Miglior bianco d’Italia? Secondo Winesurf è il “Nexus” della Valchiarò

A dirlo è Winesurf, l’unica guida online e gratuita dei vini del Belpaese: il miglior bianco d’Italia è “Nexus”, un Friulano (quello che un tempo si chiamava Tocai) prodotto con le uve della vendemmia 2019 dalla Valchiarò, azienda ubicata a Torreano nei Colli orientali del Friuli. Gli Oscar di Winesurf (il cui sito Internet è frequentato ogni giorno da una media di oltre 3 mila visitatori) sono stati assegnati dopo aver assaggiato alla cieca 1403 bianchi provenienti da tutta Italia, espressione di tutte le regioni. Una selezione severissima: solo 116 vini hanno raggiunto la soglia degli 86 punti (minimo per essere classificati vini “top”) e solo venti hanno ottenuto un punteggio da 90 in su.
I degustatori della guida, fondata e diretta da Carlo Macchi, hanno assegnato il voto più alto (93 punti) al Nexus e ad un Verdicchio dei Colli di Jesi. Ma la condivisione del podio più alto non scalfisce la soddisfazione di Lauro De Vincenti, socio e amministratore della Valchiarò: “Eravamo già strafelici – dice – quando abbiamo saputo che il Nexus era risultato primo tra 340 vini del Friuli Venezia Giulia. Ora ci sentiamo ripagati di tutti i sacrifici e gli sforzi che abbiamo fatto in quasi 30 anni di attività. Ne valeva la pena!”.
Un successo condiviso con tutti i soci, anche con chi non c’è più: “Ci piace dedicare questo momento di gioia – commenta emozionato De Vincenti – a Galliano Scandini, socio fondatore e cantiniere della Valchiarò, deceduto cinque anni fa”. Eravamo in piena vendemmia, e per la morte di Galliano abbiamo sospeso per qualche giorno la raccolta delle uve di una vigna antica di Friulano, che è andata in surmaturazione. Pensavamo – continua il vignaiolo – di aver rovinato l’annata, invece seguendo le indicazioni del nostro enologo Gianni Menotti abbiamo ottenuto un vino strepitoso. I risultati di quest’anno confermano che abbiamo imboccato la strada vincente”.
In terra friulana, l’affermazione del Nexus suona anche come un simbolico risarcimento per tutti coloro – produttori e consumatori – che non hanno mai accettato la perdita del nome Tocai . Scrive Winesurf: “Questo grande Friulano è l’emblema di una meravigliosa vendemmia … Un vino che andrebbe fatto assaggiare a tutti quelli che dicono che il Friulano non si riesce a vendere fuori dai confini regionali”.

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In copertina, Lauro De Vincenti e qui sopra l’etichetta del “Nexus”.

 

Una vendemmia particolare da tempi Covid: il punto con Assoenologi Fvg

di Gi Elle

Passato Ferragosto, si riparla anche di vendemmia. Seppure leggermente posticipata rispetto all’anno precedente, la raccolta dell’uva dovrebbe cominciare a metà della settimana entrante, soprattutto, come riferito ieri, nei vigneti delle Grave condotti dai soci delle numerose cantine cooperative del Friuli occidentale. Ma, verosimilmente, le operazioni scatteranno anche in altre zone, specialmente di pianura, dove la priorità viene ovviamente riservata ai grappoli destinati a dare spumanti e che richiedono una maturazione meno accentuata. Dalle prime indicazioni, la quantità dovrebbe essere leggermente più contenuta – e questo non è un male, viste le ancora cospicue giacenze dovute all’interruzione commerciale causata dal lungo blocco delle attività imposto dall’emergenza sanitaria – e la “salute” dei grappoli è ottimale, essendo stati ovunque ben arginati gli attacchi fungini.

Rodolfo Rizzi


Ma per saperne di più bisogna aspettare il tradizionale incontro organizzato dalla sezione Assoenologi del Friuli Venezia Giulia, vero “termometro” della situazione, fotografata da tecnici che ogni giorno sono “a tu per tu” con la vite e con il vino. La Prevendemmiale 2020 è stata pertanto indetta per mercoledì 19 agosto, alle 18.30, a villa Nachini Cabassi in piazza XXIV Maggio a Corno di Rosazzo, che è pure sede del Consorzio Colli orientali del Friuli e Ramandolo. Storico moderatore dell’incontro Claudio Fabbro, mentre i lavori saranno aperti con i saluti e il messaggio introduttivo del presidente Rodolfo Rizzi. Quindi sarà la volta dei relatori, tutti ormai collaudate presenze nell’appuntamento agostano: il meteorologo Marco Virgilio (Andamento meteoorologico Primavera-Estate), l’agronomo Giovanni Bigot (Sanità e potenziale qualitativo delle uve) e il docente dell’Università di Udine Emilio Celotti (Vendemmia, vinificare nel rispetto della qualità). L’incontro dovrà ovviamente rispettare le ormai consuete prescrizioni anti-Covid, ma doveva avvenire, perché – come ha sottolineato Rizzi – “siamo consapevoli di questo difficile momento, ma convinti che dobbiamo guardare avanti”. E quindi guardare a questa nuova vendemmia tutta particolare e che per certi versi può essere associata a quella successiva al terremoto del 1976 che peraltro – come molti ricorderanno – era stata caratterizzata da una situazione sanitaria dei grappoli pessima, dovuta all’imperversare del maltempo. Quest’anno le avversità atmosferiche, salvo alcuni pur gravi episodi, hanno risparmiato il Vigneto Fvg e si spera lo facciano anche nelle prossime settimane. Anche questo settore, strategico nell’economia agricola della nostra regione, ha infatti bisogno di credere nella ripresa e di guardare a un futuro di nuove soddisfazioni, quelle che i nostri bravi vignaioli meritano.

Vigneti sui Colli orientali.

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In copertina, ecco alcuni grappoli di Pinot grigio pressoché maturi.

Sui Colli orientali (da Rodaro a Specogna) anche oggi con “Parole e musica”

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Ancora il “cuore” dei Colli orientali del Friuli al centro di “Parole e musica lungo la strada del vino e dei sapori del Friuli Venezia Giulia”. Infatti, dopo la bella serata da Paolo Rodaro, è la vicina cantina dei Vignaioli Specogna, a Corno di Rosazzo (paese che peraltro ospita la sede del Consorzio di tutela della Doc che pochi giorni fa ha tagliato il traguardo dei 50 anni), ad accogliere lo spettacolo animato da Dino Persello – che ne è anche autore e regista – e dalla fisarmonica di Pasqualino Petris: l’appuntamento è fissato per oggi, alle 19 (per prenotarsi info@specogna.it). Ricordiamo che pure questa proposta fa parte dei cinque appuntamenti ad ingresso gratuito organizzati dalla Pro Valle di Soffumbergo, borgo storico nel Comune di Faedis, divenuto famoso per la sua suggestiva Festa delle castagne.

Il saluto di Gianfranco Specia.

Ed è stato proprio Gianfranco Specia, presidente di questa Pro Loco – che è la più piccola d’Italia, ma attivissima e piena di idee e iniziative – ad aprire la serata spiegando le motivazioni che hanno spinto a organizzare questo minitour all’interno dei Colli orientali (il primo appuntamento era avvenuto a Faedis, come pure l’ultimo in zona del 7 agosto), seguito dal saluto di Lara che, da perfetta padrona di casa, ha portato il benvenuto agli animatori dello spettacolo e al pubblico a nome della famiglia Rodaro che ha accolto gli ospiti con una fragrante Malvasia della storica Doc simboleggiata dallo Spadone del Patriarca Marquardo.
Quindi il via a una serata, da tutti molto apprezzata, nella quale Dino Persello ha seguito il “canovaccio” predisposto per questa originale proposta legata alla cultura e alle tradizioni del nostro Friuli, adattandolo però, con curiosità e aneddoti, alla circostanza e quindi alla prestigiosa azienda vitivinicola di Spessa che prima dell’attuale proprietario ha avuto quali protagonisti lungimiranti il nonno Paolo Rodaro, il papà Luigi – che fu anche presidente del ricordato Consorzio Cof -, il quale con il fratello Edo ha dato una vera e propria svolta a questa importante realtà vitivinicola friulana, che oggi, proprio con la guida di Paolo, ha raggiunto  livelli di prestigio, ponendosi fra le cantine di punta del Vigneto Fvg. Un risultato di cui è molto orgogliosa zia Dina che, alla soglia dei suoi novant’anni portati con grande disinvoltura, è l’ultima rappresentante della vecchia famiglia.

Persello e Petris durante la serata.


La serata si è snodata così per quasi due ore attraverso il divertente monologo di Dino Persello intercalato dagli appropriati stacchi musicali del maestro Petris che ha dedicato anche un omaggio, molto apprezzato dal pubblico raccolto sotto il portico della cantina, al grande Ennio Morricone, appena scomparso. E alla fine sul palco, contraddistinto dalla bandiera del Friuli storico con l’aquila patriarcale, è salito Manuel, figlio dodicenne di Pasqualino, che ha assorbito così bene dal padre la passione per la fisarmonica, tanto da meritare già numerosi riconoscimenti, anche a Castelfidardo che, come è noto, è la “patria” del popolare strumento che oggi ha conquistato la dignità di poter essere studiato in Conservatorio, essendo in grado di regalare una varietà cromatica di suoni che si adattano anche ai repertori classici più impegnativi. Naturalmente scroscianti gli applausi per il ragazzo – che appartiene peraltro a una famiglia che vede impegnati con le sette note anche gli altri due figli di Pasqualino Petris – con tanti auguri per future affermazioni che di certo non mancheranno.

Manuel Petris con il papà.


E stasera, dunque, ecco questo nuovo appuntamento con “Parole e musica lungo la strada del vino e dei sapori del Friuli Venezia Giulia”. A ospitare la serata, come detto saranno i Vignaioli Specogna – altra importante realtà dei Colli orientali del Friuli – nella vicina Corno di Rosazzo, mentre il finale per quanto riguarda appunto i Colli orientali avverrà il 7 agosto a Faedis. Sì, perché lo spettacolo di Dino Persello è già candidato ad essere applaudito anche in altre località della nostra regione. Ricordiamo che l’ingresso è gratuito con prenotazione all’e-mail riportata, rispettando le distanze di sicurezza e avendo sempre con sé la mascherina che ci protegge dall’insidioso morbo di questo 2020 che si è rivelato veramente “bisesto”.

Il pubblico: in primo piano Paolo Rodaro con l’anziana zia Dina.

Per ulteriori dettagli info@prolocovalledisoffumbergo.it

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In copertina, il saluto di Lara tra Dino Persello e Pasqualino Petris.

Consorzio agrario Fvg: Ermacora tira le somme (+5 milioni) e lascia

di Gi Elle

«In nove anni di mandato abbiamo messo a segno diverse operazioni strategiche. Ora è il momento di lasciare spazio ad altri»: Dario Ermacora non ha dubbi, fa un bilancio, di grandi soddisfazioni, del suo lungo impegno alla guida del Consorzio agrario Fvg e tira le conclusioni, ritenendo che si giunta l’ora di cedere il testimone ad altri, a nuove energie che siano in grado di portare una ventata di novità all’interno della importante struttura del settore primario in Friuli Venezia Giulia. Così, quella convocata per venerdì 26 giugno sarà la sua ultima assemblea in veste di presidente. «Dopo tre mandati consecutivi ritengo sia giunto il momento di lasciar spazio ad altri», dichiara infatti il viticoltore di Ipplis, nel cuore dei Colli orientali del Friuli – che per lungo tempo è stato anche alla guida della Coldiretti regionale -, ricordando che in quasi 10 anni di leadership «il Consorzio ha aumentato di ben 5 milioni il suo patrimonio, passando da 17 a 22 milioni, grazie a una gestione economicamente forte e a scelte strategiche che ci hanno portato ad andare oltre l’attività storica, tradizionale del consorzio, vale a dire quella legata ai mezzi tecnici, per dare valore alle produzioni». Dal latte al vino, passando per il pane e la quarta gamma.

«Siamo inoltre riusciti a “sfondare” il confine regionale conferendo in un’unica società i nostri servizi direzionali e quelli del Consorzio di Treviso-Belluno. Anche questa è stata un’operazione strategica – ricorda il presidente in vista dell’importante riunione della compagine sociale -: ci ha consentito di aumentare la capacità negoziale, di gestire insomma gli acquisti con una maggiore massa, ma anche di mettere a fattor comune i manager delle due strutture, aumentando così le competenze e le professionalità a servizio dei circa 2.200 soci».
I delegati delle due entità territoriali saranno chiamati venerdì mattina ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione e ad approvare il bilancio 2019 che chiude a 120 milioni di fatturato, 10 in meno rispetto all’anno precedente, per effetto di un calo prezzi generalizzato e della “cessione” del ramo vitivinicolo legato alla Cantina Vini San Giorgio, realtà messa in sicurezza dall’azienda di Basiliano che l’aveva rilevata nel 2011. Un’azione simile l’importante coop, che per dipendenti e volume d’affari è la più grande azienda agricola della regione, l’ha svolta anche nel settore lattiero-caseario con la fusione nel 2013 di Aprolaca, ex commerciale del latte, e nel 2014 con l’incorporazione della latteria di Venzone. «Abbiamo cercato di valorizzare il latte dei soci con un progetto di filiera e un marchio, Blanc, ceduto nel 2017 a Latte Carso spa di cui il Consorzio è diventato socio al 24% e che oggi trasforma il latte dei nostri 70 conferitori».

C’è però un’altra funzione di rilievo che il Consorzio agrario svolge per il fatto stesso di esistere: «Per la capillarità della sua presenza, l’azienda – che conta su ben 240 dipendenti e 38 sedi – svolge un formidabile ruolo di calmierante dei prezzi. Contribuisce insomma a tenerli mediamente più bassi. Tengo a ricordare che si tratta di una cooperativa – conclude il presidente – , che ha necessità di patrimonio per potersi garantire gli affidamenti bancari, ma che non punta al mero profitto, ma alla soddisfazione dei propri soci e a dare risposte al territorio. In attesa di farlo in assemblea venerdì, ringrazio tutti i dipendenti, in particolare il direttore Elsa Bigai, per il grande lavoro svolto in questi anni non facili e auguro al futuro presidente i migliori auguri di buon lavoro».

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In copertina, Dario Ermacora nella sua cantina di Ipplis, Colli orientali.

Il vino sposa la musica: domani a Cividale riparte “Enoarmonie”

di Gi Elle

Quando il vino sposa la musica! E’ quanto ci propone con successo da anni, in Friuli Venezia Giulia, il festival “Enoarmonie”. Bruscamente interrotto dal lockdown, con l’arrivo ufficiale dell’estate (finalmente, almeno si spera!), riparte domani, 21 giugno, l’originale, imitato format ideato e curato dall’Associazione musicale Sergio Gaggia di Cividale. Sontuoso il programma, che offrirà una nuova occasione di ascolto-degustazione agli amanti della grande musica e del buon vino: nel pieno rispetto delle disposizioni anti-contagio, dunque con una rigorosa attenzione al distanziamento fra gli spettatori, l’inedita location della cantina Rodaro, a Spessa di Cividale – nel cuore dei Colli orientali del Friuli -, accoglierà alle 19 un omaggio a tutte le vittime della pandemia – dall’Offerta Musicale bachiana – e a seguire l’esecuzione delle trascendentali trascrizioni di Godowsky, di rarissimo ascolto per l’estrema difficoltà strumentale.
A cimentarsi nella prova di assoluta bravura sarà uno dei pochissimi pianisti al mondo in grado di eseguire le trascrizioni, il milanese Emanuele Delucchi, che offrirà un saggio di questo repertorio estremo, con elaborazioni di pagine di Bach e Chopin. Ad abbinare l’ascolto alla degustazione di tre importanti vini dell’azienda agricola Rodaro sarà la nota voce radiofonica di Luca Damiani, conduttore, fra l’altro, della trasmissione “6 gradi”, da anni amico ed estimatore del percorso culturale della Gaggia. E’ consigliata la prenotazione, all’indirizzo silvia.assgaggia@gmail.com o al numero 335.5651008.
L’appuntamento successivo di “Enoarmonie” è in calendario per la domenica successiva, 28 giugno, a Cormons: protagonisti, nel chiostro del complesso comunale, saranno alcuni giovani fuoriclasse dell’Orchestra Accademia Arrigoni. A Marco Mauceri, una delle voci più amate di Radio 3 Rai e conduttore quotidiano del “Concerto del mattino”, il ruolo dell’enorelatore. I vini proposti in abbinamento saranno quelli suggeriti dall’enoteca locale. Per il mese di luglio, poi, si annunciano due ulteriori tappe del festival: a breve le date.

Emanuele Delucchi

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In copertina, ecco uno scorcio della bellissima cantina cividalese.

LA RICETTA – “Us e lidric” a Ramandolo è il piatto della primavera

di Gi Elle

A Ramandolo, nella ricorrenza di San Bastian – la borgata di Nimis è già in festa ma, secondo tradizione, vive il momento più sentito della simpatica sagra la seconda domenica di marzo -, c’è un piatto da sempre protagonista e che sa tanto di primavera. E oggi per la consueta “Ricetta del sabato”  ve lo proponiamo: “us durs e lidric cul poc”, come dire uova sode e radicchio col gambo.
E’ superfluo dare dosi perché la ricetta è così elementare che ognuno si regola come meglio crede riguardo alle quantità, in base al numero di coloro che siederanno a tavola. Importante è, però, condire il radicchio con un buon olio extravergine di oliva, magari scelto fra quelli prodotti in Friuli Venezia Giulia e pure sulle pendici del monte Bernadia, come appunto a Ramandolo o nella vicina Sedilis, a Torlano e a Nimis. Un ottimo condimento, come appunto l’olio – evo, si usa dire oggi, tanto per semplificare -, è infatti fondamentale per gustare la fragranza e la sapidità, con leggero sentore amorognolo, del radicchio di campo.
E il vino? Ma naturalmente un fresco Friulano – l’ex Tocai – dei Colli orientali, ai quali anche il territorio comunale di Nimis appartiene. Il suo abbinamento con le uova sode e il radicchio è perfetto. Buon appetito!

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In copertina, “us e lidric” il tipico piatto di Ramandolo e della sua sagra marzolina.

 

Quale dolce sfiderà la gubana? Cividale lo svela a Capodanno

di Gi Elle

Ma quale sarà il dolce che fra un paio di mesi sfiderà, nella ormai tradizionale contesa, la gubana di Cividale e delle Valli del Natisone? Lo si saprà la sera di Capodanno, sotto la loggia muncipale della città longobarda, appena tagliata quella che potremmo chiamare la gubanissima” per augurare, assieme a un calice di ottime bollicine dei Colli orientali del Friuli, un buon 2020. Una festa irrinunciabile la prima sera dell’anno appena nato, che è sempre stata contraddistinta da un nuovo record. Sono stati, infatti, ben 14 quelli consecutivi per la maxi-gubana. Il vicino Forno Cattarossi (è a due passi dal famoso Ponte del Diavolo) e il suo titolare Berto Blasuttig si sono sempre superati nello sfornare la “gubana più grande del mondo” e per la 15a edizione c’è da scommettere in un nuovo passo avanti dopo quello del Capodanno 2019, quando il gigantesco dolce superò il quintale avendo raggiunto il peso di ben 102 chili contro i 98 dell’edizione precedente.

La sera del 1° gennaio si rinnoverà, dunque, questa ormai  consolidata iniziativa di sfornare la gubana che stupisce tutti e di adagiarla su un’ampia tavola sotto gli occhi di… Giulio Cesare e della folla incuriosita, per essere ammirata e poi offerta in degustazione per il brindisi augurale, il tutto promosso dal Caffè San Marco e dai suoi titolari Andrea e Marco Cecchini. Centinaia di persone partecipano ogni anno a questo evento nello storico locale cittadino animate dall’attesa di sapere se il record della precedente edizione sarà battuto, ma soprattutto per assaggiare il rinomato dolce del Friuli in versione extralarge.
Gli organizzatori si sono detti molto soddisfatti del progressivo incremento dimensionale che la gubana da Guinness” ha avuto di anno in anno. La festosa degustazione, come detto, sarà accompagnata dalle bollicine rigorosamente dei Colli orientali, offerte dalla Vigna Angeli di Prepotto. I rappresentanti dei principali enti cittadini (Comune, Civibank, Ascom), della Regione e dei Comuni limitrofi sono soliti  presenziare all’evento condividendone le finalità rivolte al rilancio del dolce tipico friulano, vanto di Cividale e delle Valli del Natisone. Per cui tutti brinderanno alle sue nuove fortune e anche all’esito dell’ormai prossimo concorso che più di una volta ha avuto respiro internazionale.

Nel Capodanno ducale, come dicevamo all’inizio, verrà appunto  presentato il “Gubana Day-Premio Bepi Tosolini”, la cui 15a edizione si terrà alla fine del prossimo febbraio: un weekend all’insegna delle degustazioni di gubana e, da ben 11 anni, anche di una originalissima competizione tra dolci di altre provenienze. Dopo aver sfidato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il tipico dolce carinziano Kartner Reindling (2011), l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015),  il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017) , la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019), si conoscerà il prossimo dolce italico che se la vedrà con la gubana per l’edizione 2020 dell’ormai affermato e seguitissimo concorso.  Ma prima di tutto brindiamo al Capodanno. E nell’attesa leggete anche il precedente articolo, quello dedicato alla Ricetta del sabato, nel quale il dottor Roberto Zottar ci offre interessanti informazioni proprio sulla gubana, spiegando pure il “modus operandi” per ottenere un dolce squisito. Arrivederci, dunque, a Cividale.

Per informazioni:
Dottor Andrea Cecchini
telefono 3355279130

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In copertina e qui sopra la “gubanissima” di 102 chili tagliata nel Capodanno 2019 a Cividale.

(Photolife.it)

LA RICETTA – Tradizione delle “frìtole de Nadal”

di Roberto Zottar

La globalizzazione e la attuale vita frenetica hanno avuto riflessi anche sulle feste e sulle abitudini alimentari ad esse legate, in un difficile equilibrio tra tradizione e innovazione, e ciò ha portato sia alla perdita delle regole dell’antico calendario alimentare, nel quale i Santi e le loro festività marcavano l’identità culturale e le tradizioni a tavola, sia ad una rivisitazione di questi momenti della vita di una comunità. La festività che ha più resistito nel tempo è quella del Natale che riesce a mantenere il calore della tradizione e dell’intimità familiare.
Il periodo natalizio inizia la notte del 5 Dicembre quando ad esempio in molte località della Carnia, della Pedemontana, a Gorizia e a Trieste si festeggia San Nicolò vestito da vescovo e mitra e con il diavoletto, il Krampus della Valle del Fella che va alla ricerca dei bambini cattivi. Se San Nicolò è vivo nelle aree di influenza asburgica, Santa Lucia è celebrata nelle aree che erano sotto il dominio veneziano, ed entrambi portano ai bambini piccoli dolci, mandarini e frutta secca. Le feste richiamano i dolci e a Gorizia e a Trieste c’erano i pani decorati con l’effige di carta del Santo, “imparentati” con i Lebkuchen tedeschi, i cosiddetti Gebildbrote. Di origine mitteleuropea, i diavoletti e gli spazzacamini neri che erano realizzati con prugne secche grinzose infilate in bastoncini di legno con un bianco berretto di carta ed una scaletta, Zwetschenkrampus e Kletzenkrampus (se fatti con pere secche). Tra i dolci locali attuali presenti sulle tavole natalizie il posto d’onore è occupato dalla tipica putizza o gubana di pasta lievitata ripiena di frutta secca.  Tra gli altri dolci possiamo ricordare il mandorlato, il marzapane, ma anche il cuguluf al lievito ed i soffici buchteln.
Il dolce però un tempo più caratteristico per l’area giuliana e per l’Istria erano le frìtole di pasta lievitata, secondo il detto: De Nadal le frìtole, de Pasqua pinze e titole, Esistono anche in versione salata con il ripieno d’acciuga, le cosiddette frìtole co l’anima che ricordano le analoghe pettole pugliesi. Le fritole sono presenti in regione fin dalla deduzione di Aquileia del 181 a.C. anche se l’attuale versione al lievito risulta rielaborata poi in Oriente e ritornata a Venezia nel XIII secolo e da allora è rimasta invariata.

Preparazione:
Per realizzarle da 280 g di farina prelevate una parte per fare una pastella con 20 g di lievito ed un po’ di latte. Mescolate la restante farina con 4 tuorli, 20 g di burro, 50 g di zucchero, la scorza grattugiata di un limone e un quarto di latte. Unite il lievito e sbattete molto bene e a lungo la pasta, aggiungendo poi 20 g di pinoli e 30 g di sultanina rinvenuta nel rum. Friggete in olio caldo a cucchiaiate: il vero segreto è la temperatura dell’olio che dev’essere attorno ai 170°.

Vino:
Il Ramandolo Docg o il Verduzzo dolce dei Colli orientali del Friuli, e il grande Picolit, pure a denominazione di origine controllata e garantita, sono perfetti. Ma se preferite un vino più asciutto, trattandosi di un dolce fritto, andrà sicuramente bene anche una Ribolla gialla spumantizzata.

Buon Natale!

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In copertina, le Frìtole de Nadal.

Il Picolit sulle tavole di Natale con “formadi frant” e gubana

di Claudio Soranzo

CIVIDALE – Avete scelto i vini per le ormai imminenti festività, da gustare a casa o da regalare per fare un’ottima figura? Non ancora? Allora mi permetto di darvi un suggerimento, se non siete amanti dei classici e andate sempre in cerca di qualche bella e interessante novità.  Vi propongo un vino raro, di gran classe, quello che è noto come “re dei vini” o, al contrario, anche “vino dei re”. L’avrete già capito che sto scrivendo del Picolit, un vino autoctono del Friuli che si sposa perfettamente con il “fois gras”, per esempio, e con i dolci della pasticceria secca e, spero l’abbiate già scoperto, con la mitica gubana, il dolce con ripieno di frutta secca, tipico delle Valli del Natisone e di Cividale, il territorio dove nasce il Picolit Monviert.
E’ proprio questo vino che volevo segnalarvi perché l’ho anche degustato e quindi so di che cosa vi parlerò. Nobile e raro, il Picolit è il vino autoctono più prezioso della selezione Monviert, ancorché contraddistinto da produzioni limitatissime, legate a una caratteristica della varietà che dà soltanto pochi ma preziosi grappoli. Vitigno certamente antichissimo, secondo alcuni coltivato già ai tempi dei Romani, deliziò i palati di Papi e imperatori, oltre a essere ricercato su mercati d’alto prestigio in tutta Europa. Dal raccolto 2006, il Picolit si fregia della Docg, denominazione di origine controllata e garantita – ottenuta poco dopo quella del Ramandolo -, a valere per il solo territorio dei Colli Orientali del Friuli, in cui circa 60 ettari sono attualmente interessati alla coltivazione specializzata di tale storico autoctono, un tempo a rischio di estinzione, ma fortunatamente recuperato agli antichi splendori. Proprio in questo territorio, a Spessa di Cividale, trovate l’azienda Monviert, nuovo nome dei Ronchi San Giuseppe, che ha introdotto innovative metodologie di lavorazione dando vita a una originale linea di vini, chiamata appunto Monviert come la stessa azienda. Una linea di selezione, perché accoglie solo le massime espressioni delle singole vigne, a loro volta accuratamente selezionate.

Il Picolit ottimo con la gubana.

All’interno di questa rara collezione di gemme, punta di diamante è proprio il Picolit, i cui grappoli sviluppano pochi acini piccoli e dolci, da cui ne consegue una produzione molto limitata. Di colore giallo oro acceso, talvolta quasi ambrato, dopo alcuni anni di invecchiamento il vino acquisisce un profumo intenso, floreale, fruttato, incredibilmente complesso, che ricorda il favo d’api. Al palato si presenta dolce-non-dolce, vellutato, armonico, corposo e potente. Grande vino da meditazione, è sorprendentemente buono anche su formaggi stagionati, piccanti e sul “formadi frant”, altro tipico prodotto friulano, più precisamente della Carnia. La gradazione alcolica è di 14°, l’acidità totale di 6 grammi/litro; la temperatura di servizio è di 13° e il periodo di conservazione va dai 10 ai 15 anni. Un grande vino insomma che qui però è in buona compagnia, assieme Schioppettino – gioiello della vicinissima Prepotto -, Refosco dal Peduncolo rosso, Friulano e Ribolla gialla, tutti storici vini del Friuli, più un grande vino internazionale: il Sauvignon.

Vigneti dei Colli orientali a Cividale.

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In copertina, ecco i tipici grappoli del Picolit, piccoli ma preziosi.

Il Vigneto Fvg oggi protagonista dai Vinibuoni alle Vignette

di Gi Elle

Mentre in numerose aziende aderenti all’iniziativa entra nel vivo “Cantine Aperte a Natale”, oggi per il Vigneto Fvg sarà una giornata tutta da incorniciare, in due località d’eccellenza dei Colli orientali del Friuli: Buttrio e Cividale. Infatti, nella prima si presenteranno le etichette premiate da “Vinibuoni d’Italia 2020” e nella città ducale ci sarà spazio per il buonumore in chiave enologica con una grande festa per i vent’anni delle vignette di “Spirito di Vino”. Ma ecco il dettaglio delle due manifestazioni.

BUTTRIO – E’ sempre più vocata per l’enoturismo: Buttrio, storica Città del Vino, inserita in una prestigiosa Doc collinare, offrirà ai wine lover una nuova e pregiata occasione d’incontro in Villa di Toppo Florio proprio oggi. Grazie alla sinergia tra Comune, Pro Loco Buri e Vinibuoni d’Italia, alle 16.30, saranno proposti due interessanti laboratori di degustazione di vini friulani e piemontesi a confronto, mentre alle 18 seguirà la prima a livello regionale della nuova Vinibuoni d’Italia 2020, la guida enologica edita dal Touring Club Italiano, con premiazione delle cantine che hanno ottenuto riconoscimenti nel volume. Conclusione con una degustazione benaugurale per l’ormai prossimo periodo natalizio. Per il Friuli Venezia Giulia sono complessivamente 121 le aziende selezionate nella Guida Vinibuoni d’Italia 2020, curata da Mario Busso, inserite nelle sezioni dedicate ai vini da vitigni autoctoni e agli spumanti Metodo Classico, con 331 vini recensiti che rappresentano il meglio della produzione della regione, frutto di una selezione sempre rigorosa e a bottiglia coperta, svolta sotto il coordinamento di Cristina Burcheri e Luisa Alzetta con la collaborazione di Liliana Savioli e con il prezioso supporto della Pro Buri. Il Friuli Venezia Giulia si conferma terra di grandi vini bianchi da vitigno autoctono con 17 Corone in questa speciale sezione, non avendo nessuna altra regione raggiunto tale risultato. Sfogliando le pagine della Guida si scopre come siano in totale 28 i vini Fvg che si sono aggiudicati la Corona, il massimo riconoscimento assegnato, 24 quelli che hanno ottenuto la Corona del Pubblico e 17 le etichette che si sono invece aggiudicate la Golden Star. Come detto, si terranno pure due laboratori: si tratta di due momenti in cui il Friuli Venezia Giulia incontrerà il Piemonte alle 16.30 in Villa di Toppo Florio. La Signora in Giallo: dalla versione spumante alla Italian Grape Ale, le tante facce della Ribolla Gialla incontrano la gastronomia del Piemonte; Caccia a Ottobre rosso: degustazione a bottiglie coperte, cercando di individuare le varie espressioni del Nebbiolo di Piemonte, abbinate al Montasio Dop.

Una degustazione a Buttrio.

CIVIDALE – Vent’anni di sorrisi e di frizzante umorismo con “Spirito di Vino”, l’originale concorso internazionale ideato dal Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia e che in questi due decenni ha registrato, di anno in anno, una crescita costante. Vent’anni, dunque, che meritano d’essere adeguatamente sottolineati e festeggiati. Come si farà esattamente oggi, nel corso di una cerimonia che si terrà a partire dalle 15.30 al Centro Internazionale Vittorio Podrecca, in via Monastero Maggiore, a Cividale. Nell’occasione, i componenti della giuria e le autorità proclameranno i vincitori della 20a edizione del concorso internazionale di illustrazioni satiriche. Ricordiamo che l’arduo compito di selezionare le opere per la fase finale e decretare i vincitori è stato svolto da una giuria d’eccezione, capitanata dal presidente in carica Alfio Krancic e dall’onorario Giorgio Forattini, dai vignettisti Emilio Giannelli e Valerio Marini, nonché da nomi illustri del giornalismo e della grafica quali Gianluigi Colin, Franz Botré ed Enzo Rizzo, Carlo Cambi, Paolo Marchi, Aldo Colonetti, Fede & Tinto, Francesco Salvi e da Elda Felluga, presidente del Movimento Turismo del Vino Fvg. Le premiazioni, assieme a una mostra dedicata ai vent’anni delle vignette sul vino, saranno ospitate, come detto, dal Centro Internazionale Vittorio Podrecca, un’eccellenza regionale del Teatro di figura in Italia e nel mondo. Un collegamento culturale internazionale perfetto con il concorso che da sempre valorizza la satira come mezzo di comunicazione tra diverse culture. Inoltre, è prevista una mostra diffusa in una quindicina di esercizi commerciali della città ducale aderenti a Confcommercio per rivivere i due decenni del concorso. Nelle vetrine dei negozi aderenti saranno esposte per tutto il periodo della mostra, fino al 6 gennaio, festa dell’Epifania – che a Cividale è celebrata con particolare solennità -, alcune opere delle passate edizioni. Così, una passeggiata nel centro di Cividale sarà impreziosita dall’ironia e dai sorrisi. Fino al 6 gennaio (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17, sabato e domenica orario continuato dalle 10 alle ore 17) nella sede di Auxilia, in via Monastero Maggiore 38, verrà dunque ospitata la mostra della 20a edizione di Spirito di Vino in cui i visitatori potranno apprezzare l’umorismo pungente e la satira graffiante capaci di regalare sorrisi, ma anche momenti di riflessione. La collaborazione con Auxilia Onlus (impegnata da oltre 15 anni in attività umanitarie all’estero e in attività di sensibilizzazione e prevenzione rivolta ai giovani in Italia) e Auxilia Foundation (attiva nel mondo dell’arte della formazione specialistica in ambito sanitario e di sicurezza) è perfettamente in linea con la filosofia del Movimento turismo del vino Fvg, che da oltre 20 anni a fine maggio in occasione di Cantine Aperte sostiene i progetti umanitari dell’Unicef, l’organizzazione internazionale impegnata a favore dell’infanzia in difficoltà.

Vignetta premiata l’anno scorso.

Informazioni:
per i laboratori di Buttrio telefono 0432673511
per i dettagli sulle Vignette www.spiritodivino.cloud

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In copertina, oggi a Buttrio si brinda ai “Vinibuoni d’Italia 2020”.