Pinot grigio, tiene la Doc “delle Venezie” ma il futuro preoccupa

di Gi Elle

Pinot grigio, il grande bianco del Vigneto triveneto che ha conquistato il mondo facendosi apprezzare ovunque: un vero e proprio fenomeno produttivo di questi ultimi anni. Un vino che, nonostante tutte le difficoltà del momento, per ora tiene, ma a preoccupare è il futuro costellato di incertezza per il settore enologico. In un momento congiunturale molto duro per l’economia mondiale, il Consorzio delle Venezie Doc Pinot grigio ha tirato le somme del primo trimestre rilevando dati in linea con le medie stagionali degli ultimi due anni. Tenendo in considerazione l’andamento vendemmiale del 2019, che non prefigurava raccolte particolarmente abbondanti, ha evidenziato una sostanziale stabilità in termini di crescita di imbottigliato e certificazioni. Per cui le aziende della Doc – situate in Friuli Venezia Giulia, Veneto e nel territorio della Provincia autonoma di Trento – stanno lavorando con continuità e l’organismo di controllo, Triveneta Certificazioni, è pienamente operativa garantendo di poter procedere agli imbottigliamenti in maniera regolare.

Albino Armani

“Il mercato del Pinot grigio delle Venezie tiene e ad oggi non ha mostrato scossoni”, spiega il presidente Albino Armani, che continua: “I numeri in leggera crescita delle certificazioni del primo trimestre – 511.752 hl pari a un +6,9% sul 2019 – sono il frutto di un trend consolidato nei mesi scorsi che ancora non sta risentendo della pesante congiuntura negativa di queste settimane. Il nostro Cda tiene costantemente monitorato il mercato, siamo pronti ad intervenire con tutti gli strumenti che la legge ci consente per garantire l’equilibrio tra la domanda e l’offerta internazionale a tutela della filiera, contrastando eventuali tendenze speculative. È innegabile che i prossimi mesi rappresentino per tutti una grande incognita e non nascondiamo una certa preoccupazione, ma non vogliamo nemmeno cedere a facili pessimismi. Salutiamo, invece, con favore le nuove misure prese negli ultimi giorni dal governo per garantire la necessaria liquidità alle imprese, indispensabile per superare questa gravissima situazione di emergenza”.
Il trend di mercato relativo al primo trimestre per il Pinot grigio delle Venezie resta dunque costante grazie soprattutto alla distribuzione nel canale della Gdo internazionale, con un export che raggiunge il 95% di prodotto verso Paesi la cui domanda, al momento, risulta positiva. La Doc condivide in maniera realistica dati che non sono preceduti da un segno meno, in una situazione che sta sicuramente affliggendo l’economia del Belpaese, e non solo, a partire dal mondo dell’ho.re.ca. e dell’industria del turismo.
A seguito della cancellazione delle fiere internazionali del settore – Prowein e Vinitaly – con i trasporti e i contatti B2B che sono stati ridotti al loro minimo storico, il Consorzio delle Venezie si sta muovendo sul fronte della comunicazione, appoggiandosi a volti noti del settore per la realizzazione di digital tasting e webinar, che andranno a raggiungere i buyer (con un occhio di riguardo verso gli Usa), ma anche il B2C, al fine di educare il consumatore sul significato di certificazione e tracciabilità, aiutandolo a scoprire le aziende che formano la squadra del Consorzio.

Ricordiamo che la denominazione di origine controllata “delle Venezie” interessa tutta l’area nord-orientale dell’Italia, includendo i territori amministrativi delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto, nonché della Provincia autonoma di Trento. Questo vasto comprensorio presenta storicamente un unicum microclimatico che ha permesso la produzione di vini con caratteristiche specifiche e una particolare specializzazione nella produzione proprio del Pinot grigio potendo in tal senso creare un’unica macroarea nota come “tre Venezie”, “Triveneto” o “delle Venezie”, in base a un criterio di prossimità e affinità pedoclimatica. Il territorio delle Venezie raggruppa, come è noto, sistemi di terre viticole caratterizzate da elementi comuni, primi tra tutti la storia e la geologia del materiale da cui hanno preso origine i caratteri chimici e fisici del suolo.

www.dellevenezie.it

—^—

In copertina, i grappoli del Pinot grigio che danno il grande vino.

Acquacoltura a Grado e Marano: contributi a tutela dell’ambiente

di Gi Elle

Quello dell’acquacoltura nella laguna di Grado e Marano è un settore importante dell’economia agricola del Friuli Venezia Giulia e presto potrà beneficiare di un fondo di 300 mila euro che promuove la sostenibilità ambientale: le domande delle imprese interessate dovranno pervenire alla Regione Fvg entro l’1 luglio prossimo. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle risorse agroalimentari e forestali Stefano Zannier, ha infatti approvato il bando Feamp, misura 2.54 “Prestazioni di servizi ambientali da parte dell’acquacoltura”, dotato appunto di quasi 300 mila euro, che si prefigge di compensare le perdite di reddito delle piccole e medie imprese dell’acquacoltura operanti nel settore dell’allevamento ittico estensivo nelle valli da pesca comprese nel sito Natura 2000 di Grado e Marano Lagunare.

“Il bando – precisa Zannier, come si legge in una nota Arc – è stato definito dalla Regione secondo le indicazioni comunitarie e dell’Autorità di gestione nazionale; purtroppo tali indicazioni non hanno tenuto conto delle osservazioni e dei suggerimenti che la Regione aveva a suo tempo fornito al Ministero competente e che non sono state recepite: pertanto ci dovremo attendere una scarsa partecipazione delle aziende a questa opportunità, perché saranno poche le imprese lagunari a poter rispettare le condizioni di ammissibilità. Ci attendevamo che sulla base delle nostre indicazioni il bando avrebbe potuto concorrere a dare effettivo ristoro a una delle realtà dell’economia lagunare che svolgono un ruolo importante per la salvaguardia e la valorizzazione dell’ecosistema delle zone umide. Qualora si verificasse la scarsa riuscita della misura, ciò sarebbe la riprova che le nostre richieste non erano campate in aria”.

Il bando riguarda l’articolo 54 del regolamento Ce 508 del 2014 Feamp 2014-2020 che prevede, infatti, la compensazione del reddito per le imprese che utilizzano metodi di acquacoltura compatibili con le esigenze ambientali e con la salvaguardia dell’ecosistema nel sito Natura 2000 della laguna. Si tratta di imprese che operano in presenza di ambienti naturali autoctoni e sono tenute alla gestione dei livelli idrici per la tutela della fauna nidificante. In queste valli da pesca, le aziende che operano nell’acquacoltura sono infatti obbligate a evitare la gestione della vegetazione nei periodi di nidificazione, e si debbono attenere alla regolamentazione specifica delle attività di caccia. Il calcolo della compensazione del mancato reddito, prevede un massimale del 30 per cento del fatturato 2019 di ciascuna impresa, parametrato, caso per caso, rispetto agli elementi ambientali presenti e confermati dal Servizio biodiversità. I parametri ambientali incidono direttamente sull’entità della compensazione, sono legati alla presenza e nidificazione delle specie di avifauna prestabilite e sono già calcolati nella predisposizione del bando per le diverse aree e valli da pesca della laguna. Come detto, le domande delle imprese interessate dovranno pervenire alla Regione entro l’1 luglio 2020.

—^—

In copertina e qui sopra immagini della laguna e del porto di Grado.

“Cantine Aperte Insieme” ha fatto centro. E ora arrivederci nei Vigneti

di Giuseppe Longo

Non ci sono dubbi. “Cantine Aperte” piace anche con la… mascherina. Infatti, questa singolare edizione della “due giorni” organizzata per ieri e per sabato dal Movimento turismo del vino anche in Friuli Venezia Giulia ha registrato un successo superiore a qualsiasi ottimistica previsione. L’incertezza e la prudenza avevano, infatti, regnato sovrane fino alla vigilia del tradizionale appuntamento fra vigne e cantine di fine maggio a causa del particolare clima che ancora pesa a causa di Coronavirus e della necessità di osservare le regole comportamentali imposte dalla legge al fine di scongiurare il ritorno del morbo che, in questa primavera indimenticabile, ha dato un colpo durissimo anche all’agricoltura e al settore della vite e del vino in particolare. Invece, come rilevavamo anche ieri riguardo ovviamente alla prima giornata, tutto è filato via liscio – non c’entrano ovviamente gli incontri “virtuali” -, grazie alla responsabilità con cui si sono presentati nelle aziende, a piccoli gruppi (e anche su prenotazione), gli enoturisti friulgiuliani che, confortati dal bel tempo, non hanno voluto lasciarsi perdere questo primo incontro con i grandi vini Fvg. Un successo che sprona sin d’ora a guardare avanti, tanto che già durante l’estate – contrassegnata ogni anno nei primi giorni di agosto da “Calici di Stelle” – ci sarà il già annunciato esordio di “Vigneti Aperti”.

Elda Felluga, leader di Mtv.

“È l’enoappassionato di qualità quello che ha scelto Cantine Aperte Insieme, curioso e pronto a conoscere il nostro territorio e la nostra cultura vitivinicola anche attraverso le pagine social delle aziende aderenti”, commenta molto contenta per l’esito favorevole la presidente del Movimento Fvg, Elda Felluga. “Siamo felici e soddisfatti – sottolinea – del risultato ottenuto: buone le presenze reali nelle cantine, le Cene con il Vignaiolo sono state molto richieste anche quest’anno dimostrando la forza di questo format, massima espressione dell’abbinamento cibo-vino. Si avvertiva la gioia di essere nuovamente insieme a condividere momenti conviviali in sicurezza e in rilassatezza. Non è mancato il momento di unione generale attraverso il brindisi virtuale del Movimento turismo del vino nazionale che ha visto coinvolte le aziende dal Nord al Sud (#CantineAperteInsieme). Un ringraziamento speciale alle nostre cantine che si sono attivate con grande professionalità ed entusiasmo per rendere sicuro e piacevole questo weekend che ha dato il via agli eventi dell’enoturismo in regione e che ci auguriamo potranno a breve ospitare i tanti ‘wine lovers’ fuori porta che amano i nostri eccellenti vini e il nostro meraviglioso territorio. Un grazie di cuore anche allo staff del Movimento turismo del vino Fvg che si è prodigato incessantemente per la riuscita della ‘due giorni’. Un importante gioco di squadra che ha dato i suoi frutti. Infine, desidero ringraziare la Regione Friuli Venezia Giulia assieme a PromoTurismoFvg e a Civibank per il fondamentale supporto e sostegno dato alla manifestazione anche in questa particolare situazione”.

Nei vigneti dei Magredi e di Tarlao.

.

Un ottimo segnale, dunque, anche in vista delle prossime iniziative del Movimento Turismo del Vino Fvg come appunto “Vigneti Aperti” – prevista per il periodo estivo – evento durante il quale saranno privilegiati incontri e momenti conviviali, sempre nel segno della sicurezza, nelle bellissime vigne della nostra regione: una nuova occasione per tutti gli italiani di conoscere e apprezzare le nostre poliedriche eccellenze enogastronomiche. Ma anche per gli stranieri, soprattutto austriaci, che logicamente in questa occasione sono mancati a causa della persistente chiusura dei confini che tutti sperano siano quanto prima rimossa al fine di rimettere in moto il turismo, irrinunciabile espressione dell’economia al di qua e al di là delle Alpi.

E assaggi distanziati da Monviert.

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.infog

—^—

In copertina, cin cin beneaugurante all’azienda Due Torri.

 

“Cantine Aperte Insieme” al via: due giorni con i vignaioli

Pronti via, si parte. Scocca infatti anche nel Vigneto Fvg l’ora di questa edizione tutta speciale di Cantine Aperte, perché intonata con l’emergenza da Coronavirus che stiamo ancora vivendo e che, come tutti sappiamo, richiede responsabilità e attenzione nei nostri comportamenti. Tuttavia, si annuncia memorabile la 28a edizione dell’evento più amato dagli appassionati del vino che dà appuntamento proprio oggi e domani. Come è noto, quest’anno la due giorni, classica manifestazione dell’ultimo fine settimana di maggio, si chiama “Cantine Aperte Insieme” e propone una formula poliedrica che vedrà coinvolti produttori e i wine lovers di tutta Italia, nell’ambito della quale anche il Friuli Venezia Giulia ha colto l’invito dell’associazione nazionale del Movimento turismo del vino per un mega-brindisi dal Nord al Sud coinvolgendo le tante cantine associate.
La formula di quest’edizione è stata pensata per soddisfare diverse sensibilità: ci sono aziende vitivinicole che aprono le loro porte per le visite in cantina e nei vigneti, altre invece rimangono in contatto con gli enoappassionati tramite dirette su Facebook e Instagram. Inoltre, non mancano nella serata di oggi le Cene con il Vignaiolo, un format che invita a vivere un’esperienza dal sapore totale, impreziosita da un menù esclusivo e dall’incontro con i vignaioli. Ricordiamo che quest’anno è ancora più importante consultare il sito www.cantineaperte.info per conoscere i produttori aderenti e le modalità dalle stesse previste per #CantineAperteInsieme; ricordiamo, altresì, che è fondamentale rispettare tutte le indicazioni delle aziende per poter vivere serenamente questo weekend all’aria aperta.
Cantine Aperte è da sempre una gustosa occasione per conoscere le peculiarità enogastronomiche e territoriali della nostra regione. E tale impegno viene annualmente condiviso e supportato da PromoTurismo Fvg e Civibank, enti che collaborano con il Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia, l’associazione che, guidata da molti anni da Elda Felluga, organizza l’invitante evento enologico, seguito poi durante l’anno da altre proposte amate dagli enoturisti. I quali per essere sempre informati sulle news della manifestazione possono seguire oggi e domani gli aggiornamenti pubblicati, in tempo reale, sulla pagina Facebook MtvFVG e Instagram mtv_friulivg.

Per altre informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine

Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.info

—^—

In copertina e all’interno vigne a aziende in Friuli Venezia Giulia.

La Delizia, il virus rallenta le bollicine ma non i vini fermi

Secondo le indicazioni che si coglievano prima della pandemia, questo sarebbe stato un altro anno con previsioni di crescita a doppia cifra per i Viticoltori Friulani La Delizia, cantina tra le prime nove d’Italia nella produzione di spumanti e tra le più importanti del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Invece si è abbattuto il tornado del Coronavirus, con danni gravissimi all’economia italiana, mondiale e ovviamente friulana. Ma ogni situazione di emergenza può generare anche nuove opportunità, se si sanno cogliere, tanto che l’azienda di Casarsa continuerà, nonostante tutto, a crescere: infatti durante il lockdown ha proseguito a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, vedendo aumentare la sua quota di mercato nella grande distribuzione (Gdo) del 15 per cento, comprensivo delle vendite sia a livello nazionale che internazionale. Il tutto mentre a causa del Covid-19 il settore HoReCa italiano – acronimo che sta per “Hotellerie, Restaurant, Catering” – era completamente fermo: ma anche qui, con l’avvio della fase 2, si sta tornando con questo mese di maggio a programmare il futuro.

Mirko Bellini

“Già nella prima settimana in cui ristoranti, bar e locali hanno riaperto – spiega il direttore commerciale Mirko Bellini – abbiamo registrato una prima ripartenza confortante, con un valore di circa il 15% di quanto fatturato lo scorso anno nell’analoga settimana, valore simbolico che dimostra la voglia di ripartire. L’italia si sta rimettendo in moto con velocità diverse: abbiamo notato una ripresa sulle aree periferiche rispetto alle grandi città che vivono prevalentemente di turismo, come Roma, Firenze e Milano. Siamo anche in attesa che il mercato della Campania si riattivi. L’effetto Covid-19 nel settore HoReCa è iniziato il 10 marzo e si è pesantemente rivelato ad aprile, causando un blocco quasi totale delle vendite: siamo vicini ai nostri clienti, sapendo che la ripresa sarà lenta, soprattutto considerando che se i locali dedicati alla movida inizieranno a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, purtroppo verranno a mancare le vendite generate da quella parte di mercato legato invece alle cerimonie, a partire dai matrimoni. Va considerato, poi, che l’effetto Covid-19 ha avuto un risvolto negativo sui costi delle famiglie che sommato in alcuni casi alla cassa integrazione, a cui certe aziende sono dovute ricorrere o al calo del lavoro, ha determinato una riduzione del potere di acquisto del cliente finale, sancendo di fatto una nuova priorità negli acquisti del beni del settore agroalimentare”.
E se le bollicine patiscono la nuova situazione sociale ed economica, i vini fermi invece continuano a essere richiesti. “Proprio perché legati a situazioni di consumo più quotidiane – ha aggiunto Bellini – e perché sono un bene che il consumatore ama comprare anche nella grande distribuzione, dove le rilevazioni ci dicono che i vini fermi sono stati più richiesti degli spumanti, proprio per le sopracitate mancate occasioni di festa e aggregazione sociale. Questa pronta risposta all’aumento della richiesta di vini fermi è un elemento che ancora una volta conferma la forza della nostra azienda, la quale potendo contare su varie linee di prodotto a proprio marchio, generate da una filiera interna completa che va dalla vite all’imbottigliamento alla commercializzazione, può gestire al meglio le emergenze e i cambiamenti repentini del mercato”.
La situazione in Italia prevede una ripresa graduale del mercato. All’estero, nel frattempo, La Delizia continua a vendere. “I mercati esteri stanno reagendo bene – ha sottolineato Bellini – considerando i mercati primari di riferimento della nostra cantina, ovvero Usa, Regno Unito e Russia, ove la situazione sanitaria si è aggravata 20 giorni dopo l’Italia e ora stanno attraversando il periodo di lockdown preparandosi alla graduale apertura. Nel frattempo, le loro strutture, che per noi sono soprattutto nella grande distribuzione, hanno continuato a essere in linea con le annate precedenti, anche in alcuni casi registrando importanti segni positivi. Speriamo anche all’estero in una rapida ripresa del canale HoReCa”.

E ora si guarda alla nuova annata in vigna con uno sguardo già al prossimo anno. “Penso – ha concluso Bellini – che usciremo da questa emergenza solo ragionando in ottica di biennio 2020-2021 sia a livello economico che a livello produttivo specifico per il comparto vitivinicolo. La Delizia, inserita nel contesto produttivo-commerciale del territorio pordenonese che da sempre ha rappresentato un’area ‘locomotiva’ del sistema economico regionale, si prepara anche in questa fase ad affrontare questa nuova sfida. Da questa situazione si esce principalmente investendo, in idee, comunicazioni e strutture in grado di soddisfare le richieste e nel contempo addattarsi ad un mercato in rapida cambiamento, in cui le aziende riescono a rimanere competitive solo se aumentano le proprie performance produttive, con un calo dei costi e un aumento della competitività sui mercati, riuscendo sempre a farsi riconoscere la qualità dei propri prodotti”.

—^—

In copertina, brindisi con bollicine, il prodotto ideale per le feste che ha subito di più i danni da Coronavirus.

Il dopo-Covid in Riviera secondo Lorenzon, leader dell’agricoltura isontina

di Carlo Morandini

SAN CANZIAN D’ISONZO – L’esperienza di chi ha vissuto tutte le fasi dello sviluppo della viticoltura e dell’agricoltura del Friuli Venezia Giulia è essenziale nei momenti più difficili. L’avere saputo trarre dalla campagna, ma in particolare da terreni sui quali pochi avrebbero scommesso, risultati di eccellenza con vini che si sono imposti nei concorsi mondiali, spodestando il primato di realtà come quella francese, non è un risultato banale. Come non è banale il fatto che Enzo Lorenzon abbia deciso di dedicare il prodotto di punta della sua offerta più qualificata al fiume in riva al quale è riuscito a far crescere un’agricoltura di pregio, strappando al territorio le migliori carature. E proprio mentre “Sontium” così ha chiamato il suo profumato e vincente blend di uve bianche riprendendo la denominazione data al fiume dagli antichi Romani – stava riscuotendo successi ancor più ampi rispetto al suo Sauvignon, alla Ribolla gialla e al Friulano già medagliati, ecco il blocco inaspettato dei mercati. Ma anche il rallentamento di tutte le attività, comprese quelle in vigna e nelle campagne. Perché sui terreni de “I Feudi di Romans”, accanto alla vite sono praticate anche l’orticoltura e la frutticoltura di pregio, che danno prodotti di supporto a quelli del vigneto, proposti nel chiosco annesso all’area degustazione, nel cuore dell’azienda di San Canzian d’Isonzo.

I figli Davide…

… e Nicola.

Lorenzon, che oggi è supportato con efficacia dai figli Davide, in vigna e in cantina, e Nicola, nel marketing e nella promozione, da anni è impegnato anche nel territorio dell’Isontino, ed è presidente del Consorzio di bonifica, il patto con la Regione dei Comuni e del mondo dell’agricoltura per una gestione sostenibile del bene acqua. Così, questa quarta puntata sul dopo-Covid esprime il pensiero di un animatore non solo di queste terre, ai confini orientali di quella che amiamo chiamare Riviera Friulana ed è ormai riconosciuta non solo dalle istituzioni, ma anche dell’intera civiltà contadina così come la intendiamo nel terzo millennio.
“A decidere su come dovremo ripartire, per inseguire i traguardi della crescita e dello sviluppo ai quali ci eravamo abituati, debbono essere gli amministratori assieme all’agricoltura. Non commissioni o comitati, che difficilmente portano a scelte e risultati rapidi ed efficaci. Lo abbiamo vissuto sulle nostre spalle in passato”. Questa la sua calda raccomandazione quale premessa alla nostra intervista, nel ribadire che il mondo rurale è, come dev’essere, accanto alla politica e ai tecnici per cercare di fare ripartire nel modo più conveniente e sicuro la lavorazione nelle campagne, ma anche la promozione su mercati che, improvvisamente e inaspettatamente, dopo anni di impegno alla ricerca di nuovi sbocchi e di conquiste costruite con la qualità, si sono arrestati.

– Ma come vede questa difficile situazione?

“La situazione che stiamo vivendo è da film di estrema fantascienza e non ci saremmo mai aspettati di doverla affrontare. Lascerà segni importanti sulla nostra economia e nella nostra società. Preferisco evitare di analizzare troppe cose, per soffermarmi sul settore vitivinicolo, che fino a qualche anno fa era un fiore all’occhiello della nostra terra, e forse oggi è uno dei più penalizzati. Lo faccio per due motivi. Innanzitutto, perché il settore vino subisce un calo di vendite dell’85 per cento: sembra una follia solo pensarci, perché fino a un paio di mesi fa non avremmo mai ritenuto che ciò sarebbe stato possibile. Poi, perché in questo momento tutte le attività in campagna sono in pieno svolgimento per portare avanti un’annata vinicola, il cui prodotto non sappiamo dove lo metteremo…”.

– E, allora, quali sono le prospettive?

“Se continua così, ma anche se si potesse ripartire più in fretta, non vedo come questo stato di cose si potrebbe risolvere a breve. A spaventarmi di più sono quella ridda di ipotesi e quella selva di proposte che si inseguono, giorno dopo giorno, e che spesso si dissolvono in breve, rivelandosi ‘fake news’. Ma che non fanno che disorientare gli amministratori, i tecnici, gli operatori, come pure l’opinione pubblica. Un esempio? Pensiamo alla proposta dell’installazione di cabine in plexiglas sull’arenile per garantire il distanziamento sociale dei bagnanti: se sarà adottata questa soluzione, per gli ospiti della spiaggia sarà estremamente difficile pensare poter di andare al bar a bere una birra o un buon bicchiere di vino. In questo caso, ma anche con soluzioni diverse, chi produce qualità, come nel nostro caso, e questa è la nostra presunzione, sarà più svantaggiato. Molti di noi puntano alla grande distribuzione, nella quale non c’è spazio per tutti. Finora, il 70 per cento del nostro prodotto veniva venduto per il 50 per cento sul mercato italiano, l’altra metà all’estero. Ma anche il mercato americano, che stava andando bene, e quello russo, sul quale registravamo gli stessi risultati positivi, si sono fermati completamente”.

– Come possiamo traghettare la viticoltura regionale oltre la crisi?

“Se chi ha il compito di scegliere come risolvere la situazione, non eviterà di dover affidare le scelte a tavoli di concertazione o a commissioni, non risolveremo niente in tempi ragionevoli. Ho un’esperienza abbastanza lunga in queste cose. Chi deve decidere, si deve piuttosto attorniare di tecnici capaci e operativi, non solo studiosi. Ci vogliono tecnici operativi che sanno come funzionano le cose: soltanto così avremo la possibilità di capire che cosa si potrà fare per aiutare il nostro mondo. E avremo la possibilità di programmarci per capire se nell’arco dell’anno, o nel prossimo futuro, potremo pensare di avere ancora un mercato all’altezza delle nostre produzioni. Si tratterà però di una valutazione epocale, alla quale nessuno di noi si era preparato. In ogni caso, il popolo italiano si è sempre rimboccato le maniche, e lo faremo anche noi. Occorrerà trovare soluzioni che ci possano permettere di riprendere in mano quel pallino che oggi non abbiamo più”.

– Chi ha scelto la strada della qualità è forse più avvantaggiato in questo momento così complesso?

“Fare previsioni per il futuro, oggi è sicuramente azzardato. È invece importante capire se l’epidemia si fermerà a breve, se andrà avanti ancora e per quanto tempo, se faremo delle scelte, importanti o meno, perché da noi il virus ha fatto un numero più alto di malati e di vittime rispetto ad altri Paesi come la Germania. Tutti questi dubbi ci confermano che non sappiamo ancora come andrà a finire. Pertanto, non possiamo far altro restare in attesa, rimboccarci le maniche e aspettare un momento migliore”.
(4 – continua)

—^—

In copertina, Enzo Lorenzon con i figli in una bella immagine tratta dall’archivio aziendale. (Foto Necchi)

“Cantine Aperte”: nuova formula per ripartire… Insieme

La 28a edizione dell’evento più amato dagli appassionati del vino quest’anno si chiamerà #CantineAperteInsieme e darà appuntamento sabato 30 e domenica 31 maggio: una formula poliedrica che vedrà coinvolti produttori e i wine lovers di tutta Italia in una formula inedita. Anche il Friuli Venezia Giulia ha colto l’invito dell’associazione nazionale per un brindisi virtuale dal nord al sud coinvolgendo le tante cantine associate. La formula di quest’edizione sicuramente sarà diversa da quella tradizionale ed è pensata per soddisfare le molteplici sensibilità: ci saranno aziende agricole che apriranno le loro porte per le visite nei vigneti e in cantina, altre invece rimarranno in contatto con gli enoappassionati tramite dirette su Facebook e Instagram. Inoltre, non mancherà nella serata di sabato 30 la consolidata “A cena con il Vignaiolo”, un format che invita a vivere un’esperienza dal sapore totale, impreziosita da un menù esclusivo e dall’incontro coi vigneron.

“Cantine Aperte quest’anno – afferma il Movimento turismo del vino Fvg – si presenta in una nuova veste, sicuramente più social, dedicata ai nostri appassionati lontani che non potendo vivere questa esperienza da vicino potranno comunque condividere momenti dedicati al vino e alle zone di eccellenza ad esso collegate. Una possibilità per far conoscere le nostre realtà e magari appena sarà possibile programmare dei bei weekend nella nostra regione partendo proprio dalle nostre cantine. Per i wine lovers locali comunque la possibilità di poter vivere il nostro territorio attraverso il racconto” ravvicinato” dei vignaioli nelle aziende agricole disponibili. Sempre seguendo con attenzione le regole di restrizione di questa delicata fase. Visti i numeri limitati, importante è la prenotazione, uno strumento valido che da anni il Movimento Turismo del Vino promuove per un servizio di qualità. Quest’ anno abbiamo privilegiato la campagna, i nostri bellissimi vigneti, gli spazi aperti, e vorremmo continuare a farlo in estate, attraverso l’edizione speciale di “Vigneti Aperti”. In autunno, dopo la vendemmia, altre novità che si chiuderanno con Cantine Aperte a San Martino. Desideriamo ricordare l’ormai tradizionale “A Cena con il vignaiolo “ anche questo un significativo gioco di squadra… per ripartire insieme. Ultimo messaggio, in questo periodo approfittiamo per riscoprire la nostra terra e quando potremo le nostre bellissime regioni, valorizziamo al massimo il nostro “made in Italy”… dobbiamo ripartire da qui… dalla nostra bella Italia!”
Quest’anno sarà ancora più importante consultare il nostro sito www.cantineaperte.info per conoscere le aziende aderenti e le modalità da loro previste per
#CantineAperteInsieme (edizione virtuale). Ricordiamo che è fondamentale rispettare tutte le indicazioni che troverete nelle aziende per poter vivere serenamente questo weekend all’aria aperta.

Cantine Aperte e gli altri eventi del Movimento Turismo del Vino FVG, sono un’ importante occasione per conoscere le peculiarità enogastronomiche e territoriali della nostra regione; sostenuto da PromoTurismo FVG, l’ente regionale di promozione turistica, e Civibank, un istituto da sempre vicino al territorio.
“Cantine Aperte è una consolidata iniziativa enoturistica che quest’anno si svolge in un periodo particolarmente difficile ma che contribuirà senza dubbio a rilanciare il clima di fiducia e di serena convivenza ridimensionato dall’emergenza Covid 19. CiviBank è lieta di far parte del Team promotore anche in questa 28^ edizione sperando in tal modo di fornire un ulteriore impulso alla ripresa economica generale del Friuli VG. Già nelle settimane scorse abbiamo messo in campo una serie di misure finanziarie a favore di tutte le categorie economiche, la più importante delle quali riguarda un primo plafond di 20 milioni di euro volto a fornire liquidità ai comparti produttivi messi a dura prova dal lookdown. È nel dna della nostra banca, autonoma e territoriale, intervenire nei momenti di difficoltà che investono le comunità in cui opera ormai da 133 anni. Lo abbiamo fatto anche in questa eccezionale circostanza di emergenza sanitaria sia a livello creditizio che a livello socio- assistenziale.”, dichiara la presidente di CiviBank Michela Del Piero

Tutti gli  enoturisti che vogliono essere sempre informati sulle news della manifestazione possono seguire gli aggiornamenti pubblicati, in tempo reale, sulla pagina Facebook MtvFVG, sul profilo Twitter @MTVFVG e Instagram mtv_friulivg.

Per informazioni: Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia Via del Partidor 7 – Udine Tel +39 0432 289540 – 348 0503700 info@mtvfriulivg.it www.cantineaperte.info

—^—

In copertina e all’interno vigneti e cantine del Friuli Venezia Giulia.

Suinicoltura Fvg in crisi: appello ai produttori del prosciutto San Daniele

di Gi Elle

Anche la suinicoltura del Friuli Venezia Giulia deve fare i conti con i guai provocati dalla pandemia da Coronavirus. Per cui ora, per puntare a una ripresa del settore, è necessaria una nuova strategia, che punti alla valorizzazione della carne fresca “Made in Fvg”. E come? Ogni prosciuttificio della Dop San Daniele acquisti una maggiore quota di cosce friulane, auspica Confagricoltura che nel contempo, tra gli altri interventi immediati, sollecita anche un ridimensionamento del carico burocratico previsto per le aziende del settore. L’emergenza sanitaria ha generato, infatti, uno squilibrio tra la domanda e l’offerta dei suini macellati. I motivi vanno ricercati nella diminuzione dei volumi di capi trattati dai macelli e nella difficoltà, da parte dei macelli stessi, di collocare le cosce per la stagionatura nei vari circuiti Dop. Mercati che, a causa della chiusura del canale Horeca, di parte dell’export e di un certo cambio nei consumi alimentari, hanno registrato una netta flessione delle vendite del prosciutto e degli altri salumi. A oggi, dunque, esiste un riporto, in Italia, di 300 mila capi fermi negli allevamenti, in ritardo di macellazione.

Il prosciutto Dop San Daniele.


«Perciò, la nostra Organizzazione – spiega David Pontello, responsabile della Sezione suinicola di Confagricoltura Fvg – ha elaborato una serie di proposte con l’obiettivo di avviare un alleggerimento dei magazzini dello stagionato e, di conseguenza, ricreare le condizioni affinché la domanda ritorni alla normalità: aprire un bando per distribuire agli indigenti i salumi Dop; organizzare l’ammasso delle cosce fresche; togliere dal circuito Dop una parte delle cosce fresche per produrre prosciutto cotto (per questa lavorazione, entrano in Italia circa 3-4 milioni di cosce estere al mese), integrando al macello con un contributo la perdita di valore che si viene a creare tra destinazione cotto e destinazione Dop. Queste misure, se attuate a livello nazionale, in 3-4 mesi sarebbero in grado di normalizzare la situazione. La qualità del prodotto del Friuli Venezia Giulia, assieme alla certificazione sanitaria di “Aujesky free” (unica regione in Italia), sono motivi ancora sufficienti perché la nostra merce mantenga un certo appeal di mercato, ma è troppo poco. Sarebbe necessario – aggiunge Pontello – affiancare a questo delle politiche di identificazione e valorizzazione dei suini friulani (che attualmente occupano solo il 10 per cento della filiera) all’interno del circuito del San Daniele. Ricordo che l’attuale disciplinare prevede che le cosce dei suini friulani devono stagionare solo a San Daniele, mentre lo stesso può approvvigionarsi su un areale molto più vasto (10 regioni). È evidente che ciò potrebbe essere discriminatorio, commercialmente parlando. Per questo motivo auspico che, in futuro, ogni prosciuttificio acquisti una maggiore quota di cosce friulane: sarebbe un premio, oltre che valore aggiunto a questa regione di cui San Daniele fa parte e visto che la Regione stessa destina cospicui contributi pubblici al Consorzio per la promozione del prosciutto Dop. Ma, soprattutto – conclude Pontello – serve programmare una strategia di rilancio che parta da un drastico snellimento burocratico e prosegua con il sostegno agli investimenti legati alle innovazioni aziendali, di chi avrà ancora forza per credere in questo settore».

David Pontello

—^—

In copertina, maiali in un allevamento friulano: servono misure anti-crisi.

“La nostra ristorazione è a rischio chiusura con norme troppo rigide”

di Gi Elle

Dopo l’intesa Governo-Regioni, sembra ormai certo che pure in Friuli Venezia Giulia la ristorazione possa presentarsi lunedì prossimo, 18 maggio, ai nastri di partenza (o di “ripartenza”). Mancano, però, ancora le linee guida alle quali chi opera nel settore dovrà attenersi al fine di scongiurare nuove fonti di contagio da Coronavirus: queste dovrebbero arrivare entro venerdì, giusto in tempo per la riapertura dei locali. Ma il comparto, allarmato da certe indiscrezioni, avverte che, se queste “fossero vere, l’80 per cento dei ristoranti italiani non riaprirebbe”. “Imporre distanze eccessive tra clienti, così come procedure di sanificazione complesse e l’utilizzo di divisori in plexiglass vuol dire non voler far riaprire i ristoranti”, tagliano corto i rappresentanti della buona tavola.

La ristorazione italiana riunita nel progetto #FareRete alza, infatti, la voce prendendo nettamente le distanze dalle notizie che sono rimbalzate su tutti i media. Altrettanto prive di logica sono ritenute le troppo drastiche misure restrittive ipotizzate per i sistemi di aerazione e condizionamento; o ancora vengono definite palesemente ingiuste le ipotesi di attribuire al titolare del locale la responsabilità diretta in relazione al comportamento individuale di terzi all’interno dell’attività. “Se queste notizie pubblicate dalla stampa – aggiungono i ristoratori – trovassero corrispondenza nelle linee guida in emanazione, avrebbero come conseguenza la chiusura permanente di oltre l’80% dei locali presenti nel nostro Paese. Riteniamo folle e privo di senso anche solo ipotizzare misure di tale portata che confermano la poca conoscenza del settore e delle logiche che lo regolano. Non c’è più tempo, servono urgentemente misure pertinenti alla realtà esistente. Chiediamo al Governo di consultarci prima di emanare le nuove disposizioni, coinvolgendo rappresentanti della ristorazione al tavolo decisionale”.
“A poche ore dall’emanazione del decreto legge, ribadiamo anche la necessità che vengano previste misure di finanziamento a fondo perduto, destinate specificamente alla ristorazione e vincolate all’acquisto di prodotti alimentari italiani. Solo in presenza di tali risorse, l’horeca sarà in grado di riappropriarsi del proprio ruolo, quello di leva economica, imprescindibile, per la filiera agroalimentare, necessario per la ripartenza dell’intero Paese”, sottolinea Gianluca De Cristofaro, parlando a nome di #FareRete.

Questa è, dunque, la voce delle 29 realtà associative (più di 100 mila associati) del progetto. Un appello sostenuto da Filiera Italia, il cui consigliere delegato, Luigi Scordamaglia, ricorda come “il perdurare della chiusura del canale della ristorazione stia provocando un effetto domino sull’intera filiera agroalimentare italiana con crolli di produzione fino al 40% del settore del vino, del 45% dei formaggi tipici e del 35% dei salumi di maggiore pregio, mettendo a grave rischio occupazionale parti rilevanti dei 3,6 milioni di lavoratori dell’intera filiera”. Fare ripartire subito la ristorazione con regole rigide, ma applicabili e non tali da far chiudere comunque l’80% dei ristoranti italiani, è pertanto l’appello della Fondazione che raccoglie il meglio dell’agroalimentare italiano. E anche del Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, un appetitoso piatto di spaghetti con le vongole veraci in un ristorante del Friuli Venezia Giulia.

Al via un progetto per vendere in rete i prodotti Fvg

Una piattaforma online e una rete di vendita dei prodotti del Friuli Venezia Giulia che si appoggi sui Comuni e sulle Pro Loco. È questo, in sintesi, il progetto a cui stanno lavorando congiuntamente gli assessori regionali alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, e alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, assieme al cluster AgrifoodFvg, a PromoturismoFvg, al sistema delle Pro Loco regionali e all’Anci Fvg.
“L’idea – ha spiegato Bini – è quella di favorire il più possibile l’acquisto di produzioni locali che in questo momento di emergenza, da un lato, godono di una crescita della domanda interna da parte dei consumatori, dall’altro, scontano dimensioni e strutture che non consentono loro di garantire al meglio la possibilità della vendita online o della consegna a domicilio”.


“Il lancio dell’iniziativa #iocomproFVG – ha aggiunto Zannier – ha avuto un forte richiamo tanto che ci stiamo scontrando con tentativi di imitazione se non addirittura di ‘scippo’ del marchio. Ma il progetto della Regione intende superare l’emergenza e favorire la creazione di una piattaforma regionale che attivi una vera e propria filiera commerciale, promozionale e distributiva dei prodotti agroalimentari locali”.
Una cabina di regia operativa, diretta dal Cluster AgrifoodFvg e supportata da PromoTurismoFvg, dall’Anci e dalle Pro Loco, sta già lavorando alla realizzazione di una vetrina web che aggreghi l’offerta a livello locale (a partire da quanto già realizzato da AgrifoodFvg con #iocomproFVG sul proprio sito) e alla possibilità, con l’appoggio di una piattaforma logistica alimentare e di un sistema di pagamenti online, di distribuire la merce in maniera capillare nei vari Comuni.
Parallelamente PromoTurismoFvg sta lavorando al rafforzamento della promozione dei prodotti locali nel circuito della grande distribuzione (supermercati) dove le abitudini di consumo, a seguito dell’emergenza Covid-19, si sono fortemente orientate sui marchi e sulle specialità a ‘chilometro zero’.

—^—

In copertina e all’interno prosciutti, vini e formaggi: prodotti d’eccellenza del Made in Fvg.