Il vento e la grandine devastano i vigneti del “Ramandolo”

di Giuseppe Longo

NIMIS – Il meteo di ieri mattina non ipotizzava un maltempo di particolare violenza, sebbene  l’Osmer Fvg citasse la possibilità di “qualche isolato temporale più forte”, tanto che il simbolo con la saetta era posto proprio nel Tarcentino, nell’area a nord di Udine.  Previsioni dunque azzeccate e che, ancora una volta, confermano la veridicità dell’antico detto secondo cui un’avversità atmosferica, anche molto potente, è probabile nel giorno dei Santi Pietro e Paolo (altra data tenuta ogni anno sotto controllo è quella dei Santi Ermacora e Fortunato, il 12 luglio). I detti non nascono a caso: se i nostri vecchi avevano imparato a temere “el burlaz di San Pieri”, evidentemente avevano le loro ragioni. E ieri le condizioni c’erano tutte affinché si scatenasse la furia degli elementi, con grandine di grosse dimensioni e forte vento, soprattutto per la cappa di afa che ci opprimeva fin dal mattino. Per fortuna non si è trattato di un evento simile al fortunale abbattutosi il 10 agosto di tre anni fa, ma i danni sono stati comunque notevoli.


Tra le zone prese di mira, quella di Nimis, in particolare tra Ramandolo e Torlano ai piedi della Bernadia, è stata una fra le più pesantemente colpite. Per esempio, un vigneto “sorpreso” con le reti arrotolate  per agevolare la potatura verde è stato letteralmente distrutto. E la vitivinicoltura di pregio, a cominciare da quella dello stesso “Ramandolo Docg” – il celebre Verduzzo dolce che solo qui può fregiarsi del nome della località che lo produce con fatica (in un libro di una ventina di anni fa avevo fatto cenno a una “viticoltura eroica” in quella che può essere definita “la vigna giardino”) -, ha subìto un danno molto grave, soprattutto in quei vigneti che non sono stati protetti da quelle originali reti “a grembiule” ideate oltre quarant’anni fa, proprio qui a Nimis – e poi imitate anche altrove -, quando ormai ci si rendeva conto dell’inefficacia della difesa con i razzi antigrandine, che spesso non centravano le nubi cariche di tempesta, annullando così l’effetto di questa prevenzione che, peraltro (ne sono buon testimone), richiedeva anche molti sacrifici agli addetti nelle postazioni dislocate sul territorio. Ieri, una volta passato il maltempo, non si coglievano ancora in tutta la loro gravità gli effetti della grandine sui grappoli ormai in rapido accrescimento, ma è bastato il sole di stamane a denunciare la devastazione subita dai vigneti, soprattutto nelle zone di Torlano e di Ramandolo, appunto sulle pendici della montagna vegliata dalla storica Chiesetta ricoperte di ronchi bellissimi in cui si produce non solo il celebre bianco ma anche un generoso Refosco, di Faedis e del Peduncolo rosso (come mostra la foto di copertina) .


Produzione quindi notevolmente decurtata – perché la grandine è passata addirittura oltre le reti -, con un grave arresto della vegetazione che dovrà essere prontamente soccorsa con trattamenti anticrittogamici al fine di favorire una veloce cicatrizzazione delle ferite provocate sui tralci appunto dalla temutissima meteora, caduta con veemenza, e per preservarli da attacchi fungini. Quindi spese ulteriori che si sommano alle perdite per il mancato raccolto e ai danni causati alle aziende agricole, anche in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, dall’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha pesantemente influito sulla commercializzazione del prodotto della vendemmia precedente.

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In copertina e all’interno i danni del maltempo di ieri sui vigneti di Ramandolo con la grandine passata anche oltre le reti.

“Cantine Aperte Insieme” ha fatto centro. E ora arrivederci nei Vigneti

di Giuseppe Longo

Non ci sono dubbi. “Cantine Aperte” piace anche con la… mascherina. Infatti, questa singolare edizione della “due giorni” organizzata per ieri e per sabato dal Movimento turismo del vino anche in Friuli Venezia Giulia ha registrato un successo superiore a qualsiasi ottimistica previsione. L’incertezza e la prudenza avevano, infatti, regnato sovrane fino alla vigilia del tradizionale appuntamento fra vigne e cantine di fine maggio a causa del particolare clima che ancora pesa a causa di Coronavirus e della necessità di osservare le regole comportamentali imposte dalla legge al fine di scongiurare il ritorno del morbo che, in questa primavera indimenticabile, ha dato un colpo durissimo anche all’agricoltura e al settore della vite e del vino in particolare. Invece, come rilevavamo anche ieri riguardo ovviamente alla prima giornata, tutto è filato via liscio – non c’entrano ovviamente gli incontri “virtuali” -, grazie alla responsabilità con cui si sono presentati nelle aziende, a piccoli gruppi (e anche su prenotazione), gli enoturisti friulgiuliani che, confortati dal bel tempo, non hanno voluto lasciarsi perdere questo primo incontro con i grandi vini Fvg. Un successo che sprona sin d’ora a guardare avanti, tanto che già durante l’estate – contrassegnata ogni anno nei primi giorni di agosto da “Calici di Stelle” – ci sarà il già annunciato esordio di “Vigneti Aperti”.

Elda Felluga, leader di Mtv.

“È l’enoappassionato di qualità quello che ha scelto Cantine Aperte Insieme, curioso e pronto a conoscere il nostro territorio e la nostra cultura vitivinicola anche attraverso le pagine social delle aziende aderenti”, commenta molto contenta per l’esito favorevole la presidente del Movimento Fvg, Elda Felluga. “Siamo felici e soddisfatti – sottolinea – del risultato ottenuto: buone le presenze reali nelle cantine, le Cene con il Vignaiolo sono state molto richieste anche quest’anno dimostrando la forza di questo format, massima espressione dell’abbinamento cibo-vino. Si avvertiva la gioia di essere nuovamente insieme a condividere momenti conviviali in sicurezza e in rilassatezza. Non è mancato il momento di unione generale attraverso il brindisi virtuale del Movimento turismo del vino nazionale che ha visto coinvolte le aziende dal Nord al Sud (#CantineAperteInsieme). Un ringraziamento speciale alle nostre cantine che si sono attivate con grande professionalità ed entusiasmo per rendere sicuro e piacevole questo weekend che ha dato il via agli eventi dell’enoturismo in regione e che ci auguriamo potranno a breve ospitare i tanti ‘wine lovers’ fuori porta che amano i nostri eccellenti vini e il nostro meraviglioso territorio. Un grazie di cuore anche allo staff del Movimento turismo del vino Fvg che si è prodigato incessantemente per la riuscita della ‘due giorni’. Un importante gioco di squadra che ha dato i suoi frutti. Infine, desidero ringraziare la Regione Friuli Venezia Giulia assieme a PromoTurismoFvg e a Civibank per il fondamentale supporto e sostegno dato alla manifestazione anche in questa particolare situazione”.

Nei vigneti dei Magredi e di Tarlao.

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Un ottimo segnale, dunque, anche in vista delle prossime iniziative del Movimento Turismo del Vino Fvg come appunto “Vigneti Aperti” – prevista per il periodo estivo – evento durante il quale saranno privilegiati incontri e momenti conviviali, sempre nel segno della sicurezza, nelle bellissime vigne della nostra regione: una nuova occasione per tutti gli italiani di conoscere e apprezzare le nostre poliedriche eccellenze enogastronomiche. Ma anche per gli stranieri, soprattutto austriaci, che logicamente in questa occasione sono mancati a causa della persistente chiusura dei confini che tutti sperano siano quanto prima rimossa al fine di rimettere in moto il turismo, irrinunciabile espressione dell’economia al di qua e al di là delle Alpi.

E assaggi distanziati da Monviert.

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.infog

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In copertina, cin cin beneaugurante all’azienda Due Torri.

 

“Cantine Aperte Insieme” e in… mascherina. Con responsabilità

di Giuseppe Longo

“Cantine Aperte Insieme, ma in… mascherina. Indubbiamente ci mancava questa singolare immagine della tradizionale due giorni enologica di fine maggio. Non che ne sentissimo il bisogno, ma pur anche questa “novità” va annotata, perché di sicuro passerà alla “storia” del Movimento turismo del vino. Infatti, in ossequio alle norme per il contenimento di questi residui di Coronavirus – che ci si augura siano proprio tali! -, disciplinatissimi wine lovers si sono avvicinati ieri, all’esordio di “Cantine Aperte Insieme” – questo appunto il nome dato quest’anno all’insolita edizione -, con bianche protezioni per naso e bocca sulle quali campeggiava la scritta “Ripartiamo dall’enoturismo”. Un buon auspicio misto, perché no, a un evidente spirito di “sacrificio”. E a sera era palpabile la soddisfazione di Elda Felluga, presidente della delegazione Fvg del Movimento dedicato agli amanti del buon vino, all’insegna dello storico motto “Vieni e vedi cosa bevi!”. “E’ andato tutto molto bene in questa prima giornata – ci ha detto -, tutti hanno dimostrato grande attenzione e responsabilità, per cui confidiamo che sulla stessa lunghezza d’onda si ponga anche la seconda. Sono molto soddisfatta, anche per il successo che hanno avuto ovunque le Cene con il vignaiolo”.
Gli enoturisti, tutti di casa nostra quest’anno visto che i confini regionali e con Austria e Slovenia sono ancora chiusi, hanno dunque accolto senza alcuna difficoltà l’appello alla responsabilità del Movimento turismo del vino a frequentare le cantine Fvg senza creare assembramenti, rispettando il cosiddetto “distanziamento sociale” e indossando appunto la mascherina, da abbassare, è ovvio, soltanto al momento della degustazione. Emblematiche le foto scattate nelle aziende Dario Coos di Ramandolo e Vigne del Malina di Orzano.

Enoturisti a Vigne del Malina.

Elda Felluga

Via dunque, dalla tarda mattinata, alla seconda puntata di “Cantine Aperte Insieme” che si annuncia con una domenica di tempo buono, stando all’Osmer che prevede qualche rovescio temporalesco su pianura e costa soltanto nel pomeriggio. La seconda puntata, dunque, di questa nuova formula, pensata nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie per soddisfare diverse sensibilità. Per cui anche oggi ci saranno aziende che apriranno le loro porte per le visite in cantina e nei vigneti, altre invece rimarranno in contatto con gli enoappassionati tramite dirette su Facebook e Instagram. “Cantine Aperte – aveva infatti detto Elda Felluga alla vigilia della manifestazione – si presenta in una nuova veste, sicuramente più social, dedicata ai nostri appassionati lontani che non potendo vivere questa esperienza da vicino potranno comunque condividere momenti dedicati al vino e alle zone di eccellenza ad esso collegate. Per gli amici locali comunque la possibilità di poter vivere il nostro territorio attraverso il racconto ‘ravvicinato’ dei vignaioli nelle aziende agricole disponibili. Sempre seguendo con attenzione le regole di restrizione di questa delicata fase. Visti i numeri limitati, consiglio la prenotazione, uno strumento valido che da anni il Movimento Turismo del Vino promuove per un servizio di qualità. Quest’anno abbiamo privilegiato la campagna, i nostri bellissimi vigneti, gli spazi aperti, e vorremmo continuare a farlo in estate, attraverso l’edizione speciale di Vigneti Aperti”.

Dicevamo delle Cene con il vignaiolo. Sono state il degno coronamento della prima giornata e oggi si replicherà con il pranzo. Non molte, per la verità, le cantine che hanno aderito a questi appuntamenti enogastronomici, visto il particolare momento che stiamo vivendo. Ma la proposta è stata e sarà anche oggi di qualità, non solo per l’accompagnamento dei piatti con etichette di prim’ordine, ma anche perché la fantasia dei cuochi s’intreccia con la più genuina tradizione friulana. Queste, dunque, le aziende partecipanti alla bella iniziativa: Cantina Puntin di Aquileia, Colle Villano di Faedis, Ferrin Paolo di Camino al Tagliamento, Le Due Torri di Corno di Rosazzo, Castello di Rubbia di San Michele del Carso, Livio Felluga alla Locanda Orologio di Brazzano e Tenuta Di Blasig di Ronchi dei Legionari. Buon appetito, dunque, anche oggi e cin cin, con mascherine abbassate, per questa originale edizione di “Cantine Aperte Insieme”. L’elenco di tutte le aziende aderenti è sul sito ufficiale www.cantineaperte.info.

Due piatti della Locanda Orologio.

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Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.info

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In copertina, mascherine nella cantina Dario Coos a Ramandolo.

Il grido d’allarme dei ristoratori del Buon Ricordo Fvg

di Giuseppe Longo

Tempo di asparagi! E proprio questa settimana, esattamente venerdì 3 aprile, doveva prendere il via “Asparagus 2020”, la bella manifestazione enogastronomica del Ducato dei vini friulani, promossa negli anni Settanta da Isi Benini ed Elio Del Fabbro. A fare da apripista sarebbe stata anche quest’anno la trattoria Da Toni a Gradiscutta di Varmo. Ma pure questa iniziativa, come tantissime altre, ha dovuto tristemente arrendersi all’emergenza da Coronavirus e dare appuntamento al prossimo anno.

Da Toni di Gradiscutta.

Al Sole di Forni Avoltri.

E anche lo storico locale di Aldo Morassutti è uno dei dieci che nel Friuli Venezia Giulia fanno parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo dai quali oggi sale un grido d’allarme. “Questa crisi – dicono in coro – ci ha messi in ginocchio e se non si potrà ripartire, prima possibile, la situazione sarà sempre più grave e difficile da risolvere: un vero e proprio disastro”. Ecco, allora, gli altri locali che aderiscono al famososo sodalizio fondato oltre mezzo secolo fa: Hotel Ristorante Carnia di Venzone, Locanda al Castello di Cividale, Ristorante Al Sole di Forni Avoltri, Storico Ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, Trattoria Da Nando di Mortegliano, Hotel Ristorante Là di Moret di Udine, Lokanda Devetak 1870 di Savogna d’Isonzo, Ristorante Osteria La Pergola di San Daniele e Trattoria alla Luna di Gorizia.

Al Ponte di Gradisca.

La Pergola di San Daniele.

“Dal quel terribile 22 febbraio 2020 sono oramai trascorsi 38 giorni. Per tantissimi di noi ristoratori – scrivono in un drammatico appello in ristoratori anche del Friuli Venezia Giulia – da quel momento gli incassi si sono azzerati. La paura ha iniziato a serpeggiare tra i clienti e gli eventi in programma sono stati tutti annullati. Subito abbiamo dovuto mettere il personale in ferie. Prima ci è stato ordinato di chiudere alla sera, poi di chiudere definitivamente quando oramai quasi tutti eravamo ovviamente già chiusi. Da allora sono passati giorni e settimane lunghissime. Tutto il Buon Ricordo, al pari dei colleghi della ristorazione italiana, ha aspettato aiuti rapidi e incisivi. Ancora nulla, eccetto una minima dilazione di pagamento delle tasse e contributi. La cassa integrazione per i nostri dipendenti sta arrivando in queste ore. Nessun aiuto diretto da parte dello Stato a livello economico. I nostri colleghi all’estero ci fanno sapere di misure “importanti” prese da governi come la Germania, la Francia, l’Ungheria. Per la ristorazione italiana, così come per la piccola e media impresa, quasi il nulla”.

Da Nando di Mortegliano.

Là di Moret di Udine.

L’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo, poi, continua: “I tempi sono scaduti! Se davvero i nostri locali dovranno rimanere chiusi per un altro mese in queste condizioni sarà un disastro assoluto. Tanti di noi non riapriranno. Una volta tanto, sarebbe stato importante anticipare il problema, non rincorrerlo!”. E ancora: “Noi siamo da 56 anni ottimisti, vogliamo bene alla nostra Italia. Faremo di tutto per non mollare. Ma da soli non possiamo farcela. Lo abbiamo detto in tempi ancora non così drammatici, ma nulla si è mosso. Il nostro è un grido d’allarme che accomuna tutta la Ristorazione Italiana. Il Buon Ricordo grazie alla sua storia pensa di poter rappresentare le migliaia di colleghi sparsi per la penisola. Dateci un minimo di energia. Poi toccherà a noi di rimboccarci le maniche! W l’Italia, W la grande Ristorazione Italiana!”. Ovviamente, non serve aggiungere altre parole!

Alla Luna di Gorizia.

Lokanda Devetak di Savogna.

Ma per concludere soltanto un po’ di storia. Cinquantasei anni d’età, un centinaio di insegne, di cui una decina all’estero: dal 1964 l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio (a quei tempi scarsamente considerata) ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. L’Urbr è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, ristoranti e trattorie associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana. Nel quale tessere prestigiose sono anche quello dei dieci Ristoranti del Buon Ricordo Made in Fvg.

Al Castello di Cividale.

Carnia di Venzone.

I Ristoranti del Buon Ricordo in Fvg

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In copertina, il marchio dei Ristoranti del Buon Ricordo italiani.

Omaggio alla cucina di Gianni Cosetti “cantore” della Carnia

di Giuseppe Longo

Se c’è un cuoco che ha scritto una indelebile pagina nella storia della cucina friulana, e prima ancora carnica, non ci sono dubbi: è Gianni Cosetti, anima per tanti anni del mitico “Roma” di Tolmezzo, dove per Luigi Veronelli – grande amico del Friuli – i suoi menù erano «immensi, inarrivabili, superiori». Per l’indimenticabile giornalista enogastronomico, Cosetti era «il cuoco più moderno che l’Italia abbia mai avuto, perché ha intuito primo fra tutti il valore assoluto delle sue erbe, dei suoi funghi, dei prodotti delle sue malghe». Nato a Villa Santina nel 1939 e spentosi, ancora in giovane età, nella cittadina che, appunto, l’ha visto dare il meglio di sè, aveva infatti capito l’importanza di rimanere legato alla sua montagna, ai suoi prodotti, alle sue tradizioni. Lo spiega lui stesso nel bellissimo libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che già nel titolo riassume il senso della sua missione tra i fornelli: al passato, sempre portatore di saggezza, innestare la fantasia e lo spirito di iniziativa che in uno chef che si rispetti non devono mai mancare. «Anche per me, l'”orso” di Carnia, sono d’obbligo – scriveva lo stesso Gianni Cosetti – alcune righe di prefazione per presentare questo libro che non vuol essere un trattato di cucina ma una raccolta di ricette della mia terra. Ognuna di queste trova le sue origini nell’ingegnosa cucina delle donne carniche di un tempo che, facendo di necessità virtù, riuscivano con amore e fantasia ad inventare numerose pietanze nonostante la scarsa varietà degli ingredienti di base. Solo grazie all’insostituibile aiuto e sostegno da parte di tutta la mia famiglia sono però riuscito, dai numerosi appunti raccolti disordinatamente negli ultimi 20 anni, a giungere alla stesura di questa raccolta».
Ebbene, proprio attingendo a questo prezioso volume, vi proporremo di volta in volta un piatto nella settimanale rubrica enogastronomica “La ricetta del sabato” che riprenderà il 4 aprile prossimo. Il libro fu pubblicato da Gianni Cosetti nel 2000, appena un anno prima della sua prematura, dolorosa scomparsa: lo dedicò alla mamma Gabriella, fonte di tanti insegnamenti, estendendo, nel contempo, “un ringraziamento particolare al mio collaboratore Daniele Cortiula e alle mie figlie Gabriella, Anna, Silvia”. Alla stampa provvide l’Editrice Leonardo di Pasian di Prato in collaborazione con l’allora Camera di Commercio di Udine, nell’ambito della sua iniziativa promozionale Made in Friuli, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi. Il progetto grafico è di Federica Plazzotta e l’immagine di copertina è di Raffaele Larice. Vi sono pubblicate anche tre splendide fotografie di Ulderica Da Pozzo, impareggiabile con il suo obiettivo nel descrivere la sua Carnia.
Una proposta, quindi, che vuole essere sì un omaggio a Gianni Cosetti alla vigilia del ventesimo anniversario della morte, ma anche alla sua terra, difficile ma indubbiamente affascinante. Cominceremo con un piatto fra i più famosi e imitati, il “Toc’ in braide”, per continuare, settimanalmente o quasi, con le ricette più attinenti al momento stagionale, ripescandoli fra antipasti, primi, secondi, verdure, salse e dolci. Un vero peccato che non tutti siano accompagnati da una foto, ma in questi casi lasceremo libertà alla immaginazione dei lettori.
Tutte ricette, insomma, che attingono a quella fonte inesauribile di aromi e sapori che è la «cucina carnica, la sola che gli piacesse – scriveva Gianni Mura, che ci ha lasciato appena una settimana fa -, che gli uscisse da dentro, dai ricordi d’infanzia, dalle facce di casa”». «Il nostro “cuocosauro” – così simpaticamente lo chiamava il grande giornalista – rifiuta il progresso delle microonde e le seduzioni degli astici e dei branzini: solo fuochi di legna, solo ingredienti del posto. La cucina carnica è povera per definizione e antica fame, ma ricca nei sapori che il formaggio affumicato sottolinea, le erbe di campo ingentiliscono». Caratteristiche sulle quali era d’accordo lo stesso Veronelli. Della Carnia infatti diceva: «… mi conquista, mi affascina, mi assorbe la sua cucina. Una cucina maschia, lineare, senza tentennamenti da che si misura sulla fiamma odorosa dei legni e sui frutti senza mediazione, carichi di millenari afrori e sapori, della terra alpina, difficile sino ad asprezza». Concludendo con un elogio a Cosetti: «Gianni ha percorso strada via strada, sentiero per sentiero, pietra per pietra, alla ricerca e alla raccolta prima, poi alla catalogazione e alla stesura della ricetta dell’immenso patrinonio cucinario della sua terra». E, allora, arrivederci con “La ricetta del sabato” del 4 aprile. Con Gianni Cosetti vi insegneremo a fare il suo “Toc’ in braide”.

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In copertina, Gianni Cosetti e qui sopra il suo “Toc’ in braide”.

Anche il Vinitaly cede al Coronavirus: nel 2021 come chiesto dal Fvg

di Giuseppe Longo

Alla fine anche il Vinitaly ha dovuto cedere al Coronavirus. E così, come la generalità degli appuntamenti fieristici programmati per questi mesi, il prestigioso Salone enologico è stato rinviato al prossimo anno, quando celebrerà la 54ª edizione. Quindi, non più a metà giugno, come era nelle ottimistiche previsioni dell’Ente Fiera di Verona, bensì alla classica data di aprile, però del 2021. Una decisione evidentemente sofferta, ma che viene incontro alla pioggia – anzi un vero e proprio diluvio! – di richieste arrivate nella città scaligera da ogni parte d’Italia. E, come è noto, pure dalla nostra regione, dove prima a chiedere l’annullamento della manifestazione era stata Confagricoltura Fvg, seguita dai Consorzi Doc e Docg, in considerazione anche del fatto che già metà aziende dello stand collettivo Ersa si erano già ritirate. Tutti, infatti, avevano ritenuto troppo tardiva la data di giugno, non solo per i vigneti ormai in piena vegetazione, ma anche per la dubbia efficacia di un investimento promozionale così importante nel mezzo di una congiuntura ormai planetaria, che si è abbattuta come un uragano anche sul mondo del vino. Per la prima volta, dunque, nella propria storia, “anche Vinitaly – sottolinea amaramente Veronafiere in un comunicato – dovrà posticipare la sua 54ª edizione. Con essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati”.
Per il direttore generale, Giovanni Mantovani: «Il post-emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. Vinitaly, in accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno. Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa ieri dal Cda del Gruppo Veronafiere – riunitosi in convocazione straordinaria – d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini, Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative, e Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.
«Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato oggi in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», ha sottolineato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. «Occorre ricordare – ha aggiunto – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le Pmi europee».

«Se fino a qualche giorno fa, il rinvio a giugno poteva essere, in parte, condivisibile, con le disposizioni sulle nuove restrizioni conseguenti alla grave infezione del Covid-19, ora non lo è più. I tempi per uscire dalla pandemia si complicano e si allungano, quindi Confagricoltura chiede il rinvio dell’edizione annuale della Fiera al 2021 – aveva affermato infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina -. I motivi sono molteplici. In primis, quello che ci spinge a formulare la richiesta è basato dalla necessità di tutelare i vignaioli. Partecipare a questo importante evento, infatti, richiede molte risorse economiche che dovrebbero essere finalizzate a un certo successo di vendite da realizzare a Verona. In queste condizioni, contrariamente a quanto sostenuto da altri, probabilmente, ciò non è più possibile e, dunque, la dispendiosa partecipazione si tramuterebbe in un’ulteriore perdita economica in un momento così complicato e difficile per tutte le nostre aziende».

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In copertina e all’interno immagini del megastand  Ersa al Vinitaly 2019.

(Foto Regione Fvg)

Ecco la Guida con sapori e profumi di Alpe Adria

di Giuseppe Longo

UDINE – Da qualche giorno, purtroppo, anche su trattorie e ristoranti del Friuli Venezia Giulia si vedono serrande tristemente abbassate. Comanda il Coronavirus, con tutto quello che ne consegue: in poco tempo si sono già accumulati danni enormi, che presto saranno incalcolabili. Ma oggi vogliamo ritagliare assieme a voi – fra le tante notizie legate all’emergenza sanitaria anche nel settore agroalimentare, come quelle che precedono questo articolo – un apposito spazio per riandare a una bellissima serata che, prima della neppure ipotizzata crisi in atto, aveva avuto quale elegante cornice l’hotel Là di Moret, alle porte di Udine per chi arriva dall’Alto Friuli. E che era stata organizzata per una delle presentazioni ufficiali della 24ma edizione della Guida enogastronomica più longeva della macroregione europea composta dal nostro Nord Est, da Austria, Slovenia e Croazia. Vale a dire da quell’insieme linguistico e culturale che va sotto il nome di Alpe Adria e che attinge alla ricca storia della Mitteleuropa. Vi proponiamo, insomma, un gustoso approfondimento su buona tavola e  tradizioni di quest’area, affinché sia di buon auspicio per un rapido ritorno alla normalità, per poter quanto prima riassaporare tutto questo.

Tutti i protagonisti della serata.

Area unica al mondo

Territorio, esclusività, trend, cucina, vini e prodotti rilanciano, infatti, una grande area unica al mondo composta da 4 nazioni, formata dall’intreccio secolare delle culture tra Venezia, la penisola italiana, i Balcani e appunto la Mitteleuropa. La Guida Magnar Ben Best Gourmet è “il termometro” dell’energia che sprigiona questa terra tra acque, pianure, colline e monti nella sua espressione più vera: la cultura del mangiare, della tavola, dell’agricoltura in un contesto di straordinaria bellezza geografica e storica. Le influenze qui nei secoli si sono fatte sentire, si sono intrecciate dai Balcani a Venezia, dall’italica cucina mediterranea alla Mitteleuropa, tra la campagna, il mare e i monti. Quale altro territorio al mondo potrebbe vantare questo bagaglio storico-culturale? Qui, infatti, c’è proprio tutto. Che proprio nell’enogastronomia si esprime attraverso un vero e proprio mosaico di colori, profumi e sapori. Unici, inimitabili. E i tre premi assegnati dalla Guida sono proprio i testimoni della veridicità di quanto stiamo affermando.

No all’appiattimento

Maurizio Potocnik è editore e fondatore della guida, talent scout, assieme al suo team di giornalisti, delle migliori cucine, dei vini, dei prodotti. “Ogni anno – ha spiegato – ripercorriamo questo territorio attenti ad ogni dettaglio, alla sfumature, oppure alle rivoluzioni come quella della pizza gourmet, con Veneto in prima linea in questo cambiamento-tendenza che unisce la popolarità della pizza (piatto nazionale) e l’alta cucina, rendendo quest’ultima più accessibile a tutti, aprendo le porte alla riconoscibilità culturale dei prodotti più artigianali. Ma anche la ristorazione più tradizionale si è mossa ed è in continua evoluzione tra recuperi di piatti storici, modernità concreta, miglior approccio con i vini da abbinare ai piatti, il gusto del cambiamento è arrivato anche nella cucina moderna che ha fatto un passo indietro, anch’essa rivolta alla massima valorizzazione del prodotto e del piccolo produttore, meno voli pindarici e più concretezza. Andiamo tutti – ha sottolineato Potocnik – verso la stessa direzione, quella del pescare nell’immenso bagaglio storico-culturale-agricolo che ci rende diversi dal resto del mondo. Dobbiamo continuare a crederci seppure gli Stati, con le loro regole o il mondo, remino nella direzione dell’appiattimento assoluto; dovremo crederci fino in fondo, così ci riapproprieremo del gusto di stare a tavola”.

La presentazione della Guida.

Enogastronomia regina

Vediamo, allora, di conoscere meglio la Guida. “Best Gourmet 2020” offre un’accurata recensione di 400 ristoranti, 100 fra i migliori vini, 50 prodotti d’autore, 20 Hotels Relax&Gourmet, le migliori cucine in quota, le migliori pizzerie gourmet, 21 Awards internazionali. Il tutto in 624 pagine a colori con fotografie dei locali visitati, dei vini e dei prodotti descritti, un formidabile team di giornalisti ed esperti del settore che raccontano puntualmente, da ben 24 anni, il meglio del panorama enogastronomico rilevando e promuovendo tendenze e novità di assoluta eccellenza, dalla piccola trattoria di campagna al ristoratore blasonato, dai migliori vini tra nuove visioni e vini storici, fino ai migliori prodotti. Una guida che ormai è divenuta un cult (anche per gli stessi ristoratori) per bere e mangiare nel Nord Est d’Italia e nei Paesi transfrontalieri di Austria, Slovenia e Croazia, con valutazioni ed indicazioni chiare su qualità, spesa, menu e carta vini in ristoranti realmente visitati.

Cucine d’alta quota

E, ancora, le migliori cucine in quota (sopra i 1.000 metri, rifugi compresi), le migliori pizzerie gourmet, i migliori Hotel Relax&Gourmet nei quali troverete servizi dedicati al wellness e una cucina particolarmente evoluta; 100 best wines tra produttori storici, vini naturali, piccole cantine, vignaioli incorruttibili, le nuove tendenze del bere ed ancora una bella selezione dei 50 migliori foods testati durante l’anno.
Nella guida sono inoltre pubblicati i 21 Awards internazionali delle migliori cucine, vini e prodotti, Awards che verranno consegnati nella ormai storica chermesse di giugno organizzata dall’editore. La Guida è distribuita nelle librerie al prezzo di copertina di 23 euro, oppure acquistabile sul sito: www.magnarben.it/bookshop

I magnifici del 2020

E ora ecco i campioni di Best Gourmet 2020. Tante novità per questo ambito riconoscimento internazionale giunto alla 10ma edizione, riconoscimento che vuole riassumere e mettere in evidenza quanto di meglio si è visto, assaggiato, testato. Ventuno Awards dei quali ben 12 alla ristorazione, 5 nella sezione vini e 3 in quella dedicata al food: la cerimonia di consegna è prevista in giugno, al tanto auspicato ritorno alla normalità. Venezia in prima linea con due importanti premi alla “Miglior carta vini” che va alla Gastrosteria Ai Mercanti, curata da Simone Poli, e al miglior piatto dell’anno, lo “Spaghetto in cassopipa” del ristorante Antiche Carampane condotto da Francesco Agopyan.

Udine superstar

Molto bene anche la provincia di Udine con ben 3 premi nella ristorazione, dei quali uno al ristorante Ilija del Golf Club di Tarvisio dello chef-patron Ilija Pejic, chiamato anche lo chef delle 3 nazioni, a Baita Monschein, della famiglia Kratter di Sappada, come miglior ristorante di montagna per la coerenza, l’aderenza a 360° con il territorio alpino, e allo chef Stefano Basello del ristorante Al Fogolar proprio del ristorante Là di Moret, che si è distinto in cucina e con profonda sensibilità socio-culturale con la realizzazione del pane da cortecce e licheni di alberi abbattuti nella tempesta dell’ottobre 2018.

Da Belluno a Padova

In provincia di Belluno, nell’Agordino, va un premio speciale alla ricostruzione dopo la disastrosa tempesta Vaia, al ristorante Hotel Alle Codole, ricostruito in breve tempo nonostante i gravi danni subiti, continuando un percorso di qualità a tavola a 360°. Due awards importanti assegnati anche nel Veronese: ad Enrico Fiorini gestore del ristorante San Martino di Legnago e della pizzeria Al Borgo di Palesella, per la professionalità, lo stile manageriale e la profonda conoscenza del mondo del vino e, nel centro storico della città di Romeo e Giulietta, un premio a Simone Lugoboni del ristorante Oste Scuro in qualità di miglior ristorante di Mare.
Nel Padovano, un premio al ristorante emergente La Posa degli Agri per il concept attualissimo del “ristorante di campagna” ed il suo chef Andrea Alan Bozzato. Anche in provincia di Treviso 3 i premi importanti, uno all’Osteria dei Mazzeri di Follina, gestita dai fratelli Mazzero, l’altro dedicato alla “fine pasticceria al ristorante” che è stato assegnato al ristorante Tre Panoce dove il pastry chef Fabio la Commare, nel team di Tino Vettorello, sta facendo grandi cose nella sezione dessert, ed ancora un premio che sorprende dedicato alle migliori pizze gourmet realizzate nella macroregione (Veneto la regione numero 1) che quest’anno va al trevigiano Davide Croce ed al suo ristorante/pizzeria Equilibri di Treviso. Chiude la sezione ristoranti il riconoscimento che va a Peter Brunel di Arco in provincia di Trento come migliore apertura dell’anno.

Vini, formaggi e gubane

Tra i migliori vini vincono il veronese Tamellini con il Millesimato 2010 tra le bollicine a matodo classico, il vicentino Firmino Miotti con il suo Strada Riela sui lieviti (ancestrale con il fondo), il trevigiano Adami (per il metodo italiano) con il Credas Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore Docg, il Sauvignon Ronco delle Mele 2018 di Venica & Venica in provincia di Gorizia, come miglior vino bianco e tra i vini rossi il Teroldego Rotaliano di Donati Marco di Mezzocorona in provincia di Trento.
A Treviso anche il premio del miglior formaggio in Alpe Adria conferito alla Latteria Perenzin per il formaggio di Bufala al Glera, a Gorizia premiata la piccola attività artigianale L’Antica Ricetta di Cormons con il premio miglior prodotto dolciario per la Gubana e l’Elisir San Zuan. A Ferrara un premio importante dedicato alle panificazioni va al Panificio artigiano di Farinelli di Lagosanto con il suo speciale e fragrante pane “Coppia ferrarese”, un pane d’antica tradizione nella golosa provincia di Ferrara.

Gnocchi con ragù di coniglio.

La cena gourmet

La presentazione della Guida è stata coronata dalla Gran cena di gala Best Gourmet dell’Alpe Adria realizzata al ristorante Fogolar 1905, guidato dallo chef Stefano Basello, dal Club Magnar Ben Editore di Conegliano in collaborazione con l’hotel Là di Moret gestito da Margherita, Edoardo e Franco Marini. Cena che ha avuto quale ospite d’onore anche il sindaco di Udine Pietro Fontanini, che ha portato il saluto della città sottolineando il valore dell’espressione enogastronomica dell’area, fattore irrinunciabile del movimento turistico, oggi purtroppo messo a dura prova. E proprio a Stefano Basello è spettato l’onore di aprire la serata con “Foie gras, Oro Caffè e mandarino”, accompagnato dal neonato Gori – Magnificat Metodo Classico Magnum. Ecco, poi, Carlo Nappo del ristorante Podere dell’Angelo di Pordenone con “L’anguilla nel Livenza”, abbinato da Villa Parens Gran Noir Millesimato Dosage Zero 2013, vanto dell’azienda Puiatti di Farra d’Isonzo. Ha fatto seguito Ilija Pejic del ristorante Ilija Golf Club Tarvisio che ha proposto “Risotto con estrazione di cappuccio viola, mela verde e crema di formaggio salato”. Il vino? Un grande bianco: Dai Morars – Amandum – Friulano 2016. Quindi una “tappa” carsolina con la cucina di Gabriella Cottali Devetak, della Lokanda Devetak 1870 che ha presentato “Snidjeno testo, gnocchi di pasta lievitata con ragù di coniglio al finocchietto e ricotta carnica”. Anche qui un altro bianco di lusso dell’azienda Venica&Venica: “Jesera” Pinot grigio Doc Collio 2018. Un bel piatto che ha portato alla conoscenza dei commensali due importanti anniversari: i 150 anni del ristorante di San Michele del Carso e i 90 dell’azienda di Dolegna del Collio. E dalla montagna un salto alla pianura friulana con Loris Bearzi e patron Ivan Uanetto, della trattoria Da Nando di Mortegliano, che hanno fatto arrivare in tavola “La rosa di Gorizia di Brumat incontra l’olio Timbro Istriano Mate nell’acetaia Da Nando; La capasanta, il Melanospurum Niger Friulano, la zucca e il Gin Monologue di Tomaz Kavcic”, con un elegante abbinamento: Paolo Rodaro – Pinot nero Romain 2017. E per concludere? L’Antica Ricetta di Cormons con la Gubana artigianale e l’Elisir SanZuan (miglior proodotto dolciario Best of Alpe Adria 2020). Il tutto, molto applaudito, con la partecipazione di Oro Caffè, Vecon, ConiglioNatura, Agrofin Olio Mate, L’Antica Ricetta.

Rosa di Gorizia con olio istriano.

I CAMPIONI

RESTAURANTS AWARDS BEST OF ALPE ADRIA

Ristorante dell’anno Best of Alpe Adria 2020
Ilija – Golf Club Tarvisio –Tarvisio UD

Chef dell’anno Best of Alpe Adria 2020
Stefano Basello – Ristorante Al Fogolar Là di Moret –Udine UD

Miglior Patron dell’ospitalità e professionalità Best of Alpe Adria 2020
Enrico Fiorini – Ristorante Tenuta San Matino – Legnago VR

Miglior ristorante della tradizione Best of Alpe Adria 2020
Osteria Dai Mazzeri – Follina TV

Miglior ristorante di mare Best of Alpe Adria 2020
Oste Scuro – Verona VR

Miglior ristorante di montagna Best of Alpe Adria 2020
Baita Mondschein – Sappada UD

Miglior Pizza Gourmet Best of Alpe Adria 2020
Equilibri – chef Davide Croce – Treviso TV

Miglior nuova apertura Best of Alpe Adria 2020
Peter Brunel Ristorante Gourmet – Arco TN

Miglior ristorante emergente Best of Alpe Adria
La Posa degli Agri – chef Andrea Alan Bozzato – Polverara PD

Miglior piatto Best of Alpe Adria 2020
Spaghetti in cassopipa – Antiche Carampane – Venezia VE

Ristorante della ricostruzione Tempesta Vaia Best of Alpe Adria
Ristorante Alle Codole – Canale d’Agordo BL

Miglior pasticceria fine al Ristorante Best of Alpe Adria 2020
Ristorante Tre Panoce – Pastry chef Fabio La Commare – Conegliano TV

FOOD AWARDS BEST OF ALPE ADRIA

Miglior prodotto dolciario Best of Alpe Adria 2020
Gubana artigianale e San Zuan Elisir di Noce
L’antica Ricetta – Cormons GO

Miglior formaggio Best of Alpe Adria 2020
Bufala al Glera
Perenzin Latteria – Bagnolo di San Pietro di Feletto TV

Miglior pane della tradizione
Coppia Ferrarese
Panificio Artigiano Farinelli – Lagosanto FE

WINES AWARD BEST OF ALPE ADRIA

Miglior Spumante Metodo Classico Best of Alpe Adria 2020
Millesimato Tamellini 2010
Tamellini – Soave VR

Miglior Spumante Metodo Italiano Best of Alpe Adria 2020
Col Credas – Rive di Farra di Soligo Prosecco Superiore di Valdobbiadene Docg
Adami – Vidor TV

Miglior vino rifermentato in bottiglia col fondo Best of Alpe Adria 2020
Strada Riela sui lieviti – da uve di Vespaiolo
Firmino Miotti – Breganze VI

Miglior vino Bianco Best of Alpe Adria 2020
Sauvignon Ronco delle Mele 2018
Venica & Venica – Dolegna del Collio – GO

Miglior vino Rosso Best of Alpe Adria 2020
Teroldego Rotaliano Doc Sangue di Drago 2016
Donati Marco – Mezzocorona TN

Panel giornalisti e collaboratori 24ma edizione:
Maurizio Potocnik, Giuseppe Casagrande, Morello Pecchioli, Francesco Lazzarini, Andrea Ciprian, Furio Baldassi, Mario Stramazzo, Francesco Turri, Cristiana Sparvoli, Tiziana Rinaldi, Marina Tagliaferri, Chiara Giglio, Marisa Cartotto, Stefano Falcier, Dario Penco

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In copertina e qui sopra la Guida enogastronomica di Alpe Adria.

Dove va il Vigneto Fvg? Dieci riflessioni con Assoenologi in attesa di Vinitaly

di Giuseppe Longo

UDINE – Anno 2020, dove va la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia? Quali scenari, produttivi e commerciali, si aprono anche alle luce degli importanti eventi internazionali che sono maturati negli ultimi tempi? Ne abbiamo parlato con Rodolfo Rizzi, leader di Assoenologi Fvg, il quale giorno per giorno vive le vicende del settore da un “osservatorio privilegiato”, che è tale non solo dal punto di vista tecnico ma anche politico-istituzionale con le annesse novità legislative, nazionali e comunitarie, che non mancano mai e che la Sezione regionale tiene aggiornate grazie anche al costante contatto con la Sede centrale di Milano. A tre mesi dal Congresso nazionale Assoenologi di Matera – preceduto nel 2018 da quello, indimenticabile, di Trieste – gli abbiamo rivolto dieci domande che fanno il punto sulla situazione sotto le varie sfaccettature del “pianeta” vite e vino.

1 – Presidente, ci avviciniamo sempre più al Vinitaly di Verona: il Friuli Venezia
Giulia come si presenta?

Il Vinitaly, anche per il vignaiolo friulano, è un momento molto importante, sia per presentare la nuova produzione enoica che per incontrare i tanti “ricercati” buyer. Anche quest’anno, la nostra regione vitivinicola saprà animare gli enormi spazi, del Padiglione 6, con i suoi tanti produttori, sia quelli presenti in forma a sè stante che gli altri 110 riuniti nello stand collettivo dell’Ersa. L’obiettivo comune, della Regione Fvg e dei Consorzi di tutela, è quello di formare una squadra che sia il più possibile coesa almeno su alcuni macro-obiettivi. Uno su tutti, sicuramente, la promozione.

La “casa del vino” a San Vito.

2 – Recentemente, è stato costituito l’auspicato Consorzio Doc Friuli, che ha trovato sede assieme ad altri importanti organismi vitivinicoli a San Vito al Tagliamento. Come valuta questa nuova realtà?

La realtà enologica, del Friuli-Venezia Giulia, in questi ultimi anni si è fortemente modificata, soprattutto grazie ad un mercato in evoluzione, dove Prosecco e Pinot grigio ricoprono oltre il 50% dell’intero Vigneto Friuli (adesso non analizziamo se questo sia giusto o sbagliato, ma è la realtà). Da questa breve considerazione, si deduce che molte cose sono cambiate all’interno delle Doc e, se pensiamo a come si sia modificata la comunicazione, allora viene spontaneo ricercare qualche alternativa. Ecco, allora, che la nascita di questo nuovo Consorzio non dev’essere vista come l’ennesimo ente di tutela, ma come un’opportunità per tutti i produttori della nostra regione. Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità sia nell’ambito della promozione che della regolamentazione di alcune strategie produttive. Basta prendere spunto dalle nuove Doc, Prosecco e Delle Venezie, per capire che le regolamentazioni sono auspicabili. Le ultime ombre di crisi, calate sulla Ribolla gialla, ci dovrebbero fare riflettere.

3 – Ritiene questo nuovo Consorzio in sintonia con la “cabina di regia” annunciata dal ministro delle Politiche agricole a chiusura del Congresso nazionale Assoenologi?

In occasione del 74° Congresso di Assoenologi, tenutosi ai primi di novembre nella splendida Matera, a chiusura dei lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva annunciato, anche su forte pressione della nostra Categoria, la nascita di una “cabina di regia” del vino italiano riunendo, attorno allo stesso tavolo di lavoro, le principali sigle sindacali del settore agricolo. Il ministro Bellanova aveva, infatti, così esordito: “Un settore così strategico e importante ha bisogno di un luogo dove affrontare le criticità, valutare con attenzione le strategie di valorizzazione, maturare un confronto vero con tutte le parti interessate per un progetto complessivo di futuro del settore. Se il vino italiano costituisce uno dei nostri comparti di maggiore successo, sono altrettanto evidenti le problematiche che ne frenano l’enorme potenziale”. Inutile dire, che nel suo piccolo, anche il neo Consorzio della Doc Friuli-Venezia Giulia dovrà ascoltare la base e programmare strategie future per il bene dell’intero settore.

Il ministro Teresa Bellanova con i presidenti Rizzi e Cotarella a Matera.

4 – Ma quale sarà la funzione di questo nuovo Istituto nazionale?

Il settore vitivinicolo, oltre ad affrontare le solite problematiche interne legate alla programmazione agraria, sta vivendo forti turbolenze a livello internazionale. I mercati agroalimentari mondiali si sono scoperti molto fragili e volatili divenendo, purtroppo, una vera moneta di scambio, a causa sia di instabilità politica che di concorrenza ad alto livello. Su tutte, la “guerra” tra Boeing e Airbus, e la Brexit, che potrebbero portare pesantissime conseguenze sulle nostre esportazioni agroalimentari. Anche per questi motivi, è fondamentale avere un tavolo unico di concertazione, assieme alle diverse organizzazioni di Categoria e a fianco delle istituzioni, al fine di salvaguardare un prodotto, come il vino, che dev’essere sempre più ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo. Questo “tavolo di regia” avrà anche il compito di portare a termine il lungo iter che ha visto la nascita del “Testo Unico del Vino”, ma che è ancora carente di moltissimi decreti attuativi la cui pubblicazione dovrebbe essere prevista per il prossimo Vinitaly. Sicuramente, avrà riflessi anche per il Vigneto Fvg. Anche la nostra regione, infatti, potrà avere dei benefici dalla nascita di questa “cabina di regia”, vista anche la linea diretta, sia mia che del collega Daniele Calzavara (consigliere nazionale di Assoenologi), instaurata in tantissimi anni, con il presidente Riccardo Cotarella, membro effettivo del Tavolo ministeriale e, non dimentichiamo, artefice della sua nascita.

5 – A che punto siamo con difesa e promozione della Ribolla gialla, ferma o spumantizzata, non rientrante fra le Doc di collina che già la tutelano?

Come dicevo, il Prosecco e il Pinot grigio occupano, nella nostra regione, oltre metà dell’intera produzione vitivinicola, mentre la Ribolla gialla, nei pensieri di tanti vignaioli, si dovrebbe ritagliare il terzo posto in questa importante classifica. L’idea è sicuramente interessante ma, purtroppo, deve fare i conti con tante altre che, molto spesso, difficilmente collimano. In verità, l’iter per la difesa del vitigno (sostituzione del nome) è già partita ma i tempi burocratici, come sempre, si allungano. Mentre, per quanto riguarda la promozione del vino Ribolla gialla, sia fermo che spumante, sta procedendo in ordine sparso e a volte sfiorando il “patetico”.

Grappoli di Ribolla gialla…

6 – Una volta ottenuto il tanto auspicato pronunciamento normativo su questo vino autoctono da parte del Ministero competente, ritiene utile anche in questo caso la nascita di un Consorzio specifico?

Io penso, anzi ne sono convinto, che lo scopo del nuovo Consorzio Doc Friuli sia anche quello di tutelare la Ribolla gialla, non solo regolamentandone la produzione ma, soprattutto, promuovendo questo vino. Quindi, per ora, non vedo il bisogno di un Consorzio ad hoc in quanto si rischierebbe di isolare questo vino in una “bolla” mediatica.

7 – Come sta funzionando quello interregionale del Pinot grigio?

Qui il discorso cambia. Il Pinot grigio oggi, nel Nord-Est, è coltivato su una superficie di circa 26.000 ettari (contro i poco più di 2.000 della Ribolla gialla) e ricopre l’85% di produzione a livello nazionale. Con questi numeri, un Consorzio specifico ha sicuramente un motivo per esistere. Inoltre, sotto la guida del presidente Albino Armani gli incrementi dell’imbottigliato stanno crescendo a doppia cifra e anche i prezzi del vino sfuso dovrebbero a breve subire un incremento viste le tante richieste di mercato.

… e di Pinot grigio.

8 – E del Prosecco, cosa ci può dire? Hanno fatto bene anche i nostri produttori a puntare su queste bollicine?

Il vino Prosecco è divenuto un “marchio” mondiale e questo è un traguardo bellissimo che dà merito sia al Consorzio trevigiano che ai tanti produttori che hanno creduto nel futuro di questo vino. Purtroppo, oggi c’è ancora chi si scandalizza solo a sentire pronunciare questo nome invece di capire che, il Prosecco, è un’opportunità per tutti. Un vantaggio immediato è sicuramente, sia per quanti lo coltivano (oggi, è il vino sfuso più pagato in rapporto alla sua produzione per ettaro – 24.000 ettari Doc e 8.000 a Docg) che per quelli che lo spumantizzano. Inoltre, abbiamo moltissime aziende che, in questi ultimi anni, hanno inserito, nei loro listini, uno spumante varietale o millesimato (non coltivando nemmeno una pianta di Glera) sulla scia della richiesta che il Prosecco sta ottenendo a livello mondiale. Quindi, mi sembra una bella opportunità per tutti e per questo si deve gestire al meglio.

9 – In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul Vigneto Fvg all’inizio del nuovo anno, anche alla luce di Brexit, dazi americani sulle importazioni e recente accordo commerciale Usa-Cina?

Sicuramente il 2020 si apre, per il mercato agroalimentare, con molte incognite. Forse la Brexit, oggi, è quella che ci dovrebbe preoccupare di meno, in quanto il mercato d’Oltremanica è già alla ricerca di stabilizzazioni commerciali con i vari partner europei. Invece, l’accordo Usa-Cina che prevede, per i prossimi due anni, l’acquisto da parte dei cinesi di merce agroalimentare a stelle e strisce (vino compreso) pari a 32 miliardi di dollari, potrà avere delle ricadute negative anche sui nostri vini. Infatti, potremmo assistere ad una flessione delle esportazioni verso il continente asiatico. Anche la già ricordata “guerra commerciale” tra l’americana Boeing e l’europea Airbus potrebbe avere delle ricadute negative su un’eventuale introduzione di dazi commerciali che potrebbero colpire anche i nostri vini. Però, a scapito di tutte queste incertezze momentanee, dobbiamo essere orgogliosi del nostro “Made in Italy” che marchia e certifica non solo la qualità dei prodotti agroalimentari, ma anche uno stile di vita, riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Continuiamo a crederci e a produrre qualità in ogni cosa che facciamo, dal vino all’accoglienza, in questo modo saremo sempre vincenti anche di fronte ad eventuali “barriere commerciali” che poi, inevitabilmente, dovranno cadere.

La degustazione a Corno di Rosazzo.

10 – A Corno di Rosazzo, il presidente Cotarella ha lanciato la importante sfida dei vini bianchi invecchiati. Da tecnico, con una lunga esperienza maturata sul campo, ritiene che il Vigneto Fvg sia pronto per potersi incamminare proficuamente anche su questa strada così impegnativa?

Quanto ha affermato il presidente Cotarella è sacrosanto e il Friuli-Venezia Giulia vitivinicolo non si può esimere dal percorrere questa strada. Sicuramente, una delle problematiche dei vini, sia bianchi che rossi, è la loro durata nel tempo, però con un distinguo. Infatti, se per i vini rossi il problema dell’invecchiamento è superabile, grazie alla loro naturale composizione, per i bianchi, mancando di struttura tannica, la cosa diventa più complicata. Fortunatamente, già da parecchi anni, per ovviare a questa breve durata nel tempo dei bianchi, si è cominciato a lavorare in vigna, sia attraverso corrette pratiche agronomiche che equilibrate produzioni d’uva. Aver abbassato le rese ci ha permesso, tra le altre cose, l’ottenimento di un’uva bianca più predisposta ai vini di lunga durata. Mentre, la successiva crescita tecnologica in cantina ha sicuramente fatto il resto. Il messaggio di Riccardo Cotarella ha comunque una doppia valenza in quanto, oltre a spronare un aumento della qualità dei nostri vini, ci indica anche le tendenze del mercato mondiale. Un mercato sempre più propenso alla ricerca di vini, giustamente strutturati (a seconda della varietà) ma, soprattutto, longevi nel tempo.

I grandi vini bianchi Fvg.

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

Guerrino e Alberto, due generazioni di successo al “Ferarùt”

di Giuseppe Longo

RIVIGNANO – Mezzo secolo di cucina, due generazioni protagoniste, quelle dei Tonizzo, e un grande successo conquistato non senza sacrificio lungo un cammino avviato nel lontano 1970 dal padre Guerrino e da anni ormai continuato dal figlio Alberto con indubbia professionalità, tanto da meritare l’ambita Stella Michelin. Anche se Guerrino, sorretto da una forma invidiabile a dispetto dell’anagrafe, non manca di dare il suo appoggio prezioso, abbinato a una collaborazione sempre gradita e a saggi consigli. Ecco il “Ferarùt” di oggi, ma che deriva da una esperienza maturata in cinquant’anni tondi tondi, da quando Guerrino costruì il nuovo locale lasciando quello storico del centro di Rivignano, Al Cacciatore, ma chiamandolo con il nome con cui veniva identificata la vecchia trattoria – “Ferarut”, appunto -, suggerito da quella piccola lampada che lo contraddistingueva e che è diventato un “marchio”. Di qualità.

Lo chef stellato Alberto Tonizzo.


Come quella che la cucina di Alberto Tonizzo ha fatto arrivare, l’altra sera, nelle sale dell’accogliente ristorante – “ci dicono che dovrebbe essere aggiornato – confida il padre, che col suo tratto discreto e cordiale ha coordinato la riuscitissima cena dedicata al mezzo secolo -, ma crediamo vada ancora bene così”. E hanno perfettamente ragione, perché certi restauri hanno distrutto l'”anima” dei locali preesistenti -, una qualità, dicevamo, declinata in una serie di piatti divenuti famosi. Piatti che hanno permesso al “Ferarùt” di rileggere con i suoi ospiti una storia lunga appunto dieci lustri. Abbinati a vini di grande pregio del Vigneto Friuli, ma non solo, che hanno esaltato la sinfonia di sapori, aromi e profumi delle varie ricette ideate, sperimentate e portate in tavola dai Tonizzo, attingendo a una tradizione sempre viva e preziosa, innestata però a un’innovazione suggerita da fantasia e competenza non comuni, che fanno leva sulle materie prime che dispensano la generosa terra della Riviera e il vicino mare Adriatico.

Piccole golosità di benvenuto.

E che vi proponiamo, cominciando da quelle che hanno entusiasmato i numerosi commensali, ma pure chi scrive, come l’Insalata di granciporro con Rosa di Gorizia ed un racconto in quattro salse del 1973 – quindi agli albori della brillante avventura del “Ferarùt” – e la Razza marina marinata alla soia scura, radici di soncino, agrodolce di funghi pioppini ed altri sapori (2012): musica soave per le papille gustative. E che i vini scelti da Alberto Tonizzo, che è pure appassionato sommelier, hanno esaltato: un Lugana 2018 “Madonna della Scoperta” e un Sancerre 2014 “Haute de la Poussie”, due bianchi prestigiosi, il primo maturato tra le brezze del Lago di Garda e il secondo frutto, nella Valle della Loira, degli antichi saperi che continuano a contraddistinguere la viticoltura d’Oltralpe.
Ma la carrellata di piatti storici era cominciata con un Cefalo dorato, citronella, pistacchio alla liquirizia e stellina dei prati (2010) e con i Capelli d’angelo con canocchie, pomata di mandorle d’Avola e limoni (2015), accompagnati da un’ottima Ribolla gialla 2017 “La Rajade” – cioè Dolegna del Collio – e anticipati da alcune piccole golosità di benvenuto con un drink d’anice e lemongrass. Originalissimi poi i primi piatti: Zuppa di pesce ai cinque fumetti (1975) e Gnocchi di barbabietola rossa “Brovade come fosse tartufo” (“un’idea – ha raccontato lo chef stellato – che mi era venuta durante una memorabile cena in una cantina di Ramandolo”), yogurt e zizania acquatica (2011), serviti con gli stessi vini, gardesano e francese.

Il mitico dolce.


E per finire? Ovviamente il dolce, mitico perché risale pure questo al lontano 1973: Crepes all’arancia, ganache al cioccolato con gelato al fior di latte e noci con short drink agli agrumi e karkadè con cacao. Una vera e propria bandiera del locale, che simpaticamente la presenta come la sua “bomba”. Il tutto servito da personale di sala gentile e preparato, sia per i piatti che per i vini, tanto da presentare il tutto accuratamente, man mano che veniva portato in tavola.
Interessante, vero? Un menu di gran classe che ha accompagnato nella scoperta di questi cinquant’anni, aiutando a rileggere la bella ed esaltante storia del “Ferarùt”, scritta dapprima da Guerrino e adesso, ma già da parecchi anni, da Alberto. Con una qualità che è assicurata per chi si siede alla tavola dei Tonizzo. Tanti auguri per i prossimi 50!

L’Insalata di granciporro…

… e la Razza marinata. 

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In copertina, Alberto Tonizzo con il padre Guerrino, le due generazioni del “Ferarùt” di Rivignano.

I kiwi friulani conquistata la Nuova Zelanda ora puntano dritti all’Asia

di Giuseppe Longo

E ora il kiwi friulano va alla conquista dell’Asia, proprio da dove partì nell’Ottocento per le strade del mondo diffondendosi, nel secolo scorso, soprattutto in Nuova Zelanda e arrivando anche qui una quarantina di anni fa. Curiosa, vero, l’evoluzione di questo frutto che è un autentico concentrato di vitamina C (più ancora degli agrumi), preziosa per contrastare i malesseri dell’inverno. Ma oltre a questa salutare proprietà è molto gradevole sulla tavola – ricorda alquanto la fragola -, ottimo nelle macedonie, ma anche così, al naturale, tagliato a fettine. E’ prodotto dalla pianta che botanicamente si chiama Actinidia chinensis, perché è proprio la Cina che nelle campagne più calde e umide della sua parte meridionale lo coltiva da parecchie centinaia di anni, attestandosi come primo produttore mondiale. Poi, da qui, la coltura ha appunto cominciato a diffondersi, trovando un ambiente ideale soprattutto in Nuova Zelanda – dove ha assunto il nome che, data la sua forma ovale e pelosa, ricorda l’uccello simbolo di quella nazione -, terra dalla quale ha poi preso altre vie, arrivando anche in Europa, dove l’Italia ne è diventato il maggior produttore (secondo a livello mondiale), e il Friuli l’ha subito “adottata” con convinzione, realizzando moderni impianti che danno un prodotto di alta qualità. Che non soddisfa ovviamente soltanto le nostre tavole, ma anche quelle di mezzo mondo, attraverso un export diretto con successo anche verso il lontano Paese australe dal quale ci arrivano i frutti quando le nostre scorte sono esaurite. E che ora guarda anche all’Asia, proprio alla terra di origine della specie.

Frutti vicini alla raccolta. (Wikipedia)

Produttrice di punta in regione è la Friulkiwi di Rauscedo, paese in riva al Tagliamento che è leader mondiale delle barbatelle. E ora, terminato l’ampliamento, sviluppatosi in più annualità, per la cooperativa agricola (costituita nell’ormai lontano 1984), è tempo di bilanci operativi e progetti per il futuro. Il recente ammodernamento della struttura, di cui la nuova cella per il prodotto confezionato è l’anello finale, ha portato la Friulkiwi ad avere a disposizione una capacità frigorifera pari a 6.400 tonnellate complessive di prodotto di cui 200 tonnellate, circa, per il prodotto confezionato, congiuntamente a una linea di calibratura completamente automatica e a diverse linee di confezionamento. Tutto ciò finalizzato alla conservazione, preparazione per il mercato e commercializzazione del prodotto dei propri soci che hanno le loro sedi aziendali, principalmente, nelle provincie di Udine e Pordenone.

Il presidente, Juri Ganzini, afferma con soddisfazione: «A oggi, la base produttiva è composta da 120 soci con una superficie totale di circa 300 ettari. La quasi totalità della produzione è venduta al di fuori dell’Europa, principalmente in Nord America, ma anche in Australia e Nuova Zelanda (terzo produttore mondiale!). Ad ampliamento completato, ora la cooperativa guarda all’Asia, mercato estremamente interessante per l’Actinidia, senza perdere di vista la sostenibilità e il miglioramento della qualità. Per tale ragione la Friulkiwi, da ormai un decennio, fornisce gratuitamente le piante di Actinidia ai nuovi produttori che desiderino mettere a dimora nuovi impianti purché si associno alla cooperativa senza, per questo, trascurare i produttori esistenti non associati ai quali è in grado di offrire diverse opportunità di relazione commerciale. Non bisogna dimenticare, inoltre – conclude Ganzini -, che una concentrazione del prodotto friulano in un’unica struttura avrebbe il doppio vantaggio di dare risposte concrete al territorio (in alternativa ai seminativi, a esempio) creando, nel contempo, nuovi posti di lavoro».
Parole significative, dunque, dal presidente di Friulkiwi e che dimostrano come questa produzione sia in ottima salute – proprio come quella che i suoi frutti ci regalano -, anche per le interessantissime prospettive commerciali che ora le si dischiudono pure nell’immenso continente asiatico. Insomma, una preziosa boccata d’ossigeno per l’economia assicurata dall’agroalimentare friulano.

La sede di Rauscedo e kiwi in cassetta pronti per il mercato.

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In copertina, i caratteristici frutti che sono un concentrato di vitamina C.