Anche il Fvg al concorso “Turismo dell’olio”: le aspirazioni di Manzano

di Gi Elle

Si scrive Oleis, si pronuncia olio. Sì, perché la piccola frazione di Manzano con la sovrastante collina di Rosazzo è sempre stata vocata alla produzione di olio d’oliva, per cui ecco spiegata l’origine del toponimo. Un “oro giallo” di alta qualità, tanto che il Comune capoluogo del Triangolo della sedia da dieci anni esatti fa parte del club delle Città dell’olio che quest’anno ha indetto il primo Concorso nazionale turismo dell’olio, iniziativa alla quale partecipa anche l’associazione Arc Oleis & Dintorni, assieme a un’altra realtà produttiva del Friuli Venezia Giulia, sita a San Dorligo della Valle sul Carso triestino. “Una grande opportunità – sottolinea il sindaco di Manzano, Piero Furlani – per dare visibilità al nostro territorio comunale e regionale, oltre a dare valore alla nostra offerta turistica legata al mondo dell’olio d’oliva, sempre più in forte espansione”.

Infatti, dopo la pesantissima battuta d’arresto della maxi-gelata del 1929, che aveva deluso i produttori che per decenni hanno avuto timore di riprendere questa meravigliosa coltivazione – che crea un’armonia perfetta con quella della vite -, in questi ultimi anni, anche perché favorita da un clima più mite di un tempo, l’impianto di uliveti, anche di notevoli dimensioni, è ripresa in grande stile e sta dando ottimi risultati, sebbene qualche problema non manchi (ma quale coltura ne è esente?). Il primo cittadino di Manzano invita pertanto a sostenere la partecipazione di Olio & Dintorni – che da parecchi anni ormai si distingue per la organizzazione di una bella e importante rassegna a carattere regionale – al concorso, esprimendo entro domani 6 dicembre un voto a favore del progetto, accedendo al link: https://www.turismodellolio.com/partecip…/olio-e-dintorni/

“Le esperienze a tema olio sono oggi attrattive per i turisti, che sono oggi sempre più eclettici, quindi alla ricerca di un’ampia e varia gamma di proposte legate alle produzioni locali – afferma Roberta Garibaldi, cui è stata affidata la direzione scientifica dell’iniziativa -. Il 69% dei turisti italiani dichiara di voler visitare un frantoio in uno dei prossimi viaggi, un dato che sta ad indicare l’esistenza di un grande potenziale di crescita per il comparto. Fondamentale sarà costruire proposte ampie, segmentate e che sappiano stimolare la curiosità e la partecipazione attiva del visitatore. Il turista è curioso della visita al frantoio, ma apprezza anche attività negli uliveti, così come una carta dell’olio ed una degustazione tematica di un ristorante, le nuove oleoteche, oltre ai luoghi che richiamano il nostro passato, come i frantoi ipogei, i musei dell’olio o le dimore storiche con le orciaie. Ma anche una spa o un albergo tematico. Abbiamo quindi progettato il concorso suddiviso in diverse categorie per valorizzare tutte le migliori esperienze e best practice turistiche legate all’olio e stimolare lo sviluppo del settore”.

 

Anche a Povoletto la bandiera delle Città del vino che ora sono 25 in Fvg

di Gi Elle

E ora le Città del vino del Friuli Venezia Giulia sono salite a 25 con la new entry di Povoletto, il cui ingresso è avvenuto a pieno diritto grazie a una vitivinicoltura specializzata condotta, con eccellenti risultati qualitativi, sulle colline di Savorgnano del Torre, ma anche nella vicina Ravosa, a Bellazoia e a Marsure. Le altre 24 città aderenti all’associazione nazionale sono Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Da ricordare, poi, che pure Moraro si è aggiunto nel prestigioso elenco durante il 2020. Mentre il Comune di Duino Aurisina ha presentato la propria candidatura a “Città Italiana del Vino 2021”.

La bandiera a Povoletto.

Il coordinatore regionale delle Città del Vino Fvg, Tiziano Venturini, ha infatti consegnato la bandiera associativa al Comune di Povoletto entrato a far parte del sodalizio che a livello nazionale conta oltre 450 municipi associati. “Una piacevole tradizione, quella della consegna della bandiera, che rappresenta l’entrata nella nostra grande famiglia delle nuove Città del Vino aderenti. In questi ultimi mesi il nostro gruppo – spiega Venturini – si è ulteriormente rafforzato con un coordinamento regionale unitario, promuovendo l’enoturismo in maniera sinergica e in dialogo continuo con l’Associazione nazionale Città del Vino. Dopo i giorni drammatici della fase 1 con il lockdown, durante l’estate la nostra personale risposta al Coronavirus è stata quella di aver organizzato, vedendo la partecipazione di 150 cantine, un’edizione 2020 della manifestazione Calici di stelle che è risultata una delle più riuscite della Penisola, con una bella affluenza di persone rispettose delle norme anti-contagio. Abbiamo poi concluso la nostra stagione estiva incontrandoci in assemblea, assieme al presidente nazionale Floriano Zambon, a settembre ospiti del Comune di Gradisca d’Isonzo”.
Parallelamente ognuno dei Comuni sta portando avanti specifici progetti sostenuti anche dalle altre aderenti. Per esempio, la civica amministrazione della stessa Povoletto ha da poco avviato il progetto multimediale “Racconti di Vino” in cui i produttori locali sono diventati protagonisti di videointerviste per raccontare il loro rapporto con il vino e il territorio in cui nasce (i video sono visibili sul canale Youtube di PromoturismoFvg e sulla pagina Facebook del Comune di Povoletto). Proprio l’avvio del progetto, alla presenza del sindaco Giuliano Castenetto, dell’assessore a Bilancio Patrimonio Comunicazione e Innovazione Lisa Rossi – promotrice della importante iniziativa -, il giornalista ed enologo Claudio Fabbro e il presidente di Assoenologi Fvg Rodolfo Rizzi ha visto la consegna della bandiera.

Tornando alla richiesta di Duino Aurisina di essere eletta a “Città Italiana del Vino 2021”, Venturini ha sottolineato che si tratta di “una candidatura che si estende con gli eventi anche ad altre realtà del territorio regionale e che abbiamo sostenuto all’unanimità nella riunione di Gradisca d’Isonzo. A giorni dovrebbe vedere proclamata la vincitrice, la quale sarà la “capitale” italiana delle Città del Vino. Nell’attesa guardiamo al futuro, vicini ai nostri produttori in questi giorni complicati per la recrudescenza del Coronavirus e progettando nei limiti del possibile i nuovi eventi e progetti, come quello con l’Università di Udine sulla sostenibilità di prossima presentazione”.

Tutti gli aggiornamenti sul nuovo sito web www.cittadelvinofvg.it e sulla pagina Facebook Città del Vino del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e qui sopra le splendide colline del Comune di Povoletto.

 

Colli orientali del Friuli, 50 anni di storia sulla strada della qualità

di Giuseppe Longo

Oggi è il 20 luglio. Ed esattamente in questa stessa giornata di 50 anni fa veniva approvato, con decreto del presidente della Repubblica – capo dello Stato era Giuseppe Saragat – il disciplinare della Doc Colli orientali del Friuli (la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 247 del 30 settembre successivo), la seconda denominazione di origine controllata istituita nella nostra regione dopo quella del Collio Goriziano, che fu apripista nel mettere a frutto le disposizioni della famosa legge istitutiva, la 930 del 1963. Cinquant’anni di storia, dunque, per i vini tutelati dal Consorzio contraddistinto dal marchio con lo Spadone di Marquardo e che sovrintende un ampio territorio che va dal lembo più settentrionale di Nimis e Tarcento – dove è stata ritagliata pochi anni dopo la zona del Ramandolo, evoluta nella prima Docg del Friuli Venezia Giulia -, per continuare verso Attimis, Faedis e Povoletto, con le bellissime colline di Savorgnano del Torre e Ravosa. Quindi, Torreano, Cividale, San Pietro al Natisone, Prepotto, a due passi dal confine con la Slovenia, Corno di Rosazzo, Buttrio, Manzano, San Giovanni al Natisone e Premariacco, con Ipplis e Rocca Bernarda. Piccole porzioni vitate sono comprese anche nei Comuni di Magnano in Riviera, Moimacco, Reana del Rojale e Tricesimo. La sede consortile, fin dall’inizio ubicata nella città ducale, da qualche anno è stata trasferita nella storica cornice di villa Nachini Cabassi a Corno, paese i cui vigneti s’incrociano con quelli del Collio nel limitrofo Comune di Cormons. Il Consorzio di tutela Friuli Colli orientali e Ramandolo – oggi presieduto da Paolo Valle – riunisce circa 200 soci, la maggioranza dei quali vende i vini imbottigliati. I vigneti (2 mila ettari iscritti all’albo) producono oltre 80 mila ettolitri di vino Doc, dei quali almeno il 30 per cento viene commercializzato all’estero. Un’esportazione destinata prevalentemente all’Europa, ma che non esclude Paesi lontani, tra i quali soprattutto Stati Uniti d’America e Giappone.

Paolo Valle

Oltre a quella del Ramandolo, negli anni hanno visto la luce anche le Docg Picolit e Rosazzo, oltre ad alcune prestigiose sottozone – “cru” per dirla con i francesi – che vanno sotto i nomi di Cialla (Ribolla gialla, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso, Schioppettino, Bianco e Rosso), Refosco di Faedis, Ribolla gialla di Rosazzo, Pignolo di Rosazzo e Schioppettino di Prepotto. La denominazione “Friuli” Colli Orientali – è questa attualmente la qualificazione corretta dopo l’ultima modifica del disciplinare di produzione – con la specificazione di una delle seguenti indicazioni varietali – Chardonnay, Malvasia (da Malvasia istriana), Pinot bianco, Pinot grigio, Ribolla gialla, Riesling (da Riesling renano), Sauvignon, Friulano (da Tocai friulano), Traminer aromatico, Verduzzo friulano, per quanto riguarda i vini bianchi; Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet sauvignon e/o Carmenere), Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Merlot, Pignolo, Pinot nero, Refosco dal peduncolo rosso, Refosco (da Refosco nostrano), Schioppettino e Tazzelenghe, fra rossi – è riservata ai vini ottenuti da uve di vigneti costituiti dai corrispondenti vitigni ed aventi una composizione ampelografica monovarietale minima dell’85% in ambito aziendale. Sono ammesse anche le specificazioni “Friuli” Colli Orientali “Rosso”, “Bianco” e “Dolce”, mentre la menzione “Riserva” è ammessa qualora i vini siano stati invecchiati almeno due anni a decorrere dai primo novembre dell’annata di produzione delle uve.

La zona Doc nella storica cartina.

Il territorio – recita ancora il disciplinare – si estrinseca in una variegata alternanza di colline e pianure che si sviluppano ininterrottamente lungo le direttrici nord-ovest e sud-est, creando delle ampie superfici che possono godere di un’esposizione ottimale per la coltivazione della vite, la quale beneficia di microclimi che rendono queste zone molto vocate. I terreni dei Colli Orientali appartengono al così detto “Flysch di Cormòns” che è costituito da un’alternanza di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) dall’aspetto molto tipico. Questo insieme è chiamato in friulano “ponca” ed è facilmente alterabile in presenza di agenti atmosferici (soprattutto pioggia, ghiaccio e sole) e si sgretola velocemente in frammenti scagliosi, i quali in seguito si decalcificano e mutano in giallastro l’originario colore grigioazzurognolo o grigio-plumbeo, fino a dissolversi in terreno argilloso. Queste marne sono solitamente ricche di calcare (ne contengono dal 40 al 60%) e di potassio, leggermente meno di fosforo. I vigneti si collocano tra i 100 ed i 400 metri sul livello del mare, che si trova a una quarantina di chilometri: la maggior parte dei terreni vitati si trova su colline terrazzate, mentre alcuni occupano delle porzioni pianeggianti o con un leggera pendenza.

Questo, dunque, un rapido ritratto dei Colli orientali del Friuli come li conosciamo oggi, dopo un’evoluzione durata appunto mezzo secolo da quel Dpr che li istituì. Cinquant’anni che hanno segnato una crescita qualitativa notevolissima, grazie a produttori appassionati e capaci, assecondati da tecnici preparati e guidati da presidenti consortili lungimiranti – dai primissimi Pietro Rubini e Luigi Rodaro, per arrivare ai più recenti Adriano Gigante, Michele Pavan e, appunto, Paolo Valle – che hanno saputo trasformare questa zona Doc in una delle aree più prestigiose del Vigneto Fvg, producendo vini che hanno conquistato il mondo. Un impegno che sicuramente non mancherà nei prossimi 50 anni, perché i Colli orientali sono attesi da altri importanti traguardi. Sempre sotto l’insegna dello storico Spadone di Marquardo che vide il suo debutto a Cividale in occasione delle tradizionali feste epifaniche di 44 anni fa, dunque pochi mesi prima di quel terremoto che devastò mezzo Friuli e che segnò una svolta per la vita in questa meravigliosa terra friulana. Anche per la sua viticoltura di qualità.

La sede e il marchio.

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In copertina, maturazione dei grappoli al via sui Colli orientali: foto scattata ieri nel Cividalese.

Vinitaly tiene, ma il virus fa slittare “Calici di Storia”

di Gi Elle

Il Vinitaly per ora tiene e si svolgerà, come da programma, dal 19 al 22 aprile alla Fiera di Verona, con la partecipazione di moltissimi produttori del Vigneto Fvg, nel megastand dell’Ersa o in forma individuale. A fare le spese del Coronavirus è stata invece la mostra-degustazione “Calici di Storia al Castello Canussio” che si doveva tenere proprio oggi a Cividale.
La bella iniziativa, in ossequio alle norme restrittive in vigore fino alla giornata odierna, è stata infatti rinviata a domenica 22 marzo, nella stessa sede, dove accoglierà gli enonauti dalle 17.30 alle 22. Ci saranno ben 100 vini in degustazione, presentati da trenta aziende vitivinicole, da accompagnare con una trentina di abbinamenti enogastronomici. Quindi, non tutto quello che, ovviamente, sarà presentato dal Friuli Venezia Giulia al sempre più vicino Vinitaly, ma certamente un “assaggio” appagante della nostra produzione di qualità. I biglietti si acquistano all’ingresso della mostra,  ma è consigliata la prenotazione. Info: Sandro 3335070403.
Intanto, nella settimana entrante, è annunciata nella vicina Manzano, una importante iniziativa di Slow Food Friuli. Sabato 7 marzo è in programma infatti “Know Wine”, iniziativa che si terrà dalle 17 alle 21 al ristorante Elliot. Ci saranno i rappresentanti di 25 aziende di Slow Wine e ciascuno porterà due o tre vini rappresentativi della propria cantina. Le prenotazioni anche per questa mostra sono aperte. Scrivere a eventi.slowfriuli@gmail.com

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In copertina, i grandi vini bianchi Fvg: di questi tempi più che opportuno un brindisi beneaugurante.

I “Calici di Storia al Castello Canussio” invitano a Cividale

di Gi Elle

Chi non avrà la possibilità di partecipare all’ormai sempre più vicino Vinitaly, perché Verona non è proprio dietro l’angolo, potrà fruire di un’ottima occasione di degustare i vini del Vigneto Fvg  a due passi da casa.
Innanzitutto, nella bellissima Cividale, proprio all’ingresso arrivando da Udine a ridosso di piazza Picco, è infatti cominciato il conto alla rovescia della manifestazione “Calici di Storia al Castello Canussio”. L’appuntamento è fissato per domenica 1 marzo dalle 17.30 alle 22: ci saranno ben 100 vini in degustazione, presentati da trenta aziende vitivinicole, da accompagnare con una trentina di abbinamenti enogastronomici. Quindi, non tutto quello che, ovviamente, sarà presentato nel megastand Fvg della Fiera scaligera, ma certamente sì un “assaggio” appagante della nostra produzione di qualità. I biglietti si acquistano all’entrata della mostra, ma è consigliata la prenotazione. Info: Sandro 3335070403.
Calato il sipario su questo invitante appuntamento cividalese, un altro pure molto interessante si terrà nella vicina Manzano, il 7 marzo e quindi sempre prima del Vinitaly che invece dà appuntamento dal 19 al 22 aprile. Come già annunciato, Slow Food Friuli proporrà infatti “Know Wine”, iniziativa che si terrà dalle 17 alle 21 al ristorante Elliot. Ci saranno i rappresentanti di 25 produttori Slow Wine e ciascuno porterà due o tre vini rappresentativi della propria cantina. Le prenotazioni anche per questa mostra sono aperte. Scrivere a eventi.slowfriuli@gmail.com

“Know wine” con Slow Food a Manzano tra le rarità di Fvg e Slovenia

Un assaggio speciale, alla scoperta di vini diversi dalle “solite etichette” e di assoluta eccellenza. È di Slow Food Friuli l’idea di proporre “Know Wine”, iniziativa che si terrà sabato 7 marzo, dalle 17 alle 21, al ristorante Elliot di Manzano: le prenotazioni sono aperte. Know Wine va a braccetto – non solo nelle assonanze del nome – con Slow Wine, l’originale selezione vinicola, racchiusa nella nota Guida, che Slow Food propone ogni anno a esperti, appassionati e curiosi. Di fatto, si sposa con Elliot Wine Culture «il nuovo pensiero di Elliot Restaurant – spiegano i titolari del locale – che si propone di valorizzare il territorio vitivinicolo di Fvg e Slovenia, un modo per presentare e presentarsi, raccontando le storie dei propri vini e quelle dei loro produttori».

E infatti, nella serata a Manzano, ci saranno i rappresentanti di 25 produttori Slow Wine e ciascuno porterà due o tre vini rappresentativi della propria cantina. «I vini di queste aziende negli ultimi anni ci hanno piacevolmente sorpreso, spesso oltre le aspettative», affermano i curatori Elisa de Nardo, Savio del Bianco e Richard Baudains.
Il gruppo di lavoro che ogni anno assaggia buona parte della produzione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia e della Primorska «crede – aggiungono – che la definizione di un territorio enologico ad alta vocazione turistica, come il nostro, abbia il dovere di essere descritto nel modo più esaustivo possibile, perciò con “Know Wine” vogliamo proporre un assaggio anche di vini un po’ meno “sotto i riflettori” del classico wine show biz. Per comprendere a fondo la potenzialità di un territorio, frequentando enoteche e ristoranti, chi vive, frequenta o passa in Friuli Venezia Giulia per turismo, deve poter trovare anche questi vini».
Spesso, infatti, scegliendo il vino, si tende a scegliere solo le etichette più “famose” o comunque quelle “già sentite nominare”. «Lo riteniamo riduttivo – precisano gli organizzatori – ed è un peccato non spingersi più in là, dove spesso si trovano delle produzioni assolutamente speciali. Questo ci ha motivato a proporre il nostro evento alla scoperta delle cantine che, oltre a produrre vini di grande qualità, rappresentano la diversità e unicità del nostro territorio e un elemento di novità per il gruppo di degustatori di Slow wine».

La degustazione sarà accompagnata da diversi stuzzichini preparati dallo chef Andrea Fantini e dal suo team. Per accogliere al meglio i partecipanti, Slow Food consiglia di prenotare la propria presenza (e la tasca porta-calice) scrivendo a eventi.slowfriuli@gmail.com, indirizzo a cui è possibile chiedere ulteriori informazioni sulla serata e sui costi.

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In copertina, vini in degustazione e qui sopra vigneti in Fvg.

 

Castelvecchio e Genagricola leader del Vigneto Fvg sono esempi di innovazione

di Gi Elle

Genagricola Spa, strategico braccio nel settore primario del Leone di Trieste, con forti interessi nella nostra regione, in importanti realtà collinari del Comune di Manzano (Poggiobello con Torre Rosazza, famosa soprattutto per il Pinot grigio), ma anche di pianura (Tauriano di Spilimbergo e Terranova alla foce dell’Isonzo); Castelvecchio, splendido compendio vitivinicolo, e non solo, sul Carso goriziano, appena sopra Sagrado, contraddistinto da etichette di grande prestigio (citiamo soltanto il Terrano): sono le aziende del Friuli Venezia Giulia che sono salite sul podio del Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura”, classificandosi rispettivamente al primo e al secondo posto. Genagricola per il progetto di valorizzazione Ca’ Corniani. Terra d’avanguardia, a Caorle, nella sezione dedicata a Smart City e Smart Land. “La capacità di guardare avanti è il filo conduttore che a Cà Corniani tiene insieme impresa, territorio e comunità dal 1851. Confagricoltura ha premiato il progetto di riqualificazione di Ca’ Corniani come simbolo di una campagna rinnovata”, ha detto il presidente Giancarlo Fancel. L’innovazione della Castelvecchio è collegata, invece, al complesso delle attività che hanno consentito di recuperare terreni marginali alla multifunzionalità e diversificazione aziendale (agriturismo, agriristoro e produzione di energia da fonti rinnovabili), generando una migliore sostenibilità: produzioni biologiche e contemporanea valorizzazione dell’ambiente a fini di fruizione turistica, un sistema di economia circolare a fianco del Parco letterario Ungaretti.
A Roma, a Palazzo della Valle, Confagricoltura ha infatti premiato gli innovatori del settore primario. Sul podio 13 imprese e aggregazioni (due appunto del Friuli Venezia Giulia) che si sono poste in evidenza per il proprio impegno nell’utilizzare le più avanzate soluzioni tecnologiche e digitali, nell’aggregarsi per raggiungere precisi obiettivi, nel combinare sostenibilità economica e ambientale, nell’essere attenti al territorio, nel fare cultura e arte. Alla cerimonia di consegna dei riconoscimenti sono intervenuti anche il premier Giuseppe Conte e il ministro delle Politiche agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio. Ha fatto gli onori di casa il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.

Giansanti con il presidente Fancel.


Il Premio nazionale per l’innovazione in agricoltura” è stato indirizzato a tutte le aziende agricole che hanno sviluppato o implementato, negli ultimi tre anni, soluzioni innovative. Confagricoltura l’ha articolato in 3 categorie: Nuove frontiere (innovazioni tecnologiche relative a processi, prodotti e servizi, applicati a livello di impresa); Reti, Filiere (soluzioni innovative intraprese tra due o più attori); Smart land, Smart city (innovazioni che mettano in relazione le aree rurali con quelle urbane e progetti capaci di unire arte, turismo e cultura, creando sinergie fra la dimensione agricola e quella culturale nelle sue varie forme).
Proprio in quest’ultima categoria Genagricola Spa (con sede legale a Trieste) ha vinto – come abbiamo già detto – il primo premio, mentre la seconda posizione è stata conquistata dall’azienda Castelvecchio, di Sagrado. «Si può dire che l’innovazione in Castelvecchio è già entrata fin dal 1980 con gli impianti di irrigazione a goccia – spiega Mirella Della Valle, della famiglia Terraneo, titolare dell’azienda da oltre trent’anni -. Poi abbiamo proseguito e, nel 2006, abbiamo dato vita a questo nuovo progetto assieme ai colleghi della Rete del Carso. Il premier Conte è rimasto affascinato della nostra esperienza e ha promesso di venire a farci visita».

Philip Thurn Valsassina

«Si parla tanto di agricoltura 4.0, di rivoluzione digitale, di economia circolare, di sostenibilità di reti e filiere, di “agri-cultura”… Con l’iniziativa del nostro Premio abbiamo voluto – aggiunge il neo-presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – presentare esperienze concrete, attività lungimiranti, coraggio imprenditoriale. C’è un volto nuovo dell’agricoltura, c’è un entusiasmo tangibile e contagioso, anche nella nostra regione».
Le imprese e le aggregazioni premiate entreranno a far parte del Club delle imprese agricole innovative” di Confagricoltura e parteciperanno a una serie di iniziative come testimonial ufficiali dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli.

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In copertina, Mirella Della Valle premiata dal presidente Giansanti. E qui sopra due immagini di Castelvecchio: scorci dei vigneti e della cantina (dal sito ufficiale).