A Torlano una nuova vita per il “Friuli” che ora riparte nel ricordo di Turo

di Giuseppe Longo

Natale nel Comune di Nimis con un nuovo locale, anzi con un graditissimo ritorno, seppur con un’altra, innovativa impostazione. A Torlano ha infatti appena riaperto – e la cosa merita d’essere adeguatamente sottolineata in un momento delicato come l’attuale, con una pandemia che dopo quasi due anni ancora non si vuole arrendere – la storica e rinomata Trattoria “Al Friuli”, da tempo tristemente chiusa facendo sentire la sua mancanza fra i buongustai e i tanti clienti affezionati. Arturo Petrossi – per tutti Turo – è mancato infatti poco più di quattro anni fa, ottantaseienne, dopo aver gestito il “tempio” della carne alla griglia e della selvaggina per oltre mezzo secolo.

Stefano Bertoni

Arturo Petrossi

Ora al timone del locale ai piedi della Bernadia c’è il giovane Stefano Bertoni che, forte della grande esperienza maturata con il padre Livio nel conosciutissimo ristorante “Lis Campanelis” alle porte di Nimis, ha rilevato la trattoria dello zio, dandogli una nuova veste, un “taglio” giovane in sintonia con la sua età, con una proposta “rivoluzionaria” che probabilmente anche Arturo, uomo di grandi vedute e aperto alle novità, avrebbe approvato. Ha, insomma, creato una paninoteca, abbinata a una cucina legata alla tradizione friulana – che propone ovviamente l’immancabile “frico” – da accompagnare con birre e vini di qualità, questi provenienti tutti dai vigneti di Torlano o comunque del territorio di Nimis che eccelle per il Ramandolo Docg e per alcuni grandi rossi come il Refosco. Una curiosità: è subito molto piaciuta l’idea di chiamare ogni proposta gastronomica con i nomi delle località più note, declinati in lingua friulana: a parte “Nimis” e “Tamar” che hanno la stessa grafia, gli hamburger sono “Val Montane” e “Torlan”; i fishburger “Cornap”, “Tor” e “Crosis”; le schiacciate “Clotz”, “Mondiprat”, “Chialminis” (ma sarebbe meglio “Cjalminis”), “Bernadie” e “Ramandul”. E si potrebbe continuare, ma Stefano assicura che in ogni caso si tratta di “panins di lusso in chel di Torlan”.
La riapertura del locale è avvenuta in una folta cornice di amici e vecchi estimatori del “Friuli”, presenti una commossa Anita, la vedova di Turo che per decenni è stata l'”anima” della cucina dalla quale uscivano piatti deliziosi – come non ricordare i famosi “tris” di primi, con quelle pappardelle al sugo di capriolo o di cinghiale… -, il sindaco Gloria Bressani e l’assessore Serena Vizzutti, che nella civica amministrazione rappresenta proprio la comunità di Torlano. La benedizione l’ha impartita monsignor Rizieri De Tina, accompagnandola con parole beneauguranti per questa nuova importante avventura nel settore della ristorazione che, da sempre, nel Comune di Nimis è molto rinomata e frequentata. E un grande merito spetta proprio a Turo: a Stefano Bertoni ora il compito di portare avanti il buon nome della trattoria “Friuli”. Cosa che sicuramente saprà fare, proprio nel ricordo dell’indimenticabile zio.

La benedizione di monsignor De Tina.

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In copertina, ecco uno dei gustosi panini preparati alla rinata Trattoria “Al Friuli” di Torlano.

 

L’addio di Ramandolo ad Albino Coos storico vignaiolo con la penna nera

di Giuseppe Longo

NIMIS – Gagliardetti schierati dinanzi alla Chiesetta di San Giovanni Battista, a Ramandolo, per l’ultimo saluto ad Albino Coos, 98 anni, alpino e da sempre viticoltore fra i più apprezzati nella frazione di Nimis, sui faticosi ronchi della Bernadia. Sul feretro era infatti posto quel cappello con la penna nera che l’anziano aveva portato con orgoglio tutta la vita, a ricordo della durissima esperienza, poco più che ventenne, sui monti della Slovenia durante l’ultima guerra.

Albino Coos aveva 98 anni.

Albino era il padre di Dario Coos – l’altro figlio, Renzo, purtroppo morì giovanissimo in un incidente oltre quarant’anni fa – la cui azione fu determinante, in qualità di allora presidente della Cooperativa agricola di Ramandolo, per l’avvio nei primi anni Ottanta della procedura, con il sostegno del Comune di Nimis e della Comunità montana Valli del Torre, per il riconoscimento della Doc Ramandolo nell’ambito dei Colli orientali del Friuli, poi tramutata in Docg, massimo grado di tutela della qualità, cosa che avvenne esattamente vent’anni fa, tanto che proprio domani si terrà in Municipio, alle 17, un incontro dedicato all’importante anniversario, ma anche alla presentazione delle nuove iniziative dell’Associazione “Oro di Ramandolo” atte a valorizzare un vino fra i più pregiati del Vigneto Fvg.
Il rito d’addio ad Albino Coos è stato officiato da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha sottolineato la laboriosità e la rettitudine dello scomparso. «Ho chiesto a Dario – ha confidato l’arciprete di Nimis – cosa ricorda di suo padre. E lui mi ha risposto che amava il lavoro, la famiglia e la caccia». Caratteri che nella gente friulana, tutta d’un pezzo, rappresentano molto spesso un tratto comune.
Al termine, la salma è stata accompagnata nel cimitero del capoluogo, dove è stata sepolta a pochi metri dalla tomba della moglie scomparsa poco meno di due anni fa. Prima della benedizione finale, Gianni Paganello ha letto la struggente “Preghiera dell’alpino”, esprimendo ai familiari e alla comunità il cordoglio del Gruppo Ana di Nimis. Mandi Albin “Paut”, storico vignaiolo di Ramandolo con la penna nera.

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In copertina, vigneti nella zona di Ramandolo, dove Albino Coos era nato nel lontano 1923.