Pinot con un tocco di Refosco, ecco Rame il nuovo gioiello della famiglia Collavini

Collavini presenta l’annata 2021 di Rame, un vino nato da uve di Pinot e Refosco dal peduncolo rosso che vuole interpretare la tradizione friulana del bianco ramato in chiave internazionale. Questo approccio distintivo caratterizza da sempre la filosofia della storica azienda vitivinicola di Corno di Rosazzo che si propone di coniugare la cultura del territorio a uno spirito più cosmopolita.

Manlio Collavini con i due figli.

Sin dai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia si documenta la vinificazione a contatto con le bucce, processo che permetteva al vino di ottenere un caratteristico colore ramato. Una tecnica rappresentativa di una zona specifica, il Triveneto, con un fondamentale centro di produzione nella regione Friuli. Un’interpretazione testimone del tempo che, con il successo della vinificazione in bianco della varietà, rischiava di scomparire e che attraverso l’operazione di riscoperta portata avanti dalle aziende vitivinicole locali, come Collavini, ha visto la sua rinascita.
«Rame rappresenta il nostro omaggio alle tradizioni enologiche del Friuli – spiega Luigi Collavini, titolare dell’azienda assieme al fratello Giovanni e al padre Manlio –. Tutto è iniziato con l’annata 2020, che ha assunto il ruolo da apripista nel raccontare tre anni intensi, densi di prove e sperimentazioni, che ci hanno portato a trovare quello che riteniamo essere un equilibrio perfetto per il nostro primo rosé. Questo vino nasce dalla stessa filosofia dei suoi fratelli maggiori, il MoRe e il BiancoCollavini, e segue la strada da loro tracciata nell’unire una varietà autoctona a un’uva internazionale. Oggi con Rame 2021 continuiamo a portare nel bicchiere le usanze del territorio, abbinate alla finezza e all’eleganza che hanno accompagnato sin dall’inizio la nostra visione nel mondo enologico».
Dopo un’attenta selezione durante la vendemmia settembrina, Rame prosegue la sua evoluzione con la macerazione del Pinot sulle bucce a contatto con il mosto, un processo essenziale per dare il caratteristico colore che ricorda le sfumature del metallo da cui il vino prende il nome. Le nuances ramate sono esaltate anche da un tocco di Refosco dal peduncolo rosso, le cui uve vengono raccolte in cassetta per evitare il minimo ammostamento, poi diraspate e lasciate macerare brevemente prima della pressatura soffice. La successiva fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata, così da preservare le caratteristiche tipiche dei due vitigni e donare una piacevole freschezza al vino.
Quello di Rame è un sorso armonico ed equilibrato, dall’intenso profumo agrumato e delicati sentori minerali, che chiude con una persistente nota aromatica, ideale sia a tavola che come aperitivo. Rame Igt Venezia Giulia 2021 è disponibile nello shop online di Collavini e in enoteche selezionate a partire da 12,70 euro.

La vendemmia tradizionale.

Collavini, una storia di famiglia che inizia più di un secolo fa e che continua oggi raccontando nel calice il migliore Friuli enoico. Nel 1896 Eugenio Collavini inizia a commerciare vino alle nobili famiglie udinesi. Il testimone passa poi al figlio Giovanni, che guiderà l’azienda tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La svolta avviene con l’ingresso di Manlio, che con uno sguardo rivolto al futuro porterà Collavini e i vini friulani alla ribalta sui mercati internazionali. Nel 1971 nasce Il Grigio, spumante da uve Pinot grigio e Chardonnay, probabilmente il primo prodotto con metodo Martinotti in Friuli. Alla fine del decennio, Manlio con spirito pionieristico produce uno spumante a base di Ribolla gialla: un successo che gli varrà l’appellativo “Il Signore della Ribolla gialla”. Proprio queste uve, nella versione Brut, danno vita al Metodo Collavini, innovando la tecnica enologica friulana del tempo. Oggi Giovanni e Luigi, figli di Manlio, guidano l’azienda con attenzione alla qualità e voglia di sperimentare. Collavini produce un milione e mezzo di bottiglie, esportandone circa il 50%. I mercati di riferimento esteri più importanti sono Canada, Usa, Germania, Regno Unito, Thailandia e Giappone.

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In copertina, vigneti dell’azienda Collavini sulle colline di Corno di Rosazzo.

Corno di Rosazzo, sipario sui vini Doc (un successo!) facendo confronti con la viticoltura egizia lungo il Nilo

A Corno di Rosazzo si è parlato anche di vini nell’antico Egitto nell’ambito della 52ma Fiera dei vini che si è appena conclusa con successo. Nell’ambito delle attività connesse con la storica rassegna enologica, la sala consiliare ha infatti ospitato una pregevole conferenza, dedicata alla cultura del vino e alla vinificazione sulle fertili sponde del fiume Nilo, nei vigneti vegliati dalle piramidi, organizzata per l’occasione dal Circolo culturale Corno presieduto da Sergio Paroni.

I relatori durante l’incontro a Corno.


L’approfondita lezione è stata tenuta da Antonella Testa e Giuseppe Polo, del Gruppo Archeologico Aquileiese. L’evento è stato introdotto dal saluto di Sonia Paolone, assessore comunale alla cultura e contestualizzato dall’intervento di Maria Visintini, del direttivo del Circolo, che ha presentato i relatori. Tra i presenti anche Federico Zilio, consigliere del Comune collinare.
I due relatori, attraverso una sequenza di immagini, hanno parlato dei metodi di coltivazione della vite e di vinificazione nell’antichità dell’Egitto rapportandoli con l’oggi in questo importante angolo della Doc Colli orientali del Friuli, hanno esposto le feste, i riti e le simbologie; a conclusione hanno recitato un componimento in onore del vino. Il pubblico attento ha apprezzato l’iniziativa, auspicando un potenziamento delle attività divulgativo-culturali, durante le varie manifestazioni che si tengono in paese. Il tutto si è concluso con un simpatico incontro conviviale sotto l’ampio tendone della Fiera. Della storia del vino si ritornerà a parlare in un prossimo incontro, sempre proposto dal Circolo culturale Corno, nel prossimo ottobre.

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In copertina, la viticoltura egizia in una raffigurazione rinvenuta in una tomba; qui sopra, antiche anfore vinarie.

 

“Fai un giro in vigna”, una camminata tra viti e chiesette invita a Corno di Rosazzo

S’intitola “Fai un giro in vigna” la camminata ecologica e culturale in programma domenica 11 giugno nelle frazioni di Casali Gallo e Sant’Andrat a Corno di Rosazzo per iniziativa del Circolo culturale Corno e delle delegazioni Fai (Fondo ambiente Italiano) di Cividale e Palmanova.
La partenza della passeggiata é fissata a cominciare dalle 9 del mattino e prevede due percorsi, quello della Ribolla gialla e quello del Friulano, vitigni autoctoni tipici del Comune collinare. Si procederà rispettivamente a gruppi di 20 e 35 persone con partenza a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro per suggestive visite guidate. Nel primo itinerario (senza prenotazione) si partirà dalla chiesetta di San Michele in località Gallo per poi raggiungere la vecchia chiesa di Sant’Andrat e successiva sosta e visita all’azienda vinicola Cadibon.
Il percorso del Friulano (su prenotazione, gruppi da 35 persone) prenderà invece il via sempre dalla chiesetta di Casali Gallo per proseguire lungo un itinerario di 4 km che costeggia il fiume Judrio fino a raggiungere Visinale per visitare la chiesa di San Giorgio e San Martino. Al termine sono previste le visite all’azienda Le due torri e all’Osteria del Pinot grigio dell’azienda Butussi. Un’ulteriore sosta é infine programmata alla chiesetta di Sant’Andrat e all’azienda Cadibon.
Le visite si chiuderanno intorno alle ore 15. Si tratta della prima edizione di questa iniziativa che i promotori vogliono replicare nei prossimi anni per coinvolgere anche le altre frazioni di Corno alla scoperta delle rispettive peculiarità.

Ecco la vendemmia turistica, il progetto delle Città del vino Fvg oggi a Nimis

(g.l.) Il progetto “Vendemà”, riguardante la originale proposta della vendemmia turistica, sarà presentato questo pomeriggio anche a Nimis, terra del Ramandolo Docg, durante un incontro che si terrà alle 18, organizzato dalla civica amministrazione assieme alla delegazione regionale delle Città del vino coordinata da Tiziano Venturini. Si tratta, infatti, si un’iniziativa che è tra le prime in Italia del suo genere (ci sono stati dei primi esempi in Piemonte, ma mai finora con un progetto dal respiro regionale) e che ha visto le Cdv Fvg lavorarci con grande impegno nel corso di questi mesi. Il progetto, oltre che a Corno di Rosazzo, è stato presentato l’altro giorno a San Floriano del Collio, mentre il 29 maggio sarà la volta di San Quirino, nel Pordenonese, e il 30 maggio di Pocenia, vale a dire in altre quattro rinomate Città del vino friulane.

Tiziano Venturini


Da quest’estate, dunque, l’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia potrà contare su questa proposta di vacanza enogastronomica legata ad un’esperienza unica. Per vendemmia turistica e didattica si intende un’attività considerata non lavorativa, non retribuita, ristretta a poche ore (e comunque non oltre l’arco della giornata), avente carattere culturale e ricreativo da svolgersi in vigna nei mesi che vanno da agosto ad ottobre. I turisti opereranno sotto esclusivo controllo e responsabilità del referente aziendale in quelle realtà dove si vendemmia ancora a mano. L’iniziativa è rivolta ad un pubblico di turisti ed è correlata al soggiorno in strutture ricettive del territorio o alla visita e degustazione nelle cantine locali.
Si punta ad attrarre sul territorio un turismo di viaggi brevi, fatto anche in piccoli gruppi, ben integrato con degustazioni all’aria aperta, la ristorazione locale, i bed and breakfast e gli agriturismi, l’artigianato artistico, produzioni enogastronomiche di nicchia, rispettoso dell’ambiente e praticante mobilità slow ed ecosostenibile (trekking a piedi o a cavallo, bicicletta, escursionismo). Non solo: si tratta di una proposta ideale per le famiglie, visto che è un’attività adatta ad adulti e bambini. La vendemmia turistica sarà inserita in pianta stabile nei canali promozionali di PromoTurismoFvg e i soggetti aderenti potranno esporre il marchio del progetto, che sarà così subito riconoscibile dagli enoturisti.

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In copertina, vigneti nella zona di Nimis ai piedi del monte Bernadia famosi per la produzione del Ramandolo Docg.

Città del vino, la vendemmia turistica sarà un esempio a livello nazionale

«Un protocollo che è una buona prassi che dev’essere esteso a tutto il territorio nazionale, un’evoluzione rispetto alle altre esperienze già registrate in Italia« ». Angelo Radica, presidente nazionale dell’Associazione Città del Vino, ha sottolineato l’importanza del progetto “Ven demà” (vendemmiare in lingua friulana) ovvero la vendemmia turistica e didattica, presentato nella Città del Vino di Corno di Rosazzo, a Villa Nachini-Cabassi. Da quest’anno i turisti che sceglieranno come meta il Friuli Venezia Giulia potranno quindi anche partecipare alla vendemmia, un’attività adatta anche a famiglie con bambini.
La firma al protocollo di linee guida è stata apposta da Radica assieme a Magda Uliana della Direzione centrale attività produttive e turismo, Servizio turismo e commercio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Città del Vino e PromoTurismoFvg hanno lavorato a stretto contatto per concretizzare questo progetto di cui partner preziosi nella stesura delle linee guida sono stati anche gli Ispettorati del Lavoro e l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale Dipartimento di Prevenzione.

Un’iniziativa che è tra le prime in Italia nel suo genere (ci sono stati dei primi esempi in Piemonte, ma mai finora con un progetto dal respiro regionale) e che ha visto il coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia lavorarci con grande impegno nel corso di questi mesi, come hanno ricordato il coordinatore Tiziano Venturini, assessore al turismo a Buttrio, e il vicecoordinatore Maurizio D’Osualdo, vicesindaco di Corno di Rosazzo, sottolineando come il documento abbia tra i suoi elementi di forza il fatto che riporti punti chiari e semplici per le aziende che vi aderiranno.
Oltre ai sindaci, amministratori e ambasciatori delle Città del Vino regionali, presenti anche diversi produttori di vino, visto che sono proprio le cantine le prime protagoniste di questo progetto. A loro saranno dedicati quattro incontri di presentazione nelle Città del Vino in programma domani, 22 maggio, a San Floriano del Collio, il 25 maggio a Nimis, il 29 maggio a San Quirino e il 30 maggio a Pocenia.
Il racconto di quanto possa essere preziosa la vendemmia turistica per una cantina è stato portato da Sergio Rodriguez, proprietario del vigneto più a sud del mondo in Argentina (nella regione del Chubut, municipalità di Trevelin), di origine friulana e amico delle Città del Vino, accompagnato dal console onorario d’Italia in Argentina ingegner Carla Rossi. Loris Basso, presidente dell’Ente Friuli nel Mondo nonché assessore alle attività produttive di Corno di Rosazzo, oltre a introdurre Rodriguez ha donato a Radica un vino friulano in segno di benvenuto.
Infine, Davide Bevilacqua dello Studio grafico Mumble Design assieme a Luca Zanin ha presentato il piano comunicativo, comprensivo di logo, che caratterizzerà il progetto della vendemmia turistica didattica.

IL PROGETTO – Da quest’estate l’offerta turistica del Friuli Venezia Giulia potrà contare su questa proposta di vacanza enogastronomica legata ad un’esperienza unica. Per vendemmia turistica e didattica si intende un’attività considerata non lavorativa, non retribuita, ristretta a poche ore (e comunque non oltre l’arco della giornata), avente carattere culturale e ricreativo da svolgersi in vigna nei mesi che vanno da agosto ad ottobre. I turisti opereranno sotto esclusivo controllo e responsabilità del referente aziendale in quelle realtà dove si vendemmia ancora a mano. L’iniziativa è rivolta ad un pubblico di turisti ed è correlata al soggiorno in strutture ricettive del territorio o alla visita e degustazione nelle cantine locali. Si punta ad attrarre sul territorio un turismo di viaggi brevi, fatto anche in piccoli gruppi, ben integrato con degustazioni all’aria aperta, la ristorazione locale, i bed and breakfast e gli agriturismi, l’artigianato artistico, produzioni enogastronomiche di nicchia, rispettoso dell’ambiente e praticante mobilità slow ed ecosostenibile (trekking a piedi o a cavallo, bicicletta, escursionismo). Non solo: si tratta di una proposta ideale per le famiglie, visto che è un’attività adatta ad adulti e bimbi. La Vendemmia turistica sarà inserita in pianta stabile nei canali promozionali di PromoTurismoFvg e i soggetti aderenti potranno esporre il marchio del progetto, che sarà così subito riconoscibile dagli enoturisti.

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In copertina, la consegna di un ricordo al presidente nazionale Angelo Radica e all’interno altre immagini dell’incontro a Corno.

“Top vini Fvg” giunta alla terza edizione: è una Guida che promuove la qualità

«La guida “Top vini Fvg” ha il pregio di spingere le nostre aziende a cercare di migliorare costantemente la qualità delle proprie produzioni. Questo è fondamentale in una regione come la nostra, che conta un patrimonio vitivinicolo di 28 mila ettari corrispondente a ben il 13 per cento della superficie agricola. La guida si pone inoltre come una valida opportunità per promuovere anche le piccole attività, rendendole riconoscibili a un vasto pubblico di appassionati, ristoratori, enoteche e turisti». Così l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto a Villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, durante la fase di selezione e degustazione dei vini che saranno inseriti nella guida “Top Vini Fvg” 2023, giunta al terzo anno e pubblicata da Editoriale Top di Nicolò Gambarotto.
Il volume, che ha ottenuto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”, elenca i migliori vini della regione evidenziandone le caratteristiche e le qualità. Le degustazioni di assaggio e la valutazione dei vini sono state realizzate in collaborazione con il Collegio territoriale dei periti agrari e Assoenologi Fvg, rappresentati nell’occasione dai rispettivi presidenti Luigi Pravisani e Matteo Lovo.
La giuria è composta principalmente da enologi, enotecnici e periti agrari iscritti nei rispettivi albi professionali, per un totale di 336 professionisti che, nel corso di queste settimane, hanno analizzato e recensito più di 200 vini certificati con marchi di qualità Docg, Doc e Igt di oltre 50 produttori regionali. I vini con un punteggio minimo di 77 su scala da 1 a 100 sono ammessi a entrare nella guida e ottengono diversi sigilli di qualità, sempre in base al giudizio ricevuto dalla commissione.
“Top vini Fvg 2023” sarà redatta in tre lingue (italiano, inglese e tedesco) e darà spazio anche alle descrizioni delle singole aziende, a cui verrà riservato uno spazio di due pagine ciascuna per presentare la propria attività.

L’assessore Zannier a Corno di Rosazzo.

 

“Top Wines Fvg”, a Corno di Rosazzo le degustazioni per la nuova Guida

(g.l.) Con l’arrivo del nuovo anno, si rimettono in moto anche tante attività, tra cui quelle che riguardano la degustazione dei vini per la loro ammissione a guide o concorsi. Assoenologi, Ais e Onav e quanti amano l’arte di degustare sono, infatti, pronti a tornare in campo. E lo faranno già dalla seconda settimana di gennaio con le degustazioni per la guida “Top Wines Fvg” che si terranno anche quest’anno nella cornice di Villa Nachini Cabassi, in piazza XVII Maggio a Corno di Rosazzo. Per partecipare alle commissioni d’assaggio, le adesioni vanno date entro dopodomani, 5 gennaio, direttamente al responsabile Assoenologi di settore Paolo Valdesolo al numero 338.7130225. «Vi preghiamo al solito – scrive il tecnico rivolgendosi ai colleghi – al solito di essere numerosi così da dare una decisa impronta tecnica e professionale sia all’organizzazione che alla guida stessa».
Vediamo allora il calendario. Prima settimana da martedì 10 a venerdì 13; seconda settimana da martedì 17 a venerdì 20. Orari per ogni sessione: dalle 9 alle 10, dalle 10.30 alle 11.30, dalle 12 alle 13. E poi, nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 15.30, dalle 16 alle 17, dalle 17.30 alle 18.30. Sono previste, dunque, sei sessioni giornaliere per otto giorni. Per ogni sessione sarà ammesso un massimo di 6/8 degustatori ai quali verrà inviato il relativo programma nel giorno che precede la propria presenza a Corno di Rosazzo.

Adesioni entro il 5 gennaio
al numero 338.7130225

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In copertina, l’enologo Paolo Valdesolo impegnato in una degustazione tecnica.

“Mama Moja”, a Corno di Rosazzo giovedì 101 ricette della cucina popolare friulana

Il Circolo culturale Corno, in collaborazione con la Società Filologica Friulana, propone per giovedi 15 dicembre, alle 18.30, a villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, la presentazione del volume curato da Lucia Pertoldi “Mama moja – cent ricetis plui une” (edizioni Sff 2022). La pubblicazione è la raccolta – come fa capire subito il titolo – di cento ricette della tradizione gastronomica popolare friulana raccontate dall’autrice nel corso della trasmissione radiofonica della Rai Fvg “Vita nei campi” a cominciare dal settembre 2013 per quattro anni. Più una ricetta che l’autrice ha voluto aggiungere relativa alla gubana e alla putizza.


È stato il giornalista Rai Armando Mucchino a sollecitare la Pertoldi a raccogliere in un libro queste ricette che poi la Società Filologica ha voluto editare. E saranno proprio loro, assieme a Roberto Zottar dell’Accademia italiana della cucina, ad intervenire alla presentazione a Corno di Rosazzo che segue un analogo evento, sempre proposto dal locale Circolo culturale, incentrato su un altro libro gastronomico, “La cucina delle dimore storiche friulane”, sempre edito dalla Filologica.
Mama moja nella parlata slava delle Valli del Natisone sognifica “mia madre” e all’autrice è piaciuto intitolare proprio così il libro a ricordo delle origini della mamma. Nella prefazione, Mucchino paragona le ricette a spartiti musicali a significare la valenza culturale non solo della ricerca storica della Pertoldi, ma anche della sapienza popolare che emerge dalla tradizione contadina della cucina friulana raccontata nel centinaio di ricette.  L’ingresso alla presentazione del libro è libera e per chi vorrà sarà poi possibile degustare a cena un menù ispirato a questo ricettario nel ristorante interno a villa Nachini previa prenotazione al numero 0432.755733 entro un giorno prima dell’iniziativa.

Vecchie ricette di cucina friulane che oggi meritano di essere rivalutate

Quando la gastronomia incontra la storia l’esito si fa cultura. È il caso del volume “La cucina nelle dimore storiche friulane” edito dalla Società filologica friulana nel 2021 e presentato ad un folto pubblico a villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, su iniziativa del locale Circolo culturale presieduto da Sergio Paroni.


È stato il curatore del libro, Carlo del Torre, in dialogo con Massimo Percotto, delegato udinese dell’Accademia della cucina italiana, a illustrare il grande “giacimento” di ricettari forniti dalle famiglie nobili o possidenti friulane che rappresenta un prezioso scrigno di conoscenza socio-antropologica che bene ha fatto la Filologica a valorizzare in vista di un auspicabile recupero in chiave moderna. Ben 22 dimore storiche hanno fornito al curatore i propri ricettari: dimore di città e di campagna del Friuli e della Carnia, con l’innesto di un ricettario ebraico proveniente da casa Ascoli, oggi sede della Filologica a Gorizia, per un totale di 184 ricette. Il tutto premesso da un’interessante descrizione del palazzo di provenienza che conferisce il contesto dove questa cucina d’antan trovava la sua espressione.
Ricette sobrie si alternano a quelle più prestigiose dove compaiono impensabilmente sulle tavole di un Friuli arcaico tartarughe, aragoste e caviale. Ricettari inediti custoditi e aggiornati dai proprietari delle dimore storiche che l’omomima associazione friulana oggi presieduta da Raffaele Perrotta ha consentito di far riemergere anche in prospettiva di un loro recupero da parte della moderna ristorazione locale che potrebbe ottenere positive ricadute ai fini turistici.
Nella circostanza, il Circolo culturale Corno, sempre in collaborazione con il Comune e il Comitato fiera vini, ha annunciato per il prossimo 15 dicembre alle ore 18.30, ancora a villa Nachini Cabassi, la presentazione del libro di Lucia Pertoldi “Mama moja – Cent ricetis plui une”, ovvero la cucina di ieri e di oggi per la trasmissione radiofonica della Rai regionale “Vita nei campi” edito anch’esso dalla Società filologica friulana.

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In copertina e qui sopra due immagini della presentazione del libro a villa Nachini.

 

Agriflash.FVG – E non solo

Due libri di cucina a Corno di Rosazzo Puntando a valorizzare la collaborazione con altri enti culturali del territorio, dopo il concerto del Festival “Dialoghi” il Circolo culturale di Corno propone d’intesa con la Società filologica friulana la presentazione di due pubblicazioni relative a preziosi ricettari del territorio. Giovedì 24 novembre, alle ore 18.30, verrà presentato nella sala Cavalieri di villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, il volume “Le ricette delle dimore storiche friulane” curato da Carlo del Torre Due libri di cucina a Corno di Rosazzo – Puntando a valorizzare la collaborazione con altri enti culturali del territorio, dopo il concerto del Festival “Dialoghi” il Circolo culturale di Corno propone d’intesa con la Società filologica friulana la presentazione di due pubblicazioni relative a preziosi ricettari del territorio. Giovedì 24 novembre, alle ore 18.30, verrà presentato nella sala Cavalieri di villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, il volume “Le ricette delle dimore storiche friulane” curato da Carlo del Torre ed edito dall’Associazione dimore storiche italiane, sezione Friuli Venezia Giulia. Sarà lo stesso curatore ad illustrare il contenuto della sua ricerca volta a recuperare un aspetto originale del patrimonio storico locale. Conoscere una ricetta antica è come immergersi nella lettura di un romanzo che ci riporta nel tempo e nello spazio in cui venne concepita ed eseguita. È lo scopo che si prefigge questo libro che gode pure del patrocinio dell’Accademia italiana della cucina oltre che della Filologica. Il 15 dicembre sarà, invece, la volta del libro “Mama Moja” che raccoglie una serie di ricette friulane presentate nel corso della trasmissione radiofonica Rai Fvg “Vita nei campi”. Il Comune di Corno di Rosazzo e il locale Comitato fiera vini supportano queste iniziative del Circolo Corno presieduto da Sergio Paroni che ha pure in programma tra breve una nuova edizione del Premio “Noax” supportato dal Comune colinare e da Civibank.

Pesca e acquacoltura, ci sono 150 mila euroUn nuovo bando regionale con le risorse del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca 2014-2020 rivolto a organizzazioni e gruppi di produttori che operano nel settore della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. Il bando, previsto da una delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari e ittiche, Stefano Zannier, prevede misure a favore della commercializzazione e della promozione delle produzioni ittiche e conta risorse per 150mila euro. Le iniziative presentate potranno avere una copertura delle spese fino al 75 per cento della spesa complessiva. Il programma europeo legato al Fondo per gli affari marittimi e la pesca si concluderà alla fine del 2023. Il precedente bando approvato nel luglio scorso aveva visto una sola istanza da parte degli operatori che era però pervenuta dopo la scadenza. “Le associazioni di categoria – ha spiegato l’assessore Zannier – confermano la necessità di riattivare il bando per non perdere l’occasione, data dai fondi ad hoc europei, per la promozione e commercializzazione del prodotto ittico”. Si tratta di un bando attraverso il quale si intende promuovere campagne regionali, nazionali o transnazionali di comunicazione e promozione al fine di sensibilizzare i consumatori sui prodotti della pesca e dell’acquacoltura sostenibili. I progetti finanziabili dovranno essere volti alla ricerca di nuovi mercati e alla promozione della qualità nel settore ittico. Le iniziative proposte non dovranno essere orientate verso denominazioni commerciali. Le domande per accedere ai finanziamenti previsti dal bando dovranno essere presentate esclusivamente via Posta elettronica certificata (Pec) sulla base dei moduli scaricabili dal sito internet della Regione Friuli Venezia Giulia entro il 12 dicembre. Ogni previsione di spesa dovrà essere accompagnata da almeno tre preventivi, dovrà contenere i dati per la valutazione dei punteggi di selezione e dovrà includere una previsione di spesa che sia attendibile e congrua.

Venezie a Tavola, premiato giovane cuocoAl Cuoa Business School di Altavilla Vicentina, in occasione della presentazione della guida “Venezie a Tavola 2023”, Giannitessari ha consegnato il premio Giovane delle Venezie a Federico Rovacchi. Matteo Franchetto, responsabile commerciale dell’azienda vitivinicola di Roncà, ha omaggiato lo chef del ristorante Baita Piè Tofana di Cortina d’Ampezzo con una jéroboam di Lessini Durello Doc Extra Brut Giannitessari, riconosciuto per essere “un giovane talento ricco di promesse, esempio di cuoco che ha struttura, sguardo all’orizzonte e profondità di ricerca”. Originario di Reggio Emilia, Federico Rovacchi ha trascorso sei anni ai fornelli del ristorante St. Hubertus di Norbert Niederkofler a San Cassiano (Bolzano), esperienza che ha forgiato la sua professionalità e alimentato il desiderio di migliorarsi costantemente, attitudine che lo chef trasferisce alla squadra di Baita Piè Tofana, nuova avventura intrapresa con la maître e compagna Elisa Prudente. “Da anni Giannitessari si impegna attivamente nella promozione del territorio veneto con un occhio di riguardo per i talenti emergenti – afferma Matteo Franchetto –. Una sensibilità e una lungimiranza che ci contraddistinguono e accomunano a Venezie a Tavola”. La guida, curata del critico gastronomico e giornalista Luigi Costa, giunge quest’anno alla tredicesima edizione. La pubblicazione ha l’obiettivo di scovare e recensire, provincia per provincia, tutto il buono delle Venezie: dall’Alto Adige al Trentino, dal Veneto al Friuli, dalla Venezia Giulia all’Istria. La guida 2023 ha premiato un totale di 225 ristoranti, 30 pizzerie, 20 vini e 14 prodotti gastronomici.

Sostenibilità, otto obiettivi raggiuntiLa Pasticceria Filippi prosegue il suo percorso come società benefit e nella Relazione d’Impatto dichiara raggiunti gli 8 obiettivi di sostenibilità prefissati per il 2021. Dal 2016, anno in cui ha ottenuto la certificazione B Corp, l’azienda di Zanè (Vicenza) si impegna infatti a generare un impatto positivo su persone, comunità e ambiente con obiettivi di beneficio comune sempre più sfidanti, dalla volontà di supportare il lavoro degli individui appartenenti alle categorie più fragili all’efficientamento energetico della struttura. Nello specifico, Pasticceria Filippi si è impegnata a: favorire assunzioni che sviluppassero l’inclusione sociale; incentivare la formazione professionale, trasversale e personale dei dipendenti; promuovere la felicità e la coesione dei lavoratori; sviluppare programmi di welfare aziendale; scegliere le materie prime e l’economia del territorio; affiancare e sostenere i fornitori per migliorare i prodotti in termini di qualità ed etica; lavorare attivamente per la salvaguardia dell’ambiente; utilizzare materie prime prodotte con metodi sostenibili. L’importante aumento di produzione del 2021 ha generato anche una crescita del personale del 20%. A fine anno è stato registrato un aumento del 25% di dipendenti donne e del 3,8% di lavoratori over 50, mentre il numero di giovani non ha subito variazioni, in quanto tutti i dipendenti sono stati confermati. In calo invece la percentuale di lavoratori stranieri (-6,2%), che per esigenze personali hanno preferito cambiare occupazione e, sponsorizzati da Pasticceria Filippi, hanno trovato nuovo impiego.

Lugana Doc per aiutare l’EtiopiaIn vista del prossimo Natale Le Morette sostiene il progetto Diritto all’acqua in Etiopia di Gma – Gruppo Missioni Africa. Per quest’occasione il Lugana Doc Mandolara veste una nuova etichetta in edizione limitata, realizzata da Giakomo, artista e illustratore vicentino, che ha donato una sua opera a questo scopo: l’illustrazione gioca con i colori – giallo, arancio, rosso e azzurro in diverse gradazioni – e raffigura in maniera stilizzata un rubinetto, accompagnato da una grossa goccia. Il ricavato della vendita delle mille bottiglie numerate verrà devoluto al “Villaggio della Speranza”, clinica di riabilitazione pediatrica nella periferia di Gassa Chare, insediamento situato nella regione del Dawro Konta, a circa 500 chilometri di distanza dalla capitale Addis Abeba, che si occupa di accogliere bambini rimasti orfani di madre alla nascita, denutriti e/o disabili da 0 a 3 anni. Il caratteristico territorio argilloso del Lugana è strettamente legato all’acqua, che non solo lo circonda ma ha contribuito alla sua formazione grazie all’azione del ghiacciaio del Garda diverse migliaia di anni fa. Il Lugana Doc Mandolara è ottenuto dalle uve di Turbiana coltivate nel vigneto dell’azienda più importante per estensione, raccolte a partire dalla seconda metà di settembre, rigorosamente a mano. La vinificazione avviene in serbatoi di acciaio a temperatura controllata di 16° C, segue affinamento “sur lie” per almeno tre mesi e poi uno in bottiglia. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, il Lugana Doc Mandolara presenta note spiccate di fiori bianchi. Sapore fresco, armonico e delicato e un sentore di mandorla nel finale sono i tratti distintivi di questo vino che esprime al meglio la mineralità, vera caratteristica di longevità del Lugana. La limited edition del Lugana Doc Mandolara, con l’etichetta ispirata al progetto e creata dall’artista Giakomo, sarà in vendita al prezzo speciale di 11 euro in cantina e nello shop online nel mese di dicembre.