Cividale dà il benvenuto al 2026 con la “gubana più grande del mondo” e la Ribolla di Spessa. Ma molti gradirebbero anche il ritorno del concorso-sfida

di Giuseppe Longo

“Fiato alle trombe!”, avrebbe detto l’indimenticabile Mike. Ma oggi, più prosaicamente, possiamo dire: “Mano ai coltelli!”, per tagliare la “gubana più grande del mondo” con cui Cividale dà il benvenuto al nuovo anno. Come già annunciato, compie infatti 18 anni, e quindi è “maggiorenne”, il Capodanno della città longobarda con protagonista il dolce tradizionale di Cividale e delle Valli del Natisone in formato “extra large”. Domani, primo gennaio 2026, alle cinque del pomeriggio, quando già cala la sera, sotto la loggia municipale che si apre anche sul Caffé San Marco, organizzatore dell’originale evento assieme al Circolo culturale Corno, farà dunque bella mostra di sè il magnifico dolce preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che proprio di fronte allo storico locale, in largo Boiani, ha aperto da qualche anno un’elegante e gettonata pasticceria.


Il dolce sarà poi tagliato a porzioni e offerto in degustazione a tutti coloro che vorranno unirsi alla festa. Il brindisi beneagurante sarà garantito, invece, dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda vitivinicola Scarbolo di Spessa. L’evento – riferiscono con orgoglio e riconoscenza gli organizzatori – avrà per la prima volta il patrocinio ufficiale del Comune di Cividale del Friuli, segno del rilievo turistico raggiunto da questa iniziativa sospesa soltanto nei due anni della pandemia.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 53 chili e furono oltre 500 le persone accorse ad ammirarla e assaggiarla. Va ricordato che il compianto Berto Blasutig, titolare del vicino Forno Cattarossi, era stato l’artefice dei primi 15 anni dell’iniziativa, macinando innarrestabili pesate record che “lievitavano” di anno in anno. Dopo la sua scomparsa, il testimone è passato al rinomato gubanificio valligiano che ha consentito di mantenere vivo questo bellissimo evento volto a valorizzare il dolce tipico di quest’area del Friuli orientale. Fondamentale il supporto del Caffè San Marco e dell’azienda vitivinicola Scarbolo, accanto al coordinamento del Circolo culturale della vicina Corno di Rosazzo, guidato da Sergio Paroni, per il recupero di questa tradizione divenuta, appunto, “maggiorenne”. E che fino all’anno in cui è scoppiato il Covid – era il 2020, come tutti ricorderanno – faceva il paio con il concorso internazionale che vedeva la gubana friulana gareggiare con altri dolci italiani o delle nazioni contermini in appassionanti sfide, nelle quali i produttori valligiani erano sempre i grandi protagonisti. Un concorso che era divenuto felicemente una tradizione e che purtroppo la pandemia ha interrotto. Ma che sarebbe più che opportuno poterlo recuperare e rilanciare, anche per la valenza promozionale che l’iniziativa aveva assunto a beneficio appunto della gubana di Cividale e delle Valli del Natisone. Molti – anche chi scrive – lo ricordano con nostalgia e sarebbero più che felici se venisse reintrodotto. I promotori della “gubana più grande del mondo” potrebbero farci un pensierino…

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In copertina, la “gubana gigante 2026” pronta per essere infornata alla Dorbolò di San Pietro al Natisone; all’interno, le bollicine di Ribolla gialla dell’azienda vitivinicola Scarbolo di Spessa.

La Cantina di Ramuscello e San Vito conferma un buon bilancio. Trevisan: dal 2000 il trend dei conferimenti è sempre superiore ai 100 mila quintali di uva

L’annata 2024 ha confermato la crescita, in positivo, della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 21 mila euro (+23%) per un fatturato di oltre 13 milioni.
«Prosegue il trend positivo della cooperativa che, da ormai cinque anni, anche con andamenti difficili dal punto di vista meteorologico e produttivo, vede un conferimento delle uve sempre al di sopra dei 100 mila quintali per ogni singola vendemmia – dice il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -. Ciò è di grande aiuto per una gestione economica equilibrata, sempre in grado di remunerare adeguatamente il lavoro dei 171 soci in vigna e di sostenere i numerosi investimenti che abbiamo fatto in questi anni». Più precisamente, dagli 881 ettari di vigneto gestiti, sono stati raccolti e conferiti oltre 122 mila quintali di uva.
«L’impegno di Ramuscello verso la qualità del vino – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi – resta sempre alto. Così, anche per questa annata, sono state confermate le certificazioni di “vino vegano”, del “vino a residuo minimo”, la Sqnpi, la “cantina biologica” e la Iso 9001-2015. A queste, nell’anno in corso, si è aggiunto il nostro ingresso nel progetto regionale di “Io sono Friuli Venezia Giulia”».
La Cantina è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la collaborazione con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale pluriennale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito rientra anche il progetto “Vino Terre” (giunto alla seconda edizione) che prevede, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa, profonda alcuni metri, a contatto con le acque di risorgiva del Tagliamento. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite, è stato devoluto alla Comunità di Sant’Egidio sostenendo i Corridoi Umanitari finalizzati a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 97% del vino prodotto (Prosecco, Pinot grigio e Ribolla gialla, le varietà maggiorente coltivate e più remunerate) e occupa una dozzina di persone.

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In copertina, il presidente Gianluca Trevisan durante l’assemblea dei soci della Cantina.

La Ribolla e l’arte con il Fai di Cividale a Gramogliano. Anche una “lezione” di Costantini sullo storico vitigno friulano

La quarantina di fortunati visitatori iscritti alla passeggiata “Armonie di Ribolla e Arte” sulla suggestiva collina di Gramogliano, a Corno di Rosazzo, è rimasta estasiata dalle bellezze di questo territorio: dalla storica villa Perusini, con i suoi vigneti centenari, alla trecentesca chiesetta di san Leonardo, con gli affreschi interni di “Jacun Pitôr” (Giacomo Meneghini nato a Cergneu, in Comune di Nimis, nel 1851), fino alla torre del Castello di Gramogliano la cui prima citazione scritta risale al 1247.

Il gruppo Fai di Cividale, in collaborazione con il circolo culturale Corno, ha proposto un itinerario di grande interesse che ha emozionato i numerosi partecipanti, così come la dotta relazione dell’agronomo e storico della vite e del vino Enos Costantini sul vitigno autoctono friulano Ribolla gialla e i suoi prodotti ha attratto la loro attenzione, gratificata anche da alcune sonate d’arpa che hanno accompagnato la “lezione” enoica. Non poteva mancare una degustazione guidata da una sommelier di tre Ribolle prodotte dalla tenuta Perusini, una ferma, una metodo charmat e una metodo classico, che ha impegnato sensorialmente gli ospiti.
La passeggiata si è conclusa nella frazione di Noax, con la sua casa medievale (sede del circolo culturale presieduto da Sergio Paroni) e la cinquecentesca chiesetta di San Giacomo, per un brindisi finale offerto dal locale comitato festeggiamenti. Il tutto coronato da una gradevole giornata di sole.

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In copertina, il professor Enos Costantini durante la sua “lezione” sulla Ribolla; all’interno, immagini della visita e qui sopra, “Jacun Pitôr” originario di Cergneu.

Collio vino da uve autoctone, quando il territorio vale più delle varietà. Cresce il progetto per valorizzare lo storico uvaggio simbolo della prima Doc friulana

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Il Collio ha celebrato da poco i sessant’anni dalla sua nascita, come prima denominazione di origine controllata del Friuli Venezia Giulia. E di strada in questo lungo periodo, cominciato quasi l’indomani della pubblicazione della legge 930 del 1963 istitutiva delle Doc nel Vigneto Italia, ne ha fatto davvero tanta attraverso il Consorzio di tutela che ancora ricorda con riconoscenza la lunga e illuminata presidenza del conte Douglas Attems e che da pochi mesi è affidato alla giovane guida di Luca Raccaro. Ma, tra i tanti vitigni storicamente autoctoni e internazionali, peraltro perfettamente adattati al nostro habitat tanto da diventarne parte integrante, i vignaioli isontini hanno sempre avuto un punto fermo: l’uvaggio Collio. Che ora si vuole rilanciare e valorizzare, sapendo quanto sia importante il nome del territorio più di quello delle varietà. Il “terroir”, per dirla alla francese, fatto non solo dalla fisicità del luogo vocato alla coltivazione della vite, ma anche di tutti quei fattori ambientali, climatici e umani che fanno di una specifica area davvero un “unicum” che, proprio nel caso del vino, è in grado di donare prodotti inimitabili.


E con questi intendimenti si è dato vita a un singolare progetto dal titolo eloquente: “Collio vino da uve autoctone”. Nel quale i vitigni base utilizzati sono quelli di sempre, vale a dire Tocai friulano, Malvasia istriana e Ribolla gialla, fra i quali il primo – “offeso” dalla perdita del nome dopo il nostro grave insuccesso nella vertenza con l’Ungheria – ha la parte preponderante. E quale migliore location di Casa Krainer, in via Rastello a Gorizia, per presentare i nuovi arrivati nel gruppo? «Un progetto recente – spiega Stefano Cosma che, con la consueta bravura, ne ha coordinato la presentazione -, ma che affonda le sue radici nello storico uvaggio del Collio, come l’ex Ferramenta Krainer, aperta agli inizi del ‘900 in un edificio preesistente riprogettato in stile Liberty. Così l’etichetta dei primi del ‘900 del “Coglianer-Görzer weisswein”, il vino bianco del Collio amato da sempre dai consumatori austriaci». Un’etichetta storica proiettata durante la presentazione in quella bellissima strada del centro storico nella Città europea della cultura – con la contermine Nova Gorica – che si cerca in tutti i modi di rilanciare. «All’epoca – riprende l’esperto – era un vero e proprio uvaggio, perché nei vigneti c’erano varietà miste, in cui prevaleva la Ribolla gialla che venivano raccolte assieme e concorrevano a produrre un bianco tipico. Già nel 1888, alla prima Fiera dei Vini che si tenne a Trieste con espositori da tutta l’Austria-Ungheria, la Società agraria di Gorizia portò in assaggio un “Vino Bianco Collio 1887”, uno dei principali e dei più apprezzati prodotti vitivinicoli del “Giardino del Goriziano”».

«Dopo la Grande Guerra – ha aggiunto Stefano Cosma, appassionato conoscitore anche della storia del Collio, ma pure di tutto il Vigneto Fvg -, con la ricostruzione della viticoltura, fu dato maggior spazio alla Malvasia istriana e al Tocai friulano, che divennero gli altri due componenti del Bianco del Collio, assieme alla Ribolla gialla. Perciò Ribolla, Malvasia e Tocai sono state le varietà previste nel disciplinare della Doc Collio approvato nel 1968. Le percentuali sono state cambiate ad inizio Anni ’90, mantenendo le tre varietà; un’ulteriore modifica consente tutt’ora di utilizzare a piacimento altre varietà a bacca bianca».
Ma veniamo al progetto attuale. «Quattro produttori iniziali, poi diventati sette, hanno così deciso – continua la spiegazione del dottor Cosma – di proporre il “Collio Doc Vino da uve autoctone”: con l’utilizzo della bottiglia Collio Collio, l’etichetta uguale per tutti, uscendo con il vino dopo almeno 18 mesi dalla vendemmia, con la presenza delle sole varietà Ribolla gialla, Malvasia (istriana) e (Tocai) Friulano con prevalenza di quest’ultimo, la possibilità di affinamento in legno ed altre regole di autodisciplina. All’evento qui in Casa Krainer sono già in 11: Kristian Keber, Fabjan Muzic, Andrea Drius di Terre del Faet, Alessandro Dal Zovo della Cantina Produttori Cormons, Fabijan Korsic, Maurizio Buzzinelli, La Rajade, Marcuzzi, Vigne della Cerva, Ronco Blanchis e Manià. Un progetto nato dal basso, tra produttori che credono nella forza di un’identità territoriale autentica». «Abbiamo fatto un passo indietro come azienda per farne uno in avanti come gruppo», dicono gli stessi produttori. E Cosma riprende: «Il progetto del Collio da uve autoctone, che non serve chiamare “Collio bianco”, perché Collio è già sinonimo di miglior bianco d’Italia, dimostra che eleganza, complessità e capacità evolutiva possono convivere in un calice». «Un vino corale, dove il territorio viene prima del brand, l’identità prima del marketing», è la conclusione emersa durante l’incontro in Casa Krainer, attraverso gli interventi dei produttori e di alcuni ospiti, tra i quali Gianni Ottogalli e un giovane enologo trevigiano che su questo progetto ha basato addirittura la propria tesi di laurea. Veramente bravi i produttori di “Collio vino da uve autoctone” tanto che meritano i migliori auguri. Anche perché la qualità che tutti abbiamo potuto accertare – bottiglie del 2023 ma anche del 2022 – dopo le parole, pur necessarie, è davvero alta, oltre che valorizzata dai finger food di Chiara Canzoneri. Ma nel contempo pur suscettibile di ulteriori miglioramenti. Cosa che in oltre sessant’anni il Collio ha sempre dimostrato di saper fare con grande professionalità. E che continuerà a fare!

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In copertina e all’interno immagini della illustrazione del progetto: alcune delle bottiglie presentate, il gruppo di vignaioli con Stefano Cosma (primo a sinistra), interventi di produttori e Gianni Ottogalli, la degustazione a Casa Krainer.

A Castelmonte domani ritorna l’intreccio musica-vini con l’Orchestra Busoni, Lucio Degani e le “eccellenze” di Prepotto

(g.l.) La prima volta era stata, con un grande successo, alla fine di maggio di tre anni fa, quando a Castelmonte si concludeva una fra le più spettacolari tappe del Giro d’Italia. E ora un’iniziativa analoga si ripete, bissando di sicuro il numero di consensi visto il bel tempo che si annuncia anche per domani. L’appuntamento è infatti, nuovamente, sul piazzale dell’amato Santuario mariano dove, alle 18.30, il Comune di Prepotto ha organizzato una grande serata che metterà insieme musica e vini. Protagonista ancora la Nuova orchestra Ferruccio Busoni, diretta da Massimo Belli, la quale presenterà un affascinante programma che ben s’intonerà con i vini presentati dal vignaioli del Comune in riva al Judrio. Infatti, se tre anni fa era stato lo Schioppettino il vino che aveva creato magici intrecci non le note uscite dagli archi, stavolta ci saranno anche Picolit, Malvasia e Ribolla gialla. Grande protagonista ovviamente ancora il portabandiera per eccellenza: lo Schioppettino, appunto, nelle versioni di Prepotto e di Cialla. A guidare la degustazione sarà nuovamente la bravissima e coinvolgente Liliana Savioli che per ogni vino proporrà la descrizione più appropriata, come aveva fatto nella precedente occasione e come aveva fatto pure lo scorso autunno durante un’applaudita degustazione-confronto di Schioppettini aiutando il pubblico a individuare quel singolare “sentore di pepe” che soltanto questo meraviglioso prodotto sa donare al consumatore.

Un grande concerto, dunque, quello che si annuncia domani a Castelmonte, “Madone di Mont” per i friulani. «Sacralità e virtuosità, perfezione ed armonia sono gli elementi che contraddistinguono gli otto brani musicali che la Nuova orchestra Ferruccio Busoni, diretta dal maestro Massimo Belli, con la partecipazione del violino di Lucio Degani, eseguirà», afferma con entusiasmo il sindaco Mariaclara Forti annunciando la serata, il cui ingresso sarà libero e gratuito. Aggiungendo poi: «Novità per gli estimatori del vino che durante il concerto potranno vivere un’esperienza sensoriale sinestetica partecipando alla degustazione di 8 vini di Prepotto, uno per ogni brano, guidata da Liliana Savioli. Concluderemo la serata brindando con i vini di Prepotto accompagnati dalla degustazione di prodotti del territorio fra cui i biscotti allo Zafferano di Castelmonte, le prelibatezze del Tinello di San Urbano, il miele di Katia Toti, le golosità della Casa del Formaggio di Remanzacco, l’olio Solzaret, i gustosi assaggi proposti da Bocconcini di San Giovanni, e un buon Re caffè, nella bella cornice arricchita dagli addobbi floreali della Cooperativa di Premariacco». Con tutte queste premesse, salire a Castelmonte è pertanto davvero irrinunciabile!

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In copertina e all’interno il concerto di tre anni fa a Castelmonte: con Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, e la sommelier Liliana Savioli, ci sono il maestro Massimo Belli e il violinista Lucio Degani.

Grandi Verticali, a Corno di Rosazzo le Cenerentole diventate Regine: saranno a confronto Ribolla gialla e Fiano d’Avellino

(g.l.) Terza tappa e primo appuntamento del mese di febbraio per “Le Grandi verticali delle Città del Vino”, importante iniziativa degustativa che vede allacciare gemellaggi tra i pregiati vini del Friuli Venezia Giulia e quelli altrettanto celebri del resto d’Italia. Giovedì prossimo, 13 febbraio, alle 19.30 la nostra regione incontrerà infatti la Campania a Corno di Rosazzo, nella splendida cornice di Villa Nachini Cabassi, dove ha sede da molti anni anche il Consorzio di tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo. Protagonisti della serata Ribolla gialla & Fiano d’Avellino, come dire “Le Cenerentole che diventano Regine”, visto che questi due vini bianchi hanno avuto un felice momento di riscoperta e di rilancio. La nostra Ribolla, in particolare, sta vivendo una stagione molto favorevole anche e soprattutto nella versione spumantizzata, il cui prodotto beneficia del “magico” nome del vitigno, famoso autoctono friulano la cui culla storica si ritrova sulle magnifiche colline di Rosazzo, ai piedi della millenaria Abbazia benedettina.
Matteo Bellotto – assieme a Nicola Farfoglia dell’Ais Fvg – condurrà come sempre alla scoperta dei vini di queste cantine. Ribolla Gialla: Canus, Specogna, Butussi, Cadibon. Fiano d’Avellino: Torricino, Bellaria Roccabascerana, Cantine Ciervo, Cantina di Solopaca, Cantina Donna Elena.
Il Fiano d’Avellino è un prestigioso bianco, appunto, della Campania che ottenne la tutela della Doc nel 1978 e che cinque anni dopo fu premiato dalla denominazione di origine controllata e garantita.  Non solo un vitigno, ma diversi sono quelli che concorrono nella sua composizione: Fiano minimo 85%, Greco, Coda di Volpe e Trebbiano toscano.Viene descritto come bianco dal colore giallo paglierino e dal profumo equilibrato, con sentori di frutta fresca, mandorla, nocciola, fiori bianchi, agrumi, erbe aromatiche e fiori appassiti. Un vino che, ovviamente, si presta molto bene per accompagnare primi piatti a base di pesce, ma anche formaggi non stagionati e carni bianche, dal sapore delicato.
Ricordiamo che il programma 2025 delle Grandi Verticali delle Città del Vino – ideate dal Coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, guidato da Tiziano Venturini – prende il titolo di Gemellaggi-Insieme siamo unici. Il progetto gode del sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Io sono Fvg e di Banca 360 Fvg, oltre al patrocinio del Comitato regionale Unpli Pro Loco del Friuli Venezia Giulia, Unidoc Fvg, Ente Friuli nel Mondo. Il tutto in collaborazione con il Consorzio Montasio Dop e la Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina.
Iscrizioni aperte (35 euro a persona) contattando la Pro Loco Mitreo Aurisina, che si occupa della segreteria: prolocoaurisina@libero.it, telefono 348.5166126. Programma completo e aggiornamenti su www.cittadelvinofvg.it

Ribolla gialla

Fiano

IL CALENDARIO

Refosco dal Peduncolo Rosso & Vernaccia di San Gimignano – Rosso in terra di bianchi e bianco in terra di rossi, Buttrio Villa di Toppo – Florio, giovedì 16 gennaio. Ospite speciale Valentino Tesi, brand ambassador Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano.

Masterclass Pignolo & Barolo – Il nobile incontro dei signori del tempo, Manzano, Antico Foledor Boschetti della Torre, giovedì 30 gennaio. Ospite speciale Carlo Alberto Gambino, brand ambassador Strada del Barolo.

Ribolla gialla & Fiano d’Avellino – Le Cenerentole che diventano Regine, Corno di Rosazzo Villa Nachini Cabassi, giovedì 13 Febbraio.

Friulano di pianura & Tai di Lison Docg – Dal Friulano al Tai, la pianura e i suoi segreti, San Vito al Tagliamento, sala consiliare Palazzo Altan, venerdì 28 febbraio. Ospite speciale Stefano Quaggio, direttore Consorzio Vini Venezia.

Pinot grigio la storia di un autoctono acquisito, Sequals Villa Savorgnan – Lestans, giovedì 13 marzo. Ospite speciale Nazareno Vincenzi, brand ambassador Consorzio Pinot grigio delle Venezie.

Vitovska del Carso & Vermentino di Liguria – I vini da terre estreme, Duino Aurisina – Devin Nabrežina Infopoint di Sistiana, giovedì 27 marzo. Ospite speciale Enzo Giorgi, Coordinatore regionale Liguria Città del Vino.

Schioppettino di Prepotto & Schiava Alto Adige – Un incontro di pepe e spezie tra i rossi più versatili d’Italia, Prepotto Municipio – sala consiliare, mercoledì 9 aprile. Ospite speciale André Senoner, brand ambassador Alto Adige wines.

Friulano & Vermentino di Gallura – Sardegna e Friuli, dove i vini parlano la lingua della terra, Cormons Enoteca, giovedì 24 aprile. Ospite speciale Giovanni Antonio Sechi, Coordinatore regionale Sardegna e vicepresidente nazionale Città del Vino.

Malvasia & Castelli Romani – Incontri di Malvasie tra Friuli e Lazio, Aquileia piazza Capitolo, giovedì 8 maggio.

Merlot & Raboso del Piave – Incontro tra il grande rosso internazionale che è ormai autoctono con un vino di confine tra Veneto e Friuli, Cividale del Friuli, sala del Refettorio Monastero di Santa Maria in Valle, giovedì 22 maggio.

Terrano & Sagrantino di Montefalco – L’incontro dei tannini, Sgonico – Zgonik Enoteca, giovedì 29 maggio.

Appuntamento finale: Friulano & Tocai – Bentornato in Friuli Tocai! – Tocai dal mondo e Tocai dal Friuli evoluti e senza tempo, in collaborazione con Ente Friuli nel Mondo (data e sede in fase di definizione).

Aggiornamenti su
www.cittadelvinofvg.it

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In copertina, l’ingresso a Villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo dove ha sede anche il Consorzio di tutela vini Friuli Colli orientali e Ramandolo.

È pronta a Cividale la maxi-gubana per gli auguri di Capodanno questa sera sotto la storica loggia del Caffè San Marco

(g.l.) Pronta per essere tagliata e mangiata, tra spumeggianti brindisi e tanti auguri per il 2025 appena cominciato, la gubana gigante di Cividale! Il Capodanno nella città longobarda vedrà, infatti, nuovamente protagonista il maxi-dolce delle Valli del Natisone che da quasi vent’anni contraddistingue la festa del primo giorno dell’anno. Così questa sera, alle 18.30, sotto la quattrocentesca loggia municipale sulla quale si apre anche il “Caffé San Marco”, che organizza l’evento, farà bella mostra di sé proprio la gubana in versione extralarge preparata dalla ditta Dorboló di San Pietro che, proprio di fronte allo storico locale di largo Boiani, ha aperto da qualche anno un’elegante pasticceria. La maxi-gubana sarà poi tagliata a fette e offerta a tutti coloro che saranno presenti alla festa di inizio d’anno. Il brindisi beneagurante sarà garantito dalla Ribolla gialla spumante offerta dalla cantina Scarbolo di Spessa.
Come ricordavamo giorni fa, annunciando la bellissima iniziativa, lo scorso Capodanno la gubana pesava 50 chili e furono 600 le persone accorse all’evento ormai tradizionale. Si tratta, infatti, della 17ma edizione di questo appuntamento del “Prin da l’an” cividalese che, come si ricorderà, si era interrotto per un triennio a causa del Covid e della scomparsa del protagonista di ben 15 edizioni, il pasticcere Berto Blasuttig, titolare del vicino Forno Cattarossi. Come è noto, la ripresa era stata possibile l’anno scorso grazie all’impegno di chi ha fortemente voluto mantenere vivo questo evento volto a valorizzare il dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone e alle aziende che, appunto dal 2024, si sono unite per rilanciarlo con il patrocinio della civica amministrazione. E allora cin cin con le bollicine di Ribolla e una fetta di gubana gigante. Con tanti auguri  per il 2025 appena sbocciato.

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In copertina, i giovani pasticceri della Dorbolò che  hanno lavorato per produrre la maxi-gubana che sarà servita questa sera a Cividale.

Cividale, a Capodanno ritorna il brindisi con maxi-gubana e bollicine di Ribolla

Il Capodanno a Cividale vedrà nuovamente protagonista la gubana gigante. La sera del 1° gennaio 2025, alle 18.30, sotto la loggia municipale sulla quale si apre anche il “Caffé San Marco”, che organizza l’evento, farà bella mostra di sè il dolce tipico locale in versione extralarge preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che, proprio di fronte allo storico locale da poco restaurato, ha aperto da qualche anno un’elegante pasticceria. La maxi-gubana sarà poi tagliata a fette e offerta in degustazione agli avventori che si presenteranno nell’allegra circostanza. Il brindisi beneagurante sarà garantito dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda Scarbolo di Spessa.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 50 chili e furono 600 le persone accorse ad ammirarla e degustarla. Si tratta della 17ma edizione di questo appuntamento del “Prin da l’an” cividalese che si è interrotto per tre anni causa pandemia e dipartita del protagonista di ben 15 edizioni, Berto Blasuttig, titolare del vicino Forno Cattarossi. La ripresa è stata possibile grazie all’impegno di chi ha fortemente voluto mantenere vivo questo evento volto a valorizzare il dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone e alle aziende che dall’anno scorso si sono unite per rilanciarlo con il patrocinio della civica amministrazione. È apprezzabile, a tale riguardo, che vari rappresentanti delle istituzioni locali siano sempre presenti a questa iniziativa, confermando così la sua validità promozionale e di animazione sociale.

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In copertina e all’interno due immagini della bellissima festa con la maxi-gubana lo scorso Capodanno a Cividale del Friuli.

Consorzio Collio, ok dell’assemblea a un nuovo grande “bianco Doc” che sarà ottenuto con uve autoctone di Tocai friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana

È stata approvata dall’assemblea dei soci del Consorzio di tutela vini Doc Collio, con ben il 97% di voti a favore, la proposta di lavoro per l’introduzione di un nuovo vino fatto esclusivamente con le uve autoctone di Tocai friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana. Il disciplinare attualmente prevede la possibilità di utilizzare tutti i vitigni bianchi previsti dalla denominazione di origine controllata per produrre il Collio Bianco ed il consiglio di amministrazione ha ritenuto di dover valutare la possibilità di introdurre una nuova categoria di vino bianco, composto appunto dalle uve delle tre storiche varietà e regolamentato dal disciplinare di produzione Doc. Il Consorzio, pertanto, istituirà un tavolo tecnico che dovrà stabilire le caratteristiche, le percentuali, i tempi di uscita e il nome di questo nuovo vino.


Grande soddisfazione, quindi, per i promotori del Collio da uve autoctone: «Abbiamo avviato questo progetto più di tre anni fa e mai avremmo pensato di riscontrare un così grande consenso da parte degli addetti al settore, giornalisti, blogger e guide, ed ora questo percorso consortile ci riempie di orgoglio e di speranza che in futuro questo vino possa diventare un riferimento per la denominazione, sempre senza nulla togliere a tutti i vini Collio bianco fatti con vitigni internazionali», hanno affermato Alessandro Dal Zovo, direttore generale della Cantina Produttori Cormons, Andrea Drius, di Terre dal Faet di Cormons, Fabjan Muzic, dell’azienda agricola Muzic di San Floriano del Collio, e Kristian Keber, dell’azienda Edi e Kristian Keber di Cormons, ovvero i padri fondatori del progetto. Ad essi, nel corso degli anni, si sono poi uniti Fabjan Korsic di Korsic wines di San Floriano del Collio, Maurizio Buzzinelli di Buzzinelli vini di Cormons, Nicola Campeotto di La Rajade di Dolegna del Collio e Riccardo Marcuzzi di Marcuzzi vini, sempre di San Floriano.

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In copertina, una splendida panoramica del Collio Goriziano; all’interno, le bottiglie dei promotori e la mappa della Doc.

Ribolla gialla, ecco tutti i premiati al festival di Rauscedo oggi al gran finale. Una bella mostra racconta Luchini

Ribolla gialla grande protagonista a Rauscedo. Al termine della cerimonia inaugurale, di cui abbiamo riferito ieri, a “Le Radici del Vino” – manifestazione che si concluderà proprio oggi – sono stati infatti resi noti i nomi dei vini vincitori del Concorso: nella categoria spumantizzazione metodo Charmat 1° classificato Charmat Brut Il Roncal; 2° classificato Charmat Extra Dry Cantina Rauscedo; 3° classificato Charmat Brut Forchir; 4° classificato Charmat Brut Pitars; 5° classificato Charmat Brut Vini La Delizia; nella categoria spumantizzazione metodo Classico 1° classificato Classico Brut Cantina Vini Armani; 2° classificato Classico Brut Vigneti Pietro Pittaro; 3° classificato Classico Mas Dosè Tenuta Stella. Il sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Michele Leon, si è complimentato con i produttori assieme all’assessore regionale alle risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, al senatore Marco Dreosto e al presidente di Confcooperative Pordenone, Fabio Dubolino. Nell’occasione, è stato anche tagliato il nastro della bella mostra dedicata al padre della cooperazione sangiorgina, Luchino Luchini, a cent’anni dalla morte.


E dopo l’intensa giornata di ieri, la manifestazione si appresta a vivere oggi il suo gran finale. Stamane nella Zona Fiera al via la 7ma Marcia Le Radici del Vino. Partenza libera dalle 8.30 alle 9.30 tra vigneti e cantine, percorsi di 7, 13 e 19 chilometri. In Piazza dei Sapori alle 9 apertura mostra mercato di prodotti tipici gastronomici, artigianato artistico, mestieri e tradizioni dal vivo e prima corsa del nuovo Trenino turistico con visita guidata al Vcr Research Center dei Vivai Cooperativi Rauscedo. Inoltre, apertura dell’8a Fiera Viticoltura d’Eccellenza. Alle 10.30 nello spazio bimbi esterno teatro di strada Fatti Avanti se hai coraggio con Fabio Scaramucci della cooperativa Ortoteatro. Alle 10.30 nello spazio Incontri Verde Itinerari ciclo turistici, storici e naturalistici tra Meduna e Tagliamento (progetto Psr Paîs di rustic amour) con Moreno Baccichet e Antonio Tesolin. Alle 11.30 in Piazza dei Sapori Unbrassed Band: musica itinerante per le vie della manifestazione. Dopo il pranzo nell’Arena del gusto e nell’Enoteca con 110 vini provenienti dal mondo e tutti nati da barbatelle di Rauscedo, il programma ripartirà alle 16 con l’evento nello Spazio Incontri Verde L’arte degli antichi mestieri della Val Tramontina Geârs – Sliperârs – Arvârs con Gianni Colledani e Dani Pagnucco. Alle 16 nello spazio bimbi interno Arrivano i burattini!, laboratorio di costruzione di muppets con carta, calzini e fantasia- Alle 18.00 nello spazio bimbi esterno intrattenimento di strada con Arlecchinate, della Compagnia Bambabambin di e con Paolo Rech. Alle 18 nello Spazio Incontri Verde La voce dello sport con Sergio Tavčar intervistato da Daniele Zongaro. Alle 18.30 nell’Arena del Gusto aperitivo in musica con i Stan Cats.
Tornando all’inaugurazione ufficiale, ricordiamoo l’intervento dell’assessore regionale Stefano Zannier. «Non va dimenticato – ha detto – che questa è terra leader al mondo per la produzione di barbatelle e dove, grazie alla ricerca e all’innovazione, si è creato un innesto resistente alle malattie che in passato stavano mettendo in ginocchio il comparto. Non solo: Rauscedo è anche il luogo in cui è riconosciuta la tradizione della cooperazione. Questi due elementi messi insieme, ricerca e cooperazione, permetteranno quindi di dare una nuova svolta, superando le previsioni infauste legate ai cambiamenti climatici. Oggi come allora proprio in questa zona della nostra regione ci sono dunque tutte le carte in regola per fare in modo che si possa sviluppare una soluzione grazie alla quale le colture siano in grado di adattarsi allo stress climatico. Così ancora una volta saremo in grado di dare un importante contributo per portare avanti un settore di grande rilevanza sia per l’economia agricola del nostro territorio sia per l’intero comparto della vitivinicoltura».

La rassegna organizzata dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione Le Radici del Vino gode del sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Io sono FVG e dei main sponsor Banca 360 FVG e VCR Vivai Cooperativi Rauscedo. Gold Sponsor Cantina Rauscedo. Sponsor Vitis Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, DEA Barbatelle, Ambiente Servizi,Atap, Omnia Energy, Juliagraf, Marchi e Volpe vivai, I Magredi, Vini San Giorgio, Gruppo Bisaro, Crai Rauscedo cooperativa di consumo, Adria Rent. Partner Confcooperative Pordenone, Pordenone Fiere, ERSA Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, Città del Vino, Associazione Enologi Enotecnici Italiani, ONAV Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino.

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In copertina, un’immagine della mostra dedicata al centenario di Luchino Luchini.