Da “Calici di Stelle” un aiuto al Vigneto Fvg a uscire dal tunnel

di Giuseppe Longo

PREMARIACCO – «E quindi uscimmo a riveder le stelle»: non poteva esserci motto più adatto, se non quello contenuto nelle parole che concludono l’Inferno della  Commedia dantesca, per fotografare il “clima” in cui avviene questa nuova edizione di “Calici di Stelle”. Parole, quelle del Sommo Poeta – prese a prestito alla vigilia delle celebrazioni per i 700 anni della morte -, che invitano ad avere fiducia nella cosiddetta ripartenza dopo i tanti problemi e le gravissime ripercussioni economiche che l’emergenza sanitaria ha causato anche al settore della vite e del vino. Insomma, un inno alla speranza, alla forza di volontà, al coraggio di uscire finalmente da quell’oscuro tunnel  dei tre mesi di lockdown, per dare nuovo slancio e sviluppo al Vigneto Fvg.

Brindisi a Calici di Stelle 2020.

E proprio in un vigneto fra i più belli dei Colli orientali del Friuli, a Orsaria di Premariacco, alle spalle di Buttrio e Manzano, è avvenuta ieri pomeriggio, nelle luci del tramonto, la presentazione ufficiale di questa specialissima “Calici di Stelle 2020”, la grande manifestazione di mezza estate dell’Associazione nazionale Città del Vino e del Movimento Turismo del Vino che nella nostra regione si terrà in contemporanea con il resto d’Italia, dal 2 al 13 agosto, in 15 località per un totale di ben 19 appuntamenti all’insegna dell’enoturismo. Una ripartenza, dunque, dopo la fase acuta di Covid-19 alla ricerca di una nuova normalità, quella di cui tutti abbiamo tanto bisogno. Ricordiamo subito che l’affermata manifestazione gode del sostegno di Promoturismo Fvg, Strada del Vino e Sapori del Friuli Venezia Giulia e di BancaTer, nonché del patrocinio dell’Agenzia nazionale turismo.
E proprio tra le vigne, i cui grappoli cominciano a cambiare colore – spinti anche dal caldo di queste giornate -, è stato illustrato il “canovaccio” della manifestazione che prenderà il via domenica prossima sul Ponte dello Schioppettino, protagonisti i viticoltori di Dolegna e Prepotto, espressioni del Collio e dei Colli orientali, quindi per la terza volta consecutiva con un evento unitario di grande suggestione, per continuare a Casarsa della Delizia (con due eventi), Sequals, Duino Aurisina, Capriva del Friuli, Aquileia, Buttrio, Corno di Rosazzo, Bertiolo, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Trivignano Udinese. In più, rispetto allo scorso anno, ci saranno le new entry di Camino al Tagliamento e Cormòns.

Un settore degli intervenuti.

«Un grande e intenso lavoro nelle ultime settimane – ha spiegato Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino – che ha reso possibile quello che la scorsa primavera sembrava difficile da attuare: in questo senso, la nostra regione si pone in prima linea in Italia, dove in questa annata così particolare verranno organizzati eventi di Calici di stelle in una settantina di Città del Vino e tra queste ben 15 sono del Friuli Venezia Giulia. Un grande risultato reso possibile dagli amministratori dei Comuni interessati, dai volontari a partire da quelli delle Pro Loco che collaborano all’organizzazione, alla sinergia con le cantine, i Consorzi Doc, gli sponsor a partire da BancaTer e la Regione Fvg. Ora siamo pronti a brindare in sicurezza, rispettando le normative sanitarie: attendiamo gli enoturisti del territorio, sperando anche di richiamarne da oltre i confini regionali».
Un auspicio, questo, che era stato formulato anche da Dario Ermacora – perfetto padrone di casa nella splendida cornice della Cantina Fantin Nodar, circondata da una corona di suggestivi vigneti dei Colli orientali – e, concludendo i lavori, dal consigliere regionale Mauro Di Bert. Trattenuti da altri impegni gli assessori delle Attività e Turismo, e delle Risorse agroalimentari, Sergio Emidio Bini e Stefano Zannier, è stato proprio Di Bert a portare l’adesione e il sostegno dell’amministrazione guidata da Massimiliano Fedriga, ponendo l’accento, nella ripartenza, ma soprattutto nel successivo rilancio, sulla inderogolabile necessità, da parte dei produttori, di lavorare con spirito unitario e sinergico. «Chi progetta vince, chi si ferma perde – ha sottolineato, infatti, l’esponente di Piazza Oberdan –: l’iniziativa di Calici di stelle è un ottimo esempio di questa nostra capacità come sistema regionale di ripartire, tutti insieme, per rispondere all’emergenza che la scorsa primavera ci ha bloccati. Per cui la Regione è con convinzione al fianco degli organizzatori».

L’intervento di Valter Pezzarini.

Nell’allestimento della manifestazione, un ruolo fondamentale è rivestito, come aveva rilevato Venturini, dal volontariato, sempre attivo e pronto a dare una mano per le giuste cause. Come un invito a nozze per Valter Pezzarini, presidente del Comitato regionale delle Pro Loco d’Italia, il quale ha sottolineato il sostanziale apporto che queste benemerite associazioni assicurano per far conoscere le eccellenze friulane e da molti anni proprio per l’organizzazione di Calici di Stelle, evento che beneficia anche dell’appoggio convinto dei Consorzi fra produttori, come quello dei Colli orientali e Ramandolo, rappresentato nell’occasione dal vicepresidente Demis Ermacora – che ha portato il saluto di Paolo Valle – e quello del Collio, guidato da David Buzzinelli. Entrambi hanno sostenuto l’importanza di un lavoro di squadra, nel quale – hanno assicurato – le cantine sono pronte a fare la loro parte.

Per lo sponsor ufficiale è intervenuto, invece, Germano Zorzettig. «Il mondo economico, compreso quello del vino – ha affermato il consigliere di BancaTer -, sta vivendo grandi sfide e momenti difficili, quindi siamo convinti nel sostenere questi eventi che aiutano nella ripartenza». Era presente anche Loris Basso, presidente dell’Ente Friuli nel Mondo (a significare come gli emigranti, assieme al vino di qualità prodotto dal Vigneto Fvg, siano tra i grandi alfieri della nostra terra a livello internazionale), oltre che leader del Ducato dei Vini Friulani e Ambasciatore per le Città del Vino.
Numerosi i sindaci  e gli amministratori in rappresentanza dei quindici Comuni che si apprestano ad accogliere Calici di Stelle 2020 che, come detto, ha debuttato ufficialmente nella suggestiva cornice dei vigneti dei Colli orientali del Friuli, sui dolci rilievi a sud di Premariacco. Una formula innovativa, peraltro suggerita dalla necessità dell’ormai famoso “distanziamento sociale” richiesto da Coronavirus, che è molto piaciuta, tanto che sarà riproposta fin dal prossimo anno alternandosi tra le varie aree produttive del territorio regionale. In alto i calici dunque – a cominciare da quelli degli splendidi bianchi Cof con le etichette Ermacora e Fantin Nodar, proposti a suggello della presentazione – brindando alle nuove fortune dei vini friulani che si sono fatti conoscere e apprezzare in tutto il mondo. Come scrisse Dante, torneranno finalmente a “riveder le stelle”.

Vigneti Colli orientali a Orsaria.

CALICI DI STELLE 2020

2 agosto Dolegna del Collio e Prepotto, Ponte dello Schioppettino
6 agosto (alle 21) Casarsa della Delizia Antico frutteto Palazzo Burovich De Zmajevich
7 agosto Sequals, Corte Morea; Duino Aurisina, infopoint Promoturismo FVG-Sistiana; Capriva del Friuli, Piazza Vittoria; Aquileia, Piazza Capitolo e Piazza Patriarcato
8 agosto Buttrio, Villa di Toppo Florio; Capriva del Friuli, Piazza Vittoria; Aquileia, Piazza Capitolo e Piazza Patriarcato
9 agosto Aquileia, nelle Cantine aderenti; Corno di Rosazzo, Villa Nachini Cabassi
10 agosto Bertiolo, piazza della Seta; Gradisca d’Isonzo, piazza Unità; Casarsa della Delizia Antico frutteto Palazzo Burovich De Zmajevich
13 agosto Latisana, Piazza Indipendenza e Parco Gaspari; Trivignano Udinese, La Corte dei Vizi; Camino al Tagliamento, Casa Liani; Cormòns, Piazza XXIV Maggio

PARTECIPAZIONE – La partecipazione agli eventi, in ossequio alle normative sanitarie in vigore, è su prenotazione obbligatoria ai singoli eventi, contattando gli organizzatori (tutte le info sul sito web in fase di attivazione www.cittadelvinofvg.it). Inizio alle 19.30 (salvo diversa indicazione nelle seguenti date e luoghi.

CONTEST – Anche per questa edizione è indetto dall’associazione nazionale Città del Vino il premio “La Stella di Federica: miglior foto di Calici di Stelle 2020”, destinato alle tre fotografie scattate dagli enoturisti che meglio valorizzano la relazione fra l’iniziativa e l’ambiente circostante. Anche il coordinamento regionale del Friuli Venezia Giulia aderisce al contest, promuovendo l’invio delle foto alla sua casella email calicidistellefvg@gmail.com. Attiva anche la pagina Facebook @cittavinofvg.

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In copertina, Tiziano Venturini, con Di Bert e Pezzarini, mentre presenta “Calici di Stelle 2020”.

 

Dolomia investe 7 milioni e punta sul vetro. Fedriga: uniti per l’agroalimentare

“L’Amministrazione regionale punta a una partnership con le attività produttive dell’agroalimentare per una promozione reciproca del territorio. Solo se facciamo squadra, infatti, possiamo competere con le regioni più grandi della nostra”, ha detto a Cimolais il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, nel corso della visita allo stabilimento della Dolomia in occasione dell’apertura di una nuova linea produttiva. Era presente anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier. Fedriga ha ricordato come in pochi anni l’azienda sia riuscita a conquistare importanti fette di mercato “puntando su quello che è tipicamente Made in Italy: la qualità”. “Dobbiamo essere in grado – ha concluso il presidente della Regione Fvg – di fare squadra e farci una promozione reciproca, è importante cioè che i cittadini percepiscano che prendere un prodotto fatto in Friuli Venezia Giulia è un valore aggiunto e che quel prodotto quando va in giro per il mondo fa conoscere il Friuli, il suo territorio e le sue ricchezze”.

La visita del presidente Fedriga.

Sono 7 i milioni di euro di investimento impiegati per la nuova linea Dolomia Emotion, pensata per completare la gamma di prodotti e guardare al mercato “green” del vetro a rendere (Var). E tutto questo si è tradotto, dando pure un importante contributo alla difesa dell’occupazione, nella nuova linea di produzione realizzata in Sorgente Valcimoliana srl, l’azienda di Cimolais che imbottiglia appunto con il marchio Dolomia, unica acqua al mondo che sgorga all’interno di un sito dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Disponibile nei formati 0.70 L e 1 L e nelle versioni naturale e frizzante, Emotion è una linea pensata per soddisfare le esigenze del mondo Ho.re.ca, della ristorazione e dell’ospitalità, ma che presto entrerà nella quotidianità anche del consumo privato, in famiglia o in ufficio. In particolare, la distribuzione “porta a porta” del formato da 1 litro verrà infatti gestita attraverso il contatto con i principali grossisti, attivi capillarmente nel territorio, mentre una particolare modalità operativa è in fase di definizione per l’agevolazione delle consegne nelle aree limitrofe.
“Per il momento le nostre bottiglie in vetro a rendere sono distribuite principalmente in Area Nielsen 2, coprendo il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna ma, grazie all’attivazione di nuove piattaforme di distribuzione in Italia, stiamo raggiungendo anche Roma, Milano e Firenze – ha spiegato Gilberto Zaina, amministratore delegato di Acqua Dolomia -. Non è stato facile investire così tante risorse in una fase congiunturale delicata che impone di navigare a vista. Ma il completamento del progetto Dolomia2020 era alle porte ed il logo delle Dolomiti Friulane da sempre ci sostiene nel rassicurare la clientela sulla totale qualità. La certezza di disporre di un’acqua tra le più pure e equilibrate ci ha quindi convinti: è dal 2008 che portiamo il Made in Friuli sulle tavole dei cinque continenti e i primi segnali di ripresa dopo l’emergenza Coronavirus ci confortano”.

Alla importante cerimonia erano inoltre presenti numerosi rappresentanti delle istituzioni regionali: Marco Dreosto, europarlamentare, Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, Alessandro Da Re, presidente del Comitato di Gestione del Frie, il consigliere regionale Emanuele Zanon, il sindaco di Cimolais, Davide Protti, con i colleghi di Barcis, Claudio Traina, e di Erto, Antonio Carrara, oltre a Gianandrea Grava, in rappresentanza del Comune di Claut e quale presidente del Parco Naturale Dolomiti Friulane all’interno del quale sgorga appunto l’acqua Dolomia.

Autorità e stabilimento Dolomia.

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In copertina, le purissime acque del torrente Cimoliana nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

(Foto Arc Montenero)

Le colture ai raggi X in Fvg: bene il melo, ma ora vola il nocciolo

“La situazione attuale delle colture in Friuli Venezia Giulia conferma il buon andamento del melo con oltre 1.200 ettari e registra il forte incremento della coltivazione del nocciolo le cui superfici superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, sulla base delle rilevazioni su alcune colture effettuate dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) per adempiere agli obblighi Istat attuate nello scorso mese di giugno. I dati delle superfici, in ettari, provengono da Agea, mentre le produzioni, in quintali, sono state stimate a partire dalla resa, parametro che cambia a seconda delle condizioni e l’Ersa in questo caso ha utilizzato valori validati per il Fvg con fonti interne e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea). Alla raccolta e alla validazione dei dati hanno collaborato la Direzione generale della Regione Fvg e la Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche. L’Istat ha chiesto, al momento, di considerare le seguenti colture: patata novella, carciofo e alberi da frutto quali melo, pero, pesco, pesco nettarina, mandorlo e, appunto, nocciolo.

Stefano Zannier

Per la patata (126 ettari di superfice coltivata) – informa una nota Arc – si tratta della prima raccolta, che coinvolge quelle varietà precoci (circa il 10% di quelle coltivate in regione) inadatte alla conservazione e destinate alla vendita diretta, mentre il carciofo resta una coltura marginale (meno di un ettaro investito). Per quanto riguarda invece gli alberi da frutto, si nota la marginalità dell’incidenza del mandorlo (solo 5 ettari in regione) rispetto alle altre colture fruttifere. Tra queste non sorprendono i dati raccolti di melo (oltre 1.200 ettari per varietà commerciali come Gala, Golden Delicious, Red Delicious, Granny Smith, Fuji, Pink Lady, senza dimenticare la nicchia costituita dalle varietà antiche tipiche della regione – Gialla di Priuso, di Corone, Ruggine Dorata, Rosso Invernale, Chei di Rose, Naranzinis, Striato Dolce, Zeuka, Marc Panara, Blancon – e poi pero e pesco, in quanto le superfici investite risultano in linea con quelle degli altri anni (rispettivamente 122 e 109 ettari).

Si registra un’impennata delle superfici destinate al nocciolo, che superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone. La messa a dimora di nuovi alberi, infatti, è iniziata circa due anni fa, per soddisfare la richiesta sempre maggiore di nocciole italiane, sia per il consumo fresco sia per la trasformazione nell’industria dolciaria. Si tratta di una specie molto adattabile. Ad oggi, in Italia, la quasi totalità della produzione avviene solo in Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. Per questo motivo, il nocciolo ha attirato l’attenzione di diversi agricoltori in Friuli Venezia Giulia, e l’Ersa ha svolto un importante studio sull’attitudine dei suoli alla sua coltivazione, che ha determinato un rilevante riscontro positivo. Si ricorda, tuttavia, che la presenza della cimice asiatica nel 2019 ha rappresentato, purtroppo, un problema, in quanto il nocciolo ne è risultato vulnerabile. Anche nel pesco è stata segnalata la presenza di adulti del temutissimo insetto, talvolta anche con danni ai frutti.

La provincia di Udine – ha rilevato infine l’assessore Zannier – rappresenta oltre il 60% della superficie agricola utilizzata, di conseguenza è facile immaginare che anche le colture esaminate siano concentrate in questa area: per la patata si arriva al 71% (segue Pordenone con 22%), per il melo 53% (segue Pordenone con il 45%), per il pero 78% (segue Gorizia col 20%), per il pesco 77% (segue Gorizia col 19%), per il pesco nettarina 71% (segue Gorizia col 25%), per il mandorlo l’80% (il rimanente 20% a Pordenone), per il nocciolo il 54% (segue Pordenone con il 45,9%). Trieste rappresenta meno dell’1% della superficie agricola utilizzata in Friuli Venezia Giulia e, per questo motivo, l’apporto alle colture esaminate è trascurabile (si parla di superfici totalmente assenti o di molto inferiori all’ettaro)”.

Mele prodotte in Friuli.

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In copertina, nocciole in Fvg nella fase estiva di accrescimento.

 

 

Acquacoltura a Grado e Marano: contributi a tutela dell’ambiente

di Gi Elle

Quello dell’acquacoltura nella laguna di Grado e Marano è un settore importante dell’economia agricola del Friuli Venezia Giulia e presto potrà beneficiare di un fondo di 300 mila euro che promuove la sostenibilità ambientale: le domande delle imprese interessate dovranno pervenire alla Regione Fvg entro l’1 luglio prossimo. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle risorse agroalimentari e forestali Stefano Zannier, ha infatti approvato il bando Feamp, misura 2.54 “Prestazioni di servizi ambientali da parte dell’acquacoltura”, dotato appunto di quasi 300 mila euro, che si prefigge di compensare le perdite di reddito delle piccole e medie imprese dell’acquacoltura operanti nel settore dell’allevamento ittico estensivo nelle valli da pesca comprese nel sito Natura 2000 di Grado e Marano Lagunare.

“Il bando – precisa Zannier, come si legge in una nota Arc – è stato definito dalla Regione secondo le indicazioni comunitarie e dell’Autorità di gestione nazionale; purtroppo tali indicazioni non hanno tenuto conto delle osservazioni e dei suggerimenti che la Regione aveva a suo tempo fornito al Ministero competente e che non sono state recepite: pertanto ci dovremo attendere una scarsa partecipazione delle aziende a questa opportunità, perché saranno poche le imprese lagunari a poter rispettare le condizioni di ammissibilità. Ci attendevamo che sulla base delle nostre indicazioni il bando avrebbe potuto concorrere a dare effettivo ristoro a una delle realtà dell’economia lagunare che svolgono un ruolo importante per la salvaguardia e la valorizzazione dell’ecosistema delle zone umide. Qualora si verificasse la scarsa riuscita della misura, ciò sarebbe la riprova che le nostre richieste non erano campate in aria”.

Il bando riguarda l’articolo 54 del regolamento Ce 508 del 2014 Feamp 2014-2020 che prevede, infatti, la compensazione del reddito per le imprese che utilizzano metodi di acquacoltura compatibili con le esigenze ambientali e con la salvaguardia dell’ecosistema nel sito Natura 2000 della laguna. Si tratta di imprese che operano in presenza di ambienti naturali autoctoni e sono tenute alla gestione dei livelli idrici per la tutela della fauna nidificante. In queste valli da pesca, le aziende che operano nell’acquacoltura sono infatti obbligate a evitare la gestione della vegetazione nei periodi di nidificazione, e si debbono attenere alla regolamentazione specifica delle attività di caccia. Il calcolo della compensazione del mancato reddito, prevede un massimale del 30 per cento del fatturato 2019 di ciascuna impresa, parametrato, caso per caso, rispetto agli elementi ambientali presenti e confermati dal Servizio biodiversità. I parametri ambientali incidono direttamente sull’entità della compensazione, sono legati alla presenza e nidificazione delle specie di avifauna prestabilite e sono già calcolati nella predisposizione del bando per le diverse aree e valli da pesca della laguna. Come detto, le domande delle imprese interessate dovranno pervenire alla Regione entro l’1 luglio 2020.

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In copertina e qui sopra immagini della laguna e del porto di Grado.

Agricoltura, in Fvg fondi già disponbili per le misure anti-Coronavirus

Fondi disponibili già da subito per il comparto primario sia con finanziamenti a tasso 0 sia con anticipo del valore di magazzino e consolidi, il tutto facilitato da istruttorie brevi e semplificate. Il Friuli Venezia Giulia è già operativo per dare sostegno agli imprenditori che operano nel settore primario come ha affermato l’assessore regionale alle risorse Agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo in II Commissione consiliare per illustrare le misure anti-Coronavirus proposte dalla Regione per il comparto.
L’esponente dell’esecutivo Fedriga – informa una nota Arc – ha evidenziato come la Regione, grazie alla potestà legislativa in questo comparto e al massiccio lavoro compiuto dagli uffici, sia riuscita ad ottenere a livello europeo una serie di agevolazioni che permetteranno al Friuli Venezia Giulia di intervenire, fin d’ora, nei confronti delle aziende agricole, superando una difficoltà burocratica che invece altre Regioni stanno ancora scontando a livello nazionale.
Come si ricorderà, a metà marzo la Commissione europea aveva adottato una serie di misure di aiuto straordinarie che il Friuli Venezia Giulia ha modellato attraverso alcuni atti di giunta. “L’obiettivo del programma straordinario degli interventi anti Covid 19 – ha spiegato Zannier – è quello di sostenere la liquidità corrente del sistema produttivo agricolo e agroalimentare nella situazione di difficoltà economica e finanziaria conseguente all’emergenza epidemiologica”.
Attraverso la dotazione del Fondo di rotazione regionale, il cui regime l’Unione Europea ha ritenuto essere in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo degli aiuti di Stato, la Regione Fvg ha già potuto mettere in atto una serie di interventi a favore delle imprese che operano nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca. “Con i fondi a nostra disposizione – ha illustrato Zannier alla II Commissione – possiamo ad esempio già finanziare la conduzione aziendale uscendo dai parametri fissati dal regime ‘de minimis’ oppure aprire linee di contrattazione con istituti di credito per le moratorie, spostando le scadenze di pagamenti su mutui già assunti con il fondo di rotazione. Ed ancora possiamo iniettare liquidità nel sistema, attraverso prestiti a tasso zero, senza tener conto del tetto massimo previsto nell’arco di tre anni dalle normative europee vigenti“.

L’assessore regionale Zannier.

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In copertina, la viticoltura collinare in Friuli Venezia Giulia.

Un milione e mezzo per pesca e acquacoltura Fvg

Ammontano a un milione e 550 mila euro i fondi che la Regione Fvg metterà a disposizione per investimenti nel settore della pesca e dell’acquacoltura. Lo ha deciso la Giunta del Friuli Venezia Giulia che ha approvato, su proposta dell’assessore alle Risorse ittiche Stefano Zannier, un secondo bando per le imprese dopo quello emanato nel 2017, collegato Fondo europeo per la politica marittima, la pesca e l’acquacoltura (Feamp) per il periodo 2014-2020.

L’assessore Stefano Zannier.


“Abbiamo destinato le risorse per la realizzazione di progetti di ammodernamento degli impianti e per implementare attrezzature e infrastrutture produttive – ha spiegato Zannier, come riferisce una nota Arc -, prevedendo la copertura del 50 per cento degli investimenti fino a un importo massimo, per ogni pmi che ne farà richiesta, di 400 mila euro”. “In un’ottica di semplificazione delle procedure e per venire incontro alle istanze di alcune imprese regionali che hanno manifestato l’intenzione di compiere investimenti di un certo rilievo – ha aggiunto l’assessore -, il bando prevede l’ammissibilità delle spese sin dal giorno della sua pubblicazione e non solo dalla data di presentazione delle domande”.
Tra gli interventi previsti saranno ammessi a finanziamento gli investimenti produttivi che contribuiscono a risparmiare energia, a ridurre l’impatto sull’ambiente e a migliorare la sicurezza, l’igiene, la salute e le condizioni di lavoro. Contemplate anche le attività di trasformazione dei sottoprodotti, delle catture di pesce commerciale che non possono essere destinate al consumo umano o quelle che portano a prodotti nuovi e al miglioramento di processi produttivi e dei sistemi di gestione. Le domande possono essere presentate esclusivamente via Pec entro mercoledì 1 luglio 2020, sulla base dei modelli predisposti e a breve scaricabili dal sito della Regione Fvg.

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In copertina, vallicoltura a Marano, importante polo della pesca in Friuli.

(Foto da visitmaranolagunare,it)

Alimenti per asporto: domani l’atteso via libera in Fvg

Voglia di un cono gelato? Il tempo per concedersi nuovamente questo piacere tutto italiano è finalmente arrivato. Dopo due mesi di fermo, allentato solo dalla possibilità della consegna a domicilio, le gelaterie, ma anche le attività di ristorazione e pasticceria, da domani potranno finalmente riaprire i battenti per l’asporto. A metterlo nero su bianco sarà l’ordinanza che si accinge a firmare il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e che consentirà appunto di affiancare all’attività di delivery anche quella di asporto, a patto che si svolga su appuntamento. La novità interessa una platea di quasi 10mila localizzazioni in Friuli Venezia Giulia. Stando all’istantanea scattata dall’Ufficio studi di Confartigianato-Imprese Udine sulla base dei dati Unioncamere-Infocamere, le imprese e unità locali in regione sono pari a 9mila 584 in totale di cui 4.673 sono servizi di ristorazione, 4.435 bar e pubblici esercizi e 476 gelaterie e pasticcerie. Le localizzazioni artigiane rappresentano il 10,5% del totale, pari a 1.005 tra imprese e unità locali, di cui ben 397, l’83,4% del totale, sono gelaterie e pasticcerie. Il settore complessivamente garantisce un importante bacino occupazionale: gli addetti complessivi sono 33mila 132 di cui 24mila 609 alle dipendenze.

Il leader regionale e nazionale dei gelatai di Confartigianato, Giorgio Venudo, saluta con favore l’apertura dell’amministrazione regionale. «Il governatore sta dimostrando grande vicinanza alle imprese – afferma -, una volta in più con la misura in arrivo, che aiuterà a risollevare un po’ le sorti delle nostre attività anche se non basterà a restituirci i due mesi di marzo e aprile, persi del tutto o quasi, né a garantirci una ripresa nel prossimo futuro. Che ci preoccupa tanto quanto il passato. E’ chiaro – continua Venudo – che in difficoltà come sono le famiglie non si riverseranno come gli anni scorsi su gelaterie, pasticcerie e pizzerie. Con la gente a casa, in cassa integrazione, non possiamo aspettarci che il giro d’affari sia lo stesso di sempre».
E in questo senso, Venudo volge lo sguardo a Roma, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, «al quale ha di recente scritto il presidente nazionale di Confartigianato, Giorgio Merletti, per chiedere misure specifiche a supporto del nostro settore. Le garanzie statali sui prestiti – afferma ancora Venudo, facendo eco alle dichiarazioni del presidente regionale di Confartigianato, Graziano Tilatti – sono una presa in giro. E’ impensabile che aziende in forte difficoltà come le nostre debbano andare ad indebitasi pagando interessi con soldi che non hanno. C’è bisogno di un sostegno vero, di liquidità immediata, di annullamento delle tasse, le pagheremo quando saremo in condizione di farlo. Chiederci di onorarle oggi è come condannarci a chiudere».

In vista del via libera di domani scaldano i motori una miriade di realtà diverse, che la statistica raduna sotto lo stesso cappello Ateco ma che vanno dalle rosticcerie alle gastronomie, dalle pizze al taglio ai pastifici, dalle pasticcerie alle gelaterie. Per molte di queste attività, l’arrivo della primavera (ante Covid) equivale a un’impennata degli affari. Le festività di Pasqua, il bel tempo che agevola le gite fuori porta, l’eco dell’estate in arrivo, sono tutti ingredienti che quest’anno sono venuti a mancare, relegati sullo sfondo della quarantena. Riprenderanno timidamente da domani, quando finalmente potranno tornare a consegnare i propri prodotti in negozio: le ordinazioni andranno effettuate ancora, esclusivamente, via telefono o e-commerce e andranno consegnate su appuntamento. Il cliente entrerà in negozio all’orario concordato, pagherà l’ordinazione pronto a riprendere la via di casa. Per poterla consumare sul posto bisognerà aspettare ancora un po’.

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In copertina, Giorgio Venudo, presidente regionale e nazionale gelatai di Confartigianato.

 

Crisi del settore lattiero-caseario: Regione Fvg con i produttori

“La Regione è vicina agli operatori della filiera lattiero-casearia in questo momento non facile, che sta mettendo ulteriormente in crisi un settore già provato, e intende mantenere il metodo di condivisione delle tematiche e dei problemi in atto, rinnovando periodicamente e in tempi brevi, qualora ciò si renda necessario, gli incontri in videoconferenza con i rappresentanti delle principali organizzazioni della categoria, allo scopo di valutare tutte le misure necessarie per il sostegno del comparto”. Lo ha evidenziato – come informa una nota Arc – l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, collegatosi in videoconferenza con i maggiori trasformatori e i primari utilizzatori dei prodotti trasformati del settore, al fine di raccogliere proposte e suggerimenti utili per individuare una strategia che permetta di ridurre le difficoltà in essere.
Nel contempo, la riunione con l’esponente della Giunta Fedriga ha permesso di mettere in luce la coesione del comparto lattiero-caseario e l’apprezzamento del percorso avviato da Zannier. Il quale sarà esteso a breve anche agli altri ambiti specifici del settore primario con l’obiettivo “anche di individuare strategie, soluzioni, possibilità di intervento per eventuali analoghe emergenze future – ha precisato -, alle quali altrimenti potremmo rischiare di giungere non sufficientemente preparati”. Ciò vale anche per le categorie, che potranno iniziare a predisporre strategie di filiera orientate a superare criticità che il momento attuale sta rendendo più acute.
L’incontro, che grazie agli strumenti digitali ha consentito a Zannier di tastare direttamente il polso della situazione in questo delicato ambito del mondo rurale, ha permesso di evidenziare aspetti specifici che non mancheranno di essere vagliati dei tecnici della Regione Fvg, con i quali l’assessore si confronta costantemente per poter essere il più possibile d’aiuto alle categorie.

L’assessore Stefano Zannier.

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In copertina, ecco il lavoro in un caseificio del Friuli Venezia Giulia.

Anche gli Allevatori Fvg: “Stop all’import di latte”. Sono in crisi 900 stalle

di Gi Elle

A poche ore dal pressante appello della Regione Fvg, tramite l’assessore all’Agricoltura Stefano Zannier, sulla sempre più grave situazione del latte invenduto, soprattutto a causa della chiusura di bar e ristoranti, anche gli allevatori del Friuli Venezia Giulia esprimono tutto il loro allarme per l’impatto che l’epidemia di Coronavirus sta avendo sulle stalle della regione.
I produttori, pertanto, rilanciano la preoccupazione di Zannier, sottolineando come il calo dei consumi di latte e di prodotti lattiero-caseari si sia già fatto sentire e rischi d’incidere nei prossimi giorni ancor più pesantemente sulla zootecnia. Sono numerose le stalle che in queste ultime ore si sono trovate a non saper che fare del proprio latte: il calo della richiesta, appunto specie da parte della ristorazione e dei bar, ha infatti portato i caseifici ad accogliere minori quantità di materia prima.

Latte fresco in grave difficoltà.

Un campanello d’allarme che rischia di trasformarsi in un vero e proprio “tsunami” per il settore, a meno non vengano prese misure urgenti. A invocarle è il direttore dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo, che chiede al Governo di bloccare le importazioni di latte estero. Dopo il già ricordato appello dell’assessore Stefano Zannier, che ha sollecitato i consumatori ad acquistare latte italiano – e in particolare quello Made in Fvg -, Lugo rilancia invitando il Governo ad adottare, subito, misure protezionistiche per un settore che è già di suo in difficoltà. “Il Governo deve fare in fretta – afferma Lugo -. Limiti o addirittura vieti, almeno temporaneamente, le importazioni di prodotti e materie prime alimentari”. Con poco più di 900 stalle, in costante calo per via della crisi del settore, il Fvg produce circa 2,6 milioni di quintali di latte l’anno, in quantità e qualità sufficienti a coprire temporaneamente i fabbisogni locali. E, d’altro, canto il Friuli Venezia Giulia, essendo di confine, sconta più di altre regioni il contraccolpo delle importazioni di latte dall’Est.

Da qui l’appello, accorato, che l’associazione rivolge alle istituzioni affinché proteggano gli allevatori dagli effetti di un’emergenza sanitaria che rischia di dare il colpo di grazia al settore zootecnico. “Diamo voce subito a una campagna di comunicazione per invitare gli italiani e i friulgiuliani a consumare prodotti del nostro territorio – afferma dal canto suo il presidente dell’AAFvg, Renzo Livoni -: oggi più che mai è fondamentale controllare le etichette dei prodotti che acquistiamo al supermercato, verificare che il Paese di mungitura e di trasformazione del latte sia l’Italia. Lo dico per il nostro bene e per quello della nostra zootecnia”. Consumare latte Made in Italy è dunque un primo passo, importante, ma insufficiente se non si ferma l’importazione del latte estero. Tonnellate di materia prima che entrano dalle nostre frontiere mentre il latte italiano, quello prodotto nella Pianura padana, rischia d’essere buttato. “Ci vuole un patto per il Made in Italy – concludono Livoni e Lugo -. Un patto tra istituzioni, mondo agricolo, industriale e della grande distribuzione. Dobbiamo fare squadra e valorizzare la nostra materia prima per garantire liquidità e futuro alle aziende zootecniche”.

Ecco un caseificio friulano.

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In copertina, bovine da latte in un allevamento del Friuli Venezia Giulia.

“Emergenza latte: usate quello prodotto in Fvg”

di Gi Elle

Con lo stop ai servizi di bar e ristorazione, ma non solo, Coronavirus ha assestato un durissimo colpo anche alle produzioni agroalimentari del Friuli Venezia Giulia. E tra le più colpite c’è il latte, tanto che ieri dalla Regione Fvg è stato diffuso un pressante appello alle aziende lattiero-casearie a sostituire gli approvvigionamenti di prodotto estero con quello proveniente dai nostri allevamenti.
È questo infatti il messaggio lanciato – tramite Arc – dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, per far fronte al crollo della domanda di prodotti lattiero-caseari freschi, che a sua volta sta causando il mancato ritiro del latte dai produttori locali. “Tutto il settore sta subendo i contraccolpi della crisi, ma le aziende produttrici di prodotti lattiero-caseari destinati alla clientela della ristorazione stanno affrontando un crollo verticale degli ordini. Molti dei prodotti che non trovano collocazione su tale mercato sono prodotti freschi per i quali non vi è ovviamente possibilità di stagionatura o stoccaggio“.

L’assessore Stefano Zannier.

Il crollo dei fabbisogni di latte sta comportando a cascata il mancato ritiro del latte stesso dai produttori primari che oltre a non poter conferire il prodotto sono impossibilitati a stoccare le giacenze. “Credo – ha affermato Zannier – che in una situazione di emergenza come quella attuale, tutti dobbiamo metterci a disposizione per cercare di superare questo grave momento”. L’assessore ha lanciato, quindi, un forte appello: “Qualora nelle vostre aziende utilizziate latte proveniente dall’estero, chiedo di sostituire tale prodotto con la produzione regionale oggi in surplus, dando quindi una possibilità di sopravvivenza ai produttori primari che oggi rischiano il tracollo”.
La Regione, tramite l’agenzia Agrifood Fvg, assicura di garantire il massimo supporto e rimane a disposizione per cercare di favorire i contatti e supportare le interlocuzioni tra produttori e aziende. “Solo uno straordinario sforzo collettivo – ha concluso l’assessore Zannier – ci consentirà di affrontare l’attuale grave situazione garantendo la tenuta del comparto lattiero-caseario“.

Bovine da latte in Friuli.