LA RICETTA – “Brut brustulat” ovvero “brodo de becchi”

di Roberto Zottar

Nella rivisitazione di piatti caratteristici della tradizione, che stanno tornando di moda, non posso dimenticare il brodo finto nelle molte varianti di “brȗt brustulât”, “brȗt brusât”, “brodo brustolà” o “Einbrennsuppe”, da Einbrenn che è il roux in tedesco, cioè il soffritto di farina tostata nel burro che è alla base di questa zuppa.
Questo brodo era detto anche “brodo de becchi”, cioè brodo dei cornuti, perché è una ricetta da farsi all’ultimo momento quando la moglie tornava a casa tardi senza aver avuto tempo di cucinare a lungo, e non voleva farlo sapere al marito. In altre regioni d’Italia, a questo proposito, c’è un altro piatto semplicissimo, povero di ingredienti anche se gustoso, la “pasta dei cornuti” che altro non è che la comunissima pasta al burro. Anche se oggi questo piatto è molto apprezzato nonostante la sua semplicità, sembra che anticamente per un uomo vedersi servire questa pietanza era una vera e propria offesa. Non è chiaro il motivo per cui le corna siano simbolo dell’infedeltà coniugale, ma qualcuno suggerisce che l’aggettivo cornuto, nel senso di tradito, derivi dal maschio della capra, dotato di corna e detto anche becco, la cui compagna sembra sia nota per la disinvoltura con cui cambia partner.

Tornando in cucina, la contessa Perusini lo annovera tra i piatti di magro di vigilia, Piero Adami scriveva invece di un “brȗt brusât” che prevede l’aggiunta alla base di farina soffritta nel burro, anche di patate lesse oltre ad acqua e sale, e, a piacimento, anche di un bicchiere di vino nero. Se il soffritto era a base di farina di granoturco lo chiamava “zûf brusât”. Molti lo aromatizzano con kümmel o fior di finocchio.
Questo piatto povero è stato rivisitato e riscoperto anche dal grande Gianni Cosetti che proponeva un raffinato “brȗt brusât” dove alla farina tostata nocciola venivano aggiunti acqua e latte, e con il suo estro culinario prevedeva poi una grattata di tartufo.
Oggi vi propongo un “brut brustulât” di uno chef stellato di Cormons, che invece di acqua o latte usa un brodo di carne leggero.

Procedimento:
Soffriggete in 250 g di burro, 150 g di farina 00 e 125 g di farina di polenta. Dovete cucinare per 20-25 minuti ottenendo quello che si chiama un roux nocciola. Con molta attenzione aggiungete due litri e mezzo di brodo bollente e cucinate ancora per una decina di minuti. Salate se necessario, aromatizzate con un trito di maggiorana e finocchietto selvatico e una macinata di pepe. Otterrete una zuppetta scura, densa, profumata, sapida, molto gustosa e corroborante che servita in tazze. Ben si adatta come entreé anche di una cena raffinata.  Volendo, si può accompagnare con frittatine o quenelle di ricotta cotte al forno.

Vino:
Un Friulano (ex Tocai) o un Merlot leggero delle nostre Doc.
Buon appetito!

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In copertina, il gustoso piatto.

 

In ritardo (ma buona) la vendemmia dopo quella super-precoce

di Giuseppe Longo

L’anno scorso, alla data odierna, la vendemmia in Friuli era già cominciata da cinque giorni. Era, infatti, partita con un anticipo eccezionale il 13 agosto. Non è il caso del raccolto 2019 che – annotavamo qualche giorno fa, soffermandoci sulla determinazione dei prezzi delle vinacce -, avverrà in tempi più in linea con le epoche tradizionali. Anzi, piuttosto posticipato rispetto alla media degli ultimi anni, escluso appunto il 2018, super-precoce, che ha una storia tutta sua. La quantità sarà più contenuta, complice soprattutto una primavera da dimenticare che ha condizionato anche parte della fioritura, ma la qualità si annuncia generalmente buona. Addirittura meglio di come si sarebbe potuto ipotizzare, tenendo conto delle difficilissime premesse. E una “fotografia” fedele dell’annata in corso potrà essere scattata durante il consueto incontro pre-vendemmiale che Assoenologi Fvg, sotto la guida di Rodolfo Rizzi, tiene ogni anno nella seconda quindicina di agosto – l’appuntamento è annunciato per martedì 27, alle ore 18.30, a villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo -, anticipando le stime che saranno delineate dalla sede nazionale per tutt’Italia e quindi anche per la nostra regione. Proprio in quell’occasione, dati “ufficiali” alla mano, si potrà parlare di percentuali in meno: adesso è meglio soprassedere, anche perché i numeri in questa fase hanno un valore relativo. La vera conta è nei tini, anzi nelle botti. Per ora è più utile e prudente fare un’analisi di tipo generale, facendo riferimento soprattutto alle prospettive riguardanti la qualità.

Innanzitutto, bisogna riconoscere che poter parlare di buona vendemmia quest’anno è già qualcosa di veramente singolare. Perché le premesse, abbiamo appena detto, sono state disastrose. Infatti, un mese di maggio così freddo e piovoso, da non ricordarne di simili, aveva fatto accumulare dal Vigneto Fvg un clamoroso ritardo vegetativo, per cui anche la fioritura è avvenuta posticipata di due settimane abbondanti rispetto a quella dell’anno precedente, in pieno svolgimento già nell’ultima decade di maggio: a Cantine Aperte era in pieno sviluppo. E il concomitante maltempo ha influito in negativo sulla formazione dei grappolini, per cui ecco uno dei motivi del sensibile calo produttivo che si annuncia. Fortunatamente, l’estate partita con il turbo ha fatto recuperare almeno in parte il gigantesco ritardo e il caldo africano delle settimane successive – pur mal tollerato dal vignaiolo – ha dato una vera e propria “spinta” alla vite, nonostante a un certo punto si sia verificato uno squilibrio idrico (fino a poche settimane prima i terreni erano in ammollo…) dovuto alla pressoché totale e perdurante mancanza di piovosità, cosa che è stata mitigata soltanto dai temporali più recenti che purtroppo, ma in aree grazie al Cielo circoscritte, sono stati accompagnati anche da forti grandinate e da venti impetuosi. In generale, lo stato sanitario dei vigneti e quindi dei grappoli appare soddisfacente, anche se il controllo delle malattie funginee specie nei primi stadi vegetativi è stato difficile, e pure questo è indice di buona qualità per i futuri vini.

Con queste premesse, quindi, parlare di vendemmia agostana è pressoché impossibile, se non limitata a poche zone, ma comunque a fine mese, soprattutto per le uve “base spumante” (Chardonnay e Pinot bianco), e quindi Prosecco, per le quali peraltro è richiesto un grado di maturazione non troppo accentuato. Per il resto, specialmente sui rilievi – e cioè Collio, Colli orientali e Carso -, bisognerà aspettare i primi giorni di settembre anche per le varietà bianche più precoci, come il Sauvignon che sicuramente sarà il primo a essere pigiato. Quello che l’anno scorso sul Collio fu raccolto appunto il 13 agosto! Seguiranno Pinot bianco e grigio, Friulano – il vecchio Tocai che ancora non ci siamo abituati a chiamare con il nome sostitutivo dopo il famoso “scippo” ungherese – e Ribolla gialla, vino-rivelazione degli ultimi tempi soprattutto se tradotto in bollicine. Pressoché contestuale potrebbe essere la vendemmia di Pinot nero (ovviamente se non sarà destinato alla spumantizzazione), Merlot e Cabernet, mentre per Schioppettino di Prepotto e Refosco dal peduncolo rosso bisognerà aspettare settembre inoltrato. Per il Refosco di Faedis si arriverà addirittura a fine mese se non ai primi di ottobre, quando sarà anche la volta – ma anche più in là, essendo in uso almeno un modesto appassimento sulla pianta – del Verduzzo, per la produzione del Ramandolo, e del Picolit, entrambi protetti dalla Docg. E’ chiaro che le epoche di raccolta ipotizzate sono del tutto indicative, perché molto dipenderà dalle varie zone, se di pianura – Grave, Isonzo, Annia, Aquileia, Latisana – o di collina, e soprattutto dall’andamento meteorologico delle prossime settimane.

Una considerazione importante, però, ci pare di poter trarre fin d’ora. Anche se la quantità, come dicevamo, sarà meno generosa dello scorso anno, e questo non è un male viste le premesse, sul fronte qualitativo si può ipotizzare l’ottenimento di vini armonici e profumati, specialmente per i bianchi a cominciare dal Sauvignon che in fatto di aromi non è secondo a nessuno. Le ondate di caldo anticiclonico, se non con sporadici ritorni, dovrebbero essere finite, per cui le notti notevolmente allungate dovrebbero consentire proprio quell’escursione termica tanto preziosa per creare nel grappolo che sta maturando un significativo corredo aromatico che si trasferirà poi nel vino grazie anche alle mitigate temperature di fermentazione che, invece, l’anno scorso erano difficili da controllare, essendo caldissima anche la vendemmia, specialmente nelle cantine prive di adeguati impianti di refrigerazione.
Osservazioni che ci vengono dunque “di getto” a diversi giorni ancora dall’inizio della stagione dei raccolti. Ma per saperne di più, sarà bene aspettare appunto l’ormai imminente summit degli enologi, tecnici titolati a fornire un quadro puntuale ed esauriente su quest’annata davvero “miracolata”. Che però, nonostante la partenza molto negativa, non dovrebbe per nulla deludere il produttore, ma neanche il consumatore e l’appassionato che amano i vini Made in Fvg.

Pinot grigio sui Colli orientali.

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In copertina, il Sauvignon (spumanti esclusi) sarà sicuramente la prima varietà bianca a essere raccolta.

Il “re 2019” della Riviera Friulana? Puntin di Aquileia

di Gi Elle

La Riviera Friulana, quella famosa per i vini Doc Aquileia, Annia e Latisana – tutte precedute da qualche anno da quella parolina “magica” che è Friuli – ha il suo “re”. Ed è Dario Puntin, la cui Cantina ha sede proprio nella “città romana” ed è risultata la Miglior Azienda 2019 nella 58ma Selezione dei vini di Aquileia e della Riviera Friulana. Sarà premiata assieme a tutte le altre Cantine che si sono ben classificate – alta la qualità riscontrata dalle commissioni di assaggio! – nell’ambito della 5a Festa del Refosco dal Peduncolo rosso che si terrà il 31 agosto a Scodovacca.
Applausi e congratulazioni, dunque, fin d’ora alla Cantina Puntin – che coltiva quattro ettari di vigneto specializzato e produce 32.000 bottiglie l’anno di sette vini diversi – risultata, appunto, la Migliore Azienda della Riviera Friulana per il 2019 che vince il Premio speciale “Marco Gottardo” conferito proprio all’azienda i cui vini ottengono il punteggio medio più elevato. Questo è il risultato della seduta di assaggio tenutasi pochi giorni fa nella suggestiva barricaia di Ca’ Vescovo, a Terzo di Aquileia, che ha visto riuniti oltre 50 esperti-degustatori, ai quali era stato affidato l’importante compito di esprimere i giudizi sui campioni presentati alla 58ma edizione della “Selezione del vino di Aquileia e della Riviera Friulana”.

La sala degustazione; sotto, parla Franco Clementin che ha accanto Rodolfo Rizzi e Matteo Lovo.


Oltre alla Cantina Puntin, sono stati premiati i produttori che hanno ottenuto i massimi punteggi nelle diverse categorie: “Vini bianchi tranquilli” (Friulano Doc Friuli Aquileia 2018, Puntin di Aquileia); “Vini bianchi aromatici” (Sauvignon blanc Doc Friuli 2018, Le Favole di Carlino); “Vini bianchi frizzanti o spumanti” (Moscato giallo Spumante, Lorenzonetto Cav. Guido di Latisana); “Vini rossi” (Cabernet franc, Doc Friuli 2018, Fattoria Clementin di Aquileia e a, pari merito, Rosso “Atrum” Igt Trevenezie 2016, Valpanera di Fiumicello Villa Vicentina); “Refosco dal peduncolo rosso” (Riserva Doc Friuli Aquileia 2013, Valpanera).

«È la prima volta, nella lunga storia della Selezione, che una percentuale così alta di vini, il 70 per cento, supera la soglia degli 80/100, dato che indubbiamente riflette un aumento della qualità diffusa in tutta l’area delle Doc Friuli Aquileia, Latisana e Annia – sottolinea Franco Clementin, presidente della Doc Friuli Aquileia -. Il Friulano, le varietà aromatiche come Sauvignon, Traminer e Malvasia, i rossi e in particolare il Refosco dal peduncolo rosso sono i vini che hanno ottenuto i punteggi più alti, a conferma della forte vocazione del territorio per queste varietà. Non a caso, il Consorzio Friuli Aquileia ha sempre creduto, valorizzato e promosso i vini aromatici e il Refosco dal peduncolo rosso. L’elevato numero di campioni presentati, di aziende partecipanti (una trentina) e di degustatori presenti – conclude Clementin – mettono in luce l’importanza che la Selezione ha sia per le aziende della Riviera che per i tecnici del settore».

Ottimi sia i bianchi che i rossi. 

Come si diceva, la seduta di degustazione aveva avuto quale cornice la barricaia della Tenuta Ca’ Vescovo e il suo obiettivo era quello di far conoscere, valorizzare e promuovere – proprio attraverso la Selezione – le migliori produzioni dei territori della Riviera Friulana, nonché di premiare e stimolare lo sforzo delle aziende vitivinicole delle Doc Friuli Aquileia, Latisana e Annia al fine di puntare a un continuo miglioramento qualitativo dei loro prodotti.
I degustatori, nel loro lavoro, erano guidati dal vicepresidente e responsabile delle degustazioni di Assoenologi Fvg, Matteo Lovo, suddivisi in 10 commissioni. Ciascuna commissione ha assaggiato 14-15 vini per un totale di 148 campioni suddivisi in 5 categorie (vini bianchi tranquilli, vini bianchi aromatici, vini bianchi spumanti e frizzanti, vini rossi e Refosco dal peduncolo rosso). Il punteggio di oltre 80/100 è stato superato da 65 vini bianchi e 38 rossi. Alla importante riunione tecnica era intervenuto anche il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi, il quale si è complimentato con il presidente della Doc Aquileia, Clementin, per il livello qualitativo raggiunto dalla produzione locale, ma anche per l’importanza che in oltre cinquant’anni ha conquistato la Selezione della Riviera.

La squadra del servizio dei vini resi anonimi ai tavoli delle commissioni.

Infine, proprio per la seduta di assaggio, un paio di dati interessanti. Per le degustazioni, organizzate dal Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Aquileia in collaborazione con i Consorzi Friuli Latisana e Friuli Annia, sono stati utilizzati circa 1.000 calici e sono state impiegate 10 persone per il servizio: tutte non professioniste – va sottolineato -, ma che hanno svolto il loro compito nel migliore dei modi, meritando l’apprezzamento degli esperti seduti al tavolo che era stato loro assegnato.
Come dicevamo all’inizio, la cerimonia di premiazione si terrà – così era avvenuto anche l’anno scorso – nel corso della bella e importante Festa del Refosco dal Peduncolo rosso, organizzata per la quinta volta dal Comune di Cervignano e che si terrà appunto sabato 31 agosto a Scodovacca nel fresco e suggestivo parco di Villa Chiozza, la storica dimora legata al ricordo del grande Louis Pasteur.

Infine, due foto ricordo della seduta.

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In copertina, ecco Dario Puntin, miglior produttore 2019, nei suoi pregiati vigneti di Aquileia.  

 

LA RICETTA – Cjarsons con San Daniele

di Gi Elle

Si sono appena spenti i riflettori su Aria di Festa, la celebre manifestazione tutta dedicata al famoso prosciutto crudo di San Daniele. Alla quale su friulivg.com avevamo riservato la consueta “Ricetta del sabato” , che oggi replichiamo su questo nuovo sito che si occupa pure di enogastronomia: un piatto sicuramente gustoso, all’insegna della nostra tradizione. Attingendo infatti alla cucina popolare friulana, o meglio ancora a quella carnica, ecco il prosciutto di San Daniele che entra come componente di primo piano nei famosi “ciarsons”, protagonisti proprio pochi giorni fa della bellissima festa di Sutrio: un piatto semplice, ma ricco nel contempo, dai mille sapori. Lo abbiamo trovato curiosando sul sito www.ariadifesta.it. Eccolo, come sempre per quattro persone:

“Il tipico piatto della festa. È così che potremmo definire i Cjarsons o Cjalzons, i ravioli dalle mille varietà, capaci di raccontare la vita, le tradizioni e le tante sfaccettature di un territorio, la Carnia, meglio di un libro di storia. Non esiste infatti un’unica ricetta di questa specialità, che le donne carniche usavano preparare l’ultimo giovedì di gennaio come buon augurio per i raccolti futuri e che è diventata un caposaldo delle celebrazioni e ricorrenze a tavola. Se ne possono trovare di dolci o salati, alle erbe aromatiche o semplicemente con patate, cannella e uvetta sultanina, oppure ricotta affumicata e spinaci. Insomma farciti con tutto quello che la dispensa e la natura potevano offrire, tanto che le versioni differivano non solo di vallata in vallata, di campanile in campanile, ma addirittura di casa in casa. A tanta varietà culinaria abbiamo voluto contribuire anche noi, proponendo una ricetta che potesse contare sull’inconfondibile sapore del nostro ingrediente preferito: il Prosciutto di San Daniele.

“Cjarsons con San Daniele”

Ingredienti per la pasta:
250 g di farina 00
Acqua tiepida
1 uovo
Sale qb

Ingredienti per il ripieno:
3 patate
150 g Prosciutto di San Daniele
1 cipolla
Burro qb
Sale qb

Ingredienti per il condimento:
Burro qb
Parmigiano qb
Un pizzico di cannella

Preparazione:
Iniziate impastando la farina con dell’acqua tiepida e un pizzico di sale. Lavorate bene e lasciate riposare per circa mezz’ora. Lessate le patate e, quando saranno pronte, passatele nello schiacciapatate. In una padella fate dorare nel burro la cipolla tritata, aggiungete il prosciutto tagliato a dadini e rosolate brevemente. Unite la purea, aggiustate di sale e mescolate.
Stendete la pasta e ricavatene, con l’aiuto di un bicchiere, dei dischetti nel cui centro disporrete il ripieno di patate. Sbattete l’uovo, spennellatelo sui bordi dei dischi di pasta, richiudendoli poi a mezzaluna. Buttate i “cjarsons” in acqua bollente salata e, quando saranno venuti a galla, serviteli conditi con burro fuso, parmigiano e un pizzico di cannella.

Vino:
Un fresco Friulano dei Colli orientali. Ma se preferite un rosso va benissimo anche un giovane Merlot della stessa Doc.

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In copertina, i “cjarsons” preparati con il prosciutto di San Daniele.

 

 

Che cambio d’abito per la Cantina Produttori Cormons!

di Claudio Soranzo

Dev’essere buono il contenuto, ma bello anche il contenitore. Sotto questo aspetto la Cantina Produttori Cormons non ha rivali. Dopo aver prodotto un ottimo “Vino della Pace” e realizzato delle etichette artistiche, a concludere l’operazione restyling dell’importante “wine cellar” collinare è stata la nuova tinteggiatura degli edifici di produzione, amministrazione e vendita diretta.
A inaugurare il new look l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Zannier, assieme ai vertici della Cantina e all’Area manager della Boero Bartolomeo Spa di Genova, che ha eseguito la nuova tinteggiatura con una tonalità grigio scuro per le costruzioni basse e oro per il “cubo” centrale con la gigantesca scritta “Cormòns” in rilievo in grigio. Un bellissimo colpo d’occhio per chi arriva dalla via Vino della Pace, con il color oro che contiene delle particelle di metallo che rifrangono la luce solare, al punto che in alcuni momenti della giornata l’effetto sulla vernice è formidabile, e si vede anche da lontano. Particolarmente affascinante poi al tramonto. Nel corso dell’opera è stato pure restaurato l’affresco che raffigura lo stemma di Cormòns, nonché vecchio logo della Cantina.

Ecco l’assessore regionale Zannier con i vertici della Cantina cormonese.

Una tonalità, la nuova, che ricorda la preziosità dei vini, il forziere del “Vino della Pace” e delle botti decorate dagli artisti, e l’oro antico del Picolit. L’azienda Boero ha un particolare legame con il Friuli Venezia Giulia, in quanto possiede anche il marchio Veneziani, quello delle note vernici navali sorto a Trieste nel 1863. Ai primi del ‘900 direttore commerciale della Veneziani e poi manager della filiale inglese fu nientemeno che lo scrittore Italo Svevo (Ettore Schmitz). Sposato con Livia Veneziani, passava spesso le vacanze nella villa di Lucinico, il paese del presidente della Cantina, Filippo Bregant. Lo scorso novembre, per la prima presentazione del libro “Il ricettario di casa Svevo”, i numerosi brindisi sono stati fatti con alcuni spumanti offerti dalla Cantina stessa.
Così ora, dopo aver cambiato il logo dell’azienda, il packaging (vincendo alcuni premi al Vinitaly 2018) ed essersi messa l’abito elegante, la Cantina Produttori Cormons corre più spedita verso altri traguardi, riguardanti la produzione di alcuni dei migliori vini del territorio, capitanati da un “Vino della Pace” non più ricavato da centinaia di barbatelle  arrivate a Cormons da ogni parte del mondo, ma da un blend studiato alla perfezione. Un uvaggio che rappresenta la punta di diamante della produzione, formato da un mix di cinque varietà, sapientemente dosate, che possa diventare il vino di riferimento della Città di Cormons, capoluogo indiscusso del vino regionale. Cinque grandi bianchi del territorio mixati con armonia intorno al 30% di Friulano, un altro 30% di Chardonnay, un buon 20% di Malvasia e il rimanente 20% quasi equamente diviso fra Pinot bianco e Ribolla gialla. Il vino ricavato ha riposato per 12 mesi in botti di quercia di tre essenze diverse e 6 mesi in bottiglia. La prima bottiglia della nuova produzione, vendemmia 2017, era stata stappata all’Enoteca di Cormòns lo scorso 14 maggio in occasione della presentazione ufficiale del nuovo vino, con la nuova etichetta su cui è riprodotto un disegno realizzato dal maestro Roberto Capucci, stilista di fama mondiale.

Alcune bottiglie da collezione e lo storico marchio restaurato.

Durante il brindisi inaugurale il nuovo direttore generale della Cantina Alessandro Dal Zovo ha ricordato che la prestigiosa guida Gilbert & Gaillard ha conferito il Gold award nell’International challenge del 2019 proprio al “Vino della Pace”, come pure al Pinot grigio e al Friulano Doc Collio, prodotti dall’azienda cormonese. Nel giro in cantina abbiamo pure ammirato alcune botti dipinte da artisti di fama, che fanno della “wine cellar” una vera e propria galleria d’arte enoica.

Preziose botti decorate.

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In copertina, come ora si presenta all’esterno la Cantina Produttori.

Colli orientali, progetto a Savorgnano per valorizzare Friulano, Refosco e Passito

di Giuseppe Longo

Quella di Savorgnano del Torre, la frazione più a nord del vasto Comune di Povoletto, è una fra le più importanti aree vitivinicole dei Colli orientali del Friuli, dove si producono vini rinomati che beneficiano, su splendide colline baciate tutto il giorno dal sole, di favorevoli condizioni climatiche, ideali per la coltivazione della vite che qui avviene da tempi remoti.
Ora sulla scena dell’agricoltura locale si affaccia un interessante progetto che ha appunto quali protagonisti Savorgnano del Torre ed i suoi vignaioli. “Crediamo – dicono infatti i suoi promotori – sia venuto il momento di presentarci, ma soprattutto di parlare del territorio in cui affondano profonde le nostre radici, i nostri vini e la nostra passione”.
Savorgnano del Torre, le sue colline e le aziende vitivinicole che hanno deciso di partecipare a questo progetto, invitano pertanto a partecipare all’incontro che si terrà oggi 10 giugno, nella sede dell’azienda agricola “Perini”, in via dei Vigneti, alle ore 18.30. La serata sarà riservata soltanto agli esperti del settore vino e della ristorazione: offrirà l’occasione per degustare tre grandi vini della località, come il Friulano (cioè l’ex Tocai) , il Refosco e il Passito delle aziende Genio, Marco Sara, Perini, Pinat e Sara&Sara. Alla manifestazione interverrà anche Matteo Bellotto che presenterà il suo libro “Storie di Vino e di Friuli Venezia Giulia”.
Una bella e importante iniziativa, dunque, voluta da cinque produttori appassionati e volta alla conoscenza e alla valorizzazione di questo angolo dei Colli orientali, una delle zone più prestigiose del Vigneto Fvg, tant’è che tutte le zone Docg sono proprio al suo interno, a cominciare da quella vicinissima di Ramandolo che è stata la prima nella nostra regione ad essere premiata dalla denominazione di origine controllata e garantita. E anche Savorgnano avrebbe le caratteristiche per istituire un “cru” tutto suo appunto all’interno della più vasta zona Doc e puntare, quindi, a un ulteriore rilancio e valorizzazione dei suoi vini, a cominciare dal celebre Passito. L’esempio potrebbe essere fornito anche dalle felici esperienze compiute con il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto, vino cui è stata appena dedicata ad Albana una bellissima manifestazione.

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In copertina e qui sopra viti di Refosco nell’attuale fase vegetativa e con i grappoli già maturi.