Viti resistenti e patogeni fungini domani sotto la lente di Assoenologi

(g.l.) “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”: questo il tema, attualissimo, del terzo e ultimo webinar organizzato da Assoenologi. L’appuntamento nell’ambito del breve ma intenso ciclo organizzato dai tecnici della vite e del vino – guidati a livello nazionale da Riccardo Cotarella e regionale da Rodolfo Rizzi – è fissato per domani 4 marzo, dalle 17 alle 18.30. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

Relatori saranno il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.
Ormai si sente sempre più parlare, e si legge, di genoma della vite e di viti resistenti, vale a dire quelle che consentono, proprio perché hanno una “marcia in più”, di ridurre drasticamente il numero dei trattamenti anticrittogamici, a beneficio non solo dell’ambiente, ma anche delle tasche dei vignaioli. E le prime varietà, appunto resistenti, dopo anni di impegnativi e appassionati studi e ricerche, sono state create in Friuli Venezia Giulia grazie a un’intesa fra l’Università di Udine e i Vivai Cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Le viti così ottenute sono state messe a dimora con profitto, tanto da consentire anche le prime produzioni di uva e quindi dei primi vini che hanno riscontrato gli apprezzamenti non solo di esperti e tecnici degustatori ma anche di semplici consumatori o comunque enoturisti.
Come si ricorderà, due anni fa, era stato insignito del Falcetto d’Oro della Coldiretti di Dolegna del Collio il dottor Gabriele Di Gaspero, cividalese di Spessa, che opera proprio al Centro di genomica di Udine, i cui studi hanno dato un importante apporto per la creazione proprio dei vitigni speciali. Questa era stata la motivazione della giuria: “Con grande impegno, passione e professionalità, dopo la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Udine (1999), ha operato nel campo alla ricerca e sperimentazione nel settore della genetica e fisiologia della vite, sia presso la stessa che in importanti Istituti, in Italia ed all’estero. Il suo lavoro (2004-2015) ha contribuito alla creazione di “viti resistenti” alle principali avversità crittogamiche (registrate nel 2015) e – fiero delle proprie radici contadine – e al benessere sia dell’ambiente che degli agricoltori e dei consumatori. Dal 2017 è una delle colonne del benemerito Istituto di Genomica Applicata (Iga), Centro di sequenziamento del Dna, presso il Parco Scientifico Tecnologico Luigi Danieli di Udine”.

Gabriele Di Gaspero dell’Iga di Udine.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola.

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In copertina, ecco un barbatellaio dei Vivai Cooperativi di Rauscedo.

Vitigni autoctoni, internazionali o resistenti? Assoenologi aiuta nella scelta

(g.l.) “Scelta varietale: vitigni autoctoni vs internazionali vs resistenti”: questo il tema, molto interessante, del secondo dei tre webinar organizzati da Assoenologi, in programma domani 24 febbraio, dalle 17 alle 18.30. La piattaforma ampelografica italiana è costituita da diverse centinaia di vitigni, principalmente autoctoni di antica origine, affiancati da vitigni internazionali e più recentemente da vitigni resistenti alle malattie fungine. Nella lezione verranno descritte le principali caratteristiche e i criteri da valutare per la scelta del vitigno più adatto. Relatori il professor Claudio D’Onofrio, ordinario di Coltivazioni arboree al Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa, docente di viticoltura e biotecnologie applicate alle specie legnose da frutto, presidente del corso di laurea magistrale in ”Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia” della stessa Università di Pisa e dell’Università di Firenze; il dottor Paolo Storchi, ricercatore del Crea, che si è occupato di sperimentazioni nel campo del recupero e valorizzazione del germoplasma, della tecnica colturale, di viticoltura di precisione e dei rapporti pianta/ambiente.
Il terzo appuntamento del ciclo organizzato dall’associazione dei tecnici della vite e del vino – guidati a livello nazionale da Riccardo Cotarella e regionale da Rodolfo Rizzi – è fissato per giovedì 4 marzo, con gli stessi orari. Il tema sarà “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria. Relatori il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola. Termine iscrizioni: per il webinar di giovedì 4 marzo: martedì 2.

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In copertina e qui sopra vigneti nella zona Doc Friuli Aquileia.

I nuovi vigneti tra varietà autoctone e resistenti all’esame con Assoenologi

(g.l.) “Problematiche nell’impianto del vigneto e scelta del materiale da utilizzare. Attività formative”: questo il tema del primo dei tre webinar organizzati da Assoenologi in collaborazione con il Coordinamento nazionale Corsi di studio universitari in Viticoltura ed Enologia (Cuve). L’appuntamento è fissato proprio per oggi dalle 17 alle 18.30. La lezione tratterà le molteplici problematiche che l’impianto del vigneto pone, quali ad esempio la scelta del sito, le tipologie di lavori pre-impianto più appropriate, l’individuazione della più idonea combinazione d’innesto, la qualità genetica, sanitaria e agronomica del materiale d’impianto. Attuale e particolare interesse rivestono gli aspetti relativi all’uniformità del vigneto e all’entrata in produzione del nuovo impianto. Relatore il professor Antonino Pisciotta, ricercatore al dipartimento Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo, docente di tecnica viticola e gestione del vigneto in ambiente mediterraneo a clima caldo arido.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

Il secondo appuntamento – organizzato dall’associazione nazionale dei tecnici della vite e del vino, presieduta da Riccardo Cotarella, mentre la sezione Fvg è guidata da Rodolfo Rizzi – seguirà mercoledì 24 febbraio, stessi orari, sul tema “Scelta varietale: vitigni autoctoni vs internazionali vs resistenti”. La piattaforma ampelografica italiana è costituita da diverse centinaia di vitigni, principalmente autoctoni di antica origine, affiancati da vitigni internazionali e più recentemente da vitigni resistenti alle malattie fungine. Nella lezione verranno descritte le principali caratteristiche e i criteri da valutare per la scelta del vitigno più adatto. Relatori il professor Claudio D’Onofrio, ordinario di Coltivazioni arboree al Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa, docente di viticoltura e biotecnologie applicate alle specie legnose da frutto, presidente del corso di laurea magistrale in” Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia” della stessa Università di Pisa e dell’Università di Firenze; il dottor Paolo Storchi, ricercatore del Crea, che si è occupato di sperimentazioni nel campo del recupero e valorizzazione del germoplasma, della tecnica colturale, di viticoltura di precisione e dei rapporti pianta/ambiente.

Terzo appuntamento giovedì 4 marzo, stessi orari. Il tema sarà “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria. Relatori il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola. Termine iscrizioni: per il webinar di mercoledì 24 febbraio: lunedi 22; per quello di giovedì 4 marzo: martedi 2.

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In copertina, vigneti in tenuta invernale a Rosazzo e qui sopra vivaismo a Rauscedo.

Viaggiano online anche gli auguri di Assoenologi Fvg: “Ce la faremo!”

di Giuseppe Longo

«Un anno che ci ha visti fisicamente lontani, ma professionalmente vicini e sempre in “prima linea” nel settore vitivinicolo. Bellissimi, anche se online, sono stati gli “Auguri di Natale” che Assoenologi Friuli-Venezia Giulia ha rivolto al comparto, alla presenza del presidente Riccardo Cotarella e del direttore Paolo Brogioni».
È quanto scrive Rodolfo Rizzi in un messaggio augurale, accompagnandolo con una foto istantanea dei partecipanti al meeting online che si era tenuto pochi giorni fa con un’ottima riuscita. Quest’anno infatti, a causa dell’emergenza sanitaria, Assoenologi Fvg non ha potuto tenere viva la tradizione della tanto sentita cena prenatalizia con i tecnici della vite e del vino e i loro amici, per cui ha sfruttato le grandi possibilità offerte dalla Rete che, quando è utilizzata bene, offre immense e inesplorate opportunità a tutti. Un vero e proprio esperimento per la sezione regionale, ma che ha colto nel segno ripagando dello sforzo fatto pur di non mancare al consueto appuntamento di fine anno. Tanto che, annota ancora il presidente Rizzi riferendosi alla foto citata, «questa è l’immagine che più di altre ci ricorderà il 2020″. E difatti come sarà possibile dimenticare questo sfortunato anno pandemico, che tanti danni ha causato a tutti i settori economico-produttivi, compreso ovviamente quello vitivinicolo, oltre che alla sfera sociale e personale di ognuno?


Rodolfo Rizzi ricorda quindi tutti coloro che hanno partecipato all’incontro virtuale, dando vita anche a un proficuo dibattito su problemi e prospettive del settore. Sui monitor dei computer sono apparsi, infatti, i volti «dell’assessore agricoltura Fvg Stefano Zannier, del presidente del Consorzio Doc Prosecco Stefano Zanette, del presidente del Consorzio Doc Delle Venezie Albino Armani, del presidente dei Vivaisti Fvg Bruno Augusto Pinat, del presidente Fedagri Fvg Venanzio Francescutti, del delegato nazionale settore vitivinicolo Fedagri Gianluca Trevisan, del presidente del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia Emilio Celotti». E, ancora, «del delegato Città del Vino Tiziano Venturini, del presidente Ente Friuli nel Mondo Loris Basso, del presidente Ais Fvg Renzo Zorzi, del Delegato Onav Marco De Savorgnani, del direttore Ceviq Michele Bertolami, del direttore Triveneta Certificazioni Denis Giorgiutti e di tanti colleghi, giornalisti e amici». Ma sui video erano presenti «anche numerose aziende partners con Assoenologi, Vivai Cooperativi di Rauscedo con Eugenio Sartori, Amorim con Carlo Santos, Enoplastic con Michele Moglia, Vason Group con Albano Vason, Apra con Alessandro Manoni, SteroGlass con Jacopo Portello, Enartis con Gianluca Cigaia e Lafood con Massimiliano Zingaropoli».
E Rizzi conclude: «A nome mio, del consigliere nazionale Daniele Calzavara e del Comitato Assoenologi Fvg, vi auguro “Buone Feste” e un 2021 diverso da questo». Perché c’è proprio la impellente necessità che quello in arrivo sia un anno decisamente migliore di quello che si chiude e che non ha perso occasione di dimostrare di essere bisestile (a proposito, c’è ancora qualcuno che non crede al detto “An bisest, nuje di sest”?). I problemi creati dall’emergenza sanitaria e dai provvedimenti emanati dal governo con il blocco di quasi tutte le attività economiche – in primis quelle della ristorazione che hanno avuto un contraccolpo immediato anche sul settore della vite e del vino che vi è intimamente legato – hanno fatto inevitabilmente da filo conduttore ai vari interventi, anche molto ricchi e circostanziati, sebbene non siano mancate le note positive colte pur in questi difficilissimi mesi, unitamente a una nota di ottimismo sulla ripresa. «Il vino è andato meno peggio di altri settori – ha infatti commentato al riguardo il presidente Cotarella -, c’è gente che soffre più di noi. E oggi cogliamo segni che ci invitano a credere in un ritorno alla normalità. Questo con l’aiuto di Assoenologi che vuole ascoltare, ma che chiede anche di essere ascoltata. E Rodolfo Rizzi ci dà un grande esempio di saper dialogare con tutti». Insomma, il settore vitivivinicolo – può essere la sintesi del messaggio uscito da questo originalissimo, primo incontro online – ha le energie, le capacità, il coraggio e la volontà per potersi riprendere. Anche perché in fondo a ogni tunnel c’è la luce. Il mondo ne ha passate di epidemie, per cui passerà anche questa. E, allora, cin cin con i grandi vini, tranquilli o con bollicine, del Vigneto Fvg!

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In copertina e all’interno tre immagini dell’incontro prenatalizio online organizzato da Assoenologi Fvg.

Assoenologi Fvg, online oggi il meeting degli auguri con Rizzi e Cotarella

(g.l.) In questo periodo, a pochi giorni dal Natale, era tradizione per Assoenologi Fvg organizzare la cena degli auguri che, oltre a offrire un festoso momento conviviale, dava anche l’occasione per un rapido bilancio dell’attività annuale della categoria che è ogni giorno a diretto contatto con il Vigneto Fvg. Ma anche i tecnici della vite e del vino devono fare i conti con le limitazioni anti-contagio richieste da questa emergenza sanitaria che ancora non vuole arrendersi, tanto da dover rinunciare all’incontro di fine anno. Questo riguarda, però, soltanto il metodo appunto tradizionale, quello cioè “in presenza” come si usa dire oggi, perché l’associazione guidata da Rodolfo Rizzi ha optato, come ormai fanno tutti, per i vantaggi offerti dalla Rete. “Quest’anno, per i noti motivi legati al Covid-19, i tradizionali auguri di Natale, al posto di un accogliente ristorante, l’Assoenologi del Fvg è costretta ad organizzarli online”, ha infatti comunicato a tutti gli associati e agli ospiti il presidente, annunciando che l’appuntamento è stato fissato per oggi venerdì 18 dicembre, alle ore 18.30, sulla piattaforma Gotomeeting. Al meeting mediatico parteciperanno anche il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella, il direttore Paolo Brogioni e i rappresentanti istituzionali del settore vitivinicolo regionale.

Il link per il collegamento:
https://global.gotomeeting.com/join/639900157
Codice accesso: 639-900-157

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella.

 

Un’ottima vendemmia (in Fvg -9%), ma pesa l’emergenza sanitaria

di Gi Elle

Mentre sulle tavole degli italiani arriva il vino novello – si tratta, secondo i dati Coldiretti, di 3,5 milioni di bottiglie alle quale è stato dato il via venerdì 30 ottobre, con tre settimane di anticipo rispetto al più famoso Beaujolais noveau, che invece esce dalle cantine, secondo consolidata tradizione, il terzo giovedì di novembre – si tirano le somme sulla vendemmia 2020 che in Italia si è rivelata ottima nella qualità e misurata nella quantità. E questo non è certamente un male, considerato il momento difficile. “Un verdetto della natura – osservano Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini – favorevole rispetto alla congiuntura economica mondiale, che consegna una raccolta molto promettente anche per il futuro commerciale del principale produttore mondiale di vino al mondo”. Ma che contrasta con l’anno sfortunatissimo che stiamo vivendo – bisestile sotto tutti i punti vista! – a causa dell’emergenza sanitaria e dei gravissimi danni inferti da Coronavirus, o Covid che dir si voglia, a tutti i settori produttivi, non ultimo quello del vino che ora subisce anche i pesanti effetti dell’ultimo Dpcm con cui si vietano fiere, sagre e rassegne, limitando l’attività di bar, osterie, enoteche e ristoranti con la loro chiusura anticipata alle sei di sera. In questo quadro, il Vigneto Fvg si colloca meglio di quanto indicavano le previsioni pre-raccolta, tanto che nelle botti sta fermentando un prodotto sceso di poco meno del 10 per cento ma di sicura qualità.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cottarella.

Il responso definitivo della vendemmia italiana 2020, elaborato appunto da Assoenologi – sulla base delle rilevazioni delle sezioni regionali, come quella del Friuli Venezia Giulia guidata da Rodolfo Rizzi -, Ismea e Unione Italiana Vini, rileva una produzione complessiva di vino e mosto di 46,6 milioni di ettolitri, con una flessione del 2% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri del 2019. Una stima che registra un lieve calo anche rispetto alle prime stime di settembre (-1%, a 47,2 milioni; dato ripreso da Oiv per il nostro Paese e diffuso per le previsioni mondiali) dovuto a minori rese sia in campo che in cantina, ma che vede crescere l’asticella della qualità, con uno standard che grazie al meteo si è elevato di settimana in settimana, con punte di eccellenza in quasi tutto il Paese anche dopo le piogge di fine settembre. La geografia della raccolta, perfetta anche dal punto di vista dello stato fitosanitario delle uve, segna la contrazione maggiore per le regioni del Centro e Sud Italia, a partire dalla Toscana (-21%) fino alla Sicilia (-20), all’Umbria e al Lazio (-10). In controtendenza la Sardegna (+20%). In equilibrio il Veneto (+1%), che con 11 milioni di quintali di vino previsti mantiene il primato produttivo nazionale, seguito dalla Puglia, in calo dell’8% e dall’Emilia Romagna (+10%). In crescita, in un contesto generale che si posiziona sotto la media quantitativa dell’ultimo quinquennio, anche importanti regioni produttive come Abruzzo (+6%), Trentino Alto Adige (+5%), Lombardia (+10%) e Marche (+5%), mentre, come si diceva, cala di 9 punti il Vigneto Fvg.

“La vendemmia 2020 – ha osservato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella – ci ha regalato uve di altissima qualità grazie anche a un leggero decremento della quantità. D’altronde, come è noto, da sempre riteniamo che l’unico elemento che possa dar valore al vino italiano, oltre alla nostra immensa biodiversità, sia la qualità intrinseca dei nostri vini. Il record mondiale della quantità prodotta non è ritenuto da noi elemento qualificante sia per la forma che per la sostanza. Data anche la situazione pandemica sono certo che l’ottima qualità saprà essere il valore aggiunto di una vendemmia che, per gli aspetti legati proprio all’emergenza sanitaria, è stata vissuta anche con quel senso di preoccupazione che ormai ci attanaglia da mesi. Un senso di preoccupazione che non deve però intaccare il sentimento di speranza e la voglia di superare questo drammatico momento. Da presidente di Assoenologi, ma anche da uomo e imprenditore del settore, mi sento di rinnovare, oggi più che mai, l’appello a tutta la filiera del nostro comparto, a moltiplicare gli sforzi e far sì che questa vendemmia possa essere tradotta in grandi vini”.

“Le cantine italiane stanno affrontando le difficoltà derivanti dalla pandemia con grande dinamismo e spirito di adattamento – gli ha fatto eco Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea -. Sono sempre di più le imprese che hanno operato un processo di diversificazione dei canali distributivi, riuscendo a collocare i prodotti anche nel momento di blocco totale del canale Horeca. In questa difficile congiuntura è stata soprattutto la Gdo a mitigare le perdite del comparto sul mercato italiano, in virtù del buon andamento degli acquisti durante i primi 9 mesi del 2020 (+7% in valore con punte dell’11% per il segmento della spumantistica). Ma l’emergenza sanitaria, come rivela un’indagine Ismea in corso di realizzazione, ha impresso anche una forte accelerazione nella digitalizzazione del settore vinicolo, tramite un più diffuso ricorso all’e-commerce e a nuove modalità di vendita e interazione con il cliente finale. Anche sul fronte dell’export, nonostante il tonfo registrato a maggio, la riduzione dei flussi in valore si è limitata nei primi 7 mesi dell’anno a un meno 3,2%, registrando addirittura un piccolo spunto di crescita nel mese di luglio (+1,1%)”.

Infine, per il presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, “la natura è riuscita a esprimere in un anno di estrema difficoltà una vendemmia ovunque molto equilibrata e, in molte aree, certamente, da ricordare. L’ottima qualità, unita alla giusta quantità, saranno di aiuto per le aziende in questa particolare congiuntura economica. I volumi, sensibilmente più bassi (-2%) della media dell’ultimo quinquennio, consentiranno di contenere le tensioni del mercato interno determinate dalle rinnovate restrizioni imposte dalle ultime misure governative e, sul fronte internazionale, dalla dilagante emergenza sanitaria globale. Il contesto è senz’altro difficile – ha concluso Abbona –, ma c’è la consapevolezza che, appena ci saranno le condizioni, il settore sarà in grado di ripartire come ha sempre fatto negli ultimi anni. Al governo chiediamo cautela e attenzione nel gestire le misure di emergenza sanitaria. In questa fase servono ascolto e condivisione, equità nei trattamenti e tempi certi per i ristori economici annunciati dal Governo. Inoltre, ci auguriamo che si avvii rapidamente una fase di progettazione dei piani promozione istituzionale del made in Italy agroalimentare e del vino per la prossima annualità, al fine di rilanciare l’immagine del nostro settore nei principali mercati internazionali”.

Vigne dopo la raccolta in Friuli.

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In copertina, mascherine anche per i vendemmiatori in quest’annata dominata dalla pandemia.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -15% però di grande qualità

di Giuseppe Longo

CORNO DI ROSAZZO – Da alcuni giorni, in qualche area del Friuli Venezia Giulia, sono scattate le operazioni di vendemmia, indirizzate soprattutto alla raccolta di uve destinate alla spumantizzazione. Ma per le operazioni in grande stile bisognerà aspettare ancora, anche alcune settimane – dipende dalle zone -, al fine di consentire una ottimale maturazione dei grappoli che finora è avvenuta regolarmente, lasciando intendere che se le condizioni climatiche rimarranno favorevoli i vini targati 2020 saranno di grande qualità. Di meno, però, di circa un 15 per cento rispetto alla media, ma questo alla luce della realtà che ci circonda in quest’annata veramente bisestile, i cui ritmi sono stati dettati dal Coronavirus, è “salutare”, considerate le giacenze presenti nelle cantine, a causa del mercato stoppato per tre mesi, e anche di più, dall’emergenza sanitaria. E’ questa, infatti, la “fotografia” che emerge dalla Prevendemmiale che Assoenologi ha organizzato a villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo, dove ha sede anche il Consorzio tutela dei vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo, rappresentato dal suo presidente Paolo Valle.

Rodolfo Rizzi con Paolo Brogioni.


Un incontro che si è onorato della presenza di Paolo Brogioni, direttore generale dell’associazione dei tecnici della vite e del vino guidata da Riccardo Cotarella, il quale tirando le somme dell’annuale summit agostano – sala piena, ma con uditorio opportunamente distanziato, e tre ore intense di relazioni, senza distrazioni da parte di nessuno – ha concordato sulla validità di questa vendemmia, osservando che «siamo in presenza di un’annata con grandi potenzialità, con una sanità delle uve in perfetto equilibrio». Ma nel contempo dobbiamo fare i conti con «grandi criticità del sistema produttivo che vivo costantemente assieme al presidente Cotarella ai tavoli ministeriali e che denunciano grosse difformità fra regioni». Ed ecco il “punctum dolens”: «In cantina abbiamo quasi un’annata intera di stoccaggio, considerato che alla fine questo sfortunato 2020 sarà un anno di nove mesi e non di dodici». E’ evidente che peserà gravemente nel bilancio finale la tremenda e indimenticabile “finestra” trimestrale del lockdown. Cosa che si riverbererà anche sulla tenuta dei prezzi che, «al momento, appare critica, ma non non possiamo sapere cosa potrà avvenire a vendemmia inoltrata». Per cui sarà fondamentale che le politiche di settore s’intreccino con un’idonea promozione al fine di sostenere un comparto che ha sofferto parecchio, e continua ancora, a causa di quell’insidia chiamata Covid-19. “Ci troviamo davanti insomma – ha aggiunto Brogioni – a una grande sfida che va affrontata con adeguati sostegni”. Il direttore di Assoenologi ha concluso annunciando che a livello nazionale i dati ufficiali sulle previsioni della vendemmia nel Vigneto Italia saranno resi noti giovedì 3 settembre, alle 11, nel corso di una conferenza stampa online alla quale parteciperà anche il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, e che, come sempre, è stata organizzata da Assoenologi, Ismea e Unione italiana vini. «E quella sarà l’occasione buona – ha osservato – per esporre al Governo i problemi che gravano sul comparto vitivinicolo».

Claudio Fabbro


I lavori erano stati aperti dal saluto del presidente sezionale di Assoenologi, Rodolfo Rizzi, che ha immediatamente ceduto il microfono a Claudio Fabbro, il quale, fatta una premessa “storica” sulle ultime annate, ricordando in particolare quelle funestate da grandine, gelate tardive o siccità, ha condotto l’intensa seduta prevendemmiale avvenuta nella cornice di un edificio prestigioso che conta esattamente tre secoli di vita. Lavori scanditi dagli interventi, seguitissimi, di tecnici “amici” di lunga data della categoria: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteorologico primavera-estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il docente dell’Università di Udine Emilio Celotti (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità).

Relatori e ospiti al convegno.

IL METEOROLOGO – Marco Virgilio ha fatto un’accurata disamina del periodo che ha interessato la ripresa vegetativa della vite e le successive fasi evolutive e che, tutto sommato, non ha registrato grandi criticità, sebbene a primavera fosse corso un brivido sulla schiena non solo dei frutticoltori ma anche dei vignaioli friulani, essendoci stato un “abbozzo” di gelo tardivo, per fortuna però quando le gemme, anche delle varietà più precoci, non si erano ancora dispiegate. Quindi una primavera piovosa e di basse temperature che però, alla fine, non hanno condizionato la fioritura che quindi è avvenuta abbastanza regolarmente. L’andamento meteo successivo non ha registrato punte di caldo eccessivo che si erano lamentate anche in annate recenti, essendo arrivato appena in agosto il temuto anticiclone africano che ormai non dovrebbe creare problemi di sorta, ma che lascerà spazio a quelle notti fresche che tanto bene fanno alla fase finale della maturazione dei grappoli, arricchendone il corredo aromatico. La grandine, se non in aree fortunatamente abbastanza limitate (da ricordare quella di Ramandolo del 29 giugno), ha risparmiato il Vigneto Fvg, per cui in complesso l’annata dal punto di vista climatico si presenta abbastanza equilibrata.

Marco Virgilio

L’AGRONOMO – Giovanni Bigot ha offerto una vera e propria “radiografia” dello stato sanitario delle uve che quest’anno non presenta problemi particolari, essendosi evitate anche le scottature dei grappoli causati da quelle temute ondate di calore che a 38 gradi portano gli acini a sfiorare i 40(!). I maggiori danni, comunque contenuti, sono stati causati dalla peronospora, storica avversità fungina della vite, soprattutto su varietà sensibilissime come il Merlot. Soffermandosi poi soprattutto sulle fasi dell’invaiatura e della maturazione, l’esperto ha fatto un’analisi della Superficie fogliare esposta, cioè la “chioma efficiente”, rilevando come questa si riveli la “chiave” della qualità se abbinata a una ridotta produzione. Che, come dicevamo, indica un calo medio del 15,4 per cento. «Un minor stress idrico assieme ad una vigoria maggiore – ha osservato – hanno contribuito ad un aumento del peso medio dell’acino, con conseguente aumento della compattezza dei grappoli». Quindi, un «potenziale qualitativo elevato», garantito da una “sanità delle uve che si presenta ottimale», anche grazie all’equilibrato approvvigionamento idrico. Bigot ha anche osservato che «l’età media dei vigneti si è leggermente ridotta, in quanto gli impianti nuovi prevalgono su quelli vecchi», mentre «sulla biodiversità c’è ancora molto lavoro da fare per determinarla in modo attendibile».

Giovanni Bigot

IL DOCENTE – Emilio Celotti ha tirato le somme delle relazioni del meteorologo e dell’agronomo, essendosi occupato della fase successiva alla conduzione della vigna con importanti spunti sulla vendemmia, come detto al via per le basi spumante, e sulle operazioni in cantina. Ha fatto il punto sui fattori che sono alla chiave del successo del futuro vino, e quindi carica enzimatica, fenomeni ossidativi e riduttivi, ruolo di tannini e lieviti, acido ascorbico e anidride solforosa. Insomma, quanto oggi porta ad ottenere un «vino che non è più un alimento come un tempo, bensì una fonte di emozioni sensoriali”. Ed è proprio qui che è fondamentale l’azione dell’enologo, il quale deve sapientemente «gestire l’orchestra aromatica». Anticipando le linee che nei prossimi anni intende seguire l’Ateneo friulano, Celotti ha osservato che “sviluppare nuove tecnologie sostenibili a basso impatto è possibile, ma con gradualità e su basi scientifiche», assicurando che c’è l’impegno a «intensificare la collaborazione con il territorio», attraverso un proficuo dialogo fra i due “attori”, teorico e pratico, vale a dire lo studioso e il viticoltore-cantiniere. Il docente ha infine fatto cenno alle «tecnologie innovative, sviluppate dall’Università di Udine, applicate alla valorizzazione qualitativa del Sauvignon e delle varietà aromatiche e alla riduzione degli input in vinificazione».

Emilio Celotti

Presenti anche Michele Pavan  e Michele Pace Perusini, rispettivamente leader regionale della Coldiretti e responsabile del settore vitivinicolo di Confagricoltura Fvg, dopo brevi cenni di saluto e di apprezzamento al lavoro degli enologi, da parte di Paolo Tonello per l’Ersa Fvg (anche a nome dell’assessore Stefano Zannier) e di Franco Iacop, che ha portato l’adesione e l’appoggio del Consiglio regionale Fvg, osservando come «qualità e competenza siano le premesse per ottenere i prodotti di eccellenza che ci hanno proiettato con successo sul mercato mondiale», il presidente Rizzi ha tratto le conclusioni della ricca analisi prevendemmiale ricordando «l’enorme responsabilità dell’enologo di fronte a 1 milione 700 mila ettolitri di vino» e come il «mercato chieda sempre di più qualità». Ha fatto cenno al Prosecco, che ormai è un «brand mondiale» e al Pinot grigio, che ha dinanzi «un grande futuro”. Ma anche alla Ribolla gialla, «varietà da lanciare e sostenere», anche se non ha nascosto possibili «rischi d’impresa”. Tuttavia, ha aggiunto, «non possiamo rinunciare alle piccole varietà autoctone» che sono una vetrina del prestigio del Vigneto Fvg, il quale deve «trovare la forza e gli stimoli per andare avanti uscendo da questa delicata situazione. E proprio per questo – ha concluso Rodolfo Rizzi – abbiamo indetto questa Prevendemmiale, perché crediamo nel futuro. Il settore saprà sicuramente risollevarsi, assicurando nuove e meritate soddisfazioni a chi vi opera con passione, competenza, ma anche sacrificio».

Infine,  immagini della sala.

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In copertina, grappoli di Sauvignon ormai in perfetta maturazione pronti per la vendemmia.

(Foto Pholife.it e Claudio Fabbro)

Dove va il Vigneto Fvg? Dieci riflessioni con Assoenologi in attesa di Vinitaly

di Giuseppe Longo

UDINE – Anno 2020, dove va la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia? Quali scenari, produttivi e commerciali, si aprono anche alle luce degli importanti eventi internazionali che sono maturati negli ultimi tempi? Ne abbiamo parlato con Rodolfo Rizzi, leader di Assoenologi Fvg, il quale giorno per giorno vive le vicende del settore da un “osservatorio privilegiato”, che è tale non solo dal punto di vista tecnico ma anche politico-istituzionale con le annesse novità legislative, nazionali e comunitarie, che non mancano mai e che la Sezione regionale tiene aggiornate grazie anche al costante contatto con la Sede centrale di Milano. A tre mesi dal Congresso nazionale Assoenologi di Matera – preceduto nel 2018 da quello, indimenticabile, di Trieste – gli abbiamo rivolto dieci domande che fanno il punto sulla situazione sotto le varie sfaccettature del “pianeta” vite e vino.

1 – Presidente, ci avviciniamo sempre più al Vinitaly di Verona: il Friuli Venezia
Giulia come si presenta?

Il Vinitaly, anche per il vignaiolo friulano, è un momento molto importante, sia per presentare la nuova produzione enoica che per incontrare i tanti “ricercati” buyer. Anche quest’anno, la nostra regione vitivinicola saprà animare gli enormi spazi, del Padiglione 6, con i suoi tanti produttori, sia quelli presenti in forma a sè stante che gli altri 110 riuniti nello stand collettivo dell’Ersa. L’obiettivo comune, della Regione Fvg e dei Consorzi di tutela, è quello di formare una squadra che sia il più possibile coesa almeno su alcuni macro-obiettivi. Uno su tutti, sicuramente, la promozione.

La “casa del vino” a San Vito.

2 – Recentemente, è stato costituito l’auspicato Consorzio Doc Friuli, che ha trovato sede assieme ad altri importanti organismi vitivinicoli a San Vito al Tagliamento. Come valuta questa nuova realtà?

La realtà enologica, del Friuli-Venezia Giulia, in questi ultimi anni si è fortemente modificata, soprattutto grazie ad un mercato in evoluzione, dove Prosecco e Pinot grigio ricoprono oltre il 50% dell’intero Vigneto Friuli (adesso non analizziamo se questo sia giusto o sbagliato, ma è la realtà). Da questa breve considerazione, si deduce che molte cose sono cambiate all’interno delle Doc e, se pensiamo a come si sia modificata la comunicazione, allora viene spontaneo ricercare qualche alternativa. Ecco, allora, che la nascita di questo nuovo Consorzio non dev’essere vista come l’ennesimo ente di tutela, ma come un’opportunità per tutti i produttori della nostra regione. Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità sia nell’ambito della promozione che della regolamentazione di alcune strategie produttive. Basta prendere spunto dalle nuove Doc, Prosecco e Delle Venezie, per capire che le regolamentazioni sono auspicabili. Le ultime ombre di crisi, calate sulla Ribolla gialla, ci dovrebbero fare riflettere.

3 – Ritiene questo nuovo Consorzio in sintonia con la “cabina di regia” annunciata dal ministro delle Politiche agricole a chiusura del Congresso nazionale Assoenologi?

In occasione del 74° Congresso di Assoenologi, tenutosi ai primi di novembre nella splendida Matera, a chiusura dei lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva annunciato, anche su forte pressione della nostra Categoria, la nascita di una “cabina di regia” del vino italiano riunendo, attorno allo stesso tavolo di lavoro, le principali sigle sindacali del settore agricolo. Il ministro Bellanova aveva, infatti, così esordito: “Un settore così strategico e importante ha bisogno di un luogo dove affrontare le criticità, valutare con attenzione le strategie di valorizzazione, maturare un confronto vero con tutte le parti interessate per un progetto complessivo di futuro del settore. Se il vino italiano costituisce uno dei nostri comparti di maggiore successo, sono altrettanto evidenti le problematiche che ne frenano l’enorme potenziale”. Inutile dire, che nel suo piccolo, anche il neo Consorzio della Doc Friuli-Venezia Giulia dovrà ascoltare la base e programmare strategie future per il bene dell’intero settore.

Il ministro Teresa Bellanova con i presidenti Rizzi e Cotarella a Matera.

4 – Ma quale sarà la funzione di questo nuovo Istituto nazionale?

Il settore vitivinicolo, oltre ad affrontare le solite problematiche interne legate alla programmazione agraria, sta vivendo forti turbolenze a livello internazionale. I mercati agroalimentari mondiali si sono scoperti molto fragili e volatili divenendo, purtroppo, una vera moneta di scambio, a causa sia di instabilità politica che di concorrenza ad alto livello. Su tutte, la “guerra” tra Boeing e Airbus, e la Brexit, che potrebbero portare pesantissime conseguenze sulle nostre esportazioni agroalimentari. Anche per questi motivi, è fondamentale avere un tavolo unico di concertazione, assieme alle diverse organizzazioni di Categoria e a fianco delle istituzioni, al fine di salvaguardare un prodotto, come il vino, che dev’essere sempre più ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo. Questo “tavolo di regia” avrà anche il compito di portare a termine il lungo iter che ha visto la nascita del “Testo Unico del Vino”, ma che è ancora carente di moltissimi decreti attuativi la cui pubblicazione dovrebbe essere prevista per il prossimo Vinitaly. Sicuramente, avrà riflessi anche per il Vigneto Fvg. Anche la nostra regione, infatti, potrà avere dei benefici dalla nascita di questa “cabina di regia”, vista anche la linea diretta, sia mia che del collega Daniele Calzavara (consigliere nazionale di Assoenologi), instaurata in tantissimi anni, con il presidente Riccardo Cotarella, membro effettivo del Tavolo ministeriale e, non dimentichiamo, artefice della sua nascita.

5 – A che punto siamo con difesa e promozione della Ribolla gialla, ferma o spumantizzata, non rientrante fra le Doc di collina che già la tutelano?

Come dicevo, il Prosecco e il Pinot grigio occupano, nella nostra regione, oltre metà dell’intera produzione vitivinicola, mentre la Ribolla gialla, nei pensieri di tanti vignaioli, si dovrebbe ritagliare il terzo posto in questa importante classifica. L’idea è sicuramente interessante ma, purtroppo, deve fare i conti con tante altre che, molto spesso, difficilmente collimano. In verità, l’iter per la difesa del vitigno (sostituzione del nome) è già partita ma i tempi burocratici, come sempre, si allungano. Mentre, per quanto riguarda la promozione del vino Ribolla gialla, sia fermo che spumante, sta procedendo in ordine sparso e a volte sfiorando il “patetico”.

Grappoli di Ribolla gialla…

6 – Una volta ottenuto il tanto auspicato pronunciamento normativo su questo vino autoctono da parte del Ministero competente, ritiene utile anche in questo caso la nascita di un Consorzio specifico?

Io penso, anzi ne sono convinto, che lo scopo del nuovo Consorzio Doc Friuli sia anche quello di tutelare la Ribolla gialla, non solo regolamentandone la produzione ma, soprattutto, promuovendo questo vino. Quindi, per ora, non vedo il bisogno di un Consorzio ad hoc in quanto si rischierebbe di isolare questo vino in una “bolla” mediatica.

7 – Come sta funzionando quello interregionale del Pinot grigio?

Qui il discorso cambia. Il Pinot grigio oggi, nel Nord-Est, è coltivato su una superficie di circa 26.000 ettari (contro i poco più di 2.000 della Ribolla gialla) e ricopre l’85% di produzione a livello nazionale. Con questi numeri, un Consorzio specifico ha sicuramente un motivo per esistere. Inoltre, sotto la guida del presidente Albino Armani gli incrementi dell’imbottigliato stanno crescendo a doppia cifra e anche i prezzi del vino sfuso dovrebbero a breve subire un incremento viste le tante richieste di mercato.

… e di Pinot grigio.

8 – E del Prosecco, cosa ci può dire? Hanno fatto bene anche i nostri produttori a puntare su queste bollicine?

Il vino Prosecco è divenuto un “marchio” mondiale e questo è un traguardo bellissimo che dà merito sia al Consorzio trevigiano che ai tanti produttori che hanno creduto nel futuro di questo vino. Purtroppo, oggi c’è ancora chi si scandalizza solo a sentire pronunciare questo nome invece di capire che, il Prosecco, è un’opportunità per tutti. Un vantaggio immediato è sicuramente, sia per quanti lo coltivano (oggi, è il vino sfuso più pagato in rapporto alla sua produzione per ettaro – 24.000 ettari Doc e 8.000 a Docg) che per quelli che lo spumantizzano. Inoltre, abbiamo moltissime aziende che, in questi ultimi anni, hanno inserito, nei loro listini, uno spumante varietale o millesimato (non coltivando nemmeno una pianta di Glera) sulla scia della richiesta che il Prosecco sta ottenendo a livello mondiale. Quindi, mi sembra una bella opportunità per tutti e per questo si deve gestire al meglio.

9 – In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul Vigneto Fvg all’inizio del nuovo anno, anche alla luce di Brexit, dazi americani sulle importazioni e recente accordo commerciale Usa-Cina?

Sicuramente il 2020 si apre, per il mercato agroalimentare, con molte incognite. Forse la Brexit, oggi, è quella che ci dovrebbe preoccupare di meno, in quanto il mercato d’Oltremanica è già alla ricerca di stabilizzazioni commerciali con i vari partner europei. Invece, l’accordo Usa-Cina che prevede, per i prossimi due anni, l’acquisto da parte dei cinesi di merce agroalimentare a stelle e strisce (vino compreso) pari a 32 miliardi di dollari, potrà avere delle ricadute negative anche sui nostri vini. Infatti, potremmo assistere ad una flessione delle esportazioni verso il continente asiatico. Anche la già ricordata “guerra commerciale” tra l’americana Boeing e l’europea Airbus potrebbe avere delle ricadute negative su un’eventuale introduzione di dazi commerciali che potrebbero colpire anche i nostri vini. Però, a scapito di tutte queste incertezze momentanee, dobbiamo essere orgogliosi del nostro “Made in Italy” che marchia e certifica non solo la qualità dei prodotti agroalimentari, ma anche uno stile di vita, riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Continuiamo a crederci e a produrre qualità in ogni cosa che facciamo, dal vino all’accoglienza, in questo modo saremo sempre vincenti anche di fronte ad eventuali “barriere commerciali” che poi, inevitabilmente, dovranno cadere.

La degustazione a Corno di Rosazzo.

10 – A Corno di Rosazzo, il presidente Cotarella ha lanciato la importante sfida dei vini bianchi invecchiati. Da tecnico, con una lunga esperienza maturata sul campo, ritiene che il Vigneto Fvg sia pronto per potersi incamminare proficuamente anche su questa strada così impegnativa?

Quanto ha affermato il presidente Cotarella è sacrosanto e il Friuli-Venezia Giulia vitivinicolo non si può esimere dal percorrere questa strada. Sicuramente, una delle problematiche dei vini, sia bianchi che rossi, è la loro durata nel tempo, però con un distinguo. Infatti, se per i vini rossi il problema dell’invecchiamento è superabile, grazie alla loro naturale composizione, per i bianchi, mancando di struttura tannica, la cosa diventa più complicata. Fortunatamente, già da parecchi anni, per ovviare a questa breve durata nel tempo dei bianchi, si è cominciato a lavorare in vigna, sia attraverso corrette pratiche agronomiche che equilibrate produzioni d’uva. Aver abbassato le rese ci ha permesso, tra le altre cose, l’ottenimento di un’uva bianca più predisposta ai vini di lunga durata. Mentre, la successiva crescita tecnologica in cantina ha sicuramente fatto il resto. Il messaggio di Riccardo Cotarella ha comunque una doppia valenza in quanto, oltre a spronare un aumento della qualità dei nostri vini, ci indica anche le tendenze del mercato mondiale. Un mercato sempre più propenso alla ricerca di vini, giustamente strutturati (a seconda della varietà) ma, soprattutto, longevi nel tempo.

I grandi vini bianchi Fvg.

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

Sipario sul Congresso Assoenologi: il vino avrà una Cabina di regia

di Gi Elle

Da Trieste a Matera, e quindi a Genova. Sarà un’altra città di mare, dopo l’entusiasmante esperienza dell’anno scorso nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia, a ospitare nel 2020 il Congresso nazionale Assoenologi  – 75ma edizione – che si è appena concluso in Basilicata e al quale ha partecipato anche una folta delegazione regionale guidata dal presidente Rodolfo Rizzi, mentre la sezione giovani era capitanata dalla coordinatrice Chiara Peresani. C’era inoltre il consigliere nazionale Daniele Calzavara.

Rodolfo Rizzi con Chiara Peresani.

Molto intensi i quattro giorni di lavori, ospitati dalla Capitale europea della Cultura, sotto la regia del presidente nazionale Riccardo Cotarella e del direttore generale Paolo Brogioni. Accanto agli importanti adempimenti istituzionali dell’Associazione dei tecnici della vite e del vino, l’interesse maggiore è stato calamitato dall’incontro – nell’ultima serata, a Venosa, cittadina a una novantina di chilometri da Matera – con il nuovo ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che peraltro giocava “in casa” essendo brindisina e quindi della vicina Puglia, terra produttrice di grandi vini. L’esponente del Governo Conte, durante il talk show coordinato ancora da Bruno Vespa – infatti lo storico conduttore di “Porta a Porta” era stato chiamato nel luglio 2018 a incalzare gli oratori anche al Teatro Verdi -, ha fatto anche un importante annuncio, anticipando l’istituzione presso lo stesso Ministero di via Venti Settembre una Cabina di regia permanente per il vino. Un servizio, la cui nascita è assicurata già entro l’anno, accolto subito con favore in quanto si rivelerà sicuramente utile per affrontare problemi e prospettive di un settore fondamentale dell’economia italiana, ma che si trova a fare i conti tuttora – e forse sempre più – con un mercato fatto di luci e di ombre, come rilevavamo anche nelle scorse settimane fermando l’attenzione sulla vendemmia ’19 nel Vigneto Fvg.

Con l’anticipazione di questa iniziativa strategica – che si collega a una cospicua assegnazione di fondi ministeriali nell’ambito dell’Ocm vino al fine di assicurare il sostegno a tredici progetti promozionali – è calato dunque il sipario sul 74° Congresso nazionale Assoenologi che lasciata la terra lucana nel 2020 tornerà al Nord, appunto nell’antica città della Lanterna che, forte del suo luminoso passato di Repubblica Marinara, saprà dare rinnovato slancio anche a questa importante categoria dei tecnici vitivinicoli che tanto merito hanno per aver fatto crescere la qualità della Cantina Italia, ma anche di quella del Friuli Venezia Giulia, dalla quale escono in larga parte vini bianchi eccezionali che hanno conquistato il mondo.

La rappresentanza degli enologi Fvg.

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In copertina, il presidente Assoenologi Fvg, Rizzi, con il ministro Teresa Bellanova e il presidente Cotarella.

(Foto tratte dalla pagina Fb di Rodolfo Rizzi che ringraziamo)

Assoenologi conferma: in Fvg uva di qualità ma con il 18% in meno

di Giuseppe Longo

Ora che è tornato un bel sole settembrino, dopo il maltempo del fine settimana che ha riversato abbondanti precipitazioni su gran parte della regione, la vendemmia nel Vigneto Fvg procede a buon ritmo, ma è palpabile fra i viticoltori la sensazione che alla fine il raccolto risulterà molto meno generoso del 2018, che invece era stato espresso da un’annata record sia in termini di quantità che di qualità. In più, va annotato che in certe zone – specialmente di collina, a causa di gran caldo e poca pioggia – c’è una minore resa uva-mosto. A livello nazionale il calo è valutato intorno al 16 per cento, con una produzione di vino stimata in 46 milioni di ettolitri (nel 2018 si erano sfiorati i 55). E in Friuli Venezia Giulia la riduzione è ancora più evidente, tanto che si ipotizza il 18 per cento in meno: 1 milione 780 mila ettolitri contro 2 milioni 167 mila del 2108 (dati Agea). Ma, per fortuna, la qualità è molto buona qui come su tutto il territorio nazionale.
Si tratta delle stime ufficiali presentate a Roma durante un vertice, tenutosi al Ministero dell’Agricoltura, che per la prima volta ha visto insieme Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, organizzazioni che hanno unito forze e competenze con l’obiettivo di fornire un quadro ancor più completo e dettagliato sulle stime vendemmiali. La base è costituita dalle valutazioni condotte, a livello locale, con rilevamenti in campo dalle diciassette Sedi periferiche di Assoenologi, quindi anche quella del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Rodolfo Rizzi. Successivamente, questi dati sono stati confrontati con quelli rilevati dalle stesse Uiv e Ismea.
Come sempre, la relazione non si limita a dare un giudizio generale sulla qualità e quantità della campagna in corso, ma analizza nei dettagli l’andamento dell’annata dal punto di vista climatico, agronomico e fitosanitario, dal quale derivano prima in termini generali poi regionali il perché dei risultati di previsione. Vediamo allora la “fotografia” che la nostra Assoenologi ha scattato sul Vigneto Fvg.

“La stagione invernale, in Friuli Venezia Giulia – si legge nella relazione finale -, è stata caratterizzata da mesi poco piovosi contrassegnati da un caldo anomalo che, nel mese di febbraio, ha raggiunto temperature anche sopra i 20°C. Queste condizioni climatiche hanno accelerato la ripresa vegetativa della vite e, verso i primi di aprile, le varietà precoci, hanno iniziato il germogliamento, con due settimane di anticipo rispetto al 2018. Contemporaneamente ai primi germogliamenti, è ritornato il freddo con molta pioggia e intense nevicate in montagna. Questa situazione di forte instabilità è proseguita anche nel mese di maggio, con temperature ben al di sotto della media stagionale. Tutto ciò ha rallentato lo sviluppo vegetativo della vite, tanto che la fioritura è iniziata solo ai primi di giugno con una decina di giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Sabato 13 luglio un’intensa grandinata ha interessato alcune zone collinari e pianeggianti della provincia di Gorizia (Collio e Isonzo) creando notevoli danni ai grappoli, soprattutto in quei vigneti già defogliati. Nella seconda decade di luglio, in concomitanza con l’invaiatura delle varietà precoci come Pinot grigio, Chardonnay, Pinot nero e Sauvignon, è arrivato un nuovo fronte africano con caldo rovente. Anche il mese di agosto è stato caratterizzato da scarse precipitazioni e da alte temperature diurne (ma con un’apprezzabile escursione termica notturna), costringendo i vignaioli ad intervenire con irrigazioni di soccorso soprattutto nei terreni ghiaiosi”.

“Per quanto riguarda lo stato sanitario della vite, sia in collina sia in pianura, si segnalano – si legge ancora nelle conclusioni di Assoenologi Fvg – solo alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio. L’estate complessivamente è stata calda e l’acqua ben distribuita, condizioni ottimali per una buona maturazione dell’uva. La quantità risulta inferiore di circa il 18%, rispetto allo scorso anno. I grappoli dei vigneti di prima produzione e delle nuove varietà “resistenti alle crittogame” sono stati raccolti negli ultimi giorni di agosto, mentre i primi di settembre sono iniziati i conferimenti di Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera (per Prosecco) e Ribolla gialla”.
“Lo stacco delle uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) dovrebbe invece iniziare – prosegue il resoconto – solo dopo il 20 settembre, mentre le operazioni di raccolta termineranno con le varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit). Attualmente il mercato evidenzia una certa stagnazione dei prezzi per l’abbondanza delle scorte in cantina e le basse quotazione dei vini sfusi. Per le uve rosse l’attenzione è rivolta al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero”.

Riccardo Cotarella

Rodolfo Rizzi

Questa dunque la situazione in Friuli Venezia Giulia che anticipa i risultati di una vendemmia che si confermerà poco generosa, ma senza dubbio buona, e che concorrerà con la sua pur modesta entità (meno del 4 per cento) – se raffrontata con quella dei colossi produttivi a cominciare dal Veneto – a creare quei 46 milioni di ettolitri di cui dicevamo all’inizio. Tuttavia, l’Italia dovrebbe conservare anche quest’anno il ruolo di prima Cantina mondiale, perché anche in Francia la produzione non è quantitativamente esaltante.
Tutte previsioni che sono dunque uscite dall’Osservatorio del Vino presentate, come si diceva, nella sede del Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, che hanno appunto visto insieme per la prima volta Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini. All’appuntamento sono intervenuti il presidente di Uiv Ernesto Abbona, il direttore generale di Ismea Raffaele Borriello, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e il segretario generale del Comité Européendes EntreprisesVins Ignacio SanchezRecarte.
“Se l’annata 2018 è stata generosa – ha sottolineato Cotarella –, nel 2019 si assiste in molte zone a un’inversione di rotta. Dal punto di vista climatico anche quest’anno la variabilità del meteo si è fatta sentire, in particolare a maggio, con un abbassamento delle temperature accompagnato da abbondati precipitazioni, che hanno determinato un rallentamento del ciclo vegetativo della vite. Si rileva un generale ritardo della maturazione di circa 10/15 giorni, tanto da far rientrare l’epoca di vendemmia in periodi più legati alla tradizione, dopo gli innumerevoli anticipi registrati negli ultimi anni”.

“Con la vendemmia 2019 – ha spiegato Abbona – rientriamo nella media degli ultimi anni, segnando una flessione marcata rispetto alla eccezionale produzione dello scorso anno con una qualità variabile, tra il buono e l’eccellente a seconda delle zone, che ci consente di guardare al futuro con ottimismo e fiducia. È lecito attendersi la tenuta dei prezzi sui vini a Do, che rimanendo nei volumi dei disciplinari subiranno meno la flessione, così come lo scorso anno hanno risentito meno dell’aumento produttivo, e un possibile ritocco in alto dei listini degli sfusi visto il calo vendemmiale anche di Francia e Spagna”. “Il vino italiano – gli ha fatto eco Borriello – negli ultimi anni ha consolidato un importante percorso di internazionalizzazione tramite la concentrazione e la riorganizzazione dell’offerta verso prodotti di maggiore qualità e gradimento nei mercati esteri. Gli effetti di tale evoluzione verso la qualità e l’efficacia delle politiche commerciali sono testimoniati dal costante aumento del fatturato all’export, quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. In prospettiva, sul futuro del settore peseranno le modalità di uscita del Regno Unito dall’Europa e l’incertezza del nuovo assetto geopolitico mondiale, dove le dinamiche dei mercati saranno sempre più difficili da leggere e imporranno strategie sempre più complesse, differenziate e flessibili: maggiori rischi, ma anche maggiori opportunità, per chi saprà anticipare le tendenze evolutive, lavorando a un’accurata segmentazione delle politiche commerciali di esportazione”.
Infine, per Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Ceev, al livello europeo si prevede “una vendemmia 2019 ridotta rispetto a quella del 2018, che fu straordinaria e vicina alla media storica. Le elevate temperature registrate durante l’estate rappresentano la causa principale della riduzione della produzione, ma quest’anno ci aspettiamo un’uva di eccellente qualità”.

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In copertina e all’interno immagini di vendemmia scattate sul Collio tra Cormons e San Floriano.

(Foto di Giorgio Alt)