LA RICETTA DI COSETTI – “Us e sparcs di Cjànive”

di Gi Elle

Oggi, per la consueta “Ricetta del sabato”, ecco un nuovo appuntamento con un celebre piatto di Gianni Cosetti. L’abbiamo tratto dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che l’indimenticabile chef pubblicò nel 2000, un anno prima di lasciarci prematuramente, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, del piatto che attinge a una ricetta tipica rinnovata:

“Us e sparcs di Cjànive”

Uova e pungitopo
I germogli del pungitopo si raccolgono da metà aprile a fine maggio.

Cosa serve
(35 minuti)

600 g di pungitopo
8 uova
1 dl olio extravergine d’oliva
sale e pepe

Come fare

Dividete i pungitopo a mazzetti, legateli con un filo e fateli bollire in acqua salata con una puntina di bicarbonato per 20-25 minuti.
Sodate le uova, fatele raffreddare e sgusciatele: dividete il bianco dal rosso e passateli alla grattugia separatamente.
Scolate i pungitopo, disponeteli a ventaglio su un piatto ben caldo ed infine adagiate al centro il rosso ed il bianco, disponendoli l’uno sopra l’altro.
Condite con sale, pepe ed un filo d’olio extravergine d’oliva del centro-sud.

Cosa bere

Collio Sauvignon.

I germogli appena colti e lessati.

—^—

In copertina, il piatto “Us e sparcs di Cjànive” di Gianni Cosetti.

 

Non piove da mesi, primavera di siccità: Collio già irrigato

di Gi Elle

Ormai sono più di cinque mesi che in Friuli Venezia Giulia non piove. Infatti, dopo le devastanti precipitazioni autunnali che saranno ricordate a lungo, di pioggia ne è caduta molto poca, tanto che adesso, a primavera inoltrata, siamo in una fase di preoccupante emergenza idrica. E a risentire della siccità sono ovviamente le attività agricole. Sul Collio i vigneti sono già stati irrigati una volta; il Consorzio di bonifica Pianura Friulana ha acconsentito già una ventina di giorni fa a ricorrere all’irrigazione anticipata, dal momento che la richiesta d’acqua è simile a quella rilevata a giugno. Nel comprensorio del Cellina-Meduna la richiesta d’irrigazione è funzionale soprattutto a sostenere l’avvio della piantumazione delle barbatelle: nei prossimi venti giorni saranno in piantumazione 700 ettari di terreno.

Il problema siccità è stato al centro del periodico confronto per l’analisi delle criticità e delle proposte a supporto del settore primario tra l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, e le associazioni di categoria. I dati relativi alle precipitazioni, con 120 giorni secchi dal novembre scorso, all’attuale stato delle falde e delle portate dei fiumi Isonzo e Tagliamento, nonché allo stato di invasamento dei bacini, tracciano una situazione di criticità particolarmente pesante. “Abbiamo segnalato al ministero delle Politiche agricole la situazione – ha reso noto Zannier, come informa una nota Arc – chiedendo la valutazione della deroga al decreto legislativo 102/2004, la norma statale che prevede i danni da siccità come assicurabili, con contributo per i costi sostenuti dalle aziende, e che quindi non rientrano nei casi straordinari per i quali si possono prevedere indennizzi”.
La riunione, cui hanno partecipato oltre alle categorie agricole – Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Kmeka zveza, Coopagri, Legacoop, Confcooperative – anche i Consorzi di bonifica della Pianura Friulana, Pianura isontina e Cellina Meduna, segue quello avvenuto alla presenza dell’assessore all’Ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, a cui erano presenti i gestori delle derivazioni idroelettriche, l’Autorità di bacino del distretto delle Alpi orientali, l’Arpa, l’Osmer. Nell’incontro è stato ribadito come, ad oggi, siano applicabili solamente uno stretto monitoraggio delle portate e la razionalizzazione dell’uso delle acque superficiali, cercando nel contempo di risolvere alcune problematiche sugli invasi del Cellina per massimizzare la possibilità di utilizzo.
Mentre i gestori delle derivazioni a fini idroelettrici hanno dichiarato di avere rilasciato in diversi casi quantitativi maggiori di acqua in alveo rispetto agli obblighi convenzionali, i Consorzi hanno reso noto di aver attivato finora tutte le possibilità di utilizzo dell’irrigazione per le attuali coltivazioni, con la evidente necessità però di razionalizzare gli utilizzi sulla base della disponibilità idrica. Nell’incontro, è stato concordato che l’uso della risorsa idrica in questo periodo andrà attentamente monitorato per non intaccare le scorte necessarie quando le coltivazioni a maggior richiesta di acqua entreranno in produzione. “Purtroppo – ha sintetizzato Zannier – non risulta possibile aumentare ad oggi le utilizzazioni, in quanto il dato ineludibile è quello che la risorsa idrica non soddisfa le richieste a causa delle condizioni particolarmente anomale rispetto al periodo. C’è la necessità di valutare interventi strutturali, che consentano al sistema irriguo ed agronomico di potersi strutturare sul lungo periodo per affrontare le mutate condizioni climatiche. Al termine dell’incontro – ha concluso l’assessore – tutti hanno concordato che la gestione della situazione critica non può che continuare con le attenzioni ed il rigore attuale in quanto, solo con eventi piovosi potranno essere ripristinate le portate e le disponibilità”. “Dobbiamo attivare – ha aggiunto l’assessore – tutte le strategie possibili con il coinvolgimento plenario di enti e gestori competenti per affrontare l’emergenza dettata dalla siccità. Le prospettive e le necessità nella gestione delle risorse idriche sono chiare. I dati che ci giungono dai nostri tecnici regionali e dall’Arpa mostrano l’urgenza di ripensare i modelli di gestione”.

Gli assessori Zannier e Scoccimarro.

Ma dicevamo anche dell’incontro Zannier-Scoccimarro. A quel tavolo sono stati chiamati a partecipare Consorzio di bonifica Pianura Friulana, Consorzio di bonifica Pianura Isontina e Consorzio di bonifica Cellina Meduna, i gestori dei principali impianti idroelettrici (A2A, Edison e Cellina Energy), il direttore e i tecnici di Arpa Fvg, delle direzioni regionali competenti e l’Autorità di distretto delle Alpi Orientali. La situazione risulta critica poiché, dopo le abbondanti precipitazioni di novembre e dicembre che avevano rimpinguato falde e corsi d’acqua, dal 22 dicembre ci sono stati 70 giorni di siccità, interrotti i primi di marzo da cinque giorni di precipitazioni, seguiti da ulteriori 50 secchi.
Se le falde sono abbastanza in linea con la media del periodo, ci si attende però un abbassamento dei livelli delle stesse in estate, soprattutto se proseguirà l’attuale assenza di pioggia. Per quanto riguarda gli invasi, quello del Lumiei sul Tagliamento ha un livello di riempimento del 44 per cento, quelli del Meduna (Ca’ Selva, Ca’ Zul e Ponte Racli) sono al 50 per cento. I problemi maggiori si registrano sul Cellina, dove gli invasi di Barcis e Ravedis sono al 28 per cento, a causa anche dei lavori in corso per la realizzazione del nuovo ponte. La portata del Tagliamento è molto al di sotto della media per il periodo e attualmente si attesta a 30metri cubi al secondo. “La situazione è insostenibile e, per quanto attiene al bacino dell’Isonzo, richiede un maggior coinvolgimento strategico anche delle autorità slovene”, hanno evidenziato gli assessori Scoccimarro e Zannier.

—^—

In copertina, irrigazione nei vigneti Doc Collio del Cormonese.

(Fotoarchivio Claudio Fabbro)

LA RICETTA DI COSETTI – Pere con formaggio di malga

di Gi Elle

Oggi, per la consueta “Ricetta del sabato”, ecco un nuovo appuntamento con un celebre piatto di Gianni Cosetti. L’abbiamo tratto dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che l’indimenticabile chef pubblicò nel 2000, un anno prima di lasciarci prematuramente, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, del piatto allora in menu al Roma di Tolmezzo:

“Pere con formaggio di malga”

Cosa serve
(15 minuti)

200 g rucola
200 g formaggio di malga fresco
2 pere Abate
1/2 dl olio extravergine di oliva
1 pizzico di semi di sesamo

Come fare

Affettate sottilmente il formaggio di malga; mondate, lavate ed asciugate la rucola.
Su un piatto disponete un letto di rucola ed adagiatevi le fettine di formaggio.
Solo alla fine pelate le pere perché non imbruniscano, tagliatele a fettine sottili e sistematele sopra il formaggio.
Condite con un filo d’olio e guarnite con semi di sesamo o gherigli di noci.

Cosa bere

Collio Pinot grigio.

—^—

In copertina, “Pere con formaggio di malga” di Gianni Cosetti.

Cantine Fvg in gravi difficoltà: l’ipotesi “vendemmia verde”

di Gi Elle

Le ripercussioni della pandemia da Coronavirus sul Vigneto Fvg sono così gravi che addirittura spaventa la prospettiva di una nuova produzione, magari abbondante, con le cantine ancora piene. Tanto che si affaccia l’ipotesi, a cui i nostri vignaioli non avevano mai fatto ricorso, della “vendemmia verde”, pratica disciplinata dalle norme europee e che prevede la totale eliminazione dei grappoli appena formati dopo la fioritura. E questo al fine di ridurre, sul nascere, praticamente a zero la capacità produttiva del terreno vitato.

Vasche inox in una moderna cantina.

«A oggi, la riduzione del fatturato delle cantine del Fvg si colloca tra il 70 e l’80 per cento. Le esportazioni vitivinicole che pesano per oltre 137 milioni di euro, hanno come mercati di riferimento gli Usa (26 per cento), la Germania (19 per cento) e la Gran Bretagna (9 per cento), Paesi fortemente colpiti dall’emergenza sanitaria e sociale i quali, duo nque, creano forti preoccupazioni per le future vendite», afferma infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura. «Le nostre cantine – spiega – si trovano così ad affrontare dei problemi molto immediati, come quelli del ridotto spazio di stoccaggio e vinificazione essendosi creato un accavallamento di annate. Su questo punto, servono forti apporti contributivi nelle Misure di investimento utili a sommare liquidità a basso costo con dei contributi in maniera tale da dare consentire, a esempio, non solo l’acquisto di nuovi serbatoi per il vino, ma anche di preservare i capitali e stimolare le imprese a investire nella ripartenza. Anche la “vendemmia verde” potrebbe essere un valido strumento per contenere la produzione – prosegue l’esponente di Confagricoltura -, ma la Misura andrebbe maggiormente sostenuta e resa più appetibile per il settore delle Denominazioni (che rappresentano l’89 per cento del vino regionale) con alcuni aggiustamenti al calendario delle operazioni e con una dotazione finanziaria almeno raddoppiata (10 milioni di euro). Risulta essenziale, inoltre, il sostegno alle imprese con iniezioni di liquidità specifiche e la semplificazione burocratica poiché le aziende hanno bisogno di supporti finanziari erogati con agilità e semplicità: gli ostacoli burocratici rallentano la ripresa delle imprese italiane rispetto ai colleghi concorrenti degli altri Paesi”.

Michele Pace Perusini

“Occorre anche assicurare la necessaria di liquidità – conclude Pace Perusini – alle cantine attraverso la rinegoziazione del debito, rimodulando le condizioni dei finanziamenti, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, in essere al 31 gennaio 2020, affinché tali operazioni risultino meno onerose e consentano di continuare l’attività. Infine, chiediamo la concessione di contributi in conto interessi, anche attraverso l’ausilio delle Regioni, per finanziare il fabbisogno di capitale circolante connesso all’impatto negativo derivate dalla situazione emergenziale riconosciuta come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Ue».

Vini in bottiglia pronti per la vendita.

Ma dicevamo della “vendemmia verde”. La malaugurata pratica – cui un viticoltore non dovrebbe mai aver bisogno di fare ricorso – è disciplinata dall’articolo 47 del regolamento europea numero 1308/2013 attraverso il quale si stabilisce la possibilità, per i produttori, di beneficiare di un sostegno economico che prevede un intervento forfettario per ettaro di vigneto. La distruzione dei grappoli in formazione dovrà avvenire entro il 30 giugno, quando gli acini hanno la dimensione dei pallettoni, quindi molto prima che si arriva alla fase dell’invaiatura, il cambio di colore che dà avvio alla maturazione.

Uva vicina all’invaiatura.

—^—

In copertina, grappoli in formazione: l’epoca della “vendemmia verde”.

LA RICETTA DI COSETTI – “File e daspe” piatto tipico di Fielis

di Gi Elle

Oggi, per la consueta “Ricetta del sabato”, torneremo in montagna per proporvi un piatto tipico della zona di Fielis, una piccola frazione di Zuglio Carnico, località di origine romana – famosa per le sue rovine – che tutti conoscono per il “Bacio delle Croci” in occasione della festa dell’Ascensione. L’abbiamo tratto dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Gianni Cosetti pubblicò nel 2000, un anno prima di lasciarci prematuramente, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, del piatto

“File e daspe piatto tipico della zona di Fielis, presso Zuglio”

Cosa serve
(40 minuti)

4 tuorli d’uovo
300 g formaggio latteria fresco
4 cucchiai aceto di mele
8 patate piccole e ovali
1/2 bicchiere di latte
sale e pepe qb
12 steli di erba cipollina

Come fare

Lavate le patate e lessatele con la buccia.
In una ciotola mettete i tuorli, il formaggio a dadini, il sale ed il pepe; sbattete con una forchetta, quindi aggiungete l’aceto ed il latte e mescolate bene.
Versate il composto in una casseruola antiaderente e cuocete a fuoco basso continuando a mescolare finché otterrete una salsa liquida e cremosa.
Sbucciate le patate calde e tagliatele a metà.
In piatti piani singoli ben caldi sistemate quattro mezze patate, versatevi sopra un mestolino della crema di formaggio e guarnite con tre fili di erba cipollina disposti a ventaglio.

Cosa bere

Sauvignon Cof, Friuli Colli orientali.

—^—

In copertina, ecco il piatto “File e daspe” di Gianni Cosetti.

In Fvg via libera ai giardinieri. E proroga per l’agricoltura bio

di Gi Elle

Via libera per i giardinieri anche in Friuli Venezia Giulia. L’ultima ordinanza del governatore Massimiliano Fedriga ha infatti ammesso l’attività di manutenzione del verde su aree pubbliche e private, accogliendo così il pressante appello rivolto dal settore artigiano che, vista l’esplosione della primavera, aveva espresso fondate preoccupazioni per una situazione che stava degenerando, sia dal punto di vista botanico che igienico-sanitario. Con le temperature in rialzo, l’attività vegetativa è infatti ripresa ovunque e questo è il momento in cui tradizionalmente le imprese del settore lavorano di più, sia per la manutenzione dei giardini privati che delle aree verdi pubbliche, dai parchi alle aiuole spartitraffico. “Lasciarci operare in questo momento – aveva sottolineato il capo categoria di Confartigianato-Imprese Udine, Giulio Tam – consente di mantenere in salute il nostro verde e contemporaneamente di alimentare l’economia di questo settore, evitando che vada a gravare sulle casse pubbliche”.

Bando fino al 15 giugno

E dai giardini passiano alle colture bio. “La Regione è sempre presente accanto al mondo rurale e alla filiera agricola del Friuli Venezia Giulia, e utilizza tutti gli strumenti e i canali finanziari che le sono concessi, anche quelli comunitari, per cercare di dare ristoro alle aziende così duramente colpite dall’emergenza causata dalla pandemia. Per questo, ha accolto con favore la notizia della proroga al 15 giugno dei termini per la presentazione di nuove domande di aiuti sul PSR 2014-2020, rivolti all’agricoltura biologica, concessa dalla Ue”, afferma l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, nel commentare – attraverso una nota Arc – la decisione comunitaria di riaprire il Bando sulla Misura dedicata all’agricoltura biologica, evidenziando inoltre che in questo periodo, particolarmente critico per tutti i settori economici, l’attività dell’Amministrazione regionale non si sia mai fermata. L’obiettivo infatti è stato quello di continuare a seguire e a sostenere il settore primario, l’iter delle procedure e la macchina burocratica, consentendo così di accompagnare anche questa scelta sul Psr, motivata dal fatto che l’agricoltura biologica è una realtà oramai consolidata e in espansione.

Altre 200 aziende

Come ricorda Zannier, “mentre nel corso della programmazione 2007-2013, l’accesso agli aiuti comunitari da parte delle aziende di questo settore si era appena palesato, e meno di cento aziende avevano fruito dei contributi comunitari per questo comparto, nel corso della programmazione 2014-2020, che si sta per concludere, le aziende biologiche ammesse al bando che abbiamo attivato per gli impegni quinquennali del 2015 e del 2016 sono state seicento: esse, finora, sommando i fondi europei all’intervento della Regione, hanno ricevuto aiuti per 15 milioni di euro”.
Il bando aperto in questi giorni per l’agricoltura biologica troverà copertura anche nei prossimi anni con i fondi della programmazione del Psr 2021-2027, per rivolgere l’attenzione – conclude Zannier – “alle 200 aziende agricole certificate del settore biologico che sono presenti sul territorio regionale, e che negli ultimi tre anni non hanno potuto accedere ai contributi comunitari”.

I pascoli di montagna

Infine, la Regione è attenta anche all’agricoltura di montagna e al suo ruolo imprescindibile per la gestione del territorio e la prevenzione degli effetti derivanti dalle calamità naturali, e ha stabilito l’estensione degli impegni già assunti nel 2015 tramite l’intervento sulla Gestione sostenibile dei pascoli per la tutela climatica (azione 10.1.6) del PSR 2014-2020. Pertanto, gli agricoltori che entro il 14 giugno 2020 concluderanno i loro impegni, possono, quindi, su base volontaria, decidere se percepire un’annualità aggiuntiva di aiuto a sostegno della gestione dei pascoli del Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, i caratteristici fiori rossi del pirus che popolano i giardini.

Confagricoltura sollecita sostegni anti-virus: l’Europa prenda esempio dagli Usa

di Gi Elle

Devastanti gli effetti del Coronavirus sul settore primario, tanto che Confagricoltura sollecita all’Unione Europea un piano straordinario per il comparto, strategico nel quadro economico generale, anche perché negli Usa sono stati già stanziati cospicui finanziamenti di sostegno da parte dell’Amministrazione Trump. Ammonta, infatti, a 15,5 miliardi di dollari la somma che gli agricoltori statunitensi riceveranno nelle prossime settimane sotto forma di aiuti straordinari al reddito per limitare l’impatto dell’emergenza sanitaria. Le modalità dell’intervento saranno formalizzate dal dipartimento di Stato all’Agricoltura (Usda) nel corso della settimana. È già stato, comunque, annunciato che sarà destinato soprattutto ai produttori di latte, carni bovine, mais e al settore ortofrutticolo.

Massimiliano Giansanti


«In aggiunta al sostegno straordinario dei redditi agricoli – si sottolinea in una nota di Confagricoltura, rilanciata dall’organizzazione imprenditoriale del Friuli Venezia Giulia – è stato deciso anche lo stanziamento supplementare di circa 15 miliardi per l’acquisto di prodotti agroalimentari, da destinare agli aiuti alimentari. Di fronte all’emergenza sanitaria – aggiunge il presidente nazionale Massimiliano Giansanti – sono stati mobilitati negli Usa circa 50 miliardi di dollari per supportare il settore agricolo. Un ulteriore intervento a sostegno dei redditi è previsto nel prossimo mese di luglio, per un ammontare di circa 10 miliardi. A oggi, invece, nessuna risorsa aggiuntiva è stata individuata a favore dell’agricoltura dell’Unione europea, anche se diversi settori produttivi sono già in crisi. Da Bruxelles – puntualizza l’Organizzazione professionale che in Fvg è guidata da Philip Thurn Valsassina – finora è arrivata la flessibilità per la presentazione e la gestione degli aiuti diretti della Pac e l’annuncio di un provvedimento che consentirà di riassegnare i fondi non ancora impegnati nell’ambito dei programmi per lo sviluppo rurale. In pratica – rileva ancora Confagricoltura –, l’emergenza Coronavirus dovrebbe essere affrontata solo con la riprogrammazione di risorse già assegnate agli agricoltori. A costo zero per il bilancio dell’Unione».
«Insomma, dall’altra parte dell’Oceano – conclude Confagricoltura – sono state varate misure incisive per la continuità produttiva delle imprese. Dalla Ue, almeno per il momento, sono arrivate solo misure superficiali, accompagnate da autorevoli riconoscimenti per il lavoro svolto dagli agricoltori. Come negli Stati Uniti, è necessario il varo di un programma straordinario della Ue a sostegno dei redditi e per la gestione dei mercati. Come indicato dal Fondo monetario internazionale, la crisi sarà profonda e di non breve durata a livello europeo e nel mondo. A differenza degli anni passati, non potremo fare affidamento sull’aumento delle esportazioni per compensare la stagnazione della domanda interna».

Philip Thurn Valsassina

—^—

In copertina, uno scorcio della campagna nella pianura friulana.

Allevatori, oggi in Fvg ripartono i controlli dei tecnici nelle stalle

di Gi Elle

Dopo un mese di stop deciso a causa del Coronavirus, e ora che si sono concluse le festività pasquali, oggi 14 aprile ripartono i controlli nelle stalle del Friuli Venezia Giulia. Tornano infatti nelle aziende i tecnici dell’Associazione allevatori Fvg. Sospesi i controlli funzionali dallo scorso 11 marzo, a garanzia della salute dei propri dipendenti e dei soci, i vertici dell’associazione hanno quindi deciso dinanzi al rallentamento dell’epidemia di Covid-19 di ripartire con l’attività. Che sarà imponente se si considera che l’Aafvg controlla più dell’80% della produzione di latte e il 90% dei caseifici per un totale di 3.300 giornate di controlli all’anno e più di 220mila analisi.

Il direttore Andrea Lugo.

“Con il lockdown noi siamo rimasti al lavoro – ricorda il direttore dell’associazione, Andrea Lugo -, anche se abbiamo ridotto l’attività nelle stalle degli associati sia a tutela del nostro personale che degli stessi allevatori. Far girare i tecnici per tre, quattro stalle al giorno non ci è parso opportuno. La norma ce l’avrebbe consentito, ma dinanzi alla crescita esponenziale dei contagi, alla paura delle persone e alla difficoltà di reperire i dispositivi di protezione individuale abbiamo preferito fermare quella parte di attività. Siamo andati avanti, invece, con i controlli che la legge impone – prosegue Lugo -, come l’analisi del latte e dei formaggio nei caseifici”.  Quindi, con i numeri dell’epidemia in calo, l’associazione ha deciso di tornare gradualmente a regime, con la massima cautela e attenzione attuando tutte le precauzioni previste dai decreti. Per cui i 30 tecnici impegnati nella raccolta dei campioni di latte e in laboratorio tornano in attività a partire proprio da oggi.
L’emergenza ha dimostrato ancora una volta il ruolo ruolo strategico della zootecnia sia per i risvolti sul piano economico e occupazionale che per il ruolo fondamentale giocato dal settore nell’approvvigionamento alimentare. Fondamentali il lavoro e la professionalità degli allevatori italiani e dell’Associazione Allevatori Fvg che, come detto, controlla una consistente fetta del patrimonio zootecnico Fvg che conta su circa 100 mila bovini da latte, 200mila suini e 25 aziende caprine.
Nel contempo, gli allevatori rilanciano l’appello a consumare latte e prodotti lattiero-caseari Fvg e più in generale italiani. Un appello questo rivolto in particolare ai consumatori, mentre alle istituzioni e ai componenti delle varie filiere “chiediamo di sostenere e riconoscere il valore indiscusso e la necessità primaria della zootecnia regionale e nazionale – afferma il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni -. Chiunque, soprattutto in questo contesto di grave crisi, ponga in atto azioni speculative è bene si renda conto del danno irreparabile che verrebbe causato all’allevamento e a ruota al sistema Paese”.

Alcuni tipici formaggi di malga in mostra. (Foto Claudio Rizzi)

—^—

In copertina, bovine allevate in Fvg: da oggi tornano i tecnici nelle stalle.

Anche la Fiera dei vini di Buttrio cede al virus: arrivederci al 2021

di Gi Elle

E così anche la Fiera regionale dei vini di Buttrio, come tante altre manifestazioni (tra cui il Vinitaly di Verona), ha dovuto cedere all’emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus. Per cui dà appuntamento al 2021. La famosa rassegna di villa Florio, una tra le più antiche manifestazioni d’Italia in campo enologico (fermatasi precedentemente solo nel 1945, quando si stava concludendo la Seconda guerra mondiale) che era prevista per il primo weekend di giugno, vedrà infatti la sua 88ma edizione svolgersi il prossimo anno proprio a causa del Covid-19. La Pro Loco, dopo aver informato della sua scelta il Comune collinare, ha deciso con grande senso di responsabilità di non posticipare a un diverso periodo dell’anno l’evento, per non sovrapporsi ad altre manifestazioni che nei prossimi mesi potrebbero comunque svolgersi e anche per il 2021 sta valutando quali date siano migliori dialogando con il resto del panorama associativo cittadino.
“Abbiamo voluto – spiega il presidente della Pro Buri, Emilio Bardus – avvisare con una lettera tutti i volontari, gli enti, le istituzioni, gli sponsor e i collaboratori che in questi anni sono stati al nostro fianco, ringraziandoli e dando loro quello che è soltanto un arrivederci al prossimo anno. Anche se tutti abbiamo la speranza che a giugno la situazione sanitaria sia migliore, organizzare una manifestazione grande come la nostra comportava un intenso lavoro preparatorio nelle settimane precedenti: da qui la nostra scelta per il rinvio. Ma non ci sembrava allo stesso tempo giusto occupare le date di altre manifestazioni nel resto dell’anno come anche, in vista del 2021, stiamo lavorando per inserire l’edizione della Fiera nel suo periodo consolidato”.
Nel frattempo, la “macchina” del volontariato non si ferma. “Come Pro Loco – conclude Bardus – stiamo sostenendo la raccolta fondi per l’emergenza Covid-19 avviata dal Comune. Sui nostri canali comunicativi contribuiamo a tenere informata la popolazione e alcuni nostri volontari si stanno adoperando per il sostegno alle persone più fragili in questo periodo in cui è giusto rimanere in casa“.

—^—

In copertina e qui sopra Buttrio che con i suoi vini dà appuntamento al prossimo anno. (Blue Foto)

Fvg, agriturismo ko per Coronavirus: ormai persi 45 milioni

di Gi Elle

Agriturismo Fvg ko a causa della gravissima epidemia da Coronavirus. Per la Pasqua ormai imminente azzerate tutte le prenotazioni, ma stessa sorte è toccata anche a quelle di mezza estate. Per cui il danno è enorme anche se riferito a una piccola regione come la nostra: perso, infatti, completamente un flusso di 35 mila turisti per un valore di 45 milioni di euro.
Nei 670 agriturismi del Friuli Venezia Giulia transitano, in media, oltre 70mila persone l’anno (il 2 per cento di quelli che utilizzano in Italia, complessivamente, queste strutture per trascorrere, tutto o in parte, il loro periodo di vacanza). Di questi, oltre 32 mila sono stranieri (circa il 46 per cento), attratti non solo dalle bellezze ambientali e paesaggistiche ma anche dall’offerta enogastronomica tipica e di qualità, volàno sempre più imprescindibile nel supportare il movimento turistico in generale.

Philip Thurn Valsassina


Un flusso praticamente dimezzato, se consideriamo che tutte le celebrazioni religiose della stagione (Cresime, Prime Comunioni…) sono state annullate dalla pandemia da Covid-19, come pure le vacanze pasquali, nonché quelle dei tradizionali “ponti” del 25 aprile, del 1° maggio e della Pentecoste, molto amate e frequentate soprattutto dai turisti di lingua tedesca. Inoltre, continuano a fioccare le disdette per i primi mesi estivi – sottolineano in Confagricoltura Fvg, l’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina – e restano molti dubbi che la mobilità turistica possa avere un colpo di coda positivo ad agosto e settembre. Insomma, il settore agrituristico regionale è praticamente in ginocchio, con i suoi 4.434 posti letto e 27.579 coperti inutilizzati, con un danno stimato, per questo periodo, che come dicevamo all’inizio è di oltre 45 milioni di euro. Peggio di così…

—^—

In copertina e qui sopra offerte agrituristiche in Friuli Venezia Giulia.