A Faedis le minestre di chef Pontoni applaudite dai buongustai nel “regno” del grande Refosco nostrano

(g.l.) Minestra e Refosco di Faedis? Un’intesa perfetta, anche se per certe preparazioni forse è preferibile un buon Tocai (pardon, Friulano…). L’ha dimostrato ieri la riuscitissima degustazione che è stata ospitata nella sede dell’azienda agricola Di Gaspero, proprio nella terra del grande “nostrano”, dove si è tenuto il primo incontro del nuovo anno del Club della minestra, intitolato “Spetant le viarte”, tradotto  Aspettando la primavera, la bella stagione che ormai bussa alle porte. Il menu è stato curato dal maestro di cucina, Germano Pontoni, che per l’occasione è stato nominato socio onorario del Club guidato dal giornalista Enzo Cattaruzzi, riconosciuto esperto di enogastronomia.

Due ottime minestre…

… e la tradizionale aringa.


Invitante la “sfilata” di piatti, tra i quali visto che ormai siamo in Quaresima ha fatto bella figura, come immagine ma anche come bontà, quello con l’aringa sciocca (cioè senza sale!) abbinata alla “rosa di Fiumicello”, croccante radicchio invernale. Ricordiamo, infatti, che nel periodo che precede la Pasqua e che segue quello del Carnevale appena concluso, le carni grasse non si possono mangiare a differenza del pollame (come pollo e tacchino) che le autorità religiose consentono siano presenti sulle tavole dei propri fedeli.
Un altro successo, dunque, vista anche la folta partecipazione di buongustai, per il Club della minestra tanto da entusiasmare il presidente Cattaruzzi, che è pure portavoce di Identità Friulana, il quale, nel consegnare i distintivi ai soci, ha annunciato che a fine aprile inizieranno i corsi di cucina che avranno come tema, ovviamente, la gustosa e sana minestra, sempre la benvenuta in ogni dieta che si rispetti. E, allora, buona minestra a tutti!

La preparazione dei piatti…

… e alcuni commensali.

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In copertina, il presidente Enzo Cattaruzzi con il maestro di cucina Germano Pontoni neo socio onorario del Club della minestra.

Alla scoperta del dolce Ramandolo Docg il Primo maggio nelle frasche di Clotz

(g.l.) Conto alla rovescia per l’apertura, tra poche ore, del sipario sul Primo maggio con il Ramandolo Docg che sarà grande protagonista sulle colline tra Nimis e Tarcento. Ritorna infatti, per l’undicesima volta – e dopo due anni di assenza, a causa dell’emergenza sanitaria -, la bellissima manifestazione “Borgo Clotz – Camminando alla scoperta delle storiche frasche nel cuore del Ramandolo”.

Il Ramandolo Docg come l’oro.

Nella borgata collinare, che si divide appunto fra i Comuni di Nimis e Tarcento, a partire dalle 10 di domani ci saranno infatti degustazioni, abbinamenti enogastronomici, laboratori artigianali, intrattenimenti musicali e animazioni, protagonista proprio il dolce Ramandolo, il primo vino del Friuli Venezia Giulia a essere premiato, già nel 2001, dalla denominazione di origine controllata e garantita, il marchio più prestigioso a tutela della qualità di un prodotto. Ma non solo, perché ci saranno anche altri grandi vini del territorio, a cominciare dal Refosco, sia nostrano (o di Faedis, la cui sottozona riguarda appunto anche Nimis, storica Città del vino Fvg) che dal Peduncolo rosso.
Il tour enogastronomico prenderà il via all’agriturismo Merlino di via Carducci, a Nimis, per proseguire all’agriturismo Da Basan e all’azienda agricola Micossi di Sedilis e all’Osteria con cucina Tinat. Quindi ancora a Sedilis tappa al Bar alla Vittoria – azienda agricola Domenico Treppo, frazione dove ci saranno anche gli appuntamenti a Sapori Divini di Casali Alex e all’Ostarie Ongjarut: in tutti i ritrovi saranno proposti invitanti abbinamenti con eccellenze gastronomiche del Friuli e della Carnia, ma anche lombarde come il gorgonzola presentato dall’omonima, famosissima cittadina in provincia di Milano.
L’organizzazione informa che dalle 10 alle 18 è previsto il servizio bus navetta Nimis-Tarcento, ma si consiglia anche di effettuare il percorso, peraltro molto suggestivo, a piedi trattandosi appena di 3,6 chilometri. La manifestazione beneficia del sostegno di Turismo Fvg e dei patrocini dei Comuni di Nimis e Tarcento. Info: Serena Fattori cellulare 346.1231126.

Ramandolo e sullo sfondo Clotz.

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In copertina, grappoli di Verduzzo friulano da cui si ottiene il Ramandolo, primo vino in Friuli Venezia Giulia a essere premiato con il prestigioso marchio della Docg.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -7 per cento. Ma di una qualità ottima

di Giuseppe Longo

Primi a partire con la vendemmia, all’inizio della settimana appena conclusa, con la raccolta del Pinot grigio, sono stati i viticoltori della Cantina di Casarsa. E ora si preparano i soci della Produttori di Cormons, ma anche altri viticoltori, singoli o in cooperativa, soprattutto delle zone rivierasche e del Medio Friuli. Due aree importanti del Vigneto Fvg dalle quali sono giunti segnali molto buoni per la stagione vitivinicola 2021, soprattutto in termini qualitativi grazie all’eccellente salute dei grappoli, mentre la quantità è ovunque stimata con un leggero calo, dovuto soprattutto ad avversità atmosferiche come le grandinate che hanno devastato importanti aree della Destra Tagliamento. Indicazioni confermate da Assoenologi Fvg, voce notoriamente autorevole in materia, attraverso la propria riunione prevendemmiale, dalla quale è emerso un decremento produttivo di circa il 7 per cento rispetto alla precedente campagna, che pure non era stata particolarmente generosa, per un totale che supera di poco 1 milione e 700 mila ettolitri di vino. Ma, appunto, di ottima qualità.

Calzavara, Rizzi, Zannier, Cotarella e Brogioni a Corno di Rosazzo.

Una “fotografia” scattata grazie alle parole di qualificati relatori, presenti i vertici di Assoenologi: a Corno di Rosazzo c’erano, infatti, il presidente Riccardo Cotarella e il direttore generale Paolo Brogioni, che hanno dato una “lettura” a livello nazionale del settore della vite e del vino proprio alla vigilia della vendemmia che è ormai quasi ovunque ai nastri di partenza (pur essendo sensibilmente posticipata rispetto alla media degli ultimi anni), eccettuate le zone più a nord dei Colli orientali del Friuli, non solo per questioni ambientali ma anche per la presenza di varietà tardive come Verduzzo (per il Ramandolo Docg) e il Refosco di Faedis (o nostrano) e dal peduncolo rosso, o il pochissimo ma eccelso Picolit.
C’era anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha sottolineato che un ruolo determinante per la produzione vitivinicola, ma anche per la tutela e la valorizzazione del territorio, si ritrova proprio nella figura dell’enologo, che ha il compito di assicurare al processo produttivo dei vini, dalla coltivazione del vigneto alla diffusione delle bottiglie sul mercato, un percorso atto a garantire una qualità sostenibile e il successo tra i consumatori, portando giovamento all’intera economia del Friuli Venezia Giulia.
I temi principali affrontati dai qualificati relatori ruotavano attorno al concetto che il vino risulta essere sempre di più un “ambasciatore” della qualità del territorio che lo esprime, attraverso una realtà produttiva nella quale la necessità di coesione, del saper fare sistema – argomento questo che da sempre sta molto a cuore dell’assessore Zannier – risulta essere ancor di più oggi elemento cardine per la tenuta e la crescita di un settore che in certi segmenti ha ancora spazi di espansione, come quelli del Prosecco Doc e del Pinot grigio. Occorre però che l’intera filiera vitienologica si impegni, sempre più unita, per consolidare e rafforzare il livello di qualità, già alto, dimostrandosi altresì capace di affermare nel mondo l’immagine del vino Fvg. Per raggiungere questo traguardo – è stato sottolineato durante la convention prevendemmiale a villa Nachini Cabassi, dove ha sede anche il Consorzio Doc Friuli Colli orientali e Docg Ramandolo – bisogna essere in grado di affrontare e superare il confronto con le altre realtà di produzione, che hanno ormai consolidato la loro immagine.

Fabbro e Rizzi

Stefano Zannier

Albino Armani

Stefano Zanette

Per favorire questo processo, la Regione Fvg – ha assicurato l’esponente della Giunta Fedriga – è disponibile a fornire un sostegno mirato, nella consapevolezza che dovranno essere sempre le aziende e i loro Consorzi a voler investire con convinzione nella promozione, in quanto le istituzioni non si potranno sostituire alla loro capacità di conoscere e interpretare i mercati e le tendenze. Le quali sono spesso determinate da una non approfondita conoscenza delle specificità di un settore articolato e complesso qual è, appunto, quello della vitivinicoltura, tanto che proprio gli enologi possono dare un importante contributo alle stesse aziende, ma anche gli enti pubblici e ai consumatori, nell’affermazione di una cultura del territorio, attraverso la quale il Vigneto Fvg non potrà che vincere nuove sfide.
Approfondite le analisi dei relatori, presentati e moderati da Claudio Fabbro, intervenuto pure con le sempre interessanti e puntuali osservazioni sul settore, anche con richiami ad annate pregresse. La “scaletta” dei lavori prevedeva, infatti, dopo il saluto di Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, le relazioni del meteorologo Marco Virgilio, sull’andamento atmosferico primavera-estate; dell’agronomo Giovanni Bigot, sulla sanità e sul potenziale qualitativo delle uve; del professor Emilio Celotti, dell’Università di Udine, sulla vendemmia in generale e sulla necessità di vinificare con attenzione avendo come primo obiettivo proprio la qualità. C’erano anche Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco, e Albino Armani, leader della Doc Delle Venezie (Pinot grigio), i quali sono intervenuti con interessanti considerazioni riguardanti i rispettivi ambiti di competenza che sottendono settori ancora in piena espansione, veri e propri “fenomeni” produttivi del momento.

Vertici Assoenologi e relatori.


E, allora, via alla vendemmia 2021 che, come dicevamo, parte con il piede giusto perché lo stato sanitario delle uve è ottimale e solo in alcune varietà a grappolo compatto si è notato qualche lieve attacco di Botrite. «Allo stato attuale, rispetto allo scorso anno – ha osservato a tale riguardo Rizzi – la quantità di uva si attesta attorno ad un meno 7% e i primi dati analitici (rapporto zucchero-acido) fanno registrare la stessa concentrazione zuccherina della scorsa vendemmia, con un leggero aumento della componente acida, fondamentale per l’equilibrio aromatico del futuro vino». Dopo le basi spumante, scatta dunque l’ora per la raccolta in grande stile del Pinot grigio, Pinot nero e di alcuni cloni di Sauvignon, varietà che in Friuli ha trovato la sua “patria” di elezione facendosi amare in tutto il mondo. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera, varietà atta a dare il Prosecco (essendo questo soltanto il nome del vino e non del vitigno) e Ribolla gialla, altro “caso” produttivo di questi anni. Stando alle attuali condizioni climatiche – sono ancora le previsioni Assoenologi Fvg -, solo dopo il 20 di settembre dovrebbero arrivare nelle cantine i primi carri di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (gli appunto già ricordati Verduzzo, Refosco e Picolit).
E il mercato? «Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve – sono le osservazioni conclusive di Rodolfo Rizzi -, per ora c’è una certa stagnazione dei prezzi in attesa che si consolidino le varietà più richieste come il Glera per Prosecco e il Pinot grigio. Per le uve rosse, purtroppo ridotte a un venti per cento dell’intera produzione viticola regionale, un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero che, dallo scorso anno, è entrato nella produzione del Prosecco Rosé». E’ chiaro che sul mercato hanno pesato finora, e non poco, gli effetti pandemici. Ma che un’estate così bella, soprattutto dal punto di vista turistico, potrebbe anche far presto dimenticare, o quasi. Ce lo auguriamo, per il bene di tutti. Intanto, però, buona vendemmia!

La foltissima platea.

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In copertina, grappoli perfettamente maturi di Pinot grigio, nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

Colli orientali del Friuli, 50 anni di storia sulla strada della qualità

di Giuseppe Longo

Oggi è il 20 luglio. Ed esattamente in questa stessa giornata di 50 anni fa veniva approvato, con decreto del presidente della Repubblica – capo dello Stato era Giuseppe Saragat – il disciplinare della Doc Colli orientali del Friuli (la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 247 del 30 settembre successivo), la seconda denominazione di origine controllata istituita nella nostra regione dopo quella del Collio Goriziano, che fu apripista nel mettere a frutto le disposizioni della famosa legge istitutiva, la 930 del 1963. Cinquant’anni di storia, dunque, per i vini tutelati dal Consorzio contraddistinto dal marchio con lo Spadone di Marquardo e che sovrintende un ampio territorio che va dal lembo più settentrionale di Nimis e Tarcento – dove è stata ritagliata pochi anni dopo la zona del Ramandolo, evoluta nella prima Docg del Friuli Venezia Giulia -, per continuare verso Attimis, Faedis e Povoletto, con le bellissime colline di Savorgnano del Torre e Ravosa. Quindi, Torreano, Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, a due passi dal confine con la Slovenia, Corno di Rosazzo, Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone e Premariacco, con Ipplis e Rocca Bernarda. Piccole porzioni vitate sono comprese anche nei Comuni di Magnano in Riviera, Moimacco, Reana del Rojale e Tricesimo. La sede consortile, fin dall’inizio ubicata nella città ducale, da qualche anno è stata trasferita nella storica cornice di villa Nachini Cabassi a Corno, paese i cui vigneti s’incrociano con quelli del Collio nel limitrofo Comune di Cormons. Il Consorzio di tutela Friuli Colli orientali e Ramandolo – oggi presieduto da Paolo Valle – riunisce circa 200 soci, la maggioranza dei quali vende i vini imbottigliati. I vigneti (2 mila ettari iscritti all’albo) producono oltre 80 mila ettolitri di vino Doc, dei quali almeno il 30 per cento viene commercializzato all’estero. Un’esportazione destinata prevalentemente all’Europa, ma che non esclude Paesi lontani, tra i quali soprattutto Stati Uniti d’America e Giappone.

Paolo Valle

Oltre a quella del Ramandolo, negli anni hanno visto la luce anche le Docg Picolit e Rosazzo, oltre ad alcune prestigiose sottozone – “cru” per dirla con i francesi – che vanno sotto i nomi di Cialla (Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, Bianco e Rosso), Refosco di Faedis, Ribolla gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo e Schioppettino di Prepotto. La denominazione “Friuli” Colli Orientali – è questa attualmente la qualificazione corretta dopo l’ultima modifica del disciplinare di produzione – con la specificazione di una delle seguenti indicazioni varietali – Chardonnay, Malvasia (da Malvasia istriana), Pinot bianco, Pinot grigio, Ribolla gialla, Riesling (da Riesling renano), Sauvignon, Friulano (da Tocai friulano), Traminer aromatico, Verduzzo friulano, per quanto riguarda i vini bianchi; Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet sauvignon e/o Carmenere), Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso, Refosco (da Refosco nostrano), Schioppettino e Tazzelenghe, fra rossi – è riservata ai vini ottenuti da uve di vigneti costituiti dai corrispondenti vitigni ed aventi una composizione ampelografica monovarietale minima dell’85% in ambito aziendale. Sono ammesse anche le specificazioni “Friuli” Colli Orientali “Rosso”, “Bianco” e “Dolce”, mentre la menzione “Riserva” è ammessa qualora i vini siano stati invecchiati almeno due anni a decorrere dai primo novembre dell’annata di produzione delle uve.

La zona Doc nella storica cartina.

Il territorio – recita ancora il disciplinare – si estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo le direttrici nord-ovest e sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite, la quale beneficia di microclimi che rendono queste zone molto vocate. I terreni dei Colli Orientali appartengono al così detto “Flysch di Cormòns” che è costituito da un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall’aspetto molto tipico. Questo insieme è chiamato in friulano “ponca” ed è facilmente alterabile in presenza di agenti atmosferici (soprattutto pioggia, ghiaccio e sole) e si sgretola velocemente in frammenti scagliosi, i quali in seguito si decalcificano e mutano in giallastro l’originario colore grigioazzurognolo o grigio-plumbeo, fino a dissolversi in terreno argilloso. Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono dal 40 al 60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. I vigneti si collocano tra i 100 ed i 400 metri sul livello del mare, che si trova a una quarantina di chilometri: la maggior parte dei terreni vitati si trova su colline terrazzate, mentre alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza.

Questo, dunque, un rapido ritratto dei Colli orientali del Friuli come li conosciamo oggi, dopo un’evoluzione durata appunto mezzo secolo da quel Dpr che li istituì. Cinquant’anni che hanno segnato una crescita qualitativa notevolissima, grazie a produttori appassionati e capaci, assecondati da tecnici preparati e guidati da presidenti consortili lungimiranti – dai primissimi Pietro Rubini e Luigi Rodaro, per arrivare ai più recenti Adriano Gigante, Michele Pavan e, appunto, Paolo Valle – che hanno saputo trasformare questa zona Doc in una delle aree più prestigiose del Vigneto Fvg, producendo vini che hanno conquistato il mondo. Un impegno che sicuramente non mancherà nei prossimi 50 anni, perché i Colli orientali sono attesi da altri importanti traguardi. Sempre sotto l’insegna dello storico Spadone di Marquardo che vide il suo debutto a Cividale in occasione delle tradizionali feste epifaniche di 44 anni fa, dunque pochi mesi prima di quel terremoto che devastò mezzo Friuli e che segnò una svolta per la vita in questa meravigliosa terra friulana. Anche per la sua viticoltura di qualità.

La sede e il marchio.

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In copertina, maturazione dei grappoli al via sui Colli orientali: foto scattata ieri nel Cividalese.

Le stagioni e le uve: i Colli orientali “fotografano” il 2019

“L’assistenza tecnica della quale dispongono oggi gli agricoltori aiuta gli operatori vitivinicoli a ottenere sempre il meglio dalle produzioni, spesso anche scongiurando pericoli per il raccolto, e le difficoltà conseguenti a stagioni meno fortunate o meno regolari delle altre”. Lo ha evidenziato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo a Buttrio, alla presentazione della relazione tecnica “Le stagioni e le uve 2019 – Friuli Colli orientali e Ramandolo”, svoltasi a Villa di Toppo Florio.

L’evento – come informa una nota Arc – ha rappresentato un’occasione di confronto, approfondimento e analisi su una visione comune sulle politiche agrarie, dalla quale è emerso che dagli anni del rilancio della viticoltura il Friuli Venezia Giulia dispone di tecnici preparati e qualificati, ai quali la Regione è sempre stata vicina. Si tratta di esperti in grado di assecondare le variazioni climatiche per far arrivare ai mercati e ai degustatori prodotti di pregio, di qualità e di nicchia. Una tradizione che parte dai pionieri della vitivinicoltura, i quali hanno lasciato in eredità al Vigneto Fvg una strada tracciata, che può ulteriormente essere ottimizzata, ma vincente come dimostrano i risultati e i consensi che i vini regionali continuano a raccogliere nel mondo. Zannier ha rimarcato che “la serata di Buttrio è stata occasione per trasmettere ai produttori il messaggio delle nuove frontiere valicate dalla ricerca e da tecnici che, stagione dopo stagione, sono in grado di migliorare la coltivazione delle viti, requisito fondamentale per ottenere vini di grande caratura”.

Scorcio delle colline di Rosazzo.

Il territorio del Consorzio Friuli Colli orientali e Ramandolo – organismo di tutela presieduto da Paolo Valle – si estende su una superficie vitata di 1.774 ettari, la produzione di vino annua supera i 77.700 ettolitri, ricavati per il 65 per cento da uve a bacca bianca e per il 35 per cento a bacca rossa. Quella del Ramandolo, come è noto, è la prima Docg – denominazione di origine controllata e garantita – istituita nella nostra regione, alla quale poi si sono sono aggiunte le Docg Picolit e Rosazzo, dunque tutte all’interno della stessa area vitivinicola. Sono state inoltre riconosciute alcune prestigiose sottozone: Cialla, Ribolla gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo, Schioppettino di Prepotto e Refosco di Faedis.

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In copertina, grappoli di Verduzzo che danno il Ramandolo, prima Docg del Friuli Venezia Giulia.

Il Vigneto Fvg oggi in festa a Gradisca per il “Noè” a Fabbro e Refosco di Faedis

di Giuseppe Longo

Sono il dottor Claudio Fabbro e i produttori del Refosco di Faedis i rappresentanti del Vigneto Fvg che stamane saranno festeggiati a Gradisca d’Isonzo nell’ambito della prima giornata della manifestazione “La grande famiglia dei Refoschi”. Nella cerimonia che comincerà intorno alle 11, in sala Bergamas, dopo la lectio magistralis del professor Angelo Costacurta dedicata proprio a questa importantissima varietà rossa del nostro Friuli, riceveranno infatti il “Gran Premio Noè 2019”, assieme al famoso vignettista Francesco Tullio Altan e all’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo, storica cittadina dell’Istria croata.
Ma gli occhi del settore della vite e del vino del Friuli Venezia Giulia – senza nulla togliere agli altri premiati – saranno tutti rivolti proprio su Claudio Fabbro e sull’Associazione dei produttori del Refosco di Faedis, che riceveranno l’ambito riconoscimento per la tenacia con cui si sono impegnati per ottenere all’interno della Doc Friuli Colli orientali la sottozona denominata appunto Refosco di Faedis. La quale fa il paio con quella dello Schioppettino di Prepotto, contribuendo così a delineare l’offerta dei vini leader di questa importantissima area vitivinicola.

Più che meritato dunque il premio dei vignaioli del Comune a due passi da Cividale. Ma lo è altrettanto quello di Claudio Fabbro da sempre autorevole voce a difesa e valorizzazione del settore vitivinicolo, oltre che impareggiabile memoria storica dello stesso. “Una Commissioneha scritto infatti il sindaco Linda Tomasinsig in una lettera inviata all’agronomo, enologo e giornalista, nativo della vicinissima Sagradoha deciso di premiarla quale vincitore nella categoria ‘personaggio della regione che con la propria attività si sia particolarmente distinto nella promozione del patrimonio vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia’ per la lunga esperienza, iniziata come direttore dei Consorzi tutela vini Doc Collio e Isonzo, proseguita come funzionario regionale, poi direttore dell’Osservatorio per le malattie delle piante di Gorizia e, infine, con il prestigioso incarico di commissario straordinario dell’Ersa. Autore di numerose pubblicazioni, appassionato giornalista, collabora con tutte le testate regionali del settore enogastronomico. Accademico della Vite e del Vino, membro della prestigiosa Accademia dei Georgofili di Firenze e Senatore del Ducato dei Vini friulani”.

Appuntamento quindi, alle 11, con questa importante cerimonia con la quale, oltre alla consegna dei quattro premi, si darà ufficialmente il via anche alla tre giorni del Gran Premio Noè – dedicata appunto ai Refoschi -, storica manifestazione la cui nascita risale al lontano 1965 e che il Comune di Gradisca, con il supporto della Regione Fvg, ha voluto opportunamente rilanciare a beneficio di un settore economico strategico come lo è quello della produzione vitivinicola che con la sua indiscussa qualità ha conquistato i mercati del mondo.

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In copertina Claudio Fabbro e qui bei grappoli del Refosco di Faedis.

A Gradisca d’Isonzo tre giorni con la Grande famiglia dei Refoschi

di Giuseppe Longo

“La grande famiglia dei Refoschi” è intitolata la tre giorni di studi e di degustazioni nell’ambito del Gran Premio Noè a Gradisca d’Isonzo. Un importantissimo vitigno friulano, dunque, sotto la lente per analizzarlo in tutte le sue sfaccettature, al fine di delineare meglio la fisionomia di una varietà – o meglio di un insieme di varietà, come indica il titolo della manifestazione – che dà uno dei vini rossi più prestigiosi del Vigneto Fvg: per semplificare, un po’ come il Barolo in Piemonte. E due sono le declinazioni più note, vale a dire il Refosco dal peduncolo rosso e il Refosco di Faedis (detto anche Refoscone). Ma c’è anche, pur con altre caratteristiche, il Terrano del Carso.
Gli incontri – organizzati dal Comune e dalla Pro Loco di Gradisca – si apriranno domani mattina, venerdì, in sala Bergamas, alle 10.30, con la Lectio magistralis “Dei Refoschi” del professor Angelo Costacurta, un esperto molto conosciuto e apprezzato anche dai vitivinicoltori friulani. Al termine, presentazione del Progetto 80 volte Refosco (che fa riferimento a un antico vigneto di Villa Chiozza, a Scodovacca) e quindi premiazioni. E’ annunciata la consegna dei riconoscimenti Gran Premio Noè 2019 a Claudio Fabbro, agronomo, enologo e giornalista; all’associazione dei produttori del citato Refosco di Faedis; all’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo (Istria croata) e al vignettista Francesco Tullio Altan.

Claudio Fabbro con Gabriele Di Gaspero lunedì scorso a Dolegna.

Quindi sabato i lavori cominceranno alle 10 con il convegno “Sostenibilità in agricoltura e viti resistenti”: un argomento che ha fatto da sfondo lunedì anche alla consegna del Premio Falcetto d’Oro, a Dolegna del Collio, riconoscimento che quest’anno è stato attribuito al dottor Gabriele Di Gaspero che fa parte del gruppo di ricercatori dell’Iga, l’Istituto di genomica applicata che con l’Università di Udine e con la collaborazione dei Vivai cooperativi di Rauscedo ha dato origine in Friuli Venezia Giulia alle prime varietà resistenti, più forti cioè contro le avversità crittogamiche tanto da richiedere meno trattamenti chimici e quindi in grado di consentire di ridurre i costi di produzione nel vigneto. Al termine, presentazione del Progetto Biowine delle Città del vino e assaggio di vini appunto da viti resistenti e certificati Sqnpi.

Infine, domenica, alle 11, via alla terza giornata dedicata ai Refoschi, con un Incontro-degustazione “I vini ai tempi di Leonardo” (manifestazione inserita nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte del genio vinciano); quindi, assaggio di vini delle aziende più antiche della regione, mentre nel vicino parco comunale si terrà il Mercatino mitteleuropeo dell’usato.
Durante le tre giornate saranno allestiti banchi assaggio di Refosco e di Terrano – il prestigioso rosso del vicino Carso, goriziano e triestino, appartenente come dicevamo all’inizio alla stessa “famiglia” ampelografica -, abbinati a prodotti del territorio. Questi gli orari: venerdì e sabato dalle 17 alle 21 e domenica dalle 11 alle 18. Tre giornate imperdibili, insomma, all’insegna del grande, anzi dei grandi Refoschi.

Il Refosco di Faedis o Refoscone.

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In copertina, grappoli di Refosco dal peduncolo rosso, la principale varietà della “famiglia”.

San Martino, che giornata nelle Cantine Aperte! “Oro di Ramandolo” super

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ma che bella giornata, viene spontaneo dire stamattina ricordando il titolo di un divertente film di Checco Zalone di alcuni anni fa. Proprio l’ideale per vivere appieno la seconda giornata di Cantine Aperte a San Martino”, in questo scampolo d’estate che purtroppo durerà poco, essendo prevista abbondante pioggia già da martedì. Giusto il tempo per celebrare un po’ ovunque, nella ricorrenza della festa del Vescovo di Tours, le tradizionali Giornate del Ringraziamento, tra le quali emerge quella classica di domani mattina a Dolegna del Collio con la consegna dei famosi Premi di Coldiretti e Comune.
E bella, appena smesso di piovere, è stata anche la giornata di ieri e soprattutto il pomeriggio, proprio per consentire un positivo avvio della festa autunnale dedicata all’enoturismo, all’interno della quale ha vissuto una edizione tutta da incorniciare la bellissima manifestazione “Oro di Ramandolo” che aveva segnato il tutto esaurito – sold out si usa dire oggi, visto che siamo sempre più anglofoni – fin dalla serata di venerdì. Quindi, di successo in successo, anno dopo anno. Bene avevano fatto, anzi benissimo, gli organizzatori nel 2018 a reintrodurre la festa del Ramandolo Docg dopo una parentesi di oblìo. La giornata nelle cantine di Nimis è, infatti, così amata dagli enoappassionati che la premiano con presenze che aumentano a ogni edizione.

Le bottiglie di Ramandolo Docg.

Una festa curata in ogni dettaglio per offrire il meglio ai visitatori, sia in fatto di vini – ma anche di grappe, come la storica di Ramandolo” della distilleria Giacomo Ceschia, la più antica del Friuli, premiata nelle scorse settimane anche dalla famosa Guida Bibenda” della Fondazione italiana sommelier – che di eccellenze gastronomiche soprattutto del Friuli collinare e della Carnia, come formaggi e salumi ma anche dolci della tradizione. Il tutto coronato dal Caffè Illy e, mentre stava calando la sera, dalla festa finale, con tanto di Banda (di Fagagna), alla cantina I Comelli” di via Valle, punto logistico dell’intera manifestazione. E dove sono rientrati – accolti da beneauguranti Alberi di Natale fatti di grappoli appassiti di Verduzzo giallo, quelli che appunto danno l’Oro di Ramandolo – gli enoturisti che avevano partecipato ai vari tour organizzati in altre sei aziende del territorio: Andrea Comelli, Dario Coos, La Roncaia, Osteria di Ramandolo, country-house Ramandolo Club e ritrovo agrituristico Là di Cjapen. Diciotto i produttori protagonisti che ricordiamo, accanto a quelli già citati: Alessandro Coos, Anna Berra di Monai Ivan, Bressani Giuseppe, Claucigh Andrea, Cussigh Maria, Cussigh Pietro, Dri Giovanni – Il Roncat, Dri Mario, Filippon di Comelli Lorenzo, Micossi di Revelant Walter, Monai Gildo, Vigneti Pittaro, Vizzutti Sandro e Marco, Zaccomer Maurizio. Ai quali si sono aggiunti produttori, come in una sorta di “gemellaggio”, del Refosco di Faedis e dello Schioppettino di Prepotto, due prestigiose sottozone dei Colli orientali del Friuli che, quindi, hanno fatto festa con il Ramandolo, la cui denominazione di origine controllata e garantita (dimostrata con tanto di fascetta sul collo di ogni bottiglia) è la prima ad essere ottenuta nel Vigneto Fvg.

Tra grappe e formaggi. E non solo.

E mentre i vignaioli di Nimis – la fortunata manifestazione era stata organizzata dai produttori del Ramandolo Docg, coordinati dal Consorzio tutela vini Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con il Comitato festeggiamenti Ramandolo ed il sostegno di Civibank – tirano le somme della loro festa, in Friuli Venezia Giulia si vive, come dicevamo, la seconda e ultima giornata di Cantine Aperte a San Martino”, proposta ogni anno a metà autunno dal Movimento regionale turismo del vino. Come ricordavamo ieri su questo stesso sito che abbiamo dedicato alla vite e al vino della nostra regione, sono 37 le aziende del Friuli Venezia Giulia che anche oggi aprono le loro porte ai “wine lovers”. I quali potranno, dunque, approfittare proprio di questa bellissima giornata che ancora una volta ci regala la tradizionale “estate di San Martino”.

La Banda di Fagagna.

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In copertina, ecco il beneaugurante Albero di Natale fatto tutto con grappoli appassiti di Verduzzo giallo.

 

L’oca, a tavola e nel gioco, invita a San Martino

di Gi Elle

L’oca, umile ma prezioso animale da cortile, in autunno diventa grande protagonista. Non che nelle altre stagioni sia trascurato, ma in quella dei raccolti l’oca è davvero regina. Le sue carni, tenere e saporite, il vino novello – ma anche un Refosco o Cabernet di qualche anno fanno un figurone – e magari una bella manciata di castagne arrostite fanno la gioia di qualsiasi buongustaio, seppure amante di una tavola semplice e intonata con la tradizione. E di questo ne è ben consapevole, oltreché personalmente convinto da sempre, il maestro di cucina Germano Pontoni che dell’oca ha fatto un suo imprescindibile punto di riferimento professionale. Dedicandole non solo tantissime ricette, ma anche diverse pubblicazioni di pregio come il bel libro di alcuni anni fa, del quale vi proponiamo la foto di copertina e nel quale sono riportati una trentina di gustosi piatti pensati ed elaborati proprio dal nostro chef di Pasian di Prato.
E ora, visto che siamo proprio in autunno, peraltro a San Martino (lunedì prossimo, 11 novembre), quando “ogni mosto è vino”, Germano Pontoni è regista appassionato assieme alla sorella Maura di una bellissima manifestazione che avrà sede per tre venerdì successivi al Museo delle carrozze d’epoca a San Martino di Codroipo, nelle campagne a sud di Villa Manin. Manifestazione che non sarà dedicata soltanto all’oca regina della tavola, ma anche alla sua espressione ludica, tanto che i tre venerdì vanno sotto l’invitante titolo “Il gioco dell’oca di ieri e di oggi”.
Si comincerà dunque domani, alle 19, con l’inaugurazione di una bella mostra. Quindi, dopo i saluti di Donatella Guarneri (curatriuce del Museo) e Renata Capria d’Aronco (Club Unesco di Udine), parleranno Mauro Capitani, Bruno Lena, Giovanni Cannavò e lo stesso Pontoni. Al termine degli interventi, ecco l’oca protagonista del palato. Giovanni Cannavò presenterà Il gattò con il ragù d’oca, seguito dall’orzo e fagioli con cicciole d’oca, cucinato da Germano Pontoni. Quindi castagne e vini – con la collaborazione della Pro Loco di Valle di Soffumbergo e dei produttori del Refosco di Faedis, mentre l’oca proviene dalla ditta Jolanda de Colò di Palmanova – con un arrivederci al venerdì successivo. Che annuncia qualcosa di sensazionale: il Gioco dell’oca più grande d’Europa. Ma ne riparleremo.

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In copertina, il bel libro che il maestro di cucina Germano Pontoni (qui sopra) ha dedicato all’oca.

A “Oro di Ramandolo” anche grandi vini da Faedis, Savorgnano e Prepotto

di Gi Elle

Ci saranno anche tre “special guest” – cioè ospiti speciali – nella grande giornata di “Oro di Ramandolo” in programma dopodomani, a Nimis. Faranno festa con il celebre Docg ottenuto sulle colline marnose ai piedi del monte Bernadia i vini bianchi di Savorgnano del Torre, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto. A questi ultimi, due grandi rossi autoctoni che non temono confronti, sono state riservate specifiche sottozone, le quali nel tempo potrebbero preludere a due nuove denominazioni di origine controllata e garantita, che si aggiungerebbero, quindi a Ramandolo, ma anche a Picolit e a Rosazzo.
Un’ottima compagnia, quindi, per regalare agli enoappassionati che sceglieranno questa invitante meta nell’ambito della prima giornata di “Cantine Aperte a San Martino”, l’ormai affermata manifestazione autunnale organizzata dal Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia. Ma anche per fare festa con i produttori di Nimis che da alcuni anni organizzano la bella manifestazione, coordinati dal Consorzio tutela vini Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con il Comitato festeggiamenti Ramandolo ed il sostegno di Civibank. Si tratta, come già annunciato, di un evento enogastronomico “itinerante” che, appunto sabato per tutta la giornata, si snoderà tra colline e cantine ubicate a Nimis e nelle frazioni di Ramandolo e Cergneu. Quattro cantine (Andrea Comelli, I Comelli, Dario Coos e La Roncaia), la famosa Osteria di Ramandolo, una suggestiva country-house, il Ramandolo Club, ed il ritrovo agrituristico Là di Cjapen: in totale sono sette le tappe che ospiteranno sedici ristoratori, più di altrettanti vignaioli e numerosi artigiani del gusto” che proporranno delle specialità con cui accompagnare le degustazioni.

Ecco il Refosco di Faedis…

… e lo Schioppettino di Prepotto.

Protagonisti, in abbinamento a gustosi assaggi (piatti di stagione e prodotti di territorio), il Ramandolo e gli altri pregiati vini bianchi e rossi prodotti in zona. In ogni location è prevista la colonna sonora con musica dal vivo. Per chi oltre ad assaggiare ha piacere di saperne di più, il programma prevede anche sei degustazioni guidate (a numero chiuso, su prenotazione) dedicate ai due vitigni “clou” del territorio: il Ramandolo Docg ed il Refosco, appunto di Faedis (noto anche come Refoscone) o dal Peduncolo rosso.
Gli spostamenti di tappa in tappa verranno assicurati da alcuni pulmini messi a disposizione dall’organizzazione. Per cui le autovetture dovranno essere parcheggiate in via Valle a Nimis (cantina “I Comelli”, prima del bivio per Ramandolo-Torlano) dove funzionerà la reception e dove, a partire dalle 11, si potrà ritirare “pass”, bicchiere e programma-menu. Il tour si svolgerà a prescindere dalle condizioni meteo, in quanto tutte le degustazioni infatti, considerata anche la stagione, si svolgono in ambienti chiusi e riparati.

L’aperitivo – bollicine del territorio e vini fermi di Nimis e di un gruppo di giovani produttori di Savorgnano del Torre – verrà abbinato alle eccellenze dell’agroalimentare friulano, a cominciare dai prosciutti di San Daniele e di Sauris. Non mancherà una selezione di formaggi abbinati ai due famosi rossi “ospiti”: appunto, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto (detto anche Ribolla nera). Il gran finale sarà ospitato nella tappa di partenza (dai Comelli) con il buffet dei dolci, il “banco d’assaggio” con il Ramandolo Docg di tutti i produttori aderenti alla manifestazione, la celebre Grappa di Ramandolo della Distilleria Ceschia, la più antica del Friuli, e il Caffè Illy.
Un programma più che invitante, dunque, per cui non resta che sperare in un miglioramento delle condizioni del tempo, che in questi giorni si è sbizzarrito con una vera e propria pioggia “a catinelle”. Come detto, se dovesse piovere, niente paura: tutto si terrà, opportunamente organizzato, al coperto. Ma ovviamente i  diciotto produttori del Ramandolo Docg impegnati nella manifestazione nutrono la fiducia che tutto andrà per il meglio.

Gli organizzatori consigliano di prenotarsi per tempo presso tutti gli esercizi di ristorazione e i vignaioli che partecipano all’iniziativa. Ulteriori informazioni sono disponibili in internet (www.orodiramandolo.it), sulla pagina Facebook Oro di Ramandolo oppure telefonando al numero 338 4656394.

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In copertina, grappoli di Verduzzo giallo fatti appassire per ottenere il prezioso Ramandolo Docg.