Progetto Sissar all’esame di Cia Fvg nell’assemblea di giovedì a Cormons

È convocata per giovedì 23 maggio, alle ore 17, all’agriturismo Bolzicco di Cormòns (via San Giovanni, 60), l’assemblea zonale del Goriziano di Agricoltori Italiani – Cia Fvg. Dopo i saluti e l’introduzione del presidente regionale, Franco Clementin, ci sarà spazio per la discussione; per l’elezione dei delegati che parteciperanno all’Assemblea regionale e a quella nazionale e per la presentazione del progetto Sissar. Una novità per gli associati di Agricoltori Italiani – Cia Fvg, l’organizzazione che mette a disposizione, grazie ai fondi regionali del Sissar, un servizio di consulenza gratuita sulle buone pratiche agricole, la sicurezza aziendale e il controllo di gestione.

Franco Clementin

Cia Fvg: aziende agricole montane in gravissima difficoltà per il taglio drastico dell’indennità compensativa

«L’agricoltura di montagna è fondamentale per la vita delle comunità alpine: garantisce il sostentamento a chi vive nelle terre alte, fornisce cibo, plasma il paesaggio, favorisce il turismo e conserva tradizioni e saperi – afferma Franco Clementin, presidente di Agricoltori Italiani Fvg-Cia -. Tuttavia, l’agricoltura di montagna affronta molteplici sfide, dovute innanzitutto alle difficili condizioni naturali e alle sfide strutturali del territorio, caratterizzato da una limitata disponibilità di terre coltivabili, pendii ripidi che rendono la coltivazione particolarmente impegnativa e scarsità di infrastrutture adeguate a una efficiente mobilità. Per tali motivi esiste l’”indennità compensativa” che consiste in un sostegno economico annuale basato sulla superficie posseduta, calcolato sulla base dei maggiori costi e minori ricavi dell’attività agricola esercitata in aree svantaggiate di montagna, rispetto ai costi e ricavi della medesima attività svolta in aree non soggette a disagi naturali».

Franco Clementin


«Ebbene, quest’anno i nostri agricoltori in montagna, per una serie di fattori tecnici e burocratici e per una evidente miopia della Comunità Europea, si vedranno ridotta l’indennità in una misura che, in taluni casi, è ben superiore al 50%. In conseguenza a ciò – denuncia il presidente regionale di Cia – molte aziende in Carnia, già in difficoltà, rischiano di chiudere. Della questione abbiamo interessato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, affinché intervenga con il ministro Francesco Lollobrigida e, quest’ultimo, si faccia parte attiva presso l’Ue per riparare, almeno in parte, alle storture create dagli euroburocrati. L’agricoltura sembra tremendamente facile quando il tuo aratro è una matita e sei lontano migliaia di chilometri dal campo di grano – chiosa infine Clementin con una citazione -, è questo che a Bruxelles continuano a non capire».

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In copertina, bovine al pascolo sulla montagna friulana: gli allevatori sono custodi di questi territori.

Cia Fvg: l’ok europeo su Dop e Igp ci rende più competivivi e sostenibili. E ora va in archivio la questione Prosek

«Da Bruxelles, finalmente, una mano tesa alla nostra agricoltura. Il via libera al testo unico sulle produzioni di qualità dà prova di un’Europa capace anche di lavorare per un modello agroalimentare europeo più solido, orientato alla semplificazione e davvero a tutela degli agricoltori». A dirlo, il presidente regionale di Cia-Agricoltori Italiani, Franco Clementin, soddisfatto per l’approvazione definitiva del nuovo Regolamento per le Indicazioni geografiche (con una maggioranza di quasi il 90%), arrivata dopo due anni di negoziato tra Parlamento Ue, Consiglio e Commissione. Rispettata, come auspicato da Cia Fvg, l’impalcatura portante della riforma: ora si potrà contare su uno strumento all’altezza di un’Italia che nel panorama delle Ig resta il primo Paese al mondo con 885 Denominazioni, tra cibo e vino, e un valore complessivo alla produzione di 19,1 miliardi di euro.

Franco Clementin


Nel dettaglio, Cia Fvg plaude: allo snellimento delle procedure con tempi certi sia per la modifica dei disciplinari che per l’approvazione delle nuove Ig; al rafforzamento del ruolo riconosciuto ai gruppi di produttori nei Consorzi, con più poteri e responsabilità, e al focus sul turismo enogastronomico; alla protezione delle Ig come ingredienti e alle misure del dossier che mirano a consolidare la protezione delle Ig online e sui nomi dei domini. E ancora, l’inquadramento più chiaro della Commissione Ue e quello dell’Euipo, l’Ufficio dell’Ue per la Proprietà Intellettuale che, nella gestione dei marchi, avrà compito solo consultivo e su questioni amministrative. Importante il no allo sfruttamento delle Ig e, quindi, all’uso di menzioni generiche come Prosek (che tanta preoccupazione aveva destato nel mondo enologico del Fvg); l’attenzione al “pacchetto vino” che rimane nel regolamento Ocm, salvaguardandone la specificità e, infine, lo spazio dedicato alle pratiche sostenibili come asset da valorizzare.
«Nella salvaguardia e promozione di Dop e Igp, l’Europa è sulla buona strada e la riforma approvata può, ora, dettare la linea – conclude Clementin -. Siamo grati all’onorevole Paolo De Castro per il lavoro svolto, senza dimenticare mai la centralità di un reddito adeguato per i produttori di qualità visto che, in regione, la Dop economy vale 1,620 milioni di euro (il 63% del Pil agroalimentare del Fvg), posizionandoci come sesta “potenza” tra le regioni italiane.

Piano nazionale agricoltura e alimentazione: da Cia Fvg un decalogo per i sindaci a difesa della terra

«La Cia-Agricoltori Italiani è uno storico sindacato agricolo, dalle forti radici, che si è sempre “sporcato le mani” nella difesa della terra e della dignità degli uomini che la lavorano», dice il presidente regionale Franco Clementin. «Per questo, ho preso carta e penna e ho scritto ai 215 Sindaci del Friuli Venezia Giulia per presentare il nostro “Piano nazionale per l’agricoltura e l’alimentazione” e provare ad aprire un dibattito con e nelle nostre comunità territoriali a sostegno del mondo rurale. Non crediamo che per affrontare le tante criticità delle nostre aziende siano sufficienti interventi spot o manifestazioni occasionali con obiettivi troppo ampi e complessi. È utile, invece, un lavoro costante, con e nelle istituzioni (anche se non disdegnamo le piazze, quando lo riteniamo opportuno), dove si prendono le decisioni che influenzano in maniera decisiva (assieme ai mercati), il lavoro di agricoltori e allevatori».

Franco Clementin

Con il Piano, Cia-Agricoltori italiani sollecita i sindaci e i consigli comunali a impegnarsi a favore dell’agricoltura su una decina di interventi prioritari:

Valore lungo la filiera. Definire una legge quadro per il riconoscimento del valore delle produzioni delle imprese agricole lungo le filiere, garantendo l’equo compenso e incentivando gli accordi di filiera;

Centralità delle aree interne e dell’agricoltura familiare. Definire norme che valorizzino il ruolo dell’agricoltura familiare nelle aree interne, con uno snellimento burocratico e il riconoscimento economico per i custodi del territorio;

Consumo di suolo zero. Partendo dalle esperienze legislative di alcune regioni, definire una legge quadro per il consumo zero del suolo agricolo che includa il no a nuove cementificazioni o a pannelli solari a terra;

Risorsa acqua. Definizione e rapida attuazione di un Piano strategico per la costruzione di invasi a usi plurimi che, insieme a soluzioni aziendali, facciano fronte al problema della carenza idrica;

Emergenza fauna selvatica. Introdurre un percorso di raccordo di tutte le leggi regionali per rendere operativa la legge nazionale fornendo, così, lo strumento applicativo alle regioni in grado di ottenere risultati tangibili ed efficaci;

Revisione della Pac. Contrastare la troppa burocrazia e l’inapplicabilità degli eco-schemi che colpevolizzano l’agricoltura e gli sottraggono risorse. Intervenire efficacemente per una Pac non punitiva, ma incentivante; che orienti le risorse verso la tutela del reddito delle imprese e non sulla rendita fondiaria e per politiche attive di gestione del rischio;

Crisi climatica. Puntare sulla ricerca per ridurre i costi di produzione, aumentare la redditività delle imprese, ottenere varietà resistenti ai patogeni e resilienti ai cambiamenti climatici;

Fitofarmaci. Non rinunciare a principi attivi senza la disponibilità di valide alternative;

Mercati internazionali. Maggiore attenzione alla politica commerciale europea, in particolare sul Mediterraneo, garantendo la reciprocità delle regole negli scambi;

Costi di produzione. Necessario introdurre il credito di imposta per il gasolio agricolo.

Ovviamente, Cia Fvg chiede ai sindaci e ai consigli comunali di promuovere e attuare, per quanto di propria competenza, le politiche, le azioni e gli interventi evidenziati nel “Piano nazionale per l’agricoltura e l’alimentazione”.

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In copertina, il manifesto di Cia Fvg contro il consumo del suolo agricolo.

La protesta dei trattori è arrivata a Udine. Cia Fvg: servono obiettivi chiari istituendo un tavolo unitario di confronto

«I cortei di trattori che percorrono le strade regionali, italiane ed europee, sono il sintomo di un disagio reale. Un disagio che Cia-Agricoltori Italiani ha già portato in piazza, a Roma, il 26 ottobre scorso (ma lì, quelli dei trattori non c’erano…), sotto lo slogan: “Prezzi alle stelle, agricoltori più poveri” – afferma in una nota Franco Clementin, presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani -. Purtroppo, tra l’altro, constato che la composizione di questi cortei e la qualità dei manifestanti pare comprenda anche vari soggetti che poco o nulla c’entrano con l’autentico mondo rurale e le sue giuste rivendicazioni. Indubbiamente, per la prima volta, l’Unione Europea ha messo pesantemente sotto accusa il comparto agricolo (dal Regolamento sul taglio dei fitofarmaci alla Direttiva sulle emissioni industriali, che le equiparava a quelle degli allevamenti, e alla Legge sul Ripristino della natura) creando un malcontento del quale, francamente, non si sentiva il bisogno».

La protesta dei trattori.

Il comunicato di Cia Fvg s’incrocia con la protesta dei trattori che ieri, come riferisce l’Ansa, è arrivata anche a Udine con una settantina di mezzi agricoli provenienti da diverse località della regione, che si sono radunati dinanzi allo Stadio Friuli e poi in corteo hanno attraversato la città fino a raggiungere piazza Primo Maggio, protestando contro le politiche europee del settore.
«In questo modo – sottolinea Clementin – la Commissione europea ha sbagliato il tiro, seguendo un modello errato, perché la transizione ecologica si fa con gli agricoltori non contro di essi. Senza l’adesione convinta degli agricoltori e dell’intero sistema agroalimentare, qualsiasi prospettiva di neutralità climatica diventa irrealizzabile. Comunque, gli imprenditori agricoli organizzati nelle loro associazioni, hanno sempre mantenuto un rapporto critico sì, ma anche costruttivo con le istituzioni che governano e dettano le regole al settore primario e a quello agroalimentare – prosegue Clementin -. Ora il punto è capire dove si vuole andare a parare. I sindacati agricoli accreditati, senza ombra di dubbio, sono significativamente rappresentativi e hanno una base sociale che produce la gran parte delle materie prime che finiscono sulle nostre tavole e negli impianti della trasformazione alimentare. Serve perciò non disperdere energie e non avere distrazioni sugli obiettivi da raggiungere: l’equo compenso nelle filiere; più limiti all’agrisolare a terra; un Piano strategico per la gestione delle risorse idriche; una Pac meno punitiva e più incentivante; una regolamentazione dell’uso dei fitofarmaci più realistica e centrata sulle diverse esigenze colturali e climatiche; uno sfoltimento significativo della burocrazia. Lo si può fare in maniera concreta predisponendo con urgenza, cosa che la Cia ha sempre chiesto, dei Tavoli unitari di confronto, partendo dalle nostre comunità regionali e nazionali. Più che trattori in strada, dunque, servono idee nuove, proposte concrete e soluzioni rapide e giuste evitando di far crescere ulteriormente la rabbia e il malcontento nelle campagne», conclude il presidente regionale».

Franco Clementin

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In copertina, un’immagine della manifestazione Cia in ottobre a Roma.

Peste suina, Cia Fvg all’assessore Zannier: bene la prevenzione ma troppa burocrazia nei piccoli allevamenti

«C’è una forte preoccupazione tra gli allevatori friulani sull’avanzare della Psa dei suini. Per questo, con spirito collaborativo e di trasparenza, abbiamo chiesto un incontro di approfondimento con l’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che ha ci ha prontamente risposto – dice Franco Clementin, presidente della Cia Fvg-Agricoltori Italiani -. Il nostro obbiettivo è quello di affrontare la problematica nel suo complesso e fotografare la situazione delle misure preventive e di contrasto al temibile virus che, a ora, non ha mezzi efficaci di cura».

L’assessore Zannier e Franco Clementin.


Zannier, durante l’incontro con la delegazione della Cia Fvg, guidata appunto da Clementin e dal direttore Luca Bulfone, ha tracciato un quadro esaustivo della situazione che, dal 2020, vede la Regione Fvg molto attiva con tutta una serie di misure preventive. «È vero che i cinghiali sono dei formidabili trasmettitori del contagio – ha precisato l’esponente della Giunta Fedriga – ma è altrettanto vero che tutti i più recenti focolai italiani che hanno interessato Liguria, Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria hanno avuto origine dalla diffusione di alimenti contaminati. Per questo siamo partiti da una campagna di informazione alla popolazione, affiancata da un intervento per la riduzione del numero di cinghiali che in regione, stimiamo, sono presenti in un numero vicino ai 5 mila capi. Attualmente, è attivo un monitoraggio passivo che è finalizzato all’analisi di tutte le carcasse di selvatici rinvenute. Inoltre, abbiamo ampliato al massimo consentito (dall’1 aprile al 15 gennaio) la stagione venatoria per la caccia al cinghiale e abbiamo affiancato, alle Guardie Forestali e ai cacciatori formati, ulteriori 300 nuovi operatori formati. Ciò ha portato, nell’ultimo anno, a un incremento dei prelievi dei selvatici di circa il 30-40%. Infine – ha concluso Zannier – abbiamo approvato due annualità di finanziamenti destinati a sostenere la biosicurezza degli allevamenti, con una capienza finanziaria che, dati alla mano, riteniamo adeguata».
«Come sappiamo, però – ha aggiunto Bulfone –, la preoccupazione per la diffusione dell’infezione è pervasiva all’interno del comparto produttivo e delle strutture di controllo veterinario che fanno capo alla Direzione Salute. Su questo tema – ha proseguito Bulfone -, segnaliamo che l’eccessiva pressione burocratica su piccoli allevamenti e agriturismi, che allevano e macellano in proprio, può portare all’impossibilità di mantenere in piedi un’attività caratteristica e distintiva per i prodotti trasformati e artigianali di qualità». Trattandosi di problematiche di competenza dell’assessorato alla Salute, Zannier, condividendo le preoccupazioni dei rappresentanti di categoria, ha manifestato la propria disponibilità a contribuire ad agevolare un percorso di dialogo e di soluzione della questione.

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In copertina, una famiglia di cinghiali specie responsabile della diffusione del morbo.

La Psa dei suini preoccupa sempre più: ora c’è il blocco sanitario in Fvg. Clementin a Zannier: “Incontriamoci!”

Una forte preoccupazione sull’avanzare della Psa dei suini è presente tra gli allevatori friulani. Così, Franco Clementin, presidente della Cia Fvg – Agricoltori Italiani, ha preso carta e penna e ha scritto all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, formulando la richiesta di un incontro urgente “al fine di affrontare la problematica nel suo complesso e anche adottare gli strumenti collaborativi ritenuti più idonei per contenere il rischio di diffusione del contagio”.

È di questi giorni la notizia che a Zinasco, paese nella provincia lombarda di Pavia, è stato segnalato un focolaio di Psa all’interno di un allevamento di suini segnalando, ancora una volta, come l’infezione contro la quale non c’è difesa, sia già passata dalla popolazione selvatica dei cinghiali a quella allevata dei suini. Oltre al sequestro dell’azienda in questione, nella zona entro 10 km dagli allevamenti in cui sono state riscontrate positività alla Psa, sono state vietate tutte le movimentazioni di suini, sia in ingresso che in uscita.
Anche la Direzione centrale salute del Friuli Venezia Giulia, con nota urgente, a partire da ieri 31 agosto ha imposto il blocco sanitario su tutte le movimentazioni di suini, che potranno essere riattivate solo previo esito favorevole di un controllo ufficiale eseguito dalle Aziende sanitarie. A titolo cautelativo, al fine di preservare lo stato sanitario, le movimentazioni dei suini provenienti da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Liguria dovranno essere notificate dagli operatori al Servizio Veterinario delle Aziende Sanitarie almeno 48 ore prima dell’arrivo in stabilimento. Inoltre, prosegue la nota, tutte le partite di suini inviate verso la regione Friuli Venezi Giulia dovranno essere accompagnate da attestazione di avvenuto controllo sanitario, ai fini del rilievo di sintomatologia riferibile a PSA, eseguito nelle 48 ore precedenti il carico.
Ecco, dunque, la richiesta di Clementin, “vista la rilevanza che il comparto suinicolo riveste per la Regione Fvg”, con 150 allevamenti coinvolti nella sola filiera del prosciutto di San Daniele per un valore alla produzione della Dop che supera i 300 milioni di euro.

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In copertina, il presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani Franco Clementin.

Agricoltura Fvg devastata da grandine e vento: cosa chiedono le organizzazioni

Gran parte del territorio rurale del Friuli Venezia Giulia è stato devastato da una impressionante ondata di maltempo che non ha precedenti in termini di vastità così elevata, con danni incalcolabili alle produzioni di ogni tipo e alle strutture. Ecco, pertanto, cosa chiedono alla pubblica amministrazione le organizzazioni agricole.

CIA – Gli eventi meteoclimatici delle giornate del 24 e del 25 luglio sono stati davvero catastrofici per l’agricoltura. È la considerazione fatta, a caldo, dai presidenti di Cia Fvg – Agricoltori Italiani, Franco Clementin, e da Franc Fabec, presidente della Kmecka Zveza. Si consideri che i fenomeni hanno colpito in maniera estesa l’intero territorio del Friuli Venezia Giulia, dalla provincia di Gorizia, passando per il Medio Friuli e la Bassa Friulana, giungendo fino alla Bassa Pordenonese e considerando, soprattutto, che in numerose aziende è stato distrutto fino al 70% dei raccolti, con punte dell’80% in alcune aziende vitivinicole e cerealicole, oltrechè vi sono stati ingenti danni alle infrastrutture aziendali. Clementin e Fabec, inoltre, rilevano che ciò compromette gravemente la capacità produttiva nonché, nei casi più gravi, la sopravvivenza stessa delle aziende agricole e, dunque, rivolgono alcune richieste all’Amministrazione regionale e, in particolare, alla Direzione delle Risorse agroalimentari chiedendo, inoltre, un incontro urgente con l’assessore Stefano Zannier, competente per materia al quale, i due presidenti, anticipano le loro proposte di intervento e ristoro chiedendo di farsi parte attiva al fine di: richiedere ai competenti organi la dichiarazione dello stato di calamità sui territori colpiti; procedere nella quantificazione dei danni semplificando la raccolta delle informazioni peritali; adottare uno stanziamento straordinario al fine di soccorrere economicamente le imprese colpite e permettere la continuità aziendale; convocare gli Istituti bancari operanti sul territorio regionale al fine di farli partecipi della grave situazione complessiva e, soprattutto, richiedere al Governo nazionale l’adozione, tramite Decreto, di una moratoria sul pagamento dei prestiti e mutui per le aziende agricole insediate nelle zone interessate dai fenomeni temporaleschi.

COLDIRETTI – Abbiamo chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità per l’agricoltura devastata dal maltempo che ha colpito il Nord Italia. È quanto annuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che ha scritto una lettera al Governo per sottolineare la necessità di una immediata moratoria sugli impegni economico finanziari e la sospensione degli oneri contributi. Il nord Italia è stato segnato da ben 44 tempeste di vento e grandine in un solo giorno che hanno colpito città e campagne con danni incalcolabili, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Eswd (European sever weather database) dalla quale si evidenzia che l’ondata di maltempo ha colpito dal Piemonte al Veneto fino al Friuli Venezia Giulia con il concentrarsi di numerosi eventi estremi in particolare in Lombardia.
Le forti grandinate con vere e proprie palle di ghiaccio hanno colpito irrimediabilmente le produzioni di grano, ortaggi, barbabietole, frutta e vigneti ma anche alberi divelti, serre distrutte e strutture agricole con tetti rovinati. La grandine è l’evento climatico avverso più temuto dall’agricoltura in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni in campo che lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di oltre mezzo miliardo di euro solo nelle aziende assicurate secondo l’Asnacodi.
I chicchi colpiscono i frutti in modo da provocarne la caduta o danneggiandoli così da impedirne la crescita o lasciando deformazioni tali da renderli non adatti alla commercializzazione. Un evento climatico avverso che si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis.

CONFAGRICOLTURA – «Le grandinate della scorsa notta non solo sono state catastrofiche in alcune zone, ma anche abbastanza rare in quanto hanno colpito un territorio ampio, in un raggio di oltre 50 chilometri», dice Fabio d’Attimis Maniago, viticoltore di Buttrio e referente dei giovani agricoltori di Confagricoltura Fvg. «Mi hanno chiamato molti colleghi e amici di Mortegliano, Codroipo, Bertiolo, dei Colli Orientali, segnalandomi dei danni ai vigneti che, a seconda della zona, vanno dal 10% fino all’80% a causa della grandezza dei chicchi della grandine e della violenza del vento. Un collega aveva anche un appezzamento a luppolo, completamente distrutto».
«Nel Codroipese, del mais sono rimasti in piedi solo gli steli – sottolinea Alberto Vendrame -. Anche le pannocchie sono state danneggiate e, nella fase di crescita, potranno produrre muffe indesiderate mettendo a repentaglio la qualità del (poco) raccolto. Di converso, il mancato raccolto anche delle piante fresche, creerà contraccolpi alla zootecnia. Da una prima ricognizione si può dire che il danno sul mais è stimabile attorno al 70-80%. Pure la soia è stata completamente defogliata e, se si riprenderà, sarà sicuramente meno produttiva. Infine, i danni sulle vigne e sui grappoli, molto elevati, saranno probabilmente aggravati dalle infezioni che, da qui alla vendemmia, attaccheranno gli acini, peggiorando la qualità del raccolto». «A Pasiano di Pordenone – aggiunge Giacomo Proietto – siamo stati interessati dai fenomeni grandinigeni in maniera marginale. Segnalo però che, ieri sera, in pochi minuti di temporale, sono piovuti 10 mm di acqua».
A Remanzacco non c’è stata la grandine, ma vento forte che ha causato danni alle piante e a tante strutture agricole. «Questi eventi estremi ci colgono impreparati – è il pensiero di Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. C’è da riflettere sul fatto che, soprattutto, vengono danneggiate le colture pluriennali e le strutture aziendali, con conseguenze che interessano più annualità produttive. Confidiamo nel sostegno della Regione, che non è mai mancato, per fare in modo che i nostri imprenditori agricoli possano rimettersi in piedi, con le proprie aziende, nel più breve tempo possibile».

FEDAGRIPESCA – «È tutta la mattina che sono al telefono con i soci delle nostre cooperative – dice Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca -. La zona colpita dal maltempo degli ultimi due giorni è veramente vasta e abbraccia parecchi chilometri quadrati di territorio regionale: dal Pordenonese al Medio Friuli e alla bassa pianura goriziana. Difficile, ancora, fare stime precise dei danni anche perché alcune zone sono state più martoriate altre, fortunatamente, meno. Sui vigneti, sul kiwi e sui vivai di barbatelle, sicuramente, si segnalano i danni più importanti che, in alcuni casi, si ripercuoteranno sulle stagioni successive. Purtroppo – prosegue Francescutti – ci segnalano anche molte stalle con i tetti danneggiati e le vacche senza protezione. In alcuni luoghi è venuta meno la corrente elettrica con difficoltà o impossibilità di eseguire per tempo la mungitura degli animali. In positivo si può dire – conclude Francescutti – che siamo certi che la Regione, come sempre, sarà vicina ai nostri produttori; dall’altra parte, non possiamo più negare che tutti noi, collettivamente, abbiamo un ruolo nella crisi climatica e ne subiamo le conseguenze (in primis i produttori agricoli) e dobbiamo urgentemente capire il da farsi e intervenire per bloccare la spirale peggiorativa, con politiche adeguate e pure con modifiche quotidiane sui nostri stili di vita».

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In copertina e all’interno immagini della devastazione causate in Fvg dalla grandine.

Cia Fvg: bene il Decreto Ue sul Parco Agrisolare che accelera la transizione verde in agricoltura

“Il via libera della Commissione Ue al nuovo Decreto per il bando Parco Agrisolare arriva come un nuovo input importante alla transizione verde dell’agricoltura italiana. Libera 1 miliardo di euro di finanziamenti, ma soprattutto accoglie lo svincolo dell’autoconsumo”. Così Cia Fvg-Agricoltori Italiani commentando l’ok da parte di Bruxelles alle misure del Governo per la seconda tranche di fondi del Pnrr, dedicati alla realizzazione di impianti fotovoltaici sulle strutture produttive agricole.

Franco Clementin


Nel dettaglio, Cia Fvg apprezza l’ok europeo al finanziamento a fondo perduto fino all’80% (con una dotazione di circa 700 milioni di euro), percentuale raddoppiata rispetto al precedente provvedimento, con la novità dell’”autoconsumo condiviso” e, soprattutto, il 30% di contributo (finanziamento pari a 75 milioni di euro), prevedendo maggiorazioni per piccole e medie imprese e per aree svantaggiate, con la possibilità di vendita dell’energia prodotta sul mercato, senza il vincolo di autoconsumo, da sempre battaglia della Confederazione.
«Riconosciamo il valore del lavoro fatto in questi mesi dal Ministero, ascoltando le nostre sollecitazioni perché venisse superato il limite dell’autoconsumo e dato spazio alle Comunità energetiche rurali – spiega il presidente regionale di Cia, Franco Clementin -. Con il nuovo bando si daranno più possibilità alle aziende di rientrare degli investimenti sul fotovoltaico. È chiaro – ha concluso – che bisognerà continuare a spingere su questi due fronti, per vedere ampliate, in modo significativo e davvero efficace, le opportunità di ammodernamento ed efficientamento del sistema produttivo agricolo. Il nostro settore è ormai in pista per essere sempre più sostenibile anche da un punto di vista energetico, ma va supportato con garanzie di reddito e nel processo culturale all’interno delle comunità».

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In copertina, fotovoltaico in un’azienda agricola per la produzione di energia.

Ok alle Tecniche di evoluzione assistita. Clementin (Cia Fvg): un’ottima notizia che riconosce il lavoro dell’Iga di Udine

Una svolta storica per il mondo agricolo italiano, necessaria a sviluppare piante più green e resistenti a cambiamenti climatici e malattie, tutelando al contempo produttività e sostenibilità del settore. Così Cia Fvg-Agricoltori Italiani commenta con soddisfazione l’approvazione all’unanimità, nell’VIII e IX Commissione riunite del Senato, dell’emendamento al Decreto Siccità che consente la sperimentazione in campo delle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea).


«Il settore primario ha bisogno di accrescere la quantità e la qualità delle produzioni, assicurare un reddito agli agricoltori e, al contempo, realizzare la transizione verde e far fronte alla crisi climatica – spiega il presidente regionale di Cia, Franco Clementin -. D’altra parte, solo nell’ultimo anno gli eventi estremi sono raddoppiati, tra siccità, gelate, alluvioni, con un aumento di cinque volte delle perdite di raccolto di frutta e verdura e, ormai, i fattori climatici, da soli, spiegano tra il 20 e il 49 per cento delle fluttuazioni del rendimento agricolo».
Per rispondere a tutto questo, continua Clementin: «È indispensabile cogliere la strada della ricerca e dell’innovazione genetica in particolare dove, tra l’altro, il Friuli Venezia Giulia è all’avanguardia assoluta, ad esempio, grazie al lavoro dell’Istituto di Genomica Applicata (Iga) di Udine, fondato nel 2006. Ringraziamo, quindi, i tre primi firmatari delle proposte di legge sulle Tea, Raffaele Nevi, Luca De Carlo e Gian Marco Centinaio, grazie ai quali l’Italia può tornare protagonista delle biotecnologie agricole, diventando il primo Paese in Europa ad avviare la sperimentazione in campo delle Tea. Contemporaneamente, è un segnale forte che diamo a Bruxelles per accelerare sulla proposta di regolamento in materia, altrimenti si corre il rischio di bloccare l’iter del provvedimento. Auspichiamo perciò che, in tempi brevi, sia avviato il percorso attuativo – conclude il presidente di Cia Fvg -, così da poter mettere le nuove tecniche di miglioramento genetico al servizio del settore e difendere, di più e meglio, le filiere agricole Made in Italy».

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In copertina, un laboratorio dell’Iga e all’interno Franco Clementin, presidente di Cia Fvg.