nella campagna che si conclude oggi assieme a quest’anno tutto particolare che passerà alla storia.  E che proprio dalla coltivazione dei cereali ha ottenuto non solo risultati in ambito agricolo, ma anche nella produzione di energia “verde”, con anche un occhio alla solidarietà in questi tempi segnati dal Covid-19. Il rendiconto è stato infatti approvato all’unanimità dai 260 soci della importante realtà  di San Vito al Tagliamento (associata a Confcooperative Pordenone), durante l’assemblea che ha visto anche ricordare i 45 anni di esperienza nel settore e i 9 anni (tre mandati) del presidente Tomaso Pietro Fabris, riconfermato nella carica. In particolare, proprio l’esercizio 2019/20 ha permesso di raggiungere due obiettivi fondamentali: il primo è di avere realizzato il sogno di produrre energia elettrica dai sottoprodotti della lavorazione del mais, il secondo di avere raggiunto un equilibrio finanziario nel corso di questo mandato come da progetto industriale.

Tomaso Pietro Fabris

Infatti, l’impianto biogas della cooperativa produce 999 watt/ora utilizzando sottoprodotti della lavorazione del mais e liquami suini e bovini: tutti materiali forniti dai soci stessi, per un’economia veramente circolare. “Siamo riusciti – ha spiegato Fabris, che è anche vicepresidente di Confcooperative Pordenone – dove nessuno era arrivato prima di noi a livello nazionale, cioè realizzare a pieno regime tutto l’anno ottimo biogas per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili come spezzati di mais, pule o mais non adatto alla commercializzazione. Una scommessa vinta con caparbietà e determinazione, che è valsa ai soci della cooperativa vantaggi unici come una redditività di 2-3 euro al quintale in più rispetto al normale prezzo di mercato del mais, la possibilità di utilizzare il digestato che è risultato un valido concime naturale e un ammendante per i terreni, nonché la possibilità di non trattare contro piralide le proprie coltivazioni, in quanto il deterioramento del mais non costituisce a questo punto, grazie all’utilizzo per biogas, un problema economico per i soci”.
Il più recente asset strategico che la cooperativa ha portato avanti è quello della consulenza con Ersa Fvg per sostenere il miglior uso di diserbanti e una particolare attenzione alla lotta agli insetti terricoli, a piralide e diabrotica nel mais. “Inoltre – ha aggiunto il presidente -, la futura Pac (Politica agricola comune dell’Unione Europea, ndr) insisterà molto sugli aspetti di sostenibilità ambientale e di carbon bank del terreno (compensazione della C02 emessa per la produzione, ndr): due obiettivi che la cooperativa vorrà portare avanti con energia insieme ai propri associati”.
Da non dimenticare, poi, la solidarietà: quest’anno la cooperativa, che ha lavorato anche nel periodo del lockdown di primavera, ha voluto sostenere il territorio con un’importante elargizione all’associazione Somsi di San Vito al Tagliamento per l’acquisto di attrezzature ospedaliere utili nella lotta al Coronavirus.

Granella dopo l’essiccazione.

Il nuovo consiglio di amministrazione eletto in assemblea e composto da Paolo Bagnarol, Giuseppe Bozzetto, Sandro Scodeller, Mauro Sorgi, Tomas Sovran, Leonardo Nimis e lo stesso Tomaso Pietro Fabris sarà ora chiamato a portare avanti nuovi investimenti volti a migliorare l’efficienza dell’attività caratteristica dell’essiccazione, ma anche quella rivolta a trovare nuove possibili innovazioni nel campo delle energie rinnovabili e della sostenibilità e valorizzazione anche del digestato o di altre fonti.
“Quello della cooperativa sanvitese – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – è il chiaro esempio di come si possa fare agricoltura di qualità rispettando l’ambiente e sostenendo le comunità del territorio in cui si opera. La sfida dell’economia circolare è ormai non solo il futuro, ma anche il presente della nostra società, a cui come cooperative aggiungiamo il valore della solidarietà”.
Il presidente Fabris ha riconosciuto tutta la validità di aver investito in strategie tipicamente industriali lungo questi anni, prima con il dottor Davide Da Pieve e poi con i preziosi consigli del ragionier Lorenzo Galante revisore contabile, per sostenere gli ingenti investimenti della cooperativa con un’analisi dei flussi di cassa e la capitalizzazione della cooperativa. Continuando, ha rimarcato l’importante risultato conseguito nei primi anni dall’avvio dell’impianto biogas grazie alla competenza del dott Daniel Zovi della ditta Ies Biogas e del dottor Massimiliano Pilosio che opera nella cooperativa.
Fabris ha, inoltre, ringraziato per questi suoi nove anni alla guida della cooperativa i dipendenti Claudio, Giuliano e Massimiliano, la banca Bcc Pordenonese Monsile e il suo direttore generale Pilosio, la citata Ies Biogas e i collaboratori, ma non ultimi i soci che hanno riposto la fiducia nel consiglio di amministrazione. Nel corso di questi nove anni sono stati sviluppati rapporti di collaborazione fra cooperative friulane per meglio disporre di sottoprodotti per l’impianto biogas e soprattutto con la Cooperativa Vieris di Castions di Strada con una fidejussione per un mutuo, rivolgendo al presidente Castagneviz e ai soci di quella cooperativa il riconoscimento per il prezioso aiuto.

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In copertina e qui sopra ecco la raccolta meccanica del mais.

Disturbi alimentari: come nascono e come si curano

Disturbi alimentari: in Italia si contano oltre 8.500 nuovi casi ogni anno, e si stima ne soffra il 10 per cento degli adolescenti. In provincia di Pordenone si registrano circa 160 nuovi casi l’anno e dal 2008 al 2019 nel reparto di pediatria all’ospedale cittadino sono state ricoverate 60 persone, che rappresentano solo il 20 per cento dei pazienti seguiti. Rilevante anche l’età di coloro che soffrono di questi disturbi: si tratta di giovanissimi che in media hanno 15 anni. Proprio alla difficoltà di rapportarsi con equilibrio all’alimentazione, ed ai risvolti psicologici e psichiatrici che le relazioni col cibo nascondono o implicano è dedicato il convegno a più voci promosso dall’Istituto Regionale di Studi Europei per domani 22 ottobre, in programma dalle 15.30 nell’auditorium del Centro culturale Casa Zanussi di Pordenone: “Quando il cibo è un problema: a partire dai più piccoli. Come nascono, e come si possono curare, i disturbi alimentari più comuni” titola il forum che punta i riflettori sull’impegno a livello territoriale di pediatri, psicologi, operatori sanitari sui disturbi in età precoce, con il coinvolgimento di famiglie e mondo della scuola. Interverranno Roberto Dall’Amico, direttore Dipartimento materno infantile Ospedale “Santa Maria degli Angeli” di Pordenone e direttore ad interim Sc Pediatria San Vito-Spilimbergo; Gianluigi Luxardi, psicoterapeuta e psicologo, direttore del Centro disturbi alimentari di San Vito al Tagliamento; Liliana Giust, presidente di Adao Friuli onlus Associazione Disturbi Alimentarie Obesità. L’evento rientra nel cartellone 2020 della rassegna Irse “Affascinati dal cervello”, dedicata quest’anno a “Mens sana in cibo sano”. La partecipazione è gratuita sia “in presenza”, nel totale rispetto delle norme di sicurezza, che in diretta streaming sul sito Irse. I relatori saranno introdotti dal divulgatore scientifico Gianluca Liva, con formazione in neuroscienze, storia della scienza e comunicazione alla Sissa di Trieste.

Gianluigi Luxardi

Roberto Dall’Amico

I disordini alimentari sono gravi patologie con complicazioni fisiche e psichiche, possono colpire bambini, adolescenti e adulti, prevalentemente di sesso femminile anche se negli ultimi anni si riscontra un’incidenza del 10 per cento circa nella popolazione maschile. I fattori psicologici contribuiscono all’insorgenza di comportamenti alimentari anormali, che includono sia l’estremamente scarso, sia l’eccessiva assunzione di cibo. Curare un individuo, quindi, significa considerare tutti i possibili ambiti della sua vita, compresi quelli sociali: chi ne è affetto non riesce ad alimentarsi con sufficiente serenità ed ha una percezione alterata del proprio corpo.

«Non si ha esempio di malattia psichiatrica con una simile propagazione, una vera e propria epidemia sociale – commenta Liliana Giust -. Si parla di tre milioni di ragazzi, in Italia, che soffrono oggi di questi disturbi, non a caso seconda causa di morte in età adolescenziale, dopo gli incidenti stradali». Adao Friuli Odv è un’Associazione di genitori e familiari di pazienti affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare attiva dal 2003, impegnata nella prevenzione e nella diagnosi precoce di questi gravi patologie: l’ultimo progetto sul territorio, “Sana Alimentazione”, si è svolto con otto classi di due scuole medie della provincia di Pordenone nel 2019 e attraverso corsi di formazione per insegnanti ed educatori (2018), ma anche per allenatori, tecnici, istruttori e insegnanti di scienze motorie (2020).
Osserva il direttore del Centro Disturbi Alimentari di San Vito al Tagliamento, Gianluigi Luxardi, che i disturbi alimentari colpiscono sempre più bambini e possono iniziare già intorno ai cinque anni. Nelle bambine delle Scuole primarie sono stati trovati i disturbi più comuni, dall’anoressia alla bulimia, assieme a disordini alimentari più difficili da interpretare, come la disfagia – la difficoltà a deglutire – il selective eating (alimentazione selettiva), il food avoidance emotional disorder (disturbo emotivo da avversione per il cibo) e l’ortoressia (ossessione di un’alimentazione sana). «La percentuale di guarigione – ha spiegato Luxardi- è pari al 70%. Solitamente nel giro di due anni i pazienti, soprattutto quelli più giovani, riescono a guarire».

Info IRSE Bit.ly/IRSE_AffascinatiCervello2020

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In copertina, salumi tipici della tradizione agroalimentare friulana.

 

L’Estate in Fattoria avvicina i bambini alla campagna friulana

Coronavirus, è il tempo per riscoprire le attività all’aria aperta e a diretto contatto con la natura, anche per i centri estivi. E a San Vito al Tagliamento c’è una delle proposte più creative dell’estate 2020, ovvero quella in fattoria. Dopo il successo della prima edizione del centro estivo proposto l’anno scorso dalla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa negli spazi de La Volpe sotto i Gelsi, ritorna il campus all’insegna della natura e del contatto con gli animali. I posti però, causa emergenza Covid-19, sono limitati: appena 14 i bambini che potranno essere ospitati ogni settimana e la proposta educativa è rivolta soltanto ai minori frequentanti le scuole primarie, cioè quelli della fascia di età dai 6 agli 11 anni.
Il periodo di attività sarà di 8 settimane ovvero da domani 22 giugno al 31 luglio e dal 24 agosto al 4 settembre. Il campus si svolgerà negli spazi dell’antico casale recentemente restaurato in via Copece (località Comunali). In ottemperanza alle vigenti norme in fatto di sicurezza, i bambini saranno divisi in due gruppi da 7 partecipanti con un operatore dedicato a ciascuno e spazi distinti.

Alcuni prodotti biologici.


“È il secondo anno che proponiamo questa esperienza educativa – spiega Diana Turla, responsabile Estate in Fattoria de Il Piccolo Principe -. Una proposta educativa che l’anno scorso aveva incontrato il favore delle famiglie perché si tratta di un centro estate in cui il bambino può davvero riscoprire il contatto con l’ambiente. Quest’anno sarà un estate particolare ma assicuriamo tutti i genitori che in fattoria gli spazi sono molto ampi e i bambini avranno tutto lo spazio per giocare all’aria aperta a contatto con la natura e con gli animali e potranno farlo in tutta sicurezza. Tutti gli ambienti – specifica – verranno costantemente puliti e sanificati e si cercherà di favorire il distanziamento assicurando comunque ai bambini la possibilità di giocare e divertirsi, come hanno bisogno a quest’età di fare”.
Tra le attività proposte: preparazione e cura quotidiana di un piccolo orto sinergico, accudimento degli animali della fattoria (galline, conigli, oche, gatti), coltivazione di piante aromatiche e fiori, laboratori per conoscere e utilizzare le erbe, laboratori di creazione con elementi naturali. In più, ci saranno gli incontri con gli asinelli in collaborazione con La Torre dell’asino di Torrate.
“Putroppo rispetto allo scorso anno – ha aggiunto Turla – i costi sono più alti a causa di tutte le disposizioni e misure volte alla sicurezza e al contenimento della diffusione del Covid-19. I genitori però – ha confermato la responsabile di Estate in Fattoria -, potranno usufruire del bonus centri estivi introdotto dallo Stato o della carta famiglia prevista dalla Regione. Inoltre, la sede della fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi si trova poco distante dall’area della Zona industriale Ponte Rosso e gli orari sono stati organizzati in modo da consentire ai genitori lavoratori di accompagnare il proprio figlio in fattoria prima di andare al lavoro e di venirlo a riprendere a fine giornata”.
La fattoria didattica e sociale, gestita dal Piccolo Principe, è un progetto che vede la forte collaborazione e il sostegno di Azienda per l’Assistenza Sanitaria 5 “Friuli Occidentale”, Comune di San Vito al Tagliamento, Servizio sociale dei Comuni “Tagliamento” e delle cooperative sociali Futura e Il Granello con l’obiettivo di attuare percorsi di integrazione lavorativa e sociale per disabili e persone con fragilità psichiatrica.

Il casale della cooperativa.

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In copertina, bambini all’Estate in Fattoria di San Vito al Tagliamento.

A Casarsa e a San Vito c’è il “BioKit AntiCovid-19”: così non si esce di casa

Una risposta solidale all’emergenza da Coronavirus arriva dalla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa della Delizia. La fattoria sociale e didattica La Volpe sotto i Gelsi, che da tempo offre un servizio di consegna di cassette con frutta e verdura biologiche, ha attivato, in aggiunta a questo servizio, uno nuovo, pensato per aiutare le persone in questo particolare momento legato alla crisi sanitaria. Si tratta delle cassette “BioKit AntiCovid-19” con consegna a domicilio gratis nello stesso Comune, San Giovanni compresa, e a San Vito al Tagliamento.
“Abbiamo voluto implementare il nostro servizio di consegna cassette bio – hanno spiegato Marco Cepparo, responsabile de La Volpe, e Paolo Emilio De Simon, ideatore di questo progetto – inserendo la possibilità di avere cassette con frutta e verdura, ma anche con beni di prima necessità come pane, pasta, latte, caffè e prodotti per l’igiene personale e per la casa, per dare una risposta solidale concreta a chi si trova in questo momento in difficoltà: anziani soli, soggetti a rischio, persone malate, gli over 65 che hanno timore a spostarsi per fare la spesa… Ma non solo, è un servizio rivolto alle famiglie che in queste settimane si trovano a dover affrontare tanti ostacoli tra figli a casa e corse per andare al lavoro, cercando di coordinare tutto. Inoltre, è una soluzione per aiutare le persone a limitare il più possibile gli spostamenti, anche quelli necessari come fare la spesa, contribuendo così a contrastare il diffondersi del virus”.

La consegna nelle case.

Come detto, le cassette “BioKit”, oltre alla frutta e verdura fresca biologica, contengono anche pane in collaborazione con il panificio Rossi e altri beni di prima necessità come quelli per la cura della persona in collaborazione con il Camarin di Ada di Madonna di Rosa e quelli per l’igiene della casa. Le cassette verranno consegnate a domicilio, gratuitamente per tutti a Casarsa e San Vito al Tagliamento e, su richiesta, anche negli altri comuni con un piccolo contributo; in alternativa saranno attivi anche alcuni punti di ritiro: Bottega del Piccolo Principe / Cso a Casarsa della Delizia, La Volpe sotto i gelsi a San Vito al Tagliamento, Torrate a Torrate di Chions, Il Camarin di Ada a San Vito. Il costo delle cassette varia dai 10 euro in su ed è possibile ordinarle pagandole online con carta di credito e paypal oppure con bancomat per la consegna a domicilio. Per iscriversi al servizio, è sufficiente inviare un messaggio whatsapp al numero 340.3352556, scrivendo il proprio nome e la provenienza e si verrà subito ricontattati. In alternativa, si può fare tutto via computer o smartphone, cliccando al seguente link https://tinyurl.com/biocestedellavolpe per iscriversi al servizio e ricevere tutte le istruzioni necessarie. Nella composizione delle cassette vengono seguite particolari attenzioni igieniche, come tra le altre l’uso di guanti protettivi e mascherine.
Inoltre, come detto, tutte le verdure e la frutta vendute sono bio, provengono cioè dalle coltivazioni della Volpe sotto i Gelsi e da altre aziende agricole bio e da produttori legati al commercio equo e solidale. Ci sono poi prodotti come la farina per fare la polenta, il miele e le uova e i trasformati. Da ultimo, le cassette utilizzate sono di legno: l’obiettivo è quello di eliminare completamente l’utilizzo di plastica per gli imballaggi, promuovendo così uno stile di vita sostenibile e a rifiuti zero.

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In copertina e qui sopra ecco alcuni prodotti della fattoria didattica.

Dove va il Vigneto Fvg? Dieci riflessioni con Assoenologi in attesa di Vinitaly

di Giuseppe Longo

UDINE – Anno 2020, dove va la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia? Quali scenari, produttivi e commerciali, si aprono anche alle luce degli importanti eventi internazionali che sono maturati negli ultimi tempi? Ne abbiamo parlato con Rodolfo Rizzi, leader di Assoenologi Fvg, il quale giorno per giorno vive le vicende del settore da un “osservatorio privilegiato”, che è tale non solo dal punto di vista tecnico ma anche politico-istituzionale con le annesse novità legislative, nazionali e comunitarie, che non mancano mai e che la Sezione regionale tiene aggiornate grazie anche al costante contatto con la Sede centrale di Milano. A tre mesi dal Congresso nazionale Assoenologi di Matera – preceduto nel 2018 da quello, indimenticabile, di Trieste – gli abbiamo rivolto dieci domande che fanno il punto sulla situazione sotto le varie sfaccettature del “pianeta” vite e vino.

1 – Presidente, ci avviciniamo sempre più al Vinitaly di Verona: il Friuli Venezia
Giulia come si presenta?

Il Vinitaly, anche per il vignaiolo friulano, è un momento molto importante, sia per presentare la nuova produzione enoica che per incontrare i tanti “ricercati” buyer. Anche quest’anno, la nostra regione vitivinicola saprà animare gli enormi spazi, del Padiglione 6, con i suoi tanti produttori, sia quelli presenti in forma a sè stante che gli altri 110 riuniti nello stand collettivo dell’Ersa. L’obiettivo comune, della Regione Fvg e dei Consorzi di tutela, è quello di formare una squadra che sia il più possibile coesa almeno su alcuni macro-obiettivi. Uno su tutti, sicuramente, la promozione.

La “casa del vino” a San Vito.

2 – Recentemente, è stato costituito l’auspicato Consorzio Doc Friuli, che ha trovato sede assieme ad altri importanti organismi vitivinicoli a San Vito al Tagliamento. Come valuta questa nuova realtà?

La realtà enologica, del Friuli-Venezia Giulia, in questi ultimi anni si è fortemente modificata, soprattutto grazie ad un mercato in evoluzione, dove Prosecco e Pinot grigio ricoprono oltre il 50% dell’intero Vigneto Friuli (adesso non analizziamo se questo sia giusto o sbagliato, ma è la realtà). Da questa breve considerazione, si deduce che molte cose sono cambiate all’interno delle Doc e, se pensiamo a come si sia modificata la comunicazione, allora viene spontaneo ricercare qualche alternativa. Ecco, allora, che la nascita di questo nuovo Consorzio non dev’essere vista come l’ennesimo ente di tutela, ma come un’opportunità per tutti i produttori della nostra regione. Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità sia nell’ambito della promozione che della regolamentazione di alcune strategie produttive. Basta prendere spunto dalle nuove Doc, Prosecco e Delle Venezie, per capire che le regolamentazioni sono auspicabili. Le ultime ombre di crisi, calate sulla Ribolla gialla, ci dovrebbero fare riflettere.

3 – Ritiene questo nuovo Consorzio in sintonia con la “cabina di regia” annunciata dal ministro delle Politiche agricole a chiusura del Congresso nazionale Assoenologi?

In occasione del 74° Congresso di Assoenologi, tenutosi ai primi di novembre nella splendida Matera, a chiusura dei lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva annunciato, anche su forte pressione della nostra Categoria, la nascita di una “cabina di regia” del vino italiano riunendo, attorno allo stesso tavolo di lavoro, le principali sigle sindacali del settore agricolo. Il ministro Bellanova aveva, infatti, così esordito: “Un settore così strategico e importante ha bisogno di un luogo dove affrontare le criticità, valutare con attenzione le strategie di valorizzazione, maturare un confronto vero con tutte le parti interessate per un progetto complessivo di futuro del settore. Se il vino italiano costituisce uno dei nostri comparti di maggiore successo, sono altrettanto evidenti le problematiche che ne frenano l’enorme potenziale”. Inutile dire, che nel suo piccolo, anche il neo Consorzio della Doc Friuli-Venezia Giulia dovrà ascoltare la base e programmare strategie future per il bene dell’intero settore.

Il ministro Teresa Bellanova con i presidenti Rizzi e Cotarella a Matera.

4 – Ma quale sarà la funzione di questo nuovo Istituto nazionale?

Il settore vitivinicolo, oltre ad affrontare le solite problematiche interne legate alla programmazione agraria, sta vivendo forti turbolenze a livello internazionale. I mercati agroalimentari mondiali si sono scoperti molto fragili e volatili divenendo, purtroppo, una vera moneta di scambio, a causa sia di instabilità politica che di concorrenza ad alto livello. Su tutte, la “guerra” tra Boeing e Airbus, e la Brexit, che potrebbero portare pesantissime conseguenze sulle nostre esportazioni agroalimentari. Anche per questi motivi, è fondamentale avere un tavolo unico di concertazione, assieme alle diverse organizzazioni di Categoria e a fianco delle istituzioni, al fine di salvaguardare un prodotto, come il vino, che dev’essere sempre più ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo. Questo “tavolo di regia” avrà anche il compito di portare a termine il lungo iter che ha visto la nascita del “Testo Unico del Vino”, ma che è ancora carente di moltissimi decreti attuativi la cui pubblicazione dovrebbe essere prevista per il prossimo Vinitaly. Sicuramente, avrà riflessi anche per il Vigneto Fvg. Anche la nostra regione, infatti, potrà avere dei benefici dalla nascita di questa “cabina di regia”, vista anche la linea diretta, sia mia che del collega Daniele Calzavara (consigliere nazionale di Assoenologi), instaurata in tantissimi anni, con il presidente Riccardo Cotarella, membro effettivo del Tavolo ministeriale e, non dimentichiamo, artefice della sua nascita.

5 – A che punto siamo con difesa e promozione della Ribolla gialla, ferma o spumantizzata, non rientrante fra le Doc di collina che già la tutelano?

Come dicevo, il Prosecco e il Pinot grigio occupano, nella nostra regione, oltre metà dell’intera produzione vitivinicola, mentre la Ribolla gialla, nei pensieri di tanti vignaioli, si dovrebbe ritagliare il terzo posto in questa importante classifica. L’idea è sicuramente interessante ma, purtroppo, deve fare i conti con tante altre che, molto spesso, difficilmente collimano. In verità, l’iter per la difesa del vitigno (sostituzione del nome) è già partita ma i tempi burocratici, come sempre, si allungano. Mentre, per quanto riguarda la promozione del vino Ribolla gialla, sia fermo che spumante, sta procedendo in ordine sparso e a volte sfiorando il “patetico”.

Grappoli di Ribolla gialla…

6 – Una volta ottenuto il tanto auspicato pronunciamento normativo su questo vino autoctono da parte del Ministero competente, ritiene utile anche in questo caso la nascita di un Consorzio specifico?

Io penso, anzi ne sono convinto, che lo scopo del nuovo Consorzio Doc Friuli sia anche quello di tutelare la Ribolla gialla, non solo regolamentandone la produzione ma, soprattutto, promuovendo questo vino. Quindi, per ora, non vedo il bisogno di un Consorzio ad hoc in quanto si rischierebbe di isolare questo vino in una “bolla” mediatica.

7 – Come sta funzionando quello interregionale del Pinot grigio?

Qui il discorso cambia. Il Pinot grigio oggi, nel Nord-Est, è coltivato su una superficie di circa 26.000 ettari (contro i poco più di 2.000 della Ribolla gialla) e ricopre l’85% di produzione a livello nazionale. Con questi numeri, un Consorzio specifico ha sicuramente un motivo per esistere. Inoltre, sotto la guida del presidente Albino Armani gli incrementi dell’imbottigliato stanno crescendo a doppia cifra e anche i prezzi del vino sfuso dovrebbero a breve subire un incremento viste le tante richieste di mercato.

… e di Pinot grigio.

8 – E del Prosecco, cosa ci può dire? Hanno fatto bene anche i nostri produttori a puntare su queste bollicine?

Il vino Prosecco è divenuto un “marchio” mondiale e questo è un traguardo bellissimo che dà merito sia al Consorzio trevigiano che ai tanti produttori che hanno creduto nel futuro di questo vino. Purtroppo, oggi c’è ancora chi si scandalizza solo a sentire pronunciare questo nome invece di capire che, il Prosecco, è un’opportunità per tutti. Un vantaggio immediato è sicuramente, sia per quanti lo coltivano (oggi, è il vino sfuso più pagato in rapporto alla sua produzione per ettaro – 24.000 ettari Doc e 8.000 a Docg) che per quelli che lo spumantizzano. Inoltre, abbiamo moltissime aziende che, in questi ultimi anni, hanno inserito, nei loro listini, uno spumante varietale o millesimato (non coltivando nemmeno una pianta di Glera) sulla scia della richiesta che il Prosecco sta ottenendo a livello mondiale. Quindi, mi sembra una bella opportunità per tutti e per questo si deve gestire al meglio.

9 – In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul Vigneto Fvg all’inizio del nuovo anno, anche alla luce di Brexit, dazi americani sulle importazioni e recente accordo commerciale Usa-Cina?

Sicuramente il 2020 si apre, per il mercato agroalimentare, con molte incognite. Forse la Brexit, oggi, è quella che ci dovrebbe preoccupare di meno, in quanto il mercato d’Oltremanica è già alla ricerca di stabilizzazioni commerciali con i vari partner europei. Invece, l’accordo Usa-Cina che prevede, per i prossimi due anni, l’acquisto da parte dei cinesi di merce agroalimentare a stelle e strisce (vino compreso) pari a 32 miliardi di dollari, potrà avere delle ricadute negative anche sui nostri vini. Infatti, potremmo assistere ad una flessione delle esportazioni verso il continente asiatico. Anche la già ricordata “guerra commerciale” tra l’americana Boeing e l’europea Airbus potrebbe avere delle ricadute negative su un’eventuale introduzione di dazi commerciali che potrebbero colpire anche i nostri vini. Però, a scapito di tutte queste incertezze momentanee, dobbiamo essere orgogliosi del nostro “Made in Italy” che marchia e certifica non solo la qualità dei prodotti agroalimentari, ma anche uno stile di vita, riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Continuiamo a crederci e a produrre qualità in ogni cosa che facciamo, dal vino all’accoglienza, in questo modo saremo sempre vincenti anche di fronte ad eventuali “barriere commerciali” che poi, inevitabilmente, dovranno cadere.

La degustazione a Corno di Rosazzo.

10 – A Corno di Rosazzo, il presidente Cotarella ha lanciato la importante sfida dei vini bianchi invecchiati. Da tecnico, con una lunga esperienza maturata sul campo, ritiene che il Vigneto Fvg sia pronto per potersi incamminare proficuamente anche su questa strada così impegnativa?

Quanto ha affermato il presidente Cotarella è sacrosanto e il Friuli-Venezia Giulia vitivinicolo non si può esimere dal percorrere questa strada. Sicuramente, una delle problematiche dei vini, sia bianchi che rossi, è la loro durata nel tempo, però con un distinguo. Infatti, se per i vini rossi il problema dell’invecchiamento è superabile, grazie alla loro naturale composizione, per i bianchi, mancando di struttura tannica, la cosa diventa più complicata. Fortunatamente, già da parecchi anni, per ovviare a questa breve durata nel tempo dei bianchi, si è cominciato a lavorare in vigna, sia attraverso corrette pratiche agronomiche che equilibrate produzioni d’uva. Aver abbassato le rese ci ha permesso, tra le altre cose, l’ottenimento di un’uva bianca più predisposta ai vini di lunga durata. Mentre, la successiva crescita tecnologica in cantina ha sicuramente fatto il resto. Il messaggio di Riccardo Cotarella ha comunque una doppia valenza in quanto, oltre a spronare un aumento della qualità dei nostri vini, ci indica anche le tendenze del mercato mondiale. Un mercato sempre più propenso alla ricerca di vini, giustamente strutturati (a seconda della varietà) ma, soprattutto, longevi nel tempo.

I grandi vini bianchi Fvg.

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

A San Vito al Tagliamento una “casa del vino” per i Consorzi del Triveneto

di Gi Elle

Una vera e propria “casa del vino” istituzionale sta per nascere a San Vito al Tagliamento, nel cuore del Friuli Venezia Giulia. Questa collocazione baricentrica è stata infatti scelta per ospitare la sede di tutti i soggetti che si occupano di tutela, promozione e certificazione dei vini di qualità, a cominciare dall’ultimo arrivato, il Consorzio Doc Friuli Venezia Giulia. E sarà Palazzo Altan, edificio signorile risalente all’inizio del XVII secolo e certamente grande patrimonio storico-culturale della cittadina in riva al grande fiume, la nuova sede operativa e amministrativa che unirà i grandi “attori” della viticoltura Fvg, ma anche del Triveneto. All’interno del nuovo polo istituzionale lavoreranno dunque, fianco a fianco, i Consorzi Doc Friuli Venezia Giulia – appunto l’ultimo nato -, Doc Friuli Grave, Doc delle Venezie e gli Organismi di Certificazione Ceviq – Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità, Valoritalia e Triveneta Certificazioni.
Il taglio del nastro è annunciato per venerdì 31 gennaio, alle 16, alla presenza degli assessori all’Agricoltura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, della Provincia Autonoma di Trento, Giulia Zanotelli, e della Regione Veneto, Giuseppe Pan, dei Presidenti dei tre Consorzi di Tutela “padroni di casa” Giuseppe Crovato (Doc Friuli Venezia Giulia), Pietro Biscontin (Doc Friuli Grave) e Albino Armani (Doc delle Venezie), del presidente di Valoritalia e Triveneta Certificazioni Francesco Liantonio e, infine del Presidente di Ceviq Germano Zorzettig.

“Siamo molto felici di poter contare oggi anche su una sede friulana”, dichiara il presidente Albino Armani, che continua: “Da sempre sosteniamo l’importanza di coinvolgere più da vicino Istituzioni e territori che contribuiscono alla produzione del Pinot grigio Doc, facendo lavoro di squadra interregionale per il raggiungimento di un obiettivo comune: la valorizzazione e la promozione del nostro prodotto. Questa unità operativa in Friuli  Venezia Giulia rappresenta per noi un ulteriore passo verso una maggiore consapevolezza e senso di appartenenza alla Doc”.
Gli fa eco il presidente di Ceviq, Germano Zorzettig: “Condivido quanto affermato dal presidente della Doc Pinot grigio delle Venezie Albino Armani. Una sede, quella di Palazzo Altan a San Vito al Tagliamento, in cui trovano operatività non solo i Consorzi, ma anche gli Enti di certificazione che operano nel settore vitivinicolo, ambientale e biologico in questa regione e a livello nazionale, con professionalità, competenza e garantendo le esigenze che ogni azienda richiede per affrontare con razionalità e velocità le sfide del mercato”.
Pietro Biscontin, presidente del Consorzio Doc Friuli Grave, e Giuseppe Crovato, presidente del nuovo Consorzio Doc Friuli Venezia Giulia, concordano nell’affermare che “si è finalmente giunti all’obiettivo comune della costituzione del Consorzio Doc Friuli Venezia Giulia: un percorso iniziato già da tempo che ha visto il Consorzio Doc Friuli Grave impegnato a coinvolgere la propria base sociale, nonché l’intero comparto regionale, per giungere a questo importante traguardo che porterà sicuri benefici per tutta la viticoltura friulana. Il nuovo polo di Palazzo Altan, suddiviso tra Consorzi di tutela ed Enti di certificazione, si propone di essere il contenitore o meglio la casa comune in grado di associare l’intero sistema vitivinicolo regionale”.
Francesco Liantonio, presidente Triveneta Certificazioni e Valoritalia srl, esprime soddisfazione perché “con questa inaugurazione si ufficializza la costituzione di un polo vitivinicolo importante, in cui Triveneta certificazioni e Valoritalia, accanto agli altri organismi di controllo e consorzi presenti nella prestigiosa sede di Palazzo Altan, potranno assolvere pienamente al proprio ruolo nel sistema vitivinicolo del Triveneto. Con l’attività della doc Prosecco prima e con l’avvio della doc Delle Venezie, dal 2017, si evidenziano con sempre maggiore chiarezza le interazioni che ci sono tra le varie denominazioni. Per questo è importante la collaborazione tra i Consorzi e tra gli Odc, e Triveneta certificazioni ne è un esempio pratico, tangibile”.

Infine, Luca Sartori, consigliere di Triveneta e presidente di Siquria spa: “La nuova sede suggella in modo esemplare un progetto complesso e ambizioso che mira a valorizzare, in modo importante, la produzione della Doc Delle Venezie che si estende su tre Regioni. L’intesa raggiunta da una completa condivisione di intenti tra Siquria e gli altri organismi coinvolti, insieme alla necessità di una migliore presenza territoriale, vedono oggi l’inaugurazione di un sito che va ben oltre le esigenze operative ponendosi come punto di riferimento per il mondo vitivinicolo del Nord-Est”.

Ecco Palazzo Altan in una foto da sanvito.altagliamento.it

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In copertina, calici alzati per brindare alla nuova sede istituzionale del vino triveneto a San Vito al Tagliamento.

Le mille sfumature di caffè e cacao in scena a San Vito

di Gi Elle

Ma caffè e cioccolato vanno d’accordo? Eccome. Entrambi ci regalano aromi e profumi che si sposano perfettamente, integrandosi e valorizzandosi a vicenda. Chi non è d’accordo, faccia l’“esperimento” e vedrà che non ne rimarrà deluso. E una prova di quanto stiamo affermando sarà fornita anche a San Vito al Tagliamento dove, tra gli appuntamenti da non perdere in vista del Natale, oggi e domani c’è la “Festa del cioccolato e del caffè” in piazza del Popolo, il cuore della cittadina sulla riva destra del grande fiume, dirimpettaia a Codroipo.
All’invitante evento saranno presenti cioccolatieri da tutta Italia con laboratori in cui si insegnerà come realizzare delle creazioni al cioccolato. In più: dimostrazioni di torrefazione, degustazioni, sensorialità, storia e cultura del caffè. Assieme agli organizzatori, protagonista nella due giorni sarà l’Associazione Museo del Caffè, presieduta da Gianni Pistrini, che a Trieste – la città del caffè per eccellenza – ha dato avvio anche alla nuova edizione dei “cenacoli” che offrono la possibilità di scoprire ogni volta qualcosa di nuovo legato alla esotica bevanda, che corona ogni pasto, ma che è indispensabile pure per “accendere” la giornata.
Nell’ambito del ricco programma, da segnalare che proprio oggi, alle 18, nella sala consiliare del municipio, ci sarà un incontro tecnico-divulgativo denominato “Le mille sfumature di caffè e cacao” a cura di Sonia Calligaris, del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, e di Pietro Aloisio, di Assenso, Associazione nazionale di analisi sensoriale. E naturalmente non mancherà la degustazione di caffè e cioccolato.

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In copertina, caffè e cioccolato, un abbinamento perfetto.

 

San Vito, Gran tour tra i formaggi Slow Food per il “Glisiùt” di Casarsa

Un Gran tour tra i formaggi marchiati Presìdi Slow Food dall’Italia e dall’Europa per una serata speciale dedicata alla racconta fondi del progetto “Si può dare di più” di Friulovest Banca per recuperare, con un intervento multimediale, gli affreschi dell’antica Chiesa di Santa Croce di Casarsa della Delizia, cara a Pier Paolo Pasolini e chiamata dai casarsesi affettuosamente“Glisiùt”. L’appuntamento gastronomico, abbinato ai migliori vini del territorio, si terrà domani 4 ottobre, alle 19.30, in via Copece a San Vito al Tagliamento nella sede de La Volpe sotto i Gelsi, fattoria sociale della cooperativa casarsese Il Piccolo Principe.

Il “Glisiùt” di Casarsa.

Si degusteranno oltre 25 formaggi selezionati al recente “Cheese”, la grande rassegna casearia di Slow Food. Per le regioni italiane rappresentate Lombardia, Sardegna, Campania, Abruzzo, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria mentredall’estero ci sono Paesi Bassi, Slovacchia, Regno Unito, Francia, Irlanda, Spagna, Belgio, Polonia, Portogallo e Slovenia. La serata vede la collaborazione di Cidic, Pro Casarsa, Vini La Delizia Slow Food del Pordenonese, Filari di Bolle, La Volpe sotto i Gelsi e Il Piccolo Principe, oltre a Friulovest Banca che promuove appunto il progetto “Si può dare di più”.

Prenotazioni telefonando al 3663730072.

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In copertina, formaggi italiani ed esteri protagonisti domani a San Vito.