Pinot nero e Friulano, Komjanc d’oro a Roma al Concorso delle Città del vino

Ancora echi alla XXII edizione del Concorso Enologico Internazionale Città del Vino, le cui premiazioni sono avvenute con una cerimonia in Campidoglio, a Roma. Fra i numerosi vini premiati provenienti da cantine di tutta l’Italia e dall’estero, le cui selezioni si erano svolte a Gorizia dal 31 maggio al 2 giugno scorsi, l’azienda Komjanc Alessio di Giasbana (San Floriano del Collio) emerge con due dei suoi vini più rappresentativi. Il Pinot nero “Dedica” 2019 è l’unico vino Doc Collio a ricevere la Gran Medaglia d’oro, il massimo riconoscimento della classifica ufficiale generale. Un vino rosso profumato e piacevole al gusto che si distingue per la sua finezza ed eleganza. Inoltre, l’azienda si è aggiudicata la Medaglia d’oro per il suo Friulano 2023 Doc Collio, un vino bianco autoctono ben strutturato ed equilibrato nel bicchiere.
A ricevere i premi, era presente Roberto Komjanc assieme alla moglie Raffaella: «Siamo onorati di ricevere questo prestigioso riconoscimento che gratifica il nostro lavoro – ha detto Roberto -; ci dedichiamo con impegno e costanza nella nostra attività ed è una grande soddisfazione riuscire a distinguerci in questa classifica particolarmente severa nella valutazione che premia esclusivamente i vini di eccellente qualità».
L’azienda vanta una lunga storia vitivinicola di famiglia che attraversa con successo tre secoli. Negli Anni Settanta, Alessio Komjanc crea la sua nuova azienda a Giasbana e nel 2000 un ulteriore slancio viene dato dall’entrata definitiva dei quattro figli: Benjamin, Roberto, Patrik e Ivan. Una famiglia unita dai valori della tradizione con l’obiettivo di produrre vini esemplari, che guarda al futuro con entusiasmo. Alla premiazione erano presenti il ministro dell’agricoltura, il sindaco di Roma e l’assessore all’agricoltura del Lazio Righini, con il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica e il coordinatore Fvg Tiziano Venturini, nonché i numerosi sindaci dei Comuni delle aziende premiate. Lo spirito del Concorso è proprio quello di ribadire il valore del rapporto tra vino e territorio premiando insieme cantine e Comuni.

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In copertina, i diplomi meritati dall’azienda Komjanc e qui sopra la premiazione a Roma.

Cantina Produttori di Cormons, vendemmia presto al via: le uve sono di qualità molto buona

(g.l.) Anche i vigneti del Collio, e in particolare quelli coltivati dai soci della Cantina Produttori di Cormons, hanno vissuto un’annata piuttosto complicata dal punto di vista meteorologico, purtroppo caratterizzata anche da gravi avversità atmosferiche, ma i viticoltori che hanno avuto la fortuna di sfuggire a grandine e vento raccoglieranno un’uva di qualità molto buona, sebbene gli attacchi delle malattie funginee siano stati numerosi e difficili da controllare. In questo scenario tranquillizzante – sebbene i problemi in prospettiva non manchino, a cominciare da quello della temutissima Flavescenza dorata – è iniziato il conto alla rovescia per la vendemmia che prenderà avvio nei primi giorni della prossima settimana, ovviamente per le varietà più precoci, come Pinot grigio, Sauvignon e Pinot nero.

L’incontro prevendemmiale a Cormons.


La sede della Cantina ha infatti appena ospitato il consueto incontro prevendemmiale rivolto a tutti i conferitori per fare il punto sulla situazione. Introdotto dal direttore generale Alessandro Dal Zovo, è intervenuto per primo il consulente agronomico Alessandro Zanutta, che ha illustrato l’andamento climatico dell’anno in corso, iniziato con temperature piuttosto calde nell’Isontino e con precipitazioni leggermente più alte rispetto alla media del periodo. Febbraio e marzo sono stati mesi freschi con pochissime piogge. Successivamente, con la primavera, anche il mese di aprile si è in parte scostato dal resto della regione, per temperature in ulteriore aumento e con precipitazioni leggermente al di sopra della media storica. Tant’è vero che il germogliamento dei vigneti si è verificato con un paio di giorni di anticipo. Dalla seconda decade del mese di maggio si sono registrati tanti temporali e numerose giornate di pioggia, con temperature nella media. L’estate è iniziata con il tipico andamento meteo “friulano” del secolo scorso, con molti temporali e precipitazioni anche se non particolarmente abbondanti. Numerose invece le giornate di pioggia – da 12 a 15 a seconda delle località – che hanno quasi completamente ristabilito le riserve idriche dei terreni. Abbondanti precipitazioni temporalesche, culminate con la grandinata del giorno 24, hanno caratterizzato il mese di luglio, uno fra i più caldi di sempre. La grandinata ha colpito alcune aree delle Doc Isontine con diversa intensità, fortunatamente con danni mediamente attorno al 15-20%. Infine, agosto, che a partire dalla seconda metà ha avuto giornate soleggiate e alte temperature.
«Numerosi focolai di Peronospora sono stati favoriti dalle precipitazioni di aprile e soprattutto dall’avvio delle infezioni a maggio – ha spiegato Zanutta –, con molte giornate di pioggia che hanno reso difficili lo svolgimento e l’ottimizzazione dei trattamenti». Particolare attenzione è stata data, dal servizio tecnico della Cantina Produttori, al contenimento e alla prevenzione di una malattia che sta preoccupando non poco i viticoltori di tutta la regione: la Flavescenza dorata, che può provocare la morte della pianta. I tecnici hanno fornito le indicazioni per i trattamenti obbligatori, ma sono state fatte soprattutto molta formazione e divulgazione fra i soci per il riconoscimento dei sintomi affinché tutti potessero procedere al taglio estivo dei germogli. Una procedura che, se applicata tempestivamente, permette di ridurre la diffusione della malattia, com’è effettivamente avvenuto.
Il direttore Dal Zovo ha, quindi, dettato le linee guida per i conferimenti dei soci, ponendo particolare attenzione alle selezioni delle uve migliori per la Malvasia Doc Friuli “Harmo”, che ha appena ricevuto la corona dalla guida Vinibuoni d’Italia (Tci), per il Collio da uve autoctone, che Falstaff ha giudicato con ben 92 punti, per il Pinot bianco Doc Collio, premiato con le 4 viti dell’Ais, e il Friulano Doc Collio. «Quest’anno ci sarà un impegno maggiore in quanto in alcuni Comuni (Romans, Gradisca e Farra d’Isonzo) vi sono state delle grandinate più o meno intense e le uve andranno sicuramente separate da quelle delle zone non colpite. Il gran caldo delle ultime settimane ha fatto sì che eventuali fessure causate dalla grandine siano state cicatrizzate naturalmente. Aspettiamo le piogge di questi giorni e successivamente faremo un’ultima campionatura per decidere il giorno esatto di inizio vendemmia che presumibilmente sarà fra il 5 ed il 7 settembre con Pinot grigio, Sauvignon e Pinot nero. Difficile fare una previsione sulla qualità delle uve che ad oggi si presenta molto buona». Molto dipenderà da quanto pioverà in questi giorni e dall’andamento climatico del mese di settembre.
Il presidente Filippo Bregant ha infine analizzato l’andamento economico della cooperativa fino al bilancio chiuso al 30 giugno, mettendo in risalto la crescita qualitativa dei vini che hanno permesso di consolidare il fatturato dello scorso anno con un aumento molto importante del segmento del canale Horeca. L’inflazione galoppante, il calo dei consumi e la speculazione sulle materie prime (in primis bottiglie ed energia elettrica), stanno mettendo a dura prova il settore, il quale vive un momento di grossa difficoltà con giacenze importanti presenti nelle cantine. «Ciò non tocca la nostra Cantina che, grazie ad una accorta politica sull’aumento dei listini e di conseguenza mantenendo un rapporto qualità prezzo invidiabile, si sta consolidando in tutti i segmenti di mercato – ha sottolineato il presidente -. Il periodo storico è fra i peggiori dal dopoguerra, ma grazie agli investimenti fatti in questi ultimi anni (dall’impianto di imbottigliamento al fotovoltaico e all’acquisto dell’immobile) la Cantina lo affronta con solidità economica e strutturale».

La sede della Cantina Produttori.

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In copertina, grappoli di Sauvignon una delle varietà fra le prime ad essere vendemmiate sul Collio.

Produttori di Ramuscello e San Vito verso una vendemmia settembrina con produzione che sarà leggermente ridotta

«Quella del 2023 sarà sicuramente una vendemmia all’insegna della prudenza e della consapevolezza», anticipa il direttore della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, Rodolfo Rizzi. La cooperativa, una delle più importanti del Friuli Venezia Giulia, nell’annata 2021/2022 ha fatturato quasi 13 milioni di euro (con previsioni di crescita) e superato i 128 mila quintali di uve raccolte dagli 810 ettari dei 159 vignaioli associati che fanno riferimento alla struttura da ben 21 Comuni di tre diverse province: Pordenone, Udine e Treviso.


«Meteorologicamente parlando, l’annata è stata completamente diversa rispetto a quella siccitosa del 2022 – prosegue Rizzi con un’analisi che si incrocia con quella presentata ieri pomeriggio da Assoenologi Fvg all’annuale incontro prevendemmiale tenutosi ai Vivai cooperativi di Rauscedo -. Le piogge di luglio e le grandinate hanno messo in difficoltà le viti dal punto di vista sanitario e produttivo. Fitopatie (peronospora) ed eccesso idrico hanno colpito soprattutto le varietà a grappolo compatto (Pinot grigio, Pinot nero, Sauvignon) ingrossando eccessivamente gli acini e provocando, in alcuni casi, la rottura della buccia. Il gran caldo della seconda metà di agosto ha, in parte, provveduto a una chirurgia riparativa. Minori problemi li registriamo sulle varietà a grappolo spargolo: Glera (per Prosecco), Malvasia, Refosco dal peduncolo rosso. Di converso, c’è stata una significativa riduzione delle necessità irrigue che si sono limitate a pochi interventi di soccorso».
«Da tutto ciò, in previsione, ci possiamo attendere una leggera riduzione della produzione dei soci, rispetto all’annata media, che potremmo compensare con nuovi ingressi di conferitori – aggiunge il presidente Gianluca Trevisan -. Fin qui, gli agronomi hanno dato una grande mano ai nostri soci per gestire comunque, nel migliore dei modi, un’annata viticola problematica, senza rinunciare alla sostenibilità. Nel 2020 ha preso avvio l’esperienza della Sqnpi, a esempio che, a oggi, coinvolge 66 soci e 630 ettari di vigna. In ogni caso, con la Cantina già operativa per le eventuali prime consegne, lunedì 28 agosto riuniremo i soci per fare il punto dell’annata e della vendemmia». Per cui, come appare evidente, la raccolta sarà soprattutto settembrina.
«Ora la palla passa agli enologi – conclude Rizzi – che dovranno gestire i momenti della raccolta e della prima trasformazione con la massima attenzione e adottando le più corrette e opportune scelte tecniche (e la Cantina è assolutamente attrezzata in tal senso anche grazie ai recenti investimenti in moderne attrezzature) assistiti, come speriamo, da un meteo clemente. Per la qualità dei vini saranno determinanti proprio questi fattori».

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In copertina, la vendemmia del Pinot grigio; all’interno, il direttore Rodolfo Rizzi con il presidente Gianluca Trevisan e Riccardo Cotarella, leader nazionale Assoenologi, insigniti nobili del Ducato dei vini friulani.

Infine all’Enoteca Tabogan di Cividale saranno protagonisti i vini altoatesini

(g.l.) Pinot nero e Chardonnay dell’Alto Adige per concludere oggi, 20 luglio, il ciclo di degustazioni all’Enoteca Tabogan di via Foramitti a Cividale. Per questa sera è, infatti, annunciato l’ultimo dei quattro appuntamenti del programma “Vini e Vinili”, una degustazione di vini accompagnata dall’esclusiva selezione delle migliori tracce anni 80, riprodotte rigorosamente in vinile dal Dj Max Zuleger. L’incontro con i vini altoatesini avverrà dalle 19 alle 24, nello spazio appositamente dedicato all’interno del centro commerciale Borc di Cividât, alle porte della città longobarda.
Cala così il sipario su questa nuova proposta di Andrea Spataro che ha visto, nell’ordine, la presentazione dei vini della Cantina Guerra Albano di Montina di Torreano, della Tenuta conte Tasca d’Almerita, in Sicilia, e dello Champagne Pommery di Reims, in Francia. E ora, per concludere, è dunque la volta del Trentino Alto Adige con la Cantina Girlan che proporrà, appunto, il Pinot nero e lo Chardonnay, due vini eleganti che bene rappresentano quella prestigiosa zona vitivinicola.

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In copertina, bella panoramica di vigneti lungo la Strada del vino in Alto Adige.

Casanova il miglior Pinot nero del Vigneto Fvg. Loretto Pali: il Collio gli dà una grande personalità

(g.l.) Sapete qual è il miglior Pinot nero del Vigneto Fvg? È il Casanova del Castello di Spessa, premiato al Concorso nazionale Pinot nero di Egna e Montagna dedicato all’annata 2020. Un riconoscimento di assoluto prestigio in questa importante selezione che ha visto in lizza le più significative e blasonate etichette della penisola e per la prima volta ha introdotto la classifica per zone vinicole per sottolineare il carattere nazionale che lo anima e per valorizzare quanto più possibile le diverse tradizioni e stili di produzione del Pinot nero in Italia. La cerimonia di proclamazione è avvenuta nell’ambito della 25ma edizione delle Giornate altoatesine del Pinot nero che si sono concluse lunedì.


«Siamo veramente orgogliosi di questo riconoscimento, che ci sprona a continuare lungo la via intrapresa di valorizzazione del Pinot nero, un vino in cui crediamo molto e nella cui produzione abbiamo messo, e continuiamo a mettere, cuore, testa, passione», dice Loretto Pali, proprietario della storica azienda vinicola di Capriva del Friuli, che di questo pregiato vitigno è un grande estimatore. «Molti sostengono che sia una varietà difficile – continua -. Lo è indubbiamente, ma per noi non è una sfida produrre questo vino e dare un’opportunità al nostro generoso Collio di dimostrare che può essere un territorio in cui il Pinot nero si esprime egregiamente e con grande personalità. Un vino che è un omaggio all’amore per la nostra terra, dunque, al quale abbiamo voluto dare il nome di un personaggio che da sempre impersona passione ed amore, Giacomo Casanova, che fu ospite del Castello di Spessa e ne apprezzò i vini, definendoli di qualità eccellentissima».
Di un profondo colore rubino intenso, il Pinot Nero Casanova presenta al naso note ammalianti di frutti rossi con piacevoli sentori speziati. Al palato è vellutato ed elegante, con lungo e ampio finale di lampone e spezie. Si abbina egregiamente a carni d’agnello e formaggi di media stagionatura, ma anche con primi piatti di pesce saporito.
Il Casanova proviene dai bellissimi vigneti che abbracciano il Castello di Spessa (fra cui la Vigna di 3 Pinot, dove sono coltivati anche Pinot bianco e Pinot grigio) ed è il risultato di un attento ed appassionato percorso di sperimentazione e di ricerca della qualità, nel pieno rispetto della varietà e del terroir. Ad attribuirgli l’inconfondibile carattere contribuisce in maniera determinante il sapiente apporto dell’enologo trentino Enrico Paternoster. Si affina poi nelle cantine medievali scavate sotto il Castello, le più antiche e scenografiche del Collio. Una curiosità: dai cenni storici sul Castello di Spessa emerge che già all’inizio del Novecento il direttore della tenuta Rudolf Wilhelm Gareis (enologo tedesco di chiara fama) si dedicava con successo alla produzione del Pinot nero, che vinse la Medaglia di bronzo dello Stato (fra le più alte onorificenze) all’assaggio interprovinciale di vini di Vienna del 1909, a cui presero parte numerose aziende della Contea di Gorizia, che furono nel complesso giudicate le migliori a testimonianza della vocazione del terroir verso questa tipologia di vino. Un prezioso lascito del passato, che viene oggi conservato e valorizzato dalla prestigiosa cantina di Loretto Pali.


www.castellodispessa.it/vini

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In copertina, Loretto Pali osserva il suo Pinot nero; all’interno, l’elegante etichetta e vigneti che circondano il Castello di Spessa a Capriva.

Trieste, Pinot nero grande protagonista anche nel ricordo di Giacomo Casanova

di Claudio Soranzo

TRIESTE – Si legge sull’etichetta Pinot nero, ma al Castello di Spessa si pronuncia Casanova. Sì, perché è stato proprio il libertino veneziano del 1700 a compiacersi alla grande del Pinot nero offertogli dal padrone del maniero friulano di quell’epoca, che piacque tantissimo al suo ospite illustre. Al punto che, dalla vendemmia successiva, gli fu attribuito – in suo onore – il nome di Casanova. Tanto che nella kermesse dedicata esclusivamente a tale vino, svoltasi domenica, nella Sala Tergeste del Grand hotel Savoia Excelsior Palace Trieste, le bottiglie del vino Doc Collio Casanova sono state tra le più gettonate. Cremoso, strutturato, persistente e di lunga vita, il Pinot nero delle colline di Spessa è stato assaggiato e degustato da una miriade di Wine lover, accorsi al piano terra dell’hotel di Riva del Mandracchio a farsi una cultura sulle varie tipicità del vitigno francese, che nei secoli ha trovato nel nostro territorio la sua seconda casa.


A organizzare l’evento l’Ais Fvg, l’associazione dei sommelier della nostra regione, che è riuscita a mettere assieme ben 39 produttori non solo del Friuli Venezia Giulia, ma anche di Slovenia e Croazia, che con la loro offerta del pregiato vino hanno soddisfatto le aspettative non solo degli intenditori più preparati, ma anche di semplici avventori che hanno trovato molto piacevole trascorrere un pomeriggio all’insegna del buon bere genuino. A spezzare i molteplici assaggi (ogni produttore ha portato diverse annate, da confrontare) ci ha pensato il salumiere della Baita Salez, che affettava i suoi prodotti a Km zero, denominati “l’insolito maiale”. Fettine di lardo, di salame e di pancetta e lonza affumicate, abbinate a pezzettini di pane hanno permesso agli ospiti di non trovarsi a disagio durante il rientro a casa, in caso di palloncino.
Tra i vari produttori presenti, in evidenza gli aderenti alla Rete d’impresa Pinot Nero Fvg, singoli vignaioli che si sono messi assieme in nome del pregiato vino per valorizzare l’autenticità del Friuli Venezia Giulia e dei suoi ineguagliabili vini. Le sette sorelle, le cantine aderenti alla rete, contano complessivamente 28 ettari di vigneto a Pinot nero, su circa 150 complessivi, dai quali ricavano ogni anno 150 mila bottiglie, sempre in leggera crescita rispetto agli anni precedenti. Tutte le cantine socie, che hanno maturato esperienze decennali e ventennali, hanno portato complessivamente 12 diverse tipologie di Pinot nero. Un progetto molto serio, il loro, in quanto capace di unire visioni diverse, per accrescere sempre di più la notorietà di tale tipo di vino. Queste le cantine aderenti: Antico Borgo dei Colli di Prepotto , località Novacuzzo; Antonutti Vini di Colloredo di Prato; Castello di Spessa di Capriva; Gori Agricola di Nimis; Jermann di Ruttars di Dolegna e Villanova di Farra; Masut da Rive di Mariano del Friuli e Russolo di San Quirino.


A completare il lotto di partecipanti abbiamo trovato i banchi mescita di Amandum di Moraro, Bajta di Sgonico, Burja Estate di Podnanos, Cantina di Cormons, Castello Sant’Anna di Cividale, Conte d’Attimis Maniago di Buttrio, Degrassi di Salvore, Feudi di Romans, Fiegl di Oslavia, Guerra Albano e Dario di Montina, Humar di Valerisce, Kabaj di Dobrovo, Kante Edi di Prepotto, Komianc di Giasbana, Marjan Simcic di Dobrovo, Murva di Moraro, Vigneti Pittaro di Codroipo, Pizzulin Denis di Prepotto, Rodaro di Spessa, Ronco Margherita di Pinzano, Rencel Wine di Duttoglie, Ronc Soreli di Novacuzzo, Tacoli Asquini di Bicinicco, Tenuta Bosco Albano di Pasiano, Tenuta Luisa di Mariano, Tenuta Stella di Dolegna, Tilia Estate della Valle del Vipacco (Aidussina), la Tunella di Premariacco, Villa Parens di Farra, Vina Bencina di Vipava e Zorzettig Annalisa di Spessa di Cividale.
Molto apprezzati anche i Pinot nero vinificati in bianco con le bollicine, e quelli non in purezza, soprattutto del Carso, con l’aggiunta di una piccola percentuale di Terrano. In precedenza alla degustazione, che si è protratta fino alle 21, un numero consistente di vignaioli si sono ritrovati in Sala Imperatore per un convegno moderato da Roberto Filipaz, vicepresidente dell’Associazione Italiana Sommelier del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e all’interno alcune immagini della degustazione di domenica a Trieste.

 

 

Vini, protagoniste anche oggi al Salone di Parigi le etichette di diciotto aziende Fvg

“Quella di Parigi è una vetrina importantissima dove i nostri vini si stanno facendo riconoscere per le peculiarità di una produzione locale capace di raccontare un i
ntero territorio. Grazie alla preparazione e al supporto di Ersa, anche quest’anno il Friuli Venezia Giulia si presenta agli esperti e alla stampa internazionale con diciotto aziende e una vasta gamma di etichette Doc, Docg e Igt protagoniste anche di due masterclass di livello”. È un bilancio più che positivo quello che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, ha restituito nel corso della prima giornata al Wine Paris-Vinexpo Paris 2023, la rassegna fieristica internazionale B2B dedicata ai vini che si conclude proprio oggi al quartiere espositivo Paris Expo Porte de Versailles.
“La Regione è presente attraverso l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale-Ersa che ha curato l’organizzazione e la gestione complessiva della partecipazione in collettiva delle aziende vitivinicole regionali alla manifestazione, registrando un riscontro positivo da parte sia dei partecipanti che degli operatori specializzati presenti, con importanti ricadute in termini di visibilità della produzione vitivinicola regionale sui mercati europei ed internazionali”, ha spiegato Zannier, aggiungendo che “lo stand espositivo istituzionale in rappresentanza della produzione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia accoglie quest’anno diciotto aziende, di cui otto in presenza con postazione individuale e dieci rappresentate attraverso due banchi di degustazione assistita supportati da sommelier di comprovata esperienza”.
Alle otto aziende presenti con una propria postazione autonoma è stato richiesto di presentare vini Doc, Docg e Igt del Friuli Venezia Giulia, fermi o spumantizzati. A ciascuna delle dieci aziende partecipanti con la modalità di degustazione assistita è stato richiesto di presentare quattro etichette, di cui due a scelta tra Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Prosecco e due a scelta tra Friulano, Ribolla gialla, vini bianchi e vini rossi da vitigno autoctono.
“Stamattina – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – si è svolta anche una delle due masterclass con cui Ersa ha reso più incisiva la partecipazione della Regione al Salone internazionale dei vini, al fine di presentare alla platea di professionisti del settore la produzione vitivinicola regionale. I vini protagonisti dei due appuntamenti sono stati selezionati, da una commissione di valutazione appositamente istituita, tra quelli proposti dalle diciotto aziende partecipanti alla collettiva”. La prima masterclass era dedicata al tema “Tra aromi e acidità il Friuli Venezia Giulia raccontato dai vitigni”, la seconda, in programma proprio oggi, sarà incentrata su “Passato, presente e futuro del Friuli Venezia Giulia”. I due appuntamenti fanno parte del programma di 54 masterclass proposti dalla fiera, alla quale sono già stati accreditati numerosi giornalisti internazionali e registrati oltre tremila incontri.
Le aziende presenti alla rassegna parigina nello stand del Friuli Venezia Giulia sono: Scarbolo – Friuli Colli Orientali, Borgo Veritas, Bortolusso Cav. Emiro, Bucovaz, Butussi Valentino, Draga – Miklus Winery, Dri Giovanni Il Roncat, Ermacora, Gigante Adriano, Il Roncal, Kurtin, Modeano, Obiz, Pitars, Stocco, Talis Wine, Tenimenti Civa, Tenute Tomasella.

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In copertina e qui sopra l’assessore Stefano Zannier all’apertura del primo masterclass sui vini regionali al Wine Paris-Vinexpo Paris.

Come salvare le viti dal male dell’esca? Un corso di dendrochirurgia a Capriva

Una full-immersion di tre giorni per imparare la dendrochirurgia, l’innovativa tecnica ideata dai Vine Master Pruners Simonit&Sirch per salvare la vite dal male dell’esca senza estirparla. L’appuntamento è dal 3 al 6 ottobre all’Accademia Vine Lodge di Capriva del Friul, nel Collio, dove si terrà un corso residenziale che insegnerà le basi di questa tecnica.
La dendrochirurgia è una vera e propria operazione chirurgica sulla pianta attraverso la quale – con l’impiego di una specifica attrezzatura – viene eliminata la carie bianca che colonizza la struttura legnosa. I risultati che il team Simonit&Sirch ha raggiunto in dodici anni di lavori e sperimentazioni sono sorprendenti: il 90% delle piante trattate è tornato pienamente produttivo. Una conseguenza di grande importanza, sia per la qualità dei vini che per la ricaduta economica dell’azienda.
Sono state sottoposte alla dendrochirurgia più di 15 mila piante di dodici varietà (Sauvignon blanc, Chardonnay, Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Sauvignon, Pinot nero, Riesling, Malvasia istriana, Sangiovese, Gruener Veltiner, Carmenere, Malbec), in vigneti di dodici regioni viticole italiane e straniere: Collio, Franciacorta, Montalcino, Champagne, Borgogna, Bordeaux, Mendoza, Kamptal, Steiermark, Pfalz, Istria e Maipo in Cile. Analizzando i dati raccolti – e validati anche dall’Università e dall’Inra, Institut National de la Recherche Agronomique di Bordeaux – si evince che la dendrochirurgia rallenta la progressione di sintomi di mortalità delle piante infette e che la qualità delle uve è comparabile a quella di piante sane. Non è lo stesso per le piante infette non operate.
Durante il corso, i tutor Simonit&Sirch accompagneranno gli iscritti in un percorso formativo teorico e pratico sulla dendrochirurgia. Per svolgere l’intervento in sicurezza e con un buon esito è infatti necessario che l’operatore sia debitamente formato all’utilizzo dell’attrezzatura e alla corretta esecuzione della tecnica operativa. Il corso si articolerà in tre giornate di formazione per un totale di cinque lezioni pratiche e una teorica. La lezione teorica si terrà nella stessa Accademia Vine Lodge, dove alloggeranno i corsisti, mentre le lezioni pratiche si svolgeranno in vigneti limitrofi, tra Cormons e Capriva. Per informazioni: scrivere a info@vinemasterpruners.com, www.vinemasterpruners.com

info@vinemasterpruners.com
www.vinemasterpruners.com

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In copertina e all’interno immagini che mostrano come si interviene sulle viti.

Vini “senzatempo” al Castello di Spessa. E per le festività c’è anche “Amadeus”

(g.l.) Sulle tavole di Natale e Capodanno il Vigneto Fvg propone anche un nuovo spumante con cui brindare a un 2022 che ci liberi finalmente dall’oppressivo Coronavirus: è “Amadeus”, l’ultimo nato al Castello di Spessa, presentato ancora in estate, ma che proprio con queste festività vivrà il suo momento di gloria. Un debutto che corona un anno importante per la storica tenuta legata anche al ricordo di Giacomo Casanova, che ha visto non solo la presentazione di queste “bollicine” di gran classe che Loretto Pali propone con orgoglio, ma anche l’apertura di un centro benessere che fa leva sulla “vinoterapia” e la presentazione di un bel libro celebrativo dei fasti del maniero che sorge tra suggestive colline di Capriva ricoperte di vigneti. E per ultima una nuova dimostrazione – perché in realtà si tratta di una felice conferma – del grande valore dei vini invecchiati di questa meravigliosa realtà produttiva. Veramente dei vini “senzatempo”.

La degustazione al Castello.

La degustazione – Vini che non temono il tempo, tanto da poter essere considerati l’espressione stessa della longevità delle pregiate etichette del Collio: questo il giudizio emerso dalla degustazione di diverse annate storiche del Castello di Spessa, selezionate direttamente dal caveau della cantina scavata molti metri sotto il maniero. A degustarli, Giulio Colomba, Walter Filiputti e Josko Sirk invitati da Loretto Pali ad assaggiare vecchie annate selezionate dall’enologo Enrico Paternoster e dal cantiniere Domenico Lovat, pure presenti all’incontro. «L’invecchiamento dei nostri vini nelle annate scelte da Paternoster e Lovat è risultato eccellente sia per i rossi che per i bianchi, il che conferma che la strada che abbiamo intrapreso con l’impostazione del nostro lavoro sia in vigna che in cantina è quella giusta. Ne sono veramente contento ed orgoglioso», ha detto Pali. L’incontro – avvenuto alla Tavernetta Al Castello – è stato un piacevole momento pre-natalizio di confronto tra questo gruppo di amici legati da anni e tutti fortemente dediti a far conoscere e valorizzare al meglio il Friuli Venezia Giulia e le sue ricchezze turistiche ed enogastronomiche. Al termine, Loretto Pali ha premiato Walter Filiputti con una Magnum di Santarosa vendemmia 1991, in ringraziamento per la sua collaborazione storica col Castello di Spessa.

Pali con Walter Filiputti.

Le nuove bollicine – Dicevamo del debutto alle feste di fine anno di “Amadeus”, il nuovo Metodo classico del Castello di Spessa. Ma da dove deriva il suo nome, che ci riporta subito con la mente al Genio di Salisburgo? «I nostri vini – spiega infatti Loretto Pali – richiamano personaggi importanti le cui vicende nei secoli li hanno portati al Castello di Spessa: Giacomo Casanova, Luigi Torriani, Salvatore Segrè, Giorgio Stavro di Santarosa e molti altri. Per questo motivo abbiamo voluto dare al nostro Metodo classico il nome “Amadeus”, omaggiando il famoso compositore e musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, di cui Lorenzo da Ponte fu librettista. E proprio quest’ultimo tra il 1779 e il 1780 soggiornò al Castello di Spessa, ospite del Conte Luigi della Torre. Questo Metodo classico, dunque, è dedicato ad Amadeus Mozart: le sue bollicine finissime e persistenti fanno sognare come la musica del grande compositore». Il nuovo spumante classico – cioè con fermentazione in bottiglia, sui lieviti, che dà dunque il prodotto più pregiato – è stato ottenuto nel 2016, per cui compie cinque anni tondi tondi, assemblando uve di Chardonnay (87 per cento) e Pinot nero (13). La scheda tecnica: «Con il perlage finissimo ed elegante, il colore giallo leggermente dorato con brillanti riflessi verdognoli, al naso risulta suadente ed articolato, dal floreale all’agrumato su fondo minerale. Al gusto si impone per la pienezza e la ricchezza della struttura, unite a un fine bocca sapido-salato con piacevole nervo acidico. Sposa perfettamente crudi di mare, crostacei, raffinati finger food, formaggi di media stagionatura e delicate carni bianche».

Il nuovo spumante classico.

La “vinoterapia” – Le proprietà benefiche dei principi attivi delle uve e del vino sono alla base dei trattamenti e dei cosmetici della Vinum Spa, aperta all’inizio dell’estate 2021 al Castello di Spessa Golf Wine Resort, e interamente dedicata alla “vinoterapia”. Ricavata nella zona delle antiche scuderie, si articola su 2 mila metri quadrati con piscine (interna con idromassaggio ed esterna riscaldata) ed idromassaggio circolare panoramico esterno con vista sui vigneti. Qui tutto riconduce all’uva e al vino: gli affreschi sulle pareti, i grandi tini appunto per la “vinoterapia”, i massaggi con pietre calde ricavate dalla ponca del Collio (impasto di marna e arenaria stratificatesi nel corso dei millenni, ricco di sali e microelementi), i nomi dei trattamenti, le essenze nelle saune all’aroma di uva e mosto, le tisane derivate dalle foglie di vite e succo d’uva. I trattamenti sono effettuati con cosmetici naturali agli estratti di uva e di vite creati appositamente per il Castello di Spessa Golf Wine Resort & Spa, così come l’olio di vinaccioli e al mosto d’uva per i massaggi, lo scrub corpo ai semi di vinaccioli, il fango antiage al mosto d’uva, il profumo d’ambiente. Un corner è dedicato anche alla “grappaterapia”, con trattamenti dall’azione antiossidante, antinfiammatoria e tonificante, che si concludono con una degustazione di grappa, prodotta con le vinacce della Tenuta.

Una sala per la “vinoterapia”.

Il libro – La prefazione del volume “Castello di Spessa – Affascinanti intrecci di memorie ed esperienze di benessere”, scritto da Stefano Cosma, è di Antonio Trampus, professore ordinario di Storia moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che scrive: «La passione e la sapienza di Stefano Cosma sono riuscite a restituire, attraverso queste pagine, gli intrecci affascinanti di queste vicende, simili quasi a tralci di vite ai quali si annodano storie di uomini, di paesi, di castelli. (…) Come noto a tanti lettori, Spessa trovò un ambasciatore straordinario del suo castello nel mondo attraverso la figura di Giacomo Casanova, che racconta del suo soggiorno nelle memorie così come fa un altro eccezionale protagonista dell’Europa del Settecento come Lorenzo Da Ponte, il librettista di Wolfgang Amadeus Mozart». Il libro, edito da Nuove Edizioni della Laguna, in italiano ed inglese, riprende ed amplia una precedente pubblicazione del 2004 per approfondire la storia del territorio, delle famiglie che ne furono proprietarie – dai Rassauer ai Torriani al marchese Voelkl, dagli Economo ai Segrè Sartorio, per finire con gli Stavro Santarosa e Loretto Pali, che ne è l’attuale proprietario – e degli ospiti illustri. Un ruolo fondamentale lo ebbe Rodolfo Voelkl, che affidò nel 1880 a Ruggero Berlam il restauro e l’ampliamento. L’attuale proprietario Loretto Pali, appunto, negli ultimi trent’anni ha proseguito con lavori di miglioramento ed ampliamento, arricchendo il complesso – ora elegante Country Resort – con un campo da golf a 18 buche, con il ristorante gourmet La Tavernetta e l’Hosteria nella Club house, con camere ed appartamenti anche in rustici ristrutturati fra le vigne, nonché con la ricordata struttura dedicata alla “vinoterapia”.

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In copertina, una splendida immagine del Castello di Spessa in una foto di Fabio Pappalettera.

Bollicine rosa per un “frizzante” finale di Ein Prosit e Gran Premio Noè

(g.l.) C’è un filo rosso, anzi rosa, che unisce oggi Gran Premio Noè ed Ein Prosit, importanti manifestazioni del settore agroalimentare Made in Fvg, e non solo, giunte entrambe alla giornata conclusiva a Gradisca d’Isonzo e a Udine. Saranno infatti protagonisti gli spumanti e in particolare il Prosecco Rosè, nuovo fenomeno produttivo che domina il mercato del vino, perché – come rilevavamo l’altro giorno – piace a una foltissima platea di consumatori, soprattutto giovani e all’estero.


Proprio del Prosecco Doc Rosè – spumante millesimato a base di Glera e Pinot nero (10-15%) – si parlerà stamane nel corso della tavola rotonda “Assemblaggi e cuvée come base spumante” con degustazione in abbinamento a prodotti del territorio: l’incontro si terrà alle 11 in sala Bergamas. Dove, nel pomeriggio, alle 17, ci sarà una interessante tavola rotonda di Vinibuoni d’Italia, la guida edita dal Touring club italiano che si occupa ogni anno della Fiera regionale degli autoctoni di Buttrio, sul tema “La forza dei vini italiani: gli assemblaggi e i tagli più famosi”.
Giungerà, così, a conclusione questa nuova tornata del Gran Premio Noè che segna una vera e propria ripartenza, dopo il pesante stop causato dalle misure anti-contagio adottate per contrastare la pandemia. La manifestazione, come è noto, è stata programmata in questo fine settimana con un intenso calendario di proposte, che hanno preso avvio venerdì con la cerimonia inaugurale della storica manifestazione gradiscana e con la presentazione del libro “Essenze, leggende e storie” di Andrea Zanfi con testimonianze di produttori ed esperti del Friuli Venezia Giulia, seguita da una tavola rotonda sul tema “Differenza tra uvaggio e vinaggio, assemblaggio e cuvée”, con relativa degustazione. Ieri, invece, sono state protagoniste le Città del vino Fvg – sulle quali ci siamo soffermati anche nel precedente servizio -, parlando di Agenda 2030, ormai famoso programma sullo sviluppo sostenibile. Concetti poi riecheggiati anche alla tavola rotonda “Sostenibilità in vigneto: assemblaggi bianchi e rossi con varietà Piwi e altre tecnologie a tutela dell’ambiente”, nell’ambito della quale si è posto l’accento sui cosiddetti vitigni resistenti – alle malattie crittogamiche e parassitarie, richiedendo meno trattamenti chimici -, studiati e prodotti con successo anche in Friuli Venezia Giulia e che vedono lavorare insieme l’Università di Udine attraverso l’Istituto di genomica applicata e i Vivai cooperativi di Rauscedo.
Tornando infine a Udine, il Prosecco in versione Rosè sarà protagonista dell’ultima degustazione in programma nella giornata conclusiva di Ein Prosit. A cura di Paolo Ianna, in collaborazione con Renato Grando, si terrà nel pomeriggio, alle 17.30, nelle sale dell’Hotel Astoria. Saranno proposte “diverse interpretazioni di Prosecco Rosé Doc per meglio comprendere – si annuncia – questo fenomeno internazionale di una bollicina che fa sempre più discutere”. L’ingresso è gratuito ma con prenotazione obbligatoria (www.einprosit.org).

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In copertina, grappoli di Pinot nero, varietà che concorre alla produzione del Prosecco Rosè (all’interno).