Vini e agroalimentare: l’Ue vuole rivedere la normativa delle Dop

di Giuseppe Longo

Quando parliamo soprattutto di vino, siamo ancora abituati a distinguere quello di qualità da quello da tavola con la sigla Doc, quella cioè che risale alla legge del lontano 1963 istitutiva delle denominazioni di origine controllata (e garantita), prima che ancora se ne occupasse la Comunità europea che poi le fece rientrare sotto l’ombrello dei Vqprd. E proprio a quella storica normativa si attinse per istituire dapprima la Doc Collio e quindi tutte le altre che hanno via via ricoperto il territorio del Vigneto Fvg, fino a giungere alle Docg Ramandolo, Picolit e Rosazzo.
Ma con l’evoluzione delle norme comunitarie, anche i vini sono stati trasferiti sotto la sigla Dop, denominazione di origine protetta, anche se tutti – compreso chi scrive – continuiamo ostinatamente chiamarli Doc. E fra i Dop rientrano anche i prodotti agroalimentari di pregio, come il prosciutto di San Daniele e il formaggio Montasio, mentre il prosciutto di Sauris è fra gli Igp. L’Unione Europea ritiene, però, che la normativa sia superata, tanto che intende ripensare appunto la disciplina che sovrintende alle Dop, fruendo a tale riguardo di un sondaggio d’opinione che ha appena avviato sulla rete. “L’attuale modello è datato rispetto agli attuali stili di consumo e all’evoluzione del mercato”, conferma anche Claudio Filipuzzi, presidente di Agrifood Fvg.

Il presidente Claudio Filipuzzi.

La Commissione europea ha pertanto lanciato a inizio mese una consultazione pubblica sulle indicazioni geografiche (IG) e le specialità tradizionali garantite (STG), entrambi elementi chiave della politica europea sulla qualità dei prodotti agroalimentari. Sta raccogliendo cioè spunti su una revisione di tutta la disciplina che circa 3.000 prodotti agroalimentari, dagli alimenti Dop alle Igt, e appunto ai vini. Un patrimonio che rappresenta anche per il Friuli-Venezia Giulia una importante componente storica ed economica della propria produzione agroalimentare.
Questa consultazione, nello specifico, si rivolge al pubblico e agli stakeholder (produttori, trasformatori di prodotti agroalimentari, autorità nazionali e mondo della ricerca). L’obiettivo della consultazione consiste nel raccogliere feedback da parte degli interessati sulla comprensione delle politiche messe in campo dall’UE per la tutela degli operatori e sulla percezione da parte di questi ultimi dei sistemi di qualità in vigore. Alla consultazione on line possono rispondere tutte le parti interessate: Regioni, produttori, trasformatori, centri di ricerca, università ed esperti di IG, ma anche privati cittadini. Avranno tempo di farlo fino al 27 gennaio prossimo.

“L’attuale modello si sta dimostrando datato rispetto agli stili di consumo alimentare, all’evoluzione dei mercati internazionali, alle tecniche produttive  oltre che ai moderni sistemi di tracciabilità che si stanno affermando – commenta appunto il presidente  Filipuzzi –, non a caso in molti casi di Dop e Igp, anche nella nostra regione, i disciplinari oggi appaiono più come zavorre che come vantaggi competitivi per l’adeguata remunerazione del produttore e per la garanzia di qualità del consumatore. Qualche innovazione recentemente c’è stata, come l’unificazione dell’attività ispettiva nelle aziende da parte delle autorità sanitarie e di controllo delle indicazioni geografiche… finora si lavorava a comparti stagni e un produttore riceveva tante visite quante sono le autorità. Questo non è certo sufficiente e anche l’Unione Europea evidentemente si è accorta che è giunto il momento storico per una rivisitazione complessiva del sistema”.
Per cui è arrivata l’ora, secondo appunto l’Ue, anche in questo settore di una profonda revisione per adeguare la normativa alle nuove realtà e alle evoluzioni che il comparto agroalimentare – cominciando proprio dai vini – ha registrato anche in Italia e pure in Friuli Venezia Giulia. E le indicazioni che saranno fornite soprattutto dal mondo produttivo, che più di altri conoscono i problemi dell’importante comparto economico, saranno utili per giungere a una normativa più adatta ai tempi. E soprattutto che sia effettivamente di sostegno alla produzione e alla sua valorizzazione.

Prosciutto di San Daniele e formaggio Montasio, prodotti Dop.

 

Indirizzo web della consultazione:
https://ec.europa.eu/info/news/european-commission-seeks-feedback-geographical-indications-and-traditional-quality-scheme-2019-nov-04_en

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In copertina, vini bianchi Fvg: anche per questi cambierà la normativa.

 

 

A Cividale la Gubana dei record sfiderà la Pastiera napoletana

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – E ora la Gubana lancia la sfida alla Pastiera napoletana! Non era mai scesa così a Sud, fermandosi infatti ad Ascoli Piceno e a Siena, la originale e curiosa contesa che ogni anno, sul finire dell’inverno, il tipico prodotto di Cividale e delle Valli del Natisone ingaggia con un altro dolce simile o comunque famoso nell’ambito del “Gubana Day – Premio Bepi Tosolini”. Ma lo farà proprio in questo 2020 appena cominciato e che inaugura il nuovo decennio del 21° secolo. L’annuncio, come è ormai consolidata tradizione, è arrivato puntuale proprio la sera di Capodanno sotto l’antica loggia municipale della cittadina Patrimonio dell’Umanità per il fatto di custodire gelosamente quel gioiello noto come Tempietto Longobardo. Il tutto in mezzo a una vera e propria folla di “golosi” che non ha voluto perdersi la “Gubana più grande del mondo”, che conquista nuovi primati di anno in anno. Arrivando addirittura a 103 chili! Davvero enorme, ma che in poche decine di minuti, fetta dopo fetta, è stata “spazzolata”, lasciando sull’ampio tavolo sistemato sotto gli occhi di Giulio Cesare, soltanto le briciole e quel “cartiglio”, fatto di pane cotto assieme al dolce, con la scritta del nuovo peso e gli auguri per il 2020.

Berto e Pia Blasuttig brindano a Cividale davanti alla loro “Gubana più grande del mondo”.

Sono stati ben 15 i record consecutivi per la Gubana gigante: da 34 ad appunto a 103 chili. Il vicino Forno Cattarossi, di Berto e Pia Blasuttig, si è sempre superato per presentare la sera del primo giorno del nuovo anno una beneaugurante “gubanissima” e per questa 15ma edizione c’era da scommettere in un nuovo primato – roba da Guinness, senza dubbio! –dopo quello del 2019 quando l’immenso dolce aveva superato di due chili il quintale, stracciando i 98 dell’edizione precedente.
La sera del 1° gennaio 2020 si è rinnovata, dunque, questa ormai consolidata e bellissima iniziativa di sfornare la “più grande Gubana del mondo” e adagiarla su un mega-tagliere sotto il loggiato comunale, per essere ammirata dalla folla – c’erano centinaia di persone, infreddolite, richiamate da uno spettacolo che soltanto Cividale sa offrire con questo dolce in versione extralarge – e poi essere offerta in degustazione proprio per il brindisi augurale di Capodanno. Il tutto ancora una volta è stato promosso dallo storico Caffè San Marco e dai suoi titolari Andrea e Marco Cecchini, organizzatori che si sono detti molto soddisfatti del progressivo incremento dimensionale che appunto la “Gubana da Guinness” ha avuto di anno in anno. La festosa degustazione é stata accompagnata dalle bollicine rigorosamente friulane offerte dalla cantina Vigna Angeli di Prepotto, tra le allegre note di un gruppo di fisarmoniche delle Valli. I rappresentanti dei principali enti cittadini (Comune, Civibank, Ascom), della Regione Fvg, di Udine e Manzano, nonché il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, hanno presenziato al simpaticissimo evento condividendone le finalità rivolte, appunto, al rilancio del dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone.

Le fisarmoniche delle Valli.

Come dicevamo all’inizio, nel Capodanno ducale è stato presentato il nuovo concorso “Gubana Day-Premio Bepi Tosolini”, la cui 15ma edizione è già stata messa in calendario alla fine del prossimo febbraio: un weekend all’insegna delle degustazioni di Gubana e, da ben 11 anni, anche di una originalissima “disfida” tra dolci di altre provenienze. E quest’anno sarà appunto la volta della famosa Pastiera napoletana, dopo aver sfidato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il Kartner Reindling (2011), tipico dolce carinziano, l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015), il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017), la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019), città lombarda dove poco prima di Natale c’era stata una sorta di “gara di ritorno”, nella quale la Gubana per un soffio è stata superata nella votazione della giuria popolare. Ma non sono mancati gli applausi ai bravi pasticceri friulani, “caricati” a fare sempre meglio.
E ora il prossimo concorrente sarà “esplosivo”, visto che proviene proprio da una terra che in fatto di bòtti a Capodanno non è seconda a nessun’altra: la Pastiera napoletana, un vero e proprio “must”’ della pasticceria campana, ma ormai anche nazionale (un po’ come la pizza…), le cui origini risalgono al XVI secolo quando si ideò questo dolce per le feste pasquali, ma che ora si apprezza sempre e comunque. E’ la stessa distilleria Bepi Tosolini a favorire questa “disfida” – in quanto a latitudine ancora più a sud di quella, famosissima, di Barletta – con una specialità partenopea nota nel mondo. Va da sé che la Gubana non teme i confronti e si accinge ad una nuova impegnativa tenzone. Per cui, dopo le solenni feste epifaniche cividalesi, si comincerà subito a guardare a quanto avverrà al Caffè San Marco fra neanche due mesi. Arrivederci!

La folla intorno alla “gubanissima”.

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In copertina, ecco la maxi-gubana col nuovo record. (Photolife.it come la prima immagine interna)

Fino all’Epifania a Cividale le vignette dedicate al vino

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Le festività natalizie culmineranno a Cividale con la solennità dell’Epifania, quando sarà celebrata l’antica Messa dello Spadone seguita dalla rievocazione storica dell’ingresso del Patriarca Marquardo. E fino a quella data potrà essere visitata anche la bellissima mostra delle vignette di “Spirito di Vino” che, per festeggiare i suoi primi vent’anni, ha scelto una straordinaria sede in riva al Natisone: il Centro internazionale Podrecca di via Monastero Maggiore, a due passi dal famosissimo Tempietto Longobardo e dalla Casa medioevale, la più antica della città ducale. Una festa che, ovviamente, ha visto anche la proclamazione dei vincitori: il tutto con la regia del Movimento Turismo del Vino del Friuli Venezia Giulia, in un appuntamento molto sentito nel quale hanno fatto gli onori di casa la presidente Elda Felluga e il sindaco Stefano Balloch. Con loro, c’erano il presidente della giuria Alfio Krancic, il noto vignettista Valerio Marini, il giornalista per Arbiter e critico d’arte Alberto Gerosa – delegato per la rivista Spirito DiVino -, assieme al vicepresidente dell’associazione, Massimo Bassani, che hanno proclamato i vincitori di questa 20ma edizione del famoso Concorso internazionale che celebra le più graffianti e originali vignette satiriche sul tema del vino.

La foto ricordo con i premiati.

Vincitori dell’edizione 2019, premiati con una selezione delle migliori etichette delle cantine associate, sono stati per la Sezione under 35 l’italiano Diego Paparelle con “Barman” (primo classificato), il serbo Filip Najdanović “First Aid” (secondo) e il portoghese Bruno Albuquerque con “Il genio della bottiglia” (terzo). La Sezione over 35 ha visto invece trionfare lo spagnolo Manuel Arriaga con “L’influenza del vino” (primo classificato), il ceco Evžen David con “Moon” (secondo), mentre al terzo posto troviamo a pari merito il polacco Czesław Przęzak con “Double refueling” e il ceco Roman Kubec con “Vino”.

Le due vignette prime classificate.

Fino al 6 gennaio (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, sabato e domenica orario continuato dalle 10 alle 17), nel salone a piano terra del palazzo che ospita la Fondazione Auxilia e il Centro Internazionale Podrecca, potrà dunque essere visitata la mostra del 20° “Spirito di Vino” in cui potrete apprezzare umorismo e satira capaci di regalare sorrisi, ma anche momenti di riflessione. Inoltre, è stata allestita una mostra “diffusa” in una quindicina di esercizi commerciali, aderenti a Confcommercio, grazie alla quale si potranno rivivere i 20 anni di storia del concorso. Nelle vetrine dei negozi aderenti sono infatti esposte, per tutto il periodo della mostra, alcune opere delle passate edizioni, per cui una passeggiata nel centro di Cividale sarà impreziosita dall’ironia e dai sorrisi! Per conoscere gli esercizi che espongono le vignette, l’elenco completo è sul sito www.spiritodivino.cloud
Netta la scelta green operata dal Movimento Turismo del Vino per questa edizione: entrambe le mostre, quella al Centro Podrecca e quella diffusa nelle attività commerciali del centro storico cittadino, propongono opere stampate su un supporto eco-friendly, ovvero su cartone alveolare. Inoltre, anche il calendario realizzato sia con le vignette finaliste che con una selezione per rivivere i 20 anni di Spirito di Vino è stato stampato su carta certificata Fsc.

Un momento della cerimonia.

Grande la soddisfazione della presidente Elda Felluga: “Spirito di vino in questi anni è cresciuto a livello internazionale diventando il punto di riferimento della satira sul mondo del vino, unendo persone di culture e nazionalità diverse. Un’occasione importante per far conoscere il Friuli Venezia Giulia nel mondo. È stato davvero molto bello vedere alle premiazioni i vignettisti stranieri che per la prima volta hanno avuto la possibilità di conoscere la bellezza di Cividale, i nostri eccellenti vini, la nostra buona tavola, la nostra calda ospitalità. Un sincero ringraziamento alla giuria di Spirito di vino che ci ha accompagnato con entusiasmo in tutti questi anni. Un caloroso ringraziamento all’amministrazione comunale, ad Auxilia e ai commercianti della città ducale che hanno voluto ospitare le premiazioni e la mostra”.
Ricordiamo che le vignette in gara sono state valutate da una giuria d’eccezione, capitanata dal presidente in carica Alfio Krancic e dal presidente onorario Giorgio Forattini, che era composta da nomi illustri della satira, del giornalismo e della grafica: Emilio Giannelli (vignettista), Valerio Marini (vignettista), Gianluigi Colin (art and cover editor La Lettura Corriere della Sera), Franz Botré (direttore rivista Spirito DiVino), Carlo Cambi (giornalista enogastronomico), Paolo Marchi (giornalista, Identità Golose), Aldo Colonetti (filosofo), Fede & Tinto (conduttori Decanter – RadioRai), Francesco Salvi (attore) e dalla stessa Elda Felluga.

Due scorci della bellissima mostra.

20° SPIRITO DI VINO
I premiati

WINNERS 2019 UNDER 35


DIEGO PAPARELLE
Barman
Senago, Italia


FILIP NAJDANOVIĆ
First Aid
Sid, Serbia


ALBUQUERQUE BRUNO
Il genio della bottiglia
Braga, Portogallo

SELECTED 2019 UNDER 35

ELIF DOKUR
Short life
Tepebasi, Turchia

XHENI MALOKU
Med’Uva
Durazzo, Albania

MARCO STRIZZOLO
Ancora un po’
Londra, Gran Bretagna

MORHAF YOUSSEF
Old wine and modern art
Damasco, Siria

WINNERS 2019 OVER 35


MANUEL ARRIAGA
L’influenza del vino
Puente Tocinos, Spagna


EVŽEN DAVID
Moon
Frýdek-Místek, Repubblica Ceca


ROMAN KUBEC
Vino
Mezibori, Repubblica Ceca

CZESŁAW PRZĘZAK
Double refuelling
Wrocław, Polonia

SELECTED 2019 OVER 35

AUREL ŞTEFAN ALEXANDRESCU
No title
Bucarest, Romania

ERDOGAN BASOL
No title
Istanbul, Turchia

HENRIQUE BEHR
Captain Corkscrew
Brasilia, Brasile

MENEKSE ÇAM
Perfect choice
Buca, Turchia

ISRAEL CAMPOS DE LEON
El corazón del Vino
Ecatepec, Messico

GHINO CORRADESCHI
Fionda provvidenziale
Siena, Italia

RONALDO CUNHA DIAS
Spirito di Vino
Vacaria, Brasile

RAINER DEMATTIO
Headgrape
Epfendorf, Germany

HICABI DEMIRCI
Art and wine
Istanbul, Turchia

TOMMASO GIANNO
Brindisi
San Benedetto del Tronto, Italia

AGUS HARSANTA
Balancing
Denpasar, Indonesia

FRANCO IACUMIN
Custer
Monfalcone, Italia

RAED KHALIL
Fingerprint
Lebbeke, Belgio

VASO KRČMAR
St. Wine
Novi Sad, Serbia

PIETRO MARINO
Qua c’è un qui pro quo
Fusignano, Italia

VALERY MOMOT
Vino d’autunno
Dnepr, Ucraina

ELENA OSPINA
La magia del vino
Medellín, Colombia

TELMO QUADROS FERREIRA
Love astronome
Porto, Portugal

FRIEDRICH TASSER
Avanti a tutta forza
Brunico, Italia

JUGOSLAV VLAHOVIC
Sommelier
Beograd, Serbia

Il Movimento Turismo del Vino Fvg ringrazia gli sponsor e i partner tecnici del concorso: PromoTurimoFvg, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Cividale del Friuli, Auxilia Onlus e Auxilia Fondation, Civibank, Dolomia, Del Torre e Juliagraf. Per maggiori informazioni sull’iniziativa: Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia Tel. 0432.289540 – Cell. 348.0503700 spiritodivino@mtvfriulivg.it – info@mtvfriulivg.it www.spiritodivino.cloud – www.mtvfriulivg.it

Infine, alcune delle opere esposte.

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In copertina, Elda Felluga col presidente della giuria Krancic e il sindaco Balloch.

Da tre anni la Doc Friuli. E adesso c’è anche il Consorzio di tutela

di Giuseppe Longo

E ora il Vigneto Fvg si potrà proporre sempre più come tale, nel suo complesso, beneficiando di quel nome magico e da sempre accattivante – “Friuli” – che piace tanto ai consumatori nel resto d’Italia, in Europa e pure oltreoceano. Se ne parlava da decenni, già quando nascevano le “Doc-fazzoletto”, belle e suggestive, ma troppo piccole e spesso in competizione fra loro: infatti, c’era già chi avvertiva la necessità di una proposta unitaria affinché la stessa fosse più efficace sul mercato, specialmente estero, dove peraltro il Friuli stesso è piccolo e poco individuabile, figuriamoci le Doc ritagliate in collina e in pianura, tra i sassi delle alluvioni di Tagliamento e Isonzo o lungo la Riviera. Dopo il riconoscimento tre anni fa dell’ultima denominazione, stavolta appunto a livello regionale, ora nasce dunque il Consorzio che la dovrà tutelare, facendo prima di tutto rispettare il disciplinare di produzione. Plaudono le organizzazioni imprenditoriali, a cominciare da Confagricoltura e Fedagri. Per cui ora resta aperta soltanto la questione Ribolla gialla. Ma fermiamoci a quello che ormai può essere considerato un “punto fermo”, di certo molto importante. Diremmo strategico per il futuro della promozione commerciale e della presentazione su un mercato, nazionale e mondiale, sempre più esigente.

E’ stato infatti costituito proprio ieri, a San Vito al Tagliamento, il Consorzio Tutela Vini Friuli Venezia Giulia. Dopo un lungo iter tra progetti, ipotesi e speranze, finalmente si è concretizzato il sogno: la nascita del nuovo organismo si pone l’obiettivo di tutelare, promuovere, valorizzare e curare gli interessi appunto della più recente Denominazione regionale. Era nata, come dicevamo, nel 2016 la Doc Friuli  (o Friuli Venezia Giulia) che aveva debuttato rivendicando, in quella vendemmia, 103 mila quintali di uva. Dopo un breve rodaggio, durato appena un biennio, nel 2018 l’area tutelata ha raggiunto 2.500 ettari con ben 297 mila quintali di uva, a dimostrazione che la nuova Doc regionale vuole diventare un brand forte e altamente riconoscibile, in grado di combinare numeri e qualità, caratteristiche che le consentiranno, sempre più, di acquisire una maggiore visibilità e competitività sui mercati soprattutto internazionali.
I soci fondatori del Consorzio si prefigurano e si impegnano ad agire per consentire alle aziende della regione di fare squadra intorno a quello che, a tutti gli effetti, si può definire un brand facilmente identificabile e dotato, come dicevamo all’inizio, di notevole appeal. Il nuovo Consorzio Tutela Vini Friuli Venezia Giulia si pone infatti, come primo impegno, l’aggregazione di tutti i produttori della Doc Friuli in collaborazione e nel rispetto delle varie denominazioni già preesistenti che, comunque, restano “fiori all’occhiello” ed espressioni autentiche e peculiari delle diverse aree regionali.

Ventidue sono i soci fondatori del nuovo Consorzio – che hanno sottoscritto l’atto costitutivo presso il notaio sanvitese Luca Sioni -, motivati e desiderosi di lavorare con impegno per arrivare, in tempi brevissimi, al raggiungimento della rappresentatività necessaria a ottenere il previsto riconoscimento da parte del Ministero per le Politiche agricole. Nove sono i componenti del primo consiglio di amministrazione che si affida alla presidenza del dottor Giuseppe Crovato, amministratore delegato della Cantina Cabert Spa di Bertiolo. Il resto della squadra dirigente è composto dai vicepresidenti, Roberto Marcolini, dell’azienda Cà Bolani (Zonin) di Cervignano, e Flavio Bellomo (presidente della cantina cooperativa Viticoltori friulani La Delizia, di Casarsa), nonché dai consiglieri Alessandro Baccichetto, Gianfranco Bianchini, Filippo Bregant, Luigino Fogal, Bruno Pittaro e Michelangelo Tombacco. Tutte le Doc sono rappresentate (a esclusione della Friuli Isonzo e Friuli Annia) e le adesioni sono ancora aperte: infatti, la volontà di tutti i “fondatori” è quella di essere inclusivi.
Il nuovo Consorzio, nel muovere i suoi primi passi, è “certo di poter contare sul fondamentale supporto dell’amministrazione regionale molto determinata a continuare il percorso di accompagnamento iniziato fin dalla costituzione della denominazione Doc Friuli”. Una volta terminati gli espletamenti burocratici, partirà la raccolta delle firme della filiera per raggiungere il nuovo traguardo del riconoscimento ministeriale, pur restando in attesa di quello europeo che ancora manca per la Doc. L’obiettivo dichiarato è quello di essere operativi (nuovo Consorzio compreso) entro la vendemmia 2020.

Molto positive, come dicevamo, le reazioni delle organizzazione imprenditoriali. «Finalmente la Doc Friuli avrà il suo Consorzio di tutela – dice Michele Pace Perusini, nuovo presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg, che ha raccolto il testimone da Roberto Felluga -. Un passo importante per mettere sui giusti binari una “locomotiva partita” nel 2016 e che ha dimostrato di viaggiare ad alta velocità. La Doc Friuli, infatti, diventerà la più importante denominazione regionale e ciò responsabilizza i nuovi amministratori che dovranno essere in grado di creare il giusto clima di condivisione con tutte le componenti del comparto per rendere sempre più incisive le necessarie iniziative future di promozione e comunicazione. Da parte di tutta l’organizzazione, dunque, formulo ai consiglieri i miei migliori auguri per un buon lavoro, offrendo la disponibilità a collaborare per il bene dell’intero territorio».
«Siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto – gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente di Fedagripesca Fvg -. La cooperazione ha lavorato alacremente per raggiungere questo risultato che è figlio di una coesione maturata tra i tanti attori della filiera vitivinicola regionale. Si è fatto un passo avanti importante che deve rappresentare un punto di partenza per progettare, tutti assieme, il futuro della vitivinicoltura regionale».

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In copertina, Giuseppe Crovato, presidente del neonato Consorzio Tutela Vini Friuli Venezia Giulia.

“Lettera aperta” di Walter Filiputti ai giovani vignaioli

di Giuseppe Longo

UDINE – Durante l’impegnativo lavoro affrontato per realizzare il suo nuovo libro dedicato al futuro del Vigneto Fvg, Walter Filiputti ha avuto l’opportunità di dialogare anche con diversi giovani vignaioli. E agli stessi, nel concludere l’importante opera, l’esperto di vite e vino di casa nostra ha voluto rivolgersi con una “lettera aperta” al fine di spronarli a dare vita a una sorta di gruppo di riflessione e lavoro per i prossimi anni avente l’obiettivo di capire problemi e prospettive di un settore affascinante e strategico non solo per l’economia, ma anche per l’immagine complessiva della regione a Nordest, costituendo pure, assieme alle altre eccellenze agroalimentari, un irrinunciabile volano per la promozione turistica. «Se ai giovani dai, ricevi tanto di più; se trasmetti loro conoscenza, esperienza ed entusiasmo, loro ti ripagano con il rispetto, il coraggio, la voglia di mettersi in gioco e una nuova visione – dice Filiputti nelle prime pagine del volume –. Hanno determinazione e tanta voglia di fare, ma soprattutto sanno dialogare tra di loro e confrontarsi senza gelosie. Questa “lettera aperta” è dedicata a tutti i giovani vignaioli del Friuli Venezia Giulia, nessuno escluso».

La presentazione moderata da Cescon e l’intervento di Filiputti.

Emerge, dunque, in tutto il suo valore questo originale messaggio alle nuove leve del Vigneto Fvg – che tanta responsabilità hanno nel continuare e potenziare il lavoro avviato con lungimiranza e competenza dai loro genitori, accreditando la qualità dei nostri vini in tutto il mondo – nell’affollata presentazione del volume “Il futuro della viticoltura e del mercato enologico in Friuli Venezia Giulia” avvenuta ieri pomeriggio nella sala che ricorda l’indimenticato presidente Adalberto Valduga, nella sede della Camera di commercio di Pordenone-Udine. Infatti, dopo le collane dedicate al mondo del gusto e a quello dell’artigianato, l’ente economico – guidato da tanti anni da Giovanni Da Pozzo – prosegue il suo viaggio alla scoperta dei comparti produttivi della sua terra, prendendo “appunti”, questa volta, sui “Quaderni di agricoltura. Questo è il titolo della nuova collana edita da Vinibuoni – Gustosì, il cui primo volume va ad approfondire proprio l’articolata ed esuberante realtà del vino, uno dei fiori all’occhiello del territorio, che, come dicevamo, permette di far conoscere il Friuli Venezia Giulia a livello planetario. Protagonisti proprio quei giovani vignaioli – come amava chiamarli il grande Luigi Veronelli – cui questa importante fatica editoriale si rivolge.

A raccontare questa realtà e ad anticiparne gli sviluppi, con sguardo preparatissimo, è appunto Walter Filiputti, un narratore d’eccezione,  giornalista e scrittore che conosce la viticoltura, si può dire, dalla nascita tanto da farne una delle specializzazioni della sua vita professionale. Durante la  quale ha dato alle stampe volumi e pubblicazioni di prestigio che hanno contribuito in maniera significativa a dare lustro al settore produttivo.
«Alle sue parole, ai suoi racconti sempre originali, alle sue chiacchierate con i vignaioli, alle sue analisi puntuali è stata affidata la trama di queste pagine – commenta il presidente Da Pozzo –. In esse, oltre a tante luci, emergono anche minacce e rischi a cui il comparto sta andando incontro. È però un volume di speranza, che guarda con enorme fiducia ai giovani produttori, ma anche di critica costruttiva a un sistema Vigneto Fvg, perché vuole dare un contributo scientifico serio al dibattito che ruota attorno al vino regionale, e soprattutto dare uno stimolo a superare ostacoli e imboccare strade nuove, per non rischiare di rovinare uno dei patrimoni di maggior ricchezza della nostra identità territoriale. Confidiamo dunque che i suggerimenti di Filiputti possano essere raccolti da imprese e istituzioni, perché la nostra viticoltura non perda occasioni preziose per difendere la sua qualità e sappia costruire con intelligenza e lungimiranza il suo futuro e il suo sviluppo».

L’intervento del presidente Da Pozzo e due settori della sala gremita.

Proprio al futuro guarda, dunque, la curata pubblicazione anche nella forma, com’è stato evidenziato anche nel corso della presentazione di fronte a un foltissimo e preparato “parterre” – ovviamente per larga parte viticoltori, tecnici, winelovers -, moderata dal giornalista del Messaggero Veneto Maurizio Cescon, il quale segue con attenzione e puntualità sulle pagine economiche anche il Vigneto Fvg, e che ha visto l’intervento, oltre a Da Pozzo e Filiputti, anche dell’editore Francesco Busso. Snello e pratico nel formato, il  volume è compendiato per la prima volta anche da un sito Internet, che va ad ampliare e completare l’edizione cartacea con informazioni aggiuntive, immagini e videointerviste, rendendo il progetto crossmediale, come questi tempi di comunicazione e innovazione tecnologica richiedono. Il libro, acquistabile nelle migliori librerie friulane fin dai prossimi giorni, tanto da rappresentare una ottima strenna da mettere sotto l’Albero di Natale, è accompagnato dal portale www.quadernidiagricoltura.it. Ricordiamo, al riguardo, che la collana “Quaderni di Agricoltura” segue una prima collana dedicata alle imprese del gusto delle diverse aree geografiche del Friuli, che ha censito 195 produttori e 178 ristoratori, tutto in cinque volumi,  e la collana, in quattro volumi, dedicata agli artigiani del fare, con le storie di 228 operatori.

Il ruolo dell’ente camerale
nel settore vitivinicolo

La pubblicazione del libro di Walter Filiputti “Il futuro della viticoltura e del mercato enologico in Friuli Venezia Giulia” si inserisce nel solco dell’intensa attività dell’ente camerale a supporto delle sue imprese, in questo caso del mondo vitivinicolo, comparto in un cui la Camera di commercio si distingue particolarmente, grazie al suo operato e alla vivacità delle aziende che si relazionano a essa. Uno dei progetti di maggior notorietà e successo è quello che permette alle pmi di settore di concorrere ai bandi regionali per l’Ocm Vino. In attesa di approvazione definitiva del progetto 2020, fin dal 2010 la Cciaa è stata capofila negli anni di ben 10 associazioni temporanee di impresa (Ati) siglate con 444 partecipazioni aziendali, di cui 32 quelle accreditate per il 2020. I finanziamenti attratti dal progetto, che ha preso il nome di “Friuli Future Wines”, sono stati in tutte le annualità oltre 9 milioni 230 mila euro, di cui metà finanziati dalle imprese partecipanti e metà contributi comunitari erogati tramite il Ministero delle risorse agricole e la Regione. I fondi vengono espressamente riservati all’attività di promozione delle aziende vitivinicole sui principali mercati extraeuropei, definiti di anno in anno. «La forza del progetto sta nella flessibilità e potenza del lavoro di rete – conferma il presidente Da Pozzo –. Le aziende possono scegliere a quali iniziative promozionali partecipare, ciascuna in base alle proprie esigenze e aspirazioni, ma con il “peso specifico” di un raggruppamento riconoscibile e con il coordinamento e l’accompagnamento dell’ente camerale».
Il  59% dei fondi, in questi anni, è stato destinato alle principali iniziative promozionali sul mercato degli Stati Uniti, primo paese di destinazione dell’export dei vini friulani. Gli altri Paesi coinvolti nel corso degli anni sono stati Russia, Cina, Giappone, Canada e Area Sud Est Asiatica (dove figurano Singapore, Vietnam, Taiwan, Malesia, Thailandia) .
Oltre all’Ocm vino, la Camera offre opportunità internazionali per tutte le imprese: più servizi, più informazioni e un maggiore supporto per l’export. Dal 1° febbraio 2019 l’attività a supporto delle imprese impegnate verso l’estero viene svolta dalla sede di Udine di Promos Italia, la nuova struttura nazionale del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione. In generale le attività a favore del comparto vitivinicolo sono quelle riservate alle aziende potenziali e neo-esportatrici, quali seminari e business forum (22 quelli proposti nel 2019), incontri individuali con gli esperti Paese (check up) e servizi desk per i mercati strategici (20 gli eventi del 2019), formazione specifica, missioni con diversi modelli, tra visite studio, eventi promozionali abbinati a workshop, incontri B2B, partecipazione a fiere (58 gli eventi proposti nel 2019). Già a calendario per il 2020 la Borsa Vini a Londra il 23 gennaio, sempre nella capitale britannica “Real Food & Wine” a luglio, ma anche le borse vini in ottobre in Canada, Russia, Giappone, cui seguiranno le iniziative specifiche nel Sud Est Asiatico (Singapore e Taiwan, Vietnam).

Ecco il nuovo volume su vite e vino.

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In copertina, il presidente Da Pozzo con Walter Filiputti, autore del libro.

(Fotoservizio Diego Petrussi)

Il Ducato dei vini friulani premia Claudio Fabbro nel ricordo di Isi Benini

di Giuseppe Longo

Aveva appena riposto fra i ricordi più cari il riconoscimento ricevuto al Gran Premio Noè di Gradisca, che per Claudio Fabbro è arrivato un nuovo, graditissimo “grazie”, questa volta da parte del Ducato del vini friulani. Nel corso della tradizionale Dieta, l’agronomo, enologo e giornalista – indiscussa e impareggiabile memoria storica del Vigneto Fvg – è stato insignito infatti della terza edizione del Premio Isi Benini,  dedicato al fondatore del benemerito sodalizio nell’ormai lontano 1972.

La motivazione è detta in due parole: “Difensore della cultura enoica della nostra terra”. Ma ben più ampia e circostanziata è la dedica contenuta nel diploma che accompagna il prestigioso riconoscimento e che pubblichiamo, ma dal quale ricaviamo il simpatico passo iniziale che recita: “Poeta e scienziato della vite e del vino, nato in riva all’Isonzo, in quel Friuli orientale da sempre stroardinariamente vocato a produrre eccellenti vini, fin da piccolo ha avuto la passione per i campi, la natura, le piante e in particolare le viti. Dalla natia Sagrado ha studiato e si è laureato a Bologna sede anche allora di una delle più prestigiose Facoltà di Agraria. Si è laureato con una tesi dedicata  alla ‘Vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia’ lasciando ammirati gli illustri docenti”.

Una tesi monumentale, approfondita e ben documentata su tutto quanto ruota attorno all’affascinante mondo della vite e del vino della nostra piccola, grande regione che proprio Isi Benini volle pubblicare tramite il Ducato che ancora muoveva i primi passi. E fu una scelta più che azzeccata – d’altra parte era infallibile il fiuto del giornalista che proprio in quegli anni dirigeva una rivista mensile, “Il vino”, rimasta nella storia della informazione specializzata in Friuli Venezia Giulia: un vero peccato che non si trovi più nelle edicole! – perché il libro che fu ricavato, dal titolo “Viti e vini del Friuli”, rappresentò una pietra miliare nella conoscenza del settore vitivinicolo e di tutto quanto gli ruota attorno. Anche per questo, ma soprattutto per quanto fatto nei decenni successivi a favore del comparto, il Ducato dei vini friulani, guidato da Loris Basso e dal segretario generale Alessandro Salvin, ha voluto gratificare Claudio Fabbro con il suo più prestigioso riconoscimento dedicato proprio al grande e indimenticabile Isi Benini.

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In copertina, Claudio Fabbro con il premio del Ducato tra Loris I e Salvin.

Trieste, i cent’anni del “Caffè Torinese”: domani la sua storia

di Giuseppe Longo

Ah, il caffè! E’ praticamente irrinunciabile per coronare un pranzo o una cena, cha abbiano avuto quali protagonisti ottimi piatti accompagnati pure da vini di qualità. E a Trieste, città del caffè per eccellenza grazie agli storici traffici che furono incentivati dal Porto Franco istituito tre secoli fa da Carlo VI d’Asburgo, l’Associazione Museo del Caffè ha promosso il terzo “cenacolo” per l’anno 2019/20. Il ciclo, già iniziato con successo nelle scorse settimane, continuerà dunque domani, martedì 10 dicembre, alle 18, nella sede dell’Ince – Iniziativa Centro Europea (Cei), in via Genova 9, nel cosiddetto Borgo Teresiano voluto dalla figlia del citato imperatore per dare un nuovo assetto alla città che stava crescendo. Ci sarà pertanto una conferenza del ciclo “Il caffè in un libro e nel suo territorio: l’Italia” dal titolo “Caffè Torinese 1919-1920. I nostri primi 100 anni”. Relatori saranno Renzo Crivelli e Matteo Pizzolini, presentati da Gianni Pistrini, presidente dell’associazione organizzatrice. L’incontro sarà introdotto dalle letture a tema di Mariagrazia Stepan, mentre la serata sarà presentata da Diego Gianaroli. Al termine dell’incontro, seguirà come sempre una degustazione, ovviamente, di caffè.

Il caffè mentre sgorga al bar…


Per il terzo anno consecutivo, l’Associazione Museo del Caffè di Trieste (aMDC) presenta, dunque, al pubblico i propri “cenacoli” – curati da Giorgio Micheli – preziose occasioni di incontro e di approfondimento dell’affascinante tematica legata appunto al caffè, alle sue origini e produzione, nonché al suo consumo declinato in un numero svariato di modi. E in questo Trieste è maestra, proponendo peraltro le denominazioni delle tazzine in modo del tutto originale: “capo”, per esempio, sta per macchiato, come si dice invece nel resto d’Italia. In particolare, questa serie di appuntamenti è dedicata alla letteratura che in qualche modo include il mondo “caffeinico”. In Italia “la pausa caffè”, da sempre, rappresenta trasversalmente convivialità e socializzazione.
In particolare, la città di Trieste ha, come dicevamo, una specifica affinità con la nera, aromatica, calda bevanda, grazie alle sue originarie tradizioni, alla sua storia commerciale e socio-culturale che l’hanno resa universalmente nota; merito anche della posizione geografica centrale e dell’importanza dei propri traffici portuali (di cui ricorrono, appunto, i 300 anni dalla costituzione del già ricordato Porto Franco). In esso, costantemente arrivano enormi quantità di sacchi del pregiato “seme di Aleppo”. Tutto questo è un volano per la vitalità imprenditoriale di questa parte d’Europa, cerniera fra Est e Ovest. Ciò ha portato all’insediamento di parecchie aziende del settore, che sono diventate leader nel mondo del verde prodotto mercantile e dell’aromatico torrefatto. Questa prerogativa rende la città adriatica, capoluogo del Friuli Venezia Giulia, nota universalmente per la peculiarità riferita al nero estratto.

… ed eccolo pronto in tazzina.

“Nel corso degli incontri programmati – spiega Gianni Pistrini – conosceremo le origini della corroborante bevanda, gli aspetti antropologici e sociali, letterari, fotografici, tecnici e scientifici a essa legata, alla sua produzione, trasformazione e l’offerta alla clientela del vero espresso o cappuccino italiano. La scelta di aMDC è quella di proporre alcuni autori che hanno scritto riguardo al caffè, raccontandone i vari aspetti e diffondendo la conoscenza della materia. Ognuno di essi sono dei momenti intensi rivolti ad esperti e a carattere divulgativo ad amanti dell’aromatico estratto, utili per ampliare la conoscenza di uno dei prodotti agroalimentari più consumati al mondo. Per chi ne fosse interessato, sappia che si svolgeranno uno ogni secondo martedì del mese (fino a maggio 2020), nella prestigiosa sede triestina dell’Iniziativa Centro Europea di via Genova 9, alle ore 18, accesso libero fino esaurimento dei posti disponibili”.
All’inizio di ogni “Cenacolo del caffè” vi sarà la lettura di qualche brano letterario a tema di scrittori triestini curato dalla socia aMDC Mariagrazia Stepan, che evidenziano la centralità della città in questo specifico settore e verrà messo in diretta streaming Facebook, social dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste, curato dal socio Giorgio Micheli, che ha curato la rassegna.

Appuntamento, quindi, a domani 10 dicembre con la presentazione del libro “Caffè Torinese 1919-2019 i nostri primi 100 anni”. Come detto, saranno presenti il docente Renzo Crivelli e il titolare dello storico locale Matteo Pizzolini, presentati dal presidente aMDC Gianni Pistrini che dialogherà con loro. Si tratterà, dunque, del terzo incontro della nuova stagione che nei giorni scorsi ha visto anche una importante uscita a San Vito al Tagliamento, nel Pordenonese, dove l’associazione ha curato la regia di un ricco fine settimane dedicato al caffè e al cioccolato. Una proposta di grande successo e che ha ricevuto il plauso di tutti, ma in particolare dei veri amanti dei due prodotti che ci provengono dalle lontane terre d’oltremare.

Ecco i relatori dei primi due incontri con il presidente Gianni Pistrini.

Il ciclo dei “Cenacoli del caffè” è reso possibile grazie ad appoggi istituzionali e di varia natura. Fra essi si annoverano la disponibilità dell’Iniziativa Centro Europea e l’appoggio di Admo, Antico Caffè Torinese, Associazione Caffè Trieste, Associazione Giuliani nel Mondo, Demus, Grafiche Villa, Iniziativa Centro Europea, La San Marco, Lega per la Difesa dei Caffè Storico-Letterari, LETS, Lions Club Duino Aurisina, Mediolanum, Trieste BookFest, Trieste Altruista, Trieste Caffè.

In copertina, i chicchi di caffè tostati, pronti per dare l’aromatica bevanda.

Riviera Friulana tutta da scoprire: ecco la “Carta del gusto”

di Giuseppe Longo

Grandi vini dalle Doc Annia, Aquileia e Latisana, che fanno il paio con una gastronomia molto invitante che attinge soprattutto ai sapori e ai profumi del mare, un ambiente e un paesaggio spesso fortunatamente incontaminato ricco di fascino, da Grado a Lignano passando per la Laguna di Marano, scrigni di storia, arte e cultura come la bimillenaria città romana dominata dal campanile del Patriarca Popone. Ecco, a rapide pennellate, l’area rivierasca del nostro Friuli che si affaccia sull’Adriatico. E tutto questo sarà offerto tramite un nuovo e sicuramente efficace strumento, la “Carta del gusto della Riviera Friulana”, che sta per debuttare su quello straordinario veicolo informativo e promozionale rappresentato dalla “rete”.

Oggi, infatti, alle 18.30, nella sede dell’azienda agricola Isola Augusta di Palazzolo dello Stella, che da molti anni ormai propone anche un prestigioso agriturismo, Arga Fvg e associazione culturale La Riviera Friulana, in collaborazione con Club per l’Unesco di Udine, Italia Nostra e Fotocineclub Lignano, hanno organizzato una serata per la presentazione, appunto, di questo magazine on line della testata giornalistica online www.larivierafriulana.it , che racconta il territorio dell’area rivierasca e le sue attrattive; la ricerca del giornalista Silvio Bini – i cui generosi contributi sono molto apprezzati anche su questo sito, 2019-26.vigneto.friulivg.com, e pure su friulivg.com e friulivg.it – sulle origini di Lignano Sabbiadoro attraverso la lettura dei quotidiani dell’epoca; l’installazione dell’artista La Montagna, realizzata con materiali reperiti nella Tenuta che ospita la serata. Al termine, degustazione dei prodotti della stessa Isola Augusta della famiglia Bassani.
“Una serata – anticipa Carlo Morandini, presidente di Arga Fvg, l’associazione dei giornalisti specializzati nel raccontare agricoltura, agroalimentare, enogastronomia, ambiente e turismo collegato – per richiamare l’attenzione sulle ricchezze che un’area spesso trascurata o sottostimata, quella rivierasca, racchiude e sa offrire al visitatore attento alla cultura del territorio e alle attrattive del luogo”. Insomma, “un percorso ragionato tra le attrattive archeologiche, ambientali, paesaggistiche, architettoniche, assieme alla proposta dei sapori che valorizzano le tradizioni e le produzioni locali. E accrescono l’attrattività dell’area”.

Quasi 80 pagine, la nuova Carta del gusto, assieme ad alcuni dei presidi di riferimento dei sapori dell’area tra i bacini dei fiumi Tagliamento e Isonzo, la linea delle risorgive e il litorale friulano, si sofferma sugli elementi principali del territorio. Dalle due città balneari, Grado, ricca di storia e tradizioni, amata dagli appassionati del turismo lento, e Lignano Sabbiadoro, d’estate “capitale” del turismo adriatico e più orientata ai giovani e alle famiglie, alle chicche della cultura e della storia, come Aquileia, metropoli dell’Impero romano, Passariano con Villa Manin residenza di campagna dell’ultimo Doge di Venezia, Marano Lagunare, antico borgo fortificato e oggi punto di riferimento della pesca con una particolare parlata di origine veneta. Ai fiumi che segnano un margine ideale tra i due lati della Riviera Friulana, il Tagliamento e l’Isonzo, che hanno contrassegnato lo sviluppo dell’economia e della cultura nelle terre rivierasche, ma anche l’affascinante Stella che sgorga dal Medio Friuli. Si tratta dell’evoluzione della Carta del Gusto, nata come una mappa dei sapori. Ma anche come un patto tra gli operatori di pregio e l’associazione culturale La Riviera Friulana, per la valorizzazione della qualità e di tipicità e tradizioni locali, elementi destinati a valorizzare l’area e a fidelizzarne i visitatori. È stata sostenuta, nelle varie edizioni, dalla Provincia di Udine, dalla Regione attraverso l’Ersa, e dalla Camera di commercio di Udine, e distribuita anche all’Expo di Milano. Ora è sostenuta dall’Amministrazione regionale attraverso PromoturismoFvg. È stata realizzata con la collaborazione del Fotocineclub Lignano, anche con le foto del gradese Antonio Boemo e dello stesso Carlo Morandini. È patrocinata dal Club per l’Unesco di Udine e da Italia Nostra, oltre che da Unaga, gruppo di specializzazione della Fnsi, dall’Arga, l’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, dell’ambiente e territorio, e dall’Unione cuochi Fvg.

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In copertina, la  “Carta del gusto della Riviera Friulana” che sarà presentata questa sera a Palazzolo.

Ribolla gialla, parte la promozione in rete ma serve la tutela

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Ribolla gialla protagonista non solo nel bicchiere, come vino “fermo” o”tranquillo” che dir si voglia oppure come prodotto spumantizzato, che piace e va di moda, ma anche sulla rete, strumento moderno e ormai irrinunciabile di promozione e di valorizzazione di qualsiasi prodotto e iniziativa. Però, non basta: bisogna che il vino ottenuto dal celebre vitigno del Friuli – la sua culla sulle dolci colline di Rosazzo – sia protetto dall’“ombrello” normativo invocato da tempo. “Proprio per legare il vitigno, e quindi il vino, al Friuli perché qui è la sua storia”, ha detto Michele Zanardo, presidente del Comitato nazionale vini presso il Ministero delle Politiche agricole.

Il dottor Zanardo è stato infatti uno degli applauditi relatori che hanno partecipato nella modernissima sede di Civibank, che sorge alle porte di Cividale, alla presentazione ufficiale della Piattaforma digitale integrata per la promozione della Ribolla e del cluster vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Molti gli imprenditori e i tecnici che hanno accolto l’invito dell’Istituto di credito, presieduto da Michela Del Piero, per fare il punto sulla situazione normativa e sulle opportunità di valorizzazione del vitigno autoctono proprio attraverso il progetto presentato dal suo responsabile, Doriano Dreas. La Ribolla gialla è, infatti, un prodotto di chiara potenzialità economica ed un traino per l’ampliamento della notorietà del settore vitivinicolo della nostra regione, sia a livello nazionale che internazionale. Per cui la nuova Piattaforma digitale integrata, con dominio www.ribollagialla.org, è finalizzata a presentare sul mercato il vino in questione, i suoi produttori e contemporaneamente tutti gli attori che contribuiscono a creare valore rendendo unica nel suo genere la filiera del Vigneto Fvg. Allo stesso tempo, la Piattaforma vuole fornire l’opportunità di accedere a servizi mirati ed evoluti offerti dai partner, dal campo bancario – ed ecco spiegata la organizzazione del convegno nella sede di Civibank che ha subito sposato con convinzione il progetto – a quello logistico, per concorrere a rafforzare la competitività delle imprese associate al progetto. Ce ne sono già parecchie e il loro numero continua a crescere, come ha assicurato lo stesso Dreas. E nel contempo estrema importanza viene data all’interazione col territorio e alla sua promozione, tramite la sinergia con PromoTurismoFvg e Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia.
I lavori – coordinati dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi, consulente di qualità e innovazione – si sono aperti con un’ampia relazione di Claudio Fabbro il quale, da riconosciuta memoria storica del settore, ha proposto un’approfondita disamina della questione Ribolla gialla non solo allo stato attuale – e quindi con riferimenti alla citata necessità di ricercare una speciale protezione per quelle bottiglie, ferme o spumantizzate, che non rientrano nella tutela delle Doc di collina –, ma anche nel passato di oltre mezzo secolo fa, quando i vignaioli del Collio sotto la guida illuminata del conte Douglas Attems dettero vita alla prima denominazione di origine controllata della regione. Una difesa quindi dalle concorrenze esterne, visto che di Ribolla se ne produce un po’ ovunque nel Belpaese. E anche all’estero: emblematica è l‘esperienza californiana raccontata, al riguardo, dall’enologo Paolo Valdesolo, il quale ha sottolineato la necessità inderogabile di giungere alla istituzione di un Consorzio di tutela come è già avvenuto – in questi casi a livello interregionale – per il Pinot grigio e per il Prosecco.

Una nuova strategia produttiva e commerciale, dunque, per la Ribolla gialla per la quale ci sono importanti margini di crescita soprattutto sul mercato Usa che, come ha confermato Michele Zanardo, si delinea promettente, nonostante le preoccupazioni che possono essere innescate dalla questione dazi. E in questa strategia si colloca proprio la Piattaforma digitale integrata che Doriano Dreas ha illustrato dal punto di vista tecnico, proponendo anche diversi esempi pratici che hanno dimostrato quanto sia importante la presenza sulla rete. “Il nuovo portale – ha detto il responsabile del Progetto – intende fornire una chiave di approccio mirata, puntando prima a presentare il prodotto tramite la parte istituzionale, valorizzando tutte le eccellenze della filiera, dalle barbatelle selezionate al territorio, al metodo di produzione, alla qualità ottenuta in ogni fase, per presentare al meglio le cantine produttrici e la loro selezione dei vini”. E poi c’è la collocazione del prodotto che si intreccia con quella della promozione: “L’acquisto e la degustazione da parte dei clienti – ha spiegato ancora Dreas – trasformeranno poi l’utilizzo della sezione store in una corretta consuetudine. Un percorso quindi prima di conoscenza dei prodotti sulla rete e poi di possibile degustazione tramite la piattaforma di vendita appositamente strutturata”.

Gli onori di casa sono stati fatti dalla presidente di Civibank, Michela Del Piero, la quale ha segnalato il ruolo di riferimento creditizio per l’agricoltura dell’Istituto cividalese in Friuli Venezia Giulia e nel Veneto orientale. Sono 1.200 – ha ricordato – le imprese agricole clienti della banca friulana che opera con un team specializzato dedicato al comparto in diretto contatto con le filiali. La presidente Del Piero ha sottolineato che “l’attenzione riservata al settore primario da Civibank si registra anche nelle situazioni di crisi e di calamità con interventi finanziari ad hoc rapidi ed efficaci”.

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In copertina, bottiglie di Ribolla presentate al convegno; all’interno, i suoi grappoli e immagini dell’incontro nella sede di Civibank a Cividale.

Refoschi, ultimo atto a Gradisca che festeggia i protagonisti del vino

di Giuseppe Longo

Ultimo giorno, oggi, con “La grande famiglia dei Refoschi” al Gran Premio Noè di Gradisca d’Isonzo. Stamane incontro-degustazione dedicato ai vini ai tempi di Leonardo, il genio vinciano di cui ricorrono cinque secoli dalla morte, seguito dal promettente assaggio di vini delle aziende più antiche della regione. Ovviamente anche oggi, fino alle 18, saranno aperti i banchi di assaggio di Refosco e Terrano, pregiato rosso del Carso della stessa “famiglia” viticola, abbinati a prodotti tipici del territorio. Fulcro di tutto, come sempre, la centralissima sala Bergamas.

La premiazione di Claudio Fabbro.

Si avvia così a conclusione la bella e importante rassegna – un vero peccato che pure questa iniziativa sia stata disturbata dal maltempo che ha imperversato in questi giorni e che purtroppo continua – organizzata dal Comune e dalla Pro Loco, con la regìa di Stefano Cosma. Era stata inaugurata ufficialmente venerdì con una importante cerimonia che era seguita alla lectio magistralis di Angelo Costacurta dedicata proprio ai Refoschi. Momento focale della stessa la consegna delle statuette del Patriarca Noè – tanto che questi premi vengono simpaticamente definiti anche “oscar del vino Fvg” – a due applauditi esponenti della vitivinicoltura regionale: Claudio Fabbro, agronomo, enologo, giornalista in quanto appassionato e coinvolgente divulgatore del mondo della vite e del vino, nonché delle eccellenze, Made in Friuli Venezia Giulia, e i Produttori del Refosco di Faedis, altrettanto appassionati e tenaci nel difendere il loro gioiello, tanto da rivendicare e ottenere dallo Stato il riconoscimento di una specifica sottozona per questo vino che, assieme al Refosco dal peduncolo rosso, rappresenta uno dei vanti del Vigneto Fvg. Come fosse il Barolo di casa nostra, tanto è pregiato questo vino d’antiche radici, le cui origini si fanno risalire addirittura all’epoca romana, allo splendore anche vitivinicolo di Aquileia con il suo fertile Agro. E altri riconoscimenti, come avevamo annunciato, sono andati al vignettista Francesco Tullio Altan – il “padre” della Pimpa – e all’Istituto per l’agricoltura e il turismo di Parenzo, splendida cittadina della costa istriana.
Sul palco della Bergamas numerose autorità accolte dal sindaco Linda Tomasinsig: tra queste anche l’ex assessore all’Agricoltura e oggi consigliere regionale, Cristiano Shaurli, orgoglioso di festeggiare i suoi concittadini produttori del Refosco di Faedis che sicuramente nuove soddisfazioni darà alla vitivinicoltura di questa importante area dei Colli orientali del Friuli.

Tutti i protagonisti della cerimonia.

Cala dunque il sipario anche su questa edizione del Gran Premio Noè, prestigiosa manifestazione enologica che vanta oltre mezzo secolo di vita, in quanto nata nell’ormai lontano 1965 agli albori del rilancio della produzione vitivinicola regionale attraverso l’istituzione delle denominazioni di origine controllata, per le quali apripista è stata quella del Collio (seguito poi dalla Isonzo), i cui vignaioli hanno il merito di aver creato il primo Consorzio Doc del Friuli Venezia Giulia. In questo mezzo secolo un grosso aiuto per la valorizzazione dell’immagine dei nostri vini l’ha dato proprio questa manifestazione gradiscana. E allora lunga vita al Gran Premio Noè!

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In copertina, ecco gli insigniti delle statuette del Gran Premio Noè sul palco di Gradisca d’Isonzo.

(Foto Archivio Fabbro)