In ritardo (ma buona) la vendemmia dopo quella super-precoce

di Giuseppe Longo

L’anno scorso, alla data odierna, la vendemmia in Friuli era già cominciata da cinque giorni. Era, infatti, partita con un anticipo eccezionale il 13 agosto. Non è il caso del raccolto 2019 che – annotavamo qualche giorno fa, soffermandoci sulla determinazione dei prezzi delle vinacce -, avverrà in tempi più in linea con le epoche tradizionali. Anzi, piuttosto posticipato rispetto alla media degli ultimi anni, escluso appunto il 2018, super-precoce, che ha una storia tutta sua. La quantità sarà più contenuta, complice soprattutto una primavera da dimenticare che ha condizionato anche parte della fioritura, ma la qualità si annuncia generalmente buona. Addirittura meglio di come si sarebbe potuto ipotizzare, tenendo conto delle difficilissime premesse. E una “fotografia” fedele dell’annata in corso potrà essere scattata durante il consueto incontro pre-vendemmiale che Assoenologi Fvg, sotto la guida di Rodolfo Rizzi, tiene ogni anno nella seconda quindicina di agosto – l’appuntamento è annunciato per martedì 27, alle ore 18.30, a villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo -, anticipando le stime che saranno delineate dalla sede nazionale per tutt’Italia e quindi anche per la nostra regione. Proprio in quell’occasione, dati “ufficiali” alla mano, si potrà parlare di percentuali in meno: adesso è meglio soprassedere, anche perché i numeri in questa fase hanno un valore relativo. La vera conta è nei tini, anzi nelle botti. Per ora è più utile e prudente fare un’analisi di tipo generale, facendo riferimento soprattutto alle prospettive riguardanti la qualità.

Innanzitutto, bisogna riconoscere che poter parlare di buona vendemmia quest’anno è già qualcosa di veramente singolare. Perché le premesse, abbiamo appena detto, sono state disastrose. Infatti, un mese di maggio così freddo e piovoso, da non ricordarne di simili, aveva fatto accumulare dal Vigneto Fvg un clamoroso ritardo vegetativo, per cui anche la fioritura è avvenuta posticipata di due settimane abbondanti rispetto a quella dell’anno precedente, in pieno svolgimento già nell’ultima decade di maggio: a Cantine Aperte era in pieno sviluppo. E il concomitante maltempo ha influito in negativo sulla formazione dei grappolini, per cui ecco uno dei motivi del sensibile calo produttivo che si annuncia. Fortunatamente, l’estate partita con il turbo ha fatto recuperare almeno in parte il gigantesco ritardo e il caldo africano delle settimane successive – pur mal tollerato dal vignaiolo – ha dato una vera e propria “spinta” alla vite, nonostante a un certo punto si sia verificato uno squilibrio idrico (fino a poche settimane prima i terreni erano in ammollo…) dovuto alla pressoché totale e perdurante mancanza di piovosità, cosa che è stata mitigata soltanto dai temporali più recenti che purtroppo, ma in aree grazie al Cielo circoscritte, sono stati accompagnati anche da forti grandinate e da venti impetuosi. In generale, lo stato sanitario dei vigneti e quindi dei grappoli appare soddisfacente, anche se il controllo delle malattie funginee specie nei primi stadi vegetativi è stato difficile, e pure questo è indice di buona qualità per i futuri vini.

Con queste premesse, quindi, parlare di vendemmia agostana è pressoché impossibile, se non limitata a poche zone, ma comunque a fine mese, soprattutto per le uve “base spumante” (Chardonnay e Pinot bianco), e quindi Prosecco, per le quali peraltro è richiesto un grado di maturazione non troppo accentuato. Per il resto, specialmente sui rilievi – e cioè Collio, Colli orientali e Carso -, bisognerà aspettare i primi giorni di settembre anche per le varietà bianche più precoci, come il Sauvignon che sicuramente sarà il primo a essere pigiato. Quello che l’anno scorso sul Collio fu raccolto appunto il 13 agosto! Seguiranno Pinot bianco e grigio, Friulano – il vecchio Tocai che ancora non ci siamo abituati a chiamare con il nome sostitutivo dopo il famoso “scippo” ungherese – e Ribolla gialla, vino-rivelazione degli ultimi tempi soprattutto se tradotto in bollicine. Pressoché contestuale potrebbe essere la vendemmia di Pinot nero (ovviamente se non sarà destinato alla spumantizzazione), Merlot e Cabernet, mentre per Schioppettino di Prepotto e Refosco dal peduncolo rosso bisognerà aspettare settembre inoltrato. Per il Refosco di Faedis si arriverà addirittura a fine mese se non ai primi di ottobre, quando sarà anche la volta – ma anche più in là, essendo in uso almeno un modesto appassimento sulla pianta – del Verduzzo, per la produzione del Ramandolo, e del Picolit, entrambi protetti dalla Docg. E’ chiaro che le epoche di raccolta ipotizzate sono del tutto indicative, perché molto dipenderà dalle varie zone, se di pianura – Grave, Isonzo, Annia, Aquileia, Latisana – o di collina, e soprattutto dall’andamento meteorologico delle prossime settimane.

Una considerazione importante, però, ci pare di poter trarre fin d’ora. Anche se la quantità, come dicevamo, sarà meno generosa dello scorso anno, e questo non è un male viste le premesse, sul fronte qualitativo si può ipotizzare l’ottenimento di vini armonici e profumati, specialmente per i bianchi a cominciare dal Sauvignon che in fatto di aromi non è secondo a nessuno. Le ondate di caldo anticiclonico, se non con sporadici ritorni, dovrebbero essere finite, per cui le notti notevolmente allungate dovrebbero consentire proprio quell’escursione termica tanto preziosa per creare nel grappolo che sta maturando un significativo corredo aromatico che si trasferirà poi nel vino grazie anche alle mitigate temperature di fermentazione che, invece, l’anno scorso erano difficili da controllare, essendo caldissima anche la vendemmia, specialmente nelle cantine prive di adeguati impianti di refrigerazione.
Osservazioni che ci vengono dunque “di getto” a diversi giorni ancora dall’inizio della stagione dei raccolti. Ma per saperne di più, sarà bene aspettare appunto l’ormai imminente summit degli enologi, tecnici titolati a fornire un quadro puntuale ed esauriente su quest’annata davvero “miracolata”. Che però, nonostante la partenza molto negativa, non dovrebbe per nulla deludere il produttore, ma neanche il consumatore e l’appassionato che amano i vini Made in Fvg.

Pinot grigio sui Colli orientali.

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In copertina, il Sauvignon (spumanti esclusi) sarà sicuramente la prima varietà bianca a essere raccolta.

LA RICETTA – Lo strudel o “Strùcolo de pomi”

di Roberto Zottar

Un dolce arrivato dall’Austria, probabilmente attraverso la Slovenia, è lo strudel, caratterizzato da un impasto di pasta stesa, sul quale si spalma un ripieno, si arrotola e si cucina al forno. Secondo varie fonti, tra cui il Larousse Gastronomique, l’origine remota di questo dolce è il baklava orientale, sfoglie sottili di pasta che racchiudono un ripieno di mandorle, noci e miele.
Seguendo le conquiste dei Turchi, il baklava arrivò a Budapest nel 1541. In Ungheria il baklava si arricchì di frutta, principalmente mele, con l’aggiunta di uva passa e cannella, assumendo anche un nome tedesco, strudel, cioè “vortice, gorgo”, perché era arrotolato su se stesso a spirale. Dall’Ungheria, dove oggi invece è conosciuto come rétes, il dolce passò in Austria e da qui si diffuse in tutto l’Impero Austroungarico assumendo prevalentemente una forma diritta. La prima ricetta con il nome Strudel è in un manoscritto di tal cuoco Puech del 1696 conservata nella Wiener Stadtbibliothek di Vienna.
Lo strudel è uno dei dolci più presenti nelle famiglie di Gorizia, di Trieste e del Carso, mentre tradizionalmente non era presente in Friuli o in Carnia, tanto che non è citato nei testi della Contessa Giuseppina Perusini Antonini e di Pietro Adami. Il nome locale strucolo si collega al tedesco dialettale struckel, sinonimo di strudel e probabilmente il termine ci è arrivato tramite lo sloveno štrùkelj.

Procedimento:
La pasta dello strucolo in genere è un semplice impasto steso molto sottile di acqua, farina e grasso, talvolta con l’aggiunta di uovo e/o vino e aceto, la cosiddetta pasta da strudel o pasta tirada o pasta mata.
Per realizzarla lavorate molto a lungo 200 grammi di farina, un uovo, 40 grammi d’acqua tiepida, un cucchiaio d’olio d’arachide e un cucchiaino di aceto. Fate riposare la pasta, che sarà un po’ collosa, coperta d’olio. Volendo così si conserva per alcuni giorni. Asciugatela con carta da cucina e stendetela su un canovaccio infarinato con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia. Prendete allora la pasta da sotto sul dorso delle mani e tiratela fino ad ottenere quasi una pellicola. Da qui il nome di pasta tirada. Si dice che è stesa alla perfezione se si riesce a leggere un giornale posto sotto di essa! Pennellate con burro fuso, farcite con un ripieno di 2 kg di mele sbucciate e tagliate a fettine sottili, 100 grammi di zucchero, 100 grammi di pane grattugiato tostato nel burro, 100 grammi di uvetta macerata nel rum, succo e buccia di mezzo limone, un pizzico di cannella. Arrotolate il dolce aiutandovi con il canovaccio, pennellate esternamente con burro e infornate a 190° per 30-35 minuti.
Con queste dosi si può realizzare o uno strudel grande o due pezzi più piccoli.

Vino:
Un Verduzzo dei Colli orientali e per chi la preferisce anche una Ribolla gialla spumantizzata.

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In copertina, ecco come si presenta lo “Strùcolo de pomi” o strudel.

 

Due Ribolle, un’amicizia

di Gi Elle

Tutti conoscono il valore socializzante di un buon bicchiere di vino. Sorseggiarlo con calma, apprezzandone aromi e profumi, offre una buona occasione per parlare o discutere amabilmente, ma anche per trovare un’intesa su qualche questione importante. E due Ribolle possono fare addirittura di più: cementare un’amicizia fra altrettante comunità – piccole, ma grandi per la produzione vitivinicola d’eccellenza -, offrendo opportunità di importanti collaborazioni.
E’ quello che era avvenuto esattamente un anno fa, fra Prepotto e Dolegna del Collio, quando sul Ponte dello Schioppettino si dette vita a una originalissima festa nell’ambito del ricco programma Fvg di “Calici di Stelle“.  E l’amicizia nata in quell’occasione fra le due comunità – rappresentate dal sindaco Mariaclara Forti (Prepotto) e dall’assessore all’Agricoltura Carlo Comis (Dolegna) – sarà consolidata proprio oggi perché, come già annunciato, nel variegato calendario regionale messo a punto da Città del Vino e Movimento Turismo del Vino, nella stessa località, sul fiume Judrio storico confine, si terrà la seconda edizione della festa che proprio nelle due Ribolle – gialla quella di Dolegna, nera quella di Prepotto, conosciuta meglio come Schioppettino – ha la sua massima espressione. Senza nulla togliere, ovviamente, agli altri vini di questi operosi paesi, tutelati dalle Doc Collio e Friuli Colli orientali.
Come ricordavamo pochi giorni fa, la prima edizione era stata coronata da un così chiaro successo che subito era parsa evidente l’opportunità di organizzarne una seconda nel 2019. E così l’appuntamento è fissato proprio per questa sera, a partire dalle 19.30, sempre ovviamente sul Ponte dello Schioppettino. Molto suggestivo e invitante il titolo: “Notte di vino, note di stelle. Dal tramonto all’alba”. La manifestazione è stata organizzata dai Comuni di Prepotto e di Dolegna del Collio assieme alle rispettive Pro Loco.
Tutto comincerà, dunque, al calare della sera tra le dolcissime note di un Concerto per Archi e Solisti al Chiaro di Luna.

Il saluto del sindaco Mariaclara Forti (Prepotto) che ha accanto l’assessore Carlo Comis (Dolegna). 

 

TUTTI I PROTAGONISTI

 

Ribolla gialla e altri autoctoni:

Cà Ronesca, Crastin, Fruscalzo Vini, Grudina, Jermann, La Rajade, Norina Pez, Ronco Scagnet, Ferruccio Sgubin, Tenuta Stella, Zorutti

Schioppettino di Prepotto e altri autoctoni:

Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto, Nicola Bodigoi, Colli di Poianis, Grillo Iole, Marinig Valerio, Ronco dei Pini, Ronc Soreli, Segreta Winery, Sirch Luca, Stanig, Vignaiuoli Toti, Vie d’Alt, Giovanni Venica, Vigna Lenuzza, Vigna Petrusssa

Esperienze gastronomiche:

Agriturismo Scribano, Agriturismo Tinello Sant’Urbano, Allevamento Bergamasco, Azienda agricola Midun, Panificio Codromaz, Ristorante Al Cjant dal Rusignul, Trattoria Da Mario

Per ulteriori informazioni si potrà telefonare a Mattia al numero 331.1122435.

Ecco le due Ribolle.

Arrivederci, dunque, a questa sera proprio sul “Ponte dello Schioppettino”!

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In copertina, ecco il Ponte dello Schioppettino che unisce Dolegna del Collio e Prepotto.

Tutela della Ribolla in stand-by: appello della cooperazione Fvg

di Gi Elle

La dibattuta questione della tutela del vino (sia fermo che spumantizzato) ottenuto dalla Ribolla gialla sta registrando un pericoloso momento di stand-by, tanto che la cooperazione agroalimentare del Friuli Venezia Giulia ha fatto sentire la propria voce lanciando un messaggio d’allarme riguardo a questo importante vitigno autoctono e alla situazione della vitivinicoltura regionale nel suo complesso.
Il presidente e il vicepresidente di Fedagripesca Fvg, Venanzio Francescutti e Daniele Castagnaviz, nonché il segretario generale di Confcooperative Fvg, Nicola Galluà, incontrando l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, hanno infatti espresso tutta la preoccupazione del movimento cooperativo proprio per lo stallo sull’iter di tutela della Ribolla, chiesto a gran voce da tutti gli operatori del territorio. Per riavviare il processo e per discutere della gestione del potenziale viticolo, hanno detto i cooperatori durante il colloquio cordiale e costruttivo con l’esponente dell’Amministrazione regionale, vi è l’assoluta necessità di ripristinare il Tavolo tecnico vitivinicolo al fine di trovare soluzioni urgenti e adeguate e non vanificare tutto il lavoro fatto finora. Nel contempo, è necessario riprendere in mano anche la pratica della certificazione Igp per la mela regionale che occupa 1.500 ettari ed è il frutto più coltivato, dopo la vite da vino.

Venanzio Francescutti

Per gli interventi nel settore lattiero-caseario, ha spiegato poi Francescutti, serve una maggiore concertazione sui progetti di sviluppo del comparto e per trovare soluzioni di ulteriore semplificazione della burocrazia igienico-sanitaria. Per quelli nel settore dei cereali, si chiede, invece, un concreto sostegno ai progetti in atto di concentrazione e collaborazione fra le imprese e un programma di assistenza alle pratiche agricole sostenibili che potrebbe essere attuato in collaborazione con l’Ersa la quale, dal canto suo, dovrebbe svolgere un ruolo strategico di supporto tecnico ai produttori.

Riguardo al Programma di sviluppo rurale (Psr), la cooperazione ha chiesto all’assessore una necessaria ulteriore accelerazione nell’iter di pagamento dei progetti, che è ancora in ritardo. È stata richiesta, inoltre, una scrittura concertata del nuovo Psr per mettere in cantiere progetti realmente utili all’economia rurale del territorio e l’adozione di procedure semplificate e rapide oltre che un potenziamento della Legge regionale 80/82 (Fondo di rotazione).
Da parte dell’assessore Zannier vi è stata la massima condivisione delle soluzioni proposte e, di conseguenza, la disponibilità a intervenire operativamente sui temi considerati cruciali dalla cooperazione agroalimentare regionale.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, grappoli di Ribolla.

Che cambio d’abito per la Cantina Produttori Cormons!

di Claudio Soranzo

Dev’essere buono il contenuto, ma bello anche il contenitore. Sotto questo aspetto la Cantina Produttori Cormons non ha rivali. Dopo aver prodotto un ottimo “Vino della Pace” e realizzato delle etichette artistiche, a concludere l’operazione restyling dell’importante “wine cellar” collinare è stata la nuova tinteggiatura degli edifici di produzione, amministrazione e vendita diretta.
A inaugurare il new look l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Zannier, assieme ai vertici della Cantina e all’Area manager della Boero Bartolomeo Spa di Genova, che ha eseguito la nuova tinteggiatura con una tonalità grigio scuro per le costruzioni basse e oro per il “cubo” centrale con la gigantesca scritta “Cormòns” in rilievo in grigio. Un bellissimo colpo d’occhio per chi arriva dalla via Vino della Pace, con il color oro che contiene delle particelle di metallo che rifrangono la luce solare, al punto che in alcuni momenti della giornata l’effetto sulla vernice è formidabile, e si vede anche da lontano. Particolarmente affascinante poi al tramonto. Nel corso dell’opera è stato pure restaurato l’affresco che raffigura lo stemma di Cormòns, nonché vecchio logo della Cantina.

Ecco l’assessore regionale Zannier con i vertici della Cantina cormonese.

Una tonalità, la nuova, che ricorda la preziosità dei vini, il forziere del “Vino della Pace” e delle botti decorate dagli artisti, e l’oro antico del Picolit. L’azienda Boero ha un particolare legame con il Friuli Venezia Giulia, in quanto possiede anche il marchio Veneziani, quello delle note vernici navali sorto a Trieste nel 1863. Ai primi del ‘900 direttore commerciale della Veneziani e poi manager della filiale inglese fu nientemeno che lo scrittore Italo Svevo (Ettore Schmitz). Sposato con Livia Veneziani, passava spesso le vacanze nella villa di Lucinico, il paese del presidente della Cantina, Filippo Bregant. Lo scorso novembre, per la prima presentazione del libro “Il ricettario di casa Svevo”, i numerosi brindisi sono stati fatti con alcuni spumanti offerti dalla Cantina stessa.
Così ora, dopo aver cambiato il logo dell’azienda, il packaging (vincendo alcuni premi al Vinitaly 2018) ed essersi messa l’abito elegante, la Cantina Produttori Cormons corre più spedita verso altri traguardi, riguardanti la produzione di alcuni dei migliori vini del territorio, capitanati da un “Vino della Pace” non più ricavato da centinaia di barbatelle  arrivate a Cormons da ogni parte del mondo, ma da un blend studiato alla perfezione. Un uvaggio che rappresenta la punta di diamante della produzione, formato da un mix di cinque varietà, sapientemente dosate, che possa diventare il vino di riferimento della Città di Cormons, capoluogo indiscusso del vino regionale. Cinque grandi bianchi del territorio mixati con armonia intorno al 30% di Friulano, un altro 30% di Chardonnay, un buon 20% di Malvasia e il rimanente 20% quasi equamente diviso fra Pinot bianco e Ribolla gialla. Il vino ricavato ha riposato per 12 mesi in botti di quercia di tre essenze diverse e 6 mesi in bottiglia. La prima bottiglia della nuova produzione, vendemmia 2017, era stata stappata all’Enoteca di Cormòns lo scorso 14 maggio in occasione della presentazione ufficiale del nuovo vino, con la nuova etichetta su cui è riprodotto un disegno realizzato dal maestro Roberto Capucci, stilista di fama mondiale.

Alcune bottiglie da collezione e lo storico marchio restaurato.

Durante il brindisi inaugurale il nuovo direttore generale della Cantina Alessandro Dal Zovo ha ricordato che la prestigiosa guida Gilbert & Gaillard ha conferito il Gold award nell’International challenge del 2019 proprio al “Vino della Pace”, come pure al Pinot grigio e al Friulano Doc Collio, prodotti dall’azienda cormonese. Nel giro in cantina abbiamo pure ammirato alcune botti dipinte da artisti di fama, che fanno della “wine cellar” una vera e propria galleria d’arte enoica.

Preziose botti decorate.

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In copertina, come ora si presenta all’esterno la Cantina Produttori.

“Ribolla & Ribolla” con premio e convegni a Corno di Rosazzo

di Gi Elle

Si è da poco spenta l’eco del successo della Fiera dei vini, che Corno di Rosazzo torna al centro dell’attenzione con la sua enologia di qualità con la prima edizione di una proposta molto interessante. Debutta infatti “Ribolla & Ribolla”, con tanto di Premio, manifestazione con cui si vuole porre l’accento e ulteriormente valorizzare uno  fra i più preziosi vitigni autoctoni del Friuli Venezia Giulia e in particolare dei Colli orientali di cui Corno fa parte, tanto che pure il Consorzio di tutela (il cui raggio di azione si spinge a nord fino alla prestigiosa Docg del Ramandolo)  ha sede nella storica cornice di villa Nachini Cabassi, sempre più punto di riferimento per la vite e il vino del Vigneto Fvg.
E proprio qui ha preso il via ieri con un’anteprima “Ribolla & Ribolla” che entrerà nel vivo stamani (tutti gli incontri programmati sono con ingresso libero). A mezzogiorno, è prevista infatti la consegna del Premio seguita da un convegno, moderato da Walter Filiputti, con la partecipazione di Enos Costantini e Carlo Tuzzi. Tema: Il futuro della Ribolla gialla. Come dire,  che si indagherà sulle prospettive di sviluppo di questo antico vitigno friulano, al centro dell’attenzione in questi ultimi mesi per attribuire al suo vino – fermo o spumantizzato – nuove possibilità di tutela, affinché il suo nome possa essere utilizzato soltanto in questa regione che è stata la sua “culla” e che sulle splendide colline della vicina Rosazzo, ai piedi dell’abbazia benedettina, ha avuto la sua storica ambientazione.

Vigneti a Rosazzo. (Foto Luigi Vitale) 


Domani, invece, con inizio alle 11 ci sarà un talk show intitolato “Ribolla & Ribolla”, che metterà viticoltori, giornalisti e sommelier a confronto.  In questa occasione moderatore sarà, invece, Claudio Fabbro. Dalle 12 seguirà “La Ribolla gialla a tavola”, uno show cooking a cura dell’Associazione cuochi di Udine. Oltre alla possibilità di degustare le “migliori 40 Ribolle”,  si potrà visitare anche la mostra “788 anni di storia (1231-20199 La Ribolla gialla: il vino più moderno perché il più antico – Vini e vitigni che hanno sfidato i secoli”.
Fari accesi dunque su questo affascinante vitigno in due giornate che si annunciano ricche di promesse per quanti amano i vini storici del Vigneto Fvg. E la Ribolla gialla – la “Ribuele” per dirla in friulano – è proprio uno di questi. A tutto diritto.

Vigneti dei Colli orientali.

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In copertina, alcuni bei grappoli di Ribolla gialla.

 

Friuli Colli orientali e Ramandolo: Paolo Valle il nuovo presidente

di Giuseppe Longo

Cambio della guardia al Consorzio per la tutela dei vini Doc e Docg Friuli Colli Orientali e Ramandolo. Paolo Valle è infatti il nuovo presidente che subentra a Michele Pavan. “Lavorerò per migliorare la qualità dei nostri vini, la sostenibilità e la redditività delle aziende” con ” la voglia di aprirsi e collaborare con gli altri Consorzi di tutela della regione, per ottenere, insieme, sempre nuovi risultati che devono portare, certamente, ad aumentare la qualità dei nostri vini”: questo il suo “manifesto” a favore della prestigiosa zona che va dall’area più settentrionale con Nimis e Tarcento fino a Cividale, Corno di Rosazzo (dove ha sede l’organismo associativo) e Buttrio, dove come appena visto si scaldano i motori per la 87ma edizione della Fiera regionale dei vini.
Una nomina, quella di Valle, che avviene proprio nel bel mezzo di importanti manifestazioni enologiche hanno quali protagonisti d’eccellenza proprio i vini dei Colli orientali, a cominciare dalla grande festa con lo Schioppettino di Prepotto al via domani in riva al Judrio e alla imminente mostra-degustazione di Villa de Claricini, a Bottenicco, che si incrocerà la prossima settimana proprio con la Fiera di Buttrio. Appena sceso invece il sipario sulla cividalese Borderwine e su Cantine Aperte 2019 che pure in questa zona Doc-Docg ha registrato domenica scorsa un pienone, grazie a una “finestra” di bel tempo. Che ora pare sia finalmente ritornato, con la speranza che duri a lungo consentendo ai vigneti di recuperare il consistente ritardo vegetativo accumulato in queste settimane a causa di tanta pioggia e basse temperature.

Vigneti nel Cividalese…

Paolo Valle, dell’azienda Valle di Buttrio, è dunque il nuovo leader del Consorzio per la tutela dei vini Doc e Docg Friuli Colli Orientali e Ramandolo. A coadiuvarlo, nelle sua attività di gestione della importante compagine associativa la cui origine risale a quasi mezzo secolo fa, per i prossimi tre anni, saranno i vicepresidenti Demis Ermacora, di Ipplis, e Maurizio Zaccomer, di Nimis. Valle, che appunto succede a Michele Pavan, ha 54 anni e gestisce l’azienda vitivinicola di famiglia che ha appunto sede alle porte di Buttrio, con una storia importante alle spalle iniziata nel 1954 dal conosciutissimo papà Gigi, con 42 ettari dedicati alla coltivazione della vite.

«Lo spirito con cui mi appresto ad affrontare questo nuovo ruolo – spiega Valle – è quello della continuità, innanzitutto, con l’impegno svolto dal presidente e dal consiglio precedenti, con un occhio attento a mantenere ben saldo l’equilibrio di bilancio del Consorzio. Di sicuro, fin da subito, c’è la voglia di aprirsi e collaborare con gli altri Consorzi di tutela della regione, per ottenere, insieme, sempre nuovi risultati che devono portare, certamente, ad aumentare la qualità dei nostri vini, la sostenibilità, ma anche la redditività per le aziende che li producono, in particolare quelle collinari, più “difficili”».
Il nuovo consiglio di amministrazione, per buona parte rinnovato, ha dato ampio spazio ai giovani vignaioli del territorio con l’elezione di Filippo Butussi, Federico De Luca, Alessio Dorigo, Filippo Felluga, Matteo Lovo, Claudio Novello, Michele Pace Perusini, Michele Pavan, Federico Stroppolatini e Alessio Zorzettig.

Ricordiamo che la superficie rivendicata a Doc Friuli Colli Orientali e Ramandolo è pari a 1.774 ettari. Il vitigno più coltivato è il Tocai friulano (16,7 per cento), con una forte crescita della Ribolla gialla (+4 sull’anno precedente). La produzione di vino Doc supera i 77.700 ettolitri: 65 per cento da uve a bacca bianca, 35 a bacca rossa. Vini di grande prestigio, perché proprio in quest’area si trovano tutte le Docg – il marchio più ambito – del Vigneto Fvg, a cominciare da  quella del Ramandolo, la prima in regione ad avere ottenuto il riconoscimento, cui si sono aggiunte quelle del Picolit e di Rosazzo assieme alle famosissime sottozone – o “cru” per dirla con i francesi – di Cialla e del citato Schioppettino di Prepotto. Vini che sono una “bandiera” da difendere e da valorizzare. Tanti auguri, presidente Valle!

… e nella zona di Ramandolo.

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In copertina, Paolo Valle, 54 anni, nuovo leader dei Colli orientali.