Nuova Pac sotto la lente di Cia Fvg oggi in un approfondimento tecnico a Codroipo

Organizzato da Cia Fvg – Agricoltori Italiani, si terrà a Codroipo, oggi 3 maggio, a partire dalle ore 18.30, nella sala Polifunzionale dell’Associazione Allevatori Fvg (via XXIX Ottobre, 9/B), un momento di approfondimento tecnico sulla nuova Politica agricola comunitaria (Pac). Ai saluti introduttivi del presidente dell’organizzazione agricola, Franco Clementin, faranno seguito gli interventi di Domenico D’Amato, direttore del Centro di Assistenza Agricola/Cia-Agricoltori Italiani Fvg (Gli ecoschemi); Pasquale Plicato, responsabile nazionale del Centro Assistenza Agricola (La condizionalità nella nuova Pac 2023-2027) e Karen Miniutti, della Direzione Centrale Risorse Agroalimentare della Regione Fvg (Interventi di sviluppo rurale nella nuova Programmazione). L’incontro sarà moderato dalla coordinatrice di Agricolae srl, Tamara Battistutta, mentre le conclusioni sono affidate a Stefano Zannier, assessore regionale riconfermato alle Risorse agroalimentari.

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In copertina, il presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani Franco Clementin.

 

Agrisolare senza vincolo di autoconsumo: Cia Fvg è grata al ministro Lollobrigida

«Il ministero si appresta a pubblicare un nuovo bando sull’agrisolare che supererà la criticità, ossia la necessità di estendere il concetto di autoconsumo e rendere la misura ancora più attrattiva». Così il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata alla Camera nella quale l’onorevole Giuseppe Castiglione chiedeva conto delle misure Pnrr che competono al Masaf.
«La scarsa adesione degli agricoltori al primo bando – spiega Franco Clementin, presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani -, era proprio causata dal fatto di non poter installare in azienda kWh eccedenti l’autoconsumo. Fin dal momento della discussione della misura ci eravamo detti fortemente perplessi anche perché, d’altro canto, assistiamo all’assalto delle campagne fertili da parte di imprese e Fondi che installano il fotovoltaico a terra a fini meramente speculativi che, tra l’altro, causano un irragionevole consumo di suolo. Ben venga dunque – conclude Clementin – questa nuova iniziativa ministeriale che, speriamo, veda presto la luce senza vincoli troppo stringenti».
Per quanto riguarda ancora l’agrisolare, Lollobrigida ha aggiunto che «le positive interlocuzioni informali che abbiamo avviato e concluso con la Commissione europea permetteranno di introdurre alcune importanti novità: l’incremento del contributo a fondo perduto concesso alle imprese agricole su tutto il territorio nazionale; l’introduzione del nuovo concetto di autoconsumo condiviso (comunità energetiche rinnovabili) e l’eliminazione totale, in diversi casi, del vincolo di autoconsumo».

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In copertina, agrivoltaico sui tetti di un allevamento caprino in Friuli Venezia Giulia.

Guerra, siccità e crisi bancarie mettono in ginocchio anche l’agricoltura Fvg

«Guerra, siccità, crisi bancarie, stanno impattando seriamente sull’intero sistema economico, agricoltura compresa. Siamo colpiti dall’aumento dei prezzi e dell’inflazione e questa instabilità si riversa su imprese e famiglie, senza considerare che l’emergenza siccità (il 30% delle colture è già oggi a rischio), soprattutto per gli agricoltori ma non solo, esige una politica di governo concreta e veloce come mai si è visto sino a ora», ha esordito Franco Clementin presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani esponendo la situazione dell’agricoltura regionale davanti al candidato alla presidenza del Friuli Venezia Giulia, Massimo Moretuzzo.

Moretuzzo e Clementin


«Chiediamo alla politica regionale diversi impegni nei primi 100 giorni del prossimo governo. Insistiamo su alcuni punti. Imprescindibile la difesa dell’agricoltura e dell’agroalimentare, settore trainante del Pil nazionale e regionale, ma anche contenitore di migliaia di posti di lavoro. Le aziende sono sempre pronte a impegnarsi sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione, sulla trasparenza, ma allo stesso modo aspettano risposte certe per il futuro. Grazie al Pnrr, finalmente, si potrebbero costruire infrastrutture più moderne per la gestione dell’acqua. Risale a diversi anni fa il progetto ideato dalla Federazione dei consorzi di bonifica per la realizzazione di invasi che non è mai stato recepito, ma che è indispensabile a fronte della siccità che ha distrutto i raccolti. Ora è venuto il tempo di un Commissario, altrimenti la situazione sarà disastrosa nell’estate prossima o, forse, già a partire dalla tarda primavera. Infine, non meno importante, chiediamo una diversa gestione del territorio (sull’agrovoltaico, sulle infrastrutture e sul consumo di suolo, ad esempio) e della fauna selvatica (cinghiali, caprioli, nutrie, cormorani) che mette a rischio la sicurezza delle persone», ha sottolineato infine Clementin.
Il candidato Moretuzzo ha ascoltato anche gli interventi dei presenti e ha espresso le sue critiche a quelli che, secondo lui, su questi argomenti sono stati gli errori dalla attuale Giunta regionale. Non sono mancate, infine, le proposte contenute nel programma della coalizione.

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In copertina, ecco i gravissimi effetti della siccità sulla coltura del mais.

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

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In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

Cia Fvg: priorità alla gestione delle risorse idriche e della fauna selvatica

Cia Fvg-Agricoltori Italiani ha deliberato un calendario di appuntamenti con i candidati alle elezioni regionali che si terranno nei giorni del 2 e 3 aprile. Massimiliano Fedriga, Alessandro Maran, Massimo Moretuzzo e Giorgia Tripoli saranno invitati a degli incontri che li vedranno protagonisti di uno scambio di idee con gli associati Cia Fvg. Chiare le priorità dell’associazione di agricoltori trasmesse tramite un documento ai candidati Presidenti delle quattro coalizioni in campo.

Franco Clementin


«Sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione della regione tra emergenze e crisi – riferisce il presidente Franco Clementin -. Guerra e siccità hanno impattato sull’intero sistema economico, mentre ci stavamo per riprendere dalla pandemia. Siamo colpiti dall’aumento dei prezzi e dell’inflazione e questa instabilità si riversa su imprese e famiglie, senza considerare che l’emergenza siccità (il 30 per cento delle colture è già oggi a rischio), soprattutto per gli agricoltori ma non solo, esige una politica di governo concreta e veloce come mai si è visto sino ad ora».
Cia Fvg chiede alla politica regionale diversi impegni nei primi 100 giorni del prossimo governo. «Insistiamo su alcuni punti – specifica Clementin –. Imprescindibile la difesa dell’agricoltura e dell’agroalimentare, settore trainante del Pil nazionale, ma anche contenitore di migliaia di posti di lavoro. Le aziende sono sempre pronte a impegnarsi sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione, sulla trasparenza, ma allo stesso modo aspettano risposte certe per il futuro. Grazie al Pnrr, finalmente, si potrebbero costruire infrastrutture per la gestione dell’acqua. Risale a diversi anni fa il progetto ideato dalla Federazione dei consorzi di bonifica per la realizzazione di invasi che non è mai stato recepito, ma che è indispensabile a fronte della siccità che ha distrutto i raccolti. Ora è venuto il tempo di un Commissario nazionale, altrimenti la situazione sarà disastrosa nell’estate prossima o, forse, già a partire dalla primavera in arrivo. Infine, non meno importante, chiediamo una diversa gestione della fauna selvatica (cinghiali, caprioli, nutrie, cormorani) che mette a rischio la sicurezza delle persone: è arrivato (e anche superato) il momento di passare ai fatti!», chiosa infine il presidente regionale di Cia.

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In copertina, esempio di irrigazione a goccia e qui sopra un branco di cinghiali.

 

 

 

Imprese e superfici in calo preoccupano Cia Fvg che critica la gestione idrica

Non si arresta la diminuzione del numero delle imprese agricole professionali in Friuli Venezia Giulia che nel 2020, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, sono 7.650 contro le 7.721 del 2019 (-0,9 per cento, in linea con il dato nazionale). Va peggio per la superficie agricola dalle stesse utilizzata che passa dai 174.056 ettari agli attuali 168.884 (-2,9 per cento, più del doppio del dato nazionale che è del -1 per cento).

Franco Clementin


«Questi numeri sono per noi motivo di preoccupazione, ovviamente – commenta Franco Clementin, presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani -. È vero che il 2020 è stato l’anno della pandemia, ma il trend della diminuzione pare inarrestabile. Spiace soprattutto perché questi dati sono riferiti alle aziende professionali, maggiormente strutturate, che si interfacciano direttamente con il mercato e che, dunque, dovrebbero essere quelle più resilienti, ma è il contesto nelle quali esse operano che, probabilmente, non ne favorisce lo sviluppo. Ritardi infrastrutturali, burocrazia pervasiva, pessima gestione delle risorse idriche, sono alcuni dei nodi che attendono ancora di essere sciolti in maniera efficace. A tal proposito – rimarca Clementin – abbiamo espresso tutta la nostra disapprovazione sugli incrementi tariffari annunciati dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana. Si è così passati da un +49 per cento a un +39 per cento. Ma non è ancora sufficiente. È evidente che senza un piano di classifica preciso, tale incremento colpirà indiscriminatamente tutti gli agricoltori: quelli delle zone dove si utilizza l’energia per pompare l’acqua, come quelli delle aree nelle quali tale operazione non è necessaria. E ciò è scorretto. Dunque, chiediamo alla presidente Rosanna Clocchiatti di sospendere gli aumenti nelle more dell’approvazione di un piano di classifica che possa razionalmente suddividere i costi a seconda dell’uso dell’acqua».
I dati rilasciati dall’Istat si riferiscono alle imprese agricole iscritte al Registro Asia Agricoltura. Tale Registro amplia il campo di osservazione del Registro delle imprese attive Asia, estendendo la copertura anche al settore di attività economica dell’Agricoltura, Silvicoltura e Pesca (sezione A della classificazione Nace Rev. 2 e Ateco 2007). Il Registro Asia Agricoltura copre esclusivamente le imprese agricole che rappresentano la parte principale del settore che vende i suoi prodotti sul mercato e costituiscono, pertanto, un sottoinsieme della totalità delle aziende agricole, costituendo quindi la parte market core.

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In copertina, un rotolone di tubi utilizzato per l’irrigazione di soccorso in Fvg.

Ponte di Ognissanti, grazie al bel tempo agriturismi ok. Ma poi stop fino a Pasqua

L’eccezionale ondata di bel tempo durante il “ponte di Ognissanti” favorirà le vacanze degli italiani negli agriturismi che, in tempi di crisi, costituiscono un’alternativa low budget ai viaggi all’estero. Secondo Cia-Agricoltori Italiani e Turismo Verde, la sua associazione per la promozione agrituristica, tra il 29 ottobre e il primo novembre si registra, infatti, un +20 per cento di prenotazioni rispetto all’anno scorso, che scontava ancora alcune limitazioni legate alla pandemia. Il costo medio del pernottamento per una famiglia di quattro persone, in una struttura agrituristica, è di 120 euro complessive mentre, per chi sceglierà la sola ristorazione, il costo medio si aggira sui 35 euro pro capite.
Resta comunque la preoccupazione dei 24mila agriturismi italiani (674 in Friuli Venezia Giulia) per i rincari energetici che, in gran parte, fermeranno le attività dopo il “ponte”, per riaprire non prima di Pasqua. È, difatti, troppo costoso tenere aperte nell’autunno/inverno strutture spesso di ampie dimensioni, che hanno bisogno di un grande dispendio energetico per il riscaldamento. Cia ricorda che la superficie media della camera di un agriturismo è di circa 36 metri quadrati, quasi il doppio di quella di un albergo, e i previsti rincari in bolletta non potranno, dunque, essere compensati dalla presenza degli ospiti.
«L’aumento dei costi produttivi, di luce e gas in particolare, grava pesantemente sulle spalle delle nostre aziende – afferma preoccupato il presidente di Cia Fvg, Franco Clementin -. Stiamo dunque sollecitando con vigore un’azione di governo realmente incisiva in vista della prossima manovra di bilancio».
Secondo Turismo Verde, l’agriturismo si conferma un’eccellenza dell’offerta turistica italiana, in grado di venire incontro al desiderio di vacanze sostenibili, connesse alla natura e “distanziate”. Se gli imprenditori hanno avuto, nel biennio passato, la faticosa capacità di reagire allo shock imposto dalla pandemia limitando le perdite rispetto ad altri comparti turistici, la crisi energetica desta ora grandissima preoccupazione.

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In copertina, agriturismo nell’ambiente collinare del Friuli Venezia Giulia.

La soddisfazione di Cia Fvg per la sentenza: fare il pane è attività agricola

Fare il pane rientra assolutamente tra le attività agricole e deve avere lo stesso regime fiscale dedicato. A togliere ogni dubbio è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto l’appello promosso da Cia-Agricoltori Italiani, annullando il verdetto del Tar del Lazio numero 4916/2021 che, in precedenza, aveva escluso dalle attività agricole connesse proprio la “produzione di prodotti di panetteria freschi” e la “produzione di pane”.

Franco Clementin


«I giudici amministrativi – ricorda Franco Clementin, presidente di Cia Fvg, ripercorrendo l’iter giudiziario – avevano accolto un ricorso della Fippa (Federazione italiana panificatori e affini), con il conseguente annullamento dei Regolamenti ministeriali 2010 e 2011 nelle parti in cui inserivano la produzione di pane tra le attività connesse a quella agricola. Un’esclusione che determinava, quindi, l’applicazione del più gravoso regime di tassazione stabilito per le attività commerciali e non più quello riservato agli agricoltori. Rischiando di far diventare insostenibile dal punto di vista economico l’attività di panificazione da parte dei produttori agricoli, con la relativa scomparsa di tante piccole imprese della filiera e mettendo in difficoltà gli agriturismi (674 in Fvg). Il Consiglio di Stato, però – prosegue Clementin – ha accolto una delle eccezioni in rito sollevate da Cia collegate alla sopravvenuta carenza di interesse al ricorso della Fippa, a causa dell’omessa impugnazione dinanzi al Tar anche del successivo Regolamento 2015 del Ministero dell’Economia, che ha sostituito in toto i precedenti e che continua a considerare il pane come prodotto connesso all’attività agricola ai fini fiscali. Questa sentenza – spiega Clementin con soddisfazione – mette davvero la parola fine a tutta la vicenda ed è molto importante perché, ancorché sia in vigore da tempo il Regolamento 2015, mette al riparo i panificatori agricoli dalla possibilità che l’Agenzia delle Entrate possa agire nei loro confronti per il periodo di vigenza dei precedenti Regolamenti. Chiarendo definitivamente che si tratta di una categoria distinta e non equiparabile, dal punto di vista fiscale, a quella dei panificatori commerciali».

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In copertina, la cottura del pane nel forno a legna: si tratta di un’attività agricola.

Tar Liguria: è legittimo che le aziende difendano i terreni agricoli dai cinghiali

Un agricoltore può difendere i propri terreni dai cinghiali esercitando l’attività venatoria: è questo in sintesi l’esito della sentenza pronunciata dal Tar della Liguria dopo il ricorso di un agricoltore che si era visto negare l’autorizzazione dell’Ambito Territoriale di Caccia, la struttura regionale preposta alla pianificazione degli indirizzi gestionali per lo svolgimento dell’attività venatoria.

Franco Clementin, presidente Cia Fvg.

«Per troppo tempo si è sostenuto che i cinghiali e la fauna selvatica, in genere, siano una faccenda privata dei cacciatori e che gli agricoltori, manutentori e curatori del territorio, dovessero solo subire. Con la recente sentenza del Tar della Liguria, ora non è più così», dice Franco Clementin, presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani. Quel Tribunale regionale, infatti, ha appena condannato al pagamento delle spese legali l’Atc di Savona per aver negato il permesso di autodifesa dai cinghiali e dalla fauna selvatica di un agricoltore, che vedeva messo in forse il proprio raccolto. Il produttore in questione è stato costretto a rivolgersi personalmente al Tribunale Amministrativo dopo che era stato dato parere negativo dall’Ambito. Una sentenza che conferma la possibilità di tutela dell’interesse legittimo dell’agricoltore a difendere i frutti dell’azienda agricola.
Il giudice ha ritenuto illegittimo il diniego dell’Atc e ha accolto il ricorso ritenendo valida l’azione di “urgenza nel salvaguardare le superfici adibite a coltivazione e tutelare il raccolto finale”. La sentenza ha imposto così il rilascio dell’autorizzazione per l’agricoltore prevista in questi casi. Tra l’altro, secondo quanto emerso nell’udienza, l’Atc avrebbe dato parere negativo senza rilasciare alcun verbale. Nel Consiglio dell’Atc solo i rappresentanti degli agricoltori hanno votato a favore, ma sono rimasti in minoranza.
«Un episodio sicuramente significativo e modello per altre situazioni che vedono le imprese agricole fronteggiare, spesso in solitudine, l’emergenza cinghiali e le incursioni della fauna selvatica – sottolinea infine Clementin -. Inoltre, la gestione dell’Atc pare tutta incentrata sull’interesse dei cacciatori al proprio divertimento, noncurante dei problemi di sostenibilità che il soprannumero di cinghiali ormai non consente più».

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In copertina, un cinghiale nel bosco. Ma quando arriva in un terreno coltivato produce danni molto gravi.

Rinnovabili ed extra-profitti, Cia Fvg alza la voce: tassa beffa per le aziende agricole

Una brusca frenata alla svolta green italiana con conseguenze irreversibili rispetto agli sforzi economici fatti dagli agricoltori che hanno investito in passato nelle energie rinnovabili: è questo il commento di Cia-Agricoltori Italiani dopo la decisione del Governo di intervenire sugli extra-profitti generati dagli impianti fotovoltaici agricoli.

Franco Clementin


Così, il presidente di Cia Fvg, Franco Clementin: «Non è possibile accomunare i piccoli impianti fotovoltaici realizzati in connessione con l’attività agricola – mediamente di piccole dimensioni- ai grandi impianti industriali, che hanno per core business la produzione di energia elettrica. Correttamente, perciò, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, ha chiesto di incontrare con urgenza i ministri Franco, Cingolani e Patuanelli per trovare insieme una soluzione al grave problema». Secondo Cia, la decisione del Governo rappresenta un atto d’incoerenza rispetto all’obiettivo di autoproduzione energetica con fonti rinnovabili per il settore rurale. La Legge 25/2022, convertendo il decreto-legge 4/2022, cambia di fatto le carte in tavola, cancellando con un tratto di penna tutti i diritti acquisiti, in un momento storico in cui gli agricoltori sono vittime dei folli rincari dei costi delle materie prime e dei presìdi tecnici sostenuti per mantenere le proprie aziende.
«Questa decisione contrasta fortemente con gli obiettivi primari dell’intervento, che fu colto con grande interesse dalle imprese agricole e in particolare quelle zootecniche – prosegue Clementin -, mentre ora, con la nuova normativa, il prezzo calmierato dell’energia si ridurrebbe a un decimo di quello di mercato». Per Cia, la marginalità prodotta con la vendita di energia in eccesso da impianti fotovoltaici, invece, avrebbe permesso agli agricoltori che hanno investito nelle rinnovabili di integrare il loro reddito e assorbire i costi sempre più alti dei fattori di produzione, assicurando alle aziende la sostenibilità economica. Cia ricorda che gli imprenditori agricoli si sono prodigati durante il biennio della pandemia per garantire la produttività e la tenuta competitiva del Paese. Dopo questa decisione del Governo sarebbero, invece, privati delle poche risorse utili a non indebitarsi per non dichiarare fallimento o a chiudere definitivamente le loro aziende.

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In copertina e qui sopra un impianto agrisolare in un allevamento caprino.