Peste suina, istituita l’Unità di crisi. Grata Cia Fvg: lo avevamo sollecitato da tempo

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia attiva l’Unità di crisi per l’emergenza della Peste suina africana (Psa), dopo numerosi accertamenti del contagio avvenuti in Italia, prima di tutto in Piemonte e Liguria e, poi, in Lazio. L’Esecutivo Fedriga ha infatti approvato l’istituzione dell’organismo di prevenzione per coordinare le attività di monitoraggio della Psa e per segnalare, alla stessa Giunta, i provvedimenti da adottare. L’Unità di crisi sarà composta dai rappresentanti delle Direzioni competenti ed è previsto anche il coinvolgimento delle categorie interessate (agricole, venatorie, ambientalistiche) e delle parti sociali sensibili al problema.
«La Psa è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce esclusivamente i suini e i cinghiali. Seppure non trasmissibile all’uomo, potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche sul settore zootecnico e l’industria agroalimentare (allevamenti e prosciuttifici in primis), con percentuali di letalità che possono arrivare al 90 per cento – ricorda il presidente della Cia Fvg Agricoltori Italiani, Franco Clementin -. È dal mese di marzo che, come organizzazione, richiediamo alla Regione un tavolo di crisi per affrontare la problematica che si innesca sull’oramai questione annosa dei cinghiali e delle altre specie dannose. Ben venga dunque, finalmente, l’istituzione del tavolo. Qui non si tratta di fare le cassandre – chiosa infine Clementin -, ma di affrontare per tempo le problematiche strutturali. Così come per la siccità, si tratta di immaginare e progettare soluzioni strutturali di lungo periodo con una visione politica pluriennale».

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In copertina, i cinghiali sono una specie suina che si infetta e trasmette il virus.

Energia, Cia Fvg apprezza Agrisolare: avremo più fotovoltaico sui tetti agricoli

«Gli agricoltori e gli allevatori del Friuli Venezia Giulia sono pronti a cogliere tutte le opportunità del Pnrr per accrescere il loro contributo alla transizione verde ed energetica, aumentando la sostenibilità del settore e concorrendo all’ulteriore sviluppo delle rinnovabili nei loro territori». Così Franco Clementin, presidente di Cia Fvg -Agricoltori Italiani, commenta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Agrisolare da complessivi 1,5 miliardi di euro, che dà finalmente il via libera agli investimenti per l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale.
Per Cia Fvg, si tratta di un’occasione irripetibile per incrementare l’efficienza energetica del comparto, senza erodere minimamente i terreni agricoli destinati alle coltivazioni, ma anche per contenere i costi in una fase in cui le bollette mettono a rischio la tenuta delle imprese, già messe a dura prova dagli effetti della guerra in Ucraina e dalla siccità.
«È necessario però – aggiunge Clementin -, lavorare prontamente in Europa per superare il limite dell’autoconsumo per il finanziamento dei pannelli solari nelle imprese agricole». Altrettanto importante, poi, sul fronte delle agroenergie, è incentivare la produzione di biogas e biomasse legnose, dagli scarti di agricoltura e di allevamento; creare impianti a terra anche su aree abbandonate, marginali e non idonee alla produzione; valorizzare lo stoccaggio al suolo del carbonio assicurato da agricoltura e foreste.

Franco Clementin

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In copertina, pannelli fotovoltaici installati sulle coperture di un centro cerealicolo.

Nei campi troppi danni dai cinghiali: richiamo da Cia Fvg alle Riserve di caccia

«L’invasione dei seminati da parte della fauna selvatica, cinghiali in particolare, ha raggiunto livelli intollerabili – è la denuncia di Luca Bulfone, direttore di Cia Fvg-Agricoltori Italiani – e un tanto abbiamo anche ribadito all’assessore alle Risorse agroalimentari e alla caccia del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, durante un recente incontro svoltosi a Udine, presso la Regione, al quale erano presenti una decina di agricoltori della Bassa friulana (di Chiopris Viscone, Medea, Fratta, Borgnano, Aquileia), i rappresentanti della Kmecka Sveza e alcuni direttori delle Riserve di caccia e dei Distretti venatori competenti per territorio. Abbiamo anche formulato una precisa richiesta: le Riserve, i Distretti venatori e i loro direttori devono essere chiamati alla diretta responsabilità per i danni che la fauna selvatica causa all’agricoltura e alla pubblica sicurezza. I dirigenti venatori, infatti – prosegue Bulfone – non sempre ascoltano le richieste d’aiuto degli agricoltori i quali, in alcuni casi, hanno addirittura deciso di non seminare il mais a causa dell’invasione dei selvatici che scorrazzano indisturbati per i campi distruggendo irrimediabilmente il loro lavoro. Alcuni di questi direttori, nello specifico, hanno ritardato i tempi dell’apertura dei prelievi in deroga. I cacciatori, inoltre, non sono nemmeno usciti e continuano a non uscire perché attendono di poter abbattere animali di un peso maggiore (a scapito degli agricoltori, ovviamente). Tutto ciò, non solo negando i danni subiti dai coltivatori, ma anche mettendo in campo uno scarso senso di responsabilità nella prevenzione sanitaria, poiché sappiamo quanto sia grave l’eventuale diffusione della peste suina africana trasmessa dai cinghiali che, dopo il Piemonte e Liguria (109 i capi ammalati), è stata segnalata anche a Roma dove è appena stato trovato un animale infetto».

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In copertina, un esemplare di cinghiale adulto: enormi i danni causati da questi animali in campagna.