I grandi vini del Carso per rivitalizzare il “cuore” di Monfalcone

di Gi Elle

Il profondo amore per il Carso, un territorio senza confini, e la smisurata passione per i suoi prodotti di qualità sono i punti fermi di questa nuova avventura che sta per cominciare a Monfalcone, dove il Carso goriziano finisce, ai piedi del colle con la storica Rocca, per lasciare il posto a quello triestino, dopo il Timavo, il famoso fiume sotterraneo – fenomeno carsico di rara suggestione – che emerge a cielo aperto a pochi passi dalla foce, sul mare Adriatico. Ma il Carso non è soltanto bellezze naturali e quindi ambientali, ancora pressoché intatte, ma anche una terra aspra e nel contempo fertile, ricca di ferro e sali minerali, che regala prodotti di grande pregio, a cominciare dai vini protetti proprio dalla Doc Carso, sia nell’area giuliana che isontina: basti citare Malvasia e Vitovska, fra i grandi bianchi, e Terrano (famiglia Refoschi) fra gli inimitabili rossi. E in questo angolo del Vigneto Fvg eccelle l’azienda vitivinicola Castello di Rubbia Grad Rubije (perché siamo proprio sulla linea di confine con la Slovenia, a San Michele del Carso), la cui “anima” è una donna del vino, Nataša Černic, la quale ora si rende protagonista di una nuova, importante e coraggiosa avventura, considerati i tempi che stiamo attraversando fra problemi e difficoltà che hanno come denominatore comune il famigerato Covid-19 o Coronavirus che dir si voglia.

Le cantine del Castello di Rubbia e il locale che riapre a Monfalcone.

.

L’avventura si chiama “Il Carso in Corso” che, proprio nel centro storico di Monfalcone, ha annunciato la sua riapertura per domani 27 giugno – inaugurazione dalle 18 con la musica del duo Laura Clemente, voce, e Gaetano Valli, chitarrista di fama nazionale – con una nuova gestione che vede coinvolta appunto Nataša Černic, leader della storica cantina che sorge in quei paesetti del Carso che, durante la Grande Guerra, videro dispiegarsi il genio poetico di Giuseppe Ungaretti. Questa riapertura, importante segnale di rivitalizzazione del centro di Monfalcone, dopo il lungo stop dovuto proprio alla pandemia, nasce dalla condivisione di valori tra diverse realtà che vedono nel “Carso in Corso” l’inizio di una nuova, grande storia. Oltre all’Associazione Culturale Nuovo Corso (con Manlio Comar, Sonia Bacicchi e Mauro Bertossi), da sempre al fianco dell’attività monfalconese, entrano “in famiglia” appunto l’azienda agricola Castello di Rubbia, l’Associazione culturale Euritmica e la casa editrice Kappa Vu, insieme per una sinergica organizzazione di iniziative culturali che coinvolgono la musica, la letteratura, l’enogastronomia, con eventi mirati a ridare al locale quel ruolo di punto di riferimento culturale che negli anni ha richiamato un pubblico proveniente da tutta la regione e per dare la giusta valorizzazione alle peculiarità del territorio carsico, selvaggio e affascinante, che domina la città dei Cantieri, l’Isontino e la vicina Slovenia.

Grappolo di Vitovska.


Le proposte gastronomiche, curate dallo chef Andrej Marini, si potranno consumare nel locale o acquistare per asporto. Chef Andrej, storico cuoco legato proprio ai ricordi del Poeta di San Martino del Carso, porterà nel locale a due passi dal Teatro Comunale e dalla piazza del Municipio anche la sua esperienza maturata in Grecia. Ed è proprio nel Paese ellenico che nel Medioevo nasceva la Malvasia, vino autoctono che grazie ai Veneziani si diffuse nel corso dei secoli in tutto il Mediterraneo. Oltre ai pilastri dei vini carsici, Vitovska e Teran (per chiamarli in sloveno, del Castello di Rubbia e di altre etichette), al “Carso in Corso” si potranno degustare diverse Malvasie dell’area mediterranea. Nataša Černic è, infatti, la principale promotrice del progetto europeo “Malvasia, Ambasciatrice del Mediterraneo”.

La musica è da sempre al centro delle attività del locale, che si distingue per l’acustica curata nei minimi particolari ed è noto per la rassegna Jazz in Progress, che ha portato a Monfalcone molti jazzisti, anche di livello internazionale, oltre a dare spazio ai molti talenti del Friuli Venezia Giulia; sono di casa al Carso in Corso: Giorgio Pacorig, Giovanni Maier, Claudio Cojaniz, Daniele d’Agaro, Francesco De Luisa. Da quest’anno gli eventi musicali avranno una nuova forza motrice: si tratta dell’associazione culturale Euritmica, che festeggia i 30 anni del Festival Internazionale Udin&Jazz, da un biennio trasferitosi a Grado, dove si terrà dal 28 luglio al primo agosto. In quei giorni il “Carso in Corso” si sposterà nella località marina dove curerà l’area food&drink e dove presenterà due vini firmati Castello di Rubbia, con etichetta dedicata al festival. Infine, per gli amanti della lettura è disponibile un angolo adibito a libreria ben rifornito di volumi in italiano, friulano e sloveno.

Anche la musica protagonista.

Orari Carso in Corso: da martedì a venerdì dalle 17 alle 24 – Sabato e domenica dalle 10 alle 24 – Lunedi chiuso
Info e prenotazioni: +39 349 7957889 – info@castellodirubbia.it

—^—

In copertina, Nataša Černic, donna del vino, orgogliosa per il Terrano.

Consorzio agrario Fvg: Ermacora tira le somme (+5 milioni) e lascia

di Gi Elle

«In nove anni di mandato abbiamo messo a segno diverse operazioni strategiche. Ora è il momento di lasciare spazio ad altri»: Dario Ermacora non ha dubbi, fa un bilancio, di grandi soddisfazioni, del suo lungo impegno alla guida del Consorzio agrario Fvg e tira le conclusioni, ritenendo che si giunta l’ora di cedere il testimone ad altri, a nuove energie che siano in grado di portare una ventata di novità all’interno della importante struttura del settore primario in Friuli Venezia Giulia. Così, quella convocata per venerdì 26 giugno sarà la sua ultima assemblea in veste di presidente. «Dopo tre mandati consecutivi ritengo sia giunto il momento di lasciar spazio ad altri», dichiara infatti il viticoltore di Ipplis, nel cuore dei Colli orientali del Friuli – che per lungo tempo è stato anche alla guida della Coldiretti regionale -, ricordando che in quasi 10 anni di leadership «il Consorzio ha aumentato di ben 5 milioni il suo patrimonio, passando da 17 a 22 milioni, grazie a una gestione economicamente forte e a scelte strategiche che ci hanno portato ad andare oltre l’attività storica, tradizionale del consorzio, vale a dire quella legata ai mezzi tecnici, per dare valore alle produzioni». Dal latte al vino, passando per il pane e la quarta gamma.

«Siamo inoltre riusciti a “sfondare” il confine regionale conferendo in un’unica società i nostri servizi direzionali e quelli del Consorzio di Treviso-Belluno. Anche questa è stata un’operazione strategica – ricorda il presidente in vista dell’importante riunione della compagine sociale -: ci ha consentito di aumentare la capacità negoziale, di gestire insomma gli acquisti con una maggiore massa, ma anche di mettere a fattor comune i manager delle due strutture, aumentando così le competenze e le professionalità a servizio dei circa 2.200 soci».
I delegati delle due entità territoriali saranno chiamati venerdì mattina ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione e ad approvare il bilancio 2019 che chiude a 120 milioni di fatturato, 10 in meno rispetto all’anno precedente, per effetto di un calo prezzi generalizzato e della “cessione” del ramo vitivinicolo legato alla Cantina Vini San Giorgio, realtà messa in sicurezza dall’azienda di Basiliano che l’aveva rilevata nel 2011. Un’azione simile l’importante coop, che per dipendenti e volume d’affari è la più grande azienda agricola della regione, l’ha svolta anche nel settore lattiero-caseario con la fusione nel 2013 di Aprolaca, ex commerciale del latte, e nel 2014 con l’incorporazione della latteria di Venzone. «Abbiamo cercato di valorizzare il latte dei soci con un progetto di filiera e un marchio, Blanc, ceduto nel 2017 a Latte Carso spa di cui il Consorzio è diventato socio al 24% e che oggi trasforma il latte dei nostri 70 conferitori».

C’è però un’altra funzione di rilievo che il Consorzio agrario svolge per il fatto stesso di esistere: «Per la capillarità della sua presenza, l’azienda – che conta su ben 240 dipendenti e 38 sedi – svolge un formidabile ruolo di calmierante dei prezzi. Contribuisce insomma a tenerli mediamente più bassi. Tengo a ricordare che si tratta di una cooperativa – conclude il presidente – , che ha necessità di patrimonio per potersi garantire gli affidamenti bancari, ma che non punta al mero profitto, ma alla soddisfazione dei propri soci e a dare risposte al territorio. In attesa di farlo in assemblea venerdì, ringrazio tutti i dipendenti, in particolare il direttore Elsa Bigai, per il grande lavoro svolto in questi anni non facili e auguro al futuro presidente i migliori auguri di buon lavoro».

—^—

In copertina, Dario Ermacora nella sua cantina di Ipplis, Colli orientali.

La riduzione dell’Iva per rilanciare i consumi: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Il taglio dell’Iva nel settore primario potrebbe avere il benefico effetto di incentivare i consumi agroalimentari, notevolmente frenati dall’emergenza sanitaria di questi primi mesi dell’anno, a causa della pandemia da Covid-19. La possibilità di introdurre un taglio all’imposta sul valore aggiunto è emersa infatti dal mega-vertice economico appena concluso a Roma. «È un segnale positivo che il Governo stia valutando la nostra proposta di riduzione dell’Iva per rilanciare i consumi – commenta con soddisfazione il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. L’agricoltura è stata riconosciuta come soggetto Golden Power, quindi strategico per la tenuta economica di una nazione. Pertanto, il rilancio dell’economia richiede interventi importanti, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Dal lato della domanda, Confagricoltura è stata l’unica, alla convocazione del settore agroalimentare agli Stati Generali dell’Economia a Villa Pamphilj, a proporre un intervento per la riduzione delle aliquote Iva e anche del cuneo fiscale sul fattore lavoro. Per quanto riguarda l’Iva, Confagricoltura propone di stabilire, per un congruo periodo di tempo, l’aliquota Iva unica del 4%, al fine di incentivare la ripresa dei consumi che attualmente soffrono in tutto il comparto agroalimentare – dal settore zootecnico a quello vitivinicolo – all’interno del quale, come è noto, sono molte le eccellenze. Consumi che hanno ricevuto un durissimo colpo soprattutto a causa del blocco per mesi della ristorazione che al termine del lockdown, dove è potuta ripartire, si è messa in moto con lentezza e fra grandi difficoltà.
Allargando l’orizzonte temporale – conclude il presidente nazionale dell’Organizzazione agricola che in Friuli Venezia Giulia è guidata da quasi un anno dall’imprenditore Philip Thurn Valsassina – ribadiamo la necessità di attuare, quanto prima, un piano strategico di rilancio della filiera agroalimentare, che può dare un significativo contributo alla ripresa economica duratura e sostenibile sotto il profilo sociale, ambientale e dell’efficienza energetica».

Massimiliano Giansanti

—^—

In copertina, il prosciutto di San Daniele è il re dei prodotti agroalimentari in Fvg.

Il vino sposa la musica: domani a Cividale riparte “Enoarmonie”

di Gi Elle

Quando il vino sposa la musica! E’ quanto ci propone con successo da anni, in Friuli Venezia Giulia, il festival “Enoarmonie”. Bruscamente interrotto dal lockdown, con l’arrivo ufficiale dell’estate (finalmente, almeno si spera!), riparte domani, 21 giugno, l’originale, imitato format ideato e curato dall’Associazione musicale Sergio Gaggia di Cividale. Sontuoso il programma, che offrirà una nuova occasione di ascolto-degustazione agli amanti della grande musica e del buon vino: nel pieno rispetto delle disposizioni anti-contagio, dunque con una rigorosa attenzione al distanziamento fra gli spettatori, l’inedita location della cantina Rodaro, a Spessa di Cividale – nel cuore dei Colli orientali del Friuli -, accoglierà alle 19 un omaggio a tutte le vittime della pandemia – dall’Offerta Musicale bachiana – e a seguire l’esecuzione delle trascendentali trascrizioni di Godowsky, di rarissimo ascolto per l’estrema difficoltà strumentale.
A cimentarsi nella prova di assoluta bravura sarà uno dei pochissimi pianisti al mondo in grado di eseguire le trascrizioni, il milanese Emanuele Delucchi, che offrirà un saggio di questo repertorio estremo, con elaborazioni di pagine di Bach e Chopin. Ad abbinare l’ascolto alla degustazione di tre importanti vini dell’azienda agricola Rodaro sarà la nota voce radiofonica di Luca Damiani, conduttore, fra l’altro, della trasmissione “6 gradi”, da anni amico ed estimatore del percorso culturale della Gaggia. E’ consigliata la prenotazione, all’indirizzo silvia.assgaggia@gmail.com o al numero 335.5651008.
L’appuntamento successivo di “Enoarmonie” è in calendario per la domenica successiva, 28 giugno, a Cormons: protagonisti, nel chiostro del complesso comunale, saranno alcuni giovani fuoriclasse dell’Orchestra Accademia Arrigoni. A Marco Mauceri, una delle voci più amate di Radio 3 Rai e conduttore quotidiano del “Concerto del mattino”, il ruolo dell’enorelatore. I vini proposti in abbinamento saranno quelli suggeriti dall’enoteca locale. Per il mese di luglio, poi, si annunciano due ulteriori tappe del festival: a breve le date.

Emanuele Delucchi

—^—

In copertina, ecco uno scorcio della bellissima cantina cividalese.

Pescatori di Grado e Marano in crisi: già all’attacco le “noci di mare”

di Gi Elle

Proprio senza pace questo disastroso 2020 (bisestile a tutti gli effetti)! La durissima batosta sull’economia assestataci dal Coronavirus, il maltempo che non ci molla – con altri gravi effetti su agricoltura e turismo – e ora anche le “noci di mare”. Come se non bastassero le meduse… Nuova grana, infatti, per i pescatori del Friuli Venezia Giulia perché, in anticipo sulla stagione, anche quest’anno sono arrivate le “bufole”, nomignolo dato agli ctenofori o appunto “noci di mare”, organismi gelatinosi predatori che da alcuni anni invadono, in estate, anche le nostre acque, in particolare quelle della Laguna di Grado e Marano, distruggendo latterini e gamberetti, che sono alla base delle nostre gustose fritture.

Le voracissime “noci di mare”.

Gli ctenofori sono organismi alieni, arrivati dal Mar Nero (ne hanno fatta di strada, anzi di acqua…), dove hanno messo in ginocchio proprio l’attività dei pescatori. I dati in possesso di Fedagripesca Fvg, confermati anche dall’Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste, indicano la loro presenza nel nostro territorio, in modo massivo, almeno dal 2016. Si tratta di esseri altamente dannosi per la pesca per due motivi: galleggiano nell’acqua e sono voracissimi, predando tutto quello che è alla loro portata (plancton, uova e larve di pesce e di molluschi) creando un grave problema ecologico che si ripercuote su tutto il comparto ittico.
Inoltre, facendosi portare dalle correnti, finiscono nelle reti, in particolare nei cogolli dove, con la loro consistenza gelatinosa, ostruiscono i fori e riempiono il cogollo rendendolo inservibile. Questo succede in particolare con i “cogoi fissi”, a maglie molto strette, che servono per la cattura del latterino e del gambero di laguna, ingredienti tipici, come si diceva, del delizioso fritto di mare e che rappresentano oltre l’80 per cento del pescato nella Laguna di Marano e Grado.

La cattura con i “grasiui” è fra le più tradizionali della pesca lagunare, ricca di storia e adattatasi all’ambiente, tanto da essere a impatto ambientale nullo o quasi. Proprio i pescatori che la praticano sono i più colpiti dall’invasione degli ctenofori: negli anni hanno visto ridursi il reddito da latterino di circa il 60 per cento, raggiungendo, per il gambero, un taglio di oltre il 70. Normalmente, le “noci di mare” diventano numerose con il caldo, a luglio-agosto – sono favorite, proprio come le meduse, dalle alte temperature del mare -, ma quest’anno sono già presenti in maniera massiccia, essendo stato un inverno molto mite, tanto che i pescatori stanno pensando di riportare a casa le reti, essendo praticamente impossibile lavorare. Il mondo scientifico, in particolare l’Ogs, è allertato e sta studiando il fenomeno, ma le imprese del settore – sottolinea Fedagripesca Fvg – hanno bisogno di un sostegno immediato, in attesa di capire cosa si possa fare per far sì che una pesca e un prodotto tipico delle nostre marinerie possano continuare a sopravvivere.

—^—

In copertina e qui sopra pescatori al lavoro nel Porto di Grado.

Fvg, già “in servizio” la Vespa samurai per combattere la cimice

di Gi Elle

Tutti la chiamano “Vespa samurai”, ma impropriamente perché non ha niente a che fare con il comune imenottero che tutti conosciamo, e temiamo, da sempre. Si tratta, invece, di un insetto minuscolo ma con una grande prerogativa: quella di diventare l’antagonista naturale alla dannosissima cimice, ormai presenza purtroppo costante nelle nostre campagne. E’ il “Trissolcus japonicus”, questo il nome scientifico, del parassitoide appartenente allo stesso ordine, ma con forme e caratteristiche completamente diverse e, appunto, con il compito – che ovviamente si spera sia di successo – di debellare la cimice asiatica marmorata che da alcuni anni devasta le produzioni soprattutto frutticole del Medio e Basso Friuli, in particolare nell’area rivierasca. E da ieri la “Vespa samurai” è entrata ufficialmente “in servizio” con un primo volo, al quale ne seguiranno altri cinquanta in tutte le aree del Fvg dove la presenza della cimice asiatica, in questi anni, è risultata invasiva per l’ambiente, anche urbano (fastidiosissima all’interno delle nostre case, anche per lo sgradevole odore che emana), e devastante per le colture, trattandosi di una specie a larghissima diffusione, considerato che due cimici, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo (!) di insetti.

Stefano Zannier

Soddisfatto per questo “lancio” ma anche per l’importante livello cui sono giunti gli studi finora condotti anche qui, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier che è intervenuto, a Pozzuolo, appunto al primo “volo”, ovvero alla liberazione, avvenuta in un uliveto campione di proprietà dell’Ersa, di un centinaio di esemplari di “Trissolcus japonicus”. “Una giornata importante per l’agricoltura e per l’ambiente del Friuli Venezia Giulia, perché oggi – ha detto, come si rileva da una nota Arc – si concretizza il risultato di un lungo lavoro di ricerca, ma anche di adeguamento normativo, che la Regione, tramite l’Ersa, ha svolto assieme al Crea, e ha portato finalmente alla individuazione di un insetto antagonista della cimice asiatica. Una specie, che in questi quattro anni ha arrecato danni ingenti alle colture e disagio alla popolazione. La ‘Vespa samurai’ è un insetto innocuo per l’uomo, dalle dimensioni inferiori a due millimetri e privo di pungiglione, che impedirà lo sviluppo delle uova della cimice, riducendone la presenza nell’ambiente e nelle campagne. La giornata odierna rappresenta dunque la finalizzazione degli ingenti sforzi di studio e di ricerca svolti da Ersa, in sinergia con tutte le realtà omologhe italiane”.
Come ha spiegato Pio Roversi, direttore del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, organismo del ministero delle Politiche agricole, agroalimentari e forestali), che assieme ai tecnici dell’Ersa ha seguito la ricerca di un rimedio biologico alla presenza incontrollata della cimice asiatica, la “Vespa samurai” avrà il compito di ristabilire un riequilibrio nella natura che l’insetto invasivo, pure alieno rispetto al nostro habitat, aveva alterato.
Il volo delle “Vespe samurai” ha lo scopo di favorire l’insediamento del minuscolo insetto in un ambiente per esso nuovo, che è quello del nostro habitat. La sua presenza non nuocerà alle specie vegetali e animali. “Si tratta – ha specificato l’esponente della Giunta Fedriga – di un insetto alloctono, non autoctono, e quindi, nonostante il metodo individuato, e seguito, per la lotta alla cimice asiatica dal Crea assieme ai nostri tecnici dell’Ersa sia compreso nelle prassi della lotta biologica guidata, è stato necessario modificare la legge in vigore che non permetteva l’introduzione nell’ambiente di insetti non già presenti nell’habitat”. “Il progetto, che oggi ha compiuto una tappa importante – ha ricordato ancora l’assessore -, fa parte di un’iniziativa a livello nazionale nella quale anche il Friuli Venezia Giulia ha avuto parte attiva per sostenere e sollecitare la ricerca, con l’obiettivo di risolvere un problema affrontato finora dall’Amministrazione con la messa a disposizione di interventi pari a oltre 7 milioni di euro, mentre sono in corso le procedure per consentire agli agricoltori di accedere anche alle provvidenze dello Stato per il ristoro dei danni subiti dalle produzioni“.

La cimice asiatica.

La presenza della cimice asiatica nel Friuli Venezia Giulia era stata segnalata per la prima volta nel 2014, mentre i primi gravi danni alle colture si sono registrati nel 2016. “In questi anni – ha ricordato Zannier – si sono dapprima ricercate soluzioni fisiche rispetto a un fenomeno che poi ha assunto dimensioni tali da non essere più contenibile se non con azioni di contrasto. Azioni – ha aggiunto – che hanno richiesto i tempi necessari alla ricerca, comunque ristretti rispetto alle aspettative, per arrivare all’attuale risultato che già dalla prossima campagna agraria potrà dare i risultati attesi. Si è trattato di ricerche e studi complessi – ha concluso il titolare delle Politiche agricole Fvg – portati avanti con la costante interazione con i produttori, ma occorre considerare che si tratta di una specie particolarmente invasiva: si pensi che due individui di cimice asiatica, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo di esemplari“.

Coltivazione di soia in Friuli.

—^—

In copertina, la “Vespa samurai” in una foto tratta da Wikipedia.

“Vendemmia verde” e Coronavirus: domande entro il 25 giugno

di Gi Elle

Come è purtroppo noto, l’emergenza sanitaria da Coronavirus ha avuto un pesante contraccolpo anche nel settore vitivinicolo, dove molte aziende pure del Friuli Venezia Giulia guardano con preoccupazione alla nuova vendemmia, considerato l’invenduto che giace ancora in cantina. E una delle misure – per esempio, abbiamo già parlato della richiesta di stoccaggio per il Pinot grigio – adottabili è quella della cosiddetta “vendemmia verde”, cioè lo stacco dei grappoli quando sono ancora appunto verdi, prima dell’inizio dell’invaiatura, il cambio di colore. Ecco allora come muoversi, con l’aiuto di una nota tecnica rilevata da Il Punto Coldiretti, giornale di informazione per le imprese del sistema agroalimentare.

«Le domande di aiuto per la misura “vendemmia verde” Inserita nel Pns vino e per le Regioni che hanno deciso di attivarla, relativa alla campagna 2019/2020 devono essere presentate entro il 25 giugno prossimo. L’11 giugno l’Agea ha pubblicato la circolare “Ocm unica regolamento (Ce) 1308/2013 art. 47 “Istruzioni operative relative alle modalità e condizioni per l’accesso all’aiuto Vendemmia verde”.

Possono accedere alla misura le persone fisiche o giuridiche che conducono unità vitate che rispettano i seguenti requisiti:
a) sono coltivate con varietà di uve da vino, classificate dalle regioni (’accordo del 25 luglio 2002 tra Mipaaf, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano);
b) sono in buone condizioni vegetative;
c) sono impiantate da almeno quattro campagne;
d) hanno formato oggetto di dichiarazione di raccolta di Vendemmia e Produzione nella campagna 2018/2019 e 2019/2020;
e) non ricadano nelle zone vinicole eventualmente escluse dalla misura;
f) rientrino nella superficie minima e/o massima ammissibili alla misura, stabilita dalle Regioni/Province autonome;
g) non hanno beneficiato di un aiuto alla vendemmia verde nella precedente campagna 2018/2019.

Per il 2019/2020 scattano alcune deroghe rispetto alla normativa: per “vendemmia verde” si intende la distruzione totale o l’eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione sull’intera azienda o su parte di essa, purché la vendemmia verde sia effettuata su intere parcelle vitate; la stessa superficie vitata ammessa all’aiuto nella campagna 2019/2020, può accedere alla misura anche in quella 2020/2021.
Le domande sono presentate all’OP Agea per le superfici ubicate nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta e nelle Province autonome di Trento e Bolzano.
I viticoltori le cui domande risulteranno ammesse devono effettuare le operazioni entro il 25 luglio.
I controlli saranno effettuati nel periodo tra il 26 luglio e il 15 settembre.
La Coldiretti sottolinea che i produttori restano in attesa dell’altra misura nazionale di riduzione delle rese che è stata inserita del Dl “Rilancio” e che è stata finanziata con fondi nazionali. C’è molto interesse da parte dei produttori di vini Do e Ig per questo intervento, ma il decreto applicativo non è stato ancora definito dal Mipaaf».

—^—

In copertina, grappoli allo stato verde, prima dell’invaiatura.

LA RICETTA DI COSETTI – Petto di faraona alle punte di asparagi

di Gi Elle

Con la Ricetta del sabato – che durante il periodo estivo vi proporremo a scadenza quindicinale – torniamo sulla montagana friulana per farvi scoprire un altro gustosissimo piatto dell’indimenticato Gianni Cosetti, anche questo legato a questo momento di fine primavera, avendo come protagonisti i sempre deliziosi asparagi (verdi in questo caso). Anche questa proposta l’abbiamo tratta dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Cosetti pubblicò nel 2000, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi e per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta, dunque, di una elaborazione del ristorante Roma di Tolmezzo che ebbe come guida proprio lo chef nato a Villa Santina. Ecco, dunque, la ricetta:

“Petto di faraona alle punte di asparagi”

Cosa serve
(40 minuti)
4 petti di faraona
1 rametto di rosmarino
4 foglie di salvia
16 asparagi verdi di media grossezza
4 fette sottili di lardo
1 spicchio d’aglio
1/2 dl d’olio
50 g di burro
sale e pepe qb
1 bicchiere di vino bianco
1 pizzico di bicarbonato
1 m di spago

Come fare
Lessate gli asparagi in acqua salata col bicarbonato; scolateli, dividete le punte (5 cm) dai gambi che taglierete a rondelle sottili.
Schiacciate i petti con i batticarne, strofinateli con l’aglio, salate e pepate; disponetevi sopra le rondelle, la salvia, il rosmarino e chiudete i petti.
Avvolgeteli con il lardo, legateli con lo spago, quindi poneteli in una teglia con il burro e l’olio; infornate a 150 gradi per 20 minuti.
A cottura ultimata bagnate con il vino bianco, lasciate evaporare, quindi spegnete il forno continuando a tenere i petti in caldo. A parte restringete la salsa.
Tagliate i petti di faraona in senso orizzontale a fette spesse 1 cm.
Servite in piatti caldi disponendo le fettine al centro, le punte di asparagi a ventaglio e versando sopra la salsa ben calda.

Cosa bere
Collio Pinot nero.

—^—

In copertina, ecco “Petto di faraona alle punte di asparagi”.

In Fvg “vespa samurai” contro la cimice: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Si chiama “vespa samurai” la speranza contro la temutissima cimice asiatica che falcidia le coltivazioni di ampi territori agricoli della nostra regione, oltre ad arrecare tanto fastidio nelle nostre case. “Dalla prossima settimana anche in Friuli Venezia Giulia verrà lanciata la vespa samurai ‘Trissolcus japonicus‘ per controllare la presenza della cimice asiatica nel nostro territorio”, afferma infatti l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, illustrando una iniziativa che si inserisce nell’ambito di una campagna organizzata di comune accordo tra le Regioni del Centro Nord Italia, tra cui appunto il Friuli Venezia Giulia.

La cimice asiatica.

A seguito dell’adozione del Decreto ministeriale che, su istanza delle Regioni, autorizza l’immissione in deroga della “vespa samurai” nel Centro Nord Italia, nel nostro territorio sarà l’Ersa ad occuparsi del lancio dell’insetto in 50 siti, distribuiti in modo tale da avere una copertura ottimale. Dal 16 giugno, quindi, la liberazione verrà compiuta esclusivamente in corridoi ecologici, siepi, aree verdi, vegetazione sugli argini di corsi d’acqua e in genere in prossimità di colture agrarie condotte con metodo integrato e biologico. Ad occuparsi dell’operazione saranno i tecnici del Servizio fitosanitario, utilizzando in più periodi e in tutti i siti individuati, le vespe samurai appositamente allevate dal Crea-Dc di Firenze.
Nel rispetto del Programma nazionale, l’attività prevede oltre al rilascio di questi specifici esemplari, anche l’effettuazione di valutazioni pre e post-intervento, allo scopo di verificare l’efficacia delle azioni intraprese. Per fare questo sarà coinvolta anche la cooperativa FriulFruct con il suo personale tecnico, sulla base di uno specifico progetto finanziato dall’amministrazione regionale.

Stefano Zannier


“Speriamo – spiega l’esponente della Giunta Fedriga – di essere giunti alla soluzione definitiva del problema relativo all’invasione della cimice marmorata asiatica. Il lungo percorso seguito con estrema attenzione dall’Amministrazione regionale assieme a tutte le altre Regioni coinvolte dalla stessa problematica, con il supporto del Mipaaf, ha finalmente consentito di procedere con l’immissione dell’antagonista della cimice”. “La grave situazione di crisi dei produttori danneggiati in questi anni – conclude l’assessore Zannier – aveva raggiunto limiti non più sostenibili, nonostante gli ingenti sforzi messi in campo dalla Regione. Gli indennizzi statali, per i quali in questi giorni si stanno perfezionando le domande di sostegno, potranno essere un valido aiuto per le aziende ormai stremate. A seguito dei risultati derivanti dalle immissioni dei prossimi giorni si valuteranno le eventuali strategie future“.

Philip Thurn Valsassina

«Con il via libera finale del Ministero dell’Ambiente al rilascio in campo aperto degli antagonisti naturali della dannosissima cimice asiatica in 4 Regioni italiane (Friuli Venezia Giulia compreso) – afferma il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina – si completa l’ultimo di una serie di passaggi istituzionali molto impegnativi che ci hanno visti in prima linea. Tra le tante ipotesi di lotta in discussione, questa pare la più efficace e maggiormente sostenibile e siamo molto soddisfatti. Il momento stagionale per intervenire è quello corretto e confidiamo nel buon lavoro dei tecnici e nell’efficacia del metodo, avendo la consapevolezza che stiamo partecipando al più massiccio programma di lotta biologica mai tentato nel nostro Paese».

La sede di FriulFruct a Spilimbergo.

—^—

In copertina, la “vespa samurai” in una fotografia pubblicata dalla Oregon State University.

Un coro di sì alla Doc Friuli per lo stoccaggio del Pinot grigio

di Gi Elle

Anche il settore vitivinicolo ha subito un pesante contraccolpo a causa della crisi sanitaria da Coronavirus che ha imposto il lunghissimo lockdown, con il blocco di molte attività come quella della ristorazione. E a farne le spese è anche il Pinot grigio, vino di punta del Vigneto Fvg, ma non solo. Pochi giorni fa, riferendo della situazione a livello di Doc delle Venezie, rilevavamo infatti, sulla base dei dati consortili, come il grande bianco nonostante l’emergenza in atto avesse tenuto nei primi mesi dell’anno, soprattutto a livello di Grande distribuzione organizzata, mentre a preoccupare i vertici dell’organismo di tutela è il futuro, tanto da pensare ad adeguate misure protettive. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone ora anche la Doc Friuli che chiede lo stoccaggio del prodotto ottenendo un coro di consensi anche da parte di Confagricoltura Fvg e Fedagripesca Fvg. Afferma, infatti, il presidente Giuseppe Crovato: «La pandemia ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di vino, soprattutto di quello maggiormente prodotto, rivendicato ed esportato in Friuli Venezia Giulia: il Pinot grigio. Il blocco totale del canale Horeca, la crescita della produzione in altri areali italiani e l’approssimarsi della nuova vendemmia hanno spinto, dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della Doc Friuli, a sollecitare la richiesta di stoccaggio».
«Non potendo agire direttamente, poiché l’iter del riconoscimento consortile non si è ancora completato, solleciteremo le Associazioni di categoria e la Regione a consentire una produzione di 140 q per ettaro di uva (come da Disciplinare), destinandone però 10 allo stoccaggio. Un intervento che consentirà, qualora le condizioni di mercato migliorino, di sbloccare successivamente la produzione di vino mantenendo, nel contempo, un certo calmiere sul prezzo. È una decisione che abbiamo preso dopo avere ragionato su quanto hanno fatto altre Denominazioni importanti (Doc Delle Venezie, a esempio) e vorremmo che fosse da stimolo ad altre ancora ma, soprattutto, alle Igt della Penisola per avviarsi verso un contenimento anche della loro produzione. Siamo giunti a questa conclusione – aggiunge Crovato – dopo aver valutato che le misure sulla distillazione non saranno attuate. Confidiamo pure che si avvii, appena possibile, una nuova campagna promozionale per affermare sui mercati la grande qualità espressa dal Pinot grigio del Friuli Venezia Giulia».

Giuseppe Crovato

«La richiesta del Consorzio della Doc Friuli di porre a stoccaggio 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro per la prossima vendemmia è condivisibile», commenta Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg. «L’importante è che non si tratti di una semplice posizione ideologica, ma venga attuata con la finalità di garantire una maggiore redditività alle aziende produttrici. La scelta dello stoccaggio, dunque, dovrà essere condizionata all’eventuale sblocco della riserva, qualora le condizioni di mercato lo consentissero e si trattasse di una scelta che favorisse una crescita di valore per i vignaioli», conclude Pace Perusini.

Michele Pace Perusini

«È una richiesta di buon senso e che condividiamo quella dello stoccaggio di 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro, avanzata dal Consorzio della Doc Friuli, per la prossima vendemmia», gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca. «Il Pinot grigio, oltre a essere il vino più rivendicato della Doc (1.712 ettari di vigna per 127.159 ettolitri), è attualmente il più richiesto e venduto a livello mondiale. Il mercato (soprattutto estero), nonostante le chiusure di questi mesi, è ancora assai recettivo e, in previsione, continuerà a esserlo. Infatti, possiamo già anticipare che le cantine cooperative della regione procederanno regolarmente con i ritiri delle uve conferite dai propri soci. Il punto vero rimane la tutela del valore dell’uva e del vino – prosegue Francescutti – ed è per questo motivo che, a fianco dello stoccaggio, a nostro avviso, serve attivare altre misure per calmierare la produzione. A esempio, serve decidere il blocco dei nuovi impianti e, inoltre, fare in modo che tutto il Pinot grigio prodotto in Italia sia regolato da una tracciabilità seria, come abbiamo proposto a livello nazionale. Queste azioni, ancora una volta – conclude il presidente di Fedagripesca Fvg – testimoniano quanto sia importante per i vignaioli regionali, lavorare in maniera coordinata anche rafforzando la rappresentanza del Consorzio della Doc Friuli e contribuire alla crescita delle adesioni e della sua forza rappresentativa».

Venanzio Francescutti

I numeri della Doc Friuli

Continua la crescita a due cifre, anche per il 2019, del gradimento della Doc Friuli fra i vignaioli della regione. Una Denominazione nata nel 2016 e che, in pochi anni, è diventata la più importante del Friuli Venezia Giulia, se si escludono quelle del Prosecco e appunto del Pinot grigio condivise, peraltro, con il vicino Veneto. I numeri relativi all’annata 2019, dunque, forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) di Pradamano, indicano in 3.440 gli ettari rivendicati, rispetto ai 2.497 del 2018 (+38%). Di conseguenza, crescono in progressione gli ettolitri prodotti che passano dai 183.348 del 2018, ai 240.406 del 2019, con un aumento del 31%. Il vino più rivendicato resta sempre l’”internazionale” Pinot grigio (1.712 ettari per 127.159 ettolitri) seguito, a grande distanza, dal Merlot (269 ettari per 17.870 di vino prodotti). Il Friulano (255 ettari per 17.491 ettolitri di ex Tocai), l’autoctono più rivendicato, conquista il terzo posto spodestando dal podio lo Chardonnay.

—^—

In copertina, una bella produzione di Pinot grigio in Friuli Venezia Giulia.