Quando una cantina è veicolo di cultura: questa sera invito a Nimis (con un libro) a scoprire tutte le bellezze di Lampedusa

(g.l.) Appena spenti i riflettori sulla nuova, riuscitissima edizione di “Oro di Ramandolo” – della quale ha fatto punto di snodo e di riferimento per la visita dei tanti ospiti nelle aziende dell’ormai famoso circuito enogastronomico -, la cantina I Comelli di Nimis (strada provinciale 38 del Cornappo, all’uscita del paese per chi è diretto a Ramandolo o a Torlano) apre le sue porte per un invitante evento culturale-letterario. Questa sera, alle 19.45, sarà infatti presentato il libro fotografico di Sonia Fattori e Marta Daneluzzi dal titolo “Uno scoglio chiamato Lampedusa” (San Marco Edizioni). Sono annunciati intermezzi musicali di Barbara Errico, voce, e Andrea Castiglione, chitarra. L’incontro – che beneficia della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco, e dell’Associazione culturale musicale Lipadusa – sarà concluso da un momento conviviale. Per ulteriori informazioni: info@soniafattori.it, telefono 347.5280011.


«Il progetto, che si articola in un libro e omonima mostra fotografica dedicati a Lampedusa, con le foto di Sonia Fattori e i testi di Marta Daneluzzi, concretizza – come si legge in un articolo di Agrigento Notizie – il desiderio di promuovere la bellezza dell’isola e ringraziare la sua gente per l’accoglienza e ospitalità che ha sempre riservato loro. Uno “scoglio” è il modo in cui i lampedusani chiamano affettuosamente la loro isola, il progetto è dedicato esclusivamente ai colori di Lampedusa, alla sua luce, alla sua vegetazione, al suo mare, alla sua bellezza e tralascia volutamente il tema degli sbarchi. Lampedusa, infatti, sale agli onori della cronaca quasi esclusivamente in relazione alla questione migratoria, sì da generare nell’immaginario di coloro che non vi sono mai stati un’associazione immediata con la stessa. Le autrici hanno avuto modo di rendersene conto in occasione delle proiezioni di un loro precedente lavoro, la multivisione “Dusa nel mare”, a seguito delle quali, oltre alle espressioni di stupore di fronte alla spettacolarità delle coste e del mare, hanno costantemente registrano una sorta di incredulità per la mancanza di corrispondenza tra l’idea di un’isola “invasa” dai migranti e quanto proposto dalle immagini».
«È nata così – prosegue l’articolo siciliano – l’idea di dare risalto a ciò che Lampedusa è, di evidenziarne l’essenza, il volto generalmente trascurato dalla cronaca e, di conseguenza, generalmente “sconosciuto”. Il libro, curato da Oblique Studio di Roberto Duse per la parte grafica e edito dalla San Marco Edizioni, realtà anch’esse del Friuli Venezia Giulia, è dedicato all’amico lampedusano, scomparso nel novembre del 2020, Bruno Brischetto, un uomo di rara generosità e purezza che, dopo aver girato più volte il mondo, era tornato a Lampedusa, perché un posto altrettanto bello non lo aveva trovato, e aveva trasformato la sua casa in un luogo di incontro e conoscenza tra amici del luogo e “forestieri”».
«Il libro, che, articolato in 5 capitoli, contiene una selezione delle foto, frutto di un lavoro piuttosto impegnativo, data la copiosità dell’archivio creato nel corso dei viaggi sull’isola fatti da Sonia Fattori nell’arco di 7 anni, rappresenta – si legge infine – una sorta di “dichiarazione d’amore” per Lampedusa, fornendo l’immagine dell’isola in tutte le stagioni, dei suoi angoli nascosti, dei luoghi simbolo e offrendo uno spunto di riflessione sulla relazione tra uomo e natura, ha ottenuto il patrocinio morale del Comune di Lampedusa e Linosa».

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In copertina, un’immagine della cantina I Comelli a Nimis durante la recentissima “Oro di Ramandolo”.

Il Vigneto Fvg tra problemi e prospettive: domani l’Arga alla Cantina di Ramuscello

(g.l.) La vitivinicoltura friulana, tra problemi e prospettive, nel post-vendemmia sul finire di un’annata difficile dal punto di vista meteorologico, con avversità atmosferiche mai viste nel cuore dell’estate. Sarà questo il tema che l’Arga Fvg affronterà domani pomeriggio alla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, con inizio alle 18. I giornalisti agricoli della nostra regione, con il presidente Carlo Morandini, saranno infatti ospiti dell’enologo Rodolfo Rizzi, direttore della cooperativa, che in ottobre era stato festeggiato ad Aquileia, nell’ambito della 15ma edizione del Premio “Carati d’autore”, per il giornalismo di settore. Rizzi, che a lungo è stato anche presidente di Assoenologi Fvg, è stato premiato quale “punto di riferimento per la comunicazione del mondo del vino”. La manifestazione aveva visto anche la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine attraverso la sua presidente Renata Capria D’Aronco.
Ricordiamo che la Cantina di Ramuscello, che opera all’interno della Doc Grave del Friuli, è una delle maggiori espressioni del mondo cooperativistico friulano, distintasi in questi ultimi anni anche per la produzione del primo vino “vegano” della nostra regione. La scorsa estate, inoltre, era stata al centro di una grande festa per l’inaugurazione dell’innovativo depuratore delle acque reflue, derivanti dal ciclo produttivo, che ne consente il loro utile reimpiego.

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In copertina, al centro l’enologo Rizzi con Morandini alla premiazione di Aquileia.

 

Mulino a Nordest, domani a San Daniele alla scoperta della Guarneriana e delle eccellenze agroalimentari di Friul Trota

(g.l.) Quando un’eccellenza agroalimentare “made in Friuli” s’incrocia con un’eccellenza culturale, sempre espressione della nostra terra. E’ il caso di “Umanesimo ittico, ovvero: il fascino storico della Guarneriana e le eccellenze di Friul Trota”, come recita il titolo della interessante escursione con visita guidata a San Daniele che il circolo culturale Il Mulino a Nordest di Udine ha organizzato per domani nel capoluogo della zona collinare.


Questo il programma: alle 15 ritrovo e partenza del gruppo dal parcheggio Lidl di viale Venezia a Udine; alle 16 visita guidata alla Biblioteca Guarneriana; alle 17.30 ritrovo alla Friul Trota di via Aonedis, a seguire degustazione guidata con filmati e letture a cura di Elio Varutti.
E ora due brevi descrizioni delle realtà oggetto delle visite, come informa la locandina dell’evento. La Biblioteca Guarneriana venne fondata a San Daniele del Friuli da Guarnerio d’Artegna, umanista quattrocentesco, per accogliere la sua donazione di 173 codici manoscritti. E’ la più antica biblioteca friulana e una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa. Sorta nel 1466 presso l’ex Palazzo Comunale, oggi ospita 12 mila volumi antichi. Friul Trota è, invece, una magnifica azienda friulana nata 40 anni fa dall’amore di Giuseppe Pighin per la “trota di San Daniele”, un pesce fantastico ricco di omega 3 e dal sapore unico. Il grande merito di Friul Trota è proprio quello di aver ridato valore a questa grande eccellenza italiana e di aver creato una produzione genuina al 100%. La visita viene organizzata con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

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In copertina, immagine elaborata con il sistema DALL-E 2 Open Al; all’interno, la storica Biblioteca Guarneriana e l’allevamento della Friul Trota in riva al Tagliamento a San Daniele.

 

Arga Fvg, grande festa ad Aquileia per i Premi Carati d’Autore a Rizzi, Collavino, Bertossi e Gioiello

di Ida Donati

AQUILEIA – Nella splendida cornice di Aquileia, sullo sfondo impareggiabile del campanile romanico, lo show room della Cantina Brojli ha ospitato la cerimonia di consegna del 15° Premio “Carati d’Autore” organizzato da Arga Fvg e dal suo presidente Carlo Morandini. Evento che è stato seguito con entusiasmo dai vertici e dai rappresentanti della Stampa agricola, dell’Assoenologi Fvg, dell’Unione cuochi Fvg, del Club per l’Unesco di Udine e di Italia Nostra, sezione di Udine.
Ecco i premiati: per il giornalismo Rodolfo Rizzi, enologo, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito, di Sesto al Reghena, a lungo presidente dell’Assoenologi regionale, per essere da sempre un riferimento per la corretta connessione tra il mondo della viticoltura e dell’enologia e quello della informazione e comunicazione, a vantaggio anche dei degustatori e dei consumatori. Per questo rappresenta un esemplare modello di corretta informazione.

Foto ricordo della serata con i premiati.


Per lo sport Franco Collavino, direttore generale di Udinese Calcio Spa, per la passione, la determinazione, la competenza e le capacità organizzative che l’hanno portato, da friulano autentico, a gestire l’Udinese nel massimo Campionato italiano facendo conoscere il Friuli in Italia e nel mondo.
Per l’enologia Giorgio Bertossi, della Cantina delle Tolle: è un esempio della viticoltura di pregio nata dal basso, dalle tradizioni rurali, e che è tesa a valorizzare la professione dell’enologo e nel contempo la sua terra che è la Riviera Friulana.
Per i cuochi Luca Gioiello, premiato per aver sempre operato con competenza, dignità e professionalità; qualità che gli hanno permesso di creare una realtà a misura delle proprie competenze tale da valorizzare la professione del cuoco.
Carlo Morandini ha moderato la serata discutendo con i premiati e i rappresentati delle associazioni in partnership con Arga Fvg. A nome del Club per l’Unesco di Udine, la presidente Renata Capria D’Aronco ha ribadito l’impegno a sostegno della candidatura della Riviera Friulana a divenire il sesto sito Unesco del Friuli Venezia Giulia; Giorgia De Marchi, ventitré anni di Cividale, laureanda in politica e relazioni internazionali, “Miss Miluna-Adriatico” 2023, ha consegnato i premi messi a disposizione dagli artisti Alessandra Candriella di Udine e Marino Salvador di Variano. Presenti, per Italia Nostra, il presidente provinciale Gabriele Cragnolini, per la Federazione Italiana Cuochi Marinella Ferigo, per l’Assoenologi Fvg il presidente Matteo Lovo; presenti per l’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, il presidente onorario nazionale, Claudio Cojutti, decano dei giornalisti del Fvg, e il segretario generale Gian Paolo Girelli.
Tra essi, Rodolfo Rizzi ha spiegato con la sua abituale chiarezza la situazione della vite e del vino nel Friuli Venezia Giulia e in Italia, in riferimento alla campagna vendemmiale appena conclusa, seguita a un’estate che ha messo a dura prova i vigneti e che ha determinato un raccolto scarso (-20 per cento), ma di qualità.
Marinella Ferigo, per l’Unione cuochi, ha illustrato invece le motivazioni della consegna del Premio tra gli chef a Luca Gioiello – con alle spalle una lunga esperienza maturata all’estero e in Italia, concretizzata dalla gestione di un ristorante nel centro storico di Trieste -, lamentando la carenza di strutture che seguono i giovani desiderosi di intraprendere il mestiere di cuoco. Per questo motivo ha creato con i colleghi una rete per sostenere i futuri chef.
Il direttore generale dell’Udinese calcio, Franco Collavino, nel ringraziare il mondo dell’associazionismo culturale per il riconoscimento che gli è stato attribuito, rispondendo alle domande di Claudio Cojutti, già inviato speciale della Rai, tifoso e presidente di un Udinese club, ha sottolineato che la società sta lavorando con grande impegno per ristabilire gli equilibri venuti a mancare nelle ultime settimane a causa di infortuni occorsi ad alcuni giocatori.
Giorgio Bertossi, premiato tra gli enologi, ha invece raccontato la sua esperienza professionale, le tappe della sua crescita e i progetti che si stanno concretizzando.
Gabriele Cragnolini, presidente della sezione di Udine di Italia Nostra, ha quindi esposto la sua “lectio magistralis” sulla situazione della territorio agricolo Fvg che, come nella gran parte d’Italia, si è spopolato e in grandi spazi rimane incolto anche a causa di scelte non giustificate delle politiche europee. Cragnolini ha ricordato, tra l’altro, che il territorio, del quale noi percepiamo il paesaggio, è un bene tutelato dall’articolo 9 della Costituzione italiana, che è stato aggiornato di recente e sollecita attenzione anche alle biodiversità e agli ecosistemi, nell’interesse delle nuove generazioni.
Il professor Alviano Scarel, ricercatore dell’Università di Udine, ha poi svelato aspetti spesso trascurati della storia di Aquileia, città della quale è stato sindaco. In quella che dopo Roma, Milano e Venezia, era la quarta città dell’impero romano si praticavano diverse discipline sportive, ai tempi ancora agli albori, compatibilmente con i dettami dell’Impero. Ciononostante, ad Aquileia, come dimostra il ritrovamento di alcuni reperti, si sono svolte anche alcune edizioni delle Olimpiadi.
Alla fine, a dimostrazione delle carature dei sapori friulani e dell’area rivierasca, la degustazione curata dall’Unione cuochi e guidata da Marinella Ferigo: assieme a prodotti dell’agroalimentare di pregio dell’area, sono stati proposti i “blecs”, la tipica pasta larga friulana, con pinoli e noci, e la Torta di Aquileia, realizzata da Il Mosaico. Sapori accompagnati dai vini Brojli della Famiglia Clementin, tra gli altri il Pinot grigio, il Traminer di Cà Viola, il Cabernet franc targati Doc Friuli Aquileia.
Una degustazione che ha coronato l’atmosfera briosa dell’evento, concluso nel sottoportico dell’azienda. Il giardino e la zona attrezzata per gli eventi all’aperto di Vini Brojli è molto curata e rappresenta la cornice ideale per una realtà che è ormai divenuta un riferimento anche sotto il profilo culturale per l’intero Aquileiese. Il complesso è arricchito da un arredo verde molto bello, circondato da siepi rappresentate da diversi tipi di rosmarino, di salvia e altre essenze e piante aromatiche, che nella serata hanno arricchito l’ambiente diffondendo i loro profumi accarezzate dal caldo vento di libeccio.

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In copertina, la consegna del premio per il giornalismo all’enologo Rodolfo Rizzi.

Un Pinot grigio dei colli di Nimis oggi a Lignano per il nuovo libro di Polesini

(g.l.) Non solo il dolce Ramandolo Docg o il robusto Refosco, che sia nostrano o dal peduncolo rosso: Nimis, Città del vino Fvg, eccelle anche per altri prodotti di qualità, come il Pinot grigio – varietà che ha fatto la fortuna del Vigneto Fvg dopo il declino del Tocai friulano, soprattutto a causa della perdita del nome nell’indimenticata vertenza con l’Ungheria – coltivato con successo in questo angolo prestigioso dei Colli orientali del Friuli. E il Pinot grigio 2021 della Società agricola I Comelli – quella che si distingue ogni anno per la sua ospitalità alla benefica manifestazione “Diamo un taglio alla sete” – oggi a Lignano Pineta sarà il protagonista della bicchierata che concluderà la presentazione del nuovo libro di Gian Paolo Polesini.

L’appuntamento con “Polle. Il figlio unico” (Orto della Cultura), nell’ambito degli Incontri con l’autore e con il vino, è questo pomeriggio alle 18.30 al PalaPineta nel Parco del mare, dove l’incontro letterario sarà condotto dalla giornalista e scrittrice Elisabetta Pozzetto. Ricordiamo, al riguardo, che l’autore, ultimo discendente della dinastia dei marchesi Polesini, già nel 2007 scrisse “Sangue Blu” peripezie, curiosità, racconti di settecento anni di storia familiare fra visite di Imperatori e il triste esodo, quando il nonno e il papà furono costretti a lasciare l’amata isola di San Nicola di fronte a Parenzo, il 4 agosto del 1944. Quella che Polesini narra nel libro è la vicenda semiseria di un nobile nato povero, appunto, per colpa della storia.
Brindisi finale, come detto, con il Pinot grigio 2021 dell’azienda I Comelli. Si tratta di un vino strutturato ed elegante con equilibrio e personalità, dal colore giallo paglierino, con un profumo delicato che ricorda la mela golden, la banana e diversi fiori bianchi. Al palato dà una sensazione di freschezza e armonia. È ottenuto dalle migliori uve aziendali pressate con particolare delicatezza. Il mosto fermenta in barriques di rovere francese fino alla primavera, quindi viene assemblato per poi essere imbottigliato. Segue un ulteriore affinamento in bottiglia di oltre sei mesi.
All’interno del PalaPineta ci sarà un corner allestito da Librerie Coop per poter acquistare le copie dei libri con la possibilità di farsele autografare dagli autori. Gli Incontri con l’autore e con il vino sono organizzati dall’Associazione Culturale Lignano nel Terzo Millennio presieduta da Giorgio Ardito e curati dallo scrittore Alberto Garlini, dal tecnologo alimentare Giovanni Munisso e dall’enologo Michele Bonelli. Tra i sostenitori dell’odierno appuntamento anche il Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio il vino ottenuto con successo anche a Nimis.

A Oleis la storia della cucina friulana. Spreco alimentare, nuovo libro di Segrè

Nell’ambito di Olio & dintorni, a Oleis di Manzano, e della Setemane de culture furlane, a cura del Circolo culturale Corno e del Fai-sezione di Cividale, verrà presentato il libro edito recentemente dalla Società filologica “La cucina delle dimore storiche friulane”, scritto da Carlo del Torre e Dani Pagnucco. La presentazione, in programma domenica 28 maggio alle ore 17 a villa Maseri, sarà curata da uno degli autori, l’avvocato del Torre, già ospite proprio a Corno di Rosazzo per un analogo evento nello scorso autunno.
La pubblicazione è una “gustosa” raccolta di ben 184 ricette provenienti da antichi ricettari di ben 22 dimore storiche del Friuli gelosamente custoditi dai rispettivi proprietari. Il volume presenta un’introduzione storica per ogni dimora e un commento al ricettario o alla dotazione dei libri di cucina di ogni illustre famiglia. Ne emerge uno spaccato di vita del Friuli d’un tempo particolarmente interessante e attrattivo.
Tra i vari sostegni, Olio & dintorni beneficia anche della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco.

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Il mondo si avvicina rapidamente al 2030, l’Anno di verifica degli Obiettivi dell’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. «Ma con tutta evidenza, più ci avviciniamo al traguardo, più si allontanano gli obiettivi #famezero e #sprecozero – spiega l’economista triestino Andrea Segrè, fondatore della campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero -. In Italia oltre 2,6 milioni di persone faticano a nutrirsi regolarmente a causa dell’aumento dei prezzi e dei rincari delle bollette, e sono in condizione di povertà più di 1,9 milioni di famiglie, ovvero 5,6 milioni di individui, il 9,4% della popolazione (Istat 2021). Siamo ai massimi storici, l’Italia e il mondo devono darsi l’obiettivo di una global food policy come strategia sociale, economica e di sviluppo sostenibile». Qualsiasi obiettivo deve partire da un quadro aggiornato e realistico dell’esistente, per questo proprio Andrea Segrè, nella sua veste di direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, a quattro mani con Enzo Risso, direttore scientifico Ipsos, firma il nuovo saggio “Lo spreco alimentare in Italia e nel mondo. Quanto, cosa e perché“ (Castelvecchi, 120 pagg. € 15), in libreria proprio da oggi, 26 maggio, nel conto alla rovescia verso la Giornata mondiale dell’Ambiente di lunedì 5 giugno. Due anni dopo la pandemia e a 7 anni dal 2030 – quando ci si aspetta che il mondo dimezzi lo spreco alimentare, come da Obiettivo 12.3 dell’Agenda delle Nazioni Unite – il traguardo sembra una meta irraggiungibile. Ogni anno 1/3 del cibo continua a perdersi sul pianeta (il 14% dopo il raccolto e il 17% fra commercio e consumo), mentre potrebbe sfamare almeno 1,26 miliardi di persone.

Andrea Segrè

Enzo Risso

Obiettivo su arte, paesaggio e ambiente domani con Arga Fvg e Riviera Friulana

(m.m.) Riprendono gli eventi ideati dall’Associazione culturale La Riviera Friulana assieme ad Arga Fvg, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine e dell’Associazione Italia Nostra: domani, 29 aprile, alle ore 18 a Casa Allegra, in via Volton, a Pertegada, si terrà infatti un evento formativo sul tema “Arte, paesaggio, ambiente: punti di contatto e loro lettura”.
L’iniziativa si terrà nel B&B della famiglia Toniatti Giacometti e seguirà il corso con crediti formativi per i giornalisti svoltosi alla Galleria La Cantina di Latisana sull’argomento Arte e vino. La prima relazione sarà sviluppata da Adriana Ronco Villotta, docente di storia dell’arte, su Dall’arte paesaggistica all’arte ambientale. Sarà poi la volta di Gabriele Cragnolini, dirigente del Corpo forestale regionale e presidente della sezione di Udine di Italia Nostra, che spiegherà quali sono gli strumenti per Leggere il paesaggio. Mentre Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, tratterà del riconoscimento Tree cities of the world (Città degli alberi nel mondo) ideato dall’Onu e dalla Fao, che quest’anno premia Lignano Sabbiadoro, Mantova, Padova e Torino. In particolare, la presidente D’Aronco si soffermerà sul tema Riviera friulana premiata per il rispetto e la valorizzazione del verde in città. Condurrà l’evento il giornalista Carlo Morandini, presidente dell’Associazione culturale La Riviera friulana e di Arga Fvg.

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In copertina, ecco un’immagine di Casa Allegra a Pertegada di Latisana.

Governo e Unesco: la cucina italiana è cultura, diventi Patrimonio dell’Umanità

(g.l.) “La cucina italiana è un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basate sui tanti saperi locali che, senza gerarchie, la identificano e la connotano. Questo mosaico di tradizioni territoriali riflette la diversità bioculturale del Paese e si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto a tavola come occasione di condivisione e di confronto”. Queste sono alcune delle considerazioni che hanno indotto il consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco che, riunitosi in modalità telematica, ha approvato come candidatura italiana da presentare all’esame del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”.


“Ovunque, in Italia – è stato sottolineato in una nota diffusa dal Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco -, cucinare è un modo di prendersi cura della famiglia e degli amici o degli avventori. È il frutto di un continuo gioco di connessioni e scambi che dalle precedenti generazioni arriva alle nuove. È anche una manifestazione quotidiana di creatività che rimanda al “buon vivere” italiano per il quale, nel mondo, siamo apprezzati e talvolta invidiati. Come evidenzia lo storico Massimo Montanari, la candidatura vuole rappresentare la cucina italiana, domestica e non, come un mosaico in cui le singole tessere permettono di definire un insieme coerente che trascende l’unicità e la specificità di ogni singola tessera. Tutto ciò è il risultato di una storia plurisecolare caratterizzata da numerosi scambi, interferenze e contaminazioni reciproche. La cucina italiana, come emerge dal dossier di candidatura, è un elemento essenziale, vivo e attuale dell’italianità, riconosciuto tanto all’interno del Paese quanto all’estero”.
Quella della cucina italiana è la candidatura ufficiale anche del governo italiano quale patrimonio dell’umanità Unesco per il 2023, come proposto dai ministri dell’Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ottenendo poi l’approvazione unanime della Commissione nazionale. Il dossier sarà trasmesso dal ministero degli Esteri all’Unesco: l’iter di valutazione dovrebbe concludersi entro il 2025. Secondo Lollobrigida, la cucina italiana “non ha rivali”, indicando come “sia stato forse un problema che finora non si sia avuta la forza e la capacità di promuoverne la complessità”. “Bisogna anche guardare la cucina italiana – ha aggiunto – nella sua prospettiva poliedrica: dal produttore all’allevatore fino ad arrivare al trasformatore, colui che ci fornisce gli elementi che finiscono in cucina, e i nostri cuochi trasformano in un bene prezioso che deve essere raccontato in sala dal personale che deve essere formato in una delle nostre ottime scuole alberghiere. Deve essere raccontato ai cittadini italiani e agli acquirenti di benessere di tutto il mondo, che lo possono fare attraverso un valore che è la cucina italiana nella sua interezza”.

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In copertina, spaghetti alle vongole e all’interno due grigliate di pesce: piatti tipici della cucina italiana di mare.

 

 

 

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

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In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

Il “rito del caffé” sia Patrimonio Unesco: Trieste compatta per la candidatura. Ancora un anno per cercare altri sostegni

(f.s.) Pienamente riuscito, con una notevole partecipazione di cittadini e operatori a vario livello interessati, e, soprattutto, con l’espressione di un forte appoggio politico-istituzionale e l’annuncio di importanti e sostanziali novità: in questi termini si possono sintetizzare il successo e la pregnanza di risultati del nuovo incontro pubblico a sostegno della candidatura all’Unesco del Rito del Caffè Espresso italiano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità. L’incontro, come annunciato, era stato organizzato dall’associazione Museo del Caffè di Trieste in collaborazione con il Club per l’Unesco di Udine e la partecipazione delle maggiori realtà caffeicole giuliane, nella prestigiosa Sala Bazlen di Palazzo Gopcevic, messa a disposizione dal Comune di Trieste.

A illustrare le ragioni e le strategie della candidatura sono intervenuti per l’Amdc il presidente Gianni Pistrini con il suo “vice”, l’imprenditore Doriano Simonato, la scrittrice e promotrice culturale Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, il presidente dell’Associazione Caffè Trieste Fabrizio Polojaz, pure coordinatore della cosiddetta “comunità emblematica” che riunisce tutte le realtà caffeicole cittadine partecipanti allo sforzo comune per la candidatura, Omar Zidarich, presidente del Gruppo Italiano Torrefattori di Caffè (che raccoglie i ben 743 torrefattori d’Italia), e Federica Suban, presidente provinciale della Fipe. A livello istituzionale, il vicesindaco e assessore alle Politiche economiche Serena Tonel, l’assessore agli Affari generali e Innovazione tecnologica del Comune di Trieste Michele Lobianco e il presidente del Consiglio comunale cittadino Francesco Di Paola Panteca, mentre il presidente del Consiglio regionale Fvg, Piero Mauro Zanin, ha inviato un circostanziato messaggio di adesione.
La notizia di più immediato impatto emersa nel corso dell’incontro e di massima importanza per le scelte “tattiche” e organizzative che dovranno essere intraprese è che l’Unesco ha recentemente deciso di “sdoppiare” i propri “riconoscimenti” alle realtà e attività di maggior rilevanza culturale a livello mondiale, suddividendole in “materiali” e “immateriali” e, conseguentemente, premiando ad anni alterni l’uno e l’altro di questi ambiti. Ciò comporterà, nella pratica, che la candidatura del Rito del Caffè Espresso italiano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità – che ha appunto Trieste tra i principali fautori – potrà essere valutata e giudicata (prima a livello di Comitato Unesco nazionale poi, in caso positivo, al verdetto finale di Parigi) non alla fine di questo mese come si riteneva inizialmente, ma nella primavera del 2024. E’ evidente che questo “slittamento” anziché essere di nocumento potrà, al contrario, consentire una organizzazione della campagna a sostegno della candidatura ben più ampia, estesa e articolata di quanto si sia potuto fare finora, col breve lasso di tempo fin qui disponibile. Potendo così coinvolgere un numero ben maggiore di persone (con opportune raccolte di firme da inviare all’Unesco), enti e istituzioni pubbliche e private, realtà caffeicole e pubblici esercizi, non solo a Trieste ma anche in molte altre località italiane.

Gianni Pistrini

In definitiva, potremo avere parecchie più “chances” di riuscita e tutte le realtà presenti si sono comunemente espresse per cogliere questa inattesa occasione, aumentare gli sforzi e puntare con ancora maggior determinazione verso l’importante obiettivo. In tal senso, assicurando il massimo appoggio istituzionale, è intervenuta innanzitutto Serena Tonel, che ha portato il saluto del sindaco Dipiazza e ha rimarcato come il legame fra Trieste e le molteplici attività della filiera del caffè sia davvero fondamentale per il forte impatto economico e occupazionale che comportano, ma anche per gli aspetti di ricerca scientifica, turismo e cultura che il “prezioso chicco” comporta. Quindi, l’assessore comunale Michele Lobianco – da sempre vicino alle attività dell’Amdc – che ha auspicato il più ampio successo dell’iniziativa e il presidente del Consiglio comunale di Trieste Francesco Di Paola Panteca che ha annunciato di voler proporre all’assise municipale un’apposita mozione di sostegno alla candidatura. Analoga volontà di sostegno anche dal presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, che – come detto – ha inviato un messaggio di adesione.
Quindi, per le categorie economiche, mentre la presidente provinciale Fipe Federica Suban ha assicurato un forte impegno specifico della Federazione dei Pubblici esercizi, i due principali rappresentanti “caffeicoli”, Fabrizio Polojaz, anche a nome dell’intera “comunità emblematica” delle realtà partecipanti all’”avventura” della candidatura, e Omar Zidarich per i torrefattori – che ha anche portato il saluto e l’adesione del presidente della Camera di Commercio della Venezia Giulia, Antonio Paoletti -, hanno entrambi rimarcato la fondamentale importanza della sinergia fra privato e pubblico, e fra istituzioni, articolazioni della società civile e cittadini tutti, per la riuscita dell’impresa.


Ricordando come Trieste debba avere in ciò un ruolo trainante, forte dei suoi 300 anni di esperienza di commercializzazione e trasformazione del caffè, e di una forte e tutta peculiare tradizione di degustazione della bevanda. Basti ricordare che oggi sui 10 mila addetti operanti nel settore in tutta Italia ben 1.000, più altri 800 nell’indotto, lavorano a Trieste, nelle molteplici professionalità e “punti” della “filiera”. Ma, al di là e oltre la nostra indubbia qualificazione di autentica Capitale del Caffè, oggi – hanno detto – dobbiamo lavorare con le altre città e realtà italiane per un obiettivo comune. Concetto ripreso e ampliato nell’appassionato intervento della presidente del Club per l’Unesco di Udine, Renata Capria D’Aronco, la quale, indicando la necessità di “andare oltre ogni campanilismo per ottenere i risultati che tutti desideriamo”, ha fortemente sottolineato l’adesione e l’azione del sodalizio friulano in piena consonanza con l’associazione Museo del Caffè di Trieste, a partire da questo incontro, “ma ora mobilitandosi uniti per andare a interessare tutte le realtà civili della nostra regione, a cominciare dal mondo della scuola, mentre il nostro Club si impegnerà per coinvolgere ad ampio raggio gli altri Club per l’Unesco, per il miglior successo dell’iniziativa di candidatura”.
“Introdotto” dal vicepresidente Doriano Simonato, che per tutta la sua durata ha brillantemente condotto quella che di fatto è stata una vera e propria “tavola rotonda” fra “attori” diversi pubblici e privati e il pubblico, stimolando e “provocando” domande e interessanti interventi, è toccato infine al presidente dell’Amdc Gianni Pistrini chiudere l’incontro ricordando come l’associazione Museo del Caffè di Trieste abbia, conformemente ai suoi scopi sociali, aderito convintamente e fin dall’inizio a questa iniziativa di valorizzazione e promozione del caffè espresso italiano a livello internazionale, inteso in tutti i suoi aspetti e peculiarità territoriali. “E anche a tal fine e in tale direzione – ha concluso Pistrini, evidenziando pure le molteplici attività svolte recentemente dall’associazione e tra queste in particolare l’importante gemellaggio con il prestigioso Museu do Cafè di Santos -, la stessa attesa creazione, in accordo con le Istituzioni cittadine e prioritario fine istitutivo della Amdc, di un Museo del Caffè degno di questo nome, dedicato alle molteplici testimonianze, oggetti, reperti e vicende umane che da secoli legano la nobile bevanda alla storia, cultura ed economia di questa città emporiale, che potrà essere realizzato nell’area pubblica del Porto Vecchio e direttamente connesso al Museo Commerciale della Città, un forte attrattore di visitatori, turisti, studiosi e appassionati dell’argomento. E se – così ancora Pistrini – tale realizzazione, come auspicato dallo stesso assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, potrà concretizzarsi e venir anche completata nel corso dell’anno, essa potrà davvero rappresentare un ulteriore e potente “motore” pure ai fini del successo della candidatura italiana all’Unesco del ”Rito del Caffè Espresso italiano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità”.

(info: www.amdctrieste.it)

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In copertina, una tazzina dell’immancabile “rito” quotidiano del caffè espresso al bar.