A Gradisca riecco il Gran Premio Noè: sotto la lente anche il Prosecco rosato

di Giuseppe Longo

Non ci sono dubbi! Il nuovo “affare” del settore vino si chiama Prosecco Doc Rosè, la bollicina ultima ad aver debuttato fra i consumatori e che subito li ha “stregati” riscuotendo grande successo soprattutto fra i giovani all’estero (Usa in primis), pur tra le opinioni contrastanti che fin dall’inizio ha suscitato fra i produttori questa innovativa tipologia, facendola diventare un “fenomeno” che si colloca accanto a quello ormai consolidato del Prosecco normale, ma anche a quello dell’altra bollicina sempre più richiesta, la Ribolla gialla, e del Pinot grigio. Uno spumante millesimato a base di Glera e Pinot nero (10-15%) entrato a far parte della macro-denominazione del Prosecco Doc, la denominazione di origine interregionale che si estende su 9 province tra Friuli Venezia Giulia – dove “pesca” il suo nome nell’omonimo paese del Carso Triestino – e Veneto.
E proprio del nuovo Prosecco Doc Rosè, a cura del Consorzio per la tutela del Prosecco, si parlerà domenica prossima nel corso della tavola rotonda “Assemblaggi e cuvée come base spumante” con degustazione in abbinamento a prodotti del territorio che si terrà alle 11 in sala Bergamas, a Gradisca d’Isonzo, nella giornata conclusiva del Gran Premio Noè che si svilupperà nell’arco di tre giornate nel prossimo fine settimana.
Intenso e interessante il programma della storica manifestazione isontina che prenderà dunque il via domani, venerdì, alle 11 nel Nuovo Teatro Comunale con la cerimonia di premiazione, mentre nel pomeriggio, alle 17, seguirà nella ricordata sala Bergamas la presentazione del libro “Essenze, leggende e storie” di Andrea Zanfi con testimonianze di produttori ed esperti del Friuli Venezia Giulia. Seguirà la tavola rotonda sul tema “Differenza tra uvaggio e vinaggio, assemblaggio e cuvée”, con relativa degustazione.
La giornata di sabato vedrà invece protagoniste le Città del vino Fvg, per parlare – ore 11, ancora sala Bergamas – di Agenda 2030, quella cioè ormai famosa sullo sviluppo sostenibile, e quindi di futuro. Concetti che riecheggeranno anche nel pomeriggio – stesso luogo, ore 17 – alla tavola rotonda “Sostenibilità in vigneto: assemblaggi bianchi e rossi con varietà Piwi e altre tecnologie a tutela dell’ambiente”. In altre parole, si porrà l’accento sui vitigni resistenti, quelli studiati e prodotti con successo anche in Friuli Venezia Giulia e che vedono lavorare insieme l’Università di Udine attraverso l’Istituto di genomica applicata e i Vivai cooperativi di Rauscedo. Domenica, invece, oltre al focus sul Prosecco Doc Rosè – inevitabili di certo i riferimenti alla polemica attualissima che vede al centro il Prosek croato -, alle 17 sempre in sala Bergamas ci sarà una interessante tavola rotonda di Vinibuoni d’Italia, la guida edita dal Touring club che si occupa ogni anno della Fiera regionale degli autoctoni di Buttrio, sul tema “La forza dei vini italiani: gli assemblaggi e i tagli più famosi”.
Un “ventaglio” di argomenti, dunque, di grande attualità e interesse che non mancheranno di richiamare l’attenzione di coloro che si occupano del “pianeta vino”. Fra i quali, dicevamo, primeggiano proprio le nuove bollicine rosate che piacciono tanto, soprattutto sui mercati stranieri. «Il via libera europeo al disciplinare di produzione del Prosecco Rosé Doc con la modifica da noi richiesta che rende possibile contare sulla nuova tipologia, è un’ottima notizia. Che consente ai produttori di un vino che da sempre oltre confine riscuote uno straordinario successo, di presidiare e conquistare un mercato sempre più ampio e che negli ultimi anni ha registrato una crescita sempre più importante in termini economici e di quantitativi. Parliamo di un esercito di 11.460 viticoltori, 1.192 aziende vinificatrici, 347 case spumantistiche che concorrono al successo senza eguali di una denominazione tutta Made in Italy, diventata emblema e indiscussa bandiera nel mondo. L’accoglimento della nostra richiesta sarà traino per l’intero sistema vitivinicolo nazionale che a causa della pandemia ha registrato una contrazione del valore delle vendite all’estero dopo il record fatto segnare lo scorso anno con oltre 6 mld di euro e che sta soffrendo in modo evidente anche per gli evidenti problemi che il canale della ristorazione sta affrontando», aveva detto l’allora ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, commentando la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Unione Europea dell’approvazione della comunicazione di modifica richiesta dal Mipaaf del Disciplinare di produzione del Prosecco Dop. Modifica tesa proprio all’introduzione della tipologia Rosè con obbligo dell’indicazione d’annata. «Un vino, il Prosecco, che tutto il mondo ci invidia e che in molti tentano di imitare e contraffare», aveva aggiunto la titolare del Dicastero di via XX Settembre.

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In copertina, il Prosecco rosè ormai protagonista sulla scena mondiale.

Anche da New York per gli 80 di Aurelio in quel… Paradiso amato dai buongustai

di Giuseppe Longo

POCENIA – Sono arrivati perfino da New York, oltre che da tutto il Friuli Venezia Giulia, dal Veneto e dal Trentino, per festeggiare gli 80 anni, bellissimi, di Aurelio Cengarle, nella sua altrettanto bellissima Trattoria “Al Paradiso”, nella omonima borgata di Pocenia, che ricorda un’epica battaglia, ultimo atto della Grande Guerra. Una festa davvero meritata dall’anziano ristoratore per aver fatto di questo locale, in mezzo ai campi della Bassa friulana – quella che oggi si preferisce chiamare Riviera -, uno dei templi più affermati dell’enogastronomia Made in Fvg.

Aurelio, Annamaria e Federica.

Come ha sottolineato Walter Filiputti, presentando il simpatico e affettuoso incontro voluto dal grande amore che per Aurelio nutrono la moglie Annamaria Mauro e la figlia Federica, il ristorante ha scritto infatti una delle pagine più belle di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, il consorzio che da una ventina d’anni promuove con efficacia (ricordate le famose cene-spettacolo che animavano diverse sere d’estate prima del Covid? E che si spera riprendano quanto prima) la “tavola” di casa nostra assieme ai grandi vini del Vigneto Fvg. Una festa che ha inorgoglito ed emozionato il sempre giovane Aurelio che, prima di soffiare sulla grande Millefoglie fatta in casa dalla sua Annamaria – e con gli ultimi ritocchi direttamente in sala, davanti agli occhi incuriositi degli ospiti -, ha ringraziato di cuore tutti coloro che gli sono stati vicino,  prime fra tutti ovviamente moglie e figlia. Ma anche gli chef che si sono succeduti nella cucina del locale, dove i piatti del territorio – o a km zero come si usa dire spesso – hanno sempre avuto la preferenza, pur con l’innesto di un po’ di fantasia e innovazione, “ingredienti” che tra i fornelli non guastano mai. E maestro impareggiabile è stato il grande, indimenticato Gianni Cosetti.

Walter Filiputti


Proprio i cuochi che hanno reso famosa la Trattoria, un vero… Paradiso per i buongustai, hanno voluto essere presenti, offrendo ognuno un piatto per festeggiare Aurelio. Portate che hanno rappresentato un tributo a questo “tempio della tradizione, in un percorso tra passato e presente”, come recitava il menu che gli ospiti hanno trovato accanto ai piatti. Così, un aperitivo di benvenuto in giardino preparato da Michele Zucchiatti, con grande protagonista, lodata da tutti, la “Sopressa del capo”, quella di cui Aurelio, nella veste di norcino (perché è anche questo che sa fare il nostro ristoratore), va molto orgoglioso. Quindi il primo piatto di Paolo Migliore: una sinfonia di sapori che mescolava mare e campagna con i bocconcini di coda di rospo alla segale e la polpettina di stracotto d’asino, con agro di radicchio, rafano, “perle” di birra, cavoletti alla senape e purea di ceci. Seguivano i deliziosi gnocchi alla carnica con ricotta affumicata di malga Sauris, di Domenico Monte, e un classico: l’oca in tecja al Refosco con polenta biancoperla macinata a pietra del Mulino Zoratto, preparato da Claudio Bassobondini. Infine, un incontro tra due generazioni per chiudere in bellezza: sandwich di purea di lampone ripieno di una mousse leggera al cioccolato bianco e anice stellato con sorbetto di uva fragola, di Mario Spanu, e la citata Millefoglie di Annamaria. I vini? Dalla fornitissima cantina del “Paradiso” una scelta ben azzeccata per ogni piatto: Ribolla gialla Ronco Vieri- Vigneti Pittaro e Moscato giallo – Paradiis, accanto all’Aperitivo Nonino Botanical Drink; Chardonnay “Sun of winter” ’18 – Bortolusso; Pinot nero ’18 – Forchir; Vinea Mea Electa ’15 – Terre Rosse; Moscato Rosa – Forchir. E per i saluti alla famiglia Cengarle e al suo neo ottantenne i prodotti della Nonino, classificata come Miglior distilleria al mondo 2019 da Wime Star Awards. Che meraviglia, tutto questo. Mi prenoto già per i 90, caro Aurelio!

Paolo Migliore

Domenico Monte

Claudio Bassobondini

Mario Spanu

E ora un po’ di storia

L’Ostarie al Paradiis – Renzo Lepajer nei primi anni ’60 ingrandisce il piccolo bar-alimentari del borgo rurale di Paradiso utilizzando alcune stanze di un latteria dismessa per servire cibi e bevande ai paesani e agli avventori. E’ presso Renzo che Annamaria Mauro, oggi chef patron del locale, inizia a lavorare come cameriera. Sono gli anni in cui l’Osteria viene frequentata da giocatori di carte e morra che, inseparabili dalle loro fumose Nazionali senza filtro, ricordano gli eventi bellici vissuti a Paradiso e discutono animosamente sul comunismo, attirando così le ire del parroco. Il luogo viene anche frequentato dai cacciatori che, attratti dalla ricchezza faunistica della zona delle Risorgive, spesso arrivano con abbondati carnieri di selvaggina, facendo la loro entrata trionfale con i cani ancora eccitati dalla giornata e movimentando la già brulicante atmosfera. E’ così che si alzano i calici, vola il vino e il bottino viene subito spiumato e messo in padella. Annamaria, riversando le sue doti naturali in cucina fin da subito, si appassiona talmente alla variopinta atmosfera dell’osteria che nel ’72 ne rileva la gestione. A breve, dopo una formazione presso diverse botteghe alimentari storiche come Ridolfo a Lignano, il marito Aurelio Cengarle lascia il suo lavoro di agente di commercio di prodotti alimentari per affiancarla e per iniziare quella straordinaria avventura che ancor oggi vivono ogni giorno.

Le radici di Annamaria – Le proposte della tavola si caratterizzano subito per l’utilizzo della selvaggina più ricercata, delle erbe di campo, dei funghi e della pietanze tipiche, sapientemente trasformate dalle delicate mani di Annamaria secondo le ricette della tradizione nobiliare e popolaresca friulana lasciatele in eredità dalla signora Rosalie. Rosalie Del Negro si presenta come una donna esile e minuta ma tenace e frizzante come “..un gran di pevar”: non vi è famiglia nobile o agiata che non richieda le sue mani da cuoca sopraffina per le occasioni speciali. E’ lei che diviene mentore di Anna durante i primi passi nel mondo gastronomico, lasciandole un’impronta definitiva che si riconosce ancor oggi nei suoi piatti. Pochi anni dopo inizia a lavorare in Trattoria Domenico Monte, giovane paradisino doc, che affianca Anna e Aurelio negli anni del boom economico: la piccola Trattoria si trova frequentatissima, e alcuni piatti diventano immortali…come i famosi Gnocchi alla carnica.

Il 1994 anno della svolta – Nel ’94 la svolta decisiva: dopo anni di speranze, preghiere e insistenze la proprietà cede l’immobile alla famiglia Cengarle, che ora può contare anche sull’aiuto della figlia Federica che, terminati gli studi universitari, decide di fermarsi a casa. Iniziano così lunghi lavori di restauro diretti dall’architetto Giovanni Pante di Belluno. La sensibilità, lo studio del contesto e la grande preparazione portano l’architetto a valorizzare gli antichi caseggiati del ‘600 in cui si sviluppa la Trattoria. Ne risulta un locale di grande fascino e accoglienza, dove gli spazi funzionali ben si sposano con i particolari architettonici secondo un linguaggio nascosto che rivela grande attenzione e radicamento verso il territorio e la cultura friulana.

Interpretare il territorio – Non solo nella struttura ma è anche nella cucina, che si riflette questo amore per Paradiso. Anna intuisce naturalmente l’importanza di interpretare il territorio attraverso la cucina, ma è grazie al felice incontro con Gianni Cosetti che compie questo definitivo passaggio. Gianni, uno dei cuochi più celebrati del Friuli Venezia Giulia, condivide la passione per la caccia con Aurelio, e su tavole imbandite di beccaccini, quaglie, starne e ogni altro “ben di Dio”, si discute come al solito di gastronomia. La grandezza di Gianni non sta solo nelle sue doti di cuoco, ma soprattutto si rivela in quella grande valorizzazione del territorio da lui operata secondo la convinzione che non si può prescindere dal contesto in cui si cucina. Un pensiero questo che oggi appare comune ed ampiamente consolidato, ma che pone Gianni come un illuminato precursore. Per lui questo contesto è la Carnia, per Paradiso è il fiume Stella, le Risorgive, le zone umide, i boschi planiziali… ambienti unici dove poter attingere materie prime del tutto particolari come erbe spontanee, funghi, bacche, selvaggina, rane, lumache, anguille, temoli ecc. Non si può di certo dimenticare la vocazione agricola del luogo costellato di piccoli orti, aie, cortili, campi e “camarins” che offrono pollame, frutta e verdura, insaccati, e tutte quelle produzioni di cui i contadini sono atavici custodi.

L’apporto di vari chef – Oggi l’offerta del menu del locale, pur differendo nella forma, non si scosta nella sostanza dal percorso operato, sebbene molte siano state nel corso della storia le spinte verso la sperimentazione di tecniche e pietanze diverse. Una svolta in questo senso è stata compiuta grazie all’arrivo nel 2000 di Claudio Bassobondini, allievo del “decano” Aldo Morassutti, e nel 2008 di Claudio Turrin, chef di grande preparazione che annovera tra le sue esperienze collaborazioni con personaggi del calibro di Ducasse, Adrià, Beck e Witzigmann. Dopo la fruttuosa collaborazione con Claudio, ma anche con Andrea Trivellato, Paolo Migliore e Matteo Contiero, oggi è Michele Zucchiatti ad aver raccolto l’eredità della cucina del Paradiso, traslandola verso livelli più elevati e raffinati, per coinvolgere l’ospite verso sensazioni e soddisfazioni sempre più intense.

La cucina e le stagioni – I piatti della primavera e dell’estate sono contraddistinti dall’utilizzo delle erbe spontanee di campo come germogli di tarassaco e di papavero (Tale e Pevarine), asparagi selvatici (Sparc salvadi) e germogli di pungitopo (Ruscli o Rusculins), germogli di luppolo (Urticions), silene (Sclopit), asparagi bianchi, verdi e violetti di Paradiso, fiori d’acacia e di sambuco, e si potrebbe continuare… In autunno e in inverno sono le carni a farla da padrone. Animali ruspanti di “bassa corte” come polli, oche, anatre, faraone, piccioni e conigli; selvaggina da piuma coma beccaccini, quaglie, fagiani, germani reali, canapiglie, alzavole, fischioni; selvaggina da pelo come lepri, caprioli e cervi. Le preparazioni sono diverse: dalle cotture espresse a convezione alle reinterpretazioni di lunghe ricette medioevali, ma su tutte capeggiano lo spiedo e le cotture delle carni alla griglia preparate con maestria da Aurelio, magari accompagnate da un buon Pignolo d’annata. Il locale è un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti dei funghi: vi si trovano diverse qualità sia di montagna che di pianura, in un’esaltante fantasia di sapori che coinvolge tutto il menu. Squisiti sono anche i radicchi di campo invernali, magari conditi con “lis fricis”, ovvero i ciccioli del maiale a cui è lo stesso patron Aurelio a fare la… festa, ottenendo quelle sopresse di cui è tanto orgoglioso!

Aurelio con Gianni Cosetti e beccacce.

Informazioni: Trattoria al Paradiso
Via S. Ermacora, 1 – Paradiso di Pocenia, UD
Tel. 0432 777000 – www.trattoriaparadiso.it – info@trattoriaparadiso.it
Facebook: http://www.facebook.com/pages/Trattoria-Al-Paradiso/173631309364652

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In copertina, Aurelio Cengarle soffia sulla candelina degli 80 anni festeggiato dai suoi storici chef.

 

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -7 per cento. Ma di una qualità ottima

di Giuseppe Longo

Primi a partire con la vendemmia, all’inizio della settimana appena conclusa, con la raccolta del Pinot grigio, sono stati i viticoltori della Cantina di Casarsa. E ora si preparano i soci della Produttori di Cormons, ma anche altri viticoltori, singoli o in cooperativa, soprattutto delle zone rivierasche e del Medio Friuli. Due aree importanti del Vigneto Fvg dalle quali sono giunti segnali molto buoni per la stagione vitivinicola 2021, soprattutto in termini qualitativi grazie all’eccellente salute dei grappoli, mentre la quantità è ovunque stimata con un leggero calo, dovuto soprattutto ad avversità atmosferiche come le grandinate che hanno devastato importanti aree della Destra Tagliamento. Indicazioni confermate da Assoenologi Fvg, voce notoriamente autorevole in materia, attraverso la propria riunione prevendemmiale, dalla quale è emerso un decremento produttivo di circa il 7 per cento rispetto alla precedente campagna, che pure non era stata particolarmente generosa, per un totale che supera di poco 1 milione e 700 mila ettolitri di vino. Ma, appunto, di ottima qualità.

Calzavara, Rizzi, Zannier, Cotarella e Brogioni a Corno di Rosazzo.

Una “fotografia” scattata grazie alle parole di qualificati relatori, presenti i vertici di Assoenologi: a Corno di Rosazzo c’erano, infatti, il presidente Riccardo Cotarella e il direttore generale Paolo Brogioni, che hanno dato una “lettura” a livello nazionale del settore della vite e del vino proprio alla vigilia della vendemmia che è ormai quasi ovunque ai nastri di partenza (pur essendo sensibilmente posticipata rispetto alla media degli ultimi anni), eccettuate le zone più a nord dei Colli orientali del Friuli, non solo per questioni ambientali ma anche per la presenza di varietà tardive come Verduzzo (per il Ramandolo Docg) e il Refosco di Faedis (o nostrano) e dal peduncolo rosso, o il pochissimo ma eccelso Picolit.
C’era anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha sottolineato che un ruolo determinante per la produzione vitivinicola, ma anche per la tutela e la valorizzazione del territorio, si ritrova proprio nella figura dell’enologo, che ha il compito di assicurare al processo produttivo dei vini, dalla coltivazione del vigneto alla diffusione delle bottiglie sul mercato, un percorso atto a garantire una qualità sostenibile e il successo tra i consumatori, portando giovamento all’intera economia del Friuli Venezia Giulia.
I temi principali affrontati dai qualificati relatori ruotavano attorno al concetto che il vino risulta essere sempre di più un “ambasciatore” della qualità del territorio che lo esprime, attraverso una realtà produttiva nella quale la necessità di coesione, del saper fare sistema – argomento questo che da sempre sta molto a cuore dell’assessore Zannier – risulta essere ancor di più oggi elemento cardine per la tenuta e la crescita di un settore che in certi segmenti ha ancora spazi di espansione, come quelli del Prosecco Doc e del Pinot grigio. Occorre però che l’intera filiera vitienologica si impegni, sempre più unita, per consolidare e rafforzare il livello di qualità, già alto, dimostrandosi altresì capace di affermare nel mondo l’immagine del vino Fvg. Per raggiungere questo traguardo – è stato sottolineato durante la convention prevendemmiale a villa Nachini Cabassi, dove ha sede anche il Consorzio Doc Friuli Colli orientali e Docg Ramandolo – bisogna essere in grado di affrontare e superare il confronto con le altre realtà di produzione, che hanno ormai consolidato la loro immagine.

Fabbro e Rizzi

Stefano Zannier

Albino Armani

Stefano Zanette

Per favorire questo processo, la Regione Fvg – ha assicurato l’esponente della Giunta Fedriga – è disponibile a fornire un sostegno mirato, nella consapevolezza che dovranno essere sempre le aziende e i loro Consorzi a voler investire con convinzione nella promozione, in quanto le istituzioni non si potranno sostituire alla loro capacità di conoscere e interpretare i mercati e le tendenze. Le quali sono spesso determinate da una non approfondita conoscenza delle specificità di un settore articolato e complesso qual è, appunto, quello della vitivinicoltura, tanto che proprio gli enologi possono dare un importante contributo alle stesse aziende, ma anche gli enti pubblici e ai consumatori, nell’affermazione di una cultura del territorio, attraverso la quale il Vigneto Fvg non potrà che vincere nuove sfide.
Approfondite le analisi dei relatori, presentati e moderati da Claudio Fabbro, intervenuto pure con le sempre interessanti e puntuali osservazioni sul settore, anche con richiami ad annate pregresse. La “scaletta” dei lavori prevedeva, infatti, dopo il saluto di Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, le relazioni del meteorologo Marco Virgilio, sull’andamento atmosferico primavera-estate; dell’agronomo Giovanni Bigot, sulla sanità e sul potenziale qualitativo delle uve; del professor Emilio Celotti, dell’Università di Udine, sulla vendemmia in generale e sulla necessità di vinificare con attenzione avendo come primo obiettivo proprio la qualità. C’erano anche Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco, e Albino Armani, leader della Doc Delle Venezie (Pinot grigio), i quali sono intervenuti con interessanti considerazioni riguardanti i rispettivi ambiti di competenza che sottendono settori ancora in piena espansione, veri e propri “fenomeni” produttivi del momento.

Vertici Assoenologi e relatori.


E, allora, via alla vendemmia 2021 che, come dicevamo, parte con il piede giusto perché lo stato sanitario delle uve è ottimale e solo in alcune varietà a grappolo compatto si è notato qualche lieve attacco di Botrite. «Allo stato attuale, rispetto allo scorso anno – ha osservato a tale riguardo Rizzi – la quantità di uva si attesta attorno ad un meno 7% e i primi dati analitici (rapporto zucchero-acido) fanno registrare la stessa concentrazione zuccherina della scorsa vendemmia, con un leggero aumento della componente acida, fondamentale per l’equilibrio aromatico del futuro vino». Dopo le basi spumante, scatta dunque l’ora per la raccolta in grande stile del Pinot grigio, Pinot nero e di alcuni cloni di Sauvignon, varietà che in Friuli ha trovato la sua “patria” di elezione facendosi amare in tutto il mondo. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera, varietà atta a dare il Prosecco (essendo questo soltanto il nome del vino e non del vitigno) e Ribolla gialla, altro “caso” produttivo di questi anni. Stando alle attuali condizioni climatiche – sono ancora le previsioni Assoenologi Fvg -, solo dopo il 20 di settembre dovrebbero arrivare nelle cantine i primi carri di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (gli appunto già ricordati Verduzzo, Refosco e Picolit).
E il mercato? «Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve – sono le osservazioni conclusive di Rodolfo Rizzi -, per ora c’è una certa stagnazione dei prezzi in attesa che si consolidino le varietà più richieste come il Glera per Prosecco e il Pinot grigio. Per le uve rosse, purtroppo ridotte a un venti per cento dell’intera produzione viticola regionale, un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero che, dallo scorso anno, è entrato nella produzione del Prosecco Rosé». E’ chiaro che sul mercato hanno pesato finora, e non poco, gli effetti pandemici. Ma che un’estate così bella, soprattutto dal punto di vista turistico, potrebbe anche far presto dimenticare, o quasi. Ce lo auguriamo, per il bene di tutti. Intanto, però, buona vendemmia!

La foltissima platea.

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In copertina, grappoli perfettamente maturi di Pinot grigio, nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

Alte Grave del Friuli terra ideale per gli spumanti, parola di Albino Armani

(g.l.) La conformazione dei suoli e il microclima delle Grave del Friuli, in particolare della parte più a nord, tanto per intenderci quella che si estende nei magredi tra Lestans e Sequals, offre una combinazione unica per la produzione di spumanti di qualità. Parole di Albino Armani, storico produttore veronese e presidente del Consorzio della Doc delle Venezie – che ha nel Pinot grigio prodotto in Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto la sua bandiera -, che in quest’area friulana ha investito parecchio traendone importanti soddisfazioni.
Come quella del Prosecco Rosé Doc millesimato (2020), extra dry, fermentato naturalmente con oltre 60 giorni di sosta sui lieviti, nel quale c’è l’unione perfetta dello slancio fruttato della Glera e la struttura decisa conferita dal 10 per cento di Pinot nero. Un vino con perlage fine, complessità aromatica, grande freschezza e persistenza… Caratteristiche che sono valse al nuovo prodotto firmato proprio Albino Armani – Viticoltori dal 1607 una lunga serie di riconoscimenti internazionali, a partire dal primo posto al concorso Prosecco Trophy 2021 di Falstaff (92 punti) e dalla medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles 2021.

Albino Armani

Risultati eccellenti che si traducono in un successo tutto friulano, o meglio dell’Alta Grave Friulana, a conferma delle grandissime potenzialità, poche volte realmente comprese, di un territorio naturalmente vocato alla produzione vitivinicola in generale e alla spumantistica in particolare. Nello specifico, le uve di questo Prosecco Rosé, certificate Sqnpi, sono prodotte tra Sequals e Lestans, sotto l’antico sguardo delle Alpi Carniche dove si respira un clima pedemontano con forti venti e sbalzi termici, nell’altipiano disegnato dai fiumi Meduna e Tagliamento, dove regnano suoli notoriamente pietrosi – con i “claps” in prima linea, i tipici sassi bianchi nel dialetto locale – ghiaiosi e calcarei, estremamente drenanti. Ci troviamo, più precisamente, nel paesaggio dei magredi: la vite qui deve fare i conti da sempre con un contesto a tratti aspro, che concede rese naturalmente contenute ma dalla qualità molto elevata. Qui prendono vita vini dall’inconfondibile tipicità, piacevolmente freschi, sapidi, eleganti e minerali.
Una passione quella per il territorio friulano che è nel cuore e nelle ambizioni di Armani sin dagli albori della sua carriera. Passione che si trasforma dapprima in una sfida, e poi in una scommessa vinta. «La mia avventura in Friuli è iniziata ormai trent’anni fa», racconta Albino Armani, che continua: «È stato importante approcciarsi alla cultura e alla gente friulane con umiltà e fare mia nel tempo la complessità di questo territorio che amo sin da ragazzo. Una terra in cui non esiste omogeneità, tutt’altro: è un vero e proprio caleidoscopio di anime e di interpretazioni, dove convivono infinite diversità enologiche, morfologiche e climatiche. Ed è soprattutto nella Grave friulana – con le sue differenze pedologiche e i suoi climi estremi – che vedo da sempre un enorme potenziale, ancora oggi a mio avviso inespresso, nella produzione di spumanti da uve locali. In riferimento alle varietà più note legate all’areale, parliamo soprattutto di Prosecco e Ribolla gialla, sono convinto che la conformazione dei suoli e il microclima della Alta Grave offrano una combinazione unica per la produzione di spumanti dall’elegante ed inconfondibile profilo enologico, che molto presto verrà riconosciuto a livello internazionale».

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In copertina e all’interno vigneti nella zona di Sequals e in altre aree delle Alte Grave del Friuli.

Dai Viticoltori La Delizia uno spumante speciale per un’annata tutta da ricordare

Uno spumante speciale per Natale a chiusura di un’annata durissima, “storica”, da ricordare a lungo, ma che vuole esprimere anche un messaggio di speranza per guardare al futuro con serenità. E che è soprattutto dedicato a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta: l’hanno prodotto i Viticoltori Friulani La Delizia al termine di questo 2020 complicato, ma che ha messo in essere risposte alle difficoltà che saranno alla base per la Cantina di Casarsa di domani.
Dal direttore commerciale Mirko Bellini arriva l’analisi di 12 mesi intensi e l’esigenza immediata di attivare al più presto dei sistemi di sostegno al credito e alla liquidità delle aziende (tramite la legge 80 già esistente e in attesa del Recovery Fund) per sostenere tutta la filiera vitivinicola dai produttori fino ai ristoratori. Inoltre, da segnalare la partenza superiore alle attese sul mercato della grande distribuzione per il nuovo Prosecco Rosè che si affianca al citato spumante in edizione speciale marchiato La Delizia dedicato, appunto, a tutti coloro che hanno sofferto a causa del Covid-19.

MERCATI – “Commercialmente abbiamo vissuto una doppia annata. Nella grande distribuzione organizzata (Gdo) sia in Italia che all’Estero abbiamo avuto una forte crescita, fino al 30% delle bottiglie vendute in più rispetto al 2019. Di contro però il settore degli hotel, ristoranti, caffetterie e bar (HORECA) a parte i mesi estivi è risultato completamente bloccato, con flessione del 50% delle vendite e una perdita secca della marginalità. In pratica, ci sono stati solo 5 mesi di attività a singhiozzo e 7 di chiusura, tra lockdown e restrizioni varie. È chiaro che il settore Horeca non potrà ripartire pienamente fino alla prossima primavera, con l’arrivo dei vaccini anti Covid-19 e dell’aumento delle temperature meteorologiche”.

SOSTEGNO – “Le aziende del comparto vitivinicolo e dell’agroalimentare in generale hanno bisogno di interventi di sostegno da parte della politica vitali per affrontare il 2021. In primis riducendo il costo del lavoro, il costo di produzione e soprattutto la riduzione dei costi di energia, in modo da aumentare la competitività delle aziende. In questi mesi, la filiera commerciale è stata tenuta in piedi dai sistemi territoriali e non dai sistemi centrali: le singole aziende hanno fatto la loro parte, in particolare sostenendo in prima persona le vendite nell’HORECA, fornendo la merce ai clienti a fronte di difficoltà negli incassi. Ecco quindi che l’intervento auspicabile è il sostegno alla liquidità del credito, visto che soprattutto nell’Horeca l’esposizione all’incasso è in queste settimane l’elemento di maggior allarme. Azioni da realizzare tramite gli strumenti finanziari che ci sono già: per esempio la legge 80, con il sostegno al credito delle aziende da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, relativo alle fatture di vendita regolarmente emesse e non incassate, fino ad arrivare al Recovery Fund. Sarebbe una boccata d’ossigeno non indifferente di cui beneficerebbe l’intero comparto e ci permetterebbe di affrontare i mercati e sostenere l’intera filiera come fatto finora”.

EVOLUZIONE – “Il 2020 nelle stime iniziali pre-Coronavirus sarebbe stato un’annata di ripartenza dei mercati. Ma in ogni caso questi mesi, a partire dal lockdown di primavera, sono stati utili per organizzare il nuovo futuro che ci attende: li stiamo mettendo a frutto, cambiando la nostra struttura e modificando la “macchina” produttiva e organizzativa in funzione delle criticità che il Covid-19 ha evidenziato, in modo da essere pronti alla ripartenza, speriamo definitiva, del 2021. Ora siamo sempre più orientati verso l’industria 4.0, la sostenibilità ambientale e qualità del prodotto, l’efficienza, nuovi sistemi di lavoro e di gestione. Ringrazio i nostri dipendenti, soci e la forza vendita che ci hanno seguito su questa strada in una grande lavoro di squadra”.

PROSECCO ROSÉ – “Il Prosecco Rosè era molto atteso dai mercati, dopo l’adozione del disciplinare da parte del Consorzio del Prosecco Doc. Non solo sui mercati esteri, ma anche su quello italiano della Grande distribuzione, essendo l’Horeca attualmente fermo, stiamo avendo una partenza superiore alle previsioni, con il 15% sul totale delle vendite di Prosecco. È un vino che nasce dalla sapiente unione tra uve Glera e Pinot nero, che risulta elegante, raffinato, fragrante e sicuramente non banale. Uno spumante che completa la gamma del brand Prosecco riempiendo quella “casella” di prodotto alla moda e che ci permette di compiere lo stesso percorso fatto da altri brand come lo Champagne”.

EDIZIONE SPECIALE – “Abbiamo creato uno spumante Pinot Chardonnay con un metodo Charmat lungo 4 mesi di autoclave, specificatamente per il Natale 2020. Un’edizione limitata che vuole essere un messaggio di speranza per guardare al futuro con cui auspichiamo maggiore serenità. Per questo, al centro della grafica, risalta un cuore, dedicato sia a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta”.

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In copertina, il direttore Mirko Bellini brinda con il nuovissimo Prosecco Rosè dei Viticoltori La Delizia.

LA RICETTA – Dadolata di cervo con finocchietto, aceto d’uva e sale

di Gi Elle

Nuovo appuntamento con la quindicinale rubrica “La ricetta del sabato” per offrirvi un bel piatto preparato dallo chef Alessandro Gavagna del ristorante La Subida di Cormons, locale che fa parte del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori guidato da Walter Filiputti. Ecco dunque le dosi e le modalità di preparazione della “Dadolata di cervo, con finocchietto selvatico, aceto di uva e sale”, valevoli come sempre per quattro persone:

“Dadolata di cervo
Il finocchietto selvatico, l’aceto di uva ed il suo sale”

Ingredienti
210 gr di filetto di cervo,
1 spicchio d’aglio,
1 rametto di timo e maggiorana,
5 gr di pepe nero schiacciato.

Per il condimento:
3 gr di paprika dolce,
1 spruzzata di aceto di uva,
olio extra vergine di oliva,
sale.

Per guarnire:
il sale all’Aceto,
finocchietto selvatico tritato grossolanamente,
aceto di uva.

Per l’insalata di finocchi:
1 radice di finocchio,
il succo di 1/4 di limone,
un pizzico di sale,
un filo di olio extravergine di oliva.

Preparazione
Cura il filetto di cervo da tutte le nervature e dalle pellicine. Metti quindi a marinare la carne con l’aglio, il pepe, il timo e la maggiorana, chiudila in un sacchetto sottovuoto e lasciala riposare per almeno 24 ore.
Pulisci e lava il finocchio e taglialo a fettine sottili. Condisci l’insalata così ottenuta con il succo di limone, l’olio extravergine di oliva e il sale.
Taglia il filetto già marinato a piccoli dadini, condiscilo con la paprika, l’aceto di uva, l’olio extravergine di oliva e il sale all’aceto. Mescola quindi la carne così condita con un cucchiaio finché tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati.

Presentazione
Disponi un bel ciuffo di insalata di finocchi nel centro del piatto. Adagiaci una quenelle di dadolata di cervo e guarnisci con il sale all’aceto, il finocchietto tritato, un filo di olio extravergine di oliva e una spruzzata di aceto di uva.

Vino
Un elegante Pinot nero del Collio.

LA SUBIDA

Via Subida 22
34071 – Cormòns
Tel. 0481.60531
info@lasubida.it
www.lasubida.it
Proprietari: Famiglia Sirk
Chef: Alessandro Gavagna

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In copertina e all’interno, il piatto e il sale nelle foto di Loredana Bensa e Dean Dubokovic.

Dal Borgo delle Oche il primo spumante Metodo Classico della Doc “Friuli”

È prodotto dall’azienda vinicola di Valvasone, Borgo delle Oche, il primo spumante Metodo Classico certificato Doc “Friuli”. “Terra e Cielo”, questo il suo nome, è già disponibile in 3.000-3.500 bottiglie l’anno.
«La nostra azienda è “giovane” – spiega la titolare Luisa Menini che si occupa della gestione dei 7 ettari di vigneto nelle “Grave” e della cantina assieme al marito, Nicola Pittini -. Produciamo vino con la nostra etichetta solo dal 2004 e, dal 2006, imbottigliamo il nostro spumante Metodo Classico. Alcuni dei nostri vini sono già etichettati con la Doc” Friuli” e, appena si è presentata l’opportunità, abbiamo adottato la certificazione regionale anche per il nostro “Terra e Cielo”. Ci voleva proprio una Denominazione identitaria di territorio che facesse riferimento a un’area più conosciuta, in Italia e nel mondo e, così, l’abbiamo rivendicata anche per il nostro spumante».
«Si tratta di un ulteriore elemento utile a comprendere quanto la Doc “Friuli”, dal 2016, si sia radicata nella nostra regione e quanto consenso trovi presso i produttori – sottolinea Germano Zorzettig, presidente di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), l’ente che certifica, tra altre, anche questa Denominazione -. Nel 2019, come Doc “Friuli” abbiamo certificato circa 160 mila ettolitri di vino. Anche per il 2020, nonostante i problemi dovuti alla pandemia i numeri indicano un trend in aumento. La crescita è continua e ciò è dovuto, probabilmente, proprio al fatto che la parola “Friuli” risulta incisiva nel rappresentare con chiarezza il territorio e le ottime possibilità di utilizzo del nuovo Disciplinare di produzione convincono aziende e mercati a un impiego sempre maggiore della Denominazione».
“Terra e Cielo” è uno spumante Metodo Classico prodotto con uve (raccolte manualmente) di Chardonnay (75 per cento) e Pinot nero (25). Attualmente è sul mercato l’annata 2016, assieme agli altri undici vini dell’azienda, bianchi e rossi, per complessive 40 mila bottiglie prodotte.

Ecco le bollicine Doc “Friuli”.

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In copertina,  i produttori Luisa e Nicola con il loro spumante certificato Metodo Classico.

LA RICETTA DI COSETTI – “Frìco cun cartufulès”

di Gi Elle

Oggi per la consueta “Ricetta del sabato” vi proponiamo una ricetta tipica e molto amata del Friuli, ma alla maniera di Gianni Cosetti: il frico con le patate, o meglio con le “cartufùles”, come le chiamano in Carnia (ma anche in altre parti della nostra regione), con una chiara derivazione dal tedesco Kartoffeln. Anche questa proposta l’abbiamo tratta dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che l’indimenticato chef pubblicò nel 2000, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Ecco dunque la ricetta:

“Frìco cun cartufulès”
frico con le patate

Cosa serve
(50 minuti)

300 g di formaggio Montasio di 3 mesi
4 patate grosse
1 cipolla
150 g di pancetta affumicata
sale e pepe qb

Come fare

Rosolate in una casseruola la pancetta tagliata a dadini con la cipolla affettata sottile.
Aggiungete le patate a pezzetti, il sale, il pepe ed un mestolo d’acqua; coprite e cuocete per 30 minuti.
A cottura ultimata incorporate lentamente il formaggio tagliato a fettine e formate un impasto; passatelo quindi in un tegame antiaderente di 20 cm di diametro cercando di eliminare il grasso.
Rosolate bene il frico da ambo le parti fino a formare una crosticina dorata.
Tagliate in 4 e servite.

Cosa bere

Pinot nero

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In copertina, ecco il frico secondo la ricetta di Gianni Cosetti.

Ecco “Magnificat” spumante ultimo nato sui colli di Nimis

di Claudio Soranzo

NIMIS – Lo hanno chiamato “Magnificat” e dopo averlo assaggiato più volte, abbinato a pietanze e degustato in un calice largo e piatto che ne ha esaltato sapori e profumi, abbiamo concluso che il nome è davvero azzeccato. L’ultimo nato nelle Cantine Gori, a Nimis, è la grande novità del 2019, uno spumante vinificato con il Metodo Classico, che racchiude l’eccellenza ed esprime al contempo la gioia per il risultato raggiunto, dopo anni di studio e lavoro.
“Magnificat” entra così da protagonista nella lista dei vini di Cantine Gori, poste all’estremo lembo dei Colli orientali del Friuli, e soltanto in versione magnum, con bottiglie modello champagnotta da un litro e mezzo, che ne rendono l’evoluzione più stabile e protetta e ne esaltano le caratteristiche sensoriali. Un formato perfetto per uno spumante pensato per accompagnare grandi occasioni, rendere speciali momenti conviviali o diventare un dono oltremodo gradito.
La cuvée di Pinot nero al 60 per cento e Chardonnay al 40, uvaggi tipici dei Colli friulani, esprime al meglio un “terroir” da sempre votato alla produzione di vino e al quale le Cantine Gori sono profondamente legate. Quindi si può affermare che l’eccellenza di “Magnificat” nasca sul campo e poi cresca con un metodo di spumantizzazione totalmente artigianale.

Ma come avviene tutto ciò? E’ presto detto: si inizia con la raccolta, orientata tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre e, come per i vini fermi, viene eseguita manualmente in piccole cassette da 20 chili, poi si procede con la selezione effettuata con soffice diraspatura sul tavolo di cernita e si continua con la fermentazione in vasche d’acciaio. Quindi, l’imbottigliamento, fino alla sboccatura manuale, dopo una permanenza sui lieviti di almeno 24 mesi. Infine, niente zucchero o liqueur d’expédition, ma solo spumante della stessa cuvée per ottenere un “dosaggio zero” dal residuo zuccherino minimo, un gusto secco, elegante e naturale, sempre più apprezzato non solo dai wine lover, ma anche dai consumatori occasionali.
Abbiamo scritto naturale perché questa è una delle parole d’ordine di Cantine Gori, che quest’anno – proprio nel 10° anniversario della messa a dimora dei vigneti – ha festeggiato la prima vendemmia certificata biologica e ha potuto così celebrarla con le sue prime bollicine.

All’inaugurazione del nuovo prodotto, accanto al “Magnificat” è sfilata l’intera collezione di bianchi fermi firmati Cantine Gori: il Friulano, pura espressione del territorio, lo Chardonnay, frutto di un vitigno internazionale che trova da noi un habitat adatto, diventando così uno dei più caratteristici vini bianchi della regione; il Sauvignon, un altro vitigno internazionale che, grazie alle frequenti escursioni termiche giornaliere e al terreno fresco e asciutto, esalta le proprie caratteristiche. Infine, la Ribolla gialla, che nasce da un’uva autoctona conosciuta nel 1300 e da allora presente sulla tavola del Doge di Venezia, che in collina trova la sua collocazione ottimale.

Le Cantine Gori, sorte dall’amore per la terra e dalla volontà di valorizzarla, preservandone le caratteristiche che la rendono così unica e speciale, sono una realtà in grado di unire innovazione e tradizione, mettendo al primo posto la qualità e il rispetto per l’ambiente che la circonda. Oggi l’azienda produce tra le 60 e le 70mila bottiglie, con una resa di 50 quintali per ettaro: una scelta che privilegia la qualità e rende unico il prodotto. Nel 2019 la filosofia che da sempre contraddistingue le Cantine Gori ha maturato la prima vendemmia certificata biologica. Un attestato che parla di rispetto e dedizione per un territorio, per l’ambiente, per il vino e – per ultimo, ma non meno importante – per chi lo consuma.

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In copertina e all’interno le botti d’invecchiamento e i vini bianchi Gori con l’etichetta di “Magnificat”.