Schioppettino di Prepotto e di Cialla: a Cividale il libro di Laura Donadoni

(g.l.) Una grande giornata per lo “Schioppettino di Prepotto” quella annunciata per il 28 aprile. Giovedì prossimo, infatti, con inizio alle 18, al Castello di Cividale, ci sarà un evento speciale tutto dedicato alla prestigiosa sottozona ritagliata nell’ambito dei Colli orientali del Friuli una dozzina di anni fa, ma anche a quella precedente di Cialla, attribuendo il giusto valore al vino – il vitigno è la Ribolla nera – che è il vero portabandiera del territorio sulla riva destra del torrente Judrio. Sarà presentato il libro dal titolo “I custodi del vino Schioppettino di Prepotto e Cialla” di Laura Donadoni. L’incontro sarà moderato dalla sommelier Liliana Savioli che poi guiderà una degustazione di otto vini: quelli delle aziende Ronchi di Cialla, Spolert Winery, Ronchi Soreli e Vie d’Alt. La masterclass sarà seguita da una light dinner e da un momento conviviale in compagnia, ovviamente, dell’impareggiabile Schioppettino.

Grappoli di Schioppettino

Liliana Savioli

Un vino cui Prepotto – Città del vino – tiene moltissimo, tanto da avergli dedicato anche un concorso letterario – “I racconti dello Schioppettino”, appunto -, alla seconda edizione e che in quella di esordio aveva visto la partecipazione di ben 180 autori provenienti da tutta Italia. A ispirare i nuovi racconti sarà la “Terra di confine”, come quella che dà anima e corpo allo Schioppettino. Triplice lo scopo dell’iniziativa: promuovere il territorio da un punto di vista turistico, esaltare il valore del brand dello Schioppettino, favorire la creatività di coloro che amano la scrittura. Ricordiamo che si concorre con un racconto inedito da inviare alla segreteria organizzativa del concorso (barbara.pascoli@gmail.com) entro il 19 giugno prossimo. Due le giurie incaricate di individuare i dodici finalisti e i tre vincitori da portare alla premiazione di sabato 8 ottobre.

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In copertina e qui sopra Laura Donadoni con il suo libro dedicato allo Schioppettino di Prepotto e di Cialla.

 

Il Vigneto Fvg con Ribolla e Sauvignon protagonista al Vinitaly che riparte

(g.l.) Ha tutte le caratteristiche per entrare nella storia enologica del nostro Paese, il 54° Vinitaly apertosi ieri alla Fiera di Verona dove si protrarrà in un crescendo di iniziative e proposte fino a mercoledì. E dove grande protagonista, come del resto è sempre avvenuto, è il Vigneto Fvg, sia in forma associata – attraverso il megastand dell’Ersa con una ottantina di produttori -, sia individuale. Espresso anche dalle Città del Vino, presenti con Duino Aurisina leader nazionale per il 2022.

Tavola rotonda col ministro Patuanelli.

«È l’edizione della ripresa, segue un 2021 incredibile con 7,100 mld di esportazioni: l’exportagroalimentare ha fatto tutti i record, è una filiera forte, che funziona», ha detto il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, alla cerimonia di inaugurazione, certificando proprio il carattere storico del Salone, il più importante evento enologico del Belpaese, che finalmente riparte dopo l’interminabile stop causato dall’emergenza sanitaria. Ad accogliere il rappresentante del Governo Draghi, il presidente e il direttore generale di Veronafiere, rispettivamente Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il Presidente Ice, Carlo Ferro, il sindaco di Verona, Federico Sboarina, e il presidente della Provincia di Verona, Manuel Scalzotto.
Patuanelli dal palco dell’auditorium Verdi ha sottolineato l’importanza che riveste il ritorno in presenza di Vinitaly, manifestazione di riconosciuto prestigio che nel tempo è riuscita ad interpretare e favorire la crescita di un grande prodotto italiano divenuto simbolo del Made in Italy nel mondo. Vinitaly, come ha evidenziato il ministro, arriva in un momento particolarmente critico non solo per l’agroalimentare, ma per tutto il pianeta, a causa della crisi geopolitica in atto in Ucraina, il cui conflitto ha acuito un contesto già difficile a causa delle problematiche dovute alla pandemia Covid e ai costi energetici.
Il titolare del dicastero di via XX Settembre, dopo aver elencato i numeri da record dell’export del settore vino, ha sottolineato come l’Italia debba puntare a essere il primo produttore nel mercato internazionale, un obiettivo da raggiungere perché il vino rappresenta il nostro Paese nel mondo e ci sono tutte le possibilità di far crescere la filiera vinicola italiana. Il Governo, ha infine assicurato Patuanelli, è al lavoro sia a livello nazionale, che in Europa, per attuare tutte le misure necessarie per proteggere i mercati e riprendere, quando sarà possibile, tutte le attività di promozione. Dal palco della 54ma edizione del Vinitaly ha poi anticipato l’arrivo di un nuovo decreto dopo Pasqua per il caro-prezzi, tema centrale in questo momento per tutti i settori produttivi.

Tiziano Venturini con Buttrio.

Ma dicevamo del Friuli Venezia Giulia. Il Vigneto Fvg dimostra di essere una forza nell’ambito della produzione enologica potendo vantare il miglior Sauvignon d’Italia. Un primato in campo vitivinicolo rafforzato anche dal prestigioso riconoscimento recentemente conferito a Duino Aurisina: Città italiana del vino 2022. Questo il concetto espresso a Verona dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, in occasione dell’apertura dello stand collettivo, dove la nostra regione è presente con 77 aziende vitivinicole e una promozione unitaria all’insegna della Ribolla gialla associata al marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia“. Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, dopo avere ringraziato il ministro dell’Agricoltura per la sua presenza allo stand Fvg, questa rappresenta una vera e propria nuova partenza dopo i due anni di sospensione dell’evento a causa dell’emergenza Covid. E proprio in ragione dei numeri ridotti in termini di partecipanti imposti in questa edizione dalle restrizioni anti-pandemiche, la Regione ha deciso di rinunciare agli spazi istituzionali per fare più posto agli espositori del territorio in quanto, come è stato rimarcato, il comparto vitivinicolo funziona se i produttori hanno l’opportunità di proporre le loro etichette.
L’assessore ha poi messo a fuoco il tema portante del padiglione Fvg di Vinitaly di questa edizione: la Ribolla gialla. Come è stato sottolineato, infatti, in questo specifico campo si è arrivati a un punto di svolta grazie alla condivisione messa in atto da tutti i produttori, che ha portato a una presentazione unitaria. Un progetto che punta a fare di questo grande vino autoctono uno dei simboli della regione enologica. Nel programma della rassegna, che si chiuderà appunto mercoledì 13 aprile, sono previsti incontri con i buyers internazionali di Asia (Giappone e Corea del Sud), Gran Bretagna, Centro America (Messico e Repubblica Dominicana), Africa (Camerun, Etiopia, Angola) e Stati Uniti.

Foto ricordo con Angelo Radica…

Alla giornata inaugurale di Vinitaly, presente dal Friuli Venezia Giulia anche lo “stato maggiore” delle Città del vino – rappresentate dal presidente nazionale Angelo Radica – guidato dal coordinatore regionale Tiziano Venturini con il vice Maurizio D’Osualdo, esponenti della viticoltura di Buttrio e di Corno di Rosazzo sui Colli orientali del Friuli, e l’assessore Massimo Romita in rappresentanza di Duino Aurisina eletta, appunto, per l’anno in corso “regina” delle Città italiane. Nell’occasione è stato conferito il Premio Angelo Betti a Ilaria Felluga, in memoria del padre Roberto, storico viticoltore del Collio scomparso prematuramente lo scorso anno. E sono stati premiati i migliori vigneti d’Italia in base all’ormai famoso Indice Bigot volto all’esaltazione della qualità della produzione vitivinicola.

… e con il ministro Patuanelli.

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In copertina, il ministro Patuanelli e l’assessore Zannier alzano i calici di Ribolla con Rodolfo Rizzi, leader fino a pochi giorni fa di Assoenologi Fvg.

Lo Schioppettino di Prepotto a Verona: orgoglio del sindaco per i suoi produttori

(g.l.) È stato lo Schioppettino di Prepotto, grande autoctono friulano (varietà Ribolla nera), a rappresentare il Vigneto Fvg nella degustazione, con 15 “perle” arrivate dai territori più vocati d’Italia, che ha concluso il 75° Congresso nazionale Assoenologi alla Fiera di Verona. L’ha presentato, come è noto, l’azienda Ronc Soreli che in riva al torrente Judrio alleva il pregiato vitigno: un vino di ben undici anni, trattandosi dello Schioppettino Riserva 2011.
Entusiasta di questo successo paesano Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, per la quale «questo è un riconoscimento al grande lavoro svolto da tutti i vignaioli riuniti nell’Associazione produttori Schioppettino di Prepotto. Mi congratulo ovviamente con l’azienda Ronc Soreli per il prestigioso riconoscimento, ma anche con tutti i suoi colleghi impegnati nella valorizzazione dei loro meravigliosi vini. Auguro loro un brillante periodo di rinascita, dopo i due anni di pandemia che hanno causato non pochi problemi a ognuno di noi, traendo la forza per ripartire con ottimi risultati anche da questa qualificata scelta».
«Sono grata – conclude Mariaclara Forti – a Rodolfo Rizzi per aver individuato nel vino autoctono di Prepotto quello emergente e meritevole di una visibilità in ambito nazionale». Ed è stato proprio Rizzi, presidente fino all’altro ieri di Assoenologi Fvg, a illustrare le caratteristiche di questo prezioso Schioppettino alla folta platea di esperti degustatori durante una seduta presentata dal giornalista Gigi Brozzoni.
Insomma, un riconoscimento importante a un grande vino della nostra regione, in particolare dei Colli orientali del Friuli che in questi terreni bagnati dal Judrio ha trovato il suo ambiente d’elezione. Uno stimolo, come ha detto il sindaco, per ripartire con energia puntando a nuovi successi. Prepotto ne ha già ottenuti parecchi, ma altri sicuramente arriveranno.

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In copertina, Rodolfo Rizzi mentre presenta a Verona il Ronc Soreli 2011; all’interno, il sindaco Mariaclara Forti festeggiata dalle Donne del vino sul Ponte dello Schioppettino e la prestigiosa etichetta nella scheda Assoenologi.

Città del vino, Angelo Radica è entusiasta di aver conosciuto il Vigneto Fvg

(g.l.) È sicuramente ripartito per la sua terra d’Abruzzo con un bellissimo ricordo del Friuli Venezia Giulia, il leader nazionale delle Città del vino. Angelo Radica ha infatti vissuto giornate entusiasmanti, perfettamente organizzate, che hanno avuto il loro apice nella grande e riuscitissima cerimonia di investitura di Duino Aurisina a Città italiana del vino 2022. Si è trattato di una visita approfondita della nostra regione e in particolare del Vigneto Fvg e delle sue eccellenze, per conoscerne realtà, territori e produttori in vista della stagione enoturistica della tanto auspicata ripartenza post-Covid.

Duino Aurisina

Rauscedo

Casarsa della Delizia

Il neo presidente nazionale delle Città del Vino – ne è al timone dall’autunno scorso – ha, insomma, vissuto un intenso fine settimana in Friuli Venezia Giulia, accolto dal coordinamento regionale dell’associazione. Al centro del programma, appunto, la ricordata cerimonia inaugurale del programma di Duino Aurisina Città italiana del Vino 2022, ovvero la “capitale” annuale de sodalizio, con il borgo giuliano che ha ricevuto il testimone da Barolo e avviato un ricco programma di oltre 30 eventi su tutto il territorio regionale: come è noto, prenderanno il via sabato, giorno di San Giuseppe, con la famosa Festa del vino di Bertiolo che ritorna dopo uno stop forzato di due anni. Ma Radica – in missione assieme al direttore generale delle Città del Vino, Paolo Corbini, e accompagnato dal coordinatore regionale Tiziano Venturini, dal vice Maurizio D’Osualdo e dagli altri componenti del coordinamento Fvg – ha visitato anche Corno di Rosazzo, dove ha sede il Consorzio per la tutela dei vini Friuli Colli orientali e Ramandolo, Cividale, Buttrio, Cormons, Aquileia, Casarsa della Delizia e Rauscedo di San Giorgio della Richinvelda, coprendo così le varie zone a denominazione di origine controllata del Friuli Venezia Giulia. In ogni tappa l’accoglienza calorosa di sindaci e amministratori, dei produttori locali nonché dei presidenti delle Pro Loco: il Friuli Venezia Giulia è infatti la regione italiana che ne ha di più associate, ben quattro, accanto ai 29 Comuni.
Radica e Corbini sono quindi venuti a contatto con realtà molto importanti, spesso sotto i riflettori internazionali: luoghi prestigiosi delle Doc Collio, Colli orientali del Friuli, Grave del Friuli e Aquileia, con Casarsa che vanta la più grossa realtà associativa con i Viticoltori La Delizia e la piccola ma grande Rauscedo, “capitale” mondiale del vivaismo viticolo dalla quale partono barbatelle di ogni varietà per tutto il pianeta e che in questi ultimi anni si è distinta per aver prodotto assieme all’Istituto di genomica applicata e all’Università di Udine le famose “viti resistenti” in grado di affrontare con maggior forza i patogeni e quindi richiedere meno trattamenti, nel rispetto dell’ambiente.

Cividale

Corno di Rosazzo

«Le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia – ha commentato il presidente Radica che ha ricevuto il testimone dal coneglianese Floriano Zambon – sono all’interno di una rete, che funziona e vede una sinergia proficua tra coordinamento, Comuni, Pro Loco, Consorzi e produttori. In questi ultimi, davvero molto preparati e innovativi, ho visto un passaggio generazionale vivo e pieno di passione e impegno. Sarà mia cura portare queste buone pratiche all’attenzione degli altri territori regionali della nostra associazione». «Siamo grati – ha fatto eco Tiziano Venturini – al presidente e al direttore generale di aver dedicato un intero fine settimana alla nostra realtà regionale, mostrando grande attenzione al Friuli Venezia Giulia che quest’anno, grazie a Duino Aurisina Città italiana del Vino e ai tanti eventi collaterali, si candida a essere una delle mete enoturistiche di punta nel panorama italiano. Ci aspettano mesi ricchi di impegni: siamo pronti con tanto entusiasmo».

Aquileia

Ricordiamo, infine, che i Comuni aderenti alle Città del vino in regione sono 29: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna dl Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche quattro Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina e Risorgive Medio Friuli Bertiolo. Come è noto, è in avanzata fase l’iter per l’accoglimento di San Giovanni al Natisone, per cui presto le Cdv Fvg saliranno trenta!

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In copertina, bella foto ricordo al Castello di Duino al termine di una entusiasmante mattinata per le Città del vino.

(Foto di Davide Francescutti)

“Oro di Ramandolo”, a Nimis un brindisi per i 20 anni della Docg la prima in Friuli

Era il 2001, per la precisione il 26 ottobre, quando la Gazzetta Ufficiale pubblicava il disciplinare di produzione del primo vino a Docg (denominazione di origine controllata e garantita) del Friuli Venezia Giulia: il Ramandolo. Il ventesimo compleanno, nelle intenzioni dei produttori, si sarebbe dovuto celebrare in maniera adeguata, in particolare con una edizione speciale della bellissima iniziativa “Oro di Ramandolo”, il “tour enogastronomico tra cantine e colline” che soprattutto nelle ultime edizioni – quelle del 2018 e 2019 – si è rivelata un importante strumento di promozione del territorio di produzione. Le restrizioni legate alla pandemia hanno, però, costretto a rinviare ogni evento a tempi migliori. Tuttavia, i produttori di Ramandolo hanno voluto ricordare il ventennale con un brindisi ospitato nella sala consiliare di Nimis che, non a caso, ha una intera parete ricoperta di gigantografie tratte dal ricco volume pubblicato in coincidenza con l’ottenimento della Docg.

Il brindisi dei 20 anni in Municipio.

Ha fatto gli onori di casa Paolo Comelli, presidente dell’Associazione “Oro di Ramandolo” nata nel 2012 dopo che, l’anno precedente, il Consorzio di tutela era confluito in quello dei Colli orientali del Friuli, che da qualche anno, come è noto, ha trasferito la sede da Cividale a Corno di Rosazzo. Comelli ha ripercorso brevemente la storia recente del Ramandolo, dal riconoscimento all’inizio degli anni Ottanta della sottozona dei Colli orientali – ritagliata tra Nimis e Tarcento -, alla nascita del Consorzio nel 1988 e al successivo ottenimento della Docg appunto nel 2001. «Quando ci rechiamo a qualche manifestazione, come alla Fiera di Cremona poche settimane fa – ha sottolineato –, constatiamo che il nostro vino riscuote sempre grande apprezzamento; e, nonostante la pandemia, negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una riscoperta del nostro territorio, già ben frequentato da ospiti stranieri, anche da parte di turisti italiani. Questo vuol dire che, superato il momento contingente, dobbiamo impegnarci tutti per crescere ulteriormente».
Comunicare il vino ed il territorio in cui nasce è stato il tema ribadito da Paolo Valle, presidente del Consorzio tutela vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo, intervenuto con il tecnico Mariano Paladin e il responsabile delle pubbliche relazioni Matteo Bellotto, presente il rappresentante locale nel consiglio direttivo, Maurizio Zaccomer. «La pandemia – ha detto – ci ha costretti ad annullare anche i festeggiamenti per i nostri 50 anni, compiuti nel 2020; ma abbiamo investito sulla creazione della Tasting Academy, uno strumento che, grazie alla professionalità e all’impegno dello staff consortile si sta dimostrando strategico per innalzare in Italia e all’estero il livello di conoscenza dei nostri vini, delle nostre aziende e del nostro territorio». In mezzo secolo, ha ancora osservato Valle, la tecnica ha fatto passi da gigante consentendo di ottenere prodotti di grande pregio, ma non sempre la comunicazione si è rivelata adatta per farli adeguatamente conoscere ai consumatori, per cui bisogna puntare di più proprio sui mezzi per divulgare quanto offre il Vigneto Fvg .
Il saluto dell’amministrazione comunale di Nimis è stato portato dal sindaco, Gloria Bressani, che ha assicurato il pieno sostegno delle istituzioni alle iniziative di promozione, quando l’emergenza sanitaria permetterà di potere ricominciare ad operare, facendo altresì riferimento al progetto di ciclovia che attraverserà anche la zona del Ramandolo Docg, con una sicuramente interessante ricaduta turistica sul territorio. A brindare con i produttori – sono state stappate alcune rinomate etichette – anche Giuseppe Longo, assessore comunale all’agricoltura quando, appunto, nei primi anni Ottanta assieme alla Cooperativa agricola di Ramandolo, allora guidata da Dario Coos, si gettarono le basi per la tutela del prestigioso vino, ottenendo dapprima, con un iter molto complesso, il riconoscimento della ricordata sottozona all’interno dei Colli orientali del Friuli, più tardi promossa attraverso una lungimirante iniziativa nella ricordata denominazione di origine controllata e garantita, il massimo grado di tutela della qualità di un vino.

Vigneti nella zona di Ramandolo.

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In copertina, la vendemmia dei grappoli di Verduzzo che danno origine al Ramandolo Docg.

L’addio di Ramandolo ad Albino Coos storico vignaiolo con la penna nera

di Giuseppe Longo

NIMIS – Gagliardetti schierati dinanzi alla Chiesetta di San Giovanni Battista, a Ramandolo, per l’ultimo saluto ad Albino Coos, 98 anni, alpino e da sempre viticoltore fra i più apprezzati nella frazione di Nimis, sui faticosi ronchi della Bernadia. Sul feretro era infatti posto quel cappello con la penna nera che l’anziano aveva portato con orgoglio tutta la vita, a ricordo della durissima esperienza, poco più che ventenne, sui monti della Slovenia durante l’ultima guerra.

Albino Coos aveva 98 anni.

Albino era il padre di Dario Coos – l’altro figlio, Renzo, purtroppo morì giovanissimo in un incidente oltre quarant’anni fa – la cui azione fu determinante, in qualità di allora presidente della Cooperativa agricola di Ramandolo, per l’avvio nei primi anni Ottanta della procedura, con il sostegno del Comune di Nimis e della Comunità montana Valli del Torre, per il riconoscimento della Doc Ramandolo nell’ambito dei Colli orientali del Friuli, poi tramutata in Docg, massimo grado di tutela della qualità, cosa che avvenne esattamente vent’anni fa, tanto che proprio domani si terrà in Municipio, alle 17, un incontro dedicato all’importante anniversario, ma anche alla presentazione delle nuove iniziative dell’Associazione “Oro di Ramandolo” atte a valorizzare un vino fra i più pregiati del Vigneto Fvg.
Il rito d’addio ad Albino Coos è stato officiato da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha sottolineato la laboriosità e la rettitudine dello scomparso. «Ho chiesto a Dario – ha confidato l’arciprete di Nimis – cosa ricorda di suo padre. E lui mi ha risposto che amava il lavoro, la famiglia e la caccia». Caratteri che nella gente friulana, tutta d’un pezzo, rappresentano molto spesso un tratto comune.
Al termine, la salma è stata accompagnata nel cimitero del capoluogo, dove è stata sepolta a pochi metri dalla tomba della moglie scomparsa poco meno di due anni fa. Prima della benedizione finale, Gianni Paganello ha letto la struggente “Preghiera dell’alpino”, esprimendo ai familiari e alla comunità il cordoglio del Gruppo Ana di Nimis. Mandi Albin “Paut”, storico vignaiolo di Ramandolo con la penna nera.

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In copertina, vigneti nella zona di Ramandolo, dove Albino Coos era nato nel lontano 1923.

 

Schioppettino di Prepotto, fonte di reddito ma anche “veicolo” di cultura

(g.l.) Schioppettino di Prepotto, gioiello dei Colli orientali del Friuli di cui va giustamente fiera la piccola comunità in riva al Judrio. Vino fonte di reddito e di soddisfazioni primarie, ma anche “veicolo” di cultura. Come quella che sottende il concorso letterario “Prepotto, i racconti dello Schioppettino” appena giunto al termine, tanto che la premiazione avverrà a giorni, il 18 dicembre, nella suggestiva cornice del Castello di Albana, dalla cui collina si domina con lo sguardo sulla valle ricoperta di rigogliosi vigneti, dai cui grappoli si ottengono numerosi vini di pregio, oltre al celebre rosso – la varietà è la Ribolla nera – premiato una dozzina di anni fa con la sottozona denominata, appunto, “Schioppettino di Prepotto”, l’unica a essere riconosciuta nella citata zona a denominazione di origine controllata e che si colloca a buon diritto accanto alle Docg finora approvate e che soltanto quest’area prediletta vanta in tutto il Vigneto Fvg.
La premiazione del concorso letterario sarà l’ultimo atto di un pomeriggio che la civica amministrazione guidata da Mariaclara Forti ha dedicato proprio al grande autoctono friulano. “Appuntamento a Prepotto – Schioppettino, Tradizione e Cultura” prenderà il via, alle 16, con “Duino & Book – Storie di vini”, a cura di Massimo Romita, presidente del gruppo Ermada Flavio Vidonis. Al termine, conferenza sul tema Gestione sostenibile del vigneto e nuovo servizio ecosistemico del bosco quali elementi di promozione di un territorio, relatore il dottor Luca Iseppi, professore associato di Economia agraria ed Estimo dell’Università di Udine. Infine, intorno alle 17.30, la premiazione del concorso letterario “Prepotto, i racconti dello Schioppettino”, coronerà un paio d’ore tutte dedicate al grande vino e ai suoi riferimenti, appunto, nella cultura, ma anche nella tecnica.

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In copertina, ecco la terra dello Schioppettino nella frazione di Albana; qui sopra, un grappolo del pregiato vitigno.

Cividale, il Merlot dei Colli orientali a confronto con il Chianti classico

(g.l.) Colli orientali del Friuli e Chianti classico protagonisti a Cividale. Dopo il successo del confronto tra Barolo e Schioppettino, l’enoteca Tabogan (centro commerciale “Borc di Cividat” vicino alla sede di Civibank) propone, infatti, una nuova straordinaria degustazione di vini rossi  per venerdì 10 dicembre, dalle ore 18. Saranno in scena appunto il Chianti classico riserva Frescobadi – quello contraddistinto dal prestigioso Gallo Nero, marchio che affonda le radici nel lontano 1716 – e il Merlot della Cantina Valchiarò di Togliano. Una ulteriore occasione, dunque, per i wine lovers di approfondire la conoscenza di grandi rossi italiani quella che Andrea Spataro, titolare dell’enoteca cividalese, ha voluto proporre nel quadro dei “venerdì del gusto” che si susseguono con successo da ottobre. Il Chianti sarà abbinato ovviamente a salumi toscani, mentre il Merlot potrà essere sorseggiato con saporite costicine di maiale. Il prezzo della degustazione è di 25 euro. É preferibile la prenotazione ed è indispensabile il super green pass.


La Valchiarò, come detto, ha sede nella vicina Togliano, piccola frazione di Torreano, ed è un’azienda fra le più apprezzate dei Colli orientali del Friuli: pochi mesi fa aveva festeggiato i 30 anni della sua nascita, brindando con Nexus, vino di eccezionale valore ottenuto da un’antica vigna di Tocai friulano, classificato da una importante Guida nazionale “superbianco” d’Italia. La compagine sociale è attualmente composta da Lauro Devincenti, Armando Piccaro, Luigi Balutto, Ivana Causero, Doris Devincenti, Sabina Malignani e Bruno Scandini. E Nexus è, appunto, la punta di diamante dell’affermata cantina, che però si distingue per una ricca proposta di etichette pregiate, fra le quali emerge appunto quella del Merlot che sarà degustato venerdì a Cividale assieme al Chianti classico della Frescobaldi, la storica cantina che da alcuni anni ha un importante ramo anche in Friuli avendo acquistato la rinomata azienda dei Conti Attems di Gorizia.

Grappoli di Merlot

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In copertina, ecco una splendida immagine dei vigneti nella zona del Chianti classico, in Toscana.

 

“Vigne Museum”, oggi arte e cultura invitano fra le storiche viti di Rosazzo

“Ascolto dunque sono”, questo il titolo della sesta edizione di “Paesaggi Futuri al Vigne Museum” in programma oggi, 27 novembre, alle ore 15, al Vigne Museum e a seguire, dalle 16, all’Abbazia di Rosazzo dedicato al progetto editoriale No Man’s Book – Il libro di tutti (Di Paolo Edizioni), collana di libri d’artista prodotta dall’omonima Fondazione con la presentazione in anteprima dell’ultimo volume “Ascolto” realizzato dall’artista Liliana Moro e a cura di Cecilia Casorati.

Liliana Moro

Nato per espandere le opere d’arte ad un pubblico attento ed interessato all’arte contemporanea, ogni pubblicazione di No Man’s Book prevede l’intervento di un singolo artista lasciato libero di utilizzare gli spazi della pubblicazione come se fosse uno spazio espositivo. Una mostra personale sotto forma di libro. Oltre alla nuova opera di Liliana Moro, la collana comprende i libri d’artista di Yona Friedman, Jimmie Durham e Maria Thereza Alves, tutti curati da Lorenzo Benedetti. Realizzata in collaborazione con Ram radioartemobile e con la Fondazione No Man’s Land, l’edizione 2021 di Paesaggi futuri conferma dunque la natura interdisciplinare del Vigne Museum coinvolgendo ancora una volta importanti esponenti del mondo dell’arte e della cultura per riflettere su temi di attualità legati alla società e alle problematiche ambientali con particolare attenzione al rapporto Uomo/Natura. Arte e scienza quale volano per possibili scenari futuri di crescita e di consapevolezza sociale.
Parteciperanno all’incontro: Liliana Moro (artista), Cecilia Casorati (presidente Accademia di Belle Arti di Roma e curatrice d’arte contemporanea), Dora Stiefelmeier (Comitato scientifico Fondazione No Man’s Land), Isabella e Tiziana Pers (artiste e fondatrici di Rave East Village Artists Residency) e Leonardo Caffo (filosofo). Edoardo Vigna (caporedattore del Corriere della Sera e responsabile dell’inserto Pianeta 2021) aprirà una parentesi dedicata alla causa ambientale e al rapporto Uomo/Natura in continuità con gli altri panel organizzati al Vigne Museum. Moderatrice dell’incontro Giovanna Felluga (direttrice artistica Vigne Museum – AtemporaryStudio).

Il programma delle attività inizierà dunque alle 15, al Vigne Museum, con il saluto di benvenuto di Elda Felluga (presidente dell’Associazione culturale Vigne Museum) a cui seguirà la visita alla struttura artistico-architettonica realizzata nel 2014 dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean-Baptiste Decavèle. Il Vigne Museum, dedicato a Livio Felluga per il suo centesimo compleanno, è un museo ideale rivolto alla vite e al paesaggio, collocato tra i vigneti storici di Rosazzo, nel cuore dei Colli orientali del Friuli, a pochi passi dalla suggestiva Abbazia benedettina che domina il paesaggio circostante fino al mare.
Ed è proprio nella sala delle conferenze del complesso monastico che alle ore 16 prenderà il via l’incontro pubblico “Ascolto dunque sono” per terminare la giornata alle 18 a pochi chilometri di distanza, nel Borgo di Soleschiano, con la visione di “In Onda” progetto di Liliana Moro realizzato quest’anno a Rave East Village Artist Residency. Il tutto alla presenza dell’artista.
Come annunciato, la conferenza è stata preceduta ieri, sempre a Rosazzo, dall’incontro con la giornalista e scrittrice Eliana Liotta che ha presentato il suo ultimo libro “Il cibo che ci salverà”, edito da La Nave di Teseo, in occasione della rassegna d’autore curata da Margherita Reguitti “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”.
Gli incontri si svolgeranno nel rispetto delle norme di sicurezza anti Covid-19. Obbligo di Green Pass e mascherina. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti: fondazione@abbaziadirosazzo.it

VIGNE MUSEUM – “Vigne Museum” Associazione culturale pone le basi sull’omonimo progetto artistico-architettonico. realizzato da Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle nel 2014 in occasione dei 100 anni del patriarca del vino Livio Felluga. Un museo ideale dedicato al paesaggio, collocato sulle colline di Rosazzo, tra i vigneti storici della Livio Felluga, nel cuore dei Colli orientali del Friuli. L’Associazione riveste il ruolo dI ideatore, attivatore e organizzatore di un programma d’incontri e progetti dove il mondo dell’arte e della cultura contemporanea, insieme a quello della scienza, si interrogano su diverse tematiche legate all’ambiente, al paesaggio, alla tutela del territorio e alla costruzione di una società più consapevole. Il Vigne Museum è una ricchezza per il Friuli Venezia Giulia, un bene collettivo che l’omonima Associazione, attraverso la sua attività di respiro internazionale, vuole restituire al territorio in forma di esperienze, incontri e approfondimenti. Un punto di riferimento istituzioni universitarie, fondazioni, enti pubblici e privati che sposano le finalità culturali del Vigne Museum. Nuova frontiera di museo, il Vigne Museum non è connotato da uno spazio fisico abitabile, si sviluppa bensì sulle idee, progetti e partecipazioni di personalità che lo arricchiscono con il loro contributo. Fitta la rete di istituzioni museali internazionali con cui collabora, in particolare con Ram radioartemobile e No Man’s Land Foundation, il Vigne Musuem rappresenta in sintesi un pensiero e detiene un’eredità storica, morale e valoriale che deriva dal suo autore, Yona Friedman, non solo architetto ma importante e rivoluzionario teorico del Novecento.

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In copertina e all’interno il “Vigne Museum” e l’Abbazia di Rosazzo in tre scatti di Luigi Vitale.

 

LA RICETTA – “Fave triestine” il tipico dolce di novembre

(g.l.) Novembre è il mese tradizionale in cui si ricordano i nostri cari. Ed è anche il mese che ripropone un dolce associato proprio all’omaggio a chi non c’è più fra noi: le “fave triestine”. Oggi pertanto, nell’ambito della “Ricetta del sabato”, ve ne proponiamo la preparazione secondo la formula che ci è stata inviata da Graziella Atzori. Eccola:

“Fave triestine”

Ingredienti:
250 g di mandorle pelate
120 g di farina
3 albumi d’uovo
240 g di zucchero
50 cl rosolio bianco
50 cl alchermes
2 cucchiai acqua di rosa
3 cucchiai di cacao in polvere
1 bustina vanilina

Procedimento:
1 – Spargere le mandorle su una placca e farle tostare in forno a 180° facendo attenzione a non colorirle troppo, ma solo asciugare.
2 – Togliere le mandorle dal forno e farle raffreddare bene. Poi tritarle molto finemente.
3 – Montare a neve i tre albumi, aggiungere a cucchiaiate la farina, lo zucchero e le mandorle tritate senza smontare troppo la neve.
4 – Dividere il composto in tre parti e aggiungere alla prima il cacao e un pizzico di vaniglia; alla seconda la vaniglia restante e il rosolio; alla terza acqua di rose e alchermes.
5 – Fare delle palline della grandezza di una ciliegia e metterle su una placca coperta di carta da forno.
6 – Riscaldare il forno a non più di 100° e farle rassodare. Ritirarle quando saranno asciutte.

Vino:
Un Ramandolo Docg o un Verduzzo dolce dei Colli orientali del Friuli. Ma per chi preferisce un vino secco, ottima una Ribolla gialla spumantizzata o una profumata Malvasia del Carso.

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In copertina, ecco le fave triestine, il tipico dolce di novembre.