Dal Ducato dei vini friulani che ricorda Isi Benini un appello: la Ribolla gialla sia il vino identitario del Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

Che sia ferma o frizzante, grazie alle vivaci ed eleganti bollicine che sprigiona, questo è senza dubbio il momento della Ribolla gialla, storico vitigno del Friuli, con incontestabili origini sui colli di Rosazzo “vegliati” dall’antica Abbazia benedettina, dove venivano coltivate – se ci fosse ancora a raccontarcelo l’indimenticato Menut Cjasesole… – anche altre vecchie varietà autoctone, alcune delle quali fortunatamente salvate, come Pignolo e Tazzelenghe. Grande successo, insomma, per la Ribolla gialla, tanto che la Regione Fvg è consapevole della necessità di azioni utili a poterla difendere, visto che si coltiva un po’ dappertutto. E un appello in tal senso si è levato anche dalla Dieta di primavera del Ducato dei vini friulani che, dall’alto del Castello di Udine da tutti riconosciuto come simbolo del Friuli, ha messo l’accento proprio su questo grande bianco di casa nostra. Il duca Alessandro I ha lanciato infatti una sorta di “provocazione”, chiedendo che la Ribolla gialla diventi il “vino identitario” del Friuli Venezia Giulia.

I nuovi nobili con la corte ducale.

Nel contempo, Alessandro Salvin, leader dell’ormai ultracinquantenario sodalizio, ha ricordato l’impegno per contrastare gli eccessi del bere fra i giovani e l’importante collaborazione con la Polstrada di Udine. Una lodevolissima azione preventiva che era stata efficacemente avviata, anche attraverso incontri nelle scuole, ai tempi dell’indimenticato Piero I – al secolo, il giornalista Piero Villotta, scomparso prematuramente un paio di anni fa – e che, appunto, il Ducato oggi intende continuare.
Tutela della Ribolla gialla e lotta agli eccessi del bere, “predicando” invece una corretta somministrazione delle bevande alcoliche a cominciare dagli eccellenti vini friulani, sono stati dunque i capisaldi della relazione di Alessandro I alla corte ducale, ai nuovi nobili che aspettavano con impazienza di ricevere l’ambito collare rosso, e al pubblico, riuniti nel meraviglioso Salone del Parlamento.
Pochi, ma di “peso”, i nuovi nobili tanto che per la prima volta il Ducato dei vini friulani ha voluto premiare anche un importante volto della Città del Vaticano: padre Fabio Baggio, sottosegretario di Stato per i migranti e i rifugiati. Quindi, le “insegne” sono andate al colonnello Orazio Ianniello, comandante provinciale dei Carabinieri di Udine, al vicequestore Gianluca Romiti, comandante della Polizia Stradale di Udine, all’avvocato Fabio Cattaruzzi, al dirigente Flavio Lodoli, alla commercialista Paola Lombardi, al manager Luigi Melacini, alla commercialista e sindaco di Trasaghis Stefania Pisu, alla wine promoter Lisa Rossi, alla psicologa e ristoratrice Jessica Urban.
I lavori della Dieta di primavera si erano aperti con i saluti del sindaco professor Alberto Felice De Toni e del consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna del Collio, intervenuto in rappresentanza del governatore Massimiliano Fedriga. Un saluto infine anche da parte di Fabrizio Tomada, responsabile della Contea di Roma del Ducato.

Nobile il comandante della Polstrada.

Il sindaco De Toni premia Matteo Bellotto.

La festosa cerimonia ha voluto rendere omaggio anche a una grande figura del giornalismo friulano che tanto si impegnò a favore della promozione e della difesa del settore vitivinicolo: molti ricorderanno ancora “Il vino”, quella meravigliosa rivista in carta patinata che purtroppo da molti anni non si stampa più. Un omaggio che è avvenuto con la consegna del prestigioso “Premio Ricordo Isi Benini 2023”. A meritarlo è stato il dottor Matteo Bellotto, filosofo e scrittore, nonché ideatore della Tasting Rom e Ambasciatore del Vigneto Friuli in Italia. “Appassionato cultore e raffinato narratore della storia, cultura e tradizioni della nostra terra – si legge nella motivazione -, ha legato i suoi studi e la sua attività a quel grande patrimonio che accomuna indissolubilmente identità e territorio. La coltivazione della vite, l’uva e il vino hanno sempre rappresentato per Matteo un motivo di profonda riflessione, che la brillante laurea in filosofia ha spinto ancor più in profondità, sul potere evocativo del vino nella tradizione culturale friulana. Come attraverso esso, passando tra le vecchie osterie e i ritrovi di campagna, abbia contribuito agli incontri tra le persone, ai confronti tra mondi diversi, alla creazione di quella identità, spesso non riconosciuta ma fortemente presente, senza mai disperdersi e mantenendo intatta e brillante la sua figura. Finalista al premio nazionale Vermentino, già vincitore di numerosi premi letterari che raccontano di vino, di storie umane e di vicende, dove il bicchiere diventa una chiave di lettura unica e sincera di sentimenti e di passioni. La sua attività continua organizzando degustazioni e masterclass in tutta Italia e all’Estero, proponendo un innovativo sistema di degustazione a partire dall’uva, che sta portando migliaia di persone a conoscere l’unicità dei territori della nostra Regione. Ideatore tra l’altro della Tasting Academy, sala unica in Italia per la promozione dei vini, attraverso un sistema di mappature di migliaia di vigne e di dati aggregati delle singole uve, dove i partecipanti, attraverso un originale sistema multimediale entrano in contatto con le cantine, interagendo con i vignaioli di cui stanno degustando i vini. La sua incessante ricerca lo vede attualmente impegnato, con l’ausilio di un caschetto neuronale, nello studio della reazione della mente in fase di degustazione. Consulente di UniDoc Fvg, del Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo e di Promoturismo di cui cura tutti gli eventi enogastronomici, non poteva che suscitare riconoscenza e ammirazione da parte dei Nobili, per l’incessante promozione a favore della nostra terra. Il Ducato, pertanto, si onora di premiarlo con il Ricordo Isi Benini 2023”.

—^—

In copertina, il duca Alessandro I durante la sua relazione all’apertura della Dieta.

Con Eddi Luisa il Vigneto Fvg perde uno dei suoi imprenditori più intraprendenti

di Giuseppe Longo

«Con Eddi Luisa scompare un imprenditore che ha lasciato il segno nel mondo del vino. È stato un uomo lungimirante, che ha tenuto fede alla tradizione di famiglia e ha saputo anche innovare e guardare al futuro dell’azienda con quel grande spirito di intraprendenza tipica di chi vive nella nostra regione», afferma l’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, ricordando il titolare della storica Tenuta Luisa di Corona, spentosi ieri a 81 anni: i suoi funerali saranno celebrati domani, venerdì, alle 11, nella Chiesa dei Santi Maria e Zenone, nella frazione di Mariano. Non più di sei mesi fa, l’esponente dell’esecutivo Fvg era stato in visita all’azienda della famiglia marianese, dove aveva potuto cogliere l’importanza dell’attività portata avanti da Eddi Luisa e poi trasferita ai figli Michele e Davide. «Eddi – conclude Bini – negli anni Ottanta fu fautore della grande svolta, con l’ampliamento della cantina e degli impianti di imbottigliamento. Con lui se ne va un tassello storico non solo del sistema del vino del Collio, ma dell’intera regione, che con i suoi prodotti aveva fatto conoscere il Friuli Venezia Giulia in Italia e nel mondo».


«Con la scomparsa di Eddi Luisa perdiamo un uomo esempio del fare. Perdo un caro amico che ho avuto il privilegio di conoscere bene. Porterò sempre con me il suo accogliente sorriso», aggiunge l’assessore regionale Riccardo Riccardi, che poi continua: «Ha avuto la capacità di costruire una grande azienda, legata profondamente alle sue radici. La sua terra lo ha ripagato con successo e onori. Orgoglioso della sua origine contadina, non ho mai dimenticato i suoi valori. Ha avuto la fortuna di avere al suo fianco una famiglia forte e unita che lo ha seguito, sorretto e amato».
Ai due assessori della Giunta Fedriga, fanno eco anche le commosse parole del consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna del Collio: «Apprendo con profonda tristezza la notizia della morte di Eddi, colui che ha continuato con successo a seguire le orme del nonno nell’azienda fondata nel 1877. Un uomo che ha creato a Mariano del Friuli, Corona per la precisione, una delle aziende più grandi e di eccellenza del panorama vitivinicolo isontino e regionale. Il suo spirito imprenditoriale, la sua passione per la viticoltura e la sua dedizione al territorio sono stati di grande ispirazione e la sua scomparsa è una gravosa perdita non solo per i suoi cari, ma anche per l’intera comunità regionale».
Il Vigneto Fvg piange, dunque, uno dei suoi imprenditori più conosciuti e capaci, tanto da fargli meritare anche numerosi e importanti riconoscimenti con i rinomati vini prodotti in quei terreni particolari di quest’area marianese noti come “ferretti”, come ha ricordato l’agronomo Claudio Fabbro in un ampio articolo su “Le terre del vino”, la bella rivista delle Città del vino italiane. E ora ai figli Michele e Davide il compito di portare avanti il grande lavoro di un padre così preparato e lungimirante che, seguendo le orme della sua famiglia, aveva dato vita una delle aziende più prestigiose del Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, il vitivinicoltore Eddi Luisa morto a 81 anni; all’interno, lo vediamo in due belle immagini dell’archivio di Claudio Fabbro.

Domani la “Giornata mondiale delle api”: da Dolegna del Collio l’esempio di tutela in vigneto di Roberto Snidarcig

Domani, 20 maggio, Giornata mondiale delle api. Ed è dedicata proprio a questi preziosissimi insetti l’annata 2022 di tutta la gamma dei vini bianchi di Tiare, a Dolegna del Collio. A evidenziarlo, sulla retro etichetta le bottiglie portano la scritta “Save the Bees and Farmers”, per diffondere il più possibile verso il consumatore la consapevolezza dell’importanza di questi indispensabili impollinatori per la tutela dell’ambiente e della biodiversità, nonché della preziosa sinergia possibile – grazie a semplici accorgimenti agronomici – fra apicoltura e viticoltura nel rispetto dell’ambiente.

Roberto Snidarcig


L’attenzione dell’azienda di Roberto Snidarcig verso le api risale a qualche anno fa e ribadisce la considerazione verso la sostenibilità e la tutela ambientale che da sempre la caratterizza, sia in vigna che in cantina. Un tassello importante di questo percorso, che ha preso il via con l’adesione al progetto Eno Bee Api in vigna e con l’installazione di cinque arnie fra le vigne di Malvasia (fra i vitigni autoctoni più antichi ed interessanti del Collio) all’ingresso della tenuta. Su ciascuna spicca una lettera, a comporre il nome Tiare: una sorta di benvenuto in cui si evidenzia l’importanza che le api, bioindicatore per eccellenza, hanno per le vigne e per la sopravvivenza degli ecosistemi agricoli e, in generale, della terra tutta. Si deve infatti a esse l’impollinazione del 70% di tutte le specie vegetali del mondo. Solo in Europa, ben 4 mila varietà agricole dipendono dalle api e negli ultimi 50 anni il volume della produzione agricola è aumentato del 30% grazie al loro contributo diretto. I vigneti di Tiare sono un habitat ideale in cui si sono perfettamente ambientate e della cui sostenibilità sono anche diventate un attendibile sensore. Le api stesse fanno, infatti, da garanti dello stato di salute dell’ambiente che la circonda, dato che muoiono se vengono usati in vigna trattamenti dannosi.
Ora, con la scritta “Save the Bees and Farmers” sulla retro etichetta dei suoi vini bianchi (una decina, ad iniziare dal Sauvignon, che rappresenta oltre il 50% della sua produzione) Tiare fa un ulteriore passo avanti, con un messaggio di sensibilizzazione per la salvaguardia di questo preziosissimo insetto rivolto ai consumatori. La cantina friulana non è nuova a questo genere di iniziative: l’annata 2021 dei suoi vini si era infatti tinta di rosa, sposando la solidarietà e l’impegno verso il lavoro di prevenzione sanitaria svolto dalla Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), il cui inconfondibile logo rosa compariva su tutte le confezioni dei vini bianchi.
­ ­ ­

L’azienda e i vini – Tiare si trova a Dolegna del Collio, in provincia di Gorizia. I suoi vigneti si estendono per 12 ettari sulle colline della Doc Collio, una zona straordinariamente vocata alla produzione di vini bianchi, grazie al suo terreno marnoso e al microclima. Roberto Snidarcig interpreta il terroir per produrre vini di spiccata personalità, al cui carattere concorrono da una parte la felice esposizione e la particolare composizione geologica dei terreni dove ha impiantato le viti e dall’altra la passione, la cura e la metodologia del suo lavoro, sia in vigna che in cantina. La produzione è di circa 90 mila bottiglie annue. La gamma dei vini spazia dagli autoctoni agli internazionali. I Bianchi: Sauvignon, Malvasia, Pinot Grigio (Massare’), Ribolla gialla, Friulano, Chardonnay, Rosemblanc, Empire Sauvignon e Il Tiare, Sauvignon in purezza che proviene esclusivamente dai 3 ettari di un nuovo impianto situato a Dolegnano. I Rossi: Cabernet sauvignon, Cabernet franc e Pinot nero. E il Remuàv, Metodo classico in edizione limitata.


­ ­ ­Informazioni: Azienda agricola TIARE di Roberto Snidarcig
Località Sant’Elena 3/a – Dolegna del Collio (Gorizia)

—^—

In copertina e qui sopra ecco gli alveari dell’azienda Tiare a Dolegna del Collio.

Anno da ricordare per lo Schioppettino di Prepotto e di Cialla. E ora i suoi “racconti” volano

di Giuseppe Longo

Quello appena concluso è un anno che, fortemente improntato allo Schioppettino di Prepotto e di Cialla, sarà ricordato per aver messo in adeguata luce il vero gioiello di questi vigneti sulla destra del fiume Judrio, contraddistinti dalla Doc Friuli Colli orientali che da oltre mezzo secolo tutela le pregiate produzioni di quest’area contermine a Dolegna del Collio, a ridosso del confine sloveno, ritagliando una dozzina di anni fa anche una sottozona – “cru” direbbero i francesi – tutta riservata proprio alla Ribolla nera o Pocalza.


Andando a ritroso nel tempo, il primo appuntamento di rilievo che torna alla mente è “Enjoy Prepotto”, una originale iniziativa per la promozione dell’enoturismo che ha messo insieme energie e capacità di alcuni fra i più noti produttori di Schioppettino. E all’inizio dell’autunno, mentre la vendemmia si avvicinava alle ultime battute, ecco una bellissima iniziativa culturale: il concorso letterario “I racconti dello Schioppettino”, giunto alla sua seconda edizione. Cerimonia che era stata preceduta, quando era ancora estate, dalla inaugurazione di una vera e propria iniziativa pilota: l’impianto microirriguo di Brischis-Albana. Prima di questa, in maggio, ecco un’altra riuscitissima proposta culturale: il concerto a Castelmonte, con la Nuova orchestra “Ferruccio Busoni”, nell’ambito delle manifestazioni organizzate a corollario della tappa del Giro d’Italia, conclusasi proprio con una serie di assaggi (precedentemente presentati con accostamenti alle Otto stagioni Antonio Vivaldi e Astor Piazzolla dalla sommelier Liliana Savioli) dinanzi al celebre Santuario. Sempre in primavera, a Cividale un’apprezzatissima degustazione di Schioppettini di Prepotto e di Cialla.
Ma una sottolineatura speciale la merita proprio il concorso letterario “I racconti dello Schioppettino” che, partito timidamente, si è dimostrato già con questa edizione una formula indovinata che quest’anno era incentrata sulla già ricordata “terra di confine”. «Un premio letterario – ha osservato l’avvocato Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto e presidente onorario del comitato scientifico, nel volumetto che raccoglie i “racconti” postisi in evidenza, tutti brevi e che si leggono d’un fiato – non è mai fine a stesso, ma è momento di cultura territoriale, di divulgazione di ricchezze storiche, sociali, paesaggistiche e occasione di illuminare realtà che, per quanto piccole e defilate, rappresentano veri gioielli della nostra nazione». Parole che racchiudono il filo conduttore della prima edizione con l’adesione di 180 concorrenti. «Il tema di quest’anno – ha aggiunto il primo cittadino – rappresenta appieno la nostra posizione geografica e autori, tutti in modo egregio, sono riusciti a rappresentare e trattare i significati ampi e reconditi del termine “confine”. La scelta dei finalisti non è stata semplice per le nostre giurie che si sono trovate a selezionare brani di alto livello narrativo». A coordinare il tutto – vale a dire il lancio del concorso e la sua premiazione nella suggestiva cornice del Castello di Albana – la scrittrice e consigliere comunale Barbara Pascoli.


Ha speso parole significative riguardo all’iniziativa letteraria anche Massimo Romita, presidente del Gruppo Ermada Flavio Vidonis di Duino Aurisina – nel cui territorio c’è Prepotto del Carso – 9° Duino&Book. Storia d’Europa tra Pietre, Angeli e Vini. «Il tema di quest’anno – ha osservato – dedicato alla terra di Confine, rappresenta in un titolo una delle caratteristiche principali di cui il Friuli Venezia Giulia è orgoglioso, come è orgogliosa la gente che ci vive per la storia di questo lembo di terra del Nordest della nostra Italia». Infine, il professor Angelo Floramo, ospite d’onore e scrittore di lungo corso, ha usato bellissime ed efficaci parole per «quel vino che i nostri antenati chiamavano Ribolla negra. Oggi lo si appella più comunemente Schioppettino». E ancora: «Il consiglio è quello di degustarlo in allegra e selezionata compagnia, meglio se attorno al tavolo di un’osteria di quelle vere, di forte sapore rustico, quasi sgarbato. Meglio se nel piatto di portata troneggia una carne che ha scontato i suoi peccati sulla gratella. O se si tratta di grossi bocconi di sapida cacciagione che si sono inteneriti sobbollendo nel loro stesso sugo. Il resto, vedrete, è davvero letteratura».

Ecco, infine, i dodici lavori selezionati con i loro autori: “Il mantello blu” (Luciana Amato), “Furclap” (Renzo Brollo), “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Roberta Cadorin), “Memorie di frontiera” (Laura Chiabudini), “Ciliegie a mezzanotte” (Anna Di Narda), “Una terrazza sull’Albania” (Beatrice Fiaschi), “Una sottile linea gialla” (Giuseppe Filigenzi), “Il cielo ha bisogno di leggerezza” (Cristina Maria Lora), “9 novembre 1043 (Sandra Puccini), “In terra di confine ad essere come uccelli migratori a volare alti per superare ogni limite” (Teresa Rapuano), “Il sapore della mia terra” (Annamaria Scala) e “25 luglio San Giacomo Apostolo” (Fernanda Alessia Tasselli).

—^—

In copertina, il cartello che dà il benvenuto a Prepotto nella terra dello Schioppettino; all’interno, immagini del concorso letterario al Castello di Albana e il concerto a Castelmonte: il sindaco Mariaclara Forti con il maestro Massimo Belli, il violinista Lucio Degani e la sommelier Liliana Savioli.

Dolegna premia Zironi per aver fondato Enologia 30 anni fa e Consorzio di bonifica per l’impegno anti-siccità

di Giuseppe Longo

DOLEGNA DEL COLLIO – Festeggiato Roberto Zironi, ma con lui anche l’Università di Udine, per i 30 anni dalla istituzione di Viticoltura ed Enologia alla Facoltà di Agraria. Il professore emiliano, ma friulano d’adozione perché è in questa regione dall’ormai lontano 1988 – quando l’Ateneo, nato all’indomani del terremoto del Friuli, si stava consolidando istituendo appunto, proprio con il determinate apporto del docente, il corso enologico che in questi sei lustri ha sfornato qualcosa come 1200 specialisti della vite e del vino (il 16 per cento dei laureati di tutta Italia!) -, è infatti il titolare del “Falcetto d’oro” che la sezione della Coldiretti di Dolegna del Collio, con il supporto di Civibank, conferisce ogni anno in occasione della Festa di San Martino che, tradizionalmente, conclude l’annata agraria. «Accademico della Vite e del Vino – si legge tra l’altro nelle motivazioni del Premio (26ma edizione) – , contribuisce con grande professionalità alla crescita delle realtà vitivinicole del Friuli Venezia Giulia anche con una comunicazione concreta e di comprensione apprezzata sia dal viticoltore che dal consumatore, avvalendosi sia di moderni mezzi informatici che radiofonici tradizionali. Il suo costante e generoso impegno, mediatico ed altamente scientifico, contribuisce in modo esemplare alla crescita dell’immagine del “Vigneto Friuli” con comprensibile e positiva ricaduta per il territorio e di chi in esso esercita la propria attività».


Oltre a Zironi, è stato premiato il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, nella persona del vicepresidente Fabio Coser (essendo impegnato all’estero il leader Enzo Lorenzon), al quale è andata la 21ma “Foglia d’oro”, l’altro prestigioso riconoscimento assegnato dal Comune di Dolegna sempre nell’ambito della Festa del Ringraziamento, giunta alla 56ma edizione. Il motivo? L’impegno che l’ente mette costantemente a favore dei vitivinicoltori della valle del Judrio per affrontare e risolvere i problemi dell’approvvigionamento idrico, che quest’anno sono stati acuiti da una siccità lunghissima, pressoché interminabile, a parte le ultime settimane prima della vendemmia.


Cornice della festosa cerimonia, presenti autorità e tanti agricoltori, la bellissima Tenuta Jermann, a Ruttars, oggi controllata dalla toscana Marchesi Antinori, rappresentata per l’occasione dall’amministratore delegato Renzo Cotarella, fratello del più noto Riccardo in quanto leader nazionale di Assoenologi. Ma la giornata del Ringraziamento era cominciata nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto, che sorge sulla sovrastante collina dalla quale si scorge un panorama incomparabile su Dolegna e sulla contermine Brda con in primo piano Castel Dobra. All’altare monsignor Armando Zorzin, già arciprete di Grado e oggi vicario generale dell’Arcidiocesi di Gorizia. Al termine, tutti si sono riuniti nell’azienda di fama mondiale accolti da Silvio Jermann: in questa sede la Festa di San Martino è ritornata dopo undici anni, dopo quell’indimenticabile 11.11.11, in cui a ricevere il Falcetto d’oro furono i suoi genitori Angelo e Bruna, che oggi vivono in un indelebile ricordo. Prima di dare il via alla tradizionale cerimonia, il prelato ha benedetto i mezzi agricoli e le autovetture, gli strumenti del quotidiano lavoro in campagna.


I lavori, come sempre, sono stati coordinati con la riconosciuta professionalità da Claudio Fabbro, agronomo e giornalista, oltre che presidente della Giuria del “Falcetto”. Il benvenuto è stato rivolto a tutti gli ospiti dal sindaco Carlo Comis, pure lui viticoltore, seguito dall’intervento di Angela Bortoluzzi, presidente della Coldiretti della Provincia di Gorizia, che ha fatto un rapido bilancio sull’annata agraria appunto complicata dalla grave siccità ma che, alla fine, ha saputo dare prodotti ragguardevoli soprattutto da punto di vista qualitativo, facendo però un preoccupato riferimento anche ai provvedimenti per la etichettatura del vino allo studio nell’Unione Europea, che sarebbero nefasti per l’intero settore. Il microfono è passato poi al responsabile del credito agrario di Civibank, da sempre sponsor della manifestazione, Alessandro De Luca, il quale ha sottolineato la vicinanza della storica banca cividalese – oggi nel Gruppo Sparkasse di Bolzano – agli operatori delle campagne friulane. Quindi, dopo il saluto di Michele Buiatti, responsabile della Coldiretti locale, la parola all’assessore regionale Tiziana Gibelli, la quale si è soffermata anche sull’iter per il tanto atteso riconoscimento Unesco a Collio e Brda: in sala c’era anche il consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna, che promosse l’importante iniziativa. «Il clima respirato oggi in occasione di San Martino e della concomitante Giornata del Ringrazimento – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – conferma l’ottimismo con cui la comunità locale sta accompagnando la candidatura del Collio-Brda a Patrimonio mondiale dell’Umanità. Comuni, istituzioni, imprese, mondo agricolo, cittadini tutti stanno lavorando con una grande consapevolezza che spero ci aiuti sia nell’obiettivo della candidatura Unesco, sulla quale andremo avanti in maniera ferma e determinata, che nella costruzione di GO!2025».

Quindi la consegna dei Premi ha concluso la parte ufficiale della cerimonia, lasciando poi lo spazio a un festoso convivio che ha visto arrivare in tavola le pietanze del ristorante “Al Cjant dal Rusignul”, accompagnate dai grandi vini, bianchi e rossi, di alcune aziende fra le più rinomate di Dolegna. Diverse le autorità presenti, tra i quali spiccavano i sindaci dei contermini Comuni di Prepotto – l’Associazione dei produttori dello Schioppettino era stata titolare del “Falcetto d’oro” nel 2018 -, Mariaclara Forti, e di Cormons, Roberto Felcaro, oltre ai rappresentanti delle Giunte di San Lorenzo Isontino e Mariano, al consigliere regionale Mauro Bordin, ad Angelo Compagnon e a Maria Augusta Marrosu, già prefetto di Gorizia, la quale non vuole mai mancare alla bellissima festa che ogni anno, in Friuli Venezia Giulia, è quella che maggiormente si pone sotto riflettori. Presente pure una rappresentanza di Diano d’Alba, in Piemonte, cittadina da anni gemellata con Dolegna del Collio.

—^—

In copertina e all’interno alcune immagini della bellissima festa di Ruttars: la consegna del “Falcetto d’oro” al professor Roberto Zironi, la premiazione con “Foglia d’oro” di Fabio Coser per il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, la  Messa e la Benedizione delle macchine agricole da parte di monsignor Armando Zorzin, gli interventi di Angela Bortoluzzi (Coldiretti provinciale), Carlo Comis, sindaco di Dolegna, Alessandro De Luca per Civibank, assessore regionale Tiziana Gibelli, Michele Buiatti (Coldiretti locale). Infine, la sala della Tenuta Jermann e le colline dolegnesi ai confini con la Brda, il Collio sloveno.

Collio, dai tradizionali Premi di Dolegna ai tre nuovi vini di Villa Russiz a Capriva

(g.l.) Collio grande protagonista, tra oggi e domani, a Dolegna e a Capriva del Friuli. Ecco, allora, in dettaglio di che cosa si tratta.

DOLEGNA – Grande attesa oggi a Dolegna del Collio per conoscere i destinatari dei suoi prestigiosi riconoscimenti nell’ambito della Festa del Ringraziamento più nota del Friuli. L’evento, giunto alla 56ma edizione, richiama infatti ogni anno, l’11 novembre in occasione della ricorrenza di San Martino, l’attenzione del mondo dei campi poiché in tale circostanza la sezione locale di Coldiretti conferisce il Premio “Falcetto d’oro” e il Comune collinare il Premio “Foglia d’oro” a illustri personalità o autorevoli enti che hanno promosso l’agricoltura e la viticoltura e, in generale, la cultura rurale in regione, in Italia e nel mondo, sui cui nomi il riserbo rimane assoluto, appunto, fino al momento della cerimonia. Come annuncia l’invito diramato dal sindaco Carlo Comis, dal responsabile della Coldiretti locale Michele Buiatti e da Alberta Gervasio, presidente di Civibank, che come sempre la sostiene, la manifestazione comincerà alle 11 con la Messa celebrata dal vicario generale dell’Arcidiocesi di Gorizia, monsignor Armando Zorzin, nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto a Ruttars; quindi, nella sottostante Tenuta Jermann, dopo la tradizionale benedizione dei mezzi agricoli, seguirà la cerimonia ufficiale con i discorsi delle autorità e la consegna dei due riconoscimenti. I lavori saranno coordinati, come ogni anno, dall’agronomo e giornalista Claudio Fabbro.

CAPRIVA – Dopo le brillanti affermazioni al recentissimo Merano Wine Festival, l’azienda vitivinicola di Villa Russiz di Capriva sarà al centro di una importante manifestazione che vedrà il debutto di tre nuovi vini. L’evento si terrà domani, alle ore 12, nell’edificio polifunzionale al primo piano. Nell’occasione saranno appunto presentati tre nuovi prodotti firmati Villa Russiz con la supervisione del direttore Giulio Gregoretti. Al termine della degustazione, alle ore 12.30, gli invitati potranno partecipare a “Cantine Aperte a San Martino” assaggiando una rosa di prodotti abbinati alle isole food. Nell’occasione, chi lo desidera potrà anche visitare la cantina, la Tenuta e gli spazi che custodiscono la storia di questa importante e benemerita realtà produttiva isontina. “I vini di Villa Russiz – sottolineano i vertici aziendali espressi dalla Fondazione Villa Russiz, guidata dal presidente Antonio Paoletti – sono espressione di un territorio unico. Vogliamo garantire la massima qualità portando nel mondo la cultura del vino del Collio Doc. Dal frutto alla bottiglia il nostro lavoro è un continuo atto d’amore”.

—^—

In copertina, la collina di Ruttars con la Chiesa dei Santi Vito e Modesto; qui sopra, Villa Russiz a Capriva tra i vigneti.

A Dolegna ritorna il Ringraziamento con i suoi Premi “Falcetto” e “Foglia” d’oro

(g.l.) Dolegna del Collio è una piccola comunità, poco più di 300 residenti, a ridosso del confine con la Slovenia, in una valle – quella del fiume Judrio – vocata alla produzione di grandi vini, tra i quali eccelle la Ribolla gialla. Un piccolo paese diventato però grande – non solo per la fama, appunto, conquistata dalle sue cantine -, ma anche per una “Festa del Ringraziamento” che da anni, ormai, è la più attesa del Friuli. L’evento, giunto alla 56ma edizione, richiama infatti ogni anno, l’11 novembre in occasione della ricorrenza di San Martino, l’attenzione del mondo dei campi, poiché in tale circostanza la sezione Coldiretti conferisce il premio “Falcetto d’oro” e il Comune collinare il premio “Foglia d’oro”, due prestigiosi riconoscimenti che vengono attribuiti a illustri personalità o ad autorevoli enti che hanno promosso l’agricoltura e la viticoltura e, in generale, la cultura rurale in regione, in Italia e nel mondo, sui cui nomi il riserbo rimane assoluto fino al momento della cerimonia.
Tradizionalmente sostenuta da Civibank, la manifestazione è in programma dopodomani, appunto 11 novembre, con inizio alle ore 11 nella tenuta Jermann in località Ruttars, preceduta dall’arrivo dei mezzi agricoli che dopo la Messa, celebrata nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto, verranno benedetti. Negli ultimi anni, l’evento ha acquisito un notevole spessore per i benemeriti personaggi che hanno ricevuto il riconoscimento. Del resto, la banca cividalese è l’istituto leader in Friuli Venezia Giulia nel credito agrario e ha voluto contribuire a conferire a questa iniziativa la massima rilevanza possibile, tanto è vero che nelle ultime edizioni non sono mai mancati gli esponenti politico-istituzionali e del settore agricolo regionali. Dopo la celebrazione religiosa, il presidente della giuria, l’agronomo e giornalista Claudio Fabbro, condurrà la cerimonia della consegna dei riconoscimenti.
Il “Falcetto d’oro” viene assegnato a enti o personalità che hanno valorizzato con la loro attività l’agricoltura, l’enologia e il territorio. Anche l’amministrazione comunale, come si diceva, ha voluto affiancare a questo Premio un proprio riconoscimento denominato “Foglia d’oro” assegnato a personaggi di chiara fama. A Dolegna per San Martino sono attesi i massimi rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, della Coldiretti e della Civibank.  A favore del comparto primario l’istituto di credito cividalese ha rinnovato il proprio impegno anche nell’annata agraria 2021-22 accompagnando le imprese sia sul fronte ordinario che in quello straordinario a seguito delle calamità che si sono verificate. Sul fronte ordinario, si è ulteriormente messa a frutto la convenzione stipulata con la Regione Fvg per la concessione di finanziamenti a valere sul Fondo di rotazione.

La Tenuta Jermann.

L’ALBO D’ORO

FALCETTO D’ORO
(1996-2021)

1996 DAVIDE AMBROSI (viticoltore)
1997 CLAUDIO FABBRO (agronomo)
1998 VENICA & VENICA (famiglia viticoltori)
1999 GET TRIESTE (confraternita enologica)
2000 AUGUSTO BODIGOI (viticoltore)
2001 CARLO MORANDINI (giornalista)
2002 FERRUCCIO SGUBIN (famiglia viticoltori)
2003 COLDIRETTI Sezione di Dolegna
2004 Premi non assegnati
2005 RAI -VITA NEI CAMPI (giornalista Bruno Damiani)
2006 BRUNO PIZZUL (giornalista)
2007 GIORGIO TUTI (ristoratore)
2008 COSTANTINI, MATTALONI, PETRUSSI (agronomi storici)
2009 PIERO PITTARO (viticoltore)
2010 GIUSEPPE LONGO (giornalista)
2011 ANGELO E BRUNA JERMANN (viticoltori)
2012 ENZO LORENZON(viticoltore)
2013 PAOLO E DINA RAPUZZI – Ronchi di Cialla (viticoltori)
2014 ADELCHI BERNARDIS (viticoltore)
2015 EMANUELE SCARELLO (ristoratore )
2016 MOVIMENTO DONNE IMPRESA-COLDIRETTI
2017 ISTITUTO TECNICO AGRARIO “Paolino d’Aquileia “ di Cividale
2018 ASSOCIAZIONE PRODUTTORI SCHIOPPETTINO DI PREPOTTO
2019 GABRIELE DI GASPERO – IGA UDINE
2020 ENOTECA DI CORMONS
2021 GIORGIO MAURENCIG

FOGLIA D’ ORO
(2000-2021)

2000 BOFFA Diano d’Alba (Città del Vino)
2001 JOSKO SIRK (ristoratore)
2002 GIULIO COLOMBA (Slow Food)
2003-2004 non assegnato
2005 RIVISTA FUOCOLENTO (giornalismo)
2006 LUIGI SOINI (maestro cantiniere)
2007 IAN D’AGATA (giornalista)
2008 PROTEZIONE CIVILE FVG
2009 LUCA ZAIA (Ministro Agricoltura Foreste)
2010 DONALD ZIRALDO (viticoltore)
2011 HELMO PENKER (Austria) Istituzione
2012 FULVIO URSINI (docente universitario)
2013 ASSOENOLOGI (organizzazione)
2014 LORENZO PELIZZO, presidente Banca Popolare Cividale
2015 COLLIO-BRDA -Territorio Transfrontaliero
Candidato UNESCO (Istituzioni)
2016 DINO DE ANTONI, Arcivescovo emerito Gorizia
2017 ANTONIA KLUGMANN, Ristorante L’ARGINE di Vencò
2018 ISTITUTO TECNICO AGRARIO “Giovanni Brignoli” di Gradisca d’Isonzo
2019 DIEGO BERNARDIS, Consigliere regionale, già Sindaco di Dolegna
2020 non assegnato
2021 ALBERTO GALLIUSSI, Coro Tor Antighe

—^—

In copertina, le bellissime colline nella zona di Ruttars dove sorge il Castello di Trussio.

La “Festa dell’uva” invita a Cormons: Collio grande protagonista dell’estate

Il territorio goriziano è la vera sorpresa dell’estate 2022. Sull’onda della nomina di Gorizia a Capitale europea della cultura 2025, le presenze dei turisti italiani nei primi mesi della stagione sono aumentate del 51,4% rispetto al periodo pre-Covid. Un fattore significativo di questa crescita è stato il Collio, uno dei luoghi strategici più importanti per la promozione territoriale del Friuli Venezia Giulia. Un’area che in questi anni ha saputo attrarre un crescente numero di visitatori grazie al turismo slow, ai percorsi bike e all’enogastronomia. Il patrimonio di questa terra è eccezionale e l’obiettivo della Regione Fvg è farlo conoscere tramite azioni promozionali che favoriscano la circolazione dei turisti. Questi, in sintesi, i concetti con cui l’assessore regionale alle Attività produttive e turismo è intervenuto in occasione della serata di apertura della Festa dell’uva, in programma a Cormons fino a domani, 4 settembre.
Nell’incontro inaugurale della manifestazione, dedicato alle progettualità territoriali, l’esponente della Giunta ha illustrato la collaborazione avviata tra PromoTurismoFvg, enti territoriali e i Comuni aderenti al patto del Collio (Cormons, Capriva del Friuli, Dolegna del Collio, Farra d’Isonzo, Mariano, Medea, Moraro, Mossa, San Lorenzo Isontino e San Floriano del Collio) per una valorizzazione culturale, turistica ed enogastronomica del territorio in vista di “Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della Cultura 2025”. L’assegnazione ha già avuto un notevole effetto traino, come dimostrano i numeri in possesso di PromoTurismoFvg riferiti ai mesi di maggio e giugno, che evidenziano l’incremento più elevato di turisti a livello regionale rispetto agli anni precedenti alla pandemia.
Dati che, secondo l’assessore, non sono frutto del caso. A partire dall’estate 2022, infatti, l’offerta turistica è stata arricchita da pacchetti ed escursioni in giornata creati da PromoTurismoFvg e dall’iniziativa “Hop on Hop off Collio”, dedicata agli ospiti che soggiornano a Grado, Lignano e Trieste che hanno potuto visitare il Collio e il Cividalese a bordo dei bus Atp dotati di portabiciclette. A questo si è aggiunta la promozione della Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia che annovera sempre più aderenti tra le attività produttive del Collio.
In conclusione, il rappresentante della Regione ha ricordato la collaborazione avviata con Costa Crociere, con iniziative mirate che portano i numerosi crocieristi che transitano su Trieste (le previsioni per il 2023 parlano di più di 750 mila passaggi) a visitare e conoscere l’intero Friuli Venezia Giulia.

Quando lo Schioppettino di Cialla e Prepotto ti “innamora” e ti fa cambiare anche mestiere…

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Lo Schioppettino è veramente la carta che sempre più va giocata a Prepotto e a Cialla, località che con le loro sottozone, ritagliate all’interno dei Colli orientali del Friuli, ne hanno “consacrato” una valenza ormai riconosciuta da tutti. E una conferma, semmai ci fosse stato bisogno, è venuta anche da un vero e proprio evento, anche perché originale, che ha avuto quale cornice il ristorante “Al Castello” che domina Cividale, la città longobarda Patrimonio dell’Umanità. Pretesto azzecatissimo la presentazione del volume “Custodi del vino – Storie di un’Italia che resiste e rinasce” (Slow Food Editore), un affascinante racconto di viaggio che Laura Donadoni ha fatto dopo essere andata alla scoperta di vigne e cantine, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia, che lavorano ogni giorno per costruire e promuovere un messaggio di resilienza, capace di far uscire loro stesse, ma anche tutti noi, dai due anni tormentati dell’emergenza pandemica.

Gli intervenuti mentre parla Fabbro.


E, in questo viaggio tutto da scoprire sfogliando e leggendo le pagine del libro, bello e interessante, nel Vigneto Fvg l’autrice ha posato la lente d’ingrandimento proprio sulla zona dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla, “indagando” nel lavoro appassionato dei suoi “Custodi”. Che, nella fattispecie, sono quattro affermati e anche storici produttori – Ronchi di Cialla, Spolert Winery, Ronchi Soreli e Vie d’Alt -, tre dei quali sono approdati al settore vitivinicolo dopo aver fatto tutt’altre attività. Apripista fu oltre mezzo secolo fa, anno più anno meno, il compianto Paolo Rapuzzi che, sostenuto dall’amore e dalla comprensione della moglie Dina – presente alla bella serata con i figli Ivan e Pierpaolo -, decise di impiantare un’azienda viticola proprio sulle colline di Cialla, da sempre terra di vini autoctoni di valore, come appunto lo Schioppettino, allora in serio pericolo di definitiva scomparsa, ma che la tenacia e l’intraprendenza di questi novelli viticoltori hanno permesso di salvare, anche grazie al determinante appoggio dei distillatori Nonino di Percoto che attribuirono proprio ai Rapuzzi, per questo loro coraggioso impegno – arrivarono a sfidare la legge che addirittura ne vietava la coltivazione – la prima edizione del Premio “Risit d’Aur”. Una storia rievocata da Claudio Fabbro che ha condotto l’incontro, fra dati e aneddoti, presentando appunto il libro, la sua autrice – il cui lavoro si divide tra California e Italia – e i quattro produttori. Ma anche i personaggi che hanno contribuito a rilanciare l’immagine del Vigneto Friuli come Luigi Veronelli, Gianni Brera e Mario Soldati.

Il saluto del sindaco Mariaclara Forti…

… e l’intervento di Laura Donadoni.

Simile l’avventurosa esperienza di Riccardo Caliari, veronese, ingegnere, da quattro anni a Prepotto dopo una importante parentesi a Montalcino, area fra le più celebrate della Toscana. Affascinato dalla ricca biodiversità di questa terra di confine, coltiva nove ettari a Novacuzzo, riservando un occhio di riguardo proprio allo Schioppettino – il vitigno, come è noto, è la Ribolla nera, in sloveno Pocalza – che affina in legno, come richiesto dal disciplinare, ma anche in anfora. Anche se veneto di origini, crede molto nelle tradizioni locali, tanto da chiamare l’azienda “Spolert”, il nome friulano della vecchia cucina in mattoni. Attribuisce grande importanza all’enoturismo, anche questa una carta da giocare sempre con maggior convinzione.

Alessandro Cossa

Pierpaolo Rapuzzi


Pure Flavio Schiratti ha cambiato vita, a cinquant’anni, dando vita a Ronc Soreli. Provenendo dal mondo industriale, ha molto investito a Prepotto acquistando una trentina di ettari, quasi tutti coltivati con vitigni a bacca bianca, fatta eccezione per il poco Schioppettino. Nel 2008 la prima vendemmia coincidente con la nascita della prestigiosa sottozona, che ha seguito dopo alcuni anni proprio quella di Cialla. Il suo Schioppettino ha rappresentato, con successo, il Vigneto Fvg alla recente degustazione nazionale condotta da Assoenologi al Vinitaly di Verona.
Autoctona invece, come il suo vino, Vie d’Alt, cantina presentata da Nadia Venica che con altre due sorelle porta avanti una bellissima realtà fondata dal nonno nel 1915. Un’azienda quindi tutta al femminile, diciotto ettari, in posizione panoramica invidiabile – da cui appunto il nome – a due passi dal Bosco Romagno. Lo Schioppettino è il rosso di punta, versatile ed elegante, per la produzione del quale le sorelle hanno appassionato anche i rispettivi mariti. Anche queste tre donne intraprendenti credono molto nel futuro enoturistico della zona.
“Nelle mani abbiamo un tesoro, guai a distruggerlo”, ha quindi ammonito Pierpaolo Rapuzzi ricordando proprio il lungimirante lavoro del padre. Un vino che ha una storia antica, tutta giocata tra Cialla e Prepotto, per il quale si dischiude un grande futuro, perché – per usare ancora le sue parole – è “semplice, facile da bere, ma complesso e di grande longevità”, caratteristico per quel singolare sentore di pepe nero originato dal rotundone. E poi si dice che il Friuli è soltanto terra di vini bianchi…

La degustazione degli 8 Schioppettini.

Tutte caratteristiche emerse anche nella degustazione che è seguita alla illustrazione delle aziende, le quali hanno presentato ognuna due Schioppettini, per cui si è trattato di un originale confronto tra ben sedici bottiglie di varie annate che hanno entusiasmato la platea, condotta alla scoperta delle peculiarità di questo grande, inimitabile vino, dalle parole appropriate del giovane sommelier-enotecaro Alessandro Cossa che ha sostituito egregiamente Liliana Savioli, impossibilità all’ultimo momento a intervenire. Tra gli estimatori del grande Schioppettino posto sotto i riflettori anche Giampiero Colecchia, voce autorevole delle Città del vino, che ha sottolineato l’opportunità di rafforzare le arcate di quel “ponte” già innalzato tra Prepotto e l’omonima frazione di Duino Aurisina proprio all’insegna del prodotto della vite, il professor Fulvio Ursini che, luminare dell’Università di Padova, ha scelto le colline di Dolegna del Collio per il suo “buen retiro”, e Ben Little, irlandese trapiantato in Friuli, “Pignolo dipendente”, ma innamorato anche degli altri vini di questa terra benedetta. E quindi anche dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla. A tutti aveva dato il benvenuto, aprendo l’incontro, l’avvocato Mariaclara Forti, sindaco del piccolo Comune in riva al Judrio che crede molto nei progetti di valorizzazione dello Schioppettino e non perde occasione per escogitare e sostenere qualcosa di utile allo scopo. Tanto che un paio di anni fa le Donne del vino Fvg l’hanno premiata, facendola entrare nel loro benemerito sodalizio.

I grappoli dello Schioppettino.

—^—

In copertina, i quattro produttori c on il sindaco Mariaclara Forti e la scrittrice Laura Donadoni.

Gradisca e la “Rosa dell’Isonzo” radicchio pregiato da far conoscere e valorizzare

di Claudio Fabbro

Città del Vino, Gradisca d’Isonzo in Provincia di Gorizia, ricca di storia, di cultura ed arte. Doveva essere molto importante anche nei secoli passati se riuscì a scomodare persino Leonardo da Vinci, cui venne affidata la progettazione d’opere finalizzate a difenderla dagli attacchi dei Turchi e che tuttora fanno da cornice, con castello e cinte murarie. È sede di una storica Enoteca Regionale (“La Serenissima”, di cui si attende ansiosamente la riapertura) e di un benemerito Istituto Tecnico Agrario, il “Brignoli”, che – presieduto da un professore appassionato e carismatico al contempo, Marco Fragiacomo, nel 2018 insignito del Premio Foglia d’Oro a Dolegna del Collio – sta formando da anni tecnici preparatissimi sia in settore vitivinicolo (vini fermi, ma anche spumanti) che in altre specializzazioni. Fra questi troviamo anche giovani attratti da realtà agricole di nicchia fra cui, in particolare, l’ortofloricoltura. Presso l’Istituto ha sede, infatti, l’Associazione Produttori “Rosa dell’Isonzo”, le cui aziende si trovano a cavallo dello storico fiume Isonzo, in diverse Città del Vino: fra queste anche le new entry Moraro e Mariano del Friuli.

Fragiacomo con Fabbro a Dolegna.


Era partito subito con il piede giusto il Progetto di valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, che fu anche protagonista prima dello scoppio della pandemia di tre giornate dedicate all’orticoltura, alla storia ed ovviamente alla degustazione, anche in abbinamento con diversi vini Doc Friuli Isonzo. Il progetto per la selezione di un nuovo radicchio ha quale capofila, appunto, l’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” e 25 produttori situati fra Gorizia e Fiumicello.
È stato registrato il marchio “Rosa dell’Isonzo”, si sono create le cassette ed i sacchetti per il confezionamento, si è costituito un Consorzio (www.rosadellisonzo.it), redatto un disciplinare e soprattutto sviluppato, in collaborazione con l’Ersa, un lavoro di selezione genetica degli ecotipi per giungere a definire una o due varietà standard, caratterizzate da caratteristiche estetiche e organolettiche ben definite. Il progetto ha una valenza sia didattica, volta a formare gli studenti nell’ambito della filiera orticola specializzata che imprenditoriale, in quanto si stanno aggregando e coordinando i produttori, creando massa critica di uno specifico prodotto.
In questo contesto, nel 2019 si era tenuta a Gradisca d’Isonzo una festa dedicata proprio alla Rosa dell’Isonzo nel parco della città. Tra chef che sperimentavano curiosità culinarie e una mostra dei produttori, il coordinatore dell’evento, perito agrario Giovanni Cattaruzzi, assieme agli organizzatori gradiscani Lucio Vittor e Paolo Mucchiut, aveva voluto inserire alcuni interventi tecnici volti a presentare compiutamente lo stato dell’arte del progetto.
Nell’occasione, era stato presentato il libro “La Rosa dell’Isonzo – Colori e sapori di una squisita storia del Friuli Venezia Giulia”. Quindi, in una successiva ed affollata tavola rotonda, che ho avuto il piacere di coordinare, erano intervenuti, con relazioni di apprezzato spessore, oltre al preside Marco Fragiacomo, l’assessore del Comune di Gradisca, David Cernic, i periti agrari Paolo Cappelli (Coldiretti – Campagna Amica ) e Giovanni Cattaruzzi (coordinatore del Progetto). Le conclusioni erano state affidate al presidente del Consorzio, Franco Baiutti, orticoltore e frutticoltore in Fiumicello, il quale aveva voluto rimarcare come ”l’intelligenza , disponibilità e lungimiranza imprenditoriali e l’eccellente rapporto fra Istituzioni (“Brignoli” in primis) ed organizzazioni professionali (Coldiretti, Campagna amica) siano riuscito, nel breve periodo, a superare divisioni e presunte classificazioni territoriali attivando un sistema da portare ad esempio”.
A seguire le degustazioni guidate di interpretazioni gastronomiche diversificate dal noto chef Giorgio Dal Forno (Antica Trattoria “Alle Viole” di Gradisca), intervistato dalla brillante Lisa Rossi, ed incontri diretti da parte di centinaia d’enogastronomi con gli allora 23 produttori della Rosa in un territorio felice ed altamente vocato che unisce l’Isontino alla “Capitale della Pesca” Fiumicello, in un significativo e molto gradito esempio di “Km Zero“.
L’occasione era stata propizia – per chi scrive – per illustrare ai partecipanti il ruolo importante che l’Associazione nazionale Città del Vino riveste e che da una trentina d’anni ha dato (e dà) molto per valorizzare le produzioni vitivinicole del cosiddetto “Vigneto Friuli”. Amministrazioni ed organizzazioni professionali, produttori singoli ed associati, oggi in Friuli Venezia Giulia – con il coordinamento apprezzato e puntuale di Tiziano Venturini – si ritrovano in un progetto condiviso e molto utile per dare visibilità e consolidare l’immagine di realtà in crescita, in un positivo ricambio generazionale che unisce le colline (Collio e Colli orientali) all’Isonzo, alle Grave ed Riviera friulana.

Il convegno del 2019.

CAMPAGNA DI PRODUZIONE
2021/2022

Andamento stagionale

La campagna di produzione del radicchio invernale Rosa dell’Isonzo si è svolta in condizioni climatiche favorevoli. Le gelate (con temperature mai al di sotto di -2/-3 °C) hanno consentito di ottenere un’ottima materia prima già in campo, pronta per la forzatura. Il prodotto è risultato infatti caratterizzato da un’accesa colorazione rosso rubino brillante e bianco avorio, organoletticamente caratteristico ed una qualità complessiva superiore alla media. L’annata si è protratta fra fine dicembre 2021 e metà marzo 2022 e può essere considerata fra le migliori degli ultimi anni.

Dati statistici socio-economici

Hanno partecipato alla campagna di produzione 22 soci le cui aziende sono collocate in 11 Comuni con un indotto occupazionale stimato di 60 unità lavorative fra familiari e dipendenti. La produzione commercializzata di prodotto fresco ha toccato i 25.400 chili per un fatturato che sfiora i 350.000 euro. La produzione di conserve e prodotti trasformati (radicchio in agrodolce e creme) è ancora limitata, ma in via di progressivo aumento.

Canali commerciali

Nella campagna 2021/2022 la Rosa dell’Isonzo ha contribuito in modo decisivo a sostenere l’economia delle piccole aziende a conduzione familiare che hanno commercializzato il radicchio tramite vendita diretta in azienda (oltre 8.900 chili), mentre i produttori più strutturati hanno utilizzato canali commerciali specializzati come i mercati generali (10.900 chili), Gdo – Grande Distribuzione Organizzata (1.900 chili), Horeca – Ristoranti e gastronomie (1.300 chili) e dettaglianti (2.400 chili).

Destinazione del prodotto
Gran parte della produzione è stata commercializzata in Friuli Venezia Giulia (21.500 chili) ed anche sul restante territorio nazionale, in particolar modo in Veneto, Trentino, Lombardia, Campania e Toscana; stanno assumendo un significativo peso economico le esportazioni caratterizzate da una domanda progressivamente sempre maggiore proveniente dall’Austria e dalla sua capitale Vienna.

Conclusioni

La Rosa dell’Isonzo costituisce una filiera agroalimentare fortemente orientata allo sviluppo di collaborazioni fra produttori con l’obiettivo di migliorare le ricadute economiche e sociali sul Friuli Venezia Giulia 86%, altre regioni italiane 7% territorio, Estero 7%. Dall’analisi dei dati della terza annata produttiva si può evincere l’importanza dell’idea progettuale a scopo didattico ed imprenditoriale partita dall’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo e proseguita grazie all’impegno dei 25 soci effettivi del Consorzio.

—^—

In copertina e qui sopra la “Rosa dell’Isonzo” un radicchio pregiato con ottime prospettive.