Un coro di sì alla Doc Friuli per lo stoccaggio del Pinot grigio

di Gi Elle

Anche il settore vitivinicolo ha subito un pesante contraccolpo a causa della crisi sanitaria da Coronavirus che ha imposto il lunghissimo lockdown, con il blocco di molte attività come quella della ristorazione. E a farne le spese è anche il Pinot grigio, vino di punta del Vigneto Fvg, ma non solo. Pochi giorni fa, riferendo della situazione a livello di Doc delle Venezie, rilevavamo infatti, sulla base dei dati consortili, come il grande bianco nonostante l’emergenza in atto avesse tenuto nei primi mesi dell’anno, soprattutto a livello di Grande distribuzione organizzata, mentre a preoccupare i vertici dell’organismo di tutela è il futuro, tanto da pensare ad adeguate misure protettive. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone ora anche la Doc Friuli che chiede lo stoccaggio del prodotto ottenendo un coro di consensi anche da parte di Confagricoltura Fvg e Fedagripesca Fvg. Afferma, infatti, il presidente Giuseppe Crovato: «La pandemia ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di vino, soprattutto di quello maggiormente prodotto, rivendicato ed esportato in Friuli Venezia Giulia: il Pinot grigio. Il blocco totale del canale Horeca, la crescita della produzione in altri areali italiani e l’approssimarsi della nuova vendemmia hanno spinto, dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della Doc Friuli, a sollecitare la richiesta di stoccaggio».
«Non potendo agire direttamente, poiché l’iter del riconoscimento consortile non si è ancora completato, solleciteremo le Associazioni di categoria e la Regione a consentire una produzione di 140 q per ettaro di uva (come da Disciplinare), destinandone però 10 allo stoccaggio. Un intervento che consentirà, qualora le condizioni di mercato migliorino, di sbloccare successivamente la produzione di vino mantenendo, nel contempo, un certo calmiere sul prezzo. È una decisione che abbiamo preso dopo avere ragionato su quanto hanno fatto altre Denominazioni importanti (Doc Delle Venezie, a esempio) e vorremmo che fosse da stimolo ad altre ancora ma, soprattutto, alle Igt della Penisola per avviarsi verso un contenimento anche della loro produzione. Siamo giunti a questa conclusione – aggiunge Crovato – dopo aver valutato che le misure sulla distillazione non saranno attuate. Confidiamo pure che si avvii, appena possibile, una nuova campagna promozionale per affermare sui mercati la grande qualità espressa dal Pinot grigio del Friuli Venezia Giulia».

Giuseppe Crovato

«La richiesta del Consorzio della Doc Friuli di porre a stoccaggio 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro per la prossima vendemmia è condivisibile», commenta Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg. «L’importante è che non si tratti di una semplice posizione ideologica, ma venga attuata con la finalità di garantire una maggiore redditività alle aziende produttrici. La scelta dello stoccaggio, dunque, dovrà essere condizionata all’eventuale sblocco della riserva, qualora le condizioni di mercato lo consentissero e si trattasse di una scelta che favorisse una crescita di valore per i vignaioli», conclude Pace Perusini.

Michele Pace Perusini

«È una richiesta di buon senso e che condividiamo quella dello stoccaggio di 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro, avanzata dal Consorzio della Doc Friuli, per la prossima vendemmia», gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca. «Il Pinot grigio, oltre a essere il vino più rivendicato della Doc (1.712 ettari di vigna per 127.159 ettolitri), è attualmente il più richiesto e venduto a livello mondiale. Il mercato (soprattutto estero), nonostante le chiusure di questi mesi, è ancora assai recettivo e, in previsione, continuerà a esserlo. Infatti, possiamo già anticipare che le cantine cooperative della regione procederanno regolarmente con i ritiri delle uve conferite dai propri soci. Il punto vero rimane la tutela del valore dell’uva e del vino – prosegue Francescutti – ed è per questo motivo che, a fianco dello stoccaggio, a nostro avviso, serve attivare altre misure per calmierare la produzione. A esempio, serve decidere il blocco dei nuovi impianti e, inoltre, fare in modo che tutto il Pinot grigio prodotto in Italia sia regolato da una tracciabilità seria, come abbiamo proposto a livello nazionale. Queste azioni, ancora una volta – conclude il presidente di Fedagripesca Fvg – testimoniano quanto sia importante per i vignaioli regionali, lavorare in maniera coordinata anche rafforzando la rappresentanza del Consorzio della Doc Friuli e contribuire alla crescita delle adesioni e della sua forza rappresentativa».

Venanzio Francescutti

I numeri della Doc Friuli

Continua la crescita a due cifre, anche per il 2019, del gradimento della Doc Friuli fra i vignaioli della regione. Una Denominazione nata nel 2016 e che, in pochi anni, è diventata la più importante del Friuli Venezia Giulia, se si escludono quelle del Prosecco e appunto del Pinot grigio condivise, peraltro, con il vicino Veneto. I numeri relativi all’annata 2019, dunque, forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) di Pradamano, indicano in 3.440 gli ettari rivendicati, rispetto ai 2.497 del 2018 (+38%). Di conseguenza, crescono in progressione gli ettolitri prodotti che passano dai 183.348 del 2018, ai 240.406 del 2019, con un aumento del 31%. Il vino più rivendicato resta sempre l’”internazionale” Pinot grigio (1.712 ettari per 127.159 ettolitri) seguito, a grande distanza, dal Merlot (269 ettari per 17.870 di vino prodotti). Il Friulano (255 ettari per 17.491 ettolitri di ex Tocai), l’autoctono più rivendicato, conquista il terzo posto spodestando dal podio lo Chardonnay.

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In copertina, una bella produzione di Pinot grigio in Friuli Venezia Giulia.

“Cantine Aperte Insieme” ha fatto centro. E ora arrivederci nei Vigneti

di Giuseppe Longo

Non ci sono dubbi. “Cantine Aperte” piace anche con la… mascherina. Infatti, questa singolare edizione della “due giorni” organizzata per ieri e per sabato dal Movimento turismo del vino anche in Friuli Venezia Giulia ha registrato un successo superiore a qualsiasi ottimistica previsione. L’incertezza e la prudenza avevano, infatti, regnato sovrane fino alla vigilia del tradizionale appuntamento fra vigne e cantine di fine maggio a causa del particolare clima che ancora pesa a causa di Coronavirus e della necessità di osservare le regole comportamentali imposte dalla legge al fine di scongiurare il ritorno del morbo che, in questa primavera indimenticabile, ha dato un colpo durissimo anche all’agricoltura e al settore della vite e del vino in particolare. Invece, come rilevavamo anche ieri riguardo ovviamente alla prima giornata, tutto è filato via liscio – non c’entrano ovviamente gli incontri “virtuali” -, grazie alla responsabilità con cui si sono presentati nelle aziende, a piccoli gruppi (e anche su prenotazione), gli enoturisti friulgiuliani che, confortati dal bel tempo, non hanno voluto lasciarsi perdere questo primo incontro con i grandi vini Fvg. Un successo che sprona sin d’ora a guardare avanti, tanto che già durante l’estate – contrassegnata ogni anno nei primi giorni di agosto da “Calici di Stelle” – ci sarà il già annunciato esordio di “Vigneti Aperti”.

Elda Felluga, leader di Mtv.

“È l’enoappassionato di qualità quello che ha scelto Cantine Aperte Insieme, curioso e pronto a conoscere il nostro territorio e la nostra cultura vitivinicola anche attraverso le pagine social delle aziende aderenti”, commenta molto contenta per l’esito favorevole la presidente del Movimento Fvg, Elda Felluga. “Siamo felici e soddisfatti – sottolinea – del risultato ottenuto: buone le presenze reali nelle cantine, le Cene con il Vignaiolo sono state molto richieste anche quest’anno dimostrando la forza di questo format, massima espressione dell’abbinamento cibo-vino. Si avvertiva la gioia di essere nuovamente insieme a condividere momenti conviviali in sicurezza e in rilassatezza. Non è mancato il momento di unione generale attraverso il brindisi virtuale del Movimento turismo del vino nazionale che ha visto coinvolte le aziende dal Nord al Sud (#CantineAperteInsieme). Un ringraziamento speciale alle nostre cantine che si sono attivate con grande professionalità ed entusiasmo per rendere sicuro e piacevole questo weekend che ha dato il via agli eventi dell’enoturismo in regione e che ci auguriamo potranno a breve ospitare i tanti ‘wine lovers’ fuori porta che amano i nostri eccellenti vini e il nostro meraviglioso territorio. Un grazie di cuore anche allo staff del Movimento turismo del vino Fvg che si è prodigato incessantemente per la riuscita della ‘due giorni’. Un importante gioco di squadra che ha dato i suoi frutti. Infine, desidero ringraziare la Regione Friuli Venezia Giulia assieme a PromoTurismoFvg e a Civibank per il fondamentale supporto e sostegno dato alla manifestazione anche in questa particolare situazione”.

Nei vigneti dei Magredi e di Tarlao.

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Un ottimo segnale, dunque, anche in vista delle prossime iniziative del Movimento Turismo del Vino Fvg come appunto “Vigneti Aperti” – prevista per il periodo estivo – evento durante il quale saranno privilegiati incontri e momenti conviviali, sempre nel segno della sicurezza, nelle bellissime vigne della nostra regione: una nuova occasione per tutti gli italiani di conoscere e apprezzare le nostre poliedriche eccellenze enogastronomiche. Ma anche per gli stranieri, soprattutto austriaci, che logicamente in questa occasione sono mancati a causa della persistente chiusura dei confini che tutti sperano siano quanto prima rimossa al fine di rimettere in moto il turismo, irrinunciabile espressione dell’economia al di qua e al di là delle Alpi.

E assaggi distanziati da Monviert.

Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.infog

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In copertina, cin cin beneaugurante all’azienda Due Torri.

 

“Cantine Aperte Insieme” e in… mascherina. Con responsabilità

di Giuseppe Longo

“Cantine Aperte Insieme, ma in… mascherina. Indubbiamente ci mancava questa singolare immagine della tradizionale due giorni enologica di fine maggio. Non che ne sentissimo il bisogno, ma pur anche questa “novità” va annotata, perché di sicuro passerà alla “storia” del Movimento turismo del vino. Infatti, in ossequio alle norme per il contenimento di questi residui di Coronavirus – che ci si augura siano proprio tali! -, disciplinatissimi wine lovers si sono avvicinati ieri, all’esordio di “Cantine Aperte Insieme” – questo appunto il nome dato quest’anno all’insolita edizione -, con bianche protezioni per naso e bocca sulle quali campeggiava la scritta “Ripartiamo dall’enoturismo”. Un buon auspicio misto, perché no, a un evidente spirito di “sacrificio”. E a sera era palpabile la soddisfazione di Elda Felluga, presidente della delegazione Fvg del Movimento dedicato agli amanti del buon vino, all’insegna dello storico motto “Vieni e vedi cosa bevi!”. “E’ andato tutto molto bene in questa prima giornata – ci ha detto -, tutti hanno dimostrato grande attenzione e responsabilità, per cui confidiamo che sulla stessa lunghezza d’onda si ponga anche la seconda. Sono molto soddisfatta, anche per il successo che hanno avuto ovunque le Cene con il vignaiolo”.
Gli enoturisti, tutti di casa nostra quest’anno visto che i confini regionali e con Austria e Slovenia sono ancora chiusi, hanno dunque accolto senza alcuna difficoltà l’appello alla responsabilità del Movimento turismo del vino a frequentare le cantine Fvg senza creare assembramenti, rispettando il cosiddetto “distanziamento sociale” e indossando appunto la mascherina, da abbassare, è ovvio, soltanto al momento della degustazione. Emblematiche le foto scattate nelle aziende Dario Coos di Ramandolo e Vigne del Malina di Orzano.

Enoturisti a Vigne del Malina.

Elda Felluga

Via dunque, dalla tarda mattinata, alla seconda puntata di “Cantine Aperte Insieme” che si annuncia con una domenica di tempo buono, stando all’Osmer che prevede qualche rovescio temporalesco su pianura e costa soltanto nel pomeriggio. La seconda puntata, dunque, di questa nuova formula, pensata nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie per soddisfare diverse sensibilità. Per cui anche oggi ci saranno aziende che apriranno le loro porte per le visite in cantina e nei vigneti, altre invece rimarranno in contatto con gli enoappassionati tramite dirette su Facebook e Instagram. “Cantine Aperte – aveva infatti detto Elda Felluga alla vigilia della manifestazione – si presenta in una nuova veste, sicuramente più social, dedicata ai nostri appassionati lontani che non potendo vivere questa esperienza da vicino potranno comunque condividere momenti dedicati al vino e alle zone di eccellenza ad esso collegate. Per gli amici locali comunque la possibilità di poter vivere il nostro territorio attraverso il racconto ‘ravvicinato’ dei vignaioli nelle aziende agricole disponibili. Sempre seguendo con attenzione le regole di restrizione di questa delicata fase. Visti i numeri limitati, consiglio la prenotazione, uno strumento valido che da anni il Movimento Turismo del Vino promuove per un servizio di qualità. Quest’anno abbiamo privilegiato la campagna, i nostri bellissimi vigneti, gli spazi aperti, e vorremmo continuare a farlo in estate, attraverso l’edizione speciale di Vigneti Aperti”.

Dicevamo delle Cene con il vignaiolo. Sono state il degno coronamento della prima giornata e oggi si replicherà con il pranzo. Non molte, per la verità, le cantine che hanno aderito a questi appuntamenti enogastronomici, visto il particolare momento che stiamo vivendo. Ma la proposta è stata e sarà anche oggi di qualità, non solo per l’accompagnamento dei piatti con etichette di prim’ordine, ma anche perché la fantasia dei cuochi s’intreccia con la più genuina tradizione friulana. Queste, dunque, le aziende partecipanti alla bella iniziativa: Cantina Puntin di Aquileia, Colle Villano di Faedis, Ferrin Paolo di Camino al Tagliamento, Le Due Torri di Corno di Rosazzo, Castello di Rubbia di San Michele del Carso, Livio Felluga alla Locanda Orologio di Brazzano e Tenuta Di Blasig di Ronchi dei Legionari. Buon appetito, dunque, anche oggi e cin cin, con mascherine abbassate, per questa originale edizione di “Cantine Aperte Insieme”. L’elenco di tutte le aziende aderenti è sul sito ufficiale www.cantineaperte.info.

Due piatti della Locanda Orologio.

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Per informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine
Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
info@mtvfriulivg.it – www.cantineaperte.info

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In copertina, mascherine nella cantina Dario Coos a Ramandolo.

“Cantine Aperte Insieme” al via: due giorni con i vignaioli

Pronti via, si parte. Scocca infatti anche nel Vigneto Fvg l’ora di questa edizione tutta speciale di Cantine Aperte, perché intonata con l’emergenza da Coronavirus che stiamo ancora vivendo e che, come tutti sappiamo, richiede responsabilità e attenzione nei nostri comportamenti. Tuttavia, si annuncia memorabile la 28a edizione dell’evento più amato dagli appassionati del vino che dà appuntamento proprio oggi e domani. Come è noto, quest’anno la due giorni, classica manifestazione dell’ultimo fine settimana di maggio, si chiama “Cantine Aperte Insieme” e propone una formula poliedrica che vedrà coinvolti produttori e i wine lovers di tutta Italia, nell’ambito della quale anche il Friuli Venezia Giulia ha colto l’invito dell’associazione nazionale del Movimento turismo del vino per un mega-brindisi dal Nord al Sud coinvolgendo le tante cantine associate.
La formula di quest’edizione è stata pensata per soddisfare diverse sensibilità: ci sono aziende vitivinicole che aprono le loro porte per le visite in cantina e nei vigneti, altre invece rimangono in contatto con gli enoappassionati tramite dirette su Facebook e Instagram. Inoltre, non mancano nella serata di oggi le Cene con il Vignaiolo, un format che invita a vivere un’esperienza dal sapore totale, impreziosita da un menù esclusivo e dall’incontro con i vignaioli. Ricordiamo che quest’anno è ancora più importante consultare il sito www.cantineaperte.info per conoscere i produttori aderenti e le modalità dalle stesse previste per #CantineAperteInsieme; ricordiamo, altresì, che è fondamentale rispettare tutte le indicazioni delle aziende per poter vivere serenamente questo weekend all’aria aperta.
Cantine Aperte è da sempre una gustosa occasione per conoscere le peculiarità enogastronomiche e territoriali della nostra regione. E tale impegno viene annualmente condiviso e supportato da PromoTurismo Fvg e Civibank, enti che collaborano con il Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia, l’associazione che, guidata da molti anni da Elda Felluga, organizza l’invitante evento enologico, seguito poi durante l’anno da altre proposte amate dagli enoturisti. I quali per essere sempre informati sulle news della manifestazione possono seguire oggi e domani gli aggiornamenti pubblicati, in tempo reale, sulla pagina Facebook MtvFVG e Instagram mtv_friulivg.

Per altre informazioni:
Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia
Via del Partidor 7 – Udine

Tel +39 0432 289540 – 348 0503700
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In copertina e all’interno vigne a aziende in Friuli Venezia Giulia.

Agricoltura, in Fvg fondi già disponbili per le misure anti-Coronavirus

Fondi disponibili già da subito per il comparto primario sia con finanziamenti a tasso 0 sia con anticipo del valore di magazzino e consolidi, il tutto facilitato da istruttorie brevi e semplificate. Il Friuli Venezia Giulia è già operativo per dare sostegno agli imprenditori che operano nel settore primario come ha affermato l’assessore regionale alle risorse Agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo in II Commissione consiliare per illustrare le misure anti-Coronavirus proposte dalla Regione per il comparto.
L’esponente dell’esecutivo Fedriga – informa una nota Arc – ha evidenziato come la Regione, grazie alla potestà legislativa in questo comparto e al massiccio lavoro compiuto dagli uffici, sia riuscita ad ottenere a livello europeo una serie di agevolazioni che permetteranno al Friuli Venezia Giulia di intervenire, fin d’ora, nei confronti delle aziende agricole, superando una difficoltà burocratica che invece altre Regioni stanno ancora scontando a livello nazionale.
Come si ricorderà, a metà marzo la Commissione europea aveva adottato una serie di misure di aiuto straordinarie che il Friuli Venezia Giulia ha modellato attraverso alcuni atti di giunta. “L’obiettivo del programma straordinario degli interventi anti Covid 19 – ha spiegato Zannier – è quello di sostenere la liquidità corrente del sistema produttivo agricolo e agroalimentare nella situazione di difficoltà economica e finanziaria conseguente all’emergenza epidemiologica”.
Attraverso la dotazione del Fondo di rotazione regionale, il cui regime l’Unione Europea ha ritenuto essere in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo degli aiuti di Stato, la Regione Fvg ha già potuto mettere in atto una serie di interventi a favore delle imprese che operano nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca. “Con i fondi a nostra disposizione – ha illustrato Zannier alla II Commissione – possiamo ad esempio già finanziare la conduzione aziendale uscendo dai parametri fissati dal regime ‘de minimis’ oppure aprire linee di contrattazione con istituti di credito per le moratorie, spostando le scadenze di pagamenti su mutui già assunti con il fondo di rotazione. Ed ancora possiamo iniettare liquidità nel sistema, attraverso prestiti a tasso zero, senza tener conto del tetto massimo previsto nell’arco di tre anni dalle normative europee vigenti“.

L’assessore regionale Zannier.

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In copertina, la viticoltura collinare in Friuli Venezia Giulia.

La Delizia, il virus rallenta le bollicine ma non i vini fermi

Secondo le indicazioni che si coglievano prima della pandemia, questo sarebbe stato un altro anno con previsioni di crescita a doppia cifra per i Viticoltori Friulani La Delizia, cantina tra le prime nove d’Italia nella produzione di spumanti e tra le più importanti del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Invece si è abbattuto il tornado del Coronavirus, con danni gravissimi all’economia italiana, mondiale e ovviamente friulana. Ma ogni situazione di emergenza può generare anche nuove opportunità, se si sanno cogliere, tanto che l’azienda di Casarsa continuerà, nonostante tutto, a crescere: infatti durante il lockdown ha proseguito a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, vedendo aumentare la sua quota di mercato nella grande distribuzione (Gdo) del 15 per cento, comprensivo delle vendite sia a livello nazionale che internazionale. Il tutto mentre a causa del Covid-19 il settore HoReCa italiano – acronimo che sta per “Hotellerie, Restaurant, Catering” – era completamente fermo: ma anche qui, con l’avvio della fase 2, si sta tornando con questo mese di maggio a programmare il futuro.

Mirko Bellini

“Già nella prima settimana in cui ristoranti, bar e locali hanno riaperto – spiega il direttore commerciale Mirko Bellini – abbiamo registrato una prima ripartenza confortante, con un valore di circa il 15% di quanto fatturato lo scorso anno nell’analoga settimana, valore simbolico che dimostra la voglia di ripartire. L’italia si sta rimettendo in moto con velocità diverse: abbiamo notato una ripresa sulle aree periferiche rispetto alle grandi città che vivono prevalentemente di turismo, come Roma, Firenze e Milano. Siamo anche in attesa che il mercato della Campania si riattivi. L’effetto Covid-19 nel settore HoReCa è iniziato il 10 marzo e si è pesantemente rivelato ad aprile, causando un blocco quasi totale delle vendite: siamo vicini ai nostri clienti, sapendo che la ripresa sarà lenta, soprattutto considerando che se i locali dedicati alla movida inizieranno a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, purtroppo verranno a mancare le vendite generate da quella parte di mercato legato invece alle cerimonie, a partire dai matrimoni. Va considerato, poi, che l’effetto Covid-19 ha avuto un risvolto negativo sui costi delle famiglie che sommato in alcuni casi alla cassa integrazione, a cui certe aziende sono dovute ricorrere o al calo del lavoro, ha determinato una riduzione del potere di acquisto del cliente finale, sancendo di fatto una nuova priorità negli acquisti del beni del settore agroalimentare”.
E se le bollicine patiscono la nuova situazione sociale ed economica, i vini fermi invece continuano a essere richiesti. “Proprio perché legati a situazioni di consumo più quotidiane – ha aggiunto Bellini – e perché sono un bene che il consumatore ama comprare anche nella grande distribuzione, dove le rilevazioni ci dicono che i vini fermi sono stati più richiesti degli spumanti, proprio per le sopracitate mancate occasioni di festa e aggregazione sociale. Questa pronta risposta all’aumento della richiesta di vini fermi è un elemento che ancora una volta conferma la forza della nostra azienda, la quale potendo contare su varie linee di prodotto a proprio marchio, generate da una filiera interna completa che va dalla vite all’imbottigliamento alla commercializzazione, può gestire al meglio le emergenze e i cambiamenti repentini del mercato”.
La situazione in Italia prevede una ripresa graduale del mercato. All’estero, nel frattempo, La Delizia continua a vendere. “I mercati esteri stanno reagendo bene – ha sottolineato Bellini – considerando i mercati primari di riferimento della nostra cantina, ovvero Usa, Regno Unito e Russia, ove la situazione sanitaria si è aggravata 20 giorni dopo l’Italia e ora stanno attraversando il periodo di lockdown preparandosi alla graduale apertura. Nel frattempo, le loro strutture, che per noi sono soprattutto nella grande distribuzione, hanno continuato a essere in linea con le annate precedenti, anche in alcuni casi registrando importanti segni positivi. Speriamo anche all’estero in una rapida ripresa del canale HoReCa”.

E ora si guarda alla nuova annata in vigna con uno sguardo già al prossimo anno. “Penso – ha concluso Bellini – che usciremo da questa emergenza solo ragionando in ottica di biennio 2020-2021 sia a livello economico che a livello produttivo specifico per il comparto vitivinicolo. La Delizia, inserita nel contesto produttivo-commerciale del territorio pordenonese che da sempre ha rappresentato un’area ‘locomotiva’ del sistema economico regionale, si prepara anche in questa fase ad affrontare questa nuova sfida. Da questa situazione si esce principalmente investendo, in idee, comunicazioni e strutture in grado di soddisfare le richieste e nel contempo addattarsi ad un mercato in rapida cambiamento, in cui le aziende riescono a rimanere competitive solo se aumentano le proprie performance produttive, con un calo dei costi e un aumento della competitività sui mercati, riuscendo sempre a farsi riconoscere la qualità dei propri prodotti”.

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In copertina, brindisi con bollicine, il prodotto ideale per le feste che ha subito di più i danni da Coronavirus.

Suinicoltura Fvg in crisi: appello ai produttori del prosciutto San Daniele

di Gi Elle

Anche la suinicoltura del Friuli Venezia Giulia deve fare i conti con i guai provocati dalla pandemia da Coronavirus. Per cui ora, per puntare a una ripresa del settore, è necessaria una nuova strategia, che punti alla valorizzazione della carne fresca “Made in Fvg”. E come? Ogni prosciuttificio della Dop San Daniele acquisti una maggiore quota di cosce friulane, auspica Confagricoltura che nel contempo, tra gli altri interventi immediati, sollecita anche un ridimensionamento del carico burocratico previsto per le aziende del settore. L’emergenza sanitaria ha generato, infatti, uno squilibrio tra la domanda e l’offerta dei suini macellati. I motivi vanno ricercati nella diminuzione dei volumi di capi trattati dai macelli e nella difficoltà, da parte dei macelli stessi, di collocare le cosce per la stagionatura nei vari circuiti Dop. Mercati che, a causa della chiusura del canale Horeca, di parte dell’export e di un certo cambio nei consumi alimentari, hanno registrato una netta flessione delle vendite del prosciutto e degli altri salumi. A oggi, dunque, esiste un riporto, in Italia, di 300 mila capi fermi negli allevamenti, in ritardo di macellazione.

Il prosciutto Dop San Daniele.


«Perciò, la nostra Organizzazione – spiega David Pontello, responsabile della Sezione suinicola di Confagricoltura Fvg – ha elaborato una serie di proposte con l’obiettivo di avviare un alleggerimento dei magazzini dello stagionato e, di conseguenza, ricreare le condizioni affinché la domanda ritorni alla normalità: aprire un bando per distribuire agli indigenti i salumi Dop; organizzare l’ammasso delle cosce fresche; togliere dal circuito Dop una parte delle cosce fresche per produrre prosciutto cotto (per questa lavorazione, entrano in Italia circa 3-4 milioni di cosce estere al mese), integrando al macello con un contributo la perdita di valore che si viene a creare tra destinazione cotto e destinazione Dop. Queste misure, se attuate a livello nazionale, in 3-4 mesi sarebbero in grado di normalizzare la situazione. La qualità del prodotto del Friuli Venezia Giulia, assieme alla certificazione sanitaria di “Aujesky free” (unica regione in Italia), sono motivi ancora sufficienti perché la nostra merce mantenga un certo appeal di mercato, ma è troppo poco. Sarebbe necessario – aggiunge Pontello – affiancare a questo delle politiche di identificazione e valorizzazione dei suini friulani (che attualmente occupano solo il 10 per cento della filiera) all’interno del circuito del San Daniele. Ricordo che l’attuale disciplinare prevede che le cosce dei suini friulani devono stagionare solo a San Daniele, mentre lo stesso può approvvigionarsi su un areale molto più vasto (10 regioni). È evidente che ciò potrebbe essere discriminatorio, commercialmente parlando. Per questo motivo auspico che, in futuro, ogni prosciuttificio acquisti una maggiore quota di cosce friulane: sarebbe un premio, oltre che valore aggiunto a questa regione di cui San Daniele fa parte e visto che la Regione stessa destina cospicui contributi pubblici al Consorzio per la promozione del prosciutto Dop. Ma, soprattutto – conclude Pontello – serve programmare una strategia di rilancio che parta da un drastico snellimento burocratico e prosegua con il sostegno agli investimenti legati alle innovazioni aziendali, di chi avrà ancora forza per credere in questo settore».

David Pontello

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In copertina, maiali in un allevamento friulano: servono misure anti-crisi.

Ristoranti in gravi difficoltà: “Riaprire così per noi è impossibile”

di Gi Elle

Serrande alzate finalmente, da ieri mattina, anche per bar, trattorie e ristoranti. Ma non per tutti. Perché c’è anche chi non se l’è sentita di riaprire, dopo quasi tre mesi di blocco, in una situazione d’incertezza, oltre a essere fatta di tante prescrizioni da osservare rigidamente per contrastare il rischio del ritorno del contagio da Coronavirus. “Il clima di paura che tutte queste limitazioni instaurano non porterà a nulla di buono”, torna infatti ad alzare la voce l’Unione Ristoranti Buon Ricordo che nel Friuli Venezia Giulia conta dieci rinomati locali, dalla montagna alla pianura, passando per la collina e il Carso.


“Aprire? Per chi? Il primo grido d’allarme – dicono i ristoratori associati in una preoccupata nota diramata ieri – l’abbiamo lanciato lo scorso 30 marzo. Il secondo è datato 22 aprile. Il nostro Mondo, il Mondo della ristorazione italiana ancora si interroga e vaga senza certezze. La cassa integrazione per i nostri dipendenti, mentre scriviamo, ancora non si è monetizzata. Il palleggio di decisioni tra Governo centrale e Regioni ha portato, last minute, a dare la possibilità di aprire le nostre attività per oggi lunedì 18 maggio. Peccato che il Dpcm e le varie Ordinanze regionali contenenti il famoso protocollo con le regole da seguire sia arrivato solo qualche ora prima. Una barzelletta!”

E ancora: “Il 18 maggio la ristorazione italiana è invitata ad riaprire di corsa, rischiando di non riuscire a essere pronta dal punto di vista della sicurezza sanitaria,
senza aver visto monetizzarsi praticamente ancora nessun aiuto economico, con pesanti dubbi legati al rinnovo delle 9 settimane di cassa integrazione, con la scure della responsabilità penale sulla testa e con norme regolamentari che, unite al clima negativo diffuso, porteranno ad un calo di fatturato previsto attorno all’80%. Noi dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo, che da 56 anni difendiamo la cucina della tradizione e che abbiamo sempre avuto come focus il turismo enogastronomico, non possiamo tradire la nostra storia. Tutti quanti vorremmo aprire. I nostri associati fremono ma sono combattuti. Tutti quanti sappiamo che sarà impossibile fare profitto. Noi siamo abituati a saldare fornitori e dipendenti. Non possiamo rinnegare il nostro passato”. “Non ci sono le condizioni. Alcuni di noi – aggiungono – apriranno lo stesso nei prossimi giorni per assicurare un servizio di ristorazione, necessario in alcune zone, ma come Unione Ristoranti del Buon Ricordo, al momento, non siamo messi nelle condizioni di svolgere la nostra missione legata al Turismo Enogastronomico. Confini regionali ed europei sono chiusi. In tantissimi aspetteremo quindi tempi migliori”.
I ristoratori quindi concludono: “Il nostro appello è rivolto quindi alle istituzioni: aprite l’Italia. Torniamo alla libera circolazione, al turismo. Regaliamo positività agli italiani. Abbiate fiducia di noi imprenditori. Tutto il mondo ci invidia. Se davvero ci sarà da dover continuare a lottare con questo virus, lo faremo ma con il sorriso. Il clima di paura che tutte queste limitazioni instaurano non porterà a nulla di buono. Noi non siamo per le proteste eclatanti, ma il settore è davvero con i nervi tesi. I tempi sono scaduti. Ci stiamo giocando l’intera ristorazione italiana”.

Questi, infine, i locali del Friuli Venezia Giulia associati all’Unione: Ristorante Carnia di Venzone, Locanda Al Castello di Cividale, Ristorante Al Sole di Forni Avoltri, Storico ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, Trattoria Da Nando di Mortegliano, Hotel Ristorante Là di Moret di Udine, Lokanda Devetak 1870 di Savogna d’Isonzo, Ristorante Osteria La Pergola di San Daniele, Trattoria Alla Luna di Gorizia, Trattoria Da Toni di Gradiscutta.

Cinquantasei anni d’età, un centinaio di insegne, di cui una decina all’estero: dal 1964 l’Unione Ristoranti del Buon Ricordo salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese, accomunando sotto l’egida della cucina del territorio (a quei tempi scarsamente considerata) ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. L’Urbr è stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. A caratterizzare ciascun ristorante, e a creare fra loro un trait d’union, è oggi come un tempo il piatto-simbolo dipinto a mano dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare su cui è effigiata la specialità del locale, che viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. Nel loro insieme, ristoranti e trattorie associati rappresentano, con la varietà straordinaria delle loro cucine, il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana.

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In copertina, il soffitto di un ristorante tappezzato con i tradizionali piatti del Buon Ricordo.

 

Quando il vino aiuta a trovare l’acqua: oggi video online da Nimis

di Gi Elle

Ormai anche tutte le iniziative legate al mondo vitivinicolo avvengono online, vista l’impossibilità a causa di Coronavirus – e chissà per quanto! – di organizzare manifestazioni che prevedono una significativa presenza di persone. Così è stato ieri pomeriggio per il “brindisi universale” con i grandi vini bianchi friulani e così sarà oggi per “Diamo un taglio alla sete”, la Festa dell’imbottiliamento organizzata da molti anni a Nimis al fine di raccogliere fondi da destinare a un religioso delle Valli del Natisone, fratel Dario Laurencig, per la ricerca di pozzi d’acqua potabile nell’assetata Africa. E proprio il caso di dire che il vino aiuta a trovare… l’acqua.

Le bottiglie dell’iniziativa.


Anche questa iniziativa dunque, proprio per l’emergenza Covid-19, è stata ripensata: come è noto, l’imbottigliamento sarà virtuale, annunciato e promosso nel corso di una diretta Facebook che inizierà fra poche ore, esattamente alle 17, per protrarsi fino alle 19. Sarà comunque una festa, accompagnata dalla colonna sonora dei gruppi che puntualmente ogni anno si rendono disponibili (hanno risposto all’appello gli Effetti collaterali, gli Am/Fm, i Power Flower, la cantante Sabina, il gruppo etnico Estacion sur, gli ottoni degli Splumats, i Sand of Gospel e Saint Lucy Gospel Choir). Alla diretta interverranno numerosi “testimonial” che hanno partecipato in vario modo in questi anni a sostenere e a far crescere il progetto di “Diamo un taglio alla sete”. Verrà anche presentato un breve video dal titolo “Piccola storia di un pozzo” realizzato da un gruppo di volontari che si sono recati poco più di un anno fa in Turkana, per portare anche con la presenza fisica la solidarietà a fratel Dario. Che sarà anche lui presente, collegato dal Kenya.
La diretta servirà anche a presentare le modalità – per forza di cose online – con cui contribuire al progetto, riassunte nello slogan “Dona ora, prenota il nostro grazie”. Per il 2020, anche alla luce dell’emergenza Covid 19, il ricavato dell’imbottigliamento verrà ripartito tra più soggetti. Ne beneficeranno infatti, oltre ai pozzi di fratel Dario, un ospedale gestito da suore Comboniane in Sudan e due organizzazioni di volontariato di casa nostra che si sono prodigate senza risparmio durante questi mesi di emergenza.

Folla sotto il tendone l’anno scorso.

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In copertina e all’interno immagini di “Diamo un taglio alla sete” del 2019.

“La nostra ristorazione è a rischio chiusura con norme troppo rigide”

di Gi Elle

Dopo l’intesa Governo-Regioni, sembra ormai certo che pure in Friuli Venezia Giulia la ristorazione possa presentarsi lunedì prossimo, 18 maggio, ai nastri di partenza (o di “ripartenza”). Mancano, però, ancora le linee guida alle quali chi opera nel settore dovrà attenersi al fine di scongiurare nuove fonti di contagio da Coronavirus: queste dovrebbero arrivare entro venerdì, giusto in tempo per la riapertura dei locali. Ma il comparto, allarmato da certe indiscrezioni, avverte che, se queste “fossero vere, l’80 per cento dei ristoranti italiani non riaprirebbe”. “Imporre distanze eccessive tra clienti, così come procedure di sanificazione complesse e l’utilizzo di divisori in plexiglass vuol dire non voler far riaprire i ristoranti”, tagliano corto i rappresentanti della buona tavola.

La ristorazione italiana riunita nel progetto #FareRete alza, infatti, la voce prendendo nettamente le distanze dalle notizie che sono rimbalzate su tutti i media. Altrettanto prive di logica sono ritenute le troppo drastiche misure restrittive ipotizzate per i sistemi di aerazione e condizionamento; o ancora vengono definite palesemente ingiuste le ipotesi di attribuire al titolare del locale la responsabilità diretta in relazione al comportamento individuale di terzi all’interno dell’attività. “Se queste notizie pubblicate dalla stampa – aggiungono i ristoratori – trovassero corrispondenza nelle linee guida in emanazione, avrebbero come conseguenza la chiusura permanente di oltre l’80% dei locali presenti nel nostro Paese. Riteniamo folle e privo di senso anche solo ipotizzare misure di tale portata che confermano la poca conoscenza del settore e delle logiche che lo regolano. Non c’è più tempo, servono urgentemente misure pertinenti alla realtà esistente. Chiediamo al Governo di consultarci prima di emanare le nuove disposizioni, coinvolgendo rappresentanti della ristorazione al tavolo decisionale”.
“A poche ore dall’emanazione del decreto legge, ribadiamo anche la necessità che vengano previste misure di finanziamento a fondo perduto, destinate specificamente alla ristorazione e vincolate all’acquisto di prodotti alimentari italiani. Solo in presenza di tali risorse, l’horeca sarà in grado di riappropriarsi del proprio ruolo, quello di leva economica, imprescindibile, per la filiera agroalimentare, necessario per la ripartenza dell’intero Paese”, sottolinea Gianluca De Cristofaro, parlando a nome di #FareRete.

Questa è, dunque, la voce delle 29 realtà associative (più di 100 mila associati) del progetto. Un appello sostenuto da Filiera Italia, il cui consigliere delegato, Luigi Scordamaglia, ricorda come “il perdurare della chiusura del canale della ristorazione stia provocando un effetto domino sull’intera filiera agroalimentare italiana con crolli di produzione fino al 40% del settore del vino, del 45% dei formaggi tipici e del 35% dei salumi di maggiore pregio, mettendo a grave rischio occupazionale parti rilevanti dei 3,6 milioni di lavoratori dell’intera filiera”. Fare ripartire subito la ristorazione con regole rigide, ma applicabili e non tali da far chiudere comunque l’80% dei ristoranti italiani, è pertanto l’appello della Fondazione che raccoglie il meglio dell’agroalimentare italiano. E anche del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, un appetitoso piatto di spaghetti con le vongole veraci in un ristorante del Friuli Venezia Giulia.