Città del vino, un brillante bilancio e le iniziative del 2026 sono tante e ambiziose. Il presidente Radica: ma prima di tutto ci auguriamo che pure il prossimo sia un anno di pace!

di Giuseppe Longo

Le Città del vino, gratificate dall’ottimo bilancio 2025, sono pronte per un nuovo anno di prestigiose proposte a beneficio del settore vitivinicolo del Belpaese. Per il 2026 si prepara, infatti, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori iniziative a cominciare dal Palio delle Botti, del miglior Prg delle Città del Vino e delle Notti del Vino, la ormai collaudata manifestazione dell’estate ideata due anni fa in Friuli Venezia Giulia e poi, nel 2025, estesa a tutto il territorio nazionale, ovunque con successo e tanti apprezzamenti.

Tiziano Venturini

Ma queste sono soltanto alcune delle proposte per l’anno che sta per cominciare anticipate da Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte moltissimi Comuni a vocazione vitivinicola, fra i quali una quarantina sono quelli che ricadono nel territorio del Vigneto Fvg e che fanno capo al Coordinamento regionale guidato da Tiziano Venturini. Otto delle quali si stanno preparando per la terza edizione delle Grandi Verticali del vino che prenderanno il via in gennaio, appena passate le feste, con San Dorligo della Valle e Nimis (gli altri Comuni sono Moraro, Palazzolo dello Stella, Cervignano del Friuli, Torreano, Dolegna del Collio e San Quirino).
«Il primo augurio – sottolinea, però,  il presidente nazionale Cdv – è che il 2026 sia un anno di pace. Per la nostra Associazione l’orizzonte è quello della crescita con nuovi progetti, poi del consolidamento delle iniziative già intraprese, a beneficio e valorizzazione delle filiere, dell’identità, della cultura dei 508 Comuni soci. A questi si aggiungono 29 sostenitori tra Province, Pro Loco e Consorzi di tutela. Un numero complessivo in crescita che comprende anche 6 città straniere». Comune Capodistria e Buje nella Regione Istriana sia slovena che croata.
La base di partenza è quella di un lavoro che nell’anno che si sta per concludere ha conosciuto una significativa accelerazione, sia dal punto di vista della realizzazione dei nuovi progetti sia per quanto riguarda il rilancio e lo sviluppo di quelli tradizionali. «È importante – osserva al riguardo Radica – vedere stabilmente riconosciuto il ruolo di interlocutori istituzionali per i temi e le questioni che ci interessano, dal livello locale sino al contesto nazionale ed europeo. Un’autorevolezza confermata dalla nomina di Città del Vino ad Ambasciatore della cucina italiana da parte del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida».
L’Associazione è, infatti, un importante punto di riferimento grazie alla qualità e all’apprezzamento che riscuotono le sue iniziative. Il presidente nazionale cita al riguardo tra le tante «l’enorme successo del 23mo Concorso Enologico Internazionale nella cornice di Siena. E ora siamo al lavoro perché il 24mo, che si svolgerà a Pramaggiore (Venezia), ottenga la stessa straordinaria partecipazione». Poi la scelta ambiziosa di nominare una “doppia” Città Italiana del Vino: «I territori del Vulture in Basilicata e di Conegliano Valdobbiadene in Veneto deterranno il riconoscimento per il 2026 e il 2027, con un obiettivo di confronto e contaminazione tra due aree che sono straordinari laboratori di innovazione».
Per il 2026 che sta per partire si preparano, inoltre – come si diceva -, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori manifestazioni di successo a cominciare dal Palio delle Botti – che in giugno si tiene anche nella friulana Buttrio -, dal miglior Prg delle Città del Vino e dalle Notti del Vino. «Ci dà fiducia rilevare – conclude il presidente Radica – che il lavoro paga, constatare quanto il 2025 sia stato fecondo e intenso: cito anche il Manifesto sulle Aree Idonee per le energie rinnovabili di cui siamo stati promotori, la partecipazione a importanti fiere a cominciare naturalmente dal Vinitaly, la funzione sempre più centrale svolta nella rete europea Recevin, di cui a breve assumeremo la guida». Insomma, un ricco consuntivo che si intreccia con un altrettanto ricco programma per il nuovo anno. Tanti auguri Città del vino!

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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Cucina Italiana Patrimonio Unesco: brinda al successo la Doc delle Venezie con il suo Pinot grigio leader dell’export del Made in Italy vinicolo nel mondo

Il Consorzio Doc delle Venezie – la più estesa denominazione d’origine italiana, modello di integrazione interregionale che riunisce la filiera produttiva del Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – esprime grande soddisfazione ed orgoglio per il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, prima al mondo a essere riconosciuta nella sua interezza.

Luca Rigotti


«Si tratta di un traguardo che onora la nostra storia e il valore culturale ed identitario della tavola italiana nel mondo», ha affermato Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, che continua: «Un riconoscimento che sentiamo nostro perché riflette i valori della tradizione, della territorialità e del saper fare italiano. Un successo che riguarda anche il vino che da millenni accompagna la Cucina Italiana come elemento di convivialità e che rafforza il nostro ruolo di promozione e di valorizzazione del Pinot grigio Doc delle Venezie, primo vino bianco fermo italiano per volumi di export e ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Vorrei ringraziare le Istituzioni – ha concluso Rigotti – ed in particolare il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida per aver promosso con determinazione il percorso di riconoscimento Unesco che consolida il valore e riconosce il lavoro ed il fondamentale ruolo sociale ed economico dell’intero comparto agroalimentare italiano».

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In copertina, il Pinot grigio nelle versioni in bianco e ramato da sempre alleato della buona tavola.

Il rilancio della pesca friulana: a Fiumicello il progetto che unisce ricerca, agricoltori e inclusione sociale

Unire scienza, agricoltura e impegno sociale. È questa la sfida del progetto “Miglioramento varietale della pesca friulana”, un percorso iniziato nel 2016 che oggi entra nella sua fase decisiva. Un lavoro che non solo punta a rilanciare la storica peschicoltura della nostra regione, ma rappresenta anche un esempio concreto di come l’agricoltura possa diventare un luogo di crescita, inclusione e formazione per persone fragili. Il progetto nasce dalla collaborazione tra CREA – Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Università Politecnica delle Marche, Comune di Fiumicello-Villa Vicentina, aziende agricole del territorio e la Cooperativa Sociale Thiel. È proprio l’intreccio tra ricerca avanzata e dimensione sociale a renderlo un modello innovativo per le aree rurali del Friuli Venezia Giulia e non solo.

Ricerca e tradizione: così rinasce la pesca friulana – L’obiettivo è selezionare nuove varietà in grado di ereditare le qualità organolettiche delle storiche Iris Rosso e Triestina, rendendole però più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. Dopo anni di osservazioni e prove in campo, sono state individuate tre selezioni particolarmente promettenti: nei prossimi mesi inizieranno le analisi fitosanitarie e i DUS test necessari per l’inserimento nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto. La rinascita della pesca friulana: a Fiumicello il progetto che unisce ricerca, agricoltori e inclusione sociale
Dopo quasi dieci anni di incroci, selezioni e valutazioni, il progetto “Miglioramento varietale della pesca friulana” sta portando alla definizione della prima nuova varietà del territorio, mentre accanto alla ricerca cresce un modello di innovazione partecipata che coinvolge persone fragili, scuole e imprese agricole nella rinascita della peschicoltura locale. Unire scienza, agricoltura e impegno sociale. È questa la sfida del progetto “Miglioramento varietale della pesca friulana”, un percorso iniziato nel 2016 che oggi entra nella sua fase decisiva. Un lavoro che non solo punta a rilanciare la storica peschicoltura friulana, ma rappresenta anche un esempio concreto di come l’agricoltura possa diventare un luogo di crescita, inclusione e formazione per persone fragili.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Crea – Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, Università Politecnica delle Marche, Comune di Fiumicello-Villa Vicentina, aziende agricole del territorio e la Cooperativa Sociale Thiel. È proprio l’intreccio tra ricerca avanzata e dimensione sociale a renderlo un modello innovativo per le aree rurali del Friuli Venezia Giulia e non solo.

Ricerca e tradizione: così rinasce la pesca friulana – L’obiettivo è selezionare nuove varietà in grado di ereditare le qualità organolettiche delle storiche Iris Rosso e Triestina, rendendole però più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. Dopo anni di osservazioni e prove in campo, sono state individuate tre selezioni particolarmente promettenti: nei prossimi mesi inizieranno le analisi fitosanitarie e i Dus test necessari per l’inserimento nel registro nazionale delle varietà delle piante da frutto. È un passaggio decisivo, che potrebbe segnare la nascita della prima nuova varietà di pesca interamente sviluppata nella Bassa Friulana dopo decenni.

Inclusione sociale: il frutteto come laboratorio di autonomia – La componente sociale è uno dei pilastri del progetto. Grazie al coinvolgimento della Cooperativa Thiel, persone fragili hanno potuto partecipare a tutte le fasi: dalla cura dei frutteti alla selezione delle piante, fino alla presenza nelle sagre e negli eventi pubblici dedicati alla valorizzazione della pesca friulana. Per molti si è trattato della loro prima esperienza reale in un contesto lavorativo. Nel tempo hanno acquisito autonomia, sviluppato capacità relazionali e imparato a lavorare in squadra. Alcuni hanno trovato successivamente impiego in altre realtà del territorio, portando con sé le competenze maturate sul campo. È la dimostrazione di come l’agricoltura sociale possa diventare un motore di cambiamento concreto nella vita delle persone.
Fondata nel 2001, Thiel porta avanti da più di vent’anni un impegno costante per valorizzare territorio, persone e comunità, promuovendo un’integrazione positiva tra individuo e ambiente. Un impegno radicato nel tempo, che continua a generare valore per tutto il territorio. Come spiega Luca Fontana, presidente della Cooperativa Sociale Thiel, «il progetto rappresenta molto più di un intervento tecnico: è l’espressione concreta di un approccio che intreccia innovazione, sostenibilità e valorizzazione del territorio. Le persone coinvolte hanno potuto immergersi nel mondo reale, lavorare nei frutteti, confrontarsi con gli agricoltori, partecipare alle feste della comunità, sviluppare nuove competenze e, in molti casi, trovare lavoro fuori dalla cooperativa. È questa la missione più profonda di Thiel: creare percorsi abilitativi capaci di restituire dignità e futuro”.

Scuole protagoniste: il prossimo anno laboratori, visite nei frutteti e creatività – Un ruolo fondamentale sarà svolto anche dalle scuole del territorio. A partire dal prossimo anno, gli studenti parteciperanno a laboratori didattici sulla biodiversità, visite nei frutteti e attività sensoriali dedicate alla scoperta delle pesche locali. Saranno inoltre chiamati a proporre il nome della nuova varietà e a creare il logo che identificherà la futura linea di pesche friulane. Un coinvolgimento che intende educare le nuove generazioni alla sostenibilità e rafforzare il legame tra il progetto e la comunità, trasformando i bambini nei primi ambasciatori della rinascita della pesca friulana.

Verso una filiera sostenibile che unisce territorio e comunità – Il progetto si propone di ricostruire una filiera agricola capace di valorizzare il territorio, generare nuove opportunità per gli agricoltori e restituire dignità a un prodotto che è parte integrante della storia della Bassa Friulana. Una filiera sostenibile non solo sul piano ambientale, ma anche sul piano umano, grazie a un modello in cui la ricerca scientifica e l’inclusione sociale procedono nella stessa direzione. Il progetto è stato finanziato da Cassa Rurale Fvg, che con il proprio sostegno ha riconosciuto il valore agricolo, sociale e comunitario dell’iniziativa, contribuendo a renderne possibile la crescita e l’impatto sul territorio.

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In copertina e all’interno la peschicoltura nella zona di Fiumicello.

La Cucina italiana trionfa a livello mondiale: è la prima a essere proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Il Governo: un riconoscimento che premia qualità e tradizione, una festa che appartiene a tutti perché valorizza il nostro modello identitario

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Proprio una bella, anzi bellissima notizia! Quella che ci voleva in questi momenti difficili e pieni di rischi e incertezze.. La Cucina italiana – la maiuscola ci sta proprio tutta! – è stata dichiarata Patrimonio mondiale culturale immateriale dell’Umanità. Dopo il sì di un mese fa, quando la richiesta aveva ottenuto dall’Unesco il primo via libera verso il riconoscimento – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura aveva pubblicato la valutazione tecnica del dossier, raccomandando l’iscrizione nella Lista dei patrimoni immateriali – oggi è stata presa la decisione definitiva da parte del Comitato intergovernativo dell’Unesco che si è riunito in India, a New Delhi, per deliberare sulle nuove iscrizioni. Stamattina ero, a Gorizia nella sede di Ad Formandum, al tavolo della giuria di un importante concorso enogastronomico rivolto ai giovani del Friuli Venezia Giulia, il Gran Prix Flambè Amira, e quando è arrivata la notizia si è levato un calorosissimo applauso, a cominciare da Giacomo Rubini, il famoso maitre gradese appassionato regista della manifestazione. Segno che il pronunciamento Unesco era molto atteso!

IL PRIMATO – È la prima cucina al mondo ad avere ottenuto tale prestigioso riconoscimento. Si tratta, secondo l’Organizzazione planetaria, di una «miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie», «un modo per prendersi cura di se stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali, offrendo alle comunità uno sbocco per condividere la loro storia e descrivere il mondo che li circonda». Quello italiano figurava tra i 60 dossier in valutazione provenienti da 56 Paesi. L’Unesco, motivando la sua attesissima decisione, ha sottolineato che il cucinare all’italiana «favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza». Il cucinare è per gli italiani, «un’attività comunitaria che enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola. La pratica è radicata nelle ricette anti-spreco e nella trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni. Essendo una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili, la cucina svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un’esperienza individuale, collettiva e continuo di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali».
Nella decisione, si sottolinea anche come il dossier di candidatura, curato dal giurista Pier Luigi Petrillo, dimostra “gli sforzi significativi compiuti dalle comunità negli ultimi sessant’anni, in particolare da organismi rappresentativi chiave come la rivista La Cucina Italiana, l’Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi”. Con l’iscrizione della cucina italiana come patrimonio dell’Unesco, l’Italia conquista il record mondiale di riconoscimenti nel settore agroalimentare in proporzione al numero dei riconoscimenti complessivi ottenuti. Delle 21 tradizioni iscritte nella Lista dei patrimoni culturali immateriali, nove sono infatti riconducibili all’agroalimentare. Ecco le reazioni a caldo del Governo, a cominciare dal premier Giorgia Meloni per passare al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e al ministro del Turismo Daniela Santanché.

MELONI – «Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo, che onora la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo, non è solo un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza. La nostra cucina nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre. È un primato che non può che inorgoglirci, che ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti, proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto nell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi. Il Governo ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli che hanno seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita. Oggi celebriamo una vittoria dell’Italia. La vittoria di una Nazione straordinaria che, quando crede in sé stessa ed è consapevole di ciò che è in grado di fare, non ha rivali e può stupire il mondo».

LOLLOBRIGIDA – «Oggi l’Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”. Così il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, commentando il riconoscimento dell’Unesco alla Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità. Questo riconoscimento celebra la forza della nostra cultura che è identità nazionale, orgoglio e visione. La Cucina Italiana è il racconto di tutti noi, di un popolo che ha custodito i propri saperi e li ha trasformati in eccellenza, generazione dopo generazione. È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia. A loro e a chi ha lavorato con dedizione a questa candidatura va il mio più profondo ringraziamento. Questo riconoscimento è motivo di orgoglio ma anche di consapevolezza dell’ulteriore valorizzazione di cui godranno i nostri prodotti, i nostri territori, le nostre filiere. Sarà anche uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro, ricchezza sui territori e proseguire nel solco di questa tradizione che l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’Umanità».

SANTANCHÈ – «L’Unesco celebra il modello identitario della cucina italiana. Esprimo la più profonda soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo storico: la cucina italiana è stata insignita del titolo di Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’Unesco. Si tratta, infatti, del riconoscimento mondiale di un modello culturale che è parte integrante della nostra identità nazionale e, allo stesso tempo, un asset strategico di grande rilevanza per il tessuto economico italiano. Il successo delle nostre eccellenze culinarie risiede in un apparato vincente e inossidabile in cui tutti gli elementi operano in sinergia. Il suo cuore è la convivialità e il valore sociale, che lega famiglie e comunità e che si unisce indissolubilmente alla ricchezza dei nostri territori, promuovendo la tutela dei prodotti locali».

UN MODELLO – Ma cos’è il Patrimonio Culturale Immateriale Unesco? E l’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e abilità che le comunità riconoscono come parte del loro patrimonio culturale. Non si tratta di oggetti, ma di tradizioni vive che si trasmettono di generazione in generazione. Il 23 marzo 2023, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il Ministero della Cultura avevano lanciato la candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. La candidatura non riguardava un singolo piatto o una ricetta, ma un modello culturale condiviso, fatto di esperienze comunitarie, scelta consapevole delle materie prime, convivialità del pasto, trasmissione dei saperi alle nuove generazioni e rispetto delle stagioni e dei territori. La cucina italiana è la ‘cucina degli affetti’: trasmette memoria, cura, relazioni e identità, raccontando storie di famiglie e comunità attraverso il cibo. Riflette il legame tra paesaggi naturali e comunità, incarnando memoria, quotidianità e cultura dei territori. Comunità promotrici e partner sono stati l’Accademia Italiana di Cucina (1953), Fondazione Casa Artusi (2007) e la Rivista La Cucina Italiana (1929).

DIETA MEDITERRANEA – Il prestigioso riconoscimento ottenuto oggi in India dalla Cucina italiana segue quello, altrettanto importante, che ottenne esattamente quindici anni fa la Dieta Mediterranea. Il 16 novembre 2010 a Nairobi, Capitale del Kenya in Africa, il Comitato Intergovernativo della competente Convenzione Unesco aveva approvato, infatti, l’iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale, riconoscendo con questa definizione le pratiche tradizionali, le conoscenze e le abilità che sono passate di generazione in generazione in molti Paesi mediterranei fornendo alle comunità un senso di appartenenza e di continuità. Il riconoscimento del 2010 aveva così accolto la candidatura transnazionale di Italia, Spagna, Grecia e Marocco, che nel 2013 è stata estesa anche a Cipro, Croazia e Portogallo. Ricordiamo, al riguardo, che la Dieta Mediterranea è molto più di un semplice elenco di alimenti o una tabella nutrizionale. È uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo. Mangiare insieme è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità.

Transizione energetica, nel Vigneto Fvg la norme allo studio mettono a rischio Colli orientali, Collio e Carso. Otto le proposte di modifica che le Città del vino hanno presentato con Angelo Radica anche per la tutela dei siti Unesco

(g.l.) Ci sono rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, alla luce degli obiettivi stabiliti dalla normativa sulla transizione energetica, per gli ambiti vitivinicoli di pregio del Friuli Venezia Giulia, come Colli orientali, Collio e Carso. E questi rischi fanno parte dei punti critici conntenuti nelle osservazioni che le Città del vino hanno presentato nei confronti della normativa in esame al Senato. Un giudizio in chiaroscuro, infatti, quello dell’Associazione nazionale, di cui fanno parte oltre 500 Comuni a vocazione vitivinicola – una quarantina quelli del Vigneto Fvg -, che è stata audita dall’ottava commissione del Senato “Ambiente, Transizione ecologica, Energia, Lavori pubblici, Comunicazioni, Innovazione tecnologica”, sul decreto “Transizione 5.0” e sulla disciplina delle aree idonee all’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile. L’Associazione ha, pertanto, consegnato un documento in cui vengono illustrate otto proposte di emendamenti per migliorare la normativa.

«Un passo in avanti rispetto alla normativa precedente è il chiarimento del divieto di realizzare impianti nelle aree agricole – ha affermato il presidente di Città del Vino, Angelo Radica -, ma dall’altro lato riteniamo che la quota del tre per cento di superficie agricola utilizzabile a livello regionale, fissata dal provvedimento, sia eccessiva, così come un vulnus è l’assenza di una disciplina transitoria che è stata una delle ragioni per le quali la legge precedente fu annullata dal Tar del Lazio. Ancora: la definizione dell’agrivoltaico c’è, ma rischia di non essere sufficientemente chiara e di lasciare spazio ad interpretazioni, e sull’eolico si dice poco. Riteniamo poi che la disciplina della distanza dagli impianti industriali e dalle autostrade per realizzare fotovoltaico nelle aree agricole sia inadeguata».
Otto, dunque, le proposte di modifica contenute nel documento consegnato dalle Città del Vino ai componenti della Commissione di Palazzo Madama, in cui si chiede di: «dare maggiore spazio ai Comuni nei processi decisionali; gerarchizzare le aree idonee mettendo in testa le superfici artificiali, poi le infrastrutture esistenti e quindi le coperture e i parcheggi; condizionare l’idoneità delle fasce agricole contigue agli impianti industriali e alle autostrade a una valutazione di basso valore e pregio; rendere più restrittiva la disciplina delle deroghe al divieto all’installazione di fotovoltaico a terra su aree agricole; introdurre criteri nazionali uniformi per la definizione delle aree agricole di pregio, da tutelare; ridurre o almeno lavorare per diversificare e rendere meno impattante la soglia massima regionale del tre per cento di superficie agricola utilizzabile; tutelare l’integrità visiva e il valore universale eccezionale dei siti Unesco». Come si diceva all’inizio, vengono anche segnalati i rischi di compromissione paesaggistica e produttiva, alla luce degli obiettivi stabiliti dalla normativa, per gli ambiti vitivinicoli di pregio del Friuli Venezia Giulia (Colli Orientali, Collio, Carso). Come pure nelle aree riconosciute Patrimonio dell’Umanità che fanno capo ad Aquileia, Cividale e Palmanova, città che sorgono all’interno di prestigiose aree vitivinicole. Per cui servono correttivi atti a ridurre le negative eventualità evidenziate dalle Città del vino.

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In copertina, una splendida veduta dei Colli orientali del Friuli; all’interno, altre bellissime immagini di Collio e Carso; al centro, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Cantine Aperte anche a Natale. E così il vino Fvg diventa emozione, incontro e dono. Elda Felluga: “Queste le vere feste”

Il Natale in Friuli Venezia Giulia ha il profumo del vino e delle sue storie. Anche quest’anno il Movimento Turismo del Vino Fvg rinnova l’appuntamento con “Cantine Aperte a Natale”, l’iniziativa che, a partire da questo fine settimana, per tutto il mese di dicembre permette di scoprire alcune tra le più suggestive cantine della regione, degustare eccellenze enologiche e trovare idee regalo originali, eleganti e sostenibili. Un’occasione unica per incontrare personalmente i produttori, lasciarsi guidare nella scelta dei vini più adatti alle feste e conoscere da vicino i luoghi dove nascono alcune delle etichette simbolo del territorio. Sempre di più, infatti, la bottiglia di vino rappresenta un dono prezioso e apprezzato, capace di unire gusto, tradizione e convivialità.

L’edizione di quest’anno propone da domani, 6 dicembre, un calendario ricco di appuntamenti e atmosfere: visite guidate tra vigneti e barrique, degustazioni tematiche dedicate ai vini delle feste, verticali speciali e assaggi in abbinamento a prodotti tipici del territorio. In molte cantine non mancheranno anche momenti culturali e di intrattenimento, come piccoli concerti di Natale, mostre, letture, pranzi e cene a tema, oltre alla possibilità di acquistare confezioni natalizie artigianali e gift card per regalare esperienze enoturistiche.
«“Cantine Aperte a Natale” è un invito a vivere il vino non solo come prodotto, ma come gesto di incontro, di scoperta e di cura verso il territorio – sottolinea Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg –. Le cantine diventano luoghi dove ritrovare il senso autentico delle feste: accoglienza, tradizioni e dialogo con i produttori che custodiscono la nostra cultura enoica». Dalle eleganti confezioni regalo degustazione alle proposte gourmet cibo-vino, dai laboratori sensoriali alle attività per famiglie, Cantine Aperte a Natale si conferma un viaggio diffuso nel cuore dell’enogastronomia regionale, un modo autentico per vivere l’attesa delle feste e sostenere il lavoro dei vignaioli del Friuli Venezia Giulia. Un nuovo grande appuntamento, dunque, con i luoghi di produzione dei nostri vini dopo quello classico di fine maggio e quello più recente di San Martino.

Il calendario completo delle cantine aderenti e delle attività previste è disponibile sul sito del Movimento Turismo del Vino Fvg.

Torre Natisone, con il Saporibus in versione natalizia a San Pietro per scoprire bontà e tradizioni delle Valli

L’autobus del gusto è pronto per il Natale: dopo aver conquistato il pubblico con le sue precedenti escursioni tra Gorizia, la Carnia, Savorgnano del Torre – con la tappa speciale all’atelier dell’artista Celiberti – e San Daniele, Saporibus in Friuli Venezia Giulia si prepara ora al suo appuntamento più suggestivo. Si tratta della giornata prenatalizia di domenica 7 dicembre a San Pietro al Natisone, occasione perfetta per ritrovarsi, scambiarsi gli auguri e vivere un’esperienza autentica tra cultura e sapori del territorio, con partenza e ritorno a Udine.


Giunta alla terza edizione e promossa dal Consorzio Pro Loco Torre Natisone Unpli Aps, l’iniziativa – soprannominata “l’autobus del gusto” – continua a crescere. Un progetto che coniuga la scoperta delle eccellenze enogastronomiche con la valorizzazione dei borghi e del paesaggio, proponendo al tempo stesso una forma di turismo sostenibile e attento al territorio. “Con Saporibus promuoviamo un turismo lento, capace di unire la buona tavola alla conoscenza delle nostre radici – spiega Giovanna Rossetto, presidente del Consorzio -. In queste uscite è nato un clima speciale: si sono formate nuove amicizie e un senso di comunità che ci rende orgogliosi. La tappa di San Pietro al Natisone sarà per noi un momento di festa, l’occasione per salutarci prima delle festività e condividere un’esperienza che rispetta davvero il territorio”.
Il programma della giornata prevede la partenza alle 9.30 da Piazza Primo Maggio a Udine. La prima sosta, alle 10.30, sarà al Mercatino di Natale di San Pietro al Natisone, accolto in uno spazio coperto e riscaldato che quest’anno ospita la 21ma edizione della rassegna “Gesti antichi per un nuovo Natale”, dedicata alle tradizioni artigiane. A mezzogiorno il gruppo raggiungerà l’agriturismo Monte del Re, dove verranno serviti i piatti tipici delle Valli, preparati con ingredienti locali. Nel pomeriggio, alle 14.30, è prevista la visita alla Chiesetta di Sant’Antonio Abate a Clenia, gioiello storico del territorio, seguita dalla merenda delle 15.15 alla Bon Bakery Degustazione, dove i partecipanti potranno assaggiare panettoni artigianali appena sfornati.
Il percorso si concluderà con uno dei momenti più attesi: alle 16.45 la visita alla rassegna “Presepi in Contea” a Cussignacco, una collezione di oltre cento presepi artigianali provenienti dal Friuli Venezia Giulia, dal Veneto e dall’Austria. La tappa include anche la visita alla Chiesa locale, dove spiccano tre grandi presepi, tra cui uno meccanizzato che ogni anno affascina grandi e piccoli. Il rientro a Udine è previsto per le 18.30. I posti sono limitati – scelta che rispecchia la filosofia del progetto, orientato a un’esperienza sostenibile e a misura di territorio – e la quota di partecipazione è fissata a 50 euro. Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi a Giovanna al numero 349.8686675.

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In copertina, uno scorcio di San Pietro al Natisone; all’interno, una folta comitiva partecipante a Saporibus.

Il Fvg e la Valle del Judrio in un progetto nazionale di scoperta del territorio tra storia, spiritualità ed enogastronomia: appuntamento a Prepotto e Castelmonte

Il Friuli Venezia Giulia e la Valle del Judrio, in particolare, sono stati scelti per partecipare a un progetto pilota nazionale di scoperta del territorio attraverso le eccellenze agroalimentari lungo uno dei cammini storici e di fede più noti. Si terrà infatti domenica 23 novembre a Prepotto “Gli itinerari dell’Identità agricola collettiva lungo il Cammino Celeste”, evento promosso dal Comune di Prepotto e dal Coordinamento delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia, guidati da Mariaclara Forti e Tiziano Venturini, che è anche vicepresidente nazionale dell’Associazione. A piedi e in bicicletta, su itinerari di varia difficoltà, i partecipanti potranno salire fino al Santuario mariano di Castelmonte, luogo di fede millenaria, sul percorso del Cammino Celeste che unisce Aquileia al Monte Lussari. Previste tappe enogastronomiche in cui scoprire le eccellenze territoriali, assaggiarle e se si vuole anche comprarle. Il tutto in collaborazione con Pro Loco Prepotto e Cammino Celeste, PromoTurismoFvg – Io sono Friuli Venezia Giulia, Associazione nazionale Città dell’Olio, Federcammini e Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia.
“Un progetto pilota – spiega Venturini – pilota a livello nazionale che trova la sua prima attuazione qui in regione e a Boca in provincia di Novara. Punta a uno sviluppo territoriale locale sostenibile con particolare riferimento alla cultura e alla civiltà agricola e allo sviluppo dell’economia rurale, alla promozione delle specificità locali e alla difesa dei sistemi agricoli tradizionali”. “Siamo pronti – gli fa eco il primo cittadino – ad accogliere i partecipanti per accompagnarli alla scoperta delle eccellenze culturali, enoiche e gastronomiche del nostro territorio. Prepotto-Terra dello Schioppettino è noto per la propria produzione vinicola fra cui spiccano lo Schioppettino di Prepotto e lo Schioppettino di Cialla, ma nell’occasione verrà presentata la coltura dello zafferano e verranno fatte degustare le produzioni locali di miele, millefiori, tiglio e castagno. Inoltre, dall’ispirazione data da questa giornata speciale nasce la zuppa francescana. Fra le tappe più attese la visita al borgo di Centa, alla Chiesa di San Pietro di Chiazzacco e alle nuove sale del Santuario solo recentemente aperte al pubblico. Il tempo a disposizione non sarà tanto, ma si vuole lasciare a chi parteciperà, grazie all’ausilio delle nostre guide, una sintesi di alcuni dei nostri posti più belli che in seguito potranno essere rivisitati e la loro conoscenza approfondita ”.

Grappoli di Schioppettino di Prepotto e Cialla.

IL PROGETTO – La giornata rientra nel protocollo di Intesa firmato tra Associazione nazionale Città del Vino, Associazione nazionale Città dell’Olio, FederCammini e Unpli. Questa progettualità congiunta “Gli Itinerari dell’Identità Agricola Collettiva” punta a realizzare 5 itinerari pilota in 5 regioni d’Italia da fare a piedi e in bicicletta che comprendono la visita a luoghi di interesse culturale o ambientale, esperienze oleo-eno-turistiche ed enogastronomiche, attività didattiche/educative, accoglienza rurale e ospitalità diffusa e acquisto di prodotti del territorio. Gli itinerari toccheranno luoghi simbolici e fortemente identitari e mireranno alla promozione e valorizzazione anche di luoghi e risorse del territorio meno conosciuti e frequentati in termini turistici al fine di favorire una decompressione dall’eccesso di turismo. In tal senso è stato scelto il tratto di Cammino Celeste che attraversa la Città del Vino di Prepotto (celebre proprio per il suo Schioppettino), dove la coltivazione dell’olivo è sempre più presente e si trova il Santuario castellano a cui tutti i Friulani, e non solo, guardano con devozione.

A PIEDI – A piedi previsti due gruppi. Il gruppo A percorrerà circa 10 km con dislivello di circa 500 metri e si ritroverà alle 8.30 ad Albana nei pressi del Ponte dello Schioppettino. Il gruppo B percorrerà circa 4 km per un dislivello di circa 280 metri, ritrovo alle 9.30 a San Pietro di Chiazzacco. Per tutti benvenuto con caffè, tè caldo e dolci del panificio Codromaz. Dopo la partenza, vsita al borgo di Centa e alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Alle 10 visita alla chiesa di San Pietro di Chiazzacco. Qui Matteo Bellotto presenterà lo Schioppettino di Prepotto. Inoltre degustazione del miele di Prepotto. Poi partenza per Castelmonte e lungo il cammino visita alla coltivazione di zafferano. Tra le 12 e le 13 arrivo a Castelmonte. Visita alle nuove sale del Santuario e presentazione del Cammino Celeste. Ristoro finale con zuppa francescana e prodotti del territorio accompagnati da Schioppettino di Prepotto e altre eccellenze vinicole di questo angolo dei Colli orientali del Friuli. Castagnata finale. Dalle 15 rientro a piedi o in pulmino (da prenotare).

La bellissima San Pietro di Chiazzacco.

IN BICICLETTA – Unico gruppo per chi viene in bicicletta di circa 16 km per un dislivello di circa 600 metri. Ritrovo alle 9.30 nel parcheggio di fronte al Municipio di Prepotto. Per tutti benvenuto con caffè, tè caldo e dolci del panificio Codromaz. Alle 10 partenza con escursione panoramica della vallata del Judrio fino a Castelmonte. Visita alla chiesa di San Pietro di Chiazzacco. Qui ancora Bellotto presenterà lo Schioppettino di Prepotto. Inoltre, degustazione del miele di Prepotto. Poi partenza per Castelmonte e lungo il cammino visita alla coltivazione di zafferano. Tra le 12 e le 13 arrivo a Castelmonte. Visita alle nuove sale del Santuario e presentazione del Cammino Celeste. Ristoro finale con zuppa francescana e prodotti del territorio accompagnati da Schioppettino di Prepotto e altri vini di pregio. Castagnata finale e dalle 15 rientro sulle proprie biciclette.

LE ISCRIZIONI – Informazioni e prenotazione obbligatoria entro giovedì 20 novembre contattando la Pro Loco di Prepotto: prepottoproloco@gmail.com, telefono 328.6983865. Quota di partecipazione € 6 a persona comprensivo di ristori e assicurazioni. In caso di maltempo, l’evento si svolgerà a Castelmonte a partire dalle ore 11.

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In copertina, il suggestivo borgo di Castelmonte con il celebre e amato Santuario mariano.

Enoturismo, un giro d’affari che rasenta i 3 miliardi di euro: sabato a Rauscedo le Città del vino Fvg in assemblea celebreranno la sua Giornata mondiale

(g.l.) Il turismo della vite e del vino in Italia rasenta un giro d’affari di 3 miliardi di euro, tanto che ogni fruitore ne spende ogni anno mediamente 400. Un fenomeno importante, in grande e continua crescita, del quale si parlerà l’8 novembre in Friuli Venezia Giulia. Anche nella nostra regione si celebrerà, infatti, la Giornata mondiale dell’Enoturismo, per cui sindaci, amministratori comunali, presidenti di Pro Loco e amici delle Città del Vino sono stati invitati, sabato prossimo, al Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center. Ospite nella frazione di San Giorgio della Richinvelda – capitale mondiale delle barbatelle – l’assessore regionale alla Politiche agricole e forestali, Stefano Zannier, la giornata vedrà anche l’Assemblea regionale delle Città del vino Fvg, nonché un momento di premiazione delle cantine regionali e dei nuovi Ambasciatori dell’associazione nazionale guidata da Angelo Radica.

Tiziano Venturini


«Una location perfetta – commenta il vicepresidente nazionale delle Città del Vino e coordinatore regionale del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini -, che unisce tradizione e innovazione, in un territorio dall’alta vocazione vinicola. Oltre che dei Vivai, saremo ospiti del sindaco Michele Leon e della sua Amministrazione per questo momento in cui non solo analizzeremo il futuro dell’enoturismo a livello nazionale e internazionale, ma anche racconteremo il successo delle attività che abbiamo organizzato sul territorio regionale lungo questo anno. D’altronde, quello dell’enoturismo è un fenomeno che continua a registrare una crescita nel suo valore: basti pensare che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino, vale oltre 2,9 miliardi di euro, con una crescita del 16% del 2004 sul 2023 e con una spesa media, per singolo turista, di 400 euro”. Il sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Michele Leon, sottolinea come questa iniziativa rappresenti “un riconoscimento importante per il nostro territorio, cuore pulsante della viticoltura e dell’innovazione agricola, ma anche un’occasione per valorizzare la nostra identità e la cultura dell’accoglienza».


Dati aggiornati relativi a questo 2025 che si va a chiudere verranno forniti nella prima parte della giornata. “Il futuro della proposta enoturistica: cambiamenti in atto e buone prassi” è infatti il titolo del momento informativo con Iole Piscolla responsabile Progetti speciali e Turismo di Città del Vino e con Francesco Marangon docente Università di Udine e Ambasciatore delle Città del Vino. A seguire l’Assemblea delle Città del Vino Fvg: andamento e prospettive dell’Associazione a livello nazionale e regionale, i progetti del 2025 e il programma per il 2026. Poi riconoscimento alle Aziende vitivinicole della Regione premiate alla 23ma edizione del Concorso Enologico Internazionale di Città del Vino e il saluto ai nuovi Ambasciatori delle Città del Vino. A seguire visite guidate alla struttura dei Vivai e momento conviviale.
In totale, i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 41: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Cividale del Friuli, Cervignano del Friuli, Chiopris Viscone, Codroipo, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moimacco, Moraro, Nimis, Monrupino – Repentabor, Muggia, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, Remanzacco, Ronchi dei Legionari, San Dorligo della Valle-Dolina, San Floriano del Collio – Števerjan, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Sgonico – Zgonik, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco attive in altrettanti Comuni già Città del Vino: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Ronchi dei Legionari, Manzano e Latisana.

Vivai Cooperativi Rauscedo Research Center

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In copertina, vivai di barbatelle nella frazione di San Giorgio della Richinveldia.

Pordenone Artandfood Young, c’è grande attesa per il verdetto delle giurie: in gara studenti di 9 istituti di enogastronomia di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Ferrara

C’è grande attesa per il verdetto delle Giurie che decreteranno i vincitori del Concorso Pordenone Artandfood Young, progetto promosso dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine nell’ambito del Festival che mette al centro le eccellenze del Friuli Occidentale in tema di “food”: prodotti, professionisti, formazione e innovazione. Su questa linea si sono mossi i nove Istituti professionali del ramo enogastronomico con sede in Friuli Venezia Giulia, Veneto e a Ferrara, che per questa sesta edizione, coordinata dal “maestro dei maestri” della pasticceria Danilo Freguja, hanno aderito con entusiasmo a una kermesse che ha visto sfidarsi tre gruppi di giovanissimi e concentratissimi concorrenti distinti nelle sezioni di cucina, pasticceria e bartender, in gara presso le strutture d’avanguardia di Electrolux Professional a Pordenone, partner del progetto, durante la mattinata di mercoledì 29 ottobre.


Molto attente e soddisfatte le Commissioni giudicanti, formate esperti scelti tra i migliori alfieri del settore nel territorio pordenonese, che guardano con attenzione a questa giovane generazione di professionisti per un comparto sempre alla ricerca di nuove figure preparate e appassionate di questo mestiere, parte di un importantissimo asset del “made in Italy” oltre che del Friuli Venezia Giulia.
Resta ora la suspense per i verdetti del Concorso, che premieranno i migliori tre piatti, dessert e cocktail presentati, con l’aggiunta anche di alcuni riconoscimenti speciali: appuntamento venerdì 31 ottobre alle 18.30 a Palazzo Montereale Mantica a Pordenone per l’evento finale, che accoglierà come ospite d’onore il grande campione Antonio Cabrini. Nell’intervista, che sarà curata dal giornalista Alberto Bertolotto, Cabrini porterà la sua esperienza nel “fare squadra” in una professione che richiede costanza e sacrificio, caratteristiche che, oltre che allo sport, si possono facilmente applicare anche alla cucina, con le sue “brigate” dirette dagli chef (invece che da un coach o mister), attraverso percorsi di studio, training e aggiornamento continuo. Un parallelismo interessante da proporre ai giovani che si stanno preparando per intraprendere questa carriera, ma anche al pubblico.

Info online sul sito www.pordenonewithlove.it e sulle pagine social del festival.

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In copertina e all’interno alcune immagini del concorso enogastronomico per studenti.