LA RICETTA – “Us e lidric” a Ramandolo è il piatto della primavera

di Gi Elle

A Ramandolo, nella ricorrenza di San Bastian – la borgata di Nimis è già in festa ma, secondo tradizione, vive il momento più sentito della simpatica sagra la seconda domenica di marzo -, c’è un piatto da sempre protagonista e che sa tanto di primavera. E oggi per la consueta “Ricetta del sabato”  ve lo proponiamo: “us durs e lidric cul poc”, come dire uova sode e radicchio col gambo.
E’ superfluo dare dosi perché la ricetta è così elementare che ognuno si regola come meglio crede riguardo alle quantità, in base al numero di coloro che siederanno a tavola. Importante è, però, condire il radicchio con un buon olio extravergine di oliva, magari scelto fra quelli prodotti in Friuli Venezia Giulia e pure sulle pendici del monte Bernadia, come appunto a Ramandolo o nella vicina Sedilis, a Torlano e a Nimis. Un ottimo condimento, come appunto l’olio – evo, si usa dire oggi, tanto per semplificare -, è infatti fondamentale per gustare la fragranza e la sapidità, con leggero sentore amorognolo, del radicchio di campo.
E il vino? Ma naturalmente un fresco Friulano – l’ex Tocai – dei Colli orientali, ai quali anche il territorio comunale di Nimis appartiene. Il suo abbinamento con le uova sode e il radicchio è perfetto. Buon appetito!

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In copertina, “us e lidric” il tipico piatto di Ramandolo e della sua sagra marzolina.

 

Al via Cantine Aperte a San Martino. Ed è sold out per “Oro di Ramandolo”

di Gi Elle

La mattinata si è presentata incerta e con piogge residue, ma le indicazioni meteo dell’Osmer sono incoraggianti per il pomeriggio, quando si prevede un diffuso miglioramento, e soprattutto per domani. Per cui dovrebbero essere buone anche le premesse per questa nuova edizione di “Cantine Aperte a San Martino”, la manifestazione enogastronomica d’autunno che s’incrocia con “Oro di Ramandolo” in programma soltanto nella giornata odierna a Nimis – ma è già sold out, vale a dire tutto esaurito –, mentre l’intera festa del Movimento turismo del vino si terrà ovviamente anche domani. Ma ecco alcuni dettagli.

CANTINE APERTE – Riecco, dunque, Cantine Aperte a San Martino”. Sono 37 le aziende del Friuli Venezia Giulia che apriranno le loro porte per un weekend tutto da gustare. Due giorni ricchi di iniziative che invitano a scoprire e apprezzare eccellenti vini e delizie gastronomiche. Le porte della cantine Fvg sono già aperte da stamane e lo rimarranno fino alle 18 (così anche domani) per visite e degustazioni, libere o su prenotazione. Alcune aziende organizzano anche cene e pranzi “A Tavola con il Vignaiolo”, in cui l’enogastronomia viene declinata in menù caratteristici da degustare direttamente nelle cantine, negli agriturismi e nei ristoranti della regione. In molte aziende gli ospiti troveranno il “Piatto Cantine Aperte a San Martino”, ovvero interessanti proposte di abbinamento cibo/vino per arricchire ulteriormente le degustazioni. Inoltre, ovunque ci saranno gli sfiziosi panificati Il Maggese/Novalis ingrado di coniugare gusto e salute.
Oltre alle interessanti proposte di degustazione vini in abbinamento a prodotti tipici del territorio e di stagione, nelle cantine potranno essere apprezzate anche altre interessanti esperienze artistiche come la pittura con la feccia del vino, incontri con artisti locali e mostre fotografiche, naturalistiche alla scoperta delle terre del Chiarò, storiche con visite ad Abbazie e bunker della Guerra Fredda, tradizionali come la torchiatura dell’uva passita con il torchio di legno. I vignaioli sono pronti ad accogliere gli enoturisti offrendo loro da 1 a 3 degustazioni gratuite mentre le successive, a discrezione di ogni singola azienda, potranno essere a pagamento.

Autunno nei vigneti di Rosazzo.

ORO DI RAMANDOLO – “Un vino di color oro, leggermente tannico, di corpo, amabile, con profumo di acacia, di frutta matura, molto equilibrato e piacevole”. Così sta scritto nel decreto ministeriale che dal 2001 ha consacrato il Ramandolo primo vino a Docg del Friuli Venezia Giulia. Nasce quindi proprio dal disciplinare di produzione il titolo – “Oro di Ramandolo” – di un evento promozionale di grande richiamo, in programma appunto proprio oggi. Organizzato dai produttori del Ramandolo Docg, coordinati dal Consorzio tutela vini Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con il Comitato festeggiamenti Ramandolo ed il sostegno di CiviBank, si tratta di un tour enogastronomico che, fino al tramonto (ma anche dopo) , si snoderà tra colline e cantine ubicate a Nimis e nelle frazioni di Ramandolo e Cergneu. Quattro cantine (Andrea Comelli, I Comelli, Dario Coos e La Roncaia), la famosa Osteria di Ramandolo, una suggestiva country-house, il Ramandolo Club, ed il ritrovo agrituristico Là di Cjapen: in totale sono sette le tappe che ospiteranno sedici ristoratori, diciotto vignaioli e numerosi artigiani del gusto. Moltissime le adesioni finora registrate, tanto che uno dei produttori protagonisti, Lorenzo Comelli (Filippon), ha annunciato raggiante,  già nella tarda serata di ieri, il “sold out”, appunto tutto esaurito.
Protagonisti, in abbinamento a gustosi assaggi (piatti di stagione e prodotti di territorio), il Ramandolo e gli altri pregiati vini bianchi e rossi prodotti in zona. In ogni location è prevista la colonna sonora con musica dal vivo. Per chi oltre ad assaggiare ha piacere di saperne di più, il programma prevede sei degustazioni guidate (a numero chiuso, su prenotazione) dedicate ai due vitigni “clou” del territorio: il Ramandolo Docg ed il Refosco. Gli spostamenti di tappa in tappa verranno assicurati da una vera e propria “flotta” di pulmini messi a disposizione dall’organizzazione; le autovetture dovranno essere parcheggiate in via Valle a Nimis (cantina “I Comelli”) dove funzionerà la reception e dove si potrà ritirare “pass”, bicchiere e programma-menu. Il tour si svolgerà a prescindere dalle condizioni meteo: tutte le degustazioni infatti, considerata la stagione, si svolgono in ambienti chiusi e riparati. L’aperitivo – bollicine del territorio e vini fermi di Nimis e di un gruppo di giovani produttori di Savorgnano del Torre – verrà abbinato alle eccellenze dell’agroalimentare friulano, a cominciare dai prosciutti di San Daniele e di Sauris. Non mancherà una selezione di formaggi abbinati a due rossi “ospiti”: il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto, special guest della manifestazione. Il gran finale sarà ospitato nella tappa di partenza (dai Comelli) con il buffet dei dolci, il “banco d’assaggio” con il Ramandolo Docg di tutti i produttori aderenti alla manifestazione, la celebre Grappa di Ramandolo della Distilleria Ceschia, la più antica del Friuli, e il Caffè Illy.

Etichette di Ramandolo Docg.

I VIGNAIOLI PROTAGONISTI

Alessandro Coos
Anna Berra di Monai Ivan
Bressani Giuseppe
Comelli Andrea
Claucigh Andrea
Cussigh Maria
Cussigh Pietro
Dario Coos
Dri Giovanni – Il Roncat
Dri Mario
Filippon di Comelli Lorenzo
I Comelli
La Roncaia
Micossi di Revelant Walter
Monai Gildo
Vigneti Pittaro
Vizzutti Sandro e Marco
Zaccomer Maurizio

Info sono disponibili in internet (www.orodiramandolo.it), sulla pagina Facebook Oro di Ramandolo oppure telefonando al numero 3384656394. I menù “A Tavola con il Vignaiolo”, l’elenco dei “Piatti Cantine Aperte a San Martino”, le esperienze proposte e tante altre informazioni per vivere al meglio l’evento sono disponibili su www.cantineaperte.info

Per altre informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Tel. 0432.289540 – cell. 348 0503700
info@mtvfriulivg.it

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In copertina, porte aperte nelle cantine Fvg per la tradizionale ricorrenza di San Martino.

A “Oro di Ramandolo” anche grandi vini da Faedis, Savorgnano e Prepotto

di Gi Elle

Ci saranno anche tre “special guest” – cioè ospiti speciali – nella grande giornata di “Oro di Ramandolo” in programma dopodomani, a Nimis. Faranno festa con il celebre Docg ottenuto sulle colline marnose ai piedi del monte Bernadia i vini bianchi di Savorgnano del Torre, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto. A questi ultimi, due grandi rossi autoctoni che non temono confronti, sono state riservate specifiche sottozone, le quali nel tempo potrebbero preludere a due nuove denominazioni di origine controllata e garantita, che si aggiungerebbero, quindi a Ramandolo, ma anche a Picolit e a Rosazzo.
Un’ottima compagnia, quindi, per regalare agli enoappassionati che sceglieranno questa invitante meta nell’ambito della prima giornata di “Cantine Aperte a San Martino”, l’ormai affermata manifestazione autunnale organizzata dal Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia. Ma anche per fare festa con i produttori di Nimis che da alcuni anni organizzano la bella manifestazione, coordinati dal Consorzio tutela vini Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con il Comitato festeggiamenti Ramandolo ed il sostegno di Civibank. Si tratta, come già annunciato, di un evento enogastronomico “itinerante” che, appunto sabato per tutta la giornata, si snoderà tra colline e cantine ubicate a Nimis e nelle frazioni di Ramandolo e Cergneu. Quattro cantine (Andrea Comelli, I Comelli, Dario Coos e La Roncaia), la famosa Osteria di Ramandolo, una suggestiva country-house, il Ramandolo Club, ed il ritrovo agrituristico Là di Cjapen: in totale sono sette le tappe che ospiteranno sedici ristoratori, più di altrettanti vignaioli e numerosi artigiani del gusto” che proporranno delle specialità con cui accompagnare le degustazioni.

Ecco il Refosco di Faedis…

… e lo Schioppettino di Prepotto.

Protagonisti, in abbinamento a gustosi assaggi (piatti di stagione e prodotti di territorio), il Ramandolo e gli altri pregiati vini bianchi e rossi prodotti in zona. In ogni location è prevista la colonna sonora con musica dal vivo. Per chi oltre ad assaggiare ha piacere di saperne di più, il programma prevede anche sei degustazioni guidate (a numero chiuso, su prenotazione) dedicate ai due vitigni “clou” del territorio: il Ramandolo Docg ed il Refosco, appunto di Faedis (noto anche come Refoscone) o dal Peduncolo rosso.
Gli spostamenti di tappa in tappa verranno assicurati da alcuni pulmini messi a disposizione dall’organizzazione. Per cui le autovetture dovranno essere parcheggiate in via Valle a Nimis (cantina “I Comelli”, prima del bivio per Ramandolo-Torlano) dove funzionerà la reception e dove, a partire dalle 11, si potrà ritirare “pass”, bicchiere e programma-menu. Il tour si svolgerà a prescindere dalle condizioni meteo, in quanto tutte le degustazioni infatti, considerata anche la stagione, si svolgono in ambienti chiusi e riparati.

L’aperitivo – bollicine del territorio e vini fermi di Nimis e di un gruppo di giovani produttori di Savorgnano del Torre – verrà abbinato alle eccellenze dell’agroalimentare friulano, a cominciare dai prosciutti di San Daniele e di Sauris. Non mancherà una selezione di formaggi abbinati ai due famosi rossi “ospiti”: appunto, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto (detto anche Ribolla nera). Il gran finale sarà ospitato nella tappa di partenza (dai Comelli) con il buffet dei dolci, il “banco d’assaggio” con il Ramandolo Docg di tutti i produttori aderenti alla manifestazione, la celebre Grappa di Ramandolo della Distilleria Ceschia, la più antica del Friuli, e il Caffè Illy.
Un programma più che invitante, dunque, per cui non resta che sperare in un miglioramento delle condizioni del tempo, che in questi giorni si è sbizzarrito con una vera e propria pioggia “a catinelle”. Come detto, se dovesse piovere, niente paura: tutto si terrà, opportunamente organizzato, al coperto. Ma ovviamente i  diciotto produttori del Ramandolo Docg impegnati nella manifestazione nutrono la fiducia che tutto andrà per il meglio.

Gli organizzatori consigliano di prenotarsi per tempo presso tutti gli esercizi di ristorazione e i vignaioli che partecipano all’iniziativa. Ulteriori informazioni sono disponibili in internet (www.orodiramandolo.it), sulla pagina Facebook Oro di Ramandolo oppure telefonando al numero 338 4656394.

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In copertina, grappoli di Verduzzo giallo fatti appassire per ottenere il prezioso Ramandolo Docg.

Tra colline e cantine dove a Nimis nasce l’Oro di Ramandolo

“Un vino di color oro, leggermente tannico, di corpo, amabile, con profumo di acacia, di frutta matura, molto equilibrato e piacevole”. Così sta scritto nel decreto ministeriale che dal 2001 ha consacrato il Ramandolo primo vino a Docg del Friuli Venezia Giulia. Nasce quindi proprio dal disciplinare di produzione il titolo – “Oro di Ramandolo” – di un evento promozionale di grande richiamo, che si svolge per tradizione nel sabato più vicino alla Festa di San Martino (che ricorre l’11 novembre). Data in cui, come afferma un antico adagio, “ogni mosto è vino”.
Fa eccezione però il Ramandolo Docg, che si ricava dai grappoli di Verduzzo giallo asciugati dal sole o lasciati appassire sui graticci. La torchiatura avviene normalmente tra fine ottobre e metà novembre, ed è il momento di festeggiare la chiusura dell’annata. Con questo spirito i produttori del Ramandolo Docg, coordinati dal Consorzio tutela vini Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con il Comitato festeggiamenti Ramandolo ed il sostegno di CiviBank, da alcuni anni organizzano il loro evento “itinerante”: un tour enogastronomico che, sabato 9 novembre, si snoderà tra colline e cantine ubicate a Nimis e nelle frazioni di Ramandolo e Cergneu. Quattro cantine (Andrea Comelli, I Comelli, Dario Coos e La Roncaia), la mitica Osteria di Ramandolo, una suggestiva country-house, il Ramandolo Club, ed il ritrovo agrituristico Là di Cjapen: in totale sono sette le tappe che ospiteranno sedici ristoratori, altrettanti vignaioli e due dozzine di “artigiani del gusto”.

Qui e sotto immagini del 2018.

Protagonisti, in abbinamento a gustosi assaggi (piatti di stagione e prodotti di territorio), il Ramandolo e gli altri pregiati vini bianchi e rossi prodotti in zona. In ogni location è prevista la colonna sonora con musica dal vivo. Per chi oltre ad assaggiare ha piacere di saperne di più, il programma prevede sei degustazioni guidate (a numero chiuso, su prenotazione) dedicate ai due vitigni “clou” del territorio: il Ramandolo Docg ed il Refosco.
Gli spostamenti di tappa in tappa verranno assicurati da una vera e propria “flotta” di pulmini messi a disposizione dall’organizzazione; le autovetture dovranno essere parcheggiate in via Valle a Nimis (cantina “I Comelli”) dove funzionerà la reception e dove, a partire dalle 11, si potrà ritirare “pass”, bicchiere e programma-menu. Il tour si svolgerà a prescindere dalle condizioni meteo (che al momento appaiono discrete): tutte le degustazioni infatti, considerata la stagione, si svolgono in ambienti chiusi e riparati.

L’aperitivo – bollicine del territorio e vini fermi di Nimis e di un gruppo di giovani produttori di Savorgnano del Torre – verrà abbinato alle eccellenze dell’agroalimentare friulano, a cominciare dai prosciutti di San Daniele e di Sauris. Non mancherà una selezione di formaggi abbinati a due rossi “ospiti”: il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto. Il gran finale sarà ospitato nella tappa di partenza (dai Comelli) con il buffet dei dolci, il “banco d’assaggio” con il Ramandolo Docg di tutti i produttori aderenti alla manifestazione, la celebre Grappa di Ramandolo della Distilleria Ceschia e il Caffè Illy. Gli organizzatori consigliano di prenotarsi per tempo presso tutti gli esercizi di ristorazione e i vignaioli che partecipano all’iniziativa.

Ulteriori informazioni sono disponibili in internet (www.orodiramandolo.it), sulla pagina Facebook Oro di Ramandolo oppure telefonando al numero 3384656394.

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In copertina, il caratteristico grappolo di Verduzzo giallo che dà il prezioso Ramandolo Docg.

Festa per gli enoturisti: riecco “Cantine Aperte a San Martino”

di Gi Elle

Riecco “Cantine Aperte a San Martino”! E’ iniziato, infatti, il conto alla rovescia per la ormai tradizionale manifestazione autunnale che dà appuntamento sabato 9 e domenica 10 novembre prossimi. E i caldi colori autunnali che colorano i vigneti saranno la magica cornice delle  visite degli enoappassionati in campagna e delle degustazioni in 37 cantine del Friuli Venezia Giulia che apriranno le loro porte per un weekend tutto da gustare.
Due giorni ricchi di iniziative che invitano nelle cantine di tutto il territorio regionale per scoprire e apprezzare eccellenti vini e delizie gastronomiche.  Degustazioni guidate dai produttori, abbinamenti cibo-vino, Pranzi e Cene con il Vignaiolo e piatti speciali saranno i protagonisti del grande evento organizzato dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia, guidato da Elda Felluga, e che pure quest’anno, nel suo ricco programma, vedrà anche la bellissima manifestazione “Oro di Ramandolo” nella zona di Nimis che vanta la prima Docg ottenuta in Friuli Venezia Giulia. Festa che sarà anticipata questa domenica da “Vinum in Fundo” ad Aquileia, manifestazione che coronerà il programma di “Calici di Stelle”, per la regia delle Città del Vino Fvg.

I colori dell’autunno a Rosazzo.

Nelle due giornate dell’evento le cantine apriranno le loro porte dalle 10 alle 18 per visite e degustazioni, libere o su prenotazione. Alcune aziende organizzano anche cene e pranzi “A Tavola con il Vignaiolo“, in cui l’enogastronomia viene declinata in menù caratteristici da degustare direttamente nelle cantine, negli agriturismi e nei ristoranti della regione. In molte cantine gli ospiti troveranno il “Piatto Cantine Aperte a San Martino”, ovvero interessanti proposte di abbinamento cibo/vino per arricchire ulteriormente le degustazioni. Inoltre, in tutte le cantine aderenti ci saranno gli sfiziosi panificati Il Maggese/Novalis in grado di coniugare gusto e salute.

Oltre alle interessanti proposte di degustazione vini in abbinamento a prodotti tipici del territorio e di stagione, nelle cantine potranno essere apprezzate anche altre interessanti esperienze artistiche come la pittura con la feccia del vino, incontri con artisti locali e mostre fotografiche, naturalistiche alla scoperta delle terre del Chiarò, storiche con visite ad Abbazie e bunker della Guerra Fredda, tradizionali come la torchiatura dell’uva passita con il torchio di legno. L’evento, infatti, non va inteso semplicemente come una festa del vino, bensì come un momento di confronto con le persone che si dedicano alla loro attività con professionalità e dedizione. Per questo motivo vi ricordiamo che i vignaioli sono pronti ad accogliere gli enoturisti offrendo loro da 1 a 3 degustazioni gratuite mentre le successive, a discrezione di ogni singola azienda, potranno essere a pagamento.

Porte aperte nelle cantine Fvg.

I menù “A Tavola con il Vignaiolo”, l’elenco dei “Piatti Cantine Aperte a San Martino”, le esperienze proposte e tante altre informazioni per vivere al meglio l’evento sono disponibili su www.cantineaperte.info

Per ulteriori informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Tel. 0432.289540 – cell. 348 0503700
info@mtvfriulivg.it

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In copertina, in Friuli Venezia Giulia ritorna fra una settimana una amata festa per gli enoturisti.

Ecco “Magnificat” spumante ultimo nato sui colli di Nimis

di Claudio Soranzo

NIMIS – Lo hanno chiamato “Magnificat” e dopo averlo assaggiato più volte, abbinato a pietanze e degustato in un calice largo e piatto che ne ha esaltato sapori e profumi, abbiamo concluso che il nome è davvero azzeccato. L’ultimo nato nelle Cantine Gori, a Nimis, è la grande novità del 2019, uno spumante vinificato con il Metodo Classico, che racchiude l’eccellenza ed esprime al contempo la gioia per il risultato raggiunto, dopo anni di studio e lavoro.
“Magnificat” entra così da protagonista nella lista dei vini di Cantine Gori, poste all’estremo lembo dei Colli orientali del Friuli, e soltanto in versione magnum, con bottiglie modello champagnotta da un litro e mezzo, che ne rendono l’evoluzione più stabile e protetta e ne esaltano le caratteristiche sensoriali. Un formato perfetto per uno spumante pensato per accompagnare grandi occasioni, rendere speciali momenti conviviali o diventare un dono oltremodo gradito.
La cuvée di Pinot nero al 60 per cento e Chardonnay al 40, uvaggi tipici dei Colli friulani, esprime al meglio un “terroir” da sempre votato alla produzione di vino e al quale le Cantine Gori sono profondamente legate. Quindi si può affermare che l’eccellenza di “Magnificat” nasca sul campo e poi cresca con un metodo di spumantizzazione totalmente artigianale.

Ma come avviene tutto ciò? E’ presto detto: si inizia con la raccolta, orientata tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre e, come per i vini fermi, viene eseguita manualmente in piccole cassette da 20 chili, poi si procede con la selezione effettuata con soffice diraspatura sul tavolo di cernita e si continua con la fermentazione in vasche d’acciaio. Quindi, l’imbottigliamento, fino alla sboccatura manuale, dopo una permanenza sui lieviti di almeno 24 mesi. Infine, niente zucchero o liqueur d’expédition, ma solo spumante della stessa cuvée per ottenere un “dosaggio zero” dal residuo zuccherino minimo, un gusto secco, elegante e naturale, sempre più apprezzato non solo dai wine lover, ma anche dai consumatori occasionali.
Abbiamo scritto naturale perché questa è una delle parole d’ordine di Cantine Gori, che quest’anno – proprio nel 10° anniversario della messa a dimora dei vigneti – ha festeggiato la prima vendemmia certificata biologica e ha potuto così celebrarla con le sue prime bollicine.

All’inaugurazione del nuovo prodotto, accanto al “Magnificat” è sfilata l’intera collezione di bianchi fermi firmati Cantine Gori: il Friulano, pura espressione del territorio, lo Chardonnay, frutto di un vitigno internazionale che trova da noi un habitat adatto, diventando così uno dei più caratteristici vini bianchi della regione; il Sauvignon, un altro vitigno internazionale che, grazie alle frequenti escursioni termiche giornaliere e al terreno fresco e asciutto, esalta le proprie caratteristiche. Infine, la Ribolla gialla, che nasce da un’uva autoctona conosciuta nel 1300 e da allora presente sulla tavola del Doge di Venezia, che in collina trova la sua collocazione ottimale.

Le Cantine Gori, sorte dall’amore per la terra e dalla volontà di valorizzarla, preservandone le caratteristiche che la rendono così unica e speciale, sono una realtà in grado di unire innovazione e tradizione, mettendo al primo posto la qualità e il rispetto per l’ambiente che la circonda. Oggi l’azienda produce tra le 60 e le 70mila bottiglie, con una resa di 50 quintali per ettaro: una scelta che privilegia la qualità e rende unico il prodotto. Nel 2019 la filosofia che da sempre contraddistingue le Cantine Gori ha maturato la prima vendemmia certificata biologica. Un attestato che parla di rispetto e dedizione per un territorio, per l’ambiente, per il vino e – per ultimo, ma non meno importante – per chi lo consuma.

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In copertina e all’interno le botti d’invecchiamento e i vini bianchi Gori con l’etichetta di “Magnificat”.

Ramandolo Docg a Ein Prosit con altri vini da muffe nobili

di Giuseppe Longo

Vini dolci, ottenuti dopo un lungo appassimento, che ha visto pure l’azione della muffa nobile, in scena oggi a “Ein Prosit” che, dopo l’anteprima di Tarvisio, gira ormai a pieno regime nella sua nuova location nel centro storico di Udine, dove si susseguiranno fino a lunedì prossimo, con punte di altissimo interesse soprattutto nel fine settimana, innumerevoli proposte che fanno perno sull’eccellenza enogastronomica del Friuli Venezia Giulia, ma non solo, con protagonisti i più bei nomi della ristorazione di questo particolare momento che vede la cucina trionfare in tutti i mezzi di comunicazione, oltre che sui social.
E fra i tanti appuntamenti in calendario per la giornata odierna, fermiamo l’attenzione proprio su uno molto particolare che non mancherà di suscitare interesse. All’Osteria Da Michele, in via Paolo Sarpi, ci sarà infatti in Gran Tour europeo dei nobili… vini: dagli itinerari aristocratici del ‘700 le tappe di un viaggio fra vini da muffa nobile e formaggi erborinati.

L’enologo Lorenzo Comelli e sotto alcuni formaggi erborinati.

Ma di che cosa si tratta? E’ previsto l’assaggio di ben cinque vini (con altrettanti formaggi) ottenuti con una sovramaturazione sulla vite e con una esposizione dei grappoli alle azioni appunto della muffa nobile: Ramandolo ’16 dell’azienda Filippon (Udine), Comtess ’17 San Michele Appiano (Bolzano), Scacco matto ’15 Fattoria Zerbina (Ravenna), Rieslingtrieren Auslese ’14 Zum eulentrum (Germania), Chateau doisy daene ’09 (Francia). Ma dal Paese d’Oltralpe si potrà degustare anche il famosissimo Chateau d’Yquem con il foie grass.

Per quanto riguarda in particolare il Vigneto Fvg, sarà appunto in scena il Ramandolo Docg dell’azienda Filippon di Lorenzo Comelli, il quale nelle sue vigne di Nimis sottopone i preziosi grappoli di Verduzzo a una lunghissima maturazione sulle piante, dove i grappoli, oltre a subire un appassimento naturale che porta a una concentrazione degli zuccheri, consente anche un attacco di muffe nobili – da non confondere con la muffa grigia (Botrytis cinerea) , dannosissima, perché insedia i germi della fermentazione acetica –, le quali attribuiscono al nuovo vino aromi e profumi tutti speciali, che ricordano quelli che si colgono tra i grandi bianchi del Reno. Comelli, enologo con studi nel prestigioso Istituto di San Michele all’Adige, a Trento, visto anche l’ottimo stato sanitario, lascerà anche quest’anno le uve sulle viti molto a lungo, come avvenne proprio per il vino oggi in degustazione a Udine, derivato dalla vendemmia 2016. Caso vuole che, proprio di quella stagione, possiamo corredare queste brevi note con alcune fotografie molto significative scattate il 15 novembre proprio di tre anni fa e che “spiegano” chiaramente il procedimento usato da Comelli – Filippon, appunto, dallo storico soprannome della sua famiglia – per ottenere questo autentico nettare, emblematico di quell’Oro di Ramandolo che tornerà in scena il 9 novembre. Ma che oggi chi lo desidera lo potrà degustare proprio all’Osteria Da Michele, nell’ambito di Ein Prosit nuovo formato, assieme ad altri splendidi vini ottenuti con la tecnica “sposata” anche da Lorenzo Comelli per il suo Ramandolo Docg.

Nimis, i grappoli di Verduzzo in appassimento il 15 novembre 2016.

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In copertina, i grappoli di Verduzzo sottoposti da Lorenzo Comelli a sovramaturazione sulla vite.

Refosco e Pignolo in due “verticali” a Ramandolo

di Gi Elle

Il Refosco? Che sia di Faedis o dal peduncolo rosso è un grande vino, di carattere, pieno di forze e potenzialità. Insomma, un vero protagonista a tavola, specialmente di quella autunnale e invernale, più grassa e saporita. E’, insomma, il re dei rossi friulani, come dire il nostro… Barolo! E proprio a questo splendido vino, che pare abbia i suoi antichi progenitori nell’Agro di Aquileia di oltre duemila anni fa, l’Osteria di Ramandolo dei coniugi Ilenia e Pietro Greco ha organizzato una interessante degustazione – “Seduzioni di Refosco, questo il simpatico ma anche significativo titolo – che si terrà domani, alle 20, con la partecipazione di sei piccoli produttori locali, proprio mentre in questo angolo più a nord dei Colli orientali del Friuli la vendemmia consente di portare in cantina bellissimi grappoli appunto di Refosco – a Nimis ha un forte incidenza anche il Refosco di Faedis o Refoscone – e di Verduzzo, uve quest’ultime candidate a dare il prezioso Ramandolo Docg.

Il Refosco di Faedis. 

Si tratta, dunque, di una “verticale” di annate di Refosco dal peduncolo rosso per scoprire le varie sfumature e interpretazioni di questo vitigno proprio nella parte più alta della prestigiosa zona Cof. Questi i vini che accompagneranno i vari piatti: Refosco dal peduncolo rosso 2018 – Venchiarezza (Cividale),“El Re” Refosco Peduncolo Rosso 2017 – Marco Sara (Savorgnano),“Ros di Ponche” 2016 – Sot La Mont (Racchiuso), Refosco dal peduncolo rosso 2015 – Jacuss (Montina di Torreano), Refosco dal peduncolo rosso 2015 – Marco Cecchini (Faedis), “Orgoglio” 2015 – Vini Belluzzo (Tarcento).

Il Pignolo.

Ma non è finita qui. L’Osteria di Ramandolo ha infatti organizzato per sabato 26 ottobre, alle 20. un’altra invitante serata per scoprire un antico vitigno autoctono del Friuli: il Pignolo. Saranno protagonisti sei vignaioli ancora dei Colli orientali del Friuli per una degustazione verticale dedicata al vitigno rosso, giustamente definito dai gestori della storica trattoria “più austero e longevo della nostra regione”.
Questi i vini in degustazione: Pignolo 2014 – Casasola, Pignolo “Romain” 2011 – Rodaro Paolo, Pignolo Riserva 2010 – La Viarte, Pignolo 2009 – Guerra Dario, Pignolo 2009 – Conte d’Attimis Maniago, Pignolo 2008 – Cantarutti. Anche in questo caso i vini saranno accompagnati da piatti studiati ad hoc.

Vigneti sulle pendici del Bernadia.

Per informazioni e prenotazioni chiamare all’Osteria di Ramandolo il numero 0432790009.

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In copertina, il Refosco dal peduncolo rosso domani in scena alla verticale.

Nimis ricorda il 1944: la vendemmia in regime cosacco

di Giuseppe Longo

Tempo di vendemmia a Nimis che oggi, 29 settembre, ricorda l’incendio del paese e la deportazione nei Lager nazisti avvenuti nell’ormai lontano 1944. E allora, proprio ricorrendo l’annuale commemorazione indetta dal Comune e dalla sezione ex Internati, ricordiamo come avvenne la stagione dei raccolti nel paese pedemontano, da sempre rinomato per la produzione del vino, durante la profuganza. La popolazione e quindi anche gli agricoltori, che allora erano la stragrande maggioranza degli abitanti, furono infatti costretti a lasciare in poche ore le proprie case che stavano per essere date alle fiamme. Lo facciamo pubblicando integralmente il capitolo intitolato “La vendemmia in regime cosacco”, tratto dal libro “L’incendio e il martirio di Nimis” scritto da monsignor Beniamino Alessio, pievano per oltre mezzo secolo (1912-1962) e testimone di quelle giornate rimaste scolpite nella storia del paese. Un prezioso volumetto che la civica amministrazione, guidata dal sindaco Giovanni Mattiuzza, ripubblicò in forma anastatica nel 1984, nel quarantesimo anniversario della distruzione del paese, con una presentazione dell’allora presidente della Regione Fvg e concittadino, Antonio Comelli, protagonista nella Resistenza nelle file della Brigata Osoppo. Vediamo allora cosa scriveva l’indimenticabile parroco.

“Per ottenere il permesso della vendemmia ci vollero forti pressioni sul Berater di Udine, e venne prospettata la penosa situazione alimentare del popolo di Nimis. Il merito di tale autorizzazione spetta a S.E. Mons. Arcivescovo che, con lettere e colla parola viva, perorò la nostra causa. La vendemmia doveva svolgersi nel periodo di pochi giorni, ma in causa del maltempo, il termine venne prorogato. I cosacchi però videro di mal occhio questa intrusione nelle faccende loro. Colle armi in pugno per due giorni consecutivi, ricacciarono indietro gli invasori. E dal loro punto di vista non avevano tutti i torti. Si era fatto loro capire che ormai erano essi i padroni di Nimis: i vendemmiatori quindi venivano a usurpare i loro diritti. E allora si rese necessario l’intervento delle truppe germaniche. La vendemmia si svolse in un clima ostile, e con ritmo accelerato. Invece di canti festosi si udivano, a intervalli, gli spari rabbiosi dei cosacchi che così esprimevano il loro malumore. Durante la vendemmia, e precisamente il 15 ottobre, furono uccisi a bruciapelo due cari giovani, Gervasi Mario di Egidio e Gervasi Domenico fu Basilio per il semplice sospetto di essere partigiani.
Fu un abuso di potere perché i cosacchi dovevano, se mai, consegnare i colpevoli alle autorità tedesche. Così mi dissero ufficiali austriaci ai quali mi ero rivolto per la loro liberazione. Le due salme, sepolte provvisoriamente in un campo, e rinvenute più tardi furono riesumate e trasferite in cimitero. Questo tragico episodio, che troncò la vita a due innocenti, gettò l’ombra del lutto su tutta la popolazione. Si cercò di attenuare l’impressione spargendo la voce che erano andati a lavorare in Germania.
I vigneti, situati lungo la strada e a portata di mano, furono alleggeriti, in tutto o in parte dell’uva. Abbastanza rispettati furono invece gli altri. Anche il raccolto del granoturco in certe zone fu magro perché serviva da mangime ai cavalli che ci sguazzavano dentro da padroni: altrove invece fu discreto. Ai cosacchi del Don si associò qualche cosacco indigeno. Quando ci sono predisposizioni naturali certi esempi  tornano contagiosi  e… comodi. Questa genia di cosacchi è cosmopolita e non è facile a spiantarli.
Però, tutto sommato, questi raccolti furono di grande sollievo morale e materiale, per affrontare l’inverno che fu più lungo e più rigido del solito”.

Questo, dunque, il drammatico racconto di monsignor Alessio e che, ricorrendo, appunto, il tempo della vendemmia – oggi molto più anticipata rispetto ad allora –, abbiamo voluto riproporre per inquadrare quelle difficili giornate di 75 anni fa, con un paese completamente raso al suolo come testimoniano anche le foto contenute nello stesso libro, alcune delle quali pubblichiamo a corredo di questo articolo rievocativo. Un paese distrutto, ma anche colpito duramente negli affetti tante furono le vittime: 14 morti durante il bombardamento o in seguito a ferite riportate o vittime dei cosacchi; 40 morti in Germania mentre altri 8 non fecero ritorno da quel Paese, né inviarono corrispondenze; 12 Caduti in guerra; 6 non tornarono dalla Russia e altri 3 all’epoca della stesura del libro figuravano ancora fra i dispersi; 12 partigiani Caduti; 2 operai morti ancora in Germania. “Purtroppo – avvertiva però monsignor Alessio – il martirologio non è ancora completo”. E a questo tragico elenco l’arciprete annotò puntigliosamente anche la devastazione del patrimonio edilizio: incendiate 452 case e 318 stalle, con la perdita del 70 per cento dei bovini. E naturalmente non si contano le cantine, all’epoca quasi sempre associate alle stesse abitazioni, per cui è facile immaginare in che “clima” avvenne quella vendemmia, sulla quale, come se non bastasse, gravò anche il maltempo.

Tornando alla odierna commemorazione, la cerimonia comincerà alle 11 con la Messa di suffragio celebrata in Duomo. Al termine, nel vicino Parco della Rimembranza, omaggio ai Monumenti ai Caduti e ai morti nei campi di concentramento. Dopo la deposizione delle corone di fiori e la consueta lettura dei nomi dei deportati Caduti nei Lager – ognuno scandito da un rintocco della campana grande della chiesa di Centa, unica salvata dal terremoto -, seguirà la commemorazione ufficiale del sindaco Gloria Bressani.

Tre immagini contenute nel libro.

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In copertina e all’interno foto della vendemmia di un tempo tratte dal libro “Nimis, un calvario nei secoli” del cavalier Bruno Fabretti.

La vendemmia ok, ma il mercato tra luci e ombre

di Giuseppe Longo

Nel Vigneto Fvg la vendemmia sta procedendo con ritmi sostenuti tanto da avvicinarsi sempre più alle battute finali, escluse ovviamente alcune varietà tardive come i Refoschi, dal peduncolo rosso e soprattutto di Faedis (Refoscone), lo Schioppettino di Prepotto, il Verduzzo friulano – e quindi il Ramandolo Docg nel “cru” ritagliato tra Nimis e Tarcento – e il prezioso Picolit, altro vino protetto dalla denominazione di origine controllata e garantita. Una vendemmia che conferma le previsioni fatte nei primi giorni di settembre da Assoenologi, sia in termini di quantità che di qualità. Anche se quel 18 per cento in meno, a conti fatti, con molta probabilità dovrà essere rivisto ulteriormente al ribasso perché le rese uva-mosto soprattutto in collina sono notevolmente ridotte, complice l’estate siccitosa dopo un finale di primavera con piogge continue che avevano posticipato di molto la fioritura, anche se poi la vite ha un po’ recuperato, fruendo del gran caldo arrivato già in giugno, ma collocando comunque la vendemmia in un periodo più tradizionale per le nostre latitudini. Anche se questo non è un male, soprattutto per una regolare vinificazione che, a temperature mitigate, consente di preservare al meglio nei futuri vini aromi e profumi.

Il Refosco dal peduncolo rosso e quello di Faedis o Refoscone.

Qualità dunque buona, anche ottima, ma quantità ridotta di almeno un quinto rispetto all’anno precedente. Cosa che dovrebbe riequilibrare anche il mercato, che ha mostrato più volte segni di stanchezza. A parte l’anomala situazione che sta vivendo la Ribolla gialla, con quotazioni in pianura delle uve così basse – si è forse piantato troppo? E qui andrebbe aperta una parentesi anche sul dilagante Prosecco – che lanciano segnali preoccupanti anche per il futuro se non si troveranno soluzioni adeguate (e tra queste c’è anche la tutela del nome del vino di questo antico vitigno autoctono attraverso una Doc (o Dop come si dovrebbe dire oggi) che lo metta al riparo dalla concorrenza di altre regioni), è la situazione generale del mercato che va tenuta sotto controllo.

L’abbondante produzione italiana del 2018 – rileva la citata Assoenologi con un’analisi di “respiro” nazionale ma che, evidentemente, trova riscontri anche in Fvg – ha avuto riflessi negativi sulle quotazioni dei vini che nel complesso hanno segnato un -13% sulla precedente campagna. A determinare la riduzione dei listini sono stati soprattutto i vini comuni, da sempre i più esposti alle dinamiche dell’offerta internazionale e alla concorrenza degli altri Paesi produttori, Spagna in primo luogo. Il mercato dei vini comuni nella campagna 2018/2019, infatti, è stato caratterizzato da subito da ribassi piuttosto consistenti tanto che, soprattutto nei bianchi, in alcuni momenti si è tornati a sfiorare i prezzi di dieci anni prima. Nel complesso, l’ultima campagna si è chiusa con un -27% per i vini comuni, maturato da un -34% nel segmento dei bianchi e da un -21% nei rossi. Per i vini a denominazione (Doc-Docg) la riduzione si è limitata al -6%, a dimostrazione che i vini di qualità hanno mercati in qualche modo più consolidati e meno esposti alla concorrenza dei prodotti dei Paesi competitor”. Ed ecco spiegato il motivo per cui è urgente una soluzione anche per la Ribolla, soprattutto se spumantizzata.

Un momento della vendemmia.

In questo panorama certamente non roseo, una luce comunque è rappresentata dal commercio con l’estero, nonostante le “turbolenze” in atto a livello planetario fra le grandi Potenze, questione dazi e Brexit in primo luogo. “Il 2019 sembra avviato su binari piuttosto positivi – rileva infatti Assoenologi -, dopo un 2018 che aveva chiuso i battenti con esportazioni al di sotto dei 20 milioni di ettolitri (-8% sul 2017) a fronte, comunque, di una crescita del valore che, ancora una volta, aveva ritoccato il record positivo attestandosi sui 6,2 miliardi di euro. Intanto, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, i primi 5 mesi del 2019 hanno segnato una decisa progressione delle esportazioni italiane a volume, attestate a 8,6 milioni di hl (+11% sullo stesso periodo dell’anno precedente), a fronte di una meno che proporzionale progressione del valore che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro (+5,5%)”.

“Se i dati dei mesi successivi – osserva, ancora con proiezione nazionale, la organizzazione dei tecnici della vite e del vino che in Friuli Venezia Giulia è guidata da Rodolfo Rizzi – dovessero confermare questo trend, a fine anno si potrebbero sfiorare i 22 milioni di ettolitri per un introito che, finalmente, potrebbe arrivare al traguardo dei 6,5 miliardi di euro, sebbene ad un ritmo che si sta mostrando più lento rispetto alle attese di qualche anno fa. Sul fronte export, c’è da registrare una progressione più marcata verso i Paesi Ue (+14% in volume e +6% in valore), rispetto a quella verso i Paesi terzi (+6% e +5%). Questa dinamica è correlata chiaramente al mix di prodotto e al loro valore medio. Ad avere avuto, infatti, l’incremento più importante sono stati i vini comuni che, con 2 milioni di ettolitri hanno avuto una crescita del 19% a valore, accompagnata però da una lieve flessione degli introiti. I vini comuni, per lo più sfusi, hanno come naturale destinazione i mercati comunitari e la Germania in particolar modo”.

Continua la crescita degli spumanti (+8% sia a volume che a valore) – conclude Assoenologi -, ma ormai senza l’incremento a doppia cifra a cui eravamo abituati. Anche in questo caso bisogna considerare da una parte il Prosecco che continua a crescere di oltre il 20% sia a volume che a valore mentre l’Asti, ad esempio, mostra delle difficoltà importanti a mantenere quote di mercato. L’export rappresenta circa la metà del fatturato complessivo per il vino italiano, uno sbocco di mercato tanto più importante per lo sviluppo del settore vista la situazione interna che, dopo anni di flessioni, si sta ora assestando sui 22,5 milioni di ettolitri e che potrebbe aumentare nel corso del 2019, fino a superare i 23 milioni”. E per quanto riguarda casa nostra va a tale riguardo annotato proprio il caso Ribolla gialla, sempre più gradita anche spumantizzata. Ma la difficile situazione che, paradossalmente, la varietà sta vivendo in questa vendemmia deve sollecitare, quanti di competenza, a prendere quanto prima le contromisure più adeguate. Proprio perché il mercato ha regole così rigide e impietose che non impongono distrazioni.

Picolit e Verduzzo (Ramandolo Docg): la loro vendemmia è tardiva.

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In copertina, il Tocai friulano che si sta raccogliendo nella zona di Nimis.