Aquafarm (anche oggi a Pordenone) mette a fuoco i problemi dell’itticoltura e della pesca in Friuli Venezia Giulia

«I mondi dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura si stanno confrontando con una duplice problematica che desta forti preoccupazioni nel settore. Da un lato, ci sono le tematiche legate alla siccità, alla carenza della risorsa idrica e alle complicazioni che gli allevamenti a mare e in laguna subiscono a causa delle morie di pesci o di infiltrazioni di specie aliene. Dall’altro, l’aspetto economico, con numerose aziende messe in difficoltà dall’aumento dei costi di produzione, e un impianto regolatorio troppo complesso, impossibile da gestire. La vera sfida del presente è quella di semplificare il più possibile il sistema per tornare a renderlo autosostenibile».

L’incontro con l’assessore Zannier.

Con queste parole l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, ha portato il saluto istituzionale al convegno di apertura della settima edizione di Aquafarm, manifestazione organizzata in collaborazione con l’Associazione piscicoltori italiana (Api) e l’Associazione mediterranea acquacoltori (Ama) in corso, ieri e oggi, alla Fiera di Pordenone. Si tratta dell’unico evento internazionale in Italia dedicato esclusivamente ad acquacoltura e pesca, rivolto a tutta la filiera dai ricercatori ai produttori di tecnologie, dagli allevatori ai trasformatori e alla grande distribuzione.
Alla presenza di numerose autorità locali e nazionali, Zannier ha sostenuto la necessità di ripensare le modalità di attuazione degli obiettivi comunitari che, «pur essendo condivisibili nei contenuti, sono imbrigliati dagli ostacoli burocratici a cui le imprese si trovano a far fronte. Ben venga l’assegnazione di risorse economiche – ha osservato l’esponente della Giunta Fedriga -, ma queste rischiano di rimanere fini a se stesse se non accompagnate da una revisione dei regolamenti. Per ogni euro di contributo assegnato, le aziende non ne traggono beneficio se non per pochi centesimi».
Aquafarm prosegue con un ampio spazio dedicato agli stand espositivi e con un intenso programma di convegni di alto spessore scientifico, con l’obiettivo di creare importanti occasioni di aggiornamento professionale e di incrementare le occasioni di business per tutti i portatori di interesse del settore.

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In copertina, immagine di un allevamento di trote in Friuli Venezia Giulia.

Nuova casa per pesci, crostacei e molluschi con le piramidi sottomarine al largo di Lignano

Una serie di isole artificiali sommerse per sostenere il settore regionale della pesca e aumentare la biodiversità marina. Sono gli scopi principali del progetto “Upi – Unità Produttiva Ittica” ideato da Confcooperative Fvg, con un sostegno europeo pari a 570 mila euro e recentemente giunto nella fase pratica della sua realizzazione. Infatti, è in corso la posa delle strutture sottomarine a 10 metri di profondità, a circa 3 chilometri al largo di Lignano Sabbiadoro, che avranno lo scopo di offrire riparo e vita per i pesci, i molluschi e i crostacei dell’Alto Adriatico. La porzione di mare afferente al progetto, monitorato in precedenza e che continuerà a essere controllato nei prossimi mesi, in collaborazione con tecnici (anche subacquei), esperti, il Cogepa Monfalcone-Trieste e la validazione dell’Università di Udine, è di circa 800 ettari di un’area che Arpa Fvg ha definito con uno stato ecologico “buono”.


Un modello innovativo di gestione della risorsa e della pesca sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Non si deve dimenticare, infatti, lo stato di crisi del comparto regionale, sia a causa della riduzione del pescato (-74% a Grado e -54% a Marano Lagunare, negli ultimi 10 anni) che delle flotte (-20%). Una crisi che colpisce soprattutto la pesca artigianale in conseguenza della mancanza di risorse ittiche, della riduzione dei “nutrienti”, dei cambiamenti ambientali e dell’invasione di organismi in competizione (granchio blu, ctenofori ecc.).
«Favorire il ripopolamento dei nostri mari significa anche dare prospettive concrete alla diversificazione delle attività che, in futuro, saranno sempre più importanti come l’ittiturismo e le attività legate alla gestione della risorsa mare – sottolinea Riccardo Milocco, presidente del Consorzio Cogepa -. Per rispondere alle sfide che la pesca ha davanti e pure per favorire il rinnovamento generazionale rendendo la professione più attrattiva per i giovani, vogliamo aumentare il nostro protagonismo all’interno della “blue economy”. I pescatori hanno l’esigenza di integrare la tradizionale attività di pesca con nuove fonti di reddito. Progetti come questo non sono quindi semplici “infrastrutture”, ma possono davvero far fare quel passo nel futuro a tutto il comparto, dando continuità alla filiera della pesca nella nostra regione, nei prossimi anni».
Delle piastre ottagonali di calcestruzzo “naturale”, a superficie ruvida, con degli enormi fori circolari, costituiscono la base per i moduli assemblati in maniera stabile a formare 80 piramidi adatte a promuovere la vita marina. Le piramidi saranno “protette” dalla pesca illegale a strascico da apposite barriere posizionate sui fondali. Come detto, l’intervento ha lo scopo di aumentare le superfici sottomarine solide con degli scogli “artificiali” ottenendo un effetto di attivazione della catena alimentare e di aggregazione, aumentando così la presenza della popolazione ittica, soprattutto locale: branzini, orate, ombrine, cefali, sardoni, sardelle, suri. Nell’area di mare considerata, l’attività di pesca verrà condotta in modo sostenibile, grazie a un regolamento redatto dal Cogepa, verificando costantemente l’entità e la qualità dei prelievi. La fase realizzativa del progetto terminerà in novembre, ma i suoi effetti si vedranno negli anni futuri.

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In copertina e all’interno due immagini della posa delle strutture in mare a Lignano.

“Fish Very Good in Laguna” invita oggi e domani in Pescaria Vecia a Marano

Verrà inaugurato questa mattina, alle 11, nella Pescaria Vecia di Marano Lagunare, “Fish Very Good in Laguna”, manifestazione che sarà protagonista fino a domani con una serie di iniziative coordinate al fine di valorizzare le attività di pesca e di acquacoltura presenti sul territorio, l’habitat umano e naturale ad esse connesse, il ricco patrimonio storico e culturale legato alle tradizioni della pesca, nonché di promuovere le eccellenze ittiche di mare e di laguna in cucina. La manifestazione è organizzata da Aries – società in house della Camera di commercio Venezia Giulia, in qualità di capofila del Flag (Fisheries Local Action Group) Gac Fvg, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Marano Lagunare.

La Pescaria Vecia di Marano.

Dopo la tre giorni di metà luglio in piazza del Ponterosso a Trieste con Fish Very Good – Il Salone a miglio e il matrimonio con la Malvasia nell’evento a Portopiccolo del 29 luglio, Fish Very Good sbarca a Marano Lagunare, cuore pulsante e nevralgico della pesca e acquacoltura made in Friuli Venezia Giulia. E sbarca con 23 proposte di fruizione del territorio, in chiave turistica, culturale, paesaggistica, gastronomica, con sempre la pesca e l’acquacoltura al centro. Show cooking a base di prodotti ittici di mare e di laguna stagionali, uscite in barca in abbinamento a tour cicloturistici per le zone di pesca, visite guidate a luoghi di allevamento e cattura come valli da pesca e bilance, esperienze di pescaturismo in laguna, tour per canali e casoni, passeggiate storiche, visite a musei e mostre.
Le esperienze e attività programmate sono per la maggior parte gratuite, altre ad un prezzo decisamente promozionale, grazie all’intervento del progetto Fish Very Good appunto, e dei finanziamenti assicurati da Fondo Europeo per la Pesca e le Attività Marittime, dal Ministero per le Politiche agricole alimentari e forestali e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

“Fish Very Good in Laguna” è un’azione del progetto Fvg – Fish Very Good – Fresco Vicino e Genuino, progetto di promozione del prodotto ittico locale e di valorizzazione delle zone di pesca e acquacoltura del Friuli Venezia Giulia, finanziato nell’ambito della strategia di sviluppo locale e relativo piano d’azione del Flag Gac Fvg. Si tratta di un gruppo di azione locale per la pesca del Friuli Venezia Giulia composta da 11 partner pubblici e privati che ha elaborato una strategia di sviluppo locale e il relativo piano d’azione, finanziata dalla Misura 4.63 del P.O. Feamp 2014-2020 – Fondo Europeo per le Attività Marittime e della Pesca.

Fish Very Good a Trieste.

Programma e informazioni su www.fishverygood.it

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In copertina, uno scorcio di Marano Lagunare con pescherecci ancorati in porto.

Agroalimentare Fvg, in arrivo norme a tutela di castagneti e pescaturismo

«Le norme per valorizzare i castagneti da frutto e il settore del pescaturismo vanno a colmare due ambiti importanti per l’economia regionale, entrambi con buone prospettive di sviluppo. Anche la discussione odierna in Commissione consiliare lo ha confermato con un dibattito costruttivo su entrambi i testi normativi».
È il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, a margine della riunione della seconda Commissione consiliare che, come informa Arc, ha preso in esame le proposte di legge numero 131 “Norme per favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti” e numero 136 “Disciplina del pescaturismo, ittiturismo e della attività connesse alla pesca professionale e all’acquacoltura”, entrambe di iniziativa di alcuni consiglieri di maggioranza.
Con riferimento alla prima proposta di legge, «sono stati formulati degli emendamenti che hanno determinato, tra l’altro, la specificazione dei profili di accesso ai contributi e la previsione che l’erogazione dei contributi stessi vada subordinata alla positiva conclusione dei procedimenti autorizzativi, con riferimento in particolare alla classificazione catastale. Le risorse saranno erogate a seguito dell’emanazione di specifici bandi», ha spiegato Zannier.
La seconda proposta di legge integra il vigente ordinamento regionale in materia di pesca e agriturismo, «disciplinando in modo organico tutte le attività correlate e non prevalenti in materia di pesca professionale, indicando norme specifiche per questo particolare settore che non sempre si conciliano con le normative dettate per il settore agricolo tradizionale. Si tratta, infatti, di attività fortemente integrate con la promozione turistica del territorio», ha chiarito infine l’assessore Zannier. Gli articolati passeranno all’esame dell’Aula nelle prossime settimane.

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In copertina, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.

Volano mais e soia, crolla il frumento. Crescono i vigneti e meleti, stalle ko

(g.l.) Com’è andata l’annata agricola 2021 in Friuli Venezia Giulia? Confagricoltura cerca di fare il punto e rileva che i valori della produzione sono ancora in calo, anche se nel contempo migliora la bilancia commerciale regionale. E le colture? Mais e soia sono le più coltivate, mentre crolla il frumento. Crescono vigneti e meleti. Si affacciano nuove, seppur marginali colture: nocciolo, olivo e noce. Zootecnia sempre in crisi, visto che continuano a chiudere le stalle, mentre suini, pesci e api hanno un andamento positivo. Ma andiamo con ordine, analizzando i primi dati dell’annata agricola appena trascorsa, elaborati dal Centro studi di Confagricoltura Fvg.

Philip Thurn Valsassina

Costi alle stelle – Il 2021 agroalimentare del Friuli Venezia Giulia porta via con sé una diminuzione del valore dei prodotti pari a un -2,7 per cento sul 2020, ma di un -13 per cento sul 2018. Migliora la bilancia commerciale con un export che cresce del 6,5 per cento per i prodotti dell’agricoltura e della pesca (a fronte di una crescita delle importazioni dello 0,29 per cento) e dell’11,85 per cento per i prodotti alimentari e le bevande a fronte di un’importazione che cresce del 4,67 per cento. Complessivamente, il valore delle esportazioni supera il miliardo di euro. «La tendenziale continua crescita dei costi di produzione, sta effettivamente mettendo in crisi le nostre aziende – sottolinea il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina -. In questo modo, tra l’altro, l’attività agricola rimane poco appetibile per i giovani facendo venire meno, nel comparto, l’apporto di nuove idee e il necessario ricambio generazionale. Oltre all’intervento strutturale sui costi dell’energia, è di assoluta necessità l’accorciamento delle filiere per far rimanere più valore aggiunto nelle tasche degli imprenditori agricoli. Inoltre, auspico che l’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari mantenga alta la tensione e l’attenzione sulle proposte e le determinazioni della nuova “Pac 2027” affinché contenga benefici concreti e duratori per le imprese agricole».

Seminativi – Tra i seminativi, ritorna a crescere il mais che è la prima coltivazione del Friuli Venezia Giulia, con 44.633 ettari e oltre 4milioni e 400 mila quintali di prodotto. Dal punto di vista della superficie, è tallonato dalla soia, con i suoi 38.752 ettari investi e 814 mila quintali. Ambedue le coltivazioni sono in crescita sul 2020. Non si può non segnalare il crollo del frumento che scende dagli 8.780 ettari investiti ai soli 300. Praticamente stazionario l’orzo, nonostante il forte interesse delle industrie della birra verso questo cereale (in tema, vengono censiti anche 4 ettari dedicati alla coltivazione del luppolo). L’ortaggio più coltivato è la patata, con i suoi 229 ettari (in calo sul 2020), seguito dall’asparago con 185 ettari (stazionario).

Colture arboree – Il melo è il fruttifero più coltivato, con i suoi 1.318 ettari investiti (in crescita) per una produzione di oltre 641 mila quintali. Stazionario l’investimento in kiwi, secondo frutto più coltivato, con i suoi 520 ettari. Allo stesso tempo, si segnala la crescita e la diffusione di “nuove” coltivazioni: il nocciolo, innanzitutto, che passa da 286 a 384 ettari; l’olivo, da 259 a 280 ettari; il noce, da 65 a 121 ettari. Confermato il trend in crescita per i vigneti che continuano a segnalare l’avvio di nuovi impianti. Infatti, la superficie investita passa dai 26.984 ettari del 2020, ai 28.687 del 2021.

Bovine sul Montasio.

Bovini in crisi – Nel comparto zootecnico, prosegue l’andamento negativo ultradecennale dell’allevamento bovino. Attualmente, nelle nostre 2.191 stalle trovano spazio 73.686 bovini. Gli allevatori dell’anno precedente erano 2.202 e si prendevano cura di 74.393 capi. Dal punto di vista dei numeri, vanno meglio la suinicoltura, l’acquacoltura e l’apicoltura. Sono una decina in più, infatti, gli allevatori di maiali del 2021 che fanno crescere 267.135 capi. Il trend segna una curva tendenzialmente positiva dal 2018. Gli allevamenti di crostacei, molluschi e pesci, attivi nella regione, sono 226; erano 144 nel 2012. Dal 2016, l’apicoltura del Friuli Venezia Giulia pare aver trovato un nuovo slancio. Il numero di apicoltori è passato dai 1.192 di cinque anni fa (professionisti o meno) agli attuali 1.878; le arnie sono quasi raddoppiate, passando dalle 2.456 di allora alle attuali 4.325.

Soia seconda coltura.

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In copertina, in Fvg il settore vitivinicolo continua a crescere.

Anche la pesca dei fasolari in difficoltà: crollo di quasi metà fatturato

(g.l.) L’emergenza sanitaria, come è noto, ha assestato un duro colpo anche alla pesca del Friuli Venezia Giulia e uno dei settori che esce maggiormente provato dal Covid è quello della raccolta dei fasolari, molluschi di qualità richiesti soprattutto sulle tavole delle feste, ma soprattutto nella ristorazione di buon livello, comparto economico-produttivo che pure lamenta gravissime perdite a causa delle restrizioni anti-contagio, come la prolungata chiusura delle attività tra Natale, Capodanno ed Epifania. Se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila, con un crollo intorno al 45 per cento. E questo dimostra quanto sia stato rilevante il calo dei consumi, con un danno molto grave che colpisce tutti gli operatori da Marano Lagunare e Grado fino al Golfo di Trieste.

La pesca notturna dei fasolari.


Tuttavia, in questo clima di evidenti difficoltà, il presidente del Cogemo, Marino Regeni, esprime grande soddisfazione per la proficua collaborazione creatasi, nel corso del 2020, con la Capitaneria di Porto di Monfalcone nel seguire le attività del Consorzio Gestione Molluschi, in particolare proprio nella pesca dei fasolari. Un’attività autorizzata dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, tramite il rilascio di un numero definito di autorizzazioni ad altrettante imbarcazioni. Solo chi dispone di questa autorizzazione può pescare e, nella nostra regione, si tratta attualmente di 29 imbarcazioni “turbosoffianti” sulle 40 aderenti al Consorzio, mentre le rimanenti si dedicano alla pesca delle vongole e dei cannolicchi.
Purtroppo, nelle nostre acque, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e di alcune condizioni dell’ambiente marino, queste due specie sono in forte diminuzione, tanto da consigliare la sospensione della pesca e la messa in atto di progetti per favorirne il ripopolamento. Però chi pescava queste specie si trova, nel frattempo, senza lavoro. Per venire loro incontro, in un’azione di solidarietà, i pescatori di fasolari nel 2020 hanno deciso, chiedendo l’autorizzazione al Mipaaf, di suddividere le loro quote di pesca con i colleghi più sfortunati, pescando a turno.
«La gestione risulta complessa, in quanto bisogna permettere a tutti di pescare e di ottenere lo stesso reddito, facendo turnare le barche in pesca. Un grosso aiuto ci è stato fornito dalla Guardia costiera di Monfalcone, alla quale rivolgiamo un sentito ringraziamento, che ha dimostrato una grande sensibilità e attenzione nel cogliere l’importanza dell’assicurare a tutti la possibilità di lavorare nel rispetto delle regole – spiega ancora Regeni -. Ci ha aiutato nello stabilire le modalità per programmare la turnazione e nell’individuare gli schemi più semplici ed efficaci di comunicazione reciproca, fra Consorzio e Guardia costiera». La solidarietà fra operatori e l’importante frenata ai consumi dovuta all’emergenza Covid ha portato, però, a una drastica diminuzione del fatturato per tutti: come si diceva, se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila. Un durissimo colpo, insomma.
«La situazione delle risorse non è ancora migliorata e, per questo – conclude il presidente Regeni -, abbiamo chiesto al Mipaaf di riconfermare la presente metodologia di lavoro, sperando in un recupero del mercato e, di conseguenza, in un miglior reddito per tutti».

Pescatori nel porto di Grado.

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In copertina, i gustosissimi fasolari molto ricercati nella ristorazione.

 

 

Ecco “Fish Very Good” un piano per rilanciare il prodotto del mare Fvg

La somma di oltre 450 mila euro provenienti dai fondi europei per le attività marittime e della pesca (Feamp) sarà messa a disposizione per la promozione del prodotto ittico del Friuli Venezia Giulia. Lo stanziamento, approvato dall’assemblea del Gruppo d’azione costiera Fvg (Flag Gac Fvg) prevede – come specifica l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, che ha partecipato all’assemblea – “il sostegno a un progetto per diffondere la conoscenza delle produzioni locali a favore del consumatore finale”. “In questo momento – sostiene Zannier – risulta estremamente necessaria una forte attività di informazione sulla produzione di alta qualità realizzata con le risorse ittiche che vantiamo in regione, al fine di valorizzare il comparto ma anche per sensibilizzare i cittadini del Friuli Venezia Giulia a privilegiare il consumo di prodotti provenienti dalla nostra realtà”.

Stefano Zannier


Il Gruppo di azione costiera, presieduto da Antonio Paoletti, è costituito – come informa una nota Arc – sottoforma di Ats da undici soggetti pubblici e privati, i quali hanno formalizzato un partenariato per l’attuazione di misure di sviluppo sostenibile per le zone di pesca e acquacoltura. Ne fanno parte i Comuni di Duino Aurisina, Grado e Marano Lagunare, le associazioni di categoria e sindacali del settore ittico e Aries Scarl-Camera di commercio Venezia Giulia con il ruolo di capofila.

Il “boreto a la graisana”.


Il finanziamento fa seguito ad una serie di approfondimenti, nel corso dei quali sono state messe a fuoco le difficoltà del settore e individuate alcune delle iniziative da mettere in campo. Una di queste è il piano “Fish Very Good” il quale ha a che fare con un progetto di promozione e divulgazione per indirizzare i consumi verso le produzioni locali, facendo conoscere e valorizzare le diverse tipologie di pesce “nostrano” e i prodotti dell’acquacoltura, assieme alla loro stagionalità, andando oltre l’attuale orientamento dei consumatori verso quelli più conosciuti. L’intento è anche quello di promuovere i prodotti trasformati ricavati dalle risorse ittiche locali, che mantengono le caratteristiche di qualità del pescato e del prodotto degli allevamenti interni e costieri.
“Il progetto – conclude Zannier – vuole non solo accompagnare la crescita del settore ittico regionale favorendone l’ampliamento, ma anche sostenere il processo di preparazione di prodotti semilavorati all’interno del Friuli Venezia Giulia. Ciò avverrà con una serie di azioni che andranno dalla presenza alle fiere e ai saloni, alle azioni di marchio, a eventi di sensibilizzazione e campagne informative, alla individuazione di nuovi canali di vendita nonché al rafforzamento dei partner della filiera ittica regionale.

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In copertina, un peschereccio nel porto di Grado e qui sopra uno scorcio della laguna.

 

La pesca anche del Fvg chiede maggior attenzione in Italia e in Europa

Il settore della pesca sollecita maggior attenzione sia in Italia che in Europa. E Alleanza delle Cooperative Italiane ribadische che serve fermezza con l’Unione Europea sulla richiesta di riduzione della possibilità di pescare. Le cooperative della pesca e dell’acquacoltura hanno, infatti, dimostrato di rappresentare, soprattutto nel periodo di confinamento, un nodo cruciale per l’approvvigionamento alimentare del Paese e il sostentamento della popolazione, garantendo le forniture costanti di prodotto fresco per le tavole degli italiani. Le cooperative della filiera ittica rappresentano, inoltre, un importante presidio per le economie dei territori in cui operano.

Pescatori nel porto di Grado.


Perciò, tenendo conto anche delle lezioni apprese dal confinamento, sono quanto mai necessarie e improcrastinabili le misure che nel breve periodo mirino al sostegno e nel medio-lungo al riposizionamento della filiera. «Eppure la Commissione europea, imperterrita – afferma l’Alleanza delle Cooperative -, continua a pensare che l’unico problema sia l’eccesso di pesca, che vuole ridurre ulteriormente, fino al 30 per cento, la pesca a strascico nel Mediterraneo occidentale; inoltre, per voce dello stesso Commissario all’Ambiente e alla Pesca, Virginijus Sinkevičius, sembra intenzionata a portare avanti una analoga politica di riduzione (pesce azzurro compreso) anche in Adriatico, senza chiarire quali sarebbero gli eventuali ristori per gli operatori danneggiati. A fronte di tutto ciò, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, allo stato attuale, sembra ignorare l’esistenza dei comparti della pesca e dell’acquacoltura».
«Per tutti questi gravi motivi – dice FedAgriPesca Fvg, in rappresentanza dell’Alleanza delle Cooperative Italiane -, chiediamo al Governo e, in particolare al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, di sostenere il comparto nel prossimo Consiglio dei Ministri europei dell’Agricoltura e pesca dei prossimi 15 e 16 dicembre, bloccando qualsiasi iniziativa della Commissione europea che tenda a ridurre l’attività di pesca nel Mediterraneo occidentale e in Adriatico; di sostenere le proposte del Parlamento a favore di misure di rafforzamento della filiera ittica nazionale nella Legge di bilancio 2021 attualmente in fase di discussione; di prevedere un piano industriale per la filiera ittica da valorizzare con le risorse del Next Generation Ue. Questo, in Friuli Vg, significa aiutare le iniziative nelle nostre marinerie che, seppur piccole, hanno bisogno di riorganizzarsi per affrontare il futuro e attirare i giovani».

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In copertina e qui sopra due immagini di Marano Lagunare “capitale” della pesca in Friuli Venezia Giulia.

Natale ormai vicino, ma la pesca è al collasso: l’allarme di un Fvg senza aiuti

di Giuseppe Longo

Natale sempre più vicino, quasi alle porte a giudicare da addobbi e luminarie che, nelle nostre città, hanno debuttato con largo anticipo rispetto al passato. Ma ristoranti e trattorie hanno le serrande desolatamente abbassate e, di conseguenza, tutto l’agroalimentare ne soffre, a cominciare da quello ittico che, praticamente, è già al collasso. Infatti, la ripresa delle limitazioni conseguenti alla seconda ondata del Covid-19 ha di nuovo colpito il comparto della pesca regionale, in particolare proprio in seguito alla chiusura della ristorazione, dapprima senza la cena (con lo stop delle attività alle 18) e ora con il blocco totale in seguito al declassamento del Friuli Venezia Giulia in zona arancione. E adesso si parla anche del rischio, pare purtroppo concreto, di zona rossa!
«Siamo nella stagione in cui c’è molta varietà di pesce, ma il nostro sbocco commerciale principale, i ristoranti, sono di nuovo chiusi», riferisce attraverso una nota dai toni molto preoccupati il vicepresidente di FedAgriPesca Fvg e presidente della Cooperativa pescatori San Vito di Marano Lagunare, Riccardo Milocco. Aggiungendo: «La situazione rischia di essere peggiore della primavera scorsa, anche perché ci stiamo avvicinando al Natale, periodo in cui abitualmente realizziamo i nostri maggiori profitti». «Stiamo vivendo un momento ancora peggiore rispetto a quello della primavera scorsa anche per la tipologia di pesce che peschiamo – aggiunge Toni Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado -. Mentre in primavera si pescavano specie che era possibile facilmente conservare o trasformare, come le seppie, adesso ci troviamo con pesce pregiato che viene consumato abitualmente fresco, come i branzini o le orate, ma che nessuno vuole acquistare, anche a prezzi ribassati».

Reti da pesca in porto a Grado.


«Anche per i per settore dei molluschi bivalvi la situazione è più che critica: catastrofica – gli fa eco il neopresidente del Cogemo, Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, Marino Regeni -. L’unica specie che riusciamo a pescare è quella dei fasolari. Le altre specie hanno subito forti morie naturali negli anni passati e, adesso, le stiamo tutelando non pescandole. Ma il fasolaro è un prodotto destinato quasi interamente alla ristorazione e principalmente nelle regioni meridionali, entrambi mercati oggi chiusi. Siamo 40 imprese che si trovano a lavorare al limite della sopravvivenza», è il grido di dolore di Regeni.
Ma, purtroppo, oltre al danno anche la beffa, che spesso, come si sa, vanno a braccetto: le imprese di pesca e acquacoltura, dapprima presenti, sono state estromesse dal Decreto ristori-bis del Governo nazionale. «Dopo un iniziale sospiro di sollievo per la prospettiva di un contributo a fondo perduto, importante quando non ci sono entrate provenienti dalle vendite, siamo rimasti meravigliati e delusi nel vedere che per le nostre imprese veniva previsto solo una decontribuzione per i mesi di novembre e dicembre – spiega Milocco -. Certo è meglio di niente, ma adesso le imprese hanno bisogno di liquidità per compensare il calo di fatturato. Soprattutto se consideriamo gli effetti imprevedibili di una pandemia che peggiora di giorno in giorno, con il blocco pressoché totale di tutti gli sbocchi di mercato per i nostri pescatori e acquacoltori. Torniamo a chiedere ai consumatori, come già fatto in primavera, di sostenerci acquistando il nostro pesce e i nostri molluschi – conclude Milocco -. Sappiamo che, a volte, è difficile riconoscere il nostro prodotto sul banco delle pescherie, ma come operatori ci impegneremo, aiutati dal Gruppo di Azione Costiera Flag Gac Fvg, a trovare modalità per farlo riconoscere e per pubblicizzare i luoghi dove sarà possibile trovare il pescato regionale».

Ecco il boreto alla graisana.


E’ il triste ritratto, insomma, di un settore produttivo in affanno, con appunto decine di imprese al limite della sopravvivenza. Perché il pesce, anche se pregiato, essendo bloccata la ristorazione  – per cui è impossibile apprezzare piatti meravigliosi, come ad esempio il tipico “boreto a la graisana” -, non si vende ed evidentemente, i consumi domestici non riescono a sopperire a queste mancate collocazioni, tamponando una falla che di giorno in giorno sempre più sta diventando una voragine. E poi, come se non bastasse, gli aiuti economici mancano, mentre sono indispensabili per garantire un minimo di ossigeno alle imprese che non lavorano, come in questo caso negli importanti settori della pesca e dell’acquacoltura. Peggio di così…

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In copertina, un peschereccio ormeggiato in porto e qui sopra la Laguna di Grado e Marano.

 

Agricoltura, in Fvg fondi già disponbili per le misure anti-Coronavirus

Fondi disponibili già da subito per il comparto primario sia con finanziamenti a tasso 0 sia con anticipo del valore di magazzino e consolidi, il tutto facilitato da istruttorie brevi e semplificate. Il Friuli Venezia Giulia è già operativo per dare sostegno agli imprenditori che operano nel settore primario come ha affermato l’assessore regionale alle risorse Agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo in II Commissione consiliare per illustrare le misure anti-Coronavirus proposte dalla Regione per il comparto.
L’esponente dell’esecutivo Fedriga – informa una nota Arc – ha evidenziato come la Regione, grazie alla potestà legislativa in questo comparto e al massiccio lavoro compiuto dagli uffici, sia riuscita ad ottenere a livello europeo una serie di agevolazioni che permetteranno al Friuli Venezia Giulia di intervenire, fin d’ora, nei confronti delle aziende agricole, superando una difficoltà burocratica che invece altre Regioni stanno ancora scontando a livello nazionale.
Come si ricorderà, a metà marzo la Commissione europea aveva adottato una serie di misure di aiuto straordinarie che il Friuli Venezia Giulia ha modellato attraverso alcuni atti di giunta. “L’obiettivo del programma straordinario degli interventi anti Covid 19 – ha spiegato Zannier – è quello di sostenere la liquidità corrente del sistema produttivo agricolo e agroalimentare nella situazione di difficoltà economica e finanziaria conseguente all’emergenza epidemiologica”.
Attraverso la dotazione del Fondo di rotazione regionale, il cui regime l’Unione Europea ha ritenuto essere in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo degli aiuti di Stato, la Regione Fvg ha già potuto mettere in atto una serie di interventi a favore delle imprese che operano nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca. “Con i fondi a nostra disposizione – ha illustrato Zannier alla II Commissione – possiamo ad esempio già finanziare la conduzione aziendale uscendo dai parametri fissati dal regime ‘de minimis’ oppure aprire linee di contrattazione con istituti di credito per le moratorie, spostando le scadenze di pagamenti su mutui già assunti con il fondo di rotazione. Ed ancora possiamo iniettare liquidità nel sistema, attraverso prestiti a tasso zero, senza tener conto del tetto massimo previsto nell’arco di tre anni dalle normative europee vigenti“.

L’assessore regionale Zannier.

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In copertina, la viticoltura collinare in Friuli Venezia Giulia.