Cresce la Friulfruct: da Spilimbergo le mele che piacciono ai Paesi Arabi

Friulfruct, una realtà in salute e in piena espansione, in quanto a strutture e a forza produttiva. Prosegue, infatti, la crescita della più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia, con sede a Spilimbergo: nel corso dell’assemblea annuale, svoltasi sia in presenza che in streaming rispettando le normative anticontagio, i soci hanno approvato all’unanimità il bilancio, chiusosi con un fatturato di oltre 7 milioni di euro e un utile in lievitazione attestatosi sui 109 mila. Oltre alle cifre che raccontano di una realtà appunto in ottima forma, il presidente Livio Salvador e il direttore Armando Paoli hanno relazionato sul programma di espansione che prevede l’ampliamento della sede (già realizzate, con un gran lavoro e tempistiche record durante l’estate, 20 nuove celle per la conservazione delle mele con un investimento di 4,5 milioni di euro, sostenuti anche dalla Regione Fvg), nuove assunzioni e l’aumento della superficie di meleti dei soci con le varietà più apprezzate dal mercato. Mercato che, nonostante il Covid-19, continua a richiedere le gustose mele friulane non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa e altrove (da citare il gradimento dei Paesi Arabi e Nordafrica).

Livio Salvador


“Nonostante la pandemia – ha affermato con orgoglio Salvador – siamo riusciti in pochi mesi, da giugno a ottobre, a costruire la nostra nuova sede di stoccaggio, fondamentale per accogliere la nostra produzione in crescita: si è trattato di un grande lavoro di squadra. Guardiamo al futuro ora, attraverso pure un’azione di capitalizzazione approvata dai soci che renderà la cooperativa ancora più solida. Siamo uno dei motori di sviluppo del territorio, con anche un valore sociale, visto che i prossimi ampliamenti porteranno a un aumento di circa 20 unità tra i dipendenti stagionali più altri 50 nell’indotto e un valore ambientale, dal momento che abbiamo aumentato nel bilancio di previsione lo stanziamento per la lotta integrata”.

Armando Paoli

Come è noto, i bilanci delle cooperative agricole coprono la stagione delle colture, ovvero dal mese di luglio a quello dell’anno successivo. Il raccolto 2019, per 118 mila quintali, aveva dovuto fare i conti con una primavera davvero dura a causa della grandine e del freddo. “Ma poi – ha aggiunto il direttore Paoli – siamo riusciti a immettere sul mercato tutta la quantità con una soddisfacente resa dei prezzi, cosa che stimiamo possa avvenire pure per quest’annata 2020, in cui la raccolta si sta concludendo ma che stimiamo già in crescita per un totale di 153 mila quintali, frutto sia delle buone condizioni meteo ma soprattutto dell’ampliamento della superficie coltivata effettuato negli ultimi tre anni con nuove piante di mele che forniscono più prodotto e di qualità. Il nostro piano di sviluppo, che ci ha fatto crescere fino agli attuali 365 ettari coltivati, ci porterà ad avere una produzione prevista di 200 mila quintali nel 2022, da accogliere nella zona produttiva che continuerà a migliorarsi con un secondo lotto da 5 milioni di euro per la riqualificazione delle celle di conservazione esistenti e un terzo da 2,5 milioni di euro riguardante l’ammodernamento dei macchinari. Tutte operazioni che miglioreranno le nostre economie di scala e la redditività per i nostri soci che è già interessante: si tratta di una marginalità di 15 mila euro per ettaro, stando l’attuale livello medio di liquidazione di 0,35 centesimi di euro per chilogrammo di mele conferito che abbiamo saldato loro quest’anno”.
Uno sguardo al futuro davvero convinto, nonostante l’epidemia sanitaria e la cimice asiatica che aveva colpito duro negli scorsi anni. “Noi ci rivolgiamo alla grande distribuzione – conclude il direttore di Friulfruct- e questa anche nei periodi di lockdown continua a chiedere mele di qualità come le nostre. La pressione della cimice quest’anno è diminuita, anche in zone dove non sono stati immessi insetti antagonisti: un segnale davvero confortante. In più, siamo sempre attenti all’ambiente: le nuove varietà di mele, come la Inored Story che abbiamo piantato in questi ultimi mesi assieme a varietà più tradizionali, sono naturalmente resistenti ai parassiti e hanno ottime qualità organolettiche”.

Il conferimento delle mele.

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All’assemblea sono intervenuti anche il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli (in videocollegamento), che ha lodato la cooperativa per il gran lavoro di riqualificazione della sua attività compiuto in questi anni e il revisore indipendente Daniele Tosolini che ha certificato, al pari del collegio dei revisori dei sindaci, la solidità di Friulfruct.

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In copertina, ecco le nuove celle frigo alla Friulfruct di Spilimbergo.

Le eccellenze Fvg si degustano… online oggi a Monaco di Baviera

I sapori tipici del Friuli Venezia Giulia viaggiano a Monaco di Baviera per sedurre i palati e far conoscere al pubblico tedesco il ricco patrimonio della nostra regione. Authentic Friulano, in programma oggi 26 novembre, alle 17, e organizzato da PromoTurismoFvg in collaborazione con la Camera di commercio italo-tedesca, offrirà l’occasione per scoprire i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia grazie alla degustazione online che vedrà collegare in streaming la nostra terra con la Germania per un assaggio in diretta delle specialità enogastronomiche.
Ai 45 partecipanti – proprietari di enoteche e negozi di specialità alimentari, ristoratori, importatori, stampa di settore, privati, appassionati – è stato inviato un kit di degustazione con tre vini autoctoni, due bianchi e un rosso, prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio e l’olio Tergeste e a condurre l’evento sarà la nota giornalista e autrice Monika Kellermann.
Dopo Lussemburgo e Giappone, sarà dunque la importante città tedesca protagonista della promozione dei sapori tipici del Friuli Venezia Giulia. PromoTurismoFvg continua a sostenere questi appuntamenti per mantenere i contatti e portare il nome del Friuli Venezia Giulia fuori dai confini nazionali, ma anche per promuovere i grandi brand dell’enogastronomia, aumentando così le opportunità di business dei prodotti della filiera, nonché l’intero territorio regionale. L’obiettivo di degustazioni ed eventi sul digitale è anche quello di incoraggiare la vendita dei prodotti e dei vini della nostra regione.

Formaggio Montasio

Prosciutto di San Daniele

Olio Tergeste

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In copertina, vini bianchi del Vigneto Fvg, molto apprezzati in Germania.

Recupera gli scarti ortofrutticoli: Spreco zero premia la Microglass

Arriva anche in Friuli Venezia Giulia, destinato a un’azienda pordenonese, la Microglass di San Quirino, risultata d’esempio nell’innovazione tecnologica, uno dei 21 premi relativi ad altrettanti progetti di buone pratiche per la prevenzione degli sprechi e la promozione dello sviluppo sostenibile: si tratta dei riconoscimenti del Premio Vivere a #sprecozero 2020, i piccoli “Oscar” della sostenibilità assegnati annualmente nell’ambito della campagna Spreco Zero con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, dell’Anci e di World Food Programme Italia. «Ventuno esempi – spiega l’agroeconomista triestino Andrea Segrè – di come è possibile, nel quotidiano, valorizzare i comportamenti virtuosi dei cittadini, delle imprese, delle scuole, delle start up, degli enti pubblici. Perché è compito di tutti promuovere il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità 2030 indicati dalle Nazioni Unite».

Andrea Segrè

Un modo per fare squadra a diversi livelli c’è, e lo ha dimostrato la Regione Toscana che vince il Premio Vivere a #sprecozero 2020 nella categoria Enti pubblici con il progetto Urban Waste, che ha coinvolto anche il Comune e la Città metropolitana di Firenze. Un percorso capace di alimentare la condivisione delle buone pratiche con i tanti visitatori del territorio attraverso azioni mirate di turismo ecologico: come la donazione di cibo da parte degli hotel alle associazioni solidali, la diffusione dell’uso di doggy bag nei buffet e ristoranti, la promozione dell’uso di acqua di rete e di istruzioni sulla raccolta differenziata in diverse lingue. La menzione speciale del Premio va alla Regione Emilia Romagna per il progetto “Stop allo spreco: il gusto del consumo consapevole”, promosso dall’assessorato Agricoltura e Agroalimentare, per le scuole secondarie di II grado, alcune fattorie didattiche del territorio e la cittadinanza.

Ibrida Birra


Nella categoria Imprese vince Ibrida Birra, ideata da quattro studenti del Master in Product Service System Design al Politecnico di Milano per dare una seconda vita al pane sfornato con amore e passione dalle panetterie di quartiere milanesi. “Ibrida” è un progetto circolare che rappresenta il perfetto connubio tra sostenibilità e spirito socio-imprenditoriale: connette infatti tutti gli attori della filiera veicolando valori di aggregazione sociale. Nella nuova categoria Biodiversità il Premio Vivere a #sprecozero 2020 va a Casa Surace – la factory e casa di produzione nata del 2015 da un gruppo di amici e coinquilini, oggi “famiglia allargata” con oltre 3 milioni di fan sul web – per l’efficacia sanguigna dei video ad alto potenziale di sensibilizzazione sui temi caldi della sostenibilità e dei cibi biodiversi”.

A proposito di comunicazione, dal 2020 arriva anche la categoria “Pagine di sostenibilità” dedicata alla saggistica: vince la prima edizione del Premio vivere a #sprecozero il libro “La rivolta della natura” della divulgatrice scientifica Eliana Liotta, scritto con l’apporto del virologo Massimo Clementi, edito La nave di Teseo, “per averci ricordato quel che non dovremmo mai dimenticare: l’impatto dell’uomo sul nostro pianeta ha un peso ormai insostenibile. La pandemia Covid -19 dev’essere l’occasione per riarmonizzare la relazione fra la specie umana e il resto del pianeta”. Esempio prezioso di collaborazione e di “passaparola” sostenibile fra cittadini è il progetto del Comune di San Lazzaro di Savena che vince nella categoria Cittadini: “Lo so fare e te lo insegno” è un format di condivisione dei saperi utili in chiave di economia circolare, dal recupero dei rifiuti in aree verdi all’orticoltura, a piccole nozioni di sartoria, muratura, bricolage.

Eliana Liotta


L’innovazione è valore aggiunto nelle strategie che mirano allo sviluppo sostenibile, ed ecco una categoria storica del Premio Vivere a #sprecozero, InnovAction: l’edizione 2020, come detto all’inizio, va all’azienda Microglass di San Quirino, località alle porte di Pordenone, che, sotto la guida di Alessandro Sonego e attraverso sistemi di riscaldamento multi-tecnologici, allunga la shelf life del cibo fresco, riduce i consumi e previene gli sprechi, recuperando gli scarti ortofrutticoli (cioè ortaggi o frutta gettati per malformazioni estetiche) attraverso processi di cottura sottovuoto a microonde.

Menzione speciale per la tecnologia Bernardi che, attraverso l’implementazione di dispositivi e soluzioni HW e SW, risolve i problemi di gestione dei prodotti e delle scorte, favorendo la resilienza ecologica e sociale dei sistemi commerciali. Le scuole sono osservatorio privilegiato per la promozione delle buone pratiche di sviluppo sostenibile: vincono ex aequo l’Ipsar Mattei di Rosignano Solvay (Livorno) che ha promosso un approfondimento sul “consumo consapevole e spreco alimentare” e l’Istituto professionale alberghiero Chino Chini di Borgo San Lorenzo (Firenze), che ha attivato un progetto in collaborazione con le imprese e con le associazioni del territorio. E da Veronica Pivetti, ambasciatrice di buone pratiche 2020, arrivano quattro riconoscimenti nel segno della scuola, della solidarietà e del diritto al cibo: vanno alla onlus Maestri di Strada, alla maestra Francesca Sivieri, al Liceo Malpighi di Bologna e alla Taverna di Dracula (che in tempo di Covid eroga pasti gratuiti a chi non è in grado di pagare il conto) i gettoni di sostenibilità donati dall’artista per favorire l’effetto domino delle buone pratiche di sostenibilità. La Pivetti lo racconterà personalmente in occasione della cerimonia di premiazione programmata per domani, liberamente aperta alla partecipazione del pubblico su piattaforma con invito ritirabile al link
hiips://webinarasppinext.adobeconnect.com/vivere-a-sprecozero-2020/event/event_info.html

Veronica Pivetti

Con Veronica Pivetti e con il fondatore Spreco Zero Andrea Segrè e il curatore scientifico Luca Falasconi interverranno i sottosegretari alla Salute, Sandra Zampa e all’Ambiente, Roberto Morassut, il segretario generale Anci Veronica Nicotra e il presidente del World Food Programme Italia Vincenzo Sanasi D’Arpe, insieme ai giurati del Premio, i giornalisti Antonio Cianciullo (Huffinghton Post, La Repubblica) e Marco Fratoddi (direttore SapereAmbiente) e il conduttore di Rai Radio2 Caterpillar Massimo Cirri.

Al centro dell’edizione 2020 del Premio sono anche i valori della Dieta mediterranea: nella sezione dedicata vince il progetto La cucina del riciclo, il ricettario del Liceo “Q. Orazio Flacco” di Portici in collaborazione con il MedEatReserarch, il Centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea dell’Università Suor Orsola Benincasa fondato dagli antropologi Marino Niola ed Elisabetta Moro: una ricerca sulla tradizione mediterranea per rigenerare gli avanzi di cucina in nuovi piatti; menzione speciale al racconto d’animazione “Il grande viaggio vitaminico”, realizzato da Anna Eriksson, Francesca Fava e Sara Filippi Ploetheger, per l’efficacia autoriale nella sensibilizzazione dei più piccoli sui temi dell’educazione alimentare e del cibo come primo presidio per la salute dell’uomo. E anche nella categoria Associazioni vince L’Università della Cucina Mediterranea, una rete di promozione sociale fondata a Sorrento per iniziativa di operatori del settore eno-gastronomico, turistico, della ristorazione, della comunicazione e della difesa dei diritti dei consumatori. Va a Rifò, progetto di abbigliamento sostenibile, il premio Whirlpool Spreco Zero per l’Economia circolare: un format che produce capi e accessori con fibre tessili rigenerate e rigenerabili, trasformando i vecchi indumenti in un nuovo filato a km 0. Riconoscimenti anche al Gruppo Rivoira per la categoria Ortofrutta: grazie all’ausilio della tecnologia Cherry Vision 3.0 e grazie alle telecamere ad altissima risoluzione, il Gruppo Rivoira è riuscito a recuperare tutte le ciliegie “buone” separandole con cura da quelle danneggiate dal maltempo, evitando lo spreco del raccolto. Toyota Wehybrid vince infine nella categoria di mobilita’ sostenibile per la capacità di promuovere un “ecosistema” a zero emissioni che mette il driver al centro dell’esperienza di guida attraverso il suo comportamento e la sua attenzione reale all’ambiente e al risparmio energetico.

Il Premio Vivere a #sprecozero è promosso con il patrocinio di Associazione Sprecozero.net e la media partnership di Rai Radio2, con il sostegno di Eni, Federcasse, Emil Banca e di UNITEC, Assomela, Whirlpool, Alce Nero, Conapi Mielizia, Conad, Camst, Natura Nuova, Gruppo Hera, GiòStyle e con la partnership tecnica del Gruppo Morini. Dettagli e aggiornamenti sul sito sprecozero.it

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In copertina, Alessandro Sonego leader della Microglass, l’azienda di San Quirino premiata.

Natale ormai vicino, ma la pesca è al collasso: l’allarme di un Fvg senza aiuti

di Giuseppe Longo

Natale sempre più vicino, quasi alle porte a giudicare da addobbi e luminarie che, nelle nostre città, hanno debuttato con largo anticipo rispetto al passato. Ma ristoranti e trattorie hanno le serrande desolatamente abbassate e, di conseguenza, tutto l’agroalimentare ne soffre, a cominciare da quello ittico che, praticamente, è già al collasso. Infatti, la ripresa delle limitazioni conseguenti alla seconda ondata del Covid-19 ha di nuovo colpito il comparto della pesca regionale, in particolare proprio in seguito alla chiusura della ristorazione, dapprima senza la cena (con lo stop delle attività alle 18) e ora con il blocco totale in seguito al declassamento del Friuli Venezia Giulia in zona arancione. E adesso si parla anche del rischio, pare purtroppo concreto, di zona rossa!
«Siamo nella stagione in cui c’è molta varietà di pesce, ma il nostro sbocco commerciale principale, i ristoranti, sono di nuovo chiusi», riferisce attraverso una nota dai toni molto preoccupati il vicepresidente di FedAgriPesca Fvg e presidente della Cooperativa pescatori San Vito di Marano Lagunare, Riccardo Milocco. Aggiungendo: «La situazione rischia di essere peggiore della primavera scorsa, anche perché ci stiamo avvicinando al Natale, periodo in cui abitualmente realizziamo i nostri maggiori profitti». «Stiamo vivendo un momento ancora peggiore rispetto a quello della primavera scorsa anche per la tipologia di pesce che peschiamo – aggiunge Toni Santopolo, presidente dell’Organizzazione Produttori Cooperativa Pescatori di Grado -. Mentre in primavera si pescavano specie che era possibile facilmente conservare o trasformare, come le seppie, adesso ci troviamo con pesce pregiato che viene consumato abitualmente fresco, come i branzini o le orate, ma che nessuno vuole acquistare, anche a prezzi ribassati».

Reti da pesca in porto a Grado.


«Anche per i per settore dei molluschi bivalvi la situazione è più che critica: catastrofica – gli fa eco il neopresidente del Cogemo, Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi, Marino Regeni -. L’unica specie che riusciamo a pescare è quella dei fasolari. Le altre specie hanno subito forti morie naturali negli anni passati e, adesso, le stiamo tutelando non pescandole. Ma il fasolaro è un prodotto destinato quasi interamente alla ristorazione e principalmente nelle regioni meridionali, entrambi mercati oggi chiusi. Siamo 40 imprese che si trovano a lavorare al limite della sopravvivenza», è il grido di dolore di Regeni.
Ma, purtroppo, oltre al danno anche la beffa, che spesso, come si sa, vanno a braccetto: le imprese di pesca e acquacoltura, dapprima presenti, sono state estromesse dal Decreto ristori-bis del Governo nazionale. «Dopo un iniziale sospiro di sollievo per la prospettiva di un contributo a fondo perduto, importante quando non ci sono entrate provenienti dalle vendite, siamo rimasti meravigliati e delusi nel vedere che per le nostre imprese veniva previsto solo una decontribuzione per i mesi di novembre e dicembre – spiega Milocco -. Certo è meglio di niente, ma adesso le imprese hanno bisogno di liquidità per compensare il calo di fatturato. Soprattutto se consideriamo gli effetti imprevedibili di una pandemia che peggiora di giorno in giorno, con il blocco pressoché totale di tutti gli sbocchi di mercato per i nostri pescatori e acquacoltori. Torniamo a chiedere ai consumatori, come già fatto in primavera, di sostenerci acquistando il nostro pesce e i nostri molluschi – conclude Milocco -. Sappiamo che, a volte, è difficile riconoscere il nostro prodotto sul banco delle pescherie, ma come operatori ci impegneremo, aiutati dal Gruppo di Azione Costiera Flag Gac Fvg, a trovare modalità per farlo riconoscere e per pubblicizzare i luoghi dove sarà possibile trovare il pescato regionale».

Ecco il boreto alla graisana.


E’ il triste ritratto, insomma, di un settore produttivo in affanno, con appunto decine di imprese al limite della sopravvivenza. Perché il pesce, anche se pregiato, essendo bloccata la ristorazione  – per cui è impossibile apprezzare piatti meravigliosi, come ad esempio il tipico “boreto a la graisana” -, non si vende ed evidentemente, i consumi domestici non riescono a sopperire a queste mancate collocazioni, tamponando una falla che di giorno in giorno sempre più sta diventando una voragine. E poi, come se non bastasse, gli aiuti economici mancano, mentre sono indispensabili per garantire un minimo di ossigeno alle imprese che non lavorano, come in questo caso negli importanti settori della pesca e dell’acquacoltura. Peggio di così…

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In copertina, un peschereccio ormeggiato in porto e qui sopra la Laguna di Grado e Marano.

 

Il Prosecco, un fenomeno tutto italiano: Fedriga al Congresso Assoenologi

“La sfida del futuro è abbinare la vitivinicoltura alla sostenibilità, coniugando la produttività con la tutela del territorio. Tutti dobbiamo impegnarci per tenere alto il valore delle nostre produzioni: in Friuli Venezia Giulia, oltre al Prosecco, che rappresenta un terzo del totale, anche Pinot grigio e Ribolla gialla con cui siamo riusciti ad affermarci su tutti i mercati internazionali”. Lo ha sottolineato il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, nel corso dell’approfondimento sul tema “Prosecco: un fenomeno tutto italiano”, moderato da Bruno Vespa e a cui ha partecipato anche il governatore del Veneto Luca Zaia. Il convegno – come informa una nota Arc – è stato organizzato da Assoenologi in occasione del Congresso nazionale, per la prima volta svolto in modalità telematica, alla presenza del ministro delle Politiche agricole e alimentari Teresa Bellanova.
Fedriga ha ricordato come l’avvento del Prosecco sia da inquadrarsi come la più grande trasformazione avvenuta nel comparto vitivinicolo regionale dal dopoguerra ad oggi e come grazie a un paese di poco più di 1.300 anime di nome Prosecco sul Carso triestino si sia potuta concretizzare l’idea di agganciare un toponimo al vino. Per evitare che l’uva del Prosecco potesse venire coltivata anche fuori dai confini del Veneto nacque, infatti, l’idea – sotto l’egida di Luca Zaia, allora ministro dell’Agricoltura – di allargare la zona di produzione fino ad inglobare il paese di Prosecco e di conseguenza l’intero Fvg, creando la Denominazione di origine controllata (Doc) Prosecco. Con questo allargamento della zona di produzione e visto che la Comunità Europea protegge i nomi di territorio, anche il vino Prosecco è stato tutelato a livello mondiale e l’uva, dal quale deriva il famoso spumante, ha preso il nome di Glera.
Oggi, in rapporto alla produzione, Glera e Prosecco sono l’uva e il vino più pagati dal mercato (un litro di vino per produrre Spumante Prosecco oggi, sul mercato all’ingrosso, vale circa 1.50/1.60 euro mentre, il Pinot grigio Doc delle Venezie al litro 0.75/0.85 euro). Il Prosecco raggiunge il 70 per cento delle esportazioni (dieci anni fa il 40): oggi ha superato lo Champagne e sta conquistando anche il mercato inglese e americano.
Fedriga nel suo intervento ha rimarcato come la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle aziende vitivinicole del Prosecco rappresenti non solo un’opportunità per il sistema produttivo, ma anche una necessità per la durabilità della denominazione.
“Da un lato la capacità di garantire valore aggiunto alla produzione è fondamentale – ha evidenziato il governatore – ed è per questo che, ad esempio, la Regione sta finanziando impianti di spumantizzazione del Prosecco con l’obiettivo di mantenere tutta la filiera in loco; dall’altro lato, la ricerca di sistemi che tengano conto della sostenibilità sarà di certo un riconoscimento al brand Prosecco che verrà riconosciuto dalle istituzioni europee e dai consumatori. Si tratta, quindi, oltre che un investimento per la tutela dei nostri territori anche di un’operazione di marketing lungimirante, perché già ora vi sono canali di mercato che escludono completamente chi non produce con certificazione sostenibile e di qualità”.

Videoconferenza con Assoenologi.

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In copertina, grappoli di Glera dai quali si ottiene il vino Prosecco.

La Delizia, viticoltori sempre attenti al benessere di ambiente e persone

Rispetto per la natura e attenzione al benessere delle persone: il sistema produttivo dei Viticoltori Friulani la Delizia, cantina cooperativa di Casarsa tra le più importanti del Friuli Venezia Giulia, diventa sempre più sostenibile sia a livello ambientale che sociale in tutta la sua filiera. Il tutto grazie a scelte fondamentali come quella di utilizzare il sughero naturale per i propri tappi (ottenendo, tra le cantine della regione, la migliore “CO2 retention” ovvero nella compensazione di emissioni di anidride carbonica con dati tra i migliori d’Italia nel comparto vinicolo) o potenziare la lotta integrata in vigneto, dove operano anche persone con disabilità, fragilità psichiatrica e svantaggio sociale, attraverso le squadre di terzisti della cooperativa sociale “Il Piccolo Principe” che risponde ai bisogni dei Servizi Socio-sanitari del Territorio, aumentando il benessere e stabilità economica delle numerose persone assunte.  “Tante scelte – ha spiegato il presidente de La Delizia, Flavio Bellomo – che magari possono sembrare piccole se prese una per una ma che insieme portano a delle politiche concrete che la nostra cantina ha messo in campo per proteggere l’ambiente del territorio in cui operiamo e le comunità che a noi fanno riferimento”.

BOTTIGLIE A IMPATTO ZERO

A partire dai tappi in sughero naturale, che vengono forniti a La Delizia da una delle leader mondiali del settore, l’Amorim Cork. Il direttore generale della divisione italiana, Carlos Santos, ha recentemente consegnato al presidente Flavio Bellomo e al direttore commerciale Mirko Bellini la certificazione valida per il 2019 che ha visto evitare la dispersione in ambiente di 1360,8 tonnellate di CO2 grazie ai tappi utilizzati nei 12 mesi per l’imbottigliamento nella cantina casarsese. Un dato che pone la cantina al primo posto come volume di anidride carbonica risparmiata all’ambiente in Friuli Venezia Giulia.
Un dato particolarmente significativo, visto che alla capacità dei tappi in sughero naturale di trattenere la CO2 va aggiunto anche quella delle intere foreste di quercia da sughero che l’Amorim Cork coltiva, come evidenziato dalla ricerca condotta dalla società PricewaterhouseCoopers e Ernst&Young.
“Ci è stato così comunicato – ha sottolineato Bellomo – che le nostre scelte in materia di tappi hanno un impatto positivo sulla riduzione dei gas serra, che vanno dai 309 grammi di CO2 non emessi per singolo tappo generico fino ai 562 per quelli da spumante che in gran parte utilizziamo. Numeri che bilanciano l’anidride carbonica emessa nelle nostre altre fasi produttive (basti pensare che secondo la citata ricerca l’impronta di carbonio per la produzione di una singola bottiglia in vetro vengono emessi tra i 330 e 500 grammi di CO2, ndr) e che ci avvicinano verso l’impatto zero, uno dei nostri obiettivi futuri”.

VIGNETO SEMPRE PIÙ ECOSOSTENIBILE

Ma, come detto, l’obiettivo sostenibilità inizia già nel vigneto. “Da un triennio- ha aggiunto Bellomo – stiamo utilizzando sempre più i diffusori di ormoni per confondere insetti infestanti come tignole e tignolette. Una pratica rispettosa dell’ambiente che permette di evitare ben tre trattamenti insetticidi nelle vigne all’anno. Similmente abbiamo realizzato altri interventi ecocompatibili a base di ormoni contro la cocciniglia. Aggiungiamo poi che i mezzi agricoli per i trattamenti stabiliti per legge, come quello per la flavescenza dorata della vite, hanno ormai dei sistemi che abbattono la dispersione dei prodotti sanitari nell’aria. Per questo abbiamo iniziato un percorso di certificazione SQNPI per la produzione integrata e possiamo tranquillamente dire che i nostri vigneti, tra quelli della nostra azienda agricola di Pantianicco e quelli di molti dei nostri soci, sono sempre più amici della natura”.
Ne è testimonianza tra i filari la presenza di insetti utili come le api. “Infatti, stiamo aderendo con numeri in crescita tra i nostri soci – ha sottolineato il presidente de La Delizia – al progetto “Adotta un alveare” che a livello regionale inserisce le arnie a ridosso dei vigneti, a testimonianza di come una coabitazione tra viticoltori e apicoltori sia possibile”.

ATTENZIONE AL SOCIALE

E la posa in vigna dei dissuasori ormonali della lotta integrata avviene attraverso la collaborazione con la cooperativa sociale Il Piccolo Principe, di Casarsa, che ha formato persone con svantaggio provenienti dai Servizi dall’Azienda sanitaria del Friuli Occidentale e dai Servizi Sociali del territorio e persone disoccupate o in mobilità, per compiere questo come altri lavori agricoli quali la stralciatura e potatura delle viti. “Una collaborazione – ha concluso Flavio Bellomo – che ha portato una ventina di persone a lavorare nelle vigne dei nostri soci svolgendo un ottimo lavoro con relativo compenso e a ottenere benefici terapeutici e di integrazione sociale: come ci hanno spiegato dalla cooperativa sociale, con la quale collaboriamo con piacere ormai da tre anni, avere un impiego con orari giornalieri, aumenta la socialità delle persone e le proprie autonomie, diminuisce l’intervento sanitario per visite mediche, ricoveri e somministrazione di farmaci. Per alcune persone si assiste ad una vera rinascita”.

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In copertina, Bellomo e Bellini mostrano l’importante certificazione; e qui sopra sono con il direttore di Amorim Cork Carlos Santos.

Il mio ricordo di Isi Benini grande cantore dei vini friulani

Esattamente un mese fa, la solenne cornice di sala Ajace, nel palazzo municipale del capoluogo friulano, aveva ospitato la cerimonia di consegna dei premi della prima edizione del Concorso giornalistico Isi Benini – Città di Udine, promosso dall’Arga Fvg, l’associazione della Stampa agricola presieduta da Carlo Morandini. Oggi, dell’indimenticato giornalista nato a Moggio nel 1924 e morto prematuramente a Montevideo nel 1990, proponiamo l’affettuoso ricordo che Rosinella Celeste presentò anni addietro al Ducato dei vini friulani, il sodalizio voluto e creato proprio da Benini. Eccolo:

di Rosinella Celeste

Ringrazio la Corte ducale per avermi concesso l’opportunità di leggere un piccolo ricordo di un grande uomo, unico tra Gente Unica. E dedico questo mio scritto a tutti coloro che lo hanno conosciuto, a suo figlio Marco e alla moglie Bruna, ai Nobili di ieri e ai nuovi Nobili d’oggi. Sono pochi ma significativi ricordi: la memoria, si sa, va centellinata come il buon Vino!
Isi Benini, per noi Friulani, rimarrà sempre nelle “botti” della memoria, tra i ricordi più vividi e belli, più veri e appassionati, legati all’universo Vino! Fu questo eclettico giornalista del Messaggero Veneto, poi della Rai-Ts e oggi non del tutto scomparso, ma passato “a miglior vita” (se il Paradiso fosse un vigneto…!),  a far riscoprire i valori del vino friulano e regionale, a inventarlo e a darne coscienza delle sue qualità fino allora misconosciute.
Cominciò a parlarne nella rubrica radiofonica, da lui voluta, “Vita nei Campi”, dove esprimeva la passione per la civiltà contadina ed enoica, con entusiasmo quasi fisiologico e a volte con impennate poetiche, quasi fosse un nuovo Orazio friulano!
Ma non gli bastò: inventò la prestigiosa rivista “Il Vino”, corredata di carta patinata e artistiche fotografie, servendosi di collaboratori, giornalisti e scrittori di fama regionale e nazionale: Sergio Maldini, Piero Fortuna, Mario Soldati, Luigi Veronelli… Quest’ultimo disse di lui: “Di Isi Benini, che conobbi nel periodo più lieto e fattivo della mia vita, avevo molto da invidiare. Dico sul piano del giornalismo, della cultura e della simpatia. Lo invidiavo. La rivista “Il Vino” fu il primo veicolo per far conoscere in Italia l’enogastronomia del Friuli Venezia Giulia”.
Da ultimo, fu promotore e fondatore, nel 1972, del Ducato dei vini friulani; e da allora, i nobili si sono moltiplicati a dismisura. E il Ducato ha fatto viaggiare in tutto il mondo, come per una Via lattea, anzi una Via Enoica, i nostri vini. Personalmente, conobbi Isi Benini nella sede del quotidiano Messaggero Veneto di Udine negli anni 60… e subito gli scrissi (io, pressoché ventenne) che ammiravo il suo essere giovane!

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In copertina, Rosinella Celeste con il giornalista Isi Benini in una rara foto degli anni Sessanta.

Lockdown, il successo del Pinot grigio negli Usa è un caso da studiare

Il successo negli Usa del Pinot grigio delle Venezie – vale a dire Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto -, ai tempi del lockdown, diventa un caso di studio internazionale che sarà al centro dell’attenzione della settima edizione del Wine2wine, quest’anno in chiave digital. Il Business Forum organizzato da Vinitaly International punterà i riflettori sull’era post Covid-19, scenario che sta mettendo l’industria del vino di fronte a una sfida senza precedenti, indagando anche quelle realtà “in controtendenza”, che dimostrano quanto le strade del mercato e dei consumatori siano spesso imprevedibili. Il “casus” saranno le performance straordinarie avute dal Pinot grigio negli States durante il lockdown che verranno analizzate nel talk organizzato dal Consorzio delle Venezie Doc martedì 24 novembre, dalle 17.15 alle 17.45.

Albino Armani

Un caso davvero unico dove non solo si registrano lievi incrementi nei consumi rispetto al trend mondiale, ma pare rivelare un cambio di approccio da parte del consumatore nei confronti del Pinot grigio che, nell’era pandemica, torna ad essere oggetto di scelta di acquisto sempre più consapevole come uno dei vini preferiti da consumare nell’ambiente familiare.
Da “commodity” a “uso domestico”, dunque, sarà il punto di partenza di un’analisi di mercato negli Usa che vedrà interventi di autorevoli esponenti della produzione e della distribuzione oltreoceano di Pinot grigio, a partire dal MW Nicholas Paris, direttore del Global Sourcing dei vini europei per il colosso E. & J. Gallo Winery, e Sandro Sartor, Ad di Ruffino e Constellation Brands, entrambi introdotti dal presidente del Consorzio delle Venezie Doc, Albino Armani. Ad aprire il forum, la Ceo di Wine Intelligence, Lulie Halstead, che, attraverso un’indagine qualitativa, racconterà come il 2020 abbia cambiato tendenze di mercato e modi di acquisto e di consumo negli States, concentrandosi sulle opportunità del Pinot grigio.

Per accedere al forum sarà necessario registrarsi alla piattaforma digitale di Wine2wine. Per ulteriori informazioni sul Business Forum e sulle modalità di iscrizione consultare il sito www.wine2wine.net

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In copertina, grappoli di Pinot grigio, varietà che dà un vino di grande successo negli Stati Uniti d’America.

 

In Fvg quasi 4 milioni per far fronte ai danni della cimice asiatica

Ci sono quasi 4 milioni di euro a disposizione degli agricoltori del Friuli Venezia Giulia per far fronte ai gravi danni subiti a causa della enorme diffusione, in certe zone, della ormai tristemente famosa cimice asiatica. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, il quale ha evidenziato che si tratta del risultato dell’intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato-Regioni per la distribuzione nei territori italiani interessati dal fenomeno della somma complessiva di 110 milioni di euro, destinata proprio agli indennizzi agli agricoltori. In Fvg sono state presentate 100 domande per l’accesso ai benefici a ristoro dei danni causati della diffusione dell’insetto infestante (Halyomorpha halys).

Stefano Zannier

La somma complessiva di 110 milioni di euro – come si legge in una nota Arc – verrà prelevata dal Fondo di solidarietà nazionale e sarà ripartita tra Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Dei 3,68 milioni di euro effettivamente destinati alla nostra regione, 2,34 milioni potranno essere utilizzati nel 2020, 670mila euro nel 2021 e altrettanti nel 2022. Dopo la sigla dell’intesa tra il Governo e la Conferenza delle Regioni e il relativo riparto, il provvedimento dovrà ora essere approvato dal Consiglio dei ministri. Successivamente, lo stanziamento sarà a disposizione della Regione Fvg per l’assegnazione a coloro che hanno presentato richiesta di indennizzo.
L’assessore Zannier ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto a favore delle aziende agricole del Friuli Venezia Giulia che hanno patito gravi danni a causa della temutissima cimice. “Si tratta di un ristoro che era atteso da tempo dal nostro mondo rurale – ha aggiunto l’assessore -. Anche per questo, non appena il provvedimento avrà concluso il suo breve iter, la Regione applicherà procedure di pagamento rapidissime, con le quali poter andare incontro alle attese degli agricoltori rispetto alle richieste presentate, a fronte dei gravi danni arrecati dal fenomeno infestante.

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In copertina, esemplare di cimice asiatica: ai produttori presto gli indennizzi per i gravi danni subiti.

 

Barolo nel 2021 sarà prima Città Italiana del Vino. Un plauso a Duino Aurisina

di Giuseppe Longo

Sarà il Piemonte, con la magnificenza di Barolo, e non il Friuli Venezia Giulia che vi aspirava con la piccola Duino Aurisina, a esprimere la Città Italiana del Vino 2021. Alla località del Carso Triestino è stata però riconosciuta la sua importanza all’interno di una rinomata zona Doc, tanto che le è stata assegnata una menzione speciale, come alla ben più nota Montepulciano, sulle colline senesi, che pure ambiva al prestigioso riconoscimento. Per cui entra nella lista d’attesa la cittadina del costone carsico che, come è noto, stamane celebra una delle sue perle enologiche, la Vìtovska, nell’ambito della Giornata mondiale dell’enoturismo.

Il Nebbiolo.

Il famosissimo Comune delle Langhe è dunque la prima Città Italiana del Vino, quella che rappresenterà tutte le altre per un anno intero a livello nazionale fruendo altresì di una serie di benefici. Lo ha deciso ieri la commissione incaricata dall’Associazione Nazionale Città del Vino di scegliere, secondo specifici parametri quantitativi e qualitativi, tra le sette candidature pervenute attraverso altrettanti dossier inviati in risposta al bando lanciato per la prima volta dall’Associazione e aperto a tutte le Città associate. Al concorso hanno partecipato sette Comuni, per cui, accanto ai tre citati, c’erano anche Bianco (Reggio Calabria), Montespertoli (Firenze, Toscana), Taurasi (Avellino, Campania) e Tollo (Chieti, Abruzzo). Come si diceva, due le menzioni speciali decise dalla commissione, a conferma della qualità complessiva dei dossier di candidatura presentati, appunto Montepulciano e Duino Aurisina. E che saranno sicuramente tenute in considerazione quando si tratterà di scegliere la prossima Città da far emergere a livello nazionale.
Ma per quella vincitrice, cioè Barolo, cosa significa questa importante e ricercata attribuzione? Che per l’intero corso del 2021 il suo territorio sarà animato da un ricco, articolato e variegato programma di iniziative che porrà questa zona all’attenzione del Belpaese per 365 giorni grazie ad una serie di eventi che avranno il vino e l’intera filiera in primo piano. Quindi, una indubbia occasione per valorizzare ulteriormente la “regina” delle Langhe, conosciuta in tutto il mondo, attraverso un vino – il Barolo Docg, appunto, ottenuto esclusivamente da uve di Nebbiolo – che è un indiscusso alfiere dell’enologia italiana di alta qualità.

“Insignire Barolo del titolo “Città Italiana del Vino 2021” – afferma Floriano Zambon, presidente dell’Associazione nazionale – è un riconoscimento del lavoro e dell’impegno del Comune nell’aver saputo valorizzare l’indissolubile legame del suo territorio con il vino e l’enogastronomia oltre, naturalmente, a premiare le sue produzioni di eccellenza, che nascono dai sacrifici di viticoltori appassionati, il cui lavoro è fondamentale non solo per la produzione di ottimi vini, ma anche per il prezioso ruolo di sentinelle di un territorio di qualità, anche dal punto di vista della sostenibilità e della tutela dell’ambiente, oggi anche Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco”. “È stato difficile giungere alla scelta finale – aggiunge il leader nazionale delle Città del Vino, delle quali ben 25 sono espresse dal Vigneto Fvg – a conferma della validità dei dossier presentati da sette Comuni. Abbiamo comunque colto gli obiettivi che ci eravamo posti con l’avvio di questa prima edizione: mettere in risalto la cultura enologica ed enoturistica di un territorio, la sua influenza nella società e nell’economia locale; inoltre, vogliamo promuovere tutte quelle buone pratiche che valorizzano la biodiversità, la tutela dell’ambiente e che possano portare benefici anche permanenti in termini di servizi, infrastrutture, eventi”.  Secondo lo spirito per cui è stato ideato, il concorso deve essere uno stimolo per l’intera comunità locale, al fine di incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini, delle categorie sociali ed economiche e del volontariato nei progetti proposti, con uno sguardo anche oltre i propri confini, consolidando legami con il territorio regionale e con altri territori vitivinicoli italiani. Le  25 Città Fvg, coordinate da Tiziano Venturini, sono dunque Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio e, appunto, la stessa Duino Aurisina. Ma anche Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Come si ricorderà, Moraro e Povoletto sono le ultime arrivate nell’importante elenco tricolore e festeggiate con la bandiera dell’Associazione.

La Vìtovska.

Infine, come si diceva, oggi è in programma la Giornata Mondiale dell’Enoturismo 2020 promossa da Recevin in collaborazione con le Associazioni nazionali delle Città del Vino europee. Pertanto, proprio in questo contesto, ricordiamo l’iniziativa (dalle 10) che il Comune di Duino Aurisina ha dedicato al tema “Vìtovska, un vino un territorio”. Al pregiato bianco del Carso triestino sarà riservato un interessante approfondimento che sarà diffuso in diretta su YouTube con la partecipazione di vitivinicoltori, pubblici amministratori e rappresentanti delle organizzazioni produttive. Il mancato riconoscimento nazionale indubbiamente sarà una delusione – Duino Aurisina e l’intera Doc Carso, infatti, ci tenevano moltissimo – che però deve essere soltanto passeggera. Anzi, dovrà offrire lo stimolo per fare ancora meglio per valorizzare questi vigneti “eroici”, coltivati su pastini rubati alla roccia e  sferzati dalla gelida Bora, prenotando fin d’ora una nuova candidatura. Perché la prossima volta, grazie alla ricca e puntuale documentazione presentata, potrebbe andare meglio. Dopo tutto, la difficile viticoltura del Carso lo merita!

Vigneti a Duino Aurisina.

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In copertina, ecco una immagine di Barolo, nella prestigiosa zona Docg delle Langhe in Piemonte.