Le 25 “Città del Vino” del Vigneto Fvg affidate ancora a Tiziano Venturini

(g.l.) Piena fiducia e generale apprezzamento per l’attività svolta: così Tiziano Venturini, già sindaco di Buttrio, è stato confermato all’unanimità quale coordinatore delle 25 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Una importante realtà che raggruppa i territori a maggior vocazione vitivinicola della nostra regione, ai quali si stanno per aggiungerne altri.
Nel corso della prima assemblea del 2021 tenutasi in modalità online, e nella quale è stato anche programmato il calendario degli appuntamenti del nuovo anno, Venturini, che è anche assessore alle attività produttive e turismo appunto di Buttrio – uno dei luoghi più blasonati dei Colli orientali del Friuli, famoso per la Fiera regionale dei vini, la più vecchia d’Italia -, è stato quindi rieletto coordinatore. Il quale ha poi proposto la riconferma, anch’essa approvata con voto unanime, quale vice, di Maurizio D’Osualdo vicesindaco di Corno di Rosazzo. Confermati nel coordinamento Ilaria Peloi, assessore alle attività produttive di Casarsa della Delizia, e Giorgio Cattarin, in rappresentanza di Cormòns. Non si è invece ricandidato il sindaco di Trivignano Udinese Roberto Fedele, al quale è andato il plauso per il lavoro svolto in seno al coordinamento in questi anni. Con l’occasione, è stato deciso l’allargamento del coordinamento stesso da 5 a 7 membri: sono stati eletti quindi anche Daniele Sergon, sindaco di Capriva del Friuli, Lara Tosolini, consigliere delegato per la promozione agroalimentare e rapporti con le Città del Vino di Cividale del Friuli, e l’ambasciatore delle Città del Vino, Gianpiero Colecchia, in rappresentanza di Duino Aurisina.

D’Osualdo, Zambon e Venturini.


Altra novità l’apertura di un collegamento operativo strutturale con il mondo delle Pro Loco, da tempo protagoniste assieme alle Città del Vino nell’organizzazione di eventi in Friuli Venezia Giulia, a partire dal rinomato “Calici di Stelle” in estate: per questo Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa (la quale, caso unico in Italia, è anch’essa membro dell’Associazione nazionale Città del Vino) parteciperà ai lavori del coordinamento per i progetti che interessano le Pro Loco.
«Grazie all’assemblea di amministratori – ha commentato a nome di tutto il coordinamento, Tiziano Venturini – per la fiducia dataci: siamo pronti non solo a continuare ma anche ad ampliare il gran lavoro svolto in questi anni, allargando il coordinamento a nuovi membri, in rappresentanza così di tutti i territori vinicoli regionali, e al mondo delle Pro Loco ne è testimonianza. Neanche nel 2020 segnato dall’emergenza sanitaria ci siamo fermati, proponendo tra le altre cose nello scorso mese di agosto un’edizione di “Calici di Stelle” con numeri in linea con le edizioni pre-pandemia. Ci sono vari progetti, dall’Erasmus vinicolo per gli studenti europei alla vendemmia turistica, dalla sostenibilità ambientale ai nuovi regolamenti di polizia rurale con l’Università di Udine, che stiamo portando avanti e di cui daremo notizia nelle prossime settimane».
In apertura di assemblea è intervenuto il presidente nazionale delle Città del Vino, Floriano Zambon, di Conegliano: essendo in scadenza, il suo è stato un saluto di fine mandato a una realtà regionale come quella del Friuli Venezia Giulia con le quali c’è stata una positiva e intensa collaborazione. «Grazie al coordinamento, agli ambasciatori e a tutte le Città del vino regionali per il percorso fatto assieme – ha affermato – e in particolare a Duino Aurisina per la sua candidatura a Città Italiana del Vino 2021, con un progetto giudicato tra i migliori tre e che pone ottime basi per successive candidature». Presenti, oltre a sindaci e consiglieri comunali, pure gli ambasciatori delle Città del Vino Loris Basso (presidente anche dell’Ente Friuli nel Mondo e leader del Ducato dei vini friulani), Piero Bertossi, Claudio Fabbro, Venanzio Francescutti, Claudio Colussi e Gianpiero Colecchia.
Le 25 Città del Vino aderenti in Friuli Venezia Giulia sono in ordine alfabetico Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. In più, come detto, anche la Pro Loco di Casarsa della Delizia è membro dell’Associazione nazionale.

Un brindisi beneaugurante.

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In copertina, Tiziano Venturini confermato leader delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia.

 

A Povoletto una viticoltura di pregio che merita d’essere sostenuta e valorizzata

(g.l.) Nell’ambito dei Colli orientali del Friuli, denominazione di origine controllata che nel 2020 ha tagliato il traguardo di mezzo secolo di vita, un posto di assoluto rilievo, non solo per la qualità dei prodotti ma anche per la bellezza paesaggistica dei luoghi, è giustamente occupato da Povoletto, in particolare con le splendide colline di Savorgnano del Torre, ma anche con le sottostanti aree viticole di Ravosa, Marsure e Bellazoia. Quello del vino è, infatti, il fiore all’occhiello delle produzioni del vasto territorio comunale che dalle porte di Udine si estende fino a Nimis. Copre un’area di circa 200 ettari, con una produzione di oltre 1,5 milioni di bottiglie, tutte di riconosciuto pregio. Tanto che l’amministrazione civica guidata dal sindaco Giuliano Castenetto ha voluto premiare queste eccellenze supportando il settore con la richiesta di aderire al circuito delle Città del Vino. L’obiettivo dell’Associazione nazionale è quello di sviluppare intorno al vino, ai prodotti locali ed enogastronomici, tutte quelle attività e quei progetti che permettono una migliore qualità della vita e uno sviluppo sostenibile, nonché più opportunità di lavoro.

L’assessore comunale Lisa Rossi.

Le aziende vitivinicole di questo territorio sono state protagoniste in questi mesi di una serie di interessanti appuntamenti online, proposti nell’ambito dell’iniziativa tecnico-promozionale “2020 Povoletto – Racconti di vino”, un progetto multimediale di valorizzazione dei vigneti e dei loro prodotti di qualità ideato da Lisa Rossi, assessore municipale alla Comunicazione. Come si ricorderà, tutto aveva preso avvio nella seconda metà di ottobre, al termine delle operazioni di cantina che hanno consentito di ottenere vini di ottima qualità, con un convegno dal titolo “Vendemmia 2020, quale futuro”, coordinato da Claudio Fabbro, agronomo e giornalista, con radici familiari nella stessa Povoletto, e che ha visto la partecipazione anche di Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, e di Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino, che ha fato il punto anche sugli orientamenti dei consumatori alla luce della difficile esperienza di Covid-19. Purtroppo, all’ultimo momento, l’incontro “in presenza”, come si usa dire con il neologismo coniato nell’emergenza pandemica, non è potuto avvenire, per cui si è dovuto fare ricorso alle risorse della rete. A tale riguardo, è disponibile un video (https://youtu.be/Db9rsafyZew) che merita d’essere rivisto anche perché offre preziosi spunti di riflessione sul futuro di queste prestigiose zone vitivinicole.

Ricordiamo che, dopo un censimento condotto grazie al supporto della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, erano state contattate tutte le aziende del territorio caratterizzate da una produzione commercializzata con etichetta. Sono seguiti degli incontri durante i quali sono state realizzate appunto delle brevi videointerviste. Con questa riuscita iniziativa, l’amministrazione civica di Povoletto ha voluto infatti creare un format che desse visibilità alle realtà del territorio sottolineando il rapporto diretto tra microclima, terreno e tradizioni. Nelle interviste sono emerse le buone pratiche agronomiche, la propensione per un’attività responsabile e sostenibile. I video sono stati raccolti e pubblicati, il mercoledì e il venerdì, sulla pagina Youtube di PromoTurismoFvg e condivisi sulla pagina Facebook (@Comune di Povoletto): avevano aderito all’iniziativa le aziende Aquila del Torre, Clochiatti Giorgio, Falcon, Marchese Mangilli, Pinat Marco – Famiglia Paravano, Giambate, Marco Sara, Mont’Albano, Perini Giancarlo, Sara&Sara, Fattor Roberto e Fausto, Tenimenti Civa e Teresa Raiz. Il progetto è stato realizzato con riprese e montaggio di Renato Bonin, fotografie di Sonia Fattori, regia di Visual-Studio.it e con l’assistenza di Edoardo Rossi. E’ stato patrocinato da PromoTurismoFvg, Città del Vino, Movimento Turismo del Vino, Donne del Vino, Ducato dei Vini Friulani, nonché dal Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Colli orientali e Ramandolo.
Una viticoltura, insomma, quella di Povoletto e delle sue splendide colline che merita d’essere sostenuta e valorizzata. Ed è su questa strada che continuerà l’azione dell’amministrazione comunale, che sicuramente farà seguire altre ed interessanti iniziative come quella su cui ci siamo soffermati.

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In copertina, un suggestivo scorcio delle colline di Savorgnano del Torre.

 

Dalla Regione Fvg un aiuto alle 8 latterie turnarie friulane che sfidano i tempi

di Giuseppe Longo

C’erano una volta in Friuli le latterie turnarie. E ce n’erano moltissime, oltre seicento! Ma negli anni c’è stata una continua e inesorabile rarefazione, causata da vari motivi, tanto che oggi se ne contano appena otto, tutte comunque attrezzate per offrire al consumatore prodotti di indubbia qualità. E anche la recente Legge regionale di stabilità, come negli anni precedenti, ha riproposto i finanziamenti loro dedicati per interventi di adeguamento e ammodernamento delle strutture di lavorazione, nonché trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli. Allo scopo, complessivamente, dalla Regione Fvg sono stati stanziati 200 mila euro, suddivisi in 100 mila euro per ciascuna annualità 2021 e 2022, come stabilito dall’assessorato alle Risorse agroalimentari coordinato da Stefano Zannier.

Casari al lavoro a Brazzacco.

Fedagripesca Fvg, l’organizzazione agricola guidata da Venanzio Francescutti, ha accolto con grande favore l’iniziativa regionale volta a contribuire a mantenere viva e vitale una storia di cooperazione che tanta parte ha avuto nello sviluppo economico e sociale del mondo rurale friulano. Infatti, la prima cooperativa nata in regione, nell’autunno del 1880, a Collina di Forni Avoltri, è stata proprio una latteria sociale. Un fenomeno aggregativo di successo che, nel 1960, contava ben 652 strutture operative in Friuli Venezia Giulia (che significava: democrazia e zootecnia diffusa, latte di qualità, professionalità casearie, formaggi eccellenti). Mantenendo inalterata nel tempo questa formula societaria, oggi le 8 imprese operative si trovano a Pertegada di Latisana, Trivignano Udinese, Castions di Strada, Ravosa e Magredis, Brazzacco di Moruzzo, Molinis di Tarcento, Muris di Ragogna e Campolessi di Gemona (anche Presidio Slow Food). E tra quelle che mancano c’è, purtroppo, quella dell’Alta Carnia che ha dato il via a questa importante tradizione cooperativa. Come pure – tanto per fare un esempio – quella di Nimis, chiusa da tanti anni e con la sede di via Matteotti in vendita all’asta. Auguri di lunga vita, dunque, a queste eroiche e benemerite latterie turnarie che sono ancora rimaste in Friuli sfidando i tempi difficili per mettersi controcorrente e nonostante tutto andare avanti, continuando così a raccogliere il latte dei soci-allevatori per trasformarlo in formaggi che sono vanto della nostra produzione agroalimentare.

La ex latteria turnaria di Nimis.

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In copertina, formaggi appena prodotti nella fase di pressatura.

 

Frane a Tarcento, decolla un progetto “epocale” a difesa di case e vigneti

(g.l.) Un progetto “epocale”, parola del sindaco Mauro Steccati, per risolvere il grave problema delle frane nel territorio comunale di Tarcento, che negli anni hanno causato molti danni ai vigneti soprattutto delle colline di Coia e di Sedilis,  sulle pendici del monte Bernadia, dai quali si ottengono vini pregiati a cominciare dal Ramandolo Docg – il “cru” si estende infatti a cavallo dei Comuni di Nimis e di Tarcento -, oltre che alla viabilità e alla stabilità di numerose case.

Un momento dell’incontro.

«Il progetto presentato risponde alla strategia della prevenzione che, insieme all’operatività costante offerta dalla Protezione civile, garantisce la miglior risposta alla messa in sicurezza del territorio a fronte dei rischi generati dalla fragilità del suolo e dalle conseguenze degli eventi atmosferici», ha detto infatti il vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, nel corso dell’incontro organizzato dal Comune di Tarcento e dedicato alla presentazione della progettazione degli interventi di sistemazione di movimenti franosi che interessano i versanti della località Coia nell’ambito della gestione commissariale delegata al presidente della Regione Fvg «per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico».
Nell’occasione, Riccardi – come informa Arc – ha riconosciuto al rappresentante del locale Comitato frane un atteggiamento costruttivo e lealmente ispirato al dialogo e al confronto con le istituzioni. «E non è un caso infatti – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – che i risultati si vedano, con questa progettazione che rappresenta un passaggio importante per la soluzione del problema». Il vicegovernatore ha poi ricordato la messa a bilancio di 15 milioni di euro per gli interventi di Protezione civile Fvg, la ricognizione dei punti critici del territorio regionale inviata allo Stato per un stanziamento di risorse anche a livello europeo e la continuazione del Piano di opere per le aree montane colpite dalla tempesta Vaia con la previsione di ulteriori 100 milioni.
Nel dettaglio di quanto presentato dai tecnici nel corso dell’incontro, il progetto prende in considerazione la parte meridionale della collina di Coia, costituita da un terreno fragile e rischioso, prova ne sia che negli ultimi trent’anni nell’area tarcentina si sono complessivamente registrati 210 dissesti, i quali hanno previsto numerosi interventi della Protezione civile. Come è stato spiegato, l’impianto progettuale ha come priorità la sistemazione e il potenziamento del reticolo idrografico e dell’accessibilità. Una parte importante della fase antecedente all’opera sarà quella di coinvolgere i privati proprietari delle singole particelle. Soddisfatto infine il sindaco Steccati, il quale, come si diceva, ha definito il progetto “epocale”, proprio in virtù della finalità proiettata su un’idea di prevenzione.

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In copertina e qui sopra lavori effettuati dalla Protezione civile Fvg una decina di anni fa a Sedilis.

Città del Vino Fvg ed enoturismo: il 2021 si apre con il progetto Erasmus

Un progetto Erasmus dedicato alla reciproca conoscenza tra i vari territori vinicoli d’Europa, che l’associazione nazionale Città del Vino sta coordinando in Italia come capofila e che sta vedendo le prime adesioni anche da parte delle 25 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. “Wine_Me: Transnational Approach towards Food and Wine Tourism” è un’azione del progetto Erasmus + 2021-2027 dell’Unione europea che prevede, quando l’emergenza Coronavirus lo permetterà, di assegnare delle borse di studio che daranno ai giovani studenti italiani beneficiari l’opportunità di formarsi e ampliare le proprie competenze professionali all’estero per un periodo massimo di quattro mesi in zone vinicole europee. Le borse di studio copriranno i costi di viaggio, alloggio, vitto, assicurazione, volo andata e ritorno per ciascun partecipante, oltre alla ricerca dell’azienda idonea al profilo e alle caratteristiche di ognuno di loro. Allo stesso tempo prevede di ospitare in regione studenti stranieri provenienti da scuole e università agrarie, alberghiere e di indirizzo turistico del continente per conoscere le particolarità delle zone Doc del Friuli Venezia Giulia.

D’Osualdo, Zambon e Venturini.

“Un progetto – ha commentato Tiziano Venturini (Buttrio), coordinatore regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia – che è anche un messaggio di speranza per un 2021 che confidiamo possa far riprendere la serie di scambi nazionali e internazionali attraverso la nostra associazione. Per farci trovare pronti stiamo chiedendo ai Comuni delle Città del Vino di aderire”. “Inoltre – ha aggiunto Maurizio D’Osualdo (Corno di Rosazzo), vicecoordinatore regionale – stiamo coinvolgendo gli istituti professionali agrari, alberghieri e turistici regionali affinché possano segnalare i propri studenti meritevoli dell’assegnazione delle borse di studio. Dalla reciproca conoscenza possono nascere nuove collaborazioni che apriranno strade future per l’intero comparto del nostro enoturismo: ecco perché a breve esporremo il progetto pure ai diversi Consorzi di tutela delle nostre zone Doc e alle associazioni di categoria”.
Ricordiamo, infine, che le 25 Città del Vino aderenti in Friuli Venezia Giulia all’associazione nazionale presieduta da Floriano Zambon (Conegliano) sono Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano.

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In copertina, vigneti friulani pronti per la potatura invernale.

 

Anche a Povoletto la bandiera delle Città del vino che ora sono 25 in Fvg

di Gi Elle

E ora le Città del vino del Friuli Venezia Giulia sono salite a 25 con la new entry di Povoletto, il cui ingresso è avvenuto a pieno diritto grazie a una vitivinicoltura specializzata condotta, con eccellenti risultati qualitativi, sulle colline di Savorgnano del Torre, ma anche nella vicina Ravosa, a Bellazoia e a Marsure. Le altre 24 città aderenti all’associazione nazionale sono Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Da ricordare, poi, che pure Moraro si è aggiunto nel prestigioso elenco durante il 2020. Mentre il Comune di Duino Aurisina ha presentato la propria candidatura a “Città Italiana del Vino 2021”.

La bandiera a Povoletto.

Il coordinatore regionale delle Città del Vino Fvg, Tiziano Venturini, ha infatti consegnato la bandiera associativa al Comune di Povoletto entrato a far parte del sodalizio che a livello nazionale conta oltre 450 municipi associati. “Una piacevole tradizione, quella della consegna della bandiera, che rappresenta l’entrata nella nostra grande famiglia delle nuove Città del Vino aderenti. In questi ultimi mesi il nostro gruppo – spiega Venturini – si è ulteriormente rafforzato con un coordinamento regionale unitario, promuovendo l’enoturismo in maniera sinergica e in dialogo continuo con l’Associazione nazionale Città del Vino. Dopo i giorni drammatici della fase 1 con il lockdown, durante l’estate la nostra personale risposta al Coronavirus è stata quella di aver organizzato, vedendo la partecipazione di 150 cantine, un’edizione 2020 della manifestazione Calici di stelle che è risultata una delle più riuscite della Penisola, con una bella affluenza di persone rispettose delle norme anti-contagio. Abbiamo poi concluso la nostra stagione estiva incontrandoci in assemblea, assieme al presidente nazionale Floriano Zambon, a settembre ospiti del Comune di Gradisca d’Isonzo”.
Parallelamente ognuno dei Comuni sta portando avanti specifici progetti sostenuti anche dalle altre aderenti. Per esempio, la civica amministrazione della stessa Povoletto ha da poco avviato il progetto multimediale “Racconti di Vino” in cui i produttori locali sono diventati protagonisti di videointerviste per raccontare il loro rapporto con il vino e il territorio in cui nasce (i video sono visibili sul canale Youtube di PromoturismoFvg e sulla pagina Facebook del Comune di Povoletto). Proprio l’avvio del progetto, alla presenza del sindaco Giuliano Castenetto, dell’assessore a Bilancio Patrimonio Comunicazione e Innovazione Lisa Rossi – promotrice della importante iniziativa -, il giornalista ed enologo Claudio Fabbro e il presidente di Assoenologi Fvg Rodolfo Rizzi ha visto la consegna della bandiera.

Tornando alla richiesta di Duino Aurisina di essere eletta a “Città Italiana del Vino 2021”, Venturini ha sottolineato che si tratta di “una candidatura che si estende con gli eventi anche ad altre realtà del territorio regionale e che abbiamo sostenuto all’unanimità nella riunione di Gradisca d’Isonzo. A giorni dovrebbe vedere proclamata la vincitrice, la quale sarà la “capitale” italiana delle Città del Vino. Nell’attesa guardiamo al futuro, vicini ai nostri produttori in questi giorni complicati per la recrudescenza del Coronavirus e progettando nei limiti del possibile i nuovi eventi e progetti, come quello con l’Università di Udine sulla sostenibilità di prossima presentazione”.

Tutti gli aggiornamenti sul nuovo sito web www.cittadelvinofvg.it e sulla pagina Facebook Città del Vino del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e qui sopra le splendide colline del Comune di Povoletto.

 

“Diamo un taglio alla sete”: a Nimis protagonisti i vini della solidarietà

Vini della solidarietà protagonisti a Nimis. L’emergenza Covid, infatti, non è riuscita a fermare il progetto “Diamo un taglio alla sete”, il vino che, grazie ad una grande gara di generosità, si trasforma in pozzi di acqua potabile realizzati in Africa dal missionario friulano Dario Laurencig. L’imbottigliamento, che dal 2007 allo scorso anno è stato al centro di una grande festa che si svolgeva il mese di maggio, con un numero di presenze salito di anno in anno fino a superare le 1.500 unità, si è svolto quest’anno in forma privata, nello scorso mese di luglio. E’ mancato il pubblico, ma non sono mancati all’appello i generosi sponsor (vignaioli in primis) grazie ai quali sono state prodotte oltre 4.300 bottiglie di “Vitae bianco” e “Vitae Rosso” e 350 grandi formati (da 1,5 e 5 litri) che per gli appassionati sono diventati nel corso dell’anno veri e propri oggetti di culto.
L’assaggio dei vini della solidarietà (non sono in vendita, vengono distribuiti a fronte di offerte a favore di fratel Dario e di altri progetti della Onlus) sarà possibile mercoledì prossimo, 12 agosto, dalle 18 in poi, in occasione di una festa che, nel rispetto di tutte le norme anti-Covid, si svolgerà nel parco della Cantina “I Comelli” in via Valle.
Momento clou il concerto (dalle 21) di un gruppo friulano dal nome curioso, i “¿cuinon?”, da parecchi anni entusiasti sostenitori con la loro musica e la loro energia delle iniziative di “Diamo un taglio alla sete”. In attesa del concerto, si potrà cenare: un buffet “servito” nel rispetto ancora delle normative anti-Covid da accompagnare, ovviamente, anche con il Vino della Solidarietà. Per informazioni e prenotazioni (è previsto un massimo di 200 presenze) telefonare al numero 348.6706843 o consultare la pagina facebook @diamountaglioallasete

Il gruppo friulano dei “¿cuinon?”.

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In copertina, le bottiglie dei vini di “Diamo un taglio alla sete”.

Colli orientali del Friuli, 50 anni di storia sulla strada della qualità

di Giuseppe Longo

Oggi è il 20 luglio. Ed esattamente in questa stessa giornata di 50 anni fa veniva approvato, con decreto del presidente della Repubblica – capo dello Stato era Giuseppe Saragat – il disciplinare della Doc Colli orientali del Friuli (la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 247 del 30 settembre successivo), la seconda denominazione di origine controllata istituita nella nostra regione dopo quella del Collio Goriziano, che fu apripista nel mettere a frutto le disposizioni della famosa legge istitutiva, la 930 del 1963. Cinquant’anni di storia, dunque, per i vini tutelati dal Consorzio contraddistinto dal marchio con lo Spadone di Marquardo e che sovrintende un ampio territorio che va dal lembo più settentrionale di Nimis e Tarcento – dove è stata ritagliata pochi anni dopo la zona del Ramandolo, evoluta nella prima Docg del Friuli Venezia Giulia -, per continuare verso Attimis, Faedis e Povoletto, con le bellissime colline di Savorgnano del Torre e Ravosa. Quindi, Torreano, Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, a due passi dal confine con la Slovenia, Corno di Rosazzo, Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone e Premariacco, con Ipplis e Rocca Bernarda. Piccole porzioni vitate sono comprese anche nei Comuni di Magnano in Riviera, Moimacco, Reana del Rojale e Tricesimo. La sede consortile, fin dall’inizio ubicata nella città ducale, da qualche anno è stata trasferita nella storica cornice di villa Nachini Cabassi a Corno, paese i cui vigneti s’incrociano con quelli del Collio nel limitrofo Comune di Cormons. Il Consorzio di tutela Friuli Colli orientali e Ramandolo – oggi presieduto da Paolo Valle – riunisce circa 200 soci, la maggioranza dei quali vende i vini imbottigliati. I vigneti (2 mila ettari iscritti all’albo) producono oltre 80 mila ettolitri di vino Doc, dei quali almeno il 30 per cento viene commercializzato all’estero. Un’esportazione destinata prevalentemente all’Europa, ma che non esclude Paesi lontani, tra i quali soprattutto Stati Uniti d’America e Giappone.

Paolo Valle

Oltre a quella del Ramandolo, negli anni hanno visto la luce anche le Docg Picolit e Rosazzo, oltre ad alcune prestigiose sottozone – “cru” per dirla con i francesi – che vanno sotto i nomi di Cialla (Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, Bianco e Rosso), Refosco di Faedis, Ribolla gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo e Schioppettino di Prepotto. La denominazione “Friuli” Colli Orientali – è questa attualmente la qualificazione corretta dopo l’ultima modifica del disciplinare di produzione – con la specificazione di una delle seguenti indicazioni varietali – Chardonnay, Malvasia (da Malvasia istriana), Pinot bianco, Pinot grigio, Ribolla gialla, Riesling (da Riesling renano), Sauvignon, Friulano (da Tocai friulano), Traminer aromatico, Verduzzo friulano, per quanto riguarda i vini bianchi; Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet sauvignon e/o Carmenere), Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso, Refosco (da Refosco nostrano), Schioppettino e Tazzelenghe, fra rossi – è riservata ai vini ottenuti da uve di vigneti costituiti dai corrispondenti vitigni ed aventi una composizione ampelografica monovarietale minima dell’85% in ambito aziendale. Sono ammesse anche le specificazioni “Friuli” Colli Orientali “Rosso”, “Bianco” e “Dolce”, mentre la menzione “Riserva” è ammessa qualora i vini siano stati invecchiati almeno due anni a decorrere dai primo novembre dell’annata di produzione delle uve.

La zona Doc nella storica cartina.

Il territorio – recita ancora il disciplinare – si estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo le direttrici nord-ovest e sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite, la quale beneficia di microclimi che rendono queste zone molto vocate. I terreni dei Colli Orientali appartengono al così detto “Flysch di Cormòns” che è costituito da un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall’aspetto molto tipico. Questo insieme è chiamato in friulano “ponca” ed è facilmente alterabile in presenza di agenti atmosferici (soprattutto pioggia, ghiaccio e sole) e si sgretola velocemente in frammenti scagliosi, i quali in seguito si decalcificano e mutano in giallastro l’originario colore grigioazzurognolo o grigio-plumbeo, fino a dissolversi in terreno argilloso. Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono dal 40 al 60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. I vigneti si collocano tra i 100 ed i 400 metri sul livello del mare, che si trova a una quarantina di chilometri: la maggior parte dei terreni vitati si trova su colline terrazzate, mentre alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza.

Questo, dunque, un rapido ritratto dei Colli orientali del Friuli come li conosciamo oggi, dopo un’evoluzione durata appunto mezzo secolo da quel Dpr che li istituì. Cinquant’anni che hanno segnato una crescita qualitativa notevolissima, grazie a produttori appassionati e capaci, assecondati da tecnici preparati e guidati da presidenti consortili lungimiranti – dai primissimi Pietro Rubini e Luigi Rodaro, per arrivare ai più recenti Adriano Gigante, Michele Pavan e, appunto, Paolo Valle – che hanno saputo trasformare questa zona Doc in una delle aree più prestigiose del Vigneto Fvg, producendo vini che hanno conquistato il mondo. Un impegno che sicuramente non mancherà nei prossimi 50 anni, perché i Colli orientali sono attesi da altri importanti traguardi. Sempre sotto l’insegna dello storico Spadone di Marquardo che vide il suo debutto a Cividale in occasione delle tradizionali feste epifaniche di 44 anni fa, dunque pochi mesi prima di quel terremoto che devastò mezzo Friuli e che segnò una svolta per la vita in questa meravigliosa terra friulana. Anche per la sua viticoltura di qualità.

La sede e il marchio.

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In copertina, maturazione dei grappoli al via sui Colli orientali: foto scattata ieri nel Cividalese.

Il vento e la grandine devastano i vigneti del “Ramandolo”

di Giuseppe Longo

NIMIS – Il meteo di ieri mattina non ipotizzava un maltempo di particolare violenza, sebbene  l’Osmer Fvg citasse la possibilità di “qualche isolato temporale più forte”, tanto che il simbolo con la saetta era posto proprio nel Tarcentino, nell’area a nord di Udine.  Previsioni dunque azzeccate e che, ancora una volta, confermano la veridicità dell’antico detto secondo cui un’avversità atmosferica, anche molto potente, è probabile nel giorno dei Santi Pietro e Paolo (altra data tenuta ogni anno sotto controllo è quella dei Santi Ermacora e Fortunato, il 12 luglio). I detti non nascono a caso: se i nostri vecchi avevano imparato a temere “el burlaz di San Pieri”, evidentemente avevano le loro ragioni. E ieri le condizioni c’erano tutte affinché si scatenasse la furia degli elementi, con grandine di grosse dimensioni e forte vento, soprattutto per la cappa di afa che ci opprimeva fin dal mattino. Per fortuna non si è trattato di un evento simile al fortunale abbattutosi il 10 agosto di tre anni fa, ma i danni sono stati comunque notevoli.


Tra le zone prese di mira, quella di Nimis, in particolare tra Ramandolo e Torlano ai piedi della Bernadia, è stata una fra le più pesantemente colpite. Per esempio, un vigneto “sorpreso” con le reti arrotolate  per agevolare la potatura verde è stato letteralmente distrutto. E la vitivinicoltura di pregio, a cominciare da quella dello stesso “Ramandolo Docg” – il celebre Verduzzo dolce che solo qui può fregiarsi del nome della località che lo produce con fatica (in un libro di una ventina di anni fa avevo fatto cenno a una “viticoltura eroica” in quella che può essere definita “la vigna giardino”) -, ha subìto un danno molto grave, soprattutto in quei vigneti che non sono stati protetti da quelle originali reti “a grembiule” ideate oltre quarant’anni fa, proprio qui a Nimis – e poi imitate anche altrove -, quando ormai ci si rendeva conto dell’inefficacia della difesa con i razzi antigrandine, che spesso non centravano le nubi cariche di tempesta, annullando così l’effetto di questa prevenzione che, peraltro (ne sono buon testimone), richiedeva anche molti sacrifici agli addetti nelle postazioni dislocate sul territorio. Ieri, una volta passato il maltempo, non si coglievano ancora in tutta la loro gravità gli effetti della grandine sui grappoli ormai in rapido accrescimento, ma è bastato il sole di stamane a denunciare la devastazione subita dai vigneti, soprattutto nelle zone di Torlano e di Ramandolo, appunto sulle pendici della montagna vegliata dalla storica Chiesetta ricoperte di ronchi bellissimi in cui si produce non solo il celebre bianco ma anche un generoso Refosco, di Faedis e del Peduncolo rosso (come mostra la foto di copertina) .


Produzione quindi notevolmente decurtata – perché la grandine è passata addirittura oltre le reti -, con un grave arresto della vegetazione che dovrà essere prontamente soccorsa con trattamenti anticrittogamici al fine di favorire una veloce cicatrizzazione delle ferite provocate sui tralci appunto dalla temutissima meteora, caduta con veemenza, e per preservarli da attacchi fungini. Quindi spese ulteriori che si sommano alle perdite per il mancato raccolto e ai danni causati alle aziende agricole, anche in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, dall’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha pesantemente influito sulla commercializzazione del prodotto della vendemmia precedente.

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In copertina e all’interno i danni del maltempo di ieri sui vigneti di Ramandolo con la grandine passata anche oltre le reti.

Quando il vino aiuta a trovare l’acqua: oggi video online da Nimis

di Gi Elle

Ormai anche tutte le iniziative legate al mondo vitivinicolo avvengono online, vista l’impossibilità a causa di Coronavirus – e chissà per quanto! – di organizzare manifestazioni che prevedono una significativa presenza di persone. Così è stato ieri pomeriggio per il “brindisi universale” con i grandi vini bianchi friulani e così sarà oggi per “Diamo un taglio alla sete”, la Festa dell’imbottiliamento organizzata da molti anni a Nimis al fine di raccogliere fondi da destinare a un religioso delle Valli del Natisone, fratel Dario Laurencig, per la ricerca di pozzi d’acqua potabile nell’assetata Africa. E proprio il caso di dire che il vino aiuta a trovare… l’acqua.

Le bottiglie dell’iniziativa.


Anche questa iniziativa dunque, proprio per l’emergenza Covid-19, è stata ripensata: come è noto, l’imbottigliamento sarà virtuale, annunciato e promosso nel corso di una diretta Facebook che inizierà fra poche ore, esattamente alle 17, per protrarsi fino alle 19. Sarà comunque una festa, accompagnata dalla colonna sonora dei gruppi che puntualmente ogni anno si rendono disponibili (hanno risposto all’appello gli Effetti collaterali, gli Am/Fm, i Power Flower, la cantante Sabina, il gruppo etnico Estacion sur, gli ottoni degli Splumats, i Sand of Gospel e Saint Lucy Gospel Choir). Alla diretta interverranno numerosi “testimonial” che hanno partecipato in vario modo in questi anni a sostenere e a far crescere il progetto di “Diamo un taglio alla sete”. Verrà anche presentato un breve video dal titolo “Piccola storia di un pozzo” realizzato da un gruppo di volontari che si sono recati poco più di un anno fa in Turkana, per portare anche con la presenza fisica la solidarietà a fratel Dario. Che sarà anche lui presente, collegato dal Kenya.
La diretta servirà anche a presentare le modalità – per forza di cose online – con cui contribuire al progetto, riassunte nello slogan “Dona ora, prenota il nostro grazie”. Per il 2020, anche alla luce dell’emergenza Covid 19, il ricavato dell’imbottigliamento verrà ripartito tra più soggetti. Ne beneficeranno infatti, oltre ai pozzi di fratel Dario, un ospedale gestito da suore Comboniane in Sudan e due organizzazioni di volontariato di casa nostra che si sono prodigate senza risparmio durante questi mesi di emergenza.

Folla sotto il tendone l’anno scorso.

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In copertina e all’interno immagini di “Diamo un taglio alla sete” del 2019.