“Coronavirus free”? Regione Fvg in campo per l’export agroalimentare

“È totalmente priva di qualsiasi fondamento medico-scientifico l’ipotesi che il Coronavirus si trasmetta attraverso il cibo. Eppure l’attuale situazione epidemiologica sta mettendo in crisi anche il comparto regionale agroalimentare, per gli effetti di una guerra commerciale che, se non contrastata tempestivamente, è destinata a creare danni gravissimi all’intero settore”. Lo ha sottolineato – come informa una nota Arc – l’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, riferendosi a una psicosi del tutto infondata in base alla quale alcuni Paesi importatori – è il caso della Grecia con il Grana padano – starebbero bloccando i prodotti alle frontiere, richiedendo alle aziende agroalimentari certificazioni “Coronavirus free”.
Di fronte a un simile scenario, la Regione Fvg ritiene “indispensabile – ha sollecitato Zannier – un deciso impegno da parte del Governo nazionale per pretendere il rispetto delle regole di libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione europea e degli accordi internazionali stretti con gli altri Paesi”.
Contestualmente, per venire incontro alle esigenze immediate del settore, la Regione ha attivato presso l’agenzia di cluster Agrifood Fvg un punto di ascolto a servizio delle aziende dove segnalare queste forme di abuso e al quale si possono rivolgere tutti i produttori cui fossero domandate dichiarazioni o certificazioni virus-free.
In Italia chi dovesse richiedere al proprio fornitore una certificazione virus-free, in base al decreto legge del 2 marzo, può essere punito con una multa fino a 60mila euro. Nei confronti di forniture all’estero, invece, il produttore agroalimentare del Friuli Venezia Giulia avrebbe meno armi per difendersi. Di qui la decisione dell’amministrazione regionale di avviare il punto di ascolto e di supportare il comparto e i volumi di export.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, il prosciutto di San Daniele è prodotto di punta dell’agroalimentare Fvg.

Dove va il Vigneto Fvg? Dieci riflessioni con Assoenologi in attesa di Vinitaly

di Giuseppe Longo

UDINE – Anno 2020, dove va la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia? Quali scenari, produttivi e commerciali, si aprono anche alle luce degli importanti eventi internazionali che sono maturati negli ultimi tempi? Ne abbiamo parlato con Rodolfo Rizzi, leader di Assoenologi Fvg, il quale giorno per giorno vive le vicende del settore da un “osservatorio privilegiato”, che è tale non solo dal punto di vista tecnico ma anche politico-istituzionale con le annesse novità legislative, nazionali e comunitarie, che non mancano mai e che la Sezione regionale tiene aggiornate grazie anche al costante contatto con la Sede centrale di Milano. A tre mesi dal Congresso nazionale Assoenologi di Matera – preceduto nel 2018 da quello, indimenticabile, di Trieste – gli abbiamo rivolto dieci domande che fanno il punto sulla situazione sotto le varie sfaccettature del “pianeta” vite e vino.

1 – Presidente, ci avviciniamo sempre più al Vinitaly di Verona: il Friuli Venezia
Giulia come si presenta?

Il Vinitaly, anche per il vignaiolo friulano, è un momento molto importante, sia per presentare la nuova produzione enoica che per incontrare i tanti “ricercati” buyer. Anche quest’anno, la nostra regione vitivinicola saprà animare gli enormi spazi, del Padiglione 6, con i suoi tanti produttori, sia quelli presenti in forma a sè stante che gli altri 110 riuniti nello stand collettivo dell’Ersa. L’obiettivo comune, della Regione Fvg e dei Consorzi di tutela, è quello di formare una squadra che sia il più possibile coesa almeno su alcuni macro-obiettivi. Uno su tutti, sicuramente, la promozione.

La “casa del vino” a San Vito.

2 – Recentemente, è stato costituito l’auspicato Consorzio Doc Friuli, che ha trovato sede assieme ad altri importanti organismi vitivinicoli a San Vito al Tagliamento. Come valuta questa nuova realtà?

La realtà enologica, del Friuli-Venezia Giulia, in questi ultimi anni si è fortemente modificata, soprattutto grazie ad un mercato in evoluzione, dove Prosecco e Pinot grigio ricoprono oltre il 50% dell’intero Vigneto Friuli (adesso non analizziamo se questo sia giusto o sbagliato, ma è la realtà). Da questa breve considerazione, si deduce che molte cose sono cambiate all’interno delle Doc e, se pensiamo a come si sia modificata la comunicazione, allora viene spontaneo ricercare qualche alternativa. Ecco, allora, che la nascita di questo nuovo Consorzio non dev’essere vista come l’ennesimo ente di tutela, ma come un’opportunità per tutti i produttori della nostra regione. Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità sia nell’ambito della promozione che della regolamentazione di alcune strategie produttive. Basta prendere spunto dalle nuove Doc, Prosecco e Delle Venezie, per capire che le regolamentazioni sono auspicabili. Le ultime ombre di crisi, calate sulla Ribolla gialla, ci dovrebbero fare riflettere.

3 – Ritiene questo nuovo Consorzio in sintonia con la “cabina di regia” annunciata dal ministro delle Politiche agricole a chiusura del Congresso nazionale Assoenologi?

In occasione del 74° Congresso di Assoenologi, tenutosi ai primi di novembre nella splendida Matera, a chiusura dei lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva annunciato, anche su forte pressione della nostra Categoria, la nascita di una “cabina di regia” del vino italiano riunendo, attorno allo stesso tavolo di lavoro, le principali sigle sindacali del settore agricolo. Il ministro Bellanova aveva, infatti, così esordito: “Un settore così strategico e importante ha bisogno di un luogo dove affrontare le criticità, valutare con attenzione le strategie di valorizzazione, maturare un confronto vero con tutte le parti interessate per un progetto complessivo di futuro del settore. Se il vino italiano costituisce uno dei nostri comparti di maggiore successo, sono altrettanto evidenti le problematiche che ne frenano l’enorme potenziale”. Inutile dire, che nel suo piccolo, anche il neo Consorzio della Doc Friuli-Venezia Giulia dovrà ascoltare la base e programmare strategie future per il bene dell’intero settore.

Il ministro Teresa Bellanova con i presidenti Rizzi e Cotarella a Matera.

4 – Ma quale sarà la funzione di questo nuovo Istituto nazionale?

Il settore vitivinicolo, oltre ad affrontare le solite problematiche interne legate alla programmazione agraria, sta vivendo forti turbolenze a livello internazionale. I mercati agroalimentari mondiali si sono scoperti molto fragili e volatili divenendo, purtroppo, una vera moneta di scambio, a causa sia di instabilità politica che di concorrenza ad alto livello. Su tutte, la “guerra” tra Boeing e Airbus, e la Brexit, che potrebbero portare pesantissime conseguenze sulle nostre esportazioni agroalimentari. Anche per questi motivi, è fondamentale avere un tavolo unico di concertazione, assieme alle diverse organizzazioni di Categoria e a fianco delle istituzioni, al fine di salvaguardare un prodotto, come il vino, che dev’essere sempre più ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo. Questo “tavolo di regia” avrà anche il compito di portare a termine il lungo iter che ha visto la nascita del “Testo Unico del Vino”, ma che è ancora carente di moltissimi decreti attuativi la cui pubblicazione dovrebbe essere prevista per il prossimo Vinitaly. Sicuramente, avrà riflessi anche per il Vigneto Fvg. Anche la nostra regione, infatti, potrà avere dei benefici dalla nascita di questa “cabina di regia”, vista anche la linea diretta, sia mia che del collega Daniele Calzavara (consigliere nazionale di Assoenologi), instaurata in tantissimi anni, con il presidente Riccardo Cotarella, membro effettivo del Tavolo ministeriale e, non dimentichiamo, artefice della sua nascita.

5 – A che punto siamo con difesa e promozione della Ribolla gialla, ferma o spumantizzata, non rientrante fra le Doc di collina che già la tutelano?

Come dicevo, il Prosecco e il Pinot grigio occupano, nella nostra regione, oltre metà dell’intera produzione vitivinicola, mentre la Ribolla gialla, nei pensieri di tanti vignaioli, si dovrebbe ritagliare il terzo posto in questa importante classifica. L’idea è sicuramente interessante ma, purtroppo, deve fare i conti con tante altre che, molto spesso, difficilmente collimano. In verità, l’iter per la difesa del vitigno (sostituzione del nome) è già partita ma i tempi burocratici, come sempre, si allungano. Mentre, per quanto riguarda la promozione del vino Ribolla gialla, sia fermo che spumante, sta procedendo in ordine sparso e a volte sfiorando il “patetico”.

Grappoli di Ribolla gialla…

6 – Una volta ottenuto il tanto auspicato pronunciamento normativo su questo vino autoctono da parte del Ministero competente, ritiene utile anche in questo caso la nascita di un Consorzio specifico?

Io penso, anzi ne sono convinto, che lo scopo del nuovo Consorzio Doc Friuli sia anche quello di tutelare la Ribolla gialla, non solo regolamentandone la produzione ma, soprattutto, promuovendo questo vino. Quindi, per ora, non vedo il bisogno di un Consorzio ad hoc in quanto si rischierebbe di isolare questo vino in una “bolla” mediatica.

7 – Come sta funzionando quello interregionale del Pinot grigio?

Qui il discorso cambia. Il Pinot grigio oggi, nel Nord-Est, è coltivato su una superficie di circa 26.000 ettari (contro i poco più di 2.000 della Ribolla gialla) e ricopre l’85% di produzione a livello nazionale. Con questi numeri, un Consorzio specifico ha sicuramente un motivo per esistere. Inoltre, sotto la guida del presidente Albino Armani gli incrementi dell’imbottigliato stanno crescendo a doppia cifra e anche i prezzi del vino sfuso dovrebbero a breve subire un incremento viste le tante richieste di mercato.

… e di Pinot grigio.

8 – E del Prosecco, cosa ci può dire? Hanno fatto bene anche i nostri produttori a puntare su queste bollicine?

Il vino Prosecco è divenuto un “marchio” mondiale e questo è un traguardo bellissimo che dà merito sia al Consorzio trevigiano che ai tanti produttori che hanno creduto nel futuro di questo vino. Purtroppo, oggi c’è ancora chi si scandalizza solo a sentire pronunciare questo nome invece di capire che, il Prosecco, è un’opportunità per tutti. Un vantaggio immediato è sicuramente, sia per quanti lo coltivano (oggi, è il vino sfuso più pagato in rapporto alla sua produzione per ettaro – 24.000 ettari Doc e 8.000 a Docg) che per quelli che lo spumantizzano. Inoltre, abbiamo moltissime aziende che, in questi ultimi anni, hanno inserito, nei loro listini, uno spumante varietale o millesimato (non coltivando nemmeno una pianta di Glera) sulla scia della richiesta che il Prosecco sta ottenendo a livello mondiale. Quindi, mi sembra una bella opportunità per tutti e per questo si deve gestire al meglio.

9 – In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul Vigneto Fvg all’inizio del nuovo anno, anche alla luce di Brexit, dazi americani sulle importazioni e recente accordo commerciale Usa-Cina?

Sicuramente il 2020 si apre, per il mercato agroalimentare, con molte incognite. Forse la Brexit, oggi, è quella che ci dovrebbe preoccupare di meno, in quanto il mercato d’Oltremanica è già alla ricerca di stabilizzazioni commerciali con i vari partner europei. Invece, l’accordo Usa-Cina che prevede, per i prossimi due anni, l’acquisto da parte dei cinesi di merce agroalimentare a stelle e strisce (vino compreso) pari a 32 miliardi di dollari, potrà avere delle ricadute negative anche sui nostri vini. Infatti, potremmo assistere ad una flessione delle esportazioni verso il continente asiatico. Anche la già ricordata “guerra commerciale” tra l’americana Boeing e l’europea Airbus potrebbe avere delle ricadute negative su un’eventuale introduzione di dazi commerciali che potrebbero colpire anche i nostri vini. Però, a scapito di tutte queste incertezze momentanee, dobbiamo essere orgogliosi del nostro “Made in Italy” che marchia e certifica non solo la qualità dei prodotti agroalimentari, ma anche uno stile di vita, riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Continuiamo a crederci e a produrre qualità in ogni cosa che facciamo, dal vino all’accoglienza, in questo modo saremo sempre vincenti anche di fronte ad eventuali “barriere commerciali” che poi, inevitabilmente, dovranno cadere.

La degustazione a Corno di Rosazzo.

10 – A Corno di Rosazzo, il presidente Cotarella ha lanciato la importante sfida dei vini bianchi invecchiati. Da tecnico, con una lunga esperienza maturata sul campo, ritiene che il Vigneto Fvg sia pronto per potersi incamminare proficuamente anche su questa strada così impegnativa?

Quanto ha affermato il presidente Cotarella è sacrosanto e il Friuli-Venezia Giulia vitivinicolo non si può esimere dal percorrere questa strada. Sicuramente, una delle problematiche dei vini, sia bianchi che rossi, è la loro durata nel tempo, però con un distinguo. Infatti, se per i vini rossi il problema dell’invecchiamento è superabile, grazie alla loro naturale composizione, per i bianchi, mancando di struttura tannica, la cosa diventa più complicata. Fortunatamente, già da parecchi anni, per ovviare a questa breve durata nel tempo dei bianchi, si è cominciato a lavorare in vigna, sia attraverso corrette pratiche agronomiche che equilibrate produzioni d’uva. Aver abbassato le rese ci ha permesso, tra le altre cose, l’ottenimento di un’uva bianca più predisposta ai vini di lunga durata. Mentre, la successiva crescita tecnologica in cantina ha sicuramente fatto il resto. Il messaggio di Riccardo Cotarella ha comunque una doppia valenza in quanto, oltre a spronare un aumento della qualità dei nostri vini, ci indica anche le tendenze del mercato mondiale. Un mercato sempre più propenso alla ricerca di vini, giustamente strutturati (a seconda della varietà) ma, soprattutto, longevi nel tempo.

I grandi vini bianchi Fvg.

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

Fiume Veneto, come l’ortofloricoltura combatte l’emarginazione

Imparare le tecniche per coltivare piante da orto e fiori, binomio di formazione e integrazione sociale per persone svantaggiate: questo l’obiettivo del corso professionalizzante in Tecniche di Orticoltura e Floricoltura, conclusosi recentemente alla Cooperativa sociale Il Seme Onlus di Fiume Veneto. Il progetto è stato curato dall’ente di formazione Soform Scarl, ente di Confcooperative Pordenone, nell’ambito del Programma specifico 18/18 “Formazione a favore di persone svantaggiate, a rischio di esclusione, marginalità, discriminazione” del Por Regione Fvg, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo. Fondamentale anche in questa occasione il supporto del Dipartimento di Salute Mentale dell’AAS5 di Pordenone che ha dato il suo contributo alla Cooperativa Il Seme fin dal 1981. Il direttore del Dipartimento, dottor Fulvio Tesolin, ha sostenuto la realizzazione del corso rivolto agli utenti, al fine di promuovere l’inserimento lavorativo e l’integrazione sociale di persone in stato di disagio ed emarginazione.
Alla consegna degli attestati ai partecipanti è intervenuta anche la responsabile del Dipartimento di Salute mentale dell’AAS5 di Pordenone, dottoressa Carmen Schifilliti. “Un’iniziativa – ha affermato la  presidente de Il Seme, Laura Lenardon – davvero preziosa per le reti sociali del nostro territorio: un modo per non escludere, anzi favorire l’inserimento socio lavorativo di persone svantaggiate”.

La consegna degli attestati.


Attualmente vi sono 55 mila metri quadri di superficie agricola coltivata dalla cooperativa, in convenzione con il Comune di Fiume Veneto, che garantisce una produzione di ortaggi freschi, piante da orto e da fiore, tutti venduti per la maggior parte a privati nella bottega collocata nella sede. Da circa un anno, Il Seme commercializza l’innovativo prodotto “Le Conserve del Seme”, realizzato con verdure e frutti coltivati direttamente dai suoi utenti, tra i quali quelli inseriti nel progetto di reinserimento lavorativo.
“Una chiara testimonianza – ha concluso Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – di come il lavoro sinergico tra vari attori cooperativi permetta di realizzare progetti dal grande valore sia sociale che economico. Il cammino formativo realizzato da Soform e Il Seme insieme al Dipartimento di Salute Mentale è una buona pratica da far conoscere per il suo grande valore umano“.

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In copertina e qui sopra i lavori in campagna e la vendita dei prodotti alla cooperativa sociale.

 

 

Schioppettino di Prepotto e sentore di pepe: oggi un convegno a Corno

di Gi Elle

Sapevate che nello Schioppettino di Prepotto c’è anche un singolare, e interessantissimo, sentore di pepe? Ebbene, a questa particolare caratteristica che rende ancora di più unico il prestigioso vino prodotto nella sottozona dei Colli orientali del Friuli, è stato dedicato anche un convegno per indagare sulla caratterizzazione aromatica del vino attribuita a una particolare molecola, il Rotundone, che si terrà proprio oggi, alle 18, a Villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo nell’ambito del Programma di sviluppo rurale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Psr 2014 – 2020. La rete d’impresa per la valorizzazione del vitigno autoctono ha infatti organizzato un incontro dal titolo “Il ‘sentore di pepe’ nello Schioppettino di Prepotto, caratterizzazoone aromatica e studio del Rotundone”. Relatori Nicola Macrì e Carlo Petrussi. Moderatore il giornalista Paolo Ianna.
“Ma da dove arriva l’aroma di pepe nel vino? Ci arriva – scrive al riguardo Ianna – attraverso una molecola che si chiama Rotundone, oggetto di una ricerca guidata dallo studioso Mango Parker dell’Australian Wine Research Institute (AWRI) di Adelaide, pubblicata su Web il 20 giugno 2007. Detta molecola è stata protagonista di più recenti approfondimenti operati dal team del professor Fulvio Mattivi, presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, portati a termine e resi pubblici nel 2011. Nel 2017, si aggiunge a questi con un progetto richiesto e realizzato dalla rete d’impresa nata per questo preciso scopo, composta da sei aziende produttrici di Schioppettino di Prepotto ed una prestigiosa realtà che si occupa di servizi e di ricerca, nel settore vitivinicolo”.
“Lo Schioppettino – aggiunge – è un vino rosso, nativo dei Colli Orientali del Friuli, dotato di forte identità è conosciuto per l’eleganza e le fragranze pepate. Queste caratteristiche sono molto apprezzate e lo accomunano ad alcuni dei grandi vini rossi (Pinot nero, Syrah, Nebbiolo), come confermato in una recente manifestazione di promozione dei vini rossi autoctoni, sostenuta dalla Regione Fvg.  In quella occasione, una giuria di 30 esperti internazionali guidati da Ian D’Agata, considerato uno dei più importanti wine writer al mondo, hanno riconosciuto le potenzialità dello Schioppettino, eleggendolo al rango di rosso autoctono di riferimento del Friuli Venezia Giulia”.
“Lo studio – riferisce ancora Paolo Ianna – inizia nel 2017 e risponde a precise esigenze dei produttori che mirano a valorizzare il vino, studiando come la correlazione tra condizioni pedo climatiche, gestione agronomica del vigneto e le tecniche di vinificazione possano contribuire ad esaltare e preservare naturalmente la speziatura tipica affinando la gestione di campagna e di cantina attraverso la definizione di ‘protocolli’ condivisi, volti anche a migliorare la sostenibilità ambientale della coltura. Dal progetto ci si attende di confermare e quantificare analiticamente la correlazione, ‘sentore di pepe, concentrazione della molecola nei vini’, ma soprattutto ci si attende di capire quali siano le condizioni pedoclimatiche, le tecniche agronomiche e gli accorgimenti in cantina che possono esaltarne e preservarne la presenza. Durante il progetto sono state realizzate degustazioni guidate di uve, mosti e vini, alla ricerca dell’aroma specifico e sulla base delle azioni e dei dati raccolti.Per ogni tipo di degustazione è stata elaborata e compilata una specifica scheda di valutazione, da cui trarre una descrizione per ogni campione assaggiato”.

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Tutti i dati raccolti, i risultati degli studi ed i “protocolli di gestione agronomica e gestione della vinificazione” output del progetto verranno resi disponibili attraverso il web appoggiandosi al sito internet dell’Associazione Produttori Schioppettino di Prepotto.
Rete d’Impresa per la valorizzazione dello Schioppettino di Prepotto

Info: rotundone.schioppettino@gmail.com
Per maggiori informazioni: www.schioppettinodiprepotto.it

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In copertina, un grappolo di Schioppettino di Prepotto.

Il Vigneto Fvg oggi in festa a Gradisca per il “Noè” a Fabbro e Refosco di Faedis

di Giuseppe Longo

Sono il dottor Claudio Fabbro e i produttori del Refosco di Faedis i rappresentanti del Vigneto Fvg che stamane saranno festeggiati a Gradisca d’Isonzo nell’ambito della prima giornata della manifestazione “La grande famiglia dei Refoschi”. Nella cerimonia che comincerà intorno alle 11, in sala Bergamas, dopo la lectio magistralis del professor Angelo Costacurta dedicata proprio a questa importantissima varietà rossa del nostro Friuli, riceveranno infatti il “Gran Premio Noè 2019”, assieme al famoso vignettista Francesco Tullio Altan e all’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo, storica cittadina dell’Istria croata.
Ma gli occhi del settore della vite e del vino del Friuli Venezia Giulia – senza nulla togliere agli altri premiati – saranno tutti rivolti proprio su Claudio Fabbro e sull’Associazione dei produttori del Refosco di Faedis, che riceveranno l’ambito riconoscimento per la tenacia con cui si sono impegnati per ottenere all’interno della Doc Friuli Colli orientali la sottozona denominata appunto Refosco di Faedis. La quale fa il paio con quella dello Schioppettino di Prepotto, contribuendo così a delineare l’offerta dei vini leader di questa importantissima area vitivinicola.

Più che meritato dunque il premio dei vignaioli del Comune a due passi da Cividale. Ma lo è altrettanto quello di Claudio Fabbro da sempre autorevole voce a difesa e valorizzazione del settore vitivinicolo, oltre che impareggiabile memoria storica dello stesso. “Una Commissioneha scritto infatti il sindaco Linda Tomasinsig in una lettera inviata all’agronomo, enologo e giornalista, nativo della vicinissima Sagradoha deciso di premiarla quale vincitore nella categoria ‘personaggio della regione che con la propria attività si sia particolarmente distinto nella promozione del patrimonio vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia’ per la lunga esperienza, iniziata come direttore dei Consorzi tutela vini Doc Collio e Isonzo, proseguita come funzionario regionale, poi direttore dell’Osservatorio per le malattie delle piante di Gorizia e, infine, con il prestigioso incarico di commissario straordinario dell’Ersa. Autore di numerose pubblicazioni, appassionato giornalista, collabora con tutte le testate regionali del settore enogastronomico. Accademico della Vite e del Vino, membro della prestigiosa Accademia dei Georgofili di Firenze e Senatore del Ducato dei Vini friulani”.

Appuntamento quindi, alle 11, con questa importante cerimonia con la quale, oltre alla consegna dei quattro premi, si darà ufficialmente il via anche alla tre giorni del Gran Premio Noè – dedicata appunto ai Refoschi -, storica manifestazione la cui nascita risale al lontano 1965 e che il Comune di Gradisca, con il supporto della Regione Fvg, ha voluto opportunamente rilanciare a beneficio di un settore economico strategico come lo è quello della produzione vitivinicola che con la sua indiscussa qualità ha conquistato i mercati del mondo.

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In copertina Claudio Fabbro e qui bei grappoli del Refosco di Faedis.

Zannier a Rauscedo: agricoltura compatta per un nuovo sviluppo

Alimentare il futuro è l’obiettivo e l’auspicio del mondo agricolo, ma per raggiungerlo occorre creare le condizioni affinché le attività rurali continuino a essere sostenibili: la Regione è pienamente disponibile ad accompagnarle anche individuando gli interventi di sostegno che possono essere complementari alle previsioni della Politica agricola comunitaria, per assicurare la ripresa e la crescita a tutti gli ambiti del settore primario.
Questi i contenuti del convegno svoltosi nell’ambito della rassegna “Le radici del vino” a San Giorgio della Richinvelda – e di cui abbiamo già riferito anche l’altro giorno -, organizzato da Vivai cooperativi Rauscedo, con il supporto della Regione Fvg e di Confcooperative Pordenone a cui è intervenuto l’assessore alle Risorse Agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna Stefano Zannier.
Come evidenziato da Eugenio Pomarici, ordinario dell’Università di Padova, se l’alimentazione è un problema che interessa il futuro dell’umanità, a causa dell’incremento demografico che seppur con un trend più contenuto si manifesterà principalmente nelle regioni africane, nel contempo la sostenibilità e la tenuta delle aziende rurali, presidio del territorio, sarà perseguibile solamente se esse sapranno essere concorrenziali sui mercati. Potranno esserlo – hanno aggiunto Michele Morgante e Raffaele Testolin, dell’Università di Udine, Tiziana Sarnari, analista di mercato dell’Ismea, e Cristina Micheloni, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica – se sapranno perseguire la qualità, che si sposa con la sostenibilità, seguendo il cammino della viticoltura.
Per mantenere la strada avviata, ma anche per consentire ad altri ambiti del settore primario di raggiungere la qualità, la Regione – ha indicato Zannier – intende predisporre strumenti specifici ma mira anche, seppure le direttive attuative della nuova Pac non siano ancora state definite, a fare in modo che il mondo rurale del Friuli Venezia Giulia possa attingere alle risorse della Unione Europea. La Regione si propone, infatti, di provvedere a integrare le previsioni comunitarie rispettando strategie e parametri della Ue, per dare risposta a tutte le potenzialità di crescita dell’agricoltura regionale.
Per questo obiettivo e per rendere efficaci le strategie che la Regione saprà individuare, occorre – ha concluso Zannier – che lo stesso mondo rurale regionale si sappia presentare in modo compatto, condividendo univocamente le scelte da adottare, senza incertezze, indecisioni, con obiettivi chiari, al fine di rendere più efficace la politica di sviluppo della Regione per il settore primario.

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Zannier alla rassegna di Rauscedo.

Una piattaforma digitale dedicata alla Ribolla gialla

di Giuseppe Longo

Importante iniziativa, che sta prendendo sempre più corpo in Friuli Venezia Giulia, per promuovere e valorizzare la Ribolla gialla, antico vitigno autoctono friulano – le colline di Rosazzo ne sono la “culla” storica – di cui si parla spesso, considerando le sue interessantissime potenzialità, sebbene questa vendemmia abbia evidenziato delle criticità non trascurabili per quanto riguarda i prezzi delle uve prodotte nei vigneti di pianura, dove, come è noto, prevale la spumantizzazione, che dà bollicine molto gradite dal mercato, soprattutto da una fascia giovane di consumatori. Ma se ne parla, come è noto, anche riguardo alla necessità di un’appropriata forma di tutela della produzione, di cui ci siamo occupati in questi mesi a varie riprese. Approfittando, infatti, delle enormi opportunità offerte dal mondo della “rete”, è stata creata una Piattaforma digitale integrata denominata www.ribollagialla.org, finalizzata proprio alla promozione dell’omonimo vino e del cluster vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia, ma che potrà rivelarsi strategica anche per la valorizzazione dell’immagine del prodotto allontanandolo dai rischi delle citate speculazioni commerciali. Il responsabile del progetto è Doriano Dreas, il quale ha annunciato anche un prossimo incontro per la presentazione ufficiale dell’iniziativa, che si terrà a Cividale venerdì 25 ottobre nella sede centrale di Civibank.

La vendemmia della Ribolla.

La motivazione

Ma qual è la “filosofia”, la motivazione che sta alla base di questa importante iniziativa? “E’ ormai convinzione di tutti gli operatori del settore e del mercato – afferma Dreas – che la Ribolla gialla sia un prodotto di chiara potenzialità economica ed un traino per l’ampliamento della notorietà del settore vitivinicolo della nostra regione a livello nazionale ed internazionale. Abbiamo pertanto progettato una Piattaforma digitale integrata, con dominio www.ribollagialla.org, finalizzata a presentare sul mercato la Ribolla gialla, i suoi produttori e contemporaneamente tutti gli altri attori che contribuiscono a creare valore rendendo unica nel suo genere la filiera vitivinicola del Friuli Venezia Giulia”.
“Il Friuli Venezia Giulia gode di clima e territorio favorevoli per ottenere prodotti di assoluta eccellenza, ma non sarebbe altrettanto se non si sommassero ulteriori eccellenti specificità come il vivaismo viticolo leader al mondo, le industrie impegnate nello sviluppo di tecnologie enologiche d’avanguardia, le competenze dei migliori consulenti agrari ed enologici, del sistema della formazione tecnica ed universitaria, oltre naturalmente all’esperienza e alla storica professionalità dei produttori del territorio. Allo stesso tempo, la Piattaforma digitale integrata vuole fornire, ai produttori che vi accederanno, un sistema organizzato di servizi e mezzi tecnici convenzionati che possano coadiuvare i medesimi a sviluppare ed accrescere le proprie attività imprenditoriali grazie al partenariato con Istituti di credito per l’accesso a strumenti specializzati di finanziamento e Compagnie assicurative per la protezione indiretta delle produzioni. Estrema importanza viene inoltre data al territorio e alle modalità di visita e di promozione dello stesso, in particolare con il collegamento con Turismo Fvg e con Strada Vino e Sapori Fvg”.
“La Piattaforma digitale Integrata della Ribolla gialla – aggiunge Dreas – si prefigge pertanto di presentare e promuovere il cluster vitivinicolo regionale per fornire agli operatori del mercato la consapevolezza immediata del livello di specializzazione raggiunto dal sistema produttivo friulano, dei motivi alla base della rinomata qualità dei suoi prodotti ed in futuro fornire un supporto per la distribuzione tramite la rete”.

L’iniziativa

La Piattaforma digitale integrata www.ribollagialla.org, in via di realizzazione, rappresenta una precisa idea di marketing che si sta sviluppando grazie alla collaborazione con soggetti esperti del settore fra i quali professionisti agronomi, enologi e periti agrari, soggetti pubblici come Promoturismo Fvg, Ersa, Camere di Commercio ea Regione Fvg.
Il progetto prevede le seguenti fasi:
– creazione di una piattaforma web dove sono presenti i produttori di Ribolla gialla, i produttori e gli stakeholder dell’intera filiera di produzione;
– il posizionamento della medesima ai primi posti al mondo in fase di ricerca;
– la gestione delle fasi di comunicazione e promozione per favorire la conoscenza in rete dei produttori e in generale del cluster vitivinicolo della Regione Friuli Venezia Giulia;
– la fornitura di servizi mirati ed evoluti a vantaggio esclusivo dei produttori associati.

Stato d’avanzamento

Ad oggi la Piattaforma digitale è già stata completamente progettata, è stata in gran parte realizzata e, visto il successo già ottenuto presso i produttori, è stata posta online sul web per dare immediatamente spazio alla promozione delle oltre 70 cantine produttrici di Ribolla gialla di tutte le Zone Doc regionali che hanno già aderito all’iniziativa, con nuove adesioni ogni giorno, come riferiscono con grande soddisfazione i suoi responsabili.

Raccolta dell’uva in cassette.

Presentazione

Vista la rilevanza dei risultati ottenuti dopo l’avvio dell’iniziativa, i responsabili della stessa hanno inteso organizzare la presentazione ufficiale della Piattaforma digitale integrata della Ribolla gialla a tutti i portatori di interesse di questa regione appunto venerdì 25 ottobre, alle 18, a Cividale nella sede istituzionale di Civibank. Questo il programma di massima degli interventi: saluto delle autorità; intervento direttore generale Promoturismo Fvg, Lucio Gomiero; Enos Costantini, introduzione storica sull’esclusività e originalità della Ribolla in Friuli Venezia Giulia; Michele Zanardo, presidente del Comitato nazionale vini presso Ministero Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo: Analisi del mercato vitivinicolo nazionale e internazionale e possibili scenari per la Ribolla Gialla; Paolo Valdesolo: Punti di forza e di debolezza della Ribolla gialla, l’importanza prioritaria dell’aspetto qualità; Giovanni Cattaruzzi: Il cluster vitivinicolo quale fattore di vantaggio competitivo nella promozione della filiera vitivinicola del Friuli Venezia Giulia; Doriano Dreas, responsabile del Progetto: presentazione del progetto ribollagialla.org, strategie di ricerca e posizionamento su Google, importanza delle presenze istituzionali; Michela Del Piero, presidente di Civibank, partner attivo del progetto e nello sviluppo imprenditoriale delle aziende vitivinicole aderenti. Moderatore Carlo Morandini, presidente Arga Fvg.
Una importante iniziativa, dunque, dicevamo all’inizio che potrà avere significative ricadute a beneficio della promozione del prodotto in questione, ma anche dell’intero Vigneto Fvg, e che non mancherà di suscitare interesse e dibattito già dall’imminente rassegna “Le radici del Vino” di Rauscedo, nell’ambito della quale è stato ritagliato uno spazio specifico proprio a favore della Ribolla gialla, appunto in considerazione delle sue interessanti potenzialità produttive e quindi economiche per chi opera nel mondo della vite e del vino.

Rosazzo “culla” storica della Ribolla.

Progetto ribollagialla.org
Centro Servizi Web srls
Sede legale: Via Mantova 93/2 Udine
Sede operativa: Via L’Aquila 1/c Tavagnacco
info@ribollagialla.org, telefono 3286548737

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In copertina, ecco alcuni preziosi grappoli di Ribolla gialla pronti per la recente vendemmia.

Nimis ricorda il 1944: la vendemmia in regime cosacco

di Giuseppe Longo

Tempo di vendemmia a Nimis che oggi, 29 settembre, ricorda l’incendio del paese e la deportazione nei Lager nazisti avvenuti nell’ormai lontano 1944. E allora, proprio ricorrendo l’annuale commemorazione indetta dal Comune e dalla sezione ex Internati, ricordiamo come avvenne la stagione dei raccolti nel paese pedemontano, da sempre rinomato per la produzione del vino, durante la profuganza. La popolazione e quindi anche gli agricoltori, che allora erano la stragrande maggioranza degli abitanti, furono infatti costretti a lasciare in poche ore le proprie case che stavano per essere date alle fiamme. Lo facciamo pubblicando integralmente il capitolo intitolato “La vendemmia in regime cosacco”, tratto dal libro “L’incendio e il martirio di Nimis” scritto da monsignor Beniamino Alessio, pievano per oltre mezzo secolo (1912-1962) e testimone di quelle giornate rimaste scolpite nella storia del paese. Un prezioso volumetto che la civica amministrazione, guidata dal sindaco Giovanni Mattiuzza, ripubblicò in forma anastatica nel 1984, nel quarantesimo anniversario della distruzione del paese, con una presentazione dell’allora presidente della Regione Fvg e concittadino, Antonio Comelli, protagonista nella Resistenza nelle file della Brigata Osoppo. Vediamo allora cosa scriveva l’indimenticabile parroco.

“Per ottenere il permesso della vendemmia ci vollero forti pressioni sul Berater di Udine, e venne prospettata la penosa situazione alimentare del popolo di Nimis. Il merito di tale autorizzazione spetta a S.E. Mons. Arcivescovo che, con lettere e colla parola viva, perorò la nostra causa. La vendemmia doveva svolgersi nel periodo di pochi giorni, ma in causa del maltempo, il termine venne prorogato. I cosacchi però videro di mal occhio questa intrusione nelle faccende loro. Colle armi in pugno per due giorni consecutivi, ricacciarono indietro gli invasori. E dal loro punto di vista non avevano tutti i torti. Si era fatto loro capire che ormai erano essi i padroni di Nimis: i vendemmiatori quindi venivano a usurpare i loro diritti. E allora si rese necessario l’intervento delle truppe germaniche. La vendemmia si svolse in un clima ostile, e con ritmo accelerato. Invece di canti festosi si udivano, a intervalli, gli spari rabbiosi dei cosacchi che così esprimevano il loro malumore. Durante la vendemmia, e precisamente il 15 ottobre, furono uccisi a bruciapelo due cari giovani, Gervasi Mario di Egidio e Gervasi Domenico fu Basilio per il semplice sospetto di essere partigiani.
Fu un abuso di potere perché i cosacchi dovevano, se mai, consegnare i colpevoli alle autorità tedesche. Così mi dissero ufficiali austriaci ai quali mi ero rivolto per la loro liberazione. Le due salme, sepolte provvisoriamente in un campo, e rinvenute più tardi furono riesumate e trasferite in cimitero. Questo tragico episodio, che troncò la vita a due innocenti, gettò l’ombra del lutto su tutta la popolazione. Si cercò di attenuare l’impressione spargendo la voce che erano andati a lavorare in Germania.
I vigneti, situati lungo la strada e a portata di mano, furono alleggeriti, in tutto o in parte dell’uva. Abbastanza rispettati furono invece gli altri. Anche il raccolto del granoturco in certe zone fu magro perché serviva da mangime ai cavalli che ci sguazzavano dentro da padroni: altrove invece fu discreto. Ai cosacchi del Don si associò qualche cosacco indigeno. Quando ci sono predisposizioni naturali certi esempi  tornano contagiosi  e… comodi. Questa genia di cosacchi è cosmopolita e non è facile a spiantarli.
Però, tutto sommato, questi raccolti furono di grande sollievo morale e materiale, per affrontare l’inverno che fu più lungo e più rigido del solito”.

Questo, dunque, il drammatico racconto di monsignor Alessio e che, ricorrendo, appunto, il tempo della vendemmia – oggi molto più anticipata rispetto ad allora –, abbiamo voluto riproporre per inquadrare quelle difficili giornate di 75 anni fa, con un paese completamente raso al suolo come testimoniano anche le foto contenute nello stesso libro, alcune delle quali pubblichiamo a corredo di questo articolo rievocativo. Un paese distrutto, ma anche colpito duramente negli affetti tante furono le vittime: 14 morti durante il bombardamento o in seguito a ferite riportate o vittime dei cosacchi; 40 morti in Germania mentre altri 8 non fecero ritorno da quel Paese, né inviarono corrispondenze; 12 Caduti in guerra; 6 non tornarono dalla Russia e altri 3 all’epoca della stesura del libro figuravano ancora fra i dispersi; 12 partigiani Caduti; 2 operai morti ancora in Germania. “Purtroppo – avvertiva però monsignor Alessio – il martirologio non è ancora completo”. E a questo tragico elenco l’arciprete annotò puntigliosamente anche la devastazione del patrimonio edilizio: incendiate 452 case e 318 stalle, con la perdita del 70 per cento dei bovini. E naturalmente non si contano le cantine, all’epoca quasi sempre associate alle stesse abitazioni, per cui è facile immaginare in che “clima” avvenne quella vendemmia, sulla quale, come se non bastasse, gravò anche il maltempo.

Tornando alla odierna commemorazione, la cerimonia comincerà alle 11 con la Messa di suffragio celebrata in Duomo. Al termine, nel vicino Parco della Rimembranza, omaggio ai Monumenti ai Caduti e ai morti nei campi di concentramento. Dopo la deposizione delle corone di fiori e la consueta lettura dei nomi dei deportati Caduti nei Lager – ognuno scandito da un rintocco della campana grande della chiesa di Centa, unica salvata dal terremoto -, seguirà la commemorazione ufficiale del sindaco Gloria Bressani.

Tre immagini contenute nel libro.

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In copertina e all’interno foto della vendemmia di un tempo tratte dal libro “Nimis, un calvario nei secoli” del cavalier Bruno Fabretti.

Le cucine del mondo da oggi in scena a “Gusti di Frontiera”

Il platano, lo yam, la patata dolce e la manioca fritti dal Camerun, il tè magrebino, il kebab, l’hummus e il kushari dell’Egitto, e, ancora, il “Ravitoto” dal Madagascar, piatto nazionale a base di carne di zebù, ma anche lo zafferano dell’Afghanistan, le specialità d’Oriente con la cucina indiana, tailandese, vietnamita e araba; un tripudio di wienerschnitzel, canederli, würstel e crauti dall’Austria, nonché tutti i gusti e i profumi dei Balcani, del Nord e Sud America così come del Nord e Sud Europa.
Il pianeta torna a tavola a Gorizia: taglio del nastro oggi per la 16ma edizione di “Gusti di Frontiera”, la più grande e frequentata kermesse enogastronomica del Nordest – promossa dal Comune di Gorizia con il contributo della Regione Fvg, della Camera di Commercio della Venezia Giulia e della Fondazione Carigo – che apre i confini del mondo all’insegna della cucina. «Sostengo da sempre che Gusti di Frontiera ha rappresentato un’anticipazione dell’Expo perché accende i riflettori sulla cucina dei tanti territori del mondo – commenta il sindaco, Rodolfo Ziberna – e, negli anni, la manifestazione è sempre cresciuta non solo in quantità ma anche in qualità. Contestualmente, soprattutto attraverso il Salotto del Gusto, si promuovono iniziative mirate a far conoscere e promuovere il territorio. E tutto senza perdere la sua straordinaria peculiarità: quella di essere una grande festa per tutti, un punto di ritrovo annuale, con gente che arriva da ogni parte d’Italia e dall’estero. E allora che la festa inizi, buon Gusti di Frontiera a tutti!».
Quella di quest’anno – in programma fino a domenica – si attesta già dai numeri come l’edizione dei record con ben 413 stand enogastronomici, il maggior numero di sempre, espositori in rappresentanza di ben 54 Paesi di tutti i continenti, distribuiti in una ventina di location, tra Borghi geografici e percorsi tematici. Non mancano celebri chef ospiti e personalità di spicco del mondo enogastronomico, culturale e artistico all’interno del “Salotto del Gusto”, la finestra culturale della kermesse a cura del Consorzio Collio, dell’Associazione Rosa di Gorizia e l’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia.

«Organizzare Gusti di Frontiera è un’esperienza straordinaria, che per mesi ti tiene l’adrenalina a 1000, con gli infiniti aspetti da curare, i problemi da risolvere, fino all’ultimo minuto e anche durante l’evento e migliaia di cose da seguire – spiega l’assessore ai Grandi Eventi, Arianna Bellan -, per questo ritengo doveroso esprimere un grande ringraziamento in primis al personale del Comune di Gorizia che, davvero, ogni anno ci mette l’anima e non solo, per organizzare questo grande evento, eccellenza goriziana».
Dopo l’apertura degli stand (dalle 17) alle 18 in piazza Sant’Antonio la giovane cantante goriziana Tish, tra le più amate protagoniste dell’ultima edizione del talent show “Amici”, darà avvio ufficiale a questa nuova edizione con il taglio del nastro seguito dai saluti istituzionali. Alle 21.30 Tish si esibirà in concerto, nello stesso luogo, ad ingresso libero.

Tish oggi taglierà il nastro.

GLI CHEF OSPITI

Spazio al “Salotto del Gusto” in questa prima giornata ad una delle presenze più attese di quest’anno, quella dello chef Antonio Lamberto Martino protagonista di un live-cooking con le farine (ore 19.45) proposto nell’ambito degli attesi laboratori con celebrity chef che anche quest’anno offriranno un’esperienza formativa e degustativa agli appassionati: tutti gli interessati a partecipare al laboratorio si devono presentare alle 17 allo stand del Comune di Gorizia per ritirare il numero che sarà poi estratto a sorte. Gastronomo, panificatore, critico gastronomico e tecnico della degustazione mediterranea, Antonio Martino, “il Re dei lieviti”, è salito alla ribalta televisiva con la partecipazione al contest “Bake Off Italia” ed è attualmente giudice alla “Prova del cuoco” su Rai1.
A precedere il laboratorio, nell’Area Talk in programma l’incontro (ore 19.00) “Il pane siamo noi”, con il Maestro Antonio Lamberto Martino, Marco Colognese (food writer e critico gastronomico, giornalista, Guide Espresso, La Repubblica Sapori), Giulia Ubaldi (antropologa del cibo, giornalista per Vanity Fair, Scatti di Gusto, La cucina italiana),  Matteo Iordan (panificio Iordan e capo categoria del settore Alimentazione Confartigianato Gorizia) e Molino Tuzzi (Dolegna del Collio). A presentare l’incontro la giornalista Marina Presello e conduzione di Marco Colognese. A suggellare la presenza di Antonio Lamberto Martino il collegamento video con Matera, Città Europea della cultura 2019: un momento intimamente legato al tema della giornata, vista la fama internazionale di cui godono il pane e i panificatori lucani ma anche di buon auspicio per la candidatura di Gorizia e Nova Gorica 2025. La serata sarà conclusa dal laboratorio di chef Roberto Franzin e dell’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia su ”La Ribolla di Oslavia e le farine Macino.
La grande festa del cibo dal mondo, vera e propria expo annuale che porta la città di Gorizia nel novero delle più importanti manifestazioni di settore, proseguirà tra infinite suggestioni di gusti e prodotti fino a domenica, proponendo come “new entry” dell’anno l’Africa, protagonista di un nuovo Borgo geografico. Non manca naturalmente anche tutto il cibo più rappresentativo delle regioni italiane, un focus su quello del Friuli Venezia Giulia e il Borgo Street Food con le più amate proposte del cibo di strada, anche regionale, come il frico sullo stecco.
Ulteriore celebrity guest chef, il pastry chef noto a livello internazionale Damiano Carrara protagonista del Salotto domani. Attuale giudice del talent show di pasticceria “Bake off Italia”, il lucchese Carrara – che ha al suo attivo due libri di ricette Dolce Italia e A Taste of Italy – ha trovato fama immediata negli Stati Uniti, e precisamente in California, dove ha aperto il Carrara Pastries: domani condurrà un laboratorio di pasticceria aperto agli appassionati con le medesime modalità di partecipazione a sorteggio (biglietti da ritirare allo stand ufficiale del Comune di Gorizia).

Antonio Lamberto Martino

Damiano Carrara

ANNULLO POSTALE

In occasione della 16esima edizione di Gusti di Frontiera, l’Associazione Nazionale Alpini – Sezione di Gorizia promuove, in collaborazione con Poste Italiane e con il patrocinio del Comune di Gorizia, 3 annulli postali speciali recanti la riproduzione del manifesto della manifestazione accompagnato dalle scritte “Gusti di Frontiera 2019″ e, rispettivamente, le date di giovedì 26, venerdì 27 e sabato 28 settembre 2019.
Gli annulli sono presenti su 3.000 cartoline stampate per l’occasione e dedicate a Gusti di Frontiera e alla città di Gorizia, raffiguranti il manifesto della manifestazione e una composizione fotografica di Pierluigi Bumbaca. Ad impreziosire l’iniziativa, tutte le cartoline da annullare sono affrancate con il francobollo emesso da Poste Italiane nel 2001, in occasione delle celebrazioni per il Millenario della città di Gorizia, una rarità filatelica ritrovata negli archivi di Poste Italiani, imperdibile per i collezionisti ma anche per chi vuole conservare un ricordo ancora più speciale di questa edizione di Gusti di frontiera.
Le cartoline hanno un costo di 3 euro l’una e possono essere acquistate secondo il seguente calendario: oggi, piazza Sant’Antonio, dalle 16 alle 20; domani, via Garibaldi (davanti teatro Verdi), dalle 14 alle 20; sabato, via Garibaldi (davanti teatro Verdi), dalle 14 alle 20; domenica (salvo esaurimento scorte), via Garibaldi (davanti teatro Verdi). Da lunedì 30 settembre, eventuali cartoline ancora disponibili potranno essere acquistate nella sede centrale di Poste Italiane a Gorizia.

UNA WEBAPP

Per l’evento goriziano, Insiel ha realizzato una webapp che permette ai visitatori di navigare sulla mappa digitale della manifestazione e di ottenere, sul proprio smartphone, le informazioni sul posizionamento degli stand degli espositori e i prodotti enogastronomici offerti. Il motore di ricerca integrato nella mappa permette di ricercare per parola chiave gli stand sia per nome che per prodotto e una volta individuato visualizzare i dati sulla proposta gastronomica e il percorso per raggiungerlo. La ricerca senza la digitazione di un testo determina l’elenco di tutti i borghi presenti. Sono evidenziati anche tutti i parcheggi disponibili con relativi percorsi e orari, la stazione con i treni speciali, il treno transfrontaliero e gli eventi che caratterizzeranno la manifestazione. Una nuova funzionalità permette anche di salvare tra i preferiti gli stand di proprio interesse, creando così il proprio percorso personalizzato all’interno della manifestazione. Per quanto riguarda la sicurezza c’è l’evidenza delle uscite e delle vie di fuga. La web app è raggiungibile da smartphone e pc al seguente indirizzo: https://gustidifrontiera.regione.fvg.ithttps://gustidifrontiera.regione.fvg.it

Grande folla nell’edizione del 2018.

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In copertina, la cucina orientale protagonista a “Gusti di Frontiera”.

Viticoltura d’eccellenza: in ottobre riecco “Le Radici del Vino”

Conto alla rovescia per “Le Radici del Vino”, la grande manifestazione autunnale di Rauscedo che celebra l’intera filiera vitivinicola presente in questo centro di rilevanza mondiale, dalle barbatelle fino alla bottiglia. Giunta alla sua sesta edizione, si terrà tra un mese, dall’11 al 13 ottobre. Nell’attesa che venga divulgato il ricco programma messo a punto dall’amministrazione comunale di San Giorgio della Richinvelda assieme all’associazione Le Radici del Vino e ad altri partner istituzionali, tra i quali Confcooperative Pordenone (quest’ultima per il convegno del sabato mattina), sono state rese note due novità: la prima riguarda la fiera mercato “Viticoltura d’Eccellenza” dedicata al mondo agricolo.

Vivaio di barbatelle a Rauscedo.


“Per la prima volta – ha spiegato il sindaco Michele Leonl’area tradizionale dei festeggiamenti, ovvero l’ex scuola e il campo sportivo antistante, si allargherà lungo via Udine fino a piazza delle Cooperative, coinvolgendo ancora di più tutto il paese. Allo studio anche la possibilità di estendere a essa alcuni stand enogastronomici. La Fiera ha già una cinquantina di aziende iscritte ma con la possibilità, per altre che volessero ancora iscriversi, di farlo in questi ultimi giorni”.
L’altra novità è la Biblioteca del Vino, inaugurata la scorsa primavera a Rauscedo e che sarà coinvolta nel programma della manifestazione. “Si tratta di una delle poche realtà del genere non solo in regione ma in Italia – ha concluso il primo cittadino – e vogliamo valorizzarla ulteriormente e farla conoscere proprio aprendola al pubblico durante tutta la durata de Le Radici del Vino”.

La fiera delle macchine agricole.

La manifestazione Radici del Vino è organizzata dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione omonima con il sostegno della Regione Fvg e Friulovest Banca. Partner preziosi anche Confcooperative Pordenone e Onav Pordenone. Sostengono il progetto VivaiCooperativi Rauscedo, Cantina Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, Vitis Rauscedo, Cooperativa di Consumo di Rauscedo, I Magredi e altri partner locali. Tutte le info su www.leradicidelvino.com

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In copertina, il logo della manifestazione “Le Radici del Vino”.